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	<title>Ok Ambiente . com &#187; sorgenti calde</title>
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		<title>Nei microrganismi il futuro dei biocombustibili.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 09:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Dipartimento dell&#8217;energia degli Stati Uniti sta studiando un batterio che vive nelle sorgenti calde di Yellowstone, in grado non solo di degradare la cellulosa ma anche di trasformarla in acetato e poi in etanolo. I microrganismi potrebbero essere i protagonisti del nostro futuro energetico: batteri, cianobatteri, funghi e microalghe sono piccoli “impianti chimici” efficienti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/05/22/nei-microrganismi-il-futuro-dei-biocombustibili/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Dipartimento dell&#8217;energia degli Stati Uniti sta studiando un batterio che vive nelle sorgenti calde di Yellowstone, in grado non solo di degradare la cellulosa ma anche di trasformarla in acetato e poi in etanolo.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-583" title="anaerocellum" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/anaerocellum-300x223.jpg" alt="anaerocellum" width="280" />I microrganismi potrebbero essere i protagonisti del nostro futuro energetico: batteri, cianobatteri, funghi e microalghe sono piccoli “impianti chimici” efficienti ed economici per produrre biocombustibili a basso impatto ambientale. È quanto è stato riportato da un gruppo di ricercatori al convegno nazionale dell&#8217;<a title="American society for microbiology" rel="nofollow" href="http://www.asm.org/" target="_blank">American Society for Microbiology</a>.</p>
<p>&#8220;Siamo stati incaricati di sviluppare la prossima generazione di biocombustibili cellulosici: se un giorno riuscissimo a fornire energia da parti vegetali cellulosiche non commestibili potremmo porre fine alla polemica sulla produzione di biocombustibili”, ha spiegato Tim Donohue dell&#8217;Università del Wisconsin a Madison, codirettore degli Energy Bioenergy Research Centers, autore della relazione.</p>
<p>Quando si parla di combustibili alternativi, a monopolizzare l&#8217;attenzione dei ricercatori è l&#8217;etanolo.<br />
Negli Stati Uniti quasi la totalità di questo alcool è fermentato a partire dagli zuccheri che si trovano nell&#8217;amido di mais o nei semi di mais. Questo tipo di produzione,<span id="more-575"></span> tuttavia, è stato criticato perché, entrando in concorrenza con l&#8217;industria alimentare nell&#8217;acquisto di materie prime, ne fa aumentare notevolmente il prezzo.</p>
<p>In tutto il mondo, pertanto, si stanno cercando biomasse alternative, con l&#8217;idea di utilizzarle come fonte di cibo per microorganismi in grado di farli fermentare in etanolo.<br />
La materia prima più promettente è la biomassa ligneo-cellulosica, che comprende i residui del legno delle lavorazioni industriali o della carta, e residui agricoli non commestibili come i tutoli dello stesso mais.<br />
In alternativa, è possibile sfruttare coltivazioni espressamente dedicate come il Panicum virgatum, molto diffuso in Nord America.</p>
<p>Oltre a studiare le biomasse disponibili, nei laboratori si cercano anche microrganismi adatti a svolgere il processo fermentativo: Martin Keller dell&#8217;Oak Ridge National Laboratory, direttore del Centro di ricerca sulle bioenergie del Dipartimento dell&#8217;energia degli Stati Uniti (DOE) sta studiando un batterio che vive nelle sorgenti a 80 gradi Celsius del Parco di Yellowstone, l&#8217;<strong>Anaerocellum</strong>.</p>
<p>Si tratta in effetti di un microrganismo che è in grado non solo di degradare la biomassa cellulosica estraendone gli zuccheri, ma anche di trasformarla in acetato e poi in etanolo. Inserito in una produzione industriale, la completezza di tale processo farebbe risparmiare tempo e denaro.</p>
<p>&#8220;Finora degradare la biomassa cellulosica è stato poco conveniente dal punto di vista economico: è questo il motivo per cui non è ancora stata avviata un&#8217;industria sostenibile dei biocombustibili; le nuove prospettive aperte dalla ricerca, tuttavia, potrebbero cambiare le cose,&#8221; ha concluso Keller.</p>
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