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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Salute e benessere</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2010 09:24:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Marea nera: c&#8217;è un nuovo allarme, si è aperta un&#8217;altra falla.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/07/22/marea-nera-ce-un-nuovo-allarme-si-e-aperta-unaltra-falla/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata qualche giorno prima. Il governo americano chiede un nuovo piano di emergenza alla Bp. Un&#8217;altra fuoriuscita di petrolio sarebbe iniziata nell&#8217;area del pozzo sul fondo dell&#8217;oceano nel Golfo del Messico che era stato appena tappato. Il timore è che la fuga [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata qualche giorno prima. Il governo americano chiede un nuovo piano di emergenza alla Bp.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9429" title="marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera3.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un&#8217;altra fuoriuscita di petrolio sarebbe iniziata nell&#8217;area del pozzo sul fondo dell&#8217;oceano nel Golfo del Messico che era stato appena tappato.</p>
<p>Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla <a title="Top Hat, tappo per arginare la marea nera" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/13/top-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera/" target="_self">cupola di contenimento</a> collocata la scorsa settimana dai tecnici della Bp.</p>
<p>Lo hanno detto, con grande allarme, le stesse autorità statunitensi che ora chiedono all&#8217;azienda britannica di tenersi pronta alla riapertura del pozzo appena sigillato.</p>
<p>In serata il governo ha diffuso una lettera del responsabile statunitense della pulizia, indirizzata a Bob Dudley, capo delle operazioni in loco della Bp, nel quale si fa riferimento a una nuova perdita e ad altre &#8220;anomalie&#8221; di natura sconosciuta.</p>
<p>La Bp ha installato la scorsa settimana un&#8217;enorme campana sull&#8217;orifizio da cui fuoriesce greggio nel mare e che, da giovedì, funziona come una specie di tappo.<span id="more-9428"></span> Da giovedì l&#8217;azienda sta realizzando anche i test di pressione per verificare se il pozzo sia in buono stato.</p>
<p>Allen ha fatto notare che i livelli di pressione sono inferiori al previsto e ha esortato a capire i motivi. Le cause, ha spiegato, potrebbero essere due: o è diminuita la quantità di petrolio nel pozzo o ci sono potenziali fughe dovute a danni nella struttura. Il timore del governo Usa è che il tappo possa spingere il petrolio a defluire da altri punti se la struttura del pozzo è fragile.</p>
<p>Leggi la <a title="Marea nera" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/19/news/marea_nera_nuova_falla-5668253/" target="_blank">fonte</a>.</p>


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		<title>Colin Beavan pubblica &#8220;Un anno a impatto zero&#8221;.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/colin-beavan-pubblica-un-anno-a-impatto-zero/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2. Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9026" title="impatto-zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto-zero.jpg" alt="impatto-zero" width="150" height="150" />Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.</p>
<p>Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché <em>“l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”</em>.</p>
<p>Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.</p>
<p>A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso<span id="more-8982"></span> a utilizzare una serie di mezzi di cui non abbiamo realmente bisogno.</p>
<p>Però dovremmo capire che ci sono delle cose di cui si può fare a meno, e delle altre invece che vanno utilizzate fino a un certo livello, corrispondente all’idea di sostenibilità ambientale. Ecco, la lavatrice sembra rientrare tra quei mezzi il cui uso è diventato ormai inevitabile e necessario.</p>
<p>La figlia di Beavan aveva 2 anni quando è stato fatto l’esperimento: su di lei, i genitori hanno iniziato ad usare il pannolino non usa e getta, bensì in tessuto. Dopo un po’ di tempo, la bambina si era così abituata a quello in tessuto, da rifiutare il ritorno all’usa e getta. Abitudine, si tratta di abitudine.</p>
<p>Ma lo scrittore dice la sua anche sul problema del carbone e l’uso delle energie rinnovabili: <em>“Dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Dobbiamo smetterla di usare il carbone. Che non durerà per sempre. </em></p>
<p><em>Per far questo, bisogna aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Una soluzione sarebbe tassare gli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo.</em></p>
<p><em>Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, in modo che il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Da qui bisogna partire.”</em></p>


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		<title>Intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli, socio fondatore, amministratore e gelatiere della Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli di Pisa (1° parte).</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/intervista-esclusiva-a-gianfrancesco-cutelli-socio-fondatore-amministratore-e-gelatiere-della-gelateria-artigianale-naturale-de%e2%80%99-coltelli-di-pisa-1%c2%b0-parte/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 22:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli di Pisa è una gelateria di grandissimo pregio la cui idea portante è quella di produrre gelato artigianale usando materie prime di alta qualità, con una particolare attenzione alla produzione biologica e locale e alla sostenibilità ambientale. Molte sono le caratteristiche che rendono questa gelateria unica nel suo genere: [...]


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<li><a href='http://www.ok-ambiente.com/2009/11/08/rinnovabili-io-da-che-parte-sto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Rinnovabili: io da che parte sto?'>Rinnovabili: io da che parte sto?</a></li>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La <em>Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli</em> di Pisa è una gelateria di grandissimo pregio la cui idea portante è quella di produrre gelato artigianale usando materie prime di alta qualità, con una particolare attenzione alla produzione biologica e locale e alla sostenibilità ambientale. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8261" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/De-Coltelli.jpg" alt="De'-Coltelli" width="150" height="170" />Molte sono le caratteristiche che rendono questa gelateria unica nel suo genere: l&#8217;uso dei pozzetti al posto delle vaschette espositrici, il design semplice e al tempo stesso moderno del negozio, il continuo variare dei gusti proposti di settimana in settimana e la loro assoluta unicità data da ricette che cambiano sempre.</p>
<p>Le deliziose creme, i freschi gelati alla frutta e le succose granite trasportano chi li degusta in un viaggio fantastico che parte dai piccoli produttori locali del pisano e del lucchese, passa dal Parco Naturale di San Rossore Migliarino e Massaciuccoli, continua sorvolando le Langhe e la Sicilia ed approda dolcemente in Centro America e Tahiti.</p>
<p>La gelateria De&#8217; Coltelli è con ogni probabilità la più popolare e amata dagli abitanti di Pisa, ed è diventata una tappa obbligatoria per ogni turista che visiti la città della torre<span id="more-8216"></span> pendente.</p>
<p><strong>Vi proponiamo perciò con grande onore un&#8217;intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli, uno dei soci fondatori del negozio e attuale gestore dell&#8217;attività, oltre che gelatiere. </strong></p>
<p><strong>Prima di aprire questa gelateria cosa facevi nella vita?</strong></p>
<p><em>Dapprima mi sono &#8220;parcheggiato&#8221; a biologia, ma a quattro esami dalla laurea ho deciso che laurearmi non mi interessava più. Per una decina d&#8217;anni ho allestito e gestito ristoranti: prima il Cagliostro, poi un ristorante a Lucca, infine La Mescita a Pisa. </em></p>
<p><em>Nel frattempo mi sono occupato di vini e lo faccio tuttora come secondo lavoro: sono agente per alcuni produttori e vendo vini a grossisti e ristoranti. Ho anche lavorato in una serie di organizzazioni che gestivano eventi sul cibo come l&#8217;Eurochocolate a Perugia. </em></p>
<p><strong>Parliamo del negozio. Una cosa che si nota subito è che mancano le vaschette espositrici a cui i clienti sono di solito abituati. Ci sono invece dei pozzetti in metallo con un coperchio che impedisce di vedere il gelato. Ci spieghi il motivo di questa scelta?</strong></p>
<p><em>I pozzetti sono a immersione, refrigerati in un bagno di glicole. Li usiamo per vari motivi: il gelato si conserva meglio perché non viene esposto all&#8217;aria e alla luce; la temperatura è più costante e se per un guasto andasse via la corrente elettrica il sistema di refrigerazione continuerebbe a funzionare per qualche ora. C&#8217;è un notevole risparmio energetico e, anche esteticamente, i pozzetti mi piacciono molto: tra l&#8217;altro rappresentano un ritorno a quella che era l&#8217;antica gelateria tradizionale. </em></p>
<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-8291" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Gelateria-De-Coltelli.jpg" alt="Gelateria-De'-Coltelli" width="180" height="180" />Chi ha creato gli arredi della struttura?</strong></p>
<p><em>Il progetto è dell&#8217;architetto Massimo Scolaro; delle luci si è occupato il tecnico Andrea Nardi; le foto le ha scattate il bravissimo fotografo pisano Massimo Lenzo. </em></p>
<p><strong>Quali sono, se ce ne sono, gli accorgimenti tecnici per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale?</strong></p>
<p><em>Lavorando solo d&#8217;estate il riscaldamento non lo accendiamo. Le macchine purtroppo vanno ad energia elettrica: non avendo un tetto non è possibile installare i pannelli solari. Avendo lo spazio si potrebbe utilizzare una torre di raffreddamento per l&#8217;acqua, consente di risparmiare acqua e avere a disposizione acqua calda senza necessità di scaldabagno. Purtroppo è un accorgimento che in questo laboratorio non siamo in grado di installare. Facciamo però la raccolta differenziata. </em></p>
<p><em>Ti racconto una cosa divertente! Quando abbiamo aperto, abbiamo chiesto un bidone dell&#8217;organico alla Geofor (</em>n.d.r. azienda che gestisce i rifiuti in territorio pisano<em>) per gli scarti della frutta, i fondi del caffè e i gusci delle uova  (usiamo infatti uova fresche di galline allevate a terra, nutrite con mangime OGM free certificato) e dall&#8217;azienda ci hanno risposto: &#8220;Ma le gelaterie l&#8217;organico non lo devono avere!&#8221;. Ai tempi eravamo i primi gelatai ad avere richiesto il bidone dell&#8217;organico. </em></p>
<p><strong>I gusti che proponete contengono ingredienti molto particolari: prodotti equo-solidali, prodotti tipici e biologici e prodotti di altissima qualità. Da cosa sono dettate queste scelte? Ci puoi raccontare come mai avete deciso di inserire ingredienti del commercio equo e solidale?</strong></p>
<p><em>Qualche anno fa, quando c&#8217;è stato il boom del gelato artigianale, la tendenza generale era di fare delle vetrine che esponevano vaschette gelato molto barocche, colorate e ridondanti, decorate con salse e biscottini vari. Si proponevano gusti strani che non avevano niente a che vedere con quello che si mangiava: ad esempio il gusto puffo. Insomma, il gelato artigianale era ed è tuttora spesso molto gonfio, vistoso ma prodotto con poca attenzione al sapore. </em></p>
<p><em>Nella nostra gelateria la filosofia è un&#8217;altra, le cose più importanti per noi sono la bontà e la genuinità del gelato, perciò le scelte negli ingredienti dipendono soprattutto dal fatto che conta molto la qualità della materia prima. </em></p>
<p><em>Per quello che riguarda i prodotti del commercio equo, a contattarci è stata una ragazza del Chicco di Senape (n.d.r. Bottega del Mondo di Pisa), Gigliola. Ci eravamo già avvicinati al Chicco di Senape al momento dell&#8217;apertura ma, allora, non era stato possibile collaborare perché la bottega non importava ancora ancora la frutta fresca. </em></p>
<p><em>Ora invece stiamo usando banane, ananas, mango e zucchero Mascobado. Il Mascobado è uno zucchero particolare che mi piace molto (lo uso anche a casa) ma ha un vantaggio-svantaggio: un sapore forte, vagamente simile alla liquirizia, dato dai grani di melassa. A seconda del gelato che fai, questo condiziona troppo il sapore: perciò abbiamo creato un gusto a parte, usando zucchero Mascobado e cioccolato De Bondt (dal sapore forte), e il prodotto piace. </em></p>
<div id="attachment_8282" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-8282" title="gelati artigianali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/gelati-artigianali-300x300.jpg" alt="Foto di Massimo Lenzo" width="200" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di Massimo Lenzo</p></div>
<p><em><strong>Ci puoi parlare del gelato alla frutta?</strong></em></p>
<p><em>Nel gelato alla frutta usiamo frutta, acqua e due tipi di zucchero. L&#8217;addensante impiegato è la farina di carrube; in più stiamo provando l&#8217;inulina, una fibra naturale, per riuscire a dare al gelato una struttura migliore. L&#8217;unico ingrediente che ha sapore è la frutta: se non ce la mettiamo buona il gelato non viene buono.</em></p>
<p><em>In genere la frutta del mercato è raccolta quando non è ancora matura perché deve avere una shelf-life (</em>n.d.r. durata di conservazione<em>) sufficiente a garantirne la sopravvivenza fino al momento in cui viene venduta (le varie tappe sono trasporto, consegna, grossisti, mercati generali, banchi della frutta). Il problema è che così le qualità organolettiche sono più scarse. </em></p>
<p><em>Perciò preferiamo che la frutta ci venga portata direttamente dal produttore che la coglie quando è al giusto livello di maturazione. Viene poi lavorata nel nostro laboratorio in giornata e diventa gelato il giorno dopo, dopo essere stata messa a macerare in zucchero e limone. Così facendo rispettiamo il più possibile anche il chilometro zero (solo in casi particolari usiamo frutta non a chilometro zero, ad es. la frutta esotica tropicale del commercio equo o la frutta del mercato se quella dei produttori locali non è disponibile). </em></p>
<p><em>Una cosa interessante è che forse collaboreremo con la facoltà di Agraria dell&#8217;Università di Pisa che ha messo su delle coltivazioni sperimentali di frutte antiche. Nell&#8217;estate ci piacerebbe vendere per 40 giorni gelato all&#8217;albicocca: ogni settimana, però, proporremmo una varietà diversa a seconda del relativo momento di maturazione. </em></p>
<p><em>In questo modo potremmo avere un gelato sempre molto buono e la gente capirebbe che anche all&#8217;interno di una frutta semplice si può avere una quantità incredibile di variabili sia organolettiche sia di colore. </em></p>
<p>Per continuare a leggere l&#8217;intervista cliccare <a title="2 parte intervista" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/intervista-esclusiva-a-gianfrancesco-cutelli-socio-fondatore-amministratore-e-gelatiere-della-gelateria-artigianale-naturale-de%E2%80%99-coltelli-di-pisa-2%C2%B0-parte/" target="_self">qui</a>.</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli, socio fondatore, amministratore e gelatiere della Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli di Pisa (2° parte).</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 22:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio Equo e Solidale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco la seconda parte dell&#8217;intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli (per leggere la prima parte dell&#8217;intervista cliccare qui): Nella preparazione dei gelati usate acqua di rubinetto o imbottigliata? Per un po&#8217; di tempo abbiamo usato l&#8217;acqua minerale Panna (un&#8217;acqua toscana per rispettare il chilometro zero) perchè l&#8217;acqua dell&#8217;acquedotto aveva un sapore cattivo. In seguito, siccome non [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ecco la seconda parte dell&#8217;intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli (per leggere la prima parte dell&#8217;intervista cliccare <a title="1 parte intervista" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/intervista-esclusiva-a-gianfrancesco-cutelli-socio-fondatore-amministratore-e-gelatiere-della-gelateria-artigianale-naturale-de%E2%80%99-coltelli-di-pisa-1%C2%B0-parte/" target="_self">qui</a>):</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8272" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/gelateria-De-Coltelli-150x150.jpg" alt="gelateria-De'-Coltelli" width="150" height="150" /><strong>Nella preparazione dei gelati usate acqua di rubinetto o imbottigliata?</strong></p>
<p><em>Per un po&#8217; di tempo abbiamo usato l&#8217;acqua minerale Panna (un&#8217;acqua toscana per rispettare il chilometro zero) perchè l&#8217;acqua dell&#8217;acquedotto aveva un sapore cattivo. In seguito, siccome non ci piaceva l&#8217;idea di usare l&#8217;acqua in bottiglia, abbiamo comprato un addolcitore per la durezza dell&#8217;acqua e due filtri per la qualità da applicare all&#8217;acqua del rubinetto.</em></p>
<p><strong>Ci puoi parlare delle creme?</strong></p>
<p><em>Le creme sono fatte con latte, uova, zucchero e gli ingredienti che differenziano il sapore: zafferano, noce, pistacchio, cioccolato, mandorle etc&#8230; Alcuni prodotti vengono da lontano per una questione di qualità, infatti l&#8217;attenzione è più verso la qualità del prodotto che usiamo che verso il chilometro zero. </em></p>
<p><em>Per il caffè utilizziamo in maniera alternativa quello del torrefattore di Livorno &#8220;Le piantagioni del caffè&#8221; e quello del torrefattore &#8220;Trinci&#8221; di Buti (che lavora caffè equo e solidale<span id="more-8235"></span> del Guatemala). </em></p>
<p><em>La vaniglia viene dalla Francia ed è vaniglia di Tahiti, la più pregiata e cara, infatti può costare anche 300 euro al kg. La prendiamo 2 volte l&#8217;anno e arriva sottoforma di baccelli &#8220;cicciuti&#8221; contenenti i semini che danno il sapore: quando trovi i semini neri in un gelato alla vaniglia vuol dire che è fatto veramente con la vaniglia, altrimenti è fatto probabilemte solo con le essenze. </em></p>
<p><em>I pistacchi ci arrivano dalla Sicilia, la liquirizia ci arriva dalla Calabria ed è quella di Amarelli. Lo zafferano viene da San Miniato: i pistilli vanno raccolti a mano, per raccoglierne un grammo ci vuole una vita! </em></p>
<p><strong>Hai mai proposto gusti salati?</strong></p>
<p><em>Per fare il gelato salato bisogna usare in ogni caso lo zucchero, altrimenti la struttura non tiene (in genere si aumenta la percentuale di destrosio, poco dolce ma dal retrogusto particolare che condiziona, anche se lievemente, il sapore del gelato): quindi solo se la base è già dolciastra, come peperone o zucca, il gelato viene bene. Di gelati salati ne abbiamo fatti alcuni, ad esempio all&#8217;olio, al peperone o al pomodoro, però solo in maniera saltuaria.</em> <div id="attachment_8276" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><img src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/gelato-naturale-300x300.jpg" alt="Foto di Massimo Lenzo" title="gelato-naturale" width="200" height="200"  class="size-medium wp-image-8276" /><p class="wp-caption-text">Foto di Massimo Lenzo</p></div></p>
<p><strong>Adesso mancano solo le granite. Come le fate?</strong></p>
<p><em>Le facciamo seguendo la tradizione siciliana. Fuori dalla Sicilia la granita è solo ghiaccio tritato con sciroppo ed è a scaglie molto grosse. La vera granita siciliana, invece, ha una struttura molto fine simile alla neve fresca e viene fatta con frutta, acqua e zucchero. Ci possono essere varianti, come la granita al pistacchio che fa mio fratello</em> (n.d.r. gelatiere nel laboratorio De&#8217; Coltelli) <em>o la granita alla cioccolata che fa De Bondt, ma le granite tradizionali sono: mandorla, caffè, gelso e vari tipi di frutta.</em></p>
<p><strong>E la tipica granita alla menta?</strong></p>
<p><em>E&#8217; un mito da sfatare! In Sicilia la granita alla menta viene fatta solo per i turisti: i siciliani non la mangiano e poi non è certo verde. </em></p>
<p><strong>Cosa pensi di Grom, progetto di gelateria artigianale che aspira ad essere il &#8220;migliore del mondo&#8221;? </strong></p>
<p><em>I ragazzi hanno avuto un vantaggio pubblicitario impressionante quando hanno aperto a Torino sia grazie a Slow Food sia grazie alla stampa, e sono stati favoriti dai torinesi che hanno una mentalità aperta e fanno le code davanti alle gelaterie anche in inverno. </em></p>
<p><em>La loro idea è molto bella, hanno un approccio al gelato simile al nostro anche se su scala più grande, ma, per certi aspetti, ci sarebbe da discutere sulla realizzazione. In pratica siamo partiti insieme, loro però oggi hanno 26 negozi e noi solo uno, e lo dico con invidia: infatti mi piacerebbe aprire altre gelaterie ed avere soprattutto un laboratorio più grande per i miei esperimenti!</em></p>
<p><strong>Diresti qualcosa in particolare a chi volesse aprire una gelateria?</strong></p>
<p><em>Una cosa molto importante da dire è che c&#8217;è una grossa confusione tra il gelato artigianale e ciò che viene spacciato per tale: putroppo ancora oggi a livello legislativo non esistono dei requisiti precisi per definire un vero gelato artigianale. </em></p>
<p><em>La maggior parte delle gelaterie utilizza i semilavorati, che servono ad avere un prodotto costante. Comprando la pasta aromatizzata il gelato è sempre lo stesso: non c&#8217;è bisogno di procurarsi la frutta, lavarla, sbucciarla, frullarla, preparare la miscela. Noi facciamo diversamente, e a me sembra che il sapore sia migliore. </em></p>
<p><strong>Ti sei mai ispirato a qualcuno? </strong></p>
<p><em>No. Però quando ho avviato l&#8217;attività mi sono fatto aiutare da Francesco Lazzara, un grande gelatiere siciliano che ho conosciuto al Salone del Gusto di Slow Food e che ci ha insegnato a fare soprattutto le granite, e da Palmiro Bruschi, un gelatiere di San Sepolcro che ho conosciuto a Eurochocolate  e che è stato il primo campione italiano in gelateria.</em></p>
<p><strong>Da bambino quale gelato ti piaceva?</strong><em></em></p>
<p><em>La granita. Ho aperto la gelateria perché volevo mangiare la granita a colazione, e non c&#8217;era nessuno che la facesse.</em></p>
<p><strong>Qual è il problema principale quando si gestisce una gelateria? </strong></p>
<p><em>Il problema è che lavoriamo soltanto 5 mesi all&#8217;anno, 2 mesi e mezzo siamo chiusi e poi si &#8220;lavoricchia&#8221;. Il sogno sarebbe: aprire una filiale ai Caraibi !!!</em></p>
<p><strong>La più grande soddisfazione che ti dà la gelateria?</strong></p>
<p><em>Abbiamo una grandissima frequentazione di mamme coi bambini e siamo consigliati da un paio di pediatri pisani. E&#8217; la cosa che mi dà più soddisfazione. </em></p>
<p><strong>Quali sono i prossimi eventi in cui sarete coinvolti?</strong></p>
<p><em>Al momento non ci sono eventi in vista. Ogni tanto, però, facciamo qualche degustazione comparata per le scuole: facciamo assaggiare ai bambini gli stessi gusti comprati nei negozi della grande distribuzione e fatti da noi (in genere cioccolato, panna e altri due gusti). Leggiamo loro la lista degli ingredienti in entrambi i casi, spiegando la funzione di ogni sostanza: in questo modo imparano molte cose.</em></p>
<p>L&#8217;<a title="La mia prima intervista" href="http://www.okracconti.com/2010/05/20/la-mia-prima-intervista-ossia-la-scoperta-del-registratore-digitale/" target="_blank">intervista</a>, devo ammetterlo, è stata decisamente gustosa. Gianfrancesco mi ha accolto con una energica stretta di mano e, nelle due ore e mezzo dell&#8217;intervista, mi ha offerto assaggi di ogni gusto di gelato: mela al gelsomino, ananas, pera, cioccolato&#8230; Ho annusato i baccelli della vaniglia di Tahiti e i pistilli dello zafferano di San Miniato, e mi sono persa in una granita alle fragole con panna fresca. Grazie, Gianfrancesco Cutelli.</p>
<p>Elisa Carletti</p>


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		<title>Pubblicato dall&#8217;ACP un importante volume dedicato al rapporto tra inquinamento e salute dei bambini.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/14/pubblicato-dallacp-un-importante-volume-dedicato-al-rapporto-tra-inquinamento-e-salute-dei-bambini/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 11:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Culturale Pediatri]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ stato recentemente pubblicato il volume “Inquinamento e salute dei bambini: cosa c’è da sapere, cosa c’è da fare”. I curatori del volume, Giacomo Toffol, Laura Todesco e Laura Reali sono pediatri di famiglia che fanno parte del gruppo di studio sull&#8217;ambiente dell&#8217;Associazione Culturale Pediatri (ACP). L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) è un’associazione libera che raccoglie [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ stato recentemente pubblicato il volume “<em>Inquinamento e salute dei bambini: cosa c’è da sapere, cosa c’è da fare</em>”. I curatori del volume, Giacomo Toffol, Laura Todesco e Laura Reali sono pediatri di famiglia che fanno parte del gruppo di studio sull&#8217;ambiente dell&#8217;Associazione Culturale Pediatri (ACP).</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7877" title="Associazione ACP" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Associazione-ACP-150x150.png" alt="Associazione ACP" width="150" height="150" />L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) è un’associazione libera che raccoglie 2.500 pediatri italiani in 38 gruppi locali, finalizzata allo sviluppo della cultura pediatrica ed alla promozione della salute del bambino.</p>
<p>I temi prioritari approfonditi dall&#8217;Associazione Culturale Pediatri sono:</p>
<p><strong>1.</strong> le disuguaglianze nella salute dei bambini e degli adolescenti dipendenti da condizioni territoriali economiche e culturali;</p>
<p><strong>2. </strong>la salute mentale nei bambini e negli adolescenti;</p>
<p><strong>3. </strong>le conseguenze dei problemi dell&#8217;inquinamento dell&#8217;ambiente sulla salute dei bambini;</p>
<p><strong>4. </strong>l&#8217;aiuto alle famiglie perché cresca la capacità di essere genitori.</p>
<p>All&#8217;interno dell&#8217;Associazione si è formato 5 anni fa il gruppo di lavoro <a title="Pediatri per un mondo possibile" href="http://pumpacp.blogspot.com/" target="_blank" rel="nofollow"><em>Pediatri per un mondo possibile</em></a>, attivamente impegnato sul fronte del rapporto fra ambiente e salute<span id="more-7748"></span> del bambino.</p>
<p>Il gruppo, che si prefigge di raccogliere e divulgare tutte le informazioni scientifiche disponibili su questi temi, ha recentemente pubblicato il volume <em>&#8220;Inquinamento e salute dei bambini: cosa c&#8217;è da sapere, cosa c&#8217;è da fare&#8221;</em>.</p>
<p>Si tratta del primo libro uscito in Italia dedicato al rapporto tra inquinamento e salute dei bambini. Il libro è indirizzato principalmente ai medici, ma può rivelarsi utile anche agli amministratori locali che intervengono su questioni pubbliche che riguardano l&#8217;ambiente di vita dei più piccoli.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-7881" title="libro" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libro.gif" alt="libro" width="160" height="220" /> Il volume tratta il tema dell’inquinamento in tutte le sue manifestazioni, da quello atmosferico a quello acustico, dalle radiazioni elettromagnetiche agli OGM, dall’inquinamento dell’acqua a quello del cibo, fornendo ai pediatri di famiglia, ai medici di medicina generale e agli specialisti un ricco ventaglio di informazioni scientifiche integrate con raccomandazioni pratiche.</p>
<p>Ogni capitolo si compone di tre parti:</p>
<p><strong>- </strong>La prima presenta le risposte ai quesiti che frequentemente vengono posti ai medici sui problemi sanitari legati all’inquinamento. </p>
<p><strong>- </strong>Segue una parte più approfondita, che presenta le più recenti evidenze scientifiche delle correlazioni tra inquinamento e salute, frutto dell’attento monitoraggio di numerose e selezionate riviste scientifiche. </p>
<p><strong>- </strong>L&#8217;ultima parte, pratica, descrive infine le principali misure che possono essere messe in atto per ridurre i rischi per la salute.</p>
<p>I capitoli in cui si suddivide il libro sono i seguenti: </p>
<p><em>- perché lavorare con i genitori e le comunità per un «mondo possibile»;<br />
- l’inquinamento dell’aria esterna;<br />
- l&#8217;inquinamento dell’aria negli ambienti di vita;<br />
- l’esposizione alle radiazioni ultraviolette; gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche;<br />
- l’inquinamento acustico;<br />
- gli agenti chimici non atmosferici: inquinamento di acqua e cibo;<br />
- sulla tavola dei nostri bambini: cibi biologici o convenzionali?;<br />
- la comunicazione del rischio ai genitori: premesse teoriche ed esempi.</em></p>
<p>Poiché “<em>la salute dei bambini è il principale indicatore della salute di una popolazione</em>”, come afferma nella prefazione al volume Roberto Romizi, Presidente dell’Associazione Medici per l&#8217;Ambiente &#8211; ISDE Italia, la salvaguardia dell’ambiente in cui i bambini vivono diventa l’unica garanzia possibile di migliori condizioni di vita per tutti.</p>


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		<title>Dal 24 aprile al 2 maggio ritorna la Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/04/20/dal-24-aprile-al-2-maggio-ritorna-la-settimana-internazionale-del-pannolino-lavabile/</link>
		<comments>http://www.ok-ambiente.com/2010/04/20/dal-24-aprile-al-2-maggio-ritorna-la-settimana-internazionale-del-pannolino-lavabile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 11:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[NonSoloCiripà]]></category>
		<category><![CDATA[pannolini lavabili]]></category>
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		<category><![CDATA[rifiuti solidi]]></category>
		<category><![CDATA[riuso]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 24 aprile al 2 maggio, quattordici Paesi saranno coinvolti nella Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile, un evento di informazione e sensibilizzazione sull’alternativa ecosostenibile al classico “usa e getta”. Tra gli aderenti e promotori della settimana troviamo “NonSoloCiripà”, un gruppo di genitori di tutta Italia che auspica la “rivoluzione” del pannolino lavabile e offre consulenza, [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 24 aprile al 2 maggio, quattordici Paesi saranno coinvolti nella Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile, un evento di informazione e sensibilizzazione sull’alternativa ecosostenibile al classico “usa e getta”. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6869" title="SIPL" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/SIPL-300x286.jpg" alt="SIPL" width="150" height="150" />Tra gli aderenti e promotori della settimana troviamo “NonSoloCiripà”, un gruppo di genitori di tutta Italia che auspica la “rivoluzione” del pannolino lavabile e offre consulenza, assistenza e materiale informativo a enti e asili, pediatri e rivenditori.</p>
<p>L’impatto sull’ambiente dei pannolini monouso è elevatissimo. Per produrre i pannolini sono abbattuti alberi, si consumano varie materie prime, energia ed acqua. Ogni nuovo nato consuma in tre anni più di 6.000 pannolini, producendo circa una tonnellata di rifiuti che si degraderanno in diverse centinaia di anni.</p>
<p>Quest&#8217;anno per la prima volta i genitori italiani che usano pannolini lavabili riuniti nel gruppo <strong>&#8220;NonSoloCiripà&#8221;</strong> parteciperanno alla Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile, nata nel 2005 e celebrata in altri 14 Paesi.</p>
<p>I membri del gruppo sono genitori con tante vite differenti accomunati dal fatto di usare o aver usato pannolini lavabili per i loro figli. Essi vogliono diffondere, senza scopo di lucro, la conoscenza dell&#8217;uso di questi oggetti, che oltre ad essere ecologici risultano<span id="more-6821"></span> anche facilmente gestibili, al contrario di quanto comunemente si crede. In più, sono convinti dell&#8217;importanza di &#8220;fare rete&#8221; per condividere le esperienze e le informazioni che sono altrimenti difficili da reperire.</p>
<p>Nel corso di questa settimana verranno proposti eventi in varie città italiane per la diffusione di informazioni ed esperienze sull&#8217;alternativa ai pannolini usa e getta: prevalentemente si tratterà di banchini o di dibattiti. Il programma è in corso di aggiornamento e sarà a brevissimo completato e disponibile sul sito <a title="Pannolini lavabili" href="http://www.pannolini-lavabili.org/" target="_blank"><em>Pannolini lavabili</em></a>.</p>
<p>I punti chiave su cui insistono i genitori di <em>&#8220;NonSoloCiripà&#8221;</em> sono semplici ma forti al tempo stesso: vediamoli brevemente.</p>
<p><strong>1.</strong> I pannolini lavabili sono salutari per la pelle del bambino a diretto contatto con tessuti traspiranti e assorbenti: al contrario i pannolini usa e getta contengono varie sostanze sintetiche e composti chimici (come il discusso sodium polyacrilate, l’inquinante TBT).</p>
<p><strong>2.</strong> I pannolini lavabili costano dai 150 agli 800 euro dalla nascita al vasino, contro i 1.500 -3.000 euro per pannolini usa e getta. Malgrado la spesa del detersivo (ne basta pochissimo) e dei lavaggi il risparmio è comunque considerevole.</p>
<p><strong>3.</strong> L’impatto dei pannolini usa&amp;getta è elevatissimo in quanto sono rifiuti non differenziabili: per degradarsi totalmente impiegano 500 anni, ed i pannolini usa e getta costituiscono fino al 10% dei rifiuti solidi urbani. La diffusione dei pannolini lavabili garantirebbe un notevole risparmio per le amministrazioni.</p>
<p><strong>4. </strong>La buona pratica del pannolino di stoffa promuove la cultura del riuso e porta, così, a una maggior consapevolezza verso le tematiche ambientali, oltre che ad un ripensamento dei metodi di lavaggio e delle sostanze impiegate (vengono preferiti bicarbonato e aceto al posto di varechina e ammorbidenti).</p>
<p>E ora, non resta altro che provare in prima persona e trarre le proprie conclusioni&#8230;</p>
<p>Guarda il video sulla descrizione del pannolino &#8220;pocket&#8221;, o &#8220;tutto in due&#8221; (uno dei tre modelli esistenti di pannolini lavabili):</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/B4yW6LMLQTI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/B4yW6LMLQTI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>


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		<title>Perché andare in bicicletta può migliorare la nostra vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 09:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psico-fisico]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[Come migliorare la propria forma fisica, temprare il corpo rendendolo più resistente alle malattie stagionali, diminuire i livelli di stress aumentando il buonumore, rafforzare il rapporto di coppia,  il tutto senza spendere un centesimo? Semplicemente andando spesso in bicicletta. Le nostre città sembrano fatte apposta per farci ingrassare, prendere il diabete, aumentare la pressione arteriosa, [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Come migliorare la propria forma fisica, temprare il corpo rendendolo più resistente alle malattie stagionali, diminuire i livelli di stress aumentando il buonumore, rafforzare il rapporto di coppia,  il tutto senza spendere un centesimo? Semplicemente andando spesso in bicicletta. </strong></p>
<p style="text-align: justify">
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6497" title="bicicletta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bicicletta-150x150.jpg" alt="bicicletta" width="160" height="140" />Le nostre città sembrano fatte apposta per farci ingrassare, prendere il diabete, aumentare la pressione arteriosa, ammalare di depressione e vivere stati d’ansia e fobie di ogni genere.</p>
<p>I cittadini sono sempre più incapaci di utilizzare il proprio corpo a causa di un perverso congegno socio-economico che ci fa pensare solo in termini di quattro ruote, ascensori, cancelli automatici, telecomandi e automatismi di ogni genere.</p>
<p>Eppure, chi riesce a “sganciarsi” da questo tipo di mentalità abbracciando uno stile di vita più naturale ne riceve immensi benefici. Un modo semplice per iniziare a cambiare paradigma di vita è usare la bicicletta negli spostamenti quotidiani: un’abitudine che, se diventasse collettiva, farebbe inoltre senz’altro bene anche all’ambiente.</p>
<p>Una ricerca condotta dalla Società britannica per la Medicina ha dimostrato che le persone che vanno più volte in bicicletta durante la settimana sono molto più sane della<span id="more-6401"></span> media. L’uso della bicicletta migliora la condizione fisica generale (es. maggiore resistenza alla fatica, migliore tono muscolare), la  resistenza alle piccole malattie stagionali (es. raffreddamenti), e porta a positivi cambiamenti fisiologici e psicologici.</p>
<p>In particolare si sono notati miglioramenti delle condizioni di salute delle vie respiratorie e del sistema cardiocircolatorio e una riduzione del rischio di obesità e di sofferenze psichiche. Un uso “moderato” della bicicletta contribuisce infatti alla liberazione di endorfine nel nostro cervello: queste sono sostanze chimiche con proprietà analgesiche ed ansiolitiche che contribuiscono a rafforzare il nostro buonumore, il senso di fiducia in noi stessi e la nostra autostima.</p>
<p>Un’altra importante ricerca condotta dall’Istituto di Cardiologia dell’Ospedale Lancisi di Ancona su un campione di maschi che riferivano disturbi di erezione e non potevano assumere, perché cardiopatici, farmaci per incrementare la potenza sessuale, ha fornito poi risultati molto interessanti.</p>
<p>Un’attività in bicicletta di un’ora, condotta tre volte alla settimana, ha incrementato le performances sessuali di questi pazienti dimostrando quindi che la diminuzione della potenza sessuale non è solo un problema organico ma coinvolge tutto il corpo e la mente.</p>
<p>Andare in bicicletta migliora, secondo altri studi, anche la qualità della vita di coppia: le pedalate insieme ristabiliscono la complicità restituendo quel senso di pace tolto dal girare in auto nel traffico con i suoi rumori, gli stop dei semafori, i parcheggi introvabili. E questo senso di armonia può essere esteso anche andando in bici con tutta la famiglia, nonni compresi, perchè agevola il dialogo e facilita i rapporti fra le generazioni.</p>
<p>Vorrei concludere questo breve articolo raccontandovi una curiosità. Tempo fa, in una giornata particolarmente tranquilla, decisi di fare un lungo giro per il centro della mia città, ed impegnarmi ad osservare le facce della gente per capire chi aveva un aspetto felice e chi no. Beh, la maggior parte delle persone aveva un’espressione tesa o pensierosa. Gli unici che sembravano davvero sereni erano… pensate un po’… quelli che accompagnavano bambini e quelli che andavano in bicicletta!</p>


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		<title>Acqua imbottigliata: altro che salute e paesaggi incontaminati!</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 23:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA["The Story of Bottled Water"]]></category>
		<category><![CDATA["The Story of Stuff"]]></category>
		<category><![CDATA[Annie Leonard]]></category>

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		<description><![CDATA[Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione &#8220;The Story of Stuff&#8221; in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata. Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l&#8217;impatto ambientale conseguente sia [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione &#8220;The Story of Stuff&#8221; in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6101" title="Acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua.jpg" alt="Acqua" width="140" height="140" />Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l&#8217;impatto ambientale conseguente sia assolutamente esagerato. </p>
<p>Solo negli USA si comprano mezzo miliardo di bottiglie d’acqua alla settimana: mettendole in fila si può tracciare cinque volte la circonferenza della Terra&#8230;</p>
<p>Come è possibile che le persone comprino l’acqua confezionata quando è praticamente gratis quella che esce dal rubinetto? </p>
<p>I principali mezzi di cui le aziende si servono sono: spaventare circa l&#8217;uso dell&#8217;acqua pubblica, sedurre con immagini di paesaggi naturali incontaminati stampati sulla confezione, indurre bisogni irreali con campagne pubblicitarie disoneste, facendo ad esempio leva<span id="more-6030"></span> su ragioni di salute e bellezza.</p>
<p>Un terzo delle marche di acqua in bottiglia negli USA sono banalissima acqua di rubinetto filtrata. Dai test effettuati su un campione di consumatori americani risulta, inoltre, che l’acqua “del sindaco” ha un sapore migliore, oltre ad essere, in generale, più controllata di quella in bottiglia nonostante il costo 2.000 volte superiore!</p>
<p>In una rivista che tratta di alimentazione una grossa multinazionale americana ha dichiarato che l’acqua in bottiglia è il prodotto di consumo più sostenbile dal punto di vista ambientale al mondo. </p>
<p>Questa affermazione è chiaramente falsa (e nel video simpaticamente al magnate della multinazionale vediamo allungarsi il naso): ogni anno negli USA per la produzione delle bottiglie di plastica vengono impiegati tanta energia e petrolio da poter alimentare un milione di automobili, ed altrettanta energia è poi utilizzata per trasportarla in tutto il mondo.</p>
<p>Se poi consideriamo lo smaltimento di tutte le bottiglie usate, c&#8217;è da mettersi le mani nei capelli: ben l’80% è destinato alla discarica dove giacerà per migliaia di anni, una parte viene bruciata negli inceneritori, producendo inquinamento e sostanze tossiche, e solo una minima parte viene di fatto riciclata.</p>
<p>Annie ha seguito le navi cariche di bottiglie schiacciate dirette in India per essere riciclate e ha visto con i suoi occhi un desolato paesaggio di montagne e montagne di bottiglie provenienti dalla California. </p>
<p>Purtroppo solo in piccola percentuale le bottiglie godranno di una seconda vita, per il resto in parte vengono semplicemente sminuzzate, per ridimensionarne il volume, e destinate nuovamente alla discarica.</p>
<p>Secondo Annie dove non ci sono problemi sanitari ed igienici è importante usare acqua di rubinetto e fare pressione perché maggiori investimenti vengano destinati alla rete di distribuzione pubblica.</p>
<p>Al mondo c’è un miliardo di persone che non ha accesso all’acqua potabile perché una gran quantità di risorse è destinata alla produzione di bottiglie in plastica che poi gettiamo via in pochi minuti. E se invece destinassimo quei soldi al miglioramento della rete di distribuzione o alla prevenzione dell’inquinamento?</p>
<p>Guarda il video di Annie Leonard &#8220;The Story of Bottled Water&#8221; (2010):</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Se12y9hSOM0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Se12y9hSOM0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>


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		<title>Premio Biol 2010: una settimana all&#8217;insegna dell&#8217;agricivismo, dell&#8217;agricoltura etica e dell&#8217;olio bio.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/03/22/premio-biol-2010-una-settimana-allinsegna-dellagricivismo-dellagricoltura-etica-e-delll-olio-bio/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione biologica]]></category>
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		<category><![CDATA[agricoltura etica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Premio Biol, la manifestazione-concorso che pone a confronto in Puglia i migliori oli bio-extravergini dei vari continenti, compie quindici anni. Anche quest’anno sarà proposto un programma ricco di eventi culturali, gastronomici e tecnici, con l’obiettivo di caratterizzare in modo approfondito il variegato ed affascinante mondo dell’olio extravergine d’oliva biologico. Il Premio Biol è patrocinato [...]


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<li><a href='http://www.ok-ambiente.com/2010/04/08/primaverabio-2010/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Primaverabio 2010.'>Primaverabio 2010.</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Premio Biol, la manifestazione-concorso che pone a confronto in Puglia i migliori oli bio-extravergini dei vari continenti, compie quindici anni. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-5887" title="biol" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biol1-1024x486.jpg" alt="biol" width="170" height="150" />Anche quest’anno sarà proposto un programma ricco di eventi culturali, gastronomici e tecnici, con l’obiettivo di caratterizzare in modo approfondito il variegato ed affascinante mondo dell’olio extravergine d’oliva biologico.</p>
<p>Il Premio Biol è patrocinato da Ifoam e Ministero delle Politiche Agricole, e si svolge in collaborazione con enti locali e vari organismi di settore tra cui Regione Puglia, Comune di Bari, Icea &#8211; Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, Consorzio Puglia Natura.</p>
<p>L’edizione 2010 si terrà nell’ultima settimana di aprile a Bari, con tappe di avvicinamento in varie regioni olivicole italiane ed estere.</p>
<p>Dopo la fase delle preselezioni territoriali in Italia e all’estero, la giuria assegnerà vari riconoscimenti: il “Premio Biol”, per il migliore olio extravergine biologico imbottigliato all’origine e pronto per la commercializzazione; il “Biolpack”, per il miglior<span id="more-5877"></span> packaging, il “Biolblended”, per il miglior blended, cioè il prodotto finito (imbottigliato) commercializzato con marchi non del produttore, ma che abbia comunque origine e qualità certa.</p>
<p>In più ci saranno vari riconoscimenti territoriali e tematici, come il BiolKids assegnato da una giuria di bambini.</p>
<p>Biol organizzerà anche una serie di eventi rivolti non solo agli esperti internazionali, ma all’intera comunità locale, che avrà modo di visitare mostre a tema, iscriversi al corso per assaggiatori d’olio, partecipare a laboratori e officine di degustazione, scoprire i Gas (<a title="GAS" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/06/18/i-gruppi-di-acquisto-solidale-gas-in-italia/" target="_blank">Gruppi di Acquisto Solidale</a>) e le masserie didattiche, reinventare il verde urbano con Landemed, avvicinarsi all’acquacoltura bio del progetto BiolFish, provare ad analizzare l’olio della propria cucina, acquistare ciò che proviene dalla terra: il tutto socializzando nella “Città dell’Olio”, un ecovillaggio sorto attorno ad un albero, l’olivo.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5893" title="olio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/olio-150x150.jpg" alt="olio" width="150" height="150" /> Saranno l’agricivismo e l’agricoltura etica i temi dominanti. L’agricivismo è il movimento che ripensa la città nel suo rapporto con la campagna e la terra: una sorta di alleanza tra agricoltori e cittadini, per mostrare come l’agricoltura, specie quella biologica, può accrescere il benessere di chi vive in città, migliorando allo stesso tempo le condizioni di vita di chi lavora la terra.</p>
<p>L’agricoltura etica invece riguarda il rapporto tra il nord e il sud del mondo, che necessita di nuove regole nei rapporti tra soggetti economici diversi, come quelle scaturite dall’esperienza del Commercio Equo e Solidale (Fairtrade) e della cooperazione allo sviluppo.</p>
<p>“Non a caso – spiega il coordinatore Biol Nino Paparella &#8211; inviteremo a Bari importanti Ong italiane impegnate in attività di cooperazione allo sviluppo sui temi dell’agricoltura bio e del Fairtrade”. Nel Forum “Per una Olivicoltura Etica” si parlerà di come le agricolture “povere” dell’olivo possano ritrovare nelle Filiere Etiche  lo spazio per difendere i propri diritti.</p>
<p>Per maggiori informazioni visitare il sito internet: <a title="Premio Biol" href="http://www.premiobiol.it/" target="_blank">Premiobiol</a></p>
<p>Guarda il video del Premio Biol edizione 2009:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ydz62-lx3z8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ydz62-lx3z8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il 20 e 21 Marzo la LAV in piazza per aprire gli occhi dei consumatori.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[galline]]></category>
		<category><![CDATA[LAV]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 20 e domenica 21 marzo, la LAV sarà in molte piazze d’Italia con la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, realizzata per aiutare al meglio i consumatori a orientarsi nella scelta della uova da galline libere. Il novembre scorso avevamo pubblicato un articolo sulle tristi condizioni in cui si trova la maggioranza [...]


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<li><a href='http://www.ok-ambiente.com/2009/11/03/galline-ovaiole-nei-nostri-allevamenti-soffrono-troppo/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Galline ovaiole: nei nostri allevamenti soffrono troppo.'>Galline ovaiole: nei nostri allevamenti soffrono troppo.</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 20 e domenica 21 marzo, la LAV sarà in molte piazze d’Italia con la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, realizzata per aiutare al meglio i consumatori a orientarsi nella scelta della uova da galline libere. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5780" title="codice-uovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/codice-uovo-150x150.jpg" alt="codice-uovo" width="160" height="160" />Il novembre scorso avevamo pubblicato un articolo sulle tristi condizioni in cui si trova la maggioranza delle galline ovaiole in Europa.</p>
<p>L’allevamento in batteria è infatti un sistema industriale ed intensivo nel quale questi animali vivono la loro breve vita (circa un anno) confinati in una piccola gabbia di rete metallica.</p>
<p>Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a 4 file, all’interno di grandissimi capannoni illuminati da luce artificiale anche la notte per aumentare la produzione di uova.</p>
<p>Non è semplice, per il consumatore, orientarsi nella giungla delle confezioni di uova che mostrano immagini rasserenanti di contadine di altri tempi o campagne<span id="more-5769"></span> bucoliche che nulla hanno a che vedere con la realtà.</p>
<p>Il Codacons, a questo proposito, ha recentemente lanciato l&#8217;allarme sul fenomeno della pubblicit</p>


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