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	<title>Ok Ambiente . com &#187; cambiamenti climatici</title>
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		<title>Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto &#8220;delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia&#8221;. L&#8217;accordo prevede un “fondo climatico [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto &#8220;delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia&#8221;. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cancun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13115" title="cancun" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cancun.jpg" alt="" width="144" height="145" /></a>L&#8217;accordo prevede un <em><strong>“fondo climatico verde” </strong></em>con 100 miliardi di dollari all&#8217;anno di aiuti ai paesi poveri entro il 2020, misure volte a proteggere le foreste tropicali e a sviluppare e condividere nuove tecnologie di energia pulita.</p>
<p>I quasi <strong>200 paesi</strong> riuniti a Cancun chiedono inoltre agli scienziati di verificare se sarà necessario abbassare  l’obiettivo sulle temperature ad <strong>1,5 gradi</strong>, accogliendo gli appelli delle piccole isole che temono di  sparire per l’innalzamento degli Oceani (il presidente delle Maldive, che ha definito l&#8217;accordo <em>&#8220;determinante per la sopravvivenza della mia isola&#8221;</em>, lo ritiene altresì<em> &#8220;equilibrato e condivisibile&#8221;</em>).</p>
<p>Ma non c’è stato alcun progresso importante su come prolungare il protocollo di Kyoto nella parte in cui obbliga quasi 40 nazioni ricche a ridurre le emissioni di gas serra.<span id="more-13107"></span></p>
<p>E i gruppi ambientalisti sono ora sdegnati non solo per questo aspetto, ma anche perché non è chiaro in che modo i 100 miliardi di dollari l&#8217;anno per il <strong><em>“Fondo Verde”</em></strong> per il clima verranno gestiti e distribuiti.</p>
<p>Il principale successo a Cancun, dopo due settimane di colloqui, è stato semplicemente impedire il crollo dei negoziati sul <strong>cambiamento climatico</strong>, la promozione di sostegno per il passaggio alle economie a basso uso di carbonio e il ripristino della fiducia tra Paesi ricchi e poveri sulle sfide del riscaldamento globale.</p>
<p>Inutile nasconderlo: Copenaghen non ha soddisfatto, benché da lì si prenda anche spunto. Il commissario al clima dell’UE Connie Hedegaars ha affermato <em>“ci aspetta un viaggio lungo e impegnativo, ma ancora non so se un vero accordo giuridicamente vincolante sia fattibile in breve periodo”.</em></p>
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		<title>Progressivo sbiancamento della barriera corallina: un&#8217;ecosistema in crisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 12:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) stima che le barriere coralline sane generano fino [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/progressivo-sbiancamento-della-barriera-corallina-unecosistema-in-crisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13062" title="sbiancamento-coralli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La National Oceanic and Atmospheric Administration (<strong>NOAA</strong>) stima che le barriere coralline sane generano fino a 375 miliardi di dollari ogni anno in cibo, lavoro e turismo.</p>
<p>Ma sono nel contempo vitali e vulnerabili ai cambiamenti, e la combinazione di <strong>aumento</strong> delle <strong>temperature</strong> oceaniche di superficie e aumento dell’<a title="Appello degli scienziati contro l’acidificazione degli oceani" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/appello-degli-scienziati-contro-lacidificazione-degli-oceani/" target="_self"><strong>acidificazione</strong></a> sta devastando i coralli in tutto il mondo, portando ad uno<strong><em> “sbiancamento” </em></strong>e ad una morìa mai registrati prima.</p>
<p><em>&#8220;In questo momento, le barriere coralline di tutto il mondo sono come la candeggina, il che indica la loro crisi organica&#8221;</em> ha affermato Mark C. Eakin, componente del NOAA.</p>
<p>Questi sbiancamenti si verificano con i cambiamenti nella<strong> salinità</strong> degli oceani, il deflusso di nutrienti e altre sostanze inquinanti, ma alcuni scienziati affermano che questo<span id="more-12965"></span> processo è semplicemente indicativo della enorme sensibilità del corallo nel registrare il <strong>riscaldamento dell&#8217;oceano</strong>.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana su un sito americano, grandi eventi di sbiancamento si ripetono ai <strong>Caraibi </strong>ogni cinque anni o anche meno, e con crescente intensità; probabilmente, il ripetersi di questi eventi ha  via via causato il <strong><em>declino inarrestabile della barriera</em></strong>, che continuerà. Questo processo fa pensare ad un futuro tormentato per gli ecosistemi marini tropicali con un clima sempre più caldo.</p>
<p>La studiosa <strong>Rebecca Albright </strong>della <strong>Miami Universit</strong>y, al termine di alcune ricerche, ha affermato che <em>“la sopravvivenza del corallo nuovo potrebbe diminuire del 73% entro il 2100”.</em></p>
<p>Data la sensibilità dei coralli all&#8217;inquinamento, il riscaldamento degli oceani, e l&#8217;acidificazione, i coralli sono il <em>&#8220;canarino in una miniera di carbone&#8221;</em> per gli oceani del mondo. L’<strong>ecosistema marino</strong> ha la capacità di influenzare fortemente l’intero ambiente globale, con delle fortissime implicazioni nella catena alimentare, nel benessere dell’uomo, e nella vivibilità della Terra.</p>
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		<title>John Holdren attacca i negazionisti dei cambiamenti climatici.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 07:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il consigliere scientifico del Presidente Barack Obama, John Holdren, esperto in Scienza e Tecnologia, nonché presidente del PCAST (Advisors of Science and Technology) ha cercato di &#8220;smontare&#8221; i negazionisti, dopo aver preso la parola al Kavli Forum di Oslo. Gli Stati Uniti hanno ricevuto molte critiche negli ultimi anni per non aver dato un&#8217;impronta convinta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/07/john-holdren-attacca-i-negazionisti-dei-cambiamenti-climatici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il consigliere scientifico del Presidente Barack Obama, John Holdren, esperto in Scienza e Tecnologia, nonché presidente del PCAST (Advisors of Science and Technology) ha cercato di &#8220;smontare&#8221; i negazionisti, dopo aver preso la parola al Kavli Forum di Oslo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11340" title="cambiamenti_climatici" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno ricevuto molte critiche negli ultimi anni per non aver dato un&#8217;impronta convinta alla loro lotta ai cambiamenti climatici. Ma Holdren afferma ora che l&#8217;Amministrazione Obama ha compiuto grandi progressi sulla questione.</p>
<p><em>&#8220;La maggioranza delle persone forse non è sufficientemente consapevole dei molteplici modi in cui il clima influenza il nostro benessere; non solo ci influenza l&#8217;impatto dei modelli climatici, ma anche la disponibilità di acqua, la produttività dell&#8217;agricoltura e delle foreste, la pesca, la diffusione delle malattie, la necessità di fondi da spendere per l&#8217;adattamento e la sopravvivenza delle specie in tutto il mondo”.</em></p>
<p>Gran parte del discorso di Holdren si è concentrato su quelli che lui chiama i <strong><em>&#8220;cinque falsi miti&#8221;</em></strong> del cambiamento climatico, compresa la tesi secondo cui il <strong>riscaldamento<span id="more-11148"></span></strong> è <strong>“naturale</strong>”, che gli impatti del cambiamento climatico andranno alleggerendosi, e che il cambiamento climatico non sarà un male per la società.</p>
<p>Ha quindi obiettato sistematicamente su ciascuna di queste idee, spesso sostenute dai <strong>negazionisti</strong> del cambiamento climatico, aggiungengo che<em> &#8220;si rischiano dei sovvertimenti massicci per la società e  aumenti esponenziali della sofferenza umana”.</em></p>
<p><em>&#8220;L’attuale cambiamento climatico è più rapido rispetto alla capacità di adattamento, alla capacità degli ecosistemi, e alla capacità dei sistemi sociali ed economici quasi sempre impreparati e inadeguati a contrastarne le conseguenze”.</em></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F07%2Fjohn-holdren-attacca-i-negazionisti-dei-cambiamenti-climatici%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Conclusa la 1° conferenza islamica sul clima.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri. Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/04/conclusa-la-1%c2%b0-conferenza-islamica-sul-clima/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5628" title="Bogor" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Bogor-150x150.jpg" alt="Bogor" width="150" height="170" />Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state individuate come &#8221;le quattro città verdi del mondo islamico&#8221;. </p>
<p>Ovvero, si tratta di esempi da seguire in nome del rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Durante la due giorni di conferenza, i partecipanti hanno inoltre discusso su come i paesi musulmani possono contribuire alla lotta contro i cambiamenti ambientali e sulla necessità di formare una &#8220;Moslem Association for Climate Change Action (MACCA)&#8221;, ovvero un&#8217;organizzazione ombrello incaricata di portare avanti i programmi del gruppo.</p>
<p>La conferenza di Bogor segue l&#8217;agenda del &#8220;Moslem Seven Year Action Plan for Climate Change (M7YAP)&#8221;, dichiarata a Istanbul, Turchia, nel giugno del 2009. Questa prevede, appunto, un coinvolgimento sempre maggiore e graduale dei paesi islamici nei prossimi sette<span id="more-5621"></span> anni.</p>
<p>Organizzata da gruppi islamici indonesiani e sostenuta dal governo di Giakarta, la conferenza ha visto la partecipazione di circa 150 esperti da almeno 30 paesi islamici, inclusi Emirati Arabi, Brunei, Malaysia, India, Arabia Saudita, Iran, Kuwait ed Egitto, oltre all&#8217;Inghilterra.</p>
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		<title>A Gaeta la IV edizione dell&#8217;Ecofest.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 09:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si svolgerà sabato 16 e domenica 17 gennaio, a Gaeta, la quarta edizione locale di Ecofest, la festa dell&#8217;ambiente organizzata dall&#8217;assessorato all&#8217;Ambiente della Regione Lazio e dal Creia, in collaborazione con Sviluppo Lazio e con il patrocinio del Comune di Gaeta. La due giorni di Ecofest a Gaeta propone spazi di informazione, dibattito e svago, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/13/a-gaeta-la-iv-edizione-dellecofest/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Si svolgerà sabato 16 e domenica 17 gennaio, a Gaeta, la quarta edizione locale di Ecofest, la festa dell&#8217;ambiente organizzata dall&#8217;assessorato all&#8217;Ambiente della Regione Lazio e dal Creia, in collaborazione con Sviluppo Lazio e con il patrocinio del Comune di Gaeta. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5307" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecofest.jpg" alt="ecofest" width="150" height="150" />La due giorni di Ecofest a Gaeta propone spazi di informazione, dibattito e svago, tutti articolati intorno al tema dell&#8217;ambiente e delle energie rinnovabili, con l&#8217;obiettivo di coinvolgere cittadini, associazioni e società interessati alle tematiche ambientali della nostra Regione.</p>
<p>In evidenza le energie rinnovabili e il clima, temi cruciali per il presente e per l&#8217;immediato futuro.</p>
<p>&#8220;Ecofest è anche un&#8217;occasione di confronto e riflessione tra istituzioni, imprese, organizzazioni, ricercatori e cittadini intorno a questioni ecologiche e sociali; dalla tutela ambientale allo sviluppo sostenibile, dalla solidarietà ai lavori<em> verdi</em>&#8221; &#8211; ha affermato l&#8217;assessore della regione Lazio all&#8217;Ambiente, Filiberto Zaratti, durante la conferenza stampa di presentazione dei Ecofest che si è svolta a Gaeta<span id="more-5285"></span> oggi.<br />
Zaratti ha aggiunto anche: &#8220;Questioni che dobbiamo affrontare insieme per costruire una nuova etica ecologista fondata su stili di vita rispettosi di noi stessi e del pianeta che ci accoglie. Ognuno di noi è chiamato, oggi, alla conoscenza delle modalità di produzione e consumo di energia, perchè dal comportamento di ognuno dipende il futuro della nostra società&#8221;.</p>
<p>&#8220;Questa consapevolezza &#8211; ha continuato Zaratti &#8211; impone la diffusione di ogni informazione utile sulle energie rinnovabili, e sul risparmio energetico, e vogliamo fare la nostra parte cercando di rendere comprensibile ed efficace ogni nostra iniziativa. Ecofest costituisce infine un momento di crescita sia per i cittadini, sia per gli amministratori &#8211; ha concluso &#8211; Da un lato, infatti, si riesce ad attirare l&#8217;attenzione di un grande numero di persone attraverso <img class="alignright size-thumbnail wp-image-5292" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/319-150x150.jpg" alt="" width="137" height="137" />l&#8217;esposizione anche divulgativa e divertente dei temi ambientali; dall&#8217;altro viene offerta agli amministratori la possibilità di ascoltare in diretta le opinioni dei cittadini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sono soddisfatto che Gaeta ospiti una delle tappe laziali dell&#8217;Ecofest. Siamo una città ricca di bellezze naturali, basti pensare al parco di Monte Orlando e all&#8217;oasi marina, che vuole fare dell&#8217;ambiente un richiamo turistico insieme alla storia, la cultura e ai tantissimi monumenti &#8211; ha dichiarato Antonio Raimondi, sindaco di Gaeta &#8211; Turismo significa anche qualità della vita, quindi conservare e preservare l&#8217;ambiente, in maniera dinamica, è una condizione indispensabile per offrire una città sempre più vivibile&#8221;.</p>
<p>Sabato 16 gennaio, inoltre, alle ore 16, si terrà l&#8217;incontro dal titolo “Sviluppo&amp;Sostenibilità”. Per maggiori informazioni visitare il sito <a rel="nofollow" href="http://www.ecofest.it/" target="_blank">www.ecofest.it</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F01%2F13%2Fa-gaeta-la-iv-edizione-dellecofest%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Quasi pronto il primo aereo con propulsione a idrogeno.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 17:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pronto al primo volo di prova l&#8217;aereo italo-europeo a idrogeno Rapid 200-Fc, un velivolo dotato di un innovativo sistema elettrico energetico a emissioni zero. Si tratta del velivolo ufficiale della Commissione Europea per l&#8217;Innovazione Tecnologica Aeronautica e Spaziale ed è il primo Aereo italiano ed europeo propulso ad idrogeno. &#8220;Dopo una seria di piccoli guasti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/11/quasi-pronto-il-primo-aereo-con-propulsione-a-idrogeno/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Pronto al primo volo di prova l&#8217;aereo italo-europeo a idrogeno Rapid 200-Fc, un velivolo dotato di un innovativo sistema elettrico energetico a emissioni zero. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5265" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/138-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Si tratta del velivolo ufficiale della Commissione Europea per l&#8217;Innovazione Tecnologica Aeronautica e Spaziale ed è il primo Aereo italiano ed europeo propulso ad idrogeno.</p>
<p>&#8220;Dopo una seria di piccoli guasti che ne hanno ritardato il volo, siamo finalmente riusciti ad ottenere una certa affidabilità nel funzionamento dell&#8217;innovativo sistema elettrico-energetico&#8221; afferma il team leader del progetto europeo Giulio Romeo, docente del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica e Spaziale del Politecnico di Torino.</p>
<p>&#8220;Continueremo nelle prossime settimane ulteriori prove di collaudo del sistema prima di spiccare il volo. Speriamo di partire a febbraio perchè le temperature un po&#8217;<span id="more-5264"></span> rigide di questi giorni ci costringono a ritardare il primo volo&#8221;.</p>
<p>Romeo ed il suo team prevedono quindi l&#8217;ottenimento del permesso di volo dalle autorità aeronautiche e l&#8217;esecuzione del primo volo prova. Altamente sofisticata la tecnologia a bordo.</p>
<p>Rapid 200-Fc ha infatti un propulsore da 40 kW interamente elettrico e la potenza all&#8217;elica è fornita da celle a combustibile da 20kW ad idrogeno gassoso. </p>
<p>Per garantire l&#8217;assoluta sicurezza delle operazioni di volo, l&#8217;aeroplano, assicura Romeo, &#8220;dispone anche di una seconda fonte di energia costituita da un pacco batterie ai polimeri di Litio da 20 kW in grado di garantire potenza alternativa durante il decollo e la salita iniziale&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5266" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/227-150x150.jpg" alt="" width="119" height="119" /> L&#8217;alimentazione del motore elettrico dell&#8217;aereo a idrogeno Rapid 200-Fc avviene, inoltre, tramite generazione di corrente ad alto potenziale in un sistema di ionizzazione e ricombinazione dell&#8217;idrogeno (PEM) che ha come prodotto finale 100-110 Amps di corrente elettrica a 200-240 V, più vapori d&#8217;aria e acqua emessi a temperatura ambiente. </p>
<p>Il velivolo ed il sistema elettrico ed energetico sono stati sviluppati su progetto dell&#8217;ingegnere aeronautico italiano Giulio Romeo, e messi a punto dal team di 10 enti ed aziende coinvolte nel progetto &#8220;Enfica Fc&#8221; (ENvironmentally Friendly Inter City Aircraft powered by Fuel Cells) della Comunità Europea.</p>
<p>Nel team internazionale anche esperti del Politecnico di Torino per il Progetto del velivolo modificato e prove e sperimentazione di volo, la Mavel Elettronica per la progettazione e realizzazione di inverter e controllo elettronico della potenza, e i ricercatori dell&#8217;Università italiana di Pisa per le prove in laboratorio del sistema elettrico.</p>
<p>&#8220;Vogliamo un aeroplano funzionante ad idrogeno sfruttando al meglio la tecnologia &#8216;a celle di combustibile&#8217; attualmente disponibile, per creare un velivolo a basso impatto ambientale&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5267" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/48-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /> &#8220;In parallelo -conclude Romeo- si svolgono anche degli studi di tipo più teorico che, a causa dei limiti tecnologici attuali, ma che mirano a utilizzare in futuro i propulsori ad inquinamento zero per equipaggiare velivoli del segmento regional o intercity da 20-30 passeggeri&#8221;.</p>
<p>Iniziato nel 2006, il progetto dovrebbe quindi concludersi positivamente con i test finali di volo nei prossimi mesi di febbraio e marzo.</p>
<p>Per questo il gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino guidato da Romeo, Fabio Borrello, Gabriel Correa e Marco Pacino, è attualmente ospitato nell&#8217;aeroporto di Reggio Emilia. Le prove di volo, infine, sono affidate al comandante Marco Locatelli.</p>
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		<title>Milano: riparte l&#8217;Ecopass dopo la pausa festiva.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 21:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ufficializzato il successo di questa misura nei primi sei mesi del 2009, ora, dopo la pausa nel periodo delle festività, torna a Milano in vigore l&#8217;Ecopass. Sappiamo che con esso si vuole disincentivare l&#8217;ingresso con autoveicoli privati, per due obiettivi cardine: ridurre il traffico (tempo e vivibilità); ridurre l&#8217;inquinamento (ecologia e salute). Questa misura dovrebbe [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/07/milano-riparte-lecopass-dopo-la-pausa-festiva/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ufficializzato il successo di questa misura nei primi sei mesi del 2009, ora, dopo la pausa nel periodo delle festività, torna a Milano in vigore l&#8217;Ecopass. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5206" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/135-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Sappiamo che con esso si vuole disincentivare l&#8217;ingresso con autoveicoli privati, per due obiettivi cardine: ridurre il traffico (tempo e vivibilità); ridurre l&#8217;inquinamento (ecologia e salute).</p>
<p>Questa misura dovrebbe servire a rarefare gli ingressi, nel contempo finanziando lo sviluppo dei mezzi pubblici o di mobilità alternativa: car sharing, bike sharing, veicoli elettrici.</p>
<p>Il vicesindaco e assessore al Traffico Riccardo De Corato ha ricordato che nel primo semestre del 2009 c&#8217;è stata &#8220;una riduzione degli accessi delle auto all&#8217;interno dell&#8217;area del 6,8% e una riduzione delle emissioni di C02 dell&#8217;11%. </p>
<p>Quanto alle polemiche sull&#8217;Ecopass, per De Corato &#8220;per la prima volta dal suo avvio è ampiamente condiviso dal Pdl, dalla Lega e anche dall&#8217;Unione del Commercio&#8221;. <span id="more-5205"></span> </p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5209" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/225-150x150.jpg" alt="" width="127" height="127" /> La media delle concentrazioni di PM10 nei primi undici mesi del 2009, pari a 44 microgrammi per metro cubo, precisa il vice sindaco, &#8220;risulta la più bassa rispetto alla media dello stesso periodo relativa agli anni pre Ecopass, dal 2002 al 2007, con 51 microgrammi per metro cubo&#8221;.</p>
<p>E nei primi 18 mesi di applicazione di Ecopass, ricorda ancora De Corato, &#8220;il numero degli accessi in ingresso all&#8217;area si e&#8217; ridotto del 14,4% e anche il traffico fuori dall&#8217;area Ecopass ha subito una riduzione del 6,8%, mentre il numero dei veicoli maggiormente inquinanti in accesso alla Cerchia dei Bastioni ha registrato una riduzione del 65,3%, pari a 24.864 veicoli in meno al giorno&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires. Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. Per il Wwf, la foresta Atlantica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/24/foresta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/212-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" />Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest&#8217;obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;.<span id="more-4997"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/37-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />&#8220;Ma -sottolineano gli ambientalisti- l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato</p>
<p>la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che</p>
<p>solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5000" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/122-150x150.jpg" alt="" width="113" height="113" />Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,</p>
<p>tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo <em>&#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242;</em> lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5001" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/42-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.</p>
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		<title>Carlgren: &#8220;Il Vertice di Copenhagen è stato un disastro&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La conferenza internazionale sul clima di Copenhagen è stata &#8220;un disastro&#8221;, l&#8217;Ue deve ora decidere come procedere. A dirlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente svedese Andreas Carlgren, che oggi a Bruxelles presiede il Consiglio dei ministri del settore dei Ventisette. I titolari europei dell&#8217;Ambiente discutono di Copenhagen durante il pranzo. &#8220;Dobbiamo vedere come procedere dopo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/22/carlgren-il-vertice-di-copenaghen-e-stato-un-disastro/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La conferenza internazionale sul clima di Copenhagen è stata &#8220;un disastro&#8221;, l&#8217;Ue deve ora decidere come procedere. </strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-4977  alignleft" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/121.jpg" alt="Andreas Carlgren" width="150" height="150" /> A dirlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente svedese Andreas Carlgren, che oggi a Bruxelles presiede il Consiglio dei ministri del settore dei Ventisette. </p>
<p>I titolari europei dell&#8217;Ambiente discutono di Copenhagen durante il pranzo.</p>
<p>&#8220;Dobbiamo vedere come procedere dopo il disastro di Copenhagen&#8221; ha detto Carlgren arrivando a Bruxelles.</p>
<p>Le critiche sul sistema decisionale Onu è tra i temi del pranzo, già ieri fonti comunitarie hanno sostenuto la necessità di migliorarlo, ipotizzando anche possibilità di decisioni a livello regionale anziché subito globale.</p>
<p>Del resto, c&#8217;è chi torna a sostenere la necessità di una &#8216;carbon tax&#8217; sulle importazioni da paesi che rifiutano di tagliare le emissioni. E&#8217; il caso del ministro belga incaricato<span id="more-4972"></span> dell&#8217;Ambiente, Paul Magnette.</p>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-4973   alignright" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Paul-Magnette-150x134.jpg" alt="Paul Magnette" width="110" height="90" /></p>
<p>&#8220;Se alcuni paesi &#8211; ha dichiarato Magnette al quotidiano belga francofono &#8216;Le Soir&#8217; &#8211; che sono tra i più grandi produttori di gas serra) al mondo continuano a fare da ostacolo all&#8217;adozione di obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, l&#8217;Unione Europea deve considerare, come lo consente il rapporto del Wto del 26 giugno scorso, una &#8216;carbon tax&#8217; sui prodotti importanti da questi paesi, che fanno concorrenza selare alle nostre imprese&#8221;.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F22%2Fcarlgren-il-vertice-di-copenaghen-e-stato-un-disastro%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<item>
		<title>E&#8217; in funzione la rete &#8220;Share&#8221; per monitorare clima e ambiente.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/12/22/e-in-funzione-la-rete-share-per-monitorare-clima-e-ambiente/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 10:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Comitato Evk2Cnr, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese &#8220;rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, Stations at high altitude for research on Environment, realizzata dal Comitato Evk2Cnr&#8221;. &#8220;La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/22/e-in-funzione-la-rete-share-per-monitorare-clima-e-ambiente/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente del <span style="font-weight: bold">Comitato Evk2Cnr</span>, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese &#8220;rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, <span style="font-weight: bold">Stations at high altitude for research on Environment</span>, realizzata dal Comitato Evk2Cnr&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4955" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/118-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima e ambiente. Anche in base a questi dati, gli<strong> </strong>scienziati di tutto il mondo che lavorano per i programmi dell&#8217;Unep (Programma per l&#8217;Ambiente delle Nazioni Unite) o del Wmo (Agenzia Meteorologica Mondiale) elaborano modelli previsionali sul cambiamento climatico in atto&#8221;.</p>
<p>Gli scienziati del Comitato EvK2Cnr, così come auspicato anche dalla Commissione Europea, hanno quindi previsto anche un ampliamento delle reti di monitoraggio atmosferico in Italia per controllare i mutamenti climatici in atto nel nostro paese.</p>
<p>&#8220;L&#8217;obiettivo è quello di creare una rete nazionale di stazioni ad alta quota in grado di fornire in modo integrato una corretta valutazione dei dati di fondo dell&#8217;inquinamento e un supporto importante allo studio dei mutamenti climatici nell&#8217;area Mediterranea<span id="more-4953"></span> e continentale alpina&#8221;. </p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4956" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/211-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Share-Italia sarà così<em> la &#8220;sentinella&#8221; dei cambiamenti climatici posta sugli alti monti del nostro paese.<span style="font-weight: bold"> </span></em></p>
<p>&#8220;La rete -spiega ancora il Comitato- permetterà di ottenere indicazioni essenziali per la salvaguardia e lo sviluppo dell&#8217;ambiente montano e non solo&#8221;.</p>
<p>Sul fronte mondiale, &#8220;la rete Share -continua ancora il Comitato Evk2Cnr- è già diffusa su 3 continenti, Asia, Africa e Europa.</p>
<p>Le osservazioni sull&#8217;inquinamento atmosferico e sul cambiamento climatico forniscono dati e informazioni fondamentali per gli studi scientifici che, a loro volta, -sottolinea il Comitato- hanno importanti implicazioni nella definizione delle politiche decisionali&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4959" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/31-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Ed il rafforzamento della raccolta dati della rete Share riguarderà anche l&#8217;Italia con Share-Italia. &#8220;In uno studio dal titolo &#8220;L&#8217;atmosfera e le montagne italiane dalle Alpi al Mediterraneo: ruolo delle stazioni di monitoraggio in alta quota&#8221;,</p>
<p>condotto dall&#8217;Isac-Cnr, sono stati individuati -riferisce il Comitato- un certo numero di possibili siti, ubicati in aree considerate rappresentative delle condizioni di fondo dell&#8217;atmosfera&#8221;.</p>
<p>&#8220;La rete Share-Italia rappresenta una risorsa volta a fornire un insieme coerente d&#8217;informazioni inerenti l&#8217;ambiente, il clima e l&#8217;atmosfera e si pone come valido supporto nell&#8217;adozione delle appropriate politiche ambientali che devono essere previste nei prossimi anni&#8221;.</p>
<p><!-- Methode uuid: "d289e970-ee1b-11de-bd73-00144fd495f4" --> <!-- ### INIZIO ANNUNCI GOOGLE ### --></p>
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		<title>The Guardian: documento segreto ONU rivela dati sconcertanti.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 14:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;. Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/21/incredibile-documento-segreto-dell%e2%80%99onu-rivela-dati-sconcertanti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4911" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/onu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;.</p>
<p>Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere il <em>documento ultra confidenziale dell&#8217;Onu</em>, con indicato &#8220;do not distribute&#8221;, ma che il <em>Guardian</em><strong> </strong>ha scannerizzato sul proprio sito.</p>
<p>Il documento dimostra un divario di almeno 4,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli necessari perché le temperature globali rimangano al di sotto dell&#8217;aumento di due gradi, limite pesantemente contestato al vertice dai paesi insulari a rischio inondazioni. In realtà, però, l&#8217;aumento della temperatura della Terra sarebbe addirittura di <em>tre gradi. </em></p>
<p>Joss Garman di Greenpeace ha detto al <em>Guardian</em> che tre gradi in più potrebbero portare &#8220;al <em>collasso della foresta pluviale amazzonica</em>, ad una penuria d&#8217;acqua che paralizzerebbe il Sud America e l&#8217;Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali&#8221;. <span id="more-4910"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4912" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/3-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" />Come se non bastasse, ciò porterebbe gravi <em>inondazioni</em><strong> </strong>nei paesi già soggetti a tsunami, <em>innalzamento delle acque</em> in grandi città vicine al mare come New York e Tokyo, estinzione di quasi il 50% delle specie animali, brusca riduzione delle coltivazioni.</p>
<p>Ma anche il chiuso Mediterraneo non se la passerebbe meglio. La prima analisi di Greenpeace a valle del vertice di Copenaghen, anticipata a <em>Repubblica</em>, prevede che con tre gradi in più molte coste della nostra penisola saranno a rischio.</p>
<p>Il <em>mare</em> potrebbe arrivare fino a Ferrara e, sul versante tirrenico, a Pisa. Senza contare le infiltrazioni saline nelle falde acquifere. Con la Terra più calda di tre gradi si potrebbe tranquillamente nuotare nelle acque del Polo Nord.</p>
<p>Ma ha senso che l&#8217;Alaska diventi una nuova Venezia con le gondole al posto delle slitte? Secondo molti esperti del settore, <em>i dati nel documento Onu non sono per nulla così segreti</em> ed è grave che le Nazioni Unite lo ammettano in privato. Che cosa accadrà?</p>
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		<title>Campofranco: il più grande impianto fotovoltaico italiano.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Campofranco, proprio oggi, è stata inaugurata la prima e più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici in &#8220;thin film di silicio&#8221;. E&#8217; la terza fabbrica in Europa, realizzata senza contributi pubblici dal gruppo &#8220;Moncada Energy&#8221; di Agrigento. All’appuntamento ha anche partecipato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha affermato: &#8220;Oggi è certo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/21/campofranco-il-piu-grande-impianto-fotovoltaico-italiano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Campofranco, proprio oggi, è stata inaugurata la prima e più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici in &#8220;thin film di silicio&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4901" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/thumb.php-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E&#8217; la terza fabbrica in Europa, realizzata senza contributi pubblici dal gruppo &#8220;Moncada Energy&#8221; di Agrigento. </p>
<p>All’appuntamento ha anche partecipato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha affermato: &#8220;Oggi è certo importante che siano presenti le istituzioni all&#8217;inaugurazione di questa grande fabbrica di impianti fotovoltaici, però noi istituzioni non possiamo limitarci a venire qui e a dire quanto è stato bravo l&#8217;imprenditore Moncada. </p>
<p>C&#8217;è un dovere della politica, una responsabilità. E la sfida può essere vinta con la collaborazione di cittadini che scommettono su loro stessi&#8221;.<span id="more-4898"></span></p>
<p>E poi ha proseguito: &#8220;Oggi è un bel giorno per Campofranco e per tutta la Sicilia perché con l&#8217;inaugurazione di questo stabilimento si ha la riprova della possibilità di vincere anche la sfida che sembra più difficile; è tangibile la possibilità di fare l&#8217;interesse di una comunità intera, e l&#8217;unico vero artefice è stato l&#8217;imprenditore Moncada&#8221;.</p>
<p>Sotto gli impianti saranno ospitati allevamenti biologici di polli, dal cui concime sarà ricavata altra energia.</p>
<p>La fabbrica di Campofranco, che è grande 25 mila metri quadri, è costata 85 milioni di euro. L’iniziativa genera l’occupazione diretta di 130 fra ingegneri e tecnici e di 70 addetti dell’indotto, oltre a 40 di una ditta che produce le strutture di supporto dei pannelli: si aggiungono ai 220 dipendenti delle altre linee della Moncada.</p>
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		<title>Legambiente risponde alla Prestigiacomo.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 16:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le parole del Ministro italiano per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, secondo cui, se gli Usa e la Cina non assumono un ruolo chiaro e vincolante nella lotta alle emissioni, l’Unione Europea dovrebbe mantenersi passiva in tale contesto, hanno scatenato la reazione di Legambiente. “Senza Usa e Cina la Ue non passi al 30% sulle riduzione di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/legambiente-risponde-alla-prestigiacomo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le parole del Ministro italiano per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, secondo cui, se gli Usa e la Cina non assumono un ruolo chiaro e vincolante nella lotta alle emissioni, l’Unione Europea dovrebbe mantenersi passiva in tale contesto, hanno scatenato la reazione di Legambiente.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4891" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/36-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />“Senza Usa e Cina la Ue non passi al 30% sulle riduzione di emissioni di CO2” ha affermato la  Prestigiacomo. Ma secondo Legambiente il ministro sbaglia: &#8220;E’ ora il momento di scommettere sull’accordo”</p>
<p>“E’ proprio ora, invece, il momento per l’Unione Europea di scommettere sull’accordo e di lanciare la carta della riduzione delle sue emissioni di gas serra del 30% al 2020”.</p>
<p>Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, commenta così la dichiarazione odierna del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo a Copenhagen, secondo cui senza impegni di Usa e Cina, per l&#8217;Europa passare dal 20% al 30% non avrebbe effetti sul negoziato, né<span id="more-4892"></span> sul clima.</p>
<p>“Dopo l’impegno sulle risorse annunciato dagli Stati Uniti &#8211; prosegue Zanchini &#8211; è necessario che la Ue dia un segnale forte e chiaro per far uscire i negoziati dalla situazione di stallo in cui si trovano. Con queste parole il ministro<!--more--> Prestigiacomo traduce in maniera evidente il tentativo del governo italiano di puntare sul fallimento del vertice sul clima, <img class="alignright size-thumbnail wp-image-4895" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h7-150x132.jpg" alt="" width="150" height="132" />per continuare a portare avanti vecchie politiche già responsabili dell’attuale crisi climatica e finanziaria”.</p>
<p>Come dimostra il tentativo, svelato da Legambiente, di approvare proprio oggi la centrale a carbone di Saline Joniche:</p>
<p>una decisione che la denuncia dell’associazione ambientalista ha portato a rinviare a gennaio, con la banale motivazione di ragioni procedurali.</p>
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		<title>COP15: la Prestigiacomo accusa. La Confeuro si allinea.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 11:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Copenhagen è stato un fallimento e la colpa è di Stati Uniti e Cina. Questa, in sintesi, l&#8217;opinione espressa da Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, rappresentante inviato dall&#8217;Italia alla Conferenza sul Clima. &#8220;E’ stato un fallimento, un&#8217;esperienza fortemente deludente &#8211; ha detto Prestigiacomo in un&#8217;intervista sulla Stampa &#8211; Il mondo si attendeva una ricetta per affrontare [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/cop15-la-prestigiacomo-accusa-la-confeuro-si-allinea/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Copenhagen è stato un fallimento e la colpa è di Stati Uniti e Cina. Questa, in sintesi, l&#8217;opinione espressa da Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, rappresentante inviato dall&#8217;Italia alla Conferenza sul Clima.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4883" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/29-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;E’ stato un fallimento, un&#8217;esperienza fortemente deludente &#8211; ha detto Prestigiacomo in un&#8217;intervista sulla Stampa &#8211; Il mondo si attendeva una ricetta per affrontare l’emergenza climatica e si ritrova sostanzialmente niente&#8221;.</p>
<p>Mesi e mesi di trattative &#8220;sono stati vanificati dal G2, dall’accordo tra Usa e Cina i cui presidenti, a un certo punto, si sono visti cinque minuti in albergo e hanno mandato a monte tutto.</p>
<p>Hanno fatto saltare il banco&#8221;, rivela il ministro dell&#8217;Ambiente, precisando che questi due paesi &#8220;non accettano impegni vincolanti e verificabili.</p>
<p>Non vogliono, insomma, che ci siano accordi internazionali che impongano loro alcunché e non vogliono, soprattutto, che ci possano essere dei controlli su quello che stanno facendo in materia di riduzione effettiva delle emissioni <span id="more-4881"></span>inquinanti&#8221;.</p>
<p>Stati uniti e Cina che, insieme, sono responsabili del 50% delle emissioni di CO2, si sono in sostanza &#8220;chiamate fuori dalla partita affossando la conferenza sul clima&#8221;.</p>
<p>Prestigiacomo rivendica invece la validità del gioco europeo: l&#8217;Europa &#8220;è stata, una volta tanto, compatta su una linea comune e condivisa, presentandosi alla conferenza con un unico dossier.</p>
<p>E poi è il soggetto politico che ha fatto di più, mettendo a disposizione 10 miliardi di dollari quando gli Usa non sono andati oltre i 3,5, una cifra assolutamente inadeguata&#8221;.</p>
<p>Infine una critica per la mancata leadership della Conferenza, &#8220;da parte dei due soggetti che avrebbero dovuto esercitarla, e cioè l’Onu e il paese ospitante, cioè la Danimarca. Tutto questo non c’è stato&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4884" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/35-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Intanto la Confeuro si unisce al coro di critiche agli accordi raggiunti. &#8220;E&#8217; fondamentale capire &#8211; dichiara il presidente Rocco Tiso &#8211; che finché gli interessi di parte domineranno i rapporti internazionali non sarà possibile nessun accordo in grado di risolvere definitivamente il problema del surriscaldamento globale del pianeta&#8221;.</p>
<p>&#8220;La salvaguardia della Terra &#8211; continua Tiso &#8211; si sta già rivelando come la problematica centrale del secolo appena iniziato e per quello che ci compete più strettamente dobbiamo assicurarci che l&#8217;industria agricola resti al passo con i tempi, qualificandosi non più soltanto come produttrice di alimenti, ma anche come fondamentale custode del territorio.</p>
<p>Se questo nuovo ruolo di tutela ambientale verrà riconosciuto &#8211; conclude Tiso &#8211; l&#8217;agricoltura potrà porre le basi per una nuova economia più dinamica e vincente, eco-sostenibile e fonte di energia rinnovabile, attraverso lo sfruttamento del fotovoltaico, delle agroenergie, delle biomasse vegetali, e con la costituzione di una filiera degli scarti&#8221;.</p>
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		<title>Vertice di Copenhagen: il “no” dei piccoli pesa come un macigno.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 11:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni Paesi in Via di Sviluppo minacciavano di far saltare l&#8217;intesa raggiunta stanotte; i delegati alla Conferenza dell&#8217;Onu sul clima a Copenhagen hanno così approvato una mozione con cui accettano l&#8217;accordo mediato dagli Stati Uniti con Cina, India, Brasile e Sudafrica. &#8220;La conferenza decide di prendere nota dell&#8217;Accordo di Copenhagen del 18 dicembre del 2009&#8243;, [...]


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<p><img class="alignleft size-full wp-image-4873" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/d.jpg" alt="" width="160" height="140" />&#8220;La conferenza decide di prendere nota dell&#8217;Accordo di Copenhagen del 18 dicembre del 2009&#8243;, ha dichiarato il presidente della sessione plenaria della Conferenza che si era aperta nella capitale danese il 7 dicembre scorso.</p>
<p>Dopo la forte opposizione al testo da parte di alcuni Paesi in Via di Sviluppo &#8211; tra cui Venezuela, Sudan, Nicaragua e Cuba &#8211; i delegati hanno rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento, optando per la formula più soft e meno impegnativa del &#8216;prendere nota&#8217; dell&#8217;accordo.</p>
<p>A un drappello di Paesi tra cui Venezuela, Sudan e Tuvalu non è piaciuto l&#8217;accordo al ribasso, che prevede solo un impegno a limitare entro un massimo di due gradi l&#8217;aumento delle temperature, non fissa cifre sui tagli alle emissioni di gas serra<span id="more-4872"></span> e prevede aiuti per 100 miliardi di dollari da qui al 2020 per i Paesi in via di sviluppo.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4874" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; un&#8217;intesa &#8216;debole&#8217;, sostiene il &#8216;fronte del no&#8217;, mentre un delegato sudanese è arrivato a paragonare il piano per l&#8217;Africa all&#8217;Olocausto, perché causerà altre inondazioni, siccità, tempeste di sabbia e non bloccherà il livello di innalzamento dei mari.</p>
<p>Il documento, ha denunciato Lumumba Stanislaus Di-aping, &#8220;è una soluzione basata sugli stessi valori che, secondo la nostra opinione, hanno portato sei milioni di persone in Europa nelle camere a gas&#8221;.</p>
<p>&#8220;Usando un&#8217;espressione biblica, è come se ci fossero stati offerti trenta denari per vendere il nostro futuro &#8211; ha fatto eco il capo negoziatore di Tuvalu, Ian Fry &#8211; Il nostro futuro non è in vendita&#8221;.</p>
<p>Duro anche il commento della delegata venezuelana Claudia Salerno Caldera, mentre il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso non ha nascosto la sua &#8220;delusione per la natura non vincolante&#8221; dell&#8217;intesa raggiunta ieri sera.</p>
<p>Perché sia adottato come accordo ufficiale delle Nazioni Unite, il testo deve essere approvato da tutti i 192 Paesi presenti a Copenhagen.</p>
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		<title>COP15: finalmente c&#8217;è l&#8217;accordo, tra soddisfazione e critiche.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul limite di 2°C da porre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/19/cop15-finalmente-ce-laccordo-tra-soddisfazione-e-critiche/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4854" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul <strong>limite di 2°C</strong> da porre all&#8217;innalzamento della temperatura, e su un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni.</p>
<p>Lo stesso funzionario americano ammette che l&#8217;intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di &#8220;un primo capitolo importante&#8221;: nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è &#8220;uno storico passo&#8221; su cui costruire in seguito.</p>
<p>“Il tempo delle parole è scaduto. Non c&#8217;è tempo da perdere”, aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca. L’intesa arriva dopo un&#8217;intensa giornata di colloqui.</p>
<p>Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l&#8217;espressione &#8220;accordo di Copenhagen&#8221; e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il<span id="more-4850"></span> 2050 rispetto ai livelli del 1990 per tutti e dell&#8217;80% per i Paesi industrializzati.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4855" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/116-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Quanto ai Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi Annex 1), &#8220;si impegnano a ridurre individualmente o congiuntamente le proprie emissioni dell&#8217;80% entro il 2050&#8243;. Mancano, invece, obiettivi precisi per i Paesi ricchi a medio termine, cioè entro il 2020.</p>
<p>Nel testo si indica, inoltre, l&#8217;obiettivo di &#8220;mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi&#8221;. Si tratta di una decisione che va oltre quella di &#8220;non eccedere i due gradi&#8221;, come già previsto al G8 dell&#8217;Aquila e contenuto in una prima bozza apparsa questa mattina.</p>
<p>Sul fronte dei finanziamenti resta indiscusso &#8220;l&#8217;impegno collettivo dei Paesi sviluppati a fornire risorse nuove e aggiuntive per 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012&#8243;.</p>
<p>Inoltre, &#8220;nel contesto di azioni appropriate per la mitigazione (degli effetti dei cambiamenti climatici, ndr.) e la trasparenza nell&#8217;applicazione, i Paesi sviluppati sostengono l&#8217;obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l&#8217;anno intorno al 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4857" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/41.jpg" alt="" width="214" height="113" />Nella bozza si esorta &#8220;a una revisione di questo accordo e della sua attuazione da completare entro il 2016&#8243;. Tale revisione &#8220;includerebbe la valutazione del rafforzamento dell&#8217;obiettivo di lungo termine di limitare l&#8217;aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi&#8221;.</p>
<p>Nel documento si parla, inoltre, di un &#8220;Copenhagen Climate Fund&#8221;, che sarà &#8220;un&#8217;entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione&#8221;. Prevista, infine, la creazione di un &#8220;Meccanismo tecnologico per il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
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		<title>COP15, Obama: &#8221;Il tempo delle parole è scaduto. Bisogna agire&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 12:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni. &#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/18/cop15-obama-il-tempo-delle-parole-e-scaduto-bisogna-agire/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4829" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/32-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando di fronte a 120 capi di stato e di governo.</p>
<p>&#8221;La sfida che ci troviamo di fronte consiste nella nostra capacità di affrontarla&#8221; ha affermato, ribadendo gli impegni che gli Stati Uniti sono disposti a prendere, &#8221;nel quadro di un accordo generale&#8221; annunciati ieri dal segretario di stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra &#8221;indipendentemente da ciò che accade a Copenhagen&#8221;.</p>
<p>Dopo trattative durate tutte la notte a Copenhagen questa mattina si respirava un&#8217;aria di ottimismo in vista dell&#8217;accordo. Ma il presidente Nicolas Sarkozy <span id="more-4828"></span> spiega i motivi dell&#8217;attuale stallo:</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4830" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/114-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;Uno dei problemi principali è che la Cina è riluttante all&#8217;idea di accettare controlli esterni, ma anche l&#8217;India sta sollevando obiezioni&#8221;. Finora ci sono stati solo minimi progressi&#8221; ha ammesso Sarkozy.</p>
<p>A questo punto si spera che il pressing di Obama abbia qualche effetto sulla Cina. Un&#8217;intesa fra Washington e Pechino è fondamentale per il raggiungimento di un accordo globale sul clima.</p>
<p>Ma il premier cinese, Wen Jiabao, nel suo intervento ha subito messo in chiaro che le responsabilità storiche per i cambiamenti climatici sono tutte dei Paesi ricchi e spetta a loro dunque occuparsene.</p>
<p>Wen ha promesso di far onore ai suoi impegni, spiegando che il suo governo punta a tagliare &#8220;l&#8217;intensità carbonica&#8221; (ovvero il livello di emissioni di CO2 necessari alla produzione di beni) del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.</p>
<p>&#8220;Ridurre le emissioni di CO2 su una scala così ampia su questo periodo necessiterà di un enorme sforzo da parte nostra&#8221;, ha detto Wen, ricordando le necessità dello sviluppo economico del suo Paese.</p>
<p>&#8220;La Cina -ha detto- ha una popolazione di 1,3 miliardi di dollari e un reddito medio pro capite di soli 300 dollari. Abbiamo 150 milioni di persone sotto la linea della povertà, per questo dobbiamo pensare anche allo  sviluppo dell&#8217;economia&#8221;.</p>
<p>Wen ha sottolineato che le emissioni di CO2 sono già calate in Cina del 46% rispetto ai livelli del 1990. E si è rivolto ai paesi ricchi perchè &#8220;rispettino i loro impegni&#8221; e aiutino &#8220;i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4831" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/27-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Con il leader del Cremlino è possibile sia affrontata anche la questione del rinnovo del trattato sulla riduzione delle armi nucleari.</p>
<p>Ancora una volta il presidente arriva a Copenhagen in una sorta di attesa messianica per un suo intervento che si spera possa salvare i negoziati e portare ad un accordo sul clima che ieri ad un certo punto sembrava spacciato.</p>
<p>Nella bozza di accordo è stato introdotto un sistema progressivo, con una disponibilità immediata di 10 miliardi di dollari annui, sia pubblici che privati, per poi salire a 50 miliardi entro il 2015 ed a 100 entro il 2020. L&#8217;aumento della temperatura globale del pianeta non dovrà superare i 2 gradi centigradi.</p>
<p>Rimangono sul tavolo però le domande che la stessa segretario di Stato aveva sollevato, cioè come inserire i principali paesi emergenti &#8211; vedi Cina secondo inquinatore mondiale dopo l&#8217;India &#8211; nello schema dei tagli delle emissioni in un futuro trattato internazionale e la verificabilità di queste riduzioni.</p>
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		<title>COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l&#8217;arrivo di Obama.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;. Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/17/cop15-rischi-reali-di-fallimento-ma-obama-e-merkel-sperano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4814" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/113-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua &#8220;senza valore e distruttiva&#8221;. La posizione cinese, viene sottolineato, è sostenuta da Brasile, India, Sudafrica e altri Paesi in Via di Sviluppo.</p>
<p>Oggi arriverà a Copenhagen anche il primo ministro Wen Jiabao, che assumerà la guida della delegazione di Pechino.</p>
<p>Intanto fonti della delegazione danese hanno riferito ai media locali che tutti i tentativi di raggiungere un compromesso sono falliti.</p>
<p style="text-align: left">La Danimarca, paese organizzatore della conferenza internazionale sul clima di Copenhagen, avrebbe infatti rinunciato alla possibilità di raggiungere un accordo finale.<span id="more-4811"></span></p>
<p style="text-align: left">Lo riferiscono oggi il quotidiano &#8216;Berlingske Tidende&#8217; e il canale d&#8217;informazione Dr, citando fonti governative. A quanto si apprende l&#8217;esito considerato più probabile è una dichiarazione finale non vincolante.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4815" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/26-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Dal canto suo, alla vigilia del suo arrivo a Copenhagen, il presidente americano Barack Obama ha telefonato al collega brasiliano Lula da Silva per favorire un&#8217;intesa.</p>
<p>Il presidente americano partirà in serata per partecipare alla conclusione del vertice nella capitale danese, e ha sottolineato la necessità di un trasparente processo di verifica dei tagli alle emissioni inquinanti.</p>
<p>Negativo il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha messo in guardia contro una conclusione fallimentare del vertice che provocherebbe &#8220;danni drammatici&#8221; al pianeta ed ha chiesto a Stati Uniti e Cina un impegno maggiore nella lotta contro il surriscaldamento globale.</p>
<p>&#8220;Le notizie che arrivano da Copenhagen non sono buone. Se non prendiamo le decisioni necessarie, corriamo il rischio di danni drammatici nel mondo&#8221; ha aggiunto sottolineando come i paesi più colpiti &#8220;saranno quelli più poveri, anche se a nessuno verranno risparmiati i problemi&#8221;.</p>
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		<title>COP15: ora presiederà il premier danese. Alcuni paesi: “Noi ignorati, e poca organizzazione”.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 16:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro dell&#8217;ambiente danese, Connie Hedegaard, si è dimessa da presidente della conferenza Onu sul clima in corso a Copenhagen. Il suo ruolo sarà assunto dal premier danese Lokke Rasmussen. Intanto alcuni paesi lamentano uno scarso coinvolgimento nelle trattative e un&#8217;organizzazione poco consona. La Hedegaard parla di ragioni di protocollo, ma era stata pesantemente criticata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/16/cop15-ora-presidera-il-premier-danese-intanto-brasile-india-ed-ecuador-tuonano-%e2%80%9cnoi-ignorati-e-poca-organizzazione%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il ministro dell&#8217;ambiente danese, Connie Hedegaard, si è dimessa da presidente della conferenza Onu sul clima in corso a Copenhagen.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4809" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/112-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Il suo ruolo sarà assunto dal premier danese Lokke Rasmussen. Intanto alcuni paesi lamentano uno scarso coinvolgimento nelle trattative e un&#8217;organizzazione poco consona. </p>
<p>La Hedegaard parla di ragioni di protocollo, ma era stata pesantemente criticata dalle nazioni africane perché avrebbe favorito nei negoziati i Paesi ricchi. </p>
<p>&#8220;Con tanti delegati e capi di Stato e di governo in arrivo per rilasciare le loro dichiarazioni è giusto che sia il primo ministro danese a presiedere&#8221; ha spiegato.</p>
<p>Ma al summit i delegati di Brasile, India ed Ecuador, insieme a numerosi altri Paesi in via di sviluppo, si sono lamentati che il vertice sul clima &#8220;non prende in considerazione&#8221; le loro esigenze. Per i delegati il problema è con i Paesi ricchi che, secondo loro, li<span id="more-4789"></span> &#8220;ignorano&#8221;.</p>
<p>&#8220;Stiamo vedendo mancanza di trasparenza, errori di procedura e molte lacune in questa conferenza &#8211; ha dichiarato un delegato dell&#8217;Ecuador &#8211; tutti vogliamo essere consultati&#8221;. I delegati brasiliani hanno espresso il loro fastidio per la mancanza di progressi del vertice, mentre alcuni di loro non sono nemmeno riusciti ad entrare nella sala riunioni per il caos organizzativo in cui versa la conferenza.</p>
<p>I Paesi poveri si lamentano che i più ricchi pretendano da loro sforzi economici eccessivi per la lotta ai cambiamenti climatici.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4793" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/343-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Intanto questa mattina numerosi ambientalisti si sono riuniti nei pressi della conferenza, e Tom Bruce, uno dei leader della manifestazione presente a Copenhagen in rappresentanza degli indiani d&#8217;America, ha spiegato con grande chiarezza:</p>
<p>&#8220;Siamo qui per dire al mondo che quello in corso è un negoziato per le multinazionali. Siamo qui per dire basta a un sistema di mercato che non ha fatto altro che espandere la produzione, quando è chiaro che la madre terra non è più in grado di sostenere un livello di emissioni di gas serra come quello attuale&#8221;.</p>
<p>Intanto, dopo una nottata di negoziati prevale il pessimismo tra i delegati della conferenza di Copenhagen.</p>
<p>Per il ministro Frattini “se il vertice non si chiuderà con un accordo vincolante sarà una “disillusione per tutto il mondo”. E&#8217; l&#8217;Ue non è certa che alla conferenza si riesca a raggiungere l&#8217;obiettivo di una riduzione del riscaldamento globale di due gradi.</p>
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		<title>Al Gore: &#8220;Rischio che Artico sparica in 5-7 anni&#8221;. Maslowski nega.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Copenhagen Al Gore ha lanciato l&#8217;allarme sulla possibilità che l&#8217;intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7 anni, ma lo scienziato da lui citato ora lo smentisce. &#8220;Non mi è chiaro come sia arrivato a questa cifra, io non farei mai una stima di probabilità così precisa&#8221;, ha dichiarato al &#8220;Times&#8221; Wieslav Maslowski. &#8220;Questi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/16/gore-rischio-che-artico-sparica-in-5-7-anni-ma-maslowki-nega/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Da Copenhagen Al Gore ha lanciato l&#8217;allarme sulla possibilità che l&#8217;intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7 anni, ma lo scienziato da lui citato ora lo smentisce. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4765" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/19-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> &#8220;Non mi è chiaro come sia arrivato a questa cifra, io non farei mai una stima di probabilità così precisa&#8221;, ha dichiarato al &#8220;Times&#8221; Wieslav Maslowski.</p>
<p>&#8220;Questi dati sono recenti, alcuni dei modelli del dottor Maslowski suggeriscono che vi sia il 75% di possibilità che l&#8217;intera calotta polare artica, durante i mesi estivi, si sciolga completamente tra 5-7 anni&#8221;, ha detto ieri Al Gore, intervenendo ad una riunione a margine del vertice nella capitale danese.</p>
<p>L&#8217;ufficio di Al Gore ha ammesso che il dato del 75% era stato usato da Maslowski come una &#8220;cifra approssimativa&#8221; alcuni anni fa durante una conversazione con il futuro Nobel per la pace.</p>
<p>Ma la polemica del &#8220;Climagate&#8221; si riaccende, per lo scandalo delle e-mail &#8216;rubate&#8217; dagli hacker dagli archivi degli scienziati dell&#8217;unità di ricerca sul clima dell&#8217;University of East Anglia, che proverebbero come alcuni dati siano stati manipolati per poter rafforzare<span id="more-4766"></span> le tesi del riscaldamento globale e dei mutamenti climatici.</p>
<p>Anche altri esperti hanno criticato il discorso ed il tono allarmista del premio Nobel, diventato dopo il successo globale del suo tour, e film vincitore di Oscar, &#8220;The inconvenienth truth&#8221;, un guru del movimento ambientalista.</p>
<p>&#8220;E&#8217; un&#8217;esagerazione che espone la scienza alle critiche da parte degli scettici&#8221; è il preoccupato commento di Jim Overland, oceanografo dell&#8217;Us National Oceanic and atmospheric administration, sottolineando come questo errore sulle cifre possa essere alla fine controproducente. &#8220;Non c&#8217;è bisogno di esagerare sull&#8217;Artico&#8221; ha aggiunto.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4767" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/25-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E, nella comunità scientifica degli esperti sul clima, non manca chi sottolinea come le ricerche di Maslowski, che lavora alla Us Naval Postgraduate school in California, siano le più allarmiste riguardo al Polo nord, anche quando vengono citate correttamente.</p>
<p>Mentre la maggior parte degli scienziati si attestano su una scala temporale che va dai 20 ai 30 anni per quanto riguarda l&#8217;ipotesi del quasi totale disgelo della calotta polare artica.</p>
<p>Ma parlare di un arco più ampio di tempo, invece delle previsioni di Al Gore sulla “imminenza” del problema, significa che l’impegno e la sensibilizzazione devono essere più moderati? Solo perché non avviene “oggi” bensì “domani”? Questi scontri rischiano di essere futili e controproducenti.</p>
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		<title>Low carbon: forte intesa Italia-Usa.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Copenhagen, sempre nell’ambito del “Cop 15”, il ministro italiano per l&#8217;Ambiente parteciperà, assieme al Segretario di Stato Usa all&#8217;Energia, al lancio della Global Partnership del MEF (Major Economies Forum), organizzato dalla delegazione americana. E&#8217; quanto comunica una nota del ministero. Nel corso dell&#8217;iniziativa verranno illustrati gli esiti del lavoro svolto dal Mef sullo sviluppo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/14/low-carbon-forte-intesa-italia-usa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Copenhagen, sempre nell’ambito del “Cop 15”, il ministro italiano per l&#8217;Ambiente parteciperà, assieme al Segretario di Stato Usa all&#8217;Energia, al lancio della Global Partnership del MEF (Major Economies Forum), organizzato dalla delegazione americana. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4684" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/18-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; quanto comunica una nota del ministero. Nel corso dell&#8217;iniziativa verranno illustrati gli esiti del lavoro svolto dal Mef sullo sviluppo e la diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio, nel corso delle cinque riunioni tenutesi nel 2009.</p>
<p>In particolare, verrà annunciata la collaborazione italo-americana, aperta anche ad altri paesi, sul Climate Redi.</p>
<p>Il Climate Redi  è un&#8217;iniziativa volta ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei Paesi in Via di Sviluppo, sfruttare il potenziale energetico nel mercato mondiale degli elettrodomestici, facilitare il coordinamento sulla sostenibilità energetica attraverso una piattaforma per lo scambio delle informazioni.</p>
<p>Il ministero dell&#8217;Ambiente finanzierà l&#8217;iniziativa, per un periodo di 5 anni,<span id="more-4683"></span> con un contributo di 30 milioni di dollari.</p>
<p>&#8221;Le nuove tecnologie rappresentano la strada privilegiata per consentire ai paesi in via di sviluppo una crescita socio-economica sostenibile &#8211; ha dichiarato il ministro Prestigiacomo &#8211; in particolare con Climate Redi vogliano sostenere concretamente quei paesi poveri che oggi non hanno ancora accesso all&#8217;energia, attraverso sistemi solari domestici (fotovoltaico), anche combinati con luci al Led, e altre forme di energia pulita&#8221;.</p>
<p>Nel pomeriggio, alle ore 19, presso la sede della Denmark&#8217;s Radio Concert Hall, il ministro consegnerà il premio &#8221;Mtv Positive Chang Award&#8221;, organizzato dalla Banca Mondiale, assegnato ai giornalisti che si sono distinti per i loro reportage in materia di cambiamenti climatici.</p>
<p>L&#8217;assegnazione del premio è stata decisa in occasione della tavola rotonda organizzata da Ministero dell&#8217;Ambiente, Banca Mondiale e Internews (Ong che si occupa della diffusione del giornalismo specializzato in materia ambientale, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo) in occasione del G8 Ambiente di Siracusa.</p>
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		<title>&#8220;Con spesa responsabile ogni famiglia può tagliare fino a 1000 kg di CO2 .&#8221;</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/12/12/con-spesa-responsabile-ogni-famiglia-puo-tagliare-fino-a-1000-kg-di-co2/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 17:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Facciamo un po&#8217; di attenzione alla nostra spesa quotidiana e al consumo degli alimenti, perchè così &#8220;ogni famiglia italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre mille chilogrammi (CO2 equivalenti) all&#8217;anno per contribuire personalmente a contrastare i cambiamenti climatici&#8221;. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/12/con-spesa-responsabile-ogni-famiglia-puo-tagliare-fino-a-1000-kg-di-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Facciamo un po&#8217; di attenzione alla nostra spesa quotidiana e al consumo degli alimenti, perchè così &#8220;ogni famiglia italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre mille chilogrammi (CO2 equivalenti) all&#8217;anno per contribuire personalmente a contrastare i cambiamenti climatici&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4462" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/alimenti-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /> E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi di Coldiretti, svolta in occasione della Conferenza dell&#8217;Onu di Copenhagen.</p>
<p>In questa occasione è stato presentato dal Presidente della confederazione degli imprenditori agricoli, Sergio Marini, il primo decalogo per la spesa sostenibile dal punto di vista climatico ed ambientale.</p>
<p>&#8220;Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, recarsi alla spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi, evitare di apparecchiare con piatti e bicchieri di plastica sono, insieme alla raccolta differenziata&#8221;, alcuni dei comportamenti suggeriti dal decalogo della Coldiretti per assumere &#8220;responsabilità nei confronti delle generazioni future&#8221;.<span id="more-4461"></span></p>
<p>&#8220;Infatti -sottolinea la Coldiretti- acquistando prodotti locali e di stagione ogni famiglia può ridurre di mille chili le emissioni di gas ad effetto serra, ma ulteriori risparmi possono essere ottenuti con l&#8217;utilizzo di sportine riciclabili e attraverso altri semplici accorgimenti in cucina con pentole e frigoriferi a basso impatto energetico&#8221;.</p>
<p>Secondo l&#8217;analisi della Coldiretti, &#8220;ogni pasto percorre mediamente quasi duemila chilometri prima di giungere sulle tavole e la distribuzione commerciale dei prodotti alimentari, con i lunghi trasporti e le inefficienze di natura logistica&#8221;.</p>
<p>Questa situazione &#8220;è -continua la  Coldiretti- tra le principali responsabili su scala globale dell&#8217;emissione di gas a effetto serra&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4463" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/r-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> &#8220;In Italia -continua- la possibilità di fare acquisti <em>&#8220;a chilometri zero&#8221;</em> è offerta dall&#8217;esistenza di 60.700 frantoi, cantine, malghe e cascine dove è possibile comperare direttamente, ai quali si aggiungono circa i 500 mercati degli agricoltori (farmers market) di Campagna Amica aperti dalla Coldiretti nell&#8217;ambito del progetto per &#8216;una filiera agricola tutta italiana&#8217; nelle piccole e grandi città&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sul sito <a href="http://www.campagnamica.it/" target="_blank" rel="nofollow">www.campagnamica.it</a> -ricorda Coldiretti- è disponibile una mappa delle imprese agricole che vendono direttamente i prodotti distinti per provincia, ma anche un elenco dei mercati dei produttori attivi nelle diverse città&#8221;. E la confederazione degli imprenditori agricoli detta, punto per punto, il decalogo della spesa &#8216;salva-clima&#8217;.</p>
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		<title>“Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre”.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[anno più caldo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>

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		<description><![CDATA[La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell&#8217;oceano Pacifico. &#8220;Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre&#8221;. Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/12/%e2%80%9cil-2010-sara-l-anno-piu-caldo-di-sempre%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell&#8217;oceano Pacifico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4457" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/17-150x140.jpg" alt="" width="140" height="140" /> &#8220;Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre&#8221;. </p>
<p>Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, che hanno presentato uno studio al vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di Copenhagen.</p>
<p>Per gli esperti britannici, ci sono il 90% delle possibilità che il 2010 abbia una temperatura media di 14,58°C, presentando un aumento di 0,06°C sulla temperatura media dell&#8217;anno anno più caldo fino ad oggi, il 1998.</p>
<p>La ragione di questo incremento di temperatura è da ricercarsi nella combinazione del surriscaldamento globale e del riproporsi del fenomeno climatico conosciuto come El Niño, che provoca periodicamente un innalzamento della temperatura delle acque<span id="more-4458"></span> dell&#8217;Oceano Pacifico.</p>
<p>Secondo Vicky Pope, direttrice del Centro per il cambiamento climatico del Met Office, il rapido esaurirsi di El Niño o una grande eruzione vulcanica sono le uniche possibilità per evitare che il 2010 si trasformi nell&#8217;anno più caldo della storia.</p>
<p>Per gli scienziati del Met Office, la temperatura del pianeta non dovrà aumentare di oltre 2°C e dovrà iniziare a diminuire a partire dal 2020, altrimenti assisteremo ad una serie di eventi climatici potenzialmente catastrofici.</p>
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		<title>La Cina, ambiziosa, preme sugli Usa. Paesi emergenti divisi.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4453" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/clima-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> La bozza chiede a 37 paesi industrializzati di ridurre le emissioni del 5% in media entro il 2012 (anno in cui scade l&#8217;attuale protocollo di Kyoto) rispetto ai livelli del 1990. Il testo inoltre prevede ulteriori specifici tagli per i paesi sviluppati nei successivi cinque-otto anni.</p>
<p>Nel testo presentato da Pechino, invece, ai paesi emergenti e in via di sviluppo sarebbero chiesti altri interventi e azioni per ridurre le emissioni globali, ma non vincolanti giuridicamente come quelle chieste ai paesi più sviluppati.</p>
<p>Ma anche tra i Paesi in Via di Sviluppo il fronte non è compatto. Al terzo giorno dei negoziati sul clima di Copenhagen si profila un&#8217;inedita spaccatura nella compagine, finora<span id="more-4452"></span> piuttosto unita, dei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>I piccoli paesi insulari e le nazioni africane, più poveri e più vulnerabili al cambiamento climatico, hanno avanzato la proposta di un trattato legalmente vincolante, più severo del protocollo di Kyoto. Proposta che vede l&#8217;opposizione dei grandi paesi emergenti, come la Cina, che temono un freno alla crescita.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4454" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/16.jpg" alt="" width="130" height="130" /> In prima linea Tuvalu, arcipelago polinesiano a mezza strada fra Hawaii e Australia, che ha chiesto e ottenuto una sospensione dei negoziati fino alla soluzione del problema. L&#8217;appello è stato raccolto da altri membri dell&#8217;Aosis, l&#8217;Associazione dei piccoli stati insulari, come le Isole Cook, le Barbados e Fiji, e da vari paesi poveri africani, Sierra Leone, Senegal e Capo Verde.</p>
<p>Diversi hanno ripetuto la richiesta di Tuvalu di fermare la crescita delle temperature globali a 1,5 gradi centigradi, e la concentrazione di gas serra in atmosfera a 350 parti per milione, invece delle 450 preferite dai paesi industrializzati e da qualche grande emergente. I paesi a forte crescita come Cina, India e Sudafrica si oppongono ai target più ambiziosi, perchè temono che possano rallentare la crescita economica.</p>
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		<title>Clima: i leader UE non sanno accordarsi sugli aiuti ai paesi poveri.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4449" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/15-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i paesi &#8220;grandi&#8221; a non tirare ancora fuori le cifre per il fondo &#8220;Fast Start&#8221; &#8211; destinato agli aiuti per i Paesi in Via di Sviluppo &#8211; che l&#8217;Ue vorrebbe portare trionfalmente sul tavolo della Conferenza sul clima di Copenhagen.</p>
<p>Il fondo dovrebbe servire per gli aiuti immediati (periodo 2010-2012) per il trasferimento di tecnologie pulite, la riduzione delle emissioni di gas serra e l&#8217;adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico.</p>
<p>Secondo le stime della Commissione europea, sarebbero necessari dai 5 ai 7 miliardi di euro nel triennio. Ma secondo fonti diplomatiche, Italia, Germania e Francia<span id="more-4447"></span> non hanno voluto per ora dare cifre precise. I negoziati fra gli sherpa sono continuati durante la notte.</p>
<p>Il successo dell&#8217;iniziativa del &#8220;Fast Start&#8217;&#8221;, in realtà, serve anche come diversivo: per sviare l&#8217;attenzione dal fatto che, a questo vertice, i Ventisette hanno riunciato a indicare le cifre dei ben più ingenti finanziamenti di medio e lungo termine (2013-2020) ai Paesi in Via di Sviluppo .</p>
<p>Sarà questo uno dei nodi più difficili da sciogliere a Copenhagen. Intanto nella capitale danese la parola d&#8217;ordine dei Pvs è &#8220;Kyoto non si tocca&#8221;, almeno per ora. Capeggiati da Cina e India, i Paesi in Via di Sviluppo non intendono sottostare al diktat dei più ricchi.</p>
<p>Un testo confidenziale elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan insiste sulla validità del protocollo di Kyoto, chiede ai Paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990, e chiede agli Usa di adeguarsi &#8220;agli sforzi degli altri&#8221;, con tagli &#8220;a livello nazionale&#8221; e non compensazioni oltre le frontiere americane. Quanto ai più poveri, si mette in chiaro, &#8220;la priorità assoluta resta lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà&#8221;.</p>
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		<title>Il supercomputer tedesco per prevedere i cambiamenti climatici.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 19:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/10/supercomputer-tedesco-per-prevedere-i-cambiamenti-climatici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; una grande novità che testimonia i continui progressi dell&#8217;informatica, che ora si mette al servizio dell&#8217;ambiente. Scienziati tedeschi hanno inaugurato il più potente computer al mondo per la previsione dei cambiamenti climatici. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4282" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Il calcolatore, costruito nel Centro informatico tedesco per il clima (Dkrz) di Amburgo, può produrre qualsiasi previsione sul cambiamento climatico in tutte le aree del pianeta.</p>
<p>Secondo gli scienziati, l&#8217;eco-calcolatore può elaborare molte più informazioni dettagliate sul clima rispetto a quanto fosse possibile fare fino ad oggi.</p>
<p>&#8220;E&#8217; il più grande computer del mondo dedicato esclusivamente alla ricerca sul cambiamento climatico&#8221;, ha dichiarato durante l&#8217;inaugurazione il ministro per la Scienza, Annette Schavan.</p>
<p>Il supercomputer, costato 35 milioni di euro, sarà operativo da aprile, ma la sua inaugurazione è stata volutamente anticipata perchè coincidesse con il vertice sul clima di Copenaghen in corso in questi giorni. Il computer ha una potenza di 160 teraflops ed è 60 volte più veloce rispetto agli attuali calcolatori, riuscendo a calcolare 10 volte più dati<span id="more-4281"></span> e salvando 10.000 terabytes ogni anno. </p>
<p>Il supercomputer avrà bisogno di una grande quantità di energia per funzionare, ma gli esperti del centro assicurano che per alimentarlo verrà usata soltanto energia &#8220;verde&#8221;, prodotta dal vento o da altre fonti rinnovabili.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4284" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/31-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E a proposito del vertice di Copenhagen, Confagricoltura rimarca il ruolo determinante del settore agricolo nella questione del cambiamento climatico, proprio mentre si entra nel vivo dei lavori del Vertice COP15 di Copenaghen.</p>
<p>&#8221;Presentando il 15 ottobre scorso le nostre &#8216;tesi&#8217; sull&#8217;ambiente &#8211; ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Vecchioni- abbiamo già richiesto ai nostri rappresentanti al Vertice maggiore attenzione al settore agricolo&#8221;.</p>
<p>&#8221;Lo rimarchiamo oggi, per ricordare che le campagne &#8211; responsabili per meno del 10% del totale dei gas serra in Europa e per meno del 7% in Italia &#8211; hanno già contribuito notevolmente a contenere le emissioni all&#8217;origine del cambiamento climatico, anche attraverso la Pac&#8221;.</p>
<p>Negli anni scorsi, mentre in Italia le emissioni di gas serra sono aumentate di oltre il 7%, quelle dovute all&#8217;agricoltura sono scese oltre l&#8217;8%. Ed in Europa il calo è stato anche superiore.</p>
<p>&#8221;Confidiamo che in questo summit si prenda consapevolezza di queste cifre &#8211; ha concluso Vecchioni &#8211; e siamo certi che si vorrà puntare ancora di più sull&#8217;agricoltura e sulle sue imprese che a vario titolo, dall&#8217;adozione di pratiche eco compatibili alla produzione di energia rinnovabile, già sono protagoniste a pieno titolo della sfida al cambiamento climatico&#8221;.</p>
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		<title>Coldiretti: agricoltura fondamentale ma serve un mercato di assorbimento CO2.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 20:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il contributo positivo che può dare l&#8217;agricoltura all&#8217;abbattimento delle emissioni di CO2 potrebbe essere calcolato se venisse &#8220;riconosciuto il ruolo di assorbimento generato dall&#8217;accumulo di carbonio nel suolo e nel sottosuolo e anche dallo sviluppo delle colture forestali&#8221;. Ad affermarlo è Stefano Masini, responsabile Ambiente della Coldiretti. Così come esiste &#8220;un mercato delle emissioni di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/09/coldiretti-agricoltura-fondamentale-ma-serve-mercato-di-assorbimento-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il contributo positivo che può dare l&#8217;agricoltura all&#8217;abbattimento delle emissioni di CO2 potrebbe essere calcolato se venisse &#8220;riconosciuto il ruolo di assorbimento generato dall&#8217;accumulo di carbonio nel suolo e nel sottosuolo e anche dallo sviluppo delle colture forestali&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4226" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/12-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ad affermarlo è Stefano Masini, responsabile Ambiente della Coldiretti. </p>
<p>Così come esiste &#8220;un mercato delle emissioni di CO2, manca ancora un mercato dell&#8217;assorbimento delle emissioni che invece servirebbe, proprio in virtù del riconoscimento di un valore economico da assegnare al contributo dell&#8217;agricoltura che esercita un ruolo fondamentale&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;attenzione già esistente negli Stati Uniti, dove vengono rilasciati certificati per prodotti a emissioni zero ma &#8220;l&#8217;agricoltura americana è sostanzialmente intensiva, mentre in Italia è il settore che inquina meno.</p>
<p>Intanto, il responsabile della Coldiretti suggerisce un consiglio utile per tutti coloro che volessero contribuire a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici: <em>&#8220;Mangiare a chilometri zero&#8221;</em>, un motto preso in prestito da Al Gore. <span id="more-4225"></span></p>
<p>Al Gore fu vice presidente degli Stati Uniti durante la presidenza Clinton, dal 1993 al 2001, e premio Nobel per la Pace nel 2007 insieme all&#8217;Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) &#8220;per i loro sforzi atti a diffondere una conoscenza maggiore dei cambiamenti climatici provocati dall&#8217;uomo e per porre le basi giuste per contrastarli&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4227" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/23-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Da un punto di vista climatico infatti per Stefano Masini &#8220;è inammissibile acquistare a Cerignola, in Puglia, pomodori che arrivano dall&#8217;Olanda&#8221;.</p>
<p>&#8220;Occorre abbattere non solo le distorsioni della filiera ma anche abbassare le emissioni climalteranti di anidride carbonica &#8211; spiega l&#8217;esperto &#8211; con indicazioni che dovrebbero essere riportate in etichetta&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;agricoltura &#8211; sottolinea il responsabile Ambiente della Coldiretti &#8211; è sensibile al clima, è il settore potenzialmente più vulnerabile, basti pensare alla siccità che ha colpito l&#8217;Australia o alle alluvioni di certe aree del Sudest asiatico.</p>
<p>Infine, sul vertice dell&#8217;Onu di Copenaghen (tuttora in corso), già diversi giorni fa Masini aveva espresso alcune perplessità, che a ben guardare riflettono l&#8217;umore generale di questo summit: &#8220;Il dilemma sarà &#8211; aveva detto &#8211; se utilizzare Copenaghen per ridifenire il trattato normativo con impegni vincolanti per gli Stati, e quindi una Kyoto 2, oppure individuare linee guida politicamente rilevanti che creino buone aspettative&#8221;.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F09%2Fcoldiretti-agricoltura-fondamentale-ma-serve-mercato-di-assorbimento-co2%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Clima, The Guardian afferma: &#8220;E&#8217; in gioco un&#8217;intera generazione&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Quattordici giorni per mettere il sigillo al giudizio della Storia di questa generazione&#8221;. Questo il titolo dell&#8217;editoriale che il quotidiano britannico The Guardian pubblica insieme ad altri 56 quotidiani di 45 Paesi (fra cui La Repubblica) in occasione dell&#8217;apertura di oggi della Conferenza Internazionale sul clima di Copenhagen. Pochi credono che da Copenhagen possa uscire [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/07/clima-the-guardian-e-in-gioco-unintera-generazione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>&#8220;Quattordici giorni per mettere il sigillo al giudizio della Storia di questa generazione&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4176" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/crisi-alimentare-cambiamenti-climatici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Questo il titolo dell&#8217;editoriale che il quotidiano britannico The Guardian pubblica insieme ad altri 56 quotidiani di 45 Paesi (fra cui La Repubblica) in occasione dell&#8217;apertura di oggi della Conferenza Internazionale sul clima di Copenhagen.</p>
<p>Pochi credono che da Copenhagen possa uscire un vero e proprio Trattato definitivo. </p>
<p>I progressi sono stati possibili solo grazie all&#8217;arrivo di Barack Obama e alla fine dell&#8217;ostruzionismo statunitense, e anche adesso il mondo è alla mercè della politica interna americana, dato che il Presidente non si può pienamente impegnare fino a che il Congresso non avrà fatto altrettanto&#8221;, prosegue l&#8217;editoriale, che avverte:</p>
<p>&#8220;I politici però possono e devono mettersi d&#8217;accordo sugli elementi essenziali di un accordo efficace ed equo, e soprattutto su una precisa scadenza per trasformarlo<span id="more-4174"></span> in un Trattato&#8221;.</p>
<p>Il prezzo del cambiamento sarà alto, ma molto meno di quanto è costato il salvataggio della finanza globale &#8211; e sarà immensamente minore delle conseguenze del non fare nulla&#8221;, conclude l&#8217;editoriale: </p>
<p>&#8220;I politici riuniti a Copenhagen hanno il potere di formare il giudizio della Storia su questa generazione: una che di fronte a una sfida ha avuto il coraggio di affrontarla, oppure così stupida da aver visto arrivare il disastro e non avere fatto nulla per evitarlo&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4177" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cp11-150x145.jpg" alt="" width="150" height="145" />L&#8217;editoriale &#8216;globale&#8217; arriva in coincidenza con l&#8217;importante appuntamento nella capitale danese. </p>
<p>L&#8217;ora della verità per la lotta al cambiamento climatico: dopo mesi e mesi di dichiarazioni, promesse, rivendicazioni e negoziati a rilento, migliaia di rappresentanti di 192 paesi da oggi per dodici giorni sono riuniti a Copenhagen per il vertice sotto l&#8217;egida Onu da cui dovrebbe emergere la strategia globale per fermare il riscaldamento del pianeta.</p>
<p>Alla kermesse che si terrà al Bella Center della capitale danese, dove sono stati già accreditati 5mila giornalisti, è atteso un centinaio di capi di Stato, un evento senza precedenti da tempi del Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992. </p>
<p>Il presidente Usa Barack Obama sarà al vertice il 18 dicembre, insieme agli altri capi di Stato che arriveranno per partecipare alla chiusura delle riunioni, tra il 17 e il 18.</p>
<p>La 15esima Conferenza dei partecipanti alla Convenzione Onu sul cambiamento climatico ha l&#8217;obiettivo dichiarato di dare un seguito al Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4178" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/35505-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />L&#8217;obiettivo largamente condiviso del summit è limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra. </p>
<p>Per sperare di restare sotto quota due gradi gli scienziati affermano che le emissioni globali di gas serra, dovute in larghissima parte alle combustione di carburanti fossili, vanno senz&#8217;altro dimezzate entro il 2050.</p>
<p>Il MET Office, cioè il servizio meteorologico britannico, traccia un quadro assolutamente negativo: il mondo avrà 4 gradi in più, meno foreste e risorse d&#8217;acqua dolce, siccità, terreni meno fertili senza accordi a Copenhagen. </p>
<p>La temperatura mondiale salirà in media di 4 gradi rispetto al XIX secolo, ma il surriscaldamento non sarà uniforme in tutto il pianeta. Tra le aree maggiormente colpite c&#8217;e&#8217; l&#8217;Europa mediterranea.</p>
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		<title>Copenhagen: Ban e Obama fiduciosi. E&#8217; partito il countodown.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 17:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4165" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ban-ki-moon1-150x150.jpg" alt="Ban Ki Moon" width="150" height="160" />I delegati internazionali sono arrivati o stanno arrivando nella capitale danese per il vertice Onu. Obama ci sarà nella fase finale, ossia al momento dei patti da sancire. </p>
<p>&#8220;Sono molto ottimista per Copenhagen&#8221;, ha detto Ban Ki Moon, segretario generale Onu, in un&#8217;intervista al quotidiano danese Berlingske Tidende. </p>
<p>&#8220;Avremo un accordo. E credo che l&#8217;accordo sarà firmato da tutti gli Stati membri dell&#8217;Onu, e sarà una cosa storica. Abbiamo il giusto spirito politico: tutti i capi di stato e di governo hanno lo stesso obiettivo, prevenire il riscaldamento globale&#8221;.</p>
<p>Resta da stabilire come agire per raggiungere questo obiettivo, ha spiegato il segretario generale dell&#8217;Onu. I leader mondiali a Copenhagen cercheranno di raggiungere<span id="more-4163"></span> un accordo politico su come combattere i cambiamenti climatici.</p>
<p>Il mese scorso la Danimarca ha rivisto il programma della conferenza invitando i capi di stato e di governo di tutti i 192 Stati membri delle Nazioni Unite, sperando che così ci sia il peso politico per un accordo. Finora hanno accettato l&#8217;invito 105 leader, incluso il presidente americano Barack Obama, il leader cinese Wen Jiabao e il primo ministro indiano Manmohan Singh.</p>
<p>Sono so­lo 10 giorni, ma bastano a fa­re tutta la differenza. L&#8217;im­provvisa decisione di Barack Obama di volare a Copenha­gen non il 9 ma il 18 dicem­bre, per essere presente alla fa­se finale e decisiva della confe­renza sul clima, cambia la di­namica del negoziato e rilan­cia la prospettiva di chiudere la partita danese con un accor­do di sostanza sulla riduzione delle emissioni di gas-serra.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4166" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/image_preview-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>A convincere la Casa Bian­ca che fosse necessario ri­schiare e impegnarsi diretta­mente è stato, giovedì scorso, l&#8217;annuncio dell&#8217;India, che se­gue di poche settimane quel­lo simile della Cina: per la pri­ma volta infatti, Pechino e New Dehli si sono impegnate formalmente a ridurre la loro «intensità carbonica», cioè la percentuale di emissioni tossi­che in rapporto al prodotto in­terno lordo.</p>
<p>L&#8217;India promette di tagliar­la del 25% entro il 2020 rispet­to ai livelli del 2005, mentre la Cina vuole fare anche di più, con una riduzione del 40%-45%, sempre sul 2005.</p>
<p>Di fatto, le loro emissioni tossi­che continueranno ad aumen­tare, ma lo faranno a ritmi molto più lenti: i due giganti asiatici rifiutano quindi i tagli drastici e i limiti vincolanti fatti propri dai Paesi più indu­strializzati, ma ora accettano il principio della corresponsa­bilità.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4170" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Barack_Obama1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Di più, secondo Gibbs c&#8217;è anche un «consenso emergen­te » sul fatto che l&#8217;accordo di Copenhagen dovrà prevede­re, a partire dal 2012, una li­nea di credito di 10 miliardi di dollari l&#8217;anno, per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad affrontare i cambiamenti cli­matici. L&#8217;annuncio a sorpresa di Obama è stato salutato positi­vamente nelle capitali euro­pee.</p>
<p>«Dimostra l&#8217;importanza che questa Amministrazione annette al successo della con­ferenza sul clima», ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Mentre secondo il premier britannico Gordon Brown, la partecipazione di Obama alla fase finale del ver­tice «darà un grande impulso al negoziato».</p>
<p>Al suo decimo viaggio all&#8217; estero, un record per il primo anno di un presidente, Oba­ma porterà nella capitale da­nese il suo impegno a ridurre i gas-serra del 17% (sui livelli del 2005) entro il 2020.</p>
<p>Ma il presidente porta anche l&#8217;incer­tezza di un obiettivo il cui con­seguimento dipende dall&#8217;ap­provazione da parte del Congresso della nuova legge sull&#8217;ener­gia e sul clima, blocca­ta al Senato, che vor­rebbe in realtà fissare obiettivi meno ambi­ziosi.</p>
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		<title>Clima: due importanti iniziative in Toscana e Veneto.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 10:36:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Grosseto si è tenuto un incontro tra enti dei diversi livelli e istituzioni regionali, per concludere il “Patto dei sindaci”. In Veneto è stato invece inaugurato un “ospedale a km zero” a vantaggio della salute dei pazienti. Sindaci, Regioni e Autonomie locali, a poche ore dalla Conferenza mondiale sul clima in programma a Copenhagen [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/06/clima-due-importanti-iniziative-in-toscana-e-veneto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Grosseto si è tenuto un incontro tra enti dei diversi livelli e istituzioni regionali, per concludere il “Patto dei sindaci”. In Veneto è stato invece inaugurato un “ospedale a km zero” a vantaggio della salute dei pazienti. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4159" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/hb-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Sindaci, Regioni e Autonomie locali, a poche ore dalla Conferenza mondiale sul clima in programma a Copenhagen dal 7 al 18 prossimi, siglano un patto per la riduzione delle emissioni e la lotta ai cambiamenti climatici. </p>
<p>Se n’è parlato il 5 dicembre a Grosseto nel corso dell&#8217;iniziativa dedicata a &#8221;La politica delle città nella lotta ai cambiamenti climatici. Countdown verso Copenhagen&#8221;. Ha partecipato anche il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e l&#8217;assessore regionale all&#8217;energie e all&#8217;ambiente, Anna Rita Bramerini.</p>
<p>In questa occasione è stata presentata la &#8221;Carta dei Comuni&#8221;, il documento che intende rafforzare il &#8221;Patto dei sindaci&#8221;, cioè l&#8217;iniziativa lanciata dalla Commissione europea per coinvolgere le città nella lotta ai cambiamenti climatici riducendo le emissioni <span id="more-4158"></span>di gas serra, alla quale hanno aderito 130 città italiane.  </p>
<p>Oltre il 50% dell&#8217;energia viene mediamente consumata nelle città ed è quindi fondamentale coinvolgerle nelle azioni di riduzione delle emissioni. Le linee guida dell&#8217;Unione europea, pienamente recepite dalla Regione Toscana nel suo Piano energetico, pongono l&#8217;obiettivo di arrivare, entro il 2020, ad una riduzione del 20% delle emissioni in atmosfera di gas serra, rispetto al livello del 1990. Ad oggi si tratta di un obiettivo di non semplice realizzabilità.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4160" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ospedale_cibo--150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Intanto in Veneto è stata da pochi giorni avviata una iniziativa di grandissimo interesse: è stato cioè aperto il primo ospedale a chilometri zero che offre ai propri pazienti i prodotti agroalimentari delle aziende agricole locali, freschi, sicuri e che arrivano dal circondario, riducendo l&#8217;inquinamento ambientale dovuto ai trasporti ed il suo impatto sul clima.</p>
<p>Il progetto denominato “Ospedale più ospitale” nasce per iniziativa della Ulss 19 di Adria in provincia di Rovigo alla quale la Coldiretti ha assegnato la targa “a km zero” il 4 dicembre, nel salone d&#8217;ingresso dell&#8217;ospedale vecchio della città, dove è stato presentato il nuovo menù.</p>
<p>I pazienti dell&#8217;ospedale di Adria ora mangeranno profumata e colorata ortofrutta del Polesine e del Veneto che non solo riduce l&#8217;emissione di gas ad effetto serra dovuta ai lunghi trasporti ma &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; è scientificamente dimostrato che un&#8217;alimentazione più fresca e genuina, con sapori gustosi, legata alla stagionalità, induce alla convivialità, aumenta le difese immunitarie e la capacità di guarigione.</p>
<p>In altre parole, contribuisce al benessere psico-fisico dei pazienti ricoverati, che rispondono meglio alle cure e migliorano più rapidamente. Un aiuto per il clima, ma anche per la salute dei pazienti.</p>
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		<title>Copenhagen: 5 proposte per i capi di governo.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 09:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diversi i temi su cui gli studiosi puntano molto, dalla definizione di un trattato che coinvolga tutta la comunità internazionale all&#8217;istituzione di meccanismi di cooperazione internazionale per sostenere i Paesi in Via di Sviluppo. Assenza di ulteriori rinvii e definizione di un trattato legalmente vincolante; riduzione delle emissioni di gas serra del 30% entro il [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/05/copenhagen-5-proposte-per-i-capi-di-governo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Diversi i temi su cui gli studiosi puntano molto, dalla definizione di un trattato che coinvolga tutta la comunità internazionale all&#8217;istituzione di meccanismi di cooperazione internazionale per sostenere i Paesi in Via di Sviluppo.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4152" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h5-150x150.jpg" alt="" width="170" height="150" />Assenza di ulteriori rinvii e definizione di un trattato legalmente vincolante; riduzione delle emissioni di gas serra del 30% entro il 2020 rispetto al 1990 per i paesi più industrializzati.</p>
<p>Impegni di riduzione minori anche da parte dei paesi di nuova industrializzazione; meccanismi di cooperazione internazionale per sostenere i paesi in via di sviluppo e efficaci sistemi di controlli e sanzioni.</p>
<p>Sono queste le 5 proposte della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e il Kyoto Club da portare al prossimo vertice di Copenhagen.</p>
<p>&#8220;Per mantenere l&#8217;aumento della temperature entro i due gradi &#8211; ha osservato il presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, Edo Ronchi &#8211; non si dovrebbero emettere in atmosfera dal 2000 al 2050 più di mille Gton di Co2, ne abbiamo già<span id="more-4151"></span> emesse 313 e ce ne restano 687.</p>
<p>Per rispettare questo &#8220;budget&#8221;, la ripartizione della riduzione delle emissioni al 2020 dovrebbe essere la seguente: -30% di Co2 per i paesi industrializzati; -25% per la  Russia; -2% per la  Cina, mentre l&#8217;India potrebbe aumentarle del 60%. Si tratta di una grande sfida ed è quindi necessario un nuovo trattato che coinvolga tutta la comunità internazionale&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Italia da parte sua, complici la economica e le politiche per il risparmio energetico e lo sviluppo delle energie rinnovabili, ha visto, dal 2005, le emissioni di gas serra in costante diminuzione e sembrerebbe dunque vicina a centrare l&#8217;obiettivo di Kyoto. &#8220;Nel trend invertito dal 2005 ci siamo per rispettare Kyoto&#8221; ha commentato Ronchi. &#8220;Alla fine di quest&#8217;anno avremmo stabilizzato le emissioni ai livelli del &#8217;90. Attualmente siamo nel trend di arrivare almeno al 6 o al 6,5% al 2012&#8243;.</p>
<p>Dal prossimo vertice di Copenhagen &#8220;non mi aspetto molto se non forse un accordo politico che sara&#8217; declinato in impegni vincolanti in una fase successiva&#8221; ha commentato il vicepresidente del Senato, Emma Bonino.</p>
<p>Nel frattempo, ha aggiunto, &#8220;credo che il nostro Paese possa giocare due carte importanti. La prima che riguarda il risparmio e l&#8217;efficienza energetica che deve essere vincolante e in merito abbiamo presentato una mozione in aula. La seconda riguarda il tema della popolazione. Se passiamo da 6 a 9 miliardi di individui sulla Terra senza interventi di altro tipo e&#8217; chiaro che la rincorsa e&#8217; sempre aperta&#8221;.</p>
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		<title>L’India si impegna contro la CO2 valorizzando il solare.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 06:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;India è pronta a impegnarsi per un &#8220;obiettivo globale ambizioso&#8221; di riduzione delle emissioni di gas serra, a condizione che si raggiunga un accordo &#8220;equo&#8221; per la ripartizione degli oneri. Dopo quelle di Stati Uniti e Cina, è arrivata anche l&#8217;apertura del primo ministro indiano, Manmohan Singh, che in un discorso al vertice del Commonwealth [...]


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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4123" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Dopo quelle di Stati Uniti e Cina, è arrivata anche l&#8217;apertura del primo ministro indiano, Manmohan Singh, che in un discorso al vertice del Commonwealth a Port of Spain, la capitale di Trinidad e Tobago, ha promesso aperture in vista della conferenza Onu di Copenhagen.</p>
<p>&#8220;L&#8217;India è pronta ad accettare obiettivi ambiziosi per la riduzione di emissioni di gas serra, purché accompagnata da una ripartizione equa degli oneri&#8221;, ha affermato Singh.</p>
<p>Il gigante dell&#8217;Asia del sud è il quarto inquinatore mondiale dopo Stati Uniti, Cina, e Russia ed è l&#8217;unico a non aver assunto un impegno preciso in vista della conferenza sul dopo-Kyoto nella capitale danese, anche se si parla di una disponibilità di massima a ridurre le emissioni nel decennio del 20-25%.<span id="more-4121"></span></p>
<p>Il ministro dell&#8217;Ambiente di New Delhi, Jairam Ramesh, ha osservato davanti ai colleghi del Commonwealth che dopo l&#8217;impegno sul clima assunto dalla Cina &#8220;la sveglia è suonata anche per l&#8217;India&#8221;. Nel suo intervento, il premier indiano ha però lamentato che &#8220;il problema dei cambiamenti climatici sta diventando un pretesto per perseguire politiche protezionistiche con un marchio verde&#8221;. </p>
<p>Questo &#8220;sarebbe contrario allo spirito della Convenzione quadro dell&#8217;Onu (Unfccc) e anche una violazione degli accordi nel Wto&#8221;. Singh ha auspicato che a Copenhagen si raggiunga un accordo complessivo su &#8220;tutti gli elementi interdipendenti&#8221; come la riduzione dei gas serra, l&#8217;adattamento delle politiche, i finanziamenti e la tecnologia. &#8220;Siamo contrari a un accordo parziale&#8221;, ha insistito.</p>
<p>A margine del summit, il premier indiano ha incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico Gordon Brown che hanno invitato Singh a partecipare al vertice di Copenhagen.</p>
<p>Dal vertice delle ex colonie britanniche è venuto un messaggio di ottimismo per la conferenza Onu di Copenhagen, in programma dal 7 al 18 dicembre. Il segretario generale dell&#8217;Onu, Ban Ki-Moon, ha affermato che un accordo preliminare in vista di un trattato legalmente vincolante è &#8220;a portata di mano&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4124" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/india-150x150.jpg" alt="" width="150" height="157" />A suo avviso &#8220;l&#8217;obiettivo comune deve essere quello di arrivare a gettare le basi per un trattato legalmente vincolante sui mutamenti climatici da adottare al più presto possibile nel corso del 2010&#8243;.</p>
<p>&#8220;Sono fiducioso e ottimista, ogni settimana registriamo promesse e impegni da parte di paesi industrializzati, di Paesi emergenti e di Paesi in via di sviluppo, penso che un accordo sia a portata di mano&#8221;. I piani dell’India (definiti “di durata trentennale”) si legano ad una prospettiva energetica nuova, attraverso lo sfruttamento più massiccio dell’energia solare.</p>
<p>Avremmo così due fasi: la prima prevede l’installazione di 1-1,5 Gw di potenza solare già entro il 2012, con la speranza che i costi possano diminuire con l’aumentare della domanda; la seconda i già esposti 20 Gw nel 2022. Inoltre il Governo punterà agli incentivi per costruire un mini-impianto solare domestico,<strong> </strong>così da alleggerire la richiesta di elettricità alla rete nazionale da parte dei singoli cittadini.</p>
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		<title>“I speak earth”: abbiamo in mano il futuro del nostro clima.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 17:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incoraggiare i cittadini di tutto il mondo ad agire contro il cambiamento climatico, condividendo le richieste di interventi con la famiglia e gli amici attraverso i sociali network. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo dell&#8217;iniziativa di “I speak earth” lanciata dal Copenhagen Climate Council (CCC) che ha annunciato un importante sforzo dell&#8217;ultima ora per mobilitare il mandato pubblico [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/28/%e2%80%9ci-speak-earth%e2%80%9d-abbiamo-in-mano-il-futuro-del-nostro-clima/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Incoraggiare i cittadini di tutto il mondo ad agire contro il cambiamento climatico, condividendo le richieste di interventi con la famiglia e gli amici attraverso i sociali network. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4050" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/terra_inmano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; questo l&#8217;obiettivo dell&#8217;iniziativa di “I speak earth” lanciata dal Copenhagen Climate Council (CCC) che ha annunciato un importante sforzo dell&#8217;ultima ora per mobilitare il mandato pubblico più forte possibile per un accordo ambizioso e vincolante alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, o COP15, a Copenhagen questo mese di dicembre.</p>
<p>&#8220;Questo incontro riguarda il futuro della nostra Terra e deve stabilire piani attuabili e sostenibili per ridurre le emissioni di carbonio. Si parla molto, ma si fa poco, per contrastare lo scioglimento delle calotte glaciali e l&#8217;innalzamento dei livelli marini. Questo è il momento in cui i leader globali e le aziende devono agire con decisione per creare una soluzione&#8221; &#8211; dichiara Tim Flannery, presidente del Copenhagen Climate Council.</p>
<p>E’ una semplice dichiarazione che rispecchia una seria preoccupazione per il futuro del pianeta. Condividendo il video e i messaggi critici di “I speak earth” sui rischi di un clima instabile, la voce della democrazia globale online ha il potere di raggiungere i leader<span id="more-4049"></span> politici e aziendali di tutto il mondo. </p>
<p>Con la firma della dichiarazione PlanetCall, gli aggiornamenti dello stato di Facebook, i tweet, i messaggi di posta elettronica e/o i messaggi istantanei, i cittadini globali possono garantire che le trattative a Copenaghen rispecchino un nuovo inizio nello sforzo di proteggere un pianeta abitabile.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4051" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />L&#8217;iniziativa “I speak earth” è viva all&#8217;indirizzo <a href="http://www.ispeakearth.com/">www.ispeakearth.com</a> &#8211; il punto focale, un video animato con la voce dell&#8217;attrice Cate Blanchett, sostenitrice dell&#8217;ambiente. Irresistibile e diretta, la Blanchett avvisa dei pericolosi e irreversibili cambiamenti che il pianeta potrebbe dover affrontare se alla COP15 non fossero prese azioni appropriate.</p>
<p>La COP15 è stata chiamata la più importante conferenza del secolo ed è, in effetti, di grande significato globale in quanto definirà il ruolo dei governi e delle aziende di tutto il mondo nella guida dell&#8217;economia su un percorso sostenibile. La complessità della politica globale sul clima spesso lascia confusi e disimpegnati; tuttavia, “I speak earth” ha il potere di unire cittadini di tutto il mondo e aiutarli ad influenzare il cambiamento a cui puntano.</p>
<p>I cambiamenti climatici sono un problema che influenza e influenzerà ogni cittadino della Terra. I leader mondiali presenti alla COP15 dovranno concordare un documento in grado di sostituire il protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012 e non è strutturato per risolvere l&#8217;urgente problema dei cambiamenti climatici, in modo da ridurre le emissioni nei prossimi 10 &#8211; 15 anni. In caso contrario, l&#8217;opportunità di prevenire il riscaldamento globale andrà persa, aprendo la porta all&#8217;incertezza.</p>
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		<title>Ora la Cina raddoppia obiettivi vincolanti su gas serra.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Cina ha presentato ieri il suo primo piano per contenere le emissioni responsabili dell’effetto serra, con una lista di obiettivi «vincolanti» che il premier cinese Wen Jiabao (foto) porterà ai colloqui internazionali  a Copenhagen. La Cina, Paese al primo posto nell’emissione di gas da attività umane che contribuiscono al riscaldamento del pianeta, si ripropone [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/27/ora-la-cina-raddoppia-obiettivi-vincolanti-su-gas-serra/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Cina ha presentato ieri il suo primo piano per contenere le emissioni responsabili dell’effetto serra, con una lista di obiettivi «vincolanti» che il premier cinese Wen Jiabao (foto) porterà ai colloqui internazionali  a Copenhagen.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4042" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/g2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />La Cina, Paese al primo posto nell’emissione di gas da attività umane che contribuiscono al riscaldamento del pianeta, si ripropone di ridurre l’anidride carbonica emessa da ogni unità del prodotto interno lordo dal 40 al 45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Xinhua citando il Consiglio di Stato.</p>
<p>Pechino ha anche precisato che questo impegno è un «obiettivo vincolante» e che ricorrerà a provvedimenti come la tassazione e misure finanziarie per raggiungerlo mentre il Consiglio di Stato, citato da Xinhua, ha detto che il Paese dovrà affrontare «enormi pressioni e notevoli problemi» per raggiungere l’obiettivo.</p>
<p>La Cina ha anche ribadito l’obiettivo di garantire entro il 2020 che il 15% del consumo totale di carburante avvenga con carburanti non-fossili. «Questa è un’iniziativa volontaria intrapresa dal governo cinese in base alle sue proprie condizioni nazionali ed è un grosso <span id="more-4041"></span>contributo allo sforzo globale per contrastare i cambiamenti climatici» ha detto ancora l’agenzia citando il Consiglio. L’obiettivo indicato è in linea con quanto previsto dagli esperti.</p>
<p>Un deciso impegno da parte della Cina rafforzerà probabilmente gli sforzi per raggiungere un accordo al vertice previsto per il mese prossimo in Danimarca. Le trattative pre Copenhagen sinora hanno conosciuto un lungo stallo a causa dei contrasti fra Paesi ricchi e in via di sviluppo su chi, e quanto, debba ridurre le emissioni. E a chi tocchi pagare.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4043" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento_cinese_carbone_cinese_inquinamento_atmosferico_cina-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />La svolta cinese segue quella annunciata ieri dagli Stati Uniti e ai colloqui diretti tra Barack Obama e Wen Jiabao di qualche giorno fa.</p>
<p>Si tratta di obiettivi inferiori rispetto a quelli adottati dall’Ue, soprattutto perché questa li parametra rispetto alle emissioni di partenza del 1990, mentre Usa e Cina fanno calcoli sul 2005.</p>
<p>Mentre l’Ue si pone l’obiettivo del 20 per cento in meno (base 1990) di emissioni entro il 2020, il piano Usa parla del 17 per cento in meno (base 2005) sempre entro il 2020.</p>
<p>In ogni caso Europa e Usa parlano la stessa lingua, calcolando la quantità di emissioni in cosiddette “tonnellate equivalenti”, cioé “pesando” l’anidride carbonica emessa complessivamente.</p>
<p>La Cina invece lega le emissioni alla crescita della propria economia e adotta come parametro la “carbon intensity”, vale a dire l’ammontare dell’anidride carbonica emessa per ogni unità di crescita del prodotto interno lordo. Ridurre la “carbon intensity” permette alla Cina di introdurre un parametro che tiene conto della sua priorità di non deprimere l’economia.</p>
<p>La domanda è: a quanto equivale la promessa della Cina, calcolata secondo i parametri europei e americani? Difficile dirlo: c’è chi azzarda un 10-12 per cento. Altri invece fanno notare che se il Pil cinese aumentasse ai ritmi precedenti la crisi le emissioni addirittura potrebbero aumentare. In ogni caso c’è molta differenza tra il 40 e il 45 per cento, le due cifre ipotizzate oggi dal premier cinese. Nel primo caso non vi sarebbe praticamente nessuna riduzione, nel secondo si avrebbe una sensibile discesa.</p>
<p>Va anche valutato che Cina e Usa producono insieme circa il 40 per cento di tutte le emissioni del pianeta, per cui riduzioni percentualmente piccole di gas serra sarebbero in assoluto maggiori di quelle di quasi tutti gli altri paesi.</p>
<p>Resta il fatto storico che la  Cina abbia accettato un controllo vincolante sulla propria economia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4045" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Malgrado la svolta cinese e americana, il vertice Onu di Copenhagen sul riscaldamento globale si annuncia particolarmente difficile perché al momento sembra lontana la possibilità di sottoscrivere un accordo sul modello del protocollo di Kyoto che preveda sanzioni per i produttori di gas serra che non rispettano gli obiettivi.</p>
<p>Inoltre, le posizione europee sono ancora lontane da quelle dei Paesi emergenti e degli stessi Usa. E all’interno dell’Ue l’Italia è tra i paesi che frenano maggiormente.</p>
<p>Ieri il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, nell’annunciare la presenza del premier Silvio Berlusconi al vertice ha anticipato che l’Italia «farà il suo ruolo ma non accetterà un protocollo di Kyoto 2», con alcuni paesi vincolati «legalmente e altri soltanto politicamente». Altri governi europei ritengono invece che la Ue possa ugualmente impegnarsi a ridurre fortemente le emissioni di anidride carbonica e che questa posizione costringa poi l’industria e la finanza mondiali ad adeguarsi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F11%2F27%2Fora-la-cina-raddoppia-obiettivi-vincolanti-su-gas-serra%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Legambiente: 1200 nuovi alberi piantati in oltre 80 aree nel Lazio.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Obiettivo dell&#8217;iniziativa è riportare l&#8217;attenzione verso il verde pubblico e i mutamenti climatici, insegnando quanto sia utile e tangibile piantare un albero per combattere l&#8217;effetto serra. Da qualche giorno a Roma e nel Lazio si respira meno anidride carbonica e più ossigeno. Questo grazie ai 1200 nuovi alberi messi a dimora in oltre 80 aree [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/26/lazio-legambiente-1200-nuovi-alberi-piantati-in-oltre-80-aree/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Obiettivo dell&#8217;iniziativa è riportare l&#8217;attenzione verso il verde pubblico e i mutamenti climatici, insegnando quanto sia utile e tangibile piantare un albero per combattere l&#8217;effetto serra.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4030" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/co2_legambiente-400x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Da qualche giorno a Roma e nel Lazio si respira meno anidride carbonica e più ossigeno.</p>
<p>Questo grazie ai 1200 nuovi alberi messi a dimora in oltre 80 aree dai 10mila volontari che hanno partecipato alla XV edizione della &#8221;Festa dell&#8217;Albero&#8221;, la campagna di Legambiente per la piantumazione di arbusti, piante e fiori.</p>
<p>Mille alberi sono stati messi a disposizione nella Capitale dell&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente del Comune di Roma e 200, nel Lazio, dal Corpo Forestale dello Stato.</p>
<p>E&#8217; quanto riferisce Legambiente Lazio spiegando che con l&#8217;iniziativa sono state rinverdite non solo numerose aree sparse per Roma, ma anche nel resto della Regione, coinvolgendo località come Rieti, Monterotondo (Roma), Marino (Roma), Latina, Ripi (Frosinone),<span id="more-4031"></span> Cassino (Frosinone) e Formia (Latina), grazie a scuole, Comitati, Associazioni e ai Circoli di Legambiente.</p>
<p>La scrittrice Susanna Tamaro, che agli alberi ha dedicato il suo ultimo romanzo &#8221;Il Grande Albero&#8221; (edizione Salani), è stata la madrina di questa edizione della campagna di Legambiente. Nel corso dell&#8217;iniziativa odierna la scrittrice ha letto alcuni brani del suo ultimo libro e ha dialogato con i presenti, specie con i bambini ed i ragazzi. </p>
<p>La giornata è stata infine completata da momenti informativi sulle buone pratiche per la lotta ai cambiamenti del clima, come la riduzione dei rifiuti e la diffusione delle energie rinnovabili, nonché da puri momenti di convivialità.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4032" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/forestecasentinesi-alberi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;L&#8217;adesione alla storica festa dell&#8217;albero da parte dei cittadini è stata straordinaria, con il semplice e concreto gesto di piantare un albero migliaia di persone hanno contributo non solo a rinverdire le nostre città, ma anche a combattere l&#8217;effetto serra &#8211; ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio &#8211; Anche cosi Legambiente vuole chiedere ai governanti che parteciperanno al vertice di Copenhagen un accordo vincolante sulla riduzione dei gas serra&#8221;.</p>
<p>&#8220;A Roma &#8211; ha proseguito Parlati &#8211; e nelle altre città servono azioni urgenti in tal senso sul fronte del traffico, del risparmio e dell&#8217;efficienza energetica, dei consumi ma anche con iniziative a tutela del verde urbano, di riforestazione, con nuovi regolamenti in materia. Un enorme ringraziamento va alla scrittrice Susanna Tamaro che, con la sua presenza, ha sostenuto e testimoniato l&#8217;amore per gli alberi e la natura&#8221;. La  Festa dell&#8217;Albero continuerà anche nei prossimi giorni in più zone.</p>
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		<title>Rapporto Wwf-Allianz, clima vicino a preoccupanti soglie limite.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 21:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In alcune zone &#8220;siamo vicini al raggiungimento di soglie climatiche limite, dette anche punti critici o tipping point, che potrebbero provocare cambiamenti ambientali, sociali ed economici devastanti&#8221;. E&#8217; quanto emerge dal nuovo rapporto di Wwf e Allianz lanciato oggi in tutto il mondo. Il rapporto studia l&#8217;impatto dei tipping point, incluse le conseguenze economiche e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/25/rapporto-wwf-allianz-clima-vicino-a-preoccupanti-soglie-limite/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In alcune zone &#8220;siamo vicini al raggiungimento di soglie climatiche limite, dette anche punti critici o tipping point, che potrebbero provocare cambiamenti ambientali, sociali ed economici devastanti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4022" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici-400x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; quanto emerge dal nuovo rapporto di Wwf e Allianz lanciato oggi in tutto il mondo. Il rapporto studia l&#8217;impatto dei tipping point, incluse le conseguenze economiche e le implicazioni per il settore delle assicurazioni e dimostra quanto il pianeta sia vicino ai &#8220;punti critici&#8221; in molte regioni, ossia &#8220;siamo pericolosamente vicini a fare pendere la bilancia verso il disastro&#8221;.</p>
<p>Gli ambientalisti del Wwf e gli esperti di Allianz ricordano che le temperature globali sono già cresciute di almeno 0,7 gradi centigradi. </p>
<p>&#8220;E&#8217; probabile -affermano- un riscaldamento di 2-3 gradi nella seconda metà del secolo, a meno che non vengano attuati prima del 2015 sforzi estremamente radicali e<span id="more-4021"></span> determinati per tagliare le emissioni&#8221;.</p>
<p>Molti i fenomeni registrati vicini ai &#8220;punti critici&#8221; del cambiamento climatico. Primo fra tutti, secondo il Rapporto Wwf-Allianz, lo scioglimento delle coltri di ghiaccio della Groenlandia e dell&#8217;Antartico occidentale che potrebbe portarci ad uno di questi tipping point, ovvero l&#8217;innalzamento del mare fino a 0,5 metri entro il 2050. Si stima, ricorda il Rapporto, che questa possibilità aumenterebbe i danni in tutte le 136 città portuali principali al mondo di circa 25.000 miliardi di dollari.</p>
<p>&#8220;Se non facciamo subito qualcosa per contrastare i cambiamenti climatici rischiamo vere e proprie catastrofi&#8221; ha affermato Kim Carstensen, Responsabile del Wwf Global Climate Initiative. &#8220;Raggiungere un tipping point -ha aggiunto- vuol dire perdere qualcosa per sempre. Una tale probabilità dovrebbe spingere tutti i capi di stato a raggiungere un accordo forte e vincolante a Copenaghen a dicembre&#8221;. Gli impatti del raggiungimento del tipping point sulla sussistenza e sui beni sono stati finora sottovalutati.</p>
<p>&#8220;Come assicuratori ed investitori dobbiamo preparare i nostri clienti a questi scenari mentre abbiamo ancora la possibilità di agire&#8221; ha detto Clemens von Weichs, Ceo di Allianz Reinsurance. &#8220;Stabilire dei premi sostenibili e adeguati al rischio è di vitale interesse per tutti coloro che sono coinvolti perchè questo è l&#8217;unico modo per garantire che le soluzioni assicurative continuino ad esistere&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4025" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/j2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Allianz quindi ha assicurato che &#8220;intende affrontare i cambiamenti climatici sviluppando il dialogo con i propri clienti. Ciò consentirà di lavorare assieme per sviluppare specifiche soluzioni, sia per beni già esistenti sia per progetti futuri compatibili con il clima come quelli delle energie alternative, della fornitura di acqua, della costruzione di dighe di protezione o di tutela per la perdita dei raccolti&#8221;.</p>
<p>Siamo ancora in tempo per evitare il peggio e questo rapporto illustra esattamente quanto sia urgente agire subito. Un serio accordo a Copenaghen in dicembre è la migliore, se non l&#8217;unica, possibilità che abbiamo per prevenire impatti peggiori relativi ai cambiamenti climatici.</p>
<p>La componente umana gioca un ruolo sempre più importante nella riduzione del rischio legato ai disastri naturali, sia per quanto riguarda la gestione del rischio sia per ciò che concerne la lotta contro le cause umane dei cambiamenti climatici.</p>
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		<title>Marcegaglia: “Sì a risparmio energetico, ma no a idea sanzioni”.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/21/marcegaglia-%e2%80%9csi-a-risparmio-energetico-ma-no-a-idea-sanzioni%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I</strong><strong>l risparmio energetico è un obiettivo che deve essere perseguito dalle industrie, soprattutto le Pmi (piccole e medie imprese), “ma non vi devono essere atteggiamenti punitivi. La logica deve essere quella dell&#8217;auto-regolazione”.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3693" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marcegaglia_emma-150x150.jpg" alt="" width="170" height="170" />Lo afferma il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, intervenendo al convegno “Dalla responsabilità d&#8217;impresa all&#8217;economia sociale”, ribadendo quindi un netto &#8220;no alla logica delle sanzioni e punizioni, altrimenti il processo rischia di sgonfiarsi&#8221;.</p>
<p>Le industrie italiane, soprattutto manifatturiere, devono fare un salto fondamentale nel comprendere che il risparmio energetico è  “un dovere che abbiamo ma può rappresentare anche un driver tecnologico e di sviluppo. Sono convinta che nei prossimi anni molta crescita verrà dall&#8217;applicazione dei processi di risparmio energetico”.</p>
<p>l leader degli industriali sottolinea quindi che “trincerarsi dietro il passato sarebbe un errore imperdonabile” e chiede, allo stesso tempo, un atteggiamento “attento” da parte della politica che deve premiare chi sceglie la strada del risparmio energetico con incentivi.<span id="more-3692"></span></p>
<p>“Serve una scelta politica coerente, forte, che spinga in quella direzione. Lo sforzo deve essere corale, dove si chiede molto alle imprese, ai consumatori e alla politica per un disegno di medio termine che vada in quella direzione”.</p>
<p>Il presidente sottolinea quindi che Confindustria sta portando avanti iniziative che vadano nella direzione della responsabilità ambientale, cercando di “lavorare soprattutto sulle Pmi” perchè sulle grandi imprese questo lavoro è stato già fatto.</p>
<p>“Crediamo ci sia ancora molta strada da fare ma alcuni elementi positivi li abbiamo già. Dobbiamo fare di tutto per essere seri e concreti”. Il processo, conclude Marcegaglia, “è ancora lungo, dobbiamo lavorare tutti per farlo diventare un effettivo valore aggiunto”.</p>
<p>E se da un lato la vicepresidente di Science for Peace, Kathleen Kennedy, ritiene ci voglia molto tempo (addirittura una sessantina di anni) perchè la gente diventi parte di un forte cambiamento per innescare una rivoluzione verde, richiedendo investimenti nella scienza e nell&#8217;innovazione, dall’altro riteniamo (al contrario della Marcegaglia) che, accanto alla consapevolezza di un “lungo percorso di educazione ambientale” debbano essere previste delle misure punitive per chi non si adegui alle scelte verdi che un paese determina, poiché sarebbe sin troppo semplice declinare l’impegno in nome del guadagno.</p>
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		<title>Il concerto eco-sostenibile riduce le emissioni di CO2 di oltre il 70%.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/20/un-concerto-eco-sostenibile-riduce-le-emissioni-di-co2-di-oltre-il-70/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Un concerto eco-sostenibile riduce le emissioni di CO2 di oltre il 70% rispetto a un concerto tradizionale. Le soluzioni per abbattere le emissioni nei concerti riducono fino al 70% la CO2 dovuta ai trasporti, del 60% quella generata dai consumi elettrici e fino al 56% quella per materiali e rifiuti.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3679" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/edisonchangethemusic-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Alla vigilia del vertice di Copenhagen sul climate change, Edison pubblica l&#8217;Osservatorio “Edison &#8211; Change the music” sull&#8217;impatto ambientale della musica che consente nel tempo un monitoraggio attendibile dell&#8217;impatto ambientale in occasione degli eventi musicali.</p>
<p>I risultati dell&#8217;indagine, promossa dalla Direzione Ricerca &amp; Innovazione Edison, evidenziano come l&#8217;Italia abbia imboccato in modo deciso la strada dell&#8217;attenzione per l&#8217;ambiente e il risparmio energetico in ambito musicale.</p>
<p>E il 23 novembre 09, alle ore 21, si terrà ai Magazzini Generali di Milano il concerto verde con le special guests Elio e le Storie Tese e Mondo<span id="more-3678"></span> Marcio.</p>
<p>Nel 2008, si legge in una nota del gruppo energetico, si sono svolte circa 33.000 manifestazioni musicali (esibizioni nei grandi club, concerti nei palazzetti, festival all&#8217;aperto) che hanno prodotto circa 2,8 milioni di tonnellate di CO2. Queste emissioni sono equivalenti a quelle prodotte dai consumi elettrici di 1.400.000 famiglie medie italiane in un anno.</p>
<p>L&#8217;anno scorso ogni singolo concerto ha prodotto meno emissioni di CO2 medie (-10%) rispetto al 2007 grazie all&#8217;adozione di comportamenti e soluzioni eco-sostenibili. Questo ha comportato una riduzione stimabile in 300.000 tonnellate di CO2 pari a quelle prodotte dai consumi elettrici di 150.000 famiglie medie in un anno ovvero alle emissioni prodotte da 100.000 persone che percorrono 15.000 km in auto all&#8217;anno.</p>
<p>Si assiste, rimarca Edison, ad una riduzione delle emissioni prodotte dai singoli eventi, in particolare quelli di grandi dimensioni, perchè gli artisti, gli organizzatori e anche sempre di più il pubblico, adotta soluzioni tecnologiche, logistiche e comportamenti eco compatibili.</p>
<p>Per ogni evento musicale di piccole-medie dimensioni (circa 5.000 persone), un approccio sostenibile che preveda ad esempio l&#8217;utilizzo di energia da fonti rinnovabili per gli impianti elettrici e di illuminazione, mobilità collettiva e car pooling invece dello spostamento in autovettura personale, materiale promozionale stampato su carta riciclata, potrebbe ridurre le emissioni di CO2 di circa il 75% passando da emissioni medie di oltre 100 tonnellate di CO2 a circa 26.</p>
<p>Una delle attività per ridurre le emissioni di CO2 che ricorre con maggior frequenza nella scelta degli organizzatori di eventi è la compensazione attraverso l&#8217;acquisto di crediti di riduzione sul mercato volontario.</p>
<p>Questa soluzione è però oggi sempre di più uno strumento di supporto al completamento di un percorso di sostenibilità avviato con azioni concrete. L&#8217;impianto audio e luci della manifestazione sarà alimentato da energia fotovoltaica con una riduzione delle emissioni pari al 100%, grazie al service fotovoltaico di Ecoluce.</p>
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		<title>Energia: centrali elettriche azionate dalle onde del mare.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/20/energia-centrali-elettriche-azionate-dalle-onde-del-mare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il moto ondoso che diventa energia pulita rinnovabile: questa l&#8217;idea alla base del progetto di Green Ocean Energy premiato da Autodesk. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3640" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ggg.jpg" alt="" width="150" height="130" />Il premio &#8220;Inventor of the Month&#8221;, assegnato per il mese di aprile a Green Ocean Energy, si propone di premiare le migliori innovazioni nel campo della progettazione, basate sulla tecnica del Digital Prototyping.</p>
<p>Questa tecnica consente ai designer di progettare, visualizzare e simulare i propri prodotti prima che siano effettivamente realizzati, riducendo sensibilmente la necessità di costruire prototipi fisici.</p>
<p>Base del Digital Protoryping è il software Autodesk Inventor, impiegato da Green Ocean nella realizzazione di Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia rinnovabile pulita; nello specifico Ocean Treader assomiglia <span id="more-3639"></span>ad una boa che viene ormeggiata in mare aperto.</p>
<p>Wave Treader ha un design simile, ma viene installato alla base dei piloni delle pale eoliche off-shore.</p>
<p>Entrambi dispongono di due braccia che si alzano e si abbassano seguendo il moto ondoso, e, tramite un sistema idraulico, fanno girare delle turbine producendo elettricità che viene convogliata negli stessi cavi di quelli della pala eolica.</p>
<p>In questo modo, si aumenta la quantità di energia prodotta, riducendo i costi di realizzazione e di gestione, particolarmente onerosi sia per l&#8217;eolico in mare aperto che per gli impianti che sfruttano le onde.<br />
Le funzionalità di modellazione 3D offerte da Inventor hanno consentito a Green Ocean Energy di lavorare a un prototipo da 500 kW da sperimentare entro il 2010,  in modo da avviare la commercializzazione della macchina entro il 2011.</p>
<p>Il sistema, particolarmente adatto ai campi eolici situati molto al largo, in zone in cui il moto ondoso è sostenuto, si potrà applicare anche a turbine già installate. L&#8217;impianto garantisce, secondo le stime dell&#8217;azienda, una durata di 25 anni.</p>
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		<title>Clima: altro che incontri politici. Il piano concreto è della IEA.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 20:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sezione “Salvadanaio” di Virgilio analizza gli aspetti negativamente interessanti che emergono dall’incontro tra Obama e il premier cinese Hu Jin Tao. Si parla prima di tutto di un accordo vincolante &#8220;politicamente&#8221; ma non &#8220;legalmente&#8221;: insomma la montagna ha partorito il classico topolino. Lo si capisce dalle dichiarazioni congiunte Usa-Cina che svuotano il prossimo vertice [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/16/clima-altro-che-incontri-politici-e-la-iea-a-presentare-un-piano-concreto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La sezione “Salvadanaio” di Virgilio analizza gli aspetti negativamente interessanti che emergono dall’incontro tra Obama e il premier cinese Hu Jin Tao.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3597" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/obama-hu-jintao-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Si parla prima di tutto di un accordo vincolante &#8220;politicamente&#8221; ma non &#8220;legalmente&#8221;: insomma la montagna ha partorito il classico topolino.</p>
<p>Lo si capisce dalle dichiarazioni congiunte Usa-Cina<strong> </strong>che svuotano il prossimo vertice di Copenhagen sul clima (7-18 dicembre) prima ancora che inizi.</p>
<p>Negli Usa, dopo la riforma sanitaria, Obama<strong> </strong>non può permettersi un ulteriore &#8220;strappo&#8221; nei confronti delle lobby industriali, che vedono eventuali limiti alle emissioni come il fumo negli occhi.</p>
<p>La Cina, dal canto suo, aspetta un gesto significativo americano prima di impegnarsi. La sua posizione è arcinota: la responsabilità del cambiamento climatico è soprattutto delle economie avanzate, sono loro che devono farsi carico per prime della riduzione di<span id="more-3589"></span> emissioni.</p>
<p>Se è vero che è ormai in testa alla classifica delle emissioni, Pechino rivendica il fatto che<strong> </strong>ogni cinese emette annualmente solo 4,6 tonnellate di Co2, mentre ogni statunitense ne emette ben 20. E così la partita è in stallo, con l&#8217;Europa osservatore impotente.</p>
<p>Ma in cosa consiste la presunta insostenibilità economica di un vero accordo che limiti le emissioni di Co2 da subito, da oggi, fine 2009?Il problema è che, di fronte alla crisi economica, gli investimenti, cioè i guadagni non immediati bensì futuri, sono percepiti come costi tout court e nessuno fa la prima mossa.</p>
<p>Pochissimo tempo fa avevamo accennato al &#8220;World Energy Outlook 2009&#8243; presentato dalla IEA (Agenzia Internazione per l&#8217;Energia), e in esso si propone il cosiddetto &#8220;Scenario 450&#8243;, un calendario di iniziative concrete per limitare nel lungo periodo la concentrazione di Co2 nell&#8217;atmosfera a 450 parti per milione e mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale entro i fatidici 2 gradi rispetto all&#8217;era pre-industriale.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-3598" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/home2.jpg" alt="" width="117" height="100" /> Nel rapporto si parla di &#8220;traiettoria&#8221; perché si lavora sul concreto, sul fattibile, prevedendo appunto un aumento della domanda di combustibili fossili  fino a un picco nel 2020, per poi scendere. Al contempo, &#8220;le emissioni di CO2 collegate all&#8217;energia devono scendere a 26,4 gigatonnellate nel 2030 rispetto alle 28,8 Gt del 2007&#8243;.</p>
<p>Per ottenere questi risultati, si calcola che entro il 2030 ci vogliano 10,5 trilioni di dollari (10.500 miliardi) di investimenti, così suddivisi: 4,7 trilioni nel settore dei trasporti; 2,5 trilioni nelle costruzioni; 1,7 trilioni nel settore energetico; 1,1 trilioni nell&#8217;industria; 0,4 trilioni nella produzione di biocarburanti.</p>
<p>Più dei tre quarti di questo enorme investimento è concentrato nel decennio 2020-2030, periodo in cui, secondo lo schema, si uscirà dall&#8217;economia fossile (dopo il picco del 2020) per convertirsi quasi totalmente alle nuove tecnologie.</p>
<p>Le economie più avanzate dovranno contribuire all&#8217;adeguamento dei Paesi in via di sviluppo soprattutto attraverso il trasferimento di tecnologia. Il rapporto calcola che, così facendo, nel periodo 2010-2030 si otterrà un risparmio nella bolletta energetica di 8,6 trilioni di dollari, a livello globale, per trasporti, edilizia e industria. Forse conviene.</p>
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		<title>Il vertice di Copenhagen sul clima rischia di avere poco successo.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 08:39:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente americano Barack Obama e altri leader mondiali presenti a Singapore hanno deciso che alla Conferenza internazionale sul clima, in programma a dicembre a Copenhagen, non verrà presa alcuna decisione finale. Si cercherà invece di trovare un&#8217;intesa &#8220;vincolante politicamente&#8221; per rinviare a un futuro vertice la risoluzione delle questioni più spinose. In una colazione [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/16/il-vertice-di-copenhagen-rischia-di-avere-poco-successo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente americano Barack Obama e altri leader mondiali presenti a Singapore hanno deciso che alla Conferenza internazionale sul clima, in programma a dicembre a Copenhagen, non verrà presa alcuna decisione finale. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3561" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/213x145_20091115_153920_8676C441-150x145.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Si cercherà invece di trovare un&#8217;intesa &#8220;vincolante politicamente&#8221; per rinviare a un futuro vertice la risoluzione delle questioni più spinose.</p>
<p>In una colazione organizzata ieri mattina a margine del Forum economico Asia Pacifico (Apec), i leader, tra cui il premier danese Lars Lokke Rasmussen, che presiederà la conferenza sul clima, hanno constatato che sarà impossibile sottoscrivere a Copenhagen un nuovo trattato sul riscaldamento globale, vincolante per tutti i 192 Paesi che saranno presenti nella capitale danese.</p>
<p>E questo alla luce delle profonde divergenze ancora esistenti tra i Paesi ricchi e quelli più poveri sugli indirizzi da adottare. I leader sono però consapevoli che sarà<span id="more-3560"></span> necessario trovare un&#8217;intesa &#8220;politica&#8221;, per rinviare le decisioni finali a una nuova conferenza che si terrà molto probabilmente a Città del Messico.</p>
<p>Una soluzione in due tempi insomma, per scongiurare la possibilità di un fallimento a Copenhagen.</p>
<p>I leader hanno compreso &#8220;che è irrealistico aspettarsi un accordo definitivo, vincolante per tutti&#8221; alla conferenza in Danimarca, ha spiegato Michale Froman, vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa. Ma è &#8220;importante&#8221; che Copenaghen diventi &#8220;una tappa&#8221; verso un nuovo trattato sul clima, ha aggiunto. Ma il partito italiano dei Verdi si dimostra fortemente critico su questi presupposti.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3562" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/logo.jpg" alt="" width="144" height="85" />&#8220;L&#8217;accordo tra Cina e Usa sul clima rappresenta una bruttissima notizia per il Pianeta. Ancora una volta vincono le lobbies che stanno dietro ai governi e che stanno conducendo il pianeta al suicidio&#8221;. Lo dichiara il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che aggiunge:</p>
<p>&#8220;I Verdi chiedono all&#8217;Europa di difendere gli obiettivi del Pacchetto Energia-Clima (20-20-20) e di continuare con rigore nella sua azione di leader nella lotta al cambiamento climatico. Se necessario è bene che le istituzioni europee comincino a pensare a dei dazi verdi per tutti quei prodotti che non riducono le emissioni di Co2&#8243;.</p>
<p>Il leader dei Verdi ha poi scritto al presidente degli Stati Uniti Obama chiedendogli di non arretrare nel suo impegno per il clima: &#8220;Nutrivamo e nutriamo grandi speranze nel nuovo ruolo assunto dagli Stati Uniti d&#8217;America nella lotta per salvare il pianeta dal mutamento climatico, si legge in un passo della lettera di Bonelli. Siamo qui a sollecitarle un cambiamento di rotta dell&#8217;Amministrazione Usa affiché l&#8217;incontro di Copenhagen possa rappresentare un punto di svolta nelle politiche climatiche mondiali e non si risolva in una semplice dichiarazione d&#8217;intenti&#8221;.</p>
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		<title>A Buccinasco la prima scuola italiana illuminata a led.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 18:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; a Buccinasco, in provincia di Milano, la prima scuola italiana completamente illuminata a led, sistema di illuminazione a basso consumo. &#8220;La scuola è il luogo eccezionale in cui si introducono i ragazzi al senso della vita&#8221;. E&#8217; questo il messaggio lanciato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, all&#8217;inaugurazione della scuola. &#8220;La questione educativa [...]


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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3555" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/led-400x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> &#8220;La scuola è il luogo eccezionale in cui si introducono i ragazzi al senso della vita&#8221;. E&#8217; questo il messaggio lanciato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, all&#8217;inaugurazione della scuola.</p>
<p>&#8220;La questione educativa &#8211; ha spiegato Formigoni nel suo intervento &#8211; è centrale. Il mondo può avere tutti i problemi possibili e immaginabili, attraversare fasi di crisi e momenti difficili, ma il bisogno di essere educati a capire il significato della vita e del mondo in cui viviamo rimane centrale&#8221;.</p>
<p>Si tratta di quattromila metri quadri di superficie dove trovano posto dieci aule elementari, sei per le scuole medie, quattro per quelle di interciclo, un&#8217;aula integrativa, una sala lettura-biblioteca, un refettorio, una palestra interamente in parquet e quattro<span id="more-3554"></span> laboratori tecnico-artistici.</p>
<p>&#8220;Finito in tempo record, grazie anche all&#8217;aiuto dei genitori che, per diverse sere di fila, si sono rimboccati le maniche per regalare ai propri figli un primo giorno di scuola memorabile, il plesso scolastico &#8211; si legge in una nota di Regione Lombardia- è davvero innovativo&#8221;.</p>
<p>Realizzato con materiali eco-compatibili è illuminato con tecnologia led, ossia &#8220;light emitting diode&#8221;. La luce diffusa in maniera uniforme ha caratteristiche che la rendono all&#8217;avanguardia per quanto riguarda le politiche ambientali del futuro in conformità al protocollo di Kyoto.</p>
<p>I led non emettono raggi ultravioletti e infrarossi e garantiscono un risparmio energetico del 50% rispetto a lampadine a basso consumo, dell&#8217;85% rispetto a quelle a incandescenza e hanno una durata nel tempo fino a 50 mila ore, contro le circa 2 mila di quelle tradizionali.</p>
<p>&#8220;Si cerca sempre di adottare misure che da anni contribuiscono, con un successo sempre crescente, a rendere meno gravose per i bilanci delle famiglie le rette scolastiche. Oggi &#8211; ha concluso il presidente Formigoni facendo riferimento alla visita che ha effettuato fra le classi &#8211; ho trovato bambini sorprendenti, prontissimi a rispondere alle sollecitazioni degli adulti. Si vede che c&#8217;è dietro un lavoro educativo importante che nasce dal desiderio di educare in un certo modo i propri figli e di mettersi continuamente in gioco&#8221;.</p>
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		<title>Il Brasile contro la deforestazione.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 16:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
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		<description><![CDATA[Il governo brasiliano ha in progetto di ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020, attraverso un gesto &#8220;politico&#8221; che mira a far pressione sulle nazioni ricche. Un funzionario brasiliano, Dilma Rousseff, ha detto che il Brasile vuole ridurre le emissioni del 36% entro il 2020. &#8220;Quello Che il Brasile sta facendo è un [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/14/il-brasile-contro-la-deforestazione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il governo brasiliano ha in progetto di ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020, attraverso un gesto &#8220;politico&#8221; che mira a far pressione sulle nazioni ricche. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3551" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="160" /> Un funzionario brasiliano, Dilma Rousseff, ha detto che il Brasile vuole ridurre le emissioni del 36% entro il 2020.</p>
<p>&#8220;Quello Che il Brasile sta facendo è un gesto politico&#8221;, ha detto Rouseff, a seguito di una riunione del cambiamento climatico a Sao Paulo.</p>
<p>&#8220;Continuiamo a credere che la responsabilità appartiene ai paesi sviluppati; queste riduzioni sono volontarie e non vincolanti e si pongono come obiettivi prioritari, ma i paesi più sviluppati dovrebbero fare altrettanto.</p>
<p>Gli scienziati dicono che le nazioni ricche, con lunghe storie di inquinamento accumulato, come gli Stati Uniti, hanno bisogno di ridurre le emissioni del 25-40% entro il 2020, ma a quanto pare le proposte fatte non hanno<span id="more-3550"></span> questa portata .</p>
<p>Le nazioni in via di sviluppo devono, dicono gli esperti, ridurre le loro emissioni del 15-30% entro il 2020, e rafforzando la propria parte della transazione, il Brasile sta lanciando una sfida aperta agli Stati Uniti, dove la legislazione del Senato sui cambiamenti climatici è vicina ad un punto morto.</p>
<p>La metà dei tagli proposti dal Brasile arriveranno da una riduzione della deforestazione, mentre il restante 20% riguarda l&#8217;industria e l&#8217;agricoltura. &#8220;Noi siamo già un esempio per il mondo. Ma il fatto che stiamo per annunciare un obiettivo importante, non significa che non sappiamo che i responsabili sono i paesi sviluppati&#8221;, ha detto Rousseff.</p>
<p>La posizione ufficiale del Brasile per i colloqui di Copenhagen seguono quindi una linea forte, e i negoziatori brasiliani annunciano la diminuzione della deforestazione dell’80% entro il 2020. Sergio Leitao, il direttore delle politiche pubbliche per Greenpeace Brasile, ha detto che l’ambizioso progetto del presidente brasiliano Lula deve assumere carattere di obbligatorietà, per evitare che l’espressione “riduzioni volontarie” si fermi subito davanti alle prime difficoltà.</p>
<p>E la recente comparsa del difensore della foresta pluviale, ossia Marina Silva, come potenziale candidata per le elezioni presidenziali del prossimo anno, ha contribuito a spingere il governo brasiliano a concentrarsi sul problema dell’ambiente.</p>
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		<title>Da Bruxelles a Copenhagen sul Climate Express.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 11:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre 400 fra esperti dell&#8217;ambiente, rappresentanti del mondo economico e delegati delle Ferrovie internazionali viaggeranno, sabato 5 dicembre, a bordo del Climate Express fino a Copenhagen, dove è in programma il summit Onu sui cambiamenti climatici. A bordo del treno anche le Ferrovie dello Stato, nella sensibilizzazione internazionale per la lotta al riscaldamento globale. Il [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/12/da-bruxelles-a-copenhagen-sul-climate-express/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oltre 400 fra esperti dell&#8217;ambiente, rappresentanti del mondo economico e delegati delle Ferrovie internazionali viaggeranno, sabato 5 dicembre, a bordo del Climate Express fino a Copenhagen, dove è in programma il summit Onu sui cambiamenti climatici. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3519" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/binari-150x133.jpg" alt="" width="170" height="170" /> A bordo del treno anche le Ferrovie dello Stato, nella sensibilizzazione internazionale per la lotta al riscaldamento globale.</p>
<p>Il Climate Express partirà da Bruxelles e sarà il tassello conclusivo del progetto &#8221;Train to Copenhagen&#8221;, organizzato dall&#8217;Union Internationale des Chemins de fer (Uic), dall&#8217;Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite) e dal Wwf.</p>
<p>Obiettivo è chiedere ai leader mondiali di aderire ad un patto leale, ambizioso e vincolante in materia di cambiamento climatico.</p>
<p>Inoltre, la &#8221;conferenza viaggiante&#8221; ha lo scopo di incrementare la consapevolezza dell&#8217;impatto che i trasporti hanno sull&#8217;ambiente e sarà occasione per discutere di clima<span id="more-3518"></span> e mobilità sostenibile, attraverso workshop e tavole rotonde.</p>
<p>Achim Steiner, direttore esecutivo del Programma Ambiente dell&#8217;Onu, viaggerà a bordo del treno assieme a registi, documentaristi e politici importanti. A Copenhagen, ad attendere l&#8217;arrivo del treno, ci saranno Connie Hedegaard, ministro danese del Clima e moderatrice della XV Conferenza ONU sui &#8221;Cambiamenti Climatici&#8221; e Søren Eriksen, a.d. delle Ferrovie Danesi (DSB).</p>
<p>Il treno, una delle forme di trasporto più ecosostenibile, offre un efficiente sistema di trasporto pubblico di massa con basse emissioni di anidride carbonica, alti indici di sicurezza e capacità di trasporto. A testimonianza di ciò il Climate Express, nel viaggio da Bruxelles a Copenhagen, grazie all&#8217;impiego di energia da fonti rinnovabili non produrrà emissione di CO2. In aereo, invece, lo stesso collegamento avrebbe prodotto, per ogni passeggero, 115 kg di CO2.</p>
<p>Il progetto &#8221;Train to Copenhagen&#8221; ha preso avvio, giovedì 5 novembre, a Kyoto (la città in cui è stato sottoscritto l&#8217;attuale Protocollo per i Cambiamenti Climatici) con il seminario sui cambiamenti climatici e il trasporto ferroviario promosso dall&#8217;Uic. Il meeting, organizzato in collaborazione con le Ferrovie asiatiche, ha evidenziato come il trasporto può giocare un ruolo fondamentale nella lotta al riscaldamento globale.</p>
<p>A bordo viaggerà il Global Rail Position Paper, elaborato con i dati raccolti dalle Ferrovie internazionali. Il documento testimonia la necessità di trasferire su ferro gran parte del trasporto stradale e aereo, passo fondamentale per favorire il cambiamento verso una mobilità a bassa emissione di anidride carbonica. Durante il viaggio attraverso la Russia, esperti dell&#8217;ambiente e i militanti contro il cambiamento climatico documenteranno gli effetti del riscaldamento globale sia sul sito <a title="Train to Copenhagen" href="http://www.traintocopenhagen.org/" target="_blank" rel="nofollow">Train to Copenhagen</a> sia su Twitter.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F11%2F12%2Fda-bruxelles-a-copenhagen-sul-climate-express%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Il ruolo delle Regioni nell’emergenza idrica.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 18:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appuntamento a Copenhagen sui cambiamenti climatici è ormai vicino. Ma se il riscaldamento globale preoccupa l&#8217;intero pianeta, spesso si dimentica che le risorse idriche sono minacciate da una serie di fattori, come la popolazione in crescita e lo sviluppo industriale. &#8220;Con il cambiamento climatico la posta in gioco per la gestione di una delle risorse [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/09/il-ruolo-delle-regioni-nell%e2%80%99emergenza-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;appuntamento a Copenhagen sui cambiamenti climatici è ormai vicino. Ma se il riscaldamento globale preoccupa l&#8217;intero pianeta, spesso si dimentica che le risorse idriche sono minacciate da una serie di fattori, come la popolazione in crescita e lo sviluppo industriale. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3413" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/emergenza_idrica-150x150.jpg" alt="emergenza idrica" width="150" height="180" />&#8220;Con il cambiamento climatico la posta in gioco per la gestione di una delle risorse più preziose del mondo è alta&#8221; commenta Michele Sabban, presidente dell&#8217;Assemblea delle regioni Europee (Aer).</p>
<p>Per Michele Sabban &#8220;mentre è chiaro che il riscaldamento globale presenterà diverse problematiche per le diverse parti del mondo, la gestione dell&#8217;acqua è una sfida globale che richiede la solidarietà e un approccio coordinato dal basso verso l&#8217;alto&#8221;. Il presidente Aer ha quindi invitato l&#8217;Unione Europea a fare di più per affrontare la crisi e ha proposto un bilancio chiaramente impostato sui problemi dell&#8217;acqua.</p>
<p>Secondo Sabban, le regioni hanno un ruolo centrale nello sviluppo della politica delle acque e di sensibilizzazione, perché &#8220;a livello regionale si è vicini ai cittadini&#8221;. &#8220;Pensiamo che le regioni potrebbero portare una risoluzione o una disposizione che potrebbe<span id="more-3412"></span> essere attuata per tutti i cittadini&#8221;, ha detto.</p>
<p>Per Susanne Brandstetter, funzionario di pubbliche relazioni presso il dipartimento di acqua del governo federale austriaco, &#8220;è importante aumentare la consapevolezza tra i giovani&#8221;. In Austria, infatti, è stata avviata da cinque anni l&#8217;iniziativa &#8220;Generation Blue&#8221; che ha l&#8217;obiettivo di entrare in contatto con le generazioni più giovani, coinvolgendole nella gestione responsabile delle risorse idriche. Brandstetter ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza per giovani, politici ed esperti di lavorare insieme. &#8220;Bisogna parlare il linguaggio dei giovani&#8221;, ha detto. &#8220;Dobbiamo tradurre, semplificare e ridurre&#8221;.</p>
<p>In generale, in Europa ma anche negli Stati Uniti, gli investimenti &#8220;verdi&#8221; sono visti come un&#8217;opportunità per superare la crisi economica. Ma in proposito è stato detto poco di come l&#8217;industria dell&#8217;acqua può aiutare a superare la recessione. Per Danuta Hubner, presidente della commissione del Parlamento europeo per lo sviluppo regionale, ci sono molte opportunità di business nel settore dei &#8220;blu&#8221;.</p>
<p>Con la crisi economica dobbiamo così cambiare il nostro atteggiamento verso l&#8217;ambiente, ha detto. Attraverso lo sviluppo di elettrodomestici efficienti e di innovativi sistemi tecnologici, inoltre, si creerebbero ulteriori posti di lavoro: &#8220;Dobbiamo guardare la crisi anche come una opportunità di business&#8221;.</p>
<p>E conclude Hubner: “L&#8217;unico modo per proteggere le risorse è quello di &#8220;creare una cultura del risparmio idrico, e se non riusciremo a farlo non saremo in grado di trovare soluzioni; abbiamo bisogno di sforzi, abbiamo bisogno di un impegno più generale, da parte di politici, industria e consumatori. Ma senza l&#8217;educazione non sarà possibile affrontare il problema&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;invasione delle coccinelle.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 18:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[coccinelle]]></category>
		<category><![CDATA[Harmonia Axyridis]]></category>

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		<description><![CDATA[A fine ottobre si sono radunate a milioni dalle Alpi Marittime alla Lombardia, dalle pendici dell&#8217;appennino emiliano fino ai vigneti del basso Garda. Si sono posate a migliaia sui muri esposti a sud-ovest, hanno ricoperto decine di piante, finestre e macchine parcheggiate. Mai vista una cosa del genere. Poi, discrete e silenziose come sono spuntate, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/03/linvasione-delle-coccinelle/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A fine ottobre si sono radunate a milioni dalle Alpi Marittime alla Lombardia, dalle pendici dell&#8217;appennino emiliano fino ai vigneti del basso Garda. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3251" title="HarmoniaAxyridis" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/HarmoniaAxyridis-290x300.jpg" alt="HarmoniaAxyridis" width="170" height="170" />Si sono posate a migliaia sui muri esposti a sud-ovest, hanno ricoperto decine di piante, finestre e macchine parcheggiate. Mai vista una cosa del genere. Poi, discrete e silenziose come sono spuntate, sono sparite.</p>
<p>Gli esperti non hanno ancora una spiegazione certa per questo fenomeno.</p>
<p>L&#8217;unica certezza è che la protagonista dello spettacolo non è la nostra coccinella ma la Harmonia Axyridis, la sua cugina asiatica.</p>
<p>Segni particolari: un insaziabile appetito per le larve di afidi (motivo che ne ha consigliato l&#8217;introduzione in occidente per la lotta biologica) e una grande variabilità nei colori e nel numero di macchie nere (sei, tre, quindici, ma mai 7 come nelle<span id="more-3176"></span> nostre). La chiamano, non a caso, coccinella arlecchino e può essere gialla, rossa o arancione.</p>
<p>La Harmonia axyridis ha due piccole manie: la prima è la passione per una vita di coppia molto intensa. Basta che il suo corpo senta la primavera &#8211; ad esempio con un piccolo rialzo della temperatura &#8211; per scatenare nella femmina la voglia di accoppiamento.</p>
<p>La seconda è la sua storica apatia invernale. Quando la temperatura inizia a scendere sotto i dieci gradi, le coccinelle sparse per i prati si riuniscono tutte assieme per trovare un luogo riparato (massi e interstizi delle finestre vanno bene) per ibernarsi collettivamente in attesa della bella stagione. I cieli del nord, in questi giorni, sono stati testimoni di un mix dei due fenomeni.</p>
<p>L&#8217;adunata autunnale è coincisa, causa cambiamenti climatici, con un&#8217;impennata improvvisa delle temperature. E la tempesta ormonale delle coccinelle arlecchino ha causato una recrudescenza dei fenomeni d&#8217;aggregazione in tutta la Pianura Padana, prima che il termometro tornasse a suonare l&#8217;ora del letargo.</p>
<p>Le coccinelle sono insetti utili all&#8217;uomo, si nutrono infatti di afidi, i “pidocchi delle piante” e vengono impiegate in campo agricolo nella lotta biologica. In Italia consorzi e negozi d&#8217;animali hanno sospeso volontariamente la vendita della Harmonia Axyridis perché, a differenza della coccinella italiana, essa ha un piccolo difetto. Se disturbata, si difende secernendo un pestilenziale liquido a base di Isoproprilmetozipirazina.</p>
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		<title>Concorrenza e ambiente: a cosa punta la società Edison?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[Edison]]></category>
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		<description><![CDATA[Il principio della concorrenza sta alla base di una benefica corsa al risparmio energetico nell&#8217;erogazione dei servizi: concetto talvolta vituperato, risparmio energetico è invece sinonimo di sana attenzione all’ambiente. L’a.d. di Edison Umberto Quadrino spiega cosa vuol dire, per un&#8217;azienda, crescere in un&#8217;ottica sostenibile. Ormai il vertice di Copenhagen è vicino, il countdown è iniziato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/10/27/concorrenza-e-ambiente-vediamo-a-cosa-aspira-la-societa-edison/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il principio della concorrenza sta alla base di una benefica corsa al risparmio energetico nell&#8217;erogazione dei servizi: concetto talvolta vituperato, risparmio energetico è invece sinonimo di sana attenzione all’ambiente. L’a.d. di Edison Umberto Quadrino spiega cosa vuol dire, per un&#8217;azienda, crescere in un&#8217;ottica sostenibile.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3106" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fotooaa1-150x150.jpg" alt="" width="190" height="170" /> Ormai il vertice di Copenhagen è vicino, il countdown è iniziato per affrontare la sfida ai cambiamenti climatici &#8220;alla cui soluzione tutti noi dobbiamo impegnarci. E noi, quale azienda energetica, abbiamo sicuramente una grande responsabilità: gestire e mitigare i nostri impatti ambientali, contribuire alla riduzione degli effetti sul clima e assicurare le forniture energetiche a tutti i nostri clienti&#8221;.</p>
<p>In particolare, Quadrino sottolinea che &#8220;in Edison crediamo molto nell&#8217;efficienza energetica che promuoviamo sia come strumento di sostegno alle politiche ambientali che come opportunità di business. Per questo, abbiamo creato una nuova &#8220;business unit&#8221; dedicata che si rivolge alle imprese. Il nostro modello è molto semplice: proponiamo un&#8217;attenta valutazione iniziale dei consumi energetici e poi<span id="more-3103"></span> definiamo le soluzioni di risparmio ed efficientamento del sistema&#8221;.</p>
<p>In questo ambito &#8220;siamo già molto attivi nella Pubblica amministrazione dove abbiamo lavorato, ad esempio, con Poste Italiane che rappresenta un caso molto interessante. Dal check up iniziale emergeva che uffici uguali avevano consumi molto differenti, una situazione dovuta alla disomogeneità di gestione dei servizi di pulizia notturna (con luci e condizionatori lasciati sempre accesi). Bastava quindi monitorare meglio questi servizi per tagliare di molto le bollette, avviando poi un lavoro più complesso di interventi generali che garantiscono altri importanti risparmi&#8221;.</p>
<p>Quanto a un possibile sviluppo delle energie alternative in Italia, l&#8217;amministratore delegato di Edison ritiene che &#8220;le fonti di energia rinnovabile siano un&#8217;area ad elevato potenziale di crescita e intendiamo per questo giocare un ruolo di rilievo. Puntiamo sui settori eolico, fotovoltaico e idroelettrico”.</p>
<p>Ma in questo contesto che ruolo può avere il nucleare? Per Quadrino &#8220;con il nucleare si apre un nuovo capitolo nella storia energetica del nostro Paese. Con la scelta nucleare cambierà progressivamente il mix energetico dell&#8217;Italia importante per la riduzione delle emissioni di gas serra. Insieme all&#8217;impegno nelle rinnovabili e al risparmio energetico, l&#8217;Italia può essere così tra i paesi che guideranno la grande sfida contro il cambiamento climatico&#8221;.</p>
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		<title>Alle Maldive la prima riunione dell&#8217;esecutivo sottomarina.</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 07:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Mohamed Nasheed]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Presidente delle Maldive Mohamed Nasheed, il vice presidente Dr Mohamed Waheed e 11 ministri hanno indossato la muta da sub e si sono immersi a 4 metri di profondità per tenere la prima riunione di un esecutivo sottomarina. Tutto ciò, per sensibilizzare il mondo sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale che minacciano l&#8217;esistenza delle [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/10/18/alle-maldive-la-prima-riunione-dellesecutivo-sottomarina/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Presidente delle Maldive Mohamed Nasheed, il vice presidente Dr Mohamed Waheed e 11 ministri hanno indossato la muta da sub e si sono immersi a 4 metri di profondità per tenere la prima riunione di un esecutivo sottomarina.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2903" title="Maldive" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Maldive-300x233.jpg" alt="Maldive" width="230" height="170" />Tutto ciò, per sensibilizzare il mondo sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale che minacciano l&#8217;esistenza delle Maldive, specialmente in vista del prossimo summit sul clima che si svolgerà a Copenhagen.</p>
<p>&#8220;Stiamo cercando di far conoscere al mondo cosa sta succedendo e cosa succederà alle Maldive se i cambiamenti climatici non saranno tenuti sotto controllo&#8221; ha affermato il Presidente Nasheed, una volta riemerso.</p>
<p>&#8220;Vogliamo far capire alla gente che le Maldive sono uno stato in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Non è solo un problema delle Maldive, ma per <span id="more-2879"></span>il mondo intero. Se non possiamo salvare le Maldive oggi, non potremo salvare il resto del mondo domani.&#8221;</p>
<p>Durante la riunione tenuta nella laguna presso Girifushi, con uno sfondo di bei coralli, il Presidente, il Vice Presidente e i ministri hanno sottoscritto una dichiarazione (&#8220;SOS from the frontline&#8221;), che invoca dei tagli nelle emissioni di anidride carbonica a livello globale e che sarà poi inviata a Copenaghen dove si riunirà la conferenza Onu sul clima a dicembre.</p>
<p>Le Maldive auspicano una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2020. Per contribuire a ciò, sarebbe il primo Stato a adottare ogni tipo di accordo proposto a Copenhagen.</p>
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		<title>Quali sono i Paesi più suscettibili ai cambiamenti climatici?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 12:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Maplecroft]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscere quali saranno gli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta e le aree maggiormente colpite, potrebbe essere un vantaggio per lo sviluppo e l&#8217;attuazione di misure preventive in quei Paesi che risultano ad elevato rischio. Sulla panoramica ambientale, ricercatori in tutto il mondo hanno messo a punto studi e tecniche per far fronte al [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/quali-sono-i-paesi-piu-suscettibili-ai-cambiamenti-climatici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Conoscere quali saranno gli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta e le aree maggiormente colpite, potrebbe essere un vantaggio per lo sviluppo e l&#8217;attuazione di misure preventive in quei Paesi che risultano ad elevato rischio.</strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-1786 alignright" title="482ef8a33e592_normal" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/482ef8a33e592_normal.jpg" alt="482ef8a33e592_normal" width="268" height="172" /> Sulla panoramica ambientale, ricercatori in tutto il mondo hanno messo a punto studi e tecniche per far fronte al collasso climatico, evidenziando le aree del pianeta più vulnerabili. </p>
<p>La Maplecroft (<em>leading source of global risks intelligence</em>) ha sviluppato uno ricerca al fine di distinguere i Paesi della Terra sulla base della loro suscettibilità ai cambiamenti climatici. </p>
<p>La ricerca ha fornito una classifica che si basa su parametri geografici (la posizione geografica di uno Stato e quindi la predisposizione fisica a subire un cambiamento ambientale) e socio-economici. </p>
<p>La novità dello studio effettuato dalla Maplecroft consiste nel considerare gli effetti che i cambiamenti climatici hanno sulla popolazione<span id="more-1785"></span> di uno Stato. </p>
<p>La percezione del cambiamento da parte di una popolazione, infatti, è un vantaggio nel caso di un Paese che possiede le risorse necessarie a fronteggiare il pericolo, al contrario è un notevole svantaggio per un Paese povero e inadeguato a difendersi. </p>
<p>In effetti, lo studio fornisce un indice particolarmente preciso che interessi non solo la sfera geografica ma anche quella socio-economica.</p>
<p>Una parte dei risultati illustrano come Paesi del terzo mondo come il Sudan, il Congo, Haiti, l&#8217;Afghanistan, la Somalia presentano un&#8217;elevata vulnerabilità ai cambiamenti climatici; Paesi svilluppati come Finlandia, Norvegia, Canada e Giappone sono meglio preparati a rispondere al collasso climatico.</p>
<p>L’insieme dei Paesi è classificato su una scala da 0 a 10, che va da rischio estremo (0 a 2,5) a rischio debole (7,51 a 10). Sui 28 Paesi esposti a un rischio estremo addirittura 22 sono situati in Africa sub-sahariana.</p>
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		<title>&#8220;Cambiamenti climatici? L&#8217;uomo non c&#8217;entra.&#8221;</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/07/30/%e2%80%9ccambiamenti-climatici-l%e2%80%99uomo-non-c%e2%80%99entra%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 11:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Chris R. De Freitas]]></category>
		<category><![CDATA[El Nino]]></category>
		<category><![CDATA[La Nina]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’inquinamento dell’atmosfera e dell’ambiente è ormai una dura realtà, ma per l’uomo moderno “tecnologico e avanzato” è quasi una novità mai conosciuta a fondo, e prima d’ora non si era registrato un inquinamento naturale dell’atmosfera di simile entità. Ma quanto è risultato da una ricerca che andiamo ora a citare allevia in qualche modo la [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/30/%e2%80%9ccambiamenti-climatici-l%e2%80%99uomo-non-c%e2%80%99entra%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’inquinamento dell’atmosfera e dell’ambiente è ormai una dura realtà, ma per l’uomo moderno “tecnologico e avanzato” è quasi una novità mai conosciuta a fondo, e prima d’ora non si era registrato un inquinamento naturale dell’atmosfera di simile entità. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1520" title="g" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/g.jpg" alt="g" width="200" height="150" /> Ma quanto è risultato da una ricerca che andiamo ora a citare allevia in qualche modo la posizione dell’uomo (anche se, è da dire, ricerche di questo tipo vanno valutate con estrema prudenza).</p>
<p>Non sarebbero le attività umane la causa principale dei cambiamenti climatici. È questa la principale conclusione di uno studio condotto per due anni, pubblicato nei giorni scorsi dal Giornale del Centro di Ricerca geofisica dell&#8217;Università di Auckland (Nuova Zelanda) che sta mettendo in subbuglio la comunità scientifica internazionale. </p>
<p>Secondo questo studio, negli ultimi 50 anni le variazioni della temperatura media dello strato atmosferico più basso si sono fondamentalmente allineate alle variazioni indotte nell&#8217;Oceano Pacifico orientale dai <span id="more-1518"></span>fenomeni naturali conosciuti con il nome di &#8220;El Nino&#8221; e &#8220;La Nina&#8221;, indipendentemente dall&#8217;aumento delle concentrazioni di gas serra nell&#8217;atmosfera. </p>
<p>Pertanto sarebbero state le oscillazioni delle temperature medie delle correnti oceaniche del Sud del Pianeta determinate da quei fenomeni (la cui fondamentale influenza sugli andamenti stagionali è del resto universalmente riconosciuta) a provocare le conseguenze più pesanti sul clima e non già le emissioni antropiche. </p>
<p>I risultati della ricerca non intendono negare il concorso dell&#8217;anidride carbonica al riscaldamento globale terrestre, ma ne ridimensionano fortemente l&#8217;azione e la responsabilità. Secondo lo scienziato Chris R. De Freitas, uno dei protagonisti dello studio, circa l&#8217;80% delle variazioni della temperatura terrestre sono direttamente addebitabili alla influenza di &#8220;El Nino&#8221; nella circolazione atmosferica . </p>
<p>&#8220;Per assicurarci che non andare a caccia di fantasmi &#8211; ha precisato lo scienziato &#8211; abbiamo incrociato tre set di dati: quelli satellitari, disponibili solo dal 1979 ma molto accurati, i precedenti dati ricavati da radiosonde e quelli della temperatura terrestre misurata a partire dal 1961&#8243;.</p>
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