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	<title>Ok Ambiente . com &#187; India</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Gli oli essenziali dagli antichi egizi alla moderna aromaterapia.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 15:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arancio, bergamotto, cannella&#8230; eucalipto, frangipani, gelsomino&#8230; lavanda, sandalo, patchouli.&#8230; Gli oli essenziali (OE) sono utilizzati da millenni nella medicina naturale per curare corpo e anima e per inebriare i sensi, ma cosa sono e qual è la loro storia? Gli oli essenziali sono sostanze estremamente concentrate, dal profumo intenso, molto volatili ed infiammabili. Non sono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/gli-oli-essenziali-dagli-antichi-egizi-alla-moderna-aromaterapia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong><em>Arancio, bergamotto, cannella&#8230; eucalipto, frangipani, gelsomino&#8230; lavanda, sandalo, patchouli.</em>&#8230; Gli oli essenziali (OE) sono utilizzati da millenni nella medicina naturale per curare corpo e anima e per inebriare i sensi, ma cosa sono e qual è la loro storia?</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11630" title="oli-essenziali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <em><strong>oli essenziali</strong></em> sono sostanze estremamente concentrate, dal profumo intenso, molto volatili ed infiammabili. Non sono veri oli ma liquidi dalla consistenza oleosa e dalla composizione complessa: costituenti tipici sono aldeidi, chetoni, esteri, fenoli, flavonoidi, terpeni, etc&#8230;</p>
<p>Le <strong>piante </strong>producono (e conservano in speciali cellule secretrici) oli essenziali per attirare gli insetti utili all&#8217;impollinazione, per respingere gli insetti dannosi e i parassiti oppure per difendersi da condizioni ambientali sfavorevoli e malattie.</p>
<p>L&#8217;uso degli oli vegetali non distillati per scopo cosmetico, culinario, medico e rituale ha origini antichissime. Le prime testimonianze scritte risalgono addirittura a <strong>4000-5000 anni fa</strong>:<em> </em>i <em>Rig-veda</em> in India, il <em>Libro di Medicina</em> dell&#8217;Imperatore Giallo in Cina ed infine i<span id="more-11439"></span> <em>Papiri </em>in Egitto elencavano molte sostanze aromatiche e ne codificavano l&#8217;impiego a livello terapeutico e religioso.</p>
<p>Gli oli profumati degli antichi erano degli <strong>oleoliti</strong> molto meno concentrati rispetto ai moderni oli essenziali puri: in pratica si estraevano le essenze vegetali tramite macerazione in olio (un po&#8217; come quando si mettono i peperoncini nell&#8217;olio di oliva per ottenere un condimento piccante).</p>
<p>Gli OE puri si estraggono invece principalmente per corrente di vapore dalle foglie e dai fiori con l&#8217;utilizzo di un distillatore, oppure per pressione delle bucce nel caso dei frutti degli agrumi: tutto questo è oggi possibile solo grazie alle scoperte di un alchimista arabo vissuto circa mille anni fa.</p>
<p>Nel X secolo lo scienziato<em><strong> Avicenna</strong></em> scoprì infatti il metodo della <em><strong>distillazione</strong></em>: il primo olio essenziale estratto fu quello di rose<strong> </strong>e l&#8217;<strong>acqua di rose</strong> conobbe poi una grande diffusione in Europa dove fu importata nel periodo delle Crociate.</p>
<p>Nel nostro continente alla fine del XII secolo si consolidò la produzione dei <strong>profumi</strong> elaborati a partire da combinazioni di oli essenziali: la valenza terapeutica rimaneva (ad esempio in tempi di peste e colera ai profumieri si chiedeva di preparare delle pozioni potenti da cospargersi addosso, probabilmente essenze dalle proprietà antisettiche ed antimicrobiche) mentre le dame impazzivano per la violetta, la lavanda ed i fiori d&#8217;arancio.</p>
<p>Nel 1800, con la rivoluzione industriale e l&#8217;avvento della chimica, i <strong>farmaci sintetici</strong> sostituirono quasi completamente i preparati d&#8217;origine vegetale e minerale, interrompendo così una lunghissima tradizione popolare.</p>
<p>Nel frattempo, l&#8217;arte della profumeria fece passi da gigante e fu proprio nel laboratorio di un noto chimico cosmetologo francese che gli oli essenziali manifestarono nuovamente all&#8217;umanità le loro preziose proprietà curative.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11637" title="oli-essenziali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali2.jpg" alt="" width="250" height="180" /></a><em><strong>Renè Gattefossè</strong></em>, vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nel 1928 lavorava nel suo laboratorio. Per un caso del destino, si ustionò seriamente una mano e la immerse nella bacinella più vicina, che conteneva olio di lavanda puro. Sorprendentemente la mano guarì rapidamente e senza cicatrici. Gattefossè coniò allora il termine &#8220;<em><strong>aromaterapia</strong></em>&#8221; e iniziò a studiare le proprietà curative di altri oli essenziali.</p>
<p><strong><em>Jean Valnet </em></strong>portò avanti le sue ricerche svolgendo l&#8217;attività di chirurgo durante la seconda guerra mondiale. In quel periodo i medicinali scarseggiavano, ma egli scoprì che gli oli essenziali spesso si rilevavano un sostituto molto efficace.</p>
<p>Il lavoro di Valnet, Gattefossè e molti altri ricercatori contribuì insomma notevolmente a fornire una convalida scientifica all&#8217;aromaterapia che ormai fa parte della tradizione della medicina francese. Oggi, gli oli essenziali sono usati in tutto il mondo per curare svariate malattie psichiche e fisiche.</p>
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		<title>COP15: finalmente c&#8217;è l&#8217;accordo, tra soddisfazione e critiche.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul limite di 2°C da porre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/19/cop15-finalmente-ce-laccordo-tra-soddisfazione-e-critiche/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4854" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul <strong>limite di 2°C</strong> da porre all&#8217;innalzamento della temperatura, e su un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni.</p>
<p>Lo stesso funzionario americano ammette che l&#8217;intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di &#8220;un primo capitolo importante&#8221;: nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è &#8220;uno storico passo&#8221; su cui costruire in seguito.</p>
<p>“Il tempo delle parole è scaduto. Non c&#8217;è tempo da perdere”, aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca. L’intesa arriva dopo un&#8217;intensa giornata di colloqui.</p>
<p>Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l&#8217;espressione &#8220;accordo di Copenhagen&#8221; e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il<span id="more-4850"></span> 2050 rispetto ai livelli del 1990 per tutti e dell&#8217;80% per i Paesi industrializzati.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4855" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/116-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Quanto ai Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi Annex 1), &#8220;si impegnano a ridurre individualmente o congiuntamente le proprie emissioni dell&#8217;80% entro il 2050&#8243;. Mancano, invece, obiettivi precisi per i Paesi ricchi a medio termine, cioè entro il 2020.</p>
<p>Nel testo si indica, inoltre, l&#8217;obiettivo di &#8220;mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi&#8221;. Si tratta di una decisione che va oltre quella di &#8220;non eccedere i due gradi&#8221;, come già previsto al G8 dell&#8217;Aquila e contenuto in una prima bozza apparsa questa mattina.</p>
<p>Sul fronte dei finanziamenti resta indiscusso &#8220;l&#8217;impegno collettivo dei Paesi sviluppati a fornire risorse nuove e aggiuntive per 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012&#8243;.</p>
<p>Inoltre, &#8220;nel contesto di azioni appropriate per la mitigazione (degli effetti dei cambiamenti climatici, ndr.) e la trasparenza nell&#8217;applicazione, i Paesi sviluppati sostengono l&#8217;obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l&#8217;anno intorno al 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4857" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/41.jpg" alt="" width="214" height="113" />Nella bozza si esorta &#8220;a una revisione di questo accordo e della sua attuazione da completare entro il 2016&#8243;. Tale revisione &#8220;includerebbe la valutazione del rafforzamento dell&#8217;obiettivo di lungo termine di limitare l&#8217;aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi&#8221;.</p>
<p>Nel documento si parla, inoltre, di un &#8220;Copenhagen Climate Fund&#8221;, che sarà &#8220;un&#8217;entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione&#8221;. Prevista, infine, la creazione di un &#8220;Meccanismo tecnologico per il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
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		<title>COP15, Obama: &#8221;Il tempo delle parole è scaduto. Bisogna agire&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 12:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni. &#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/18/cop15-obama-il-tempo-delle-parole-e-scaduto-bisogna-agire/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4829" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/32-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando di fronte a 120 capi di stato e di governo.</p>
<p>&#8221;La sfida che ci troviamo di fronte consiste nella nostra capacità di affrontarla&#8221; ha affermato, ribadendo gli impegni che gli Stati Uniti sono disposti a prendere, &#8221;nel quadro di un accordo generale&#8221; annunciati ieri dal segretario di stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra &#8221;indipendentemente da ciò che accade a Copenhagen&#8221;.</p>
<p>Dopo trattative durate tutte la notte a Copenhagen questa mattina si respirava un&#8217;aria di ottimismo in vista dell&#8217;accordo. Ma il presidente Nicolas Sarkozy <span id="more-4828"></span> spiega i motivi dell&#8217;attuale stallo:</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4830" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/114-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;Uno dei problemi principali è che la Cina è riluttante all&#8217;idea di accettare controlli esterni, ma anche l&#8217;India sta sollevando obiezioni&#8221;. Finora ci sono stati solo minimi progressi&#8221; ha ammesso Sarkozy.</p>
<p>A questo punto si spera che il pressing di Obama abbia qualche effetto sulla Cina. Un&#8217;intesa fra Washington e Pechino è fondamentale per il raggiungimento di un accordo globale sul clima.</p>
<p>Ma il premier cinese, Wen Jiabao, nel suo intervento ha subito messo in chiaro che le responsabilità storiche per i cambiamenti climatici sono tutte dei Paesi ricchi e spetta a loro dunque occuparsene.</p>
<p>Wen ha promesso di far onore ai suoi impegni, spiegando che il suo governo punta a tagliare &#8220;l&#8217;intensità carbonica&#8221; (ovvero il livello di emissioni di CO2 necessari alla produzione di beni) del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.</p>
<p>&#8220;Ridurre le emissioni di CO2 su una scala così ampia su questo periodo necessiterà di un enorme sforzo da parte nostra&#8221;, ha detto Wen, ricordando le necessità dello sviluppo economico del suo Paese.</p>
<p>&#8220;La Cina -ha detto- ha una popolazione di 1,3 miliardi di dollari e un reddito medio pro capite di soli 300 dollari. Abbiamo 150 milioni di persone sotto la linea della povertà, per questo dobbiamo pensare anche allo  sviluppo dell&#8217;economia&#8221;.</p>
<p>Wen ha sottolineato che le emissioni di CO2 sono già calate in Cina del 46% rispetto ai livelli del 1990. E si è rivolto ai paesi ricchi perchè &#8220;rispettino i loro impegni&#8221; e aiutino &#8220;i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4831" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/27-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Con il leader del Cremlino è possibile sia affrontata anche la questione del rinnovo del trattato sulla riduzione delle armi nucleari.</p>
<p>Ancora una volta il presidente arriva a Copenhagen in una sorta di attesa messianica per un suo intervento che si spera possa salvare i negoziati e portare ad un accordo sul clima che ieri ad un certo punto sembrava spacciato.</p>
<p>Nella bozza di accordo è stato introdotto un sistema progressivo, con una disponibilità immediata di 10 miliardi di dollari annui, sia pubblici che privati, per poi salire a 50 miliardi entro il 2015 ed a 100 entro il 2020. L&#8217;aumento della temperatura globale del pianeta non dovrà superare i 2 gradi centigradi.</p>
<p>Rimangono sul tavolo però le domande che la stessa segretario di Stato aveva sollevato, cioè come inserire i principali paesi emergenti &#8211; vedi Cina secondo inquinatore mondiale dopo l&#8217;India &#8211; nello schema dei tagli delle emissioni in un futuro trattato internazionale e la verificabilità di queste riduzioni.</p>
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		<title>Clima: i leader UE non sanno accordarsi sugli aiuti ai paesi poveri.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l&#8217;UE dimostri coesione! E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/clima-i-leaders-ue-non-sanno-accordarsi-sugli-aiuti-ai-paesi-poveri/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l&#8217;UE dimostri coesione!</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4449" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/15-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i paesi &#8220;grandi&#8221; a non tirare ancora fuori le cifre per il fondo &#8220;Fast Start&#8221; &#8211; destinato agli aiuti per i Paesi in Via di Sviluppo &#8211; che l&#8217;Ue vorrebbe portare trionfalmente sul tavolo della Conferenza sul clima di Copenhagen.</p>
<p>Il fondo dovrebbe servire per gli aiuti immediati (periodo 2010-2012) per il trasferimento di tecnologie pulite, la riduzione delle emissioni di gas serra e l&#8217;adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico.</p>
<p>Secondo le stime della Commissione europea, sarebbero necessari dai 5 ai 7 miliardi di euro nel triennio. Ma secondo fonti diplomatiche, Italia, Germania e Francia<span id="more-4447"></span> non hanno voluto per ora dare cifre precise. I negoziati fra gli sherpa sono continuati durante la notte.</p>
<p>Il successo dell&#8217;iniziativa del &#8220;Fast Start&#8217;&#8221;, in realtà, serve anche come diversivo: per sviare l&#8217;attenzione dal fatto che, a questo vertice, i Ventisette hanno riunciato a indicare le cifre dei ben più ingenti finanziamenti di medio e lungo termine (2013-2020) ai Paesi in Via di Sviluppo .</p>
<p>Sarà questo uno dei nodi più difficili da sciogliere a Copenhagen. Intanto nella capitale danese la parola d&#8217;ordine dei Pvs è &#8220;Kyoto non si tocca&#8221;, almeno per ora. Capeggiati da Cina e India, i Paesi in Via di Sviluppo non intendono sottostare al diktat dei più ricchi.</p>
<p>Un testo confidenziale elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan insiste sulla validità del protocollo di Kyoto, chiede ai Paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990, e chiede agli Usa di adeguarsi &#8220;agli sforzi degli altri&#8221;, con tagli &#8220;a livello nazionale&#8221; e non compensazioni oltre le frontiere americane. Quanto ai più poveri, si mette in chiaro, &#8220;la priorità assoluta resta lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà&#8221;.</p>
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		<title>L’India si impegna contro la CO2 valorizzando il solare.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 06:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;India è pronta a impegnarsi per un &#8220;obiettivo globale ambizioso&#8221; di riduzione delle emissioni di gas serra, a condizione che si raggiunga un accordo &#8220;equo&#8221; per la ripartizione degli oneri. Dopo quelle di Stati Uniti e Cina, è arrivata anche l&#8217;apertura del primo ministro indiano, Manmohan Singh, che in un discorso al vertice del Commonwealth [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/03/anche-l%e2%80%99india-si-impegna-contro-la-co2-valorizzando-il-solare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;India è pronta a impegnarsi per un &#8220;obiettivo globale ambizioso&#8221; di riduzione delle emissioni di gas serra, a condizione che si raggiunga un accordo &#8220;equo&#8221; per la ripartizione degli oneri. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4123" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Dopo quelle di Stati Uniti e Cina, è arrivata anche l&#8217;apertura del primo ministro indiano, Manmohan Singh, che in un discorso al vertice del Commonwealth a Port of Spain, la capitale di Trinidad e Tobago, ha promesso aperture in vista della conferenza Onu di Copenhagen.</p>
<p>&#8220;L&#8217;India è pronta ad accettare obiettivi ambiziosi per la riduzione di emissioni di gas serra, purché accompagnata da una ripartizione equa degli oneri&#8221;, ha affermato Singh.</p>
<p>Il gigante dell&#8217;Asia del sud è il quarto inquinatore mondiale dopo Stati Uniti, Cina, e Russia ed è l&#8217;unico a non aver assunto un impegno preciso in vista della conferenza sul dopo-Kyoto nella capitale danese, anche se si parla di una disponibilità di massima a ridurre le emissioni nel decennio del 20-25%.<span id="more-4121"></span></p>
<p>Il ministro dell&#8217;Ambiente di New Delhi, Jairam Ramesh, ha osservato davanti ai colleghi del Commonwealth che dopo l&#8217;impegno sul clima assunto dalla Cina &#8220;la sveglia è suonata anche per l&#8217;India&#8221;. Nel suo intervento, il premier indiano ha però lamentato che &#8220;il problema dei cambiamenti climatici sta diventando un pretesto per perseguire politiche protezionistiche con un marchio verde&#8221;. </p>
<p>Questo &#8220;sarebbe contrario allo spirito della Convenzione quadro dell&#8217;Onu (Unfccc) e anche una violazione degli accordi nel Wto&#8221;. Singh ha auspicato che a Copenhagen si raggiunga un accordo complessivo su &#8220;tutti gli elementi interdipendenti&#8221; come la riduzione dei gas serra, l&#8217;adattamento delle politiche, i finanziamenti e la tecnologia. &#8220;Siamo contrari a un accordo parziale&#8221;, ha insistito.</p>
<p>A margine del summit, il premier indiano ha incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico Gordon Brown che hanno invitato Singh a partecipare al vertice di Copenhagen.</p>
<p>Dal vertice delle ex colonie britanniche è venuto un messaggio di ottimismo per la conferenza Onu di Copenhagen, in programma dal 7 al 18 dicembre. Il segretario generale dell&#8217;Onu, Ban Ki-Moon, ha affermato che un accordo preliminare in vista di un trattato legalmente vincolante è &#8220;a portata di mano&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4124" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/india-150x150.jpg" alt="" width="150" height="157" />A suo avviso &#8220;l&#8217;obiettivo comune deve essere quello di arrivare a gettare le basi per un trattato legalmente vincolante sui mutamenti climatici da adottare al più presto possibile nel corso del 2010&#8243;.</p>
<p>&#8220;Sono fiducioso e ottimista, ogni settimana registriamo promesse e impegni da parte di paesi industrializzati, di Paesi emergenti e di Paesi in via di sviluppo, penso che un accordo sia a portata di mano&#8221;. I piani dell’India (definiti “di durata trentennale”) si legano ad una prospettiva energetica nuova, attraverso lo sfruttamento più massiccio dell’energia solare.</p>
<p>Avremmo così due fasi: la prima prevede l’installazione di 1-1,5 Gw di potenza solare già entro il 2012, con la speranza che i costi possano diminuire con l’aumentare della domanda; la seconda i già esposti 20 Gw nel 2022. Inoltre il Governo punterà agli incentivi per costruire un mini-impianto solare domestico,<strong> </strong>così da alleggerire la richiesta di elettricità alla rete nazionale da parte dei singoli cittadini.</p>
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		<title>Hillary Clinton: “Fiducia all’India per il clima”.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 22:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’India si è da subito dimostrata restia rispetto alle pretese occidentali inerenti ai possibili limiti vincolanti per le emissioni di carbonio, ma ora il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha espresso ottimismo circa le prospettive di applicazione e di vantaggi per l’India. La delegazione USA che in questi giorni è in India darà una [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/21/hillary-clinton-%e2%80%9cfiducia-all%e2%80%99india-per-il-clima%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’India si è da subito dimostrata restia rispetto alle pretese occidentali inerenti ai possibili limiti vincolanti per le emissioni di carbonio, ma ora il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha espresso ottimismo circa le prospettive di applicazione e di vantaggi per l’India.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1416" title="090719-clinton-hmed-10a_hmedium" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/090719-clinton-hmed-10a_hmedium-300x240.jpg" alt="090719-clinton-hmed-10a_hmedium" width="220" height="176" /> La delegazione USA che in questi giorni è in India darà una svolta alle politiche comuni che si prospettano, specialmente su clima ed economia, come la cooperazione in settori correlati di efficienza energetica, strutture a basso impatto ambientale e combustibili puliti. </p>
<p>La Clinton, nonostante le difficoltà su un accordo rapido, è ottimista e non lo nasconde: &#8220;Questo incontro è parte di un negoziato&#8221;, ha detto. &#8220;E’ parte di un dare e prendere, e la questione è più complessa di quel che può sembrare. Ma fino a prova contraria, ho intenzione di continuare a parlare in favore di ogni paese affinché ognuno faccia la sua parte per affrontare la sfida globale del cambiamento climatico&#8221;.</p>
<p>Proprio in questi giorni sono previsti altri colloqui con i funzionari del governo indiano su altre questioni, tra cui la necessità di arginare la diffusione delle armi nucleari. In un&#8217;intervista alla stazione televisiva Ndtv, la<span id="more-1415"></span> Clinton ha detto che vuole discutere anche di come l’India vede l’Iran, e di come l’India valuti il programma nucleare del regime di Ahmadinejad. L&#8217;India è ampiamente considerata un partner indispensabile in materia di cambiamento climatico, insieme alla Cina e al Brasile. </p>
<p>Infine, ha affermato: &#8220;Sono molto fiduciosa sul legame Stati Uniti &#8211; India per elaborare un piano che cambi radicalmente il nostro modo di produrre, consumare e conservare l&#8217;energia, e con la creazione di nuovi piani di investimento sapremo anche creare milioni di posti di lavoro”. Da parte sua, il Ministro indiano Ramesh, pur ribadendo che l&#8217;India non è disposta ad accettare vincoli legali o tagli obbligatori delle emissioni se i paesi industrializzati non ridurranno per primi la produzione di gas serra, ha assicurato che Nuova Delhi non si sottrarrà alle proprie responsabilità. &#8220;Sono d&#8217;accordo con la signora segretario di Stato sul fatto che è possibile avvicinare le nostre posizioni &#8211; ha detto &#8211; è possibile per noi avere un accordo internazionale che riconosca responsabilità comuni ma differenziate. E che coinvolga paesi come India e Cina in azioni credibili per mitigare in futuro le emissioni di gas serra&#8221;. </p>
<p>Gli Stati Uniti sperano che si possa arrivare ad un nuovo accordo internazionale al vertice di Copenhagen del prossimo dicembre che sostituisca il protocollo di Kyoto che scadrà nel 2012. Ed uno dei nodi cruciali è appunto la posizione delle economie emergenti come Cina ed India.</p>
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		<title>G8: Ban Ki Moon poco soddisfatto.</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 20:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ban Ki Moon, diplomatico originario della Sud Corea, ora Segretario Generale dell’ONU, non esita a dimostrare la sua insoddisfazione per i risultati citati e aspirati per quanto riguarda il problema del clima, che rappresentava una delle priorità del G8 in corso a l’Aquila. Innanzitutto pone l’accento sul fatto che gli obiettivi fissati non siano poi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/12/g8-ban-ki-moon-poco-soddisfatto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ban Ki Moon, diplomatico originario della Sud Corea, ora Segretario Generale dell’ONU, non esita a dimostrare la sua insoddisfazione per i risultati citati e aspirati per quanto riguarda il problema del clima, che rappresentava una delle priorità del G8 in corso a l’Aquila.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1244" title="Bankimoon" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bankimoon2.jpg" alt="Bankimoon" width="185" height="269" /> Innanzitutto pone l’accento sul fatto che gli obiettivi fissati non siano poi così ambiziosi, considerando il fatto che “affrontare il problema del clima è un imperativo morale e politico e una responsabilità storica, per il futuro dell’umanità e del pianeta Terra”. </p>
<p>I leader del G8 hanno concordato di contenere a due gradi centigradi (rispetto all&#8217;era pre-industriale) il riscaldamento massimo del pianeta, e hanno fissato come obiettivo a lungo termine il taglio di almeno il 50 % delle emissioni di gas serra entro il 2050, e l&#8217;ex ministro degli Esteri sudcoreano ha specificato: &#8220;E’ molto più importante che si trovi un accordo su quelli che sono gli obiettivi a medio termine&#8221;. </p>
<p>Insomma gli Otto in questo momento riuniti in Abruzzo dovrebbero assumersi più responsabilità e azzardare molto di più, e questo gli chiederà Ban Ki Moon, annunciando anche la convocazione di un summit per il 22 settembre presso il Palazzo di Vetro (sede ONU) cui saranno invitati a partecipare oltre 100 leaders.</p>
<p>Da parte sua, il leader inglese Gordon Brown ha detto di sperare che &#8220;tutti i Paesi seduti intorno al tavolo, Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia, oltre a potenze emergenti come Cina, India, Brasile, Sudafrica, Indonesia e Messico finiranno per condividere l&#8217;obiettivo”. Ma e&#8217; un<span id="more-1236"></span> obiettivo &#8220;non realistico&#8221; secondo una fonte del G8. L&#8217;India ha avvertito che i Paesi emergenti vogliono prima un impegno da parte delle nazioni più ricche ad aiutarli economicamente a far fronte a un numero sempre più alto di inondazioni, periodi di caldo fuori norma, tempeste e innalzamento del livello del mare. </p>
<p>Ma addirittura la Cina si chiama fuori dall&#8217;accordo <img class="size-medium wp-image-1237 alignright" title="g8" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/g8-300x123.jpg" alt="g8" width="300" height="123" />degli Otto sul clima e si oppone a includere questo impegno nel documento finale del Mef, il Major Economies Forum perché “occorre che i Paesi sviluppati prendano in considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo”. </p>
<p>E se è vero che la Cina rispetta il Protocollo di Kyoto, è anche vero che si trincerano dietro &#8220;una lunga strada da percorrere sulla strada dell&#8217;industrializzazione, urbanizzazione e modernizzazione&#8221;, senza possibilità di liberarsi in tempi brevi della dipendenza dal carbone. E in questo vortice di auspici e richiami, non sarà per caso un fallimento?</p>
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