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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Clima</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Fa sempre più caldo? Oppure è sempre più caldo?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 10:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia non è il mondo, ma soltanto una minutissima parte di esso. Precisamente, l&#8217;Italia rappresenta 300km2 su 150 milioni di km2 di terre emerse. Il paragone serve per esprimere il concetto che la storia di un Paese non fa la storia degli altri. In questo caso, parliamo di &#8220;storia metereologica&#8221;. Nei primi mesi del 2010, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Italia non è il mondo, ma soltanto una minutissima parte di esso. Precisamente, l&#8217;Italia rappresenta 300km2 su 150 milioni di km2 di terre emerse. Il paragone serve per esprimere il concetto che la storia di un Paese non fa la storia degli altri. In questo caso, parliamo di &#8220;storia metereologica&#8221;. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riscaldamento-globale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9336" title="Global Warming" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riscaldamento-globale.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nei primi mesi del 2010, si è percepita una temperatura più bassa, e le giornate piovose, soprattutto nel Nord Italia, sono state abbondanti in confronto agli anni passati. </p>
<p>L&#8217;opinione comune risulta quindi tendere verso al convinzione che quest&#8217;anno sia caratterizzato da una diminuizione della temperatura atmosferica. Niente di più sbagliato. Anche se è presto per fornire conclusioni scientifiche sul rapporto annuale dell&#8217;andamento metereologico nel 2010, qualcosa di importante è già emerso.</p>
<p>Nel nostro Paese, l&#8217;ignoranza scientifica si esprime massimalmente nel concetto di &#8220;percezione&#8221; di un fenomeno, indipendentemente dalla sua realtà fisica. I media comunicano principalmente in base a questo concetto, provocando un aumento ulteriore del rischio di<span id="more-9211"></span> fraintendibilità dei dati e, nel caso del clima, dei dati metereologici. E&#8217; in questo campo, infatti, che è più suscettibile l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Fortunatamente, questo aspetto del nostro Paese non è seguito in tutto e per tutto dal resto del mondo, in cui la qualità dei dati metereologici evidenziano aspetti fisicamente differenti rispetto a quanto emerge in Italia, tra stampa e telegiornali. Eppure, basta un po&#8217; di informazione autonoma e indipendente per capire meglio in che situazione ci troviamo.</p>
<p>La National Oceanic and Atmosferic Administrator (NOAA) ha diffuso dati incontrovertibili: il primo quadrimestre del 2010 è stato il più caldo, a livello globale, da quando si hanno misure dirette della temperatura atmosferica, cioè dal 1881.</p>
<p>In particolare, i ricercatori della Noaa hanno stimato un aumento di 0,69° C rispetto alla media del secolo scorso. I dati si riferiscono, ovviamente, sia all&#8217;aumento della temperatura atmosferica che di quella oceanica.</p>
<p>Quanto emerso cambia radicalmente e nuovamente l&#8217;opinione secondo cui &#8220;si sta facendo di tutto per combattere il riscaldamento globale&#8221;. Non è esattamente così! I dati, inoltre, testimoniano incontrovertibilmente che la battaglia è aperta e sempre più cruenta.</p>
<p>Un altro punto importante su cui porre l&#8217;attenzione è la crescente ignoranza del pubblico sull&#8217;argomento clima. Per fare un esempio, prendo come riferimento il concetto, espresso in parte in precedenza, di &#8220;temperatura percepita&#8221;.</p>
<p>Chi si prende la briga di spiegare a tutti che la temperatura percepita non esiste? Magari ci possono provare gli stessi che sostengono, ingenuamente, il contrario, senza sapere di cosa stanno parlando o di cosa stanno scrivendo, con lo scopo di riempire quei 5 minuti di servizio o una pagina di giornale.</p>
<p>La temperatura atmosferica è sempre quella, semmai varia il tasso di umidità e dunque la nostra percezione di caldo, che è cosa ben diversa. Possiamo così dire che &#8220;abbia fatto freddo&#8221; unicamente perché il tasso di umidità era alto, laddove comunque i dati indicano che fa SEMPRE più caldo.</p>


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		<title>Le biomasse forestali per produrre energia.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c&#8217;è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità. La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c&#8217;è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biomassa-forestale.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9184" title="biomassa-forestale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biomassa-forestale.png" alt="" width="150" height="150" /></a>La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse legnose per la produzione di energia e di prodotti rinnovabili rappresentano probabilmente il più rilevante contributo degli ecosistemi forestali alla riduzione della concentrazione atmosferica di gas serra, come richiesto dal Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Sul quadro normativo, se ci riferiamo ad impianti alimentati a biomasse legnose per la produzione di energia elettrica o cogenerazione, le soglie da considerare sono molto precise: fino a 200 kw è necessaria semplicemente una DIA (Denuncia di Inizio Attività: è un atto di tipo amministrativo), mentre oltre questa soglia bisogna considerare l’Autorizzazione Unica, nell’ambito della “conferenza di servizi”, il che significa seguire una procedura un po’ più complessa.</p>
<p>Recentemente è stata considerata l’idea di utilizzare la DIA fino ad un 1Mw di produzione elettrica, ma sono stati espressi dei dubbi, perché, se così fosse, un soggetto<span id="more-9109"></span> che sviluppi un impianto, ad esempio, di 800kw, deve fare un lungo giro di interlocutori (Vigili del fuoco, Provincia, Comune, Enel, Usl, etc&#8230;), il che, a questo punto, rientra idealmente nella procedura relativa alla Autorizzazione Unica.</p>
<p>Quindi, perché elevare il livello di kw per l’uso della DIA, se in prossimità di 1MW è comunque necessario seguire una procedura tipica dell’Autorizzazione Unica che vedrebbe l’operato di soggetti appositamente predisposti?</p>
<p>Per quanto concerne la regolamentazione delle emissioni, vige la distinzione tra polveri totali, carbonio organico totale, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, e altre, e sono previsti degli appositi limiti di emissione.</p>
<p>Sull’approvvigionamento, è chiaro che bisogna privilegiare la filiera corta, altrimenti si rischia di creare consumo e costi per condurre il materiale sul posto (ossia presso gli impianti).</p>
<p>La CO2 emessa per produrre energia non incrementa anidride carbonica nell’ambiente, ma è la stessa che le piante usano per crescere; poi, al loro sfiorire, essa torna nell’atmosfera attraverso i normali processi degradativi della sostanza organica.</p>


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		<title>Conclusa la 1° conferenza islamica sul clima.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri. Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5628" title="Bogor" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Bogor-150x150.jpg" alt="Bogor" width="150" height="170" />Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state individuate come &#8221;le quattro città verdi del mondo islamico&#8221;. </p>
<p>Ovvero, si tratta di esempi da seguire in nome del rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Durante la due giorni di conferenza, i partecipanti hanno inoltre discusso su come i paesi musulmani possono contribuire alla lotta contro i cambiamenti ambientali e sulla necessità di formare una &#8220;Moslem Association for Climate Change Action (MACCA)&#8221;, ovvero un&#8217;organizzazione ombrello incaricata di portare avanti i programmi del gruppo.</p>
<p>La conferenza di Bogor segue l&#8217;agenda del &#8220;Moslem Seven Year Action Plan for Climate Change (M7YAP)&#8221;, dichiarata a Istanbul, Turchia, nel giugno del 2009. Questa prevede, appunto, un coinvolgimento sempre maggiore e graduale dei paesi islamici nei prossimi sette<span id="more-5621"></span> anni.</p>
<p>Organizzata da gruppi islamici indonesiani e sostenuta dal governo di Giakarta, la conferenza ha visto la partecipazione di circa 150 esperti da almeno 30 paesi islamici, inclusi Emirati Arabi, Brunei, Malaysia, India, Arabia Saudita, Iran, Kuwait ed Egitto, oltre all&#8217;Inghilterra.</p>


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		<title>&#8220;Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua&#8221;.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/12/24/foresta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires. Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. Per il Wwf, la foresta Atlantica [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/212-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" />Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest&#8217;obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;.<span id="more-4997"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/37-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />&#8220;Ma -sottolineano gli ambientalisti- l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato</p>
<p>la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che</p>
<p>solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5000" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/122-150x150.jpg" alt="" width="113" height="113" />Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,</p>
<p>tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo <em>&#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242;</em> lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5001" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/42-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.</p>


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		<title>E&#8217; in funzione la rete &#8220;Share&#8221; per monitorare clima e ambiente.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 10:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Comitato Evk2Cnr, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese &#8220;rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, Stations at high altitude for research on Environment, realizzata dal Comitato Evk2Cnr&#8221;. &#8220;La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il presidente del <span style="font-weight: bold">Comitato Evk2Cnr</span>, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese &#8220;rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, <span style="font-weight: bold">Stations at high altitude for research on Environment</span>, realizzata dal Comitato Evk2Cnr&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4955" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/118-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima e ambiente. Anche in base a questi dati, gli<strong> </strong>scienziati di tutto il mondo che lavorano per i programmi dell&#8217;Unep (Programma per l&#8217;Ambiente delle Nazioni Unite) o del Wmo (Agenzia Meteorologica Mondiale) elaborano modelli previsionali sul cambiamento climatico in atto&#8221;.</p>
<p>Gli scienziati del Comitato EvK2Cnr, così come auspicato anche dalla Commissione Europea, hanno quindi previsto anche un ampliamento delle reti di monitoraggio atmosferico in Italia per controllare i mutamenti climatici in atto nel nostro paese.</p>
<p>&#8220;L&#8217;obiettivo è quello di creare una rete nazionale di stazioni ad alta quota in grado di fornire in modo integrato una corretta valutazione dei dati di fondo dell&#8217;inquinamento e un supporto importante allo studio dei mutamenti climatici nell&#8217;area Mediterranea<span id="more-4953"></span> e continentale alpina&#8221;. </p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4956" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/211-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Share-Italia sarà così<em> la &#8220;sentinella&#8221; dei cambiamenti climatici posta sugli alti monti del nostro paese.<span style="font-weight: bold"> </span></em></p>
<p>&#8220;La rete -spiega ancora il Comitato- permetterà di ottenere indicazioni essenziali per la salvaguardia e lo sviluppo dell&#8217;ambiente montano e non solo&#8221;.</p>
<p>Sul fronte mondiale, &#8220;la rete Share -continua ancora il Comitato Evk2Cnr- è già diffusa su 3 continenti, Asia, Africa e Europa.</p>
<p>Le osservazioni sull&#8217;inquinamento atmosferico e sul cambiamento climatico forniscono dati e informazioni fondamentali per gli studi scientifici che, a loro volta, -sottolinea il Comitato- hanno importanti implicazioni nella definizione delle politiche decisionali&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4959" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/31-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Ed il rafforzamento della raccolta dati della rete Share riguarderà anche l&#8217;Italia con Share-Italia. &#8220;In uno studio dal titolo &#8220;L&#8217;atmosfera e le montagne italiane dalle Alpi al Mediterraneo: ruolo delle stazioni di monitoraggio in alta quota&#8221;,</p>
<p>condotto dall&#8217;Isac-Cnr, sono stati individuati -riferisce il Comitato- un certo numero di possibili siti, ubicati in aree considerate rappresentative delle condizioni di fondo dell&#8217;atmosfera&#8221;.</p>
<p>&#8220;La rete Share-Italia rappresenta una risorsa volta a fornire un insieme coerente d&#8217;informazioni inerenti l&#8217;ambiente, il clima e l&#8217;atmosfera e si pone come valido supporto nell&#8217;adozione delle appropriate politiche ambientali che devono essere previste nei prossimi anni&#8221;.</p>
<p><!-- Methode uuid: "d289e970-ee1b-11de-bd73-00144fd495f4" --> <!-- ### INIZIO ANNUNCI GOOGLE ### --></p>


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		<title>The Guardian: documento segreto ONU rivela dati sconcertanti.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 14:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;. Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4911" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/onu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;.</p>
<p>Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere il <em>documento ultra confidenziale dell&#8217;Onu</em>, con indicato &#8220;do not distribute&#8221;, ma che il <em>Guardian</em><strong> </strong>ha scannerizzato sul proprio sito.</p>
<p>Il documento dimostra un divario di almeno 4,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli necessari perché le temperature globali rimangano al di sotto dell&#8217;aumento di due gradi, limite pesantemente contestato al vertice dai paesi insulari a rischio inondazioni. In realtà, però, l&#8217;aumento della temperatura della Terra sarebbe addirittura di <em>tre gradi. </em></p>
<p>Joss Garman di Greenpeace ha detto al <em>Guardian</em> che tre gradi in più potrebbero portare &#8220;al <em>collasso della foresta pluviale amazzonica</em>, ad una penuria d&#8217;acqua che paralizzerebbe il Sud America e l&#8217;Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali&#8221;. <span id="more-4910"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4912" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/3-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" />Come se non bastasse, ciò porterebbe gravi <em>inondazioni</em><strong> </strong>nei paesi già soggetti a tsunami, <em>innalzamento delle acque</em> in grandi città vicine al mare come New York e Tokyo, estinzione di quasi il 50% delle specie animali, brusca riduzione delle coltivazioni.</p>
<p>Ma anche il chiuso Mediterraneo non se la passerebbe meglio. La prima analisi di Greenpeace a valle del vertice di Copenaghen, anticipata a <em>Repubblica</em>, prevede che con tre gradi in più molte coste della nostra penisola saranno a rischio.</p>
<p>Il <em>mare</em> potrebbe arrivare fino a Ferrara e, sul versante tirrenico, a Pisa. Senza contare le infiltrazioni saline nelle falde acquifere. Con la Terra più calda di tre gradi si potrebbe tranquillamente nuotare nelle acque del Polo Nord.</p>
<p>Ma ha senso che l&#8217;Alaska diventi una nuova Venezia con le gondole al posto delle slitte? Secondo molti esperti del settore, <em>i dati nel documento Onu non sono per nulla così segreti</em> ed è grave che le Nazioni Unite lo ammettano in privato. Che cosa accadrà?</p>


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		<title>COP15: finalmente c&#8217;è l&#8217;accordo, tra soddisfazione e critiche.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
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		<description><![CDATA[L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul limite di 2°C da porre [...]


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<li><a href='http://www.ok-ambiente.com/2009/12/17/cop15-rischi-reali-di-fallimento-ma-obama-e-merkel-sperano/' rel='bookmark' title='Permanent Link: COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l&#8217;arrivo di Obama.'>COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l&#8217;arrivo di Obama.</a></li>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4854" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul <strong>limite di 2°C</strong> da porre all&#8217;innalzamento della temperatura, e su un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni.</p>
<p>Lo stesso funzionario americano ammette che l&#8217;intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di &#8220;un primo capitolo importante&#8221;: nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è &#8220;uno storico passo&#8221; su cui costruire in seguito.</p>
<p>“Il tempo delle parole è scaduto. Non c&#8217;è tempo da perdere”, aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca. L’intesa arriva dopo un&#8217;intensa giornata di colloqui.</p>
<p>Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l&#8217;espressione &#8220;accordo di Copenhagen&#8221; e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il<span id="more-4850"></span> 2050 rispetto ai livelli del 1990 per tutti e dell&#8217;80% per i Paesi industrializzati.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4855" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/116-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Quanto ai Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi Annex 1), &#8220;si impegnano a ridurre individualmente o congiuntamente le proprie emissioni dell&#8217;80% entro il 2050&#8243;. Mancano, invece, obiettivi precisi per i Paesi ricchi a medio termine, cioè entro il 2020.</p>
<p>Nel testo si indica, inoltre, l&#8217;obiettivo di &#8220;mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi&#8221;. Si tratta di una decisione che va oltre quella di &#8220;non eccedere i due gradi&#8221;, come già previsto al G8 dell&#8217;Aquila e contenuto in una prima bozza apparsa questa mattina.</p>
<p>Sul fronte dei finanziamenti resta indiscusso &#8220;l&#8217;impegno collettivo dei Paesi sviluppati a fornire risorse nuove e aggiuntive per 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012&#8243;.</p>
<p>Inoltre, &#8220;nel contesto di azioni appropriate per la mitigazione (degli effetti dei cambiamenti climatici, ndr.) e la trasparenza nell&#8217;applicazione, i Paesi sviluppati sostengono l&#8217;obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l&#8217;anno intorno al 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4857" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/41.jpg" alt="" width="214" height="113" />Nella bozza si esorta &#8220;a una revisione di questo accordo e della sua attuazione da completare entro il 2016&#8243;. Tale revisione &#8220;includerebbe la valutazione del rafforzamento dell&#8217;obiettivo di lungo termine di limitare l&#8217;aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi&#8221;.</p>
<p>Nel documento si parla, inoltre, di un &#8220;Copenhagen Climate Fund&#8221;, che sarà &#8220;un&#8217;entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione&#8221;. Prevista, infine, la creazione di un &#8220;Meccanismo tecnologico per il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>COP15, Obama: &#8221;Il tempo delle parole è scaduto. Bisogna agire&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 12:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni. &#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4829" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/32-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando di fronte a 120 capi di stato e di governo.</p>
<p>&#8221;La sfida che ci troviamo di fronte consiste nella nostra capacità di affrontarla&#8221; ha affermato, ribadendo gli impegni che gli Stati Uniti sono disposti a prendere, &#8221;nel quadro di un accordo generale&#8221; annunciati ieri dal segretario di stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra &#8221;indipendentemente da ciò che accade a Copenhagen&#8221;.</p>
<p>Dopo trattative durate tutte la notte a Copenhagen questa mattina si respirava un&#8217;aria di ottimismo in vista dell&#8217;accordo. Ma il presidente Nicolas Sarkozy <span id="more-4828"></span> spiega i motivi dell&#8217;attuale stallo:</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4830" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/114-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;Uno dei problemi principali è che la Cina è riluttante all&#8217;idea di accettare controlli esterni, ma anche l&#8217;India sta sollevando obiezioni&#8221;. Finora ci sono stati solo minimi progressi&#8221; ha ammesso Sarkozy.</p>
<p>A questo punto si spera che il pressing di Obama abbia qualche effetto sulla Cina. Un&#8217;intesa fra Washington e Pechino è fondamentale per il raggiungimento di un accordo globale sul clima.</p>
<p>Ma il premier cinese, Wen Jiabao, nel suo intervento ha subito messo in chiaro che le responsabilità storiche per i cambiamenti climatici sono tutte dei Paesi ricchi e spetta a loro dunque occuparsene.</p>
<p>Wen ha promesso di far onore ai suoi impegni, spiegando che il suo governo punta a tagliare &#8220;l&#8217;intensità carbonica&#8221; (ovvero il livello di emissioni di CO2 necessari alla produzione di beni) del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.</p>
<p>&#8220;Ridurre le emissioni di CO2 su una scala così ampia su questo periodo necessiterà di un enorme sforzo da parte nostra&#8221;, ha detto Wen, ricordando le necessità dello sviluppo economico del suo Paese.</p>
<p>&#8220;La Cina -ha detto- ha una popolazione di 1,3 miliardi di dollari e un reddito medio pro capite di soli 300 dollari. Abbiamo 150 milioni di persone sotto la linea della povertà, per questo dobbiamo pensare anche allo  sviluppo dell&#8217;economia&#8221;.</p>
<p>Wen ha sottolineato che le emissioni di CO2 sono già calate in Cina del 46% rispetto ai livelli del 1990. E si è rivolto ai paesi ricchi perchè &#8220;rispettino i loro impegni&#8221; e aiutino &#8220;i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4831" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/27-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Con il leader del Cremlino è possibile sia affrontata anche la questione del rinnovo del trattato sulla riduzione delle armi nucleari.</p>
<p>Ancora una volta il presidente arriva a Copenhagen in una sorta di attesa messianica per un suo intervento che si spera possa salvare i negoziati e portare ad un accordo sul clima che ieri ad un certo punto sembrava spacciato.</p>
<p>Nella bozza di accordo è stato introdotto un sistema progressivo, con una disponibilità immediata di 10 miliardi di dollari annui, sia pubblici che privati, per poi salire a 50 miliardi entro il 2015 ed a 100 entro il 2020. L&#8217;aumento della temperatura globale del pianeta non dovrà superare i 2 gradi centigradi.</p>
<p>Rimangono sul tavolo però le domande che la stessa segretario di Stato aveva sollevato, cioè come inserire i principali paesi emergenti &#8211; vedi Cina secondo inquinatore mondiale dopo l&#8217;India &#8211; nello schema dei tagli delle emissioni in un futuro trattato internazionale e la verificabilità di queste riduzioni.</p>


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		<title>COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l&#8217;arrivo di Obama.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;. Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4814" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/113-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua &#8220;senza valore e distruttiva&#8221;. La posizione cinese, viene sottolineato, è sostenuta da Brasile, India, Sudafrica e altri Paesi in Via di Sviluppo.</p>
<p>Oggi arriverà a Copenhagen anche il primo ministro Wen Jiabao, che assumerà la guida della delegazione di Pechino.</p>
<p>Intanto fonti della delegazione danese hanno riferito ai media locali che tutti i tentativi di raggiungere un compromesso sono falliti.</p>
<p style="text-align: left">La Danimarca, paese organizzatore della conferenza internazionale sul clima di Copenhagen, avrebbe infatti rinunciato alla possibilità di raggiungere un accordo finale.<span id="more-4811"></span></p>
<p style="text-align: left">Lo riferiscono oggi il quotidiano &#8216;Berlingske Tidende&#8217; e il canale d&#8217;informazione Dr, citando fonti governative. A quanto si apprende l&#8217;esito considerato più probabile è una dichiarazione finale non vincolante.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4815" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/26-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Dal canto suo, alla vigilia del suo arrivo a Copenhagen, il presidente americano Barack Obama ha telefonato al collega brasiliano Lula da Silva per favorire un&#8217;intesa.</p>
<p>Il presidente americano partirà in serata per partecipare alla conclusione del vertice nella capitale danese, e ha sottolineato la necessità di un trasparente processo di verifica dei tagli alle emissioni inquinanti.</p>
<p>Negativo il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha messo in guardia contro una conclusione fallimentare del vertice che provocherebbe &#8220;danni drammatici&#8221; al pianeta ed ha chiesto a Stati Uniti e Cina un impegno maggiore nella lotta contro il surriscaldamento globale.</p>
<p>&#8220;Le notizie che arrivano da Copenhagen non sono buone. Se non prendiamo le decisioni necessarie, corriamo il rischio di danni drammatici nel mondo&#8221; ha aggiunto sottolineando come i paesi più colpiti &#8220;saranno quelli più poveri, anche se a nessuno verranno risparmiati i problemi&#8221;.</p>


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		<title>“Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre”.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell&#8217;oceano Pacifico. &#8220;Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre&#8221;. Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell&#8217;oceano Pacifico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4457" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/17-150x140.jpg" alt="" width="140" height="140" /> &#8220;Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre&#8221;. </p>
<p>Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, che hanno presentato uno studio al vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di Copenhagen.</p>
<p>Per gli esperti britannici, ci sono il 90% delle possibilità che il 2010 abbia una temperatura media di 14,58°C, presentando un aumento di 0,06°C sulla temperatura media dell&#8217;anno anno più caldo fino ad oggi, il 1998.</p>
<p>La ragione di questo incremento di temperatura è da ricercarsi nella combinazione del surriscaldamento globale e del riproporsi del fenomeno climatico conosciuto come El Niño, che provoca periodicamente un innalzamento della temperatura delle acque<span id="more-4458"></span> dell&#8217;Oceano Pacifico.</p>
<p>Secondo Vicky Pope, direttrice del Centro per il cambiamento climatico del Met Office, il rapido esaurirsi di El Niño o una grande eruzione vulcanica sono le uniche possibilità per evitare che il 2010 si trasformi nell&#8217;anno più caldo della storia.</p>
<p>Per gli scienziati del Met Office, la temperatura del pianeta non dovrà aumentare di oltre 2°C e dovrà iniziare a diminuire a partire dal 2020, altrimenti assisteremo ad una serie di eventi climatici potenzialmente catastrofici.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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