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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Acqua</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Google Earth Engine: monitoraggio e previsione dell&#8217;evoluzione della Terra.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 10:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari. Google Earth Engine, introdotto durante i colloqui sul clima a Cancun, utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/13/google-earth-engine-monitoraggio-e-previsione-dellevoluzione-della-terra/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13094" title="google_earth_engine" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Google Earth Engine</strong>, introdotto durante i colloqui sul clima a <strong><a title="Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" target="_self">Cancun</a>,</strong> utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della NASA.</p>
<p>Google sta già lavorando su alcune <strong>applicazioni</strong> che consentano il monitoraggio e la mappatura del fenomeno della<strong> deforestazione</strong>, delle sue tendenze, e dello stretto rapporto tra esso e l’utilizzo del territorio da parte dell’uomo, compresa la creazione di una <strong>mappatura</strong> (la più grande mai fatta) delle <strong>foreste del Messico</strong> e delle <strong>risorse idriche</strong> esistenti.</p>
<p>Questo progetto da solo avrebbe richiesto tre anni di processo utilizzando un singolo computer e invece i funzionari di <strong>Google</strong> hanno evidenziato come basti solo un giorno, <span id="more-13083"></span>usando Google Earth Engine.</p>
<p><em>&#8220;Nessuno è mai stato in grado di analizzare la complessiva mole di dati riguardanti ad esempio il Messico, nessuno si è mai avvicinato a riuscirci&#8221;</em> ha dichiarato Rebecca Moore, responsabile tecnico del progetto.</p>
<p>Google afferma di offrire <strong>20 milioni di ore all’anno</strong> di uso delle CPU della piattaforma per i prossimi due anni alle nazioni in via di sviluppo, alle organizzazioni scientifiche, agli scenziati che ne faranno richiesta, tutto col fine di utilizzare la piattaforma, non solo per <em>“pre-processare”</em> le sequenze visive (ottenendo immagini chiare e senza “ostacoli” come le nuvole) ma anche per creare una rete collaborativa tra esperti.</p>
<p>Questa piattaforma potrebbe dunque emergere come uno strumento critico e attendibile per l&#8217;esecuzione di iniziative basilari, quali la <strong>gestione del territorio </strong>(vedasi il programma REDD delle Nazioni Unite, in cui le nazioni più ricche pagano le nazioni in via di sviluppo per preservare le foreste pluviali).</p>
<p>Guarda ilo <strong>video di presentazione</strong> di Google Earth Engine in inglese:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>L&#8217;Argentina tutela i ghiacciai con un&#8217;apposita legge.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. La legge, la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i ghiacciai come &#8220;riserve strategiche di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/largentina-tutela-i-ghiacciai-con-una-apposita-legge/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12624" title="ghiacciai" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>legge,</strong> la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i <strong>ghiacciai </strong>come <em>&#8220;riserve strategiche di acqua per il consumo umano, per l&#8217;agricoltura e come fornitura di acqua, e per la tutela della biodiversità, alla luce del fatto che i ghiacciai sono una fonte di attrazione scientifica e turistica&#8221;</em>.</p>
<p>La normativa stabilisce anche la creazione del cosidetto <em><strong>&#8220;Inventario Nazionale dei Ghiacciai&#8221;</strong></em>: sarà aggiornato ogni cinque anni, per verificare le modifiche dei ghiacciai nei loro diversi aspetti, incluso il cosidetto “ambiente periglaciale”.</p>
<p>L &#8216;<em><strong>&#8220;ambiente periglaciale&#8221; </strong></em>è la zona di alta montagna, con terreno ghiacciato,<span id="more-12347"></span> che agisce come regolatore delle risorse idriche.</p>
<p>La legge <strong><em>vieta</em></strong> la dispersione, il rilascio e lo smaltimento di sostanze o agenti inquinanti, sostanze chimiche o residui di qualsiasi tipo nelle zone dei ghiacciai e degli ambienti periglaciali. Inoltre, è necessaria una valutazione dell&#8217;impatto ambientale (<strong>VIA</strong>) di tutte le attività programmate che, sebbene non siano vietate, potrebbero incidere sull’intero ambiente.</p>
<p>&#8220;La nuova legge sui ghiacciai può essere uno strumento importante nella <strong>protezione</strong> delle fonti di acqua potabile che si trovano nei luoghi più alti della Cordigliera delle Ande&#8221; ha concluso Jorge Rabassa, ricercatore presso il Consiglio Nazionale della Scienza e della Tecnologia e Professore universitario.</p>
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		<title>Fanghi rossi: le autorità ungheresi sminuiscono i rischi, ma a quale prezzo?</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/18/fanghi-rossi-le-autorita-ungheresi-sminuiscono-i-rischi-ma-a-quale-prezzo/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 15:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un disastro inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché. Il governo ungherese ha deciso alcuni giorni fa di riaprire lo stabilimento produttivo (per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/18/fanghi-rossi-le-autorita-ungheresi-sminuiscono-i-rischi-ma-a-quale-prezzo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a> inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11824" title="Fanghi-rossi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il<strong> governo ungherese </strong>ha deciso alcuni giorni fa di <strong>riaprire</strong> lo stabilimento produttivo<strong> </strong>(per il momento tolto alla <strong>società<em> Mal S.A.</em></strong> e nazionalizzato) da cui si è riversato il fiume di fango corrosivo.</p>
<p>Ed ha deciso anche di procedere al <strong>reinsediamento</strong> delle persone evacuate dall&#8217;area colpita: a ognuna di loro, l&#8217;unità di crisi ha consigliato di indossare in maniera permanente mascherine contro la polvere.</p>
<p>Secondo <strong>Greenpeace</strong>, si tratta di un atto <strong><em>&#8220;assolutamente irresponsabile&#8221;</em></strong> dal momento che non ci sono elementi obiettivi per ritenere la zona sicura e perché non sono state ancora individuate le cause del disastro ambientale. Perché far tornare così presto le persone nell&#8217;area in cui si è verificata la più grande catastrofe<span id="more-11788"></span> ecologica che l&#8217;Ungheria abbia mai vissuto?</p>
<p>I centri di <strong>Kolontar</strong> e <strong>Devecser</strong> sono stati pesantemente devastati e inquinati dal fango tossico; molte abitazioni sono state alluvionate per un&#8217;altezza anche superiore ai due metri e sarà difficile l&#8217;operazione di ripulitura del fango rosso che ha colorato quasi in modo indelebile tutto ciò che ha toccato creando un&#8217;atmosfera surreale; alcune abitazioni sono in parte crollate a causa della violenza dell&#8217;inondazione; decine di automobili e furgoni sono stati spazzati via.</p>
<p>In questa regione, cosa si può prospettare per il <strong>futuro</strong>?</p>
<p>Ecco tre possibilità non troppo remote:</p>
<ol>
<li><em><strong>Agricoltura locale condannata per anni</strong></em><br />
Laddove ora giace uno strato di fanghiglia rossa, un tempo crescevano grano, mais, patate. Anche se a livello nazionale la popolazione non risentirà di questa perdita, a livello regionale l&#8217;impatto è stato catastrofico.<br />
I fanghi contengono <strong><em>cromo, mercurio, piombo</em></strong> ed <em><strong>arsenico</strong></em> a delle concentrazioni ancora sconosciute (in realtà Greenpeace ha fatto delle analisi sui fanghi dai risultati preoccupanti): questi metalli pesanti impediscono lo sviluppo dei vegetali e dei microrganismi che vivono nei suoli, ed hanno una durata di vita molto lunga.<br />
Perciò, l&#8217;agricoltura potrebbe non essere possibile per anni ed anni.</li>
<li><strong><em>Acqua potabile contaminata<br />
</em></strong>Nel <a title="Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" target="_blank">fiume Marcal</a> tutti i pesci sono morti e la vita è scomparsa, afferma Gabor Figeczky del WWF Ungheria.<br />
Anche il fiume Raba è stato contaminato, dopodiché è stata la volta del Danubio, dove si registra un tasso di alcalinità superiore alla media ed una anomale presenza di arsenico.<br />
L&#8217;<strong>arsenico</strong>, pericoloso per piante e animali, puo&#8217; accumularsi in particolare negli invertebrati e danneggiare il sistema nervoso degli uomini.<br />
&#8220;<em>Questa contaminazione</em>- spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di <strong>Greenpeace Italia</strong>- <em>rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Denunciamo il tentativo di occultamento del Governo ungherese, che non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi</em><em>&#8220;.</em><br />
Al momento le <strong>autorità ungheresi</strong> affrontano l&#8217;emergenza senza pensare a lungo termine: in realtà si potrebbe avere un effetto a &#8220;bomba ritardata&#8221; se il sottosuolo fosse a filtrazione lenta. Le sostanze, infatti,  potrebbero impiegare anche 20 anni a migrare e a raggiungere le falde acquifere sottostanti.</li>
<li><em><strong>Nuvole di polvere tossica<br />
</strong></em>Per il momento piove sulla regione, ma quando il fango seccherà potrebbe trasformarsi in <strong>polvere tossica</strong>. Nei fanghi, le sostanze nocive sono nell&#8217;ordine dei micron.<br />
Quando il fango secca e il vento soffia, gli elementi fini prendono il volo. Questo rischia di creare delle <em><strong>nuvole di polveri invisibili</strong></em> ma comunque dannose per la salute.<br />
Le sostanze probabilmente entreranno nei polmoni e nel sangue delle popolazioni locali fatte rientrare nella regione, e il vento potrebbe portare il problema ben al di là dei 40 kmq al momento sinistrati.</li>
</ol>
<p>Insomma, nonostante il governo ungherese faccia di tutto per far scordare al mondo questo disastro ecologico, è evidente che la scelta di sminuire quanto accaduto potrebbe nuocere ancora moltissimo sia alla gente che all&#8217;ambiente.</p>
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		<title>La COOP lancia la campagna &#8220;Acqua di casa mia&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. “Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?” Così esordisce Luciana Littizzetto nello spot della COOP. La campagna si chiama “Acqua di casa mia”, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/la-coop-lancia-la-campagna-acqua-di-casa-mia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. </strong></p>
<p><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11721" title="Acqua-di-casa-mia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?”</em></p>
<p>Così esordisce <strong>Luciana Littizzetto </strong>nello spot della COOP.</p>
<p>La campagna si chiama <em><strong>“Acqua di casa mia”</strong></em>, e si basa sulla sensibilizzazione all’uso dell’acqua del rubinetto, e invita a riflettere su numeri chiari, esposti in bella vista sugli scaffali, insieme alle caraffe filtranti di marchio Coop.</p>
<p>Con <strong>195 litri a testa all’anno</strong>, gli italiani sono i primi consumatori d’acqua in Europa, terzi nel mondo dopo Emirati Arabi e Messico. Dalle fonti alla tavola, il trasporto muove 480mila tir, che, messi uno accanto all’altro formano una fila di 8mila chilometri (Roma-Mosca andata e ritorno).<span id="more-11615"></span></p>
<p>Questa operazione <strong>Coop</strong> non punta al guadagno, allo sfruttamento di una idea generale per trarne profitti, ma è un investimento nel futuro, che può senz’altro condurre, in realtà, a delle flessioni di guadagno sull’acqua da parte dei marchi.</p>
<p>La Coop intercetta un trend preciso, quello della diminuzione del consumo di acqua imbottigliata, ma avrà in futuro un consumatore diverso, più maturo e sensibile.</p>
<p>Dopo l’intro iniziale, la popolare comica prosegue lo spot entrando in cucina e avvicinandosi al rubinetto: <em>“…e pensare che hanno inventato una cosa chiamata &lt;tubi&gt;. Per inquinare meno bevo l’acqua del rubinetto: la Coop si impegna a darci un’acqua minerale che arriva da fonti vicine”.</em></p>
<p>Bisogna insomma rivalutare e utilizzare <strong><em>l’acqua del rubinetto</em></strong>, utilizzare (eventualmente) degli espedienti per depurarla, e preferire sempre le fonti vicine.</p>
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		<title>Il compostaggio domestico, una buona pratica per produrre compost in proprio.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/09/24/il-compostaggio-domestico-una-buona-pratica-per-produrre-compost-in-proprio/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 09:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In natura la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita degli organismi superiori (foglie secche, feci, spoglie di animali) viene decomposta da microrganismi e insetti fino ad ottenere acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. Con il compostaggio si riproduce questo processo in modo più controllato e controllabile e soprattutto con tempi notevolmente [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/24/il-compostaggio-domestico-una-buona-pratica-per-produrre-compost-in-proprio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In natura la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita degli organismi superiori (foglie secche, feci, spoglie di animali) viene decomposta da microrganismi e insetti fino ad ottenere acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/compost-in-cumulo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10436" title="compost-in-cumulo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/compost-in-cumulo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Con il <strong>compostaggio</strong> si riproduce questo processo in modo più controllato e controllabile e soprattutto con tempi notevolmente ridotti. </p>
<p>Perché dedicarsi alla pratica del compostaggio? Esistono almeno due ottimi motivi per farlo.</p>
<p>Innanzitutto il compost è un ottimo fertilizzante naturale che si ottiene praticamente a costo zero; in secondo luogo esso contribuisce a risolvere il problema della gestione dei rifiuti in quanto lo scarto organico è circa un terzo dei rifiuti urbani totali prodotti. Recuperarlo in proprio significa diminuire i costi di smaltimento, rallentare il riempimento delle discariche e ridurre gli odori e il percolato da esse prodotti.</p>
<p>Come già detto, il compostaggio è un processo naturale nel quale si arriva alla produzione di una sorta di concime detto appunto <strong><em>COMPOST</em></strong>. Affinché tale processo si sviluppi in modo controllabile e in tempi ridotti rispetto a quelli naturali occorre mantenere, nel materiale da compostare, le condizioni di vita ideali per i microrganismi che sono il motore<span id="more-10374"></span> principale della trasformazione. Ecco di cosa hanno bisogno:</p>
<p><strong>1-</strong> <strong><em>Ossigeno</em></strong>: se questo viene a mancare, essi muoiono e lasciano il posto ad altri microrganismi detti anaerobi che avviano una sorta di degradazione del materiale che crea sostanze maleodoranti e tossiche per i vegetali.<br />
<strong>2- <em>Umidità</em></strong> compresa tra il 50 e il 70%.<br />
<strong>3-</strong> <strong><em>Temperature</em></strong> comprese tra 5°C e 70°C.</p>
<p>Durante il compostaggio avvengono tre processi fondamentali: la stabilizzazione, l&#8217;igienizzazione e l&#8217;humificazione.</p>
<p><strong>-</strong> <strong><em>Stabilizzazione</em></strong>: all&#8217;inizio della degradazione dello scarto organico si formano dei composti intermedi come acidi organici, ammine, ammoniaca che risultano fitotossici. Via via che la degradazione procede queste sostanze vengono trasformate in altre che non sono nocive: a questo punto il compost si dice stabilizzato.<br />
<strong>-</strong> <strong><em>Igienizzazione</em></strong>: per effetto dell&#8217;innalzamento della temperatura provocato dall&#8217;attività microbica, avviene un processo di pastorizzazione dello scarto.<br />
<strong>-</strong> <strong><em>Umificazione</em></strong>: i batteri aerobi vengono sostituiti da funghi ed attinomiceti che completano il processo di trasformazione della sostanza organica permettendo la formazione delle sostanze umiche.</p>
<p>Le tecniche del compostaggio domestico possono essere di due tipi: in cumulo e tramite l’utilizzo del composter.<br />
<em><br />
<strong>1. Compostaggio domestico in cumulo</strong></em></p>
<p>Questa è la tecnica più vicina al processo naturale e viene adottata da chi possiede un giardino o un orto.  Tra i materiali che si possono utilizzare ve ne sono alcuni, indicati come scarti verdi (scarti freschi dell&#8217;orto, sfalci d&#8217;erba, scarti di cucina&#8230;), che sono molto ricchi in azoto mentre altri, definiti scarti marroni (foglie secche, paglia, segatura, carta e cartone), sono più ricchi in carbonio.</p>
<p>Una regola fondamentale per ottenere un valore di umidità ottimale (50-60 %) è la miscelazione di queste due tipologie di scarti in modo tale che il rapporto carbonio-azoto (C/N) sia circa 30/1. Per garantire infine una buona presenza di ossigeno nel cumulo, è necessario eseguire delle periodiche operazioni di rivoltamento usando un buon forcone.</p>
<p><strong><em>2. Compostaggio domestico in composter</em></strong></p>
<p>Il composter è un contenitore dotato di un coperchio (in alto) utile al caricamento del materiale da compostare e di uno sportellino laterale (in basso) da cui si può prelevare il compost maturo. <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/composter2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10447" title="composter" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/composter2.jpg" alt="" width="200" height="160" /></a>Le pareti possiedono una serie di fori indispensabili per la circolazione dell’aria al suo interno. Rispetto alla tecnica in cumulo, l’uso del composter ha degli aspetti positivi a altri negativi.</p>
<p>Gli aspetti positivi sono che si possono compostare quantità anche piccole di materiale, il processo risente meno degli abbassamenti di temperatura, il composter è posizionabile anche sul balcone, ed infine la formazione del compost avviene in tempi più brevi.</p>
<p>Gli aspetti negativi sono che esso non è utilizzabile per elevate quantità di materiale, non si riesce a seguire al meglio il processo, i rivoltamenti sono più problematici ed infine può essere maggiormente soggetto ristagni d’acqua sul fondo.<br />
Gli scarti organici devono essere inseriti nel contenitore seguendo le stesse indicazioni di miscelazione validi per la tecnica in cumulo.</p>
<p>Per maggiori informazioni su come fare il compostaggio domestico, è possibile scaricare i seguenti file:</p>
<p><a title="Manuale di compostaggio" rel="nofollow" href="http://www.ermesambiente.it/wcm/ermesambiente/primo_piano/2007/03ott_compost/Manuale_compostaggio_1746.pdf" target="_blank"><em>Ermesambiente- Manuale di compostaggio</em></a></p>
<p><em><a title="Manuale scuole" rel="nofollow" href="http://www.provincia.va.it/ente_data/energecol.nsf/3e0007d10d9d9f7e412568c5003d7ede/29b32e30caa2ea86c1256cd8004930b6/$FILE/manuale%20scuole.pdf" target="_blank">Provincia di Varese- Manuale scuole</a><br />
</em></p>
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		<title>Thetis, tra i progetti ambientali sostenibili in Cina e l&#8217;aiuto al Mar Morto.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
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		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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		<description><![CDATA[La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico. Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/thetis-tra-i-progetti-ambientali-sostenibili-in-cina-e-laiuto-al-mar-morto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8873" title="Mar-Rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Mar-Rosso.jpg" alt="Mar-Rosso" width="150" height="150" />Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni di gas serra, ma anche diminuzione della congestione stradale e quindi rapidità degli spostamenti.</p>
<p>A Shangai, in occasione dell’Expo di maggio, Thetis ha studiato le strategie di trasporto pubblico presso i diversi grandi stand dei paesi, vista la marea di gente dall’estero che vi ha partecipato.</p>
<p>Si profila una forte cooperazione tra Cina ed Italia nel settore delle tecnologie ambientali, un fronte in cui la nazione cinese si sta impegnando per conseguire uno sviluppo socio-economico a basso impatto ambientale e nel contempo migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.</p>
<p>Ma Thetis fa di più: si è anche aggiudicata l’appalto per lo studio ambientale<span id="more-8756"></span> integrato che valuterà gli effetti del trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto.</p>
<p>E&#8217; uno studio strategico, specialistico, che approfondisce gli aspetti relativi ai possibili impatti sugli ecosistemi del Mar Rosso, per il possibile trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto, attraverso un’apposita condotta che potrebbe essere realizzata per connettere i due Mari, attraversando il territorio giordano.</p>
<p>Il progetto trova la sua ragion d’essere non solo nella analisi degli ecosistemi in seguito a questo passaggio di acqua, ma anche nella constatazione che il Mar Morto perde ogni anno circa 80 centimetri di profondità e subisce un’evaporazione d’acqua di oltre mille tonnellate all’anno.</p>
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		<title>L&#8217;UE richiama l&#8217;attenzione di tutti sull&#8217;emergenza idrica.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 10:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l&#8217;acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani. E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l&#8217;acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/lue-richiama-lattenzione-di-tutti-sullemergenza-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l&#8217;acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8398" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua2-150x150.jpg" alt="acqua" width="140" height="140" />E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l&#8217;acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni a suon di musica di sottofondo.</p>
<p>Negli ultimi mesi si sono verificate piogge molto abbondanti, che a tratti hanno fatto sembrare i mesi primaverili come un inverno dai torrenti in piena.</p>
<p>Ma non basta.</p>
<p>La carenza idrica prende piede in zone sempre più estese dell&#8217;Europa, e a dirlo è la stessa Commissione Europea, che ha approntato un apposito dossier, dal quale si deduce che attaverso sforzi considerevoli si può risparmiare sino al 30% del nostro patrimonio idrico: la parola chiave è &#8220;abitudine&#8221;. Abituarsi a star meno sotto la doccia, o, prima<span id="more-8210"></span> ancora, abituarsi a fare una doccia e non un bagno.</p>
<p>Da diversi anni, la Commissione pretende che ogni singolo Stato membro intensifichi i progressi da un punto di vista della gestione idrica, con fini di efficienza ma anche di risparmio. E attraverso una riduzione del consumo idrico dei prodotti connessi al consumo di energia, come  rubinetti, docce e vasche, potrebbe diminuire anche il  fabbisogno di energia necessaria per riscaldare l&#8217;acqua.</p>
<p>Sembra però che gli Stati stiano sottovalutando l&#8217;emergenza idrica e i continui richiami che la Commissione, e in generale l&#8217;Unione Europea, formula con chiarezza, anche nell&#8217;ambito di quei provvedimenti e quelle direttive (che gli Stati devono adeguatamente recepire) che riguardano l&#8217;ambiente.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F27%2Flue-richiama-lattenzione-di-tutti-sullemergenza-idrica%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Acqua imbottigliata: altro che salute e paesaggi incontaminati!</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/03/29/acqua-imbottigliata-altro-che-salute-e-paesaggi-incontaminati/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 23:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA["The Story of Bottled Water"]]></category>
		<category><![CDATA["The Story of Stuff"]]></category>
		<category><![CDATA[Annie Leonard]]></category>

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		<description><![CDATA[Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione &#8220;The Story of Stuff&#8221; in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata. Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l&#8217;impatto ambientale conseguente sia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/29/acqua-imbottigliata-altro-che-salute-e-paesaggi-incontaminati/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione &#8220;The Story of Stuff&#8221; in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6101" title="Acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua.jpg" alt="Acqua" width="140" height="140" />Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l&#8217;impatto ambientale conseguente sia assolutamente esagerato. </p>
<p>Solo negli USA si comprano mezzo miliardo di bottiglie d’acqua alla settimana: mettendole in fila si può tracciare cinque volte la circonferenza della Terra&#8230;</p>
<p>Come è possibile che le persone comprino l’acqua confezionata quando è praticamente gratis quella che esce dal rubinetto? </p>
<p>I principali mezzi di cui le aziende si servono sono: spaventare circa l&#8217;uso dell&#8217;acqua pubblica, sedurre con immagini di paesaggi naturali incontaminati stampati sulla confezione, indurre bisogni irreali con campagne pubblicitarie disoneste, facendo ad esempio leva<span id="more-6030"></span> su ragioni di salute e bellezza.</p>
<p>Un terzo delle marche di acqua in bottiglia negli USA sono banalissima acqua di rubinetto filtrata. Dai test effettuati su un campione di consumatori americani risulta, inoltre, che l’acqua “del sindaco” ha un sapore migliore, oltre ad essere, in generale, più controllata di quella in bottiglia nonostante il costo 2.000 volte superiore!</p>
<p>In una rivista che tratta di alimentazione una grossa multinazionale americana ha dichiarato che l’acqua in bottiglia è il prodotto di consumo più sostenbile dal punto di vista ambientale al mondo. </p>
<p>Questa affermazione è chiaramente falsa (e nel video simpaticamente al magnate della multinazionale vediamo allungarsi il naso): ogni anno negli USA per la produzione delle bottiglie di plastica vengono impiegati tanta energia e petrolio da poter alimentare un milione di automobili, ed altrettanta energia è poi utilizzata per trasportarla in tutto il mondo.</p>
<p>Se poi consideriamo lo smaltimento di tutte le bottiglie usate, c&#8217;è da mettersi le mani nei capelli: ben l’80% è destinato alla discarica dove giacerà per migliaia di anni, una parte viene bruciata negli inceneritori, producendo inquinamento e sostanze tossiche, e solo una minima parte viene di fatto riciclata.</p>
<p>Annie ha seguito le navi cariche di bottiglie schiacciate dirette in India per essere riciclate e ha visto con i suoi occhi un desolato paesaggio di montagne e montagne di bottiglie provenienti dalla California. </p>
<p>Purtroppo solo in piccola percentuale le bottiglie godranno di una seconda vita, per il resto in parte vengono semplicemente sminuzzate, per ridimensionarne il volume, e destinate nuovamente alla discarica.</p>
<p>Secondo Annie dove non ci sono problemi sanitari ed igienici è importante usare acqua di rubinetto e fare pressione perché maggiori investimenti vengano destinati alla rete di distribuzione pubblica.</p>
<p>Al mondo c’è un miliardo di persone che non ha accesso all’acqua potabile perché una gran quantità di risorse è destinata alla produzione di bottiglie in plastica che poi gettiamo via in pochi minuti. E se invece destinassimo quei soldi al miglioramento della rete di distribuzione o alla prevenzione dell’inquinamento?</p>
<p>Guarda il video di Annie Leonard &#8220;The Story of Bottled Water&#8221; (2010):</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Se12y9hSOM0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Se12y9hSOM0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F29%2Facqua-imbottigliata-altro-che-salute-e-paesaggi-incontaminati%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Bere l&#8217;acqua del mare? Forse si può!</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/12/31/bere-il-mare-forse-si-puo/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;argomento è sempre più all&#8217;ordine del giorno: dato che il mondo si incammina sempre più verso l&#8217;emergenza idrica, perché non sfruttare l&#8217;acqua del mare? Alcuni numeri: Le Nazioni Unite calcolano che, entro il 2025, ben 1 miliardo e 800 milioni di persone al mondo vivranno in aree afflitte da scarsità d&#8217;acqua (a oggi sono poco [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/31/bere-il-mare-forse-si-puo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;argomento è sempre più all&#8217;ordine del giorno: dato che il mondo si incammina sempre più verso l&#8217;emergenza idrica, perché non sfruttare l&#8217;acqua del mare?</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5061" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/127-150x150.jpg" alt="" width="138" height="138" />Alcuni numeri: Le Nazioni Unite calcolano che, entro il 2025, ben 1 miliardo e 800 milioni di persone al mondo vivranno in aree afflitte da scarsità d&#8217;acqua (a oggi sono poco più di un milardo).</p>
<p>A fronte di questa emergenza, il 97% dell&#8217;acqua presente sul pianeta è troppo salata per essere consumata dall&#8217;uomo.</p>
<p>Attualmente secondo la <em>International Desalination Association </em>ci sono 13.080 impianti di desalinizzazione  in tutto il mondo, in grado di produrre ogni giorno 55,6 milioni di metri cubi di acqua potabile. </p>
<p>Sembra un numero  enorme, ma corrisponde solo allo 0,5%  del fabbisogno quotidiano del pianeta. Circa la metà di questa capacità produttiva si trova in Medio<span id="more-5060"></span> Oriente. </p>
<p>Il perché è semplice: gli impianti consumano molta energia e quell&#8217;area del globo è l&#8217;unica in cui petrolio a poco prezzo e necessità di procacciarsi acqua sono inversamente proporzionali in termini geometrici.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5062" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/216-150x150.jpg" alt="" width="136" height="104" />Il resto del mondo comincia però a prendere seriamente in considerazione la faccenda e un impianto è in costruzione perfino a Londra.</p>
<p>Le previsioni di Global Water Intelligence ci dicono che la capacità di desalinizzazione del pianeta dovrebbe raddoppiare entro il 2015.</p>
<p>Ma, come si diceva, queste centrali consumano: si calcola che una di quelle più grandi può bruciare in un anno la stessa quantità di energia necessaria per 30 mila case.</p>
<p>Insomma, ciò che entra dalla porta (l&#8217;acqua) poi scappa dalla finestra (consumo energetico <a href="http://notizie.virgilio.it/economia/ordine_energetico.html" target="_blank"></a>ed emissioni di co2).</p>
<p>C&#8217;è un vero e proprio &#8220;mare&#8221; di possibilità sotto gli occhi di tutti che però ad oggi non sono sfruttabili per la loro intrinseca antieconomicità e per la solita vecchia faccenda della coperta troppo corta.</p>
<p>Forse però la coperta si può oggi allungare. L&#8217;evoluzione tecnologica ha di fatto ridotto i costi di produzione.</p>
<p><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5063" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/310-150x150.jpg" alt="" width="124" height="124" />La tecnologia dell&#8217;osmosi inversa ha ormai quasi del tutto soppiantato la distillazione.</em></p>
<p>Il principio è semplice: se si affianca un recipiente che contiene acqua salata a uno che ne contiene di dolce e li si separa con un filtro, l&#8217;acqua salata tenderà a &#8220;risucchiare&#8221; l&#8217;altra dalla sua parte per equilibrare il grado di salinità delle due soluzioni.</p>
<p>Per invertire il processo &#8211; da qui il nome di osmosi inversa &#8211; bisognerà esercitare una forte pressione sull&#8217;acqua salata, in modo da farla passare dall&#8217;altra parte, lasciando il sale sul filtro.</p>
<p>Fin dai primi anni Sessanta, le ricerche si sono dedicate a creare filtri sempre migliori, membrane che nel corso del tempo si sono fatte ipertecnologiche per ottimizzare la resa del processo di osmosi.</p>
<p>Un altro problema è l&#8217;energia richiesta per &#8220;premere&#8221; l&#8217;acqua salata verso il filtro: più l&#8217;acqua è salata e più energia è necessaria. Fino a pochi anni fa, il processo ne richiedeva troppa rispetto alla resa finale.</p>
<p>Infine, l&#8217;acqua sottoposta a osmosi inversa non è &#8220;pura&#8221;, nel senso che necessita di additivi che la preparino al processo. Un altro filone di ricerca si è dedicato a ottimizzare queste componenti aggiuntive.</p>
<p>Sta di fatto che il primo impianto pubblico di desalinizzazione dell&#8217;acqua marina &#8211; che cominciò ad operare nel 1980 a Jedda, in Arabia Saudita &#8211; aveva bisogno di più di 8 kilowatt/ora (Kwh) per produrre un metro cubo di acqua potabile.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5067" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/52-150x150.jpg" alt="" width="122" height="122" />Oggi, esistono sistemi di riciclo energetico che sfruttano il 96% degli scarichi salati del processo di osmosi inversa per produrre nuova energia.</p>
<p>Grazie a questo meccanismo di riciclo e all&#8217;economia di scala, nel 2003 un metro cubo d&#8217;acqua costava già mezzo dollaro, contro il dollaro e mezzo degli anni Novanta.</p>
<p>Tuttavia i costi sono ancora alti e gli esperti concordano nel ritenere molto marginali ulteriori risparmi sul fronte dell&#8217;energia. Per migliorare l&#8217;efficienza si punta quindi a ottimizzare ultriormente filtri e membrane.</p>
<p>L&#8217;ultimo passo avanti è stato compiuto grazie ai nanotubi di carbonio che permettono un maggiore filtro di sale a fronte di un aumentato flusso d&#8217;acqua.</p>
<p>Si è poi scoperto che questa tecnologia può essere utilizzata per creare acqua potabile dagli scarichi reflui.</p>
<p>Qui ci sono da superare notevoli barriere culturali, perché non è facile spiegare all&#8217;utenza che un giorno si potrà bere acqua proveniente dal nostro water o, peggio, da quello di chissà chi.</p>
<p>Tuttavia è per il bene del pianeta: cominciamo ad abituarci.</p>
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		<title>Parigi ritorna alla gestione pubblica della risorsa idrica.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 20:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[EAU DE PARIS]]></category>
		<category><![CDATA[gestione risorsa idrica]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. Dal 1° gennaio 2010 il servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni fase, dalla captazione delle fonti alla fatturazione. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/29/parigi-ritorna-alla-gestione-pubblica-della-risorsa-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4090" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua1.jpg" alt="acqua" width="180" height="130" />Dal 1° gennaio 2010 il servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni fase, dalla captazione delle fonti alla fatturazione. </p>
<p>E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune risparmierà 30 milioni di euro l’anno, che serviranno a migliorare la rete idrica ed a stabilizzare il prezzo di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014.</p>
<p>Il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque di Parigi venne deciso nel 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi). La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP, di cui facevano parte il Comune<span id="more-4055"></span> di Parigi e le due multinazionali Veolia e Suez.</p>
<p>Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. Il servizio di distribuzione delle acque fu affidato al GIE, una società privata costituita ancora una volta da Veolia e Suez. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.</p>
<p>La  gestione privata delle acque parigine ha generato in questi 25 anni un aumento sistematico dei prezzi ed una lunga serie di abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione e servizi obsoleti (una modernizzazione avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti).</p>
<p>Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir” la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con un tasso di margine del 58,7%, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Anche altre importanti città francesi come Grenoble, Cherbourg, Tolosa e Lione e l’Ile de France – insieme a più di 40 comunità – stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica.</p>
<p>Questa tendenza si osserva anche a livello planetario e dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.</p>
<p>In Italia, come ben sappiamo, si sta invece andando in senso inverso: è infatti stato approvato il &#8220;decreto Ronchi&#8221;, il cui cuore è la liberalizzazione dei servizi  pubblici locali, compresa l&#8217;acqua.</p>
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		<title>Ravenna 2009: Un festival su rifiuti, acqua, energia.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 10:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Ravenna 2009]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre giorni di festival (30 settembre/1 e 2 ottobre) su rifiuti, acqua, energia; Di incontri di tipo informativo-formativo dedicati alle tematiche tecnico-economiche; Ed un ricco programma di eventi culturali. Ci sarà l&#8217;incontro con il padre italiano della progettazione sostenibile Sergio Los, e verranno esposte le proposte innovative per la raccolta differenziata adatte per ogni ambiente, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/24/ravenna-2009-un-festival-su-rifiuti-acqua-energia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Tre giorni di festival (30 settembre/1 e 2 ottobre) su rifiuti, acqua, energia; Di incontri di tipo informativo-formativo dedicati alle tematiche tecnico-economiche; Ed un ricco programma di eventi culturali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2334" title="ravenna2009" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ravenna2009-300x231.jpg" alt="ravenna2009" width="240"/>Ci sarà l&#8217;incontro con il padre italiano della progettazione sostenibile Sergio Los, e verranno esposte le proposte innovative per la raccolta differenziata adatte per ogni ambiente, come ad esempio i sistemi GIDUT.</p>
<p>Si discuterà delle &#8220;buone pratiche&#8221; locali in campo ambientale e del loro ruolo per il rilancio di un &#8220;nuovo&#8221; sviluppo economico; Verrà presentata la prima guida per un uso consapevole dell&#8217;acqua da bere; ed il Brasile come esempio di sviluppo sociale ed economico&#8230; ma non finisce qui, ci saranno molte altre esperienze guida.</p>
<p>Questi sono soltanto alcuni dei 1500 progetti (incentrati sui temi delle buone pratiche e tecnologie per l&#8217;acqua, energia e rifiuti) raccolti da &#8220;labelab&#8221;, la rete dei portali ambientali nata in Emilia Romagna nel 2001 per la diffusione di idee &#8220;dal basso&#8221; nella gestione dei<span id="more-2328"></span> servizi idrici, energetici e dei rifiuti.</p>
<p>Il festival si svolgerà nella splendida cornice di una delle più importanti Città d&#8217;Arte d&#8217;Italia, con 12 Sale attrezzate nel Centro Storico, un Teatro Tenda in Piazza del Popolo, attività e esposizioni nelle Piazze e nei Musei (cinema, musica e arte); E si intitolerà: &#8220;Ravenna 2009: Rifiuti, Acqua, Energia&#8221;.</p>
<p>L&#8217;edizione di quest&#8217;anno propone un mix di molte iniziative (5 Conferenze, 16 Workshop, 20 Labmeeting, 8 Eventi Culturali ed una Banca Dati di 1500 buone pratiche su rifiuti, acqua, energia).</p>
<p>Per informazioni visita il sito: <a title="Ravenna 2009" rel="nofollow" href="http://www.ravenna2009.it/" target="_blank">Ravenna2009</a></p>
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