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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Cina</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>A Kunming, in Cina, si valorizza il solare.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo del primo evento di Noppen sull’energia solare, tenutasi nella Mongolia Interna, il &#8220;Secondo Congresso annuale cinese su tecnologie e investimenti in campo solare&#8221; si è svolto il 16 e il 17 settembre 2010 a Kunming, Cina. Grazie alle massicce incentivazioni locali e alla presenza di prezzi accessibili, la Cina ha dunque iniziato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/a-kunming-in-cina-si-valorizza-il-solare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dopo il successo del primo evento di Noppen sull’energia solare,  tenutasi nella Mongolia Interna, il &#8220;Secondo Congresso annuale cinese su  tecnologie e investimenti in campo solare&#8221; si è svolto il 16 e il 17  settembre 2010 a Kunming, Cina.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/energia-solare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11712" title="energia-solare" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/energia-solare.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Grazie alle massicce incentivazioni locali e alla presenza di prezzi accessibili, la<strong> Cina</strong> ha dunque iniziato il percorso verso la valorizzazione del<strong> solare</strong> attraverso “prodotti finiti”, con la loro installazione in primis a livello locale.</p>
<p>Nel rapido sviluppo dell&#8217;economia globale, la <strong><em>sostenibilità energetica</em></strong> è diventata sempre più importante come fonte di energia pulita, sicura ed economica, e l&#8217;energia solare sta attirando sempre maggiore attenzione da parte della <strong><em>comunità internazionale</em></strong>.</p>
<p><strong>Kunming</strong> (che ha una popolazione di poco meno di 2 milioni di persone ed è capoluogo della provincia dello Yunnan) presenta delle massicce risorse solari, e negli ultimi anni<span id="more-11333"></span> il settore solare fotovoltaico è divenuto una delle principali nuove industrie hi-tech supportate dal Comune.</p>
<p>L’evento, derivato dalla co-organizzazione di Comune di Kunming, EUROSOLAR-Turchia, e American General Business Association, ha visto la partecipazione di oltre <strong>120</strong> funzionari governativi, esperti e studiosi, dirigenti e professionisti che si riuniscono per discutere di come “capitalizzare sui cambiamenti in corso” precisando nuove politiche governative attraverso i progressi tecnici nella produzione degli impianti.</p>
<p>Ospite d&#8217;onore alla manifestazione è stata Tanay Sıdkı Uyar, presidente di EUROSOLAR-Turchia, illustrando dati sulle possibilità di sviluppo di impianti fotovoltaici in Turchia, e con uno sguardo anche all’Unione Europea sulle tendenze del mercato fotovoltaico in essa.</p>
<p>Un altro oratore chiave è stata<strong> Qiu Diming</strong>, capo del Comitato Tecnologico di Trina Solar, uno dei principali costruttori mondiali di impianti fotovoltaici. La Cina inizia dunque a valorizzare profondamente il solare, che parta da progetti seri e che coinvolga innanzitutto le realtà locali.</p>
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		<title>Gli oli essenziali dagli antichi egizi alla moderna aromaterapia.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 15:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arancio, bergamotto, cannella&#8230; eucalipto, frangipani, gelsomino&#8230; lavanda, sandalo, patchouli.&#8230; Gli oli essenziali (OE) sono utilizzati da millenni nella medicina naturale per curare corpo e anima e per inebriare i sensi, ma cosa sono e qual è la loro storia? Gli oli essenziali sono sostanze estremamente concentrate, dal profumo intenso, molto volatili ed infiammabili. Non sono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/gli-oli-essenziali-dagli-antichi-egizi-alla-moderna-aromaterapia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong><em>Arancio, bergamotto, cannella&#8230; eucalipto, frangipani, gelsomino&#8230; lavanda, sandalo, patchouli.</em>&#8230; Gli oli essenziali (OE) sono utilizzati da millenni nella medicina naturale per curare corpo e anima e per inebriare i sensi, ma cosa sono e qual è la loro storia?</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11630" title="oli-essenziali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <em><strong>oli essenziali</strong></em> sono sostanze estremamente concentrate, dal profumo intenso, molto volatili ed infiammabili. Non sono veri oli ma liquidi dalla consistenza oleosa e dalla composizione complessa: costituenti tipici sono aldeidi, chetoni, esteri, fenoli, flavonoidi, terpeni, etc&#8230;</p>
<p>Le <strong>piante </strong>producono (e conservano in speciali cellule secretrici) oli essenziali per attirare gli insetti utili all&#8217;impollinazione, per respingere gli insetti dannosi e i parassiti oppure per difendersi da condizioni ambientali sfavorevoli e malattie.</p>
<p>L&#8217;uso degli oli vegetali non distillati per scopo cosmetico, culinario, medico e rituale ha origini antichissime. Le prime testimonianze scritte risalgono addirittura a <strong>4000-5000 anni fa</strong>:<em> </em>i <em>Rig-veda</em> in India, il <em>Libro di Medicina</em> dell&#8217;Imperatore Giallo in Cina ed infine i<span id="more-11439"></span> <em>Papiri </em>in Egitto elencavano molte sostanze aromatiche e ne codificavano l&#8217;impiego a livello terapeutico e religioso.</p>
<p>Gli oli profumati degli antichi erano degli <strong>oleoliti</strong> molto meno concentrati rispetto ai moderni oli essenziali puri: in pratica si estraevano le essenze vegetali tramite macerazione in olio (un po&#8217; come quando si mettono i peperoncini nell&#8217;olio di oliva per ottenere un condimento piccante).</p>
<p>Gli OE puri si estraggono invece principalmente per corrente di vapore dalle foglie e dai fiori con l&#8217;utilizzo di un distillatore, oppure per pressione delle bucce nel caso dei frutti degli agrumi: tutto questo è oggi possibile solo grazie alle scoperte di un alchimista arabo vissuto circa mille anni fa.</p>
<p>Nel X secolo lo scienziato<em><strong> Avicenna</strong></em> scoprì infatti il metodo della <em><strong>distillazione</strong></em>: il primo olio essenziale estratto fu quello di rose<strong> </strong>e l&#8217;<strong>acqua di rose</strong> conobbe poi una grande diffusione in Europa dove fu importata nel periodo delle Crociate.</p>
<p>Nel nostro continente alla fine del XII secolo si consolidò la produzione dei <strong>profumi</strong> elaborati a partire da combinazioni di oli essenziali: la valenza terapeutica rimaneva (ad esempio in tempi di peste e colera ai profumieri si chiedeva di preparare delle pozioni potenti da cospargersi addosso, probabilmente essenze dalle proprietà antisettiche ed antimicrobiche) mentre le dame impazzivano per la violetta, la lavanda ed i fiori d&#8217;arancio.</p>
<p>Nel 1800, con la rivoluzione industriale e l&#8217;avvento della chimica, i <strong>farmaci sintetici</strong> sostituirono quasi completamente i preparati d&#8217;origine vegetale e minerale, interrompendo così una lunghissima tradizione popolare.</p>
<p>Nel frattempo, l&#8217;arte della profumeria fece passi da gigante e fu proprio nel laboratorio di un noto chimico cosmetologo francese che gli oli essenziali manifestarono nuovamente all&#8217;umanità le loro preziose proprietà curative.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11637" title="oli-essenziali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali2.jpg" alt="" width="250" height="180" /></a><em><strong>Renè Gattefossè</strong></em>, vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nel 1928 lavorava nel suo laboratorio. Per un caso del destino, si ustionò seriamente una mano e la immerse nella bacinella più vicina, che conteneva olio di lavanda puro. Sorprendentemente la mano guarì rapidamente e senza cicatrici. Gattefossè coniò allora il termine &#8220;<em><strong>aromaterapia</strong></em>&#8221; e iniziò a studiare le proprietà curative di altri oli essenziali.</p>
<p><strong><em>Jean Valnet </em></strong>portò avanti le sue ricerche svolgendo l&#8217;attività di chirurgo durante la seconda guerra mondiale. In quel periodo i medicinali scarseggiavano, ma egli scoprì che gli oli essenziali spesso si rilevavano un sostituto molto efficace.</p>
<p>Il lavoro di Valnet, Gattefossè e molti altri ricercatori contribuì insomma notevolmente a fornire una convalida scientifica all&#8217;aromaterapia che ormai fa parte della tradizione della medicina francese. Oggi, gli oli essenziali sono usati in tutto il mondo per curare svariate malattie psichiche e fisiche.</p>
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		<title>Solare fotovoltaico: tecnologia a rapida crescita ma con ancora troppo pochi beneficiari.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 14:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo l‘Earth Policy Institute, nel 2009 è stato prodotto un totale di 10.700 Megawatt di celle fotovoltaiche, ben il 51% in più rispetto all’anno precedente. Il solare fotovoltaico è decisamente la tecnologia a più rapida crescita al mondo. Alla fine del 2009, erano quasi 23.000 i Megawatt di fotovoltaico installati in tutto il globo: tanto da [...]


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<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solare-fotovoltaico.film-sottile.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10922" title="solare-fotovoltaico.film-sottile" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solare-fotovoltaico.film-sottile.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <em><strong>solare fotovoltaico</strong></em> è decisamente la tecnologia a più rapida crescita al mondo. Alla fine del 2009, erano quasi <strong>23.000</strong> i Megawatt di fotovoltaico installati in tutto il globo: tanto da poter dare energia a quasi 5 milioni di abitazioni in oltre 100 Paesi.</p>
<p>La tecnologia più diffusa è quella delle <strong><em>celle in silicio cristallino</em></strong> mentre in rapida crescita è quella del <strong><em>modulo a film sottile</em></strong>, promossa soprattutto dall&#8217;azienda <em><a title="Fotovoltaico, il futuro è nel silicio su vetro" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/10/04/fotovoltaico-il-futuro-e-nel-silicio-su-vetro/" target="_self">First Solar</a> </em>che ha la propria sede in Arizona.</p>
<p>I primi 5 produttori di celle fotovoltaiche del globo sono in ordine: Cina, Giappone, Taiwan, Germania e Stati Uniti.</p>
<p>Insieme Cina e Taiwan rappresentano il <strong>49%</strong> di tutte le attività manifatturiere del settore fotovoltaico, una quota che  crescerà nei prossimi anni visti i costi di produzione<span id="more-10548"></span> molto bassi e quindi competitivi.</p>
<p>Il <strong><em>caso cinese</em></strong> è, come spesso accade, contraddittorio: poiché la maggior parte dei consumatori cinesi non può ancora permettersi tale tecnologia, il 95% della produzione viene esportato per lo più in Germania, leader mondiale nell’utilizzo di energia fotovoltaica.</p>
<p>La Germania, infatti, ha installato 3.800 megawatt di fotovoltaico nel 2009, una quantità enorme che rappresenta più della metà dei 7.200 megawatt aggiunti in totale a livello mondiale.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, questi numeri sono destinati ad aumentare dato che, secondo i dati tedeschi, nel Paese sono già stati installati nei primi 6 mesi di quest’anno gli stessi megawatt di tutto il 2009.</p>
<p>Tra i paesi che hanno installato il maggior numero di impianti, dopo la Germania e la Spagna, c’è  l’<strong><em>Italia</em></strong> con 730 Megawatt. A seguire Giappone e Stati Uniti, entrambi vicini a quota 500 megawatt.</p>
<p>Ecco che appare un grande paradosso sociale della tecnologia solare. Il <strong><em>solare</em></strong> è visto da molti Paesi del Sud del mondo o in Via di Sviluppo come una grande possibilità di approvvigionamento energetico decentrato e democratico, perfettamente integrabile nel territorio e controllabile dalle comunità locali.</p>
<p>Di fatto però il più grande produttore mondiale (la Cina) di celle fotovoltaiche e tanti Paesi poveri con un&#8217;alta irradiazione solare media annuale non beneficiano ancora di questa tecnologia.</p>
<p>Lì, infatti, a differenza che nell&#8217;Occidente industrializzato, i governi  non possono sostenere il settore con gli incentivi statali che saranno necessari finché il costo del kWh fotovoltaico non sarà pari a quello del kWh prodotto da fonti convenzionali: dunque né i singoli cittadini né i comuni più piccoli sono in grado per ora di far fronte alla spesa iniziale di installazione dei pannelli.</p>
<p>In più, in paesi come quelli <strong><em>africani</em></strong>, spesso gli impianti si fermano dopo pochi anni a causa di una scarsa o inappropriata manutenzione dovuta ad una bassa formazione tecnologica locale. Insomma, senza le ONG poco si riesce a fare&#8230;</p>
<p>Molti sono ancora gli ostacoli da superare quindi per fare in modo che l&#8217;energia solare pulita alimenti il mondo intero: <em>in primis </em>rendere la tecnologia ancora più economica o le singole celle più efficienti (grandi passi si stanno facendo in questo senso ultimamente), in secondo luogo promuovere incentivi statali in tutti i Paesi, fare in modo che i distributori di pannelli assicurino particolari agevolazioni ai paesi più poveri e dare la giusta formazione tecnica ai manutentori di piccoli, medi e grandi impianti di tutto il globo.</p>
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		<title>Thetis, tra i progetti ambientali sostenibili in Cina e l&#8217;aiuto al Mar Morto.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/thetis-tra-i-progetti-ambientali-sostenibili-in-cina-e-laiuto-al-mar-morto/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico. Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni [...]


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<p><img class="alignleft size-full wp-image-8873" title="Mar-Rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Mar-Rosso.jpg" alt="Mar-Rosso" width="150" height="150" />Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni di gas serra, ma anche diminuzione della congestione stradale e quindi rapidità degli spostamenti.</p>
<p>A Shangai, in occasione dell’Expo di maggio, Thetis ha studiato le strategie di trasporto pubblico presso i diversi grandi stand dei paesi, vista la marea di gente dall’estero che vi ha partecipato.</p>
<p>Si profila una forte cooperazione tra Cina ed Italia nel settore delle tecnologie ambientali, un fronte in cui la nazione cinese si sta impegnando per conseguire uno sviluppo socio-economico a basso impatto ambientale e nel contempo migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.</p>
<p>Ma Thetis fa di più: si è anche aggiudicata l’appalto per lo studio ambientale<span id="more-8756"></span> integrato che valuterà gli effetti del trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto.</p>
<p>E&#8217; uno studio strategico, specialistico, che approfondisce gli aspetti relativi ai possibili impatti sugli ecosistemi del Mar Rosso, per il possibile trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto, attraverso un’apposita condotta che potrebbe essere realizzata per connettere i due Mari, attraversando il territorio giordano.</p>
<p>Il progetto trova la sua ragion d’essere non solo nella analisi degli ecosistemi in seguito a questo passaggio di acqua, ma anche nella constatazione che il Mar Morto perde ogni anno circa 80 centimetri di profondità e subisce un’evaporazione d’acqua di oltre mille tonnellate all’anno.</p>
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		<title>Scoperto un modo per riciclare le cicche di sigaretta.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dei ricercatori cinesi sostengono di aver scoperto un modo per riciclare i mozziconi di sigaretta utilizzandoli come anti-ruggine per un particolare tipo di acciaio spesso utilizzato nella fabbricazione delle trivelle di perforazione dei pozzi petroliferi. In questo modo le compagnie petrolifere risparmierebbero milioni di dollari e dall&#8217;ambiente verrebbe tolta un&#8217;importante fonte di inquinamento. Come si evince da [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/20/scoperto-un-modo-per-riciclare-le-cicche-di-sigaretta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dei ricercatori cinesi sostengono di aver scoperto un modo per riciclare i mozziconi di sigaretta utilizzandoli come anti-ruggine per un particolare tipo di acciaio spesso utilizzato nella fabbricazione delle trivelle di perforazione dei pozzi petroliferi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8057" title="cicche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cicche-150x150.jpg" alt="cicche" width="150" height="150" />In questo modo le compagnie petrolifere risparmierebbero milioni di dollari e dall&#8217;ambiente verrebbe tolta un&#8217;importante fonte di inquinamento.</p>
<p>Come si evince da un recente studio dell&#8217;ENEA-AUSL di Bologna, accendere una sigaretta significa immettere nell&#8217;ambiente più di 4.000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena.</p>
<p>Tra queste le più dannose sono senz&#8217;altro nicotina, benzene, gas tossici come ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, ossia la materia plastica di cui è costituito il filtro.</p>
<p>Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare la porzione di sigaretta non fumata, la cicca, che secondo i ricercatori dell&#8217;ENEA dovrebbe essere trattata come un vero e proprio rifiuto tossico per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Infatti, se il carico nocivo di ogni cicca è basso, il fattore che aggrava il problema è l’elevato numero di cicche prodotte in tutto il mondo (ad esempio solo in Italia sono<span id="more-7960"></span> prodotte ogni anno 72 miliardi di cicche) e gettate liberamente ovunque capiti. </p>
<p>Mentre una volta i mozziconi abbondavano nei posaceneri di case e locali, oggi, come conseguenza delle norme di limite al fumo e della scarsa cultura sociale, sono al primo posto tra i rifiuti raccolti in strada.</p>
<p>La sorprendente ricerca, che parrebbe prospettare una forma di riciclaggio per questo tipo di rifiuto, è stata pubblicata recentemente sulla rivista americana &#8220;<em>Industrial &amp; Engineering Chemistry Research</em>&#8220;, e sembra particolarmente adatta per la Cina, Paese che ospita circa il 30% dei fumatori del pianeta e che è il più grande produttore mondiale di sigarette.</p>
<p>Jun Zhao, dottorando all&#8217;università Jiaotong di Xian, e altri colleghi cinesi hanno spiegato di aver scoperto che il &#8220;succo&#8221; di mozzicone poteva proteggere dalla corrosione un tipo di acciaio, denominato <strong>N80</strong> ed utilizzato nell&#8217;industria petrolifera, quando veniva immerso nell&#8217;acido cloridrico a 90 gradi.</p>
<p>Questo tipo d&#8217;acciaio è spesso utilizzato per fabbricare le trivelle di perforazione, la cui corrosione costa ogni anno milioni di dollari alle compagnie petrolifere. L&#8217;effetto anti-corrosivo è dovuto ad una sostanza prodotta dalla combustione di nicotina e catrame.</p>
<p>Guy Davis, consulente di materiali di Baltimora, definisce i risultati dello studio &#8220;molto convincenti&#8221;. Egli ha già studiato l&#8217;uso di estratti di tabacco sull&#8217;acciaio e l&#8217;alluminio, scoprendo che il tabacco è uno dei migliori inibitori a base vegetale della corrosione, pur con qualche limite pratico (può favorire la muffa con il tempo e sprigiona un odore nauseabondo).</p>
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		<title>COP15: la Prestigiacomo accusa. La Confeuro si allinea.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 11:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Copenhagen è stato un fallimento e la colpa è di Stati Uniti e Cina. Questa, in sintesi, l&#8217;opinione espressa da Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, rappresentante inviato dall&#8217;Italia alla Conferenza sul Clima. &#8220;E’ stato un fallimento, un&#8217;esperienza fortemente deludente &#8211; ha detto Prestigiacomo in un&#8217;intervista sulla Stampa &#8211; Il mondo si attendeva una ricetta per affrontare [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/cop15-la-prestigiacomo-accusa-la-confeuro-si-allinea/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Copenhagen è stato un fallimento e la colpa è di Stati Uniti e Cina. Questa, in sintesi, l&#8217;opinione espressa da Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, rappresentante inviato dall&#8217;Italia alla Conferenza sul Clima.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4883" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/29-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;E’ stato un fallimento, un&#8217;esperienza fortemente deludente &#8211; ha detto Prestigiacomo in un&#8217;intervista sulla Stampa &#8211; Il mondo si attendeva una ricetta per affrontare l’emergenza climatica e si ritrova sostanzialmente niente&#8221;.</p>
<p>Mesi e mesi di trattative &#8220;sono stati vanificati dal G2, dall’accordo tra Usa e Cina i cui presidenti, a un certo punto, si sono visti cinque minuti in albergo e hanno mandato a monte tutto.</p>
<p>Hanno fatto saltare il banco&#8221;, rivela il ministro dell&#8217;Ambiente, precisando che questi due paesi &#8220;non accettano impegni vincolanti e verificabili.</p>
<p>Non vogliono, insomma, che ci siano accordi internazionali che impongano loro alcunché e non vogliono, soprattutto, che ci possano essere dei controlli su quello che stanno facendo in materia di riduzione effettiva delle emissioni <span id="more-4881"></span>inquinanti&#8221;.</p>
<p>Stati uniti e Cina che, insieme, sono responsabili del 50% delle emissioni di CO2, si sono in sostanza &#8220;chiamate fuori dalla partita affossando la conferenza sul clima&#8221;.</p>
<p>Prestigiacomo rivendica invece la validità del gioco europeo: l&#8217;Europa &#8220;è stata, una volta tanto, compatta su una linea comune e condivisa, presentandosi alla conferenza con un unico dossier.</p>
<p>E poi è il soggetto politico che ha fatto di più, mettendo a disposizione 10 miliardi di dollari quando gli Usa non sono andati oltre i 3,5, una cifra assolutamente inadeguata&#8221;.</p>
<p>Infine una critica per la mancata leadership della Conferenza, &#8220;da parte dei due soggetti che avrebbero dovuto esercitarla, e cioè l’Onu e il paese ospitante, cioè la Danimarca. Tutto questo non c’è stato&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4884" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/35-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Intanto la Confeuro si unisce al coro di critiche agli accordi raggiunti. &#8220;E&#8217; fondamentale capire &#8211; dichiara il presidente Rocco Tiso &#8211; che finché gli interessi di parte domineranno i rapporti internazionali non sarà possibile nessun accordo in grado di risolvere definitivamente il problema del surriscaldamento globale del pianeta&#8221;.</p>
<p>&#8220;La salvaguardia della Terra &#8211; continua Tiso &#8211; si sta già rivelando come la problematica centrale del secolo appena iniziato e per quello che ci compete più strettamente dobbiamo assicurarci che l&#8217;industria agricola resti al passo con i tempi, qualificandosi non più soltanto come produttrice di alimenti, ma anche come fondamentale custode del territorio.</p>
<p>Se questo nuovo ruolo di tutela ambientale verrà riconosciuto &#8211; conclude Tiso &#8211; l&#8217;agricoltura potrà porre le basi per una nuova economia più dinamica e vincente, eco-sostenibile e fonte di energia rinnovabile, attraverso lo sfruttamento del fotovoltaico, delle agroenergie, delle biomasse vegetali, e con la costituzione di una filiera degli scarti&#8221;.</p>
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		<title>COP15: finalmente c&#8217;è l&#8217;accordo, tra soddisfazione e critiche.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul limite di 2°C da porre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/19/cop15-finalmente-ce-laccordo-tra-soddisfazione-e-critiche/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4854" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul <strong>limite di 2°C</strong> da porre all&#8217;innalzamento della temperatura, e su un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni.</p>
<p>Lo stesso funzionario americano ammette che l&#8217;intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di &#8220;un primo capitolo importante&#8221;: nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è &#8220;uno storico passo&#8221; su cui costruire in seguito.</p>
<p>“Il tempo delle parole è scaduto. Non c&#8217;è tempo da perdere”, aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca. L’intesa arriva dopo un&#8217;intensa giornata di colloqui.</p>
<p>Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l&#8217;espressione &#8220;accordo di Copenhagen&#8221; e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il<span id="more-4850"></span> 2050 rispetto ai livelli del 1990 per tutti e dell&#8217;80% per i Paesi industrializzati.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4855" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/116-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Quanto ai Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi Annex 1), &#8220;si impegnano a ridurre individualmente o congiuntamente le proprie emissioni dell&#8217;80% entro il 2050&#8243;. Mancano, invece, obiettivi precisi per i Paesi ricchi a medio termine, cioè entro il 2020.</p>
<p>Nel testo si indica, inoltre, l&#8217;obiettivo di &#8220;mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi&#8221;. Si tratta di una decisione che va oltre quella di &#8220;non eccedere i due gradi&#8221;, come già previsto al G8 dell&#8217;Aquila e contenuto in una prima bozza apparsa questa mattina.</p>
<p>Sul fronte dei finanziamenti resta indiscusso &#8220;l&#8217;impegno collettivo dei Paesi sviluppati a fornire risorse nuove e aggiuntive per 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012&#8243;.</p>
<p>Inoltre, &#8220;nel contesto di azioni appropriate per la mitigazione (degli effetti dei cambiamenti climatici, ndr.) e la trasparenza nell&#8217;applicazione, i Paesi sviluppati sostengono l&#8217;obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l&#8217;anno intorno al 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4857" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/41.jpg" alt="" width="214" height="113" />Nella bozza si esorta &#8220;a una revisione di questo accordo e della sua attuazione da completare entro il 2016&#8243;. Tale revisione &#8220;includerebbe la valutazione del rafforzamento dell&#8217;obiettivo di lungo termine di limitare l&#8217;aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi&#8221;.</p>
<p>Nel documento si parla, inoltre, di un &#8220;Copenhagen Climate Fund&#8221;, che sarà &#8220;un&#8217;entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione&#8221;. Prevista, infine, la creazione di un &#8220;Meccanismo tecnologico per il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
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		<title>COP15, Obama: &#8221;Il tempo delle parole è scaduto. Bisogna agire&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 12:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni. &#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/18/cop15-obama-il-tempo-delle-parole-e-scaduto-bisogna-agire/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4829" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/32-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando di fronte a 120 capi di stato e di governo.</p>
<p>&#8221;La sfida che ci troviamo di fronte consiste nella nostra capacità di affrontarla&#8221; ha affermato, ribadendo gli impegni che gli Stati Uniti sono disposti a prendere, &#8221;nel quadro di un accordo generale&#8221; annunciati ieri dal segretario di stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra &#8221;indipendentemente da ciò che accade a Copenhagen&#8221;.</p>
<p>Dopo trattative durate tutte la notte a Copenhagen questa mattina si respirava un&#8217;aria di ottimismo in vista dell&#8217;accordo. Ma il presidente Nicolas Sarkozy <span id="more-4828"></span> spiega i motivi dell&#8217;attuale stallo:</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4830" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/114-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;Uno dei problemi principali è che la Cina è riluttante all&#8217;idea di accettare controlli esterni, ma anche l&#8217;India sta sollevando obiezioni&#8221;. Finora ci sono stati solo minimi progressi&#8221; ha ammesso Sarkozy.</p>
<p>A questo punto si spera che il pressing di Obama abbia qualche effetto sulla Cina. Un&#8217;intesa fra Washington e Pechino è fondamentale per il raggiungimento di un accordo globale sul clima.</p>
<p>Ma il premier cinese, Wen Jiabao, nel suo intervento ha subito messo in chiaro che le responsabilità storiche per i cambiamenti climatici sono tutte dei Paesi ricchi e spetta a loro dunque occuparsene.</p>
<p>Wen ha promesso di far onore ai suoi impegni, spiegando che il suo governo punta a tagliare &#8220;l&#8217;intensità carbonica&#8221; (ovvero il livello di emissioni di CO2 necessari alla produzione di beni) del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.</p>
<p>&#8220;Ridurre le emissioni di CO2 su una scala così ampia su questo periodo necessiterà di un enorme sforzo da parte nostra&#8221;, ha detto Wen, ricordando le necessità dello sviluppo economico del suo Paese.</p>
<p>&#8220;La Cina -ha detto- ha una popolazione di 1,3 miliardi di dollari e un reddito medio pro capite di soli 300 dollari. Abbiamo 150 milioni di persone sotto la linea della povertà, per questo dobbiamo pensare anche allo  sviluppo dell&#8217;economia&#8221;.</p>
<p>Wen ha sottolineato che le emissioni di CO2 sono già calate in Cina del 46% rispetto ai livelli del 1990. E si è rivolto ai paesi ricchi perchè &#8220;rispettino i loro impegni&#8221; e aiutino &#8220;i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4831" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/27-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Con il leader del Cremlino è possibile sia affrontata anche la questione del rinnovo del trattato sulla riduzione delle armi nucleari.</p>
<p>Ancora una volta il presidente arriva a Copenhagen in una sorta di attesa messianica per un suo intervento che si spera possa salvare i negoziati e portare ad un accordo sul clima che ieri ad un certo punto sembrava spacciato.</p>
<p>Nella bozza di accordo è stato introdotto un sistema progressivo, con una disponibilità immediata di 10 miliardi di dollari annui, sia pubblici che privati, per poi salire a 50 miliardi entro il 2015 ed a 100 entro il 2020. L&#8217;aumento della temperatura globale del pianeta non dovrà superare i 2 gradi centigradi.</p>
<p>Rimangono sul tavolo però le domande che la stessa segretario di Stato aveva sollevato, cioè come inserire i principali paesi emergenti &#8211; vedi Cina secondo inquinatore mondiale dopo l&#8217;India &#8211; nello schema dei tagli delle emissioni in un futuro trattato internazionale e la verificabilità di queste riduzioni.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F18%2Fcop15-obama-il-tempo-delle-parole-e-scaduto-bisogna-agire%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l&#8217;arrivo di Obama.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;. Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/17/cop15-rischi-reali-di-fallimento-ma-obama-e-merkel-sperano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4814" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/113-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua &#8220;senza valore e distruttiva&#8221;. La posizione cinese, viene sottolineato, è sostenuta da Brasile, India, Sudafrica e altri Paesi in Via di Sviluppo.</p>
<p>Oggi arriverà a Copenhagen anche il primo ministro Wen Jiabao, che assumerà la guida della delegazione di Pechino.</p>
<p>Intanto fonti della delegazione danese hanno riferito ai media locali che tutti i tentativi di raggiungere un compromesso sono falliti.</p>
<p style="text-align: left">La Danimarca, paese organizzatore della conferenza internazionale sul clima di Copenhagen, avrebbe infatti rinunciato alla possibilità di raggiungere un accordo finale.<span id="more-4811"></span></p>
<p style="text-align: left">Lo riferiscono oggi il quotidiano &#8216;Berlingske Tidende&#8217; e il canale d&#8217;informazione Dr, citando fonti governative. A quanto si apprende l&#8217;esito considerato più probabile è una dichiarazione finale non vincolante.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4815" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/26-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Dal canto suo, alla vigilia del suo arrivo a Copenhagen, il presidente americano Barack Obama ha telefonato al collega brasiliano Lula da Silva per favorire un&#8217;intesa.</p>
<p>Il presidente americano partirà in serata per partecipare alla conclusione del vertice nella capitale danese, e ha sottolineato la necessità di un trasparente processo di verifica dei tagli alle emissioni inquinanti.</p>
<p>Negativo il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha messo in guardia contro una conclusione fallimentare del vertice che provocherebbe &#8220;danni drammatici&#8221; al pianeta ed ha chiesto a Stati Uniti e Cina un impegno maggiore nella lotta contro il surriscaldamento globale.</p>
<p>&#8220;Le notizie che arrivano da Copenhagen non sono buone. Se non prendiamo le decisioni necessarie, corriamo il rischio di danni drammatici nel mondo&#8221; ha aggiunto sottolineando come i paesi più colpiti &#8220;saranno quelli più poveri, anche se a nessuno verranno risparmiati i problemi&#8221;.</p>
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		<title>Linfen (Cina) è la città più inquinata del pianeta.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 10:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo alcuni studi risulta che Linfen, sede di grosse industrie alimentari e miniere di carbone, sia la città più inquinata del mondo. Tra le venti città più inquinate del mondo, sedici sono in Cina. Linfen è una città situata nello Shanxi meridionale, in Cina. La città è situata sul fiume Fen, ed in passato era [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/14/linfen-cina-ela-citta-piu-inquinata-del-pianeta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Secondo alcuni studi risulta che Linfen, sede di grosse industrie alimentari e miniere di carbone, sia la città più inquinata del mondo. Tra le venti città più inquinate del mondo, sedici sono in Cina.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4671" title="linfen" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/linfen-300x211.jpg" alt="linfen" width="160" height="140" />Linfen è una città situata nello Shanxi meridionale, in Cina. La città è situata sul fiume Fen, ed in passato era conosciuta come Pingyang. Secondo un&#8217;antica leggenda, Linfen è stata capitale dello Yao, un leggendario regno che esisteva fino a 4000 anni fa. Negli anni &#8217;80 del XX secolo, Linfen è stata soprannominata &#8220;la città moderna della frutta e dei fiori&#8221;.</p>
<p>Secondo una recente analisi presentata dal Blacksmith Institute, ente americano esperto di problemi ambientali, Linfen è tra i 10 luoghi più inquinati al mondo, per la Banca mondiale probabilmente la città più inquinata di tutto il pianeta.</p>
<p>Questo centro di 200mila abitanti è uno dei poli produttivi più importanti della provincia dello Shanxi, a sua volta cuore dell&#8217;industria cinese del carbone che produce quasi<span id="more-4666"></span> due terzi del fabbisogno energetico nazionale.</p>
<p>La crescente domanda di combustibile fossile ha portato allo sviluppo di centinaia di miniere illegali o non conformi ai minimi standard di sicurezza. Fabbriche di acciaio e raffinerie hanno completamente assorbito le risorse idriche lasciando all&#8217;asciutto i campi agricoli e inaridendo il settore primario della regione.</p>
<p>Nella città più inquinata del mondo il sole si ferma, per qualche ora, tre giorni all&#8217;anno. Il resto della vita trascorre al buio. Non si distingue la notte da un mezzodì, o l&#8217;inseguirsi delle stagioni. Il cielo nero di un temporale è lo stesso di quello azzurro di un ottobre splendente. I condannati di Linfen, senza potersi chiedere troppi perché, si sono adattati. Quasi tutti, specialmente i bambini, vestono di nero. Fuori di casa, infilano le scarpe dentro sacchetti di plastica. Nessuno gira senza cappello. Sopra le vie non pende alcun panno steso. Il nemico più visibile è la polvere.</p>
<p>Centrali a bitume lanciano nell&#8217;atmosfera nubi dense di sostanze tossiche, come afferma un abitante della città più inquinata del mondo: &#8220;Sento sempre la mia gola secca e quando tossisco il prodotto dei miei polmoni è catarro nero&#8221;.</p>
<p>Non si tratta di isteria ambientalista, per rendersene conto è sufficiente guardare le foto di alcuni cittadini di Linfen. Hanno visi scheletrici, pelle rugosa e maculata, palpebre semi chiuse perché la pupilla soffre a causa dell&#8217;acidità dell&#8217;aria, denti malati e pochi capelli perché il corpo invecchia velocemente esposto ad elevatissime quantità di polveri sottili, monossido di carbonio, ossido di azoto, biossido di zolfo, composti organici volatili, arsenico, piombo. E&#8217; inutile sottolineare che l&#8217;aria, l&#8217;acqua ed il suolo di questa provincia dello Shanxi segnalano elevati livelli di contaminazione.</p>
<p>Le cliniche locali di Linfen hanno registrato il rapido aumento di casi di bronchite e cancro polmonare: è facile comprendere come negli ultimi anni le cause di decesso dei residenti siano sempre più legate ai livelli d&#8217;inquinamento cittadino. L&#8217;avvelenamento da piombo è una delle malattie più diffuse tra i bambini.</p>
<p>Il Primo Ministro cinese, Wen Jiabao, ha dichiarato recentemente che il governo non appoggerà nuovi progetti industriali su larga scala a forte impatto ambientale. Nel 2005, il Dipartimento di protezione ambientale ha presentato i risultati di una valutazione di 500 delle 661 città del territorio continentale: più della metà dei luoghi esaminati non soddisfaceva gli standard minimi di qualità dell&#8217;aria.</p>
<p>D&#8217;altra parte, il governo cinese è stretto in una morsa: da una parte i grandi interessi dei nuovi capitalisti autoctoni e dall&#8217;altra le pressioni degli alti ranghi istituzionali, spesso sordi alla fame d&#8217;aria del popolo, mentre sognano rivalsa e potere confrontando i propri indici di sviluppo economico con quelli occidentali.</p>
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		<title>La Cina, ambiziosa, preme sugli Usa. Paesi emergenti divisi.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più tagli alle emissioni di gas serra dai paesi industrializzati: è la richiesta contenuta in una proposta negoziale che circola in queste ore nella conferenza di Copenhagen, attribuita al governo cinese, e che mira a fare pressione su Stati Uniti e Unione Europea. La bozza chiede a 37 paesi industrializzati di ridurre le emissioni del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/cina-ambiziosa-preme-sugli-usa-paesi-emergenti-divisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Più tagli alle emissioni di gas serra dai paesi industrializzati: è la richiesta contenuta in una proposta negoziale che circola in queste ore nella conferenza di Copenhagen, attribuita al governo cinese, e che mira a fare pressione su Stati Uniti e Unione Europea. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4453" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/clima-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> La bozza chiede a 37 paesi industrializzati di ridurre le emissioni del 5% in media entro il 2012 (anno in cui scade l&#8217;attuale protocollo di Kyoto) rispetto ai livelli del 1990. Il testo inoltre prevede ulteriori specifici tagli per i paesi sviluppati nei successivi cinque-otto anni.</p>
<p>Nel testo presentato da Pechino, invece, ai paesi emergenti e in via di sviluppo sarebbero chiesti altri interventi e azioni per ridurre le emissioni globali, ma non vincolanti giuridicamente come quelle chieste ai paesi più sviluppati.</p>
<p>Ma anche tra i Paesi in Via di Sviluppo il fronte non è compatto. Al terzo giorno dei negoziati sul clima di Copenhagen si profila un&#8217;inedita spaccatura nella compagine, finora<span id="more-4452"></span> piuttosto unita, dei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>I piccoli paesi insulari e le nazioni africane, più poveri e più vulnerabili al cambiamento climatico, hanno avanzato la proposta di un trattato legalmente vincolante, più severo del protocollo di Kyoto. Proposta che vede l&#8217;opposizione dei grandi paesi emergenti, come la Cina, che temono un freno alla crescita.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4454" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/16.jpg" alt="" width="130" height="130" /> In prima linea Tuvalu, arcipelago polinesiano a mezza strada fra Hawaii e Australia, che ha chiesto e ottenuto una sospensione dei negoziati fino alla soluzione del problema. L&#8217;appello è stato raccolto da altri membri dell&#8217;Aosis, l&#8217;Associazione dei piccoli stati insulari, come le Isole Cook, le Barbados e Fiji, e da vari paesi poveri africani, Sierra Leone, Senegal e Capo Verde.</p>
<p>Diversi hanno ripetuto la richiesta di Tuvalu di fermare la crescita delle temperature globali a 1,5 gradi centigradi, e la concentrazione di gas serra in atmosfera a 350 parti per milione, invece delle 450 preferite dai paesi industrializzati e da qualche grande emergente. I paesi a forte crescita come Cina, India e Sudafrica si oppongono ai target più ambiziosi, perchè temono che possano rallentare la crescita economica.</p>
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		<title>Clima: i leader UE non sanno accordarsi sugli aiuti ai paesi poveri.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l&#8217;UE dimostri coesione! E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/clima-i-leaders-ue-non-sanno-accordarsi-sugli-aiuti-ai-paesi-poveri/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l&#8217;UE dimostri coesione!</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4449" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/15-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i paesi &#8220;grandi&#8221; a non tirare ancora fuori le cifre per il fondo &#8220;Fast Start&#8221; &#8211; destinato agli aiuti per i Paesi in Via di Sviluppo &#8211; che l&#8217;Ue vorrebbe portare trionfalmente sul tavolo della Conferenza sul clima di Copenhagen.</p>
<p>Il fondo dovrebbe servire per gli aiuti immediati (periodo 2010-2012) per il trasferimento di tecnologie pulite, la riduzione delle emissioni di gas serra e l&#8217;adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico.</p>
<p>Secondo le stime della Commissione europea, sarebbero necessari dai 5 ai 7 miliardi di euro nel triennio. Ma secondo fonti diplomatiche, Italia, Germania e Francia<span id="more-4447"></span> non hanno voluto per ora dare cifre precise. I negoziati fra gli sherpa sono continuati durante la notte.</p>
<p>Il successo dell&#8217;iniziativa del &#8220;Fast Start&#8217;&#8221;, in realtà, serve anche come diversivo: per sviare l&#8217;attenzione dal fatto che, a questo vertice, i Ventisette hanno riunciato a indicare le cifre dei ben più ingenti finanziamenti di medio e lungo termine (2013-2020) ai Paesi in Via di Sviluppo .</p>
<p>Sarà questo uno dei nodi più difficili da sciogliere a Copenhagen. Intanto nella capitale danese la parola d&#8217;ordine dei Pvs è &#8220;Kyoto non si tocca&#8221;, almeno per ora. Capeggiati da Cina e India, i Paesi in Via di Sviluppo non intendono sottostare al diktat dei più ricchi.</p>
<p>Un testo confidenziale elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan insiste sulla validità del protocollo di Kyoto, chiede ai Paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990, e chiede agli Usa di adeguarsi &#8220;agli sforzi degli altri&#8221;, con tagli &#8220;a livello nazionale&#8221; e non compensazioni oltre le frontiere americane. Quanto ai più poveri, si mette in chiaro, &#8220;la priorità assoluta resta lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà&#8221;.</p>
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		<title>Copenhagen: Ban e Obama fiduciosi. E&#8217; partito il countodown.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 17:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani, finalmente, inizia il vertice. Idea centrale: superare il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, e realizzare un accordo ambizioso sul clima. I delegati internazionali sono arrivati o stanno arrivando nella capitale danese per il vertice Onu. Obama ci sarà nella fase finale, ossia al momento dei patti da sancire. &#8220;Sono molto ottimista per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/06/copenhagen-ban-ki-moon-e-obama-fiduciosi-e-partito-il-countodown/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Domani, finalmente, inizia il vertice. Idea centrale: superare il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, e realizzare un accordo ambizioso sul clima. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4165" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ban-ki-moon1-150x150.jpg" alt="Ban Ki Moon" width="150" height="160" />I delegati internazionali sono arrivati o stanno arrivando nella capitale danese per il vertice Onu. Obama ci sarà nella fase finale, ossia al momento dei patti da sancire. </p>
<p>&#8220;Sono molto ottimista per Copenhagen&#8221;, ha detto Ban Ki Moon, segretario generale Onu, in un&#8217;intervista al quotidiano danese Berlingske Tidende. </p>
<p>&#8220;Avremo un accordo. E credo che l&#8217;accordo sarà firmato da tutti gli Stati membri dell&#8217;Onu, e sarà una cosa storica. Abbiamo il giusto spirito politico: tutti i capi di stato e di governo hanno lo stesso obiettivo, prevenire il riscaldamento globale&#8221;.</p>
<p>Resta da stabilire come agire per raggiungere questo obiettivo, ha spiegato il segretario generale dell&#8217;Onu. I leader mondiali a Copenhagen cercheranno di raggiungere<span id="more-4163"></span> un accordo politico su come combattere i cambiamenti climatici.</p>
<p>Il mese scorso la Danimarca ha rivisto il programma della conferenza invitando i capi di stato e di governo di tutti i 192 Stati membri delle Nazioni Unite, sperando che così ci sia il peso politico per un accordo. Finora hanno accettato l&#8217;invito 105 leader, incluso il presidente americano Barack Obama, il leader cinese Wen Jiabao e il primo ministro indiano Manmohan Singh.</p>
<p>Sono so­lo 10 giorni, ma bastano a fa­re tutta la differenza. L&#8217;im­provvisa decisione di Barack Obama di volare a Copenha­gen non il 9 ma il 18 dicem­bre, per essere presente alla fa­se finale e decisiva della confe­renza sul clima, cambia la di­namica del negoziato e rilan­cia la prospettiva di chiudere la partita danese con un accor­do di sostanza sulla riduzione delle emissioni di gas-serra.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4166" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/image_preview-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>A convincere la Casa Bian­ca che fosse necessario ri­schiare e impegnarsi diretta­mente è stato, giovedì scorso, l&#8217;annuncio dell&#8217;India, che se­gue di poche settimane quel­lo simile della Cina: per la pri­ma volta infatti, Pechino e New Dehli si sono impegnate formalmente a ridurre la loro «intensità carbonica», cioè la percentuale di emissioni tossi­che in rapporto al prodotto in­terno lordo.</p>
<p>L&#8217;India promette di tagliar­la del 25% entro il 2020 rispet­to ai livelli del 2005, mentre la Cina vuole fare anche di più, con una riduzione del 40%-45%, sempre sul 2005.</p>
<p>Di fatto, le loro emissioni tossi­che continueranno ad aumen­tare, ma lo faranno a ritmi molto più lenti: i due giganti asiatici rifiutano quindi i tagli drastici e i limiti vincolanti fatti propri dai Paesi più indu­strializzati, ma ora accettano il principio della corresponsa­bilità.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4170" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Barack_Obama1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Di più, secondo Gibbs c&#8217;è anche un «consenso emergen­te » sul fatto che l&#8217;accordo di Copenhagen dovrà prevede­re, a partire dal 2012, una li­nea di credito di 10 miliardi di dollari l&#8217;anno, per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad affrontare i cambiamenti cli­matici. L&#8217;annuncio a sorpresa di Obama è stato salutato positi­vamente nelle capitali euro­pee.</p>
<p>«Dimostra l&#8217;importanza che questa Amministrazione annette al successo della con­ferenza sul clima», ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Mentre secondo il premier britannico Gordon Brown, la partecipazione di Obama alla fase finale del ver­tice «darà un grande impulso al negoziato».</p>
<p>Al suo decimo viaggio all&#8217; estero, un record per il primo anno di un presidente, Oba­ma porterà nella capitale da­nese il suo impegno a ridurre i gas-serra del 17% (sui livelli del 2005) entro il 2020.</p>
<p>Ma il presidente porta anche l&#8217;incer­tezza di un obiettivo il cui con­seguimento dipende dall&#8217;ap­provazione da parte del Congresso della nuova legge sull&#8217;ener­gia e sul clima, blocca­ta al Senato, che vor­rebbe in realtà fissare obiettivi meno ambi­ziosi.</p>
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		<title>Ora la Cina raddoppia obiettivi vincolanti su gas serra.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Cina ha presentato ieri il suo primo piano per contenere le emissioni responsabili dell’effetto serra, con una lista di obiettivi «vincolanti» che il premier cinese Wen Jiabao (foto) porterà ai colloqui internazionali  a Copenhagen. La Cina, Paese al primo posto nell’emissione di gas da attività umane che contribuiscono al riscaldamento del pianeta, si ripropone [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/27/ora-la-cina-raddoppia-obiettivi-vincolanti-su-gas-serra/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Cina ha presentato ieri il suo primo piano per contenere le emissioni responsabili dell’effetto serra, con una lista di obiettivi «vincolanti» che il premier cinese Wen Jiabao (foto) porterà ai colloqui internazionali  a Copenhagen.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4042" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/g2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />La Cina, Paese al primo posto nell’emissione di gas da attività umane che contribuiscono al riscaldamento del pianeta, si ripropone di ridurre l’anidride carbonica emessa da ogni unità del prodotto interno lordo dal 40 al 45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Xinhua citando il Consiglio di Stato.</p>
<p>Pechino ha anche precisato che questo impegno è un «obiettivo vincolante» e che ricorrerà a provvedimenti come la tassazione e misure finanziarie per raggiungerlo mentre il Consiglio di Stato, citato da Xinhua, ha detto che il Paese dovrà affrontare «enormi pressioni e notevoli problemi» per raggiungere l’obiettivo.</p>
<p>La Cina ha anche ribadito l’obiettivo di garantire entro il 2020 che il 15% del consumo totale di carburante avvenga con carburanti non-fossili. «Questa è un’iniziativa volontaria intrapresa dal governo cinese in base alle sue proprie condizioni nazionali ed è un grosso <span id="more-4041"></span>contributo allo sforzo globale per contrastare i cambiamenti climatici» ha detto ancora l’agenzia citando il Consiglio. L’obiettivo indicato è in linea con quanto previsto dagli esperti.</p>
<p>Un deciso impegno da parte della Cina rafforzerà probabilmente gli sforzi per raggiungere un accordo al vertice previsto per il mese prossimo in Danimarca. Le trattative pre Copenhagen sinora hanno conosciuto un lungo stallo a causa dei contrasti fra Paesi ricchi e in via di sviluppo su chi, e quanto, debba ridurre le emissioni. E a chi tocchi pagare.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4043" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento_cinese_carbone_cinese_inquinamento_atmosferico_cina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />La svolta cinese segue quella annunciata ieri dagli Stati Uniti e ai colloqui diretti tra Barack Obama e Wen Jiabao di qualche giorno fa.</p>
<p>Si tratta di obiettivi inferiori rispetto a quelli adottati dall’Ue, soprattutto perché questa li parametra rispetto alle emissioni di partenza del 1990, mentre Usa e Cina fanno calcoli sul 2005.</p>
<p>Mentre l’Ue si pone l’obiettivo del 20 per cento in meno (base 1990) di emissioni entro il 2020, il piano Usa parla del 17 per cento in meno (base 2005) sempre entro il 2020.</p>
<p>In ogni caso Europa e Usa parlano la stessa lingua, calcolando la quantità di emissioni in cosiddette “tonnellate equivalenti”, cioé “pesando” l’anidride carbonica emessa complessivamente.</p>
<p>La Cina invece lega le emissioni alla crescita della propria economia e adotta come parametro la “carbon intensity”, vale a dire l’ammontare dell’anidride carbonica emessa per ogni unità di crescita del prodotto interno lordo. Ridurre la “carbon intensity” permette alla Cina di introdurre un parametro che tiene conto della sua priorità di non deprimere l’economia.</p>
<p>La domanda è: a quanto equivale la promessa della Cina, calcolata secondo i parametri europei e americani? Difficile dirlo: c’è chi azzarda un 10-12 per cento. Altri invece fanno notare che se il Pil cinese aumentasse ai ritmi precedenti la crisi le emissioni addirittura potrebbero aumentare. In ogni caso c’è molta differenza tra il 40 e il 45 per cento, le due cifre ipotizzate oggi dal premier cinese. Nel primo caso non vi sarebbe praticamente nessuna riduzione, nel secondo si avrebbe una sensibile discesa.</p>
<p>Va anche valutato che Cina e Usa producono insieme circa il 40 per cento di tutte le emissioni del pianeta, per cui riduzioni percentualmente piccole di gas serra sarebbero in assoluto maggiori di quelle di quasi tutti gli altri paesi.</p>
<p>Resta il fatto storico che la  Cina abbia accettato un controllo vincolante sulla propria economia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4045" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Malgrado la svolta cinese e americana, il vertice Onu di Copenhagen sul riscaldamento globale si annuncia particolarmente difficile perché al momento sembra lontana la possibilità di sottoscrivere un accordo sul modello del protocollo di Kyoto che preveda sanzioni per i produttori di gas serra che non rispettano gli obiettivi.</p>
<p>Inoltre, le posizione europee sono ancora lontane da quelle dei Paesi emergenti e degli stessi Usa. E all’interno dell’Ue l’Italia è tra i paesi che frenano maggiormente.</p>
<p>Ieri il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, nell’annunciare la presenza del premier Silvio Berlusconi al vertice ha anticipato che l’Italia «farà il suo ruolo ma non accetterà un protocollo di Kyoto 2», con alcuni paesi vincolati «legalmente e altri soltanto politicamente». Altri governi europei ritengono invece che la Ue possa ugualmente impegnarsi a ridurre fortemente le emissioni di anidride carbonica e che questa posizione costringa poi l’industria e la finanza mondiali ad adeguarsi.</p>
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		<title>L&#8217;uomo più ricco della Cina è &#8220;green&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 13:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[automobili elettriche]]></category>
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		<description><![CDATA[In Cina l&#8217;uomo più ricco è un ambientalista. Forse ambientalista non è la parola adatta per un imprenditore di fama mondiale, quindi, scegliendo un termine più moderno e adatto, potremmo definirlo &#8220;verde&#8221;. Ogni anno la rivista cinese Hurun, che dal 1999 stila la classifica degli uomini più ricchi del &#8220;continente cinese&#8221;, ha incoronato Wang Chuanfu, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/29/2463/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In Cina l&#8217;uomo più ricco è un ambientalista. Forse ambientalista non è la parola adatta per un imprenditore di fama mondiale, quindi, scegliendo un termine più moderno e adatto, potremmo definirlo &#8220;verde&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2464" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/wang-chuan-fu-300x200.jpg" alt="wang-chuan-fu" width="228" height="152" />Ogni anno la rivista cinese Hurun, che dal 1999 stila la classifica degli uomini più ricchi del &#8220;continente cinese&#8221;, ha incoronato Wang Chuanfu, 43 anni, come l&#8217;uomo più ricco della Cina. </p>
<p>La sua scalata in classifica ha dell&#8217;incredibile: nel 2008, secondo la stessa rivista, era soltanto 106°. I motivi del successo, nell&#8217;arco di un solo anno, vanno ricondotti alla sua attività e all&#8217;azienda da lui gestita. Ma partiamo dal principio.</p>
<p>Wang proviene da una famiglia povera e sembra che si sia costruito la sua fortuna a piccoli passi, facendo poi un&#8217;escalation di tutto rispetto. </p>
<p>La sua prima azienda produceva batterie ma poi si è specializzata nella costruzione di automobili elettriche. E&#8217; impensabile che, in un solo anno, un uomo che ha investito sulla<span id="more-2463"></span> produzione di auto a basso impatto ambientale abbia raggiunto una fortuna così smisurata. </p>
<p>Nel corso dell&#8217;ultimo anno, il salto di qualità dalla 106esima posizione è dovuto ad un aumento del fatturato aziendale annuo dell&#8217;800%. Cosa che ha dell&#8217;incredibile!</p>
<p>Non è un caso che il solco del suo successo sia la crisi economica in cui riversano i giorni nostri. A questo punto è lecita un&#8217;opinione: l&#8217;investimento su un prodotto amico dell&#8217;ambiente ha costituito la risposta migliore non solo per le sorti del nostro pianeta ma anche per l&#8217;uscita dalla crisi economica. </p>
<p>E, ciliegina sulla torta, il nome dell&#8217;azienda fondata da Wang è Built Your Dreams, che ora come ora fornisce una buona speranza per il futuro.</p>
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		<title>Cina vs CO2: Vero impegno o solo parole?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 08:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente cinese Hu Jintao ha promesso di impegnarsi, per il suo paese, nella riduzione della CO2, ma ha mostrato un evidente dubbio sull’andamento dei colloqui internazionali, definiti “in fase di stallo”. Il leader del più grande produttore di CO2 al mondo, nell’ambito del vertice delle Nazioni Unite, afferma di voler tagliare, nel corso del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/28/cina-vs-co2-vero-impegno-o-solo-parole/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente cinese Hu Jintao ha promesso di impegnarsi, per il suo paese, nella riduzione della CO2, ma ha mostrato un evidente dubbio sull’andamento dei colloqui internazionali, definiti “in fase di stallo”.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2433" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-cina.jpg" alt="inquinamento-cina" width="210" height="139" />Il leader del più grande produttore di CO2 al mondo, nell’ambito del vertice delle Nazioni Unite, afferma di voler tagliare, nel corso del decennio fino al 2020, la cosiddetta &#8220;intensità di carbonio&#8221;, ovvero la quantità di anidride carbonica prodotta per ogni dollaro di produzione economica. </p>
<p>La sua promessa è fondamentale perché la Cina aveva in precedenza respinto le richieste delle nazioni più ricche, sostenendo che lo sviluppo economico deve essere una priorità, e che debbe venire quindi prima dell’aiuto all’ambiente, considerando anche che milioni di suoi cittadini vivono ancora in condizioni di povertà.</p>
<p>Sembra che tutto quanto si dice in questi incontri internazionali si mantenga nel vago, sotto il concetto di auspicio, di speranza, di progetto.</p>
<p>Ad oggi, tanto <strong>Pechino</strong> quanto le altre grandi città hanno un considerevole “spazio di manovra” per capire cosa effettivamente possono fare, visto che ci si avvia all’incontro<span id="more-2432"></span> importantissimo di Copenhagen, nel dicembre di quest’anno.</p>
<p>&#8220;Non nutro molta fiducia verso le parole, peraltro scarne, del presidente cinese&#8221; ha detto <strong>Todd Stern</strong>, inviato speciale sui cambiamenti climatici negli Stati Uniti, uno dei critici più accesi della condotta politica della Cina sulle emissioni. </p>
<p>La geografia della Cina l’ha resa particolarmente vulnerabile agli effetti di un rapido processo di riscaldamento, di siccità, inondazioni e innalzamento del livello del mare. Pechino si preoccupa anche della sicurezza energetica e di un grave inquinamento da combustibili fossili. </p>
<p>Il governo cinese intende ridurre il consumo energetico per unità di PIL di circa il 20 % entro il 2010 rispetto ai livelli del 2005, un passo che potrebbe far risparmiare l’emissione di più di 1,5 miliardi di tonnellate di CO2. Ma le emissioni della Cina sembra continuino a crescere senza sosta.<img class="size-medium wp-image-2434 alignright" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamentocina2-300x300.jpg" alt="inquinamentocina2" width="188" height="160" /></p>
<p>Il mese scorso, l’istituto tedesco IWR ha annunciato che le emissioni di CO2 della Cina nel 2008 sono state le più elevate al mondo con 6,8 miliardi di tonnellate, circa un quinto di tutte le emissioni del genere umano. </p>
<p>Un gruppo di esperti, questa volta cinese, ha affermato che, sebbene la  Cina adotti e voglia adottare importanti misure per alleggerire la produzione di CO2, questa potrebbe raggiungere gli 8,8 miliardi di tonnellate entro il 2035, e, sulla base delle tendenze attuali, le emissioni annuali potrebbero raggiungere 12,1 miliardi di tonnellate entro il 2050.</p>
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		<title>La Mongolia sta per essere inghiottita dal deserto di Gobi.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 12:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli inesorabili cambiamenti climatici cominciano a fornirci un quadro di come il futuro si presenterà ai nostri occhi. Un esempio per tutti è la crescita, sempre più inarrestabile, del deserto di Gobi che si estende da Nord a Sud della Cina e da Sud a Nord fino a penetrare nella Mongolia, causando un numero sempre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/la-mongolia-sta-per-essere-inghiottita-dal-deserto-di-gobi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Gli inesorabili cambiamenti climatici cominciano a fornirci un quadro di come il futuro si presenterà ai nostri occhi.</strong> </p>
<p><img class="size-medium wp-image-1789 alignleft" title="The Taklamakan Desert at Sunset, Xinjiang" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/The-Taklamakan-Desert-at-Sunset-Xinjiang-300x207.jpg" alt="The Taklamakan Desert at Sunset, Xinjiang" width="276" height="191" /> Un esempio per tutti è la crescita, sempre più inarrestabile, del deserto di Gobi che si estende da Nord a Sud della Cina e da Sud a Nord fino a penetrare nella Mongolia, causando un numero sempre maggiore di eco-rifiugiati. </p>
<p>In Cina i contadini non hanno più acqua per irrigare i campi e sono costretti a lasciare la propria terra e a spostarsi in zone più fertili, fornite dal Governo stesso. </p>
<p>Tuttavia l&#8217;area del deserto si espande sempre di più, e la situazione per i contadini ritorna ad essere nuovamente minacciosa tantochè i terreni coltivabili sono delimitati da dune di sabbia e i contadini lavorano indossando maschere anti-polvere. </p>
<p>La situazione è catastrofica in Mongolia, in cui il 70% del territorio è ormai deserto. Tuttavia la responsabilità di una così rapida desertificazione non è dovuta soltanto ai<span id="more-1788"></span> cambiamenti climatici ma anche alla massiccia presenza di pecore e capre, e all&#8217;installazione di industrie di lavorazione del cachemir e della lana. Il tasso di evaporazione tende ad aumentare, così come la temperature, a scapito della disponibilità di acqua per la popolazione.</p>
<p>Una soluzione avallata dalla Società delle Nazioni Unite consiste nell&#8217;educare i pastori ad effettuare una pastorizia a rotazione stagionale, così da permettere alla famiglie di utilizzare i terreni durante l&#8217;anno per le proprie coltivazioni.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F09%2F07%2Fla-mongolia-sta-per-essere-inghiottita-dal-deserto-di-gobi%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>G8: Ban Ki Moon poco soddisfatto.</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 20:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/12/g8-ban-ki-moon-poco-soddisfatto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ban Ki Moon, diplomatico originario della Sud Corea, ora Segretario Generale dell’ONU, non esita a dimostrare la sua insoddisfazione per i risultati citati e aspirati per quanto riguarda il problema del clima, che rappresentava una delle priorità del G8 in corso a l’Aquila.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1244" title="Bankimoon" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bankimoon2.jpg" alt="Bankimoon" width="185" height="269" /> Innanzitutto pone l’accento sul fatto che gli obiettivi fissati non siano poi così ambiziosi, considerando il fatto che “affrontare il problema del clima è un imperativo morale e politico e una responsabilità storica, per il futuro dell’umanità e del pianeta Terra”. </p>
<p>I leader del G8 hanno concordato di contenere a due gradi centigradi (rispetto all&#8217;era pre-industriale) il riscaldamento massimo del pianeta, e hanno fissato come obiettivo a lungo termine il taglio di almeno il 50 % delle emissioni di gas serra entro il 2050, e l&#8217;ex ministro degli Esteri sudcoreano ha specificato: &#8220;E’ molto più importante che si trovi un accordo su quelli che sono gli obiettivi a medio termine&#8221;. </p>
<p>Insomma gli Otto in questo momento riuniti in Abruzzo dovrebbero assumersi più responsabilità e azzardare molto di più, e questo gli chiederà Ban Ki Moon, annunciando anche la convocazione di un summit per il 22 settembre presso il Palazzo di Vetro (sede ONU) cui saranno invitati a partecipare oltre 100 leaders.</p>
<p>Da parte sua, il leader inglese Gordon Brown ha detto di sperare che &#8220;tutti i Paesi seduti intorno al tavolo, Usa, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia, oltre a potenze emergenti come Cina, India, Brasile, Sudafrica, Indonesia e Messico finiranno per condividere l&#8217;obiettivo”. Ma e&#8217; un<span id="more-1236"></span> obiettivo &#8220;non realistico&#8221; secondo una fonte del G8. L&#8217;India ha avvertito che i Paesi emergenti vogliono prima un impegno da parte delle nazioni più ricche ad aiutarli economicamente a far fronte a un numero sempre più alto di inondazioni, periodi di caldo fuori norma, tempeste e innalzamento del livello del mare. </p>
<p>Ma addirittura la Cina si chiama fuori dall&#8217;accordo <img class="size-medium wp-image-1237 alignright" title="g8" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/g8-300x123.jpg" alt="g8" width="300" height="123" />degli Otto sul clima e si oppone a includere questo impegno nel documento finale del Mef, il Major Economies Forum perché “occorre che i Paesi sviluppati prendano in considerazione le diverse condizioni dei Paesi emergenti e in via di sviluppo”. </p>
<p>E se è vero che la Cina rispetta il Protocollo di Kyoto, è anche vero che si trincerano dietro &#8220;una lunga strada da percorrere sulla strada dell&#8217;industrializzazione, urbanizzazione e modernizzazione&#8221;, senza possibilità di liberarsi in tempi brevi della dipendenza dal carbone. E in questo vortice di auspici e richiami, non sarà per caso un fallimento?</p>
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