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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Legambiente</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Legambiente stila il rapporto 2010 sulla vivibilità ambientale delle città italiane: i grandi centri urbani vanno male.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. Si parla di “città virtuose”: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. Bologna, Livorno, Siena, Bolzano, Parma, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/legambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11905" title="ecosistema_urbano" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si parla di <em><strong>“città virtuose”</strong></em>: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. <strong>Bologna</strong>, <strong>Livorno</strong>, <strong>Siena</strong>, <strong>Bolzano</strong>, <strong>Parma</strong>, <strong>La Spezia</strong>, <strong>Pordenone</strong>, <strong>Belluno</strong>, <strong>Verbania</strong>.</p>
<p>Concentrandoci sui <strong>PM10</strong> (sostanze inquinanti nell’aria), le città migliori sono <strong>Matera</strong>, <strong>Potenza</strong>, <strong>Siena</strong>, mentre le peggiori sono <strong>Milano</strong> (che raggiunge altissime concentrazioni di ozono), e a seguire <strong>Napoli</strong>, <strong>Torino</strong>, <strong>Frosinone</strong>, <strong>Siracusa</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>acqua potabile</strong>, <strong>Milano</strong> occupa il primo posto della classifica in negativo, seguita da <strong>Lod</strong>i e <strong>Pescara</strong>, mentre <strong>Agrigento</strong>, <strong>Pistoia</strong> e<span id="more-11815"></span> <strong>Caltanissetta</strong> hanno segno “+”.</p>
<p>Veniamo alla <strong>raccolta differenziata</strong>, le cui percentuali sono state calcolate sul totale dei rifiuti: le migliori sono <strong>Pordenone</strong>, <strong>Novara</strong>, <strong>Verbania</strong>. Le peggiori invece sono tre città siciliane, <strong>Palermo,</strong> <strong>Siracusa</strong> e <strong>Messina</strong>, senza dimenticare <strong>Napoli</strong>, come sempre.</p>
<p>Questi pessimi risultati fanno capire che ancora non c’è una piena consapevolezza della centralità della differenziata nella costruzione di un sistema economico-sociale più equilibrato e sostenibile.</p>
<p>Nonostante <strong>Roma </strong>occupi, ad esempio, il primo posto nell’ambito del (solo) trasporto pubblico (rapporto viaggi-abitante-anno), segno che la strutturazione dei trasporti sta conducendo a buoni risultati, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, è stato criticato dal vicepresidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Athos De Luca, il quale trae spunto da questo rapporto annuale di Legambiente per affermare chiaramente che:<em> “Le continue dichiarazioni del sindaco sono inutili, Roma vive una situazione drammatica sulla qualità della vita e dei problemi ambientali”</em>. In effetti, la nostra capitale scivola in fondo alla classifica globale delle città virtuose, passando dal 62esimo al 75esimo posto.</p>
<p>De Luca conclude: “<em>Si parla di grandi e avveniristici progetti a lungo termine, ma di fatto si vede solo degrado e inquinamento, che rendono invivibile la nostra città”.</em></p>
<p>I più grandi centri urbani italiani sono in difficoltà sotto l’aspetto ambientale, non riescono ad organizzarsi in modo efficiente ed ecosostenibile: Palermo, Napoli e Roma sono le città che vivono i maggiori problemi.</p>
<p>Il sito che permette di leggere tutte le classifiche è quello di <a title="Ecosistema urbano" href="http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=10&amp;contenuti_id=1720" target="_blank">Legambiente</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F21%2Flegambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Premio Ambientalista dell’anno 2010: Legambiente lo dedica a Luisa Minazzi.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista La Nuova Ecologia organizzano il &#8220;Premio Ambientalista dell&#8217;anno&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. Luisa Minazzi, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/premio-ambientalista-dell%e2%80%99anno-2010-legambiente-lo-dedica-a-luisa-minazzi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista <em>La Nuova Ecologia</em> organizzano il &#8220;<em>Premio Ambientalista dell&#8217;anno</em>&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11696" title="Premio-Minazzi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Luisa Minazzi</strong>, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto ha guidato per anni la protesta contro l&#8217;amianto facendo luce su una tematica scottante, volutamente dimenticata dallo Stato per troppo tempo.</p>
<p>Suo padre faceva l&#8217;operaio alla <strong>Eternit</strong> e da piccola varie volte Luisa aveva giocato con la <strong><em>polvere bianca dell&#8217;amianto</em></strong>.</p>
<p>Poi, quando era apparso evidente che questa fibra se inalata provocava gravi malattie quali l&#8217;asbestosi e il mesotelioma pleurico, aveva deciso di combattere contro l&#8217;Eternit partecipando a cortei e manifestazioni e fondando la delegazione di Legambiente a Casale Monferrato.</p>
<p>Nel 1986, l&#8217;Eternit è stata chiusa ma ancora oggi la gente nel casalese muore di <strong>amianto</strong>: circa 1 persona su 3 si ammala di asbestosi o di mesotelioma pleurico. Così,<span id="more-11506"></span> questa sorte è toccata anche a Luisa, che ha dato prova di tenacia e coraggio lottando a lungo per sopravvivere e diffondere il suo messaggio.</p>
<p>Legambiente ha deciso di omaggiarne la memoria dedicando a lei il famoso <strong><em>&#8220;Premio Ambientalista dell’anno&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Le otto nomination del 2010 sono state espresse da una giuria d’esperti presieduta da Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente, e composta da Giuseppe Onufrio (direttore esecutivo di Greenpeace), Tessa Gelisio (conduttrice tv di programmi sull’ambiente), Toni Mira (giornalista ambientale del quotidiano Avvenire), Filippo Solibello (conduttore di Caterpillar, Radiodue), Vittorio Cogliati Dezza (presidente di Legambiente), Marco Fratoddi (direttore di Nuova Ecologia).</p>
<p>Ecco la lista dei <em><strong>candidati </strong></em>al premio 2010:</p>
<ol>
<li><strong><em>Yassouf Amini</em></strong>, un giovane rifugiato politico dell’Afghanistan che fa volontariato</li>
<li><strong><em>Giorgio Crepaldi</em></strong>, il portavoce di un comitato cittadino contro la costruzione di una centrale a carbone</li>
<li><strong><em>Antonio Diana</em></strong>,un imprenditore lungimirante che ha saputo investire, con dieci anni di anticipo, nella green economy</li>
<li><strong><em>Donne contro l’Ilva</em></strong>, le sei donne combattive che hanno deciso di ribellarsi al potere devastante dell’acciaieria più inquinante d’Europa</li>
<li><strong><em>Carla Girasole</em></strong>, il sindaco crotonese che ha fatto della lotta all’abusivismo e la valorizzazione dei terreni confiscati alla ‘ndrangheta una ragione di vita</li>
<li><strong><em>Deborah Lucchetti</em></strong>, un’ex operaia impegnata nella promozione e costruzione di un mercato etico</li>
<li><strong><em>Carlo Ratti</em></strong>, un giovane designer torinese che tra le sue ultime creazioni può vantare la “bicicletta intelligente”</li>
<li><strong><em>Mario Spagnuolo</em></strong>, il procuratore di Vibo Valentia in trincea contro l’ndrangheta.</li>
</ol>
<p>Per votare basta compilare la scheda di partecipazione all’interno della rivista, inviandola in redazione entro e non oltre <strong><em>sabato 13 novembre</em></strong> (farà fede il timbro postale), oppure sul sito <em><a title="La nuova ecologia" href="http://www.lanuovaecologia.it/" target="_blank">La Nuova Ecologia</a> </em>(dove sono disponibili le biografie complete dei candidati) inviando la propria preferenza all’indirizzo <em>ambientalista2010@lanuovaecologia.it</em></p>
<p>L&#8217;obiettivo del concorso è quello di far conoscere ai cittadini italiani le storie, i sogni e la tenacia degli ambientalisti odierni. Ciascuno di noi, se vuole, può fare la differenza e migliorare il mondo.</p>
<p>Come scriveva Goethe:</p>
<p>&#8220;<em>C&#8217;è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute&#8230; Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L&#8217;audacia ha in se&#8217; genio, potere e magia. Incomincia adesso.</em>&#8220;</p>
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		<title>Dossier-denuncia degli ambientalisti: &#8220;In Italia ci sono già 90 mila tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 09:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un rapporto presentato dai Verdi nel 24mo anniversario di Chernobyl: in Italia ci sono 90 mila tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, nei 20 anni seguiti alla chiusura delle centrali il nostro Paese ha speso 12 miliardi di euro. Dodici miliardi di euro in vent&#8217;anni. E&#8217; quanto in Italia è stato speso dalla chiusura delle [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/28/rapporto-denuncia-degli-ambientalisti-in-italia-ci-sono-gia-90-mila-tonnellate-di-rifiuti-tossici-e-radioattivi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Un rapporto presentato dai Verdi nel 24mo anniversario di Chernobyl: in Italia ci sono 90 mila tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, nei 20 anni seguiti alla chiusura delle centrali il nostro Paese ha speso 12 miliardi di euro.<br />
</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6998" title="nucleare-in-Italia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/nucleare-in-Italia-150x150.jpg" alt="nucleare-in-Italia" width="150" height="150" />Dodici miliardi di euro in vent&#8217;anni. E&#8217; quanto in Italia è stato speso dalla chiusura delle centrali nucleari ad oggi. Soldi utilizzati esclusivamente per gestire le scorie radioattive. E che non hanno  finanziato né nuove ricerche su energie rinnovabili né la costruzione di un deposito unico nazionale.</p>
<p>La denuncia è contenuta in un dossier presentato dai Verdi in occasione del 24° anniversario del disastro di Chernobyl: &#8220;L&#8217;Italia paga per il nucleare che non ha&#8221;. E riparte la mobilitazione ambientalista.</p>
<p>Per Legambiente &#8220;la scelta del governo di far ritornare il nucleare in Italia è rischiosa e sbagliata&#8221;. E sul deposito nazionale di scorie crescono le preoccupazioni in merito all&#8217;ipotesi di costruirlo nell&#8217;area del Garigliano, tra la provincia di Caserta e quella di Latina. &#8220;Proprio in quella zona, abbiamo già avuto la nostra piccola Chernobyl&#8221;.<span id="more-6994"></span></p>
<p><strong>Il dossier dei Verdi.</strong> Novantamila metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi. A tanto ammonta il lascito delle centrali nucleari italiane, chiuse nel 1990. Un&#8217;enorme quantità di scorie sparse in tutto il Paese. Una bomba ecologica non ancora disinnescata che lo Stato sorveglia al costo di 500 milioni di euro l&#8217;anno. Soldi, naturalmente, pubblici.</p>
<p>Sessantacinquemila tonnellate di questi rifiuti di seconda e terza categoria &#8220;provengono dalle centrali in dismissione&#8221;. Per completare il quadro, bisogna aggiungere &#8220;una produzione annuale di 1.000 metri cubi di scorie provenienti da usi medici e industriali&#8221;. E le scorie non invecchiano. La loro pericolosità è quasi permanente. &#8220;Quelli di seconda categoria sono rifiuti pericolosi per circa 300 anni mentre quelli di terza rimangono carichi di radioattività anche per 250mila anni&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;accordo con la Francia.</strong> Al centro delle polemiche, l&#8217;accordo che il governo italiano ha sottoscritto con la Francia 1 per la costruzione di reattori nucleari. E Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ha un sospetto: &#8220;Con Parigi potrebbero esserci altri accordi, riservati, per la costruzione di armi atomiche&#8221;. Anche Legambiente critica la scelta del governo. Affidando le proprie motivazioni a uno studio condotto sulla tecnologia nucleare francese. Quella che l&#8217;Italia dovrebbe importare. E l&#8217;EPR, la sigla che identifica il reattore d&#8217;oltralpe, viene definito &#8220;un bidone&#8221;.</p>
<p><strong>Verso un Comitato Nazionale Antinucleare.</strong> Le associazioni ambientaliste sono al lavoro per mettersi in rete. La cornice ideologica è indicata in un documento, sottoscritto, tra gli altri, da Wwf, Italia Nostra, Greepeace e Legambiente. Nel testo vengono elencati i motivi che rendono la svolta nucleare &#8220;inutile e pericolosa&#8221;: autosufficienza energetica già raggiunta, costi eccessivi del nucleare, scarse prospettive di impiego. E poi, il nucleare non ridurrebbe la dipendenza energetica dell&#8217;Italia, perché &#8220;dovremmo importare uranio, tecnologia e brevetti&#8221;.</p>
<p><strong>La piccola Chernobyl sul Garigliano.</strong> L&#8217;ipotesi di costruire il deposito nazionale di scorie nell&#8217;area del Garigliano, è molto discussa. Anche perché, ricorda il dossier dei Verdi, la zona è già stata interessata da alcuni incidenti. Una lunga e agghiacciante sequenza. Che parte dalla metà degli anni &#8217;70. E che si svolge nella centrale nucleare di Sessa Aurunca, provincia di Caserta.</p>
<p>Nel dicembre 1976 &#8220;il fiume Garigliano in piena, entra nel locale sotterraneo raccogliendo oltre un milione di litri d&#8217;acqua contaminata&#8221;. Un incidente analogo si verifica nel novembre del 1979. Poi passa un anno. E nel novembre del 1980 &#8220;le piogge abbondanti penetrano nella centrale. E fuoriescono nel fiume portandosi dietro cesio 137&#8243;. Due anni dopo &#8220;un contenitore su rimorchio ferroviario da Roma perde per strada 9.000 litri di acqua con cobalto 58, cobalto 60, e manganese 54&#8243;. E per il dossier sono documentabili, nel 1972 e nel 1976, due esplosioni dei filtri del camino centrale.</p>
<p>Incidenti che &#8220;hanno contaminato fiumi e terreni. E 1700 chilometri quadrati di mare, come certificano studi condotti dall&#8217;ENEA tra il 1980 e il 1982&#8243;, dice Giulia Casella, presidente del circolo Legambiente di Sessa Aurunca. Che, in merito all&#8217;ipotesi di costruire sul Garigliano il deposito nazionale di scorie, dice: &#8220;Si tratta di un&#8217;ipotesi sciagurata. L&#8217;area è inadatta dal punto di vista idrogeologico. E non lo diciamo noi. Lo attesta un documento del governo del 1985&#8243;.</p>
<p>Fonte articolo: <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/04/27/news/nucleare_verdi-3659605/" target="_blank">laRepubblica.it</a></p>
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		<title>Primaverabio 2010.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 17:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ONU ha dichiarato il 2010 come l&#8217;Anno mondialle della biodiversità e per tale principio l&#8217;agricoltura biologica ricopre una ruolo di primaria importanza. E&#8217; proprio per questo che dal 16 Aprile al 16 Maggio in 19 regioni italiane verrà &#8220;celebrata&#8221; la Primaverabio 2010, con un programma ricchissimo di eventi. Il tema deciso per quest&#8217;anno è: la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/08/primaverabio-2010/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;ONU ha dichiarato il 2010 come l&#8217;Anno mondialle della biodiversità e per tale principio l&#8217;agricoltura biologica ricopre una ruolo di primaria importanza.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6508" title="Primaverabio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Primaverabio-150x150.jpg" alt="Primaverabio" width="150" height="150" />E&#8217; proprio per questo che dal 16 Aprile al 16 Maggio in 19 regioni italiane verrà &#8220;celebrata&#8221; la Primaverabio 2010, con un programma ricchissimo di eventi. Il tema deciso per quest&#8217;anno è: la fiducia del consumatore verso il biologico.</p>
<p>Molte sono le società coinvolte che vogliono impegnarsi in prima persona: tra tutte l&#8217;AIAB, nonchè organizzatrice di questa campagna da ben 9 anni, in cui allevatori e agricoltori aprono le porte delle proprie aziende ai tutti i cittadini, dagli amanti del bio ai semplici curiosi! In collaborazione con  Legambiente, Ctm-Altromercato, Arci, Federparchi e Alpa.</p>
<p>Per gli interessati verranno organizzate visite guidate, laboratori per i più piccoli, percorsi tra i campi, spettacoli e convegni&#8230;verranno inoltre messi a disposizione 25 pullman<span id="more-6377"></span> in partenza dalle principali città delle regioni partecipanti.</p>
<p>Favorire i consumi di prodotti biologici locali e nazionali, sensibilizzare la gente alla promozione di tecniche di coltivazione e allevamento sani per l&#8217;ambiente, riscoprire territorio nazionale e rivalutare l&#8217;agricoltura come possibilità di lavoro e come seconda opportunità di riabilitazione di persone con disagio sociale, sono tutti obiettivi di tale manifestazione.</p>
<p>Inoltre l&#8217;AIAB ha pensato a diverse iniziative, la più originale è la Gea, la farfalla in cartoncino biologico, che fa da mascotte alla campagna. Con il ricavato della sua vendita sarà finanziata la ricerca in Agricoltura Biologica.</p>
<p>Nelle sue ali si troveranno dei semi del Giardino delle Farfalle Tascabile, che possono essere coltivati sul proprio davanzale di casa o sul terrazzo e daranno vita a nuovi bellissimi fiori, che grazie al loro nettare attireranno e nutriranno le frafalle!<br />
Per avere aggiornamenti o maggiori info è possibile consultare il sito: <a title="Primaverabio" rel="nofollow" href="http://www.primaverabio.aiab.it/" target="_blank">Primaverabio</a></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F04%2F08%2Fprimaverabio-2010%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Roma: presentato il rapporto Comuni Rinnovabili 2010.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 14:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[comuni]]></category>
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		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione della Settimana Europea delle Energie Rinnovabili è stato presentato a Roma il rapporto Comuni Rinnovabili 2010 prodotto da Legambiente con il contributo di GSE e Sorgenia. Il 2009 è stato un anno particolarmente significativo: vi è stata una riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera ed una parallela crescita delle fonti energetiche rinnovabili [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/30/roma-presentato-il-rapporto-comuni-rinnovabili-2010/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In occasione della Settimana Europea delle Energie Rinnovabili è stato presentato a Roma il rapporto Comuni Rinnovabili 2010 prodotto da Legambiente con il contributo di GSE e Sorgenia. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6308" title="ComuniRinnovabili2009_Logo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ComuniRinnovabili2009_Logo-150x150.jpg" alt="ComuniRinnovabili2009_Logo" width="150" height="150" />Il 2009 è stato un anno particolarmente significativo: vi è stata una riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera ed una parallela crescita delle fonti energetiche rinnovabili sia in termini di installato che di produzione.</p>
<p>Interessante è il fatto che l&#8217;aumento dell&#8217;uso delle fonti rinnovabili si è avuto soprattutto a livello locale, in piccole realtà: il territorio si configurerebbe perciò come il laboratorio di questa rivoluzione energetica.</p>
<p>Le tecnologie usate sono molteplici, come d&#8217;altronde le caratteristiche dei vari territori in cui vanno ad inserirsi: impianti solari fotovoltaici, solare termico, mini-idroelettrici, geotermici ad alta e bassa entalpia, impianti a biomassa e biogas.</p>
<p>Sono 6.993 i Comuni in Italia dove è installato almeno un impianto. I Comuni del solare sono 6.801, quelli dell’eolico 297, con una potenza installata di 5.148 MW, in grado di<span id="more-6201"></span> soddisfare il fabbisogno di 4 milioni e 100 famiglie.</p>
<p>I Comuni del mini idroelettrico sono invece 799, con impianti fino a 3 MW, con una potenza installata pari a 715 MW, in grado di produrre ogni anno oltre 2.860 GWh, che coprono il bisogno di energia elettrica di oltre 1 milione e 100 famiglie.</p>
<p>I Comuni della geotermia, per lo più nelle province di Siena, Pisa e Grosseto, sono 181 e producono energia per oltre 2 milioni e 640 famiglie. I Comuni della biomassa e del biogas sono 788, da questi impianti si producono 7.161 GWh l’anno, pari al fabbisogno elettrico di oltre 2 milioni e 860 mila famiglie.</p>
<p>Per raggiungere gli obiettivi imposti dall’Unione Europea per il 2010 il rapporto indica alcuni azioni come prioritarie:</p>
<p><strong>1.</strong> Aprire un confronto sul Piano di azione nazionale per le rinnovabili che dovrà essere presentato a Bruxelles entro giugno 2010.</p>
<p><strong>2.</strong> Giungere ad una semplificazione amministrativa per agevolare chi intende realizzare un impianto domestico.</p>
<p><strong>3.</strong> Emanare le Linee Guida per l’approvazione dei progetti di impianti da fonti rinnovabili previste dal DL 387/2003.</p>
<p><strong>4.</strong> Prolungare gli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico, attualmente in scadenza, e dare certezza del prolungamento delle detrazioni fiscali del 55%, previste fino al 2010 per i lavori legati all’installazione di un impianto solare termico ed agli investimenti di risparmio energetico.</p>
<p><strong>5.</strong> Evitare ritardi o incertezze nell’allaccio degli impianti alla rete energetica, modernizzare la rete stessa e superare problemi di gestione e distribuzione in certi territori come l’Appennino.</p>
<p><strong>6.</strong> Promuovere l&#8217;importanza delle fonti energetiche rinnovabili nel settore edilizio inserendole nella certificazione energetica degli edifici, prevedendo prestazioni minime obbligatorie, riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati.</p>
<p><strong>7.</strong> Attuare una efficace ed efficiente politica energetica fondata sulle fonti pulite di pari passo con una politica ambientale tesa a ridurre l’emissione di CO2.</p>
<p>Il Rapporto dimostra che le fonti rinnovabili sono tecnologie affidabili, in grado di rispondere concretamente ai fabbisogni energetici: la migliore soluzione non solo per uscire dalle fonti fossili e salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, ma anche per rispondere alla crisi economica e superarla.</p>
<p><em><strong>&#8220;Il mondo che abbiamo creato oggi ha problemi che non possono essere risolti con lo stesso modo di pensare con cui li abbiamo creati&#8221;. </strong></em></p>
<p><em><strong>Albert Einstein.</strong></em></p>
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		<title>Fao: &#8220;In 10 anni abbiamo perso un&#8217;estensione di foreste pari alla superficie della Costa Rica&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 14:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Dai dati di Legambiente e Fao sappiamo che: &#8220;ogni tre secondi se ne va un campo di calcio&#8221; e che &#8220;in dieci anni abbiamo perso foreste di estensione pari alla Costa Rica&#8221;. Diminuiscono le foreste tropicali in America del Sud e in Africa, mentre i paesi dell&#8217;Asia avviano politiche di rimboschimento. Secondo il rapporto della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/26/in-dieci-anni-abbiamo-perso-unestensione-di-foreste-pari-alla-superficie-della-costa-rica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dai dati di Legambiente e Fao sappiamo che: &#8220;ogni tre secondi se ne va un campo di calcio&#8221; e che &#8220;in dieci anni abbiamo perso foreste di estensione pari alla Costa Rica&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5997" title="deforestazione_in_america" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/deforestazione_in_america.jpg" alt="deforestazione_in_america"width="160" height="150" />Diminuiscono le foreste tropicali in America del Sud e in Africa, mentre i paesi dell&#8217;Asia avviano politiche di rimboschimento.</p>
<p>Secondo il rapporto della Fao sulle risorse forestali, presentato oggi, la deforestazione mondiale avanza ad un ritmo più contenuto rispetto agli anni novanta, ma procede ancora ad un ritmo troppo veloce per essere sostenibile. In dieci anni sono state perse foreste tropicali per un&#8217;estensione equivalente alla superficie della Costa Rica (51.100 km²), contro gli 8,3 milioni del decennio precedente.</p>
<p>Il fenomeno del disboscamento interessa soprattutto le aree tropicali, dove viene eseguito con il metodo del &#8220;taglia e brucia&#8221;: dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente. Una volta terminato l&#8217;incendio si sarà depositata sul terreno della<span id="more-5992"></span> cenere, che fertilizza il terreno.</p>
<p>Questo sistema arreca gravi danni all&#8217;equilibrio dell&#8217;ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la eliminazione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l&#8217;habitat della foresta pluviale, accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e diboscare un&#8217;altra area.</p>
<p>Inoltre l&#8217;utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo, causando danni ancora più gravi. Questo fenomeno, ancora molto frequente nella foresta  amazzonica e in crescita in molte altre aree del pianeta, porta via molti alberi al <em>polmone verde della Terra</em>. Le foreste sono un&#8217;importante riserva di carbone, sono fondamentali per il ciclo del carbonio, risanando l&#8217;aria dall&#8217; anidride carbonica e altri agenti inquinanti.</p>
<p>Le piante verdi aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera (attraverso la fotosintesi clorofilliana). L&#8217;utilizzo di combustibili fossili ed il diboscamento stanno causando un aumento di CO2 nell&#8217;atmosfera, che ha diretta influenza in fenomeni come l&#8217;effetto serra ed il riscaldamento globale. </p>
<p>Gli effetti negativi del diboscamento sono numerosi e comprendono: l&#8217;effetto serra, la desertificazione nei territori secchi, l&#8217;erosione, frane e smottamenti nei territori piovosi e collinari, l&#8217;inquinamento degli ecosistemi acquatici (a causa del dilavamento delle acque), la sottrazione di risorse per le popolazioni indigene.</p>
<p>I boschi e le foreste sono inoltre importantissimi ecosistemi con una elevatissima biodiversità in cui vivono numerosissime specie viventi. Sono anche oggetto di bellezza estetica, naturalistica e culturale. Per tutti questi motivi la deforestazione è una pratica da evitare, perché comporta la perdita di questi valori, del rispetto delle foreste e in generale dell&#8217;ambiente.</p>
<p>La causa principale di deforestazione è la corsa alla coltura del mais, utile per fini sia alimentari che bio-energetici. Circa 13 milioni di ettari di foreste sarebbero stati infatti convertiti in altre colture tra il 2000 e il 2010, dato in lieve frenata se confrontato con i 16 milioni di ettari persi nel decennio precedente.</p>
<p>Dal 2005, decine di paesi, soprattutto in Africa ed Europa, hanno introdotto leggi ad hoc sulla tutela delle foreste. I continenti che detengono i record negativi nella deforestazione sono l&#8217;America del sud, l&#8217;Africa e l&#8217;Oceania. L&#8217;Asia segna invece un guadagno netto di oltre due milioni di ettari l&#8217;anno, grazie soprattutto ai rimboschimenti in Cina, India e Vietnam. Nell&#8217;America centro-settentrionale le superfici boschive sono relativamente stabili, mentre crescono lentamente in Europa.</p>
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		<title>Legambiente: nelle principali città italiane regna l’inquinamento.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Inquinamento alle stelle in tutta Italia. Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge per le concentrazioni di Pm10, rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni. Situazione grave anche a Milano (108), Roma (67) e Venezia (60). E&#8217; quanto emerge dal dossier &#8220;Mal&#8217;Aria di città&#8221; di Legambiente, che lancia una campagna sull&#8217;inquinamento [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/31/legambiente-nelle-principali-citta-italiane-regna-l%e2%80%99inquinamento/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Inquinamento alle stelle in tutta Italia.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5459" title="legambiente" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/legambiente.jpg" alt="legambiente" width="180" height="140" />Napoli, Torino e Ancona guidano la classifica dei superamenti dei limiti di legge per le concentrazioni di Pm10, rispettivamente con 156, 151 e 129 giorni.</p>
<p>Situazione grave anche a Milano (108), Roma (67) e Venezia (60). E&#8217; quanto emerge dal dossier &#8220;Mal&#8217;Aria di città&#8221; di Legambiente, che lancia una campagna sull&#8217;inquinamento atmosferico per sensibilizzare i cittadini.</p>
<p>Lombardia e Emilia Romagna sono le regioni in cui si registrano valori critici per tutte le città monitorate, seguite da Piemonte (7 su 9) e Veneto (6 su 7). </p>
<p>Nulla di buono nemmeno sul fronte ozono, che nei mesi estivi ha fatto registrare livelli record. Il dossier di Legambiente è stato preparato in collaborazione con il sito <a title="LaMiaAria" href="http://www.lamiaaria.it/" target="_blank" rel="nofollow">LaMiaAria</a>.</p>
<p>Dal 1 gennaio, ricorda Legambiente, è entrato in vigore il limite per la protezione della salute umana di 120 microgrammi/metro cubo da non superare per più di 25<span id="more-5442"></span> giorni in un anno, ma oltre la metà delle città monitorate nel 2009 non rispettavano questo limite (32 su 50).</p>
<p>La Pianura Padana si conferma come area critica anche in questo caso con 8 città tra le prime dieci per superamenti del valore di legge. Al primo posto Novara con 83 superamenti, seguita da Alessandria (73), Lecco (70) e Mantova (68).</p>
<p>Anche le grandi città non sono riuscite a rientrare nei limiti, come dimostrano i dati relativi a Milano (51), Genova (46), Bologna (42), Torino (40) e Roma (34). A livello regionale la maglia nera va di nuovo alla Lombardia, dove su 10 città che monitorano l&#8217;ozono, nove hanno superato di molto il limite di legge.</p>
<p>Intanto, a Palermo, Potenza, Bologna, Milano, Roma, Genova, Torino, Taranto, Firenze e Civitanova oggi le vetrine di alcune boutique &#8220;attrezzeranno&#8221; i manichini in vetrina con mascherine antismog e slogan contro l&#8217;inquinamento da traffico.</p>
<p>Il traguardo di un livello accettabile della qualità dell&#8217;aria è purtroppo ancora lontano &#8211; ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza &#8211; e molte sono ancora le azioni da intraprendere da parte delle amministrazioni locali e dal governo centrale per contribuire a migliorare la qualità dell&#8217;aria che respiriamo. Ma se la salute è la nostra priorità, non dobbiamo dimenticare che il non rispetto delle norme sui livelli di inquinamento entro il 2011 esporrà il nostro Paese all&#8217;ennesima sanzione annunciata da parte dell&#8217;Unione europea&#8221;.</p>
<p>Migliorata la situazione per anidride solforosa, monossido di carbonio (CO) e benzene, ma &#8220;molto ancora si deve fare per le polveri sottili, l&#8217;ozono e biossido di azoto&#8221;.</p>
<p>Le principali fonti di inquinamento atmosferico a livello nazionale sono rappresentate dal settore industriale (responsabili del 26% delle emissioni di Pm10, del 23% di biossido di azoto, 79% di ossidi di zolfo e 34% di idrocarburi policiclici aromatici) e dai trasporti, con il contributo maggiore attribuibile a quello su strada con il 22% di emissioni totali di Pm10, il 50% di biossido di azoto, il 45% di monossido di carbonio e il 55% del benzene.</p>
<p>In particolare, a Roma e Milano il traffico veicolare emette circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto; a Napoli contribuisce per il 50% del Pm10 e a Torino per oltre il 50% circa di ossidi d&#8217;azoto.</p>
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		<title>Legambiente risponde alla Prestigiacomo.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/legambiente-risponde-alla-prestigiacomo/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 16:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Le parole del Ministro italiano per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, secondo cui, se gli Usa e la Cina non assumono un ruolo chiaro e vincolante nella lotta alle emissioni, l’Unione Europea dovrebbe mantenersi passiva in tale contesto, hanno scatenato la reazione di Legambiente. “Senza Usa e Cina la Ue non passi al 30% sulle riduzione di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/legambiente-risponde-alla-prestigiacomo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le parole del Ministro italiano per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, secondo cui, se gli Usa e la Cina non assumono un ruolo chiaro e vincolante nella lotta alle emissioni, l’Unione Europea dovrebbe mantenersi passiva in tale contesto, hanno scatenato la reazione di Legambiente.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4891" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/36-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />“Senza Usa e Cina la Ue non passi al 30% sulle riduzione di emissioni di CO2” ha affermato la  Prestigiacomo. Ma secondo Legambiente il ministro sbaglia: &#8220;E’ ora il momento di scommettere sull’accordo”</p>
<p>“E’ proprio ora, invece, il momento per l’Unione Europea di scommettere sull’accordo e di lanciare la carta della riduzione delle sue emissioni di gas serra del 30% al 2020”.</p>
<p>Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, commenta così la dichiarazione odierna del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo a Copenhagen, secondo cui senza impegni di Usa e Cina, per l&#8217;Europa passare dal 20% al 30% non avrebbe effetti sul negoziato, né<span id="more-4892"></span> sul clima.</p>
<p>“Dopo l’impegno sulle risorse annunciato dagli Stati Uniti &#8211; prosegue Zanchini &#8211; è necessario che la Ue dia un segnale forte e chiaro per far uscire i negoziati dalla situazione di stallo in cui si trovano. Con queste parole il ministro<!--more--> Prestigiacomo traduce in maniera evidente il tentativo del governo italiano di puntare sul fallimento del vertice sul clima, <img class="alignright size-thumbnail wp-image-4895" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h7-150x132.jpg" alt="" width="150" height="132" />per continuare a portare avanti vecchie politiche già responsabili dell’attuale crisi climatica e finanziaria”.</p>
<p>Come dimostra il tentativo, svelato da Legambiente, di approvare proprio oggi la centrale a carbone di Saline Joniche:</p>
<p>una decisione che la denuncia dell’associazione ambientalista ha portato a rinviare a gennaio, con la banale motivazione di ragioni procedurali.</p>
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		<title>Coop: &#8220;Consumatori sempre più sensibili al risparmio energetico&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 16:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crescono i consumatori attenti (+8%), diminuiscono gli &#8220;spreconi&#8221; (-8%). Le famiglie hanno migliorato complessivamente i propri comportamenti: il 94% è attento agli sprechi energetici, il 47% afferma di favorire i mezzi pubblici, il 19% ha detto no all&#8217;acqua minerale a favore dell&#8217;acqua di rubinetto. E&#8217; questo il primo bilancio della campagna Coop &#8216;Risparmia le energie&#8217;. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/18/coop-consumatori-sempre-piu-sensibili-al-risparmio-energetico/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Crescono i consumatori attenti (+8%), diminuiscono gli &#8220;spreconi&#8221; (-8%). </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4842" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/115-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Le famiglie hanno migliorato complessivamente i propri comportamenti: il 94% è attento agli sprechi energetici, il 47% afferma di favorire i mezzi pubblici, il 19% ha detto no all&#8217;acqua minerale a favore dell&#8217;acqua di rubinetto. </p>
<p>E&#8217; questo il primo bilancio della campagna Coop &#8216;Risparmia le energie&#8217;. Partita esattamente un anno fa (novembre 2008), la campagna ha coinvolto 2500 famiglie in tutta Italia con lo scopo di monitorare le abitudini energetiche delle famiglie italiane e di migliorarle.</p>
<p>La durata di un anno (novembre 2008/novembre 2009) ha permesso alle famiglie partecipanti di apprendere e mettere in pratica comportamenti volti al risparmio energetico, partecipando a una vera e propria community on line sul sito <a href="http://www.risparmialeenergie.e-coop.it/" rel="nofollow" target=_blank >www.risparmialeenergie.e-coop.it</a>. <span id="more-4840"></span></p>
<p>C&#8217;è chi ha fatto a meno dell&#8217;auto privata a vantaggio dei mezzi pubblici, chi preferisce il detersivo alla spina, chi preferisce i prodotti a basso impatto ambientale (km zero, Ecolabel, Fsc) e via di questo passo.</p>
<p>A sovrintendere alla campagna un Comitato Scientifico (convocato anche per valutare i comportamenti delle famiglie) formato da rappresentanti delle più importanti associazioni ambientaliste come Wwf, Greenpeace e Legambiente, un membro del Cncu (Consiglio nazionale consumatori e utenti) e un rappresentante del ministero dell&#8217;Ambiente.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4843" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/28-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ad un anno di distanza, è stata fotografata la performance energetica delle 2.500 famiglie con risultati positivi. A confronto i dati rilevati con i questionari iniziali e i report finali.</p>
<p>Dalle famiglie arrivano sostanzialmente buone notizie: crescono i consumatori attenti (erano l&#8217;89% a inizio campagna, ora salgono al 97%), diminuiscono gli &#8220;spreconi&#8221; (erano il 10%, scendono al 2%), mentre la quota di consumatori efficienti rimane sostanzialmente immutata (dall&#8217;1% iniziale al 2% di fine campagna).</p>
<p>In particolare la maggior parte delle famiglie dimostra una grande attenzione per il risparmio energetico riguardante elettrodomestici (il 95% sostiene di avere tutti gli elettrodomestici in classe A o superiore) e sprechi energetici (il 94% afferma di stare molto attento all&#8217;eliminazione degli stand-by e degli sprechi in generale).</p>
<p>Nel campo dei rifiuti la stragrande maggioranza (97%) effettua la raccolta differenziata, ma la percentuale scende (88%) alla domanda se si fa attenzione durante gli acquisti a prodotti con pochi imballaggi, sfusi, ecc&#8230;</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4846" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/34-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;Questa campagna ha dimostrato come l&#8217;informazione e la formazione possano cambiare le abitudini delle famiglie e incidere sui comportamenti concreti nella vita di tutti i giorni. E&#8217; l&#8217;altra faccia di Copenhagen, se vogliamo estremizzare&#8221; spiega Aldo Soldi, presidente Coop-Ancc (Associazione nazionale cooperative di consumatori).</p>
<p>Dopo un anno di campagna, il nostro obiettivo è da un lato quello di continuare a dialogare con la community che si è creata e dall&#8217;altra contribuire a diffondere le buone pratiche attivate mettendo a disposizione di tutti attraverso la rete l&#8217;esperienza fin qui fatta e le concrete indicazioni per risparmiare&#8221;.</p>
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		<title>Legambiente: 1200 nuovi alberi piantati in oltre 80 aree nel Lazio.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Obiettivo dell&#8217;iniziativa è riportare l&#8217;attenzione verso il verde pubblico e i mutamenti climatici, insegnando quanto sia utile e tangibile piantare un albero per combattere l&#8217;effetto serra. Da qualche giorno a Roma e nel Lazio si respira meno anidride carbonica e più ossigeno. Questo grazie ai 1200 nuovi alberi messi a dimora in oltre 80 aree [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/26/lazio-legambiente-1200-nuovi-alberi-piantati-in-oltre-80-aree/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Obiettivo dell&#8217;iniziativa è riportare l&#8217;attenzione verso il verde pubblico e i mutamenti climatici, insegnando quanto sia utile e tangibile piantare un albero per combattere l&#8217;effetto serra.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4030" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/co2_legambiente-400x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Da qualche giorno a Roma e nel Lazio si respira meno anidride carbonica e più ossigeno.</p>
<p>Questo grazie ai 1200 nuovi alberi messi a dimora in oltre 80 aree dai 10mila volontari che hanno partecipato alla XV edizione della &#8221;Festa dell&#8217;Albero&#8221;, la campagna di Legambiente per la piantumazione di arbusti, piante e fiori.</p>
<p>Mille alberi sono stati messi a disposizione nella Capitale dell&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente del Comune di Roma e 200, nel Lazio, dal Corpo Forestale dello Stato.</p>
<p>E&#8217; quanto riferisce Legambiente Lazio spiegando che con l&#8217;iniziativa sono state rinverdite non solo numerose aree sparse per Roma, ma anche nel resto della Regione, coinvolgendo località come Rieti, Monterotondo (Roma), Marino (Roma), Latina, Ripi (Frosinone),<span id="more-4031"></span> Cassino (Frosinone) e Formia (Latina), grazie a scuole, Comitati, Associazioni e ai Circoli di Legambiente.</p>
<p>La scrittrice Susanna Tamaro, che agli alberi ha dedicato il suo ultimo romanzo &#8221;Il Grande Albero&#8221; (edizione Salani), è stata la madrina di questa edizione della campagna di Legambiente. Nel corso dell&#8217;iniziativa odierna la scrittrice ha letto alcuni brani del suo ultimo libro e ha dialogato con i presenti, specie con i bambini ed i ragazzi. </p>
<p>La giornata è stata infine completata da momenti informativi sulle buone pratiche per la lotta ai cambiamenti del clima, come la riduzione dei rifiuti e la diffusione delle energie rinnovabili, nonché da puri momenti di convivialità.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4032" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/forestecasentinesi-alberi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;L&#8217;adesione alla storica festa dell&#8217;albero da parte dei cittadini è stata straordinaria, con il semplice e concreto gesto di piantare un albero migliaia di persone hanno contributo non solo a rinverdire le nostre città, ma anche a combattere l&#8217;effetto serra &#8211; ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio &#8211; Anche cosi Legambiente vuole chiedere ai governanti che parteciperanno al vertice di Copenhagen un accordo vincolante sulla riduzione dei gas serra&#8221;.</p>
<p>&#8220;A Roma &#8211; ha proseguito Parlati &#8211; e nelle altre città servono azioni urgenti in tal senso sul fronte del traffico, del risparmio e dell&#8217;efficienza energetica, dei consumi ma anche con iniziative a tutela del verde urbano, di riforestazione, con nuovi regolamenti in materia. Un enorme ringraziamento va alla scrittrice Susanna Tamaro che, con la sua presenza, ha sostenuto e testimoniato l&#8217;amore per gli alberi e la natura&#8221;. La  Festa dell&#8217;Albero continuerà anche nei prossimi giorni in più zone.</p>
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		<title>Rifiuti: ogni italiano ne produce quasi 550 Kg all&#8217;anno.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Settimana Europea per la Riduzione di Rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni italiano produce quasi 550 chili di rifiuti all&#8217;anno e, dal 2003 al 2007, la produzione di immondizia nel nostro Paese è cresciuta dell&#8217;8%. Solo il 27,5% viene avviato alle raccolte differenziate. L&#8217;immondizia che produciamo non accenna a diminuire, anzi cresce di anno in anno. Parte con questi dati la campagna di prevenzione “Ridurre si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/24/rifiuti-ogni-italiano-ne-produce-550-kg-lanno/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni italiano produce quasi 550 chili di rifiuti all&#8217;anno e, dal 2003 al 2007, la produzione di immondizia nel nostro Paese è cresciuta dell&#8217;8%. Solo il 27,5% viene avviato alle raccolte differenziate. L&#8217;immondizia che produciamo non accenna a diminuire, anzi cresce di anno in anno.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3964" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/rifiuti_adn-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Parte con questi dati la campagna di prevenzione “Ridurre si può” lanciata da Legambiente nell&#8217;ambito della<a title="Meno rifiuti" href="http://www.ecodallecitta.it/menorifiuti/" target="_blank" re="nofollow" > Settimana Europea per la Riduzione di Rifiuti</a> (21-27 novembre 2009).</p>
<p>Una campagna che vedrà week-end di iniziative davanti ai supermercati ma anche blitz, convegni e appuntamenti per promuovere buone pratiche di riduzione dei rifiuti.</p>
<p>Ad ospitare la presentazione della campagna è stata la città di Salerno, unico capoluogo del centro sud che ha superato nel 2008 l&#8217;obiettivo minimo di legge con il 45,7% di raccolta differenziata, con punte del 70% negli ultimi mesi dell&#8217;anno in corso, &#8220;dimostrando così &#8211; sottolinea Legambiente &#8211; che dall&#8217;emergenza rifiuti si può uscire con una corretta gestione dei rifiuti&#8221;.</p>
<p>Oltre a convegni e dibattiti nel corso dell&#8217;intera settimana, gli appuntamenti di Legambiente si concentreranno nel week-end del 28 e 29 novembre con i volontari<span id="more-3963"></span> impegnati davanti ai supermercati per promuovere acquisti consapevoli, privi di imballaggi inutili, favorendo prodotti sfusi, alla spina, con confezioni monomateriali riciclate o riciclabili, ma anche per incentivare l&#8217;uso degli shopper in bioplastica e delle sportine riutilizzabili in tessuto.</p>
<p>“Ma c&#8217;è un problema di costi ambientali altissimi e in aumento di anno in anno” ha affermato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, per il quale “solo se fondato su una seria politica di prevenzione, il ciclo dei rifiuti potrà divenire davvero integrato, virtuoso e sostenibile.</p>
<p>E’ centrale la prevenzione, coinvolgendo la politica nazionale e le amministrazioni locali, il mondo della distribuzione e della produzione, le associazioni di categoria e i cittadini”.</p>
<p>Ma Legambiente cita anche il problema del confezionamento dei prodotti: “Sono moltissimi i prodotti in cui il packaging viene utilizzato in un modo esagerato, spesso con confezioni inutili che hanno l&#8217;unica funzione di rendere appariscenti gli oggetti che acquistiamo. Bisogna evitare di comprare imballaggi inutili scongiurandone la produzione”.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3965" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/rifiuti2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ma per contribuire a ridurre la produzione dei rifiuti non è necessario, sottolinea l&#8217;associazione ambientalista, “stravolgere il proprio stile di vita, basta comprendere l&#8217;utilità di acquistare prodotti, privi di imballaggi inutili. Il vantaggio è sicuramente di carattere ambientale ma anche economico.</p>
<p>Un buon esempio in proposito è rappresentato dal latte alla spina: in Italia esistono ormai 1250 distributori di latte crudo alla spina e grazie ad essi si si risparmia in media il 30% rispetto al prodotto imbustato”.</p>
<p>Nella produzione dei rifiuti danno il loro apporto inquinante, concludono gli ambientalisti, anche gli shopper. “Solo in Italia sono 300mila le tonnellate di buste in plastica tradizionale prodotte all&#8217;anno, l&#8217;equivalente di 430mila tonnellate di petrolio con l&#8217;emissione in atmosfera di circa 200mila tonnellate di CO2.</p>
<p>Dopo anni di battaglie ambientaliste e la recente proroga di un anno da parte del governo, finalmente &#8211; conclude Legambiente &#8211; anche nel nostro Paese dal 1° gennaio 2011 i sacchetti non biodegradabili saranno messi al bando”.</p>
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		<title>Veleni nel cielo di Taranto.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 14:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[arpa puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio assennato]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Sull&#8217;onda crescente del flusso di informazioni riguardo le tematiche ambientali, trova ancora molto spazio il noto problema dell&#8217;inquinamento. Questa volta è dentro casa nostra, in Italia, uno dei  più tristi e pericolosi casi di un cielo oscurato dall&#8217;emanazione di gas industriali e veleni vaporosi. Il centro interessato è Taranto, dove è situato uno dei più [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/veleni-nel-cielo-di-taranto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sull&#8217;onda crescente del flusso di informazioni riguardo le tematiche ambientali, trova ancora molto spazio il noto problema dell&#8217;inquinamento.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1836" title="taranto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/taranto-300x225.jpg" alt="taranto" width="258" height="193" /> Questa volta è dentro casa nostra, in Italia, uno dei  più tristi e pericolosi casi di un cielo oscurato dall&#8217;emanazione di gas industriali e veleni vaporosi. </p>
<p>Il centro interessato è Taranto, dove è situato uno dei più estesi raggruppamenti industriali d&#8217;Italia.  Il problema è serio, 195.000 abitanti respirano ogni giorno aria inquinata e i processi contro i responsabili dell&#8217;inquinamento ambientale della zona sono ancora lontani da una sentenza definitiva. </p>
<p>Intanto il cielo di Taranto diventa la sede della più grande quantità di inquinanti in Italia e forse anche in Europa, suggerendo la necessità di attuare un provvedimento legislativo immediato e efficace. </p>
<p>Ad aggravare la situazione è stata la constatazione, nel corso degli anni, di un notevole <span id="more-1835"></span>aumento dei casi di malattie cronico-degenerative provocate dall&#8217;inquinamento ambientale.</p>
<p>Giorgio Assennato, Arpa Puglia: &#8220;In questo momento la vera emergenza ambientale italiana si chiama Taranto. Rappresenta la città più inquinata d&#8217;Italia, probabilmente d&#8217;Europa. Gli effetti ambientali cominciano negli anni scorsi e continuano ancora oggi ma noi dobbiamo ancora conoscerli. </p>
<p>Soltanto nei prossimi anni gli studi epidemiologici potranno dirci esattamente cosa hanno significato per la salute della gente tutte queste emissioni dannose. Oggi i dati ci segnalano la presenza anomala, rispetto al resto della provincia e della regione, di una serie di malattie neoplastiche riconducibili all&#8217;inquinamento ambientale. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme. Per capire a cosa andiamo incontro bisognerà ancora aspettare del tempo&#8221;.(<em>Repubblica 7 settembre 2009)</em></p>
<p>Legambiente: &#8220;Lo stabilimento siderurgico Ilva vince su tutte le altre aziende italiane per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall&#8217;Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). </p>
<p>Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti le emissioni da primato nazionale dell&#8217;Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all&#8217;80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall&#8217;Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di Nox (11%)&#8221;. (<em>Repubblica 7 settembre 2009</em>)</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="372" height="311" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/chtGLlsrVtg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="372" height="311" src="http://www.youtube.com/v/chtGLlsrVtg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Lo scandalo del rigassificatore di Trieste.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia si ritrova nel mirino di un nuovo scandalo. L&#8217;associazione Alpa Adria Green, infatti, ha rischiesto alla Repubblica di Slovenia la verifica del progetto di costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto di Trieste, al confine con la Slovenia. Secondo Alpa Adria Green sarebbero innumerevoli le scorrettezze e i punti falsificati nei dati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/lo-scandalo-del-rigassificatore-di-trieste/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Italia si ritrova nel mirino di un nuovo scandalo.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1813" title="show" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/show-300x199.jpg" alt="show" width="230" height="199" />L&#8217;associazione Alpa Adria Green, infatti, ha rischiesto alla Repubblica di Slovenia la verifica del progetto di costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto di Trieste, al confine con la Slovenia. </p>
<p>Secondo Alpa Adria Green sarebbero innumerevoli le scorrettezze e i punti falsificati nei dati del progetto italiano, in particolare riguardo le misure di sicurezza.</p>
<p>In effetti, i progetti di costruzione dei rigassificatori devono obbedire a rigide misure di sicurezza, in mancanza delle quali si potrebbe assistere all&#8217;equivalente di un&#8217;eruzione vulcanica. </p>
<p>La diffusione del materiale interesserebbe un&#8217;area che varia dagli 1 ai 10 km  e un esplosione devasterebbe tutto nell&#8217;area di 4-5 km. Nel caso di un rigassificatore così vicino alla città come quello di Trieste, lo scatenarsi di una situazione catastrofica, come le<span id="more-1791"></span> precedenti, provocherebbe danni irreparabili alla popolazione. </p>
<p>Per questi motivi la costruzione di un rigassificatore viene effettuata in aree deserte, a più di 15km di distanza da qualsiasi centro abitato e con divieto d&#8217;accesso nelle aree concentriche ai serbatoi.</p>
<p>Il rigassificatore di Trieste violerebbe tutte le norme di sicurezza civile e militare, per non parlare delle innate norme del buon senso. Fortunatamente il progetto basato su dati falsificati è ora percuisito dalla Polizia Giudiziaria italiana in seguito alla denuncia dell&#8217;Alpe Adria Green, WWF, Legambiente e Italianostra. Il comunicato ufficiale presentato da queste associazioni allo scopo di denuncia è visualizzabile in formato pdf sul sito di Green Action.</p>
<p>Per ultimo, una triste considerazione: il progetto italiano è stato approvato da IOtalia e dalla spagnola GasNatural, due delle più grandi multinazionali dei servizi energetici al mondo.</p>
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		<title>Il caldo aumenta, l&#8217;ozono sale. Città italiane irrespirabili.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 10:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ozono (O3) è una sostanza che si forma nell&#8217;atmosfera a partire dai comuni inquinanti urbani per azione della luce solare. Tale fenomeno è tipico della stagione estiva e in particolare delle giornate più soleggiate dei mesi di giugno, luglio e agosto, facendo registrare concentrazioni più elevate nelle ore di massima insolazione, dalle 12 alle 18. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/28/il-caldo-aumenta-lozono-sale-citta-italiane-irrespirabili/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;ozono (O3) è una sostanza che si forma nell&#8217;atmosfera a partire dai comuni inquinanti urbani per azione della luce solare.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1493" title="bannerozono" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bannerozono.png" alt="bannerozono" width="160" height="220" /> Tale fenomeno è tipico della stagione estiva e in particolare delle giornate più soleggiate dei mesi di giugno, luglio e agosto, facendo registrare concentrazioni più elevate nelle ore di massima insolazione, dalle 12 alle 18. </p>
<p>Una situazione che viene accentuata dal perdurare delle condizioni meteorologiche di stabilità atmosferica ed in condizioni di alta pressione. La concentrazione di ozono diminuisce invece all&#8217;interno delle abitazioni. </p>
<p>L&#8217;allerta giunge da Legambiente che, con la campagna &#8220;Ozono ti tengo d’occhio&#8221;, realizzata insieme al portale <strong>www.lamiaaria.it</strong>, lancia l&#8217;allarme per l&#8217;irrespirabilità dell&#8217;aria in molte città italiane, rendendo noto l&#8217;elenco dei capoluoghi più a rischio. </p>
<p>L&#8217;associazione ambientalista rileva che sono già 15 su 55 le città capoluogo monitorate che ad oggi hanno oltrepassato il limite annuale di 25 giorni di superamento giornaliero di ozono, stabilito per la protezione della salute umana<span id="more-1492"></span> dalla normativa che sarà in vigore dal prossimo anno. Da tempo non si sentiva più parlare di ozono. </p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, la parola che identifica il gas azzurrognolo si è progressivamente dileguata dalle pagine dei giornali e dai notiziari nazionali. Vero è che i provvedimenti presi a livello internazionale qualche anno fa (tra cui la messa al bando delle bombolette spray) hanno notevolmente ridotto il problema del buco dell&#8217;ozono nella stratosfera, responsabile della riduzione del filtro alle radiazioni ultraviolette e causa di effetti negativi sulla nostra salute. </p>
<p>Ma se ad alte quote (tra i 15 e i 35 chilometri di altitudine) l&#8217;ozono è un <strong>gas prezioso</strong>, è <strong>veleno </strong>per la salute delle persone e dell&#8217;ecosistema se supera certi livelli nei bassi strati dell’atmosfera. A guidare la classifica dell’aria irrespirabile Novara<a href="http://novara.virgilio.it/?pmk=not_cross" target="_blank"> </a>con 49 giorni di ozono oltre il consentito. </p>
<p>Nella Top Ten dei capoluoghi più inquinati prevalgono le città del Nord, come Lecco<a href="http://lecco.virgilio.it/?pmk=not_cross" target="_blank"></a>, Alessandria, Bergamo, con un&#8217;eccezione dal profondo Sud, Matera, che supera per 38 giorni il limite previsto per la tutela della salute umana di 120 µg/m³, in vigore dal 2010. </p>
<p>E con i caldi dell&#8217;estate la concentrazione di ozono, soprattutto nei centri urbani, è destinata ad aumentare: il gas, che ha un elevato <strong>effetto ossidante</strong>, è un inquinante prodotto dalle emissioni dei veicoli a motore, dai processi di combustione e dai solventi chimici <strong>in presenza di un forte irraggiamento solare</strong> e danneggia la salute dell’uomo, di animali e piante. </p>
<p>Gli effetti a breve termine dell&#8217;esposizione ad elevate concentrazioni di ozono sono valutabili in irritabilità del <strong>sistema respiratorio</strong>, riduzione della funzione polmonare, aggravamento dell&#8217;asma, infiammazione delle vie respiratorie.</p>
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		<title>L&#8217;Italia torna al nucleare, dure le reazioni dei contrari.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 15:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Inutile e dannoso&#8221;, &#8220;ritorno alla preistoria&#8221;, &#8220;follia ambientale ed economica&#8221;. Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell&#8217;Italia all&#8217;energia nucleare. Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/13/litalia-torna-al-nucleare-dure-le-reazioni-dei-contrari/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>&#8220;Inutile e dannoso&#8221;, &#8220;ritorno alla preistoria&#8221;, &#8220;follia ambientale ed economica&#8221;. Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell&#8217;Italia all&#8217;energia nucleare.</strong></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1300" title="mappa-centrali-grandi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mappa-centrali-grandi-300x203.jpg" alt="Mappa centrali grandi" width="300" height="203" align="left"/> Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la preoccupazione delle associazioni che promossero quella campagna sembrano essere economiche prima ancora che di tipo ecologico. </p>
<p>Puntare come vuole fare l&#8217;Italia con il &#8220;ddl sviluppo&#8221; sull&#8217;obsoleto nucleare di terza generazione dopo aver abbandonato da anni la ricerca e la produzione industriale legata a questo settore, prima ancora che un problema di sicurezza è un colossale spreco di risorse.</p>
<p>&#8220;Con grande soddisfazione &#8211; denuncia ad esempio Legambiente &#8211; l&#8217;Italia oggi ha raggiunto un antico obiettivo: tornare alla preistoria energetica e spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione, proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura&#8221;.</p>
<p>Nel dibattito interviene anche il Wwf. &#8220;Il G8 a presidenza italiana &#8211; ricorda<span id="more-1267"></span> l&#8217;associazione &#8211; affronta il nodo cruciale delle politiche climatiche ed energetiche del Pianeta, dalle quali emerge la necessità di puntare con decisione ed urgenza sulle nuove tecnologie pulite: sembrerebbe una strada finalmente tracciata anche per l&#8217;Italia, facilitata anche dal <!--more-->consenso che si sta formando tra i paesi più influenti del mondo. E invece no: alla prova dei fatti, l&#8217;Italia decide di perseverare sulla vecchia strada e continuare a perdere tempo e denaro puntando tutte le proprie carte sull&#8217;opzione nucleare e ponendo un&#8217;ipoteca quasi irreversibile sulla diffusione delle energie rinnovabili nel nostro paese&#8221;.</p>
<p>L&#8217;altro aspetto che viene denunciato dagli ambientalisti è proprio il sacrificio che gli investimenti sul nucleare, decisamente antieconomico e fuori mercato, richiederanno allo sviluppo di eolico e solare. &#8220;Costruire le nuove centrali &#8211; prevede il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio &#8211; porterà l&#8217;Italia ad avere una disponibilità eccessiva di energia, il che porterà inevitabilmente a un allentamento della spinta sulla produzione da fonti rinnovabili e sul consumo efficiente&#8221;.</p>
<p>Roberto Della Seta capogruppo del Pd nella commissione Ambiente del Senato afferma che &#8220;Il ddl è nato vecchio e ora è addirittura decrepito. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l&#8217;innovazione e le fonti rinnovabili, per il nostro governo i problemi energetici dell&#8217;Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni. Ed i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno e potranno essere localizzati anche contro la volontà delle Regioni&#8221;.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-1299" title="mappa-centrali-piccole" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mappa-centrali-piccole-300x203.jpg" alt="Mappa centrali piccole" width="300" height="203" align="right" />Tra i più agguerriti contro il ddl c&#8217;è infatti anche Nichi Vendola, il governatore della Puglia, una delle regioni che potrebbe essere interessata dalla costruzione di una nuova centrale. &#8220;Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante, la Puglia &#8211; avverte il governo &#8211; vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d&#8217;Europa&#8221;. &#8220;Ho proposto già al ministro Scajola &#8211; conclude Vendola &#8211; il tema vero: l&#8217;ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell&#8217;energia che produce a causa dell&#8217;obsolescenza della rete&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda la reazione di Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, regione dove sorge ancora la vecchia centrale di Trino Vercellese. &#8220;Il nucleare è una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini &#8211; commenta &#8211; E ci sono moltissimi dubbi sulla reale copertura economica dell&#8217;enorme spesa che si dovrebbe programmare&#8221;.</p>
<p>Le due mappe indicano i possibili siti degli impianti.</p>
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