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	<title>Ok Ambiente . com</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Contro il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa: Greenpeace passa all&#8217;azione.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa. 
Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all&#8217;interno della zona tutelata dall&#8217;Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5859" title="rigassificatore" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/rigassificatore-pisa1-150x150.jpg" alt="rigassificatore" width="160" height="150" />Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all&#8217;interno della zona tutelata dall&#8217;Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: Greenpeace ha deciso quindi di passare all&#8217;azione.</p>
<p>I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL. Il gas naturale viene liquefatto nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad una temperatura di circa – 161°C, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei paesi consumatori.</p>
<p>I rigassificatori sono impianti dal forte impatto ambientale; quelli offshore (in mare aperto) inquinano il mare perché utilizzano, per il processo di riscaldamento del gas, masse<span id="more-5844"></span> enormi di acqua marina che poi rilasciano raffreddata e clorata.</p>
<p>Il progetto di rigassificatore offshore di Livorno/Pisa è unico nel suo genere: sarebbe infatti il primo rigassificatore in mare e su nave (onboard) realizzato in tutto il mondo.</p>
<p>L&#8217;operazione di travaso di gas liquido tra navi oscillanti è molto pericolosa, che può causare sversamenti di GNL e conseguenti incendi dalla potenza inaudita: per questo per molti anni essa è stata proibita dalla legge. </p>
<p>La zona in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto offshore è inoltre a ridosso di una faglia sismica che ha causato ripetute scosse (almeno quattro negli ultimi 20 anni). Per questi motivi, e per molti altri ancora, molti cittadini di Pisa e Livorno da anni intraprendono una battaglia per opporsi al progetto, preoccupati dal fatto che gli esiti di un incidente potrebbero essere catastrofici.</p>
<p>Le preoccupazioni riguardano però anche l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;impianto stesso, al di là di possibili incidenti. La situazione del Santuario dei Cetacei è, secondo Greenpeace, critica: durante il censimento condotto nel 2008, Greenpeace ha trovato solo un quarto delle balenottere &#8221;attese&#8221;, mentre la popolazione di stenelle sembra dimezzata rispetto ai valori registrati agli inizi degli anni &#8216;90.</p>
<p>Secondo l&#8217;associazione ambientalista lo stato di degrado dell&#8217;area, già acuito dal traffico navale e dall&#8217;inquinamento, aumenterà drammaticamente con l&#8217;accensione dell&#8217;impianto offshore: per questo alcuni attivisti il 16 marzo hanno realizzato un&#8217;azione di protesta incatenandosi alla nave che sta lavorando alla sua costruzione.</p>
<p>La nave di Greenpeace &#8220;Rainbow warrior&#8221; si è accostata alla nave che sta posizionando i cavi dei gasdotti in mare. Tre gommoni si sono avvicinati, da due sono partiti i climbers che si sono arrampicati fin sulla cima delle gru buttando giù striscioni di protesta &#8220;Fine del Santuario&#8221; e &#8220;Ministro salva il Santuario&#8221;.</p>
<p>Il terzo gommone si è affiancato alla nave per scrivere sulla fiancata &#8220;Balene finite&#8221;.  Dopo dodici ore passate aspettando una risposta dal Ministro Prestigiacomo, i climbers sono scesi, delusi, dalle gru, profondamente rammaricati dall&#8217;indifferenza del Governo.</p>
<p>Quello che viene da chiedersi è chi, in alto, sia ancora interessato a proteggere in maniera concreta l&#8217;ecosistema marino&#8230;</p>


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		<title>Asso Energie Future: &#8220;Nucleare e rinnovabili possono convivere&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 23:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8221;Nucleare e rinnovabili possono convivere, come dimostra l&#8217;esperienza di numerosi paesi. Solo in Italia si insiste su un&#8217;antitesi che non porta a niente&#8221;.
Lo afferma Massimo Daniele Sapienza, presidente di Asso Energie Future: &#8221;entrambe le fonti possono contribuire ad illuminare il nostro futuro e a mitigare gli effetti del cambiamento climatico&#8221;.
La posizione di Aef si basa [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8221;Nucleare e rinnovabili possono convivere, come dimostra l&#8217;esperienza di numerosi paesi. Solo in Italia si insiste su un&#8217;antitesi che non porta a niente&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5831" title="nucleare-rinnovabili" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/nucleare-rinnovabili-150x150.jpg" alt="nucleare-rinnovabili" width="170" height="150" />Lo afferma Massimo Daniele Sapienza, presidente di <em>Asso Energie Future</em>: &#8221;entrambe le fonti possono contribuire ad illuminare il nostro futuro e a mitigare gli effetti del cambiamento climatico&#8221;.</p>
<p>La posizione di Aef si basa su una considerazione molto semplice: &#8221;non esiste competizione sui fondi da investire, né sui siti, né sulla tipologia di energia prodotta.<br />
Stiamo parlando di fonti di energia complementari, ma di certo non alternative&#8221;.</p>
<p>La rapida diffusione degli impianti fotovoltaici, eolici e alimentati da biomasse è evidente. In appena quattro anni la potenza installata (solo del solare) è passata da 150 MW a 1.000 MW, mentre l&#8217;eolico si avvicina ai 5 GW (sufficienti a fornire elettricità alle famiglie<span id="more-5760"></span> dell&#8217;intera Sicilia).</p>
<p>I conti sono presto fatti: la potenza di una centrale nucleare di terza generazione garantirebbe 1.500 MW di potenza installata e ne servirebbero almeno quattro per raggiungere il livello attuale delle fonti verdi.</p>
<p>&#8221;Le rinnovabili, quindi, sono una realtà già consolidata, sottolinea Sapienza. Il nucleare è più una speranza di medio periodo legata in gran parte al progresso tecnologico che deve ancora materializzarsi.</p>
<p>Il nucleare è eminentemente pubblico e centralizzato mentre le rinnovabili promuovono l&#8217;imprenditorialità dei singoli e la creazione di ricchezza diffusa sul territorio.</p>
<p>Asso Energie Future chiede che &#8221;il governo sostenga oggi e con grande forza la creazione di una forte filiera italiana delle rinnovabili così come è giustamente attento a cercare di stimolare il dibattito di medio periodo sul potenziale nucleare del Paese, che comunque sarà realtà solo tra un decennio&#8221;.</p>
<p>D&#8217;altra parte, però, chi dice no al nucleare in Italia elenca un&#8217;altra serie di ragioni a sostegno delle proprie idee, fra cui: Il nucleare è a rischio di incidenti catastrofici, specialmente in un paese ad alto rischio sismico come l&#8217;Italia.</p>
<p>Dopo 50 anni, non si sa ancora dove mettere le scorie radioattive. Ci sono milioni di tonnellate di scorie (di cui ben 250.000 altamente radioattive) senza smaltimento definitivo.</p>
<p>Non esiste il nucleare “sicuro e pulito” di Quarta generazione. Sono previsti, tali impianti, dopo il 2030, ma non si sa quanto dopo.</p>
<p>Non è del tutto vero che “solo col nucleare si può fermare il riscaldamento globale”. Per avere una riduzione di gas serra bisognerebbe costruire una centrale nucleare ogni 10 giorni &#8211; 35 all&#8217;anno &#8211; per i prossimi 60 anni!</p>
<p>L’uranio, come il petrolio, scarseggia e dobbiamo importarlo da Russia, Niger, Namibia, Kazakistan, Australia, Canada.</p>


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		<title>Il Coordinamento permanente sulla qualità dell&#8217;aria si muove contro lo smog.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 22:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
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		<description><![CDATA[Un piano da tre miliardi di euro per contrastare l’inquinamento. I sindaci anti-smog tornano a chiedere con forza un intervento del Governo per finanziare misure che riducano stabilmente i livelli di &#8220;avvelenamento&#8221; del nostro paese. 
L’appello arriva al termine di una riunione, a Milano, nella sede dell’assessorato comunale all’Ambiente, del Coordinamento permanente sulla qualità dell&#8217;aria [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un piano da tre miliardi di euro per contrastare l’inquinamento</strong><strong>. I sindaci anti-smog tornano a chiedere con forza un intervento del Governo per finanziare misure che riducano stabilmente i livelli di &#8220;avvelenamento&#8221; del nostro paese. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5804" title="smog" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/smog-150x150.jpg" alt="smog" width="170" height="150" />L’appello arriva al termine di una riunione, a Milano, nella sede dell’assessorato comunale all’Ambiente, del <em>Coordinamento permanente sulla qualità dell&#8217;aria</em> per fare il punto sulle iniziative da programmare, dopo l’adesione di oltre 200 Comuni al blocco della circolazione attuato il 28 febbraio scorso.</p>
<p>Nel corso dell’incontro &#8211; presenti tra gli altri l&#8217;assessore all&#8217;Ambiente di Milano Paolo Massari e quello di Torino Roberto Tricarico &#8211; è stata espressa soddisfazione per l&#8217;adesione dei Comuni della Val Padana al blocco del traffico di due domeniche fa. &#8220;Negli ultimi dieci giorni &#8211; ha dichiarato Tricarico &#8211; si è assistito alla stabilizzazione delle concentrazioni medie giornaliere del PM10 sotto il livello dei<span id="more-5763"></span> 50 mg/mc nella quasi totalità dei Comuni coinvolti.</p>
<p>Tale constatazione ci fa ritenere che non saranno più necessarie altre giornate di blocco totale del traffico fino al prossimo inverno&#8221;.</p>
<p>&#8220;Promuoveremo &#8211; gli fa eco Massari &#8211; l&#8217;istituzione e l&#8217;ampliamento di aree pedonali e di zone a traffico limitato (Ztl) nell&#8217;ambito dei centri urbani&#8221;.</p>
<p>Il blocco del 28 febbraio, aggiunge il responsabile Ambiente Anci Flavio Morini, &#8220;ha avuto il merito di inserire il tema dell&#8217;inquinamento tra le priorità dell&#8217;agenda di Governo e Regioni, anche in vista dell&#8217;imminente decisione dell&#8217;Unione Europea se multare o meno il nostro Paese in conseguenza della procedura di infrazione in corso&#8221;.</p>
<p>I Comuni del Coordinamento auspicano un piano nazionale di contrasto all&#8217;inquinamento con una dotazione minima di tre miliardi di euro per dare attuazione a interventi come un Piano triennale nazionale di risanamento della qualità dell’aria, l’esclusione dal patto di stabilità degli investimenti per la riduzione delle emissioni inquinanti, misure volte a limitare la velocità nei tratti autostradali nei periodi di massima criticità (gennaio-marzo), il mantenimento delle detrazioni e agevolazioni per l’efficienza.</p>


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		<title>Norvegia: riabilitare galline salvate da allevamenti intensivi si può.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<category><![CDATA[galline ovaiole]]></category>
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		<category><![CDATA[Little Hen Rescue]]></category>
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		<description><![CDATA[In Norvegia è oggi possibile dare una nuova vita alle galline che hanno vissuto in allevamenti intensivi nel più crudo sfruttamento: durante la riabilitazione alle più deboli vengono donati speciali golfini di lana. 
Le galline ovaiole allevate in batteria sono normalmente vendute per la macellazione dopo un anno, quando iniziano a produrre meno uova e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In Norvegia è oggi possibile dare una nuova vita alle galline che hanno vissuto in allevamenti intensivi nel più crudo sfruttamento: durante la riabilitazione alle più deboli vengono donati speciali golfini di lana. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5794" title="galline" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/galline-150x150.jpg" alt="galline" width="150" height="150" />Le galline ovaiole allevate in batteria sono normalmente vendute per la macellazione dopo un anno, quando iniziano a produrre meno uova e rappresentano quindi un onere economico per gli allevatori.</p>
<p>Le loro carni vengono così usate per la preparazione di cibi per gli animali domestici (come cani e gatti) o compaiono nei supermercati come carne di seconda scelta.</p>
<p>La neonata associazione norvegese Little Hen Rescue le compra, però, non per &#8220;terminarle&#8221; ma per riabilitarle e darle in adozione come animali da affezione: finora ne sono state salvate più di ventimila.</p>
<p>L&#8217;avventura di questo gruppo di persone è iniziato quando fu trovata una gallina sperduta e confusa che era scappata da un allevamento locale salvandosi dalla macellazione.<span id="more-5775"></span></p>
<p>Era riuscita a liberarsi e fu immediatamente adottata in famiglia e chiamata Maisy, portando ai suoi nuovi amici molta gioia e felicità. Da lì l&#8217;idea di adottare altre galline di batteria proponendole come simpatici animali da compagnia.</p>
<p>L&#8217;idea ha conquistato centinaia di migliaia di persone sensibili alle tematiche animaliste, molti volontari si sono rimboccati le maniche per aiutare gli animali a tornare in salute e recentemente anche i membri di un club della maglia e dell’uncinetto si sono offerti di dare una mano.</p>
<p>L&#8217;aiuto è costituito dalla produzione di maglioncini per gli esemplari più debilitati, ormai quasi calvi. In libertà infatti le piume ricrescono in un periodo di tempo che va da una a sei settimane, ma nel frattempo il golfino protegge le galline dal freddo.</p>
<p>E&#8217; bello immaginare simpatiche nonnette lavorare a maglia per scaldare il cuore di animali che nella loro breve vita hanno sofferto tanto per permettere a noi consumatori di nutrirci e nutrire i nostri figli con uova, biscotti, creme, torte e rendere così gioiosi i nostri pasti. Tutte le galline ovaiole del mondo, forse, meriterebbero un così caldo ringraziamento da parte nostra&#8230;</p>


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		<title>Il 20 e 21 Marzo la LAV in piazza per aprire gli occhi dei consumatori.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 20 e domenica 21 marzo, la LAV sarà in molte piazze d’Italia con la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, realizzata per aiutare al meglio i consumatori a orientarsi nella scelta della uova da galline libere. 
Il novembre scorso avevamo pubblicato un articolo sulle tristi condizioni in cui si trova la maggioranza [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 20 e domenica 21 marzo, la LAV sarà in molte piazze d’Italia con la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, realizzata per aiutare al meglio i consumatori a orientarsi nella scelta della uova da galline libere. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5780" title="codice-uovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/codice-uovo-150x150.jpg" alt="codice-uovo" width="160" height="160" />Il novembre scorso avevamo pubblicato un articolo sulle tristi condizioni in cui si trova la maggioranza delle galline ovaiole in Europa.</p>
<p>L’allevamento in batteria è infatti un sistema industriale ed intensivo nel quale questi animali vivono la loro breve vita (circa un anno) confinati in una piccola gabbia di rete metallica.</p>
<p>Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a 4 file, all’interno di grandissimi capannoni illuminati da luce artificiale anche la notte per aumentare la produzione di uova.</p>
<p>Non è semplice, per il consumatore, orientarsi nella giungla delle confezioni di uova che mostrano immagini rasserenanti di contadine di altri tempi o campagne<span id="more-5769"></span> bucoliche che nulla hanno a che vedere con la realtà.</p>
<p>Il Codacons, a questo proposito, ha recentemente lanciato l&#8217;allarme sul fenomeno della pubblicit</p>


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		<title>Turbine City: l&#8217;avveniristica cittadella eolica in Norvegia.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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 L&#8217;idea di questo progetto avveniristico è dello studio internazionale di architettura portoghese (tra i cui fondatori c&#8217;è anche l&#8217;italiano Moncada) &#8220;On Office&#8221;.
Turbine city (un complesso polifunzionale di 31.500 metri quadrati, in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si chiamerà Turbine City e, oltre a contenere un museo, un hotel e una spa, comprenderà anche un impianto eolico, che produrrà 392 MW.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5739" title="Turbine City" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Turbine-City-150x150.jpg" alt="Turbine City" width="160" height="150" /> L&#8217;idea di questo progetto avveniristico è dello studio internazionale di architettura portoghese (tra i cui fondatori c&#8217;è anche l&#8217;italiano Moncada) &#8220;On Office&#8221;.</p>
<p>Turbine city (un complesso polifunzionale di 31.500 metri quadrati, in progettazione in Norvegia) è una città eolica che nascerà per coniugare sostenibilità e turismo nel migliore dei modi. </p>
<p>Il progetto città-turbine prevede delle grandi torri eoliche che, oltre ad alloggiare turbine eoliche alla loro sommità e produrre, così, energia, ospiteranno al loro interno anche alberghi, teatri, musei&#8230; Una vera e propria città, insomma, all&#8217;interno della quale sarà possibile soggiornare.</p>
<p>Le città turbine saranno raggiungibili via mare, ma saranno anche collegate tra loro e con la terraferma in modo da formare un suggestivo arcipelago tecnologico.<span id="more-5580"></span></p>
<p>La Norvegia, scelta per la realizzazione del progetto, è sicuramente la nazione più avanzata in fatto di approvvigionamento energetico da tecnologia eolica eolica off shore, grazie alla particolare conformazione delle sue coste, dei fondali e delle condizioni del vento.</p>
<p>In un prossimo futuro la Norvegia potrebbe addirittura superare il limite del 20% di approvvigionamento da energie rinnovabili, limite imposto dalla UE a tutti gli stati membri. La Norvegia, addirittura, avrebbe tutte le carte in regola per diventare paese esportatore di energia elettrica proprio grazie all&#8217;eolico off shore.</p>


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		<title>Amflora, la patata OGM approvata dall&#8217;UE.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Via libera della Commissione Ue alla coltura, in Europa, della patata transgenica Amflora, di proprietà della Basf, per uso industriale. 
Si interrompe così, dopo dodici anni, la moratoria sulla coltivazione di Ogm in Europa. 
Bruxelles approva anche la commercializzazione nell’Ue di tre nuovi mais Ogm destinati all’alimentazione umana ed animale.
La decisione sulla patata Amflora riguarda [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Via libera della Commissione Ue alla coltura, in Europa, della patata transgenica Amflora, di proprietà della Basf, per uso industriale. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5702" title="patate ogm" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/patate-150x150.jpg" alt="patate ogm" width="170" height="150" />Si interrompe così, dopo dodici anni, la moratoria sulla coltivazione di Ogm in Europa. </p>
<p>Bruxelles approva anche la commercializzazione nell’Ue di tre nuovi mais Ogm destinati all’alimentazione umana ed animale.</p>
<p>La decisione sulla patata Amflora riguarda la sua coltura ai fini industriali e l’utilizzo dei prodotti derivati dall’amido Amflora negli alimenti per animali. Il via libera sarà accompagnato dal lancio del dibattito politico sul futuro degli Ogm nell’Ue.</p>
<p>L&#8217;aspetto è quello di una normale patata, ma non è destinata all&#8217;uso alimentare, perché troppo ricca di amido.<br />
E&#8217; destinata invece all&#8217;uso nell&#8217;ambito dell’industria dei collanti e della carta. La «superpatata» Amflora è il primo Organismo geneticamente modificato (Ogm) a cui la <span id="more-5689"></span>Commissione europea ha dato il &#8220;via libera&#8221; per la coltivazione in Europa.</p>
<p>Prodotta dall’azienda chimica tedesca Basf, la patata Amflora è ricchissima della componente dell’amido chiamata amilopectina pura, comunemente utilizzata nell’industria per rendere i filati più forti, la carta più lucida e per rendere l’intonaco più aderente alle pareti.</p>
<p>Attualmente l’amido derivato dalle comuni patate viene utilizzato nell’industria della carta «in blocco», con entrambi i suoi componenti (amilopectina ed amilasi), nonostante l&#8217;amilasi non sia efficace. Separare i due componenti dell’amido è però svantaggioso dal punto di vista economico.</p>
<p>La soluzione, allora, è consistita nel disattivare il gene che produce l’amilasi. È stata ottenuta in questo modo la patata Amflora.</p>
<p>I Verdi si dicono pronti a presentare un quesito referendario già dalla prossima settimana, per evitare che gli Ogm vengano coltivati in Italia.</p>
<p>L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) come al solito non si smentisce, dice Legambiente, e ancora una volta, in nome della sicurezza alimentare autorizza un alimento chiaramente pericoloso, contestato dalle autorità sanitarie internazionali e proibito dalla direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente, perché contenente un gene resistente agli antibiotici e quindi pericoloso per la salute umana.</p>
<p>L’Unione europea in questo modo vanifica anche gli sforzi e gli investimenti di tutti coloro che credono nel Made in Italy, nel biologico, nella ricerca della qualità e delle eccellenze.</p>
<p>“E’ evidente che l’Italia non ha alcun bisogno di questi prodotti – ha dichiarato il responsabile Agricoltura di Legambiente Francesco Ferrante – e francamente mi chiedo, per scendere sul piano concreto, quale genitore possa scegliere di dare ai propri figli un cibo che potrebbe renderli resistenti agli effetti degli antibiotici. Questa decisione ci espone a pericoli enormi, dal punto di vista produttivo ed economico, ma anche da quello della salute e della sicurezza e non si capisce cosa stia aspettando il ministro Zaia ad emanare il famoso decreto che impedirebbe l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione dei Ogm senza aspettare le linee guida sulla coesistenza, per tutelare l’agricoltura di qualità, il biologico e le eccellenze italiane. Buone e sane”.</p>
<p>Per il momento il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha manifestato la propria contrarietà alla decisione di Bruxelles, annunciando – non un decreto, come chiesto dalle associazioni  – ma una possibilita’ di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi”.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Pomigliano d&#8217;Arco: previsti grandi progetti di energia rinnovabile.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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A dirlo è Vincenzo Gaudiano, Presidente della Enam, società ad intero capitale pubblico del Comune di Pomigliano d&#8217;Arco attiva nel settore Energia.
Così questo comune campano [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Stiamo progettando grandi interventi, che porteranno Pomigliano d&#8217;Arco, entro la primavera del 2011, ad una riduzione di 13.915 tonnellate di emissione di CO2 e per il 2015 di ben 33.633 tonnellate&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5673" title="Pomigliano" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pomigliano-150x150.jpg" alt="Pomigliano" width="150" height="150" />A dirlo è Vincenzo Gaudiano, Presidente della Enam, società ad intero capitale pubblico del Comune di Pomigliano d&#8217;Arco attiva nel settore Energia.</p>
<p>Così questo comune campano alle falde del Vesuvio si propone come città delle fonti rinnovabili, dove tutto verrà alimentato dal sole grazie ai tre impianti di solare termico ed ai dodici impianti di fotovoltaico già realizzati. E non solo.</p>
<p>&#8220;Si tratta -sottolinea Gaudiano- di ben 598 kW di potenza di picco, ottenuti con gli impianti di fotovoltaico già installati su Municipio, scuole elementari, scuole medie e su aree di parcheggio. Tre gli impianti di solare termico per la produzione di acqua calda, presso il campo di rugby e la palestra di arti marziali.</p>
<p>Stiamo realizzando un modello energetico che si basa sulla produzione diffusa e sul risparmio. Un modello che, oltre a far bene al pianeta, può significare sviluppo, buona<span id="more-5647"></span> economia e buona occupazione per le nostre comunità&#8221;.</p>
<p>Gli interventi, riferisce il presidente di Enam, &#8220;sono stati realizzati nell&#8217;ambito del Piano Energetico Comunale approvato dall&#8217;Amministrazione. Stiamo andando oltre gli obiettivi iniziali.</p>
<p>Quattro saranno gli impianti di produzione di energia elettrica da biomassa di potenza nominale di 450 kW cadauno che entro il 2010 partiranno sul territorio comunale. Sono impianti in assetto cogenerativo. Dunque recupereremo e riutilizzeremo l&#8217;energia termica prodotta per riscaldare le strutture sportive e gli immobili pubblici, ma anche quelli industriali adiacenti&#8221;.</p>
<p>Guadiano quindi sottolinea che è stato invece &#8220;installato l&#8217;impianto di notevoli dimensioni con pannelli fotovoltaici presso la stessa sede della Enam, mentre sempre nel 2010 verranno attivati, sulle coperture dei nostri capannoni industriali, circa 60 kW di fotovoltaico in silicio amorfo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dunque -afferma- il mondo chiama e Pomigliano risponde perché l&#8217;intera città si sta rendendo protagonista in prima linea di questa rivoluzione ambientale, grazie anche alle nuove norme approvate dall&#8217;Amministrazione per la promozione dell&#8217;utilizzo delle fonti di energia rinnovabile sulle nuove edificazioni, che prevedono l&#8217;obbligo del 50% minimo di produzione di acqua calda dal sole&#8221;.</p>


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		<title>Il rapper Piotta: &#8220;Sostengo Greenpeace contro il nucleare&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rainbow Warrior II]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche il rapper Piotta scende in campo al fianco di Greenpeace per dire No al nucleare. 
Saranno infatti Piotta assieme a 99 Posse, Punkreas, Adriano Bono &#38; Torpedo Sound Machine e Leo Pari, i protagonisti della campagna contro il nucleare che partirà martedì 9 marzo prossimo, con il lancio del singolo &#8220;No Al Nucleare&#8221; a [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anche il rapper Piotta scende in campo al fianco di Greenpeace per dire No al nucleare. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5656" title="Rainbow_Warrior" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Rainbow_Warrior-150x150.jpg" alt="Rainbow_Warrior" width="170" height="150" />Saranno infatti Piotta assieme a 99 Posse, Punkreas, Adriano Bono &amp; Torpedo Sound Machine e Leo Pari, i protagonisti della campagna contro il nucleare che partirà martedì 9 marzo prossimo, con il lancio del singolo &#8220;No Al Nucleare&#8221; a sostegno della campagna Nuclear Lifestyle.</p>
<p>Gli artisti presenteranno per la prima volta dal vivo il brano in diretta streaming dalla nave Rainbow Warrior II, al largo di Citavecchia, on air sul portale <a href="http://www.nuclearlifestyle.it/" target="_blank" rel="nofollow" >www.nuclearlifestyle.it</a>, dal quale si potrà anche scaricare gratuitamente l&#8217;mp3 del singolo.</p>
<p>La nave, già presente nelle attività al Summit della Terra a Rio de Janeiro nel 1992 e nell&#8217;oceano Pacifico per manifestare contro i test nucleari della Francia a Mururoa, sarà allestita per l&#8217;occasione con un vero e proprio sound system tra microfoni, casse,<span id="more-5645"></span> giradischi e amplificatori.</p>
<p>&#8220;Questo nuovo singolo è un work in progress in attesa di sempre maggiori adesioni&#8221; spiega Andrea Lepore, responsabile campagna nucleare di Greenpeace. &#8220;Speriamo presto -aggiunge Lepore- di riuscire a vedere tutti gli artisti contro il nucleare insieme su un unico palco&#8221;.</p>
<p>Molte le ragioni che spingono Greenpeace a contrastare il nucleare, in primis -spiega il gruppo ambientalista-perché le centrali generano scorie che rimangono radioattive per migliaia di anni ma poi anche per tutti i rischi e i costi che sono legati alla sua gestione&#8221;. Insomma, il nucleare per Greenpeace &#8220;e&#8217; solo una pericolosa perdita di tempo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il nucleare in Italia -commenta Tommaso Zanello alias Piotta &#8211; è poco più che una farsa. Mi chiedo solo come potremmo gestire lo smaltimento delle scorie radioattive, quando a mala pena riusciamo a gestire la spazzatura. Tutto il mio sostegno alle istanze di Greenpeace&#8221;.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Xx6WMBovky0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Xx6WMBovky0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>


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		<title>Conclusa la 1° conferenza islamica sul clima.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Bogor]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza islamica]]></category>
		<category><![CDATA[M7YAP]]></category>
		<category><![CDATA[MACCA]]></category>
		<category><![CDATA[mondo occidentale]]></category>

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		<description><![CDATA[Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri.
Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state individuate [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5628" title="Bogor" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Bogor-150x150.jpg" alt="Bogor" width="150" height="170" />Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state individuate come &#8221;le quattro città verdi del mondo islamico&#8221;. </p>
<p>Ovvero, si tratta di esempi da seguire in nome del rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Durante la due giorni di conferenza, i partecipanti hanno inoltre discusso su come i paesi musulmani possono contribuire alla lotta contro i cambiamenti ambientali e sulla necessità di formare una &#8220;Moslem Association for Climate Change Action (MACCA)&#8221;, ovvero un&#8217;organizzazione ombrello incaricata di portare avanti i programmi del gruppo.</p>
<p>La conferenza di Bogor segue l&#8217;agenda del &#8220;Moslem Seven Year Action Plan for Climate Change (M7YAP)&#8221;, dichiarata a Istanbul, Turchia, nel giugno del 2009. Questa prevede, appunto, un coinvolgimento sempre maggiore e graduale dei paesi islamici nei prossimi sette<span id="more-5621"></span> anni.</p>
<p>Organizzata da gruppi islamici indonesiani e sostenuta dal governo di Giakarta, la conferenza ha visto la partecipazione di circa 150 esperti da almeno 30 paesi islamici, inclusi Emirati Arabi, Brunei, Malaysia, India, Arabia Saudita, Iran, Kuwait ed Egitto, oltre all&#8217;Inghilterra.</p>


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