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"Quando l'ultima fiamma sarà spenta, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce catturato, allora capirete che non si può mangiare denaro." Toro Seduto

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disastro ambientale

Fanghi rossi: le autorità ungheresi sminuiscono i rischi, ma a quale prezzo?

ottobre 18th, 2010 by Elisa in Curiosità, Ecologia dell'ambiente

Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un disastro inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l’associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché.

Il governo ungherese ha deciso alcuni giorni fa di riaprire lo stabilimento produttivo (per il momento tolto alla società Mal S.A. e nazionalizzato) da cui si è riversato il fiume di fango corrosivo.

Ed ha deciso anche di procedere al reinsediamento delle persone evacuate dall’area colpita: a ognuna di loro, l’unità di crisi ha consigliato di indossare in maniera permanente mascherine contro la polvere.

Secondo Greenpeace, si tratta di un atto “assolutamente irresponsabile” dal momento che non ci sono elementi obiettivi per ritenere la zona sicura e perché non sono state ancora individuate le cause del disastro ambientale. Perché far tornare così presto le persone nell’area in cui si è verificata la più grande catastrofe … continua

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Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio.

ottobre 8th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Tibor Dobdson, portavoce delle squadre di soccorso ungheresi, ha detto a Reuters che ci sono notizie di morie sporadiche di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio, contaminati dalla fuoriuscita.

Le squadre al lavoro sono impegnate nel ridurre l’alcalinità della fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di contenimento in una fabbrica di alluminio, poi riversatasi nel Raba, affluente del Danubio.
Quattro ore più tardi è arrivata al Mosoni-Danubio, un ramo meridionale del Danubio.

Quattro sinora i morti per il disastro ambientale, tre i dispersi, mentre i feriti sono 150.

A Gyor, città nel nordovest dell’Ungheria dove il Raba confluisce nel Danubio, un giornalista Reuters ha visto schiuma bianca e pesci morti a galla.
Ieri erano già stati trovati diversi pesci morti dopo che che i fanghi rossi contaminanti fuoriusciti da una fabbrica di alluminio in Ungheria avevano raggiunto il secondo … continua

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Marea nera: la scia del disastro nei lavori dell’OSU.

ottobre 4th, 2010 by Niccolò in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna, Salute e benessere

I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo.

Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti cancerogeni) nelle acque al largo della costa della Louisiana sono stati rilevati anche negli ultimi campionamenti, effettuati qualche giorno fa.

Ciò significa, purtroppo, che la chiusura del tappo petrolifero da parte di BP non è che il primo piccolo passo verso il ripristino (difficile e complesso) dell’ecosistema.

Vicino a Grand Isle, nella Louisiana, il team ha scoperto che gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA, che comprendono agenti cancerogeni e chimici causanti vari rischi per la salute umana) si mantengono su livelli 40 volte superiori rispetto al periodo antecedente la “marea nera”. I composti possono entrare nella catena alimentare attraverso organismi come il plancton o il pesce e arrivare anche all’uomo.

Un tossicologo dell’OSU, Kim Anderson, ha affermato che la Lousiana non è l’unica zona interessata e che anche Alabama, Mississippi, Florida e altre zone stanno subendo … continua

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Marea nera: L’uragano Alex complica le operazioni per arginare il disastro ambientale.

luglio 1st, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Il Centro nazionale uragani degli Usa rende noto che l’uragano Alex si è abbattuto nel nordest del Messico. Il suo passaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni in corso per arginare la marea nera. L’uragano Alex è il primo in giugno da 15 anni.

Come se non bastassero per la Bp i guai provocati dalle migliaia di barili di petrolio che da 71 giorni sgorgano dal fondo del mare, nel Golfo del Messico ha fatto la sua comparsa l’uragano Alex.

L’occhio dell’uragano Alex, il primo della stagione ciclonica dell’Atlantico e e il primo in giugno da 15 anni a questa parte, ha raggiunto la notte scorsa (alle 4 ora italiana) la costa nord-orientale del Messico, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti.

Alex, che viaggia a una velocità media di 165 chilometri orari, ha sollevato sulla superficie del Golfo onde anche di 4 metri che hanno reso vani tutti gli sforzi fatti finora. Alex è accompagnato da piogge torrenziali e venti impetuosi.

Molte attività in corso sono state sospese e le imbarcazioni da giorni in mare per pulire dal petrolio sono rientrate in porto e, dopo l’uragano, i programmi di lavoro dovranno ricominciare da zero. La Bp ha proposto alle altre compagnie l’istituzione di un fondo di … continua

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Allarme marea nera: la falla si allarga, un pescatore si suicida.

giugno 25th, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Un incidente causato da un robot sottomarino ha costretto i tecnici a rimuovere il “coperchio” che conteneva il greggio. Il capitano di una nave da pesca si è sparato. “Anche lui, come tanti altri, aveva perso il lavoro”.

Assume contorni sempre più tragici il disastro provocato dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Bp nel Golfo del Messico.

Il capitano di una nave da pesca si è suicidato, con un colpo di pistola. Secondo il medico legale, l’uomo, William Allen Kruse, 55 anni, non aveva problemi di altro genere se non la disperazione per aver perso il lavoro a seguito del disastro ambientale.

Ci sarebbe anche un’altra vittima, anche se le autorità della Louisiana spiegano che non si trattarebbe di un decesso direttamente legato alle operazioni di contenimento del greggio.

E l’emergenza continua: in seguito a un incidente provocato da un robot sottomarino, i tecnici sono stati costretti a rimuovere il “coperchio” che conteneva la fuoriuscita di … continua

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Disastro ambientale nel Golfo del Messico: la BP sapeva di falle nel sistema di sicurezza della piattaforma esplosa.

giugno 21st, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

La British Petroleum sapeva che c’erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest’ultima esplodesse e causasse uno dei disastri ambientali più ingenti dei nostri tempi.

esplosione-piattaforma-petrolifera Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all’esplosione, la BP sapeva dei problemi nel sistema di sicurezza.

L’operaio si chiama Tyrone Benton e, in una interessante intervista shock, dichiara alla BBC che il sistema di sicurezza difettoso responsabile della falla non fu riparato, ma soltanto chiuso e che ci si affidò ad un secondo sistema di sicurezza.

Benton continua affermando che la responsabilità della manutenzione dei sistemi di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (poi esplosa lo scorso 20 aprile) era della compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, la quale ha affermato, prima dell’incidente, di aver testato con successo quel sistema di sicurezza.

Il sistema di sicurezza è chiamato “blowout preventer” (Bop), e serve proprio a “prevenire” le fughe di gas: si tratta del sistema di sicurezza più importante dell’intera piattaforma, in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale. … continua

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Obama: “il disastro ambientale della marea nera evoca l’11 settembre”.

giugno 15th, 2010 by Sara in Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Il presidente degli Stati Uniti Obama dichiara: il disastro della marea nera evoca l’11 settembre perché cambierà per gli anni a venire la psicologia dell’America. Ed ha aggiunto: penso che questo disastro modificherà il modo di pensare l’ambiente e l’energia per molti anni.

marea neraQueste le parole di Obama, che vogliono sottolineare che, come l’undici settembre ha mostrato la vulnerabilità degli americani, così la marea nera sta mettendo in evidenza che uno dei pilastri dell’economia statunitense, l’industria petrolifera, non è così sostenibile e sicuro a livello ambientale.

La marea nera nel Golfo del Messico avrà conseguenze negative sul futuro degli Stati Uniti in un modo che «ricorda l’11 settembre». È molto forte il paragone a cui ha scelto di ricorrere Barack Obama per esprimere a pieno la sua preoccupazione, e la sua rabbia, per il disastro ambientale provocato dall’esplosione della piattaforma della Bp.

Barack Obama, accusato sia a destra che a sinistra di lentezza nella reazione alla catastrofe, ha promesso che prenderà misure «coraggiose» per combatterla e che userà il resto della sua presidenza per guidare gli Stati Uniti verso «un nuovo modo di fare affari in fatto … continua

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Marea nera, piano “Cup and Cut”: un tappo sulla falla per arginare lo sversamento.

giugno 4th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente

Le operazioni per chiudere la falla di greggio nel Golfo del Messico continuano: la Bp dovrebbe posizionare un tappo su un braccio flessibile del pozzo danneggiato dal quale, da sei settimane, fuoriesce petrolio.

marea neraSi tratta di un tappo da piazzare sulla valvola e collegato, attraverso un sifone, ad una nave cisterna in superficie, per recuperare il petrolio che potrebbe continuare a fuoriuscire dal pozzo, si prevede, almeno sino ad agosto.

Il piano, denominato “Cup and Cut”, ovvero “taglia e tappa”, è il quarto tentativo di arginare la perdita messo a punto dalla compagnia petrolifera britannica BP, dopo il fallimento di tutti i precedenti tentativi: la speranza, ora, è che questo tappo che gli esperti della BP dovrebbero far scendere a 1600 metri di profondità, riesca ad otturare la falla.

Stando alla società petrolifera, ci vorranno poi tra le 12 e le 24 ore per capire se la misura adottata funziona, anche perché le scorse settimane sono state segnate da ripetuti fallimenti.

Il piano consiste nel recidere il braccio flessibile del pozzo ed inserire un tappo sulla sua valvola per catturare e aspirare il greggio che fuoriesce ormai dal 20 aprile scorso, giorno dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Il petrolio verrebbe portato … continua

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BP e marea nera: l’operazione “Top Kill” riuscirà a porre fine al gravissimo disastro ambientale?

maggio 27th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

Via libera all’operazione “Top kill”. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico.

Bp, via all'operazione Top kill un tappo di cemento sulla falla La notizia arriva dopo l’ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori urlando: “Tappate quel maledetto buco”.

Obama attacca le compagnie petrolifere: “Rischi e costi non più sostenibili. Cercare fonti alternative”. Iniziata la procedura per sigillare la fuoriuscita di greggio. Se dovesse fallire la marea sarebbe peggio di prima.

Nei prossimi giorni Obama visiterà per la seconda volta in meno di un mese la Louisiana per valutare ancora una volta i danni i danni e seguire le operazioni per bloccare la falla.

La Bp intanto ha avuto l’autorizzazione dalle autorità Usa per l’operazione denominata “Top kill” per chiudere definitivamente la fuoriuscita di greggio che sta provocando il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.

La procedura prevede che la falla sia coperta con un getto di fango ad alta pressione e poi sigillata con un tappo in cemento a 1.500 metri di profondità. Per … continua

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Disastro ambientale nel Golfo del Messico: fallisce la prova della cupola.

maggio 10th, 2010 by Diego in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna

L’inquinamento da petrolio non può essere considerato un incidente occasionale ma una malattia che investe l’intero pianeta: si perdono in media 4 milioni di tonnellate all’anno in tutto il globo (600.000 tonnellate nel solo Mediterraneo).

disastro BPLa piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici persone ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio.

Pochi giorni fa sono state eseguite, davanti alle coste della Louisiana, in USA, le complicate operazioni di posa di un’enorme cupola d’acciaio da cento tonnellate sul fondo del mare nel tentativo di bloccare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, sotto la piattaforma esplosa, che sta causando danni ambientali enormi.

La struttura, alta 12 metri in cemento e acciaio da 100 tonnellate, è stata installata a 1.525 metri di profondità. Ma la compagnia BP, responsabile dei danni, ha fallito il suo obiettivo di arginare le enormi perdite.

BP sperava così di arginare i danni e riuscire a raccogliere il petrolio disperso. Al momento, dalle falle fuoriescono circa 757 mila litri di petrolio al giorno. … continua

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