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	<title>Ok Ambiente . com &#187; WWF</title>
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		<title>Fanghi rossi: le autorità ungheresi sminuiscono i rischi, ma a quale prezzo?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 15:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un disastro inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché. Il governo ungherese ha deciso alcuni giorni fa di riaprire lo stabilimento produttivo (per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/18/fanghi-rossi-le-autorita-ungheresi-sminuiscono-i-rischi-ma-a-quale-prezzo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a> inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11824" title="Fanghi-rossi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il<strong> governo ungherese </strong>ha deciso alcuni giorni fa di <strong>riaprire</strong> lo stabilimento produttivo<strong> </strong>(per il momento tolto alla <strong>società<em> Mal S.A.</em></strong> e nazionalizzato) da cui si è riversato il fiume di fango corrosivo.</p>
<p>Ed ha deciso anche di procedere al <strong>reinsediamento</strong> delle persone evacuate dall&#8217;area colpita: a ognuna di loro, l&#8217;unità di crisi ha consigliato di indossare in maniera permanente mascherine contro la polvere.</p>
<p>Secondo <strong>Greenpeace</strong>, si tratta di un atto <strong><em>&#8220;assolutamente irresponsabile&#8221;</em></strong> dal momento che non ci sono elementi obiettivi per ritenere la zona sicura e perché non sono state ancora individuate le cause del disastro ambientale. Perché far tornare così presto le persone nell&#8217;area in cui si è verificata la più grande catastrofe<span id="more-11788"></span> ecologica che l&#8217;Ungheria abbia mai vissuto?</p>
<p>I centri di <strong>Kolontar</strong> e <strong>Devecser</strong> sono stati pesantemente devastati e inquinati dal fango tossico; molte abitazioni sono state alluvionate per un&#8217;altezza anche superiore ai due metri e sarà difficile l&#8217;operazione di ripulitura del fango rosso che ha colorato quasi in modo indelebile tutto ciò che ha toccato creando un&#8217;atmosfera surreale; alcune abitazioni sono in parte crollate a causa della violenza dell&#8217;inondazione; decine di automobili e furgoni sono stati spazzati via.</p>
<p>In questa regione, cosa si può prospettare per il <strong>futuro</strong>?</p>
<p>Ecco tre possibilità non troppo remote:</p>
<ol>
<li><em><strong>Agricoltura locale condannata per anni</strong></em><br />
Laddove ora giace uno strato di fanghiglia rossa, un tempo crescevano grano, mais, patate. Anche se a livello nazionale la popolazione non risentirà di questa perdita, a livello regionale l&#8217;impatto è stato catastrofico.<br />
I fanghi contengono <strong><em>cromo, mercurio, piombo</em></strong> ed <em><strong>arsenico</strong></em> a delle concentrazioni ancora sconosciute (in realtà Greenpeace ha fatto delle analisi sui fanghi dai risultati preoccupanti): questi metalli pesanti impediscono lo sviluppo dei vegetali e dei microrganismi che vivono nei suoli, ed hanno una durata di vita molto lunga.<br />
Perciò, l&#8217;agricoltura potrebbe non essere possibile per anni ed anni.</li>
<li><strong><em>Acqua potabile contaminata<br />
</em></strong>Nel <a title="Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" target="_blank">fiume Marcal</a> tutti i pesci sono morti e la vita è scomparsa, afferma Gabor Figeczky del WWF Ungheria.<br />
Anche il fiume Raba è stato contaminato, dopodiché è stata la volta del Danubio, dove si registra un tasso di alcalinità superiore alla media ed una anomale presenza di arsenico.<br />
L&#8217;<strong>arsenico</strong>, pericoloso per piante e animali, puo&#8217; accumularsi in particolare negli invertebrati e danneggiare il sistema nervoso degli uomini.<br />
&#8220;<em>Questa contaminazione</em>- spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di <strong>Greenpeace Italia</strong>- <em>rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Denunciamo il tentativo di occultamento del Governo ungherese, che non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi</em><em>&#8220;.</em><br />
Al momento le <strong>autorità ungheresi</strong> affrontano l&#8217;emergenza senza pensare a lungo termine: in realtà si potrebbe avere un effetto a &#8220;bomba ritardata&#8221; se il sottosuolo fosse a filtrazione lenta. Le sostanze, infatti,  potrebbero impiegare anche 20 anni a migrare e a raggiungere le falde acquifere sottostanti.</li>
<li><em><strong>Nuvole di polvere tossica<br />
</strong></em>Per il momento piove sulla regione, ma quando il fango seccherà potrebbe trasformarsi in <strong>polvere tossica</strong>. Nei fanghi, le sostanze nocive sono nell&#8217;ordine dei micron.<br />
Quando il fango secca e il vento soffia, gli elementi fini prendono il volo. Questo rischia di creare delle <em><strong>nuvole di polveri invisibili</strong></em> ma comunque dannose per la salute.<br />
Le sostanze probabilmente entreranno nei polmoni e nel sangue delle popolazioni locali fatte rientrare nella regione, e il vento potrebbe portare il problema ben al di là dei 40 kmq al momento sinistrati.</li>
</ol>
<p>Insomma, nonostante il governo ungherese faccia di tutto per far scordare al mondo questo disastro ecologico, è evidente che la scelta di sminuire quanto accaduto potrebbe nuocere ancora moltissimo sia alla gente che all&#8217;ambiente.</p>
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		<title>La foca monaca, timida sirena del Mediterraneo.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 14:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) è il mammifero marino più minacciato d&#8217;estinzione in Europa e uno dei più rari al mondo. Un tempo questa speciale foca si trovava in tutte le acque costiere del Mediterraneo: è stata infatti rappresentata in antichi mosaici e la sua effige era riprodotta su monete di epoca pre-ellenica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/30/la-foca-monaca-timida-sirena-del-mediterraneo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La foca monaca del Mediterraneo (<em>Monachus monachus</em>) è il mammifero marino più minacciato d&#8217;estinzione in Europa e uno dei più rari al mondo. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6331" title="foca monaca" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/foca-monaca-150x150.jpg" alt="foca monaca" width="150" height="170" />Un tempo questa speciale foca si trovava in tutte le acque costiere del Mediterraneo: è stata infatti rappresentata in antichi mosaici e la sua effige era riprodotta su monete di epoca pre-ellenica coniate dalla comunità marinaia di Focea, situata dove attualmente si trova la cittadina di Foça. </p>
<p>Ne parlava Aristotele, era un animale sacro al dio Apollo, caro a Poseidone e, con ogni probabilità, ad essa era ispirato il mito delle sirene che ammaliavano i marinai con il loro canto.</p>
<p>Si hanno notizie di esemplari presenti o catturati lungo tutta la costa tirrenica risalenti fino al secolo scorso: in particolare a Napoli, Capri, Ponza, Ventotene e arcipelago Toscano. Tante grotte portano nomi che rimandano al <em>Monachus monachus</em> lungo le coste toscane, siciliane, calabresi e pugliesi.</p>
<p>Nella famosa Grotta del Bue Marino del Golfo di Orosei in Sardegna la foca era presente ancora negli anni Sessanta. In tutti i luoghi storicamente noti per la sua<span id="more-6233"></span> presenza, questo animale è purtroppo effettivamente scomparso da molto tempo.</p>
<p>Le cause di questo declino sono varie: inquinamento delle acque, diminuzione delle risorse alimentari, disturbo antropico specialmente nelle zone della riproduzione, caccia (un tempo venivano cacciate sia perché viste come competitrici nei confronti dei pescatori, sia per venderle ai circhi).</p>
<p>Oggi la foca monaca del Mediterraneo vive solo in alcune isole e in alcuni tratti di costa ancora intatti: si stima che in tutto ne esistano al massimo 400 individui. I nuclei più consistenti e vitali sono quelli delle isole greche dell&#8217;Egeo, dello Ionio meridionale e quelli delle coste meridionali della Turchia.</p>
<p>Sopravvivono alcune foche in Adriatico, nelle isole della Croazia meridionale e nel Mediterraneo centrale (sono giunte recentemente delle segnalazioni dalla Sardegna, dalla Sicilia e da alcune isole dell&#8217;arcipelago toscano).</p>
<p>Poche persone hanno avuto il privilegio di vedere una foca monaca, per questo sappiamo così poco del suo comportamento e delle sue abitudini. Mentre in paesi come la Grecia, la Turchia, la Spagna, il Portogallo e la Croazia esistono oggi numerosi gruppi di ricercatori attivi nella sorveglianza di aree dove è stata rilevata la presenza di foche, l&#8217;Italia è, da questo punto di vista, in grave ritardo.</p>
<p>Un piccolo ma efficace contributo è stato offerto dal WWF Italia con la creazione di uno specifico gruppo di lavoro, il Gruppo Foca Monaca, che sta sperimentando l&#8217;impiego di moderne tecnologie per un più efficace controllo dei siti frequentati dalle foche. Facendo tesoro dell’esperienza del &#8220;Gruppo Foca monaca”, oggi possiamo dire di conoscere le caratteristiche salienti della specie.</p>
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		<title>Ecosia: il primo motore di ricerca ecologico?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 11:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mese di dicembre 2009 è nato il nuovo motore di ricerca ecologico, Ecosia. Il motore di ricerca è alimentato da server che funzionano solo con energia verde, e questo permette di ridurre le emissioni di CO2 attraverso le ricerche in rete degli utenti (è noto che l&#8217;intero apparato tecnologico consuma una grande quantità di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/25/ecosia-il-primo-motore-di-ricerca-ecologico/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nel mese di dicembre 2009 è nato il nuovo motore di ricerca ecologico, Ecosia.<br />
</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5424" title="Ecosia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Ecosia.PNG" alt="Ecosia" width="180" height="130" />Il motore di ricerca è alimentato da server che funzionano solo con energia verde, e questo permette di ridurre le emissioni di CO2 attraverso le ricerche in rete degli utenti (è noto che l&#8217;intero apparato tecnologico consuma una grande quantità di energia, che genera un&#8217;altrettanto enorme quantità di CO2).</p>
<p>Inoltre Ecosia devolve l&#8217;80% dei ricavi (derivanti dai click su link sponsorizzati che appaiono a fianco di ogni di ricerca degli utenti) ad un progetto gestito dal WWF e finalizzato alla protezione della foresta Amazzonica (nel Juruena National Park con pochi euro si può salvare un ettaro di foresta pluviale).</p>
<p>Kroll, socio cofondatore di Ecosia, afferma: «Rendendo le ricerche in rete ecologiche, gli utenti potranno prevenire il cambiamento climatico salvando le foreste in pericolo di<span id="more-5404"></span> estinzione».</p>
<p>E continua: «Ecosia sarà il motore di ricerca più ecologico del mondo. Ogni ricerca effettuata con Ecosia realmente proteggerà un pezzo di foresta pluviale. Se Ecosia diventasse il motore di ricerca preferito per molti utenti, si potrebbe realmente aiutare l&#8217;ambiente ogni qual volta si faccia una ricerca».</p>
<p>Tutte ottime motivazioni per utilizzare questo nuovo motore di ricerca&#8230; Alcuni scettici hanno però già mosso alcune obiezioni riguardo all&#8217;essere <em>totalmente</em> &#8220;ecologico&#8221; di questo motore di ricerca perché, appoggiandosi per le ricerche in rete ad altri motori di ricerca (come Yahoo e Bing) e ricevendo dati da questi ultimi, in realtà in parte si appoggerebbe ai meccanismi energivori di ricerca in rete.</p>
<p>Ad ognuno di noi spetta la scelta&#8230; La personale speranza per il futuro è che progetti importanti come questo possano giovare di supporti tecnologici altrettanto ecologici e che ci possa essere una svolta verso la sostenibilità di tutto il mondo web.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F01%2F25%2Fecosia-il-primo-motore-di-ricerca-ecologico%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>&#8220;Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires. Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. Per il Wwf, la foresta Atlantica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/24/foresta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/212-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" />Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest&#8217;obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;.<span id="more-4997"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/37-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />&#8220;Ma -sottolineano gli ambientalisti- l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato</p>
<p>la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che</p>
<p>solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5000" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/122-150x150.jpg" alt="" width="113" height="113" />Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,</p>
<p>tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo <em>&#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242;</em> lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5001" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/42-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.</p>
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		<title>Coop: &#8220;Consumatori sempre più sensibili al risparmio energetico&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 16:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crescono i consumatori attenti (+8%), diminuiscono gli &#8220;spreconi&#8221; (-8%). Le famiglie hanno migliorato complessivamente i propri comportamenti: il 94% è attento agli sprechi energetici, il 47% afferma di favorire i mezzi pubblici, il 19% ha detto no all&#8217;acqua minerale a favore dell&#8217;acqua di rubinetto. E&#8217; questo il primo bilancio della campagna Coop &#8216;Risparmia le energie&#8217;. [...]


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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4842" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/115-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Le famiglie hanno migliorato complessivamente i propri comportamenti: il 94% è attento agli sprechi energetici, il 47% afferma di favorire i mezzi pubblici, il 19% ha detto no all&#8217;acqua minerale a favore dell&#8217;acqua di rubinetto. </p>
<p>E&#8217; questo il primo bilancio della campagna Coop &#8216;Risparmia le energie&#8217;. Partita esattamente un anno fa (novembre 2008), la campagna ha coinvolto 2500 famiglie in tutta Italia con lo scopo di monitorare le abitudini energetiche delle famiglie italiane e di migliorarle.</p>
<p>La durata di un anno (novembre 2008/novembre 2009) ha permesso alle famiglie partecipanti di apprendere e mettere in pratica comportamenti volti al risparmio energetico, partecipando a una vera e propria community on line sul sito <a href="http://www.risparmialeenergie.e-coop.it/" rel="nofollow" target=_blank >www.risparmialeenergie.e-coop.it</a>. <span id="more-4840"></span></p>
<p>C&#8217;è chi ha fatto a meno dell&#8217;auto privata a vantaggio dei mezzi pubblici, chi preferisce il detersivo alla spina, chi preferisce i prodotti a basso impatto ambientale (km zero, Ecolabel, Fsc) e via di questo passo.</p>
<p>A sovrintendere alla campagna un Comitato Scientifico (convocato anche per valutare i comportamenti delle famiglie) formato da rappresentanti delle più importanti associazioni ambientaliste come Wwf, Greenpeace e Legambiente, un membro del Cncu (Consiglio nazionale consumatori e utenti) e un rappresentante del ministero dell&#8217;Ambiente.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4843" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/28-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ad un anno di distanza, è stata fotografata la performance energetica delle 2.500 famiglie con risultati positivi. A confronto i dati rilevati con i questionari iniziali e i report finali.</p>
<p>Dalle famiglie arrivano sostanzialmente buone notizie: crescono i consumatori attenti (erano l&#8217;89% a inizio campagna, ora salgono al 97%), diminuiscono gli &#8220;spreconi&#8221; (erano il 10%, scendono al 2%), mentre la quota di consumatori efficienti rimane sostanzialmente immutata (dall&#8217;1% iniziale al 2% di fine campagna).</p>
<p>In particolare la maggior parte delle famiglie dimostra una grande attenzione per il risparmio energetico riguardante elettrodomestici (il 95% sostiene di avere tutti gli elettrodomestici in classe A o superiore) e sprechi energetici (il 94% afferma di stare molto attento all&#8217;eliminazione degli stand-by e degli sprechi in generale).</p>
<p>Nel campo dei rifiuti la stragrande maggioranza (97%) effettua la raccolta differenziata, ma la percentuale scende (88%) alla domanda se si fa attenzione durante gli acquisti a prodotti con pochi imballaggi, sfusi, ecc&#8230;</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4846" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/34-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;Questa campagna ha dimostrato come l&#8217;informazione e la formazione possano cambiare le abitudini delle famiglie e incidere sui comportamenti concreti nella vita di tutti i giorni. E&#8217; l&#8217;altra faccia di Copenhagen, se vogliamo estremizzare&#8221; spiega Aldo Soldi, presidente Coop-Ancc (Associazione nazionale cooperative di consumatori).</p>
<p>Dopo un anno di campagna, il nostro obiettivo è da un lato quello di continuare a dialogare con la community che si è creata e dall&#8217;altra contribuire a diffondere le buone pratiche attivate mettendo a disposizione di tutti attraverso la rete l&#8217;esperienza fin qui fatta e le concrete indicazioni per risparmiare&#8221;.</p>
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		<title>Rapporto Wwf-Allianz, clima vicino a preoccupanti soglie limite.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 21:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In alcune zone &#8220;siamo vicini al raggiungimento di soglie climatiche limite, dette anche punti critici o tipping point, che potrebbero provocare cambiamenti ambientali, sociali ed economici devastanti&#8221;. E&#8217; quanto emerge dal nuovo rapporto di Wwf e Allianz lanciato oggi in tutto il mondo. Il rapporto studia l&#8217;impatto dei tipping point, incluse le conseguenze economiche e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/25/rapporto-wwf-allianz-clima-vicino-a-preoccupanti-soglie-limite/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In alcune zone &#8220;siamo vicini al raggiungimento di soglie climatiche limite, dette anche punti critici o tipping point, che potrebbero provocare cambiamenti ambientali, sociali ed economici devastanti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4022" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici-400x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; quanto emerge dal nuovo rapporto di Wwf e Allianz lanciato oggi in tutto il mondo. Il rapporto studia l&#8217;impatto dei tipping point, incluse le conseguenze economiche e le implicazioni per il settore delle assicurazioni e dimostra quanto il pianeta sia vicino ai &#8220;punti critici&#8221; in molte regioni, ossia &#8220;siamo pericolosamente vicini a fare pendere la bilancia verso il disastro&#8221;.</p>
<p>Gli ambientalisti del Wwf e gli esperti di Allianz ricordano che le temperature globali sono già cresciute di almeno 0,7 gradi centigradi. </p>
<p>&#8220;E&#8217; probabile -affermano- un riscaldamento di 2-3 gradi nella seconda metà del secolo, a meno che non vengano attuati prima del 2015 sforzi estremamente radicali e<span id="more-4021"></span> determinati per tagliare le emissioni&#8221;.</p>
<p>Molti i fenomeni registrati vicini ai &#8220;punti critici&#8221; del cambiamento climatico. Primo fra tutti, secondo il Rapporto Wwf-Allianz, lo scioglimento delle coltri di ghiaccio della Groenlandia e dell&#8217;Antartico occidentale che potrebbe portarci ad uno di questi tipping point, ovvero l&#8217;innalzamento del mare fino a 0,5 metri entro il 2050. Si stima, ricorda il Rapporto, che questa possibilità aumenterebbe i danni in tutte le 136 città portuali principali al mondo di circa 25.000 miliardi di dollari.</p>
<p>&#8220;Se non facciamo subito qualcosa per contrastare i cambiamenti climatici rischiamo vere e proprie catastrofi&#8221; ha affermato Kim Carstensen, Responsabile del Wwf Global Climate Initiative. &#8220;Raggiungere un tipping point -ha aggiunto- vuol dire perdere qualcosa per sempre. Una tale probabilità dovrebbe spingere tutti i capi di stato a raggiungere un accordo forte e vincolante a Copenaghen a dicembre&#8221;. Gli impatti del raggiungimento del tipping point sulla sussistenza e sui beni sono stati finora sottovalutati.</p>
<p>&#8220;Come assicuratori ed investitori dobbiamo preparare i nostri clienti a questi scenari mentre abbiamo ancora la possibilità di agire&#8221; ha detto Clemens von Weichs, Ceo di Allianz Reinsurance. &#8220;Stabilire dei premi sostenibili e adeguati al rischio è di vitale interesse per tutti coloro che sono coinvolti perchè questo è l&#8217;unico modo per garantire che le soluzioni assicurative continuino ad esistere&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4025" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/j2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Allianz quindi ha assicurato che &#8220;intende affrontare i cambiamenti climatici sviluppando il dialogo con i propri clienti. Ciò consentirà di lavorare assieme per sviluppare specifiche soluzioni, sia per beni già esistenti sia per progetti futuri compatibili con il clima come quelli delle energie alternative, della fornitura di acqua, della costruzione di dighe di protezione o di tutela per la perdita dei raccolti&#8221;.</p>
<p>Siamo ancora in tempo per evitare il peggio e questo rapporto illustra esattamente quanto sia urgente agire subito. Un serio accordo a Copenaghen in dicembre è la migliore, se non l&#8217;unica, possibilità che abbiamo per prevenire impatti peggiori relativi ai cambiamenti climatici.</p>
<p>La componente umana gioca un ruolo sempre più importante nella riduzione del rischio legato ai disastri naturali, sia per quanto riguarda la gestione del rischio sia per ciò che concerne la lotta contro le cause umane dei cambiamenti climatici.</p>
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		<title>Nuovo rapporto sulle migliori (e peggiori) politiche verdi nel mondo.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 08:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;ultimo rapporto realizzato da Ecofys e Germanwatch per il WWF e E3G, le politiche a basso impatto ambientale non solo riducono le emissioni di gas serra, ma stimolano e diversificano l’economia. Il rapporto valuta le politiche climatiche di circa 100 Paesi appartenenti al G20 che sono responsabili per circa tre quarti delle emissioni globali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/11/nuovo-rapporto-sulle-migliori-e-peggiori-politiche-verdi-nel-mondo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Secondo l&#8217;ultimo rapporto realizzato da Ecofys e Germanwatch per il WWF e E3G, le politiche a basso impatto ambientale non solo riducono le emissioni di gas serra, ma stimolano e diversificano l’economia.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3494" title="politiche verdi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/politiche-verdi-300x225.jpg" alt="politiche verdi" width="180" height="140" />Il rapporto valuta le politiche climatiche  di circa 100 Paesi appartenenti al G20 che sono responsabili per circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra, identificando gli esempi migliori, quelli da non imitare e le lezioni da imparare.</p>
<p>La Germania si è affermata prima per due categorie con un potente programma per rinforzare l&#8217;efficienza energetica negli edifici attraverso la  realizzazione di norme più severe supportate da prestiti e sovvenzioni, e con una &#8220;feed-in tariff&#8221; con cui ai fornitori di energia rinnovabile sarebbe garantito un valore costante per 20 anni all&#8217;energia venduta.</p>
<p>Il Messico si è affermato secondo principalmente con un sistema di trasporto sostenibile di autobus urbani lanciato a Città del Messico nel 2005, il Bus Rapid Transit,<span id="more-3393"></span> che ha iniziato ad eliminare gradualmente gli scricchiolanti vecchi autobus.</p>
<p>Al terzo posto troviamo gli  Stati Uniti, che hanno vinto i maggiori applausi per il loro &#8220;programma di assistenza weatherization&#8221; per isolare le case di famiglie a basso reddito, e per le agevolazioni fiscali elargite, soprattutto per l&#8217;energia eolica, solare, geotermica e biomassa.</p>
<p>Seguono il Brasile grazie al suo piano per combattere la deforestazione, la Spagna con i suoi grandi impianti solari termici, il Giappone per la rapida corsa a creare standard di efficienza energetica per i veicoli e per gli elettrodomestici, l&#8217;India per gli obblighi sui carburanti, l&#8217;Inghilterra per l&#8217;efficienza energetica e l&#8217;Europa come sistema per le sue politiche di commercio delle emissioni di CO2.</p>
<p>La Cina si è classificata decima per il suo &#8220;programma 1.000  Enterprise&#8221;, che mira a creare 1.000 aziende specializzate nella produzione di  energia rinnovabile per ridurre le emissioni di carbonio di 250 milioni di tonnellate in cinque anni, dal 2006 al 2010.</p>
<p>Il rapporto elenca anche diverse politiche sbagliate, spesso provenienti dagli stessi Paesi che hanno sviluppato quelle lodevoli. Tra le scelte peggiori, misure come le sovvenzioni a miniere locali, il trattamento preferenziale di aziende ad elevato consumo energetico, la mancanza di una gestione idrica appropriata in particolare nelle regioni aride o semiaride, i sussidi alla produzione di energia nucleare.</p>
<p>“Il rapporto mostra che i governi che sviluppano soluzioni “verdi” e a basso impatto ambientale saranno vincenti e avranno una posizione di leadership nel mondo – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – I governi che non investiranno in  soluzioni a basso contenuto di carbonio invece perderanno e i sostenitori volteranno loro le spalle. Chiediamo al G20 di proporre una strategia per sostenere gli investimenti nell’economia verde. Non investire nelle soluzioni a basso contenuto di carbonio in questo momento significa non essere in grado di vedere il futuro”.</p>
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		<title>WWF: “Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua”.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 08:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La foresta Atlantica forse si salverà ma il fenomeno della deforestazione continua. L&#8217;allarme arriva dal WWF che, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires, sottolinea come molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/03/wwf-%e2%80%9cforesta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La foresta Atlantica forse si salverà ma il fenomeno della deforestazione continua. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3164" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/amazzonia--150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> L&#8217;allarme arriva dal WWF che, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires, sottolinea come molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. </p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di questo obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante (di cui 8.000<span id="more-3163"></span> non si trovano in altri luoghi), 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;. </p>
<p>&#8220;Ma &#8211; sottolineano gli ambientalisti &#8211; l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma quindi Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia. Ma non tutti affrontano strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti, dice il Wwf, &#8220;oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sono in grado di offrire alla vita sulla Terra, compresa quella dell&#8217;uomo, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra, tanto che bloccare la perdita di copertura forestale e&#8217; considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici. Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo &#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242; lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p>Quasi la metà delle foreste che si trovavano in origine sulla terra sono andate perdute e per gli ambientalisti quelle che rimangono &#8220;hanno un futuro molto incerto&#8221;. &#8220;Nonostante le azioni di conservazione la deforestazione -afferma il Wwf- ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa&#8221;. Lo sfruttamento eccessivo delle risorse legnose, il taglio illegale per l&#8217;agricoltura estensiva e l&#8217;allevamento e il commercio del legname provocano quindi l&#8217;avanzamento dei processi di desertificazione, che sottraggono suolo fertile anche alle attività agricole tradizionali e quindi impoveriscono sempre di più le popolazioni locali e non solo.</p>
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		<title>Ban Ki-Moon: “Situazione climatica preoccupante”.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 07:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ci stiamo dirigendo verso l&#8217;abisso&#8221;. Così il segretario generale dell&#8217;Onu, Ban Ki-moon, in un intervento alla Terza Conferenza mondiale sul clima tenutasi a Ginevra, riferendosi ai cambiamenti climatici. Il segretario generale dell&#8217;Onu ha concluso il suo tour nelle aree più colpite dai cambiamenti climatici proprio mercoledì, prima di partecipare alla conferenza sul clima che ha [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/25/ban-ki-moon-%e2%80%9csituazione-preoccupante%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>“Ci stiamo dirigendo verso l&#8217;abisso&#8221;. Così il</strong><strong> segretario generale dell&#8217;Onu, </strong><strong>Ban Ki-moon, in un intervento alla Terza Conferenza mondiale sul clima tenutasi a Ginevra, riferendosi ai cambiamenti climatici.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2397" title="3 artico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/3-artico-300x208.jpg" alt="3 artico" width="220" height="160" />Il segretario generale dell&#8217;<strong>Onu</strong> ha concluso il suo tour nelle aree più colpite dai cambiamenti climatici proprio mercoledì, prima di partecipare alla conferenza sul clima che ha coinvolto 80 tra ministri e capi di Stato e alla quale farà seguito, a fine settembre, un secondo summit, in programma a New York. </p>
<p>Il meeting si inserisce in una più vasta iniziativa intrapresa dalle Nazioni Unite per sollecitare i leader mondiali a intraprendere importanti provvedimenti in materia ambientale. </p>
<p>&#8221;Abbiamo scatenato forze potenti e imprevedibili, il cui impatto è già visibile. L&#8217;ho osservato con i miei occhi&#8221;, ha aggiunto Ban Ki-moon reduce da una missione all&#8217;Artico, esortando la comunità internazionale ad agire &#8221;adesso&#8221;.</p>
<p>Il surriscaldamento globale della Terra sta infatti interessando soprattutto le regioni artiche, dove la temperatura aumenta con una rapidità doppia rispetto a tutte le altre zone <span id="more-2396"></span>del pianeta. </p>
<p>Lo afferma il nuovo rapporto sui cambiamenti climatici pubblicato dal Wwf mercoledì scorso, secondo cui lo scioglimento dei ghiacci della calotta artica è notevolmente aumentato rispetto alle precedenti stime, con conseguenze potenzialmente disastrose sul clima dell&#8217;intero emisfero settentrionale.</p>
<p><img class="size-full wp-image-2398 alignright" title="ban_ki-moon_portrait" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ban_ki-moon_portrait.jpg" alt="ban_ki-moon_portrait" width="142" height="181" /> &#8220;Questi fattori stanno accelerando il riscaldamento globale in misura maggiore rispetto alle previsioni attualmente considerate dai governi&#8221;, dichiara il rapporto, spiegando che dall&#8217;estate del 2007 &#8211; la più calda mai registrata nelle regioni artiche &#8211; il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci sono aumentati con rapidità sempre maggiore. </p>
<p>Il rapporto del <strong>WWF</strong> giunge a pochi mesi dalla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre, che si chiuderà con la firma di un accordo destinato a sostituire il protocollo di Kyoto. </p>
<p>&#8220;Gli studi sui cambiamenti climatici della regione artica &#8211; afferma il rapporto &#8211; rivelano come neppure la più ambiziosa riduzione delle emissioni di gas serra potrebbe essere sufficiente a evitare pericolose conseguenze sul sistema climatico&#8221;. Un rapporto Onu rivela come i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di circa 600 miliardi di dollari per far fronte alle emergenze climatiche, risorse che dovranno giungere dalle economie più sviluppate.</p>
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		<title>Immondizia! La rivoluzione inizia a casa&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 14:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciò che avete appena letto altro non è che la traduzione letterale del titolo del film &#8220;Garbage! The revolution starts at home&#8221;, un film canadese uscito nel 2007 e &#8220;lanciato&#8221; in Italia all’11 festival Cinemambiente di Torino. Il film è ora in distribuzione nel nostro paese  grazie a  Documè, Circuito indipendente del documentario. Ma vediamo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/11/immondizia-la-rivoluzione-inizia-a-casa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ciò che avete appena letto altro non è che la traduzione letterale del titolo del film &#8220;Garbage! The revolution starts at home&#8221;, un film canadese uscito nel 2007 e &#8220;lanciato&#8221; in Italia all’11 festival Cinemambiente di Torino.  Il film è ora in distribuzione nel nostro paese  grazie a  Documè, Circuito indipendente del documentario.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2071" title="immondizia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/immondizia-300x104.jpg" alt="immondizia" width="300" height="104" />Ma vediamo di cosa parla questo singolare film-documentario&#8230; Nell&#8217;autunno 2005 la famiglia McDonald di Toronto inizia una singolare convivenza con la propria immondizia tenendola in garage per tre mesi.</p>
<p>Il risultato sono 83 sacchi colmi di spazzatura, 145 kg di umido e un odore poco piacevole.  I protagonisti di questo intelligente documentario, in cui non mancano momenti spassosi, visitano i posti nei quali vengono stoccati i rifiuti di cui per anni si sono liberati senza troppe domande, constatandone <span id="more-2008"></span>l’impatto non privo di drammatiche conseguenze.</p>
<p>Purtroppo al giorno d&#8217;oggi il problema della creazione e della gestione dei rifiuti a tutti i livelli, anche a quello domestico, è prioritario.</p>
<p>Secondo il WWF la riduzione dei <span>rifiuti</span> a monte è l’unica strada da seguire, come dimostrano esperienze positive realizzate in Svezia o in Germania.</p>
<p>Soluzioni prettamente tecnologiche, come finora è stato fatto, sono destinate al fallimento se non si riuscirà, con incentivi e campagne di sensibilizzazione, a modificare i nostri “stili di vita” sia nel mondo della produzione che dei consumatori.</p>
<p>A questo proposito, su Internet è possibile vedere gratuitamente un video-cartone di circa 20 minuti molto interessante e piacevole: &#8220;La storia delle cose&#8221; (The Story of Stuff), di Annie Leonard.</p>
<p>Qui è esposto in una forma semplice e diretta il problema della creazione e dello smaltimento dei rifiuti domestici, e viene spiegato il paradosso per cui <em><strong>per ogni sacchetto dell’ immondizia che produciamo, 70 ne sono stati prodotti a monte per creare i rifiuti che noi mettiamo in quel singolo sacchetto di immondizia. </strong></em></p>
<p>Il punto è che il nostro sistema di produzione e smaltimento è un sistema <strong>lineare</strong>, e non è possibile immaginare che questa situazione possa essere sostenibile all’infinito. Per la salute di tutti la &#8220;roba&#8221; dovrebbe essere inserita in un “ciclo” in cui le risorse vengano riutilizzate. Assolutamente da vedere&#8230;</p>
<p>“Il miglior rifiuto è quello non prodotto”.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F09%2F11%2Fimmondizia-la-rivoluzione-inizia-a-casa%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Lo scandalo del rigassificatore di Trieste.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Alpe Adria Green]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia si ritrova nel mirino di un nuovo scandalo. L&#8217;associazione Alpa Adria Green, infatti, ha rischiesto alla Repubblica di Slovenia la verifica del progetto di costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto di Trieste, al confine con la Slovenia. Secondo Alpa Adria Green sarebbero innumerevoli le scorrettezze e i punti falsificati nei dati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/lo-scandalo-del-rigassificatore-di-trieste/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Italia si ritrova nel mirino di un nuovo scandalo.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1813" title="show" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/show-300x199.jpg" alt="show" width="230" height="199" />L&#8217;associazione Alpa Adria Green, infatti, ha rischiesto alla Repubblica di Slovenia la verifica del progetto di costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto di Trieste, al confine con la Slovenia. </p>
<p>Secondo Alpa Adria Green sarebbero innumerevoli le scorrettezze e i punti falsificati nei dati del progetto italiano, in particolare riguardo le misure di sicurezza.</p>
<p>In effetti, i progetti di costruzione dei rigassificatori devono obbedire a rigide misure di sicurezza, in mancanza delle quali si potrebbe assistere all&#8217;equivalente di un&#8217;eruzione vulcanica. </p>
<p>La diffusione del materiale interesserebbe un&#8217;area che varia dagli 1 ai 10 km  e un esplosione devasterebbe tutto nell&#8217;area di 4-5 km. Nel caso di un rigassificatore così vicino alla città come quello di Trieste, lo scatenarsi di una situazione catastrofica, come le<span id="more-1791"></span> precedenti, provocherebbe danni irreparabili alla popolazione. </p>
<p>Per questi motivi la costruzione di un rigassificatore viene effettuata in aree deserte, a più di 15km di distanza da qualsiasi centro abitato e con divieto d&#8217;accesso nelle aree concentriche ai serbatoi.</p>
<p>Il rigassificatore di Trieste violerebbe tutte le norme di sicurezza civile e militare, per non parlare delle innate norme del buon senso. Fortunatamente il progetto basato su dati falsificati è ora percuisito dalla Polizia Giudiziaria italiana in seguito alla denuncia dell&#8217;Alpe Adria Green, WWF, Legambiente e Italianostra. Il comunicato ufficiale presentato da queste associazioni allo scopo di denuncia è visualizzabile in formato pdf sul sito di Green Action.</p>
<p>Per ultimo, una triste considerazione: il progetto italiano è stato approvato da IOtalia e dalla spagnola GasNatural, due delle più grandi multinazionali dei servizi energetici al mondo.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F09%2F07%2Flo-scandalo-del-rigassificatore-di-trieste%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>L&#8217;Italia torna al nucleare, dure le reazioni dei contrari.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 15:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Inutile e dannoso&#8221;, &#8220;ritorno alla preistoria&#8221;, &#8220;follia ambientale ed economica&#8221;. Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell&#8217;Italia all&#8217;energia nucleare. Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/13/litalia-torna-al-nucleare-dure-le-reazioni-dei-contrari/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>&#8220;Inutile e dannoso&#8221;, &#8220;ritorno alla preistoria&#8221;, &#8220;follia ambientale ed economica&#8221;. Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell&#8217;Italia all&#8217;energia nucleare.</strong></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1300" title="mappa-centrali-grandi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mappa-centrali-grandi-300x203.jpg" alt="Mappa centrali grandi" width="300" height="203" align="left"/> Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la preoccupazione delle associazioni che promossero quella campagna sembrano essere economiche prima ancora che di tipo ecologico. </p>
<p>Puntare come vuole fare l&#8217;Italia con il &#8220;ddl sviluppo&#8221; sull&#8217;obsoleto nucleare di terza generazione dopo aver abbandonato da anni la ricerca e la produzione industriale legata a questo settore, prima ancora che un problema di sicurezza è un colossale spreco di risorse.</p>
<p>&#8220;Con grande soddisfazione &#8211; denuncia ad esempio Legambiente &#8211; l&#8217;Italia oggi ha raggiunto un antico obiettivo: tornare alla preistoria energetica e spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione, proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura&#8221;.</p>
<p>Nel dibattito interviene anche il Wwf. &#8220;Il G8 a presidenza italiana &#8211; ricorda<span id="more-1267"></span> l&#8217;associazione &#8211; affronta il nodo cruciale delle politiche climatiche ed energetiche del Pianeta, dalle quali emerge la necessità di puntare con decisione ed urgenza sulle nuove tecnologie pulite: sembrerebbe una strada finalmente tracciata anche per l&#8217;Italia, facilitata anche dal <!--more-->consenso che si sta formando tra i paesi più influenti del mondo. E invece no: alla prova dei fatti, l&#8217;Italia decide di perseverare sulla vecchia strada e continuare a perdere tempo e denaro puntando tutte le proprie carte sull&#8217;opzione nucleare e ponendo un&#8217;ipoteca quasi irreversibile sulla diffusione delle energie rinnovabili nel nostro paese&#8221;.</p>
<p>L&#8217;altro aspetto che viene denunciato dagli ambientalisti è proprio il sacrificio che gli investimenti sul nucleare, decisamente antieconomico e fuori mercato, richiederanno allo sviluppo di eolico e solare. &#8220;Costruire le nuove centrali &#8211; prevede il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio &#8211; porterà l&#8217;Italia ad avere una disponibilità eccessiva di energia, il che porterà inevitabilmente a un allentamento della spinta sulla produzione da fonti rinnovabili e sul consumo efficiente&#8221;.</p>
<p>Roberto Della Seta capogruppo del Pd nella commissione Ambiente del Senato afferma che &#8220;Il ddl è nato vecchio e ora è addirittura decrepito. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l&#8217;innovazione e le fonti rinnovabili, per il nostro governo i problemi energetici dell&#8217;Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni. Ed i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno e potranno essere localizzati anche contro la volontà delle Regioni&#8221;.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-1299" title="mappa-centrali-piccole" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mappa-centrali-piccole-300x203.jpg" alt="Mappa centrali piccole" width="300" height="203" align="right" />Tra i più agguerriti contro il ddl c&#8217;è infatti anche Nichi Vendola, il governatore della Puglia, una delle regioni che potrebbe essere interessata dalla costruzione di una nuova centrale. &#8220;Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante, la Puglia &#8211; avverte il governo &#8211; vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d&#8217;Europa&#8221;. &#8220;Ho proposto già al ministro Scajola &#8211; conclude Vendola &#8211; il tema vero: l&#8217;ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell&#8217;energia che produce a causa dell&#8217;obsolescenza della rete&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda la reazione di Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, regione dove sorge ancora la vecchia centrale di Trino Vercellese. &#8220;Il nucleare è una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini &#8211; commenta &#8211; E ci sono moltissimi dubbi sulla reale copertura economica dell&#8217;enorme spesa che si dovrebbe programmare&#8221;.</p>
<p>Le due mappe indicano i possibili siti degli impianti.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F07%2F13%2Flitalia-torna-al-nucleare-dure-le-reazioni-dei-contrari%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Veleno nelle risaie di Piemonte e Lombardia: è scontro.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 18:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[CONTEST]]></category>
		<category><![CDATA[Lissorhoptrus oryzophilus]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[Il WWF ha chiesto alla Commissione Europea l&#8217;apertura di una procedura d&#8217;infrazione contro l&#8217;Italia perché quest&#8217;anno, nelle risaie piemontesi e lombarde, è stato usato un prodotto velenosissimo per combattere il punteruolo acquatico del riso (Lissorhoptrus oryzophilus). E&#8217; un coleottero curculionideo eririnide che recentemente è comparso in Italia e che è considerato tra gli insetti più [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/09/veleno-nelle-risaie-di-piemonte-e-lombardia-e-scontro/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il WWF ha chiesto alla Commissione Europea l&#8217;apertura di una procedura d&#8217;infrazione contro l&#8217;Italia perché quest&#8217;anno, nelle risaie piemontesi e lombarde, è stato usato un prodotto velenosissimo per combattere il punteruolo acquatico del riso (Lissorhoptrus oryzophilus).</strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-1226" title="Lissorhoptrus oryzophilus" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Lissorhoptrus-oryzophilus.jpg" alt="Lissorhoptrus oryzophilus" width="250" height="177" /> E&#8217; un coleottero curculionideo eririnide che recentemente è comparso in Italia e che è considerato tra gli insetti più dannosi per la coltura del riso: infatti nei paesi originari, in caso di forti infestazioni, la perdita di produzione può raggiungere il 30%.</p>
<p>Tale prodotto (che si chiama CONTEST, a base di alfacipermetrina), &#8220;ha ottenuto l’estensione provvisoria eccezionale valida per 120 giorni, a partire dal 31 Marzo 2009 fino al 28 Luglio 2009 ed è stata ottenuta grazie alle richieste inviate al Ministero della Salute e delle Politiche<span id="more-1223"></span> Agricole da parte dell’Ente Nazionale Risi con il supporto dei Servizi Fitosanitari della Regione Lombardia e Piemonte, legate all’oggettiva mancanza di soluzioni ad oggi utilizzabili per controllare questo insetto&#8221;.</p>
<p>Il problema è che il CONTEST uccide tutte le forme di vita acquatiche che incontra, inclusi pesci, anfibi e invertebrati acquatici.<br />
Tra Piemonte e Lombardia si stimano oltre 200.000 ettari di risaie, il che significa una strage biologica di proporzioni enormi causata da un prodotto che è dichiarato: &#8220;Altamente tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per I&#8217;ambiente acquatico&#8221;.</p>
<p>L’area risicola piemontese-lombarda ha delle caratteristiche naturali di estrema rilevanza. Infatti ospita le principali concentrazioni europee di Ardeidi nidificanti (vi nidificano tutte e 9 le specie di Ardeidi europei), con massime presenze per Nitticora e Garzetta e costituisce un’area importante per la migrazione di numerose specie di limicoli e altre specie di uccelli acquatici. In particolare la ZPS IT2080501 “Risaie della Lomellina” è la più vasta d’Europa e le risaie della Lomellina costituiscono aree indispensabili per il foraggiamento di tutte le garzaie del pavese.<br />
In più, l’area delle risaie di Piemonte e Lombardia costituisce punto di alimentazione per circa il 60% della popolazione italiana di Cicogna bianca.</p>
<p>Il WWF Italia ha perciò inviato il 6 luglio una segnalazione alla Commissione Europea con la richiesta di apertura di procedura di infrazione contro l’Italia per la violazione delle Direttive 1979/409/CEE (“Direttiva Uccelli”), 1992/43/CEE (“Direttiva Habitat”), 2000/60/CE (“Direttiva Acque”) e 2006/118/CE (“Direttiva Acque sotterranee).</p>
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