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	<title>Ok Ambiente . com &#187; consumi energetici</title>
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		<title>Colin Beavan pubblica &#8220;Un anno a impatto zero&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2. Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/colin-beavan-pubblica-un-anno-a-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9026" title="impatto-zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto-zero.jpg" alt="impatto-zero" width="150" height="150" />Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.</p>
<p>Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché <em>“l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”</em>.</p>
<p>Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.</p>
<p>A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso<span id="more-8982"></span> a utilizzare una serie di mezzi di cui non abbiamo realmente bisogno.</p>
<p>Però dovremmo capire che ci sono delle cose di cui si può fare a meno, e delle altre invece che vanno utilizzate fino a un certo livello, corrispondente all’idea di sostenibilità ambientale. Ecco, la lavatrice sembra rientrare tra quei mezzi il cui uso è diventato ormai inevitabile e necessario.</p>
<p>La figlia di Beavan aveva 2 anni quando è stato fatto l’esperimento: su di lei, i genitori hanno iniziato ad usare il pannolino non usa e getta, bensì in tessuto. Dopo un po’ di tempo, la bambina si era così abituata a quello in tessuto, da rifiutare il ritorno all’usa e getta. Abitudine, si tratta di abitudine.</p>
<p>Ma lo scrittore dice la sua anche sul problema del carbone e l’uso delle energie rinnovabili: <em>“Dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Dobbiamo smetterla di usare il carbone. Che non durerà per sempre. </em></p>
<p><em>Per far questo, bisogna aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Una soluzione sarebbe tassare gli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo.</em></p>
<p><em>Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, in modo che il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Da qui bisogna partire.”</em></p>
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		<title>Campagna e città: è solo un luogo comune che la campagna sia meno energivora?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
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		<description><![CDATA[Parlando di sostenibilità ambientale, c’è un luogo comune secondo cui vivere nelle città rappresenti un grosso problema (per una serie di fattori tra i quali rumori, inquinamento, etc&#8230;), che dovrebbe indurci a diventare tutti più… campagnoli! Secondo questa idea quindi le città sarebbero “energivore”, e contribuirebbero enormemente all’inquinamento. D&#8217;impatto, infatti, viene da dire che in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/campagna-e-citta-e-solo-un-luogo-comune-che-la-campagna-sia-meno-energivora/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Parlando di sostenibilità ambientale, c’è un luogo comune secondo cui vivere nelle città rappresenti un grosso problema (per una serie di fattori tra i quali rumori, inquinamento, etc&#8230;), che dovrebbe indurci a diventare tutti più… campagnoli! </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8448" title="campagna" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/campagna-150x150.jpg" alt="campagna" width="150" height="150" />Secondo questa idea quindi le città sarebbero “energivore”, e contribuirebbero enormemente all’inquinamento. D&#8217;impatto, infatti, viene da dire che in città ci sono traffico e consumi elevati, e che in campagna ci sono meno inquinamento e immissioni nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Ma è proprio così?</p>
<p>Guido Martinotti, docente di sociologia urbana del SUM di Firenze, in un recente convegno, ha sostenuto che questa visione della città come macchina tremendamente energivora rispetto alla campagna è assolutamente errata, frutto di ideologie, “e le ideologie, si sa, sono sempre sbagliate”.</p>
<p>“Siccome il grosso dell’inquinamento e del consumo energetico delle città è dovuto al traffico automobilistico, una città molto densa ha molto meno traffico automobilistico pro capite, il che vuol dire che in una città molto molto densa si possono sfruttare adeguatamente<span id="more-8180"></span> i mezzi pubblici, mentre se si sta nel Vermont (Stato degli Usa, ritenuto tra i più avanzati per qualità dell’ambiente) per andare a comprare quattro uova si devono fare venti miglia e consumare due galloni di benzina.</p>
<p>E se facciamo un confronto tra Vermont e New York, ci sono differenze di consumi di 7/8 volte, ma a favore di New York, perché in essa si consuma molto meno sia come energia elettrica nelle case (riscaldamento e altro), e sia per l’illuminazione, l’acqua e la benzina per quotidiana mobilità”.</p>
<p>A questo punto ci chiediamo: qual è allora la fonte dell’errore?</p>
<p>“Siccome le città sono molto grandi, se consideriamo un consumo totale è chiaro che Manhattan consuma molto più di un villaggio del Vermont. È evidente. Ma il problema è che i consumi devono essere calcolati pro capite, perché è quello che conta!”</p>
<p>E sempre rimanendo nell’ambito delle città, spesso ci chiediamo quanto possa contare, oltre al lato estetico, il fatto di piantare qua e là degli alberi.</p>
<p>Il prof. Martinotti ritiene non sia questo l’aspetto principale per avere un ambiente vivibile, perché l’idea che l’albero riduca l’inquinamento delle città è falso, e spiega che bisogna piuttosto valorizzare spazi verdi estesi, già esistenti. &#8220;Piuttosto &#8211; conclude -  bisognerebbe preoccuparsi dei grandi parchi urbani, che sono davvero importanti”.</p>
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