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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Sviluppo sostenibile</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Rubinetto o potabile? a Pesaro Acqua Buona apre il dibattito.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 10:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiarp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Pesaro si fa protagonista attiva nel dibattito sull&#8217;acqua da bere, un tema di rilevanza nazionale oggi al centro dell&#8217;interesse pubblico, per la sua portata in termini non solo di salute ma anche economici e sociali. Alla sempre più viva attenzione da parte dei cittadini, si è aggiunta di recente la spinta innovatrice di un&#8217;impresa che [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/30/rubinetto-o-potabile-a-pesaro-acqua-buona-apre-il-dibattito/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Pesaro  si fa protagonista attiva nel dibattito sull&#8217;acqua da bere, un tema di  rilevanza nazionale oggi al centro dell&#8217;interesse pubblico, per la sua  portata in termini non solo di salute ma anche economici e sociali.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13151" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alla  sempre più viva attenzione da parte dei cittadini, si è aggiunta di  recente la spinta innovatrice di un&#8217;impresa che ha realizzato una  sintesi efficace tra salute, responsabilità e rispetto per l&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Acqua Buona</strong> è un nuovo sistema di <strong><em>purificatori per l&#8217;acqua</em></strong> ideato per contribuire a uno stile di vita sano e consapevole.</p>
<p>Nato  da un&#8217;idea di Franco Traversi, titolare della storica azienda pesarese  L&#8217;Arredo che comprende il marchio Mobilya, il progetto ha dato vita a  una vera e propria spin-off, la Green Building Srl.</p>
<p>La  crescente importanza della qualità e della provenienza dell&#8217;acqua che  beviamo ha portato sotto i riflettori le due principali modalità di  consumo, l&#8217;<strong>acqua di rubinetto </strong>e l&#8217;<strong>acqua minerale in bottiglia</strong>, che tuttavia presentano evidenti criticità sul piano sia<span id="more-13142"></span> della salute che dell&#8217;impatto ambientale.</p>
<p>In questo scenario, Acqua Buona si propone quindi come alternativa ottimale per garantire un&#8217;acqua a <em>chilometro zero</em> nel massimo controllo della sua qualità.</p>
<p>La  novità del progetto consiste in un sistema tecnologicamente avanzato  che migliora l&#8217;acqua utilizzata in cucina poco prima che sgorghi dal  rubinetto, fornendo<strong> la soluzione ideale per ogni diversa abitazione</strong> e assicurando la principale funzione che l&#8217;acqua possiede per il nostro organismo: quella di depurarlo.</p>
<p>Grazie all&#8217;analisi <em>ad hoc</em>,  diventa infatti possibile eliminare in modo comodo ed efficace non solo  a<strong>genti batterici e virali</strong>, ma anche lo stesso <strong>cloro</strong> ed eventuali tracce  di <strong>metalli pesanti</strong> e altre sostanze nocive, tra cui l&#8217;<strong>arsenico</strong>.</p>
<p>Anche  partendo da un elevato livello qualitativo, come nella maggior parte  delle città italiane ed anche a Pesaro, l&#8217;acqua è oggetto di un  significativo miglioramento per quanto riguarda la concentrazione di  minerali e calcare, così da renderla ottimale per le specifiche esigenze  di ogni età.</p>
<p>L&#8217;acqua così migliorata può  essere destinata ai molteplici usi che solitamente se ne fanno in  cucina, dal momento che anche il processo di cottura comporta il  trasferimento delle sostanze disciolte fino ai cibi, e quindi al nostro  organismo.</p>
<p>La  radicale differenza che caratterizza i purificatori <strong>Acqua Buona</strong>,  rispetto ad altri trattamenti al punto d&#8217;uso, consiste in un sistema  integrato di diverse <strong>tecnologie</strong> di filtraggio e purificazione, come la microfiltrazione, l&#8217;osmosi  inversa, lo scambio ionico e la ionizzazione, all&#8217;interno di un  apparecchio compatto e non invasivo.</p>
<p>Oltre a possere <strong>omologazioni di legge</strong> italiane ed europee,  il sistema di Acqua Buona è il risultato di una filiera italiana di  aziende specializzate e certificate, per garantire massima sicurezza ed  affidabilità.</p>
<p>La &#8220;personalizzazione&#8221; del prodotto si rispecchia nella continuità del  servizio, che offre una manutenzione periodica e costante da parte di  personale qualificato.</p>
<p>Dalla  prestigiosa sede di Mobilya in via Tevere, in pochi anni Acqua Buona è  entrata all&#8217;interno di migliaia di case italiane, grazie alla fiducia di  un portafoglio clienti in continua espansione che, insieme al vantaggio  in termini di salute e di rispetto per l&#8217;ambiente, ha riconosciuto  anche l&#8217;indiscutibile <strong>risparmio economico</strong>.</p>
<p>Recentemente l&#8217;azienda ha aperto le porte al settore della <strong>ristorazione</strong>,  dove si è presentata con successo grazie anche all&#8217;offerta di eleganti  bottiglie in vetro dall&#8217;etichetta personalizzata con il logo del  cliente.</p>
<p>Grazie  al suo network di competenze e professionalità, Acqua Buona rappresenta  oggi un esempio d&#8217;avanguardia per Pesaro, che assume così un ruolo di  primo piano nella questione tanto dibattuta dell&#8217;acqua potabile,  presentando il suo contributo a nuovi stili di vita e comportamenti  responsabili per l&#8217;oggi ma soprattutto per il domani.</p>
<p>FACEBOOK: ACQUA BUONA: <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100001678825143&amp;v=wall">http://www.facebook.com/profile.php?id=100001678825143&amp;v=wall</a></p>
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		<title>Catering equo-bio in Toscana: per lasciare un&#8217;impronta ecologica leggera, quasi impalpabile&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Cene professionali, matrimoni, ricevimenti: quando il numero degli invitati è alto, si ricorre al catering. Ma come conciliare la buona tavola con la salute e il rispetto dell&#8217;ambiente? Scegliendo un servizio di catering biologico (meglio se a Km zero) o equo-solidale. Ecco alcune eccellenti offerte per chi vive in Toscana: L&#8217;associazione no-profit &#8220;Villaggio dei Popoli&#8221; [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/catering-equo-bio-in-toscana-per-lasciare-unimpronta-ecologica-leggera-quasi-impalpabile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Cene professionali, matrimoni, ricevimenti: quando il numero degli invitati è alto, si ricorre al catering. Ma come conciliare la buona tavola con la salute e il rispetto dell&#8217;ambiente? Scegliendo un servizio di catering biologico (meglio se a Km zero) o equo-solidale. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/zoom_28042006132.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12606" title="zoom_28042006132" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/zoom_28042006132.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Ecco alcune eccellenti offerte per chi vive in<strong> Toscana</strong>:</p>
<p>L&#8217;associazione no-profit &#8220;<em><strong>Villaggio dei Popoli</strong></em>&#8221; di <strong>Firenze</strong> offre un servizio professionale di catering per qualsiasi occasione ed evento: dal semplice coffee break all&#8217;aperitivo fino all&#8217;organizzazione di buffet e cerimonie varie.</p>
<p>Nei <strong>catering</strong> si utilizzano largamente prodotti del commercio equo e solidale ed ingredienti biologici (o da catene commerciali con finalità etiche).</p>
<p>Viene rispettato il principio del <em><strong>risparmio energetico e di materie prime </strong></em>e si usano preferibilmente prodotti di stagione e locali, senza packaging complessi per evitare l&#8217;accumulo di rifiuti.</p>
<p>Per il <strong>servizio</strong> non si utilizzano prodotti &#8220;usa e getta&#8221; in plastica, ma vetro, ceramica, terracotta o bicchieri e piatti in materiali totalmente biodegradabili.<span id="more-12479"></span></p>
<p>Anche la cooperativa &#8220;<strong><em>Zenzero</em></strong>&#8221; di <strong>Firenze</strong> propone un <strong>catering equo-bio</strong> di alta qualità ed elevato contenuto etico. Utilizza prodotti il più possibile del commercio equo e solidale e/o da agricoltura biologica/biodinamica certificata e si rifornisce direttamente da piccole realtà locali.</p>
<p>Gli <strong>allestimenti</strong>, semplici e naturali, sono realizzati con piante aromatiche e/o piante fiorite; la differenziazione dei rifiuti è scrupolosa durante tutto il processo produttivo e vengono utilizzate stoviglie lavabili come bicchieri di vetro, piatti e vassoi in ceramica, posate in acciaio.</p>
<p>Il trasporto dei cibi avviene grazie ad automezzi a basse emissioni alimentati a metano, ed infine per la fornitura dell&#8217;energia elettrica sono stati stipulati contratti con aziende che utilizzano fonti energetiche rinnovabili.</p>
<p>All&#8217;interno dell&#8217;associazione &#8220;<em><strong>Il chiodo fisso</strong></em>&#8221; di <strong>Perignano (Pi)</strong> un piccolo gruppo di volontari si dedica all&#8217;arte della cucina: mischiando sapientemente le ricette del sud del mondo con musica e immagini a tema, prendono vita serate ricche di gusto e di buona compagnia. Organizzano: cene a tema per raccogliere fondi, buffet per convegni e incontri pubblici, serate di animazione.</p>
<p>A <strong>Poggibonsi</strong>, in Valdelsa, l&#8217;&#8221;<strong><em>Associazione Città Equa e Solidale</em></strong>&#8221; propone un catering equo e bio. Come nei casi precedenti, vengono utilizzati il più possibile<em><strong> ingredienti genuini </strong></em>provenienti dalle filiere etiche del commercio equo e solidale e da aziende agricole biologiche e biodinamiche, ove possibile a km zero. L&#8217;allestimento creato è sobrio, curato ed amichevole, le stoviglie sono lavabili o biodegradabili, l&#8217;acqua rigorosamente del rubinetto!</p>
<p>&#8220;<em><strong>Terra Etrusca</strong></em>&#8220;, situata nel comune di<strong> Capalbio (Gr)</strong>, è tra le prime aziende toscane per innovazione e sostenibilità ambientale. Comprende un agriturismo, un&#8217;osteria, un allevamento di vacche e cavalli ed una azienda agricola. Offre il servizio di catering per pranzi e cene in case private o all’aperto, per feste ed eventi, naturalmente proponendo piatti e sapori del territorio toscano.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è l&#8217;imbarazzo della scelta. La nuova tendenza, lanciata ultimamente dai divi di Hollywood (Leo Di Caprio, Stella McCartney&#8230;) ma da anni scritta nel cuore di tanti ambientalisti ed amanti della natura, è quella di <em>&#8220;virare al verde&#8221;</em>. Quindi, iniziamo ad organizzare le feste e i ricevimenti in modo da lasciare un&#8217;impronta ecologica leggera, impercettibile&#8230;</p>
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		<title>Autoproduzione: alcuni siti internet per divertirsi, risparmiare e creare.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autoproduzione è un lavoro non retribuito che permette ugualmente di soddisfare i nostri bisogni, in modo spesso divertente. Vediamo alcuni siti e blog in cui vengono mostrate idee per creare e costruire. Balconi trasformati in orti; marmellate, pane e yogurt fatti in casa; detersivi casalinghi a base di aceto, bicarbonato ed oli essenziali: sono solo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/autoproduzione-alcuni-siti-internet-per-divertirsi-risparmiare-e-creare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;autoproduzione è un lavoro non retribuito che permette ugualmente di soddisfare i nostri bisogni, in modo spesso divertente. Vediamo alcuni siti e blog in cui vengono mostrate idee per creare e costruire.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/dado.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12660" title="Mobili-di-cartone" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/dado.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Balconi</strong> trasformati in orti; <strong>marmellate</strong>, <strong>pane</strong> e <strong>yogurt</strong> fatti in casa; <strong>detersivi </strong>casalinghi a base di aceto, bicarbonato ed oli essenziali: sono solo alcuni dei fantasiosi esempi di <strong>autoproduzione</strong> di beni altrimenti comprati spendendo denaro.</p>
<p>L&#8217;<strong>autoproduzione</strong> è un costume &#8220;ritrovato&#8221; che esalta il valore del risparmio, della creatività, del rispetto dell’ambiente.</p>
<p>L&#8217;autoproduzione può essere inoltre un prezioso <strong>laboratorio scientifico</strong>, ci insegna infatti: l&#8217;origine dei profumi attraverso gli oli essenziali, i principi della medicina preventiva attraverso le piante selvatiche, la chimica attraverso la lievitazione naturale, etc&#8230;</p>
<p>Molti sono i <strong>siti internet </strong>e i<strong> blog </strong>che si occupano del tema dell&#8217;autoproduzione. Vediamone alcuni molto carini: premetto però che basta navigare un po&#8217; per trovare decine<span id="more-11940"></span> di altri indirizzi che offrono idee stimolanti e simpatiche.</p>
<p><strong><em>- <a title="Civiltà contadina" rel="nofollow" href="http://www.civiltacontadina.it/" target="_blank">Civiltà contadina</a></em></strong>:</p>
<p>Nei forum di Civiltà Contadina, associazione che si adopera per la difesa e la salvaguardia della biodiversità, è possibile reperire consigli su tanti argomenti riguardanti l&#8217;agricoltura.</p>
<p><strong>-</strong> I 2 blog: <a title="Florablog" rel="nofollow" href="http://www.florablog.it/" target="_blank"><em><strong>Florablog</strong></em></a> e <a title="Erbaviola" rel="nofollow" href="http://www.erbaviola.com/" target="_blank"><strong><em>Erbaviola</em></strong></a>:</p>
<p>Chi vuole mettere su un piccolo orticello potrà trovare preziose indicazioni su questi due siti molto frequentati dedicati al mondo vegetale e  all&#8217;autoproduzione.</p>
<p>- <a title="Biodetersivi" rel="nofollow" href="http://biodetersivi.altervista.org/homepage.htm" target="_blank"><strong><em>Biodetersivi</em></strong></a>:</p>
<p>Il sito dedicato ai detersivi bio-allegri è diventato ormai famoso in tutta Italia. Vi si trovano consigli e ricette utilissimi per per fare in casa dei detersivi e dei detergenti biologici e poco inquinanti seppur molto efficaci. Per vivere più sani in un ambiente più &#8220;naturale&#8221;.</p>
<p><em><strong>- </strong></em><a title="Il mio sapone" rel="nofollow" href="http://www.ilmiosapone.it/" target="_blank"><strong>I</strong><em><strong>l mio sapone</strong></em></a>:</p>
<p>Per creare dei veri e propri saponi fatti in casa, non dovete far altro che seguire le istruzioni che si trovano nel sito della saponaia Patrizia, un vero e proprio riferimento per la comunità italiana dei saponieri.</p>
<p><strong><em>- <a title="Sai cosa ti spalmi" rel="nofollow" href="http://www.saicosatispalmi.org/" target="_blank">Sai cosa ti spalmi</a></em></strong>:</p>
<p>Un sito utilissimo per creare trattamenti cosmetici naturali: vi si trovano  decine di ricette fai-da-te per essere belli in modo sano ed economico.</p>
<p><em><strong>- <a title="Fai da te 360" rel="nofollow" href="http://www.faidate360.com/" target="_blank">Fai da te 360</a>; <a title="Bene casa" rel="nofollow" href="www.benecasa.it" target="_blank">Bene casa</a>; <a title="Do it yourself" rel="nofollow" href="http://www.doityourself.com/" target="_blank">Do it yourself</a>.</strong></em>:</p>
<p>Questi tre siti sono dedicati sl fai-da-te casalingo, comprendente la costruzione ed il restauro dei mobili antichi, i lavoretti di manutenzione e costruzione e l&#8217;arredamento.</p>
<p><em><strong>- <a title="Mobili di cartone" rel="nofollow" href="http://www.mobilidicartone.it/" target="_blank">Mobili di cartone</a>; <a title="Art et Carton" rel="nofollow" href="www.artetcarton.com" target="_blank">Art et carton</a>; <a title="Maison de carton" rel="nofollow" href="www.maison-de-carton.com" target="_blank">Maison de carton</a>:</strong></em></p>
<p>Questi siti insegnano a costruire i mobili a partire dal&#8230; cartone!</p>
<p>Potrei continuare per pagine e pagine nell&#8217;elenco di link interessanti ma&#8230; perché non li cercate voi? Autoprodurre significa risparmiare e godere del processo oltre che del prodotto.<br />
Allora? Perché non provarci, ognuno nel proprio piccolo, ad andare oltre l&#8217;acquisto dei beni e a dare un senso nuovo al proprio tempo libero?</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F11%2F15%2Fautoproduzione-alcuni-siti-internet-per-divertirsi-risparmiare-e-creare%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Raccolta differenziata: l&#8217;importanza di informazioni chiare.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/raccolta-differenziata-limportanza-di-informazioni-chiare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-12473" title="raccolta-differenziata" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi sulle diverse tipologie dei <strong>rifiuti</strong> per poi procedere ad un corretto smistamento, ma c’è da dire che accanto alla massiccia disinformazione v’è anche una confusione di fondo nelle indicazioni che vengono date.</p>
<p>Dunque, nel <em><strong>vetro</strong></em> va tutto ciò che è vetro, ma non va la ceramica: è necessario, così, identificare il pyrex, detto anche “vetro borosilicato”. Il pyrex non è normale vetro.</p>
<p>Le <strong>lampadine</strong>? No, non vanno nel vetro perché presentano il filamento di tungsteno.</p>
<p>E ancora, sulla plastica: flaconi di detersivo, bottiglie di bibita e di acqua vanno nel contenitore della plastica. Ma le posate, i piatti ed i bicchieri in normale plastica no! Le<span id="more-12379"></span> vaschette dei pranzi al volo? Sì, a patto che non siano “troppo sporche”.</p>
<p>Spesso nella parte dell’<strong>alluminio</strong> vengono erroneamente trovate anche buste di plastica metallizzate e buste di patatine e merendine. Il cartone della pizza non va nel cartone, molti dispongono vada nell’umido; nella carta non vanno fazzoletti e scontrini fiscali (perché non è carta normale bensì carta termica).</p>
<p>Il<strong> sacchetto di plastica</strong> non va nella plastica, non è riciclabile, quindi va nella indifferenziata; il tubetto del dentifricio è difficilmente riciclabile a causa della difficoltosa rimozione dei residui al suo interno.</p>
<p>E potremmo ancora continuare a citarvi degli esempi. Spesso regna la confusione. Si cerca di dare un contributo al pianeta, attraverso un metodo “popolare”, quotidiano, apparentemente semplice, ma si sbaglia spesso. Il primo passo è raccogliere <strong>informazioni chiare</strong>, ma anche fornire le stesse in modo da rendere la differenziazione uno strumento davvero efficiente.</p>
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		<title>Vado a fare shopping&#8230; sostenibile!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volete fare uno shopping sostenibile? Se la risposta è sì, potrete trovare idee accattivanti nel sito &#8220;Green Fvg&#8221;. Sotto la voce &#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;, compaiono infatti varie categorie merceologiche contenenti schede di prodotti innovativi, di eccellente design, creati a partire da materiale riciclato. Il sito greenfvg.it, nato nel novembre 2009, vuol essere portavoce della sostenibilità ambientale [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/vado-a-fare-shopping-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Volete fare uno shopping sostenibile? Se la risposta è sì, potrete trovare idee accattivanti nel sito &#8220;Green Fvg&#8221;. Sotto la voce &#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;, compaiono infatti varie categorie merceologiche contenenti schede di prodotti innovativi, di eccellente design, creati a partire da materiale riciclato.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/green-fvg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12535" title="green-fvg" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/green-fvg.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il sito<a title="Green-fvg" rel="nofollow" href="http://www.greenfvg.it/green/" target="_blank"> <strong><em>greenfvg.it</em></strong></a>, nato nel novembre 2009, vuol essere portavoce della sostenibilità ambientale e del <em><strong>&#8220;buonessere&#8221; </strong></em>per la Regione Friuli Venezia Giulia attraverso la libera informazione del web.</p>
<p>Si tratta di una voce autonoma e indipendente che raccoglie le voci dei protagonisti regionali e nazionali delle buone pratiche ambientali.</p>
<p>Cliccando alla voce <em><strong>&#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;</strong></em>, si accede ad una lista di categorie merceologiche varie, che vanno dall&#8217;abbigliamento agli arredi, dai casalinghi ai trasporti.</p>
<p>I prodotti presentati, creati da<strong> aziende virtuose</strong> sparse in tutto il paese, sono caratterizzati da un alto valore ambientale e da un design unico.</p>
<p>Vediamo quelli che ci sono piaciuti di più (ma, credete, c&#8217;è davvero l&#8217;imbarazzo<span id="more-12499"></span> della scelta!):</p>
<p>I prodotti in <strong>alluminio riciclato</strong> ci sembrano particolarmente significativi, visto l&#8217;alto impatto ambientale dell&#8217;estrazione della bauxite nelle miniere a cielo aperto, e gli enormi rischi per gli ecosistemi e la salute umana connessi con lo stoccaggio dei famigerati <a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self">fanghi rossi</a>.</p>
<ol>
<li>Caffettiere &#8220;Cuor di Moka&#8221; e &#8220;Mukka Express&#8221; della <strong><em>Bialetti</em></strong>, realizzate per il 70% in alluminio riciclato pre-consumo. Il design è veramente bello, e la qualità è garantita.</li>
<li>Sedie realizzate in alluminio riciclato dall&#8217;azienda<strong><em> Emeco c/o Joint srl</em></strong>: ce ne sono per tutti i gusti.</li>
<li>La &#8220;Ricicletta&#8221; della <strong><em>SpeedCross di Torretta P. &amp; C. snc</em></strong>. E&#8217; molto leggera grazie al telaio in alluminio riciclato; è dotata di cambio a tre velocità Nexus, prodotto da Shimano.</li>
</ol>
<p>Che dire poi degli articoli in<strong> legno</strong>, <strong>carta e cartone riciclati</strong>: è necessario ricorrervi se vogliamo arrestare la distruzione delle foreste tropicali primarie.</p>
<ol>
<li>Articoli per il disegno e scrittura per l&#8217;infanzia della linea &#8220;Il mondo di Nic&#8221; della <strong><em>Arbos</em></strong>, realizzati in carta riciclata. Le copertine sono illustrate da Nicoletta Costa e le pagine interne sono gradevolmente ravvivate da tenui colori pastello.</li>
<li>Culla realizzata in legno riciclato dall&#8217;azienda <strong><em>Camposad</em></strong>, che produce anche cassettiere, tavolini, scrivanie, librerie ecc. Semplice e sobria.</li>
<li>La &#8220;Mensolalbero&#8221;realizzata in carta e cartone riciclati dallo<strong><em> Scatolificio Mengoni Silvio</em></strong>: allegra, ideale per riporre i giochi dei più piccoli. Della stessa linea esistono anche il tavolo e la sedia per bambini.</li>
</ol>
<p>Infine, non scordiamoci della <strong>plastica</strong>: come sappiamo è fatta a partire da composti petrolchimici. Nel mondo ce n&#8217;è già tanta, non produciamone più, ma ricicliamola. Ci sono un&#8217;infinità di possibilità di riciclo.</p>
<ol>
<li>Le penne &#8220;Recycled&#8221; realizzate in plastica riciclata derivata da stampanti per computer. L&#8217;azienda è <strong><em>Ideacharme</em></strong>, e produce un&#8217;ampia gamma di prodotti in plastica riciclata: raccoglitori ad anelli, blocchi notes, cartelline, righelli, mouse pad, astucci, portachiavi, etichette, magneti&#8230;</li>
<li>La &#8220;Baby Synchilla Bunting&#8221;, tutina in pile per bambini composta al 100% da PET riciclato post-consumo. Linea morbida e comoda, è prodotta dall&#8217;azienda <strong><em>Patagonia Italia</em></strong>, che offre anche indumenti in pile per adulti come felpe e cappelli.</li>
</ol>
<p>Insomma, i<strong> prodotti riciclati</strong> portano in sé il valore dell&#8217;impegno per la salvaguardia ambientale e rispettano il lavoro umano attraverso il risparmio ed il riuso dei materiali che altrimenti andrebbero perduti.</p>
<p>L&#8217;impegno del singolo cittadino, coordinato con quello delle istituzioni e delle organizzazioni che operano sul territorio, può offrire risultati che ritornano utili alle stesse persone che hanno iniziato il ciclo: in effetti, anche in tempo di crisi, il <strong><em>mercato del riciclo </em></strong>è fiorente e ricco di novità. Sta a noi aiutarlo a crescere, scegliendo di orientare i consumi verso la sostenibilità.</p>
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		<title>Magistep: le scarpine che si allungano.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:21:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Magistep sono delle scarpette &#8220;magiche&#8221; per bambini che si possono allungare fino a due numeri facendo risparmiare denaro e preservando l&#8217;ambiente: si troveranno nei negozi nei prossimi mesi. Il marchio &#8220;Magistep&#8221; è nato nel luglio del 2009 dalla sinergia tra Giacomo Regoli, titolare dell&#8217;omonimo calzaturificio artigianale e ideatore della scarpina allungabile, e la Polistamp System, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/magistep-le-scarpine-che-si-allungano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Magistep sono delle scarpette &#8220;magiche&#8221; per bambini che si possono allungare fino a due numeri facendo risparmiare denaro e preservando l&#8217;ambiente: si troveranno nei negozi nei prossimi mesi. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/magistep.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12461" title="magistep" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/magistep.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Il marchio <strong>&#8220;Magistep&#8221;</strong> è nato nel luglio del 2009 dalla sinergia tra <strong>Giacomo Regoli</strong>, titolare dell&#8217;omonimo calzaturificio artigianale e ideatore della scarpina allungabile, e la <strong><em>Polistamp System</em></strong>, società che opera nel settore degli isolamenti termici e nello stampaggio di materie plastiche e che ha sviluppato, perfezionato e prodotto le scarpe sino a deciderne l&#8217;industrializzazione.</p>
<p>L’innovazione sta nel fatto che le scarpine si allungano di quasi <em><strong>due numeri</strong></em> grazie ad un meccanismo di spinta inglobato all&#8217;interno della suola: basta infatti inserire una <strong>chiavetta </strong>(in dotazione) in un foro nel tallone della scarpina e attivare la vite a movimento continuo fino alle dimensioni necessarie. Le calzature coprono i numeri dal <strong>20 al 31,5</strong> accompagnando così il bambino dai primi passi sino ai primi anni di scuola.</p>
<p>Dal punto di vista estetico non si nota nessuna differenza dalle altre scarpe in commercio, con il vantaggio però di avere una scarpina sempre su misura che, oltretutto,<span id="more-12353"></span> garantisce al piede di rispettare la giusta postura e previene molte patologie dei bambini come il piede piatto e il valgismo.</p>
<p>La scarpa è stata infatti approvata dall’<strong>Aipo<em> </em></strong>(Associazione italiana pediatri e ortopedici)e testata presso il Centro Ricerche e Studi sulla Posturologia di Siena, Aequocenter. Tutti i materiali sono naturali, anallergici e riciclabili.</p>
<p>Il concetto di scarpa che dura nel tempo permette infine di fare una scelta a <strong>basso impatto ambientale</strong> riducendo ad un terzo il trasporto ed i materiali che normalmente si impiegano per produrre e commercializzare tre paia di scarpine.</p>
<p>«<em>Si tratta</em> – ha affermato Giacomo Regoli – <em>di un prodotto di pubblica utilità accessibile a chiunque, che riesce a coniugare la possibilità di risparmiare per le famiglie, il design, la qualità dei materiali e soprattutto i benefici di un corretto sviluppo del piede, senza dover ricorrere ad una scarpa ortopedica. Siamo davvero orgogliosi di aver ottenuto un risultato di questo tipo dopo cinque anni di grande impegno nella ricerca e sviluppo, ma anche di soddisfazioni.</em>»</p>
<p>Insomma, un&#8217;idea geniale che abbina all&#8217;alta qualità il risparmio ed il rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Una resistenza casearia per schierarsi dalla parte dei piccoli pastori italiani.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tempo di crisi i primi a crollare sono i più deboli, i più &#8220;piccoli&#8221;. Oggi stanno vivendo questo dramma i pastori della Sardegna e delle montagne d&#8217;Abruzzo. Per aiutarli, un gruppo di acquisto nazionale organizzato da Slow Food propone a un prezzo equo i loro formaggi. I pastori, che in questi anni hanno ammodernato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/una-resistenza-casearia-per-schierarsi-dalla-parte-dei-piccoli-pastori-italiani/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In tempo di crisi i primi a crollare sono i più deboli, i più &#8220;piccoli&#8221;. Oggi stanno vivendo questo dramma i pastori della Sardegna e delle montagne d&#8217;Abruzzo. Per aiutarli, un gruppo di acquisto nazionale organizzato da Slow Food propone a un prezzo equo i loro formaggi. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fiore_sardo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12434" title="fiore_sardo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fiore_sardo.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I <strong>pastori</strong>, che in questi anni hanno ammodernato gli ovili e costruito caseifici a norma contraendo mutui, protestano: il <strong>prezzo</strong> che ottengono per il loro<strong><em> latte</em></strong>, fermo al livello di trent&#8217;anni fa, non basta neppure a coprire i costi di produzione.</p>
<p>Le <strong>industrie trasformatrici</strong> non intendono pagare un centesimo di più, perché fanno fatica a vendere prodotti fatti con il latte di pecora o capra, e nello stesso tempo importano grandi quantità di latte dall&#8217;Est europeo che ha un prezzo bassissimo.</p>
<p>Il risultato di questa drammatica situazione è che in <strong>Sardegna</strong> i caci si accumulano invenduti nelle stagionature, l&#8217;esportazione è in affanno, il prezzo del latte ha raggiunto i minimi storici (<strong><em>65 centesimi al litro</em></strong>). In <strong>Abruzzo</strong>, invece, molti pastori, stanchi di ricorrere ai mutui e alle anticipazioni delle banche, iniziano a vendere<span id="more-12385"></span> le pecore.</p>
<p>Per dare una speranza a migliaia di piccole aziende è stata ideata una solidale “<strong><em>resistenza casearia</em></strong>”.</p>
<p>Il <strong>gruppo di acquisto nazionale</strong> organizzato da <strong>Slow Food</strong> propone infatti un <em><strong>pacco</strong></em> (dal costo di 110 euro) contenente una forma di <em>Fiore Sardo</em> <em>dei Pastori</em> (Presidio Slow Food) e una forma di <strong><em>pecorino abruzzese</em></strong> del <em>Presidio del Canestrato di Castel del Monte</em> o della<em> Comunità del cibo dei pastori dell&#8217;Appenino Abruzzese e Molisano</em>.</p>
<p>Il <strong>Fiore Sardo </strong>dei Pastori viene prodotto a latte crudo, a ogni mungitura. I pastori vivono in abitazioni vicine agli ovili, spesso a decine di chilometri dalle loro famiglie, e non lasciano mai il gregge incustodito. Il loro latte è lavorato ancora con la lapiolu, una grande caldaia di rame stagnato fatta a campana.</p>
<p>Il <strong>canestrato di Castel del Monte</strong>, abruzzese, è invece il pecorino storico della transumanza, quello che da secoli si produce sui pascoli dell&#8217;Appennino abruzzese, ed è prodotto oggi da alcune aziende del Gran Sasso che lavorano latte proprio e latte raccolto da 17 piccoli allevamenti locali.</p>
<p>La <strong>Comunità del cibo dei pastori dell’Appennino Centrale Abruzzese e Molisano</strong> riunisce invece 12 aziende, di cui molte biologiche, che lavorano esclusivamente latte delle proprie pecore per produrre uno speciale pecorino abruzzese.</p>
<p>Chiunque, da solo o insieme ad un gruppo di amici, potrà partecipare all&#8217;iniziativa dando così un forte  segnale di appoggio a delle persone che, con uno stile di vita duro e sempre più precario, ogni giorno contribuiscono a preservare paesaggi naturali e tradizioni tipiche del nostro Bel Paese. In più, con il vantaggio di poter gustare, o magari regalare a Natale, dei prodotti gastronomici unici al mondo e veramente squisiti.</p>
<p>Per maggiori informazioni sul progetto visitare il sito<em><strong> <a title="Slow Food" rel="nofollow" href="http://www.slowfood.it/" target="_blank">Slowfood </a></strong></em>o scrivere a <strong><em>infopresidi@slowfood.it</em></strong></p>
<p>Guarda il video: Slow Food e consorzio del fiore sardo</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/DlqAboBqvMg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/DlqAboBqvMg?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Shiro Alga Carta: la carta ecologica fatta con le alghe della Laguna di Venezia.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. Vediamo la sua storia e le sue [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/shiro-alga-carta-la-carta-ecologica-fatta-con-le-alghe-della-laguna-di-venezia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, </strong><strong> fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. </strong><strong>Vediamo la sua storia e le sue caratteristiche peculiari.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12404" title="shiro-alga-carta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Negli anni ’80 le acque della <strong>Laguna di Venezia</strong> hanno iniziato ad essere infestate da una quantità abnorme di <strong><em>alghe</em></strong> a causa dell&#8217;eccesso di nutrienti artificiali e del perdurare delle alte temperature estive: l&#8217;ecosistema acquatico era  minacciato dal fenomeno dell&#8217;<strong>eutrofizzazione</strong> e i vegetali in eccesso andavano raccolti e smaltiti prima della loro decomposizione.</p>
<p>Così nel 1989 il Magistrato alle Acque di Venezia, in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova e l&#8217;ENEA, iniziò la raccolta delle alghe per prevenire la <strong><em>deossigenazione</em></strong> della laguna. Essendo un materiale difficile da smaltire, si iniziarono ad esaminare varie possibilità per <em><strong>riciclarlo</strong></em>.</p>
<p>Una delle soluzioni, sponsorizzata dall’Unione Europea ed inserita nel progetto LIFE, fu quella di utilizzare le alghe nella <em><strong>fabbricazione della carta</strong></em>, in parziale sostituzione della cellulosa (derivata dall&#8217;abbattimento di alberi!) e di altri materiali. Nel 1993 venne creato<span id="more-12342"></span> il primo campione di<strong> Alga Carta </strong>dall&#8217;azienda Favini.</p>
<p>Oggi questa carta unica al mondo, chiamata <strong>Shiro Carta Alga</strong>, contribuisce in modo geniale ed innovativo alla protezione del fragile ecosistema lagunare, ed in più è ottenuta in modo ecologico. E&#8217; infatti prodotta con Energia Pura, l’energia elettrica compensata da certificati <strong>RECS</strong> (Renewable Energy Certificate System) e contiene, oltre alle alghe, fibre riciclate e certificate <strong>FS</strong>C (Forest Steweadship Council).</p>
<p>Ma come è fatta?</p>
<p>E&#8217; una <strong>carta </strong>opaca, liscia, flessibile, gradevole al tatto e dall&#8217;aspetto leggermente &#8220;puntinato&#8221; (le alghe si intravedono). Le sue colorazioni vanno dal bianco all&#8217;avorio, dal celeste all&#8217;azzurro pallido. E&#8217; adatta a qualsiasi metodo di stampa, punzonatura, perforazione, fustellatura e cordonatura. Le<em><strong> applicazioni</strong></em> nel campo della stampa e del design sono quindi varie: editoria, brochure, coordinati aziendali, shopping bag, packaging, cartoleria, etc&#8230;</p>
<p>Curiosamente, il contenuto di alghe permette alla carta di diventare più bianca nel tempo.</p>
<p>Che dire, ecco un bell&#8217;esempio di come un simbolo del degrado ambientale (eutrofizzazione) può trasformarsi in una <strong>materia prima</strong> che salva le foreste.</p>
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		<title>Dalla Svezia arriva un software che calcola l’impatto ambientale di internet.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 14:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni anno circa 630 milioni di tonnellate di CO2 vengono riversate nell&#8217;atmosfera dal settore IT (Information Technology). Risparmiare energia si può, basta creare siti più efficienti e garantire una navigazione veloce. Il Centre for sustainable communication del KTH di Stoccolma è un nuovo ambiente di ricerca svedese che si propone di contribuire alla costruzione di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/dalla-svezia-arriva-un-software-che-calcola-l%e2%80%99impatto-ambientale-di-internet/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni anno circa 630 milioni di tonnellate di CO2 vengono riversate nell&#8217;atmosfera dal settore IT (Information Technology). Risparmiare energia si può, basta creare siti più efficienti e garantire una navigazione veloce</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Greenalytics.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12332" title="Greenalytics" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Greenalytics.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <strong><em>Centre for sustainable communication del KTH di Stoccolma</em></strong> è un nuovo ambiente di ricerca svedese che si propone di contribuire alla costruzione di una <strong>società sostenibile</strong> attraverso tecnologie all&#8217;avanguardia. Ultimamente ha focalizzato la ricerca sul tema dell&#8217;impatto ambientale di internet.</p>
<p>L&#8217;<em><strong>impatto ambientale</strong></em> di <em><strong>internet</strong></em> sta crescendo sempre più, si stima infatti che arrivi all&#8217; <strong>1.4%</strong> delle emissioni di <strong>gas serra</strong> mondiali. Questo enorme impatto è però nascosto sia agli utenti che agli sviluppatori di siti web.</p>
<p>Capire ed analizzare l&#8217;<strong>impronta ecologica </strong>di un sito internet non è infatti un compito facile:  per questo i ricercatori del Centro hanno implementato un programma per generare in automatico i contributi delle tappe dell&#8217;intero <strong>&#8220;ciclo di vita&#8221; </strong> di un<span id="more-12221"></span> sito web (i singoli utenti, l&#8217;infrastruttura e il server).</p>
<p>L&#8217;equipe svedese di ricerca, infatti, partendo dal servizio gratuito di Google che consente di analizzare le statistiche sui visitatori di un sito, è riuscito a creare un <strong>software</strong>, chiamato &#8220;<strong><em>greenalytics</em></strong>&#8220;, in grado di monitorare le emissioni inquinanti prodotte dagli utenti mentre navigano. In questo modo, grazie all&#8217;innovativo programma, l&#8217;impatto ambientale dei siti che se ne avvarrano potrà essere visibile e chiaro in ogni istante.</p>
<p>Applicando il software alla miriade di <strong>siti </strong>esistenti sul <strong>web</strong>, i ricercatori hanno stimato che ogni anno circa <strong>630 milioni di tonnellate di Co2 </strong>vengono riversate nell&#8217;atmosfera dal settore dell&#8217;<strong>Information Technology</strong>, nel quale le componenti principali risultano essere gli utenti di internet, con i propri computer e schermi, ed i server.</p>
<p>Ora che anche l&#8217;impatto della &#8220;rete&#8221; è stato quantificato, bisogna trovare delle soluzioni per <strong>risparmiare energia</strong>. Un buon esempio viene fornito in questo senso dalla pagina web di <strong>&#8220;baciati dal sole&#8221;</strong>, un circolo di Legambiente di Milano che si occupa principalmente di energia. Il sito in questione, con una buona architettura telematica e pochi click per raggiungere qualsiasi contenuto al suo interno, ha prodotto solo 0,13 kg di CO2 nell&#8217;ultimo mese.</p>
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		<title>Caffè: una buona abitudine, ma una fucina di rifiuti.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 10:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/caffe-una-buona-abitudine-ma-una-fucina-di-rifiuti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12180" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo è assuefatto alla <strong>caffeina</strong>, le nostre abitudini ad alto consumo di caffeina creano un sacco di<strong><em> rifiut</em><em>i</em></strong>.</p>
<p>Secondo <strong>“Sustainability is Sexy</strong>”, una organizzazione con sede a<strong> Seattle</strong>, vi sono un sacco di problemi con le normali tazze di caffè perché la maggior parte delle tazze di caffè non è fatta con materiali riciclati, bensì “nuovi”, con carta sbiancata.</p>
<p>Durante la sua creazione, il <strong>bicchiere di carta</strong> è coperto con polietilene, una plastica non riciclabile. L&#8217;intero processo, dall&#8217;inizio alla fine, consuma molte risorse, tra alberi e acqua.</p>
<p>Fortunatamente, ci sono diversi modi per ridurre i <em><strong><a title="Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" target="_self">rifiuti</a> </strong></em>derivanti dal consumo di caffè, sebbene il consumo di caffè in sé rimanga invariato.</p>
<p>Ma il marchio<strong> Starbucks </strong>(grande catena internazionale di caffetterie molto in voga oltreoceano e in molti paesi europei) è stato fortemente criticato per essersi<span id="more-12161"></span> dimostrato poco sensibile al <em><strong>tema del riciclaggio</strong></em>.</p>
<p>Starbucks, dal canto suo, afferma <em>“Nel corso degli anni, la nostra tazza bianca è diventata una icona ben riconoscibile del nostro marchio, ma è altresì diventata una delle maggiori preoccupazioni dei nostri clienti a causa di problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><em>Al fine di rispondere ai clienti e accrescere la nostra <strong>impronta ecologica</strong>, puntiamo a garantire la possibilità di riciclare e riutilizzare il 100% dei nostri bicchieri entro il 2015. Stiamo attualmente lavorando su una serie di iniziative complementari per progredire, e ci rendiamo conto non v&#8217;è soluzione rapida a questo problema, abbiamo ancora molto da imparare”.</em></p>
<p>Piccola curiosità, Starbucks non è diffusa in <strong>Italia</strong> perché, come afferma il presidente di Starbucks, Howard Schultz, <em>“l’idea di Starbucks in Italia non funzionerebbe, perché agli italiani non piacciono le tazze di plastica: a loro non piace prendere il caffè fuori dal bar, bevendolo in cammino o alla guida”.</em></p>
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		<title>Greenpeace: Nokia al primo posto nella XVI guida eco-sostenibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 09:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni è uscita la eco-guida dei prodotti elettronici firmata Greenpeace. Una analisi dettagliata di tutte le grandi “case elettroniche”, per stabilire, ancora una volta, quali siano le società più virtuose, e quali invece non facciano cospicui investimenti in produzioni ed elaborazioni sostenibili. Si tratta del sedicesimo appuntamento con questa classifica delle aziende più [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/greenpeace-nokia-al-primo-posto-nella-xvi-guida-eco-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questi giorni è uscita la eco-guida dei prodotti elettronici firmata Greenpeace. Una analisi dettagliata di tutte le grandi “case elettroniche”, per stabilire, ancora una volta, quali siano le società più virtuose, e quali invece non facciano cospicui investimenti in produzioni ed elaborazioni sostenibili. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Guida-tecnologia-verde.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12127" title="Guida-tecnologia-verde" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Guida-tecnologia-verde.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si tratta del sedicesimo appuntamento con questa <strong>classifica</strong> delle aziende più &#8220;verdi&#8221;, ed è interessante capire quali miglioramenti (o peggioramenti) a livello di <strong>sostenibilità ambientale</strong> siano stati fatti dalle diverse case.</p>
<p>Sotto la lente di <strong>Greenpeace</strong> sono passati come sempre i più disparati <strong><em>oggetti tecnologici</em></strong>: cellulari, monitor, computer portatili, televisori, console.</p>
<p>Diciotto le <strong>aziende</strong> coinvolte, tra cui spiccano Toshiba, Sony, Microsoft, Acer, Lg, Nokia, Apple, HP, Samsung.</p>
<p>I <em><strong>criteri valutativi </strong></em>del comportamento delle case sono essenzialmente distinguibili in due sfere: da un lato,<em><strong> “uso di sostanze pericolose”</strong></em>, e dall’altro <em><strong>“responsabilità gravante sul produttore”</strong></em> (<a title="Dal 18 giugno il sistema “uno contro uno” faciliterà i cittadini nello smaltimento di RAEE." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/dal-18-giugno-il-sistema-uno-contro-uno-facilitera-i-cittadini-nello-smaltimento-di-raee/" target="_self">vedi gestione adeguata dei rifiuti elettronici</a>).<span id="more-12085"></span></p>
<p>In testa alla classifica abbiamo <strong>Nokia</strong>, che raggiunge <strong>7,5 punti su 10</strong> (è sì in testa ma come si vede può ancora migliorare), che viene subito seguita da <strong>Sony Ericcson</strong> perchè <em>“ha bandito l’uso di sostanze altamente nocive come PVC e ritardanti di fiamma a base di bromo, antimonio, berillio e ftalati. In particolar modo, Nokia ha agito efficacemente anche sulle procedure, ossia agendo su ogni singolo passaggio del processo produttivo/distributivo”.</em></p>
<p><strong>Nintendo</strong> va invece malissimo, a causa  delle sostanze utilizzate, e ricopre l’ultimo posto assieme a <strong>Microsoft</strong> e <strong>Toshiba</strong>.</p>
<p><strong>Apple </strong>si mantiene stabile come punteggio, ossia <strong>4,9 punti</strong>, ma scivola dal quinto al nono posto perché altre società l’hanno surclassata. Anche<strong> LG</strong> e <strong>Samsung</strong> hanno disatteso gli impegni che avevano preso.</p>
<p>E&#8217; sempre importante tenere d’occhio il comportamento delle società che immettono nel mercato i prodotti che i consumatori usano e apprezzano; soprattutto per aiutare il consumatore ad orientarsi negli acquisti e a fare <strong>scelte consapevoli</strong>. La classifica completa è consultabile sul sito di <a title="Eco-guida XVI. Bene Philips, Nokia e HP. Male Toshiba." rel="nofollow" href="http://www.greenpeace.org/italy/news/eco-guida-xvi-" target="_blank">Greenpeace</a>.</p>
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		<title>Grom: una grande gelateria sostenibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Società e aziende considerano sempre di più la questione della sostenibilità, e i prodotti che acquistiamo e consumiamo quotidianamente possono assumere una valenza diversa rispetto al passato. Il supermercato si è trasformato, da tipico luogo di consumo con esposizione di prodotti di ogni tipo per spingere al consumo, in “tempio di consumo”, ossia un centro [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/grom-una-grande-gelateria-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Società e aziende considerano sempre di più la questione della sostenibilità, e i prodotti che acquistiamo e consumiamo quotidianamente possono assumere una valenza diversa rispetto al passato.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/GROM.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11918" title="GROM" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/GROM.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il supermercato si è trasformato, da tipico luogo di consumo con esposizione di prodotti di ogni tipo per spingere al consumo, in <em>“tempio di consumo”</em>, ossia un centro di prodotti che sappiano anche dare una <strong>valenza etica </strong>agli acquisti, che possono così fornire e concretizzare dei valori sociali.</p>
<p>Si vedano imprese che operano scelte finalizzate a offrire esempi veri di questi<strong><em> valori sociali</em></strong>, ad esempio con i prodotti a chilometro zero, i contenitori delle batterie scariche, i depliant sulla raccolta differenziata, etc&#8230;</p>
<p>Quindi la grande distribuzione oggi cerca di offrire non solo prodotti ma anche servizi: così <strong>Torino</strong> diventa grande protagonista del prodotto ecologico <em>“<strong>Grom Loves World”</strong></em>.<span id="more-11782"></span></p>
<p><em><strong>Grom</strong></em> è una <strong><em>gelateria sostenibile</em></strong> dall&#8217;impronta particolare, ben organizzata, di proprietà di due giovani torinesi, che qualche anno fa hanno stabilito i cardini della loro azienda:</p>
<ol>
<li>utilizzare <em><strong>carta certificata</strong></em>, ossia che provenga da foreste correttamente gestite; sostituire la plastica (che deriva dal petrolio) con la <strong><em>bioplastica</em></strong>, che deriva invece dall’amido di mais;</li>
<li>fare la <strong><em>raccolta differenziata</em></strong> di tutti i materiali utilizzati nel consumo di un gelato (coppette e carta da un lato cioè nella carta, coni e cucchiaini dall’altro, cioè nell’organico).</li>
</ol>
<p><em>&#8220;Grom sa che una grande azienda non è tale solo per la qualità di ciò  che produce, ma anche per l’atteggiamento che assume nella società  civile&#8221;</em>. Questo è uno dei punti centrali di questa azienda agricola. Date un’occhiata al loro sito internet: <a title="Grom Loves World" href="http://www.gromlovesworld.it/ita/home.php" target="_blank">GromLovesWorld</a>.</p>
<p>Leggi anche il post: <a title="Intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli, socio fondatore, amministratore e gelatiere della Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli di Pisa." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/intervista-esclusiva-a-gianfrancesco-cutelli-socio-fondatore-amministratore-e-gelatiere-della-gelateria-artigianale-naturale-de%E2%80%99-coltelli-di-pisa-1%C2%B0-parte/" target="_self">Gelateria Artigianale Naturale De&#8217; Coltelli</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Legambiente stila il rapporto 2010 sulla vivibilità ambientale delle città italiane: i grandi centri urbani vanno male.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/legambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. Si parla di “città virtuose”: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. Bologna, Livorno, Siena, Bolzano, Parma, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/legambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11905" title="ecosistema_urbano" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si parla di <em><strong>“città virtuose”</strong></em>: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. <strong>Bologna</strong>, <strong>Livorno</strong>, <strong>Siena</strong>, <strong>Bolzano</strong>, <strong>Parma</strong>, <strong>La Spezia</strong>, <strong>Pordenone</strong>, <strong>Belluno</strong>, <strong>Verbania</strong>.</p>
<p>Concentrandoci sui <strong>PM10</strong> (sostanze inquinanti nell’aria), le città migliori sono <strong>Matera</strong>, <strong>Potenza</strong>, <strong>Siena</strong>, mentre le peggiori sono <strong>Milano</strong> (che raggiunge altissime concentrazioni di ozono), e a seguire <strong>Napoli</strong>, <strong>Torino</strong>, <strong>Frosinone</strong>, <strong>Siracusa</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>acqua potabile</strong>, <strong>Milano</strong> occupa il primo posto della classifica in negativo, seguita da <strong>Lod</strong>i e <strong>Pescara</strong>, mentre <strong>Agrigento</strong>, <strong>Pistoia</strong> e<span id="more-11815"></span> <strong>Caltanissetta</strong> hanno segno “+”.</p>
<p>Veniamo alla <strong>raccolta differenziata</strong>, le cui percentuali sono state calcolate sul totale dei rifiuti: le migliori sono <strong>Pordenone</strong>, <strong>Novara</strong>, <strong>Verbania</strong>. Le peggiori invece sono tre città siciliane, <strong>Palermo,</strong> <strong>Siracusa</strong> e <strong>Messina</strong>, senza dimenticare <strong>Napoli</strong>, come sempre.</p>
<p>Questi pessimi risultati fanno capire che ancora non c’è una piena consapevolezza della centralità della differenziata nella costruzione di un sistema economico-sociale più equilibrato e sostenibile.</p>
<p>Nonostante <strong>Roma </strong>occupi, ad esempio, il primo posto nell’ambito del (solo) trasporto pubblico (rapporto viaggi-abitante-anno), segno che la strutturazione dei trasporti sta conducendo a buoni risultati, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, è stato criticato dal vicepresidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Athos De Luca, il quale trae spunto da questo rapporto annuale di Legambiente per affermare chiaramente che:<em> “Le continue dichiarazioni del sindaco sono inutili, Roma vive una situazione drammatica sulla qualità della vita e dei problemi ambientali”</em>. In effetti, la nostra capitale scivola in fondo alla classifica globale delle città virtuose, passando dal 62esimo al 75esimo posto.</p>
<p>De Luca conclude: “<em>Si parla di grandi e avveniristici progetti a lungo termine, ma di fatto si vede solo degrado e inquinamento, che rendono invivibile la nostra città”.</em></p>
<p>I più grandi centri urbani italiani sono in difficoltà sotto l’aspetto ambientale, non riescono ad organizzarsi in modo efficiente ed ecosostenibile: Palermo, Napoli e Roma sono le città che vivono i maggiori problemi.</p>
<p>Il sito che permette di leggere tutte le classifiche è quello di <a title="Ecosistema urbano" href="http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=10&amp;contenuti_id=1720" target="_blank">Legambiente</a>.</p>
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		<title>La COOP lancia la campagna &#8220;Acqua di casa mia&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. “Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?” Così esordisce Luciana Littizzetto nello spot della COOP. La campagna si chiama “Acqua di casa mia”, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/la-coop-lancia-la-campagna-acqua-di-casa-mia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. </strong></p>
<p><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11721" title="Acqua-di-casa-mia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?”</em></p>
<p>Così esordisce <strong>Luciana Littizzetto </strong>nello spot della COOP.</p>
<p>La campagna si chiama <em><strong>“Acqua di casa mia”</strong></em>, e si basa sulla sensibilizzazione all’uso dell’acqua del rubinetto, e invita a riflettere su numeri chiari, esposti in bella vista sugli scaffali, insieme alle caraffe filtranti di marchio Coop.</p>
<p>Con <strong>195 litri a testa all’anno</strong>, gli italiani sono i primi consumatori d’acqua in Europa, terzi nel mondo dopo Emirati Arabi e Messico. Dalle fonti alla tavola, il trasporto muove 480mila tir, che, messi uno accanto all’altro formano una fila di 8mila chilometri (Roma-Mosca andata e ritorno).<span id="more-11615"></span></p>
<p>Questa operazione <strong>Coop</strong> non punta al guadagno, allo sfruttamento di una idea generale per trarne profitti, ma è un investimento nel futuro, che può senz’altro condurre, in realtà, a delle flessioni di guadagno sull’acqua da parte dei marchi.</p>
<p>La Coop intercetta un trend preciso, quello della diminuzione del consumo di acqua imbottigliata, ma avrà in futuro un consumatore diverso, più maturo e sensibile.</p>
<p>Dopo l’intro iniziale, la popolare comica prosegue lo spot entrando in cucina e avvicinandosi al rubinetto: <em>“…e pensare che hanno inventato una cosa chiamata &lt;tubi&gt;. Per inquinare meno bevo l’acqua del rubinetto: la Coop si impegna a darci un’acqua minerale che arriva da fonti vicine”.</em></p>
<p>Bisogna insomma rivalutare e utilizzare <strong><em>l’acqua del rubinetto</em></strong>, utilizzare (eventualmente) degli espedienti per depurarla, e preferire sempre le fonti vicine.</p>
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		<title>Il mega progetto Desertec tra speranze e paure.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 15:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/il-mega-progetto-desertec-tra-speranze-e-paure/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;obiettivo del mega-progetto<em> Desertec</em> è coprire il 15% del fabbisogno energetico europeo usando fonti rinnovabili provenienti da Africa, Medio Oriente e Mare del Nord. Ecco i punti più controversi. </strong></p>
<p><em><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/desertec.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11666" title="desertec" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/desertec.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il network TREC</strong></em> (<strong>T</strong>rans-<strong>M</strong>editerranean <strong>R</strong>enewable <strong>E</strong>nergy<strong> C</strong>ooperation) è stato fondato nel 2003 dal Club di Roma, dalla Fondazione di Amburgo per la Protezione del Clima e dal Centro Nazionale Giordano per la Ricerca sull&#8217;Energia (NERC).</p>
<p>Esso consiste in una rete internazionale di circa <strong>60</strong> tra scienziati (primo fra tutti il nobel <a title="Carlo Rubbia: “Il futuro è nel sole. Il nucleare è un errore”." href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/13/carlo-rubbia-il-futuro-e-nel-sole-il-nucleare-e-un-errore/" target="_self"><strong>Carlo Rubbia</strong></a>), politici ed esperti delle energie rinnovabili. Nel 2009 ha sviluppato il progetto <em><strong>Desertec</strong></em> ed oggi intende metterlo in pratica unitamente ai rappresentanti della politica, dell’industria e del mondo finanziario.</p>
<p>Il concetto su cui si basa il progetto <em><strong>Desertec </strong></em>è che la fonte di energia più abbondante sulla Terra è la <strong><em>radiazione solare</em></strong> che ricevono i <em><strong>deserti</strong></em> delle <strong><em>zone equatoriali:</em></strong> in sole sei ore il deserto del Sahara riceve infatti più energia solare di tutta quella che attualmente<span id="more-11422"></span> l&#8217;umanità consuma in un anno.</p>
<p>Esso presuppone una stretta collaborazione tra tra <strong>Eu</strong>ropa, Medio Oriente (the <strong>M</strong>iddle-<strong>E</strong>ast) e Africa Settentrionale (<strong>N</strong>orth <strong>A</strong>frica): <strong>EU-MENA</strong>.</p>
<p>Una volta completato, si presenterebbe come una rete di cavi a corrente continua ad alta tensione (<strong>HVDC,</strong><strong> H</strong>igh<strong> V</strong>oltage <strong>D</strong>irect <strong>C</strong>urrent) che, a partire da <strong>centrali solari termodinamiche</strong> situate nei deserti e <strong>centrali eoliche </strong>situate sulle coste atlantiche, attraverserebbero tutta l&#8217;Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente.</p>
<p>I vantaggi sarebbero:</p>
<ol>
<li> soddisfare la domanda interna di energia dei Paesi situati nella regione <strong>MENA</strong></li>
<li>fornire energia inesauribile e pulita per desalinizzare l&#8217;acqua del mare</li>
<li>esportare energia pulita all&#8217;Europa.</li>
</ol>
<p>Attualmente al progetto partecipano aziende come le tedesche <em>E.ON, Deutsche Bank, MAN Solar, RWE, Münchener Rück, M+W Zander, Schott Solar y Siemens,</em> la svizzera <em>ABB</em>, la spagnola <em>Abengoa Solar </em>e l&#8217;africana <em>Cevital</em>. Anche la <em><strong>Enel Green Power </strong></em>vi ha aderito, precisando però che lo scopo immediato che si pone è quello di soddisfare innanzi tutto i bisogni locali di energia, pensando all&#8217;Europa solo in un secondo momento.</p>
<p>Tutta la tecnologia necessaria per la realizzazione di<strong><em> Desertec</em></strong> esiste e sta operando già da alcune decine di anni.</p>
<p>Questo progetto riceve però critiche costanti; vediamo i punti più discussi:</p>
<ol>
<li><strong>Modello energetico centralizzato</strong><em><br />
Contrari:</em> sia la produzione di energia che la sua distribuzione potrebbero cadere nelle mani di una sola azienda o consorzio (modello energetico centralizzato).<em>Sostenitori: </em>tutti gli investitori pubblici e privati possono, se vogliono, partecipare alla costruzione e alla gestione di centrali e cavi (modello energetico decentralizzato).</li>
<li><strong>Colonialismo energetico</strong><em><br />
Contrari:</em> potrebbe nascere una nuova forma di colonialismo energetico in cui una risorsa africana sarebbe &#8220;rubata&#8221; per il beneficio dei cittadini e delle imprese dell&#8217;Europa.<em>Sostenitori:</em> gli impianti procurerebbero energia anche per l&#8217;autoconsumo nei paesi non europei coinvolti. Inoltre l&#8217;energia ottenuta si userebbe anche per dissalare l&#8217;acqua del mare, così i paesi della regione MENA potrebbero risolvere uno dei probemi più grandi che arresta il loro sviluppo.<br />
Inoltre i paesi con una propria fonte energetica fossile potrebbero optare per vendere la propria produzione rinnovabile all&#8217;Europa ed usare il combustibile fossile per il consumo interno. E’ l’attuale situazione a costituire uno sfruttamento di gas e petrolio.</li>
<li><strong> Sicurezza energetica</strong><em><br />
Contrari:</em> i paesi MENA sono politicamente instabili, perciò nel caso di un conflitto di qualsiasi tipo salterebbe il rifornimento di energia all&#8217;Europa.<em>Sostenitori:</em> la rete di centrali sarebbe così ampia e distribuita in differenti paesi che, anche qualora uno di essi entrasse in conflitto, la maggior parte della rete non ne sarebbe minacciata e si potrebbero applicare misure compensatorie senza eccessivi problemi.</li>
<li><strong>Dipendenza energetica</strong><em><br />
Contrari:</em> si manterrebbe la dipendenza energetica dell&#8217;Europa nei confronti di stati esteri, passando dall&#8217;importare combustibili fossili all&#8217;importare energie rinnovabili.<em>Sostenitori:</em> l&#8217;energia importata sarebbe solamente del 15-17% di quella necessaria in Europa, mentre una percentuale maggiore proverrebbe dalla produzione rinnovabile interna, magari da altre fonti di energia rinnovabile (biomassa, il biogas&#8230;).</li>
<li><strong> Alto costo del progetto<br />
</strong><em>Contrari: </em>ci vorrebbero ben 400 mila milioni di euro per implementare la rete.<em>Sostenitori: </em> sarebbero sufficienti incentivi statali dell’ordine di grandezza di qualche miliardo di euro per rendere attraente, nella fase iniziale, la costruzione di centrali e linee di trasmissione da parte di investitori pubblici e privati. In questo modo le centrali solari sarebbero competitive senza ulteriori sovvenzioni entro il 2020.</li>
</ol>
<p>Molti paesi dell&#8217;area<strong> MENA</strong> si sono mostrati favorevoli al progetto ed hanno offerto i propri territori per istallarvi le centrali solari ed eoliche. Senza dubbio, Desertec è un progetto che non lascia nessuno indifferente.</p>
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		<title>Torino, 21-25 ottobre: quarta edizione di Terra Madre, per la salvaguardia delle tradizioni locali e della biodiversità.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 20:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Torino dal 21 al 25 ottobre 2010, in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto, avrà luogo la quarta edizione dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre. Questo speciale evento riunirà, per cinque giorni, oltre 5.000 tra rappresentanti di comunità indigene, agricoltori, allevatori, cuochi, docenti e musicisti provenienti da tutto il mondo. Terra Madre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/13/torino-21-25-ottobre-quarta-edizione-di-terra-madre-per-la-salvaguardia-delle-tradizioni-locali-e-della-biodiversita/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Torino dal 21 al 25 ottobre 2010, in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto, avrà luogo la quarta edizione dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/terramadre.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11538" title="terramadre" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/terramadre.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a>Questo <strong><em>speciale evento</em></strong> riunirà, per cinque giorni, oltre 5.000 tra rappresentanti di comunità indigene, agricoltori, allevatori, cuochi, docenti e musicisti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p><strong>Terra Madre</strong> è un progetto concepito da <strong><em>Slow Food</em></strong>, il cui motto è “<em>mangiare è un atto agricolo e produrre è un atto gastronomico</em>”.<br />
Esso è nato per dare voce ai piccoli contadini, ai pescatori e agli allevatori di tutto il mondo e per far capire all&#8217;opinione pubblica che  il loro lavoro  è prezioso sia per conservare le <strong><em>tradizioni locali</em></strong> sia per <strong><em>salvaguardare la biodiversità</em></strong> sul pianeta.</p>
<p>I principali scopi perseguiti in questa ambiziosa iniziativa  sono preservare, incoraggiare e promuovere metodi di produzione alimentare sostenibili, in armonia con la<span id="more-11469"></span> natura, il paesaggio, la tradizione.</p>
<p>I primi nodi di questa rete sono state le <strong><em>comunità del cibo</em></strong>, cui si sono aggiunti in seguito i cuochi e i rappresentanti del mondo accademico. Le comunità del cibo sono gruppi di persone che producono, trasformano e distribuiscono cibo di qualità in maniera sostenibile e sono fortemente legate a un territorio dal punto di vista storico, sociale e culturale.</p>
<p>In genere il loro stile di vita è minacciato dall&#8217;espansione dell’agricoltura intensiva che danneggia le risorse naturali e dall&#8217;industria alimentare di massa che mira all’omologazione dei gusti e mette in pericolo l’esistenza stessa delle piccole produzioni.</p>
<p>La rete di Terra Madre è stata lanciata nel 2004 a Torino: il primo incontro ha radunato 5000 produttori da 130 paesi attirando così l’attenzione dei media sulle loro problematiche. Nel 2006 la seconda edizione dell’incontro internazionale ha coinvolto anche 1000 cuochi consapevoli del loro ruolo di promozione nei confronti dei produttori di qualità, e 400 ricercatori e accademici che hanno discusso per riavvicinare la teoria alle buone pratiche.</p>
<p>La <strong><em>quarta edizione</em></strong> dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre si svolgerà tra pochi giorni a Torino, in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto. Fra le <strong>novità </strong>del 2010 ci sarà il tema della salvaguardia delle etnie, delle lingue autoctone e della valorizzazione dell’oralità e della memoria: nella<strong> <em>giornata di apertura</em></strong> i rappresentanti di alcune tra le più significative comunità indigene del mondo (americane, asiatiche, africane ed europee) pronunceranno i discorsi cerimoniali nella loro lingua madre.</p>
<p>La <strong><em>seconda giornata</em></strong> sarà dedicata in particolare all’approfondimento di otto temi cruciali per il futuro dell’agricoltura e del pianeta (dalla biodiversità alle energie rinnovabili all’educazione, alle conoscenze tradizionali). Nella <strong><em>terza</em></strong>, invece, si svolgeranno gli incontri regionali delle comunità.</p>
<p>In occasione della <strong><em>chiusura</em></strong> ufficiale di Terra Madre sarà presentato il <em><strong>documento sulle politiche alimentari e la sostenibilità,</strong></em> con le proposte della rete per un futuro sostenibile.</p>
<p>Tra la seconda e la quarta giornata dei lavori i delegati potranno seguire più di 70 <em><strong>Laboratori della Terra</strong></em>, in cui  i pescatori, gli allevatori, gli agricoltori, i ricercatori e i cuochi discuteranno di vari temi legati all&#8217;agricoltura sostenibile e al futuro delle risorse, scambieranno esperienze ed avanzeranno proposte.</p>
<p>Durante i giorni dell’evento ci saranno postazioni fisse per ricevere informazioni e presentare i progetti legati all’educazione del gusto (orti, progetti con le mense…), alla biodiversità (Presìdi e Mercati della Terra) e per organizzare, nella propria comunità o nel proprio paese, il <strong>Terra Madre Day</strong>, la cui seconda edizione si terrà il 10 dicembre 2010. Uno spazio importante sarà infine dedicato alla <strong><em>rete dei giovani di Terra Madre</em>.</strong></p>
<p>Anche il pubblico potrà partecipare,  previa iscrizione on-line, a vari momenti dell&#8217;evento: le cerimonie di apertura e chiusura (al Pala Olimpico Isozaki, per tutti), i laboratori della terra e le conferenze (all&#8217;Oval o nella sala Avorio del vicino Lingotto, solo per i visitatori del Salone del Gusto).</p>
<p>Per maggiori info visita il sito <a title="Terra Madre" href="http://www.terramadre.info/" target="_blank">Terra Madre</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ENEL punta sulla mobilità elettrica, partendo da Pisa.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 12:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/04/lenel-punta-sulla-mobilita-elettrica-partendo-da-pisa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La mobilità elettrica è in continua evoluzione e coinvolge moltissime aziende su tutto il territorio italiano. Pisa diventa una città-laboratorio, attraverso l’asse Enel-Comune, per sperimentare nei fatti vizi e virtù della mobilità elettrica cittadina.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pisa.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-11025" title="Pisa" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pisa.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>L’Enel a <strong>Pisa</strong> ha il suo centro di ricerca, e vuol partire con una grande sperimentazione, perché l’energia è uno dei grandi temi del nostro futuro, e deve essere “efficiente e intelligente”.</p>
<p>L’uso dei <strong>mezzi elettrici</strong> sostituirebbe così i combustibili, con un forte impatto ambientale positivo specialmente a livello locale, dove ci sono le emissioni più inquinanti e dannose.</p>
<p>Diversi modelli stanno arrivando sul mercato, ed <strong>Enel</strong> vuole appunto prepararsi bene attraverso la predisposizione (di cui Pisa diviene zona-test) delle infrastrutture giuste, sia pubbliche (ossia per strada) che domestiche.</p>
<p>Queste infrastrutture devono poter interagire da una parte col cliente (riconoscendo il suo mezzo e offrendogli anche dei servizi aggiuntivi) sia con l’intera rete elettrica,<span id="more-11023"></span> offrendo i prezzi più bassi (di ricarica) nelle ore giuste.</p>
<p>Enel ha scelto Pisa non solo perché lì ha il suo centro di ricerca, ma anche perché è una città di media dimensione, con un centro storico di valore (architettonico e ambientale). E già per strada iniziano a vedersi i primi punti di ricarica (le cosiddette <strong><em>“colonnine”</em></strong>).</p>
<p>La società installerà circa cento <strong><em>punti di ricaric</em><em>a</em></strong> tra pubblici e privati, selezionati in collaborazione con Mercedes (che metterà a disposizione i primi veicoli elettrici).</p>
<p>Inoltre, l’Enel ha selezionato venticinque clienti, che sperimenteranno con essa questo progetto. Si crea così un “laboratorio di mobilità elettrica” per fare di Pisa una città del futuro su scala cittadina.</p>
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		<title>Associazione Low Impact: sarà il baluardo dell&#8217;ambiente?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 09:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’associazione Low Impact (letteralmente “basso impatto”), che possiamo considerare in continua crescita, si propone di diventare un esempio per tutti con una forza di tipo “orizzontale”, ossia che tocca molteplici aspetti e raccorda soggetti privati e pubblici. Propone alle aziende di andare oltre le regole (in senso positivo), per fare business in piena regolarità. L&#8217;associazione [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/30/associazione-low-impact-sara-il-baluardo-dellambiente-perfetto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’associazione Low Impact (letteralmente “basso impatto”), che possiamo considerare in continua crescita, si propone di diventare un esempio per tutti con una forza di tipo “orizzontale”, ossia che tocca molteplici aspetti e raccorda soggetti privati e pubblici.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/LowImpact.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10956" title="LowImpact" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/LowImpact.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Propone alle aziende di andare oltre le <strong><em>regole</em></strong> (in senso positivo), per fare business in piena regolarità.</p>
<p>L&#8217;associazione sta elaborando dei criteri che definiscano dettagliatamente, per ogni settore merceologico, per le istituzioni, e per i privati cittadini, quali siano i comportamenti concreti in grado di testimoniare un significativo impegno rivolto al <em><strong>rispetto ambientale</strong></em>.</p>
<p>Non basta rispettare leggi e regolamenti in materia e l’ammissione all’associazione è subordinata all’esito positivo della verifica del rispetto dei <strong><em>Disciplinari elaborati dal Comitato scientifico</em></strong>. È una sorta di certificazione, di d.o.c., per fare business nel rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Certo, una azienda può essere a basso impatto anche senza aderire ad alcunché, ma è a questo punto che evidenziamo la specificità di<strong> Low Impact</strong>: la proposta che essa<span id="more-10257"></span> porta avanti è resettare il business su basi di rispetto ambientale ed energetico; non è una associazione ambientalista, esse già esistono e agiscono con attenzione; vuole parlare alle aziende e ai privati, e molte aziende dei settori merceologici e dei servizi stanno dimostrando di voler aderire.</p>
<p>Abbiamo parlato di <em><strong>&#8220;Comitato scientifico&#8221;</strong></em>, ebbene, questo Comitato è altamente qualificato e compone la stessa associazione: quindi, questa associazione fa anche scienza, e produce<strong><em> linee guida</em></strong>, documenti, relazioni e analisi costi/benefici relativamente agli interventi di varia natura, pubblici e privati, in tema di risparmio ambientale.</p>
<p>Uno dei dirigenti di Renault, A.Barocco, è tra i fondatori di Low Impact, e ha portato un esempio tangibile dell&#8217;evoluzione ambientalista che deve coinvolgere anche le case automobilistiche: la <strong>Renault </strong>aprirà a Tangeri (Marocco) un nuovo sito, con emissioni di CO2 pari a <strong>ZERO</strong>, grazie a una maggiore efficienza energetica nei processi produttivi.</p>
<p><a title="Low Impact" rel="nofollow" href="http://www.lowimpact.it/" target="_blank">Low Impact</a>, quindi, è forza propulsiva e contestualmente &#8220;organo di controllo&#8221; attraverso criteri dettagliati e affidabili.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F30%2Fassociazione-low-impact-sara-il-baluardo-dellambiente-perfetto%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Energie rinnovabili: pubblicate le nuove linee guida nazionali.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 13:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/28/energie-rinnovabili-pubblicate-le-nuove-linee-guida-nazionali/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lo scorso 18 settembre 2010 sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate le linee guida nazionali in materia di autorizzazione di impianti da fonti rinnovabili, tra cui impianti eolici e fotovoltaici. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Rinnovabili.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10853" title="Rinnovabili" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Rinnovabili.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Previste dal Decreto legislativo 387 del 2003 e approvate più di due mesi fa dalla Conferenza Unificata insieme con il Conto Energia 2011-2013, le <strong><em>linee guida</em></strong> erano molto attese perché costituiscono una disciplina unica, valida su tutto il territorio nazionale, che consentirà finalmente di superare la frammentazione normativa del settore delle fonti rinnovabili.</p>
<p>Da adesso le regioni avranno <em><strong>90 giorni</strong></em> di tempo per mettere a punto le proprie norme.</p>
<p>La costruzione, l’esercizio e la modifica degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili richiederà d&#8217;ora in poi un’<strong><em>autorizzazione unica</em></strong> rilasciata dalla Regione o dalla Provincia delegata, che dovrà essere conforme alle normative in materia di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico artistico, e costituirà, ove occorra, variante allo strumento urbanistico.<span id="more-10718"></span></p>
<p>Solo gli impianti più piccoli (ad esempio impianti fotovoltaici fino a 20 kW; impianti a biomassa fino a 1000 kWe; impianti eolici fino a 60 kW; impianti idroelettrici fino a 100 kW) saranno realizzabili con una procedura semplificata, consistente in una <strong><em>DIA</em></strong> (Dichiarazione Inizio Attività).</p>
<p>Un punto negativo, tuttavia, secondo la <strong>LIPU</strong> (Lega Italiana Protezione Uccelli) è dato dalla mancanza di misure obbligatorie e inderogabili almeno per quanto riguarda i siti di maggiore interesse naturalistico. Altro aspetto preoccupante  è il fatto di non aver inserito limiti alla potenza degli impianti.</p>
<p>&#8220;<em>Salutiamo con favore l&#8217;emanazione delle Linee guida nazionali </em>- dichiara la LIPU &#8211; <em>che speriamo possano garantire maggiori tutele per l&#8217;ambiente e la biodiversità. Ora però le regioni procedano con urgenza emanando le norme attuative: una valanga di progetti potrebbero essere presentati intenzionalmente prima dell&#8217;emanazione di tali regole (al fine di evitarne l&#8217;applicazione), il che potrebbe significare il colpo di grazia ad aree di estremo valore naturalistico ma anche storico e paesaggistico</em>&#8220;.</p>
<p>In questi anni, spiega la LIPU, si è assistito a un proliferare indiscriminato di centrali eoliche industriali che ha gravemente compromesso le aree più sensibili del Paese da un punto di vista <em><strong>paesaggistico</strong></em> e <em><strong>faunistico</strong></em>, portando tra l&#8217;altro in alcuni casi a vere e proprie situazioni di malaffare. Questo anche perché gli altissimi incentivi finanziari sono del tutto indipendenti da criteri qualitativi legati al rispetto dell&#8217;ambiente da parte degli impianti.</p>
<p>La stessa dinamica che si è avuta con l&#8217;eolico si sta replicando oggi con il fotovoltaico, con distese di pannelli che stanno consumando centinaia e centinaia di ettari agricoli.</p>
<p>Oltre alle nuove disposizioni &#8211; sottolinea la LIPU &#8211; le Regioni devono comunque applicare la misura del divieto di eolico nelle ZPS (Zone protezione speciale) contenuta nel decreto <em><strong>&#8220;Rete Natura&#8221;</strong></em> emanato nel 2007 dal Ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del territorio e del mare.</p>
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		<title>La stupefacente Casa Uovo: Più volume e meno superficie per abbattere i consumi di energia.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 13:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Progetto KasaUovo: quattro architetti e ingegneri pratesi hanno inventato la “Casa Uovo”, una casa prefabbricata fatta veramente a forma di uovo, autosufficiente da un punto di vista energetico e antisismica. Il progetto KasaUovo è nato da un’idea di Roberto Casati sviluppata brillantemente assieme ad un team di giovani professionisti pratesi: Marco Puggelli, Matteo Puggelli e David [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/28/la-stupefacente-casa-uovo-piu-volume-e-meno-superficie-per-abbattere-i-consumi-di-energia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Progetto KasaUovo:</strong> <strong>quattro architetti e ingegneri pratesi hanno inventato la “Casa Uovo”, una casa prefabbricata fatta veramente a forma di uovo, autosufficiente da un punto di vista energetico e antisismica.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/casauovo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10807" title="casauovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/casauovo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il progetto <strong>KasaUovo</strong> è nato da un’idea di Roberto Casati sviluppata brillantemente assieme ad un team di giovani professionisti pratesi: Marco Puggelli, Matteo Puggelli e David Santangelo.</p>
<p>L’idea di fondo non è solo la modularità degli impianti che rendono più semplice l’edificazione: un altro importante obiettivo è l’eco-compatibilità ambientale e l&#8217;autosufficienza da un punto di vista energetico.</p>
<p>Le caratteristiche principali della <strong><em>KasaUovo</em></strong> sono:</p>
<ol>
<li><strong>prefabbricazione e modularità:</strong> questo consente di avere bassi costi di realizzazione e messa in opera, ed al contempo una personalizzazione nella disposizione delle aperture e degli ambienti interni.</li>
<li><strong>risparmio energetico (casa passiva): </strong>ottenuto grazie ad un involucro esterno termoisolante e fonoisolante, ad infissi termoriflettenti, ad una<span id="more-10594"></span> produzione di energia eolica ed energia solare, ad una caldaia a condensazione, al recupero delle acque reflue e meteoriche, ad una parete ventilata per il benessere termoigrometrico.</li>
<li><strong>antisismicità: </strong>la struttura è in regola con le norme antisismiche.</li>
</ol>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Kasauovo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10808" title="Kasauovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Kasauovo-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Insomma, si tratta di una costruzione di nuovissima concezione che, in determinate condizioni climatiche, puo consumare anche il 70% in meno di una casa normale.</p>
<p>Kasauovo è bioclimatica, biocompatibile, a basso consumo energetico, priva degli impianti di riscaldamento e di condizionamento tradizionali.</p>
<p><em><strong> Perché la forma a uovo? </strong></em></p>
<p>Un edificio a sezione ellittica presenta le migliori caratteristiche per conservare il calore d’inverno e rimanere fresco d’estate, infatti combina il massimo volume utile con la minima superficie esterna (quindi risente meno degli sbalzi di temperatura dell’ambiente esterno) e offre la minima resistenza aerodinamica ai venti.</p>
<p>Per adesso, i padri del progetto stanno aspettando il via istituzionale per procedere alla costruzione dei primi prefabbricati. Chissà se un giorno vedremo queste case antisismiche nei dintorni dell’Aquila…</p>
<p>Guarda il video: <strong><em> PROGETTO KASAUOVO</em></strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Sg3So1OL4uE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/Sg3So1OL4uE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F28%2Fla-stupefacente-casa-uovo-piu-volume-e-meno-superficie-per-abbattere-i-consumi-di-energia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Il compostaggio domestico, una buona pratica per produrre compost in proprio.</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 09:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In natura la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita degli organismi superiori (foglie secche, feci, spoglie di animali) viene decomposta da microrganismi e insetti fino ad ottenere acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. Con il compostaggio si riproduce questo processo in modo più controllato e controllabile e soprattutto con tempi notevolmente [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/24/il-compostaggio-domestico-una-buona-pratica-per-produrre-compost-in-proprio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In natura la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita degli organismi superiori (foglie secche, feci, spoglie di animali) viene decomposta da microrganismi e insetti fino ad ottenere acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/compost-in-cumulo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10436" title="compost-in-cumulo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/compost-in-cumulo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Con il <strong>compostaggio</strong> si riproduce questo processo in modo più controllato e controllabile e soprattutto con tempi notevolmente ridotti. </p>
<p>Perché dedicarsi alla pratica del compostaggio? Esistono almeno due ottimi motivi per farlo.</p>
<p>Innanzitutto il compost è un ottimo fertilizzante naturale che si ottiene praticamente a costo zero; in secondo luogo esso contribuisce a risolvere il problema della gestione dei rifiuti in quanto lo scarto organico è circa un terzo dei rifiuti urbani totali prodotti. Recuperarlo in proprio significa diminuire i costi di smaltimento, rallentare il riempimento delle discariche e ridurre gli odori e il percolato da esse prodotti.</p>
<p>Come già detto, il compostaggio è un processo naturale nel quale si arriva alla produzione di una sorta di concime detto appunto <strong><em>COMPOST</em></strong>. Affinché tale processo si sviluppi in modo controllabile e in tempi ridotti rispetto a quelli naturali occorre mantenere, nel materiale da compostare, le condizioni di vita ideali per i microrganismi che sono il motore<span id="more-10374"></span> principale della trasformazione. Ecco di cosa hanno bisogno:</p>
<p><strong>1-</strong> <strong><em>Ossigeno</em></strong>: se questo viene a mancare, essi muoiono e lasciano il posto ad altri microrganismi detti anaerobi che avviano una sorta di degradazione del materiale che crea sostanze maleodoranti e tossiche per i vegetali.<br />
<strong>2- <em>Umidità</em></strong> compresa tra il 50 e il 70%.<br />
<strong>3-</strong> <strong><em>Temperature</em></strong> comprese tra 5°C e 70°C.</p>
<p>Durante il compostaggio avvengono tre processi fondamentali: la stabilizzazione, l&#8217;igienizzazione e l&#8217;humificazione.</p>
<p><strong>-</strong> <strong><em>Stabilizzazione</em></strong>: all&#8217;inizio della degradazione dello scarto organico si formano dei composti intermedi come acidi organici, ammine, ammoniaca che risultano fitotossici. Via via che la degradazione procede queste sostanze vengono trasformate in altre che non sono nocive: a questo punto il compost si dice stabilizzato.<br />
<strong>-</strong> <strong><em>Igienizzazione</em></strong>: per effetto dell&#8217;innalzamento della temperatura provocato dall&#8217;attività microbica, avviene un processo di pastorizzazione dello scarto.<br />
<strong>-</strong> <strong><em>Umificazione</em></strong>: i batteri aerobi vengono sostituiti da funghi ed attinomiceti che completano il processo di trasformazione della sostanza organica permettendo la formazione delle sostanze umiche.</p>
<p>Le tecniche del compostaggio domestico possono essere di due tipi: in cumulo e tramite l’utilizzo del composter.<br />
<em><br />
<strong>1. Compostaggio domestico in cumulo</strong></em></p>
<p>Questa è la tecnica più vicina al processo naturale e viene adottata da chi possiede un giardino o un orto.  Tra i materiali che si possono utilizzare ve ne sono alcuni, indicati come scarti verdi (scarti freschi dell&#8217;orto, sfalci d&#8217;erba, scarti di cucina&#8230;), che sono molto ricchi in azoto mentre altri, definiti scarti marroni (foglie secche, paglia, segatura, carta e cartone), sono più ricchi in carbonio.</p>
<p>Una regola fondamentale per ottenere un valore di umidità ottimale (50-60 %) è la miscelazione di queste due tipologie di scarti in modo tale che il rapporto carbonio-azoto (C/N) sia circa 30/1. Per garantire infine una buona presenza di ossigeno nel cumulo, è necessario eseguire delle periodiche operazioni di rivoltamento usando un buon forcone.</p>
<p><strong><em>2. Compostaggio domestico in composter</em></strong></p>
<p>Il composter è un contenitore dotato di un coperchio (in alto) utile al caricamento del materiale da compostare e di uno sportellino laterale (in basso) da cui si può prelevare il compost maturo. <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/composter2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10447" title="composter" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/composter2.jpg" alt="" width="200" height="160" /></a>Le pareti possiedono una serie di fori indispensabili per la circolazione dell’aria al suo interno. Rispetto alla tecnica in cumulo, l’uso del composter ha degli aspetti positivi a altri negativi.</p>
<p>Gli aspetti positivi sono che si possono compostare quantità anche piccole di materiale, il processo risente meno degli abbassamenti di temperatura, il composter è posizionabile anche sul balcone, ed infine la formazione del compost avviene in tempi più brevi.</p>
<p>Gli aspetti negativi sono che esso non è utilizzabile per elevate quantità di materiale, non si riesce a seguire al meglio il processo, i rivoltamenti sono più problematici ed infine può essere maggiormente soggetto ristagni d’acqua sul fondo.<br />
Gli scarti organici devono essere inseriti nel contenitore seguendo le stesse indicazioni di miscelazione validi per la tecnica in cumulo.</p>
<p>Per maggiori informazioni su come fare il compostaggio domestico, è possibile scaricare i seguenti file:</p>
<p><a title="Manuale di compostaggio" rel="nofollow" href="http://www.ermesambiente.it/wcm/ermesambiente/primo_piano/2007/03ott_compost/Manuale_compostaggio_1746.pdf" target="_blank"><em>Ermesambiente- Manuale di compostaggio</em></a></p>
<p><em><a title="Manuale scuole" rel="nofollow" href="http://www.provincia.va.it/ente_data/energecol.nsf/3e0007d10d9d9f7e412568c5003d7ede/29b32e30caa2ea86c1256cd8004930b6/$FILE/manuale%20scuole.pdf" target="_blank">Provincia di Varese- Manuale scuole</a><br />
</em></p>
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		<title>Il roadsharing si fa strada in Italia: l&#8217;autostop ai tempi di internet.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il roadsharing è la nuova frontiera della mobilità sostenibile che in Internet ha trovato un rapido strumento di diffusione e messa a contatto fra utenti. In particolare il portale italiano RoadSharing.com, consultabile in 5 lingue, è diventato ormai un punto di riferimento per chi ama condividere i viaggi in mezza Europa. Una mobilità sostenibile dovrebbe [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/20/il-roadsharing-si-fa-strada-in-italia-lautostop-ai-tempi-di-internet/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il roadsharing è la nuova frontiera della mobilità sostenibile che in Internet ha trovato un rapido strumento di diffusione e messa a contatto fra utenti. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/autostoppista.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10298" title="autostoppista" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/autostoppista-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In particolare il portale italiano <a title="RoadSharing" href="http://www.roadsharing.com/" target="_blank">RoadSharing.com</a>, consultabile in 5 lingue, è diventato ormai un punto di riferimento per chi ama condividere i viaggi in mezza Europa.</p>
<p>Una mobilità sostenibile dovrebbe permettere alle persone di spostarsi in modo sostenibile, cioè non gravando eccessivamente sul traffico, non provocando incidenti, non causando un eccessivo inquinamento acustico e atmosferico.</p>
<p>A livello urbano le amministrazioni tendono a incentivare l’uso dei trasporti pubblici, ad attuare interventi di moderazione del traffico e di limitazione della circolazione veicolare, ad applicare speciali tariffe “inibitorie”, a sviluppare piste ciclabili, ad incentivare il <em><strong>car-sharing</strong></em>: un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio e pagando in base all’utilizzo fatto.</p>
<p>Da qualche anno, fortunatamente, il messaggio è stato recepito dai cittadini più sensibili che si sono inventati delle soluzioni creative e “aggreganti”, prima fra tutti il <em><strong>car-pooling</strong></em>: una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra<span id="more-9919"></span> un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto.</p>
<p>Nel <em><strong>road-sharing</strong></em>, nuova frontiera della mobilità sostenibile su lunga distanza, individui che intendono raggiungere la medesima destinazione – anche perfetti sconosciuti gli uni agli altri – si raggruppano in una sola auto per viaggiare insieme.</p>
<p>Il culmine del servizio si è avuto in particolare la scorsa primavera in concomitanza della nube vulcanica che ha messo K.O. le vie aeree tradizionali. In quell’occasione infatti si è creato un gruppo dedicato ai “naufragi del vulcano” grazie a cui migliaia e migliaia di persone sperse lontano da casa sono potute tornare al loro paese usufruendo di passaggi in auto.</p>
<p><em>“Sabato prossimo vorrei andare ad una fiera a Bologna, poi il giovedì successivo vorrei andare a Genova alla notte bianca, il giorno dopo devo scappare a Milano a salutare mia sorella: come faccio a risparmiare?”</em></p>
<p>Sul sito <em><strong>www.roadsharing.com</strong> </em>chiunque abbia questo tipo di esigenze può cercare soluzioni economiche di viaggio facendo una ricerca per luogo di partenza, luogo di destinazione e per data, e verificando se sia già presente l’annuncio di qualcuno che intende mettere a disposizione la propria vettura per tale viaggio. Se il percorso richiesto non è ancora presente nella lista, può inserire una sorta di annuncio in cui fornisce i dati fondamentali dello spostamento che gli interessa:  se qualcuno aderisce ha risolto il problema.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, ricordiamo che nel 2009 l’Italia si è confermata il primo paese al mondo per densità automobilistica, con 608 vetture ogni mille abitanti. In questo contesto, la pratica del roadsharing appare auspicabile dal punto di vista ecologico. Inoltre permette agli utenti di risparmiare molto, perché vengono divise le spese del viaggio, ad esempio pedaggi autostradali e rifornimento di carburante.</p>
<p>Per concludere, come non pensare all&#8217;aspetto sociale di questa iniziativa? Incontrarsi condividendo l&#8217;esperienza del viaggio è sicuramente una cosa romantica, avventurosa: certo, bisogna avere la fortuna di trovare compagni di viaggio simpatici e in qualche modo affini a noi!</p>
<p>Guarda uno dei servizi sul roadsharing:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mkrae7JHORI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/mkrae7JHORI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F20%2Fil-roadsharing-si-fa-strada-in-italia-lautostop-ai-tempi-di-internet%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Igro-elettricità contenuta nell&#8217;aria: può convertirsi in una nuova fonte di energia rinnovabile?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 14:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;incontro annuale della American Chemical Society, celebrato a Boston a fine agosto, degli scienziati brasiliani hanno mostrato una ricerca preliminare che potrebbe permettere di sfruttare l&#8217;energia che genera i fulmini e convertirla in una fonte di energia pulita. Quando un fulmine parte da una nube temporalesca e si scarica a terra, trasporta milioni di volt di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/14/igro-elettricita-contenuta-nellaria-puo-convertirsi-in-una-nuova-fonte-di-energia-rinnovabile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nell&#8217;incontro annuale della <em>American Chemical Society</em>, celebrato a Boston a fine agosto, degli scienziati brasiliani hanno mostrato una ricerca preliminare che potrebbe permettere di sfruttare l&#8217;energia che genera i fulmini e convertirla in una fonte di energia pulita. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fulmini.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10219" title="fulmini" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fulmini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quando un fulmine parte da una nube temporalesca e si scarica a terra, trasporta milioni di volt di elettricità, più di quanta potrebbero produrre in quel breve istante tutte le centrali elettriche degli Stati Uniti messe insieme.</p>
<p>La <em><strong>corrente elettrica</strong></em> generata da un fulmine è quindi enorme, con valori che vanno da 10.000 a 200.000 A: basta considerare che un comune pc portatile ha bisogno di circa 5 A per capire il valore che potrebbe assumere l&#8217;invenzione che vi descriveremo.</p>
<p>Il lavoro fatto dall&#8217;equipe di Fernando Galembeck (Universidad Estatal de Campinas) si basa su un concetto energetico innovativo: la <em><strong>igroelettricità</strong></em>, una speciale elettricità statica che si immagazzinerebbe nelle gocce d&#8217;acqua che costituiscono il vapore acqueo atmosferico.</p>
<p>Questa carica elettrica potrebbe essere trasferita dalle gocce a piccole particelle di polvere, perciò causerebbe, in certe condizioni atmosferiche come ad esempio i<span id="more-9950"></span> temporali, le eruzioni vulcaniche o le tormente di polvere, la scarica dei fulmini.</p>
<p>Gli scienziati dell&#8217;equipe hanno svolto simulazioni facendo venire in contatto minuscole particelle comuni nell&#8217;aria fatte di silice e fosfato di alluminio con il vapore acqueo, scoprendo così che all&#8217;aumentare dell&#8217;umidità le particelle di silice hanno acquisito più cariche negative, mentre le particelle di fosfato di alluminio hanno acquisito più cariche positive.</p>
<p>&#8220;<em>Questa è stata una chiara evidenza del fatto che l&#8217;acqua nell&#8217;atmosfera può accumulare cariche elettriche e trasferirle ad altri materiali con i quali entra in contatto</em>&#8221; afferma  Galembeck.</p>
<p>Per questo il suo team adesso sta provando vari <em><strong>metalli</strong></em> per trovare quelli che captano meglio l&#8217;igroelettricità con la previsione di collocare <em><strong>pannelli igroelettrici</strong></em> sopra gli edifici. Questa particolare tecnologia sembra applicabile soprattutto nelle zone con piogge frequenti.</p>
<p>Nel passato si credeva che l&#8217;acqua non potesse acquisire e liberare cariche elettriche però nel 1840, mentre era intento alla riparazione di una caldaia a vapore, un meccanico fu investito da una forte scarica elettrica.</p>
<p>Armstrong, che era presente, ne fu molto incuriosito ed indagando sul fenomeno scoprì che il vapore che fuoriusciva dalla caldaia era caricato positivamente, mentre la caldaia si caricava negativamente. Insieme a Michael Faraday realizzò una macchina che, attraverso un potentissimo getto di vapore, produceva scintille lunghe qualche decina di centimetri. Da quel momento il tema fu più volte studiato.</p>
<p>Il grande inventore ed ingegnere Nikola Tesla all&#8217;inizio del XX secolo immaginò che si potesse sfruttare l&#8217;elettricità dell&#8217;aria, un&#8217;idea che allora non poté applicare ma che recentemente è rinata grazie al lavoro dei ricercatori della Università di Campinas. I risultati ottenuti si sono rivelati sorprendenti e non hanno precedenti; nonostante ciò Galembeck si mostra cauto e afferma che ci vorranno degli anni per avere usi pratici basati su questo fenomeno.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F14%2Figro-elettricita-contenuta-nellaria-puo-convertirsi-in-una-nuova-fonte-di-energia-rinnovabile%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Spagna: primo produttore mondiale di energia termoelettrica solare con &#8220;La Florida&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 11:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mondo avanza verso un’altra forma di produzione di energia più pulita e sostenibile. La Spagna, all’avanguardia di questo cambiamento, anticipa il futuro essendo un leader mondiale nelle energie rinnovabili: prima fra tutte eolica, seguita da energia idroelettrica e solare. Non stupisce quindi la notizia che la patria del celebre Don Quijote sia diventata quest’estate [...]


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<li><a href='http://www.ok-ambiente.com/energie-rinnovabili/energia-solare/solare-fotovoltaico/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Solare fotovoltaico'>Solare fotovoltaico</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/03/spagna-primo-produttore-mondiale-di-energia-termoelettrica-solare-con-la-florida/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il mondo avanza verso un’altra forma di produzione di energia più pulita e sostenibile. La Spagna, all’avanguardia di questo cambiamento, anticipa il futuro essendo un leader mondiale nelle energie rinnovabili: prima fra tutte eolica, seguita da energia idroelettrica e solare. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Centrale-solare-La-Florida.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10063" title="Centrale-solare-La-Florida" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Centrale-solare-La-Florida-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non stupisce quindi la notizia che la patria del celebre Don Quijote sia diventata quest’estate il primo produttore mondiale di energia termoelettrica solare, con una potenza installata di 432 MW, superando così gli Stati Uniti che dominavano il settore con 422 MW termosolari situati sul proprio territorio.</p>
<p>Ciò è potuto accadere grazie all’attivazione, nel comune di Alvarado (Badajoz), dell’impianto solare termodinamico di 50 MW <strong><em>La Florida</em></strong>, nato da un progetto della compagnia <strong><em>Acciona</em></strong> e dall’iniziativa dell’azienda di Saragozza <strong><em>Renovables Samca</em></strong>.</p>
<p>Questo impianto, la cui costruzione è iniziata nel febbraio 2008 ed ha coperto circa 130 Ha di terreno, produrrà ogni anno più di 102 milioni di KW/h, equivalenti al consumo elettrico di 28.000 abitazioni.</p>
<p>Ha comportato un investimento di 236 milioni di euro ed eviterà annualmente l’emissione di 98.000 tonnellate di CO2  prodotte altrimenti in centrali termiche di carbone,<span id="more-9937"></span> equivalenti a circa 5 milioni di alberi nel processo di fotosintesi.</p>
<p>L’<em><strong>energia solare termodinamica</strong></em> consiste nello sfruttamento dell’energia del sole per produrre energia meccanica e, a partire da questa, energia elettrica. Una centrale termodinamica è un impianto industriale in cui, a partire dal riscaldamento di un fluido mediante la radiazione solare e il suo uso in un ciclo termodinamico convenzionale, si produce la potenza necessaria a muovere una turbina o un alternatore per la generazione di energia elettrica come in una classica centrale termoelettrica .</p>
<p>E’ necessario concentrare la radiazione solare per raggiungere temperature elevate, dai 300°C ai 1000°C, e ottenere così un rendimento accettabile nel ciclo termodinamico, che non si potrebbe ottenere con temperature più basse.</p>
<p>La nuova centrale, per questo, si è sviluppata con una tecnologia di collettori cilindrico-parabolici (vi si trovano circa 184.000 specchi ricurvi) ed è provvista di un sistema di stoccaggio dell’energia termica attraverso dei <em><strong>sali fusi</strong></em> (sistema sfruttato anche nella<strong> <a title="Centrale solare termodinamica a Priolo" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/16/enel-inaugura-la-centrale-solare-di-archimede-a-priolo/" target="_self">centrale solare termodinamica italiana di Archimede</a></strong> a Priolo). Ecco come funziona:</p>
<ol>
<li>I raggi solari incidono sugli specchi che concentrano la radiazione solare in un tubo recettore situato nella zona del “fuoco” attraverso il quale circola un fluido, olio sintetico, che si scalda fino a raggiungere alte temperature (in media 400°C).</li>
<li>Il liquido è trasportato dalla rete di tubi dell’impianto fino ad uno scambiatore in cui si trova l’acqua che si converte in vapore per effetto del calore somministrato.</li>
<li>Il vapore raggiunge una turbina collegata ad un generatore per produrre elettricità mentre l’olio che ha ceduto il calore torna al campo solare per iniziare di nuovo il processo.</li>
</ol>
<p>La nuova centrale elettrica di <strong><em>Alvarado</em></strong> è unica per quanto riguarda la grandezza del campo solare che, con i suoi 550.000 metri quadrati di area di captazione (specchi), è la più grande del mondo tra le centrali attive. Con questo nuovo impianto il parco energetico termodinamico totale spagnolo risulta formato da 11 impianti in funzione e da circa altri 20 impianti in costruzione avanzata.</p>
<p><strong><em>Protermosolar</em></strong>, l’associazione che rappresenta il settore energetico solare in Spagna, afferma che in meno di un anno potrebbe contribuire all&#8217;alimentazione della rete elettrica nazionale con una potenza addizionale di 600 MW e anticipa che entro il 2013 la portata degli impianti solari spagnoli raggiungeranno una potenza vicina ai 2.500 MW.</p>
<p>I vantaggi del solare termodinamico sono la sua facilità di gestione e la sua capacità di stoccaggio dell’energia, fondamentali per garantire la stabilità del sistema elettrico.</p>
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<li><a href='http://www.ok-ambiente.com/energie-rinnovabili/energia-solare/solare-fotovoltaico/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Solare fotovoltaico'>Solare fotovoltaico</a></li>
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		<title>Gli indicatori di efficienza come guida per le imprese.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 13:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Pmi (piccole e medie imprese) vengono sottoposte a controlli specifici attraverso i cosiddetti “indicatori di sostenibilità”. Fino a pochi anni fa, la disciplina della “responsabilità sociale” veniva sviluppata quasi esclusivamente dalle grandi imprese, attraverso apposite metodologie, oggi più facilmente estensibili alle Pmi. Le imprese più sono responsabili, più sono forti. Questi indicatori rendono l’idea [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/25/gli-indicatori-di-efficienza-come-guida-per-le-imprese/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le Pmi (piccole e medie imprese) vengono sottoposte a controlli specifici attraverso i cosiddetti “indicatori di sostenibilità”. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Responsabilità-sociale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9975" title="Responsabilità-sociale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Responsabilità-sociale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Fino a pochi anni fa, la disciplina della <strong><em>“responsabilità sociale”</em></strong> veniva sviluppata quasi esclusivamente dalle grandi imprese, attraverso apposite metodologie, oggi più facilmente estensibili alle Pmi.</p>
<p>Le imprese più sono responsabili, più sono forti. Questi indicatori rendono l’idea di un confronto tra i comportamenti che sono considerati sostenibili ed i comportamenti che vengono concretamente mantenuti dalle imprese nella loro normale attività.</p>
<p>Ricerche approfondite sono perennemente in corso e spicca, tra le incognite più grandi, la necessità di quantificare la capacità di “sopportazione” degli ecosistemi, ossia comprendere quanto incida un comportamento anti-ambientale su un determinato ambiente,<span id="more-9453"></span> con le sue specifiche caratteristiche.</p>
<p>Più in generale, possiamo parlare di “indicatori di efficienza”, laddove per efficienza intendiamo il motore fondamentale dell’attività di impresa, un’efficienza che tocca la sfera economica, commerciale, organizzativa, e, appunto, ambientale.</p>
<p>Quelli di tipo ambientale sono gli strumenti che delineano lo stato dei nostri sistemi e cercano di individuare i parametri che servano a rendere efficienti le nostre azioni.</p>
<p>Il primo tipo di indicatori d’efficienza che possiamo considerare è quello degli <em><strong>“indicatori di intensità di risorse”</strong></em> per unità di prodotto (parliamo di intensità energetica, di trasporti, etc&#8230;), accanto ai quali troviamo gli <strong><em>“indicatori di disaccoppiamento”</em></strong> (che monitorano costantemente il rapporto tra parametri di crescita economica e indicatori in evoluzione).</p>
<p>Infine troviamo gli <em><strong>“indicatori di eco-efficienza”</strong></em>, i quali rapportano il prodotto industriale destinato al consumatore alla incisività ambientale e ai flussi di energia o ai rifiuti e sostanze inquinanti rilasciate nell’ambiente.</p>
<p>L’impresa, grande media o piccola che sia, deve insomma optare per un modello di sviluppo chiaro e preciso, adottando metodologie adeguate alle aspirazioni di efficienza prefissate. Sugli indicatori di tipo ambientale è necessario un apposito modello di gestione, che tenga sotto costante controllo il modus con cui l’impresa conduce le sue attività.</p>
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		<title>Riccardo Wilczek, l&#8217;operaio celeste che crea sculture con materiali riciclati.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 11:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riccardo Wilczek è un artista che crea suggestive sculture in legno di mare ed altri materiali riciclati (bucce di arance, limoni e melone, tappi di sughero, ghiande, rondelle, lattine, etc). Il percorso artistico di Wilczek ha inizio con la pittura, attraverso la quale esprime il proprio mondo interiore tramite un linguaggio in continua evoluzione. Emergono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/riccardo-wilczek-loperaio-celeste-che-crea-sculture-con-materiali-riciclati/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Riccardo Wilczek è un artista che crea suggestive sculture in legno di mare ed altri materiali riciclati (bucce di arance, limoni e melone, tappi di sughero, ghiande, rondelle, lattine, etc).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tavolino-con-candele.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9706" title="tavolino-con-candele" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tavolino-con-candele.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il percorso artistico di <strong><em>Wilczek</em></strong> ha inizio con la pittura, attraverso la quale esprime il proprio mondo interiore tramite un linguaggio in continua evoluzione. Emergono con il tempo quegli elementi simbolici che, interiorizzati e assimilati lo porteranno a realizzare creazioni sempre più complesse.</p>
<p>Nella sua opera, la forza espressiva delle forme sostenuta da una gamma di colori accesi si alterna a suggestive immagini poetiche, microcosmi di grande delicatezza. Il suo è un <strong><em>viaggio solitario</em></strong> verso l&#8217;eternità.</p>
<p>E&#8217; sempre presente una tensione verso l&#8217;incommensurabile, verso un mondo puro, incorruttibile e sconfinato. C&#8217;è una dolorosa consapevolezza della condizione umana, temperata da una dolcezza estrema, che non trova consolazione né nella ricorrente<span id="more-9696"></span> figura simbolica della donna &#8211; madre, né nella religiosità della natura, sebbene in alcune opere le tensioni sembrano allentarsi nella creazione di un mondo sospeso, fiabesco, ancora aperto alle illusioni.</p>
<p>Iniziando il lavoro di <strong><em>restauratore</em></strong>, scopre nel legno una materia primigenia ed arcaica dalle grandi potenzialità espressive. L&#8217;uso del legno e di altre materie naturali permette all&#8217;artista di essere partecipe dell&#8217;energia operante nell&#8217;universo e di inserirsi nel ciclo di rinnovamento continuo della materia.</p>
<p>Niente viene perduto: foglie, sassi, legni restituiti dal mare acquistano nuova vita e nuove funzioni in una metamorfosi continua. L&#8217;energia e la vitalità con cui Wilczek lavora si infondono nei <a title="Riciclo artistico" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/il-colorato-e-sorprendente-mondo-del-riciclo-artistico/" target="_blank">materiali usati</a> plasmandoli e facendo nascere opere uniche in cui le qualità artistiche e decorative si coniugano in perfetto equilibrio con quelle funzionali.</p>
<p>I suoi lavori suscitano emozioni e stimoli trasformando i desideri in <strong><em>oggetti di arredo</em></strong> senza tempo che abitano con naturalezza contesti antichi o contemporanei.</p>
<p>I suoi mobili, le sue cornici hanno la parvenza di forme naturali cresciute dalla terra, elementi organici al pari di un albero o di una pianta, cui però la raffinata cromia sapientemente dosata aggiunge alle forme vegetali brandelli di sogno e di memoria che si sovrappongono alle forme naturali quasi unica traccia dell&#8217; intervento dell&#8217;uomo.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libreria-pipe.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9712" title="libreria-pipe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libreria-pipe.jpg" alt="" width="140" height="250" /></a>Una natura &#8220;sognata&#8221; prende forma tra le sue mani e oggetti tangibili e sempre nuovi d&#8217;uso quotidiano traducono in realtà il misterioso legame uomo &#8211; natura, filo conduttore di tutta la sua produzione artistica.</p>
<p>L&#8217;artista si definisce <em><strong>&#8220;operaio celeste&#8221;</strong></em> (<a title="Operaio Celeste" href="http://www.operaioceleste.it/index.htm" target="_blank">www.operaioceleste.it</a>), che usa le mani con lo sguardo rivolto al cielo. Amare la dura materia ed accarezzare l&#8217;impalpabilità delle nuvole è nel quotidiano di chi, senza mai aver fatto questa scelta, si pone tra la rappresentazione terrena e l&#8217;idea astrale.</p>
<p>Strumento nelle mani dell&#8217;universo vive le vicissitudini del quotidiano e dal quotidiano parte per tornare a rappresentare il cielo. Una vita vissuta con i piedi nel pantano e gli occhi che fissano l&#8217;orizzonte. Un vissuto che entra prepotentemente in ogni sua composizione attraverso le materie utilizzate. Tutte hanno una storia che precede l&#8217;opera stessa.</p>
<p>Materie che il vento ha consumato, il mare ha levigato, il corpo ha impregnato di sudore. Non c&#8217;è lavoro che parta dal nulla, da una tela bianca, da una cornice vuota. Non si parte mai da zero e la vita è già prima di ogni rappresentazione. Non si dichiara artista e non usa i materiali dell&#8217;arte. La natura con i suoi scarti è la sua fonte, la vita è il suo palcoscenico.</p>
<p>Sottopone le materie a mille trattamenti ricercandone i punti di forza ed i punti deboli. Lega insieme con lo spago, con il fil di ferro, con la mente, i pezzi come un puzzle, il puzzle della vita. Costruisce la sua esistenza proiettandosela intorno. Circondato da oggetti, opere d&#8217;uso e di pensiero, assemblaggi di scarti tornati a trasmettere energie forti, Riccardo Wilczek, “operaio celeste”, continua a guardare in alto.</p>
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		<title>Panpiatto, il nuovo piatto&#8230; commestibile!</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 10:59:57 +0000</pubDate>
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</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Panpiatto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9630" title="Panpiatto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Panpiatto.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E&#8217; stato brevettato da Giovanni ed Elena Canale il nuovo piatto assolutamente eco-compatibile: si chiama <strong><em>Panpiatto</em></strong>, ed è un piatto commestibile, alternativo ai piatti usa e getta, con tutti i vantaggi, non solo organolettici, che ne derivano.</p>
<p>Si tratta di piatti, zuppiere e scodelle commestibili, ricavati dalla cottura al forno di una miscela di farine (preferibilmente di cereali), e acqua e sostanze naturali (principalmente Aloe vera).</p>
<p>Per rendere il contenitore impermeabile e per conferirgli una totale stabilità organolettica, sono state sfruttate le proprietà del gel di <strong><em>Aloe</em></strong>, pianta benefica compresa negli Elisir di lunga Vita e nota anche per le sue proprietà anti-tumorali, e di altre sostanze naturali opportunamente miscelate in un composto che viene poi successivamente steso fra alcuni dei vari strati.</p>
<p>Il contenitore, così realizzato, può essere cotto, precotto, ed eventualmente<span id="more-9628"></span> anche surgelato, prodotto a lunga conservazione, eccetera…</p>
<p>Il risultato finale è un contenitore che diventa allo stesso tempo alimento&#8230; Infatti <strong><em>PANPIATTO</em></strong>, oltre ad avere un&#8217;ottimo gusto simile al pane/pizza/focaccia, può contenere cibi solidi o liquidi, dolci o salati, freddi o bollenti, senza interferire con le proprietà organolettiche della sostanza stessa.</p>
<p>I tre vantaggi principali che propone il PANPIATTO sono:</p>
<p><strong>1)</strong> La COMODITA&#8217;, in quanto questi piatti possono essere utilizzati come i piatti di plastica, sono confezionati a livello industriale e sono a lunga conservazione.</p>
<p><strong>2)</strong> La SALUTARIETA&#8217;: infatti gli ingredienti sono naturali come il pane e altamente salutari come l&#8217;aloe vera, nota per le sue proprietà anche anti-tumorali.</p>
<p><strong>3)</strong> La RIDUZIONE dell&#8217;IMPATTO AMBIENTALE: L&#8217;utilizzo di questi piatti contribuisce a ridurre la produzione di rifiuti in quanto il piatto può essere mangiato e, nel caso in cui non venisse del tutto consumato, potrebbe essere riutilizzato per eventuali animali o come compostaggio per la terra.</p>
<p>Oppure, nell&#8217;ipotesi in cui venisse buttato, andrebbe smaltito nell&#8217;umido, in quanto prodotto biodegradabile, creando quindi un impatto zero rispetto al normale ciclo dei rifiuti. Inoltre l&#8217;uso di Panpiatto comporta un minore utilizzo di detergenti, normalmente utilizzati per lavare i piatti tradizionali.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/panpiatto-piatto-ecologico.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9647" title="panpiatto-piatto-ecologico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/panpiatto-piatto-ecologico.jpg" alt="" width="250" height="210" /></a>Gli ideatori affermano a questo proposito:<br />
<em>&#8220;L’idea di fondo era quella di creare un contenitore che potesse nella maniera più salutare possibile divenire alimento, e allo stesso tempo essere anche un prodotto totalmente a impatto zero per l’ambiente. </em></p>
<p><em>Certo, non siamo stati i primi a cui sia venuto il pallino di creare contenitori monouso biodegradabili… Infatti, ad oggi, sono state proposte diverse soluzioni. Le più conosciute sono le cosiddette “bioplastiche”, ricavate da materie prime vegetali rinnovabili (Mater-Bi, Pla Ingeo, Biolice, Biotec eccetera). </em></p>
<p><em>A nostro avviso, però, queste plastiche bio presentano alcuni svantaggi come ad esempio il fatto che il ciclo produttivo industriale degli stessi materiali biodegradabili preveda l’uso di tecnologie industriali a impatto ambientale non-zero, e anche che tali contenitori/imballaggi rientrino comunque nella filiera dello smaltimento dei rifiuti, seppur in maniera ecologica. </em></p>
<p><em>Altre soluzioni sono quelle che propongono di rendere i contenitori riusabili, ma anche questa idea presenta uno svantaggio: a seguito dell’uso è necessaria una pulizia profonda del recipiente, pulizia fatta necessariamente con i detergenti, i quali immessi negli scarichi inquinano non poco l’ambiente.&#8221;</em></p>
<p><strong>Giovanni</strong> ed <strong>Elena Canale</strong> affermano inoltre, a conclusione de loro comunicato:<br />
<em>&#8220;Noi presentiamo Panpiatto al mercato perché siamo convinti che quest’invenzione sia la dimostrazione di come si possano creare prodotti mirati alla conservazione e al risparmio di beni vitali, al guadagno per la salute dell’uomo e del pianeta, ma allo stesso tempo ottimi e comodi per un uso veloce in una società che corre veloce, senza dover necessariamente scendere a compromessi. </em></p>
<p><em>Il prodotto è brevettato sia in Italia che all&#8217;estero. Siamo alla ricerca di partners che abbiano il coraggio e la voglia di scommettere su quest’idea che, siamo convinti, potrebbe davvero cambiare le sorti del Mondo.&#8221;</em></p>
<p>Francesco Canale<br />
Responsabile Relazioni Esterne</p>
<p>Brevetto registrato &#8211; Giovanni e Elena Canale</p>
<p>PHONE: 333 1181040<br />
E-MAIL: animablu@associazionelaquilone.org; giovanni.elena.canale@alice.it</p>
<p><strong><em>Lo Staff di Ok-Ambiente.com augura buona fortuna ad Elena e Francesco Canale per la commecializzazione di questo prodotto rivoluzionario!</em></strong></p>
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		<title>La mobilità sostenibile come concetto universale.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concetto di mobilità si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: si è partiti con le auto meno inquinanti, euro 4, euro 5, fino a stabilire zone a traffico limitato, e a rivisitare nel complesso il movimento di persone e merci in modalità privata e pubblica. La ricerca di nuove modalità di mobilità sostenibile è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/22/la-mobilita-sostenibile-come-concetto-universale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il concetto di mobilità si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: si è partiti con le auto meno inquinanti, euro 4, euro 5, fino a stabilire zone a traffico limitato, e a rivisitare nel complesso il movimento di persone e merci in modalità privata e pubblica. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobilita-sostenibile.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9417" title="mobilita-sostenibile" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobilita-sostenibile.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La ricerca di nuove modalità di <strong><em>mobilità sostenibile</em></strong> è incessante, e le città di ogni parte approdano, in tempi estremamente variabili, a questa consapevolezza.</p>
<p>I cittadini oggi sanno valorizzare di più il nesso mobilità-ambiente, e così, anche attraverso organizzazioni, esercitano pressioni sulle istituzioni affinché adottino misure adeguate.</p>
<p>A Milano, ad esempio, una delle misure che ha fatto molto discutere è l’<strong><em>Ecopass</em></strong>; è una misura di disincentivo, consistente in un pedaggio che alcune auto devono pagare per poter accedere al centro di Milano.</p>
<p>Ma si sono evoluti i criteri considerati, e la mobilità viene valorizzata anche in Paesi in Via di Sviluppo o, comunque, non particolarmente sviluppati come i nostri.</p>
<p>La città brasiliana di <strong><em>Curitiba</em></strong> è riuscita a pedonalizzare il centro in un solo weekend: questa scelta fu dapprima molto criticata, specialmente dai commercianti e da altre<span id="more-9410"></span> categorie, che temevano una contrazione delle loro attività in corrispondenza ai limiti mobili, ma la scelta si è rivelata vincente, perché ne hanno tratto ampio guadagno; oggi Curitiba viene definita la capitale ecologica del Brasile.</p>
<p>Da menzionare anche la città colombiana di <strong><em>Bogotà</em></strong> che, consapevole dell’eccessivo costo della costruzione di una metropolitana, ha preferito costruire il “Trans Millenium”: autobus che vanno alla stessa velocità delle metro e in corsie riservate.</p>
<p>Anche città europee come Berlino, Amsterdam, Amburgo, hanno qualcosa per cui essere apprezzate, così come l&#8217;<strong><em>Italia</em></strong>, che è costantemente al lavoro, attraverso istituti specializzati e centri di ricerca (come lo IEFE-Università Bocconi di Milano), per individuare forme sempre nuove di mobilità sostenibile.</p>
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		<title>Enel inaugura la &#8220;centrale solare di Archimede&#8221; a Priolo.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 09:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Enel inaugura a Priolo la prima centrale solare a concentrazione: il progetto si avvale di un’intuizione dello scienziato vissuto 23 secoli fa, attualizzata da Carlo Rubbia. L’impianto rimarrà in funzione anche di notte o con le nuvole. L&#8217;idea è semplice e antica. Il progetto Archimede prende il nome dal grande scienziato siracusano che 2000 anni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/16/enel-inaugura-la-centrale-solare-di-archimede-a-priolo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Enel inaugura a Priolo la prima centrale solare a concentrazione: il progetto si avvale di un’intuizione dello scienziato vissuto 23 secoli fa, attualizzata da Carlo Rubbia. L’impianto rimarrà in funzione anche di notte o con le nuvole. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Solare-di-Archimede.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9383" title="Solare-di-Archimede" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Solare-di-Archimede.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;idea è semplice e antica. Il<strong><em> progetto Archimede</em></strong> prende il nome dal grande scienziato siracusano che 2000 anni fa sconfisse i nemici della sua città grazie ad una sua idea.</p>
<p>Il sistema utilizzato per &#8220;catturare&#8221; i raggi del sole ricorda gli &#8220;specchi ustori&#8221; che Archimede usò come armi incendiarie contro le navi romane che assediavano Siracusa durante la seconda guerra punica nel 212 a.C.</p>
<p>Solo che, invece di utilizzarli come armi incendiarie come fece Archimede, gli scienziati del terzo millennio li utilizzeranno per produrre <strong><em>energia elettrica</em></strong>. Non a caso, dunque, alla centrale solare termodinamica è stato dato proprio il nome dell’inventore greco.</p>
<p>La sperimentazione della moderna centrale solare termodinamica dell&#8217;Enel è in corso in Sicilia, in località <strong><em>Priolo</em></strong> Gargallo (Siracusa), nelle stesse terre in cui visse Archimede.<span id="more-9376"></span></p>
<p>Negli anni &#8217;90 l&#8217;Enea ha rielaborato un vecchio progetto di sistema solare a concentrazione (o termodinamico), sviluppato già negli anni &#8217;80, ma adattandolo alle tecnologie moderne: il &#8220;progetto Archimede&#8221;.</p>
<p>Questo prevede la costruzione di un sistema di <strong><em>specchi</em></strong> in grado di concentrare i raggi solari verso una caldaia e produrre pertanto vapore ad alta pressione (mediante il calore generato dalla concentrazione).</p>
<p>La centrale ha una potenza di circa 20 MW. Il prototipo è operativo dal 2007. Al sistema del &#8220;Solare di Archimede&#8221; stanno dando un grande apporto intellettuale e scientifico i ricercatori dell&#8217;Enea.</p>
<p>Tra tutti, vogliamo ricordare in particolar modo lo scienziato <strong><em>Carlo Rubbia</em></strong> (ex presidente ENEA e premio Nobel per la fisica), secondo cui i costi di produzione del solare a concentrazione potranno essere ben presto simili a quelli dei combustibili fossili.</p>
<p>Vediamo come funziona la centrale solare di Archimede: il <em><strong>sole</strong></em> è una sorgente di calore ed energia naturale e, concentrando i suoi raggi solari mediante appositi specchi verso un unico punto, la densità di energia calorica aumenta di 100-200 volte rispetto ad una situazione normale. L&#8217;energia termica prodotta si trasforma quindi in energia cinetica mediante normali turbine mosse dal vapore; ed infine in energia elettrica, mediante gli stessi principi di una centrale elettrica tradizionale.</p>
<p>L&#8217;energia termica è raccolta in speciali recipienti che permetteranno di utilizzare il calore anche in un momento diverso da quello in cui lo si raccoglie. In tal modo, la produzione di energia elettrica potrà avvenire a ciclo continuo anche nelle ore notturne o in assenza del sole. Seppure a minore regime rispetto alle ore centrali della giornata.</p>
<p>Grandi <strong><em>impianti solari termodinamici</em></strong> (detti anche a concentrazione o Csp) sono già in funzione con successo in particolare in Spagna e Stati Uniti, ma l’invenzione sviluppata dal fisico italiano Rubbia durante la sua presidenza dell’Enea ha dato una marcia in più a questo tipo di fonte rinnovabile.</p>
<p>Rispetto al metodo “tradizionale”, che usa lunghe file di specchi a parabola per concentrare il calore del sole su un tubo dove scorre olio, la centrale Enel utilizza degli speciali <strong><em>sali fusi</em></strong> realizzati dall’azienda umbra Angelantoni 1 (con la partecipazione societaria della tedesca Siemens), su brevetto Enea. I sali fluidi sono composti da una miscela di nitrati di sodio e potassio, che hanno la proprietà di accumulare il calore per tempi prolungati.</p>
<p>Questi sali, rispetto all’olio usato per creare vapore in grado di alimentare normali turbine per la produzione di elettricità, raggiungono infatti temperature molto più elevate (550 gradi anziché 400), permettendo all’impianto di restare in funzione quasi a ciclo continuo, senza doversi fermare nelle ore notturne o in caso di nuvole.</p>
<p>Dunque si tratta della prima centrale al mondo ad usare i sali fusi come <strong><em>fluido termovettore</em></strong> ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Infatti la centrale di Archimede non è come si dice in gergo “stand alone”, ma è stata affiancata a un impianto tradizionale che aiuta a far girare le stesse turbine alimentate a gas.</p>
<p><em>“E’ un impianto unico nel suo genere che aumenta l’efficienza energetica di circa il 20-25% e consente di avere la disponibilità dell’energia accumulata anche di notte o in condizione di cielo coperto”</em>, ha sottolineato l’ingegner Livio Vido, direttore di ingegneria e innovazione di Enel.</p>
<p><em>“E’ la punta di diamante di un processo e di un progresso continuo nelle energie rinnovabili da parte dell’Enel”</em>, ha aggiunto il direttore generale dell’azienda Fulvio Conti all’inaugurazione. <em>“E’ un prototipo – ha precisato – costato 60 milioni di euro capace di generare un meccanismo industriale ridotto di costi se realizzato in larga scala in tante parti del mondo”.</em></p>
<p>Un impianto, definito dallo stesso Conti <strong><em>&#8220;una fattoria del sole&#8221;</em></strong>, che è il primo al mondo a usare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato a gas per la produzione di energia elettrica.</p>
<p>Tutto ciò è importante anche in vista del grande progetto Desertech avviato da un cartello di grandi imprese europee (tedesche in primo luogo) per realizzare decine di impianti di questo tipo nell’Africa settentrionale e sahariana. Recentemente l’Anest (Associazione nazionale energia solare termodinamica) ha inoltre sottolineato come esistano in Italia le potenzialità per realizzare entro i prossimi dieci anni centrali per 3-5000 MW, creando oltre 30 mila posti di lavoro.</p>
<p>Guarda il video sul Progetto Archimede:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/H4z1HYX0fY8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/H4z1HYX0fY8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Green Post: Poste Italiane è promotrice di un progetto su scala europea.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 10:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’analisi dell’inquinamento ambientale delle città italiane è importante concentrarsi su diversi aspetti, che comprendono anche il trasporto delle merci (buste, pacchi, prodotti), la mobilità delle persone (mezzi pubblici) e la sicurezza. Per quanto riguarda le merci, Poste Italiane sta pensando di utilizzare, specialmente nei centri storici, solo mezzi elettrici per lo smistamento dei diversi materiali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/green-post-poste-italiane-e-promotrice-di-un-progetto-su-scala-europea/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nell’analisi dell’inquinamento ambientale delle città italiane è importante concentrarsi su diversi aspetti, che comprendono anche il trasporto delle merci (buste, pacchi, prodotti), la mobilità delle persone (mezzi pubblici) e la sicurezza.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Progetto-Green-Post.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9305" title="Progetto-Green-Post" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Progetto-Green-Post.jpg" alt="" width="160" height="140" /></a> Per quanto riguarda le merci,<strong><em> Poste Italiane</em></strong> sta pensando di utilizzare, specialmente nei centri storici, solo <strong><em>mezzi elettrici</em></strong> per lo smistamento dei diversi materiali (buste, plichi, e quant’altro) e tutti gli operatori europei hanno espresso un’ampia convergenza al riguardo.</p>
<p>Si tratta del progetto <strong><em>Green Post</em></strong>: questo progetto ha chiuso la sua presentazione con un evento che si è tenuto pochi giorni fa a Bruxelles.</p>
<p>E&#8217; un progetto che Poste Italiane ha sviluppato con altri 8 partners europei beneficiari del contributo europeo (Poste belghe, bulgare, ungheresi) e con la collaborazione di Legambiente, dell&#8217;Università di Perugia, di PostEurop<span id="more-9196"></span> (associazione europea degli operatori postali pubblici), e di Ducati Energia; il tutto con l&#8217;adesione dell&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;energia.</p>
<p>Il progetto prevede l’uso di un <strong><em>quadriciclo</em><em> elettrico</em></strong> o<strong><em> ibrido</em></strong>, che offre prestazioni variabili a seconda della tipologia: autonomia di 50 km per il veicolo elettrico, autonomia di 300 km per il veicolo ibrido, e l’uso di questo mezzo sarà strettamente correlato alle esigenze organizzative del territorio.</p>
<p>Stiamo parlando di circa <strong><em>43 mila veicoli</em></strong> in mano alle Poste italiane, di cui 27 mila sono motocicli: insomma, se pensiamo che migliaia di mezzi si muovono a impatto zero invece di inquinare, capiamo bene l’importanza del progetto.</p>
<p>In più, Poste italiane sta rivedendo la conformazione delle proprie zone di recapito, orientandosi verso un maggior numero di zone a piedi, e puntando a incrementare l’uso dei <strong><em>mezzi elettrici</em></strong> (che nei prossimi tempi toccheranno addirittura numeri a tre cifre).</p>
<p>Improvvisi problemi di ricarica della batteria per ora non ve ne sono, perché si ritiene che un’unica ricarica riesca a coprire l’intera zona di recapito. Insomma, meno CO2 e più aria pulita.</p>
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		<title>Nichi Vendola: No a trivelle per il petrolio in Puglia!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. In Italia le attenzioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/nichi-vendola-no-al-petrolio-in-puglia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9258" title="piattaforme petrolifere" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In Italia le attenzioni delle grandi aziende petrolifere sono rivolte alla Puglia.</p>
<p>A<strong><em> Monopoli </em></strong>(a sud di Bari) si sta tentando di installare <strong><em>trivelle</em></strong> per il greggio; così come si è rischiato accadesse anche per le Isole Tremiti, un paradiso terrestre ricco di turisti e caro a Lucio Dalla.</p>
<p>Altre compagnie, come una società di Houston, vogliono perfino spingersi nell&#8217;entroterra pugliese, nella Murgia, che è anche sede di un favoloso parco nazionale.</p>
<p>Questa colonizzazione avvalora l&#8217;opinione pubblica crescente della popolazione del Sud Italia che si considera la &#8220;pattumiera&#8221; del Paese. Giuseppe<span id="more-9216"></span> Deleonibus, ingegnere ambientale e portavoce del comitato <strong><em>&#8220;No petrolio, Sì energie rinnovabili&#8221;</em></strong>, dice: &#8220;è una vera e propria colonizzazione&#8221;, cominciata da quando il ministero dell&#8217;Ambiente ha dato il via libera per le ricerche in Puglia.</p>
<p>Le autorità delle regioni si ribellano, la gente protesta in piazza, e il Presidente della regione, <strong>Nichi Vendola</strong>, ha imposto il suo Stop alla &#8220;marcia nera&#8221;.</p>
<p>Le coste della Puglia sono per la maggior parte premiate da diverse Bandiere Blu e, come dice il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella: &#8220;è assurdo non capire la forza e la vitalità di questo territorio&#8221;.</p>
<p>Il no emerge ovunque. Alcuni biologi esprimono il rischio per la fauna marina e gli esperti come Maria Rita D&#8217;Orsogna, ricercatrice italoamericana, spiegano che gli effetti dell&#8217; idrogeno solforato sprigionato dalle trivellazioni può provocare disturbi neurologici e respiratori.</p>
<p>Gli abitanti di Monopoli sono increduli: &#8220;ma come, c&#8217;è del petrolio sotto il nostro mare?&#8221;. Oltre al mondo politico della regione, anche quello dello spettacolo insorge: da Al Bano a Lucio Dalla.</p>
<p>La protesta di Nichi Vendola, insieme a quella del <strong>Comitato VIA</strong> (Valutazione Impatto Ambientale), ha ottenuto lo stop nelle costruzioni. Tuttavia c&#8217;è chi pensa che il &#8220;vero stop&#8221; sia stato un evento fortuito, una coincidenza dovuta all&#8217;incidente della piattaforma petrolifera al largo della Lousiana, che ha creato danni irreparabili all&#8217;Oceano e agli USA.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F12%2Fnichi-vendola-no-al-petrolio-in-puglia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Il velivolo Solar Impulse in volo per 24 ore: il successo dell&#8217;energia solare.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sogno è diventato realtà: l’uomo, con il suo ingegno messo a servizio dell’ambiente, ha prevalso sullo scetticismo, realizzando il primo aereo alimentato ad energia solare. Il pilota André Borschberg e il mezzo “Solar Impulse HB-SIA” sono tornati dal cielo notturno, con quell’aria festante di chi prova a tutto il mondo che volare non significa per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/il-velivolo-solar-impulse-in-volo-per-24-ore-il-successo-dellenergia-solare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il sogno è diventato realtà: l’uomo, con il suo ingegno messo a servizio dell’ambiente, ha prevalso sullo scetticismo, realizzando il primo aereo alimentato ad energia solare.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solar-impulse.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9229" title="solar-impulse" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solar-impulse.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il pilota André Borschberg e il mezzo “Solar Impulse HB-SIA” sono tornati dal cielo notturno, con quell’aria festante di chi prova a tutto il mondo che volare non significa per forza inquinare. E così, ora, media e cittadini restano affascinati da questo successo.</p>
<p>Questo nuovo velivolo è un ultraleggero che non necessita di combustibile perché è alimentato ad energia solare.</p>
<p>Il primo test di volo era stato effettuato nel dicembre dello scorso anno, ma su un breve tratto di 300 metri e a bassa altezza (a meno di 1 metro dal terreno).</p>
<p>Poi un altro test nell’aprile di quest’anno, per circa un’ora e mezzo, a 1200 metri di altitudine. Ma ora la svolta più grande.</p>
<p>La mattina del 7 luglio l’aereo è decollato alle ore 7 circa, dall’aerodromo di Payerne (Svizzera), e si è mantenuto in volo per tutta la notte, in virtù dell’ingente<span id="more-9200"></span> quantitativo di energia accumulato durante il giorno. La velocità media è stata di 23,2 nodi (43 km/h), toccando a volte i 68 nodi (126 km/h).</p>
<p>Ed è atterrato la mattina successiva nello stesso aerodromo. E&#8217; stato in grado di mantenersi in volo per un arco di tempo di 24 ore, e necessita di soli 90 metri per decollare, sfruttando 12mila celle fotovoltaiche (poste sulle ali), che alimentano quattro motori elettrici da 10 cavalli ciascuno.</p>
<p>Gli artefici del progetto hanno così coronato un sogno durato anni: anni di sperimentazioni, prove, ostacoli; i media, con le loro domande e i loro dubbi, hanno contribuito a focalizzare l’attenzione del mondo verso questi test.</p>
<p>Bertand Piccard e André Borschberg sono tra i principali artefici del Solar Impulse, e il loro obiettivo dichiarato è compiere un giro del mondo entro il 2013, attraverso cinque tappe.</p>
<p>Guarda il video del volo di Solar Impulse:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-HIa4XwV4WE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/-HIa4XwV4WE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Colin Beavan pubblica &#8220;Un anno a impatto zero&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2. Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/colin-beavan-pubblica-un-anno-a-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9026" title="impatto-zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto-zero.jpg" alt="impatto-zero" width="150" height="150" />Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.</p>
<p>Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché <em>“l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”</em>.</p>
<p>Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.</p>
<p>A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso<span id="more-8982"></span> a utilizzare una serie di mezzi di cui non abbiamo realmente bisogno.</p>
<p>Però dovremmo capire che ci sono delle cose di cui si può fare a meno, e delle altre invece che vanno utilizzate fino a un certo livello, corrispondente all’idea di sostenibilità ambientale. Ecco, la lavatrice sembra rientrare tra quei mezzi il cui uso è diventato ormai inevitabile e necessario.</p>
<p>La figlia di Beavan aveva 2 anni quando è stato fatto l’esperimento: su di lei, i genitori hanno iniziato ad usare il pannolino non usa e getta, bensì in tessuto. Dopo un po’ di tempo, la bambina si era così abituata a quello in tessuto, da rifiutare il ritorno all’usa e getta. Abitudine, si tratta di abitudine.</p>
<p>Ma lo scrittore dice la sua anche sul problema del carbone e l’uso delle energie rinnovabili: <em>“Dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Dobbiamo smetterla di usare il carbone. Che non durerà per sempre. </em></p>
<p><em>Per far questo, bisogna aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Una soluzione sarebbe tassare gli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo.</em></p>
<p><em>Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, in modo che il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Da qui bisogna partire.”</em></p>
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		<title>Autorizzazione unica per le rinnovabili: norme più semplici, ma in assenza di linee guida regionali.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:25:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Autorizzazione unica è stata introdotta nel 2003 ed è stata concepita per semplificare l’iter autorizzativo degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. In seguito alla legge di introduzione dell’autorizzazione, sarebbe stato necessario introdurre le linee guida che però non sono mai arrivate, col risultato di condurre a un certo caos normativo. Queste [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/autorizzazione-unica-norme-piu-semplici-ma-in-assenza-di-linee-guida-regionali/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’Autorizzazione unica è stata introdotta nel 2003 ed è stata concepita per semplificare l’iter autorizzativo degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8963" title="energie-rinnovabili" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/energie-rinnovabili.gif" alt="energie-rinnovabili" width="150" height="150" />In seguito alla legge di introduzione dell’autorizzazione, sarebbe stato necessario introdurre le linee guida che però non sono mai arrivate, col risultato di condurre a un certo caos normativo.</p>
<p>Queste linee guida avrebbero in particolar modo chiarito le corrette modalità di inserimento di questi impianti su tutto il territorio.</p>
<p>Certo, la loro assenza non era un ostacolo invalicabile, ma le Regioni, invocando pretestuosamente questa falla, ne hanno approfittato per dotarsi di normative che in effetti contrastano con le norme di livello europeo e nazionale (ad esempio massima diffusione delle rinnovabili e semplificazione dei procedimenti), contravvenendo in particolar modo ai “tetti” concernenti la potenza degli impianti, ai “tetti” del numero di impianti possibili, ma anche alle aree considerate vietate da usare per sviluppare questi impianti.</p>
<p>Le linee guida insomma avevano la funzione di chiarire le modalità, i limiti,<span id="more-8903"></span> i territori utilizzabili, i permessi e i termini da rispettare.</p>
<p>Ma vi sono già alcune sentenze della Corte Costituzionale che in qualche modo rimediano alla lacuna normativa, ostacolando la inconsulta libertà di cui in tal senso le Regioni si sono avvalse.</p>
<p>Ad esempio, la sentenza n.166/2009 che ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle linee guida della Basilicata, la 282/2009 contro la legge regionale del Molise; la 119/2010 contro legge regionale pugliese.</p>
<p>Una lacuna normativa non significa insomma che ognuno può far ciò che vuole, ma che occorre una valutazione concreta: ad esempio se una determinata area è vincolata ai sensi del codice dei beni culturali, non deve né essere autorizzata tout court, né essere vietata a priori.</p>
<p>Occorre che l’ente preposto alla tutela dell&#8217;area vincolata faccia una comparazione in concreto delle esigenze di tutela dell’area rispetto all’esigenza di produzione di energia rinnovabile, specificando altresì che questi impianti sono opere di pubblica utilità.</p>
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		<title>Proposta shock della Prestigiacomo: turismo d&#8217;élite nell&#8217;isola di Montecristo.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 08:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo ha proposto di trasformare l&#8217;isola di Montecristo in una meta turistica esclusiva per ricchi. Ciò ha suscitato forti critiche da parte degli assessori regionali della Toscana, da Legambiente e dal presidente del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano, Mario Tozzi. L&#8217;Isola di Montecristo costituisce una Riserva Naturale Statale Integrale e fa parte del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/proposta-shock-di-stefania-prestigiacomo-turismo-delite-nellisola-di-montecristo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo ha proposto di trasformare l&#8217;isola di Montecristo in una meta turistica esclusiva per ricchi. Ciò ha suscitato forti critiche da parte degli assessori regionali della Toscana, da Legambiente e dal presidente del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano, Mario Tozzi.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8915" title="Isola-di-Montecristo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Isola-di-Montecristo.jpg" alt="Isola-di-Montecristo" width="150" height="150" /> L&#8217;Isola di Montecristo costituisce una Riserva Naturale Statale Integrale e fa parte del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano. </p>
<p>Selvaggia e disabitata, coperta di macchia mediterranea, è un importante luogo di rifugio e di riposo per gli uccelli migratori. Inoltre, qui viene a riprodursi la rarissima foca monaca.</p>
<p>Le zone tutelate sono tutta la superficie emersa e l&#8217;ambiente marino fino a 1 km dalla costa. L’isola è disabitata e presidiata tutto l’anno da un guardiano e da personale del Corpo Forestale dello Stato ed attualmente è possibile richiedere una autorizzazione all’escursione guidata dal 1° aprile al 15 luglio e dal 31 agosto al 31 ottobre per un massimo di 1000 visitatori l’anno di cui 600 studenti e 400 adulti.</p>
<p>All&#8217;Isola di Montecristo la biodiversità è protetta in modo esemplare, ma la proposta è di ridurne notevolmente il livello di tutela e, in più, operare una sorta di trasformazione del sito in una meta turistica d&#8217;elite, permettendo l&#8217;ormeggio a soli 50 metri dalla costa a<span id="more-8851"></span> lussuose barche per la &#8220;modica&#8221; cifra di 5.000-6.000 euro al giorno.</p>
<p>La proposta viene, curiosamente, dal nostro ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo. Il ministro, mentre da un lato pensa al taglio di finanziamenti pubblici ai parchi (è previsto infatti un taglio netto del 50%), dall&#8217;altro propone i parchi &#8220;a pagamento&#8221; per i ricchi per auto-finanziarsi.</p>
<p>La Prestigiacomo, in una intervista in tv, ha infatti sottolineato come la piccola isola dell&#8217;arcipelago toscano potrebbe un giorno trasformarsi in una località privilegiata per il turismo di lusso: &#8220;<em>L&#8217;isola di Montecristo è una riserva che si potrebbe vendere turisticamente e inserire in un circuito assolutamente d&#8217;elite, da cui potrebbe arrivare più di un milione di euro l&#8217;anno&#8221;.</em> Ha proseguito dicendo: &#8220;<em>Non abbiamo tante risorse pubbliche e dovremmo guardare ai parchi come a un volano per lo sviluppo e la crescita economica</em>&#8220;.</p>
<p>Mario Tozzi, presidente del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano, ha immediatamente replicato: &#8220;E&#8217; <em>un&#8217;ipotesi impraticabile. Attualmente sono circa un migliaio le persone che ogni anno arrivano in maniera organizzata sull&#8217;isola: superare questa capacità di carico antropico, a prescindere dalle nostre convinzioni, farebbe perdere all&#8217;isola di Montecristo il suo status di riserva integrale della biosfera europea, e quindi la sua specificità e la sua ricchezza</em>&#8220;.</p>
<p>E ha aggiunto: “<em>Sarebbe già diverso imporre un piccolo ticket per i visitatori, come si fa per i musei. Per Montecristo non lo abbiamo mai proposto, ma a Pianosa, che ha circa 250 visitatori al giorno, già lo si fa</em>&#8220;.</p>
<p>Il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri, come Tozzi, si è dichiarato favorevole al &#8220;ticket accessibile a tutti”, ma ha criticato l&#8217;idea di ricavare di un milione di euro dalle tasche dei vip. “<em>Dato che non si può aumentare il numero dei visitatori, rischiamo di far tornare Montecristo al tempo che fu. Un&#8217;isola per vip, pochi privilegiati che allora riuscivano a ottenere i permessi di visita, mascherandoli come permessi per ricerca scientifica</em>&#8220;.</p>
<p>Anche in giunta regionale le critiche sono state forti. Gli assessori regionali della Toscana all&#8217;ambiente, Anna Rita Bramerini, e al turismo, Cristina Scaletti, hanno oggi affermato: &#8221;<em>Ci pare una proposta viziata da una concezione mercantile dell&#8217;ambiente e del turismo, ancora più stonata perché formulata da chi l&#8217;ambiente è invece chiamato a tutelarlo. E&#8217; una visione che non appartiene alla Toscana e che non condividiamo</em>&#8220;.</p>
<p>&#8221;<em>Capisco</em> &#8211; puntualizza l&#8217;assessore Bramerini -<em> che i tagli del 50% del governo ai fondi per i Parchi abbiano spinto il ministro a trovare soluzioni &#8216;alternative&#8217;, ma quella per Montecristo è davvero irricevibile, anche perché rischia di creare cittadini di serie A cittadini di serie B</em>. <em>Se Prestigiacomo vuol confrontarsi sull&#8217;idea di un ticket che consenta a ogni cittadino di visitare l&#8217;isola, come succede già per Pianosa e Parco della Maremma, siamo disponibili, ma niente club esclusivi per presunti vip. Montecristo è patrimonio di tutti. E comunque non si dimentichi mai la straordinaria ricchezza dell&#8217;isola dal punto di vista della biodiversità e il suo valore conservazionistico</em>&#8221;.</p>
<p>Termino l&#8217;articolo con una piccola riflessione. Un&#8217;area protetta può effettivamente essere considerata una risorsa di tipo economico per chi vive al suo interno o nei dintorni: può infatti dare lavoro a guide ambientali escursionistiche, a guide turistiche, a produttori di prodotti tipici, ad artigiani e via dicendo. Può in poche parole essere oggetto di un turismo sostenibile.</p>
<p>Ma tutto questo non riguarda mai il &#8220;cuore&#8221; dell&#8217;area protetta, la riserva integrale (che in questo caso è l&#8217;Isola di Montecristo), che per definizione è interdetta a chiunque tranne che a studiosi e guardiaparco (e a pochissimi turisti accompagnati).</p>
<p>Le riserve integrali sono importantissime perché permettono la sopravvivenza di specie molto rare (ad esempio la foca monaca) che sono, per loro sfortuna, molto sensibili alla presenza dell&#8217;uomo e all&#8217;inquinamento. Questo importante concetto viene spiegato ai biologi ed agli scienziati naturali di tutto il mondo: perché il Ministro dell&#8217;Ambiente Prestigiacomo sembra metterlo in secondo piano rispetto a dei presunti vantaggi economici?</p>
<p>Guarda il video girato durante un&#8217;immersione nella splendida isola, che mostra l&#8217;incredibile biodiversità anche nell&#8217;ambiente sommerso:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7bxDm2xkwC4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7bxDm2xkwC4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F06%2F15%2Fproposta-shock-di-stefania-prestigiacomo-turismo-delite-nellisola-di-montecristo%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Auto elettrica: l&#8217;importanza degli strumenti sul territorio e il problema del litio.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 10:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo. Secondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/auto-elettrica-limportanza-degli-strumenti-sul-territorio-e-il-problema-del-litio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8885" title="auto-elettriche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/auto-elettriche1.jpg" alt="auto-elettriche" width="150" height="150" />Secondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e non quello a idrogeno, pur essendo anche quest&#8217;ultimo da considerare come possibilità in sostituzione delle attuali auto a benzina.</p>
<p>Francia, Spagna, Portogallo e Danimarca sono paesi già molto operativi, mentre in Italia i segnali sembrano essere un po’ più timidi.</p>
<p>Ma Tajani assicura che anche qui cresce la volontà di usare l’auto elettrica, con, però, delle difficoltà da non nascondere.</p>
<p>Ad esempio, la FIAT sta già producendo 500 auto elettriche negli Stati Uniti, quindi la tecnologia non manca, ma le questioni spinose sono altre: la risposta del<span id="more-8846"></span> mercato e il rapporto col territorio, il quale deve essere dotato in modo capillare degli adeguati strumenti che permettono alle auto di ricaricarsi. Quindi si pone anche il problema delle infrastrutture, di cui si sta, a quanto pare, tenendo adeguatamente conto.</p>
<p>Insomma, il futuro della mobilità elettrica è legata alla serietà degli impegni che le case automobilistiche e le società del settore prendono, con un lavoro di raccordo che DEVE varcare i confini nazionali e assumere una omogeneità di livello europeo.</p>
<p>Bisogna lavorare sulla questione dell’omologazione, ma anche sulla questione delle materie prime: sappiamo che alla batteria serve anche il litio, che è una materia ad alto rischio, perché si trova solo in alcune parti del mondo.</p>
<p>La Commissione europea, insomma, da un lato lavora secondo un&#8217;idea “a breve termine”, per migliorare l’attività dei motori a caldo (contro inquinamento e CO2) ma dall’altro secondo un&#8217;idea di prospettiva ampia, atta ad introdurre efficacemente nel mercato le auto elettriche.</p>
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		<title>Thetis, tra i progetti ambientali sostenibili in Cina e l&#8217;aiuto al Mar Morto.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico. Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/thetis-tra-i-progetti-ambientali-sostenibili-in-cina-e-laiuto-al-mar-morto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8873" title="Mar-Rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Mar-Rosso.jpg" alt="Mar-Rosso" width="150" height="150" />Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni di gas serra, ma anche diminuzione della congestione stradale e quindi rapidità degli spostamenti.</p>
<p>A Shangai, in occasione dell’Expo di maggio, Thetis ha studiato le strategie di trasporto pubblico presso i diversi grandi stand dei paesi, vista la marea di gente dall’estero che vi ha partecipato.</p>
<p>Si profila una forte cooperazione tra Cina ed Italia nel settore delle tecnologie ambientali, un fronte in cui la nazione cinese si sta impegnando per conseguire uno sviluppo socio-economico a basso impatto ambientale e nel contempo migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.</p>
<p>Ma Thetis fa di più: si è anche aggiudicata l’appalto per lo studio ambientale<span id="more-8756"></span> integrato che valuterà gli effetti del trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto.</p>
<p>E&#8217; uno studio strategico, specialistico, che approfondisce gli aspetti relativi ai possibili impatti sugli ecosistemi del Mar Rosso, per il possibile trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto, attraverso un’apposita condotta che potrebbe essere realizzata per connettere i due Mari, attraversando il territorio giordano.</p>
<p>Il progetto trova la sua ragion d’essere non solo nella analisi degli ecosistemi in seguito a questo passaggio di acqua, ma anche nella constatazione che il Mar Morto perde ogni anno circa 80 centimetri di profondità e subisce un’evaporazione d’acqua di oltre mille tonnellate all’anno.</p>
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		<title>Al via le &#8220;Cartoniadi della qualità&#8221; proposte da Comieco.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comieco sfida l&#8217;Italia proponendo un&#8217;interessante competizione: le &#8220;Cartoniadi&#8221;. Le città in gara saranno 4 ed avranno 1 mese di tempo per migliorare la qualità della raccolta cittadina di carta e cartone: la città vincitrice si aggiudicherà 30.000 euro. Comieco è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica: raggruppa circa 3.500 aziende della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/11/al-via-le-cartoniadi-della-qualita/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Comieco sfida l&#8217;Italia proponendo un&#8217;interessante competizione: le &#8220;<em>Cartoniadi&#8221;.</em> Le città in gara saranno 4 ed avranno 1 mese di tempo per migliorare la qualità della raccolta cittadina di carta e cartone: la città vincitrice si aggiudicherà 30.000 euro. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8701" title="cartoniadi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cartoniadi1.jpg" alt="cartoniadi" width="150" height="150" />Comieco è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica: raggruppa circa 3.500 aziende della filiera cartaria ed ha come finalità il riciclo e il recupero degli imballaggi di origine cellulosica.</p>
<p>Da vari anni organizza, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della Federazione Italiana Giuoco Calcio, le <em>Cartoniadi, </em>una competizione virtuosa nella quale, per un periodo definito, gli abitanti delle diverse città coinvolte si impegnano collettivamente per incrementare la raccolta di carta, cartone e cartoncino, con l&#8217;obiettivo di vincere gli importanti premi in palio.</p>
<p>L’11 giugno sarà il “Kick off day” dell&#8217;iniziativa del 2010, che vedrà in gara quattro comuni in rappresentanza delle 4 macro-aree italiane: Caserta per il Sud, Livorno per il<span id="more-8647"></span> centro, Monza per il Nord e Sassari per le Isole.</p>
<p>Le 4 città partecipanti avranno tempo fino all’11 luglio per migliorare il più possibile la loro raccolta differenziata di carta e cartone in particolare sotto il profilo della “qualità”, differenziando correttamente e senza errori tutti i materiali a base cellulosica, e vincere così il premio di 30.000 euro messo in palio da Comieco. L’iniziativa ha chiaramente lo scopo di sensibilizzare i cittadini verso la raccolta differenziata coinvolgendoli direttamente nella gara.</p>
<p>Come funzionano le Cartoniadi? Il primo passo sarà l’assegnazione di un punteggio iniziale basato sui livelli qualitativi e quantitativi della raccolta differenziata riscontrati nelle 4 aree prima dell’inizio della manifestazione. Nel corso del mese di gara, si procederà poi ad un doppio monitoraggio della raccolta che terrà conto della percentuale di impurità presenti sia nella raccolta domestica che in quella industriale. Questo indicatore determinerà il punteggio finale.</p>
<p>I cittadini saranno informati sulle regole di base del riciclo dei materiali cellulosici, che purtroppo ancora oggi viene fatto in modo spesso scorretto. Infatti, nonostante 8 italiani su 10 si impegnino giornalmente a separare la carta e il cartone dagli altri rifiuti, sono ancora tanti quelli che non hanno ancora imparato a differenziare correttamente questi materiali.</p>
<p>Ad esempio, un italiano su due dichiara di gettare nella differenziata gli <em>scontrini</em>, un errore ancora molto frequente, nonostante sia stato fatto qualche piccolo passo avanti (a novembre 2009 lo stesso errore lo commetteva il 57% del campione). Il 27% degli intervistati, sbagliando, manda invece alla differenziata la <em>carta sporca di cibo</em> (31% nel 2009), e si confermano frequenti errori come differenziare i <em>giornali ancora avvolti nel cellophane</em> (25%) e i <em>fazzoletti di carta</em> (17%).</p>
<p><em>I consigli principali sono</em>: selezionare correttamente carta e cartone togliendo punti metalli, nastri adesivi e materiali non cellulosici (ad es. il sacchetto di plastica che contiene le riviste); appiattire le scatole prima di buttarle; non mettere nel contenitore i materiali contaminati da cibo e terra; non mettere nel contenitore gli scontrini, la carta oleata e i fazzoletti usati.</p>
<p>“<em>L’obiettivo per queste quattro città</em> – afferma Attoma, presidente di Comieco – <em>è quello di avvicinarsi il più possibile alle percentuali massime di impurità ammesse nella raccolta in forza del nuovo accordo Anci-Conai, che prevede un 3% per la raccolta delle famiglie e un 1,5% per la raccolta commerciale. Nelle precedenti edizioni delle Cartoniadi, abbiamo riscontrato un incremento medio dei volumi di raccolta pari a circa il 30% e un consolidamento di queste buone abitudini del tempo che hanno portato ad almeno un +15%.</em>”</p>
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		<title>La Regione Lombardia introduce la &#8220;mobility card&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Lombardia, l&#8217;ambiente si lega al numero 3: oltre tre milioni di euro per lanciare il progetto, tremila euro di buoni in cambio della vecchia auto rottamata, e l’impegno a non cambiare auto per tre anni. Si tratta della “mobility card”: dopo tutte le incentivazioni all’acquisto dell’auto, ecco una sorta di disincentivazione. Ma le case [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/11/la-regione-lombardia-introduce-la-mobility-card/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In Lombardia, l&#8217;ambiente si lega al numero 3: oltre tre milioni di euro per lanciare il progetto, tremila euro di buoni in cambio della vecchia auto rottamata, e l’impegno a non cambiare auto per tre anni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8818" title="mobility-card" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobility-card.jpg" alt="mobility-card" width="170" height="150" />Si tratta della “mobility card”: dopo tutte le incentivazioni all’acquisto dell’auto, ecco una sorta di disincentivazione. Ma le case automobilistiche, vedi la nostra FIAT, possono stare tranquille: nel mirino ci sono le vecchie automobili che puzzano e inquinano le città.</p>
<p>Sono già stati stanziati 3 milioni e 200mila euro, lanciando altresì una proposta davvero impensabile fino a poco tempo fa: 3 mila euro in mobilità sostenibile in cambio della vecchia auto rottamata, a costo zero.</p>
<p>C’è di più: 200 euro di incentivo per l’acquisto di una due ruote a pedali, anche assistiti se necessario. I possessori della carta di credito prepagata dovranno possedere<span id="more-8753"></span> precisi requisiti di reddito e anagrafici, e vivere a Milano.</p>
<p>Ultimo requisito molto chiaro: impegnarsi nel non acquisto di una nuova auto per i successivi 3 anni. La “fortuna verde” sottoforma di buoni si può spendere in corse di autobus, treni, metrò, taxi, e altro ancora. Quindi si nota anche una sensibilizzazione all’uso dei mezzi pubblici, attraverso questi buoni.</p>
<p>La Regione Lombardia per combattere l’inquinamento adotta da tempo importanti misure, come gli incentivi per i cittadini con reddito più basso col fine di acquistare un’auto moderna rottamando la vecchia.</p>
<p>Uno degli obiettivi perseguiti dal presidente della ragione è quello di ridurre al minimo il movimento delle auto nei centri abitati, e migliorare anche i collegamenti tra un paese all’altro (attraverso la creazione di nuove linee ferroviarie per nuovi treni).</p>
<p>Se i cittadini di Milano (e della Lombardia) aderiranno positivamente alla iniziativa, gli incentivi continueranno a crescere. Il sito di riferimento è <a title="Mobility-card" href="http://www.mobilitycard.it/" target="_blank">Mobility-card</a>.</p>
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		<title>L&#8217;era digitale e l&#8217;aumento di tv da smaltire.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I rifiuti &#8220;tecnologici&#8221; sono altamente inquinanti perchè contengono sostanze pericolose che, se mal gestite, possono arrecare danni all&#8217;ambiente, ma anche alla salute umana. Tali rifiuti sono in continuo aumento, e a ciò contribuisce, in questo periodo, il passaggio al digitale terrestre. Si stima che nel 2010 vengono e verranno acquistate sei milioni di nuove tv [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/lera-digitale-e-laumento-di-tv-da-smaltire/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I rifiuti &#8220;tecnologici&#8221; sono altamente inquinanti perchè contengono sostanze pericolose che, se mal gestite, possono arrecare danni all&#8217;ambiente, ma anche alla salute umana. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8664" title="televisore" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/televisore.jpg" alt="televisore" width="140" height="140" /> Tali rifiuti sono in continuo aumento, e a ciò contribuisce, in questo periodo, il passaggio al digitale terrestre.</p>
<p>Si stima che nel 2010 vengono e verranno acquistate sei milioni di nuove tv (più o meno durante il 2010 il 70% degli italiani passerà al digitale).</p>
<p>Quindi più rifiuti, più tv sostituite da raccogliere e smaltire nel modo giusto, e non stiamo parlando di televisori rotti, ma improvvisamente inadeguati all&#8217;era digitale in arrivo.</p>
<p>Ma sullo smaltimento corretto di questi televisori c&#8217;è poca conoscenza e molta superficialità; chi voglia agire nel modo giusto volendosi disfare di un televisore, deve recarsi in un apposito Centro di raccolta di rifiuti (si tratta di centri per lo più comunali, che accolgono<span id="more-8628"></span> molti rifiuti domestici tra cui quelli tecnologici).</p>
<p>Oppure, in caso di contestuale acquisto di una nuova tv, si potrebbe consegnare la vecchia tv al negoziante, il quale grazie ad un decreto appena entrato in vigore, ha l&#8217;obbligo di ritirarla senza alcun contributo ulteriore.</p>
<p>In realtà, anche questi centri di raccolta dimostrano spesso una scarsa efficienza strutturale e gestionale, nel senso che molti non sono a norma: lo conferma Greenpeace, che ha elaborato una apposita indagine, e fatto le dovute urgenti segnalazioni al Ministero dell&#8217;Ambiente.</p>
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		<item>
		<title>Sistema dish-stirling: l&#8217;uso dell&#8217;energia solare&#8230;. ma con poca forza commerciale.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per ora non ha avuto molta fortuna, ma uno dei modi per sfruttare l’energia del sole per produrre energia elettrica è il sistema &#8220;dish-stirling&#8221;. Si tratta di un sistema solare termodinamico, ossia uno di quei sistemi in cui si concentra la luce del sole raggiungendo temperature elevate per produrre energia elettrica. La concentrazione dell’energia solare, [...]


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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8658" title="Dish-Stirling_system" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Dish-Stirling_system-150x150.jpg" alt="Dish-Stirling_system" width="150" height="150" />Si tratta di un sistema solare termodinamico, ossia uno di quei sistemi in cui si concentra la luce del sole raggiungendo temperature elevate per produrre energia elettrica.</p>
<p>La concentrazione dell’energia solare, considerata fonte primaria di energia, viene raccolta da specchi che in forma diversa e manovrati con tecnologie e metodi diversi, vengono concentrati in un fuoco; si usa una configurazione &#8220;a dischi&#8221; (in struttura parabolica) che concentra la luce in un unico punto che è il fuoco della parabola, a cui viene legata la testa di un motore.</p>
<p>Si tratta di un motore a combustione esterna, dunque ad aria calda e a fluido di lavoro interno a ciclo chiuso, che prende calore da una fonte esterna e quindi si presta molto bene a questa applicazione. Si tratta di motori che, a differenza di quelli a scoppio (in cui il<span id="more-8492"></span> combustibile viene introdotto), sfruttano sì il combustibile, il quale però rimane fuori.</p>
<p>Il rendimento può essere considerato di per sé elevato sotto l&#8217;aspetto termodinamico (cioè per il calore che si sviluppa nel procedimento), ma la quantità di energia messa a disposizione non è altissima: cioè, mentre la benzina si introduce completamente nel motore, qui il rendimento rischia di essere basso perché non c’è un pienissimo sfruttamento del combustibile.</p>
<p>E da un punto di vista “commerciale”, il sistema dish-stirling è schiacciato, da un lato, dal fotovoltaico, e dall’altro, da ulteriori differenti tipi di energie termodinamiche che pian piano cercano di imporsi nel mercato delle rinnovabili.</p>
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		<title>Marciana Marina: nuove norme edilizie per dare un nido a rondini e rondoni.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[coppi]]></category>
		<category><![CDATA[Isola d'Elba]]></category>
		<category><![CDATA[Marciana Marina]]></category>
		<category><![CDATA[nido]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento edilizio]]></category>
		<category><![CDATA[rondini]]></category>
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		<category><![CDATA[tegole]]></category>
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		<description><![CDATA[Il comune di Marciana Marina, nell&#8217;Isola d&#8217;Elba, ha recentemente modificato il proprio regolamento edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni, dando un esempio positivo alle amministrazioni di tutta Italia che, con una minima spesa, vorranno proteggere questi delicati e ormai rari animali. Marciana Marina vanta di essere il terzo comune più piccolo d&#8217;Italia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/03/marciana-marina-nuove-norme-edilizie-per-dare-un-nido-a-rondini-e-rondoni/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il comune di Marciana Marina, nell&#8217;Isola d&#8217;Elba, ha recentemente modificato il proprio regolamento edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni, dando un esempio positivo alle amministrazioni di tutta Italia che, con una minima spesa, vorranno proteggere questi delicati e ormai rari animali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8568" title="nido_rondini" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/nido_rondini-150x150.jpg" alt="nido_rondini" width="150" height="150" /> Marciana Marina vanta di essere il terzo comune più piccolo d&#8217;Italia per estensione territoriale. </p>
<p>E&#8217; un tranquillo paese di pescatori situato nel cuore del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano e caratterizzato da un romantico lungomare ornato da tamerici, boutiques e bancarelle, con una piccola spiaggia in ghiaia situata alle spalle della Torre Saracena.</p>
<p>Qui il 25 maggio 2010 è stata votata da maggioranza ed opposizione una speciale delibera che è già entrata in vigore. La normativa, unica in Italia, è una piccola rivoluzione che guarda al passato perché ripristina sui tetti del comune le vecchie tegole con i coppi aperti nella prima fila: questo servirà a far entrare gli uccelli (rondini e rondoni) nelle cavità che useranno per la riproduzione.</p>
<p>Oltre a definire il tipo di tegole, la delibera comprende anche altre misure facilitatorie per la nidificazione: ad esempio, è consigliato l&#8217;uso di intonaco rugoso per agevolare<span id="more-8547"></span> la costruzione dei nidi sotto i cornicioni delle case.</p>
<p>Sia i rondoni che le rondini sono in costante diminuzione e per questo speciali leggi li proteggono dalla caccia. Tuttavia ciò non risulta sufficiente per la loro effettiva tutela: questi animali, infatti, stanno scomparendo perché non trovano più habitat adatti alla loro sopravvivenza.</p>
<p>Le rondini sono estremamente specializzate nella caccia aerea: hanno un volo leggero e agile ed un becco largo e ampio in modo da catturare facilmente piccoli insetti volatori come mosche e zanzare. Amano vivere e cacciare su campi coltivati, prati e pascoli. Il nido è in genere una piccola coppa aperta, realizzata in fango e posta sopra travi o sporgenze all&#8217;interno di edifici rurali (stalle, cascine, etc&#8230;).</p>
<p>Come molti uccelli legati al paesaggio agricolo tradizionale, le rondini hanno risentito fortemente delle modifiche ambientali seguite alla diffusione della moderna agricoltura intensiva: l&#8217;eliminazione delle siepi, dei fossi e dei prati che fornivano loro i terreni di caccia preferiti; il massiccio uso di pesticidi; la ristrutturazione degli edifici rurali che offrivano loro luoghi adatti alla nidificazione.</p>
<p>I rondoni sono forse i migliori volatori del mondo animale: dotati di lunghe e potenti ali non si posano praticamente mai se non sul nido per deporre e covare le uova e per imbeccare i piccoli. Il resto della vita la passano in volo: perfino mentre dormono e si accoppiano.</p>
<p>Una delle conseguenze di questo adattamento estremo è stata la progressiva perdita di funzionalità delle zampe che sono rimpicciolite e ora sono quasi prive di mobilità: servono soltanto per aggrapparsi al nido ma non permettono al rondone né di camminare né di saltare per alzarsi in volo (per decollare deve infatti lanciarsi da una posizione elevata).</p>
<p>Quando un rondone deve nidificare cerca quindi cavità poste in alto, ad esempio nei muri o sotto le tegole, dove penetra e formare un abbozzo di nido cementato con la saliva. La maggior minaccia ai rondoni è oggi costituita dall&#8217;ammodernamento dei tetti che sostituisce le tradizionali coperture a tegole con solette di cemento (magari coperte da tegole ornamentali) privando così gli uccelli dei loro siti di nidificazione.</p>
<p>Vediamo quindi come la delibera del comune di Marciana Marina sia di enorme importanza conservazionistica: se altri comuni in Italia decidessero di seguire questo esempio, sicuramente sarebbe fatto un enorme passo avanti verso la conservazione della biodiversità. In fondo, bastano piccoli accorgimenti e un po&#8217; di rispetto e sensibilità per riuscire a convivere in modo più armonioso con gli altri figli del nostro Pianeta.</p>
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		<title>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo lancia la campagna &#8220;Cerca la Rotta&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Nuovo Modello di Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Cerca la Rotta]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Gesualdi]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi di studio]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo è partito uno speciale invito ad aderire a dei gruppi di discussione con lo scopo di trovare insieme soluzioni concrete alla crisi economica, sociale ed ambientale. I gruppi, formati da chiunque vorrà partecipare, si riuniranno periodicamente e si scambieranno informazioni cercando una rotta da seguire nel modo più democratico possibile. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/il-centro-nuovo-modello-di-sviluppo-lancia-la-campagna-cerca-la-rotta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo è partito uno speciale invito ad aderire a dei gruppi di discussione con lo scopo di trovare insieme soluzioni concrete alla crisi economica, sociale ed ambientale. I gruppi, formati da chiunque vorrà partecipare, si riuniranno periodicamente e si scambieranno informazioni cercando una rotta da seguire nel modo più democratico possibile. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8503" title="Cerca-la-rotta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Cerca-la-rotta-150x150.png" alt="Cerca-la-rotta" width="150" height="150" />Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo è un importante centro di documentazione ed informazione creato nel 1985 a Vecchiano (Pisa).</p>
<p>Il Centro, coordinato da Francesco Gesualdi, è nato per analizzare le cause profonde che generano emarginazione ed impoverimento nella società odierna e per definire nuove formule economiche capaci di garantire a tutti gli esseri umani la soddisfazione dei propri bisogni nel rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Molte sono le pubblicazioni divulgate, ad esempio le utilissime guide: <em><a title="Guida al consumo critico - recensione" href="http://www.ok-libri.com/2009/07/10/guida-al-consumo-critico/" target="_blank">Guida al Consumo Critico</a>; Guida al Vestire Critico; Guida al Telefono Critico; Guida al Risparmio Responsabile</em>.</p>
<p>La sfida lanciata di recente da Francesco Gesualdi è dimostrare che sarebbe possibile coniugare sobrietà e stili di vita sostenibili con piena occupazione e sicurezza per tutti semplicemente riorganizzando l&#8217;economia e la società e capovolgendo il nostro modo di concepire il rapporto con la natura, i rapporti sociali, il lavoro, la tecnologia,<span id="more-8456"></span> il mercato, il benessere.</p>
<p>Le proposte di cambiamento, però, devono giungere dal popolo, dai cittadini. Secondo Francesco, infatti, tocca a noi tutti, senza distinzione di professione, titolo di studio, provenienza culturale e politica, trovare una nuova idea di società e tracciare un percorso per farla avanzare. Perché non delegare questo studio agli economisti, gli specialisti del settore?</p>
<p>&#8220;<em>Gli economisti &#8211; </em>precisa Gesualdi<em> &#8211; sono troppo intrisi di cultura mercantile; inoltre, delegare agli economisti è pericoloso perché così facendo si nega la democrazia. Al mondo d&#8217;oggi niente influenza la nostra vita quotidiana più dell’economia e niente è posto fuori dal nostro controllo più dell’economia: difatti il potere oggi non appartiene al popolo, ma ai mercanti e ai finanzieri&#8221;.</em></p>
<p>Ripensare l&#8217;economia e la società è un compito che possiamo assumerci e che richiede solo chiarezza politica. Fortunatamente non si parte da zero: alcuni hanno già riflettuto e scritto in proposito ed altri hanno sperimentato su piccola scala. Ma come rendere possibile tutto questo, come mettere in contatto tante persone e tante realtà diverse sparse in tutta Italia?</p>
<p>Francesco ha avuto l&#8217;idea dei gruppi di studio: aggregazioni di poche persone che individuano le questioni cruciali, le affrontano ed ipotizzano soluzioni applicabili a piccola, media e grande scala. Secondo lui dovrebbero essere centinaia, migliaia, trasversali e diffusi su tutto il territorio e dovrebbero ritrovarsi due o tre volte al mese per discutere una traccia condivisa a livello nazionale. Perciò invita chiunque voglia partecipare al progetto a comunicarlo al Centro, scrivendo un messaggio a <a href="mailto:gruppidistudio@cnms.it">gruppidistudio@cnms.it</a>.</p>
<p>Finora hanno aderito una quarantina di gruppi sparsi in varie parti d&#8217;Italia, e gli argomenti di discussione proposti sono stati vari, ad esempio: &#8220;C&#8217;è ancora spazio per la crescita?&#8221;; &#8220;Le paure sociali che ci tengono legati alla crescita: come superarle?&#8221;; &#8220;Economia pubblica: quali funzioni, quali produzioni, quali livelli organizzativi, quale ruolo della comunità?&#8221;</p>
<p>La strada da fare è ancora lunga, ma se il progetto dovesse avere successo potrebbe rappresentare una rinascita della vera politica in un&#8217;Italia in cui sempre di più le decisioni importanti sono prese da poche persone che raramente hanno a cuore gli interessi dei cittadini e dell&#8217;ambiente.</p>
<p>“<em>La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile</em>” (Alex Langer).</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F31%2Fil-centro-nuovo-modello-di-sviluppo-lancia-la-campagna-cerca-la-rotta%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Gli agricoltori haitiani rifiutano i semi della Monsanto e minacciano di bruciarli.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La multinazionale Monsanto ha offerto ad Haiti una donazione di 60.000 sacchi (475 tonnellate) di semi di mais ibrido e ortaggi: come risposta, il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste minaccia di bruciare tutto. Il 10 maggio scorso il sacerdote inglese Jean-Yves Urfié in un suo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/gli-agricoltori-haitiani-rifiutano-i-semi-della-monsanto-e-minacciano-di-bruciarli/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La multinazionale Monsanto ha offerto ad Haiti una donazione di 60.000 sacchi (475 tonnellate) di semi di mais ibrido e ortaggi: come risposta, il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste minaccia di bruciare tutto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8522" title="mais-ogm" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mais-ogm-150x150.jpg" alt="mais-ogm" width="150" height="150" />Il 10 maggio scorso il sacerdote inglese Jean-Yves Urfié in un suo articolo presentava una pesante denuncia: “L’impresa multinazionale Monsanto sta offrendo ad Haiti del mais transgenico con i relativi fertilizzanti e pesticidi. Saranno consegnati gratuitamente dal Progetto Winner con l’appoggio dell’Ambasciata degli Stati Uniti”.</p>
<p>La forte eco di questa denuncia ha obbligato il Ministro dell’Agricoltura di Haiti, Joana Ford, a convocare immediatamente una conferenza stampa a Port au Prince e a precisare che la donazione di semi, assolutamente non transgenici, fa parte di una campagna del Ministero dell’Agricoltura per riattivare il settore agricolo in seguito al terremoto del 12 gennaio. Le sue parole non hanno però rassicurato i cittadini e soprattutto gli agricoltori.</p>
<p>Il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste ha  infatti reagito con indignazione. In uno dei passaggi più significativi della lettera aperta che ha presentato al congresso nazionale <span id="more-8470"></span>dei coltivatori haitiani, egli afferma: </p>
<p>«<em>Si tratta di un pericoloso attacco alla piccola agricoltura, ai contadini, alla biodiversità, alle specie autoctone e a tutto ciò che rimane del nostro ambiente. Il regalo della Monsanto non è assolutamente gradito: il nostro Paese rifiuta le colture ogm. Sappiamo bene che coltivazioni di questo tipo possono danneggiare irreversibilimente la nostra agricoltura, l’unica attività che ci rimane</em>».</p>
<p>I semi offerti in regalo, geneticamente modificati o meno, presentano due problemi principali. Innanzitutto i semi di mais sono ibridi, e potranno rivelarsi produttivi e adattati al clima tropicale haitiano solo se saranno trattati con erbicidi, fertilizzanti e prodotti chimici specifici, che sono prodotti dalla stessa Monsanto.</p>
<p>Inoltre, le famiglie contadine non potranno sfruttare i semi generati da quel mais, poiché una delle caratteristiche delle semenze ibride è che solo la prima generazione è adatta alla semina: se volessero continuare a produrre nella prossima semina, dovrebbero comprare nuovi semi dalla Monsanto.</p>
<p>Il secondo problema è che i semi di mais sono trattati con il fungicida <em>XO Maxim</em>, mentre quelli di pomodoro calypso con <em>tiram</em>, un composto chimico altamente tossico che contiene <em>bisdithiocarbamates etilene</em> (EBDC).</p>
<p>Alcuni studi condotti dall’agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (EPA) hanno dimostrato che le coltivazioni trattate con EBDC contaminano l’ambiente ed espongono gli agricoltori a rischi di patologie gravi, tanto che sono obbligati a proteggersi con speciali indumenti: purtroppo, insieme alle sementi, la Monsanto non propone alcun tipo di formazione per gli agricoltori a riguardo, né indumenti protettivi.</p>
<p>Il Mpp, appoggiato da tutti i movimenti sociali haitiani, ha minacciato quindi di bruciare i semi Monsanto qualora dovessero sbarcare a Haiti e ha indetto una manifestazione di protesta contro la multinazionale per il 4 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente: «<em>Accettare la donazione significa contaminare le nostre colture, esporre i nostri contadini al ricatto dell’agrobusiness e, soprattutto, rinunciare alla nostra sovranità alimentare</em>».</p>
<p>La multinazionale Monsanto possiede il 90% degli organismi geneticamente modificati coltivati nel mondo. E&#8217; conosciuta per le sue pressioni nella vendita di semi, specialmente OGM, sia al nord che al sud del pianeta.</p>
<p>Gli accordi che propone sono molto limitanti sulle tecnologie di utilizzo (gli agricoltori sono ad esempio praticamente obbligati ad utilizzare esclusivamente i pesticidi e i fertilizzanti prodotti dall&#8217;azienda stessa) e vengono stipulati con agricoltori che spesso non sono completamente consapevoli di quello che stanno firmando.</p>
<p>E&#8217; dunque facile capire come, dietro ad una maschera di generosità, l&#8217;azienda Monsanto sia spinta, nel caso di Haiti, esclusivamente dall&#8217;interesse economico all&#8217;apertura di nuovi mercati.</p>
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		<title>Campagna e città: è solo un luogo comune che la campagna sia meno energivora?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[campagna]]></category>
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		<category><![CDATA[consumi energetici]]></category>
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		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlando di sostenibilità ambientale, c’è un luogo comune secondo cui vivere nelle città rappresenti un grosso problema (per una serie di fattori tra i quali rumori, inquinamento, etc&#8230;), che dovrebbe indurci a diventare tutti più… campagnoli! Secondo questa idea quindi le città sarebbero “energivore”, e contribuirebbero enormemente all’inquinamento. D&#8217;impatto, infatti, viene da dire che in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/campagna-e-citta-e-solo-un-luogo-comune-che-la-campagna-sia-meno-energivora/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Parlando di sostenibilità ambientale, c’è un luogo comune secondo cui vivere nelle città rappresenti un grosso problema (per una serie di fattori tra i quali rumori, inquinamento, etc&#8230;), che dovrebbe indurci a diventare tutti più… campagnoli! </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8448" title="campagna" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/campagna-150x150.jpg" alt="campagna" width="150" height="150" />Secondo questa idea quindi le città sarebbero “energivore”, e contribuirebbero enormemente all’inquinamento. D&#8217;impatto, infatti, viene da dire che in città ci sono traffico e consumi elevati, e che in campagna ci sono meno inquinamento e immissioni nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Ma è proprio così?</p>
<p>Guido Martinotti, docente di sociologia urbana del SUM di Firenze, in un recente convegno, ha sostenuto che questa visione della città come macchina tremendamente energivora rispetto alla campagna è assolutamente errata, frutto di ideologie, “e le ideologie, si sa, sono sempre sbagliate”.</p>
<p>“Siccome il grosso dell’inquinamento e del consumo energetico delle città è dovuto al traffico automobilistico, una città molto densa ha molto meno traffico automobilistico pro capite, il che vuol dire che in una città molto molto densa si possono sfruttare adeguatamente<span id="more-8180"></span> i mezzi pubblici, mentre se si sta nel Vermont (Stato degli Usa, ritenuto tra i più avanzati per qualità dell’ambiente) per andare a comprare quattro uova si devono fare venti miglia e consumare due galloni di benzina.</p>
<p>E se facciamo un confronto tra Vermont e New York, ci sono differenze di consumi di 7/8 volte, ma a favore di New York, perché in essa si consuma molto meno sia come energia elettrica nelle case (riscaldamento e altro), e sia per l’illuminazione, l’acqua e la benzina per quotidiana mobilità”.</p>
<p>A questo punto ci chiediamo: qual è allora la fonte dell’errore?</p>
<p>“Siccome le città sono molto grandi, se consideriamo un consumo totale è chiaro che Manhattan consuma molto più di un villaggio del Vermont. È evidente. Ma il problema è che i consumi devono essere calcolati pro capite, perché è quello che conta!”</p>
<p>E sempre rimanendo nell’ambito delle città, spesso ci chiediamo quanto possa contare, oltre al lato estetico, il fatto di piantare qua e là degli alberi.</p>
<p>Il prof. Martinotti ritiene non sia questo l’aspetto principale per avere un ambiente vivibile, perché l’idea che l’albero riduca l’inquinamento delle città è falso, e spiega che bisogna piuttosto valorizzare spazi verdi estesi, già esistenti. &#8220;Piuttosto &#8211; conclude -  bisognerebbe preoccuparsi dei grandi parchi urbani, che sono davvero importanti”.</p>
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		<title>Torri solari: impianti ancora poco testati.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 08:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le tecnologie più promettenti e capaci di dimostrare grandi potenzialità abbiamo senz’altro le torri solari, di cui in Italia non esistono ancora veri prototipi, almeno nel settore commerciale (mentre ad esempio in Spagna è in costruzione un impianto da 50MW). Essenzialmente, l’impianto a torri solari serve a produrre energia elettrica a partire dal calore [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/torri-solari-impianti-ancora-poco-testati/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Tra le tecnologie più promettenti e capaci di dimostrare grandi potenzialità abbiamo senz’altro le torri solari, di cui in Italia non esistono ancora veri prototipi, almeno nel settore commerciale (mentre ad esempio in Spagna è in costruzione un impianto da 50MW). </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8443" title="Torre-solare" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Torre-solare-150x150.jpg" alt="Torre-solare" width="150" height="150" />Essenzialmente, l’impianto a torri solari serve a produrre energia elettrica a partire dal calore del sole che viene concentrato su specchi disposti su un’ampia superficie (stiamo parlando di impianti di grosse dimensioni), concentrati in un unico punto, ossia in cima ad una torre di altezza che può arrivare fino a centinaia di metri.</p>
<p>Per convogliare la radiazione solare sulla torre si usano degli specchi “eliostati”, mentre per convertire questo calore ad alta temperatura viene usato un normale ciclo termodinamico a vapore, come in una qualsiasi centrale termoelettrica.</p>
<p>Questi specchi sono poggiati a terra, a formare una specie di ventaglio: ognuno degli specchi si muove autonomamente, ed è in grado di avere una rotazione su due assi.<span id="more-8439"></span></p>
<p>Per avere un impianto che raggiunga i 50MW occorrono almeno 200-300 ettari di superficie, e su questa superficie si avrebbe così un controllo ottimo di ciascuno degli specchi, in modo da assicurargli estrema precisione, anche in condizione di vento e variazione di temperatura.</p>
<p>Il ricevitore posto sulla torre è un oggetto di dimensioni relativamente piccole, quasi trasportabile su un camion, e il flusso termico sul ricevitore è molto intenso. Però, è necessario che non ci siano punti troppo caldi nel ricevitore perché si correrebbe il rischio, vista la presenza di un’apposita caldaia a fiamma, di bruciare dei tubi del ricevitore. Quindi la soluzione migliore è la programmabilità della sua efficienza.</p>
<p>C’è bisogno di una radiazione costante, anche intensa, per avere un ciclo termodinamico ottimale, ma in presenza di nuvole e altri fattori, si possono avere problemi di costi e di efficienza.</p>
<p>La ricerca verso la tecnologia migliore per questi impianti è sempre in atto, visto che le sperimentazioni sono molteplici (seppure non in Italia).</p>
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		<title>L&#8217;UE richiama l&#8217;attenzione di tutti sull&#8217;emergenza idrica.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 10:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l&#8217;acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani. E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l&#8217;acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/lue-richiama-lattenzione-di-tutti-sullemergenza-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l&#8217;acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8398" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua2-150x150.jpg" alt="acqua" width="140" height="140" />E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l&#8217;acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni a suon di musica di sottofondo.</p>
<p>Negli ultimi mesi si sono verificate piogge molto abbondanti, che a tratti hanno fatto sembrare i mesi primaverili come un inverno dai torrenti in piena.</p>
<p>Ma non basta.</p>
<p>La carenza idrica prende piede in zone sempre più estese dell&#8217;Europa, e a dirlo è la stessa Commissione Europea, che ha approntato un apposito dossier, dal quale si deduce che attaverso sforzi considerevoli si può risparmiare sino al 30% del nostro patrimonio idrico: la parola chiave è &#8220;abitudine&#8221;. Abituarsi a star meno sotto la doccia, o, prima<span id="more-8210"></span> ancora, abituarsi a fare una doccia e non un bagno.</p>
<p>Da diversi anni, la Commissione pretende che ogni singolo Stato membro intensifichi i progressi da un punto di vista della gestione idrica, con fini di efficienza ma anche di risparmio. E attraverso una riduzione del consumo idrico dei prodotti connessi al consumo di energia, come  rubinetti, docce e vasche, potrebbe diminuire anche il  fabbisogno di energia necessaria per riscaldare l&#8217;acqua.</p>
<p>Sembra però che gli Stati stiano sottovalutando l&#8217;emergenza idrica e i continui richiami che la Commissione, e in generale l&#8217;Unione Europea, formula con chiarezza, anche nell&#8217;ambito di quei provvedimenti e quelle direttive (che gli Stati devono adeguatamente recepire) che riguardano l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>ITKI, l&#8217;organismo che classifica le antiche pratiche &#8220;salva-ambiente&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 08:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blanche</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Unesco]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; nato l&#8217;Istituto Internazionale per le conoscenze tradizionali (International Traditional Knowledge Institute, ITKI): una Banca dati della Terra, fondata dall&#8217;Unesco, che classifica le antiche pratiche usate dai nostri avi con lo scopo di non dimenticarle e di ricominciare ad usarle per risparmiare energia ed emissioni. Queste tecniche antiche, che sono state classificate in 700 &#8220;grandi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/25/itki-lorganismo-che-classifica-le-antiche-pratiche-salva-ambiente/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; nato l&#8217;Istituto Internazionale per le conoscenze tradizionali (International Traditional Knowledge Institute, ITKI): una Banca dati della Terra, fondata dall&#8217;Unesco, che classifica le antiche pratiche usate dai nostri avi con lo scopo di non dimenticarle e di ricominciare ad usarle per risparmiare energia ed emissioni. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8189" title="unesco_logo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/unesco_logo1-150x145.jpg" alt="unesco_logo" width="150" height="145" />Queste tecniche antiche, che sono state classificate in 700 &#8220;grandi famiglie&#8221; per tema e mestiere, ci insegnano che basta poco per ottenere significanti risultati nel risparmio dell&#8217;energia e che non ci sono bisogno di tecnologia d&#8217;avanguardia ma piuttosto uno semplice sguardo al passato e alle tecniche &#8220;green&#8221; usate dai nostri avi.</p>
<p>Ad esempio coltivare le zone aride utilizzando reti di gallerie orizzontali per l&#8217;irrigazione, come si faceva in Cina o nel Sahara o nella Puglia di 6000 anni fa, farebbe in modo di evitare lo spreco di 300 metri cubi di acqua per ettaro al giorno e di tagliare anche 13 tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno sullo stesso ettaro di campo!</p>
<p>Oppure il fatto di vivere in una casa ristrutturata con le malte tradizionali invece che con il cemento avrebbe come conseguenza il dimezzamento delle emissioni di gas<span id="more-8011"></span> serra e la bolletta elettrica degli appartamenti moderni. L&#8217;edificio diverrebbe coibentato e l&#8217;isolamento varrebbe almeno 5°C sia d&#8217;inverno che d&#8217;estate; un risparmio di oltre 2 tonnellate di anidride carbonica per ogni casa&#8230;</p>
<p>L&#8217;idea delle Banca dati della Terra, che metterà a disposizione di governi, amministrazioni pubbliche e cittadini 700 grandi famiglie di tecniche &#8220;salva-ambiente&#8221; sopravvissute allo scorrere del tempo, viene dall&#8217;Unesco ma il progetto riunisce tante altre realtà come la provincia di Firenze, la società Ipogea, il sindaco di Bagno a Ripoli (dove sorgerà il Centro Internazionale) e di una una folta delegazione di sindaci e amministratori dell&#8217;area e tanti altri.</p>
<p>Come spiega spiega Pietro Laureano, uno dei consulenti dell&#8217;Unesco, <em>&#8220;si tratta di un patrimonio immateriale trasmesso di generazione in generazione di saperi del passato di grande utilità nel presente, riadattabili ai tempi moderni attraverso un uso innovativo del sapere&#8221;</em>.</p>
<p>Grazie alla Banca della Terra, il grande archivio di milioni di saperi antichi ma attuali sta per essere di nuovo aperto e custodito con cura.</p>
<p>Tanti strumenti antichi in pericolo perché spesso, purtroppo, governi, cittadini e amministrazioni locali  dimenticano la loro esistenza, ignorando che possono fare risparmiare energia e ridurre le emisisoni nocive.</p>
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		<title>L&#8217;azienda Rem testa un &#8220;sistema agrovoltaico&#8221; a Piacenza.</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 10:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’azienda veneta Rem si occupa di energia rinnovabile, da sperimentare attraverso test e soluzioni sempre diverse e innovative. Ad esempio, questa azienda si occupa della integrazione tra pannelli fotovoltaici e agricoltura. Ha senso che campi fotovoltaici nascano dove una volta crescevano mais, grano o pomodori? Ci sono posizioni divergenti a questo proposito; tuttavia, forse c’è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/21/lazienda-rem-testa-un-sistema-agrovoltaico-a-piacenza/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’azienda veneta Rem si occupa di energia rinnovabile, da sperimentare attraverso test e soluzioni sempre diverse e innovative. Ad esempio, questa azienda si occupa della integrazione tra pannelli fotovoltaici e agricoltura.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8164" title="Sole-e-pane" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Sole-e-pane-150x150.jpg" alt="Sole-e-pane" width="150" height="150" />Ha senso che campi fotovoltaici nascano dove una volta crescevano mais, grano o pomodori? Ci sono posizioni divergenti a questo proposito; tuttavia, forse c’è un modo piuttosto ovvio di risolvere il problema.</p>
<p>La risposta sta nella convivenza delle due culture, alimentare ed energetica. Un esperimento teso a dimostrare tale convivenza sta partendo a Piacenza, dove Rem (che nello specifico si occupa del “fotovoltaico integrato”) ci sta provando.</p>
<p>Il progetto di Rem prevede pannelli fotovoltaici verticali sospesi a 5 metri di altezza sotto i quali è possibile coltivare il terreno. Energia elettrica dal sole, compatibile con l’attività agricola. O meglio, un’agricoltura che produce energia, senza rinunciare a produrre pane.</p>
<p>Si parla anche di “agrovoltaico” ed i pannelli, anziché essere messi sul campo in modo poco ordinato, vengono inseriti in un set di impianto verticale 12x12m, con un’altezza<span id="more-8095"></span> di circa 5m.</p>
<p>Il progetto di Rem si chiama &#8220;Pane &amp; Energia&#8221; e mira alla produzione di energia solare rinnovabile in contemporanea alla coltivazione di mais, frumento, soia o barbabietole; questo sistema permette di produrre energia dal sole senza compromettere l’uso dei terreni agricoli, come invece avviene con i pannelli orizzontali a pianoterra.</p>
<p>Un’idea che si fonda su un concetto semplice, ma originale: campi fotovoltaici estesi ma senza sottrarre terreno all’agricoltura.</p>
<p>La particolarità è che i pannelli “seguono” ogni movimento solare, attraverso un particolare sistema di movimento dell’impianto fotovoltaico globale; i pannelli si trovano tutti su una “strisciata”, e tutte le strisciate sono parallele tra loro, appoggiate su dei tubi in orizzontale che vanno a loro volta ad appoggiarsi da un palo all’altro.</p>
<p>Questi pali sorreggono i pannelli, che possono seguire la luce del sole da mattina a sera, e anche da un punto di vista degli spazi, è conveniente; soprattutto gli spazi tra pannello e pannello possono essere tranquillamente coltivati (salvo accorgimenti, ritenuti da molti rilevanti, sul sistema di irrigazione da adottare, visto che i pannelli andrebbero preservati).</p>
<p>Ruotano su due assi seguendo il sole per ottimizzare i risultati. Si stima che possano raggiungere le 1150 ore all’anno di produzione.</p>
<p>L’azienda Rem è stata anche in grado di progettare e testare positivamente le “tegole fotovoltaiche”, che risolvono il problema estetico dei vecchi modelli di pannelli solari, permettendo una produzione di energia che non crea fastidiosi ingombri.</p>
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		<title>A Roma verranno usate le prime Smart Electric Drive.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/21/a-roma-in-uso-le-prime-smart-electric-drive/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 09:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I politici dovrebbero dare il buon esempio ed il sindaco di Roma, Alemanno, ci prova concretamente, con la Smart Electric Drive. &#8220;L&#8217;ambizione di Roma è essere Capitale dell&#8217;impatto zero&#8221; ha affermato Alemanno. E l&#8217;obiettivo è difficile da raggiungere, visto che Roma, ad oggi, è la città italiana più motorizzata e ne paga le conseguenze sia in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/21/a-roma-in-uso-le-prime-smart-electric-drive/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I politici dovrebbero dare il buon esempio ed il sindaco di Roma, Alemanno, ci prova concretamente, con la Smart Electric Drive.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8143" title="smart-electric-drive" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/smart-electric-drive.jpg" alt="smart-electric-drive" width="150" height="150" />&#8220;L&#8217;ambizione di Roma è essere Capitale dell&#8217;impatto zero&#8221; ha affermato Alemanno. </p>
<p>E l&#8217;obiettivo è difficile da raggiungere, visto che Roma, ad oggi, è la città italiana più motorizzata e ne paga le conseguenze sia in termini di emissioni di CO2 e PM10 e in termini di traffico e carenza cronica di parcheggi.</p>
<p>Tutto parte dal progetto di mobilità sostenibile stipulato Smart ed Enel, definito il primo e il più importante progetto congiunto a livello mondiale per lo sviluppo della mobilità elettrica. </p>
<p><em>Roma</em> diviene la prima città di questa sperimentazione, e poi a seguire <em>Pisa</em> e<em> Milano </em>con, complessivamente, cento vetture elettriche.</p>
<p>L&#8217;importanza di Roma in questi test si deve al protocollo d&#8217;intesa stipulato, appunto, dal Comune di Roma con Enel, con l&#8217;obiettivo di installare, a partire dai prossimi<span id="more-7765"></span> mesi, 150 punti di ricarica dislocati soprattutto nel centro storico e nel quartiere Parioli, di cui circa 100 a disposizione di tutti i cittadini in luoghi pubblici e 50 a uso privato.</p>
<p>Nella Capitale saranno il sindaco e altri 34 romani ad utilizzare le “Smart elettric drive”.</p>
<p>Sono state 2.100 le richieste di cittadini ed Enti per avere le nuove auto, ma solo 34, tra i quali personaggi della cultura, dello spettacolo, ma anche aziende, le avranno in noleggio.</p>
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