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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Sviluppo sostenibile</title>
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		<title>La mobilità sostenibile come concetto universale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concetto di mobilità si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: si è partiti con le auto meno inquinanti, euro 4, euro 5, fino a stabilire zone a traffico limitato, e a rivisitare nel complesso il movimento di persone e merci in modalità privata e pubblica. La ricerca di nuove modalità di mobilità sostenibile è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il concetto di mobilità si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: si è partiti con le auto meno inquinanti, euro 4, euro 5, fino a stabilire zone a traffico limitato, e a rivisitare nel complesso il movimento di persone e merci in modalità privata e pubblica. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobilita-sostenibile.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9417" title="mobilita-sostenibile" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobilita-sostenibile.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La ricerca di nuove modalità di mobilità sostenibile è incessante, e le città di ogni parte approdano, in tempi estremamente variabili, a questa consapevolezza.</p>
<p>I cittadini oggi sanno valorizzare di più il nesso mobilità-ambiente, e così, anche attraverso organizzazioni, esercitano pressioni sulle istituzioni affinché adottino misure adeguate.</p>
<p>A Milano, ad esempio, una delle misure che ha fatto molto discutere è l’Ecopass; è una misura di disincentivo, consistente in un pedaggio che alcune auto devono pagare per poter accedere al centro di Milano.</p>
<p>Ma si sono evoluti i criteri considerati, e la mobilità viene valorizzata anche in Paesi in Via di Sviluppo o, comunque, non particolarmente sviluppati come i nostri.</p>
<p>La città brasiliana di Curitiba è riuscita a pedonalizzare il centro in un solo weekend: questa scelta fu dapprima molto criticata, specialmente dai commercianti e da altre<span id="more-9410"></span> categorie, che temevano una contrazione delle loro attività in corrispondenza ai limiti mobili, ma la scelta si è rivelata vincente, perché ne hanno tratto ampio guadagno; oggi Curitiba viene definita la capitale ecologica del Brasile.</p>
<p>Da menzionare anche la città colombiana di Bogotà che, consapevole dell’eccessivo costo della costruzione di una metropolitana, ha preferito costruire il “Trans Millenium”: autobus che vanno alla stessa velocità delle metro e in corsie riservate.</p>
<p>Anche città europee come Berlino, Amsterdam, Amburgo, hanno qualcosa per cui essere apprezzate, così come l&#8217;Italia, che è costantemente al lavoro, attraverso istituti specializzati e centri di ricerca (come lo IEFE-Università Bocconi di Milano), per individuare forme sempre nuove di mobilità sostenibile.</p>


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		<title>Enel inaugura la &#8220;centrale solare di Archimede&#8221; a Priolo.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 09:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Enel inaugura a Priolo la prima centrale solare a concentrazione: il progetto si avvale di un’intuizione dello scienziato vissuto 23 secoli fa, attualizzata da Carlo Rubbia. L’impianto rimarrà in funzione anche di notte o con le nuvole. L&#8217;idea è semplice e antica. Il progetto Archimede prende il nome dal grande scienziato siracusano che 2000 anni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Enel inaugura a Priolo la prima centrale solare a concentrazione: il progetto si avvale di un’intuizione dello scienziato vissuto 23 secoli fa, attualizzata da Carlo Rubbia. L’impianto rimarrà in funzione anche di notte o con le nuvole. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Solare-di-Archimede.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9383" title="Solare-di-Archimede" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Solare-di-Archimede.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;idea è semplice e antica. Il progetto Archimede prende il nome dal grande scienziato siracusano che 2000 anni fa sconfisse i nemici della sua città grazie ad una sua idea.</p>
<p>Il sistema utilizzato per &#8220;catturare&#8221; i raggi del sole ricorda gli &#8220;specchi ustori&#8221; che Archimede usò come armi incendiarie contro le navi romane che assediavano Siracusa durante la seconda guerra punica nel 212 a.C.</p>
<p>Solo che, invece di utilizzarli come armi incendiarie come fece Archimede, gli scienziati del terzo millennio li utilizzeranno per produrre energia elettrica. Non a caso, dunque, alla centrale solare termodinamica è stato dato proprio il nome dell’inventore greco.</p>
<p>La sperimentazione della moderna centrale solare termodinamica dell&#8217;Enel è in corso in Sicilia, in località Priolo Gargallo (Siracusa), nelle stesse terre in cui visse Archimede.<span id="more-9376"></span></p>
<p>Negli anni &#8217;90 l&#8217;Enea ha rielaborato un vecchio progetto di sistema solare a concentrazione (o termodinamico), sviluppato già negli anni &#8217;80, ma adattandolo alle tecnologie moderne: il &#8220;progetto Archimede&#8221;. </p>
<p>Questo prevede la costruzione di un sistema di specchi in grado di concentrare i raggi solari verso una caldaia e produrre pertanto vapore ad alta pressione (mediante il calore generato dalla concentrazione).</p>
<p>La centrale ha una potenza di circa 20 MW. Il prototipo è operativo dal 2007. Al sistema del &#8220;Solare di Archimede&#8221; stanno dando un grande apporto intellettuale e scientifico i ricercatori dell&#8217;Enea. </p>
<p>Tra tutti, vogliamo ricordare in particolar modo lo scienziato Carlo Rubbia (ex presidente ENEA e premio Nobel per la fisica), secondo cui i costi di produzione del solare a concentrazione potranno essere ben presto simili a quelli dei combustibili fossili.</p>
<p>Vediamo come funziona la centrale solare di Archimede: il sole è una sorgente di calore ed energia naturale e, concentrando i suoi raggi solari mediante appositi specchi verso un unico punto, la densità di energia calorica aumenta di 100-200 volte rispetto ad una situazione normale. L&#8217;energia termica prodotta si trasforma quindi in energia cinetica mediante normali turbine mosse dal vapore; ed infine in energia elettrica, mediante gli stessi principi di una centrale elettrica tradizionale.</p>
<p>L&#8217;energia termica è raccolta in speciali recipienti che permetteranno di utilizzare il calore anche in un momento diverso da quello in cui lo si raccoglie. In tal modo, la produzione di energia elettrica potrà avvenire a ciclo continuo anche nelle ore notturne o in assenza del sole. Seppure a minore regime rispetto alle ore centrali della giornata.</p>
<p>Grandi impianti solari termodinamici (detti anche a concentrazione o Csp) sono già in funzione con successo in particolare in Spagna e Stati Uniti, ma l’invenzione sviluppata dal fisico italiano Rubbia durante la sua presidenza dell’Enea ha dato una marcia in più a questo tipo di fonte rinnovabile.</p>
<p>Rispetto al metodo “tradizionale”, che usa lunghe file di specchi a parabola per concentrare il calore del sole su un tubo dove scorre olio, la centrale Enel utilizza degli speciali sali fusi realizzati dall’azienda umbra Angelantoni 1 (con la partecipazione societaria della tedesca Siemens), su brevetto Enea. I sali fluidi sono composti da una miscela di nitrati di sodio e potassio, che hanno la proprietà di accumulare il calore per tempi prolungati.</p>
<p>Questi sali, rispetto all’olio usato per creare vapore in grado di alimentare normali turbine per la produzione di elettricità, raggiungono infatti temperature molto più elevate (550 gradi anziché 400), permettendo all’impianto di restare in funzione quasi a ciclo continuo, senza doversi fermare nelle ore notturne o in caso di nuvole.</p>
<p>Dunque si tratta della prima centrale al mondo ad usare i sali fusi come fluido termovettore ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Infatti la centrale di Archimede non è come si dice in gergo “stand alone”, ma è stata affiancata a un impianto tradizionale che aiuta a far girare le stesse turbine alimentate a gas.</p>
<p><em>“E’ un impianto unico nel suo genere che aumenta l’efficienza energetica di circa il 20-25% e consente di avere la disponibilità dell’energia accumulata anche di notte o in condizione di cielo coperto”</em>, ha sottolineato l’ingegner Livio Vido, direttore di ingegneria e innovazione di Enel.</p>
<p><em>“E’ la punta di diamante di un processo e di un progresso continuo nelle energie rinnovabili da parte dell’Enel”</em>, ha aggiunto il direttore generale dell’azienda Fulvio Conti all’inaugurazione. <em>“E’ un prototipo – ha precisato – costato 60 milioni di euro capace di generare un meccanismo industriale ridotto di costi se realizzato in larga scala in tante parti del mondo”.</em></p>
<p>Un impianto, definito dallo stesso Conti <em>&#8220;una fattoria del sole&#8221;</em>, che è il primo al mondo a usare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato a gas per la produzione di energia elettrica.</p>
<p>Tutto ciò è importante anche in vista del grande progetto Desertech avviato da un cartello di grandi imprese europee (tedesche in primo luogo) per realizzare decine di impianti di questo tipo nell’Africa settentrionale e sahariana. Recentemente l’Anest (Associazione nazionale energia solare termodinamica) ha inoltre sottolineato come esistano in Italia le potenzialità per realizzare entro i prossimi dieci anni centrali per 3-5000 MW, creando oltre 30 mila posti di lavoro.</p>
<p>Guarda il video sul Progetto Archimede:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/H4z1HYX0fY8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/H4z1HYX0fY8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>


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		<title>Green Post: Poste Italiane è promotrice di un progetto su scala europea.</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell’analisi dell’inquinamento ambientale delle città italiane è importante concentrarsi su diversi aspetti, che comprendono anche il trasporto delle merci (buste, pacchi, prodotti), la mobilità delle persone (mezzi pubblici) e la sicurezza.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Progetto-Green-Post.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9305" title="Progetto-Green-Post" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Progetto-Green-Post.jpg" alt="" width="160" height="140" /></a> Per quanto riguarda le merci, Poste Italiane sta pensando di utilizzare, specialmente nei centri storici, solo mezzi elettrici per lo smistamento dei diversi materiali (buste, plichi, e quant’altro) e tutti gli operatori europei hanno espresso un’ampia convergenza al riguardo.</p>
<p>Si tratta del progetto <em>Green Post</em>: questo progetto ha chiuso la sua presentazione con un evento che si è tenuto pochi giorni fa a Bruxelles.</p>
<p>E&#8217; un progetto che Poste Italiane ha sviluppato con altri 8 partners europei beneficiari del contributo europeo (Poste belghe, bulgare, ungheresi) e con la collaborazione di Legambiente, dell&#8217;Università di Perugia, di PostEurop<span id="more-9196"></span> (associazione europea degli operatori postali pubblici), e di Ducati Energia; il tutto con l&#8217;adesione dell&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;energia.</p>
<p>Il progetto prevede l’uso di un quadriciclo elettrico o ibrido, che offre prestazioni variabili a seconda della tipologia: autonomia di 50 km per il veicolo elettrico, autonomia di 300 km per il veicolo ibrido, e l’uso di questo mezzo sarà strettamente correlato alle esigenze organizzative del territorio.</p>
<p>Stiamo parlando di circa 43 mila veicoli in mano alle Poste italiane, di cui 27 mila sono motocicli: insomma, se pensiamo che migliaia di mezzi si muovono a impatto zero invece di inquinare, capiamo bene l’importanza del progetto.</p>
<p>In più, Poste italiane sta rivedendo la conformazione delle proprie zone di recapito, orientandosi verso un maggior numero di zone a piedi, e puntando a incrementare l’uso dei mezzi elettrici (che nei prossimi tempi toccheranno addirittura numeri a tre cifre).</p>
<p>Improvvisi problemi di ricarica della batteria per ora non ve ne sono, perché si ritiene che un’unica ricarica riesca a coprire l’intera zona di recapito. Insomma, meno CO2 e più aria pulita.</p>


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		<title>Nichi Vendola: No a trivelle per il petrolio in Puglia!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:52:54 +0000</pubDate>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9258" title="piattaforme petrolifere" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In Italia le attenzioni delle grandi aziende petrolifere sono rivolte alla Puglia. </p>
<p>A Monopoli (a sud di Bari) si sta tentando di installare trivelle per il greggio; così come si è rischiato accadesse anche per le Isole Tremiti, un paradiso terrestre ricco di turisti e caro a Lucio Dalla. </p>
<p>Altre compagnie, come una società di Houston, vogliono perfino spingersi nell&#8217;entroterra pugliese, nella Murgia, che è anche sede di un favoloso parco nazionale.</p>
<p>Questa colonizzazione avvalora l&#8217;opinione pubblica crescente della popolazione del Sud Italia che si considera la &#8220;pattumiera&#8221; del Paese. Giuseppe<span id="more-9216"></span> Deleonibus, ingegnere ambientale e portavoce del comitato <em>&#8220;No petrolio, Sì energie rinnovabili&#8221;</em>, dice: &#8220;è una vera e propria colonizzazione&#8221;, cominciata da quando il ministero dell&#8217;Ambiente ha dato il via libera per le ricerche in Puglia. </p>
<p>Le autorità delle regioni si ribellano, la gente protesta in piazza, e il Presidente della regione, Nichi Vendola, ha imposto il suo Stop alla &#8220;marcia nera&#8221;.</p>
<p>Le coste della Puglia sono per la maggior parte premiate da diverse Bandiere Blu e, come dice il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella: &#8220;è assurdo non capire la forza e la vitalità di questo territorio&#8221;.</p>
<p>Il no emerge ovunque. Alcuni biologi esprimono il rischio per la fauna marina e gli esperti come Maria Rita D&#8217;Orsogna, ricercatrice italoamericana, spiegano che gli effetti dell&#8217; idrogeno solforato sprigionato dalle trivellazioni può provocare disturbi neurologici e respiratori.</p>
<p>Gli abitanti di Monopoli sono increduli: &#8220;ma come, c&#8217;è del petrolio sotto il nostro mare?&#8221;. Oltre al mondo politico della regione, anche quello dello spettacolo insorge: da Al Bano a Lucio Dalla.</p>
<p>La protesta di Nichi Vendola, insieme a quella del Comitato VIA (Valutazione Impatto Ambientale), ha ottenuto lo stop nelle costruzioni. Tuttavia c&#8217;è chi pensa che il &#8220;vero stop&#8221; sia stato un evento fortuito, una coincidenza dovuta all&#8217;incidente della piattaforma petrolifera al largo della Lousiana, che ha creato danni irreparabili all&#8217;Oceano e agli USA.</p>


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		<title>Il velivolo Solar Impulse in volo per 24 ore: il successo dell&#8217;energia solare.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sogno è diventato realtà: l’uomo, con il suo ingegno messo a servizio dell’ambiente, ha prevalso sullo scetticismo, realizzando il primo aereo alimentato ad energia solare. Il pilota André Borschberg e il mezzo “Solar Impulse HB-SIA” sono tornati dal cielo notturno, con quell’aria festante di chi prova a tutto il mondo che volare non significa per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il sogno è diventato realtà: l’uomo, con il suo ingegno messo a servizio dell’ambiente, ha prevalso sullo scetticismo, realizzando il primo aereo alimentato ad energia solare.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solar-impulse.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9229" title="solar-impulse" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solar-impulse.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il pilota André Borschberg e il mezzo “Solar Impulse HB-SIA” sono tornati dal cielo notturno, con quell’aria festante di chi prova a tutto il mondo che volare non significa per forza inquinare. E così, ora, media e cittadini restano affascinati da questo successo.</p>
<p>Questo nuovo velivolo è un ultraleggero che non necessita di combustibile perché è alimentato ad energia solare.</p>
<p>Il primo test di volo era stato effettuato nel dicembre dello scorso anno, ma su un breve tratto di 300 metri e a bassa altezza (a meno di 1 metro dal terreno).</p>
<p>Poi un altro test nell’aprile di quest’anno, per circa un’ora e mezzo, a 1200 metri di altitudine. Ma ora la svolta più grande.</p>
<p>La mattina del 7 luglio l’aereo è decollato alle ore 7 circa, dall’aerodromo di Payerne (Svizzera), e si è mantenuto in volo per tutta la notte, in virtù dell’ingente<span id="more-9200"></span> quantitativo di energia accumulato durante il giorno. La velocità media è stata di 23,2 nodi (43 km/h), toccando a volte i 68 nodi (126 km/h).</p>
<p>Ed è atterrato la mattina successiva nello stesso aerodromo. E&#8217; stato in grado di mantenersi in volo per un arco di tempo di 24 ore, e necessita di soli 90 metri per decollare, sfruttando 12mila celle fotovoltaiche (poste sulle ali), che alimentano quattro motori elettrici da 10 cavalli ciascuno.</p>
<p>Gli artefici del progetto hanno così coronato un sogno durato anni: anni di sperimentazioni, prove, ostacoli; i media, con le loro domande e i loro dubbi, hanno contribuito a focalizzare l’attenzione del mondo verso questi test.</p>
<p>Bertand Piccard e André Borschberg sono tra i principali artefici del Solar Impulse, e il loro obiettivo dichiarato è compiere un giro del mondo entro il 2013, attraverso cinque tappe.</p>
<p>Guarda il video del volo di Solar Impulse:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-HIa4XwV4WE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/-HIa4XwV4WE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>


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		<title>Colin Beavan pubblica &#8220;Un anno a impatto zero&#8221;.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/colin-beavan-pubblica-un-anno-a-impatto-zero/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
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		<description><![CDATA[Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2. Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9026" title="impatto-zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto-zero.jpg" alt="impatto-zero" width="150" height="150" />Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.</p>
<p>Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché <em>“l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”</em>.</p>
<p>Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.</p>
<p>A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso<span id="more-8982"></span> a utilizzare una serie di mezzi di cui non abbiamo realmente bisogno.</p>
<p>Però dovremmo capire che ci sono delle cose di cui si può fare a meno, e delle altre invece che vanno utilizzate fino a un certo livello, corrispondente all’idea di sostenibilità ambientale. Ecco, la lavatrice sembra rientrare tra quei mezzi il cui uso è diventato ormai inevitabile e necessario.</p>
<p>La figlia di Beavan aveva 2 anni quando è stato fatto l’esperimento: su di lei, i genitori hanno iniziato ad usare il pannolino non usa e getta, bensì in tessuto. Dopo un po’ di tempo, la bambina si era così abituata a quello in tessuto, da rifiutare il ritorno all’usa e getta. Abitudine, si tratta di abitudine.</p>
<p>Ma lo scrittore dice la sua anche sul problema del carbone e l’uso delle energie rinnovabili: <em>“Dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Dobbiamo smetterla di usare il carbone. Che non durerà per sempre. </em></p>
<p><em>Per far questo, bisogna aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Una soluzione sarebbe tassare gli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo.</em></p>
<p><em>Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, in modo che il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Da qui bisogna partire.”</em></p>


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		<title>Autorizzazione unica per le rinnovabili: norme più semplici, ma in assenza di linee guida regionali.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:25:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Autorizzazione unica è stata introdotta nel 2003 ed è stata concepita per semplificare l’iter autorizzativo degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. In seguito alla legge di introduzione dell’autorizzazione, sarebbe stato necessario introdurre le linee guida che però non sono mai arrivate, col risultato di condurre a un certo caos normativo. Queste [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Autorizzazione unica è stata introdotta nel 2003 ed è stata concepita per semplificare l’iter autorizzativo degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8963" title="energie-rinnovabili" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/energie-rinnovabili.gif" alt="energie-rinnovabili" width="150" height="150" />In seguito alla legge di introduzione dell’autorizzazione, sarebbe stato necessario introdurre le linee guida che però non sono mai arrivate, col risultato di condurre a un certo caos normativo.</p>
<p>Queste linee guida avrebbero in particolar modo chiarito le corrette modalità di inserimento di questi impianti su tutto il territorio.</p>
<p>Certo, la loro assenza non era un ostacolo invalicabile, ma le Regioni, invocando pretestuosamente questa falla, ne hanno approfittato per dotarsi di normative che in effetti contrastano con le norme di livello europeo e nazionale (ad esempio massima diffusione delle rinnovabili e semplificazione dei procedimenti), contravvenendo in particolar modo ai “tetti” concernenti la potenza degli impianti, ai “tetti” del numero di impianti possibili, ma anche alle aree considerate vietate da usare per sviluppare questi impianti.</p>
<p>Le linee guida insomma avevano la funzione di chiarire le modalità, i limiti,<span id="more-8903"></span> i territori utilizzabili, i permessi e i termini da rispettare.</p>
<p>Ma vi sono già alcune sentenze della Corte Costituzionale che in qualche modo rimediano alla lacuna normativa, ostacolando la inconsulta libertà di cui in tal senso le Regioni si sono avvalse.</p>
<p>Ad esempio, la sentenza n.166/2009 che ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle linee guida della Basilicata, la 282/2009 contro la legge regionale del Molise; la 119/2010 contro legge regionale pugliese.</p>
<p>Una lacuna normativa non significa insomma che ognuno può far ciò che vuole, ma che occorre una valutazione concreta: ad esempio se una determinata area è vincolata ai sensi del codice dei beni culturali, non deve né essere autorizzata tout court, né essere vietata a priori.</p>
<p>Occorre che l’ente preposto alla tutela dell&#8217;area vincolata faccia una comparazione in concreto delle esigenze di tutela dell’area rispetto all’esigenza di produzione di energia rinnovabile, specificando altresì che questi impianti sono opere di pubblica utilità.</p>


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		<title>Le &#8220;ecobugie&#8221; dei prodotti sul mercato e il &#8220;greenwashing&#8221; delle aziende.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il greenwashing (letteralmente “lavaggio verde”) è la strategia di comunicazione delle aziende che fanno delle ecobugie il proprio cavallo di battaglia, per &#8220;lavare&#8221; la propria immagine e renderla virtuosa agli occhi dei consumatori. Essere amici dell’ambiente fa tendenza, specialmente per le imprese, che puntano così a dare un’immagine positiva di sé tentando di vendere di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il greenwashing (letteralmente “lavaggio verde”) è la strategia di comunicazione delle aziende che fanno delle ecobugie il proprio cavallo di battaglia, per &#8220;lavare&#8221; la propria immagine e renderla virtuosa agli occhi dei consumatori.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8947" title="greenwashing-ecobugie" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing-ecobugie.jpg" alt="greenwashing-ecobugie" width="150" height="150&quot;" />Essere amici dell’ambiente fa tendenza, specialmente per le imprese, che puntano così a dare un’immagine positiva di sé tentando di vendere di più.</p>
<p>Negli Stati Uniti, 4 consumatori su 10 scelgono prodotti sulla base di parametri “eco”, e la tendenza massiccia a questo “gioco dell’immagine pulita” ha spinto molti a chiedere l’intervento della Federal Trade Commission, che già se ne sta occupando.</p>
<p>Ma in Norvegia si è optato per un intervento davvero drastico: bandire da ogni pubblicità di automobili il riferimento all’ambiente, dato che tutte inquinano.</p>
<p>Il consumatore rischia così di non saper più distinguere chi è davvero “green” da chi non lo è. Infatti, la società di marketing ambientale <a title="TerraChoice" rel="nofollow" href="http://www.terrachoice.com/" target="_blank">TerraChoice</a> ha analizzato oltre mille<span id="more-8907"></span> prodotti, scoprendo che in 98 casi su 100 le “eco-pretese” erano false!</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-8950" title="greenwashing" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing.jpg" alt="greenwashing" width="160" height="140" />Abbiamo quindi delle regole da conoscere, per saper distinguere il prodotto sostenibile dal prodotto falsamente verde. Ad esempio: un prodotto può esaltare una certa caratteristica ecologica per nasconderne un’altra antiecologica più pesante; oppure viene citata la positività di un test effettuato sul prodotto, ma senza citarne la fonte (trattandosi così di assenza di prove e attendibilità).</p>
<p>Insomma, ecologia e marketing non possono proprio convivere? C’è chi afferma che appena di un prodotto si parla di ecosostenibilità, è sempre bene pensar male! Le imprese devono rendere il concetto di ecologia NON la marchetta per una maggiore vendita, ma un caposaldo della società di oggi.</p>


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		<title>Proposta shock della Prestigiacomo: turismo d&#8217;élite nell&#8217;isola di Montecristo.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 08:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo ha proposto di trasformare l&#8217;isola di Montecristo in una meta turistica esclusiva per ricchi. Ciò ha suscitato forti critiche da parte degli assessori regionali della Toscana, da Legambiente e dal presidente del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano, Mario Tozzi. L&#8217;Isola di Montecristo costituisce una Riserva Naturale Statale Integrale e fa parte del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo ha proposto di trasformare l&#8217;isola di Montecristo in una meta turistica esclusiva per ricchi. Ciò ha suscitato forti critiche da parte degli assessori regionali della Toscana, da Legambiente e dal presidente del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano, Mario Tozzi.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8915" title="Isola-di-Montecristo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Isola-di-Montecristo.jpg" alt="Isola-di-Montecristo" width="150" height="150" /> L&#8217;Isola di Montecristo costituisce una Riserva Naturale Statale Integrale e fa parte del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano. </p>
<p>Selvaggia e disabitata, coperta di macchia mediterranea, è un importante luogo di rifugio e di riposo per gli uccelli migratori. Inoltre, qui viene a riprodursi la rarissima foca monaca.</p>
<p>Le zone tutelate sono tutta la superficie emersa e l&#8217;ambiente marino fino a 1 km dalla costa. L’isola è disabitata e presidiata tutto l’anno da un guardiano e da personale del Corpo Forestale dello Stato ed attualmente è possibile richiedere una autorizzazione all’escursione guidata dal 1° aprile al 15 luglio e dal 31 agosto al 31 ottobre per un massimo di 1000 visitatori l’anno di cui 600 studenti e 400 adulti.</p>
<p>All&#8217;Isola di Montecristo la biodiversità è protetta in modo esemplare, ma la proposta è di ridurne notevolmente il livello di tutela e, in più, operare una sorta di trasformazione del sito in una meta turistica d&#8217;elite, permettendo l&#8217;ormeggio a soli 50 metri dalla costa a<span id="more-8851"></span> lussuose barche per la &#8220;modica&#8221; cifra di 5.000-6.000 euro al giorno.</p>
<p>La proposta viene, curiosamente, dal nostro ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo. Il ministro, mentre da un lato pensa al taglio di finanziamenti pubblici ai parchi (è previsto infatti un taglio netto del 50%), dall&#8217;altro propone i parchi &#8220;a pagamento&#8221; per i ricchi per auto-finanziarsi.</p>
<p>La Prestigiacomo, in una intervista in tv, ha infatti sottolineato come la piccola isola dell&#8217;arcipelago toscano potrebbe un giorno trasformarsi in una località privilegiata per il turismo di lusso: &#8220;<em>L&#8217;isola di Montecristo è una riserva che si potrebbe vendere turisticamente e inserire in un circuito assolutamente d&#8217;elite, da cui potrebbe arrivare più di un milione di euro l&#8217;anno&#8221;.</em> Ha proseguito dicendo: &#8220;<em>Non abbiamo tante risorse pubbliche e dovremmo guardare ai parchi come a un volano per lo sviluppo e la crescita economica</em>&#8220;.</p>
<p>Mario Tozzi, presidente del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano, ha immediatamente replicato: &#8220;E&#8217; <em>un&#8217;ipotesi impraticabile. Attualmente sono circa un migliaio le persone che ogni anno arrivano in maniera organizzata sull&#8217;isola: superare questa capacità di carico antropico, a prescindere dalle nostre convinzioni, farebbe perdere all&#8217;isola di Montecristo il suo status di riserva integrale della biosfera europea, e quindi la sua specificità e la sua ricchezza</em>&#8220;.</p>
<p>E ha aggiunto: “<em>Sarebbe già diverso imporre un piccolo ticket per i visitatori, come si fa per i musei. Per Montecristo non lo abbiamo mai proposto, ma a Pianosa, che ha circa 250 visitatori al giorno, già lo si fa</em>&#8220;.</p>
<p>Il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri, come Tozzi, si è dichiarato favorevole al &#8220;ticket accessibile a tutti”, ma ha criticato l&#8217;idea di ricavare di un milione di euro dalle tasche dei vip. “<em>Dato che non si può aumentare il numero dei visitatori, rischiamo di far tornare Montecristo al tempo che fu. Un&#8217;isola per vip, pochi privilegiati che allora riuscivano a ottenere i permessi di visita, mascherandoli come permessi per ricerca scientifica</em>&#8220;.</p>
<p>Anche in giunta regionale le critiche sono state forti. Gli assessori regionali della Toscana all&#8217;ambiente, Anna Rita Bramerini, e al turismo, Cristina Scaletti, hanno oggi affermato: &#8221;<em>Ci pare una proposta viziata da una concezione mercantile dell&#8217;ambiente e del turismo, ancora più stonata perché formulata da chi l&#8217;ambiente è invece chiamato a tutelarlo. E&#8217; una visione che non appartiene alla Toscana e che non condividiamo</em>&#8220;.</p>
<p>&#8221;<em>Capisco</em> &#8211; puntualizza l&#8217;assessore Bramerini -<em> che i tagli del 50% del governo ai fondi per i Parchi abbiano spinto il ministro a trovare soluzioni &#8216;alternative&#8217;, ma quella per Montecristo è davvero irricevibile, anche perché rischia di creare cittadini di serie A cittadini di serie B</em>. <em>Se Prestigiacomo vuol confrontarsi sull&#8217;idea di un ticket che consenta a ogni cittadino di visitare l&#8217;isola, come succede già per Pianosa e Parco della Maremma, siamo disponibili, ma niente club esclusivi per presunti vip. Montecristo è patrimonio di tutti. E comunque non si dimentichi mai la straordinaria ricchezza dell&#8217;isola dal punto di vista della biodiversità e il suo valore conservazionistico</em>&#8221;.</p>
<p>Termino l&#8217;articolo con una piccola riflessione. Un&#8217;area protetta può effettivamente essere considerata una risorsa di tipo economico per chi vive al suo interno o nei dintorni: può infatti dare lavoro a guide ambientali escursionistiche, a guide turistiche, a produttori di prodotti tipici, ad artigiani e via dicendo. Può in poche parole essere oggetto di un turismo sostenibile.</p>
<p>Ma tutto questo non riguarda mai il &#8220;cuore&#8221; dell&#8217;area protetta, la riserva integrale (che in questo caso è l&#8217;Isola di Montecristo), che per definizione è interdetta a chiunque tranne che a studiosi e guardiaparco (e a pochissimi turisti accompagnati).</p>
<p>Le riserve integrali sono importantissime perché permettono la sopravvivenza di specie molto rare (ad esempio la foca monaca) che sono, per loro sfortuna, molto sensibili alla presenza dell&#8217;uomo e all&#8217;inquinamento. Questo importante concetto viene spiegato ai biologi ed agli scienziati naturali di tutto il mondo: perché il Ministro dell&#8217;Ambiente Prestigiacomo sembra metterlo in secondo piano rispetto a dei presunti vantaggi economici?</p>
<p>Guarda il video girato durante un&#8217;immersione nella splendida isola, che mostra l&#8217;incredibile biodiversità anche nell&#8217;ambiente sommerso:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7bxDm2xkwC4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7bxDm2xkwC4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>


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		<title>Auto elettrica: l&#8217;importanza degli strumenti sul territorio e il problema del litio.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 10:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo. Secondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8885" title="auto-elettriche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/auto-elettriche1.jpg" alt="auto-elettriche" width="150" height="150" />Secondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e non quello a idrogeno, pur essendo anche quest&#8217;ultimo da considerare come possibilità in sostituzione delle attuali auto a benzina.</p>
<p>Francia, Spagna, Portogallo e Danimarca sono paesi già molto operativi, mentre in Italia i segnali sembrano essere un po’ più timidi.</p>
<p>Ma Tajani assicura che anche qui cresce la volontà di usare l’auto elettrica, con, però, delle difficoltà da non nascondere.</p>
<p>Ad esempio, la FIAT sta già producendo 500 auto elettriche negli Stati Uniti, quindi la tecnologia non manca, ma le questioni spinose sono altre: la risposta del<span id="more-8846"></span> mercato e il rapporto col territorio, il quale deve essere dotato in modo capillare degli adeguati strumenti che permettono alle auto di ricaricarsi. Quindi si pone anche il problema delle infrastrutture, di cui si sta, a quanto pare, tenendo adeguatamente conto.</p>
<p>Insomma, il futuro della mobilità elettrica è legata alla serietà degli impegni che le case automobilistiche e le società del settore prendono, con un lavoro di raccordo che DEVE varcare i confini nazionali e assumere una omogeneità di livello europeo.</p>
<p>Bisogna lavorare sulla questione dell’omologazione, ma anche sulla questione delle materie prime: sappiamo che alla batteria serve anche il litio, che è una materia ad alto rischio, perché si trova solo in alcune parti del mondo.</p>
<p>La Commissione europea, insomma, da un lato lavora secondo un&#8217;idea “a breve termine”, per migliorare l’attività dei motori a caldo (contro inquinamento e CO2) ma dall’altro secondo un&#8217;idea di prospettiva ampia, atta ad introdurre efficacemente nel mercato le auto elettriche.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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