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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Sul Sentiero dei Castagni Secolari: trekking a Rivanazzano Terme</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 09:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CALYX</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2011/05/26/sul-sentiero-dei-castagni-trekking-a-rivanazzano-terme/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Domenica 29 maggio 2011, in Oltrepò Pavese, a Rivazzano Terme (PV), trekking naturalistico con pic-nic sul Sentiero dei Castagni Secolari con l&#8217;Associazione Calyx.</strong> <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sentiero-dei-castagni-secolari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13408" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Sentiero-dei-castagni-secolari" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sentiero-dei-castagni-secolari-300x225.jpg" alt="Foto del sentiero dei castagni secolari" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Proprio come nell’armadio delle Cronache di Narnia esistono, in <strong>Oltrepò Pavese</strong> , a poca distanza dalle principali arterie di comunicazione,<strong> luoghi magici e segreti</strong> dove alberi, animali, paesaggio e geologia concorrono a creare una dimensione incantata e fuori dal tempo, in cui sembra davvero possibile toccare quello che i Romantici definivano l’Infinito.</p>
<p>Uno di questi luoghi è sicuramente quello attraversato dal <strong>Sentiero dei Castagni Secolari</strong>, un percorso che si snoda sul crinale tra la valle del torrente Staffora e quella del Rile, poco al di sopra del borgo medievale di <strong>Nazzano</strong>.</p>
<p>Lungo questo sentiero, l’<strong>associazione Calyx</strong> organizza per domenica 29 maggio un’<strong>escursione naturalistica</strong> immersa in un paesaggio rurale d’altri tempi, dove piccoli borghi contadini, con le classiche case in sasso si alternano a zone di bosco incontaminato<span id="more-13395"></span> e a piani panoramici con vista a 360 gradi su Alpi ed Appennini.</p>
<p>L’itinerario permetterà l’osservazione di <strong>formazioni geologiche</strong> particolari, come l’orrido di Cadezzano ed il geosito di Gomo, nonché la scoperta delle <strong>specie vegetali</strong> e delle erbe commestibili. Lungo il percorso sarà inoltre possibile studiare numerose specie di<strong> uccelli</strong>, ascoltandone i richiami ed osservandone il volo.</p>
<p>A metà strada, in zona panoramica, si sosterà per una lettura del paesaggio e per una piccola<strong> merenda sul prato</strong> offerta dall’organizzazione.</p>
<p>L’escursione, guidata da un <strong>esperto </strong>locale specializzato in eco-turismo, si svolgerà su <strong>strada sterrata</strong>. La distanza totale da percorrere è di circa <strong>6 chilometri</strong>, metà in salita e metà in discesa, con un dislivello di 200 m. Sono necessarie calzature da trekking e una buona riserva di acqua. Il ritrovo è previsto per le ore <strong>14.30 </strong>davanti al Municipio di Rivanazzano in Piazza Cornaggia n. 64 per poi trasferirsi in gruppo in auto al punto di inizio della camminata. Il rientro è previsto per le 18.30.<br />
LA PARTECIPAZIONE E’ SOGGETTA A PRENOTAZIONE ED AL PAGAMENTO DI UNA QUOTA DI ISCRIZIONE .</p>
<p>INFO E PRENOTAZIONI:<br />
Ass. Calyx, E-mail: andrealafiura@gmail.com, Tel. 349-5567762 (Andrea)</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2011%2F05%2F26%2Fsul-sentiero-dei-castagni-trekking-a-rivanazzano-terme%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Camminate e degustazioni in Oltrepò Pavese con &#8220;Percorsi di&#8230; vini&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 13:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CALYX</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2011/03/28/camminate-e-degustazioni-in-oltrepo-pavese-con-percorsi-di-vini/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In Aprile l&#8217;Associazione Culturale Calyx propone Percorsi di&#8230; vini, una serie di lezioni di degustazione itineranti ideate per abbinare conoscenza e didattica del vino alla scoperta del territorio.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oltrepo-pavese.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13335" title="oltrepo-pavese" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oltrepo-pavese-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Gli incontri saranno infatti delle vere e proprie giornate di vacanza enoica, immerse nello splendido paesaggio dell’<strong>Oltrepò Pavese</strong> che si apriranno con una passeggiata alla scoperta di aspetti storici e naturali delle varie zone di produzione da ritrovare poi <em><strong>“nel bicchiere”</strong></em> durante le lezioni di degustazione.</p>
<p>Queste ultime si terranno in<strong> aziende </strong>storiche famose per la bellezza delle loro sedi oltre che per la qualità dei loro vini ed includeranno la visita guidata delle strutture e la degustazione di prodotti e specialità tipiche.</p>
<p>Le prime due <strong>lezioni,</strong> ognuna con un tema diverso e quindi frequentabili anche singolarmente, si svolgeranno il <strong>10</strong> e <strong>17 Aprile 2011 </strong>con il seguente programma:</p>
<ol>
<li> <strong>10 Aprile &#8211; &#8220;<em>TERME E VINO&#8221;</em></strong>: ritrovo ore 14:30 presso l’<strong>Az. Agr. Marchese Adorno di Retorbido</strong> per una passeggiata di un paio d’ore lungo il bucolico Sentiero delle Fonti alle falde del Monte della Madonna, che la tradizione popolare<span id="more-13328"></span> ritiene essere un antico vulcano e che probabilmente è all’origine delle qualità benefiche delle acque termali della Valle Staffora. L’itinerario ci porterà alla scoperta della più antica località termale dell’Oltrepò Pavese e spiegherà l’origine degli aspetti minerali dei prestigiosi vini bianchi dell’Azienda che saranno oggetto, insieme ad altri vini della cantina della lezione di degustazione con merenda a base di prodotti tipici.</li>
<li><strong>17 Aprile &#8211; <em>&#8220;VINO TRA STORIA E LEGGENDA&#8221;</em></strong>: ritrovo ore 10 presso l’<strong>Az. Agr. Montelio di Codevilla</strong> per una passeggiata in collina sulle orme degli antichi Longobardi. L’itinerario sarà particolarmente gradito agli appassionati di “rossi” e storia del vino. Si ripercorreranno infatti le fasi dello sviluppo della viticoltura in Oltrepò dai tempi romani, attraverso il periodo medievale fino ai nostri giorni, visitando alcuni luoghi particolarmente significativi  affacciati sul magnifico panorama delle prime colline della Valle Staffora.</li>
</ol>
<p>I temi e gli itinerari delle passeggiate sono stati studiati dall’Associazione Calyx e verranno percorsi sotto la guida di suoi operatori.</p>
<p>I vini per le lezioni di degustazione e gli abbinamenti con specialità tipiche del territorio sono stati scelti in collaborazione con gli enologi delle varie aziende, in base al tema delle passeggiate.</p>
<p>LA PARTECIPAZIONE E’ A NUMERO CHIUSO (MAX 30-35 persone) E SOGGETTA AD ISCRIZIONE POSSIBILMENTE CON 4 o 5 GIORNI DI ANTICIPO RISPETTO ALLE DATE DEI SINGOLI INCONTRI.</p>
<p>LA QUOTA DI PARTECIPAZIONE A SINGOLE GIORNATE PER NUOVI SOCI E’ 25 EURO, INCLUSA TESSERA ASSOCIATIVA ANNUALE. RAGAZZI FINO A 12 ANNI 15 EURO.</p>
<p>La manifestazione proseguirà nel mese di Maggio</p>
<p>Associazione Ricreativa Culturale CALYX, Salice Terme</p>
<p>E-mail: calyx_pv@alice.it  <strong><br />
</strong></p>
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		<title>Sisma e tsunami devastano il Giappone. Allarme nucleare.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 10:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2011/03/18/sisma-e-tsunami-devastano-il-giappone-allarme-nucleare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;11 marzo scorso un catastrofico terremoto di magnitudo 8,9 della scala Richter ha scosso il Giappone e la successiva onda anomala che si è abbattuta sulla costa nord orientale ha falciato vite e devastato città intere.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/centrale-fukushima-radiazioni-giappone.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13307" title="centrale-fukushima-radiazioni-giappone" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/centrale-fukushima-radiazioni-giappone-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il binomio <strong><em>sisma-tsunami</em></strong> che ha messo in ginocchio il Giappone ha provocato un numero di morti che, a distanza di una settimana, è ancora in continua crescita: si parla di oltre <strong>15.000</strong> tra morti e dispersi. Ma il numero dei dispersi  potrebbe essere molto maggiore, dato che il dato ufficiale conta solo le persone la cui scomparsa è stata denuniciata alla polizia.</p>
<p>Il <strong>sisma</strong>, con epicentro in mare a 130 km dalla costa, ha fatto tremare il Giappone e dato origine ad un&#8217;<strong>onda anomala</strong> alta più di 10 m, che ha inghiottito l&#8217;intera provincia attorno alla città di <strong>Sendai</strong>. Un terremoto, pensate, di intensità tale da deviare di 10 cm l&#8217;<strong>asse terrestre </strong>(evento che, secondo gli esperti, porterebbe all&#8217;accorciamento della durata del giorno di qualche milionesimo di secondo).</p>
<p>Oltre all&#8217;emergenza terremoto, il Giappone si trova ad affrontare anche il pericolo di un <strong>disastro nucleare</strong>, un mostro contro cui quel paese ha già combattuto una volta.<span id="more-13300"></span></p>
<p>A tenere il mondo intero col fiato sospeso sono le centrali nucleari presenti in gran numero sul territorio giapponese, in particolare la <strong>centrale di Fukushima</strong>, che, a seguito dell&#8217;interruzione di fornitura di energia elettrica (non ancora ripristinata), ha cessato il raffreddamento del nocciolo di fusione e dei <strong>reattori</strong>, provocando un surriscaldamento delle <strong>barre di combustibile</strong> e quindi un livello di radioattività molto alto.</p>
<p>Da qui la corsa contro il tempo del<strong> Giappone</strong> per raffreddare i reattori, usando acqua di mare gettata attraverso idranti ed elicotteri nei giorni scorsi; le operazioni attraverso gli elicotteri sono state poi interrotte perché il livello delle radiazioni a cui venivano esposti era estremamente alto, dovendosi avvicinare al reattore dall&#8217;alto.</p>
<p>Le varie esplosioni che si sono susseguite nei reattori avrebbero sprigionato <strong>nubi radioattive</strong> e i livelli di radioattività sarebbero abbastanza alti da far evacuare le persone nel raggio di 30 km attorno alla centrale.</p>
<p>Intanto gli <strong>Stati Uniti</strong> temono che il governo Giapponese nasconda qualche  informazione riguardo al pericolo radiazioni ed il Presidente della  Commissione per la regolamentazione del nucleare statunitense, Gregory  Jaczko, lancia l&#8217;allarme, precisando che  il reattore in questione  emette delle radiazioni  esposte all&#8217;atmosfera a<strong> livelli estremamente elevati</strong>. L&#8217;idea che si fa sempre più spazio in queste ore è quella di seppellire con una colata di cemento la <strong>centrale di Fukushima</strong>.</p>
<p><em>Permettetemi una riflessione personale: questo disastro in Giappone passa sotto ai nostri occhi e ci scuote profondamente proprio mentre in Italia il Governo propone di costruire centrali nucleari di terza generazione per la produzione di energia elettrica, in un territorio ad alto pericolo sismico come il nostro e in cui la sicurezza stenta ad essere una priorità.<br />
</em></p>
<p><em>Tutte le centrali nucleari sono state fermate in Italia dall’esito  del referendum del 1987, tramite il quale il popolo italiano ha votato  contro l’uso del nucleare per scopi civili. </em></p>
<p><em> </em><em>Nonostante questo, si riaccende vivo in Italia il dibattito sul nucleare e sui suoi rischi, in un paese come il nostro in cui puntare tutto sulle energie rinnovabili sarebbe, a mio parere, intelligente e lungimirante per cercare l&#8217;autosufficienza energetica nazionale e per la tutela della salute delle generazioni future e dell&#8217;ambiente stesso. </em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>13 Marzo 2011: Passeggiata golosa tra natura e storia nell’Oltrepò Pavese.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 18:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CALYX</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la serie "Passeggiate golose tra natura e storia", l'associazione ricreativa culturale Calyx organizza per domenica 13 Marzo 2011 una camminata con accompagnatori locali e  pic-nic del mulattiere tra la rocca di Oramala e l’Eremo di Sant'Alberto di Butrio lungo uno dei percorsi più belli e ricchi di storia dell’Oltrepò Pavese montano. 


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2011/03/01/13-marzo-2011-passeggiata-golosa-tra-natura-e-storia-nelloltrepo-pavese/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Per la serie &#8220;Passeggiate golose tra natura e storia&#8221;, l&#8217;associazione ricreativa culturale Calyx organizza per domenica 13 Marzo 2011 una camminata golosa tra panorami, rocche ed abbazie nell&#8217;Oltrepò Pavese.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oltrepo-pavese.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13207" title="oltrepo-pavese" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oltrepo-pavese-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La passeggiata è organizzata con accompagnatori locali e pic-nic tra<strong> la rocca di Oramala </strong>e <strong>l’Eremo di</strong> <strong>Sant&#8217;Alberto di Butrio, </strong>lungo uno dei percorsi più belli e ricchi di storia dell’Oltrepò Pavese montano.</p>
<p>Il ritrovo dei partecipanti è previsto per le ore 09:45 al cancello di ingresso della Rocca di Oramala.<strong> </strong></p>
<p>Le attività inizieranno con la <strong>visita guidata della Rocca,</strong> oggi residenza privata, ma un tempo culla della famosa dinastia dei Malaspina che dominò le vie appenniniche tra la Pianura Padana ed il Mar Ligure dal Medioevo fino all’età moderna.</p>
<p>Terminata la visita<strong> </strong>si intraprenderà<strong> il cammino verso S. Alberto di Butrio </strong>attraverso un paesaggio d’altri tempi, caratterizzato da boschi secolari e squarci panoramici sulle vette Appenniche. Questo percorso si snoderà a quota 700 metri, parte su fondo stradale<span id="more-13188"></span> e parte su sentieri sterrati ed avrà una durata di circa 2 ore e 30 min.(Km. 5), offrendo numerose occasioni di conoscere, tramite gli<strong> accompagnatori locali,</strong> storie e curiosità su questi antichi percorsi e sul paesaggio, la flora e la fauna che li caratterizzano.</p>
<p>All’arrivo della passeggiata gli organizzatori in collaborazione a produttori locali predisporranno presso la foresteria dell’abbazia un <strong>pic-nic</strong> a base di specialità “di strada” tipiche del territorio e  provvederanno anche a spiegare l’origine dei varia cibi.</p>
<p>Una volta consumato il pic-nic verrà effettuata la <strong>visita guidata dell’Abbazia</strong> medievale, situata in posizione panoramica sopra la valle del Begna e famosa per lo splendido ciclo di affreschi quattrocenteschi che raccontano la storia e l’importanza di questo territorio per il transito dei pellegrini medievali diretti a Roma e Gerusalemme. Le attività si concluderanno verso le <strong>ore 16:00</strong> circa.</p>
<p>Dopo la visita dell’abbazia, il ritorno al punto di partenza potrà essere effettuato, secondo i desideri di ciascuno, ancora<strong> a piedi</strong>, attraverso un percorso parzialmente alternativo a quello di andata <strong>oppure</strong> con un servizio di trasporto dei guidatori per il recupero della propria auto con una <strong>navetta</strong> messa a disposizione dall’organizzazione.</p>
<p>La partecipazione è soggetta a prenotazione entro venerdì 11 Marzo ed al pagamento sul posto di un contributo di<strong> 25 Euro</strong> a persona a favore dell’associazione, a titolo di iscrizione alle attività e copertura dei costi per alimenti, bevande ed altri oneri organizzativi. Bambini fino a 10 anni: <strong>15 Euro</strong>.</p>
<p>Quote personalizzate per famiglie con più figli al seguito. L’iniziativa verrà attivata al raggiungimento di min. 15 partecipanti.</p>
<p>Ai partecipanti è richiesto di adottare un abbigliamento comodo secondo le temperature del momento e calzature da escursione, senza dimenticare  una borraccia o bottiglietta con acqua per il percorso ed eventuale  giacca impermeabile in caso di tempo incerto.</p>
<p><strong> </strong>INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:</p>
<p>E-mail: calyx_pv@alice.it</p>
<p>Tel 349.5567762 (Andrea)- 347.5894890 (Mirella)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2011%2F03%2F01%2F13-marzo-2011-passeggiata-golosa-tra-natura-e-storia-nelloltrepo-pavese%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>L&#8217;Erbavoglio: in arrivo la 4° edizione a Rivanazzano Terme.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 18:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CALYX</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[erbe selvatiche]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Erba-Voglio non esiste nemmeno nel giardino del re… Eppure con circa quaranta specie presenti, il territorio dell’Oltrepò Pavese è uno dei più ricchi di erbe selvatiche commestibili. Quest’abbondanza trova riscontro in numerose ricette locali della tradizione contadina, la cui origine risale già alle prime civiltà mediterranee e che, attraverso la storia degli orti botanici, sono [...]


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<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/lerbavoglio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13195" title="l'erbavoglio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/lerbavoglio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quest’abbondanza trova riscontro in numerose <strong>ricette locali </strong>della tradizione contadina, la cui origine risale già alle prime civiltà mediterranee e che, attraverso la storia degli orti botanici, sono giunte fino a noi.</p>
<p>Dopo anni di oblio a favore della cultura del supermercato, esse vengono ora riscoperte ed apprezzate per il loro <strong><em>valore nutritivo e salutistico</em></strong>.</p>
<p>Per celebrare questa ricchezza, l’<strong>Associazione Ricreativa Culturale Calyx</strong>, in collaborazione all’Agriturismo Chiericoni di Rivanazzano, ha organizzato per  il <strong>20 e 27 Marzo 2011</strong> due giornate durante le quali sarà possibile gustare nonché imparare a trovare, raccogliere e cucinare le <strong>erbe locali commestibili </strong>reperibili in natura.</p>
<p>IL PROGRAMMA: Il ritrovo è previsto per le <strong>ore 14:30</strong> presso l’<strong>Agriturismo Chiericoni di Rivanazzano Terme,</strong> dal quale, lasciate le auto, si partirà per<span id="more-13191"></span> una<strong> passeggiata didattica</strong> della durata di circa 2 ore, immersi nel dolce paesaggio delle prime pendici collinari della Valle Staffora.</p>
<p>Due esperti <strong>naturalisti</strong> ci guideranno lungo un facile percorso campestre, durante il quale verranno illustrate le tecniche di ricerca e raccolta, nonché le caratteristiche delle varie erbe selvatiche commestibili presenti sul posto.</p>
<p>Tornati all’Agriturismo Chiericoni si <strong>degusteranno piatti della tradizione</strong> oltrepadana elaborati con le erbe selvatiche viste durante il percorso. Al termine del rinfresco, lo chef dell’Agriturismo illustrerà la <strong>preparazione in cucina</strong> dei piatti presentati, consegnando a tutti i partecipanti un ricettario personalizzato a ricordo dell’evento.</p>
<p>Le attività avranno termine verso le ore 18:00.</p>
<p>Si raccomandano calzature comode ed un abbigliamento adatto ad un’escursione campestre.</p>
<p>La quota individuale di partecipazione è di 25 Euro.</p>
<p>La partecipazione è soggetta a prenotazione con almeno 4 giorni di anticipo rispetto alle date degli eventi presso l’Associazione Calyx ai seguenti contatti:</p>
<p><strong>E-mail: calyx_pv@alice.it                Tel. 349-5567762 (Andrea La Fiura) </strong></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2011%2F03%2F01%2Flerbavoglio-in-arrivo-la-4%25c2%25b0-edizione-a-rivanazzano-terme%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Rubinetto o potabile? a Pesaro Acqua Buona apre il dibattito.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 10:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua buona]]></category>
		<category><![CDATA[acqua da bere]]></category>
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		<description><![CDATA[Pesaro si fa protagonista attiva nel dibattito sull&#8217;acqua da bere, un tema di rilevanza nazionale oggi al centro dell&#8217;interesse pubblico, per la sua portata in termini non solo di salute ma anche economici e sociali. Alla sempre più viva attenzione da parte dei cittadini, si è aggiunta di recente la spinta innovatrice di un&#8217;impresa che [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/30/rubinetto-o-potabile-a-pesaro-acqua-buona-apre-il-dibattito/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Pesaro  si fa protagonista attiva nel dibattito sull&#8217;acqua da bere, un tema di  rilevanza nazionale oggi al centro dell&#8217;interesse pubblico, per la sua  portata in termini non solo di salute ma anche economici e sociali.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13151" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alla  sempre più viva attenzione da parte dei cittadini, si è aggiunta di  recente la spinta innovatrice di un&#8217;impresa che ha realizzato una  sintesi efficace tra salute, responsabilità e rispetto per l&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Acqua Buona</strong> è un nuovo sistema di <strong><em>purificatori per l&#8217;acqua</em></strong> ideato per contribuire a uno stile di vita sano e consapevole.</p>
<p>Nato  da un&#8217;idea di Franco Traversi, titolare della storica azienda pesarese  L&#8217;Arredo che comprende il marchio Mobilya, il progetto ha dato vita a  una vera e propria spin-off, la Green Building Srl.</p>
<p>La  crescente importanza della qualità e della provenienza dell&#8217;acqua che  beviamo ha portato sotto i riflettori le due principali modalità di  consumo, l&#8217;<strong>acqua di rubinetto </strong>e l&#8217;<strong>acqua minerale in bottiglia</strong>, che tuttavia presentano evidenti criticità sul piano sia<span id="more-13142"></span> della salute che dell&#8217;impatto ambientale.</p>
<p>In questo scenario, Acqua Buona si propone quindi come alternativa ottimale per garantire un&#8217;acqua a <em>chilometro zero</em> nel massimo controllo della sua qualità.</p>
<p>La  novità del progetto consiste in un sistema tecnologicamente avanzato  che migliora l&#8217;acqua utilizzata in cucina poco prima che sgorghi dal  rubinetto, fornendo<strong> la soluzione ideale per ogni diversa abitazione</strong> e assicurando la principale funzione che l&#8217;acqua possiede per il nostro organismo: quella di depurarlo.</p>
<p>Grazie all&#8217;analisi <em>ad hoc</em>,  diventa infatti possibile eliminare in modo comodo ed efficace non solo  a<strong>genti batterici e virali</strong>, ma anche lo stesso <strong>cloro</strong> ed eventuali tracce  di <strong>metalli pesanti</strong> e altre sostanze nocive, tra cui l&#8217;<strong>arsenico</strong>.</p>
<p>Anche  partendo da un elevato livello qualitativo, come nella maggior parte  delle città italiane ed anche a Pesaro, l&#8217;acqua è oggetto di un  significativo miglioramento per quanto riguarda la concentrazione di  minerali e calcare, così da renderla ottimale per le specifiche esigenze  di ogni età.</p>
<p>L&#8217;acqua così migliorata può  essere destinata ai molteplici usi che solitamente se ne fanno in  cucina, dal momento che anche il processo di cottura comporta il  trasferimento delle sostanze disciolte fino ai cibi, e quindi al nostro  organismo.</p>
<p>La  radicale differenza che caratterizza i purificatori <strong>Acqua Buona</strong>,  rispetto ad altri trattamenti al punto d&#8217;uso, consiste in un sistema  integrato di diverse <strong>tecnologie</strong> di filtraggio e purificazione, come la microfiltrazione, l&#8217;osmosi  inversa, lo scambio ionico e la ionizzazione, all&#8217;interno di un  apparecchio compatto e non invasivo.</p>
<p>Oltre a possere <strong>omologazioni di legge</strong> italiane ed europee,  il sistema di Acqua Buona è il risultato di una filiera italiana di  aziende specializzate e certificate, per garantire massima sicurezza ed  affidabilità.</p>
<p>La &#8220;personalizzazione&#8221; del prodotto si rispecchia nella continuità del  servizio, che offre una manutenzione periodica e costante da parte di  personale qualificato.</p>
<p>Dalla  prestigiosa sede di Mobilya in via Tevere, in pochi anni Acqua Buona è  entrata all&#8217;interno di migliaia di case italiane, grazie alla fiducia di  un portafoglio clienti in continua espansione che, insieme al vantaggio  in termini di salute e di rispetto per l&#8217;ambiente, ha riconosciuto  anche l&#8217;indiscutibile <strong>risparmio economico</strong>.</p>
<p>Recentemente l&#8217;azienda ha aperto le porte al settore della <strong>ristorazione</strong>,  dove si è presentata con successo grazie anche all&#8217;offerta di eleganti  bottiglie in vetro dall&#8217;etichetta personalizzata con il logo del  cliente.</p>
<p>Grazie  al suo network di competenze e professionalità, Acqua Buona rappresenta  oggi un esempio d&#8217;avanguardia per Pesaro, che assume così un ruolo di  primo piano nella questione tanto dibattuta dell&#8217;acqua potabile,  presentando il suo contributo a nuovi stili di vita e comportamenti  responsabili per l&#8217;oggi ma soprattutto per il domani.</p>
<p>FACEBOOK: ACQUA BUONA: <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100001678825143&amp;v=wall">http://www.facebook.com/profile.php?id=100001678825143&amp;v=wall</a></p>
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		<title>Auguri</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/12/24/auguri/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 16:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo Staff di OkAdv.net Vi augura un Buon Natale e un felice Anno Nuovo. Il nostro servizio di Newsletter riprenderà martedì 4 gennaio 2011. Auguri da tutto lo Staff! No related posts.


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Il nostro servizio di Newsletter riprenderà martedì 4 gennaio 2011.</p>
<p>Auguri da tutto lo Staff!</p>
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		<title>Messico ed energia solare: grandi capacità ma pochi progetti.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La creazione di impianti solari che vengano resi davvero efficaci richiede senz’altro un alto livello di irradiazione solare, cioè un alto livello di azione solare per costanza e forza, generando quantità significative di energia solare. La posizione latitudinale dei paesi nei quali si effettuano ricerche sul successo del solare è molto influente. Si vedano, negli [...]


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<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13132" title="solare" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solare.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>posizione latitudinale</strong> dei paesi nei quali si effettuano ricerche sul successo del solare è molto influente.</p>
<p>Si vedano, negli Stati Uniti, le Hawaii, New Mexico, Colorado, Missouri, Texas, Alabama, Mississippi e ciò che ragionevolmente accomuna tali stati è che sono all&#8217;incirca alla stessa latitudine.</p>
<p>Ma si può citare anche il <strong>Messico</strong>: considerato una opportunità d’energia solare senza pari (secondo un rapporto creato da Greentech Media, utilizzando anche i dati del Dipartimento energetico del Messico), presenta <strong>forti potenzialità</strong> nel <strong>solare</strong>, proprio grazie alla latitudine e all&#8217;angolazione solare rispetto al mondo.</p>
<p>Il Messico presenta valori di irradiazione pari a circa 5 kilowattora per metro quadrato al giorno (<strong>5 kWh/m2/giorno</strong>): non solo l&#8217;irradiazione solare media del Messico è del <strong>60%</strong> <span id="more-13111"></span>maggiore rispetto alla Germania (che offre dei dati di per sé buoni), ma, secondo l&#8217;International Energy Agency, il Messico è in grave ritardo nello sviluppo di tecnologie solari efficienti.</p>
<p>E poichè le <strong>reti elettriche </strong>non sono di solito  costruite esclusivamente entro i confini statali, ma toccano gli altri stati, sarebbe opportuno e conveniente che gli stati in grado di utilizzare in modo efficace l&#8217;energia solare pattuissero delle giuste politiche ambientali, sia all&#8217;interno dei propri confini che negli affari con gli stati vicini, il tutto per un consumo massiccio ed efficiente di questo tipo di energia.</p>
<p>Questo stato è quindi un esempio chiaro di come non basta avere risorse  geografiche, posizionali, naturali, per fare del <strong>rinnovabile</strong> un punto  d’arrivo soddisfacente; senza politiche adeguate e responsabili, i  “regali” della natura vengono malamente sprecati.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F12%2F16%2Fmessico-ed-energia-solare-grandi-capacita-ma-pochi-progetti%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto &#8220;delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia&#8221;. L&#8217;accordo prevede un “fondo climatico [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto &#8220;delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia&#8221;. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cancun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13115" title="cancun" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cancun.jpg" alt="" width="144" height="145" /></a>L&#8217;accordo prevede un <em><strong>“fondo climatico verde” </strong></em>con 100 miliardi di dollari all&#8217;anno di aiuti ai paesi poveri entro il 2020, misure volte a proteggere le foreste tropicali e a sviluppare e condividere nuove tecnologie di energia pulita.</p>
<p>I quasi <strong>200 paesi</strong> riuniti a Cancun chiedono inoltre agli scienziati di verificare se sarà necessario abbassare  l’obiettivo sulle temperature ad <strong>1,5 gradi</strong>, accogliendo gli appelli delle piccole isole che temono di  sparire per l’innalzamento degli Oceani (il presidente delle Maldive, che ha definito l&#8217;accordo <em>&#8220;determinante per la sopravvivenza della mia isola&#8221;</em>, lo ritiene altresì<em> &#8220;equilibrato e condivisibile&#8221;</em>).</p>
<p>Ma non c’è stato alcun progresso importante su come prolungare il protocollo di Kyoto nella parte in cui obbliga quasi 40 nazioni ricche a ridurre le emissioni di gas serra.<span id="more-13107"></span></p>
<p>E i gruppi ambientalisti sono ora sdegnati non solo per questo aspetto, ma anche perché non è chiaro in che modo i 100 miliardi di dollari l&#8217;anno per il <strong><em>“Fondo Verde”</em></strong> per il clima verranno gestiti e distribuiti.</p>
<p>Il principale successo a Cancun, dopo due settimane di colloqui, è stato semplicemente impedire il crollo dei negoziati sul <strong>cambiamento climatico</strong>, la promozione di sostegno per il passaggio alle economie a basso uso di carbonio e il ripristino della fiducia tra Paesi ricchi e poveri sulle sfide del riscaldamento globale.</p>
<p>Inutile nasconderlo: Copenaghen non ha soddisfatto, benché da lì si prenda anche spunto. Il commissario al clima dell’UE Connie Hedegaars ha affermato <em>“ci aspetta un viaggio lungo e impegnativo, ma ancora non so se un vero accordo giuridicamente vincolante sia fattibile in breve periodo”.</em></p>
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		<title>Google Earth Engine: monitoraggio e previsione dell&#8217;evoluzione della Terra.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 10:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/13/google-earth-engine-monitoraggio-e-previsione-dellevoluzione-della-terra/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13094" title="google_earth_engine" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Google Earth Engine</strong>, introdotto durante i colloqui sul clima a <strong><a title="Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" target="_self">Cancun</a>,</strong> utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della NASA.</p>
<p>Google sta già lavorando su alcune <strong>applicazioni</strong> che consentano il monitoraggio e la mappatura del fenomeno della<strong> deforestazione</strong>, delle sue tendenze, e dello stretto rapporto tra esso e l’utilizzo del territorio da parte dell’uomo, compresa la creazione di una <strong>mappatura</strong> (la più grande mai fatta) delle <strong>foreste del Messico</strong> e delle <strong>risorse idriche</strong> esistenti.</p>
<p>Questo progetto da solo avrebbe richiesto tre anni di processo utilizzando un singolo computer e invece i funzionari di <strong>Google</strong> hanno evidenziato come basti solo un giorno, <span id="more-13083"></span>usando Google Earth Engine.</p>
<p><em>&#8220;Nessuno è mai stato in grado di analizzare la complessiva mole di dati riguardanti ad esempio il Messico, nessuno si è mai avvicinato a riuscirci&#8221;</em> ha dichiarato Rebecca Moore, responsabile tecnico del progetto.</p>
<p>Google afferma di offrire <strong>20 milioni di ore all’anno</strong> di uso delle CPU della piattaforma per i prossimi due anni alle nazioni in via di sviluppo, alle organizzazioni scientifiche, agli scenziati che ne faranno richiesta, tutto col fine di utilizzare la piattaforma, non solo per <em>“pre-processare”</em> le sequenze visive (ottenendo immagini chiare e senza “ostacoli” come le nuvole) ma anche per creare una rete collaborativa tra esperti.</p>
<p>Questa piattaforma potrebbe dunque emergere come uno strumento critico e attendibile per l&#8217;esecuzione di iniziative basilari, quali la <strong>gestione del territorio </strong>(vedasi il programma REDD delle Nazioni Unite, in cui le nazioni più ricche pagano le nazioni in via di sviluppo per preservare le foreste pluviali).</p>
<p>Guarda ilo <strong>video di presentazione</strong> di Google Earth Engine in inglese:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Progressivo sbiancamento della barriera corallina: un&#8217;ecosistema in crisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 12:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) stima che le barriere coralline sane generano fino [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/progressivo-sbiancamento-della-barriera-corallina-unecosistema-in-crisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13062" title="sbiancamento-coralli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La National Oceanic and Atmospheric Administration (<strong>NOAA</strong>) stima che le barriere coralline sane generano fino a 375 miliardi di dollari ogni anno in cibo, lavoro e turismo.</p>
<p>Ma sono nel contempo vitali e vulnerabili ai cambiamenti, e la combinazione di <strong>aumento</strong> delle <strong>temperature</strong> oceaniche di superficie e aumento dell’<a title="Appello degli scienziati contro l’acidificazione degli oceani" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/appello-degli-scienziati-contro-lacidificazione-degli-oceani/" target="_self"><strong>acidificazione</strong></a> sta devastando i coralli in tutto il mondo, portando ad uno<strong><em> “sbiancamento” </em></strong>e ad una morìa mai registrati prima.</p>
<p><em>&#8220;In questo momento, le barriere coralline di tutto il mondo sono come la candeggina, il che indica la loro crisi organica&#8221;</em> ha affermato Mark C. Eakin, componente del NOAA.</p>
<p>Questi sbiancamenti si verificano con i cambiamenti nella<strong> salinità</strong> degli oceani, il deflusso di nutrienti e altre sostanze inquinanti, ma alcuni scienziati affermano che questo<span id="more-12965"></span> processo è semplicemente indicativo della enorme sensibilità del corallo nel registrare il <strong>riscaldamento dell&#8217;oceano</strong>.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana su un sito americano, grandi eventi di sbiancamento si ripetono ai <strong>Caraibi </strong>ogni cinque anni o anche meno, e con crescente intensità; probabilmente, il ripetersi di questi eventi ha  via via causato il <strong><em>declino inarrestabile della barriera</em></strong>, che continuerà. Questo processo fa pensare ad un futuro tormentato per gli ecosistemi marini tropicali con un clima sempre più caldo.</p>
<p>La studiosa <strong>Rebecca Albright </strong>della <strong>Miami Universit</strong>y, al termine di alcune ricerche, ha affermato che <em>“la sopravvivenza del corallo nuovo potrebbe diminuire del 73% entro il 2100”.</em></p>
<p>Data la sensibilità dei coralli all&#8217;inquinamento, il riscaldamento degli oceani, e l&#8217;acidificazione, i coralli sono il <em>&#8220;canarino in una miniera di carbone&#8221;</em> per gli oceani del mondo. L’<strong>ecosistema marino</strong> ha la capacità di influenzare fortemente l’intero ambiente globale, con delle fortissime implicazioni nella catena alimentare, nel benessere dell’uomo, e nella vivibilità della Terra.</p>
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		<title>Intervista esclusiva alla segretaria del sindaco di Piombino sul futuro del golfo di Baratti.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 10:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 14 novembre è partito il percorso partecipato organizzato dall’amministrazione comunale di Piombino (Li) per discutere assieme a cittadini, tecnici, imprenditori e commercianti del futuro di un gioiello della costa Toscana: il golfo di Baratti. Abbiamo a questo proposito intervistato la garante del percorso, Monica Pierulivo. Lo scorso agosto è stata resa pubblica una prima [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/momento-decisivo-per-il-futuro-del-golfo-di-baratti-intervista-esclusiva-alla-segretaria-del-sindaco-di-piombino/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Domenica 14 novembre è partito il percorso partecipato organizzato dall’amministrazione comunale di Piombino (Li) per discutere assieme a cittadini, tecnici, imprenditori e commercianti del futuro di un gioiello della costa Toscana: il golfo di Baratti. Abbiamo a questo proposito intervistato la garante del percorso, Monica Pierulivo. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Piombino_Golfo_Baratti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12997" title="Piombino_Golfo_Baratti" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Piombino_Golfo_Baratti.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo scorso agosto è stata resa pubblica una prima<strong> <em>bozza</em></strong> del<strong> Piano Particolareggiato di Baratti e Populonia</strong>, elaborata da un gruppo di progettazione con la consulenza esterna dell&#8217;architetto Silvia Viviani.</p>
<p>Nonostante si trattasse di una bozza propositiva, questo documento ha scaldato gli animi di centinaia di cittadini affezionati o in qualche modo legati al golfo stesso, che si sono sentiti esclusi dal processo progettuale e decisionale e che hanno individuato alcuni <strong><em>punti critici</em></strong> da contestare all&#8217;amministrazione stessa.</p>
<p>Da questo movimento di opinioni è nato un <strong><em>comitato cittadino</em></strong>, chiamato comitato <strong>&#8220;Giù le mani da Baratti&#8221;</strong> che con forza ha chiesto di venire ascoltato dal Sindaco.</p>
<p>Parallelamente alla protesta cittadina, da ottobre è partito un <strong><em>percorso partecipativo</em></strong> che permetterà a tutti gli interessati di venire a conoscenza delle proposte contenute<span id="more-12970"></span> all&#8217;interno della bozza di Piano Particolareggiato e, soprattutto, di contribuire al processo decisionale attraverso interrogazioni e consigli.</p>
<p>Oggi, rimane grande la diffidenza nei confronti dei membri del Comitato nei confronti dell&#8217;amministrazione comunale. Per questo, abbiamo ritenuto utile fare una serie di <em><strong>interviste </strong></em>ai vari attori di questo vero e proprio conflitto ambientale e sociale, in modo da fare chiarezza sulla situazione presente e illuminare una via verso il dialogo e l&#8217;ascolto.</p>
<p>Partiamo intervistando<strong> Monica Pierulivo</strong>, responsabile dell&#8217;<em><strong>ufficio stampa</strong></em> e dell&#8217;<strong><em>ufficio partecipazione del comune di Piombino</em></strong>, nonché <em><strong>garante</strong></em> del percorso partecipativo appena iniziato.</p>
<p><strong>Il comune ha avviato un percorso partecipativo della durata di circa 3 mesi per parlare del futuro sviluppo della zona di Baratti. Ciò significa che il sindaco è disposto a trattare su alcuni punti chiave del Piano Particolareggiato o il percorso è più informativo che partecipativo?</strong></p>
<p><em>Si tratta di un percorso partecipativo e non solo informativo: alla sua base c&#8217;è la volontà dell&#8217;amministrazione di ascoltare e recepire nuovi suggerimenti e proposte, in modo di arrivare a una nuova bozza il più possibile condivisa.</em></p>
<p><em>Per promuovere percorsi partecipativi è necessario passare da una fase di informazione e comunicazione strutturata. Perciò abbiamo predisposto alcuni strumenti conoscitivi tra cui una pagina web sul sito del Comune e una guida informativa che inquadra il Piano particolareggiato indicando gli obiettivi che si prefigge. </em></p>
<p><em>In questo documento sono riportati i punti di vista di alcuni stakeholders del territorio (associazioni ambientaliste, la Parchi, il comitato, ecc&#8230;).</em></p>
<p><em>I sopralluoghi che abbiamo svolto sono un ulteriore momento di informazione e avviano un confronto con l’amministrazione e i tecnici. In questi incontri i cittadini hanno visitato i luoghi oggetto di intervento nella bozza del Piano e hanno potuto chiedere chiarimenti direttamente ai tecnici e agli amministratori. </em></p>
<p><em>Successivamente sono previsti tre laboratori di discussione con cittadini autocandidati e cittadini campionati (il campionamento e le telefonate di invito sono a cura dell’Università di Siena). In queste serate lavoreremo in piccoli gruppi moderati dai facilitatori di Sociolab, la società incaricata dall’Amministrazione di gestire questo percorso. </em></p>
<p><em>Le indicazioni e le raccomandazioni definite dai cittadini presenti alle tre serate saranno consegnate all’Amministrazione che, in un’assemblea pubblica che si terrà a gennaio, si esprimerà su di esse motivando le sue scelte.</em></p>
<p><em>Il piano non è definitivo anche se rimangono alcuni vincoli legati, da un lato, all’impossibilità di espropriare il Casone per destinarlo a funzioni pubbliche, dall’altro, alla necessità di contenere l&#8217;impatto dell&#8217;afflusso turistico determinato dal recupero del complesso di Poggio all’Agnello.</em></p>
<p><strong>Dall&#8217;estate ad oggi sono emersi vari punti chiave di questa bozza che sono criticati dal comitato &#8220;Giù le mani da Baratti&#8221;. Le farò una lista di alcuni di essi e le chiederò se sono trattabili o meno. Tralasceremo di parlare del Casone: questione delicata che affronteremo magari in un secondo incontro. </strong></p>
<p><strong>1. Modifiche al traffico veicolare estivo, trattabile o no?</strong></p>
<p><em>Nonostante il fatto che le modalità di regolamentazione del traffico non siano incluse nel Piano Particolareggiato di Baratti, che si configura come piano urbanistico, è importante comunque recepire osservazioni e suggerimenti sul tema del traffico veicolare in un&#8217;area così pregiata, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso.</em></p>
<p><strong>2. La foresteria al Centro Velico, trattabile o no?</strong></p>
<p><em>Non c&#8217;è nessuna previsione di foresteria al Centro Velico nel piano particolareggiato. Comunque l&#8217;area della pineta è particolarmente importante anche dal punto di vista archeologico, e dovrebbe essere oggetto di un&#8217;attenzione massima: per questo è sicuramente trattabile.</em></p>
<p><strong>3. Concessione balneare al villaggio turistico di Poggio all&#8217;Agnello, trattabile o no?</strong></p>
<p><em>Prima di tutto bisogna dire che ci sarà una gara pubblica per decidere chi avrà la concessione. L&#8217;apertura di quel villaggio significa che ci sarà un aumento di pressione antropica sulla spiaggia, quindi va trovata una soluzione alternativa. </em></p>
<p><em>La proposta dell&#8217;amministrazione era quella di creare un ambito balneare che utilizzasse il fronte mare dietro il ristorante Canessa, una zona attualmente abbastanza abbandonata dove esiste un parcheggio auto. </em></p>
<p><em>Anche attraverso soluzioni diverse l’obiettivo è quello di rispondere al prevedibile impatto di flussi turistici determinati dal recupero di Poggio all’Agnello.</em></p>
<p><strong>Questa zona non è stata oggetto di discussione a proposito dell&#8217;erosione costiera?</strong></p>
<p><em>L’intervento ipotizzato nella bozza di Piano prevedeva la realizzazione di una piattaforma in legno. Comunque le modalità di realizzazione di questa struttura e le relative prescrizioni saranno naturalmente discusse e concordate con la Soprintendenza per avere la massima garanzia dal punto di vista paesaggistico.</em></p>
<p><strong>Lei esclude la possibilità di una concessione balneare per altre zone del golfo?</strong></p>
<p><em>Si, questa cosa è esclusa: sulla spiaggia non ci sarà nessuna concessione aggiuntiva. </em></p>
<p><strong>4. Interventi per contrastare l&#8217;erosione costiera, trattabili o no?</strong></p>
<p><em>Gli interventi atti a contrastare l’erosione sono di competenza della Provincia e della Regione. Il golfo di Baratti ha un bilancio sedimentario negativo, cioè si sta lentamente erodendo. </em></p>
<p><em>Alcuni anni fa è stato definito un progetto provinciale che ha avuto una gestazione difficile per la delicatezza dell&#8217;area e per le soluzioni progettuali molto complicate. Ad esempio, ad oggi non è stato ancora individuato un tipo di sedimento idoneo per il ripascimento. </em></p>
<p><em>La provincia ha messo quindi a punto un progetto diviso in due stralci funzionali: il primo stralcio, che speriamo parta a breve, prevede che si chiudano dei canali sottomarini posti alle due estremità del golfo e che si faccia un piccolo ripascimento della spiaggia di circa 10.000 metri cubi in modo da testare l&#8217;efficacia di questi tamponamenti sottomarini. </em></p>
<p><em>A ciò seguirà un monitoraggio per capire se ci sono risultati positivi e poi si attiverà il secondo stralcio. Come vedi si tratta di una cosa in divenire molto complicata ed è di competenza della provincia. </em></p>
<p><strong>5. Parliamo del parcheggio delle Caldanelle. Il comune ha espresso la volontà da un lato di rendere il golfo accessibile a tutti, dall&#8217;altro lato di diminuire il traffico veicolare nel periodo estivo. Vorrebbe promuovere uno sviluppo turistico sostenibile creando una struttura polifunzionale alle Caldanelle chiamata &#8220;Porta al Parco&#8221;. Si parla di noleggio di biciclette, di infopoint di mezzi pubblici, di 450 posti auto, 50 posti camper e di 6000 metri cubi di fondi commerciali. Ipotizziamo due scenari futuri.</strong></p>
<p><strong>Nel primo scenario il traffico veicolare viene chiuso nel periodo estivo (escluso ai residenti e ai clienti degli alberghi). Chi vuole andare al mare parcheggia alle Caldanelle e può raggiungere la spiaggia in navetta o a piedi o in bici: siccome c&#8217;è da attraversare la trafficatisssima e pericolosa strada Aurelia, il comune pensa di creare sovrapassi, piste ciclabili e passaggi pedonali per le famiglie? </strong></p>
<p><em>Questa potrebbe essre una domanda da porre all&#8217;amministrazione in un incontro del percorso partecipato: esso serve per l&#8217;appunto a ricevere dei contributi per prendere le decisioni migliori. </em></p>
<p><strong>Nel secondo scenario il traffico veicolare è lasciato libero, come è oggi. I parcheggi sul golfo saranno i primi ad essere occupati, dopodiché si inizierebbe a riempire il parcheggio delle Caldanelle, che ora risulterebbe più comodo e &#8220;appetibile&#8221; perché arricchito di servizi e comodità. In questo caso non verrebbe aumentata la pressione antropica sulla spiaggia?</strong></p>
<p><em>Probabilmente sì, questo scenario va sottoposto a discussione e riflessione. Lo scopo dell&#8217;amministrazione è sempre diminuire il carico antropico estivo. </em></p>
<p><strong>Parliamo del centro di commercio e servizi di 6000 metri cubi. Trattabile o no?</strong></p>
<p><em>Anche questa è una proposta che può tranquillamente essere messa in discussione. E&#8217; legittimo pensare che un&#8217;area di 6000 metri cubi sia sovradimensionata e non ci sono problemi a rivedere insieme le volumetrie e a ripensarla. Era stata fatta con l&#8217;idea di offrire una zona di servizi a chi parcheggiava lì, camperisti e tutti i visitatori in generale.</em></p>
<p>Il tempo stringe, l&#8217;intervista finisce. In qualità di garante della comunicazione Monica ci tiene a sottolineare che il suo obiettivo è quello di fornire tutti gli elementi conoscitivi utili, nella convinzione che questo percorso possa essere importante per la condivisione di obiettivi in funzione di un bene comune riconosciuto come Baratti.</p>
<p>Noi, non possiamo certo giudicare. Se il percorso partecipativo porterà a delle soluzioni progettuali condivise tra amministrazione e cittadinanza allora forse la grande tensione che aleggia adesso si scioglierà: speriamo che questo accada, e soprattutto che <a title="Ritroviamo l’armonia con una passeggiata" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/12/ritroviamo-larmonia-con-una-passeggiata/" target="_self">Baratti</a> rimanga la perla preziosa di paesaggio e cultura che oggi è.</p>
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		<title>US-DOE: &#8220;lavoriamo su un innovativo sistema solare per finestre&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 14:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le finestre, si sa, lasciano entrare la luce e il calore del Sole. Attualmente vi sono diverse “forme di progettazione passiva” delle finestre per giungere alla &#8220;massimizzazione della luce&#8221;, dal momento che il calore è energia e può essere trasformata in elettricità. Un nuovo tipo di pellicola trasparente solare è stato sviluppato dal Dipartimento dell&#8217;Energia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/us-doe-lavoriamo-su-un-innovativo-sistema-solare-per-finestre/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le finestre, si sa, lasciano entrare la luce e il calore del Sole. Attualmente vi sono diverse “forme di progettazione passiva” delle finestre per giungere alla &#8220;massimizzazione della luce&#8221;, dal momento che il calore è energia e può essere trasformata in elettricità. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solare-finestre.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12949" title="solare-finestre" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solare-finestre.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un nuovo tipo di<strong> pellicola trasparente solare</strong> è stato sviluppato dal Dipartimento dell&#8217;Energia degli Stati Uniti e potrebbe trasformare le<strong> finestre</strong> in generatori di elettricità pulita. Sfruttando la potenza del sole, tali dispositivi di captazione solare aumenterebbero la probabilità di contatto diretto con i suoi raggi.</p>
<p>Gli scienziati del <strong>US-Department of Energy</strong> (US-DOE), in collaborazione anche con altri istituti, si propongono di migliorare il rapporto costi-efficacia e la scalabilità di produzione di finestre solari.</p>
<p>Si tratta di un<strong> polimero semiconduttore</strong> integrato con <strong>fullereni</strong> ricchi di carbonio. Il polimero dimostra la sua efficienza quando viene applicato su una superficie ristretta e in condizioni attentamente controllate, ma vi sono le basi perché tale efficienza<span id="more-12715"></span> permanga anche su una vasta area, ciò perché il materiale si auto-assembla in un modello di ripetizione di <strong>celle esagonali</strong> a forma di micron di dimensioni simili ad un nido d&#8217;ape.</p>
<p>Secondo i ricercatori, i bordi densamente imballati <strong>a forma di favo</strong> assorbono la luce e possono facilitare la conducibilità elettrica, mentre i centri non assorbono molta luce e sono relativamente trasparenti.</p>
<p>Alcuni studiosi stanno studiando non solo ottimi sistemi concernenti le finestre, ma anche le tende alla veneziana: il design del pannello solare in <strong>stile veneziano</strong> di Vincent Gerkens è una innovativa tecnologia verde che cattura l&#8217;energia solare durante il giorno e la restituisce di notte.</p>
<p>Si tratta di una cella solare flessibile che si adatta su tutta la superficie delle <strong>tende</strong> e l’energia catturata dalle celle solari flessibili verrà archiviata nella parte in cui entra il cavo di trazione e sarà disponibile per altri usi, quali computer o altri dispositivi elettrici.</p>
<p>Questi nuovi metodi d’uso dell’energia solare non sono ancora in commercio, ma vi sono le basi perché lo siano. Gli esperimenti proseguono, con l’obiettivo di sfruttare al meglio la fonte naturale per eccellenza di energia.</p>
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		<title>Sultano: uno stambecco straordinario.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 14:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Centro Visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso a Chanavey (Val di Rhemes), si trova il corpo imbalsamato di un animale straordinario: lo stambecco Sultano. Era imponente e visse molto a lungo, circa 18 anni. Aveva un fascino ed un carisma eccezionali, perciò gli altri stambecchi, ed i lavoratori del Parco, lo ammiravano e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/sultano-uno-stambecco-straordinario/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nel Centro Visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso a Chanavey (Val di Rhemes), si trova il corpo imbalsamato di un animale straordinario: lo stambecco Sultano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12928" title="stambecco" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecco.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Era imponente e visse molto a lungo, circa 18 anni. Aveva un fascino ed un carisma eccezionali, perciò gli altri stambecchi, ed i lavoratori del Parco, lo ammiravano e rispettavano.</p>
<p>Questo bellissimo <strong><em>stambecco maschio</em></strong> comparve all&#8217;improvviso in alta Val di Rhèmes una mattina del giugno 1985: nessun guardiaparco lo aveva mai visto prima. Aveva una mole possente, grandissime corna: certo le femmine non dovevano mancargli, perciò fu chiamato Sultano e da allora fu tenuto d&#8217;occhio dal personale del <strong>Parco del Gran Paradiso</strong>.</p>
<p>Era difficile seguirlo a causa del suo carattere eccezionalmente diffidente. Tuttavia, molti si ricordano di lui, e nel libro &#8220;<strong><em>Sultano delle nevi. Una storia vera del Gran Paradiso</em></strong>&#8221; di Ariberto Segàla sono riportate varie testimonianze a proposito.<span id="more-12522"></span></p>
<p>&#8220;<em>Sultano? Un leader nato, uno che sapeva comandare e soprattutto trasmettere ai compagni le proprie esperienze. In gioventù aveva probabilmente sperimentato la cattiveria dell&#8217;uomo. Per questo, io credo, era diffidente e appena si profilava qualcosa o qualcuno che lui riteneva un pericolo, trascinava subito il branco con sé. Gli ubbidivano tutti, e tutti, giovani e vecchi, seguivano le sue abitudini, i suoi movimenti.</em> &#8221; (Stefano Borney, Aiuto caposervizio in Valle di Rhèmes)</p>
<p>&#8220;<em>Sultano? Fiero, energico, irruente, deciso. Uno stambecco capolavoro. Durante la stagione degli amori non aveva neppure bisogno di affrontare in duello i rivali. Li sconfiggeva con il solo apparire. Intelligente? Il fatto di essere riuscito a sfiorare i 18 anni, guidando un branco, significa che sapeva operare delle scelte: arrivare, per esempio, ai pascoli migliori nel momento più opportuno</em>&#8220;. (Vittorio Peracino, ex ispettore sanitario)</p>
<p>Le guardie del parco percepivano in <strong>Sultano</strong> un misto di intelligenza, intuizione e potenza. Quando morì, fu chiaro a tutti quanto fosse stato speciale: gli <strong><a title="Stambecchi: eccezionali equilibristi un tempo vittime della superstizione" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/stambecchi-eccezionali-equilibristi-un-tempo-vittime-della-superstizione/" target="_self">stambecchi</a> </strong>visitarono il suo corpo silenziosamente, ed il cane della persona che riprese la scena (incaricata dal parco di seguire l&#8217;animale morente), invece di mostrare curiosità o eccitazione alla vista della carcassa, semplicemente vi si sedette accanto.</p>
<p>Spesso noi crediamo di essere gli unici animali in grado di pensare in modo intelligente, di provare emozioni, di avere coscienza di noi stessi: le cose non stanno così, e parallelamente alla nostra vita di umani si sviluppano<strong> vite animali </strong>altrettanto interessanti, emozionanti e dense di significati che, forse, non sapremo mai afferrare.</p>
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		<title>Stambecchi: eccezionali equilibristi un tempo vittime della superstizione.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 10:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stupiscono tutti gli stambecchi “equilibristi” immortalati nelle foto di Adriano Migliorati. Scalano con naturalezza la diga del lago Cingino, alta quasi 49 metri, per poter leccare il sale necessario ad integrare la loro dieta vegetariana. Ma come fanno a non cadere? E chi sono, questi straordinari animali? Le foto scattate da Adriano Migliorati hanno trovato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/stambecchi-eccezionali-equilibristi-un-tempo-vittime-della-superstizione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Stupiscono tutti gli stambecchi “equilibristi” immortalati nelle foto di Adriano Migliorati. Scalano con naturalezza la diga del lago Cingino, alta quasi 49 metri, per poter leccare il sale necessario ad integrare la loro dieta vegetariana. Ma come fanno a non cadere? E chi sono, questi straordinari animali?<br />
</strong></p>
<div id="attachment_12882" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecchi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-12882" style="margin-right: 10px;" title="stambecchi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecchi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Adriano Migliorati</p></div>
<p>Le foto scattate da <em><strong>Adriano Migliorati</strong></em> hanno trovato recentemente ampio spazio sulla stampa inglese ed oggi fanno il giro di internet.</p>
<p>Ritraggono alcuni <strong>stambecchi delle Alpi</strong> (<em>Capra ibex</em>) che scalano senza apparente difficoltà la parete quasi verticale della diga del lago Cingino a quota <em><strong>2.250 metri </strong></em>nel parco naturale della <strong>Valle Antrona</strong>, in Piemonte.</p>
<p>Sembra impossibile che non cadano, eppure si muovono con naturalezza, agilità e leggerezza.</p>
<p>Tuttavia, non c’è nulla di anormale: semplicemente questa specie, perfettamente adattata al suo ambiente, cioè le praterie d’alta quota e le pareti rocciose, ha trovato in un habitat artificiale (la parete della diga) un nuovo luogo di approvvigionamento di sale, sotto forma di <em><strong>salnitro</strong></em>, presente in quantità<span id="more-12514"></span> insufficiente nella dieta da pascolo.</p>
<p>Gli animali riescono a non cadere grazie alla particolare conformazione degli <strong>zoccoli</strong> che sono larghi, morbidi, elastici e composti da due parti articolate in maniera indipendente.</p>
<p>Gli <strong><a title="Sultano: uno stambecco straordinario" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/sultano-uno-stambecco-straordinario/" target="_self">stambecchi</a> </strong>sono animali straordinari. Anche se oggi ci sembrano lontani, remoti, inavvicinabili, un tempo non era così: la loro storia recente è intimamente legata all’uomo.</p>
<p>Ai tempi dei<strong> romani</strong> abitavano quasi tutte le montagne alpine, e venivano catturati per usarli nei giochi circensi. Nel <strong>medioevo</strong> caddero vittima della superstizione: si pensava infatti che le parti del loro corpo servissero a curare svariate malattie (un po&#8217; come capita oggi alle tigri e ai rinoceronti…).</p>
<p>Ancora nel<strong> XIX secolo</strong> lo stambecco veniva usato nella medicina: si pensava che il suo sangue curasse i calcoli della vescica, con le corna si facevano anelli che proteggevano dai malanni e persino gli escrementi venivano raccolti e usati nella cura della tubercolosi e della gotta.</p>
<p>Chi uccideva uno stambecco, insomma, faceva i soldi: per questo verso il 1850 si estinse definitivamente in Svizzera. Ne rimase una<strong><em> popolazione superstite</em></strong> soltanto nella zona del Gran Paradiso, dove la casa reale sabauda emanò a partire dal 1821 severi divieti di caccia e affidò la protezione degli stambecchi a una compagnia di guardie forestali.</p>
<p>Gli stambecchi ora viventi discendono tutti dalla piccola popolazione superstite del Gran Paradiso: fortunatamente molti progetti di reintroduzione sono andati a buon fine ed oggi questi<strong> bovidi</strong> possono vivere in numerose vette alpine, protetti da una legislazione che tiene conto della loro natura e vulnerabilità.</p>
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		<title>Neonicotinoidi: pesticidi killer degli uccelli.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 08:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie. Gli insetticidi in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli uccelli del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/neonicotinoidi-pesticidi-killer-degli-uccelli/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12869" title="neonicotinoidi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>insetticidi</strong> in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli <strong>uccelli</strong> del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del declino delle popolazioni di <strong>api</strong> in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p>Si incollano ai semi della pianta infiltrandosi bene: qualsiasi piccolo<strong> insetto</strong> che mangi la pianta viene immediatamente infettato. La tossina attacca il sistema nervoso centrale e provoca una morte rapida.</p>
<p>E&#8217; molto meno tossico per gli altri animali, perché v’è una composizione chimica in grado di dimostrare più efficacia sui comuni insetti.</p>
<p>Nel libro <em>“The Systemic Insecticides: A Disaster in the Making” </em>(Insetticidi sistemici: un disastro in atto) Henk Tennekes, ricercatore presso i <em>“Servizi di tossicologia sperimentale”</em> a Zutphen, Paesi Bassi, ha legato l&#8217;uso di neonicotinoidi al declino delle<span id="more-12708"></span> popolazioni di uccelli.</p>
<p>Il ricercatore nel libro afferma che:<em> &#8220;I massicci cali numerici di determinate specie di uccelli sin dal 1990 si basano su ciò che mangiano, ossia sulla scarsità progressiva degli insetti a loro disposizione. Inoltre, quelle sostanze chimiche influiscono negativamente sulla capacità di spostamento delle api, il che porta le stesse api a trascurare l&#8217;alimentazione e la cura delle uova e delle larve&#8221;.</em></p>
<p>Tuttavia, tra le cause di questo collasso dobbiamo anche annoverare altri possibili fattori, come gli <strong>acari-varroa</strong>, malattie trasmesse dagli insetti, <strong>malnutrizione</strong>, <strong>colture geneticamente modificate</strong>, e anche le <strong>radiazioni del telefono cellulare</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania e la Francia hanno severamente limitato l&#8217;uso dei neonicotinoidi. L&#8217;efficacia di questo <strong>pesticida</strong> ha sicuramente influito sugli insetti, ma a pagare di più sono evidentemente gli uccelli.</p>
<p>Con i <strong>neonicotinoidi</strong>, usati con intensità inferiore al DDT ma di maggiore potenza, gli agricoltori intendono proteggere le loro <strong>colture</strong>, perché essi rendono le piante più resistenti alla siccità, ai bassi livelli di pH, allo stress da calore, e alle infezioni virali.</p>
<p>Nonostante le ricerche proseguano, l’Europa sta avviando un percorso di vera limitazione dell’uso di queste sostanze. Ma per Henk Tennekes <em>“un divieto globale è l&#8217;unica soluzione, dobbiamo evitare danni catastrofici alla nostra natura, alla nostra salute”.</em></p>
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		<title>Greenwashing: grandi pubblicità&#8230; senza una concreta realtà.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 16:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Greenwashing è la propensione delle aziende ad investire ingenti quantità di denaro in pubblicità, campagne promozionali, azioni di comunicazione, per dimostrare al pubblico di essere sensibili ai temi ambientali. Ma questo non vuol dire che di fatto si concretizzino certi comportamenti. Ossia, si investe nelle pubblicità senza investire nell’“oggetto” delle pubblicità. È sostanzialmente una [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/greenwashing-grandi-pubblicita-senza-una-concreta-realta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Greenwashing è la propensione delle aziende ad investire ingenti quantità di denaro in pubblicità, campagne promozionali, azioni di comunicazione, per dimostrare al pubblico di essere sensibili ai temi ambientali.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12830" title="greenwashing" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma questo non vuol dire che di fatto si concretizzino certi comportamenti.</p>
<p>Ossia, si investe nelle pubblicità senza investire nell’“oggetto” delle pubblicità. È sostanzialmente una finzione, finzione di essere <em><strong>“verde”</strong></em>.</p>
<p>Ad esempio, si tende ad evidenziare un aspetto positivo del prodotto, trascurando tutto il resto, attraverso l’uso strategico di determinate parole chiave. Precisiamo che il problema riguarda aziende di ogni dimensione, grandi e piccole.</p>
<p>O ancora, v’è <strong><a title="Le “ecobugie” dei prodotti sul mercato e il “greenwashing” delle aziende." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/le-eco-bugie-dei-prodotti-sul-mercato-e-il-greenwashing-delle-aziende/?preview=true&amp;preview_id=8907&amp;preview_nonce=a057378139" target="_self">greenwashing</a></strong> quando si comunicano certe iniziative virtuose, in realtà irrilevanti e non inserite nel contesto sistematico del prodotto: la compensazione<span id="more-12675"></span> di emissioni di <strong>CO2</strong> con un singolo progetto di riforestazione ci porterebbe a considerare “green” la marca (o il prodotto) che ha annunciato la suddetta riforestazione di una zona.</p>
<p>Anche qui si ignora il complesso di <strong>passaggi</strong> che conduce a creare quel prodotto, e quindi la riforestazione nulla ha a che fare con la creazione del prodotto di quell’azienda.</p>
<p>O ancora, il fatto che si parli di <strong>&#8220;prodotti bio&#8221;</strong> conduce il singolo a pensare che, attraverso quel “bio”, il prodotto abbia una composizione e una formazione del tutto sostenibile, ma così non è.</p>
<p>In questa prospettiva svolge un ruolo importante lo <strong>IAP</strong> (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) che agisce, in assoluta indipendenza, per tutelare il <strong>consumatore </strong>(anche attraverso un sistema di giudizio, con appositi organi interni, la cui autorità è ormai riconosciuta da tutti in virtù di un apposito codice da tutti sottoscritto).</p>
<p>Bisogna dunque fare molta attenzione a non cadere nel tranello del <strong><em>“Choose me, I’m green”</em></strong>, perché il verde potrebbe essere, a ben vedere, solo un velo attraverso cui un’azienda copre le magagne delle sue attività tutt&#8217;altro che sostenibili.</p>
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		<title>Chicchi di giustizia in una tazzina di caffè Uciri.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio Equo e Solidale]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi molti preferiscono comprare cibi biologici: raramente, però, si sceglie di bere un caffè biologico, eppure il consumo che ne facciamo è davvero alto. Il caffè Uciri è biologico ed in più è equo e solidale. Vediamo la sua storia, ricca di risvolti interessanti. L&#8217;Oaxaca è lo Stato più meridionale del Messico, situato nella parte [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/chicchi-di-giustizia-in-una-tazzina-di-caffe-uciri-2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oggi molti preferiscono comprare cibi biologici: raramente, però, si sceglie di bere un caffè biologico, eppure il consumo che ne facciamo è davvero alto. Il caffè Uciri è biologico ed in più è <a title="Commercio equo e solidale" href="http://www.equonline.com/" target="_blank">equo e solidale</a>. Vediamo la sua storia, ricca di risvolti interessanti.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffè_equo.jpg"><img src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffè_equo.jpg" alt="" title="caffè_equo" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-12783" /></a>L&#8217;<em><strong>Oaxaca</strong></em> è lo Stato più meridionale del <strong>Messico</strong>, situato nella parte sud-occidentale dell&#8217;Istmo di Tehuantepec.</p>
<p>La sua capitale è <em><strong>Oaxaca de Juárez: </strong></em>questa città ha<em><strong> </strong></em>una chiara impronta coloniale che ne caratterizza piazze, vie acciottolate e case colorate. Gli spagnoli la conquistarono nel 1532, ma la sua storia è molto più antica e risale ai tempi dei popoli dell’antica città di Monte Alban.</p>
<p>La coltivazione del<strong> <a title="Caffè: leggende di dervisci “indiavolati” e capre ballerine." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/caffe-dervisci-indiavolati-e-capre-ballerine/" target="_self">caffè</a> </strong>è praticata da oltre un secolo nelle aree montuose di Oaxaca.</p>
<p>Si tratta di un lavoro duro, che spesso risulta poco remunerativo. Il caffè dei piccoli coltivatori viene infatti acquistato ad un prezzo basso (anche solo 0,50 euro al chilo), ancora come chicco da tostare, da<a title="i guadagni degli intermediari" href="http://www.equonline.com/il-caffe/i-guadagni-degli-intermediari/" target="_blank"> intermediari</a> (chiamati &#8220;coyotes&#8221;). Gli intermediari, a loro volta, lo<span id="more-12572"></span> rivendono alle multinazionali, che lo confezionano e lo immettono sul <a title="le vendite a termine" href="http://www.equonline.com/il-caffe/le-vendite-a-termine/" target="_blank">mercato</a> ad un prezzo molto più alto rispetto all&#8217;origine.</p>
<p>Nel 1983 ad Oaxaca qualcosa è cambiato in meglio, anche grazie alla collaborazione di<em><strong> Frans Van der Hoff</strong></em>, teologo ed economista olandese, ideatore del Commercio Equo e Solidale. Le comunità dei <a title="I produttori di caffè equo e solidale" href="http://www.equonline.com/il-caffe/i-produttori-di-caffe/" target="_blank">coltivatori </a>si sono organizzate ufficialmente dando vita all&#8217;Unione delle Comunità Indigene della Regione dell&#8217;Istmo (<em><strong>UCIRI</strong></em>) e nel 1987 hanno iniziato ad esportare autonomamente caffè in Europa avendo come unico intermediario le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale.</p>
<p>La <strong>cooperativa UCIRI </strong>comprendeva inizialmente cinquecento famiglie di indigeni Zapotecos, Mixes e Chontales residenti in tre diversi villaggi. Attualmente l’organizzazione conta migliaia di famiglie, la maggior parte delle quali ha riconvertito le proprie terre alla coltivazione biologica del caffé. I terreni della cooperativa rappresentano<em><strong> </strong></em>attualmente<em><strong> la più ampia estensione al mondo coltivata biologicamente</strong></em>.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffè-uciri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12765" title="caffè-uciri" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffè-uciri.jpg" alt="" width="140" height="210" /></a> L&#8217;esperienza organizzativa ha aperto ai contadini <strong><em>nuovi orizzonti</em></strong> per migliorare le proprie condizioni di vita e sono nati vari progetti: il passaggio all&#8217;agricoltura biologica (inteso come un ritorno al passato e alla concezione indigena della Madre Terra come fonte di vita da rispettare e trattare con cura); un Centro di Educazione Contadina frequentato dai bambini dei contadini ma anche luogo di formazione professionale sull&#8217;agricoltura biologica; la costruzione di un grande magazzino per gli attrezzi e i macchinari agricoli; la realizzazione periodica di corsi di medicina naturale; la costruzione di case &#8220;vere&#8221; (prima le case dei contadini non avevano pavimento né latrine); il potenziamento dei trasporti (ricordiamo che le piantagioni si trovano in alta montagna) ecc.</p>
<p>Insomma, sono numerosi gli <strong><em>effetti positivi</em></strong> nascosti in una tazzina di caffè Uciri: non soltanto un &#8220;prezzo equo&#8221;, ma anche migliori condizioni di vita dei contadini e delle loro famiglie, azioni di sostegno a progetti di sviluppo economico, commerciale e sociale. E in più, il caffè Uciri è veramente buono!</p>
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		<title>Caffè: leggende di dervisci &#8220;indiavolati&#8221; e capre ballerine.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul caffè, una delle bevande più consumate dal mondo occidentale, esistono molte leggende. Chi fu il primo a bere l&#8217;infuso dei suoi chicchi tostati, e perché lo fece? Ecco una spiegazioni tra le più celebri e curiose, che ha a che fare con capre e dervisci instancabili. Il caffè è un arbusto tropicale che prospera [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/caffe-dervisci-indiavolati-e-capre-ballerine/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sul caffè, una delle bevande più consumate dal mondo occidentale, esistono molte leggende. Chi fu il primo a bere l&#8217;infuso dei suoi chicchi tostati, e perché lo fece? Ecco una spiegazioni tra le più celebri e curiose, che ha a che fare con capre e dervisci instancabili. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12734" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caffè è un <a title="Il caffé" href="http://www.equonline.com/il-caffe/" target="_blank"><strong>arbusto tropicale</strong> </a>che prospera nelle regioni dal clima caldo e umido, preferibilmente  fra i 600 e i 1200 m di altitudine. Attualmente è coltivato in circa <strong>80 paesi</strong> situati nella fascia inclusa fra il tropico del Cancro e quello del Capricorno: primi fra tutti Brasile, Messico, Etiopia, Nigeria, Cina e India.</p>
<p>L’<em><strong>arbusto del caffè</strong></em> è sempreverde ed ha foglie ovate, lucide, di colore scuro, fiori bianchi e profumati ed un frutto carnoso contenente due semi ovoidali (frutto a drupa). I frutti, dapprima verdi, nel corso della maturazione diventano gialli, quindi di color rosso chiaro e infine di un luminoso rosso porpora.</p>
<p>Fino al XIX secolo non era certo quale fosse il <strong>luogo di origine</strong> della pianta del caffè: Etiopia, Persia o Yemen? Esistono molte <strong><em>leggende</em></strong> su questo: la più conosciuta parla di<span id="more-12580"></span> un pastore yemenita chiamato<strong> Kaldi</strong>, ed è raccontata nel testo &#8220;<strong><em>De saluberrima potione</em></strong>&#8221; del frate maronita <strong>Antonio Fausto Naironi</strong>, risalente al 1671.</p>
<p>Un pastore abissino di nome Kaldi stava pascolando il suo gregge intorno a <strong><em>Mokka</em></strong>, città yemenita. A un certo punto, vide ballare come matte le sue <strong>capre</strong> che avevano appena mangiato delle bacche rosse da un grosso cespuglio.</p>
<p>Il pastore, sorpreso, informò della cosa il priore del monastero di Cheodet, l&#8217;abate Yahia, a cui apparteneva il gregge. Il monaco, non credendo alle parole del pastore, gettò nel fuoco le bacche.</p>
<p>Dalle bacche abbrustolite iniziò ad emanare un intenso e piacevole aroma che induceva ad indagare sul loro mistero. Nel tentativo di recuperarli, i chicchi ormai anneriti vennero messi in acqua in infusione, e così si scoprì che se ne poteva ricavare una bevanda gradevole al palato.</p>
<p>Questa bevanda poteva essere somministrata ai <strong>dervisci</strong> del convento in modo che ne fossero rinvigoriti e potessero pregare tutta la notte senza addormentarsi. La bevanda ottenuta fu perciò chiamata <strong><em>&#8220;Kah wah&#8221;</em></strong> (forza) in arabo e <strong><em>&#8220;Kahvè&#8221;</em></strong> (lo stimolante) in turco.</p>
<p>Il caffè restò per lunghi secoli una delle bevande più gradite al mondo islamico: era anche apprezzato per le sue qualità medicamentose e digestive e per questo la pianta del caffè fu descritta e studiata dal grande medico arabo <strong>Avicenna</strong>.</p>
<p>Fece poi la sua comparsa in Europa nel seicento. Anche su come questo accadde, esistono numerose versioni dei fatti: ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
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		<title>Vernici ecologiche&#8230; per case sane e belle!</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi sempre più persone vogliono &#8220;reinventare&#8221; la propria abitazione in modo creativo e nello stesso tempo rispettare l&#8217;ambiente: i muri sono i primi elementi ad essere decorati e pitturati. Ma quali sono le vernici davvero ecologiche che possiamo trovare nei negozi, e come riconoscerle? I composti organici volatili (solventi) contenuti nelle tradizionali pitture e vernici [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/vernici-ecologiche-per-case-sane-e-belle/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oggi sempre più persone vogliono &#8220;reinventare&#8221; la propria abitazione in modo creativo e nello stesso tempo rispettare l&#8217;ambiente: i muri sono i primi elementi ad essere decorati e pitturati. Ma quali sono le vernici davvero ecologiche che possiamo trovare nei negozi, e come riconoscerle? </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/vernice_ecologica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12722" title="vernice_ecologica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/vernice_ecologica.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I composti organici volatili (<strong><em>solventi</em></strong>) contenuti nelle tradizionali pitture e vernici favoriscono la formazione dell&#8217;<strong><em>ozono</em></strong> nell’aria che respiriamo e contribuiscono così all&#8217;<strong><em>effetto serra</em></strong>. Alcuni di loro, particolarmente tossici, possono inoltre provocare allergie o disturbi quali ad esempio irritazione agli occhi e all&#8217;apparato respiratorio, cefalea, vertigini, perdita di memoria.</p>
<p>Sempre più fabbricanti rimpiazzano dunque i solventi organici con l’<strong><em>acqua</em></strong> (ne rimane però ancora una debole quantità  che si aggira intorno al 5-20% del totale).<br />
Tra di esse, le <strong><em>più ecologiche</em></strong> sono riconoscibili grazie ad un apposito marchio di qualità dell&#8217;Unione Europea, l&#8217;<em><strong>ECOLABEL</strong></em>.</p>
<p>Il marchio garantisce una sensibile riduzione dell&#8217;inquinamento idrico, atmosferico e dei rifiuti, oltre ad una bassissima emissione di composti organici volatili. In Italia sono<span id="more-12488"></span> garantite in questo modo ad esempio le <strong><em>idropitture</em></strong> della <em><strong>CIPIR</strong></em>.</p>
<p>Una soluzione che rispetta ancora di più l’ambiente e la salute umana è costituita dalle <strong><em>pitture vegetali</em></strong> fabbricate con materie prime rinnovabili (ad esempio olio di colza, essenza di agrumi, olio di lino, essenza di trementina). Esse non contengono derivati petrolchimici.</p>
<p>Una delle marche ecologiche più note è la inglese <strong><em>ECOS</em></strong>, da più di vent&#8217;anni presente sul mercato e vincitrice di diverse premi ambientalistici. I prodotti sono tutti certificati dalla British Allergy Foundation. Questa azienda ha un&#8217;esauriente sito, disponibile anche in italiano, dove è possibile acquistare on-line (la consegna avviene entro 24 ore).</p>
<p>L&#8217;italiana <strong><em>SOLAS </em></strong>offre una selezione di vernici e trattamenti formulati con materie prime naturali. I prodotti Solas sono infatti bio-degradabili e bio-compatibili, composti da sostanze vegetali e minerali come oli e resine vegetali, essenze, cera d’api, terre coloranti. Eccellenti sono la resa e la durata.</p>
<p>Altro marchio dall&#8217;ampia gamma interamente orientata al basso impatto ambientale è la <strong><em>DURGA.</em></strong> L&#8217;azienda produce vernici utilizzando olio di lino, olio di Tung, girasole, cartamo, cere di carnauba, lecitina di soia non OGM, estratto di scorza di agrumi, oli essenziali di lavanda e timo, etere di cellolosa, etere di zuccheri. Anche le resine sono naturali: resine di pino, resina di Damar, gommalacca, cera d&#8217;api. Gli elementi minerali utilizzati sono esenti da metalli pesanti e ottenuti con processi a minimo impatto ambientale.</p>
<p>Le vernici e le pitture naturali della <strong><em>SPRING COLOR</em></strong> sono completamente ecologiche, altamente traspiranti e di ottima resa. Nella produzione di vernici, pitture e malte a base di calce, l&#8217;azienda si attiene a 5 punti fondamentali: qualità e rispetto della salute per chi abita i luoghi e per le maestranze; qualità e rispetto dell’ambiente con materiali al 100% biodegradabili; rispetto delle strutture architettoniche per l&#8217;elevata traspirazione, la resistenza a muffe e sali igroscopici e la corrispondenza ai valori cromatici tradizionali; rispetto della professionalità degli artigiani e dei rivenditori del settore per una riscoperta della varietà cromatica, fuori dalle convenzioni dei tintometri; rispetto della filiera produttiva, grazie ad un nuovo connubio con i  mondi dell’agricoltura e dell’allevamento (produce pitture al latte e uovo).</p>
<p>Insomma, non ci sono dubbi: c&#8217;è l&#8217;imbarazzo della scelta! Non abbiate timore ad usare un prodotto ecologico: sul mercato ce ne sono davvero tanti, per ogni esigenza. Le <strong><em>vernici naturali</em></strong> hanno la stessa<em><strong> resa</strong></em> e <strong><em>copertura omogenea</em></strong> in fase di applicazione rispetto alle vernici chimiche. Sono inodori e completamente prive di sostanze volatili nocive ed irritanti. Favoriscono la naturale traspirazione del materiale trattato: i muri possono così favorire il riequilibrio di umidità tra l&#8217;esterno e l&#8217;interno della casa, consentendo una maggiore salubrità degli ambienti in cui si vive.</p>
<p>Le più innovative (<strong><em>vernici fotocatalitiche</em></strong>) sono addirittura in grado di attrarre le polveri sottili presenti nella stanza e di &#8220;bonificare&#8221; l&#8217;aria della casa: ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
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		<title>Sette curiosità sulle mucche: molto più di macchine da latte.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/sette-curiosita-sulle-mucche-molto-piu-di-macchine-da-latte/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 14:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mucca non è solo la fonte del latte che beviamo e dei formaggi che mangiamo; non è neanche solamente una simpatica mascotte di pelouche da regalare ai nostri bambini. Una mucca è un animale sensibile e stupefacente. 1. DA CHI DISCENDONO LE MUCCHE ? Fatta eccezione per i bovini del sud-est asiatico, i bovini [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/sette-curiosita-sulle-mucche-molto-piu-di-macchine-da-latte/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Una mucca non è solo la fonte del latte che beviamo e dei formaggi che mangiamo; non è neanche solamente una simpatica mascotte di pelouche da regalare ai nostri bambini. Una mucca è un animale sensibile e stupefacente.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13040" title="mucca" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucca.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>1. DA CHI DISCENDONO LE MUCCHE ?</strong></p>
<p>Fatta eccezione per i bovini del sud-est asiatico, i bovini domestici discendono tutti da un’unica specie selvatica, quella dell’Uro (<strong><em>Bos primigenius</em></strong>), di cui l’ultimo esemplare fu ucciso in Polonia nel 1627. I tori erano enormi, alti fino a 2 metri al garrese, e avevano corna lunghissime.</p>
<p><strong>2. LE MUCCHE AMANO ESSERE COCCOLATE ED ASCOLTARE MOZART</strong></p>
<p>Un recente studio della <em>Newcastle University </em>ha rivelato che “<em>così come la gente reagisce meglio se viene trattata con un tocco personale, le mucche sono più felici e rilassate se ricevono un’attenzione più individuale</em>”. Molti produttori di latte inglesi infatti chiamano <strong>per nome</strong> le mucche nella propria fattoria, ottenendo, in questo<span id="more-12261"></span> modo, molto latte in più.</p>
<p>Altri studi condotti dall&#8217;<em>Università di Madison</em> nel Wisconsin (Usa)  hanno dimostrato che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano <strong>musica sinfonica</strong> aumenta del 7,5%. Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella stalla quando suona della musica.</p>
<p><strong>3. COME RUMINANO LE MUCCHE</strong></p>
<p>Lo stomaco dei ruminanti è formato da quattro sacche: il <em>rumine,</em> il <em>reticolo</em>, l’<em>omaso</em> e l’<em>abomaso</em>. Quando la mucca mangia dell’erba, la ingoia molto velocemente riempiendo il rumine. Poi, grazie ai movimenti di contrazione del<strong> rumine</strong>, una parte del contenuto di questa sacca risale nella bocca a piccoli getti.</p>
<p>L’animale mastica allora tranquillamente ciò che  ha ingoiato ingordamente. Le fibre diventano più sottili e tornano nel rumine: qui la flora batterica degrada la cellulosa, l&#8217;amido, i grassi e le proteine producendo sostanze nutritive assimilabili dall&#8217;animale come le vitamine, ma anche prodotti di scarto come il<em> metano</em>. La <strong>ruminazion</strong>e continua fino a che tutte le fibre non sono state sminuzzate dai denti e ben degradate dai batteri.</p>
<p><strong>4. LA MUCCA E IL VITELLO</strong></p>
<p>Come la donna, in una mucca la gestazione dura <strong>nove mesi</strong>. La mucca gravida, giunto il momento di partorire, si allontana dalla mandria, isolandosi e appartandosi quanto più possibile. Subito dopo il parto nasconde il piccolo che, per i primi giorni di vita, è praticamente inodore per ridurre il rischio di attirare predatori. Lo lecca continuamente e lo segue giorno e notte, senza perderlo mai di vista. Le <strong>mucche da latte</strong>, allevate proprio per l’elevata produzione lattiera, amano il loro vitello ma vengono quasi subito allontanate da lui in modo che il loro latte arrivi a noi umani.</p>
<p><strong>5. MUCCHE FORTUNATE&#8230;</strong></p>
<p>L&#8217;<strong>animale sacro </strong>degli <strong>induisti</strong> è la mucca in quanto simbolo vivente della <strong>dea Madre Terra</strong>: non la possono mai uccidere, ma la possono usare per i lavori agricoli, per il latte e il combustibile (letame essiccato). Gandhi una volta disse: “<em>Per me la vacca è il simbolo dell’intero mondo subumano. L’uomo grazie a essa è costretto a comprendere la propria identità in relazione a tutto ciò che vive</em>”.</p>
<p><strong>6. &#8230;E MUCCHE SFORTUNATE</strong></p>
<p>Nel mondo occidentale le mucche da latte non godono di molti benefici e spesso vengono cresciute in <a title="La mucca da latte: un trattore dal nome Lola" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/la-mucca-da-latte-un-trattore-dal-nome-lola/" target="_self"><strong>allevamenti intensivi</strong></a>. Dato che oggi sono geneticamente selezionate per produrre un  quantitativo di latte dieci volte superiore a quello necessario ai loro  vitelli, soffrono sia di <strong>mastite</strong> (il 35% di tutte le mucche) sia di  <strong>patologie degli zoccoli</strong>, perché con le mammelle così piene sono  costrette a camminare in modo del tutto innaturale. Attualmente circa il 60% delle mucche da latte soffre di zoppia.</p>
<p><strong>7. LA MUCCA EMILY</strong></p>
<p>Nel 1995 in una cittadina del Massachusetts, una mucca di cinque anni si trovava in un mattatoio per essere tramortita e poi scuoiata quando, all&#8217;improvviso, superò con un balzo una staccionata di oltre un metro e mezzo e fuggì nel bosco.</p>
<p>Un gruppo di cittadini che rimasero colpiti dalla faccenda decisero di  salvarle la vita comprandola per un dollaro a testa. Due dei nuovi proprietari, Meg Randa e suo marito, la seguirono nel bosco e guadagnarono a poco a poco la fiducia dell&#8217;animale. Alla fine portarono Emily al <em>Peace Abbey</em>, un rifugio per animali. Oggi, <strong>Emily</strong> è una &#8220;portavoce&#8221; contro il consumo di carne bovina.</p>
<p>Che dire, come potremo riuscire a rispettare questo dolce animale pur continuando a cibarci del suo latte e delle sue carni? <em>La risposta forse sta negli <strong>allevamenti bradi tradizionali </strong>e in un <strong>consumo di carne proporzionato</strong> alle nostre <strong>reali necessità biologiche</strong>.</em></p>
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		<title>La mucca da latte: un trattore dal nome Lola.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 14:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa è un animale? Dal punto di vista zootecnico un animale è una macchina che è impiegata per trasformare alcuni prodotti in altri prodotti più utili all’uomo. Ecco la visione attuale degli zootecnici che si occupano delle mucche da latte degli allevamenti italiani. In questo articolo ci limiteremo a proporre un breve brano scritto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/la-mucca-da-latte-un-trattore-dal-nome-lola/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Che cosa è un animale? Dal punto di vista zootecnico un animale è una macchina che è impiegata per trasformare alcuni prodotti in altri prodotti più utili all’uomo. Ecco la visione attuale degli zootecnici che si occupano delle mucche da latte degli allevamenti italiani. </strong></p>
<p>In questo<a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucche-da-latte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13026" title="mucche-da-latte" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucche-da-latte.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> articolo ci limiteremo a proporre un breve brano scritto da un <strong>eminente zootecnico italiano</strong> i che lavora per importanti industrie casearie. E’ giusto, visto che ogni giorno consumiamo<em><strong> latte bovino</strong></em> sottoforma di formaggi, creme e quant’altro, avere la precisa consapevolezza dell’<strong>origine</strong> di questo <strong>cibo</strong>.</p>
<p>Questo cibo ci viene dato da <strong>mucche da latte</strong>, che vivono rinchiuse in puliti allevamenti intensivi, non pascolano ma ricevono ogni giorno del mangime ben dosato e vengono costantemente ingravidate e deprivate dei vitellini per dare a noi il latte destinato a loro.</p>
<p>“<em>Una vacca da latte è una macchina alla quale si somministrano alimenti e dalla quale si ricava latte e carne a non voler considerare il resto (letame, pelle, ecc). In che cosa una macchina animale, una vacca, differisce da una macchina meccanica, un trattore? <span id="more-12252"></span></em></p>
<p><em>Entrambi hanno un costo, sono soggetti a guasti, la vacca si ammala e al trattore si rompe la biella, si consumano, la vacca invecchia, e, quindi si devono rinnovare; entrambi reagiscono agli stimoli: premendo il bottone dell’avviamento il trattore si mette in moto, così la vacca entrando in sala di mungitura si dispone e scarica il latte. </em></p>
<p><em>La differenza sostanziale e basilare, risiede nel fatto che la vacca è capace di riprodursi e nel farlo genera un essere che gli somiglia moltissimo, una vacca non partorirà mai un leone o una formica o un pesce, e, se è bianca e nera darà per la sua parte un figlio con gli stessi colori del mantello, e, se produce molto latte tenderà a dare figlie molto produttive</em>.”</p>
<p>(Gestione allevamento vacche da latte, MAURO CODELUPPI, Zootecnico).</p>
<p>Sono una scienziata naturale, finora ho pensato che una<a title="Sette curiosità sulle mucche: molto più di macchine da latte" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/sette-curiosita-sulle-mucche-molto-piu-di-macchine-da-latte/" target="_self"><strong> mucca</strong></a> fosse un animale superiore, dotato di un cervello e quindi di una certa intelligenza, dotato di nervi e recettori del dolore e quindi di sensibilità, dotato di capacità sociali e, dal punto di vista comportamentale, placido. Di sicuro, mai avrei pensato che la<strong> Lola </strong>che mi dà il latte fosse, più o meno, un <strong>trattore</strong>.</p>
<p>Siamo sicuri che il passaggio dagli allevamenti tradizionali agli <strong>allevamenti industriali</strong> sia stato positivo? Le mucche vengono ridotte a <strong>macchine produttrici</strong>, noi umani siamo invece ridotti a <strong>macchine consumatrici</strong>. A loro si chiede di dare sempre di più, a noi si chiede di consumare sempre di più, tutto ciò indipendentemente dalle loro reali possibilità e dalle nostre reali esigenze biologiche.</p>
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		<title>L’unione fa la forza: il fenomeno dei Gruppi di Acquisto Solidale.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 11:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un modo alternativo di fare la spesa, lontano dalla grande distribuzione e vicino ai produttori locali: è questa la filosofia dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) che si formano per consumare in modo consapevole e per costruire una rete di solidarietà nei confronti dei piccoli produttori, dell&#8217;ambiente e dei popoli del Sud del Mondo. La [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/l%e2%80%99unione-fa-la-forza-il-fenomeno-dei-gruppi-di-acquisto-solidale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Un modo alternativo di fare la spesa, lontano dalla grande distribuzione e vicino ai produttori locali: è questa la filosofia dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) che si formano per consumare in modo consapevole e per costruire una rete di solidarietà nei confronti dei piccoli produttori, dell&#8217;ambiente e dei popoli del Sud del Mondo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/gruppi-di-acquisto-solidale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12807" title="gruppi-di-acquisto-solidale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/gruppi-di-acquisto-solidale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La storia dei gruppi d&#8217;acquisto solidali in<strong> <a title="I Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) in Italia." href="http://www.ok-ambiente.com/2009/06/18/i-gruppi-di-acquisto-solidale-gas-in-italia/" target="_self">Italia</a></strong> è iniziata nel 1994 con la nascita del primo gruppo a Fidenza, quindi a Reggio Emilia e in seguito in diverse altre località. Era un periodo di fermento, non a caso si cominciava a parlare seriamente di Commercio Equo e Solidale e di Bilanci di Giustizia.</p>
<p>Nel 1996 venne pubblicata dal<em><strong> Centro Nuovo Modello di Sviluppo</strong></em> la prima &#8220;<strong><em>Guida al Consumo Critico</em></strong>&#8220;, con informazioni sul comportamento delle imprese più grandi per guidare la scelta dei consumatori. L&#8217;ampio elenco di informazioni documentate sul comportamento delle multinazionali contribuì ad aumentare il senso di disagio verso il sistema economico vigente e la parallela ricerca di alternative.</p>
<p>Nel 1997 nacque così la<strong> Rete dei Gruppi d&#8217;Acquisto</strong>, che aveva lo scopo di collegare tra loro i diversi gruppi, scambiare informazioni sui prodotti e sui produttori e diffondere<span id="more-12591"></span> l&#8217;idea dei gruppi d&#8217;acquisto.</p>
<p>I <strong>GAS</strong> oggi si stanno diffondendo sempre di più in Italia, e ne esistono oggi circa un centinaio. Ma come funzionano? In pratica esistono due aspetti complementari:</p>
<p><strong>1. DISTRIBUZIONE DI BENI ACQUISTATI ALL&#8217;INGROSSO</strong></p>
<p>In un supermercato o in un negozio tradizionale, i prodotti biologici o ecologici hanno prezzi più alti rispetto alla media e provengono da aziende che non conosciamo. La soluzione al problema economico e al problema della &#8220;non-conoscenza&#8221; dell&#8217;origine di ciò che consumiamo sta nel rifornirsi direttamente dal produttore e nell&#8217;acquisto collettivo.</p>
<p>Questo è ciò che succede appunto nei GAS: si fa una spesa collettiva, all&#8217;ingrosso, che viene poi distribuita dal produttore stesso in occasione di un incontro settimanale. I prodotti acquistati dai GAS sono in genere biologici (es. frutta e verdura di stagione) o ecologici (es. saponi, oli essenziali, detersivi).</p>
<p><strong>2. RETE DI SOLIDARIETA&#8217; TRA I MEMBRI DEL GAS</strong></p>
<p>In un GAS i rapporti personali riacquistano importanza e le reti di solidarietà si allargano. L&#8217;essere parte di un gruppo che condivide gli stessi valori porta allo scambio di informazioni, esperienze ed appoggio.</p>
<p>Per spiegare meglio questo concetto, prendiamo ad esempio il <em><strong>GAS di Pisa</strong></em>. I suoi membri vengono automaticamente iscritti in una mailing-list dove passano messaggi di varia natura:</p>
<p>- comunicazioni sulle offerte dei produttori e delle piccole aziende convenzionate</p>
<p>- appuntamenti culturali, conviviali o gite (spesso la destinazione è una azienda agricola fornitrice)</p>
<p>- annunci di lavoro vari</p>
<p>- annunci di regalo di oggetti (ad esempio mobili, vecchi pc, vestiti per bambini&#8230;)</p>
<p>- discussioni su temi politici o di attualità</p>
<p>- varie (ad esempio laboratori di autoproduzione)</p>
<p>Dunque, si vede bene come il fenomeno dei GAS sia veramente rivoluzionario: un gruppo di persone riescono a condurre degli stili di vita alternativi, più attenti all&#8217;ambiente, alle persone.</p>
<p><em>Da qualche mese sono iscritta al GAS pisano: oltre a gustare ogni settimana delle ottime mele biologiche croccanti e sugose, sono riuscita a trovare dei mobili usati ad un prezzo irrisorio per la casa in cui traslocherò, ed ho regalato dei libri per bambini che stavano ingiallendo nel mio ripostiglio.</em></p>
<p><em>Spero di conoscere presto personalmente gli altri membri della rete, e forse l&#8217;avrei già fatto se fossi andata ad una delle frequenti riunioni di gruppo. Ma c&#8217;è tempo, c&#8217;è tempo per iniziare una nuova vita all&#8217;insegna della sostenibilità e della solidarietà.</em></p>
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		<title>L&#8217;Argentina tutela i ghiacciai con un&#8217;apposita legge.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
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		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. La legge, la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i ghiacciai come &#8220;riserve strategiche di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/largentina-tutela-i-ghiacciai-con-una-apposita-legge/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12624" title="ghiacciai" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>legge,</strong> la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i <strong>ghiacciai </strong>come <em>&#8220;riserve strategiche di acqua per il consumo umano, per l&#8217;agricoltura e come fornitura di acqua, e per la tutela della biodiversità, alla luce del fatto che i ghiacciai sono una fonte di attrazione scientifica e turistica&#8221;</em>.</p>
<p>La normativa stabilisce anche la creazione del cosidetto <em><strong>&#8220;Inventario Nazionale dei Ghiacciai&#8221;</strong></em>: sarà aggiornato ogni cinque anni, per verificare le modifiche dei ghiacciai nei loro diversi aspetti, incluso il cosidetto “ambiente periglaciale”.</p>
<p>L &#8216;<em><strong>&#8220;ambiente periglaciale&#8221; </strong></em>è la zona di alta montagna, con terreno ghiacciato,<span id="more-12347"></span> che agisce come regolatore delle risorse idriche.</p>
<p>La legge <strong><em>vieta</em></strong> la dispersione, il rilascio e lo smaltimento di sostanze o agenti inquinanti, sostanze chimiche o residui di qualsiasi tipo nelle zone dei ghiacciai e degli ambienti periglaciali. Inoltre, è necessaria una valutazione dell&#8217;impatto ambientale (<strong>VIA</strong>) di tutte le attività programmate che, sebbene non siano vietate, potrebbero incidere sull’intero ambiente.</p>
<p>&#8220;La nuova legge sui ghiacciai può essere uno strumento importante nella <strong>protezione</strong> delle fonti di acqua potabile che si trovano nei luoghi più alti della Cordigliera delle Ande&#8221; ha concluso Jorge Rabassa, ricercatore presso il Consiglio Nazionale della Scienza e della Tecnologia e Professore universitario.</p>
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		<title>Catering equo-bio in Toscana: per lasciare un&#8217;impronta ecologica leggera, quasi impalpabile&#8230;</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/catering-equo-bio-in-toscana-per-lasciare-unimpronta-ecologica-leggera-quasi-impalpabile/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[catering]]></category>
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		<description><![CDATA[Cene professionali, matrimoni, ricevimenti: quando il numero degli invitati è alto, si ricorre al catering. Ma come conciliare la buona tavola con la salute e il rispetto dell&#8217;ambiente? Scegliendo un servizio di catering biologico (meglio se a Km zero) o equo-solidale. Ecco alcune eccellenti offerte per chi vive in Toscana: L&#8217;associazione no-profit &#8220;Villaggio dei Popoli&#8221; [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/catering-equo-bio-in-toscana-per-lasciare-unimpronta-ecologica-leggera-quasi-impalpabile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Cene professionali, matrimoni, ricevimenti: quando il numero degli invitati è alto, si ricorre al catering. Ma come conciliare la buona tavola con la salute e il rispetto dell&#8217;ambiente? Scegliendo un servizio di catering biologico (meglio se a Km zero) o equo-solidale. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/zoom_28042006132.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12606" title="zoom_28042006132" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/zoom_28042006132.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Ecco alcune eccellenti offerte per chi vive in<strong> Toscana</strong>:</p>
<p>L&#8217;associazione no-profit &#8220;<em><strong>Villaggio dei Popoli</strong></em>&#8221; di <strong>Firenze</strong> offre un servizio professionale di catering per qualsiasi occasione ed evento: dal semplice coffee break all&#8217;aperitivo fino all&#8217;organizzazione di buffet e cerimonie varie.</p>
<p>Nei <strong>catering</strong> si utilizzano largamente prodotti del commercio equo e solidale ed ingredienti biologici (o da catene commerciali con finalità etiche).</p>
<p>Viene rispettato il principio del <em><strong>risparmio energetico e di materie prime </strong></em>e si usano preferibilmente prodotti di stagione e locali, senza packaging complessi per evitare l&#8217;accumulo di rifiuti.</p>
<p>Per il <strong>servizio</strong> non si utilizzano prodotti &#8220;usa e getta&#8221; in plastica, ma vetro, ceramica, terracotta o bicchieri e piatti in materiali totalmente biodegradabili.<span id="more-12479"></span></p>
<p>Anche la cooperativa &#8220;<strong><em>Zenzero</em></strong>&#8221; di <strong>Firenze</strong> propone un <strong>catering equo-bio</strong> di alta qualità ed elevato contenuto etico. Utilizza prodotti il più possibile del commercio equo e solidale e/o da agricoltura biologica/biodinamica certificata e si rifornisce direttamente da piccole realtà locali.</p>
<p>Gli <strong>allestimenti</strong>, semplici e naturali, sono realizzati con piante aromatiche e/o piante fiorite; la differenziazione dei rifiuti è scrupolosa durante tutto il processo produttivo e vengono utilizzate stoviglie lavabili come bicchieri di vetro, piatti e vassoi in ceramica, posate in acciaio.</p>
<p>Il trasporto dei cibi avviene grazie ad automezzi a basse emissioni alimentati a metano, ed infine per la fornitura dell&#8217;energia elettrica sono stati stipulati contratti con aziende che utilizzano fonti energetiche rinnovabili.</p>
<p>All&#8217;interno dell&#8217;associazione &#8220;<em><strong>Il chiodo fisso</strong></em>&#8221; di <strong>Perignano (Pi)</strong> un piccolo gruppo di volontari si dedica all&#8217;arte della cucina: mischiando sapientemente le ricette del sud del mondo con musica e immagini a tema, prendono vita serate ricche di gusto e di buona compagnia. Organizzano: cene a tema per raccogliere fondi, buffet per convegni e incontri pubblici, serate di animazione.</p>
<p>A <strong>Poggibonsi</strong>, in Valdelsa, l&#8217;&#8221;<strong><em>Associazione Città Equa e Solidale</em></strong>&#8221; propone un catering equo e bio. Come nei casi precedenti, vengono utilizzati il più possibile<em><strong> ingredienti genuini </strong></em>provenienti dalle filiere etiche del commercio equo e solidale e da aziende agricole biologiche e biodinamiche, ove possibile a km zero. L&#8217;allestimento creato è sobrio, curato ed amichevole, le stoviglie sono lavabili o biodegradabili, l&#8217;acqua rigorosamente del rubinetto!</p>
<p>&#8220;<em><strong>Terra Etrusca</strong></em>&#8220;, situata nel comune di<strong> Capalbio (Gr)</strong>, è tra le prime aziende toscane per innovazione e sostenibilità ambientale. Comprende un agriturismo, un&#8217;osteria, un allevamento di vacche e cavalli ed una azienda agricola. Offre il servizio di catering per pranzi e cene in case private o all’aperto, per feste ed eventi, naturalmente proponendo piatti e sapori del territorio toscano.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è l&#8217;imbarazzo della scelta. La nuova tendenza, lanciata ultimamente dai divi di Hollywood (Leo Di Caprio, Stella McCartney&#8230;) ma da anni scritta nel cuore di tanti ambientalisti ed amanti della natura, è quella di <em>&#8220;virare al verde&#8221;</em>. Quindi, iniziamo ad organizzare le feste e i ricevimenti in modo da lasciare un&#8217;impronta ecologica leggera, impercettibile&#8230;</p>
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		<title>Autoproduzione: alcuni siti internet per divertirsi, risparmiare e creare.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autoproduzione è un lavoro non retribuito che permette ugualmente di soddisfare i nostri bisogni, in modo spesso divertente. Vediamo alcuni siti e blog in cui vengono mostrate idee per creare e costruire. Balconi trasformati in orti; marmellate, pane e yogurt fatti in casa; detersivi casalinghi a base di aceto, bicarbonato ed oli essenziali: sono solo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/autoproduzione-alcuni-siti-internet-per-divertirsi-risparmiare-e-creare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;autoproduzione è un lavoro non retribuito che permette ugualmente di soddisfare i nostri bisogni, in modo spesso divertente. Vediamo alcuni siti e blog in cui vengono mostrate idee per creare e costruire.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/dado.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12660" title="Mobili-di-cartone" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/dado.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Balconi</strong> trasformati in orti; <strong>marmellate</strong>, <strong>pane</strong> e <strong>yogurt</strong> fatti in casa; <strong>detersivi </strong>casalinghi a base di aceto, bicarbonato ed oli essenziali: sono solo alcuni dei fantasiosi esempi di <strong>autoproduzione</strong> di beni altrimenti comprati spendendo denaro.</p>
<p>L&#8217;<strong>autoproduzione</strong> è un costume &#8220;ritrovato&#8221; che esalta il valore del risparmio, della creatività, del rispetto dell’ambiente.</p>
<p>L&#8217;autoproduzione può essere inoltre un prezioso <strong>laboratorio scientifico</strong>, ci insegna infatti: l&#8217;origine dei profumi attraverso gli oli essenziali, i principi della medicina preventiva attraverso le piante selvatiche, la chimica attraverso la lievitazione naturale, etc&#8230;</p>
<p>Molti sono i <strong>siti internet </strong>e i<strong> blog </strong>che si occupano del tema dell&#8217;autoproduzione. Vediamone alcuni molto carini: premetto però che basta navigare un po&#8217; per trovare decine<span id="more-11940"></span> di altri indirizzi che offrono idee stimolanti e simpatiche.</p>
<p><strong><em>- <a title="Civiltà contadina" rel="nofollow" href="http://www.civiltacontadina.it/" target="_blank">Civiltà contadina</a></em></strong>:</p>
<p>Nei forum di Civiltà Contadina, associazione che si adopera per la difesa e la salvaguardia della biodiversità, è possibile reperire consigli su tanti argomenti riguardanti l&#8217;agricoltura.</p>
<p><strong>-</strong> I 2 blog: <a title="Florablog" rel="nofollow" href="http://www.florablog.it/" target="_blank"><em><strong>Florablog</strong></em></a> e <a title="Erbaviola" rel="nofollow" href="http://www.erbaviola.com/" target="_blank"><strong><em>Erbaviola</em></strong></a>:</p>
<p>Chi vuole mettere su un piccolo orticello potrà trovare preziose indicazioni su questi due siti molto frequentati dedicati al mondo vegetale e  all&#8217;autoproduzione.</p>
<p>- <a title="Biodetersivi" rel="nofollow" href="http://biodetersivi.altervista.org/homepage.htm" target="_blank"><strong><em>Biodetersivi</em></strong></a>:</p>
<p>Il sito dedicato ai detersivi bio-allegri è diventato ormai famoso in tutta Italia. Vi si trovano consigli e ricette utilissimi per per fare in casa dei detersivi e dei detergenti biologici e poco inquinanti seppur molto efficaci. Per vivere più sani in un ambiente più &#8220;naturale&#8221;.</p>
<p><em><strong>- </strong></em><a title="Il mio sapone" rel="nofollow" href="http://www.ilmiosapone.it/" target="_blank"><strong>I</strong><em><strong>l mio sapone</strong></em></a>:</p>
<p>Per creare dei veri e propri saponi fatti in casa, non dovete far altro che seguire le istruzioni che si trovano nel sito della saponaia Patrizia, un vero e proprio riferimento per la comunità italiana dei saponieri.</p>
<p><strong><em>- <a title="Sai cosa ti spalmi" rel="nofollow" href="http://www.saicosatispalmi.org/" target="_blank">Sai cosa ti spalmi</a></em></strong>:</p>
<p>Un sito utilissimo per creare trattamenti cosmetici naturali: vi si trovano  decine di ricette fai-da-te per essere belli in modo sano ed economico.</p>
<p><em><strong>- <a title="Fai da te 360" rel="nofollow" href="http://www.faidate360.com/" target="_blank">Fai da te 360</a>; <a title="Bene casa" rel="nofollow" href="www.benecasa.it" target="_blank">Bene casa</a>; <a title="Do it yourself" rel="nofollow" href="http://www.doityourself.com/" target="_blank">Do it yourself</a>.</strong></em>:</p>
<p>Questi tre siti sono dedicati sl fai-da-te casalingo, comprendente la costruzione ed il restauro dei mobili antichi, i lavoretti di manutenzione e costruzione e l&#8217;arredamento.</p>
<p><em><strong>- <a title="Mobili di cartone" rel="nofollow" href="http://www.mobilidicartone.it/" target="_blank">Mobili di cartone</a>; <a title="Art et Carton" rel="nofollow" href="www.artetcarton.com" target="_blank">Art et carton</a>; <a title="Maison de carton" rel="nofollow" href="www.maison-de-carton.com" target="_blank">Maison de carton</a>:</strong></em></p>
<p>Questi siti insegnano a costruire i mobili a partire dal&#8230; cartone!</p>
<p>Potrei continuare per pagine e pagine nell&#8217;elenco di link interessanti ma&#8230; perché non li cercate voi? Autoprodurre significa risparmiare e godere del processo oltre che del prodotto.<br />
Allora? Perché non provarci, ognuno nel proprio piccolo, ad andare oltre l&#8217;acquisto dei beni e a dare un senso nuovo al proprio tempo libero?</p>
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		<title>Raccolta differenziata: l&#8217;importanza di informazioni chiare.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[raccolta rifiuti]]></category>
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		<description><![CDATA[In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/raccolta-differenziata-limportanza-di-informazioni-chiare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-12473" title="raccolta-differenziata" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi sulle diverse tipologie dei <strong>rifiuti</strong> per poi procedere ad un corretto smistamento, ma c’è da dire che accanto alla massiccia disinformazione v’è anche una confusione di fondo nelle indicazioni che vengono date.</p>
<p>Dunque, nel <em><strong>vetro</strong></em> va tutto ciò che è vetro, ma non va la ceramica: è necessario, così, identificare il pyrex, detto anche “vetro borosilicato”. Il pyrex non è normale vetro.</p>
<p>Le <strong>lampadine</strong>? No, non vanno nel vetro perché presentano il filamento di tungsteno.</p>
<p>E ancora, sulla plastica: flaconi di detersivo, bottiglie di bibita e di acqua vanno nel contenitore della plastica. Ma le posate, i piatti ed i bicchieri in normale plastica no! Le<span id="more-12379"></span> vaschette dei pranzi al volo? Sì, a patto che non siano “troppo sporche”.</p>
<p>Spesso nella parte dell’<strong>alluminio</strong> vengono erroneamente trovate anche buste di plastica metallizzate e buste di patatine e merendine. Il cartone della pizza non va nel cartone, molti dispongono vada nell’umido; nella carta non vanno fazzoletti e scontrini fiscali (perché non è carta normale bensì carta termica).</p>
<p>Il<strong> sacchetto di plastica</strong> non va nella plastica, non è riciclabile, quindi va nella indifferenziata; il tubetto del dentifricio è difficilmente riciclabile a causa della difficoltosa rimozione dei residui al suo interno.</p>
<p>E potremmo ancora continuare a citarvi degli esempi. Spesso regna la confusione. Si cerca di dare un contributo al pianeta, attraverso un metodo “popolare”, quotidiano, apparentemente semplice, ma si sbaglia spesso. Il primo passo è raccogliere <strong>informazioni chiare</strong>, ma anche fornire le stesse in modo da rendere la differenziazione uno strumento davvero efficiente.</p>
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		<title>Vado a fare shopping&#8230; sostenibile!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Volete fare uno shopping sostenibile? Se la risposta è sì, potrete trovare idee accattivanti nel sito &#8220;Green Fvg&#8221;. Sotto la voce &#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;, compaiono infatti varie categorie merceologiche contenenti schede di prodotti innovativi, di eccellente design, creati a partire da materiale riciclato. Il sito greenfvg.it, nato nel novembre 2009, vuol essere portavoce della sostenibilità ambientale [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/vado-a-fare-shopping-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Volete fare uno shopping sostenibile? Se la risposta è sì, potrete trovare idee accattivanti nel sito &#8220;Green Fvg&#8221;. Sotto la voce &#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;, compaiono infatti varie categorie merceologiche contenenti schede di prodotti innovativi, di eccellente design, creati a partire da materiale riciclato.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/green-fvg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12535" title="green-fvg" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/green-fvg.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il sito<a title="Green-fvg" rel="nofollow" href="http://www.greenfvg.it/green/" target="_blank"> <strong><em>greenfvg.it</em></strong></a>, nato nel novembre 2009, vuol essere portavoce della sostenibilità ambientale e del <em><strong>&#8220;buonessere&#8221; </strong></em>per la Regione Friuli Venezia Giulia attraverso la libera informazione del web.</p>
<p>Si tratta di una voce autonoma e indipendente che raccoglie le voci dei protagonisti regionali e nazionali delle buone pratiche ambientali.</p>
<p>Cliccando alla voce <em><strong>&#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;</strong></em>, si accede ad una lista di categorie merceologiche varie, che vanno dall&#8217;abbigliamento agli arredi, dai casalinghi ai trasporti.</p>
<p>I prodotti presentati, creati da<strong> aziende virtuose</strong> sparse in tutto il paese, sono caratterizzati da un alto valore ambientale e da un design unico.</p>
<p>Vediamo quelli che ci sono piaciuti di più (ma, credete, c&#8217;è davvero l&#8217;imbarazzo<span id="more-12499"></span> della scelta!):</p>
<p>I prodotti in <strong>alluminio riciclato</strong> ci sembrano particolarmente significativi, visto l&#8217;alto impatto ambientale dell&#8217;estrazione della bauxite nelle miniere a cielo aperto, e gli enormi rischi per gli ecosistemi e la salute umana connessi con lo stoccaggio dei famigerati <a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self">fanghi rossi</a>.</p>
<ol>
<li>Caffettiere &#8220;Cuor di Moka&#8221; e &#8220;Mukka Express&#8221; della <strong><em>Bialetti</em></strong>, realizzate per il 70% in alluminio riciclato pre-consumo. Il design è veramente bello, e la qualità è garantita.</li>
<li>Sedie realizzate in alluminio riciclato dall&#8217;azienda<strong><em> Emeco c/o Joint srl</em></strong>: ce ne sono per tutti i gusti.</li>
<li>La &#8220;Ricicletta&#8221; della <strong><em>SpeedCross di Torretta P. &amp; C. snc</em></strong>. E&#8217; molto leggera grazie al telaio in alluminio riciclato; è dotata di cambio a tre velocità Nexus, prodotto da Shimano.</li>
</ol>
<p>Che dire poi degli articoli in<strong> legno</strong>, <strong>carta e cartone riciclati</strong>: è necessario ricorrervi se vogliamo arrestare la distruzione delle foreste tropicali primarie.</p>
<ol>
<li>Articoli per il disegno e scrittura per l&#8217;infanzia della linea &#8220;Il mondo di Nic&#8221; della <strong><em>Arbos</em></strong>, realizzati in carta riciclata. Le copertine sono illustrate da Nicoletta Costa e le pagine interne sono gradevolmente ravvivate da tenui colori pastello.</li>
<li>Culla realizzata in legno riciclato dall&#8217;azienda <strong><em>Camposad</em></strong>, che produce anche cassettiere, tavolini, scrivanie, librerie ecc. Semplice e sobria.</li>
<li>La &#8220;Mensolalbero&#8221;realizzata in carta e cartone riciclati dallo<strong><em> Scatolificio Mengoni Silvio</em></strong>: allegra, ideale per riporre i giochi dei più piccoli. Della stessa linea esistono anche il tavolo e la sedia per bambini.</li>
</ol>
<p>Infine, non scordiamoci della <strong>plastica</strong>: come sappiamo è fatta a partire da composti petrolchimici. Nel mondo ce n&#8217;è già tanta, non produciamone più, ma ricicliamola. Ci sono un&#8217;infinità di possibilità di riciclo.</p>
<ol>
<li>Le penne &#8220;Recycled&#8221; realizzate in plastica riciclata derivata da stampanti per computer. L&#8217;azienda è <strong><em>Ideacharme</em></strong>, e produce un&#8217;ampia gamma di prodotti in plastica riciclata: raccoglitori ad anelli, blocchi notes, cartelline, righelli, mouse pad, astucci, portachiavi, etichette, magneti&#8230;</li>
<li>La &#8220;Baby Synchilla Bunting&#8221;, tutina in pile per bambini composta al 100% da PET riciclato post-consumo. Linea morbida e comoda, è prodotta dall&#8217;azienda <strong><em>Patagonia Italia</em></strong>, che offre anche indumenti in pile per adulti come felpe e cappelli.</li>
</ol>
<p>Insomma, i<strong> prodotti riciclati</strong> portano in sé il valore dell&#8217;impegno per la salvaguardia ambientale e rispettano il lavoro umano attraverso il risparmio ed il riuso dei materiali che altrimenti andrebbero perduti.</p>
<p>L&#8217;impegno del singolo cittadino, coordinato con quello delle istituzioni e delle organizzazioni che operano sul territorio, può offrire risultati che ritornano utili alle stesse persone che hanno iniziato il ciclo: in effetti, anche in tempo di crisi, il <strong><em>mercato del riciclo </em></strong>è fiorente e ricco di novità. Sta a noi aiutarlo a crescere, scegliendo di orientare i consumi verso la sostenibilità.</p>
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		<title>Magistep: le scarpine che si allungano.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/magistep-le-scarpine-che-si-allungano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Magistep sono delle scarpette &#8220;magiche&#8221; per bambini che si possono allungare fino a due numeri facendo risparmiare denaro e preservando l&#8217;ambiente: si troveranno nei negozi nei prossimi mesi. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/magistep.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12461" title="magistep" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/magistep.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Il marchio <strong>&#8220;Magistep&#8221;</strong> è nato nel luglio del 2009 dalla sinergia tra <strong>Giacomo Regoli</strong>, titolare dell&#8217;omonimo calzaturificio artigianale e ideatore della scarpina allungabile, e la <strong><em>Polistamp System</em></strong>, società che opera nel settore degli isolamenti termici e nello stampaggio di materie plastiche e che ha sviluppato, perfezionato e prodotto le scarpe sino a deciderne l&#8217;industrializzazione.</p>
<p>L’innovazione sta nel fatto che le scarpine si allungano di quasi <em><strong>due numeri</strong></em> grazie ad un meccanismo di spinta inglobato all&#8217;interno della suola: basta infatti inserire una <strong>chiavetta </strong>(in dotazione) in un foro nel tallone della scarpina e attivare la vite a movimento continuo fino alle dimensioni necessarie. Le calzature coprono i numeri dal <strong>20 al 31,5</strong> accompagnando così il bambino dai primi passi sino ai primi anni di scuola.</p>
<p>Dal punto di vista estetico non si nota nessuna differenza dalle altre scarpe in commercio, con il vantaggio però di avere una scarpina sempre su misura che, oltretutto,<span id="more-12353"></span> garantisce al piede di rispettare la giusta postura e previene molte patologie dei bambini come il piede piatto e il valgismo.</p>
<p>La scarpa è stata infatti approvata dall’<strong>Aipo<em> </em></strong>(Associazione italiana pediatri e ortopedici)e testata presso il Centro Ricerche e Studi sulla Posturologia di Siena, Aequocenter. Tutti i materiali sono naturali, anallergici e riciclabili.</p>
<p>Il concetto di scarpa che dura nel tempo permette infine di fare una scelta a <strong>basso impatto ambientale</strong> riducendo ad un terzo il trasporto ed i materiali che normalmente si impiegano per produrre e commercializzare tre paia di scarpine.</p>
<p>«<em>Si tratta</em> – ha affermato Giacomo Regoli – <em>di un prodotto di pubblica utilità accessibile a chiunque, che riesce a coniugare la possibilità di risparmiare per le famiglie, il design, la qualità dei materiali e soprattutto i benefici di un corretto sviluppo del piede, senza dover ricorrere ad una scarpa ortopedica. Siamo davvero orgogliosi di aver ottenuto un risultato di questo tipo dopo cinque anni di grande impegno nella ricerca e sviluppo, ma anche di soddisfazioni.</em>»</p>
<p>Insomma, un&#8217;idea geniale che abbina all&#8217;alta qualità il risparmio ed il rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Una resistenza casearia per schierarsi dalla parte dei piccoli pastori italiani.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Produzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[In tempo di crisi i primi a crollare sono i più deboli, i più &#8220;piccoli&#8221;. Oggi stanno vivendo questo dramma i pastori della Sardegna e delle montagne d&#8217;Abruzzo. Per aiutarli, un gruppo di acquisto nazionale organizzato da Slow Food propone a un prezzo equo i loro formaggi. I pastori, che in questi anni hanno ammodernato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/una-resistenza-casearia-per-schierarsi-dalla-parte-dei-piccoli-pastori-italiani/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In tempo di crisi i primi a crollare sono i più deboli, i più &#8220;piccoli&#8221;. Oggi stanno vivendo questo dramma i pastori della Sardegna e delle montagne d&#8217;Abruzzo. Per aiutarli, un gruppo di acquisto nazionale organizzato da Slow Food propone a un prezzo equo i loro formaggi. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fiore_sardo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12434" title="fiore_sardo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fiore_sardo.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I <strong>pastori</strong>, che in questi anni hanno ammodernato gli ovili e costruito caseifici a norma contraendo mutui, protestano: il <strong>prezzo</strong> che ottengono per il loro<strong><em> latte</em></strong>, fermo al livello di trent&#8217;anni fa, non basta neppure a coprire i costi di produzione.</p>
<p>Le <strong>industrie trasformatrici</strong> non intendono pagare un centesimo di più, perché fanno fatica a vendere prodotti fatti con il latte di pecora o capra, e nello stesso tempo importano grandi quantità di latte dall&#8217;Est europeo che ha un prezzo bassissimo.</p>
<p>Il risultato di questa drammatica situazione è che in <strong>Sardegna</strong> i caci si accumulano invenduti nelle stagionature, l&#8217;esportazione è in affanno, il prezzo del latte ha raggiunto i minimi storici (<strong><em>65 centesimi al litro</em></strong>). In <strong>Abruzzo</strong>, invece, molti pastori, stanchi di ricorrere ai mutui e alle anticipazioni delle banche, iniziano a vendere<span id="more-12385"></span> le pecore.</p>
<p>Per dare una speranza a migliaia di piccole aziende è stata ideata una solidale “<strong><em>resistenza casearia</em></strong>”.</p>
<p>Il <strong>gruppo di acquisto nazionale</strong> organizzato da <strong>Slow Food</strong> propone infatti un <em><strong>pacco</strong></em> (dal costo di 110 euro) contenente una forma di <em>Fiore Sardo</em> <em>dei Pastori</em> (Presidio Slow Food) e una forma di <strong><em>pecorino abruzzese</em></strong> del <em>Presidio del Canestrato di Castel del Monte</em> o della<em> Comunità del cibo dei pastori dell&#8217;Appenino Abruzzese e Molisano</em>.</p>
<p>Il <strong>Fiore Sardo </strong>dei Pastori viene prodotto a latte crudo, a ogni mungitura. I pastori vivono in abitazioni vicine agli ovili, spesso a decine di chilometri dalle loro famiglie, e non lasciano mai il gregge incustodito. Il loro latte è lavorato ancora con la lapiolu, una grande caldaia di rame stagnato fatta a campana.</p>
<p>Il <strong>canestrato di Castel del Monte</strong>, abruzzese, è invece il pecorino storico della transumanza, quello che da secoli si produce sui pascoli dell&#8217;Appennino abruzzese, ed è prodotto oggi da alcune aziende del Gran Sasso che lavorano latte proprio e latte raccolto da 17 piccoli allevamenti locali.</p>
<p>La <strong>Comunità del cibo dei pastori dell’Appennino Centrale Abruzzese e Molisano</strong> riunisce invece 12 aziende, di cui molte biologiche, che lavorano esclusivamente latte delle proprie pecore per produrre uno speciale pecorino abruzzese.</p>
<p>Chiunque, da solo o insieme ad un gruppo di amici, potrà partecipare all&#8217;iniziativa dando così un forte  segnale di appoggio a delle persone che, con uno stile di vita duro e sempre più precario, ogni giorno contribuiscono a preservare paesaggi naturali e tradizioni tipiche del nostro Bel Paese. In più, con il vantaggio di poter gustare, o magari regalare a Natale, dei prodotti gastronomici unici al mondo e veramente squisiti.</p>
<p>Per maggiori informazioni sul progetto visitare il sito<em><strong> <a title="Slow Food" rel="nofollow" href="http://www.slowfood.it/" target="_blank">Slowfood </a></strong></em>o scrivere a <strong><em>infopresidi@slowfood.it</em></strong></p>
<p>Guarda il video: Slow Food e consorzio del fiore sardo</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/DlqAboBqvMg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/DlqAboBqvMg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>La tastiera ad energia solare è firmata Logitech.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrivere, comporre, navigare. Una tastiera è indispensabile per utilizzare un normale computer, e mai prima d’ora potevamo pensare di avere concretamente una tastiera che, sfruttando il wireless, non abbia bisogno di batterie. Stiamo parlando della Wireless Solar Keyboard K750, firmata Logitech, risultato rivoluzionario di anni e anni di lavori, che sarà disponibile sin dall’inizio del [...]


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<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/logitech-wireless-solar-keyboard-k750.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12421" title="logitech-wireless-solar-keyboard-k750" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/logitech-wireless-solar-keyboard-k750.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Stiamo parlando della <strong>Wireless Solar Keyboard K750</strong>, firmata <strong>Logitech</strong>, risultato rivoluzionario di anni e anni di lavori, che sarà disponibile sin dall’inizio del 2011 al prezzo di 80 euro.</p>
<p>La Logitech fornirà anche il componente da installare su Windows, mentre ancora non si hanno notizie sul medesimo componente per il Mac.</p>
<p>Normalmente, una tastiera senza fili, che si avvale della tecnologia wireless, prevede l&#8217;uso di batterie al suo interno. Nella tastiera solare Logitech, invece, non c’è bisogno di batteria perché all’interno della tastiera è predisposto un <strong>sistema di accumulazione</strong> energetica, che avviene attraverso celle solari che sanno sfruttare sia l’energia solare sia la luce artificiale.</p>
<p>Gli esperti della Logitech ritengono che l’<strong>autonomia massima</strong> senza ricarica tocchi i <strong>sei mesi</strong>! E che la comodità, tutt’oggi riconosciuta e chiara, di avere una tastiera<span id="more-12397"></span> fisica, al di là dei “touch” in diffusione, si possa finalmente sposare con la sua essenza <strong>ecosostenibile</strong>.</p>
<p>Laddove c&#8217;è luce, v&#8217;è energia: è questo ciò che afferma la Logitech, con risultati, assicura, permanenti e confortevoli, in ambienti aperti e chiusi. Il sito di riferimento è <a title="Tastiera Logitech" href="http://www.logitech.com/it-it/keyboards/keyboard/devices/k750-keyboard" target="_blank" rel="nofollow">Logitech</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F11%2F08%2Ftastiera-a-energia-solare-firmata-logitech%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Shiro Alga Carta: la carta ecologica fatta con le alghe della Laguna di Venezia.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. Vediamo la sua storia e le sue [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/shiro-alga-carta-la-carta-ecologica-fatta-con-le-alghe-della-laguna-di-venezia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, </strong><strong> fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. </strong><strong>Vediamo la sua storia e le sue caratteristiche peculiari.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12404" title="shiro-alga-carta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Negli anni ’80 le acque della <strong>Laguna di Venezia</strong> hanno iniziato ad essere infestate da una quantità abnorme di <strong><em>alghe</em></strong> a causa dell&#8217;eccesso di nutrienti artificiali e del perdurare delle alte temperature estive: l&#8217;ecosistema acquatico era  minacciato dal fenomeno dell&#8217;<strong>eutrofizzazione</strong> e i vegetali in eccesso andavano raccolti e smaltiti prima della loro decomposizione.</p>
<p>Così nel 1989 il Magistrato alle Acque di Venezia, in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova e l&#8217;ENEA, iniziò la raccolta delle alghe per prevenire la <strong><em>deossigenazione</em></strong> della laguna. Essendo un materiale difficile da smaltire, si iniziarono ad esaminare varie possibilità per <em><strong>riciclarlo</strong></em>.</p>
<p>Una delle soluzioni, sponsorizzata dall’Unione Europea ed inserita nel progetto LIFE, fu quella di utilizzare le alghe nella <em><strong>fabbricazione della carta</strong></em>, in parziale sostituzione della cellulosa (derivata dall&#8217;abbattimento di alberi!) e di altri materiali. Nel 1993 venne creato<span id="more-12342"></span> il primo campione di<strong> Alga Carta </strong>dall&#8217;azienda Favini.</p>
<p>Oggi questa carta unica al mondo, chiamata <strong>Shiro Carta Alga</strong>, contribuisce in modo geniale ed innovativo alla protezione del fragile ecosistema lagunare, ed in più è ottenuta in modo ecologico. E&#8217; infatti prodotta con Energia Pura, l’energia elettrica compensata da certificati <strong>RECS</strong> (Renewable Energy Certificate System) e contiene, oltre alle alghe, fibre riciclate e certificate <strong>FS</strong>C (Forest Steweadship Council).</p>
<p>Ma come è fatta?</p>
<p>E&#8217; una <strong>carta </strong>opaca, liscia, flessibile, gradevole al tatto e dall&#8217;aspetto leggermente &#8220;puntinato&#8221; (le alghe si intravedono). Le sue colorazioni vanno dal bianco all&#8217;avorio, dal celeste all&#8217;azzurro pallido. E&#8217; adatta a qualsiasi metodo di stampa, punzonatura, perforazione, fustellatura e cordonatura. Le<em><strong> applicazioni</strong></em> nel campo della stampa e del design sono quindi varie: editoria, brochure, coordinati aziendali, shopping bag, packaging, cartoleria, etc&#8230;</p>
<p>Curiosamente, il contenuto di alghe permette alla carta di diventare più bianca nel tempo.</p>
<p>Che dire, ecco un bell&#8217;esempio di come un simbolo del degrado ambientale (eutrofizzazione) può trasformarsi in una <strong>materia prima</strong> che salva le foreste.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F11%2F08%2Fshiro-alga-carta-la-carta-ecologica-fatta-con-le-alghe-della-laguna-di-venezia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Genova, Festival della Scienza: imperdibile appuntamento per i curiosi di tutte le età.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 15:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; iniziata a Genova l&#8217;ottava edizione del Festival della Scienza, che si focalizza quest’anno sul tema dello spazio e sceglie Orizzonti come parola chiave. Un evento imperdibile, che per dieci giorni avvicinirà i cittadini al mondo della scienza e della ricerca in modo divertente e affascinante. Dal 29 ottobre al 7 novembre si terrà a [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/genova-festival-della-scienza-imperdibile-appuntamento-per-i-curiosi-di-tutte-le-eta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; iniziata a Genova l&#8217;ottava edizione del Festival della Scienza, che si focalizza quest’anno sul tema dello spazio e sceglie Orizzonti come parola chiave. Un evento imperdibile, che per dieci giorni avvicinirà i cittadini al mondo della scienza e della ricerca in modo divertente e affascinante. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/festival_scienza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12275" title="festival_scienza" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/festival_scienza.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Dal <strong>29 ottobre</strong> al <strong>7 novembre</strong> si terrà a Genova il <strong><em>Festival della Scienza</em></strong>, ideato e organizzato dall’Associazione Festival della Scienza in partnership con Regione Liguria, CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Comune di Genova, Provincia di Genova e Compagnia di San Paolo e con la collaborazione del partner fondatore Telecom Italia.</p>
<p>Il programma di quest’anno prevede oltre <strong><em>trecento event</em><em>i</em></strong> che si svolgeranno nel centro del capoluogo ligure e che sono organizzati in sei orizzonti tematici: <strong><em>orizzonti dell’uomo</em></strong> (medicina, ambiente, energia, sviluppo e demografia); <strong><em>orizzonti delle idee</em></strong> (il pianeta del domani).</p>
<p>Ed ancora: <strong><em>orizzonti della tecnologia</em></strong> (le nuove macchine); <strong><em>orizzonti dell’universo</em></strong> (quello infinitamente piccolo e quello infinitamente grande); <strong><em>orizzonti della luce e della materia</em></strong>; <strong><em>orizzonti della vita</em></strong> (dove l’etica e l’esplorazione devono trovare un comune<span id="more-12233"></span> denominatore nel benessere di ogni essere vivente).</p>
<p>Sono previste conferenze, giochi di ruolo, laboratori, spettacoli, mostre scientifiche, artistiche ed interattive, caffè scientifici, tavole rotonde e molto altro ancora: interessante è il fatto che, per ogni evento, è indicata l&#8217;età minima per potervi partecipare in modo utile.</p>
<p>In effetti, si pone molta attenzione sulla<strong> qualità della divulgazione</strong>: per questo gli<strong><em> animatori</em></strong>, selezionati tra migliaia di candidati, si sono preparati al Festival seguendo un corso di formazione teorico e pratico con lezioni che variano dalle modalità della divulgazione scientifica all’espressività, tenute da docenti provenienti dal mondo della scienza, della comunicazione, del teatro.</p>
<p>La filosofia del Festival è di rendere la scienza accessibile a tutti: di particolare importanza è il <strong><em>carattere interattivo</em></strong> degli eventi proposti per avvicinare il pubblico al mondo della scienza e della tecnologia in maniera divertente e innovativa. Si tratta insomma, senza dubbio, di <strong><em>uno dei più grandi eventi di diffusione della cultura scientifica a livello internazionale</em></strong>.</p>
<p>Il Festival vede nella parola<strong><em> &#8220;Orizzonti&#8221;</em></strong> una metafora della tensione della scienza verso l&#8217;ignoto, della curiosità umana che fa esplorare e raggiungere mete sempre nuove. Concludiamo questo articolo con una breve citazione:</p>
<p><em>&#8220;Mi piace puntare in alto. Da sempre i marinai si orientano guardando le stelle. Non ne hanno ancora raggiunta nessuna, ma sono arrivati dove volevano, perché sapevano dove guardare.&#8221; </em>(D.R.Brower)</p>
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		<title>Dalla Svezia arriva un software che calcola l’impatto ambientale di internet.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 14:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni anno circa 630 milioni di tonnellate di CO2 vengono riversate nell&#8217;atmosfera dal settore IT (Information Technology). Risparmiare energia si può, basta creare siti più efficienti e garantire una navigazione veloce. Il Centre for sustainable communication del KTH di Stoccolma è un nuovo ambiente di ricerca svedese che si propone di contribuire alla costruzione di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/dalla-svezia-arriva-un-software-che-calcola-l%e2%80%99impatto-ambientale-di-internet/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni anno circa 630 milioni di tonnellate di CO2 vengono riversate nell&#8217;atmosfera dal settore IT (Information Technology). Risparmiare energia si può, basta creare siti più efficienti e garantire una navigazione veloce</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Greenalytics.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12332" title="Greenalytics" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Greenalytics.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <strong><em>Centre for sustainable communication del KTH di Stoccolma</em></strong> è un nuovo ambiente di ricerca svedese che si propone di contribuire alla costruzione di una <strong>società sostenibile</strong> attraverso tecnologie all&#8217;avanguardia. Ultimamente ha focalizzato la ricerca sul tema dell&#8217;impatto ambientale di internet.</p>
<p>L&#8217;<em><strong>impatto ambientale</strong></em> di <em><strong>internet</strong></em> sta crescendo sempre più, si stima infatti che arrivi all&#8217; <strong>1.4%</strong> delle emissioni di <strong>gas serra</strong> mondiali. Questo enorme impatto è però nascosto sia agli utenti che agli sviluppatori di siti web.</p>
<p>Capire ed analizzare l&#8217;<strong>impronta ecologica </strong>di un sito internet non è infatti un compito facile:  per questo i ricercatori del Centro hanno implementato un programma per generare in automatico i contributi delle tappe dell&#8217;intero <strong>&#8220;ciclo di vita&#8221; </strong> di un<span id="more-12221"></span> sito web (i singoli utenti, l&#8217;infrastruttura e il server).</p>
<p>L&#8217;equipe svedese di ricerca, infatti, partendo dal servizio gratuito di Google che consente di analizzare le statistiche sui visitatori di un sito, è riuscito a creare un <strong>software</strong>, chiamato &#8220;<strong><em>greenalytics</em></strong>&#8220;, in grado di monitorare le emissioni inquinanti prodotte dagli utenti mentre navigano. In questo modo, grazie all&#8217;innovativo programma, l&#8217;impatto ambientale dei siti che se ne avvarrano potrà essere visibile e chiaro in ogni istante.</p>
<p>Applicando il software alla miriade di <strong>siti </strong>esistenti sul <strong>web</strong>, i ricercatori hanno stimato che ogni anno circa <strong>630 milioni di tonnellate di Co2 </strong>vengono riversate nell&#8217;atmosfera dal settore dell&#8217;<strong>Information Technology</strong>, nel quale le componenti principali risultano essere gli utenti di internet, con i propri computer e schermi, ed i server.</p>
<p>Ora che anche l&#8217;impatto della &#8220;rete&#8221; è stato quantificato, bisogna trovare delle soluzioni per <strong>risparmiare energia</strong>. Un buon esempio viene fornito in questo senso dalla pagina web di <strong>&#8220;baciati dal sole&#8221;</strong>, un circolo di Legambiente di Milano che si occupa principalmente di energia. Il sito in questione, con una buona architettura telematica e pochi click per raggiungere qualsiasi contenuto al suo interno, ha prodotto solo 0,13 kg di CO2 nell&#8217;ultimo mese.</p>
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		<title>L’inverno è alle porte: divertiamoci con il feltro.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 13:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il feltro non è un tessuto ma un materiale prodotto con l&#8217;infeltrimento delle fibre del pelo animale. Con esso si producono oggi innumerevoli e variopinti oggetti e capi d&#8217;abbigliamento: lavorarlo è semplice e divertente, e sono molti i corsi che si svolgeranno a novembre. Il feltro, di solito, si fa a partire dalla lana cardata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/l%e2%80%99inverno-e-alle-porte-divertiamoci-con-il-feltro/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il feltro non è un tessuto ma un materiale prodotto con l&#8217;infeltrimento delle fibre del pelo animale. Con esso si producono oggi innumerevoli e variopinti oggetti e capi d&#8217;abbigliamento: lavorarlo è semplice e divertente, e sono molti i corsi che si svolgeranno a novembre.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Feltro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12317" title="Feltro" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Feltro.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <strong>feltro</strong>, di solito, si fa a partire dalla<strong> lana cardata di pecora</strong>, ma si può utilizzare qualsiasi altro tipo di <strong>pelo</strong>: lepre, coniglio, castoro, lontra, capra e cammello. E&#8217; caldo, leggero ed impermeabile e si presta alla creazione di mille oggetti fantasiosi: cappelli, bijoux, pantofole, cinture, panieri etc&#8230;</p>
<p>Tra due mesi, sarà <strong>Natale</strong>. E se provassimo a creare originali <strong><em>regalini artigianali</em></strong> usando il feltro?<br />
Vediamo i corsi più interessanti e curiosi che abbiamo trovato in Italia nel mese di novembre.</p>
<p>Sabato 27 e domenica 28 <strong>&#8220;Le Feltraie&#8221;</strong>, tre signore che ogni anno raccolgono, lavano e cardano lana di pecore autoctone che vivono in Italia e in Svizzera, terranno un<span id="more-12176"></span> laboratorio di feltro a Nonantola (MO).</p>
<p>Dal 19 al 21 novembre il salone dedicato all’hobbistica creativa, belle  arti e fai da te si svolgerà presso la <strong>Fiera di Bologna</strong> e presenterà un ricco programma di novità: &#8220;IL MONDO CREATIVO&#8221; offrirà in particolare l’opportunità di partecipare a numerosi corsi, dimostrazioni e laboratori tematici, tra cui corsi di feltro.</p>
<p>A Roma <strong>Carla Arnò</strong> e <strong>Cecilia Rinaldi</strong>, due creative di successo, terranno dei corsi il 31 ottobre e il 21 novembre. Il loro blog (<a title="Corsi Feltro Roma" href="http://www.corsifeltro.com/" target="_blank">Corsi feltro</a>) è ricco di foto e creazioni bellissime.</p>
<p>Se, invece che frequentare corsi in giornate prestabilite o laboratori e seminari brevi, preferite fare visita a chi il feltro lo lavora quotidianamente, un&#8217;ottima idea potrebbe essere andare in un <strong>ecovillaggio</strong> o fare un salto in territori dove ancora le vecchie tradizioni rimangono vive.</p>
<p>Ad esempio a <strong>Fivizzano</strong>, in Lunigiana, molte persone ancora lavorano il feltro tradizionalmente. Qui, oltretutto, vive anche una importante feltrista: <strong>Ruth Bucci-Baumer</strong>. Lei, di origine Svizzera, è fotografa, terapista occupazionale e formatrice per adulti ed ha aperto nel 2002 un laboratorio di arte creativa offrendo corsi per la lavorazione del feltro, animali di fieno e candele artistiche.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F29%2Fl%25e2%2580%2599inverno-e-alle-porte-divertiamoci-con-il-feltro%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Sette curiosità sui piccioni o colombi di città&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 12:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[capacità discriminante]]></category>
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		<description><![CDATA[Il piccione, o colombo di città, è un animale conosciuto da tutti e detestato dai più. Ma chi è davvero questo animale, e come mai si trova nelle nostre città? Attraverso sette curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste domande. 1. I piccioni erano un tempo allevati dall&#8217;uomo come cibo e come messaggeri alati. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/sette-curiosita-sui-piccioni-o-colombi-di-citta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il piccione, o colombo di città, è un animale conosciuto da tutti e detestato dai più. Ma chi è davvero questo animale, e come mai si trova nelle nostre città? Attraverso sette curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste domande.</strong></p>
<p><em><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5293.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12197" title="IMG_5293" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5293.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>1. I piccioni erano un tempo allevati dall&#8217;uomo come cibo e come messaggeri alati. </strong></em></p>
<p>Il colombo è stato, tra gli uccelli, il primo ad essere addomesticato: la carne del piccione selvatico, molto magra e ricca di proteine, era infatti particolarmente amata dai nostri antenati, ad esempio dagli <strong><em>Antichi Egizi</em></strong>, dai <strong><em>Greci </em></strong>e dai <strong><em>Romani</em></strong>. Anche oggi i piccioni vengono mangiati, ma sempre più raramente.</p>
<p>Oltre che venire serviti nei più sontuosi banchetti, per secoli i <strong><em>piccioni viaggiatori</em></strong> hanno costituito il più veloce sistema di telecomunicazione in ambito umano: possono percorrere fino a 800 km volando a 70 km/h per ritornare al nido o alla colombaia dove vengono allevati.</p>
<p>La stessa agenzia<strong><em> Reuters,</em></strong> ai suoi albori, affidava le notizie alle ali dei collaboratori pennuti. Ancora nel 1850, si legge nella storia di questa agenzia, mancando il<span id="more-12157"></span> collegamento telegrafico fra Aquisgrana e Bruxelles, le quotazioni del mercato finanziario erano trasmesse da uno stormo di 40 piccioni.</p>
<p><em><strong>2. Il loro antenato selvatico sopravvive oggi lungo le coste rocciose.</strong></em></p>
<p>Il piccione di città è un animale rinselvatichito derivante dal piccione domestico, che a sua volta deriva dal piccione selvatico. Il piccione selvatico si ciba prevalentemente di granaglie di graminacee e leguminose e nidifica nelle rientranze delle rocce.<br />
Esso purtroppo è sempre più raro perché la specie ancestrale si è ibridata con le molte razze domestiche: le poche popolazioni pure rimaste vivono nelle <strong><em>isole</em></strong> <strong><em>Ebridi</em></strong> e <strong><em>Shetland</em></strong> al largo della Scozia e lungo alcune coste della <strong><em>Sardegna.</em></strong></p>
<p><strong><em>3. </em></strong><em><strong>Hanno una vista &#8220;super&#8221;.</strong></em></p>
<p>I piccioni, come gli umani, possono vedere i colori, ma anche la luce ultravioletta, che invece gli umani non possono percepire. Invece di 3 coni, nel loro occhio ci sono ben 5 tipi di coni! Per la loro vista eccezionale, i piccioni sono stati usati in America in alcuni esperimenti  (<em><strong>Project Sea Hunt</strong></em>) sulle missioni di ricerca e soccorso in mare aperto.</p>
<p><em><strong>4. Hanno un modo &#8220;unico di bere&#8221;.</strong></em></p>
<p>La maggior parte degli uccelli prendono un sorso d&#8217;acqua nel becco, rovesciano all&#8217;indietro la testa e deglutiscono. Invece i piccioni e i loro parenti più stretti succhiano l&#8217;acqua usando i loro becchi come delle cannucce.</p>
<p><em><strong>5. Sono monogami.</strong></em></p>
<p>I piccioni sono e fedeli per tutta la vita. Il piccione maschio impiega parecchio tempo per scegliere la compagna, poi la corteggia a lungo. Di accoppiamento non si parla finché la coppia non si reputa stabile: deve passare almeno una settimana dal momento del &#8220;fidanzamento&#8221;.</p>
<p><strong><em>6. Hanno un&#8217;ottima </em></strong><strong><em>capacità discriminante</em></strong><strong><em> e una formidabile memoria.</em></strong></p>
<p>Sono stati fatti moltissimi esperimenti sulla capacità discriminante dei piccioni: i formidabili pennuti ci hanno stupito imparando a distinguere tra le note di Bach e quelle di Mozart, tra un quadro di Monet e un quadro di Picasso, tra un disegni infantili belli e brutti, tra pitture ad acquerello e pitture fatte con le tempere, e molto altro ancora.</p>
<p>L’abilità dei piccioni viaggiatori di ritrovare la via di casa dai luoghi più remoti ed ignoti ha da sempre affascinato l’umanità e aperto interrogativi.<br />
Sin dai primi anni ’70 è stata formulata da ricercatori italiani appartenenti all’Ateneo Pisano l&#8217;ipotesi, oggi confermata da evidenze sperimentali, basata su un meccanismo di<strong><em> navigazione olfattiva </em></strong>che presuppone che durante i primi mesi di vita i colombi imparino e memorizzino quale è l’odore predominante della zona dove vivono e che inoltre imparino a riconoscere le aree circostanti che sono caratterizzate da odori differenti portati alla voliera dai venti che spirano dalle varie direzioni. <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5297.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12206" title="IMG_5297" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5297-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong><em>7. Il piccione Cher Ami.</em></strong></p>
<p>Cher Ami era un piccione viaggiatore della prima guerra mondiale &#8211; oggi lo si trova impagliato allo <strong><em>Smithsonian</em></strong> insieme ad altri animali eroi di guerra &#8211; che, mentre la settantasettesima divisione dell&#8217;esercito statunitense era sotto il fuoco amico dei francesi, riuscì a recapitare, malgrado fosse colpito e ferito gravemente, un messaggio che implorava il cessate il fuoco.</p>
<p>Insomma, i piccioni non sono dei fastidiosi &#8220;topi con le ali&#8221; come qualcuno li definisce, ma degli animali estremamente intelligenti e interessanti.<br />
In America esiste un progetto molto bello chiamato &#8220;<strong><em>Pigeon Watch</em></strong>&#8221; che invita tutti a osservare i colombi di città per poter capire meglio questa specie in tutte le sue varietà, colori e razze particolari, nelle sue abitudini etc&#8230;<br />
<em><br />
<strong>I disegni nelle immagini presenti in questo post sono stati realizzati da Elisa Carletti.</strong></em></p>
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		<title>Caffè: una buona abitudine, ma una fucina di rifiuti.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 10:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[abitudine]]></category>
		<category><![CDATA[bicchiere di plastica]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[caffetteria]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/caffe-una-buona-abitudine-ma-una-fucina-di-rifiuti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12180" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo è assuefatto alla <strong>caffeina</strong>, le nostre abitudini ad alto consumo di caffeina creano un sacco di<strong><em> rifiut</em><em>i</em></strong>.</p>
<p>Secondo <strong>“Sustainability is Sexy</strong>”, una organizzazione con sede a<strong> Seattle</strong>, vi sono un sacco di problemi con le normali tazze di caffè perché la maggior parte delle tazze di caffè non è fatta con materiali riciclati, bensì “nuovi”, con carta sbiancata.</p>
<p>Durante la sua creazione, il <strong>bicchiere di carta</strong> è coperto con polietilene, una plastica non riciclabile. L&#8217;intero processo, dall&#8217;inizio alla fine, consuma molte risorse, tra alberi e acqua.</p>
<p>Fortunatamente, ci sono diversi modi per ridurre i <em><strong><a title="Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" target="_self">rifiuti</a> </strong></em>derivanti dal consumo di caffè, sebbene il consumo di caffè in sé rimanga invariato.</p>
<p>Ma il marchio<strong> Starbucks </strong>(grande catena internazionale di caffetterie molto in voga oltreoceano e in molti paesi europei) è stato fortemente criticato per essersi<span id="more-12161"></span> dimostrato poco sensibile al <em><strong>tema del riciclaggio</strong></em>.</p>
<p>Starbucks, dal canto suo, afferma <em>“Nel corso degli anni, la nostra tazza bianca è diventata una icona ben riconoscibile del nostro marchio, ma è altresì diventata una delle maggiori preoccupazioni dei nostri clienti a causa di problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><em>Al fine di rispondere ai clienti e accrescere la nostra <strong>impronta ecologica</strong>, puntiamo a garantire la possibilità di riciclare e riutilizzare il 100% dei nostri bicchieri entro il 2015. Stiamo attualmente lavorando su una serie di iniziative complementari per progredire, e ci rendiamo conto non v&#8217;è soluzione rapida a questo problema, abbiamo ancora molto da imparare”.</em></p>
<p>Piccola curiosità, Starbucks non è diffusa in <strong>Italia</strong> perché, come afferma il presidente di Starbucks, Howard Schultz, <em>“l’idea di Starbucks in Italia non funzionerebbe, perché agli italiani non piacciono le tazze di plastica: a loro non piace prendere il caffè fuori dal bar, bevendolo in cammino o alla guida”.</em></p>
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		<title>Greenpeace: Nokia al primo posto nella XVI guida eco-sostenibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 09:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni è uscita la eco-guida dei prodotti elettronici firmata Greenpeace. Una analisi dettagliata di tutte le grandi “case elettroniche”, per stabilire, ancora una volta, quali siano le società più virtuose, e quali invece non facciano cospicui investimenti in produzioni ed elaborazioni sostenibili. Si tratta del sedicesimo appuntamento con questa classifica delle aziende più [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/greenpeace-nokia-al-primo-posto-nella-xvi-guida-eco-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questi giorni è uscita la eco-guida dei prodotti elettronici firmata Greenpeace. Una analisi dettagliata di tutte le grandi “case elettroniche”, per stabilire, ancora una volta, quali siano le società più virtuose, e quali invece non facciano cospicui investimenti in produzioni ed elaborazioni sostenibili. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Guida-tecnologia-verde.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12127" title="Guida-tecnologia-verde" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Guida-tecnologia-verde.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si tratta del sedicesimo appuntamento con questa <strong>classifica</strong> delle aziende più &#8220;verdi&#8221;, ed è interessante capire quali miglioramenti (o peggioramenti) a livello di <strong>sostenibilità ambientale</strong> siano stati fatti dalle diverse case.</p>
<p>Sotto la lente di <strong>Greenpeace</strong> sono passati come sempre i più disparati <strong><em>oggetti tecnologici</em></strong>: cellulari, monitor, computer portatili, televisori, console.</p>
<p>Diciotto le <strong>aziende</strong> coinvolte, tra cui spiccano Toshiba, Sony, Microsoft, Acer, Lg, Nokia, Apple, HP, Samsung.</p>
<p>I <em><strong>criteri valutativi </strong></em>del comportamento delle case sono essenzialmente distinguibili in due sfere: da un lato,<em><strong> “uso di sostanze pericolose”</strong></em>, e dall’altro <em><strong>“responsabilità gravante sul produttore”</strong></em> (<a title="Dal 18 giugno il sistema “uno contro uno” faciliterà i cittadini nello smaltimento di RAEE." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/dal-18-giugno-il-sistema-uno-contro-uno-facilitera-i-cittadini-nello-smaltimento-di-raee/" target="_self">vedi gestione adeguata dei rifiuti elettronici</a>).<span id="more-12085"></span></p>
<p>In testa alla classifica abbiamo <strong>Nokia</strong>, che raggiunge <strong>7,5 punti su 10</strong> (è sì in testa ma come si vede può ancora migliorare), che viene subito seguita da <strong>Sony Ericcson</strong> perchè <em>“ha bandito l’uso di sostanze altamente nocive come PVC e ritardanti di fiamma a base di bromo, antimonio, berillio e ftalati. In particolar modo, Nokia ha agito efficacemente anche sulle procedure, ossia agendo su ogni singolo passaggio del processo produttivo/distributivo”.</em></p>
<p><strong>Nintendo</strong> va invece malissimo, a causa  delle sostanze utilizzate, e ricopre l’ultimo posto assieme a <strong>Microsoft</strong> e <strong>Toshiba</strong>.</p>
<p><strong>Apple </strong>si mantiene stabile come punteggio, ossia <strong>4,9 punti</strong>, ma scivola dal quinto al nono posto perché altre società l’hanno surclassata. Anche<strong> LG</strong> e <strong>Samsung</strong> hanno disatteso gli impegni che avevano preso.</p>
<p>E&#8217; sempre importante tenere d’occhio il comportamento delle società che immettono nel mercato i prodotti che i consumatori usano e apprezzano; soprattutto per aiutare il consumatore ad orientarsi negli acquisti e a fare <strong>scelte consapevoli</strong>. La classifica completa è consultabile sul sito di <a title="Eco-guida XVI. Bene Philips, Nokia e HP. Male Toshiba." rel="nofollow" href="http://www.greenpeace.org/italy/news/eco-guida-xvi-" target="_blank">Greenpeace</a>.</p>
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		<title>Sabato 6 e domenica 7 novembre a Firenze si svolgerà la suggestiva “Fiera dei Pastori”.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Firenze, nel primo fine settimana del mese di novembre, in Piazza SS. Annunziata si svolgerà la “Fiera dei Pastori”, un suggestivo luogo di incontro con genti e mestieri ispirati alla tradizione rurale italiana di un tempo. Nel Trecento e nei secoli successivi era all’inizio di novembre, per il giorno di San Martino, che si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/sabato-6-e-domenica-7-novembre-a-firenze-si-svolgera-la-suggestiva-%e2%80%9cfiera-dei-pastori%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Firenze, nel primo fine settimana del mese di novembre, in Piazza SS. Annunziata si svolgerà la “Fiera dei Pastori”, un suggestivo luogo di incontro con genti e mestieri ispirati alla tradizione rurale italiana di un tempo. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fiera-dei-pastori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12117" title="Fiera-dei-pastori" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fiera-dei-pastori.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel Trecento e nei secoli successivi era all’inizio di novembre, per il giorno di<strong> San Martino</strong>, che si svolgeva la grande <strong><em>Fiera annuale dei panni di lana</em></strong>.</p>
<p>Per far rivivere questa tradizione l&#8217;associazione fiorentina <strong><em>La Fierucola</em></strong> ha organizzato un evento molto particolare dedicato ai piccoli allevamenti familiari e alle specialità che possono essere prodotte esclusivamente in questo ambito.</p>
<p>Nella <em><strong>&#8220;Fiera dei pastori&#8221;</strong></em> del 2010 saranno mostrate e messe in vendita le produzioni della pastorizia brada di<strong><em> ovini, caprini, bovini </em></strong>e di tutti gli animali il cui allevamento non abbia il fine primario o esclusivo della produzione di carne.</p>
<p>Potrete trovarvi: le <strong>razze ovine locali</strong> in via di estinzione o minacciate che risultino più adatte all’allevamento libero; i <strong>formaggi</strong>, le <strong>ricotte</strong>, i <strong>cagli vegetali</strong>, il <strong>siero</strong>; le <strong>lane<span id="more-12052"></span> </strong>locali cardate e filate artigianalmente; i <strong>manufatti </strong>artigianali in lana.</p>
<p>Non mancheranno gli <strong>strumenti del mestiere</strong>: le forbici per tosare; fusi, aspi, arcolai e filatoi; le attrezzature per la produzione familiare di burro e formaggio, le attrezzature più moderne per la trazione animale; bastoni pastorali, flauti, cornamuse; inoltre saranno decantate poesie improvvisate, maggiolate, etc.</p>
<p>Oggi c’è la convinzione che il mestiere contadino sia solo vestigia di un passato superato. L&#8217;associazione fiorentina <strong><em>&#8220;La Fierucola&#8221;</em></strong>, nata quasi 30 anni fa auspicando una rinascita della ruralità italiana, la pensa diversamente.</p>
<p>Sostiene che l’agricoltura industriale non è &#8220;vera&#8221; agricoltura e non può garantire la qualità degli alimenti; che senza il piccolo podere familiare non può esistere sviluppo rurale; che la produttività totale nel piccolo podere non specializzato è molto maggiore che nelle monoculture industriali e che gli investimenti finanziari per la collettività sono molto più bassi.</p>
<p>Sostiene infine che il <strong>lavoro manuale</strong> con la competenza necessaria è l’elemento fondamentale del lavoro e dell’intelligenza umana e non può in nessun modo essere sostituito.</p>
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		<title>E&#8217; partito il TrenoNatura per riscoprire la Toscana delle sagre in modo ecologico ed insolito.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Ferrovia Val d&#8217;Orcia ha fatto ripartire il TrenoNatura per attraversare, in occasione di feste e sagre, vari paesi in tutta la Toscana su speciali automotrici e locomotive d&#8217;epoca. Tappe e appuntamenti fino all&#8217;8 dicembre. La ferrovia Asciano-Monte Antico è stata chiusa al traffico nel settembre 1994, perché considerata un &#8220;ramo secco&#8221;: aveva un traffico viaggiatori [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/e-partito-il-trenonatura-per-riscoprire-la-toscana-delle-sagre-in-modo-ecologico-ed-insolito/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Ferrovia Val d&#8217;Orcia ha fatto ripartire il <em>TrenoNatura </em>per attraversare</strong><strong>, in occasione di feste e sagre,</strong><strong> vari paesi in tutta la Toscana</strong><strong> su speciali automotrici e locomotive d&#8217;epoca. Tappe e appuntamenti fino</strong><strong> all&#8217;8 dicembre. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Viaggio_con_il_treno_natura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12108" title="Viaggio_con_il_treno_natura" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Viaggio_con_il_treno_natura.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La<strong> ferrovia Asciano-Monte Antico</strong> è stata chiusa al traffico nel settembre 1994, perché considerata un &#8220;ramo secco&#8221;: aveva un traffico viaggiatori troppo limitato per mantenere il normale servizio.</p>
<p>La linea si trova tuttavia in un territorio di particolare valore ambientale e paesaggistico, infatti attraversa la zona delle <a title="Viaggio alla scoperta delle Crete senesi" href="http://www.ok-viaggi.net/2010/10/15/viaggio-alla-scoperta-delle-crete-senesi/" target="_blank"><strong>Crete Senesi</strong></a> e la <strong>vallata del fiume Orcia</strong> ai piedi del Monte Amiata, terra di vino (vi si produce il famoso Brunello di Montalcino) e di antiche tradizioni rurali.</p>
<p>Grazie al progetto <strong><em>TrenoNatura</em></strong> finanziato dalla Provincia di Siena, la Asciano-Monte Antico, alla fine degli anni novanta del secolo scorso, è stata quindi riaperta in alcuni<span id="more-12067"></span> giorni festivi come <em><strong>&#8220;ferrovia turistica&#8221;</strong></em>, sul modello dei molti esempi di questo tipo esistenti negli altri paesi europei e nel nord America.</p>
<p>Per contenere i costi, i volontari dell&#8217;<strong>Associazione Ferrovia Val d&#8217;Orcia</strong> si occupano oggi della vendita dei biglietti, dell&#8217;assistenza ai clienti e della valorizzazione delle attrattive esistenti lungo la linea.</p>
<p>L&#8217;<strong>iniziativa</strong> di questi giorni, che da tanti anni ormai si ripete riscuotendo un grande successo, è interessante non solo perché promuove le bellezze naturali e le tipicità locali, ma anche perché contribuisce alla conservazione di un importante patrimonio di <strong><em>&#8220;archeologia industriale&#8221;</em></strong>. Il servizio è infatti garantito da automotrici d&#8217;epoca appositamente ristrutturate e in alcune giornate da locomotive e vapore e carrozze &#8220;centoporte&#8221;.</p>
<p>Ecco le <em><strong>prossime tappe</strong></em> dell&#8217;iniziativa (che è partita il 24 ottobre):</p>
<ol>
<li><strong>31 ottobre</strong>: &#8220;Treno del crastatone&#8221;<br />
Littorine diesel degli anni ’50 da Siena per &#8220;Il Crastatone 2010&#8243;, la festa della castagna tipica di Piancastagnaio (Si).</li>
<li><strong>14 novembre</strong>: &#8220;Mostra mercato del tartufo bianco delle Crete Senesi&#8221;<br />
Treno storico a vapore da Siena per la &#8220;Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi&#8221; a S.Giovanni d’Asso (Si).</li>
<li><strong>21 novembre</strong>: &#8220;Mostra mercato del tartufo bianco delle Crete Senesi&#8221;<br />
Treno storico a vapore da Grosseto e automotrici diesel da Siena per la &#8220;Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi&#8221; a S.Giovanni d’Asso (Si).</li>
<li><strong>5 dicembre</strong>: &#8220;Festa dell’Olio&#8221;<br />
Littorine diesel degli anni ’50 da Siena per la Festa dell’Olio Novello a Montelaterone (Gr).</li>
<li><strong>8 dicembre</strong>: &#8220;Festa dell’Olio&#8221;<br />
Treno storico diesel e a vapore da Firenze SMN e da Siena per la &#8220;Festa dell’Olio&#8221; a San Quirico d’Orcia (Si).</li>
</ol>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F28%2Fe-partito-il-trenonatura-per-riscoprire-la-toscana-delle-sagre-in-modo-ecologico-ed-insolito%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>La giornata italiana del Trekking Urbano alla scoperta delle città d&#8217;arte.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 31 ottobre, vigilia di Ognissanti e festa di Halloween, sarà, in Italia, la giornata del “Trekking urbano”: la festa del turismo sportivo in città giunge quest’anno alla settima edizione, ricca di proposte interessanti e gustose. Nel 2002 la città di Siena ha dato il via ad un&#8217;iniziativa che oggi è arrivata alla settima edizione: la [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/la-giornata-italiana-del-trekking-urbano-alla-scoperta-delle-citta-darte/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Domenica 31 ottobre, vigilia di Ognissanti e festa di Halloween, sarà, in Italia, la giornata del “Trekking urbano”: la festa del turismo sportivo in città giunge quest’anno alla settima edizione, ricca di proposte interessanti e gustose.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/trekking-urbano.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-12088" title="trekking-urbano" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/trekking-urbano.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel 2002 la città di<strong> Siena</strong> ha dato il via ad un&#8217;iniziativa che oggi è arrivata alla settima edizione: la <strong><em>giornata del trekking urbano</em></strong>.</p>
<p>Il trekking urbano consiste essenzialmente nel camminare esplorando <strong><em>centri urbani</em></strong> anziché paesaggi naturali. I posti migliori per praticare questa sana attività sono le<em><strong> città d&#8217;arte</strong></em> o comunque le città che abbiano qualche attrattiva architettonica o naturalistica (es. giardini, orti botanici, punti panoramici etc&#8230;) da poter ammirare dal marciapiede. Inoltre la presenza di un buon centro storico non congestionato dal traffico è essenziale!</p>
<p>Il trekking urbano è la nuova frontiera del<strong><em> turismo sostenibile</em></strong>: lento, lontano dai circuiti affollati del turismo di massa, può essere praticato a tutte le età ed è un tonico contro i mali della vita moderna tipicamente sedentaria .</p>
<p>Quest&#8217;anno<strong><em> trenta capoluoghi di provincia</em></strong> hanno organizzato itinerari culturali e divertenti, assolutamente gratuiti. Il tema “<strong><em>trekking in tutti i sensi</em></strong>” condurrà i partecipanti<span id="more-12073"></span> a utilizzare, oltre alle gambe e agli occhi, anche naso, bocca, orecchie e dita per un’esperienza piena di stimoli. Il <strong>programma</strong> delle visite a piedi nelle città italiane, inizierà al mattino per i bambini, proseguirà nel pomeriggio con percorsi dedicati agli adulti, per concludersi nei ristoranti dove saranno servite antiche pietanze locali.</p>
<p>Molti sono i <strong>percorsi</strong> proposti quest&#8217;anno. A titolo d&#8217;esempio riportiamo qui un <em><strong>trekking notturno</strong></em> alla scoperta dei luoghi più romantici di <strong>Siena</strong>: &#8220;<em>un percorso che alterna luoghi insoliti e misteriosi, vicoli scuri e storie di fantasmi alle architetture imponenti ed eleganti dei monumenti cittadini. Da Piazza del Campo si arriva al Complesso Museale di Santa Maria della Scala dove labirinti scavati nel tufo conducono al “carnaio”, una muraglia di ossa calcinate, teschi e stoffe risalenti alla peste del Trecento. Dallo stretto Vicolo delle Carrozze si raggiunge il Castellare dove Cecco Angiolieri cantava “la donna, la taverna ed il dado”. Si seguono gli ululati dei licantropi in Piazza Provenzano e alla Fonte Nuova d&#8217;Ovile per terminare all&#8217;Enoteca Italiana, istituzione che valorizza e promuove i grandi vini del “vigneto Italia</em>”.</p>
<p>Insomma, il 31 ottobre tutti a camminare in città!</p>
<p>Lista delle<strong> città</strong> coinvolte nell&#8217;iniziativa:</p>
<p>SIENA, ANCONA, AREZZO, ASCOLI PICENO, BARI, BIELLA, BOLOGNA, BRESCIA, CHIETI, COSENZA, FERMO, FORLI’, GENOVA, MACERATA, LUCCA, MANTOVA, MASSA, MATERA, MESSINA, NUORO, PALERMO, PAVIA, PERUGIA, PISA, RAVENNA, SALERNO, TEMPIO PAUSANIA, TRENTO, TREVISO, URBINO, VITERBO.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo chef Bryan Au sforna ricette eco-sostenibili&#8230; con la App “Eco Chef”.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 10:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il celebre chef Bryan Au ha creato un’applicazione per iPhone e iPad che aiuta gli utenti a creare “eco-green meals”, ossia pasti eco-sostenibili secondo particolari ricette in cui non manca nulla di ciò che serve al nostro organismo. Utilizzando questa applicazione, gli utenti possono seguire le migliori indicazioni sui cibi, ossia sui cibi che tutelino [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/27/lo-chef-bryan-au-sforna-ricette-eco-sostenibili-con-lapp-%e2%80%9ceco-chef%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il celebre chef Bryan Au ha creato un’applicazione per iPhone e iPad che aiuta gli utenti a creare “eco-green meals”, ossia pasti eco-sostenibili secondo particolari ricette in cui non manca nulla di ciò che serve al nostro organismo. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/chef-Bryan-Au-.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12024" title="chef Bryan Au" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/chef-Bryan-Au-.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Utilizzando questa <strong>applicazione</strong>, gli utenti possono seguire le migliori indicazioni sui cibi, ossia sui <em><strong>cibi</strong></em> che tutelino loro e il pianeta, il tutto in pochissimi minuti.</p>
<p>Gli ingredienti raccomandati sono <em><strong>biologici</strong></em>,<strong><em> locali</em></strong> e <strong><em>stagionali</em></strong>.</p>
<p>Sebbene tutte le<strong> ricette </strong>della<strong> App “Eco Chef”</strong> siano <strong><em>vegetariane e vegane</em></strong>, in realtà è stato pensato per tutti, per goderne indipendentemente dal regime alimentare cui si propende, anche se, si sa, è estremamente salutare aggiungere più frutta e verdura alla propria dieta indipendentemente da ciò che si preferisce mangiare.</p>
<p>E’ un&#8217;<strong><em>App</em></strong> anche divertente da usare, con il chiaro supporto di informazioni, foto, video, per bambini, adolescenti, studenti universitari, adulti, famiglie e anziani.<span id="more-11950"></span></p>
<p>Scopriamo così <strong><em>ricette </em></strong>che spalancano le porte ad un mondo gastronomico nuovo, di<strong><em> qualità ecologica</em></strong>. Non c&#8217;è cucina, non ci sono combustibili fossili utilizzati, e quindi ogni ricetta comporta<em><strong> zero o quasi zero emissioni di anidride carbonica</strong></em>.</p>
<p>il programma sta riscuotendo grande successo, e sta ottenendo la lode e le raccomandazioni dei fans: farebbe comodo una <strong>versione italiana</strong>!</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F27%2Flo-chef-bryan-au-sforna-ricette-eco-sostenibili-con-lapp-%25e2%2580%259ceco-chef%25e2%2580%259d%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>PNAS: &#8220;Demografia e urbanizzazione incidono molto su livelli di CO2&#8243;.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/27/pnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12014" title="demografia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a> La ricerca, apparsa su <strong>Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS)</strong>, è stata condotta da un team internazionale di scienziati. </p>
<p>Lo studio ha dimostrato che un <strong>rallentamento </strong>della <strong>crescita demografica</strong>, seguendo uno dei percorsi di crescita più lenta considerato plausibile dai demografi delle Nazioni Unite, potrebbe contribuire a <strong>ridurre</strong> significativamente le <strong>emissioni di gas a effetto serra</strong>.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che questa lenta crescita sino al 2050 potrebbe dare una diminuzione dal <strong>16%</strong> al <strong>29%</strong> delle emissioni.</p>
<p>Globalmente, il <strong>tasso di crescita della popolazione umana</strong> è in fortissimo<strong> calo</strong>, sebbene gli ultimi 100 anni abbiano visto un rapido aumento della popolazione grazie ai <span id="more-11944"></span>progressi medici e al massiccio aumento della produttività agricola.</p>
<p>L&#8217;invecchiamento può ridurre le emissioni fino al 20% in alcuni paesi industrializzati, perché le popolazioni di età media superiore comportano un ricorso alla forza lavoro più basso: così, c’è minore produttività e quindi minore crescita economica.</p>
<p>Gli esperti hanno così sviluppato alcune ipotesi di crescita economica, consumi di energia e scenari di emissioni, utilizzando un nuovo modello (<strong><em>Population-Environment-Technology model, o PET</em></strong>), e considerando età, localizzazioni urbane e rurali.</p>
<p><em>&#8220;Le famiglie possono influire sulle emissioni, sia direttamente, attraverso i loro modelli di consumo, sia indirettamente, attraverso i loro effetti sulla crescita economica&#8221;</em>, ha affermato O&#8217;Neill, uno degli esperti.</p>
<p>Quindi, una <strong>popolazione più anziana</strong> consuma meno di una popolazione più giovane a causa di “esigenze di lavoro” più basse, mentre una <strong>nazione in via di sviluppo</strong> (che tende ad essere più giovane) rispetto alle nazioni più avanzate (e più “vecchie”) sviluppa delle esigenze di lavoro (ed ecologiche) maggiori e in tempi più rapidi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F27%2Fpnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Grom: una grande gelateria sostenibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:10:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Società e aziende considerano sempre di più la questione della sostenibilità, e i prodotti che acquistiamo e consumiamo quotidianamente possono assumere una valenza diversa rispetto al passato. Il supermercato si è trasformato, da tipico luogo di consumo con esposizione di prodotti di ogni tipo per spingere al consumo, in “tempio di consumo”, ossia un centro [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/grom-una-grande-gelateria-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Società e aziende considerano sempre di più la questione della sostenibilità, e i prodotti che acquistiamo e consumiamo quotidianamente possono assumere una valenza diversa rispetto al passato.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/GROM.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11918" title="GROM" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/GROM.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il supermercato si è trasformato, da tipico luogo di consumo con esposizione di prodotti di ogni tipo per spingere al consumo, in <em>“tempio di consumo”</em>, ossia un centro di prodotti che sappiano anche dare una <strong>valenza etica </strong>agli acquisti, che possono così fornire e concretizzare dei valori sociali.</p>
<p>Si vedano imprese che operano scelte finalizzate a offrire esempi veri di questi<strong><em> valori sociali</em></strong>, ad esempio con i prodotti a chilometro zero, i contenitori delle batterie scariche, i depliant sulla raccolta differenziata, etc&#8230;</p>
<p>Quindi la grande distribuzione oggi cerca di offrire non solo prodotti ma anche servizi: così <strong>Torino</strong> diventa grande protagonista del prodotto ecologico <em>“<strong>Grom Loves World”</strong></em>.<span id="more-11782"></span></p>
<p><em><strong>Grom</strong></em> è una <strong><em>gelateria sostenibile</em></strong> dall&#8217;impronta particolare, ben organizzata, di proprietà di due giovani torinesi, che qualche anno fa hanno stabilito i cardini della loro azienda:</p>
<ol>
<li>utilizzare <em><strong>carta certificata</strong></em>, ossia che provenga da foreste correttamente gestite; sostituire la plastica (che deriva dal petrolio) con la <strong><em>bioplastica</em></strong>, che deriva invece dall’amido di mais;</li>
<li>fare la <strong><em>raccolta differenziata</em></strong> di tutti i materiali utilizzati nel consumo di un gelato (coppette e carta da un lato cioè nella carta, coni e cucchiaini dall’altro, cioè nell’organico).</li>
</ol>
<p><em>&#8220;Grom sa che una grande azienda non è tale solo per la qualità di ciò  che produce, ma anche per l’atteggiamento che assume nella società  civile&#8221;</em>. Questo è uno dei punti centrali di questa azienda agricola. Date un’occhiata al loro sito internet: <a title="Grom Loves World" href="http://www.gromlovesworld.it/ita/home.php" target="_blank">GromLovesWorld</a>.</p>
<p>Leggi anche il post: <a title="Intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli, socio fondatore, amministratore e gelatiere della Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli di Pisa." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/intervista-esclusiva-a-gianfrancesco-cutelli-socio-fondatore-amministratore-e-gelatiere-della-gelateria-artigianale-naturale-de%E2%80%99-coltelli-di-pisa-1%C2%B0-parte/" target="_self">Gelateria Artigianale Naturale De&#8217; Coltelli</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F21%2Fgrom-una-grande-gelateria-sostenibile%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<item>
		<title>Legambiente stila il rapporto 2010 sulla vivibilità ambientale delle città italiane: i grandi centri urbani vanno male.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/legambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. Si parla di “città virtuose”: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. Bologna, Livorno, Siena, Bolzano, Parma, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/legambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11905" title="ecosistema_urbano" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si parla di <em><strong>“città virtuose”</strong></em>: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. <strong>Bologna</strong>, <strong>Livorno</strong>, <strong>Siena</strong>, <strong>Bolzano</strong>, <strong>Parma</strong>, <strong>La Spezia</strong>, <strong>Pordenone</strong>, <strong>Belluno</strong>, <strong>Verbania</strong>.</p>
<p>Concentrandoci sui <strong>PM10</strong> (sostanze inquinanti nell’aria), le città migliori sono <strong>Matera</strong>, <strong>Potenza</strong>, <strong>Siena</strong>, mentre le peggiori sono <strong>Milano</strong> (che raggiunge altissime concentrazioni di ozono), e a seguire <strong>Napoli</strong>, <strong>Torino</strong>, <strong>Frosinone</strong>, <strong>Siracusa</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>acqua potabile</strong>, <strong>Milano</strong> occupa il primo posto della classifica in negativo, seguita da <strong>Lod</strong>i e <strong>Pescara</strong>, mentre <strong>Agrigento</strong>, <strong>Pistoia</strong> e<span id="more-11815"></span> <strong>Caltanissetta</strong> hanno segno “+”.</p>
<p>Veniamo alla <strong>raccolta differenziata</strong>, le cui percentuali sono state calcolate sul totale dei rifiuti: le migliori sono <strong>Pordenone</strong>, <strong>Novara</strong>, <strong>Verbania</strong>. Le peggiori invece sono tre città siciliane, <strong>Palermo,</strong> <strong>Siracusa</strong> e <strong>Messina</strong>, senza dimenticare <strong>Napoli</strong>, come sempre.</p>
<p>Questi pessimi risultati fanno capire che ancora non c’è una piena consapevolezza della centralità della differenziata nella costruzione di un sistema economico-sociale più equilibrato e sostenibile.</p>
<p>Nonostante <strong>Roma </strong>occupi, ad esempio, il primo posto nell’ambito del (solo) trasporto pubblico (rapporto viaggi-abitante-anno), segno che la strutturazione dei trasporti sta conducendo a buoni risultati, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, è stato criticato dal vicepresidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Athos De Luca, il quale trae spunto da questo rapporto annuale di Legambiente per affermare chiaramente che:<em> “Le continue dichiarazioni del sindaco sono inutili, Roma vive una situazione drammatica sulla qualità della vita e dei problemi ambientali”</em>. In effetti, la nostra capitale scivola in fondo alla classifica globale delle città virtuose, passando dal 62esimo al 75esimo posto.</p>
<p>De Luca conclude: “<em>Si parla di grandi e avveniristici progetti a lungo termine, ma di fatto si vede solo degrado e inquinamento, che rendono invivibile la nostra città”.</em></p>
<p>I più grandi centri urbani italiani sono in difficoltà sotto l’aspetto ambientale, non riescono ad organizzarsi in modo efficiente ed ecosostenibile: Palermo, Napoli e Roma sono le città che vivono i maggiori problemi.</p>
<p>Il sito che permette di leggere tutte le classifiche è quello di <a title="Ecosistema urbano" href="http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=10&amp;contenuti_id=1720" target="_blank">Legambiente</a>.</p>
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		<title>Il cioccolato: dalle fave di cacao ai benefici per la salute.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 18:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cibo degli Dei, inferno e paradiso dei golosi, il cioccolato si fa a partire dai semi di una pianta tropicale, l&#8217;albero del cacao. Molte sono le tappe della lavorazione delle fave di cacao: ve le descriveremo insieme a tanti aneddoti e curiosità! Theobroma cacao è il nome scientifico, coniato da Linneo, che indica l’albero del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/20/il-cioccolato-dalle-fave-di-cacao-ai-benefici-per-la-salute/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Cibo degli Dei, inferno e paradiso dei golosi, il cioccolato si fa a partire dai semi di una pianta tropicale, l&#8217;albero del cacao. Molte sono le tappe della lavorazione delle fave di cacao: ve le descriveremo insieme a tanti aneddoti e curiosità!</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Albero-cacao.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11970" title="Albero-cacao" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Albero-cacao.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Theobroma cacao </em></strong>è il nome scientifico, coniato da Linneo, che indica l’<a title="Il cacao" href="http://www.equonline.com/il-cacao/" target="_blank">albero del cacao</a>: il primo termine fa  riferimento alla parola greca che significava <strong>“<em>nutrimento degli dei</em>”</strong>; il secondo termine fa riferimento al nome dato alla pianta dagli Aztechi, <strong><em>cacahautl</em></strong>.</p>
<p>Ormai tutti lo sanno, il cacao è stato usato per la prima volta dalla civiltà Maya come moneta di scambio e come base per una preziosa bevanda dalle proprietà stimolanti e magiche.</p>
<p>Quando ai Maya subentrarono gli Aztechi, l&#8217;uso rituale dei semi di cacao continuò: fu proprio il loro imperatore Montezuma, nel XVI secolo, ad offrire al <em>conquistador </em>Hernan Cortés la bevanda detta <strong><em>&#8220;cibo degli dei&#8221;</em></strong>. Da allora il cacao fece la sua comparsa in Europa.</p>
<p>L&#8217;albero del cacao appartiene alla famiglia delle <strong><em>Sterculiaceae</em></strong>: tale famiglia comprende anche la Noce di Cola, il cui frutto è usato per aromatizzare la famosa bibita gassata<span id="more-11747"></span> Coca Cola.</p>
<p>Il cacao è originario delle regioni tropicali dell’<strong>Amazzonia</strong>, e per crescere necessita di caldo, umidità ed ombra. L&#8217;albero può essere alto dai sei ai dieci metri e presenta ampie foglie perenni e piccoli fiori riuniti in infiorescenze che hanno origine direttamente dal tronco (ecco perché i frutti curiosamente spuntano dal tronco e dai rami principali).</p>
<p>Esistono due varietà principali di cacao, <em><strong>criollo</strong></em> e <strong><em>forastero</em></strong>, cui se ne aggiunge una terza, il <em><strong>trinitario</strong></em>:</p>
<p><em><strong>Criollo</strong></em><strong> </strong>è il nome che gli Spagnoli diedero al profumato e pregiato cacao prodotto dagli Aztechi: esso ha dominato il mercato sino alla metà del diciottesimo secolo ma oggi è coltivato in piccole quantità perché poco resistente alle malattie. <em></em></p>
<p><em><strong>Forastero</strong></em> è la robusta pianta del cacao originaria dell’alto bacino del Rio delle Amazzoni: è resistente e molto coltivata, ed i suoi semi hanno un aroma intenso ed un gusto amaro.</p>
<p>Il <strong><em>Trinitario</em></strong> presenta una vasta varietà di ibridi e si chiama così perché si pensa sia il risultato di un uragano che colpì Trinidad verso la fine del XVIII secolo.</p>
<p>Il <em><strong>frutto del cacao</strong></em> è una drupa denominata<strong> <em>cabossa</em></strong> che assomiglia a un melone e presenta colore, forma e dimensioni variabili: può essere sferica o cilindrica, appuntita o smussata, liscia o rugosa, di colore verde, giallo, rosso o viola. Fu la cabossa del <em>Criollo</em> ad ispirare la forma della bottiglia di Coca Cola, allungata e percorsa da solchi longitudinali. Ogni cabossa contiene tra i 25 e i 75 semi a forma di mandorla, disposti in 5 file e avvolti da una polpa mucillaginosa e dolciastra.</p>
<p>La raccolta dei frutti avviene due volte all&#8217;anno ed è eseguita manualmente con coltelli  detti <em>machetes</em>; successivamente i frutti vengono aperti per estrarne i semi umidi, ossia le<strong><em> <a title="Fiori, frutti, semi" href="http://www.equonline.com/il-cacao/1-fiori-frutti-e-semi/" target="_blank">fave di cacao</a></em></strong>. Esse vengono quindi sottoposte ad una serie di operazioni:</p>
<p>-<em><strong> fermentazione</strong></em>: le fave di cacao stanno da 2 a 10 giorni a fermentare in vasche o fosse scavate nel terreno.<br />
- <em><strong>essiccazione</strong></em>: i semi vengono essiccati al sole o in forno  per ottenere un colore più vivo e un sapore meno astringente.<br />
- <em><strong>torrefazione</strong></em>: le fave di cacao sono tostate a 120 &#8211; 140 °C  per eliminare del tutto l&#8217;umidità e l&#8217;acidità, favorendo lo sviluppo delle componenti aromatiche.<br />
- <em><strong>granellatura e macinazione</strong></em>: le fave vengono sminuzzate e la granella ottenuta viene successivamente macinata, in modo da ricavarne la massa di cacao che può essere immagazzinata e rivenduta come semilavorato ai cioccolatieri.<br />
- <em><strong>spremitura</strong></em>: filtrando la massa di cacao in pressione attraverso setacci con trama molto fitta si separa, da un lato, una sostanza grassa dal colore bianco giallastro (il burro di cacao) e, dall&#8217;altro lato, il pannello o cake di granella fine, che viene polverizzato per ottenere cacao in polvere.</p>
<p><em><strong>QUALI SONO GLI EFFETTI POSITIVI DEL CIOCCOLATO SULLA SALUTE?</strong></em></p>
<ol>
<li>Il cioccolato ha un valore <strong>antidepressivo</strong>. Innanzitutto agisce da catalizzatore della produzione di endorfina, stimolando le sensazioni di euforia e attenuando il dolore; contiene inoltre feniletilammina, una sostanza che il nostro cervello produce naturalmente in associazione a sentimenti di desiderio fisico e forse addirittura d&#8217;amore; infine, è associato alla serotonina, di cui sono noti gli effetti tranquillanti.</li>
<li>Il cioccolato ha un effetto protettivo sul <strong>muscolo cardiaco</strong> che è doppio rispetto a quello procurato dal vino rosso e quattro volte superiore a quello procurato dal tè verde.</li>
<li>L&#8217;<strong>acido stearico</strong>, che costituisce dal 40 al 50 per cento dei grassi saturi del cioccolato, non aumenta i livelli del colesterolo nel sangue.</li>
<li>Il cioccolato contiene <strong>antiossidanti</strong> che svolgono una funzione protettiva nei confronti del cancro, dell&#8217;invecchiamento, dell&#8217;Alzheimer, dell&#8217;artrite, dell&#8217;asma e dei processi infiammatori.</li>
</ol>
<p>Forse avevano ragione gli aztechi: una sostanza che oltre a procurare piacere, è anche capace di far bene, deve per forza venire dal Paradiso&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cacao.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11973" title="cacao" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cacao.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>&#8220;<em>Chiunque beva qualche sorso di troppo al calice della voluttà; chiunque sia occupato nel lavoro gran parte del tempo destinato al sonno; chiunque, pur essendo uomo di spirito, si senta momentaneamente svanito; chiunque non possa sopportare l&#8217;aria umida, il tempo lungo, l&#8217;atmosfera pesante; chiunque sia tormentato da un&#8217;idea fissa che gli toglie la libertà di pensare: tutti costoro si prendano un buon mezzo litro di cioccolato ambrato ( profumato, cioè, all&#8217;ambra diriga di Debauve ), che io chiamo cioccolato degli afflitti&#8230;</em>&#8221;</p>
<p><em>&#8220;Ci dà una colazione bastante la mattina, ci delizia a pranzo, nelle creme, e ci rallegra ancora, alla fine della serata, nei gelati, nei croccanti e in altre ghiottonerie da salotto, senza contare il piacevole divertimento di pastiglie e confettini, con o senza foglietti dentro</em>&#8221;</p>
<p>A. Brillat-Savarin, avvocato e letterato, autore della &#8220;Fisiologia del gusto&#8221; del 1826, in cui si esalta il cacao.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE IL POST</strong>: <a title="Arrivano l’Eurochocolate e Altrocioccolato: per gustare e conoscere meglio il “cibo degli Dei”." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/arrivano-l%E2%80%99eurochocolate-e-altrocioccolato-per-divertirsi-gustare-e-conoscere-meglio-il-%E2%80%9Ccibo-degli-dei%E2%80%9D/" target="_self">Arrivano l’Eurochocolate e Altrocioccolato: per gustare e conoscere meglio il “cibo degli Dei”.</a></p>
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		<title>Fanghi rossi: le autorità ungheresi sminuiscono i rischi, ma a quale prezzo?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 15:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un disastro inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché. Il governo ungherese ha deciso alcuni giorni fa di riaprire lo stabilimento produttivo (per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/18/fanghi-rossi-le-autorita-ungheresi-sminuiscono-i-rischi-ma-a-quale-prezzo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a> inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11824" title="Fanghi-rossi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il<strong> governo ungherese </strong>ha deciso alcuni giorni fa di <strong>riaprire</strong> lo stabilimento produttivo<strong> </strong>(per il momento tolto alla <strong>società<em> Mal S.A.</em></strong> e nazionalizzato) da cui si è riversato il fiume di fango corrosivo.</p>
<p>Ed ha deciso anche di procedere al <strong>reinsediamento</strong> delle persone evacuate dall&#8217;area colpita: a ognuna di loro, l&#8217;unità di crisi ha consigliato di indossare in maniera permanente mascherine contro la polvere.</p>
<p>Secondo <strong>Greenpeace</strong>, si tratta di un atto <strong><em>&#8220;assolutamente irresponsabile&#8221;</em></strong> dal momento che non ci sono elementi obiettivi per ritenere la zona sicura e perché non sono state ancora individuate le cause del disastro ambientale. Perché far tornare così presto le persone nell&#8217;area in cui si è verificata la più grande catastrofe<span id="more-11788"></span> ecologica che l&#8217;Ungheria abbia mai vissuto?</p>
<p>I centri di <strong>Kolontar</strong> e <strong>Devecser</strong> sono stati pesantemente devastati e inquinati dal fango tossico; molte abitazioni sono state alluvionate per un&#8217;altezza anche superiore ai due metri e sarà difficile l&#8217;operazione di ripulitura del fango rosso che ha colorato quasi in modo indelebile tutto ciò che ha toccato creando un&#8217;atmosfera surreale; alcune abitazioni sono in parte crollate a causa della violenza dell&#8217;inondazione; decine di automobili e furgoni sono stati spazzati via.</p>
<p>In questa regione, cosa si può prospettare per il <strong>futuro</strong>?</p>
<p>Ecco tre possibilità non troppo remote:</p>
<ol>
<li><em><strong>Agricoltura locale condannata per anni</strong></em><br />
Laddove ora giace uno strato di fanghiglia rossa, un tempo crescevano grano, mais, patate. Anche se a livello nazionale la popolazione non risentirà di questa perdita, a livello regionale l&#8217;impatto è stato catastrofico.<br />
I fanghi contengono <strong><em>cromo, mercurio, piombo</em></strong> ed <em><strong>arsenico</strong></em> a delle concentrazioni ancora sconosciute (in realtà Greenpeace ha fatto delle analisi sui fanghi dai risultati preoccupanti): questi metalli pesanti impediscono lo sviluppo dei vegetali e dei microrganismi che vivono nei suoli, ed hanno una durata di vita molto lunga.<br />
Perciò, l&#8217;agricoltura potrebbe non essere possibile per anni ed anni.</li>
<li><strong><em>Acqua potabile contaminata<br />
</em></strong>Nel <a title="Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" target="_blank">fiume Marcal</a> tutti i pesci sono morti e la vita è scomparsa, afferma Gabor Figeczky del WWF Ungheria.<br />
Anche il fiume Raba è stato contaminato, dopodiché è stata la volta del Danubio, dove si registra un tasso di alcalinità superiore alla media ed una anomale presenza di arsenico.<br />
L&#8217;<strong>arsenico</strong>, pericoloso per piante e animali, puo&#8217; accumularsi in particolare negli invertebrati e danneggiare il sistema nervoso degli uomini.<br />
&#8220;<em>Questa contaminazione</em>- spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di <strong>Greenpeace Italia</strong>- <em>rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Denunciamo il tentativo di occultamento del Governo ungherese, che non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi</em><em>&#8220;.</em><br />
Al momento le <strong>autorità ungheresi</strong> affrontano l&#8217;emergenza senza pensare a lungo termine: in realtà si potrebbe avere un effetto a &#8220;bomba ritardata&#8221; se il sottosuolo fosse a filtrazione lenta. Le sostanze, infatti,  potrebbero impiegare anche 20 anni a migrare e a raggiungere le falde acquifere sottostanti.</li>
<li><em><strong>Nuvole di polvere tossica<br />
</strong></em>Per il momento piove sulla regione, ma quando il fango seccherà potrebbe trasformarsi in <strong>polvere tossica</strong>. Nei fanghi, le sostanze nocive sono nell&#8217;ordine dei micron.<br />
Quando il fango secca e il vento soffia, gli elementi fini prendono il volo. Questo rischia di creare delle <em><strong>nuvole di polveri invisibili</strong></em> ma comunque dannose per la salute.<br />
Le sostanze probabilmente entreranno nei polmoni e nel sangue delle popolazioni locali fatte rientrare nella regione, e il vento potrebbe portare il problema ben al di là dei 40 kmq al momento sinistrati.</li>
</ol>
<p>Insomma, nonostante il governo ungherese faccia di tutto per far scordare al mondo questo disastro ecologico, è evidente che la scelta di sminuire quanto accaduto potrebbe nuocere ancora moltissimo sia alla gente che all&#8217;ambiente.</p>
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		<title>La COOP lancia la campagna &#8220;Acqua di casa mia&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. “Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?” Così esordisce Luciana Littizzetto nello spot della COOP. La campagna si chiama “Acqua di casa mia”, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/la-coop-lancia-la-campagna-acqua-di-casa-mia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. </strong></p>
<p><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11721" title="Acqua-di-casa-mia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?”</em></p>
<p>Così esordisce <strong>Luciana Littizzetto </strong>nello spot della COOP.</p>
<p>La campagna si chiama <em><strong>“Acqua di casa mia”</strong></em>, e si basa sulla sensibilizzazione all’uso dell’acqua del rubinetto, e invita a riflettere su numeri chiari, esposti in bella vista sugli scaffali, insieme alle caraffe filtranti di marchio Coop.</p>
<p>Con <strong>195 litri a testa all’anno</strong>, gli italiani sono i primi consumatori d’acqua in Europa, terzi nel mondo dopo Emirati Arabi e Messico. Dalle fonti alla tavola, il trasporto muove 480mila tir, che, messi uno accanto all’altro formano una fila di 8mila chilometri (Roma-Mosca andata e ritorno).<span id="more-11615"></span></p>
<p>Questa operazione <strong>Coop</strong> non punta al guadagno, allo sfruttamento di una idea generale per trarne profitti, ma è un investimento nel futuro, che può senz’altro condurre, in realtà, a delle flessioni di guadagno sull’acqua da parte dei marchi.</p>
<p>La Coop intercetta un trend preciso, quello della diminuzione del consumo di acqua imbottigliata, ma avrà in futuro un consumatore diverso, più maturo e sensibile.</p>
<p>Dopo l’intro iniziale, la popolare comica prosegue lo spot entrando in cucina e avvicinandosi al rubinetto: <em>“…e pensare che hanno inventato una cosa chiamata &lt;tubi&gt;. Per inquinare meno bevo l’acqua del rubinetto: la Coop si impegna a darci un’acqua minerale che arriva da fonti vicine”.</em></p>
<p>Bisogna insomma rivalutare e utilizzare <strong><em>l’acqua del rubinetto</em></strong>, utilizzare (eventualmente) degli espedienti per depurarla, e preferire sempre le fonti vicine.</p>
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		<title>A Kunming, in Cina, si valorizza il solare.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/a-kunming-in-cina-si-valorizza-il-solare/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo del primo evento di Noppen sull’energia solare, tenutasi nella Mongolia Interna, il &#8220;Secondo Congresso annuale cinese su tecnologie e investimenti in campo solare&#8221; si è svolto il 16 e il 17 settembre 2010 a Kunming, Cina. Grazie alle massicce incentivazioni locali e alla presenza di prezzi accessibili, la Cina ha dunque iniziato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/a-kunming-in-cina-si-valorizza-il-solare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dopo il successo del primo evento di Noppen sull’energia solare,  tenutasi nella Mongolia Interna, il &#8220;Secondo Congresso annuale cinese su  tecnologie e investimenti in campo solare&#8221; si è svolto il 16 e il 17  settembre 2010 a Kunming, Cina.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/energia-solare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11712" title="energia-solare" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/energia-solare.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Grazie alle massicce incentivazioni locali e alla presenza di prezzi accessibili, la<strong> Cina</strong> ha dunque iniziato il percorso verso la valorizzazione del<strong> solare</strong> attraverso “prodotti finiti”, con la loro installazione in primis a livello locale.</p>
<p>Nel rapido sviluppo dell&#8217;economia globale, la <strong><em>sostenibilità energetica</em></strong> è diventata sempre più importante come fonte di energia pulita, sicura ed economica, e l&#8217;energia solare sta attirando sempre maggiore attenzione da parte della <strong><em>comunità internazionale</em></strong>.</p>
<p><strong>Kunming</strong> (che ha una popolazione di poco meno di 2 milioni di persone ed è capoluogo della provincia dello Yunnan) presenta delle massicce risorse solari, e negli ultimi anni<span id="more-11333"></span> il settore solare fotovoltaico è divenuto una delle principali nuove industrie hi-tech supportate dal Comune.</p>
<p>L’evento, derivato dalla co-organizzazione di Comune di Kunming, EUROSOLAR-Turchia, e American General Business Association, ha visto la partecipazione di oltre <strong>120</strong> funzionari governativi, esperti e studiosi, dirigenti e professionisti che si riuniscono per discutere di come “capitalizzare sui cambiamenti in corso” precisando nuove politiche governative attraverso i progressi tecnici nella produzione degli impianti.</p>
<p>Ospite d&#8217;onore alla manifestazione è stata Tanay Sıdkı Uyar, presidente di EUROSOLAR-Turchia, illustrando dati sulle possibilità di sviluppo di impianti fotovoltaici in Turchia, e con uno sguardo anche all’Unione Europea sulle tendenze del mercato fotovoltaico in essa.</p>
<p>Un altro oratore chiave è stata<strong> Qiu Diming</strong>, capo del Comitato Tecnologico di Trina Solar, uno dei principali costruttori mondiali di impianti fotovoltaici. La Cina inizia dunque a valorizzare profondamente il solare, che parta da progetti seri e che coinvolga innanzitutto le realtà locali.</p>
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		<title>Premio Ambientalista dell’anno 2010: Legambiente lo dedica a Luisa Minazzi.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista La Nuova Ecologia organizzano il &#8220;Premio Ambientalista dell&#8217;anno&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. Luisa Minazzi, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/premio-ambientalista-dell%e2%80%99anno-2010-legambiente-lo-dedica-a-luisa-minazzi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista <em>La Nuova Ecologia</em> organizzano il &#8220;<em>Premio Ambientalista dell&#8217;anno</em>&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11696" title="Premio-Minazzi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Luisa Minazzi</strong>, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto ha guidato per anni la protesta contro l&#8217;amianto facendo luce su una tematica scottante, volutamente dimenticata dallo Stato per troppo tempo.</p>
<p>Suo padre faceva l&#8217;operaio alla <strong>Eternit</strong> e da piccola varie volte Luisa aveva giocato con la <strong><em>polvere bianca dell&#8217;amianto</em></strong>.</p>
<p>Poi, quando era apparso evidente che questa fibra se inalata provocava gravi malattie quali l&#8217;asbestosi e il mesotelioma pleurico, aveva deciso di combattere contro l&#8217;Eternit partecipando a cortei e manifestazioni e fondando la delegazione di Legambiente a Casale Monferrato.</p>
<p>Nel 1986, l&#8217;Eternit è stata chiusa ma ancora oggi la gente nel casalese muore di <strong>amianto</strong>: circa 1 persona su 3 si ammala di asbestosi o di mesotelioma pleurico. Così,<span id="more-11506"></span> questa sorte è toccata anche a Luisa, che ha dato prova di tenacia e coraggio lottando a lungo per sopravvivere e diffondere il suo messaggio.</p>
<p>Legambiente ha deciso di omaggiarne la memoria dedicando a lei il famoso <strong><em>&#8220;Premio Ambientalista dell’anno&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Le otto nomination del 2010 sono state espresse da una giuria d’esperti presieduta da Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente, e composta da Giuseppe Onufrio (direttore esecutivo di Greenpeace), Tessa Gelisio (conduttrice tv di programmi sull’ambiente), Toni Mira (giornalista ambientale del quotidiano Avvenire), Filippo Solibello (conduttore di Caterpillar, Radiodue), Vittorio Cogliati Dezza (presidente di Legambiente), Marco Fratoddi (direttore di Nuova Ecologia).</p>
<p>Ecco la lista dei <em><strong>candidati </strong></em>al premio 2010:</p>
<ol>
<li><strong><em>Yassouf Amini</em></strong>, un giovane rifugiato politico dell’Afghanistan che fa volontariato</li>
<li><strong><em>Giorgio Crepaldi</em></strong>, il portavoce di un comitato cittadino contro la costruzione di una centrale a carbone</li>
<li><strong><em>Antonio Diana</em></strong>,un imprenditore lungimirante che ha saputo investire, con dieci anni di anticipo, nella green economy</li>
<li><strong><em>Donne contro l’Ilva</em></strong>, le sei donne combattive che hanno deciso di ribellarsi al potere devastante dell’acciaieria più inquinante d’Europa</li>
<li><strong><em>Carla Girasole</em></strong>, il sindaco crotonese che ha fatto della lotta all’abusivismo e la valorizzazione dei terreni confiscati alla ‘ndrangheta una ragione di vita</li>
<li><strong><em>Deborah Lucchetti</em></strong>, un’ex operaia impegnata nella promozione e costruzione di un mercato etico</li>
<li><strong><em>Carlo Ratti</em></strong>, un giovane designer torinese che tra le sue ultime creazioni può vantare la “bicicletta intelligente”</li>
<li><strong><em>Mario Spagnuolo</em></strong>, il procuratore di Vibo Valentia in trincea contro l’ndrangheta.</li>
</ol>
<p>Per votare basta compilare la scheda di partecipazione all’interno della rivista, inviandola in redazione entro e non oltre <strong><em>sabato 13 novembre</em></strong> (farà fede il timbro postale), oppure sul sito <em><a title="La nuova ecologia" href="http://www.lanuovaecologia.it/" target="_blank">La Nuova Ecologia</a> </em>(dove sono disponibili le biografie complete dei candidati) inviando la propria preferenza all’indirizzo <em>ambientalista2010@lanuovaecologia.it</em></p>
<p>L&#8217;obiettivo del concorso è quello di far conoscere ai cittadini italiani le storie, i sogni e la tenacia degli ambientalisti odierni. Ciascuno di noi, se vuole, può fare la differenza e migliorare il mondo.</p>
<p>Come scriveva Goethe:</p>
<p>&#8220;<em>C&#8217;è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute&#8230; Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L&#8217;audacia ha in se&#8217; genio, potere e magia. Incomincia adesso.</em>&#8220;</p>
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