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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Flora e Fauna</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Progressivo sbiancamento della barriera corallina: un&#8217;ecosistema in crisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 12:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) stima che le barriere coralline sane generano fino [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/progressivo-sbiancamento-della-barriera-corallina-unecosistema-in-crisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13062" title="sbiancamento-coralli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La National Oceanic and Atmospheric Administration (<strong>NOAA</strong>) stima che le barriere coralline sane generano fino a 375 miliardi di dollari ogni anno in cibo, lavoro e turismo.</p>
<p>Ma sono nel contempo vitali e vulnerabili ai cambiamenti, e la combinazione di <strong>aumento</strong> delle <strong>temperature</strong> oceaniche di superficie e aumento dell’<a title="Appello degli scienziati contro l’acidificazione degli oceani" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/appello-degli-scienziati-contro-lacidificazione-degli-oceani/" target="_self"><strong>acidificazione</strong></a> sta devastando i coralli in tutto il mondo, portando ad uno<strong><em> “sbiancamento” </em></strong>e ad una morìa mai registrati prima.</p>
<p><em>&#8220;In questo momento, le barriere coralline di tutto il mondo sono come la candeggina, il che indica la loro crisi organica&#8221;</em> ha affermato Mark C. Eakin, componente del NOAA.</p>
<p>Questi sbiancamenti si verificano con i cambiamenti nella<strong> salinità</strong> degli oceani, il deflusso di nutrienti e altre sostanze inquinanti, ma alcuni scienziati affermano che questo<span id="more-12965"></span> processo è semplicemente indicativo della enorme sensibilità del corallo nel registrare il <strong>riscaldamento dell&#8217;oceano</strong>.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana su un sito americano, grandi eventi di sbiancamento si ripetono ai <strong>Caraibi </strong>ogni cinque anni o anche meno, e con crescente intensità; probabilmente, il ripetersi di questi eventi ha  via via causato il <strong><em>declino inarrestabile della barriera</em></strong>, che continuerà. Questo processo fa pensare ad un futuro tormentato per gli ecosistemi marini tropicali con un clima sempre più caldo.</p>
<p>La studiosa <strong>Rebecca Albright </strong>della <strong>Miami Universit</strong>y, al termine di alcune ricerche, ha affermato che <em>“la sopravvivenza del corallo nuovo potrebbe diminuire del 73% entro il 2100”.</em></p>
<p>Data la sensibilità dei coralli all&#8217;inquinamento, il riscaldamento degli oceani, e l&#8217;acidificazione, i coralli sono il <em>&#8220;canarino in una miniera di carbone&#8221;</em> per gli oceani del mondo. L’<strong>ecosistema marino</strong> ha la capacità di influenzare fortemente l’intero ambiente globale, con delle fortissime implicazioni nella catena alimentare, nel benessere dell’uomo, e nella vivibilità della Terra.</p>
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		<title>Sultano: uno stambecco straordinario.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 14:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Centro Visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso a Chanavey (Val di Rhemes), si trova il corpo imbalsamato di un animale straordinario: lo stambecco Sultano. Era imponente e visse molto a lungo, circa 18 anni. Aveva un fascino ed un carisma eccezionali, perciò gli altri stambecchi, ed i lavoratori del Parco, lo ammiravano e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/sultano-uno-stambecco-straordinario/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nel Centro Visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso a Chanavey (Val di Rhemes), si trova il corpo imbalsamato di un animale straordinario: lo stambecco Sultano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12928" title="stambecco" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecco.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Era imponente e visse molto a lungo, circa 18 anni. Aveva un fascino ed un carisma eccezionali, perciò gli altri stambecchi, ed i lavoratori del Parco, lo ammiravano e rispettavano.</p>
<p>Questo bellissimo <strong><em>stambecco maschio</em></strong> comparve all&#8217;improvviso in alta Val di Rhèmes una mattina del giugno 1985: nessun guardiaparco lo aveva mai visto prima. Aveva una mole possente, grandissime corna: certo le femmine non dovevano mancargli, perciò fu chiamato Sultano e da allora fu tenuto d&#8217;occhio dal personale del <strong>Parco del Gran Paradiso</strong>.</p>
<p>Era difficile seguirlo a causa del suo carattere eccezionalmente diffidente. Tuttavia, molti si ricordano di lui, e nel libro &#8220;<strong><em>Sultano delle nevi. Una storia vera del Gran Paradiso</em></strong>&#8221; di Ariberto Segàla sono riportate varie testimonianze a proposito.<span id="more-12522"></span></p>
<p>&#8220;<em>Sultano? Un leader nato, uno che sapeva comandare e soprattutto trasmettere ai compagni le proprie esperienze. In gioventù aveva probabilmente sperimentato la cattiveria dell&#8217;uomo. Per questo, io credo, era diffidente e appena si profilava qualcosa o qualcuno che lui riteneva un pericolo, trascinava subito il branco con sé. Gli ubbidivano tutti, e tutti, giovani e vecchi, seguivano le sue abitudini, i suoi movimenti.</em> &#8221; (Stefano Borney, Aiuto caposervizio in Valle di Rhèmes)</p>
<p>&#8220;<em>Sultano? Fiero, energico, irruente, deciso. Uno stambecco capolavoro. Durante la stagione degli amori non aveva neppure bisogno di affrontare in duello i rivali. Li sconfiggeva con il solo apparire. Intelligente? Il fatto di essere riuscito a sfiorare i 18 anni, guidando un branco, significa che sapeva operare delle scelte: arrivare, per esempio, ai pascoli migliori nel momento più opportuno</em>&#8220;. (Vittorio Peracino, ex ispettore sanitario)</p>
<p>Le guardie del parco percepivano in <strong>Sultano</strong> un misto di intelligenza, intuizione e potenza. Quando morì, fu chiaro a tutti quanto fosse stato speciale: gli <strong><a title="Stambecchi: eccezionali equilibristi un tempo vittime della superstizione" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/stambecchi-eccezionali-equilibristi-un-tempo-vittime-della-superstizione/" target="_self">stambecchi</a> </strong>visitarono il suo corpo silenziosamente, ed il cane della persona che riprese la scena (incaricata dal parco di seguire l&#8217;animale morente), invece di mostrare curiosità o eccitazione alla vista della carcassa, semplicemente vi si sedette accanto.</p>
<p>Spesso noi crediamo di essere gli unici animali in grado di pensare in modo intelligente, di provare emozioni, di avere coscienza di noi stessi: le cose non stanno così, e parallelamente alla nostra vita di umani si sviluppano<strong> vite animali </strong>altrettanto interessanti, emozionanti e dense di significati che, forse, non sapremo mai afferrare.</p>
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		<title>Stambecchi: eccezionali equilibristi un tempo vittime della superstizione.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 10:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stupiscono tutti gli stambecchi “equilibristi” immortalati nelle foto di Adriano Migliorati. Scalano con naturalezza la diga del lago Cingino, alta quasi 49 metri, per poter leccare il sale necessario ad integrare la loro dieta vegetariana. Ma come fanno a non cadere? E chi sono, questi straordinari animali? Le foto scattate da Adriano Migliorati hanno trovato [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/stambecchi-eccezionali-equilibristi-un-tempo-vittime-della-superstizione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Stupiscono tutti gli stambecchi “equilibristi” immortalati nelle foto di Adriano Migliorati. Scalano con naturalezza la diga del lago Cingino, alta quasi 49 metri, per poter leccare il sale necessario ad integrare la loro dieta vegetariana. Ma come fanno a non cadere? E chi sono, questi straordinari animali?<br />
</strong></p>
<div id="attachment_12882" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecchi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-12882" style="margin-right: 10px;" title="stambecchi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stambecchi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Adriano Migliorati</p></div>
<p>Le foto scattate da <em><strong>Adriano Migliorati</strong></em> hanno trovato recentemente ampio spazio sulla stampa inglese ed oggi fanno il giro di internet.</p>
<p>Ritraggono alcuni <strong>stambecchi delle Alpi</strong> (<em>Capra ibex</em>) che scalano senza apparente difficoltà la parete quasi verticale della diga del lago Cingino a quota <em><strong>2.250 metri </strong></em>nel parco naturale della <strong>Valle Antrona</strong>, in Piemonte.</p>
<p>Sembra impossibile che non cadano, eppure si muovono con naturalezza, agilità e leggerezza.</p>
<p>Tuttavia, non c’è nulla di anormale: semplicemente questa specie, perfettamente adattata al suo ambiente, cioè le praterie d’alta quota e le pareti rocciose, ha trovato in un habitat artificiale (la parete della diga) un nuovo luogo di approvvigionamento di sale, sotto forma di <em><strong>salnitro</strong></em>, presente in quantità<span id="more-12514"></span> insufficiente nella dieta da pascolo.</p>
<p>Gli animali riescono a non cadere grazie alla particolare conformazione degli <strong>zoccoli</strong> che sono larghi, morbidi, elastici e composti da due parti articolate in maniera indipendente.</p>
<p>Gli <strong><a title="Sultano: uno stambecco straordinario" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/sultano-uno-stambecco-straordinario/" target="_self">stambecchi</a> </strong>sono animali straordinari. Anche se oggi ci sembrano lontani, remoti, inavvicinabili, un tempo non era così: la loro storia recente è intimamente legata all’uomo.</p>
<p>Ai tempi dei<strong> romani</strong> abitavano quasi tutte le montagne alpine, e venivano catturati per usarli nei giochi circensi. Nel <strong>medioevo</strong> caddero vittima della superstizione: si pensava infatti che le parti del loro corpo servissero a curare svariate malattie (un po&#8217; come capita oggi alle tigri e ai rinoceronti…).</p>
<p>Ancora nel<strong> XIX secolo</strong> lo stambecco veniva usato nella medicina: si pensava che il suo sangue curasse i calcoli della vescica, con le corna si facevano anelli che proteggevano dai malanni e persino gli escrementi venivano raccolti e usati nella cura della tubercolosi e della gotta.</p>
<p>Chi uccideva uno stambecco, insomma, faceva i soldi: per questo verso il 1850 si estinse definitivamente in Svizzera. Ne rimase una<strong><em> popolazione superstite</em></strong> soltanto nella zona del Gran Paradiso, dove la casa reale sabauda emanò a partire dal 1821 severi divieti di caccia e affidò la protezione degli stambecchi a una compagnia di guardie forestali.</p>
<p>Gli stambecchi ora viventi discendono tutti dalla piccola popolazione superstite del Gran Paradiso: fortunatamente molti progetti di reintroduzione sono andati a buon fine ed oggi questi<strong> bovidi</strong> possono vivere in numerose vette alpine, protetti da una legislazione che tiene conto della loro natura e vulnerabilità.</p>
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		<title>Neonicotinoidi: pesticidi killer degli uccelli.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 08:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie. Gli insetticidi in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli uccelli del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/neonicotinoidi-pesticidi-killer-degli-uccelli/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12869" title="neonicotinoidi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>insetticidi</strong> in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli <strong>uccelli</strong> del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del declino delle popolazioni di <strong>api</strong> in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p>Si incollano ai semi della pianta infiltrandosi bene: qualsiasi piccolo<strong> insetto</strong> che mangi la pianta viene immediatamente infettato. La tossina attacca il sistema nervoso centrale e provoca una morte rapida.</p>
<p>E&#8217; molto meno tossico per gli altri animali, perché v’è una composizione chimica in grado di dimostrare più efficacia sui comuni insetti.</p>
<p>Nel libro <em>“The Systemic Insecticides: A Disaster in the Making” </em>(Insetticidi sistemici: un disastro in atto) Henk Tennekes, ricercatore presso i <em>“Servizi di tossicologia sperimentale”</em> a Zutphen, Paesi Bassi, ha legato l&#8217;uso di neonicotinoidi al declino delle<span id="more-12708"></span> popolazioni di uccelli.</p>
<p>Il ricercatore nel libro afferma che:<em> &#8220;I massicci cali numerici di determinate specie di uccelli sin dal 1990 si basano su ciò che mangiano, ossia sulla scarsità progressiva degli insetti a loro disposizione. Inoltre, quelle sostanze chimiche influiscono negativamente sulla capacità di spostamento delle api, il che porta le stesse api a trascurare l&#8217;alimentazione e la cura delle uova e delle larve&#8221;.</em></p>
<p>Tuttavia, tra le cause di questo collasso dobbiamo anche annoverare altri possibili fattori, come gli <strong>acari-varroa</strong>, malattie trasmesse dagli insetti, <strong>malnutrizione</strong>, <strong>colture geneticamente modificate</strong>, e anche le <strong>radiazioni del telefono cellulare</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania e la Francia hanno severamente limitato l&#8217;uso dei neonicotinoidi. L&#8217;efficacia di questo <strong>pesticida</strong> ha sicuramente influito sugli insetti, ma a pagare di più sono evidentemente gli uccelli.</p>
<p>Con i <strong>neonicotinoidi</strong>, usati con intensità inferiore al DDT ma di maggiore potenza, gli agricoltori intendono proteggere le loro <strong>colture</strong>, perché essi rendono le piante più resistenti alla siccità, ai bassi livelli di pH, allo stress da calore, e alle infezioni virali.</p>
<p>Nonostante le ricerche proseguano, l’Europa sta avviando un percorso di vera limitazione dell’uso di queste sostanze. Ma per Henk Tennekes <em>“un divieto globale è l&#8217;unica soluzione, dobbiamo evitare danni catastrofici alla nostra natura, alla nostra salute”.</em></p>
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		<title>Caffè: leggende di dervisci &#8220;indiavolati&#8221; e capre ballerine.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul caffè, una delle bevande più consumate dal mondo occidentale, esistono molte leggende. Chi fu il primo a bere l&#8217;infuso dei suoi chicchi tostati, e perché lo fece? Ecco una spiegazioni tra le più celebri e curiose, che ha a che fare con capre e dervisci instancabili. Il caffè è un arbusto tropicale che prospera [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/caffe-dervisci-indiavolati-e-capre-ballerine/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sul caffè, una delle bevande più consumate dal mondo occidentale, esistono molte leggende. Chi fu il primo a bere l&#8217;infuso dei suoi chicchi tostati, e perché lo fece? Ecco una spiegazioni tra le più celebri e curiose, che ha a che fare con capre e dervisci instancabili. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12734" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caffè è un <a title="Il caffé" href="http://www.equonline.com/il-caffe/" target="_blank"><strong>arbusto tropicale</strong> </a>che prospera nelle regioni dal clima caldo e umido, preferibilmente  fra i 600 e i 1200 m di altitudine. Attualmente è coltivato in circa <strong>80 paesi</strong> situati nella fascia inclusa fra il tropico del Cancro e quello del Capricorno: primi fra tutti Brasile, Messico, Etiopia, Nigeria, Cina e India.</p>
<p>L’<em><strong>arbusto del caffè</strong></em> è sempreverde ed ha foglie ovate, lucide, di colore scuro, fiori bianchi e profumati ed un frutto carnoso contenente due semi ovoidali (frutto a drupa). I frutti, dapprima verdi, nel corso della maturazione diventano gialli, quindi di color rosso chiaro e infine di un luminoso rosso porpora.</p>
<p>Fino al XIX secolo non era certo quale fosse il <strong>luogo di origine</strong> della pianta del caffè: Etiopia, Persia o Yemen? Esistono molte <strong><em>leggende</em></strong> su questo: la più conosciuta parla di<span id="more-12580"></span> un pastore yemenita chiamato<strong> Kaldi</strong>, ed è raccontata nel testo &#8220;<strong><em>De saluberrima potione</em></strong>&#8221; del frate maronita <strong>Antonio Fausto Naironi</strong>, risalente al 1671.</p>
<p>Un pastore abissino di nome Kaldi stava pascolando il suo gregge intorno a <strong><em>Mokka</em></strong>, città yemenita. A un certo punto, vide ballare come matte le sue <strong>capre</strong> che avevano appena mangiato delle bacche rosse da un grosso cespuglio.</p>
<p>Il pastore, sorpreso, informò della cosa il priore del monastero di Cheodet, l&#8217;abate Yahia, a cui apparteneva il gregge. Il monaco, non credendo alle parole del pastore, gettò nel fuoco le bacche.</p>
<p>Dalle bacche abbrustolite iniziò ad emanare un intenso e piacevole aroma che induceva ad indagare sul loro mistero. Nel tentativo di recuperarli, i chicchi ormai anneriti vennero messi in acqua in infusione, e così si scoprì che se ne poteva ricavare una bevanda gradevole al palato.</p>
<p>Questa bevanda poteva essere somministrata ai <strong>dervisci</strong> del convento in modo che ne fossero rinvigoriti e potessero pregare tutta la notte senza addormentarsi. La bevanda ottenuta fu perciò chiamata <strong><em>&#8220;Kah wah&#8221;</em></strong> (forza) in arabo e <strong><em>&#8220;Kahvè&#8221;</em></strong> (lo stimolante) in turco.</p>
<p>Il caffè restò per lunghi secoli una delle bevande più gradite al mondo islamico: era anche apprezzato per le sue qualità medicamentose e digestive e per questo la pianta del caffè fu descritta e studiata dal grande medico arabo <strong>Avicenna</strong>.</p>
<p>Fece poi la sua comparsa in Europa nel seicento. Anche su come questo accadde, esistono numerose versioni dei fatti: ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
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		<title>Sette curiosità sulle mucche: molto più di macchine da latte.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 14:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/sette-curiosita-sulle-mucche-molto-piu-di-macchine-da-latte/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Una mucca non è solo la fonte del latte che beviamo e dei formaggi che mangiamo; non è neanche solamente una simpatica mascotte di pelouche da regalare ai nostri bambini. Una mucca è un animale sensibile e stupefacente.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13040" title="mucca" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucca.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>1. DA CHI DISCENDONO LE MUCCHE ?</strong></p>
<p>Fatta eccezione per i bovini del sud-est asiatico, i bovini domestici discendono tutti da un’unica specie selvatica, quella dell’Uro (<strong><em>Bos primigenius</em></strong>), di cui l’ultimo esemplare fu ucciso in Polonia nel 1627. I tori erano enormi, alti fino a 2 metri al garrese, e avevano corna lunghissime.</p>
<p><strong>2. LE MUCCHE AMANO ESSERE COCCOLATE ED ASCOLTARE MOZART</strong></p>
<p>Un recente studio della <em>Newcastle University </em>ha rivelato che “<em>così come la gente reagisce meglio se viene trattata con un tocco personale, le mucche sono più felici e rilassate se ricevono un’attenzione più individuale</em>”. Molti produttori di latte inglesi infatti chiamano <strong>per nome</strong> le mucche nella propria fattoria, ottenendo, in questo<span id="more-12261"></span> modo, molto latte in più.</p>
<p>Altri studi condotti dall&#8217;<em>Università di Madison</em> nel Wisconsin (Usa)  hanno dimostrato che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano <strong>musica sinfonica</strong> aumenta del 7,5%. Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella stalla quando suona della musica.</p>
<p><strong>3. COME RUMINANO LE MUCCHE</strong></p>
<p>Lo stomaco dei ruminanti è formato da quattro sacche: il <em>rumine,</em> il <em>reticolo</em>, l’<em>omaso</em> e l’<em>abomaso</em>. Quando la mucca mangia dell’erba, la ingoia molto velocemente riempiendo il rumine. Poi, grazie ai movimenti di contrazione del<strong> rumine</strong>, una parte del contenuto di questa sacca risale nella bocca a piccoli getti.</p>
<p>L’animale mastica allora tranquillamente ciò che  ha ingoiato ingordamente. Le fibre diventano più sottili e tornano nel rumine: qui la flora batterica degrada la cellulosa, l&#8217;amido, i grassi e le proteine producendo sostanze nutritive assimilabili dall&#8217;animale come le vitamine, ma anche prodotti di scarto come il<em> metano</em>. La <strong>ruminazion</strong>e continua fino a che tutte le fibre non sono state sminuzzate dai denti e ben degradate dai batteri.</p>
<p><strong>4. LA MUCCA E IL VITELLO</strong></p>
<p>Come la donna, in una mucca la gestazione dura <strong>nove mesi</strong>. La mucca gravida, giunto il momento di partorire, si allontana dalla mandria, isolandosi e appartandosi quanto più possibile. Subito dopo il parto nasconde il piccolo che, per i primi giorni di vita, è praticamente inodore per ridurre il rischio di attirare predatori. Lo lecca continuamente e lo segue giorno e notte, senza perderlo mai di vista. Le <strong>mucche da latte</strong>, allevate proprio per l’elevata produzione lattiera, amano il loro vitello ma vengono quasi subito allontanate da lui in modo che il loro latte arrivi a noi umani.</p>
<p><strong>5. MUCCHE FORTUNATE&#8230;</strong></p>
<p>L&#8217;<strong>animale sacro </strong>degli <strong>induisti</strong> è la mucca in quanto simbolo vivente della <strong>dea Madre Terra</strong>: non la possono mai uccidere, ma la possono usare per i lavori agricoli, per il latte e il combustibile (letame essiccato). Gandhi una volta disse: “<em>Per me la vacca è il simbolo dell’intero mondo subumano. L’uomo grazie a essa è costretto a comprendere la propria identità in relazione a tutto ciò che vive</em>”.</p>
<p><strong>6. &#8230;E MUCCHE SFORTUNATE</strong></p>
<p>Nel mondo occidentale le mucche da latte non godono di molti benefici e spesso vengono cresciute in <a title="La mucca da latte: un trattore dal nome Lola" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/la-mucca-da-latte-un-trattore-dal-nome-lola/" target="_self"><strong>allevamenti intensivi</strong></a>. Dato che oggi sono geneticamente selezionate per produrre un  quantitativo di latte dieci volte superiore a quello necessario ai loro  vitelli, soffrono sia di <strong>mastite</strong> (il 35% di tutte le mucche) sia di  <strong>patologie degli zoccoli</strong>, perché con le mammelle così piene sono  costrette a camminare in modo del tutto innaturale. Attualmente circa il 60% delle mucche da latte soffre di zoppia.</p>
<p><strong>7. LA MUCCA EMILY</strong></p>
<p>Nel 1995 in una cittadina del Massachusetts, una mucca di cinque anni si trovava in un mattatoio per essere tramortita e poi scuoiata quando, all&#8217;improvviso, superò con un balzo una staccionata di oltre un metro e mezzo e fuggì nel bosco.</p>
<p>Un gruppo di cittadini che rimasero colpiti dalla faccenda decisero di  salvarle la vita comprandola per un dollaro a testa. Due dei nuovi proprietari, Meg Randa e suo marito, la seguirono nel bosco e guadagnarono a poco a poco la fiducia dell&#8217;animale. Alla fine portarono Emily al <em>Peace Abbey</em>, un rifugio per animali. Oggi, <strong>Emily</strong> è una &#8220;portavoce&#8221; contro il consumo di carne bovina.</p>
<p>Che dire, come potremo riuscire a rispettare questo dolce animale pur continuando a cibarci del suo latte e delle sue carni? <em>La risposta forse sta negli <strong>allevamenti bradi tradizionali </strong>e in un <strong>consumo di carne proporzionato</strong> alle nostre <strong>reali necessità biologiche</strong>.</em></p>
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		<title>La mucca da latte: un trattore dal nome Lola.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 14:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa è un animale? Dal punto di vista zootecnico un animale è una macchina che è impiegata per trasformare alcuni prodotti in altri prodotti più utili all’uomo. Ecco la visione attuale degli zootecnici che si occupano delle mucche da latte degli allevamenti italiani. In questo articolo ci limiteremo a proporre un breve brano scritto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/la-mucca-da-latte-un-trattore-dal-nome-lola/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Che cosa è un animale? Dal punto di vista zootecnico un animale è una macchina che è impiegata per trasformare alcuni prodotti in altri prodotti più utili all’uomo. Ecco la visione attuale degli zootecnici che si occupano delle mucche da latte degli allevamenti italiani. </strong></p>
<p>In questo<a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucche-da-latte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13026" title="mucche-da-latte" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucche-da-latte.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> articolo ci limiteremo a proporre un breve brano scritto da un <strong>eminente zootecnico italiano</strong> i che lavora per importanti industrie casearie. E’ giusto, visto che ogni giorno consumiamo<em><strong> latte bovino</strong></em> sottoforma di formaggi, creme e quant’altro, avere la precisa consapevolezza dell’<strong>origine</strong> di questo <strong>cibo</strong>.</p>
<p>Questo cibo ci viene dato da <strong>mucche da latte</strong>, che vivono rinchiuse in puliti allevamenti intensivi, non pascolano ma ricevono ogni giorno del mangime ben dosato e vengono costantemente ingravidate e deprivate dei vitellini per dare a noi il latte destinato a loro.</p>
<p>“<em>Una vacca da latte è una macchina alla quale si somministrano alimenti e dalla quale si ricava latte e carne a non voler considerare il resto (letame, pelle, ecc). In che cosa una macchina animale, una vacca, differisce da una macchina meccanica, un trattore? <span id="more-12252"></span></em></p>
<p><em>Entrambi hanno un costo, sono soggetti a guasti, la vacca si ammala e al trattore si rompe la biella, si consumano, la vacca invecchia, e, quindi si devono rinnovare; entrambi reagiscono agli stimoli: premendo il bottone dell’avviamento il trattore si mette in moto, così la vacca entrando in sala di mungitura si dispone e scarica il latte. </em></p>
<p><em>La differenza sostanziale e basilare, risiede nel fatto che la vacca è capace di riprodursi e nel farlo genera un essere che gli somiglia moltissimo, una vacca non partorirà mai un leone o una formica o un pesce, e, se è bianca e nera darà per la sua parte un figlio con gli stessi colori del mantello, e, se produce molto latte tenderà a dare figlie molto produttive</em>.”</p>
<p>(Gestione allevamento vacche da latte, MAURO CODELUPPI, Zootecnico).</p>
<p>Sono una scienziata naturale, finora ho pensato che una<a title="Sette curiosità sulle mucche: molto più di macchine da latte" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/sette-curiosita-sulle-mucche-molto-piu-di-macchine-da-latte/" target="_self"><strong> mucca</strong></a> fosse un animale superiore, dotato di un cervello e quindi di una certa intelligenza, dotato di nervi e recettori del dolore e quindi di sensibilità, dotato di capacità sociali e, dal punto di vista comportamentale, placido. Di sicuro, mai avrei pensato che la<strong> Lola </strong>che mi dà il latte fosse, più o meno, un <strong>trattore</strong>.</p>
<p>Siamo sicuri che il passaggio dagli allevamenti tradizionali agli <strong>allevamenti industriali</strong> sia stato positivo? Le mucche vengono ridotte a <strong>macchine produttrici</strong>, noi umani siamo invece ridotti a <strong>macchine consumatrici</strong>. A loro si chiede di dare sempre di più, a noi si chiede di consumare sempre di più, tutto ciò indipendentemente dalle loro reali possibilità e dalle nostre reali esigenze biologiche.</p>
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		<title>Sette curiosità sui piccioni o colombi di città&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 12:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il piccione, o colombo di città, è un animale conosciuto da tutti e detestato dai più. Ma chi è davvero questo animale, e come mai si trova nelle nostre città? Attraverso sette curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste domande. 1. I piccioni erano un tempo allevati dall&#8217;uomo come cibo e come messaggeri alati. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/sette-curiosita-sui-piccioni-o-colombi-di-citta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il piccione, o colombo di città, è un animale conosciuto da tutti e detestato dai più. Ma chi è davvero questo animale, e come mai si trova nelle nostre città? Attraverso sette curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste domande.</strong></p>
<p><em><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5293.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12197" title="IMG_5293" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5293.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>1. I piccioni erano un tempo allevati dall&#8217;uomo come cibo e come messaggeri alati. </strong></em></p>
<p>Il colombo è stato, tra gli uccelli, il primo ad essere addomesticato: la carne del piccione selvatico, molto magra e ricca di proteine, era infatti particolarmente amata dai nostri antenati, ad esempio dagli <strong><em>Antichi Egizi</em></strong>, dai <strong><em>Greci </em></strong>e dai <strong><em>Romani</em></strong>. Anche oggi i piccioni vengono mangiati, ma sempre più raramente.</p>
<p>Oltre che venire serviti nei più sontuosi banchetti, per secoli i <strong><em>piccioni viaggiatori</em></strong> hanno costituito il più veloce sistema di telecomunicazione in ambito umano: possono percorrere fino a 800 km volando a 70 km/h per ritornare al nido o alla colombaia dove vengono allevati.</p>
<p>La stessa agenzia<strong><em> Reuters,</em></strong> ai suoi albori, affidava le notizie alle ali dei collaboratori pennuti. Ancora nel 1850, si legge nella storia di questa agenzia, mancando il<span id="more-12157"></span> collegamento telegrafico fra Aquisgrana e Bruxelles, le quotazioni del mercato finanziario erano trasmesse da uno stormo di 40 piccioni.</p>
<p><em><strong>2. Il loro antenato selvatico sopravvive oggi lungo le coste rocciose.</strong></em></p>
<p>Il piccione di città è un animale rinselvatichito derivante dal piccione domestico, che a sua volta deriva dal piccione selvatico. Il piccione selvatico si ciba prevalentemente di granaglie di graminacee e leguminose e nidifica nelle rientranze delle rocce.<br />
Esso purtroppo è sempre più raro perché la specie ancestrale si è ibridata con le molte razze domestiche: le poche popolazioni pure rimaste vivono nelle <strong><em>isole</em></strong> <strong><em>Ebridi</em></strong> e <strong><em>Shetland</em></strong> al largo della Scozia e lungo alcune coste della <strong><em>Sardegna.</em></strong></p>
<p><strong><em>3. </em></strong><em><strong>Hanno una vista &#8220;super&#8221;.</strong></em></p>
<p>I piccioni, come gli umani, possono vedere i colori, ma anche la luce ultravioletta, che invece gli umani non possono percepire. Invece di 3 coni, nel loro occhio ci sono ben 5 tipi di coni! Per la loro vista eccezionale, i piccioni sono stati usati in America in alcuni esperimenti  (<em><strong>Project Sea Hunt</strong></em>) sulle missioni di ricerca e soccorso in mare aperto.</p>
<p><em><strong>4. Hanno un modo &#8220;unico di bere&#8221;.</strong></em></p>
<p>La maggior parte degli uccelli prendono un sorso d&#8217;acqua nel becco, rovesciano all&#8217;indietro la testa e deglutiscono. Invece i piccioni e i loro parenti più stretti succhiano l&#8217;acqua usando i loro becchi come delle cannucce.</p>
<p><em><strong>5. Sono monogami.</strong></em></p>
<p>I piccioni sono e fedeli per tutta la vita. Il piccione maschio impiega parecchio tempo per scegliere la compagna, poi la corteggia a lungo. Di accoppiamento non si parla finché la coppia non si reputa stabile: deve passare almeno una settimana dal momento del &#8220;fidanzamento&#8221;.</p>
<p><strong><em>6. Hanno un&#8217;ottima </em></strong><strong><em>capacità discriminante</em></strong><strong><em> e una formidabile memoria.</em></strong></p>
<p>Sono stati fatti moltissimi esperimenti sulla capacità discriminante dei piccioni: i formidabili pennuti ci hanno stupito imparando a distinguere tra le note di Bach e quelle di Mozart, tra un quadro di Monet e un quadro di Picasso, tra un disegni infantili belli e brutti, tra pitture ad acquerello e pitture fatte con le tempere, e molto altro ancora.</p>
<p>L’abilità dei piccioni viaggiatori di ritrovare la via di casa dai luoghi più remoti ed ignoti ha da sempre affascinato l’umanità e aperto interrogativi.<br />
Sin dai primi anni ’70 è stata formulata da ricercatori italiani appartenenti all’Ateneo Pisano l&#8217;ipotesi, oggi confermata da evidenze sperimentali, basata su un meccanismo di<strong><em> navigazione olfattiva </em></strong>che presuppone che durante i primi mesi di vita i colombi imparino e memorizzino quale è l’odore predominante della zona dove vivono e che inoltre imparino a riconoscere le aree circostanti che sono caratterizzate da odori differenti portati alla voliera dai venti che spirano dalle varie direzioni. <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5297.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12206" title="IMG_5297" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5297-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong><em>7. Il piccione Cher Ami.</em></strong></p>
<p>Cher Ami era un piccione viaggiatore della prima guerra mondiale &#8211; oggi lo si trova impagliato allo <strong><em>Smithsonian</em></strong> insieme ad altri animali eroi di guerra &#8211; che, mentre la settantasettesima divisione dell&#8217;esercito statunitense era sotto il fuoco amico dei francesi, riuscì a recapitare, malgrado fosse colpito e ferito gravemente, un messaggio che implorava il cessate il fuoco.</p>
<p>Insomma, i piccioni non sono dei fastidiosi &#8220;topi con le ali&#8221; come qualcuno li definisce, ma degli animali estremamente intelligenti e interessanti.<br />
In America esiste un progetto molto bello chiamato &#8220;<strong><em>Pigeon Watch</em></strong>&#8221; che invita tutti a osservare i colombi di città per poter capire meglio questa specie in tutte le sue varietà, colori e razze particolari, nelle sue abitudini etc&#8230;<br />
<em><br />
<strong>I disegni nelle immagini presenti in questo post sono stati realizzati da Elisa Carletti.</strong></em></p>
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		<title>Il cioccolato: dalle fave di cacao ai benefici per la salute.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 18:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cibo degli Dei, inferno e paradiso dei golosi, il cioccolato si fa a partire dai semi di una pianta tropicale, l&#8217;albero del cacao. Molte sono le tappe della lavorazione delle fave di cacao: ve le descriveremo insieme a tanti aneddoti e curiosità! Theobroma cacao è il nome scientifico, coniato da Linneo, che indica l’albero del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/20/il-cioccolato-dalle-fave-di-cacao-ai-benefici-per-la-salute/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Cibo degli Dei, inferno e paradiso dei golosi, il cioccolato si fa a partire dai semi di una pianta tropicale, l&#8217;albero del cacao. Molte sono le tappe della lavorazione delle fave di cacao: ve le descriveremo insieme a tanti aneddoti e curiosità!</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Albero-cacao.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11970" title="Albero-cacao" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Albero-cacao.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Theobroma cacao </em></strong>è il nome scientifico, coniato da Linneo, che indica l’<a title="Il cacao" href="http://www.equonline.com/il-cacao/" target="_blank">albero del cacao</a>: il primo termine fa  riferimento alla parola greca che significava <strong>“<em>nutrimento degli dei</em>”</strong>; il secondo termine fa riferimento al nome dato alla pianta dagli Aztechi, <strong><em>cacahautl</em></strong>.</p>
<p>Ormai tutti lo sanno, il cacao è stato usato per la prima volta dalla civiltà Maya come moneta di scambio e come base per una preziosa bevanda dalle proprietà stimolanti e magiche.</p>
<p>Quando ai Maya subentrarono gli Aztechi, l&#8217;uso rituale dei semi di cacao continuò: fu proprio il loro imperatore Montezuma, nel XVI secolo, ad offrire al <em>conquistador </em>Hernan Cortés la bevanda detta <strong><em>&#8220;cibo degli dei&#8221;</em></strong>. Da allora il cacao fece la sua comparsa in Europa.</p>
<p>L&#8217;albero del cacao appartiene alla famiglia delle <strong><em>Sterculiaceae</em></strong>: tale famiglia comprende anche la Noce di Cola, il cui frutto è usato per aromatizzare la famosa bibita gassata<span id="more-11747"></span> Coca Cola.</p>
<p>Il cacao è originario delle regioni tropicali dell’<strong>Amazzonia</strong>, e per crescere necessita di caldo, umidità ed ombra. L&#8217;albero può essere alto dai sei ai dieci metri e presenta ampie foglie perenni e piccoli fiori riuniti in infiorescenze che hanno origine direttamente dal tronco (ecco perché i frutti curiosamente spuntano dal tronco e dai rami principali).</p>
<p>Esistono due varietà principali di cacao, <em><strong>criollo</strong></em> e <strong><em>forastero</em></strong>, cui se ne aggiunge una terza, il <em><strong>trinitario</strong></em>:</p>
<p><em><strong>Criollo</strong></em><strong> </strong>è il nome che gli Spagnoli diedero al profumato e pregiato cacao prodotto dagli Aztechi: esso ha dominato il mercato sino alla metà del diciottesimo secolo ma oggi è coltivato in piccole quantità perché poco resistente alle malattie. <em></em></p>
<p><em><strong>Forastero</strong></em> è la robusta pianta del cacao originaria dell’alto bacino del Rio delle Amazzoni: è resistente e molto coltivata, ed i suoi semi hanno un aroma intenso ed un gusto amaro.</p>
<p>Il <strong><em>Trinitario</em></strong> presenta una vasta varietà di ibridi e si chiama così perché si pensa sia il risultato di un uragano che colpì Trinidad verso la fine del XVIII secolo.</p>
<p>Il <em><strong>frutto del cacao</strong></em> è una drupa denominata<strong> <em>cabossa</em></strong> che assomiglia a un melone e presenta colore, forma e dimensioni variabili: può essere sferica o cilindrica, appuntita o smussata, liscia o rugosa, di colore verde, giallo, rosso o viola. Fu la cabossa del <em>Criollo</em> ad ispirare la forma della bottiglia di Coca Cola, allungata e percorsa da solchi longitudinali. Ogni cabossa contiene tra i 25 e i 75 semi a forma di mandorla, disposti in 5 file e avvolti da una polpa mucillaginosa e dolciastra.</p>
<p>La raccolta dei frutti avviene due volte all&#8217;anno ed è eseguita manualmente con coltelli  detti <em>machetes</em>; successivamente i frutti vengono aperti per estrarne i semi umidi, ossia le<strong><em> <a title="Fiori, frutti, semi" href="http://www.equonline.com/il-cacao/1-fiori-frutti-e-semi/" target="_blank">fave di cacao</a></em></strong>. Esse vengono quindi sottoposte ad una serie di operazioni:</p>
<p>-<em><strong> fermentazione</strong></em>: le fave di cacao stanno da 2 a 10 giorni a fermentare in vasche o fosse scavate nel terreno.<br />
- <em><strong>essiccazione</strong></em>: i semi vengono essiccati al sole o in forno  per ottenere un colore più vivo e un sapore meno astringente.<br />
- <em><strong>torrefazione</strong></em>: le fave di cacao sono tostate a 120 &#8211; 140 °C  per eliminare del tutto l&#8217;umidità e l&#8217;acidità, favorendo lo sviluppo delle componenti aromatiche.<br />
- <em><strong>granellatura e macinazione</strong></em>: le fave vengono sminuzzate e la granella ottenuta viene successivamente macinata, in modo da ricavarne la massa di cacao che può essere immagazzinata e rivenduta come semilavorato ai cioccolatieri.<br />
- <em><strong>spremitura</strong></em>: filtrando la massa di cacao in pressione attraverso setacci con trama molto fitta si separa, da un lato, una sostanza grassa dal colore bianco giallastro (il burro di cacao) e, dall&#8217;altro lato, il pannello o cake di granella fine, che viene polverizzato per ottenere cacao in polvere.</p>
<p><em><strong>QUALI SONO GLI EFFETTI POSITIVI DEL CIOCCOLATO SULLA SALUTE?</strong></em></p>
<ol>
<li>Il cioccolato ha un valore <strong>antidepressivo</strong>. Innanzitutto agisce da catalizzatore della produzione di endorfina, stimolando le sensazioni di euforia e attenuando il dolore; contiene inoltre feniletilammina, una sostanza che il nostro cervello produce naturalmente in associazione a sentimenti di desiderio fisico e forse addirittura d&#8217;amore; infine, è associato alla serotonina, di cui sono noti gli effetti tranquillanti.</li>
<li>Il cioccolato ha un effetto protettivo sul <strong>muscolo cardiaco</strong> che è doppio rispetto a quello procurato dal vino rosso e quattro volte superiore a quello procurato dal tè verde.</li>
<li>L&#8217;<strong>acido stearico</strong>, che costituisce dal 40 al 50 per cento dei grassi saturi del cioccolato, non aumenta i livelli del colesterolo nel sangue.</li>
<li>Il cioccolato contiene <strong>antiossidanti</strong> che svolgono una funzione protettiva nei confronti del cancro, dell&#8217;invecchiamento, dell&#8217;Alzheimer, dell&#8217;artrite, dell&#8217;asma e dei processi infiammatori.</li>
</ol>
<p>Forse avevano ragione gli aztechi: una sostanza che oltre a procurare piacere, è anche capace di far bene, deve per forza venire dal Paradiso&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cacao.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11973" title="cacao" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cacao.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>&#8220;<em>Chiunque beva qualche sorso di troppo al calice della voluttà; chiunque sia occupato nel lavoro gran parte del tempo destinato al sonno; chiunque, pur essendo uomo di spirito, si senta momentaneamente svanito; chiunque non possa sopportare l&#8217;aria umida, il tempo lungo, l&#8217;atmosfera pesante; chiunque sia tormentato da un&#8217;idea fissa che gli toglie la libertà di pensare: tutti costoro si prendano un buon mezzo litro di cioccolato ambrato ( profumato, cioè, all&#8217;ambra diriga di Debauve ), che io chiamo cioccolato degli afflitti&#8230;</em>&#8221;</p>
<p><em>&#8220;Ci dà una colazione bastante la mattina, ci delizia a pranzo, nelle creme, e ci rallegra ancora, alla fine della serata, nei gelati, nei croccanti e in altre ghiottonerie da salotto, senza contare il piacevole divertimento di pastiglie e confettini, con o senza foglietti dentro</em>&#8221;</p>
<p>A. Brillat-Savarin, avvocato e letterato, autore della &#8220;Fisiologia del gusto&#8221; del 1826, in cui si esalta il cacao.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE IL POST</strong>: <a title="Arrivano l’Eurochocolate e Altrocioccolato: per gustare e conoscere meglio il “cibo degli Dei”." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/arrivano-l%E2%80%99eurochocolate-e-altrocioccolato-per-divertirsi-gustare-e-conoscere-meglio-il-%E2%80%9Ccibo-degli-dei%E2%80%9D/" target="_self">Arrivano l’Eurochocolate e Altrocioccolato: per gustare e conoscere meglio il “cibo degli Dei”.</a></p>
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		<title>Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 10:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" type="button_count"></fb:share-button><p id="ynw-article-part2"><strong>Tibor Dobdson, portavoce delle squadre di  soccorso ungheresi, ha detto a Reuters che ci sono notizie di morie  sporadiche di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio, contaminati dalla  fuoriuscita.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Disastro-ecologico-Ungheria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11400" title="Disastro-ecologico-Ungheria" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Disastro-ecologico-Ungheria.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le squadre al lavoro sono impegnate nel ridurre  l&#8217;<a title="I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" target="_self">alcalinità</a> della fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di  contenimento in una fabbrica di <em><strong>alluminio</strong></em>, poi riversatasi nel Raba,  affluente del Danubio.<br />
Quattro ore più tardi è arrivata al  Mosoni-Danubio, un ramo meridionale del Danubio.</p>
<p>Quattro sinora i morti  per il <strong>disastro ambientale</strong>, tre i dispersi, mentre i feriti sono 150.</p>
<p>A  Gyor, città nel nordovest dell&#8217;Ungheria dove il <strong>Raba</strong> confluisce nel  Danubio, un giornalista Reuters ha visto schiuma bianca e <em><strong>pesci morti</strong></em> a  galla.<br />
Ieri erano già stati trovati diversi pesci morti dopo che che i fanghi rossi  contaminanti fuoriusciti da una fabbrica di alluminio in Ungheria  avevano raggiunto il secondo<span id="more-11394"></span> fiume più lungo d&#8217;Europa.</p>
<p>Il governo aveva  precisato che il fiume di residui tossici che ha inondato 40 chilometri  quadrati nella parte sud-occidentale del Paese, ha raggiunto il <strong>fiume  Raba</strong>, affluente del Danubio, ma non ancora il Danubio. La precisazione era stata fatta dall&#8217;Ufficio per l&#8217;Emergenze a  Budapest. Il<strong><em> fango tossico</em></strong> ha comunque gia&#8217; distrutto l&#8217;intero  ecosistema nel fiume ungherese <strong>Marcali</strong>, secondo quanto riferito dal capo  del servizio emergenze del paese.</p>
<p>Le squadre delle ambulanze stanno diffondendo volantini che  invitano la popolazione a non pescare e non mangiare pesce del fiume e  di evitare il contatto con l&#8217;acqua.</p>
<p>Gabor Figeczky, direttore del Wwf in Ungheria, ha detto che l&#8217;impatto del <strong><a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a></strong> è più grave del previsto. L&#8217;Ungheria  ha dichiarato lo stato di emergenza in tre contee martedì dopo che  l&#8217;ondata ha colpito Kolontar, Devecser e altri comuni a 160 km a ovest  di Budapest.</p>
<p>Il primo ministro ungherese <strong>Viktor Orban</strong> ha visitato  oggi Kolontar ed ha detto che non ci sono dubbi che saranno da rimuovere  i resti di una parte del paesino, visto che è impossibile viverci. <em>&#8220;E&#8217;  difficile trovare le parole. Se fosse successo di notte, tutti sarebbero  morti&#8221;.</em> Orban ha aggiunto che il disastro non può aver avuto  cause naturali.<em> &#8220;E&#8217; una <strong>catastrofe ecologica</strong> senza precedente in  Ungheria. L&#8217;errore umano è più che probabile&#8221;</em>.</p>
<p>Molte persone hanno  subito ustioni e problemi agli occhi a causa degli effetti caustici e  degli elementi corrosivi nel fango. La fuoriuscita, stimata intorno a  <em><strong>700.000 metri cubi</strong></em>, ha spazzato via le auto dalle strade e ha  danneggiato ponti e case.</p>
<p>Fonte: <a title="Ungheria, onda fanghi rossi raggiunge Danubio " href="http://it.notizie.yahoo.com/4/20101007/tso-oittp-onda-rossa-ungheria-raba-89ec962.html" target="_blank">Yahoo Notizie</a></p>
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		<title>I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 10:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I fanghi rossi sono i prodotti di scarto derivanti dalla lavorazione della bauxite durante il processo di estrazione dell&#8217;allumina. Se non trattati presentano alte concentrazioni di idrossido di sodio e quindi sono caratterizzati da un elevata basicità (pH simile a quello della candeggina).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fango_rosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11224" title="fango_rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fango_rosso.jpg" alt="" width="150" height="140" /></a>I<em><strong> fanghi rossi</strong></em> costituiscono lo scarto principale della raffinazione della<strong><em> <a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self">bauxite</a></em></strong>: si tratta di rifiuti pericolosi che vengono spesso stoccati in laghetti artificiali vicini alle raffinerie, minacciando falde acquifere e non solo, come è apparso chiaro nei giorni scorsi in <strong><a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">Ungheria</a></strong>.</p>
<p>Per fortuna la ricerca sta facendo passi avanti nei metodi per recuperarli e ridurne la pericolosità.</p>
<p>Ecco la  composizione approssimativa dei <strong>fanghi rossi</strong>:</p>
<p>30-60% di Fe2O3 (ossido di ferro) che dà il colore rosso al fango<br />
10-20% di Al2O3 (ossido di alluminio)<br />
3-15% di SiO2 (biossido di silicio) è presente come sodio o calcio-allumino silicati<br />
5-10% di CaO (ossido di calcio)<br />
5-10% di TiO2 (biossido di titanio)<br />
2-8% di Na2O (ossido di sodio)</p>
<p>Una volta formati, i fanghi rossi sono pompati lontano dall&#8217;impianto per essere scaricati in laghetti artificiali, depositi superficiali che devono essere costruiti e gestiti con<span id="more-11129"></span> particolari attenzioni per evitare la <strong><em>contaminazione</em></strong> delle falde acquifere sottostanti e dei terreni circostanti e per impedire che materiale pulverulento sia disperso in aria provocando effetti dannosi per la salute (le polveri sono di natura fortemente alcalina e causano effetti irritanti per la pelle, gli occhi e l’apparato respiratorio).</p>
<p>Anche se attualmente i<strong><em> fanghi rossi</em></strong> sono gestiti in modo tale da minimizzare gli impatti, almeno per quanto riguarda il Nord del mondo, tuttavia alcuni siti risentono ancora dell’eredità di una passata gestione non corretta.</p>
<p>Vent’anni fa,  la <strong><em>Tioxide</em></strong> di <strong><em>Scarlino</em></strong> scaricava duemila metri cubi giornalieri di fanghi rossi  al largo dell’isola di Gorgona; nel comune sardo di <strong><em>Portoscuso</em></strong> (Ca), in località <strong><em>Sa Foxi-Portovesme</em></strong>, esiste da tempo un bacino di stoccaggio di fanghi rossi prodotti dalle attività industriali della società Eurallumina che  ha definitivamente compromesso l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p>Forse i più gravi danni sia agli ecosistemi che alle persone (danni fisici e morali) collegati alla lavorazione della bauxite si registrano oggi in India, dove la compagnia indiana <strong><em>Vedanta Resources</em></strong> è disposta a tutto pur di trarre profitto dall&#8217;affare dell&#8217;alluminio.</p>
<p>Il problema dello smaltimento e dell&#8217;utilizzo dei fanghi rossi è oggetto di molte ricerche in quanto non esistono forme di trattamento definitivo. E&#8217; comunque evidente che la loro <strong><em>neutralizzazione</em></strong> (abbattimento dell&#8217;alcalinità) è un passo fondamentale per la soluzione dei problemi di smaltimento.</p>
<p>In alcuni casi in seguito al processo di neutralizzazione attraverso il trattamento con <strong><em>acqua di mare</em></strong> o <strong><em>gesso</em></strong> si è ottenuto un <em><strong>fango inerte</strong></em> utilizzato per ricolmare le miniere esaurite, per scopi agricoli o come materiale di riporto per le zone costiere. E&#8217; stato sperimentato l’utilizzo dei fanghi rossi anche nella produzione di materiali da costruzione.</p>
<p>Una volta trattato tale materiale appare utilizzabile inoltre per <strong><em>processi di recupero ambientale</em></strong>: esso infatti non presenta più le originarie caratteristiche esasperate di basicità pur mantenendo invariata la capacità di neutralizzare matrici a pH acido e di adsorbire gran parte dei metalli presenti in un terreno contaminato che costituiscono, ad elevata concentrazione e mobilità, un potenziale pericolo per l’ambiente.</p>
<p>La <strong>Virotec International Ltd</strong>, in Australia, dove è rilevante l’attività di estrazione di allumina, ha ottimizzato il processo di trattamento dei “fanghi rossi” con acqua di mare, arrivando ad un vero e proprio prodotto secondario, commercializzato con il marchio Bauxsol®, interessante per le sue capacità di neutralizzare (ricondurre a neutralità reflui acidi, suoli e sedimenti) e di intrappolare ed immobilizzare elevate quantità di elementi metallici.</p>
<p>Secondo l’<strong>ENEA</strong>, che nei suoi laboratori ha studiato la compatibilità ambientale di questo prodotto, tale materiale potrebbe essere impiegato come &#8220;ammendante&#8221; su suoli di miniera e sedimenti contaminati da metalli pesanti , come arricchente del compost oppure nella <em><strong>phytoremediation</strong></em>.</p>
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		<title>Marea nera: la scia del disastro nei lavori dell’OSU.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 13:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo. Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/04/marea-nera-la-scia-del-disastro-nei-lavori-dell%e2%80%99osu/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Marea-nera.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11034" title="Marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Marea-nera.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti cancerogeni) nelle acque al largo della costa della <strong>Louisiana</strong> sono stati rilevati anche negli ultimi campionamenti, effettuati qualche giorno fa.</p>
<p>Ciò significa, purtroppo, che la chiusura del tappo petrolifero da parte di BP non è che il primo piccolo passo verso il ripristino (difficile e complesso) dell’ecosistema.</p>
<p>Vicino a Grand Isle, nella Louisiana, il team ha scoperto che gli <strong>idrocarburi policiclici aromatici</strong> (IPA, che comprendono agenti cancerogeni e chimici causanti vari rischi per la salute umana) si mantengono su livelli 40 volte superiori rispetto al periodo antecedente la <strong>“marea nera”</strong>. I composti possono entrare nella catena alimentare attraverso organismi come il plancton o il pesce e arrivare anche all&#8217;uomo.</p>
<p>Un tossicologo dell’OSU, Kim Anderson, ha affermato che la Lousiana non è l’unica zona interessata e che anche Alabama, Mississippi, Florida e altre zone stanno subendo<span id="more-11016"></span> danni in questo senso, seppur in modo più attenuato.</p>
<p>Il team di questa università continuerà ad effettuare i <strong><em>campionamenti</em></strong> ancora a lungo, anche perché prosegue la catalogazione degli ingenti danni ambientali che la marea nera ha provocato: aver fermato la falla non significa aver eliminato le sostanze nocive.</p>
<p>Gli organi federali americani, le associazioni ambientaliste, e i gruppi di ricerca, proseguono nei loro lavori anche per tenere sott’occhio l’atteggiamento della società BP, che sembra spesso incline all’alterazione ed attenuazione dei dati (in realtà allarmanti) che si continuano a raccogliere.</p>
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		<title>I baobab, gli alberi più maestosi del mondo.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 12:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo articolo parleremo del baobab, uno tra i più magnifici e sontuosi alberi del mondo, sorprendente non solo per le sue dimensioni, ma anche per quello che rappresenta (sia come cibo che come simbolo magico) per le popolazioni che vivono nei luoghi in cui cresce. Baobab è il nome comune dato alle piante del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/28/i-baobab-gli-alberi-piu-maestosi-del-mondo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questo articolo parleremo del baobab, uno tra i più magnifici e sontuosi alberi del mondo, sorprendente non solo per le sue dimensioni, ma anche per quello che rappresenta (sia come cibo che come simbolo magico) per le popolazioni che vivono nei luoghi in cui cresce. </strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/baobab.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10771" title="baobab" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/baobab.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Baobab</em></strong> è il nome comune dato alle piante del genere <em>Adansonia</em>. Esso conta otto specie distribuite nel Madagascar, nel continente africano e nell&#8217;Australia.</p>
<p>I baobab possono innalzarsi fino a 25 metri di altezza, ma senza dubbio ancora più impressionante è la larghezza che può arrivare a misurare il perimetro del loro tronco: in casi eccezionali anche <em><strong>40 metri</strong></em> (normalmente la media è di 10 metri)!</p>
<p>Sono creature longeve, alcuni esemplari hanno addirittura 4000 anni. Producono dei bei <strong><em>fiori </em></strong>bianchi, grossi ed ermafroditi che si schiudono la notte; il <strong><em>frutto</em></strong> assomiglia ad un piccolo melone scuro.</p>
<p>Gli immensi baobab hanno ispirato le più varie storie&#8230; Si racconta che ne esista un esemplare tanto grande che al suo interno si trova una stazione di autobus in cui possono entrare 40 persone. Un altro esemplare a 500 km da Johannesburg sarebbe usato come<span id="more-10702"></span> cantina, e al suo interno potrebbero entrare almeno 50 persone.</p>
<p>Per certo, un baobab molto grande e vuoto a sud di Derby, nell&#8217;Australia Occidentale, fu usato negli anni novanta come camera di sicurezza per i prigionieri aborigeni diretti a Derby per la loro sentenza: questo &#8220;albero-prigione&#8221; esiste ancora ed è una meta turistica.</p>
<p>Molti <strong><em>miti</em></strong> e <strong><em>leggende</em></strong> hanno come protagonista il baobab. Una leggenda dice che un tempo il baobab era il più bell’albero della terra, si pavoneggiava per i suoi profumatissimi fiori e i suoi frutti, deridendo gli altri alberi. Così il dio della foresta decise di infliggergli una severa punizione: lo sradicò dalla terra, lo alzò verso il cielo e poi lo conficcò nel terreno a testa in giù. Dunque i rami che noi oggi vediamo in realtà sarebbero le radici!</p>
<p>Alcune leggende africane narrano che se una persona beve l&#8217;acqua in cui sono stati lasciati in ammollo i semi del baobab, sarà per sempre protetta dall&#8217;attacco dei coccodrilli. L’uomo dunque venera e protegge queste piante, rispettandole a tal punto che in molti luoghi non è possibile per nessuna ragione abbatterle e il tronco, una volta morto l’albero, non viene abbandonato ma diventa un’abitazione per un’intera famiglia.</p>
<p>Di fatto, il <em><strong>baobab</strong></em> è un albero molto utile: i suoi <strong><em>frutti</em></strong> sono nutrienti e ricchi di fibre. Una volta seccati e liberati dai semi e dalle fibre, vengono ridotti in farina e consumati nel latte o nel porridge.<br />
<a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/frutto-baobab.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-10778" title="frutto-baobab" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/frutto-baobab-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Assunta in quantità e modalità differenti, come bibita rinfrescante o liofilizzata, la polpa di Baobab è ottima per le sue proprietà antiinfiammatorie, antipiretiche e analgesiche, nonché come fonte di energia.</p>
<p>I semi servono da addensante nelle zuppe ma possono anche essere fermentati in condimenti, arrostiti per un consumo diretto, o tritati per estrarne olio vegetale.</p>
<p>Con le foglie, grandi e palmate, si fa una zuppa (in Nigeria si chiama <em><strong>zuppa di kuka</strong></em>), e con la corteccia si fabbricano corde.</p>
<p>Un singolo albero può arrivare ad immagazzinare 120.000 litri d&#8217;acqua, particolare preziosissimo nelle zone desertiche in cui di solito cresce: questo perché il baobab è una pianta succulenta.</p>
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		<title>18 e 19 settembre: manifestazione nazionale contro la caccia e “Manifesto per la coscienza degli animali”.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 14:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 18 settembre e domenica 19 settembre, in occasione dell’apertura della stagione venatoria 2010/2011, sono stati fatti due passi epocali nella storia dell’animalismo italiano. Si è tenuta infatti una manifestazione nazionale contro la caccia ed è arrivato l&#8217;annuncio che sono state raccolte circa 100.000 firme di sottoscrizione al «Manifesto per la coscienza degli animali». La [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/20/18-e-19-settembre-manifestazione-nazionale-contro-la-caccia-e-%e2%80%9cmanifesto-per-la-coscienza-degli-animali%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sabato 18 settembre e domenica 19 settembre, in occasione dell’apertura della stagione venatoria 2010/2011, sono stati fatti due passi epocali nella storia dell’animalismo italiano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/la-coscienza-degli-animali1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10380" title="la-coscienza-degli-animali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/la-coscienza-degli-animali1.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Si è tenuta infatti una manifestazione nazionale contro la caccia ed è arrivato l&#8217;annuncio che sono state raccolte circa 100.000 firme di sottoscrizione al «Manifesto per la coscienza degli animali». </p>
<p>La manifestazione di sabato, organizzata dalla <strong><em>LAV</em></strong> in collaborazione con altre <em><strong>associazioni animaliste italiane</strong></em> quali LAC, OIPA, ENPA, Animalisti Italiani, No alla Caccia e L.I.D.A, si è svolta in una piovosa Venezia: si parla di oltre 2000 manifestanti che hanno sfilato in un variopinto e lungo corteo.</p>
<p>Perché proprio <strong><em>Venezia</em></strong>? Sulla pagina facebook relativa all&#8217;evento, leggiamo &#8220;<em>il Veneto è ormai la regione simbolo dell’estremismo venatorio, dove vengono ripetutamente violate le norme europee sulla caccia in deroga, con il governatore Zaia pronto a tutto pur di accaparrarsi i voti dei cacciatori, mentre un europarlamentare veneto è il burattinaio che manovra la caccia a livello nazionale e locale&#8221;.</em></p>
<p>Tema principale della protesta è stata dunque la richiesta di abolire la caccia e favorire la tutela della biodiversità assieme alla sicurezza dei cittadini. Ecco le principali<span id="more-10322"></span> motivazioni dei manifestanti:</p>
<p style="text-align: justify;">1.<strong> minaccia alla biodiversità.</strong> La caccia, oltre alla strage di milioni di animali, provoca: l’estinzione generale o locale di alcune specie e la rarefazione di altre; l’alterazione degli equilibri ecologici naturali; la diffusione di malattie come il saturnismo (avvelenamento da piombo degli uccelli che ingeriscono i pallini) e gravi sofferenze agli animali feriti. La nostra legge sulla protezione della fauna selvatica (legge 157/92) presenta in particolare alcune criticità: la possibilità dei cacciatori di invadere i fondi privati contro la volontà del proprietario, la possibilità di fare strage di cuccioli e di femmine che covano, l’assenza di limiti fissi agli animali che ogni anno possono essere purtroppo sterminati. La regolamentazione sulla caccia rientra prevalentemente nella competenza delle Regioni che approvano norme spesso filovenatorie, a causa delle quali l’Italia è già stata condannata ben cinque volte dalla Corte di Giustizia Europea, l’ultima volta nel luglio scorso per aver violato le norme che proteggono gli uccelli migratori.</p>
<p style="text-align: justify;">2.<strong> minaccia alla sicurezza dei cittadini</strong>. I dati della stagione di caccia passata (2009/2010) attestano ancora una sequenza impressionante di incidenti: 27 morti e 58 feriti per episodi correlati all’impiego di armi da caccia o all’esercizio venatorio (circa la metà nel corso di battute di caccia al cinghiale), ed 1 morto e 14 feriti tra cittadini non cacciatori. L’alto numero di cacciatori colpiti da infarto nella zone di caccia, mentre vagavano con armi cariche, dimostra la frettolosità degli esami medici per il rinnovo delle licenze, e l’inadeguatezza del Decreto del Ministero Sanità del 28/4/1998 sui requisiti psicofisici per esercitare la caccia, che nulla prescrivono o vietano in caso di malattie cardiovascolari. Tra l&#8217;altro sono ammessi alla licenza venatoria anche cacciatori con un occhio solo, con lenti correttive e con protesi al posto di un braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">3.<strong> questione morale.</strong> “<em>Il filosofo Singer, che è uno dei più grandi difensori degli animali, ha coniato un termine che si chiama “specismo”, che deriva dal razzismo. Noi per secoli siamo stati antirazzisti, ma adesso cominciamo ad essere antispecisti, cioè non vogliamo, non riteniamo che sia giusto che una specie, quella umana in particolare, prenda il sopravvento e aggredisca le altre specie. Questo antispecismo comincia ad essere un movimento filosofico importante e con l’adesione di tanti filosofi di valore</em>” (parole di Umberto Veronesi pronunciate in occasione della presentazione del Manifesto per la coscienza degli animali).</p>
<p style="text-align: justify;">4. <strong>impopolarità della caccia</strong>. Da una recente indagine di Astra commissionata dal Comitato nazionale caccia e natura (Cncn) e Face (Federcaccia, Liberacaccia, Anuu Migratoristi e Enalcaccia), si evince che il 90% degli italiani è contro ogni forma di liberalizzazione dell’attività venatoria. Infatti il 47% degli italiani è totalmente anticaccia, il 43% ritiene indispensabili regole forti e misure restrittive, mentre solo il 10% è per la caccia libera.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente all&#8217;organizzazione della manifestazione del 18 settembre da parte delle associazioni ambientaliste, è stata portata avanti da alcuni politici ed esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura una raccolta firme per sottoscrivere il <strong>&#8220;<em>Manifesto per la coscienza animale&#8221;</em></strong>. Tale manifesto è stato fortemente voluto dal Ministro del Turismo Brambilla e dall&#8217;oncologo Umberto Veronesi ed è stato presentato ufficialmente a Milano lo scorso 13 maggio 2010. Il 19 settembre, data di apertura della stagione venatoria 2010/2011, è arrivata la notizia che sono già oltre 100.000 le firme raccolte e che la raccolta continuerà ancora: per firmare basta andare sul sito <em><a title="La coscienza degli animali" href="http://www.lacoscienzadeglianimali.it/" target="_blank">La coscienza degli animali</a> </em>e inserire i proprio dati personali.</p>
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		<title>Le &#8220;Butterfly Houses&#8221; ed i &#8220;Sentieri Natura&#8221; per ammirare da vicino le farfalle.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 09:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/14/le-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Per sopperire al sempre più grave degrado ambientale ed alla scomparsa degli habitat, da alcuni anni in molti paesi del mondo sono state create delle vere e proprie piccole riserve naturali al coperto per le farfalle, le &#8220;<em>Butterfly Houses</em>&#8221; (letteralmente: Case delle Farfalle).</strong></p>
<div id="attachment_9838" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-tropicale2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9838" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="farfalla tropicale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-tropicale2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Elisa Carletti</p></div>
<p>Si tratta di serre climatizzate arricchite con lussureggianti piante e fiori profumati dove vivono, si riproducono e sono mostrate al pubblico varie farfalle vive, alcune delle quali anche rare, generalmente di origine tropicale.</p>
<p>La prima e più famosa è la <strong><em>London Butterfly House</em></strong>, che ospita la più importante e ricca raccolta mondiale di farfalle vive.</p>
<p>Anche nel nostro paese esistono molte iniziative interessanti e valide: la <em><strong>Butterfly Arc</strong></em> di Montegrotto Terme è stata la prima in Italia.</p>
<p>Essa è oggi al centro di iniziative di portata mondiale ed è stata la sede della progettazione e ideazione delle <em><strong>&#8220;Case delle Farfalle&#8221;</strong></em> italiane più importanti come quella di Milano Marittima in Emilia Romagna, del grande centro museale di Bordano in Friuli Venezia Giulia e l’esperienza di Monteserra in Sicilia. Un altro esempio recente<span id="more-9583"></span> è costituito dalla bellissima <strong><em>Butterfly House</em></strong> di Collodi.</p>
<p>Nelle “<em><strong>Case delle Farfalle</strong></em>” giornalmente si corteggiano, si nutrono sui fiori e si riproducono centinaia tra le più belle farfalle del mondo. Il visitatore può vedere tutti gli stadi di sviluppo di questi splendidi animali: uovo, bruco, crisalide e farfalla.</p>
<p>Può osservare le differenze tra le farfalle diurne e le notturne, dette “falene”, ed incontrare dal vivo alcuni tra gli esempi più significativi di colorazioni aposematiche, terrifiche e mimetiche. Si tratta di luoghi un po&#8217; magici, in cui la leggerezza e l&#8217;armonia avvolgono in un caldo abbraccio i bambini di tutte le età: decisamente da visitare.</p>
<p>Parallelamente, per proteggere e valorizzare la fauna nostrana, sono stati creati anche dei <strong><em>Sentieri Natura</em></strong>, percorsi guidati all&#8217;aperto attraverso ambienti nei quali, con opportune piantumazioni di essenze nutrici, si riesce ad attirare un certo numero di farfalle che sono osservabili da vicino in attività. In Italia ne esistono molti, specialmente nella zona delle Alpi.</p>
<p>Uno in particolare si ammanta anche di un significato affettivo: il <strong><em>&#8220;Santuario delle Farfalle&#8221;</em></strong> dell&#8217;Isola d&#8217;Elba, dedicato ad Ornella Casnati, naturalista recentemente scomparsa che amava più di ogni altra cosa fotografare questi delicati insetti.</p>
<p>Negli ultimi tempi stava coronando un suo sogno attraverso la collaborazione, insieme allo studioso Leonardo Dapporto, ad un lavoro a stampa del Parco sulle farfalle dell’Arcipelago Toscano: proprio la sua passione per i <a title="Breve viaggio nel microscopico universo delle farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/20/breve-viaggio-nel-microscopico-universo-delle-farfalle/" target="_self">lepidotteri</a> le aveva fatto guadagnare l’appellativo di &#8220;Signora delle Farfalle&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Collodi-Butterfly-House.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-10133" title="Collodi-Butterfly-House" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Collodi-Butterfly-House-150x150.jpg" alt="" width="170" height="160" /></a>Il &#8220;suo&#8221; santuario si snoda per circa 2 km intorno al Monte Capanne e offre ai visitatori la possibilità di osservare oltre 50 specie di farfalle, alcune endemiche di quest’area, grazie alla sua favorevole posizione &#8220;a ponte&#8221; tra la Toscana e la Corsica. In quest’area, tra l&#8217;altro, i ricercatori hanno confermato la presenza di due specie (<em>Zerynthia polyxena</em> e <em>Glauchopsyche alexis</em>) riapparse dopo più di 70 anni.</p>
<p>Camminare in percorsi come questo in primavera-estate è un&#8217;esperienza unica da gustare lentamente, magari attrezzandosi di una buona macchina fotografica. Le<a title="Farfalle: ponte spirituale e materiale tra l’Uomo e la Natura" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/19/farfalle-ponte-spirituale-e-materiale-tra-l%E2%80%99uomo-e-la-natura/" target="_self"> farfalle</a> sono esseri timidi e volubili, ma evitando di fare gesti bruschi e avvicinandoci ai fiori da loro più apprezzati e visitati, le vedremo ritornare dopo pochi istanti per cibarsi tranquillamente del loro dolce nettare, regalandoci scatti da sogno e un&#8217;emozione in più.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F14%2Fle-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Il fico, compagno ancestrale delle civiltà mediterranee.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 14:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fico (Ficus carica L.) è un albero da frutto originario dell&#8217;Asia occidentale, introdotto da tempo immemorabile nell&#8217;area mediterranea. Appartiene alla famiglia delle Moraceae, e di esso esistono due sottospecie: Ficus carica subsp. sativa (fico domestico) e Ficus carica subsp. caprificus (caprifico o selvatico). Può raggiungere i 7-8 metri di altezza ed è caratterizzato da [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/29/il-fico-compagno-ancestrale-delle-civilta-mediterranee/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il fico (<em>Ficus carica L</em>.) è un albero da frutto originario dell&#8217;Asia occidentale, introdotto da tempo immemorabile nell&#8217;area mediterranea. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Ficus-carica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10017" title="Ficus-carica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Ficus-carica-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Appartiene alla famiglia delle<strong> <em>Moraceae</em></strong>, e di esso esistono due sottospecie: <em>Ficus carica </em>subsp.<em> sativa</em> (fico domestico) e <em>Ficus carica</em> subsp. <em>caprificus </em>(caprifico o selvatico).</p>
<p>Può raggiungere i 7-8 metri di altezza ed è caratterizzato da una chioma espansa e da foglie piuttosto grandi formate da tre o cinque lobi, rugose ed attraversate da venature di colore verde chiaro.</p>
<p>Il <strong><em>fico</em></strong> è una pianta legata all&#8217;uomo per tradizione antichissima. In <strong><em>Grecia</em></strong> i fichi erano alimenti fondamentali (essiccati erano specialmente apprezzati da chi, dovendo affrontare lunghi viaggi per mare e per deserti, necessitava di vitamine e zuccheri che non andassero a male e che si conservassero).</p>
<p>Inoltre si riteneva che avessero origine divina: <strong><em>Demetra</em></strong>, la dea della terra e della fecondità, avrebbe creato il fico per darlo in dono all&#8217;eroe attico Fitalo come ringraziamento per l&#8217;ospitalità ricevuta. I discendenti di Fitalo, il primo fichicoltore, formarono poi<span id="more-9593"></span> un collegio sacerdotale destinato a funzioni purificatrici.</p>
<p>Secondo un altro mito, <strong><em>Dioniso</em></strong> avrebbe donato agli uomini il fico, nel cui legno venivano tradizionalmente intagliati la maschera ed il fallo rituali del dio. Nel frutto del fico la fantasia popolare greca vedeva l&#8217;immagine dello scroto, ma anche il monte di Venere.</p>
<p>Il fico è una pianta molto resistente alla siccità e vegeta nelle regioni della vite, dell&#8217;olivo e degli agrumi. Non resiste al freddo intenso, teme i ristagni idrici e ama i terreni freschi, profondi e ben dotati di sostanza organica.</p>
<p>Esistono varie tecniche per la sua propagazione: la più rapida consiste nell&#8217;estirpare dei polloni radicati da piante adulte o ceppaie. Un&#8217;altra tecnica usata soprattutto dai vivaisti è la talea, che radica molto facilmente interrando pezzetti di ramo lunghi 30-40 cm e lasciando fuori dal terreno solo una gemma.</p>
<p>L’<strong><em>impollinazione</em></strong> dei fiori è necessaria per lo sviluppo dei frutti ed avviene ad opera di un piccolissimo insetto, l’imenottero <em>Blastophaga psenes</em>, il cui ciclo di vita si svolge completamente all’interno del rosso ricettacolo carnoso.</p>
<p>Il fico domestico produce due tipi di <strong><em>frutti</em></strong>: i primaticci, che si formano in autunno e che maturano nella tarda primavera dell&#8217;anno successivo, mentre i fichi veri si raccolgono a fine estate dello stesso anno. In primavera è tra i primi alberi a fruttificare, anticipando le stesse foglie: è infatti dai rami che spuntano i primi frutti, producendone poi senza interruzione.</p>
<p>I <strong><em>fichi </em></strong>sono ricchi di potassio, ma contengono anche calcio, fosforo e vitamine A e C. Sono frutti molto zuccherini. La medicina popolare usa i fichi sugli ascessi facilitandone la maturazione, il decotto è un ottimo emolliente per fare i gargarismi nelle tracheiti, nelle infiammazioni della gola e nelle tossi ostinate. I fichi secchi sono molto nutrienti e leggermente lassativi. Il lattice fresco aiuta ed estirpare i calli e lenisce il dolore causato dalla puntura delle api.</p>
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		<title>Dagli animali all&#8217;uomo: quando le erbe vengono in aiuto.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’interesse per le piante si mostra già nei bambini che imparano rapidamente a distinguere le “erbacce” infestanti dai fiori delle aiuole, le piante foraggere dagli ortaggi, le piante da condimento o medicinali da quelle ornamentali. A poco a poco, se il bambino ha la fortuna di crescere in una famiglia che lo spinge a scoprire [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/28/dagli-animali-alluomo-quando-le-erbe-vengono-in-aiuto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’interesse per le piante si mostra già nei bambini che imparano rapidamente a distinguere le “erbacce” infestanti dai fiori delle aiuole, le piante foraggere dagli ortaggi, le piante da condimento o medicinali da quelle ornamentali.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/echinacea.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10030" title="echinacea" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/echinacea-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>A poco a poco, se il bambino ha la fortuna di crescere in una famiglia che lo spinge a scoprire il mondo naturale intorno a sé, capirà ciò che il grande medico Paracelso aveva constatato: cioè che pascoli e colline sono delle vere e proprie <em><strong>farmacie naturali</strong></em>!</p>
<p>Noi umani non siamo gli unici a saperlo. Si conoscono diversi casi di <strong><em>animali</em></strong> che usano piante come medicine e le recenti ricerche mostrano che questo comportamento, denominato <strong><em>farmacofagia</em></strong>, è molto più diffuso di quanto si possa immaginare: in particolare sono state fatte scoperte sorprendenti sui primati e sugli insetti (la recente scienza che si occupa di questa branca dell&#8217;etologia prende il nome di<em> <strong>zoofarmacognosia</strong></em>).</p>
<p>Gli autori antichi hanno riportato numerosi casi di animali che si curano e siamo abituati a considerare questo insieme di nozioni come credenze popolari non realistiche. Tuttavia, verificato che stiamo scoprendo ora la realtà scientifica di questi fatti, dovremmo<span id="more-9615"></span> sospettare che in almeno alcuni di essi vi sia qualcosa di vero.</p>
<p>In un libro sulle piante medicinali degli anni settanta del secolo scorso leggiamo: “<em>un camoscio morsicato da un serpente mangia euforbie, che di solito non mangia mai, per purgarsi violentemente e sbarazzarsi della tossina che ha nel corpo. Il lupo, nella stessa situazione, scava per trovare e mangiare la radice della bistorta che gli darà sollievo nello stesso modo. Le cerbiatte sanno che devono mangiare le foglie del giglio martagone per entrare in calore. Cani e gatti, infine, spesso mangiano erba che produce in loro vomito o diarrea</em>“.</p>
<p>E l’<strong><em>uomo</em></strong> d’oggi, come si pone nei confronti della natura? A partire dal secolo scorso, con i successi farmacologici dei medicamenti chimici e con l’abbandono delle campagne, c’è stato un deciso allontanamento dalle <strong><em>erbe</em></strong> e dall’<strong><em>erboristeria</em></strong>. I metodi di sintesi sono ormai alla base di numerose medicine clinicamente sperimentate ed impiegate nel caso di malattie di ogni tipo ed intensità.</p>
<p>Tuttavia negli ultimi anni si è assistito alla riscoperta della terra, dei prati e delle erbe e delle medicine naturali. Le preparazioni basate sulle erbe presentano infatti numerosi vantaggi. Le diverse specie di animali e vegetali si sono evolute in uno stato di dipendenza e di selezione reciproca.</p>
<p>L&#8217;organismo umano è dipeso e dipende tuttora dalle <strong><em>piante</em></strong>, mentre le sostanze chimiche sintetiche gli sono ancora per la maggior parte estranee e gli provocano talvolta effetti secondari indesiderati. Un fatto ancora più notevole è che l&#8217;uso delle erbe attraverso infusi e decotti non sfrutta un&#8217;unica sostanza attiva, ma un vero e proprio cocktail di principi che agiscono come fattori coadiuvanti aumentando l&#8217;effetto benefico per l&#8217;organismo.</p>
<p>Per disturbi lievi, è quindi un bene usare <strong><em>rimedi erboristici</em></strong>: infatti in questi casi le erbe sono utili e attive al pari delle sostanze di sintesi e spesso provano meno l&#8217;organismo. Tra l&#8217;altro, se riusciremo a coltivare o raccogliere noi stessi le piante che utilizzeremo, ne avremo un beneficio doppio: risparmieremo e al tempo stesso saremo un po&#8217; &#8220;medici&#8221; anche noi.</p>
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		<title>A settembre due appuntamenti toscani da non perdere: Murabilia e Pomarium.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 13:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’estate sta finendo e il mese di settembre si preannuncia ricco di eventi e manifestazioni interessanti. Per gli amanti della natura, dell’agricoltura e del giardinaggio, in particolare segnaliamo due appuntamenti toscani davvero interessanti che si terranno rispettivamente durante la prima settimana e durante la seconda settimana del prossimo mese: Murabilia e Pomarium. “Murabilia – Mura [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/25/a-settembre-due-appuntamenti-toscani-da-non-perdere-murabilia-e-pomarium-2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’estate sta finendo e il mese di settembre si preannuncia ricco di eventi e manifestazioni interessanti. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Murabilia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9771" title="Murabilia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Murabilia1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per gli amanti della natura, dell’agricoltura e del giardinaggio, in particolare segnaliamo due <strong><em>appuntament</em></strong>i toscani davvero interessanti che si terranno rispettivamente durante la prima settimana e durante la seconda settimana del prossimo mese: <em>Murabilia</em> e <em>Pomarium</em>.</p>
<p><strong>“<em>Murabilia – Mura in fiore</em>”</strong> è una mostra-mercato dedicata al giardinaggio amatoriale di qualità organizzata dal Comune di Lucca e dall’Opera delle Mura di Lucca in collaborazione con l’A.Di.P.A. (Associazione per la Diffusione Piante per Amatori).</p>
<p>Essa, nel tempo, è riuscita ad acquisire una rilevanza nazionale e quest’anno si svolgerà a dal 3 al 5 settembre sopra le mura cinquecentesche nell’area compresa tra tre<span id="more-9735"></span> bastioni: Baluardo San Regolo, della Libertà e San Salvatore.</p>
<p>I fili conduttori della manifestazione saranno le <strong><em>orchidee</em></strong>, le specie del genere <em>Opuntia</em> e le <strong><em>piante alimentari</em></strong>, che figureranno nelle produzioni e nelle variegate collezioni botaniche di oltre 250 espositori professionali ed amatoriali italiani ed europei (<a title="Murabilia" rel="nofollow" href="http://www.murabilia.com/page.php?page=170" target="_blank">Murabilia</a>).</p>
<p>La mostra inoltre proporrà articoli che riguardano il mondo del verde: oggettistica di pregio per arredo da giardino; lavorazioni artigianali di vasi, saggina, feltro, cesti, paglia e ferro battuto; abbigliamento da campagna in canapa; attrezzature da giardinaggio, etc&#8230;</p>
<p>La principale novità dell’anno riguarda l’allestimento temporaneo di una libreria, chiamata <strong><em>“Piante e Saperi”</em></strong>, che ha l’ambizione di porsi come la più completa in Italia sui temi di botanica, giardini, paesaggistica, arte floreale, manualistica orticola, e che ospiterà vari incontri con prestigiosi autori inglesi e francesi.</p>
<p>Infine l’offerta ai visitatori prevede una articolata mostra pomologica nei sotterranei dell’orto botanico, una mostra di bonsai, un concorso per ortaggi di produzione amatoriale e la consueta gara di pesatura di zucche, tappa d’inizio stagione del campionato nazionale per la zucca italiana più grossa.</p>
<p><strong><em>&#8220;Pomarium</em></strong>&#8221; è una mostra altamente specializzata su tutto ciò che ruota intorno alle<strong><em> piante da frutto</em></strong> e alla <em><strong>frutta</strong></em> che si svolgerà tra il 10 e il 19 settembre presso il Parco Vivai Belfiore vicino a Lastra a Signa (<a title="Pomarium" rel="nofollow" href="http://www.pomarium.net/" target="_blank">Pomarium</a>).</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pomarium.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9765" title="Pomarium" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pomarium.jpg" alt="" width="260" height="194" /></a>I visitatori vi potranno trovare in vendita un vasto assortimento di piante da frutto antiche, viti, olivi, agrumi e piante da frutto esotiche; libri, stampe antiche sulla frutta, riviste specializzate; concimi naturali e preparati per la difesa biologica; frutta trasformata, tipicità regionali e vini di vitigni autoctoni.</p>
<p>E ancora cesti artigianali, scale tradizionali, ceramiche e fruttiere da tavola, vasi per la coltivazione in terrazzo delle piante da frutto; senza naturalmente dimenticare la <strong><em>frutta fresca</em></strong>, in numerosissime varietà antiche.</p>
<p><em>Pomarium</em> non è solo una ottima occasione per comprare, ma soprattutto un luogo in cui imparare ed osservare. Ricchissima è infatti l’offerta di laboratori didattici e visite guidate: laboratorio sull’arte dell’orto e del frutteto; corso di acquerello botanico; laboratorio di installazione di nidi artificiali nel frutteto come controllo biologico dei parassiti; dimostrazione di mantecazione, etc&#8230;</p>
<p>L’edizione 2010 sarà anche caratterizzata da eventi culturali sul frutteto e sul vigneto, conferenze ed incontri con autorevoli esperti del settore, corsi su impianto, potatura e difesa, degustazioni.</p>
<p>Particolare attenzione sarà dedicata all’<strong><em>impollinazione</em></strong> e al mondo delle api, insetti indispensabili per l’agricoltura e per l’uomo, ma ora a rischio di estinzione. Notevoli, infine, saranno le mostre proposte: mostra di pittura “Frutta erotica”, mostra di riproduzioni di frutti in ceroplastica, mostra di antiche stampe di frutta e molto altro.</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Sud Italia: record di abbandoni di cani e loschi traffici di randagi.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 11:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;abbandono dei cani, e quindi il randagismo, è purtroppo un fenomeno in crescita ovunque: tra le regioni italiane, quella in cui si hanno più episodi è la Puglia. Qui, ultimamente, sono in preoccupante aumento i casi di cani avvelenati con polpette alla stricnina o uccisi a fucilate: c&#8217;è chi ritiene che questi terribili fatti siano collegati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/sud-italia-record-di-abbandoni-di-cani-e-loschi-traffici-di-randagi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;abbandono dei cani, e quindi il randagismo, è purtroppo un fenomeno in crescita ovunque: tra le regioni italiane, quella in cui si hanno più episodi è la Puglia.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/abbandono-animali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9680" title="abbandono-animali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/abbandono-animali.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Qui, ultimamente, sono in preoccupante aumento i casi di <strong><em>cani </em></strong>avvelenati con polpette alla stricnina o uccisi a fucilate: c&#8217;è chi ritiene che questi terribili fatti siano collegati a loschi traffici di animali.</p>
<p>I<strong><em> cani abbandonati</em></strong> diventano randagi: vagano alla ricerca di cibo e la maggior parte delle volte muoiono a causa di incidenti stradali, fame, sete, tristezza.</p>
<p>Alcuni vengono catturati dagli uomini per diventare cavie nei laboratori di vivisezione, oppure per essere addestrati a lottare nei combattimenti clandestini; altri finiscono nei canili dove aspettano di essere adottati in condizioni varie (ci sono canili tenuti bene e canili somiglianti a lager).</p>
<p>In Puglia pare che gli uomini abbiano avuto un&#8217;altra brillante idea su come usare i randagi. Se ne sono accorti i volontari dell&#8217;associazione animalista <strong>AIDAA</strong> (Associazione<span id="more-9600"></span> Italiana per la Difesa degli Animali e dell&#8217;Ambiente) che si sono insospettiti in seguito a gravi fatti.</p>
<p>Nei primi sette mesi del 2010 sono infatti giunte all&#8217;associazione 186 segnalazioni dalla Puglia (in particolare dal Tarantino e dalla provincia di Lecce) riguardanti circa settecento animali avvelenati, molti dei quali sono stati fortunatamente salvati dai volontari e dai veterinari. Nei giorni passati, poi, sono arrivate segnalazioni (verificate) relative a cani raccolti da accalappiacani pubblici che, anziché essere portati in canile, sono stati condotti in zone disabitate o in discariche e uccisi a fucilate.</p>
<p>Tutto ciò va ricondotto, secondo l&#8217;AIDAA, al proliferare di un lucroso <em><strong>traffico di randagi</strong></em> spediti in canili della Germania, dove per adottare un animale è necessario pagare 300 euro. Gli esemplari più malridotti, ritenuti non &#8220;idonei&#8221; dai trafficanti, invece di partire per l&#8217;estero verrebbero fatti fuori a colpi di fucile.</p>
<p>&#8220;Se ad imbracciare l&#8217;arma siano direttamente gli accalappiacani o altri individui &#8211; spiega Croce, presidente dell&#8217;AIDAA &#8211; tocca stabilirlo agli inquirenti; da parte nostra, siamo certi che c&#8217;è la conoscenza diretta della situazione da parte di chi dovrebbe controllare&#8221;.</p>
<p>Per concludere, facciamo notare un particolare molto interessante. In base a indagini svolte dall&#8217;AIDAA, risulta che il 60% dei cani abbandonati sulle autostrade del Sud provengono da persone che vivono al Nord e che abbandonano il cane lontano da casa loro forse sperando che nessuno lo recuperi.</p>
<p>Complessivamente dal 25 luglio a oggi sono  stati individuati e denunciati 201 automobilisti nell&#8217;atto di  abbandonare un cane in autostrada: si tratta del numero più alto di denunce in flagranza di reato in relazione agli abbandoni di animali degli ultimi cinque anni.</p>
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		<title>Breve viaggio nel microscopico universo delle farfalle.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 14:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo articolo descriveremo le caratteristiche generali delle farfalle, soffermandoci in particolare sui dettagli che da sempre hanno incuriosito e affascinato l&#8217;uomo inducendolo a immortalarle nella pittura, nella poesia, nella letteratura e in molte altre forme d&#8217;arte. Le farfalle sono insetti e formano l&#8217;ordine dei Lepidotteri, termine che deriva dal greco e significa letteralmente &#8220;ali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/20/breve-viaggio-nel-microscopico-universo-delle-farfalle/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questo articolo descriveremo le caratteristiche generali delle farfalle, soffermandoci in particolare sui dettagli che da sempre hanno incuriosito e affascinato l&#8217;uomo inducendolo a immortalarle nella pittura, nella poesia, nella letteratura e in molte altre forme d&#8217;arte.</strong></p>
<div id="attachment_9838" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9547" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="Farfalla tropicale-3" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-3.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Elisa Carletti</p></div>
<p>Le <em><strong>farfalle</strong></em> sono insetti e formano l&#8217;ordine dei <strong><em>Lepidotteri</em></strong>, termine che deriva dal greco e significa letteralmente &#8220;ali squamose&#8221;. Sono provviste di quattro ali membranose sostenute da un insieme di strutture tubulari (nervature) percorse da emolinfa.</p>
<p>La superficie delle ali è ricoperta da microscopiche <strong><em>squamette</em></strong> dalla forma variabile (triangolari, ovali, filiformi ecc&#8230;) che ci appaiono come una polverina impalpabile che si stacca facilmente non appena viene toccata con le dita.</p>
<p>Grazie a queste squame più o meno pigmentate le ali delle farfalle si possono ornare di bellissimi colori e risultare addirittura cangianti e dai riflessi metallici (questi ultimi due effetti sono ottenuti da fenomeni di interferenza, diffusione e diffrazione luminosa causati dalla struttura<span id="more-9472"></span> e dall&#8217;estrema sottigliezza delle squamette).</p>
<p>Questi colorati insetti si possono raggruppare in farfalle<strong><em> diurne</em></strong> (Ropaloceri) e farfalle <strong><em>notturne</em></strong> (Eteroceri o falene), che si distinguono essenzialmente per la forma delle antenne (le farfalle diurne le hanno a forma di clava, le falene le hanno generalmente filiformi o piumose) e per la posizione di riposo delle ali quando l&#8217;insetto è posato (le farfalle diurne le tengono chiuse ed accostate verticalmente mentre le falene le tengono completamente aperte a libro o ripiegate a forma di tetto).</p>
<p>In genere le farfalle diurne presentano colori sgargianti mentre le falene appaiono più &#8220;anonime&#8221;, in genere marroncine o biancastre, ma ci sono eccezioni importanti a questa regola.</p>
<p>Le farfalle appartengono al gruppo degli olometaboli, cioè degli insetti con una <strong><em>metamorfosi completa</em></strong>. Dall&#8217;uovo, infatti, si passa al bruco o larva, poi alla crisalide o pupa ed infine all&#8217;insetto adulto. L&#8217;uovo è deposto dalla femmina subito dopo l&#8217;accoppiamento sulle foglie, sul tronco e sui rami delle piante che costituiranno il nutrimento della larva.</p>
<p>Le uova possono avere forme e colori assai vari, ed essere deposte da sole o in gruppo. Non appena l&#8217;uovo si schiude ne esce un bruchetto di piccole dimensioni e dall&#8217;aspetto vermiforme. Esso si compone di un capo e di un tronco formato da 13 segmenti.</p>
<p>Oltre alle 3 paia di arti toracici, le vere e proprie zampe, sono presenti un numero variabile di false zampe addominali, appendici molli e carnose provviste di uncini che possono aderire alle più varie superfici. Il corpo del bruco può essere liscio o rivestito da verruche, spine o setole (la processionaria ad esempio ha setole collegate a cellule che secernono sostanze urticanti).</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9557" title="Farfalla tropicale-2" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-2.jpg" alt="" width="190" height="240" /></a> Quando la <strong><em>larva</em></strong> si accresce, va incontro a varie mute in cui sostituisce la cuticola vecchia con una pelle nuova. Nello stadio vitale successivo, il bruco cessa di nutrirsi e cerca riparo sotto un sasso o una corteccia, nel terreno o dentro una foglia accartocciata.</p>
<p>L&#8217;ultima muta porta alla costituzione della crisalide, libera o protetta da un bozzolo di seta, che pur stando quieta ed immobile ospita dentro sé lo svolgersi delle profonde modificazioni degli organi larvali in quelli dell&#8217;adulto.</p>
<p>Il periodo di tempo trascorso allo stadio di crisalide è variabile e va da pochi giorni o settimane ad uno o più anni a seconda delle specie.</p>
<p>Lo sfarfallamento è una fase molto delicata poiché l&#8217;insetto deve riuscire a rompere l&#8217;involucro pupale senza farsi male o essere attaccato da un predatore: con le ali ancora stropicciate e bagnate la farfalla comincia a pompare l&#8217;emolinfa all&#8217;interno delle venature alari e entro qualche ora spiccherà il suo primo volo.</p>
<p>La farfalla adulta ha una vita molto breve: la passa nutrendosi e riproducendosi. L&#8217;apparato boccale è costituito dalla spirotromba, un organo tubulare atto a succhiare liquidi zuccherini che viene tenuto avvolto a spirale nei momenti di riposo.</p>
<p>Le farfalle sono indubbiamente <a title="Farfalle: ponte spirituale e materiale tra l’Uomo e la Natura." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/19/farfalle-ponte-spirituale-e-materiale-tra-l%E2%80%99uomo-e-la-natura/" target="_self">animali affascinanti</a>, che purtroppo oggi rischiano di scomparire. Molte specie sono minacciate dai recenti cambiamenti avvenuti nei paesaggi agricoli durante il passaggio dall&#8217;agricoltura tradizionale a quella odierna delle monocolture in cui l&#8217;uso dei pesticidi è ormai consolidato.</p>
<p>Per questo molte iniziative vengono messe in atto allo scopo di proteggerle e preservarle, prime tra tutte la creazione delle <em><strong>&#8220;Butterfly Houses&#8221;</strong></em> e dei <strong><em>&#8220;Sentieri Natura&#8221;</em></strong>, che vedremo in un prossimo articolo (<a title="Le “Butterfly Houses” ed i “Sentieri Natura” per ammirare da vicino le farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/31/le-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle/" target="_self">leggi</a>).</p>
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		<title>Farfalle: ponte spirituale e materiale tra l’Uomo e la Natura.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 16:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da secoli le farfalle o Lepidotteri (termine che letteralmente significa &#8220;ali ricoperte di squame&#8221;) hanno interessato in vario modo la cultura, l&#8217;arte, l&#8217;economia, le tradizioni popolari e la vita dell&#8217;uomo. Ancora oggi in molte parole di uso comune si fa riferimento a questi insetti: il papillon da indossare sopra lo smoking, l&#8217;uomo &#8220;farfallone&#8221; che corteggia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/19/farfalle-ponte-spirituale-e-materiale-tra-l%e2%80%99uomo-e-la-natura/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Da secoli le farfalle o Lepidotteri (termine che letteralmente significa &#8220;ali ricoperte di squame&#8221;) hanno interessato in vario modo la cultura, l&#8217;arte, l&#8217;economia, le tradizioni popolari e la vita dell&#8217;uomo. </strong></p>
<div id="attachment_9838" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9505" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="farfalla" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Elisa Carletti</p></div>
<p>Ancora oggi in molte parole di uso comune si fa riferimento a questi<strong><em> insetti</em></strong>: il papillon da indossare sopra lo smoking, l&#8217;uomo &#8220;farfallone&#8221; che corteggia molte donne, la valvola a farfalla della bicicletta, le farfalle (pasta) condite col sugo, etc&#8230;</p>
<p>La farfalla è uno dei soggetti più tatuati al mondo e nella recente teoria del caos esiste un importante concetto chiamato <strong><em>&#8220;effetto farfalla&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Le farfalle hanno sempre ispirato sentimenti di bellezza, di leggerezza e gioia fino ad arrivare a simboleggiare, presso alcuni popoli, l&#8217;immortalità dell&#8217;anima e la resurrezione.</p>
<p>Presso gli antichi egizi le farfalle rappresentavano lo spirito che lascia il defunto. Anche per i Greci esisteva il collegamento simbolico farfalla-spirito infatti l’antico termine <em>psyche</em> veniva usato per indicare sia l’anima sia le farfalle e la persona morente era<span id="more-9459"></span> rappresentata con una farfalla che gli usciva dalle labbra.</p>
<p>Esaminando i nomi scientifici di molte specie di <a title="Breve viaggio nel microscopico universo delle farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/20/breve-viaggio-nel-microscopico-universo-delle-farfalle/" target="_self">Lepidotteri</a> emerge chiaramente l&#8217;impronta classica dei vecchi autori: <em>Melitaea </em>(soprannome di Diana, deriva da Melita, la Malta di oggi); <em>Argynnis</em> (soprannome di Venere, la risplendente); <em>Acherontia</em> (Acheronte, uno dei fiumi che scorrevano nell&#8217;inferno); <em>Satyrus </em>(i Satiri erano gli accompagnatori di Bacco), etc&#8230;</p>
<p>Gli antichi Romani usavano per indicare la farfalla il termine <em><strong>animula</strong> </em>che testimonia, una volta di più, il profondo connubio tra farfalle e spiritualità. Per la religione cristiana la farfalla è il simbolo dell&#8217;anima e rappresenta la leggerezza e l&#8217;incostanza. Nell&#8217;iconografia rappresenta anche la resurrezione, in quanto esce viva e perfetta dalla crisalide.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Podalirio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9510" title="Podalirio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Podalirio.jpg" alt="" width="170" height="220" /></a>In certe popolazioni dell&#8217;Africa la vita dell&#8217;uomo viene paragonata al ciclo della farfalla: è simile al piccolo bruco nell&#8217;infanzia, al bruco maturo nell&#8217;età adulta, alla crisalide nella vecchiaia e alla farfalla adulta quando l&#8217;anima si invola dal morto.</p>
<p>In Giappone rappresenta la donna giovane e due farfalle che danzano rappresentano la felicità coniugale. Pittori, orafi, ceramisti ed artisti di ogni genere hanno raffigurato nelle loro opere le forme ed i colori delle farfalle.</p>
<p>Al di là dell&#8217;interesse religioso e artistico che questi straordinari animali suscitano, anche a livello economico troviamo profonde interrelazioni tra loro e noi esseri umani, nel bene e nel male.</p>
<p>Tra i <strong>Lepidotteri</strong> si annoverano moltissime specie dannose. Molte specie di bruco sono in grado di rodere e distruggere parzialmente o totalmente moltissime piante spontanee o coltivate, di attaccare le derrate alimentari rendendole inservibili (semi, farina, mangimi, frutta ecc&#8230;), di danneggiare vestiti, pellicce, tappeti all&#8217;interno delle abitazioni. I bruchi delle processionarie possiedono pericolosi peli urticanti che possono provocare gravi irritazioni se vengono a contatto con la pelle o le mucose.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, però, troviamo un esempio positivo di interazione uomo-farfalla, costituito dal <strong><em>baco da seta</em></strong> (<em>Bombyx mori</em>) che, introdotto in Europa nel 552 d.C. dalla Cina, ha influenzato per secoli l&#8217;economia e la cultura di molti paesi.</p>
<p>Insomma, possiamo tranquillamente dire che le farfalle sono gli insetti più amati e conosciuti dall&#8217;uomo, e per questo varrà la pena approfondire in successivi articoli delle tematiche collegate ad esse (<a title="Le “Butterfly Houses” ed i “Sentieri Natura” per ammirare da vicino le farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/14/le-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle/" target="_self"><strong>Le “Butterfly Houses” ed i “Sentieri Natura” per ammirare da vicino le farfalle</strong></a>).</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-blu.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9521" title="farfalla-blu" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-blu.jpg" alt="" width="170" height="220" /></a> <em>&#8220;Se un essere umano aiuta la farfalla a uscire dal bozzolo, la farfalla non volerà mai. </em></p>
<p><em>Solo trovando la forza di liberarsi dall’ultimo legame, questo delicato essere, con un corpo talmente leggero e fragile che il respiro sembra spezzarlo, può volare bello e libero. </em></p>
<p><em>Allo stesso modo, solo quando ci liberiamo di tutti i legami che conosciamo, compresa la preoccupazione per noi stessi, e quando ci affranchiamo dal bozzolo che abbiamo tessuto intorno a noi per chiuderci al mondo, solo allora possiamo diventare gli esseri veramente stupendi che siamo destinati ad essere.&#8221;</em></p>
<p>Tratto da &#8220;La ragazza sull’albero&#8221; di Julia Butterfly Hill.</p>
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		<title>&#8220;Top hat 10&#8243;, il nuovo tappo per cercare di arginare la marea nera.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 14:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[BP]]></category>
		<category><![CDATA[disastro ecologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Ennesimo tentativo per arginare la marea nera nel Golfo del Messico. La Bp è riuscita a posare il nuovo &#8220;tappo&#8221; sul pozzo di petrolio nei fondali. Michelle Obama: &#8220;Importante per il Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli&#8221;. La copertura dovrebbe riuscire a contenere integralmente la fuga dei milioni di litri [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/13/top-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ennesimo tentativo per arginare la marea nera nel Golfo del Messico. La Bp è riuscita a posare il nuovo &#8220;tappo&#8221; sul pozzo di petrolio nei fondali. Michelle Obama: &#8220;Importante per il Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli&#8221;.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tappo-top-hat-10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9357" title="tappo-top-hat-10" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tappo-top-hat-10.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong><em>copertura</em></strong> dovrebbe riuscire a contenere integralmente la fuga dei milioni di litri di greggio che da oltre tre mesi si riversano quotidianamente nell&#8217;oceano.</p>
<p>Le prossime 48 ore saranno cruciali per capire se l&#8217;<em><strong>operazione </strong></em>ha avuto successo: le immagini diffuse sul sito internet del gruppo petrolifero britannico mostrano la posa del tappo a una profondità di 1.500 metri.</p>
<p>Battezzato <strong>&#8220;top hat 10&#8243;</strong>, il nuovo imbuto sostituisce il <a title="Piano-Cup-and-Cut" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/04/marea-nera-piano-%E2%80%9Ccup-and-cut%E2%80%9D-un-tappo-sulla-falla-per-arginare-lo-sversamento/" target="_self">modello precedente</a> che raccoglieva al massimo 25.000 barili di petrolio, contro i 35.000-60.000 che sgorgavano dal pozzo.</p>
<p>Saranno chiuse le valvole del gigantesco coperchio per controllare la pressione interna del pozzo e verificare il flusso del petrolio.</p>
<p>Dalle prime immagini tv il nuovo tappo spesso cinque metri e del peso di 40 tonnellate posato dai robot sottomarini sembra aver fermato completamente la fuoriuscita di<span id="more-9350"></span> greggio e sarebbe la prima volta negli 84 giorni trascorsi dall&#8217;esplosione della piattaforma Deepwater Horizon.</p>
<p>La Bp non ha voluto comunque garantire il successo del <strong><em>nuovo tentativo</em></strong>, sottolineando come questa operazione sia assolutamente eccezionale e senza precedenti &#8220;a questa profondità e in queste condizioni&#8221;. &#8220;La sua efficacia e capacità di contenere il greggio e il gas non possono essere assicurate&#8221;, mette in guardia la compagnia.</p>
<p>Ma se dovesse funzionare, la Bp conta entro inizio agosto di riuscire a mettere in opera i due primi nuovi pozzi di soccorso che dovrebbero bloccare definitivamente la fuga di greggio.</p>
<p>Nel frattempo è giunta in Florida la first lady, <strong><em>Michelle Obama</em></strong>, che ha invitato i turisti a non abbandonare la costa del Golfo: &#8220;E&#8217; importante per il resto del Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli come lo sono sempre stati in precedenza&#8221;.</p>
<p>Sul fronte giuridico, il governo Usa ha annunciato una nuova moratoria sulle perforazioni offshore in profondità, per sostituire quella attualmente sospesa dal tribunale federale, perché &#8220;troppo estesa&#8221;. La nuova moratoria sarà in vigore fino al 30 novembre.</p>
<p>Leggi la<a title="Tappo per fermare il petrolio" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/13/news/bp_un_nuovo_tappo_per_fermare_il_petrolio_michelle_obama_turisti_non_abbandonate_la_florida-5548757/?ref=HREC1-10" target="_self"> fonte</a>.</p>
<p>Guarda il video del posizionamento del nuovo tappo sulla falla:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pkrnMu9IIPs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/pkrnMu9IIPs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F13%2Ftop-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Marea nera: L&#8217;uragano Alex complica le operazioni per arginare il disastro ambientale.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro nazionale uragani degli Usa rende noto che l&#8217;uragano Alex si è abbattuto nel nordest del Messico. Il suo passaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni in corso per arginare la marea nera. L&#8217;uragano Alex è il primo in giugno da 15 anni. Come se non bastassero per la Bp i guai provocati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/01/marea-nera-uragano-alex-complica-le-operazioni-per-arginare-il-disastro-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Centro nazionale uragani degli Usa rende noto che l&#8217;uragano Alex si è abbattuto nel nordest del Messico. Il suo passaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni in corso per arginare la marea nera. L&#8217;uragano Alex è il primo in giugno da 15 anni.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Uragano-Alex.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9151" title="Uragano-Alex" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Uragano-Alex.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Come se non bastassero per la Bp i guai provocati dalle migliaia di barili di petrolio che da 71 giorni sgorgano dal fondo del mare, nel Golfo del Messico ha fatto la sua comparsa l&#8217;uragano Alex.</p>
<p>L&#8217;occhio dell&#8217;uragano Alex, il primo della stagione ciclonica dell&#8217;Atlantico e e il primo in giugno da 15 anni a questa parte, ha raggiunto la notte scorsa (alle 4 ora italiana) la costa nord-orientale del Messico, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti.</p>
<p>Alex, che viaggia a una velocità media di 165 chilometri orari, ha sollevato sulla superficie del Golfo onde anche di 4 metri che hanno reso vani tutti gli sforzi fatti finora. Alex è accompagnato da piogge torrenziali e venti impetuosi.</p>
<p>Molte attività in corso sono state sospese e le imbarcazioni da giorni in mare per pulire dal petrolio sono rientrate in porto e, dopo l&#8217;uragano, i programmi di lavoro dovranno ricominciare da zero. La Bp ha proposto alle altre compagnie l’istituzione di un fondo di<span id="more-9148"></span> assistenza, per ammortizzare i costi del disastro.</p>
<p>Quando ha toccato terra, Alex ha cominciato a indebolirsi; ma è ancora considerato un uragano di categoria due sulla scala di intensità Saffir-Simpson, che ne ha un massimo di cinque. Alex dovrebbe dissiparsi in un paio di giorni.</p>
<p>Intanto dai villaggi di pescatori in Messico a sud del confine con gli Stati Uniti sono state allertate 23 mila persone e circa 17 mila persone evacuate, mentre il presidente Usa, Barack Obama, ha dichiarato lo stato di emergenza in Texas. Le autorità messicane hanno già riportato una vittima, ma in realtà la situazione è favorita dal fatto che la tempesta si è abbattuta sulle coste in una zona relativamente poco popolata.</p>
<p>Le boe di contenimento piazzate a protezione del litorale dal greggio si sono rivelate totalmente inutili di fronte alla mareggiata. Col risultato che i disastrosi effetti della marea nera da oggi sono visibilissimi sulle coste: decine di chilometri di litorale neri di greggio.</p>
<p>Anche per questo gli Stati Uniti hanno deciso di accettare aiuti dalla comunità internazionale: sono arrivate finora da tutto il mondo 68 offerte di aiuti provenienti da 27 Paesi, soprattutto a livello di personale tecnico esperto in materia.</p>
<p>Quello che preoccupa maggiormente al momento non è il <a title="Allarme marea nera" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/25/allarme-marea-nera-la-falla-si-allarga-un-pescatore-si-suicida/" target="_self">contenimento</a> del petrolio che continua a fuoriuscire dal fondo del mare, ma la bonifica di quello già disperso e che l’uragano purtroppo diffonderà su tutto il Golfo. La Bp aveva annunciato l’arrivo di una nuova unità navale, la Helix Producer, capace di pompare altri 20 mila barili al giorno insieme alle due già operative. Ma l’uragano ha ritardato l’operazione: la nave sarà operativa dal 6 o 7 luglio.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/TYSxEuFAF7k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/TYSxEuFAF7k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Allarme marea nera: la falla si allarga, un pescatore si suicida.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 13:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un incidente causato da un robot sottomarino ha costretto i tecnici a rimuovere il &#8220;coperchio&#8221; che conteneva il greggio. Il capitano di una nave da pesca si è sparato. &#8220;Anche lui, come tanti altri, aveva perso il lavoro&#8221;. Assume contorni sempre più tragici il disastro provocato dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Bp [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/25/allarme-marea-nera-la-falla-si-allarga-un-pescatore-si-suicida/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Un incidente causato da un robot sottomarino ha costretto i tecnici a rimuovere il &#8220;coperchio&#8221; che conteneva il greggio. Il capitano di una nave da pesca si è sparato. &#8220;Anche lui, come tanti altri, aveva perso il lavoro&#8221;.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/golfo-messico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9123" title="golfo messico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/golfo-messico.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Assume contorni sempre più tragici il disastro provocato dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Bp nel Golfo del Messico. </p>
<p>Il capitano di una nave da pesca si è suicidato, con un colpo di pistola. Secondo il medico legale, l&#8217;uomo, William Allen Kruse, 55 anni, non aveva problemi di altro genere se non la disperazione per aver perso il lavoro a seguito del disastro ambientale.</p>
<p>Ci sarebbe anche un&#8217;altra vittima, anche se le autorità della Louisiana spiegano che non si trattarebbe di un decesso direttamente legato alle operazioni di contenimento del greggio. </p>
<p>E l&#8217;emergenza continua: in seguito a un incidente provocato da un robot sottomarino, i tecnici sono stati costretti a rimuovere il &#8220;coperchio&#8221; che conteneva la fuoriuscita di<span id="more-9114"></span> petrolio. E la Bp mostra di non essere in grado di fermare la catastrofe.</p>
<p>Una collisione provocata da un robot sottomarino, con conseguente fuga di gas. Questo l&#8217;incidente in seguito al quale i tecnici che lavorano alla piattaforma sono stati costretti a rimuovere il <a title="La BP sapeva di falle nel sistema di sicurezza" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa/" target="_self">sistema di contenimento</a> che limitava la fuoriuscita di petrolio, lasciando di nuovo libera la falla che sparge greggio in mare, come ha spiegato l&#8217;ammiraglio Thad Allen, coordinatore delle operazioni.</p>
<p>Il container superiore, tuttavia, sarebbe stato controllato e dovrebbe essere rimesso al suo posto nelle prossime ore, anche se la riattivazione del sistema di contenimento potrebbe richiedere &#8220;un tempo considerevolmente più lungo&#8221;. Il sistema era stato installato lo scorso 3 giugno ed era riuscito a catturare fino a oggi 16.600 barili di greggio al giorno.</p>
<p>In questo scenario si è svolta la prima giornata di lavoro il neoresponsabile di Bp America, Bob Dudley. La società ha infatti optato per un cambio della guardia nel Golfo del Messico dopo le pessime figure dall&#8217;ex direttore esecutivo, Tony Hayward, e la responsabilità delle operazioni in America e Asia è stata affidata al 55enne Dudley che da oggi lavorerà fianco a fianco con le autorità Usa.</p>
<p>Leggi la<a title="La falla si allarga" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/06/23/news/tecnici_morti_luisiana-5094235/" target="_blank"> fonte</a>.</p>
<p>Guarda il video del racconto di un pescatore che ha tentato di suicidarsi &#8220;Golfo del Messico: è psicosi petrolio&#8221;:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bvGSpywYzAA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/bvGSpywYzAA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Disastro ambientale nel Golfo del Messico: la BP sapeva di falle nel sistema di sicurezza della piattaforma esplosa.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La British Petroleum sapeva che c&#8217;erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest&#8217;ultima esplodesse e causasse uno dei disastri ambientali più ingenti dei nostri tempi. Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all&#8217;esplosione, la BP sapeva dei problemi nel sistema di sicurezza. L&#8217;operaio si chiama Tyrone Benton [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La British Petroleum sapeva che c&#8217;erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest&#8217;ultima esplodesse e causasse uno dei disastri ambientali più ingenti dei nostri tempi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9053" title="esplosione-piattaforma-petrolifera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/esplosione-piattaforma-petrolifera1.jpg" alt="esplosione-piattaforma-petrolifera" width="160" height="150" /> Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all&#8217;esplosione, la BP sapeva dei problemi nel sistema di sicurezza.</p>
<p>L&#8217;operaio si chiama Tyrone Benton e, in una interessante intervista shock, dichiara alla BBC che il sistema di sicurezza difettoso responsabile della falla non fu riparato, ma soltanto chiuso e che ci si affidò ad un secondo sistema di sicurezza.</p>
<p>Benton continua affermando che la responsabilità della manutenzione dei sistemi di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (poi esplosa lo scorso 20 aprile) era della compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, la quale ha affermato, prima dell&#8217;incidente, di aver testato con successo quel sistema di sicurezza.</p>
<p>Il sistema di sicurezza è chiamato <em>&#8220;blowout preventer&#8221;</em> (Bop), e serve proprio a &#8220;prevenire&#8221; le fughe di gas: si tratta del sistema di sicurezza più importante dell&#8217;intera piattaforma, in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale.<span id="more-9041"></span></p>
<p>Il meccanismo che impedisce le fughe di gas è il più critico di tutta la piattaforma. Il <em>Bop</em> è stato progettato per prevenire <a title="Il disastro ambientale nel Golfo del Messico evoca l'11 settembre" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/obama-il-disastro-ambientale-della-marea-nera-evoca-l11-settembre/" target="_self">disastri ambientali</a> proprio come quello del 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico.</p>
<p>La parte funzionale alla prevenzione dei disastri del Bop, dice ancora la Bbc, sono delle unità di controllo (<em>control pods</em>), che rilevano se vi sono irregolarità.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo notato</em> &#8211; racconta l&#8217;operaio sopravvissuto Tyrone Benton -<em> una perdita sull&#8217;unità di controllo e abbiamo informato gli uomini della compagnia&#8221;</em>. Questi ultimi <em>&#8220;stanno in una sala di controllo, da dove potevano accendere o spegnere quell&#8217;unità di controllo e accenderne un&#8217;altra, così da non dover interrompere la produzione&#8221;.</em></p>
<p>Intervistato dalla BBC, il professor Tad Patzek, dell&#8217;Università del Texas, ha definito &#8220;inaccettabile&#8221; questo comportamento: <em>&#8220;Se si intuisce che il Bop non sta funzionando a dovere, lo si deve riparare a qualunque costo&#8221;</em>.</p>
<p>Secondo l&#8217;operaio, riparare l&#8217;unità di controllo piuttosto che attivarne un&#8217;altra avrebbe però significato interrompere temporaneamente l&#8217;attività di trivellazione sulla piattaforma Deepwater Horizon, <em>&#8220;che </em>- ha aggiunto &#8211; <em>costava alla BP 500mila dollari (circa 400mila euro) al giorno&#8221;.</em></p>
<p>Per arginare la marea nera nel Golfo del Messico, la British Petroleum ha riferito di aver speso finora circa due miliardi di dollari tra lavori di recupero del petrolio, perforazione del pozzo di soccorso, donazioni agli Stati rivieraschi del Golfo e somme versate alle autorità federali.</p>
<p>Nei giorni scorsi la compagnia, che ha ricevuto 65mila richieste di risarcimento e ne ha soddisfatte 32mila, per un totale di 105 milioni di dollari, ha annunciato la creazione, su richiesta della Casa Bianca, di un fondo di 20 miliardi per garantire il pagamento dei costi.</p>
<p>Secondo gli esperti il pozzo ha una riserva di circa 50 milioni di barili e con un flusso di 60mila giornalieri potrebbe continuare a disperdere oro nero in mare per un periodo dai due ai quattro anni.</p>
<p>Una volta esaurito il gas naturale contenuto nel giacimento &#8211; forza motrice del greggio, che deve vincere una pressione di 150 atmosfere &#8211; il tasso di perdita sarebbe però di gran lunga inferiore.</p>
<p>La BP e l&#8217;amministrazione Obama sperano di poter arginare completamente la fuga entro il prossimo agosto con lo scavo di altri due pozzi collaterali, in modo da far defluire il greggio. In caso di fallimento, le conseguenze ambientali sarebbero incalcolabili.</p>
<p>Guarda il video: &#8220;Louisiana &#8211; Gli  uccelli ricoperti di petrolio&#8221;</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/vTT6WtLwdi4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/vTT6WtLwdi4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F06%2F21%2Fdisastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Obama: &#8220;il disastro ambientale della marea nera evoca l&#8217;11 settembre&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 11:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente degli Stati Uniti Obama dichiara: il disastro della marea nera evoca l&#8217;11 settembre perché cambierà per gli anni a venire la psicologia dell&#8217;America. Ed ha aggiunto: penso che questo disastro modificherà il modo di pensare l’ambiente e l’energia per molti anni. Queste le parole di Obama, che vogliono sottolineare che, come l’undici settembre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/obama-il-disastro-ambientale-della-marea-nera-evoca-l11-settembre/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente degli Stati Uniti Obama dichiara: il disastro della marea nera evoca l&#8217;11 settembre perché cambierà per gli anni a venire la psicologia dell&#8217;America. Ed ha aggiunto: penso che questo disastro modificherà il modo di pensare l’ambiente e l’energia per molti anni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8989" title="marea nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera2.jpg" alt="marea nera" width="150" height="130" />Queste le parole di Obama, che vogliono sottolineare che, come l’undici settembre ha mostrato la vulnerabilità degli americani, così la marea nera sta mettendo in evidenza che uno dei pilastri dell’economia statunitense, l’industria petrolifera, non è così sostenibile e sicuro a livello ambientale.</p>
<p>La marea nera nel Golfo del Messico avrà conseguenze negative sul futuro degli Stati Uniti in un modo che «ricorda l&#8217;11 settembre». È molto forte il paragone a cui ha scelto di ricorrere Barack Obama per esprimere a pieno la sua preoccupazione, e la sua rabbia, per il disastro ambientale provocato dall&#8217;esplosione della piattaforma della Bp.</p>
<p>Barack Obama, accusato sia a destra che a sinistra di lentezza nella reazione alla catastrofe, ha promesso che prenderà misure «coraggiose» per combatterla e che userà il resto della sua presidenza per guidare gli Stati Uniti verso «un nuovo modo di fare affari in fatto<span id="more-8985"></span> di energia».</p>
<p>Dopo le pesanti critiche rivolte dall&#8217;amministrazione Usa contro la Bp, che la ritiene responsabile del <a title="Marea nera, conseguenze disastrose per anni" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/marea-nera-nel-golfo-del-messico-conseguenze-disastrose-per-anni/" target="_self">disastro ambientale</a> provocato dalla fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma al largo della Louisiana, il presidente Barack Obama si è confrontato con il premier britannico David Cameron, che aveva invece difeso la società petrolifera dopo il crollo in Borsa.</p>
<p>Bp stima che la marea nera provocata dall&#8217;esplosione di una delle sue piattaforme nel Golfo del Messico le è finora costata 1,6 miliardi di dollari. Tale cifra, spiega il gruppo petrolifero, include l&#8217;insieme delle spese che ha affrontato, comprese le misure di pulizia e contenimento dell&#8217;inquinamento, la perforazione del pozzo di emergenza, gli aiuti agli Stati rivieraschi, i danni già rimborsati, e le somme versate alle autorità federali.</p>
<p>La somma, inoltre, include una prima parte dei 60 milioni di dollari che serviranno a finanziare la costruzione di una serie di isole artificiali al largo della Luisiana, per proteggere il suo ecosistema costiero. Bp si è impegnato a versare complessivamente 360 milioni di dollari per la costruzione di questo arcipelago a catena.</p>
<p>La quantità di petrolio finita in mare ogni giorno è, secondo le valutazioni della Guardia costiera, compresa tra i 25 e i 30mila barili e potrebbe arrivare a 40mila: il doppio di quella stimata dalla Bp, il cui sistema di &#8220;cattura&#8221; non riesce a recuperare più di 20 mila barili.</p>
<p>&#8220;Temo che i vostri piani attualmente in atto non rappresentino la massima mobilitazione di risorse necessaria per far fronte alla perdita&#8221; ha scritto il contrammiraglio alla Bp, &#8220;e che non abbiano tenuto conto della possibilità di un&#8217;avaria o un altro imprevisto. Nelle prossime 48 ore la Bp deve individuare un altro modo per contenere la perdita e renderlo operativo al più presto&#8221;.</p>
<p>Guarda il video: &#8220;Un disastro che si poteva evitare. Il commento dell&#8217;oceanografo dell&#8217;ENEA Vincenzo Artale&#8221;:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-8QsnVALC48&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/-8QsnVALC48&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il sorprendente oro verde: il bambù che aiuta i poveri e l&#8217;ambiente.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I bambù sono parenti stretti del comune grano ma hanno un aspetto decisamente più imponente. Più della metà dell’umanità fa quotidianamente ricorso al bambù per lavorare, ripararsi, cucinare, difendersi, suonare, ispirarsi: tutto questo evidenzia l’importanza che ha questa pianta sempre più amata anche dagli occidentali. Le Bambusoideae, sottofamiglia delle Graminaceae, sono piante con le foglie [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/11/il-sorprendente-bambu-che-aiuta-i-poveri-e-lambiente/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I bambù sono parenti stretti del comune grano ma hanno un aspetto decisamente più imponente. Più della metà dell’umanità fa quotidianamente ricorso al bambù per lavorare, ripararsi, cucinare, difendersi, suonare, ispirarsi: tutto questo evidenzia l’importanza che ha questa pianta sempre più amata anche dagli occidentali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8864" title="bambù" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bambu-150x150.jpg" alt="bambu" width="150" height="150" />Le <em>Bambusoideae</em>, sottofamiglia delle <em>Graminaceae</em>, sono piante con le foglie allungate e con il fusto (detto culmo) slanciato verso l&#8217;alto, liscio al tatto, scandito da nodi ed internodi cavi e sovente lignificato. Hanno inoltre un grande rizoma sotterraneo.</p>
<p>Mentre i bambù nani possono essere piccoli fino a 10 centimetri in altezza, quelli giganti possono arrivare a 15-20 metri: il più alto conosciuto (<em>Dendrocalamus giganteus)</em> cresce fino a 40 metri.</p>
<p>I bambù costituiscono un gruppo in cui si trovano 75 generi comprendenti più di 1000 specie: sono tutti accomunati da un&#8217;elevata velocità nella crescita (alcuni possono arrivare a innalzarsi fino ad 1 metro al giorno! ) e da lunghi intervalli tra una fioritura e l&#8217;altra (si può arrivare a cicli di 100 anni).<br />
Sono diffusi nelle regioni umide tropicali e subtropicali, ma si possono<span id="more-8747"></span> trovare anche nei climi temperati umidi.<br />
<em><br />
IMPORTANZA ECONOMICA</em></p>
<p>L’utilizzo mondiale del bambù per il commercio è di circa 20 milioni di tonnellate per anno: le nazioni con la maggiore produzione e utilizzazione del bambù sono la Cina, l&#8217;India, il Bangladesh, l’Indonesia e la Thailandia.</p>
<p>Il bambù riveste un ruolo economico cruciale soprattutto per le popolazioni povere delle aree rurali, ma i molteplici usi commerciali a cui si presta (sono state calcolate centinaia di applicazioni possibili) interessano sempre di più anche all&#8217;Europa ed agli Stati Uniti, soprattutto per i vantaggi a livello ambientale ed economico.</p>
<p>Il bambù è un materiale leggero e flessibile, con la parte esterna più dura del legno di quercia (ecco perché è ottimo come parquet).</p>
<p>Gli usi più comuni riguardano l&#8217;edilizia e le opere civili (ponti, ponteggi, case, tetti, pavimenti), l&#8217;arredamento (sedie, tavoli), l&#8217;industria tessile e cartaria, l&#8217;artigianato (strumenti musicali, sandali, pettini, cappelli, frecce, coltelli&#8230;), l&#8217;agricoltura, l&#8217;allevamento e la pesca (attrezzi da lavoro per i campi, foraggio e canne da pesca), l&#8217;alimentazione (germogli), l&#8217;arricchimento di giardini, la combustione ed altre applicazioni bioenergetiche.<br />
<em><br />
VANTAGGI AMBIENTALI DELL&#8217;USO DEL BAMBU&#8217;</em></p>
<p>Per la coltivazione del bambù non sono necessari pesticidi né erbicidi ed anche i fertilizzanti sono poco richiesti. Si hanno dei grandi vantaggi energetici per il basso consumo di energia nella trasformazione del materiale, che non deve essere tagliato (se non alle sue estremità), è molto leggero da trasportare, non deve essere dipinto (ma forse laccato), né profilato, ma spesso soltanto sagomato (con il vapore per dargli forma sotto tensione).</p>
<p>Il pregio principale del bambù è quello della rapida crescita: questa caratteristica comporta come vantaggio ulteriore l&#8217;assorbimento di una grande quantità di anidride carbonica, contribuendo così a diminuire l&#8217;effetto serra.</p>
<p><em>CURIOSITA&#8217;</em></p>
<p>A livello tassonomico, i ricercatori non sempre riescono ad assegnare un nuovo esemplare ad una particolare specie e genere di bambù. La classificazione tassonomica avviene infatti tramite l’analisi dei semi ed i bambù hanno intervalli di fioritura, e quindi di produzione di semi, estremamente variabili: alcune specie fioriscono frequentemente con cadenza regolare, altre con  intervalli di 80-100 anni ed in modo gregario (con fioritura contemporanea di piante della stessa specie in zone differenti del mondo).</p>
<p>Il processo di fioritura dei bambù rimane quindi un fenomeno oggetto di studio a livello mondiale. Tra l&#8217;altro, quando un bambù fiorisce, rischia di morire qualora la totalità delle gemme si sviluppino in fiori e che tutte le foglie cadano.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-8866" title="bambù-foresta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bambu-foresta-300x231.jpg" alt="bambu-foresta" width="200" height="180" />Legato alle foreste miste di bambù della Cina sud-occidentale, nelle province del Sichuan, Shan-si e Gansu, zone di vegetazione montana comprese tra i 1.800 e i 3.500 metri di altitudine e caratterizzate proprio dalla presenza di diverse specie di bambù, il panda gigante è sempre stato considerato un animale raro, molto localizzato e in pericolo perché la sua alimentazione dipende strettamente dal bambù.</p>
<p>Grazie alla sua sorprendente forza vitale, alla sua versatilità e alla sua affascinante bellezza, il bambù ha raggiunto anche dei significati simbolici specialmente nelle filosofie e nelle religioni orientali: simbolo di nobiltà e rettitudine, di fedeltà coniugale, di umiltà e di tenacia, di immortalità, il bambù ha una storia e una tradizione antica e affascinante.</p>
<p>« <em>La pianta di bambù è l&#8217;oro verde dell&#8217;uomo povero: una persona può sedersi in una casa di bambù sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bambù, nell&#8217;altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù.<br />
Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù.<br />
Al risveglio potrebbe fumare in una pipa di bambù e scrivere con una penna di bambù su carta da bambù, e poi portare in giornale i suoi articoli in cesti di bambù sospesi su di un&#8217;asta di bambù, con un ombrello di bambù sulla sua testa.<br />
Potrebbe attraversare un ponte sospeso costruito esclusivamente col bambù, bere acqua da una tubatura in bambù, ed asciugarsi il viso con un fazzoletto, ottenuto con le fibre di bambù</em>».</p>
<p>(Atal Bihari Vajpayee, ex primo-ministro dell&#8217;India).</p>
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		<title>Marea nera nel Golfo del Messico: conseguenze disastrose per anni.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 10:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ammiraglio Allen: il petrolio si sta disperdendo. Le operazioni di recupero vanno avanti. Interessati 200 chilometri di coste. Erin Brokovich si schiera con i pescatori. E la Casa Bianca annuncia multe pesantissime alla Bp. La marea nera, dopo le ultime operazioni, è diventata una vasta chiazza di &#8220;centinaia di migliaia di macchie che vanno in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/marea-nera-nel-golfo-del-messico-conseguenze-disastrose-per-anni/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;ammiraglio Allen: il petrolio si sta disperdendo. Le operazioni di recupero vanno avanti. Interessati 200 chilometri di coste. Erin Brokovich si schiera con i pescatori. E la Casa Bianca annuncia multe pesantissime alla Bp.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8741" title="marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera1-150x150.jpg" alt="marea-nera" width="160" height="160" />La marea nera, dopo le ultime operazioni, è diventata una vasta chiazza di &#8220;centinaia di migliaia di macchie che vanno in diverse direzioni&#8221;. Un quadro preoccupante, quello descritto dall&#8217;ammiraglio Thad Allen, coordinatore delle operazioni di contenimento della perdita di greggio nel Golfo del Messico.</p>
<p>Soprattutto se si tiene conto del fatto che la costa della regione risentirà &#8220;per anni&#8221; delle conseguenze del disastro. Tra l&#8217;altro bisogna anche augurarsi che non ci siano uragani in vista, perché in tal caso la Bp sarebbe costretta a fermare le operazioni di contenimento.</p>
<p>Finora la British Petroleum ha speso 1,25 miliardi di dollari per cercare di arginare la marea nera. Una cifra destinata a crescere, soprattutto per via delle multe, ha assicurato Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca: &#8220;Loro sono quelli che hanno colpa e loro si accolleranno i costi che, c&#8217;è da immaginare, saranno ben più alti dei guadagni che potranno<span id="more-8712"></span> ottenere vendendo il petrolio che riusciranno a recuperare. Ci saranno multe che ammonteranno a miliardi di dollari&#8221;.</p>
<p>La Bp ha annunciato di aver raccolto nella sola giornata di sabato 10.500 barili di greggio, grazie alla posa di uno speciale &#8220;<a title="marea nera" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/04/marea-nera-piano-%E2%80%9Ccup-and-cut%E2%80%9D-un-tappo-sulla-falla-per-arginare-lo-sversamento/" target="_blank">imbuto</a>&#8221; sul fondo marino: &#8220;L&#8217;ottimizzazione del dispositivo è in corso e ci attendiamo un miglioramento nei prossimi gironi, ma occorrerà ancora qualche tempo per valutare il successo di questo genere di intervento&#8221;, ha detto un responsabile del colosso petrolifero. L&#8217;obiettivo è quello di arrivare ad aspirare 20.000 barili di petrolio al giorno.</p>
<p>Le conseguenze immediate, ha detto l&#8217;ammiraglio Allen, si faranno sentire per 4-6 settimane dopo che il pozzo che perde nel Golfo del Messico sarà stato sigillato. Al momento sono interessati dal disastro circa 200 chilometri di coste. &#8220;Occuparsi del petrolio in superficie prenderà qualche mese. Per ripristinare l&#8217;ecosistema, l&#8217;habitat della fauna, ci vorranno anni&#8221;, ha detto l&#8217;ammiraglio nella conferenza stampa alla Casa Bianca.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-8721" title="uccello-nel-petrolio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/uccello-nel-petrolio-150x150.jpg" alt="uccello-nel-petrolio" width="150" height="170" /> Tra i protagonisti della vicenda potrebbe entrare anche Erin Brockovich: la paladina dei consumatori e delle vittime delle multinazionali, resa famosa dal film con Julia Roberts, si è messa a disposizione per chiamare la Bp a rispondere non tanto dei danni ambientali, quanto dalle conseguenze che le operazioni di pulizia possono avere sui pescatori.</p>
<p>A lei si sono infatti rivolti circa dieci pescatori che avevano aderito al programma &#8220;Battello delle opportunità&#8221;, lanciato dalla Bp. In un primo tempo era stato detto loro che avrebbero dovuto collaborare a tirar via il greggio dal mare, ma in realtà è stato chiesto di miscelare e riversare in acqua il solvente che avrebbe dovuto diluire il greggio. Ora sostengono che l&#8217;esposizione alle sostanze chimiche e ai vapori li ha fatti ammalare.</p>
<p>Leggi la <a title="Marea nera" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/06/07/news/allen_adesso_ci_sono_migliaia_di_macchie_ma_conseguenze_ambientali_dureranno_anni-4646308/" target="_blank">fonte</a>.</p>
<p>Guarda il video dell&#8217;intervento di Erin Brokovich sulla marea nera:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4GmCTO5VGEc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/4GmCTO5VGEc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>In Piemonte le luci artificiali di un intero borgo si spegneranno per la Notte Bianca della Natura.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rocca de Baldi]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione dell’Anno Internazionale della Biodiversità l’Oasi LIPU di Crava Morozzo realizzerà, il 20 giugno, un&#8217;iniziativa per sensibilizzare i cittadini nei confronti della problematica dell’inquinamento luminoso e della perdita di biodiversità: la Notte Bianca in Natura. Inquinamento luminoso è ogni tipo di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste. Le sorgenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/in-piemonte-le-luci-artificiali-di-un-intero-borgo-si-spegneranno-per-la-notte-bianca-della-natura/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In occasione dell’Anno Internazionale della Biodiversità l’Oasi LIPU di Crava Morozzo realizzerà, il 20 giugno, un&#8217;iniziativa per sensibilizzare i cittadini nei confronti della problematica dell’inquinamento luminoso e della perdita di biodiversità: la Notte Bianca in Natura.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8686" title="inquinamento-luminoso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-luminoso-150x150.jpg" alt="inquinamento-luminoso" width="150" height="150" />Inquinamento luminoso è ogni tipo di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste. Le sorgenti principali che possono causare inquinamento luminoso sono gli impianti di illuminazione pubblici e privati; gli impianti di che illuminano strade, monumenti, opere, ecc.; i complessi commerciali, le insegne pubblicitarie e le vetrine.</p>
<p>L&#8217;effetto più noto di questo fenomeno è l&#8217;aumento della brillanza del cielo notturno e la ridotta possibilità di vedere le stelle, i pianeti e le galassie. </p>
<p>Gran parte degli scolari vedono le costellazioni celesti solo sui libri di scuola e gli abitanti delle più grandi città non hanno mai visto una stella dalle loro finestre.</p>
<p>A causa dell&#8217;inquinamento luminoso, gli astronomi sono stati costretti ad inviare un telescopio in orbita attorno alla Terra per scrutare i confini dell&#8217;universo, ed il più grande telescopio italiano (il TNG &#8211; Telescopio Nazionale Galileo) è stato installato all’estero, nelle<span id="more-8651"></span> isole Canarie, non essendovi più nel nostro territorio dei siti sufficientemente bui.</p>
<p>L&#8217;illuminazione notturna ha un effetto negativo anche sulla biodiversità: flora e fauna vedono modificati il loro ciclo naturale &#8220;notte &#8211; giorno&#8221;. Il ciclo della fotosintesi clorofilliana che le piante svolgono nel corso della notte subisce alterazioni dovute proprio ad intense fonti luminose, le migrazioni degli uccelli che seguono rotte astronomiche possono subire tragiche deviazioni. Nel 1998, la luce che illuminava a giorno gli alberghi sulle coste di Creta disorientava i piccoli di tartaruga marina, che invece di tuffarsi in mare, finivano per lasciarsi morire sulla spiaggia.</p>
<p>Per questo, il <em>20 giugno</em>, a partire dalle 21, a Rocca de’ Baldi (in provincia di Cuneo) verranno spente le luci artificiali e verranno accese quelle naturali delle candele. Nel borgo illuminato solo da migliaia di piccole luci sarà possibile quindi osservare le stelle, ascoltare buona musica (ad esempio il coro della Scala del Re) e ballare. Ci saranno una caccia al tesoro della biodiversità ed un laboratorio di pittura notturna per i bambini.</p>
<p>Le strade saranno animate da artisti di strada e verranno realizzate molte mostre. Saranno esposte moto d’epoca, e verrà aperto in via straordinaria il Castello di Rocca de’ Baldi con il Museo Storico Etnografico della Provincia di Cuneo &#8220;Augusto Doro&#8221;, il museo degli Alpini, la torre civica e tanto altro.</p>
<p>Durante la notte si potrà infine assistere ad una liberazione di rapaci notturni: a causa di ferite da arma da fuoco durante la stagione venatoria o dopo traumi, gli animali sono stati curati dai veterinari e dai volontari dei centri LIPU e finalmente potranno essere reinseriti nel loro ambiente naturale.</p>
<p>Grazie alla presenza dei radioamatori di Mondovì questa Notte Bianca diventerà un incontro mondiale, infatti i partecipanti, con l&#8217;uso della radio, potranno mettersi in contatto con altre persone di tutto il mondo.</p>
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		<title>Marciana Marina: nuove norme edilizie per dare un nido a rondini e rondoni.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il comune di Marciana Marina, nell&#8217;Isola d&#8217;Elba, ha recentemente modificato il proprio regolamento edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni, dando un esempio positivo alle amministrazioni di tutta Italia che, con una minima spesa, vorranno proteggere questi delicati e ormai rari animali. Marciana Marina vanta di essere il terzo comune più piccolo d&#8217;Italia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/03/marciana-marina-nuove-norme-edilizie-per-dare-un-nido-a-rondini-e-rondoni/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il comune di Marciana Marina, nell&#8217;Isola d&#8217;Elba, ha recentemente modificato il proprio regolamento edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni, dando un esempio positivo alle amministrazioni di tutta Italia che, con una minima spesa, vorranno proteggere questi delicati e ormai rari animali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8568" title="nido_rondini" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/nido_rondini-150x150.jpg" alt="nido_rondini" width="150" height="150" /> Marciana Marina vanta di essere il terzo comune più piccolo d&#8217;Italia per estensione territoriale. </p>
<p>E&#8217; un tranquillo paese di pescatori situato nel cuore del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano e caratterizzato da un romantico lungomare ornato da tamerici, boutiques e bancarelle, con una piccola spiaggia in ghiaia situata alle spalle della Torre Saracena.</p>
<p>Qui il 25 maggio 2010 è stata votata da maggioranza ed opposizione una speciale delibera che è già entrata in vigore. La normativa, unica in Italia, è una piccola rivoluzione che guarda al passato perché ripristina sui tetti del comune le vecchie tegole con i coppi aperti nella prima fila: questo servirà a far entrare gli uccelli (rondini e rondoni) nelle cavità che useranno per la riproduzione.</p>
<p>Oltre a definire il tipo di tegole, la delibera comprende anche altre misure facilitatorie per la nidificazione: ad esempio, è consigliato l&#8217;uso di intonaco rugoso per agevolare<span id="more-8547"></span> la costruzione dei nidi sotto i cornicioni delle case.</p>
<p>Sia i rondoni che le rondini sono in costante diminuzione e per questo speciali leggi li proteggono dalla caccia. Tuttavia ciò non risulta sufficiente per la loro effettiva tutela: questi animali, infatti, stanno scomparendo perché non trovano più habitat adatti alla loro sopravvivenza.</p>
<p>Le rondini sono estremamente specializzate nella caccia aerea: hanno un volo leggero e agile ed un becco largo e ampio in modo da catturare facilmente piccoli insetti volatori come mosche e zanzare. Amano vivere e cacciare su campi coltivati, prati e pascoli. Il nido è in genere una piccola coppa aperta, realizzata in fango e posta sopra travi o sporgenze all&#8217;interno di edifici rurali (stalle, cascine, etc&#8230;).</p>
<p>Come molti uccelli legati al paesaggio agricolo tradizionale, le rondini hanno risentito fortemente delle modifiche ambientali seguite alla diffusione della moderna agricoltura intensiva: l&#8217;eliminazione delle siepi, dei fossi e dei prati che fornivano loro i terreni di caccia preferiti; il massiccio uso di pesticidi; la ristrutturazione degli edifici rurali che offrivano loro luoghi adatti alla nidificazione.</p>
<p>I rondoni sono forse i migliori volatori del mondo animale: dotati di lunghe e potenti ali non si posano praticamente mai se non sul nido per deporre e covare le uova e per imbeccare i piccoli. Il resto della vita la passano in volo: perfino mentre dormono e si accoppiano.</p>
<p>Una delle conseguenze di questo adattamento estremo è stata la progressiva perdita di funzionalità delle zampe che sono rimpicciolite e ora sono quasi prive di mobilità: servono soltanto per aggrapparsi al nido ma non permettono al rondone né di camminare né di saltare per alzarsi in volo (per decollare deve infatti lanciarsi da una posizione elevata).</p>
<p>Quando un rondone deve nidificare cerca quindi cavità poste in alto, ad esempio nei muri o sotto le tegole, dove penetra e formare un abbozzo di nido cementato con la saliva. La maggior minaccia ai rondoni è oggi costituita dall&#8217;ammodernamento dei tetti che sostituisce le tradizionali coperture a tegole con solette di cemento (magari coperte da tegole ornamentali) privando così gli uccelli dei loro siti di nidificazione.</p>
<p>Vediamo quindi come la delibera del comune di Marciana Marina sia di enorme importanza conservazionistica: se altri comuni in Italia decidessero di seguire questo esempio, sicuramente sarebbe fatto un enorme passo avanti verso la conservazione della biodiversità. In fondo, bastano piccoli accorgimenti e un po&#8217; di rispetto e sensibilità per riuscire a convivere in modo più armonioso con gli altri figli del nostro Pianeta.</p>
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		<title>BP e marea nera: l&#8217;operazione &#8220;Top Kill&#8221; riuscirà a porre fine al gravissimo disastro ambientale?</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 09:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Via libera all&#8217;operazione &#8220;Top kill&#8221;. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico. La notizia arriva dopo l&#8217;ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Via libera all&#8217;operazione &#8220;Top kill&#8221;. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico.</strong></p>
<p><img title="Bp, via all'operazione Top kill un tappo di cemento sulla falla" src="http://www.repubblica.it/images/2010/05/26/192929211-103274c1-ab88-4c13-81ff-7e27fba85b1c.jpg" alt="Bp, via all'operazione Top kill un tappo di cemento sulla falla" width="170" height="150" align="left" /> La notizia arriva dopo l&#8217;ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori urlando: &#8220;Tappate quel maledetto buco&#8221;.</p>
<p>Obama attacca le compagnie petrolifere: &#8220;Rischi e costi non più sostenibili. Cercare fonti  alternative&#8221;. Iniziata la procedura per sigillare la fuoriuscita di greggio. Se dovesse fallire la marea sarebbe peggio di prima.</p>
<p>Nei prossimi giorni Obama visiterà per la seconda volta in meno di un mese la Louisiana per valutare ancora una volta i danni i danni e seguire le operazioni per bloccare la falla.</p>
<p>La Bp intanto ha avuto l&#8217;autorizzazione dalle autorità Usa per l&#8217;operazione denominata &#8220;Top kill&#8221; per chiudere definitivamente la fuoriuscita di greggio che sta provocando il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.</p>
<p>La procedura prevede che la <a title="Fallisce la prova della cupola" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-fallisce-la-prova-della-cupola/" target="_self">falla</a> sia coperta con un getto di fango ad alta pressione e poi sigillata con un tappo in cemento a 1.500 metri di profondità. Per<span id="more-8354"></span> l&#8217;amministratore delegato del gruppo petrolifero, Tony Hayward, le possibilità di successo sono &#8220;intorno al 60-70%&#8221; anche se c&#8217;è l&#8217;incognita di un&#8217;operazione mai tentata prima a simili profondità.</p>
<p>In caso contrario, se la valvola dovesse venire danneggiata (un fatto che non si può escludere vista la pressione), le quantità di petrolio che uscirebbero potrebbero essere superiori a quelle attuali, aggravando la marea nera.</p>
<p>L&#8217;annuncio della Bp è arrivato con un messaggio Twitter dal quartier generale delle operazioni di contenimento della marea nera. Secondo il sito ufficiale della Deepwater Horizon Response, l&#8217;ammiraglio Mary Laundry, il coordinatore federale Usa, dopo avere consultato l&#8217;ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni, ha dato il via libera ufficiale alla Bp per la procedura.</p>
<p>L&#8217;operazione, sorvegliata da robot, si svolge in due tempi e ha una durata prevista minima di una decina di ore.</p>
<p>La prima fase comincia iniettando nella falla 22 tonnellate di fango e liquidi ultradensi. Se non ci saranno intoppi e il flusso di greggio e gas sarà davvero contenuto, i fanghi verranno sostituiti con cemento, con l&#8217;obiettivo di sigillare definitivamente il pozzo petrolifero.</p>
<p>&#8220;Se l&#8217;operazione Top kill riesce, e non ci sono garanzie, dovrebbe ridurre notevolmente o eliminare la perdita di petrolio&#8221;, ha detto Barack Obama visitando un impianto di pannelli solari a Fremont, in California. Ma se dovesse fallire, ha aggiunto, &#8220;ci sono altri approcci possibili&#8221;.</p>
<p>Il presidente Usa ha quindi attaccato le società petrolifere e suggerito l&#8217;importanza di pensare a fonti di energia alternative. &#8220;Il problema è che trivellano a 1.500 metri sotto il mare poi altri 1.500 metri prima di trovare il petrolio, con rischi e costi sempre maggiori. Non possiamo continuare a sostenere questo tipo di uso di combustibili fossili. Il pianeta non lo può sostenere&#8221;.</p>
<p>A breve la Casa Bianca annuncerà requisiti di sicurezza più stringenti per le trivellazioni petrolifere off-shore. Le misure includeranno con tutta probabilità un rafforzamento delle ispezioni sugli impianti di perforazione e garanzie per la sicurezza degli impianti di contenimento.</p>
<p>L&#8217;ad di Bp, Tony Hayward, ha dichiarato in un&#8217;intervista alla Cnn che nel rapporto che sta per consegnare alle autorità Usa si afferma che l&#8217;incidente &#8220;fu dovuto a tutta una serie di problemi tecnici&#8221; tra cui un guasto che per tre volte bloccò il &#8220;blowout preventer&#8221;, il meccanismo per la messa in sicurezza dei pozzi in caso di emergenza.</p>
<p>Intanto un oleodotto della Bp in Alaska è stato chiuso in seguito a una perdita di greggio dovuta ad alcuni inconvenienti tecnici. La decisione è stata presa dopo che migliaia di barili di petrolio si sono riversati in un contenitore di emergenza durante un test dei comandi anti-incendio alla stazione di pompaggio numero 9, 160 chilometri a sud di Fairbanks. Un problema tecnico ha fatto aprire le valvole di scarico. Non ci sono stati feriti, ma i 40 tecnici che lavorano nella stazione sono stati evacuati.</p>
<p>Per la Bp c&#8217;è anche un&#8217;altra grana: alcuni pescatori reclutati in Louisiana per collaborare all&#8217;operazione di contenimento della marea nera hanno lamentato problemi respiratori e nausea per la prolungata esposizione a petrolio e solventi.</p>
<p>Intanto si è appreso che l&#8217;agenzia federale che regola e controlla le trivellazioni off-shore negli Usa ignorò a più riprese gli avvertimenti sui rischi ambientali nel Golfo del Messico lanciati dai consulenti scientifici dell&#8217;Amministrazione. Unico segnale positivo per la compagnia inglese al momento viene dai mercati: le borse sembrano credere a quest&#8217;ultima operazione e il titolo Bp guadagna il 2,4%.</p>
<p>Per leggere l&#8217;articolo originale clicca <a title="disastro ambientale BP" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/05/26/news/marea_top_kill-4356918/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Guarda il video sulla marea nera, le spiegazioni scientifiche dei danni provocati e l&#8217;operazione Top Kill:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xQYRFFhnQW4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/xQYRFFhnQW4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Un <a title="I disastri ambientali (...ed io?)" href="http://www.okracconti.com/2010/05/27/i-disastri-ambientali-ed-io/" target="_blank">commento personale</a> è che ritengo vergognoso che l&#8217;uomo, per i propri interessi economici e per i giochi di potere internazionali, possa essere così egoista da continuare ad indirizzare le proprie scelte verso soluzioni che possono provocare morti e catastrofi ambientali senza precedenti; e che non abbia come pensiero primario il preservare un ambiente nel quale dovranno vivere le generazioni future e dal quale <strong>tutti</strong>, compresi i potenti, attingiamo <strong>tutte</strong> le risorse che ci permettono di sopravvivere.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F27%2Fbp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>La lavatrice che lava gli uccelli dal petrolio in 7 minuti: una buona invenzione o un tentativo di green-washing?</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/19/la-lavatrice-che-lava-gli-uccelli-dal-petrolio-in-7-minuti-una-buona-invenzione-o-un-tentativo-di-green-washing/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 13:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lavatrice per uccelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei casi di catastrofi petrolifere, i volontari cercano di liberare gli uccelli dal petrolio con lavaggi a mano: una procedura lunga, molto stressante per gli animali e rischiosa per gli uomini in caso di contaminazione da sostanze tossiche. Il petrolio che galleggia sulla superficie marina uccide lentamente centinaia di specie animali. Numerosi uccelli migratori che [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/19/la-lavatrice-che-lava-gli-uccelli-dal-petrolio-in-7-minuti-una-buona-invenzione-o-un-tentativo-di-green-washing/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nei casi di catastrofi petrolifere, i volontari cercano di liberare gli uccelli dal petrolio con lavaggi a mano: una procedura lunga, molto stressante per gli animali e rischiosa per gli uomini in caso di contaminazione da sostanze tossiche. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8024" title="lavatrice-uccelli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/lavatrice-uccelli.png" alt="lavatrice-uccelli" width="160" height="140" />Il petrolio che galleggia sulla superficie marina uccide lentamente centinaia di specie animali.</p>
<p>Numerosi uccelli migratori che nidificano nelle zone costiere scambiano la macchia scura che galleggia sulla superficie del mare per luoghi di sosta e atterrano direttamente nel petrolio.</p>
<p>Intrappolati nella marea vischiosa, gli adulti annegano mentre i loro piccoli, rimasti nel nido, muoiono di fame.</p>
<p>Il petrolio a contatto con il piumaggio degli uccelli ne disarticola la delicata struttura provocando la perdita di impermeabilità e la perdita della capacità di isolamento termico.</p>
<p>La maggior parte degli uccelli che vengono a contatto con prodotti petroliferi in mare muore semplicemente per annegamento in quanto le loro piume si inzuppano di acqua appesantendosi, mentre per quegli esemplari che riescono ad arrivare sulla terraferma la principale causa di morte è l’ipotermia, ossia il freddo, associata inoltre alla<span id="more-7967"></span> elevata tossicità del prodotto.</p>
<p>La cattura, la manipolazione e il trasporto verso i centri specializzati di decontaminazione e riabilitazione degli esemplari imbrattati di catrame, già spaventati e in pessime condizioni fisiche, presenta difficoltà e pericoli per gli animali, che possono rimanere feriti o subire uno stress tale da comprometterne la possibilità di ripresa.</p>
<p>Il momento del lavaggio in genere è critico: durante le operazioni di pulizia a mano gli uccelli si stressano molto rischiando di morire di infarto e, se ingeriscono petrolio, in seguito muoiono per i danni riportati ai reni e al fegato.</p>
<p>Per far fronte al problema del lavaggio degli uccelli contaminati dal petrolio è stata inventata una specie di lavatrice che li pulisce dalle macchie in soli 7 minuti, con il duplice vantaggio di velocizzare la procedura di lavaggio causando al tempo stesso meno stress all&#8217;animale derivato dalla  manipolazione prolungata.</p>
<p>L’idea è del 1995 ed è stata progettata e sviluppata dal consorzio Fost (Fast Oil Spill Team): un organismo fondato dalle aziende petrolifere Elf e Total agli inizi degli anni ’90 per fornire un supporto tecnico di primo intervento in caso di disastri ecologici collegati agli sversamenti di petrolio in mare.</p>
<p>La macchina si basa sul funzionamento della canonica lavastoviglie domestica: un cestello serve per ingabbiare il pennuto, mentre un altro cestello più esterno, che include una serie di getti di acqua e solvente, lava le sue piume a 39°C, la temperatura corporea tipica dei volatili. L&#8217;animali viene poi asciugato e lasciato riposare in una piscina appositamente costruita per la degenza.</p>
<p>Peccato che, come indica il sito ufficiale dell’invenzione, dopo 15 anni esistano oggi al mondo solo due esemplari di queste rapide lavatrici per uccelli, naturalmente di proprietà della Fost che, in caso di necessità, si prodiga a affittarle con tanto di aiuto tecnico.</p>
<p>Cosa significa questo? Come è possibile che un marchingegno in grado di salvare tante vite animali non sia stato mai usato in occasione dei tanti disastri ecologici che sono avvenuti negli scorsi anni, e che le operazioni di soccorso vengano tutt&#8217;oggi portate avanti da gruppi di volontari guidati da associazioni ambientaliste?</p>
<p>Può darsi che sia una questione di soldi: del resto far arrivare da lontano un macchinario che, una volta montato (l&#8217;equipaggiamento della lavatrice per uccelli si compone anche di tendoni e altri oggetti) occupa circa 200 mq, deve essere terribilmente costoso, forse troppo costoso per delle associazioni tenute in piedi semplicemente dalle donazioni annuali dei soci (perché certo gli Stati non pagano le operazioni di soccorso alla fauna). Del resto, dal sito della Fost è impossibile accedere a un qualsiasi catalogo prezzi.</p>
<p>Può anche darsi che, agli ambientalisti, dispiaccia un po&#8217;, e paia un controsenso, pagare tanti soldi per l&#8217;affitto di un macchinario il cui brevetto è di esclusiva proprietà di un consorzio fondato dalle stesse compagnie petrolifere. Forse vedono nella Fost e nelle sue soluzioni tecniche per tamponare gli sversamenti di petrolio in mare una buona trovata per rendere le compagnie petrolifere più &#8220;green&#8221;, per rendere accettabili degli incidenti che causano disastri ecologici di portata continentale.</p>
<p>E che efficace arma di greenwashing, in concomitanza con il disastro del Golfo del Messico, può rivelarsi far pubblicità a una lavatrice per ripulire proprio loro: i poveri, innocenti uccelli, giustamente gli animali che più hanno presa sull&#8217;emotività collettiva!</p>
<p>Guarda il video che mostra il funzionamento della lavatrice per uccelli:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0n6i1xao3VA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/0n6i1xao3VA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La Fattoria della Pace, o Ippoasi: un piccolo tesoro da scoprire lentamente.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 18:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A due passi da Marina di Pisa, immersa nella campagna, sorge la fattoria didattica &#8220;Ippoasi&#8221;, una vera oasi di tranquillità e armonia in cui sono ospitati molti animali da reddito (mucche, asini, cavalli, capre, galline, maiali etc&#8230;) salvati dal macello o da maltrattamenti, in cui si praticano l&#8217;educazione ambientale e l&#8217;agricoltura sociale. E&#8217; tipico della [...]


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<p><img class="alignleft" title="Ippoasi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_2199-300x225.jpg" alt="Ippoasi" width="150" height="150" />E&#8217; tipico della nostra specie sfruttare la vita di altri animali per avere un proprio tornaconto.<br />
Li usiamo per produrre cibo, per trasportare pesi, per condurre carri, per farci divertire.</p>
<p>Poi, nella maggior parte dei casi, quando ormai non sono più in grado di darci quello che vogliamo, o perché sono vecchi, o perché sono malati, vengono destinati al macello, e così anche in questo modo possiamo ricavarne un profitto: la carne per cibare noi o i nostri animali da compagnia.</p>
<p>Gli ideatori dell&#8217;Ippoasi, <em>Gloria</em> e suo marito <em>Cristian</em>, ritenendo tutto ciò un meccanismo perverso, hanno deciso di staccarvisi prima di tutto scegliendo uno stile di vita e di alimentazione alternativo (<em>vegan</em>), ed in secondo luogo creando uno spazio in cui ridare agli animali da reddito quella dignità e quel rispetto che secondo loro si meritano.</p>
<p>Questi animali, come dice Gloria, non hanno la vita per donarla a noi. Gli animali, salvati da situazioni di profonda sofferenza, approdano qui ad un luogo dove ritrovare la<span id="more-7570"></span> propria natura e dignità, liberi di muoversi senza impedimenti e godendo della compagnia l&#8217;uno dell&#8217;altro.</p>
<p>Sono esseri con una propria indipendenza, che una volta rimessi in condizioni di semi-libertà cominciano a mostrare il loro vero carattere e la loro indole più profonda, quasi mai intaccata da secoli di selezione artificiale e di allevamento.</p>
<p>Ad esempio i <em>cavalli</em> ospiti nella fattoria, dopo due anni di permanenza all&#8217;oasi, hanno finalmente iniziato a mostrare tutta una serie di comportamenti tipici dei cavalli selvaggi: la tendenza a vivere in gruppo coordinando le loro azioni quotidiane, il gioco.</p>
<p>Per non parlare delle <em>capre</em>, che preferiscono non farsi toccare e che hanno ricreato un piccolo gregge &#8220;autogestito&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7710" title="Gorgo e Peppa" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_2194-300x225.jpg" alt="Gorgo e Peppa" width="230" height="190" />Il personaggio più simpatico della fattoria è forse il <em>maialino Gorgo</em>, chiamato così perché nato sull&#8217;isola Gorgona. Questo maialino, dal pelame rado bianco e nero, sempre accompagnato dalla schiva <em>maialina Peppa</em>, è straordinariamente socievole e attaccato a Gloria, tanto che non di rado il cane di famiglia, la simpatica Pulce, si sfoga con scenate di gelosia abbaiandogli contro.</p>
<p>Ultimamente sono stata all&#8217;Ippoasi per una visita guidata con dei bambini: la scena di Gorgo che è saltato sul tavolo per mangiarsi tutta la merenda è stata impagabile!!!</p>
<p>Insomma, la Fattoria didattica <strong>IPPOASI </strong>è sicuramente un piccolo tesoro da scoprire lentamente, in grado di suscitare nell&#8217;animo serenità e empatia verso il resto degli animali non umani che assieme a noi popolano il Pianeta.</p>
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		<title>Disastro ambientale nel Golfo del Messico: fallisce la prova della cupola.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inquinamento da petrolio non può essere considerato un incidente occasionale ma una malattia che investe l’intero pianeta: si perdono in media 4 milioni di tonnellate all&#8217;anno in tutto il globo (600.000 tonnellate nel solo Mediterraneo). La piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici [...]


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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7322" title="disastro BP" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/disastro-BP-150x150.jpg" alt="disastro BP" width="150" height="140" />La piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici persone ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio.</p>
<p>Pochi giorni fa sono state eseguite, davanti alle coste della Louisiana, in USA, le complicate operazioni di posa di un&#8217;enorme cupola d&#8217;acciaio da cento tonnellate sul fondo del mare nel tentativo di bloccare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, sotto la piattaforma esplosa, che sta causando danni ambientali enormi.</p>
<p>La struttura, alta 12 metri in cemento e acciaio da 100 tonnellate, è stata installata a 1.525 metri di profondità. Ma la compagnia BP, responsabile dei danni, ha fallito il suo obiettivo di arginare le enormi perdite.</p>
<p>BP sperava così di arginare i danni e riuscire a raccogliere il petrolio disperso. Al momento, dalle falle fuoriescono circa 757 mila litri di petrolio al giorno.<span id="more-7309"></span></p>
<p>Le acque hanno assunto un aspetto nero-grigio e macchiano i moli, gli scafi e gli scogli; grandi masse di catrame raggiungono le spiagge soffocando la vita animale e vegetale. Flora e fauna sono gravemente colpiti: delfini, balene e tartarughe muoiono ogni giorno inesorabilmente.</p>
<p>I casi come quello di cui si sta parlando in questi giorni contribuiscono mediamente solo al 12% dell&#8217;inquinamento globale, ma con danni più visibili e localmente più gravi. Si aggiunga un 33 % legato a operazioni relative alle navi: perdite in fase di carico e scarico, lavaggi illegali delle cisterne in mare aperto (pratica assolutamente vietata ma che non si riesce a impedire), e perdite varie accidentali.</p>
<p>Ma la fetta più importante per quanto riguarda il disastro ambientale è provocata da scarichi urbani e industriali lungo le coste, perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Il vento e le correnti superficiali conducono le sostanze inquinanti lungo le zone costiere.</p>
<p>La BP aveva avvertito che non c&#8217;era garanzia di successo, nell&#8217;impiego della cupola. Ora, tra le possibili soluzioni, ci sarebbe quella di riscaldare l&#8217;area inquinata oppure di aggiungere metanolo per spezzare chimicamente gli idrati. E&#8217; la perdita di petrolio peggiore della storia USA, una minaccia per l&#8217;economia dell&#8217;area e un disastro ecologico senza precedenti. Al vaglio anche <a title="Operazione Top Kill" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/" target="_self">altre soluzioni</a>.</p>
<p>Guarda il video dell&#8217;esplosione della piattaforma:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ZlrQRmi5kUw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/ZlrQRmi5kUw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Sette buoni motivi per creare uno stagno nel proprio giardino.</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;immaginario collettivo uno stagno è una pozza d&#8217;acqua &#8220;sporca&#8221; brulicante di larve di zanzara ed altri animali disgustosi, viscidi e melmosi. In realtà le cose non stanno proprio così: una piccola zona umida d&#8217;acqua dolce può riservare mille piacevoli sorprese e contribuire alla tutela della natura e della salute umana. Gli stagni hanno da sempre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/20/sette-buoni-motivi-per-creare-uno-stagno-nel-proprio-giardino/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nell&#8217;immaginario collettivo uno stagno è una pozza d&#8217;acqua &#8220;sporca&#8221; brulicante di larve di zanzara ed altri animali disgustosi, viscidi e melmosi. In realtà le cose non stanno proprio così: una piccola zona umida d&#8217;acqua dolce può riservare mille piacevoli sorprese e contribuire alla tutela della natura e della salute umana.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6788" title="stagno" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stagno-300x225.jpg" alt="stagno" width="160" height="150" />Gli stagni hanno da sempre accompagnato la vita degli uomini: un tempo venivano usati per abbeverare il bestiame domestico, come &#8220;lavanderie&#8221;, per produrre ghiaccio, per avere acqua potabile di emergenza, come serbatoi anti-incendio, come luoghi presso cui fare gite e rilassarsi.</p>
<p>L’uomo, nei secoli passati, ha bonificato il terreno per coltivare e per costruire, così molte piccole zone umide d&#8217;acqua dolce, brulicanti di biodiversità, sono ormai purtroppo scomparse.</p>
<p>Recentemente però si sta diffondendo la moda di creare laghetti artificiali nel proprio giardino (o nel proprio appezzamento di terreno): se questo viene fatto tenendo di conto di alcuni importanti principi ecologici, come ad esempio quello di non introdurre animali o piante esotiche favorendo la colonizzazione da parte di specie autoctone, notevoli saranno i vantaggi sia per l&#8217;uomo che per la natura.</p>
<p>Vediamo alcuni motivi per cui vale la pena costruire uno stagno nel proprio giardino:</p>
<p><strong>1. </strong>Gli stagni sono oasi di pace che invitano alla calma e alla contemplazione. Possono essere esteticamente molto belli, impreziositi dal bianco delle ninfee o dal giallo<span id="more-6757"></span> degli iris, e sfoggiare acque trasparenti in cui fluttuano miriofilli e ceratofilli. La foto più pagata nella storia, non per nulla, è &#8220;Chiaro di luna sullo stagno&#8221; (<em>The pond-moonlight</em>), scattata nel 1904 da Edward Steichen a New York.</p>
<p><strong>2.</strong> Anche gli stagni piccoli come una pozzanghera possono brulicare di vita. Sono facili da costruire (la fantasia  può suggerirci  di sfruttare vecchie vasche, lavandini, parabole come fondale per raccogliere l&#8217;acqua) e non richiedono particolari sforzi di manutenzione. Spesso, una volta creata la pozza, anfibi e invertebrati arrivano da soli.</p>
<p><strong>3.</strong> Gli stagni avvicinano l&#8217;uomo al mondo naturale. Le zone umide possiedono un enorme valore storico, culturale, distensivo e ricreativo per gli uomini, che da secoli vi praticano la pesca, la caccia, il birdwatching ed altre forme di &#8220;biowatching&#8221;. In particolare per educare all&#8217;ambiente i bambini risulta efficacissimo permettere loro di toccare ed osservare da vicino gli anfibi.</p>
<p><strong>4. </strong>Gli stagni contribuiscono a eliminare i parassiti e gli insetti nocivi all&#8217;agricoltura. Le zone umide attirano infatti svariati animali insettivori: libellule, tritoni, salamandre, rospi, ululoni, raganelle, rondini, rondoni, pipistrelli. Se nello stagno lasciamo vivere libellule e anfibi, in più, il numero di zanzare rimarrà contenuto.<img class="alignright size-medium wp-image-6801" title="Tritone" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Tritone-300x225.jpg" alt="Tritone" width="160" height="150" /></p>
<p><strong>5.</strong> Gli stagni costituiscono una riserva d&#8217;acqua per gli animali domestici e selvatici e per le piante dell&#8217;orto e del giardino.</p>
<p><strong>6.</strong> Gli stagni contribuiscono a mitigare il clima. Le zone umide che esistono nel mondo trattengono oltre il 30% del carbonio della terra, impedendo il suo rilascio sottoforma di CO2. Mitigano inoltre il clima locale grazie all&#8217;inerzia termica dell&#8217;acqua.</p>
<p><strong>7.</strong> Gli stagni contribuiscono a preservare la biodiversità. Le zone umide sono l&#8217;habitat di moltissime specie di esseri viventi: gli ecosistemi d&#8217;acqua dolce ospitano il 40% di tutte le specie animali e vegetali.</p>
<p>Insomma, creare una piccola zona umida aiuta la natura e gli uomini al tempo stesso&#8230; Attenzione però: prima di mettersi all&#8217;opera è importante documentarsi bene, il rischio infatti è quello di ottenere stagni che perdono acqua, o di fare gravi danni ecologici.</p>
<p>A Trieste da ormai più di dieci anni si svolge un corso di formazione curato da Nicola Bressi del Museo Civico di Storia Naturale, dal titolo <strong>&#8220;Gestione e Conservazione della Biodiversità nelle Piccole Zone Umide d&#8217;Acqua Dolce&#8221;</strong>: un corso sicuramente da consigliare a tutti coloro che vogliono comprendere i principi tecnici di base per creare questi ambienti nel modo più semplice ed eco-compatibile possibile.</p>
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		<title>Come vedono i cani? Con un programma vediamo le nostre foto coi loro occhi&#8230;</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/04/19/come-vedono-i-cani-con-un-programma-vediamo-le-nostre-foto-coi-loro-occhi/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 13:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ molto diffusa l’idea che i cani non riescano a distinguere i colori e vedano solo gradazioni di grigio. In realtà non è proprio così: i cani distinguono solo una porzione dello spettro visibile, cioè riescono a percepire solo alcuni colori. Per capire meglio questo concetto, c&#8217;è chi ha progettato un programma che ci fa vedere [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/19/come-vedono-i-cani-con-un-programma-vediamo-le-nostre-foto-coi-loro-occhi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E’ molto diffusa l’idea che i cani non riescano a distinguere i colori e vedano solo gradazioni di grigio. In realtà non è proprio così: i cani distinguono solo una porzione dello spettro visibile, cioè riescono a percepire solo alcuni colori. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6763" title="cani" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cani-300x225.jpg" alt="cani" width="160" height="140" />Per capire meglio questo concetto, c&#8217;è chi ha progettato un programma che ci fa vedere le nostre foto con i loro occhi. Ognuno può provare, basta avere un pc e una connessione ad internet.</p>
<p>La simpatica idea proviene da un iscritto al blog del &#8220;mondo del cane lupo cecoslovacco&#8221; (<a title="Wolfdog" href="http://www.wolfdog.org/" target="_blank">Wolfdog</a>) e prende spunto dalle recenti scoperte sulla reale struttura visiva del cane, in particolare da un interessante articolo scritto da Mark Plonsky, un professore di psicologia dell&#8217;Università del Wisconsin che fa studi sperimentali sul comportamento e l&#8217;apprendimento negli animali.</p>
<p>L&#8217;occhio del cane ha caratteristiche anatomiche e fisiologiche simili all&#8217;occhio umano, ma è più adattato alla visione crepuscolare e notturna. La visione dei colori nell&#8217;uomo è tricromatica in quanto nella retina sono presenti tre tipi di fotorecettori per i colori (coni).<span id="more-6735"></span></p>
<p>I cani presentano invece solo 2 tipi di fotorecettori per i colori, e sono sensibili così solo alle tinte blu e gialle ma sono incapaci di distinguere alcune tonalità dal verde al rosso. L&#8217;evoluzione del cane ha infatti stabilito di sacrificare i coni a favore dei bastoncelli, perché questi permettono di vedere meglio in condizioni di luce scarsa, cioè quella che caratterizza l&#8217;alba ed il tramonto: questo ritmo chiamato &#8220;crepuscolare&#8221; è caratteristico della maggior parte dei mammiferi.</p>
<p>Queste scoperte scientifiche sono state di recente confermate anche dal Dr. Jay Neitz dell’Università della California a Santa Barbara (USA). Il Dr. Neitz è riuscito, dopo numerosi esperimenti di laboratorio, a individuare esattamente lo spettro dei colori visibili dai cani.</p>
<p>Lo spettro visivo dei colori nei cani è diviso in due tonalità: una che va dal violetto al blu (viene vista come grigio-blu), e una che va dal verde giallastro al rosso (viene vista come giallo chiarissimo-giallo scuro). I cani sono incapaci di differenziare i colori che appaiono come verde, giallo, arancione o rosso all&#8217;uomo, similmente a quello che accade nelle persone daltoniche.</p>
<p>Possiamo trarre delle semplici conclusioni da questo fatto&#8230; Molti dei giochi per i nostri amici a quattro zampe sono colorati di rosso: in realtà, quando lanciamo la pallina sul prato, il nostro cane fa fatica a distinguere il verde del prato dal rosso della pallina, infatti è difficile per lui accorgersi di una pallina leggermente più scura dell’erba. L&#8217;ideale sarebbe farlo giocare con palline blu, che chiaramente vedrebbe spiccare dal prato &#8220;giallastro&#8221;.</p>
<p>Per provare a vedere le vostre immagini in JPEG attraverso gli occhi di un cane: <a title="Vista del cane" href="http://k9v.altervista.org/index.php" target="_blank">http://k9v.altervista.org/</a></p>
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		<title>In Indonesia l&#8217;aumento della deforestazione mette in pericolo la sopravvivenza degli orangutan.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 14:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre il governo indonesiano annuncia ambiziosi piani di riduzione delle emissioni di gas serra, il Ministro delle Foreste ha annunciato un nuovo regolamento che consente la conversione delle concessioni forestali in piantagioni di palma da olio. Il regolamento, come spiegato nel sito Terra, è destinato ad accelerare la deforestazione, che contribuisce massicciamente alle emissioni di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/16/in-indonesia-laumento-della-deforestazione-mette-in-pericolo-la-sopravvivenza-degli-orangutan/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Mentre il governo indonesiano annuncia ambiziosi piani di riduzione delle  emissioni di gas serra, il Ministro delle Foreste ha annunciato un nuovo  regolamento che consente la conversione delle concessioni forestali in  piantagioni di palma da olio.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6696" title="olio_di_palma_indonesia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/olio_di_palma_indonesia-150x150.jpg" alt="olio_di_palma_indonesia" width="150" height="150" />Il regolamento, come spiegato nel sito <a title="Terra" href="http://www.terraonlus.it/it/foreste/255-lindonesia-aumenta-ancora-la-deforestazione-per-le-piantagioni-di-palma-da-olio" target="_blank">Terra</a>, è destinato ad accelerare  la deforestazione, che  contribuisce massicciamente alle emissioni di gas  serra da parte  dell&#8217;Indonesia. Il nuovo regolamento, ironicamente denominato &#8220;foreste miste&#8221;, sarà  pubblicato a breve.</p>
<p>Secondo il direttore generale per la produzione forestale Hadi Daryanto, il decreto sarà applicabile alle concessioni forestali rilasciate dopo la sua pubblicazione.</p>
<p>Il governo indonesiano ha giù annunciato il prossimo rilascio di concessioni su 30 milioni di ettari di foresta, un&#8217;area vasta quanto l&#8217;Italia. La legge sarebbe  finalizzata ad affrontare il calo dei prezzi del legname, permettendo ai  detentori delle concessioni di produrre biodiesel.</p>
<p>Secondo il regolamento, il 49% delle concessioni forestali potrà essere deforestato e convertito in piantagioni di acacia, il 21% in piantagioni di palma da olio e il restante 30%  dovrebbe essere destinato all&#8217;utilizzo da parte delle comunità locali o  preservato.<span id="more-6665"></span> L&#8217;Indonesia ha 36,8 milioni di foreste già destinate ad uso  commerciale, che rientrano nel regolamento.</p>
<p>Un simile regolamento era stato varato nel 1999 ma era poi stato  ritirato perché le imprese forestali avevano convertito in piantagione  di palma da olio aree molto più vaste di quelle permesse.</p>
<p>&#8220;Il ministero  reitera una politica già rivelatasi fallimentare &#8211; ha commentato Elfian  Effendi, di <a rel="nofollow" href="http://www.salvaleforeste.it/" target="_blanc">Greenomics Indonesia</a> &#8211; le  imprese forestali  abbatteranno le foreste per piantare palma da olio, una attività ben più  redditizia&#8221;.</p>
<p>La deforestazione selvaggia mette anche in pericolo la sopravvivenza degli oranguan ed accelera l’estinzione di questi primati, già attualmente a rischio, che vivono soprattutto sugli alberi. </p>
<p>La sopravvivenza di questi primati è strettamente correlata alla salute e all’integrità delle foreste in cui vivono ed è costantemente minacciata dall’azione dei cacciatori che uccidono le madri e vendono i cuccioli come animali da compagnia. </p>
<p>Indubbiamente la deforestazione minaccia la salvaguardia di questi grandi e intelligenti animali. L’UNEP prevede che gli orangutan si estingueranno entro vent’anni, se il tasso di distruzione delle foreste proseguirà ai ritmi attuali.</p>
<p>Le grandi scimmie dal caratteristico colore rosso sono originarie delle foreste pluviali dell’Indonesia e della Malesia, sottoposte ad una continua ed incessante distruzione, spesso illegale, messa in atto soprattutto per fare spazio alle coltivazioni estensive di cui sopra.</p>
<p>Guarda il breve documentario di 48 minuti dal titolo<em> <strong>Green The Film</strong></em> (<strong>AVVISO</strong>: il video potrebbe turbare la sensibilità di soggetti emotivi) che narra di Green, una orangutan vittima della deforestazione in Indonesia: <a title="Green The Film" href="http://www.greenthefilm.com/" target="_blank">Green The Film</a>.</p>
<p>Se vuoi vedere solo il <strong><em>Trailer</em></strong> di <strong><em>Green The Film</em></strong> di un minuto:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Qfd0H9gmluo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/Qfd0H9gmluo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F04%2F16%2Fin-indonesia-laumento-della-deforestazione-mette-in-pericolo-la-sopravvivenza-degli-orangutan%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>La foca monaca, timida sirena del Mediterraneo.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 14:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) è il mammifero marino più minacciato d&#8217;estinzione in Europa e uno dei più rari al mondo. Un tempo questa speciale foca si trovava in tutte le acque costiere del Mediterraneo: è stata infatti rappresentata in antichi mosaici e la sua effige era riprodotta su monete di epoca pre-ellenica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/30/la-foca-monaca-timida-sirena-del-mediterraneo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La foca monaca del Mediterraneo (<em>Monachus monachus</em>) è il mammifero marino più minacciato d&#8217;estinzione in Europa e uno dei più rari al mondo. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6331" title="foca monaca" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/foca-monaca-150x150.jpg" alt="foca monaca" width="150" height="170" />Un tempo questa speciale foca si trovava in tutte le acque costiere del Mediterraneo: è stata infatti rappresentata in antichi mosaici e la sua effige era riprodotta su monete di epoca pre-ellenica coniate dalla comunità marinaia di Focea, situata dove attualmente si trova la cittadina di Foça. </p>
<p>Ne parlava Aristotele, era un animale sacro al dio Apollo, caro a Poseidone e, con ogni probabilità, ad essa era ispirato il mito delle sirene che ammaliavano i marinai con il loro canto.</p>
<p>Si hanno notizie di esemplari presenti o catturati lungo tutta la costa tirrenica risalenti fino al secolo scorso: in particolare a Napoli, Capri, Ponza, Ventotene e arcipelago Toscano. Tante grotte portano nomi che rimandano al <em>Monachus monachus</em> lungo le coste toscane, siciliane, calabresi e pugliesi.</p>
<p>Nella famosa Grotta del Bue Marino del Golfo di Orosei in Sardegna la foca era presente ancora negli anni Sessanta. In tutti i luoghi storicamente noti per la sua<span id="more-6233"></span> presenza, questo animale è purtroppo effettivamente scomparso da molto tempo.</p>
<p>Le cause di questo declino sono varie: inquinamento delle acque, diminuzione delle risorse alimentari, disturbo antropico specialmente nelle zone della riproduzione, caccia (un tempo venivano cacciate sia perché viste come competitrici nei confronti dei pescatori, sia per venderle ai circhi).</p>
<p>Oggi la foca monaca del Mediterraneo vive solo in alcune isole e in alcuni tratti di costa ancora intatti: si stima che in tutto ne esistano al massimo 400 individui. I nuclei più consistenti e vitali sono quelli delle isole greche dell&#8217;Egeo, dello Ionio meridionale e quelli delle coste meridionali della Turchia.</p>
<p>Sopravvivono alcune foche in Adriatico, nelle isole della Croazia meridionale e nel Mediterraneo centrale (sono giunte recentemente delle segnalazioni dalla Sardegna, dalla Sicilia e da alcune isole dell&#8217;arcipelago toscano).</p>
<p>Poche persone hanno avuto il privilegio di vedere una foca monaca, per questo sappiamo così poco del suo comportamento e delle sue abitudini. Mentre in paesi come la Grecia, la Turchia, la Spagna, il Portogallo e la Croazia esistono oggi numerosi gruppi di ricercatori attivi nella sorveglianza di aree dove è stata rilevata la presenza di foche, l&#8217;Italia è, da questo punto di vista, in grave ritardo.</p>
<p>Un piccolo ma efficace contributo è stato offerto dal WWF Italia con la creazione di uno specifico gruppo di lavoro, il Gruppo Foca Monaca, che sta sperimentando l&#8217;impiego di moderne tecnologie per un più efficace controllo dei siti frequentati dalle foche. Facendo tesoro dell’esperienza del &#8220;Gruppo Foca monaca”, oggi possiamo dire di conoscere le caratteristiche salienti della specie.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F30%2Fla-foca-monaca-timida-sirena-del-mediterraneo%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Bolca: il paradiso dei paleontologi.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 13:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una valle della provincia di Verona, la Val d&#8217;Alpone, si trova un piccolo paese, Bolca, famoso in tutto il mondo per i suoi fossili bellissimi, tanto da venire soprannominato &#8220;il paradiso dei paleontologi&#8221;. Nei più importanti musei di scienze naturali del mondo (Parigi, Londra, Vienna, Monaco di Baviera, Budapest, Edimburgo, Dublino, Zurigo, New York, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/30/bolca-il-paradiso-dei-paleontologi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In una valle della provincia di Verona, la Val d&#8217;Alpone, si trova un piccolo paese, Bolca, famoso in tutto il mondo per i suoi fossili bellissimi, tanto da venire soprannominato &#8220;il paradiso dei paleontologi&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6260" title="Bolca" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Bolca-300x180.jpg" alt="Bolca" width="160" height="150" />Nei più importanti musei di scienze naturali del mondo (Parigi, Londra, Vienna, Monaco di Baviera, Budapest, Edimburgo, Dublino, Zurigo, New York, Washington, Mosca e molti altri ancora) sono esposti gli straordinari reperti rinvenuti in questa località. </p>
<p>I più belli, però, sono rimasti al Museo di Storia Naturale di Verona e al museo paleontologico di Bolca.</p>
<p>Pesci ago, pesci angelo, anguille, razze, aragoste, granchi, meduse, vermi policheti, orchidee, leguminose, palme giganti costituiscono un patrimonio dal notevolissimo valore estetico e una importante testimonianza di un passato ricchissimo di biodiversità: complessivamente sono state portate alla luce circa 250 specie di pesci e di altri animali ed altrettante di piante.</p>
<p>Bolca viene definita la Pompei dell&#8217;Eocene: i fossili che vi si trovano risalgono per lo più a 50 milioni di anni fa e sono perfettamente conservati. A quei tempi la zona delle<span id="more-6217"></span> Prealpi era bagnata dal mare Tetide, un mare mitico che separava le zone emerse dell&#8217;emisfero settentrionale da quelle dell&#8217;emisfero merdidionale.</p>
<p>Esso era caratterizzato da una serie di bacini poco profondi, dalle acque calme e molto salate, chiusi da atolli corallini su cui dominava una natura esuberante con clima, vegetazione e fauna tipici dei mari tropicali. Presso Bolca era presente una vasta zona lagunare.</p>
<p>L&#8217;ipotesi più recente sulla formazione dei fossili di Bolca riguarda un rapidissimo sviluppo di alghe microscopiche che avrebbe reso improvvisamente invivibili le acque dell&#8217;antica laguna, facendo morire contemporaneamente tutti gli animali che la abitavano o intossicati o per carenza di ossigeno.</p>
<p>E&#8217; sia grazie alla rapidità dell&#8217;evento che ha fatto morire gli organismi della zona sia grazie all&#8217;ambiente acquatico lagunare caratterizzato da una sedimentazione continua, che i fossili sono riusciti perfettamente.</p>
<p>Attualmente le principali località fossilifere sono la Pessàra, il Postale, il Vegroni ed il monte Purga (Eocene Medio), che insieme formano un formidabile “<em>parco paleontologico</em>”, ben completato da Spilecco (Paleocene).</p>
<p>- Pessàra è la più nota. Qui si è scavato per secoli in galleria, riportando alla luce migliaia di pesci fossili, dal colore ambrato, in eccezionale stato di conservazione.</p>
<p>- A Postale sono state effettuate le ultime campagne di scavi, che hanno portato a numerose scoperte, mentre in passato questo sito era noto soprattutto per brachiopodi, gasteropodi e crostacei.</p>
<p>- Da Vegroni provengono palme e  tartarughe marine.</p>
<p>- Il Monte Purga, un cono vulcanico, presenta frequenti strati a palmizi in cui si trovano coccodrilli e tartarughe marine e terrestri.</p>
<p>- Infine Spilecco presenta una scaglia cretacea in cui si trovano denti di squalo, nummuliti, etc&#8230;</p>
<p>I fossili costituiscono una finestra aperta sul passato, grazie ad essi possiamo vedere la metamorfosi continua del nostro pianeta e capire l&#8217;essenza profondamente dinamica del processo evolutivo che, a volte, procede in modo graduale e, altre, &#8220;saltellando&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Zoo&#8221;: una mostra per svelare sentimenti scomodi.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 23:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma: dall&#8217;1 al 13 aprile alla b-gallery in piazza Santa Cecilia verrano esposte le immagini della mostra personale di Alessia Cerqua intitolata &#8220;Zoo&#8221;. Sguardi persi nel vuoto, malinconici, apatici o impauriti: sono quelli degli animali rinchiusi negli zoo, in piccoli spazi delimitati da fredde sbarre di metallo. Merita andare a vedere questa mostra, non solo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/29/zoo-una-mostra-per-svelare-sentimenti-scomodi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Roma: dall&#8217;1 al 13 aprile alla b-gallery in piazza Santa Cecilia verrano esposte le immagini della mostra personale di Alessia Cerqua intitolata &#8220;Zoo&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6085" title="mostra-Zoo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mostra-Zoo.jpg" alt="mostra-Zoo" width="140" height="150" />Sguardi persi nel vuoto, malinconici, apatici o impauriti: sono quelli degli animali rinchiusi negli zoo, in piccoli spazi delimitati da fredde sbarre di metallo.</p>
<p>Merita andare a vedere questa mostra, non solo per la qualità artistica delle opere esposte, ma anche per il messaggio che queste ultime vogliono comunicare: un grido di disperazione, orrore, disgusto verso la manipolazione di vite animali e la costrizione di esseri senzienti e capaci di profonde emozioni in un ambiente artificiale paragonabile ad una prigione.</p>
<p>Da anni etologi e neurobiologi sostengono che gli animali provano emozioni, proprio come noi esseri umani, l&#8217;unica differenza è che le esprimono in modi che spesso sfuggono alla nostra percezione.</p>
<p>La resistenza ad accettare le capacità emotive degli animali dipende probabilmente dal modo in cui continuiamo a servirci di loro: se ammettessimo che soffrono quanto noi<span id="more-6054"></span> dovremmo smettere di ucciderli, maltrattarli, rinchiuderli negli zoo.</p>
<p>&#8216;<em>&#8216;Gli animali nei giardini zoologici sono spesso ospitati in gabbie anguste e strette, che non si possono paragonare al loro habitat naturale. La reclusione forzata condiziona e limita fortemente l&#8217;etologia degli animali, dalla ricerca del cibo all&#8217;interazione con gli altri animali, fino a spingerli a comportamenti nevrotici e a patologie depressive &#8220;</em>, dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore Zoo, Circhi ed Animali Esotici.</p>
<p>Alessia Cerqua, nata a Roma, dopo una laurea in architettura, si dedica con sempre maggiore entusiasmo ed impegno alla fotografia, lavorando come freelance e collaborando con quotidiani, riviste di settore e ONG.</p>
<p>Ha esposto in festival internazionali e in gallerie italiane ed estere. Il suo lavoro sugli zoo parte di un progetto di lunga durata sul comportamento degli animali.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F29%2Fzoo-una-mostra-per-svelare-sentimenti-scomodi%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Fao: &#8220;In 10 anni abbiamo perso un&#8217;estensione di foreste pari alla superficie della Costa Rica&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 14:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Dai dati di Legambiente e Fao sappiamo che: &#8220;ogni tre secondi se ne va un campo di calcio&#8221; e che &#8220;in dieci anni abbiamo perso foreste di estensione pari alla Costa Rica&#8221;. Diminuiscono le foreste tropicali in America del Sud e in Africa, mentre i paesi dell&#8217;Asia avviano politiche di rimboschimento. Secondo il rapporto della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/26/in-dieci-anni-abbiamo-perso-unestensione-di-foreste-pari-alla-superficie-della-costa-rica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dai dati di Legambiente e Fao sappiamo che: &#8220;ogni tre secondi se ne va un campo di calcio&#8221; e che &#8220;in dieci anni abbiamo perso foreste di estensione pari alla Costa Rica&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5997" title="deforestazione_in_america" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/deforestazione_in_america.jpg" alt="deforestazione_in_america"width="160" height="150" />Diminuiscono le foreste tropicali in America del Sud e in Africa, mentre i paesi dell&#8217;Asia avviano politiche di rimboschimento.</p>
<p>Secondo il rapporto della Fao sulle risorse forestali, presentato oggi, la deforestazione mondiale avanza ad un ritmo più contenuto rispetto agli anni novanta, ma procede ancora ad un ritmo troppo veloce per essere sostenibile. In dieci anni sono state perse foreste tropicali per un&#8217;estensione equivalente alla superficie della Costa Rica (51.100 km²), contro gli 8,3 milioni del decennio precedente.</p>
<p>Il fenomeno del disboscamento interessa soprattutto le aree tropicali, dove viene eseguito con il metodo del &#8220;taglia e brucia&#8221;: dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente. Una volta terminato l&#8217;incendio si sarà depositata sul terreno della<span id="more-5992"></span> cenere, che fertilizza il terreno.</p>
<p>Questo sistema arreca gravi danni all&#8217;equilibrio dell&#8217;ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la eliminazione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l&#8217;habitat della foresta pluviale, accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e diboscare un&#8217;altra area.</p>
<p>Inoltre l&#8217;utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo, causando danni ancora più gravi. Questo fenomeno, ancora molto frequente nella foresta  amazzonica e in crescita in molte altre aree del pianeta, porta via molti alberi al <em>polmone verde della Terra</em>. Le foreste sono un&#8217;importante riserva di carbone, sono fondamentali per il ciclo del carbonio, risanando l&#8217;aria dall&#8217; anidride carbonica e altri agenti inquinanti.</p>
<p>Le piante verdi aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera (attraverso la fotosintesi clorofilliana). L&#8217;utilizzo di combustibili fossili ed il diboscamento stanno causando un aumento di CO2 nell&#8217;atmosfera, che ha diretta influenza in fenomeni come l&#8217;effetto serra ed il riscaldamento globale. </p>
<p>Gli effetti negativi del diboscamento sono numerosi e comprendono: l&#8217;effetto serra, la desertificazione nei territori secchi, l&#8217;erosione, frane e smottamenti nei territori piovosi e collinari, l&#8217;inquinamento degli ecosistemi acquatici (a causa del dilavamento delle acque), la sottrazione di risorse per le popolazioni indigene.</p>
<p>I boschi e le foreste sono inoltre importantissimi ecosistemi con una elevatissima biodiversità in cui vivono numerosissime specie viventi. Sono anche oggetto di bellezza estetica, naturalistica e culturale. Per tutti questi motivi la deforestazione è una pratica da evitare, perché comporta la perdita di questi valori, del rispetto delle foreste e in generale dell&#8217;ambiente.</p>
<p>La causa principale di deforestazione è la corsa alla coltura del mais, utile per fini sia alimentari che bio-energetici. Circa 13 milioni di ettari di foreste sarebbero stati infatti convertiti in altre colture tra il 2000 e il 2010, dato in lieve frenata se confrontato con i 16 milioni di ettari persi nel decennio precedente.</p>
<p>Dal 2005, decine di paesi, soprattutto in Africa ed Europa, hanno introdotto leggi ad hoc sulla tutela delle foreste. I continenti che detengono i record negativi nella deforestazione sono l&#8217;America del sud, l&#8217;Africa e l&#8217;Oceania. L&#8217;Asia segna invece un guadagno netto di oltre due milioni di ettari l&#8217;anno, grazie soprattutto ai rimboschimenti in Cina, India e Vietnam. Nell&#8217;America centro-settentrionale le superfici boschive sono relativamente stabili, mentre crescono lentamente in Europa.</p>
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		<title>La borragine (Borago officinalis L.).</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/25/la-borragine-borago-officinalis/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La primavera è ormai arrivata, dentro di noi cresce la spinta a muoverci, ad alzarci da divani e poltrone e camminare incontro alla natura che si sta risvegliando. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5969" title="borragine" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/borragine.jpg" alt="borragine" width="150" height="170" />Per il lungo torpore invernale, ci ritroviamo le gambe pesanti, le articolazioni un pò &#8220;arrugginite&#8221;: per rimediare non c&#8217;è niente di meglio di una bella passeggiata per i campi in un giorno di sole per raccogliere erbe dalle proprietà curative o dal sapore particolare che rallegra i pasti. Una pianta che possiamo trovare abbondante quasi ovunque è la borragine.</p>
<p>La borragine è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Boraginaceae. Il fusto è ramificato, carnoso e ispido, alto fino a 50 cm; all&#8217;interno è cavo. Le foglie, di forma ovale con punta acuta, sono coperte da peli calcarei.</p>
<p>I fiori hanno un lungo gambo, un calice profondamente diviso in cinque parti che fanno da corona al fiore di colore azzurro intenso, a forma di stella. Il frutto, di colore nero, è trattenuto dal calice. Cresce ovunque, nei coltivi e negli incolti, dal mare<span id="more-5963"></span> alla zona collinare. Nelle zone calde si trova tutto l&#8217;anno.</p>
<p>L&#8217;etimologia del nome generico (<em>Borago</em>) è piuttosto controversa: secondo alcuni deriva dall&#8217;arabo “abou rach” (padre del sudore), con riferimento alle proprietà sudorifere della pianta; secondo altri avrebbe origine dal latino “burra” (stoffa grossolana di lana ruvida), con riferimento ai peli del fusto e delle foglie; altri ritengono che “borago” derivi dalla corruzione di <span style="font-style: italic">corago </span>da “cor”(cuore) e “ago” (agisco), per i suoi effetti stimolanti; infine alcuni sostengono che il nome derivi da “barrach” parola celtica che significa uomo coraggioso. Il nome specifico (<em>officinalis</em>) indica le proprietà officinali della pianta.</p>
<p>La borragine è stata oggetto di raccolta alimentare fin da tempi remoti. I Greci sostenevano che possedesse grandi proprietà toniche nervine, i Romani invece affermavano che questa pianta portava felicità togliendo ogni veleno dall&#8217;organismo. Marziale la considerava capace di rallegrare il cuore dell&#8217;uomo e di dargli contemporaneamente forza.</p>
<p>Nel XVI secolo il naturalista Durante scriveva &#8220;E&#8217; di buon nutrimento, genera ottimi umori ed è gratissima nei cibi. E&#8217; molto utile ai convalescenti e a coloro che hanno le sincopi. I suoi fiori si usano nelle insalate&#8230;Si cuoce nel brodo di buona carne oppure in acqua aggiungendovi un uovo. Se la si mangia in insalata, la si sfrondi e si tolgano le nervature, ché così diventa più digeribile. La sua asprezza, che molte volte dispiace, si corregge col mescolare ad essa le bietole o gli spinaci&#8221;. Nel 1773 il Gaudenzio, autore di un ricettario, ci dà la prima ricetta di una minestra di borragine.</p>
<p>I principi attivi contenuti nella borragine sono mucillagini, resine, nitrati di potassio, olio essenziale, sali di calcio. Possiede proprietà sudorifere, diuretiche, emollienti, depurative, antireumatiche, antitosse per azione sedativa sui bronchi, coadiuvanti nella cura di febbri e reumatismi.</p>
<p>Ne vengono usate le sommità fiorite e le foglie, entrambe raccolte fra luglio e agosto. Le foglie crude si utilizzano quando sono molto giovani, in insalata mista, con lo yogurt, con i formaggi cremosi, nelle frittelle, sia a foglia intera che tritate grossolanamente. Le foglie conservate sottaceto sviluppano ancora di più il loro aroma simile al cetriolo e vengono apprezzate come antipasto. La pianta lessata, invece, si usa per torte, ravioli di ricotta, <a title="tagliatelle borragine" href="http://www.okricette.com/2010/03/24/tagliatelle-di-borragine-al-sugo-di-noci/" target="_blank">tagliatelle</a> e minestre.</p>
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		<title>Contro il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa: Greenpeace passa all&#8217;azione.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa. Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all&#8217;interno della zona tutelata dall&#8217;Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/17/contro-il-rigassificatore-offshore-di-livornopisa-greenpeace-passa-allazione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5859" title="rigassificatore" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/rigassificatore-pisa1-150x150.jpg" alt="rigassificatore" width="160" height="150" />Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all&#8217;interno della zona tutelata dall&#8217;Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: Greenpeace ha deciso quindi di passare all&#8217;azione.</p>
<p>I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL. Il gas naturale viene liquefatto nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad una temperatura di circa – 161°C, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei paesi consumatori.</p>
<p>I rigassificatori sono impianti dal forte impatto ambientale; quelli offshore (in mare aperto) inquinano il mare perché utilizzano, per il processo di riscaldamento del gas, masse<span id="more-5844"></span> enormi di acqua marina che poi rilasciano raffreddata e clorata.</p>
<p>Il progetto di rigassificatore offshore di Livorno/Pisa è unico nel suo genere: sarebbe infatti il primo rigassificatore in mare e su nave (onboard) realizzato in tutto il mondo.</p>
<p>L&#8217;operazione di travaso di gas liquido tra navi oscillanti è molto pericolosa, che può causare sversamenti di GNL e conseguenti incendi dalla potenza inaudita: per questo per molti anni essa è stata proibita dalla legge. </p>
<p>La zona in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto offshore è inoltre a ridosso di una faglia sismica che ha causato ripetute scosse (almeno quattro negli ultimi 20 anni). Per questi motivi, e per molti altri ancora, molti cittadini di Pisa e Livorno da anni intraprendono una battaglia per opporsi al progetto, preoccupati dal fatto che gli esiti di un incidente potrebbero essere catastrofici.</p>
<p>Le preoccupazioni riguardano però anche l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;impianto stesso, al di là di possibili incidenti. La situazione del Santuario dei Cetacei è, secondo Greenpeace, critica: durante il censimento condotto nel 2008, Greenpeace ha trovato solo un quarto delle balenottere &#8221;attese&#8221;, mentre la popolazione di stenelle sembra dimezzata rispetto ai valori registrati agli inizi degli anni &#8217;90.</p>
<p>Secondo l&#8217;associazione ambientalista lo stato di degrado dell&#8217;area, già acuito dal traffico navale e dall&#8217;inquinamento, aumenterà drammaticamente con l&#8217;accensione dell&#8217;impianto offshore: per questo alcuni attivisti il 16 marzo hanno realizzato un&#8217;azione di protesta incatenandosi alla nave che sta lavorando alla sua costruzione.</p>
<p>La nave di Greenpeace &#8220;Rainbow warrior&#8221; si è accostata alla nave che sta posizionando i cavi dei gasdotti in mare. Tre gommoni si sono avvicinati, da due sono partiti i climbers che si sono arrampicati fin sulla cima delle gru buttando giù striscioni di protesta &#8220;Fine del Santuario&#8221; e &#8220;Ministro salva il Santuario&#8221;.</p>
<p>Il terzo gommone si è affiancato alla nave per scrivere sulla fiancata &#8220;Balene finite&#8221;.  Dopo dodici ore passate aspettando una risposta dal Ministro Prestigiacomo, i climbers sono scesi, delusi, dalle gru, profondamente rammaricati dall&#8217;indifferenza del Governo.</p>
<p>Quello che viene da chiedersi è chi, in alto, sia ancora interessato a proteggere in maniera concreta l&#8217;ecosistema marino&#8230;</p>
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		<title>Norvegia: riabilitare galline salvate da allevamenti intensivi si può.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
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		<category><![CDATA[golfini]]></category>
		<category><![CDATA[Little Hen Rescue]]></category>
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		<description><![CDATA[In Norvegia è oggi possibile dare una nuova vita alle galline che hanno vissuto in allevamenti intensivi nel più crudo sfruttamento: durante la riabilitazione alle più deboli vengono donati speciali golfini di lana. Le galline ovaiole allevate in batteria sono normalmente vendute per la macellazione dopo un anno, quando iniziano a produrre meno uova e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/16/norvegia-riabilitare-galline-salvate-da-allevamenti-intensivi-si-puo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In Norvegia è oggi possibile dare una nuova vita alle galline che hanno vissuto in allevamenti intensivi nel più crudo sfruttamento: durante la riabilitazione alle più deboli vengono donati speciali golfini di lana. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5794" title="galline" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/galline-150x150.jpg" alt="galline" width="150" height="150" />Le <strong>galline ovaiole</strong> allevate in batteria sono normalmente vendute per la macellazione dopo un anno, quando iniziano a produrre meno uova e rappresentano quindi un onere economico per gli allevatori.</p>
<p>Le loro carni vengono così usate per la preparazione di cibi per gli animali domestici (come cani e gatti) o compaiono nei supermercati come carne di seconda scelta.</p>
<p>La neonata associazione norvegese <strong>Little Hen Rescue </strong>le compra, però, non per &#8220;terminarle&#8221; ma per riabilitarle e darle <strong>in adozione</strong> come animali da affezione: finora ne sono state salvate più di<strong> ventimila</strong>.</p>
<p>L&#8217;avventura di questo gruppo di persone è iniziato quando fu trovata una gallina sperduta e confusa che era scappata da un allevamento locale salvandosi dalla macellazione.<span id="more-5775"></span></p>
<p>Era riuscita a liberarsi e fu immediatamente adottata in famiglia e chiamata <strong>Maisy</strong>, portando ai suoi nuovi amici molta gioia e felicità. Da lì l&#8217;idea di adottare altre galline di batteria proponendole come simpatici animali da compagnia.</p>
<p>L&#8217;idea ha conquistato centinaia di migliaia di persone sensibili alle tematiche animaliste, molti volontari si sono rimboccati le maniche per aiutare gli animali a tornare in salute e recentemente anche i membri di un club della maglia e dell’uncinetto si sono offerti di dare una mano.</p>
<p>L&#8217;aiuto è costituito dalla produzione di<strong> maglioncini</strong> per gli esemplari più debilitati, ormai quasi calvi. In libertà infatti le piume ricrescono in un periodo di tempo che va da una a sei settimane, ma nel frattempo il golfino protegge le galline dal freddo.</p>
<p><em>E&#8217; bello immaginare simpatiche nonnette lavorare a maglia per scaldare il cuore di animali che nella loro breve vita hanno sofferto tanto per permettere a noi consumatori di nutrirci e nutrire i nostri figli con uova, biscotti, creme, torte e rendere così gioiosi i nostri pasti. Tutte le galline ovaiole del mondo, forse, meriterebbero un così caldo ringraziamento da parte nostra&#8230;</em></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F16%2Fnorvegia-riabilitare-galline-salvate-da-allevamenti-intensivi-si-puo%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Il 20 e 21 Marzo la LAV in piazza per aprire gli occhi dei consumatori.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 20 e domenica 21 marzo, la LAV sarà in molte piazze d’Italia con la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, realizzata per aiutare al meglio i consumatori a orientarsi nella scelta della uova da galline libere. Il novembre scorso avevamo pubblicato un articolo sulle tristi condizioni in cui si trova la maggioranza [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/16/il-20-e21-marzo-la-lav-in-piazza-per-aprire-gli-occhi-dei-consumatori/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sabato 20 e domenica 21 marzo, la LAV sarà in molte piazze d’Italia con la nuova guida-pratica al sistema di etichettatura delle uova, realizzata per aiutare al meglio i consumatori a orientarsi nella scelta della uova da galline libere. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5780" title="codice-uovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/codice-uovo-150x150.jpg" alt="codice-uovo" width="160" height="160" />Il novembre scorso avevamo pubblicato un articolo sulle tristi condizioni in cui si trova la maggioranza delle galline ovaiole in Europa.</p>
<p>L’allevamento in batteria è infatti un sistema industriale ed intensivo nel quale questi animali vivono la loro breve vita (circa un anno) confinati in una piccola gabbia di rete metallica.</p>
<p>Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a 4 file, all’interno di grandissimi capannoni illuminati da luce artificiale anche la notte per aumentare la produzione di uova.</p>
<p>Non è semplice, per il consumatore, orientarsi nella giungla delle confezioni di uova che mostrano immagini rasserenanti di contadine di altri tempi o campagne<span id="more-5769"></span> bucoliche che nulla hanno a che vedere con la realtà.</p>
<p>Il Codacons, a questo proposito, ha recentemente lanciato l&#8217;allarme sul fenomeno della pubblicit</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F16%2Fil-20-e21-marzo-la-lav-in-piazza-per-aprire-gli-occhi-dei-consumatori%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Amflora, la patata OGM approvata dall&#8217;UE.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Amflora]]></category>
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		<description><![CDATA[Via libera della Commissione Ue alla coltura, in Europa, della patata transgenica Amflora, di proprietà della Basf, per uso industriale. Si interrompe così, dopo dodici anni, la moratoria sulla coltivazione di Ogm in Europa. Bruxelles approva anche la commercializzazione nell’Ue di tre nuovi mais Ogm destinati all’alimentazione umana ed animale. La decisione sulla patata Amflora [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/10/amflora-la-patata-ogm-approvata-dallue/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Via libera della Commissione Ue alla coltura, in Europa, della patata transgenica Amflora, di proprietà della Basf, per uso industriale. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5702" title="patate ogm" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/patate-150x150.jpg" alt="patate ogm" width="170" height="150" />Si interrompe così, dopo dodici anni, la moratoria sulla coltivazione di Ogm in Europa. </p>
<p>Bruxelles approva anche la commercializzazione nell’Ue di tre nuovi mais Ogm destinati all’alimentazione umana ed animale.</p>
<p>La decisione sulla patata Amflora riguarda la sua coltura ai fini industriali e l’utilizzo dei prodotti derivati dall’amido Amflora negli alimenti per animali. Il via libera sarà accompagnato dal lancio del dibattito politico sul futuro degli Ogm nell’Ue.</p>
<p>L&#8217;aspetto è quello di una normale patata, ma non è destinata all&#8217;uso alimentare, perché troppo ricca di amido.<br />
E&#8217; destinata invece all&#8217;uso nell&#8217;ambito dell’industria dei collanti e della carta. La «superpatata» Amflora è il primo Organismo geneticamente modificato (Ogm) a cui la <span id="more-5689"></span>Commissione europea ha dato il &#8220;via libera&#8221; per la coltivazione in Europa.</p>
<p>Prodotta dall’azienda chimica tedesca Basf, la patata Amflora è ricchissima della componente dell’amido chiamata amilopectina pura, comunemente utilizzata nell’industria per rendere i filati più forti, la carta più lucida e per rendere l’intonaco più aderente alle pareti.</p>
<p>Attualmente l’amido derivato dalle comuni patate viene utilizzato nell’industria della carta «in blocco», con entrambi i suoi componenti (amilopectina ed amilasi), nonostante l&#8217;amilasi non sia efficace. Separare i due componenti dell’amido è però svantaggioso dal punto di vista economico.</p>
<p>La soluzione, allora, è consistita nel disattivare il gene che produce l’amilasi. È stata ottenuta in questo modo la patata Amflora.</p>
<p>I Verdi si dicono pronti a presentare un quesito referendario già dalla prossima settimana, per evitare che gli Ogm vengano coltivati in Italia.</p>
<p>L’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) come al solito non si smentisce, dice Legambiente, e ancora una volta, in nome della sicurezza alimentare autorizza un alimento chiaramente pericoloso, contestato dalle autorità sanitarie internazionali e proibito dalla direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente, perché contenente un gene resistente agli antibiotici e quindi pericoloso per la salute umana.</p>
<p>L’Unione europea in questo modo vanifica anche gli sforzi e gli investimenti di tutti coloro che credono nel Made in Italy, nel biologico, nella ricerca della qualità e delle eccellenze.</p>
<p>“E’ evidente che l’Italia non ha alcun bisogno di questi prodotti – ha dichiarato il responsabile Agricoltura di Legambiente Francesco Ferrante – e francamente mi chiedo, per scendere sul piano concreto, quale genitore possa scegliere di dare ai propri figli un cibo che potrebbe renderli resistenti agli effetti degli antibiotici. Questa decisione ci espone a pericoli enormi, dal punto di vista produttivo ed economico, ma anche da quello della salute e della sicurezza e non si capisce cosa stia aspettando il ministro Zaia ad emanare il famoso decreto che impedirebbe l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione dei Ogm senza aspettare le linee guida sulla coesistenza, per tutelare l’agricoltura di qualità, il biologico e le eccellenze italiane. Buone e sane”.</p>
<p>Per il momento il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha manifestato la propria contrarietà alla decisione di Bruxelles, annunciando – non un decreto, come chiesto dalle associazioni  – ma una possibilita’ di promuovere un fronte comune di tutti i Paesi che vorranno unirsi a noi”.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F10%2Famflora-la-patata-ogm-approvata-dallue%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>2010: si apre l&#8217;Anno Internazionale della Biodiversità.</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 11:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Si apre ufficialmente l&#8217;11 gennaio a Berlino l&#8217;Anno Internazionale per la Biodiversità voluto dalle Nazioni Unite per aumentare la consapevolezza delle molte funzioni che la biodiversità svolge per assicurare la vita sulla Terra. A ricordarlo è Bioversity International. &#8221;E&#8217; necessario che nel discorso sulla tutela e la conservazione della biodiversità non si dimentichi il ruolo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/10/2010-si-apre-lanno-internazionale-della-biodiversita/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Si apre ufficialmente l&#8217;11 gennaio a Berlino l&#8217;Anno Internazionale per la Biodiversità voluto dalle Nazioni Unite per aumentare la consapevolezza delle molte funzioni che la biodiversità svolge per assicurare la vita sulla Terra. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5343" title="biodiversità" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biodiversità.jpg" alt="biodiversità" width="170" height="140" />A ricordarlo è Bioversity International. &#8221;E&#8217; necessario che nel discorso sulla tutela e la conservazione della biodiversità non si dimentichi il ruolo fondamentale che la biodiversità agraria ha nel garantire la salute e la sicurezza alimentare delle popolazioni&#8221;, commenta il direttore generale di Bioversity International Emile Frison.</p>
<p>&#8220;Non si tratta solamente di compilare una lista delle specie in pericolo, &#8211; sottolinea la più grande organizzazione al mondo che si occupa di ricerca sull&#8217;uso e la conservazione della biodiversità agraria &#8211; ma di fare in modo che la ricerca in agricoltura tenga conto dell&#8217;immenso potenziale della diversità genetica delle colture per assicurare raccolti migliori e più sicuri e per far fronte al cambiamento climatico&#8221;.</p>
<p>Tradizionalmente lo sviluppo agricolo è stato considerato uno dei maggiori nemici della conservazione della biodiversità e delle specie selvatiche.<span id="more-5223"></span></p>
<p>Ma è arrivato il momento di cercare nuovi approcci che possano conciliare un&#8217;agricoltura produttiva con la tutela degli ecosistemi, mantenendo la complessità e la ricchezza genetica delle specie agricole, sia quelle coltivate che selvatiche.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-5225" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/226.jpg" alt="" width="147" height="106" />&#8221;Il 2010 è l&#8217;anno in cui ci auguriamo di vedere la biodiversità agraria di nuovo sulle tavole e nei campi degli abitanti del pianeta, esattamente dove essa può esprimere il suo maggiore potenziale&#8221;, afferma Frison.</p>
<p>E&#8217; per questo motivo che il 2010 rappresenta l&#8217;anno di punta di &#8221;Diversity for Life&#8221;, la campagna globale di sensibilizzazione lanciata da Bioversity International in collaborazione con partner nazionali e internazionali che ha lo scopo di avvicinare le persone all&#8217;immenso patrimonio di biodiversità presente in agricoltura e di far scoprire al grande pubblico il suo valore per la vita dell&#8217;uomo e per la tutela dell&#8217;ambiente.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F01%2F10%2F2010-si-apre-lanno-internazionale-della-biodiversita%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Sulle Dolomiti arrivano gli yak.</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 23:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aree naturali protette]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo yak, un bovide autoctono del nord del Tibet e delle regioni montagnose della Cina, è allevato soprattutto in Asia centrale in aree di montagna, a quote che vanno dai 2.000 ai 5.500 di altezza. È un animale che viene sfruttato in vari modi: per il lavoro nei campi, per la produzione di carne e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/03/sulle-dolomiti-arrivano-gli-yak/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lo yak, un bovide autoctono del nord del Tibet e delle regioni montagnose della Cina, è allevato soprattutto in Asia centrale in aree di montagna, a quote che vanno dai 2.000 ai 5.500 di altezza.<br />
</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4132" title="yak" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/yak.jpg" alt="yak" width="170" height="160" />È un animale che viene sfruttato in vari modi: per il lavoro nei campi, per la produzione di carne e latte e per il lungo e folto pelo, col quale si producono tende, coperte ed abiti. Il letame viene utilizzato come isolante per i tetti delle case e per il riscaldamento.</p>
<p>In Europa è presente in piccoli allevamenti in Germania, Svezia, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e in Italia, limitatamente al Trentino Alto Adige, dove è attualmente allevato in aree di montagna molto fredde, sfruttando in particolare l’attitudine a produrre carne.</p>
<p>Nel 2005 il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali finanziò un progetto di ricerca triennale riguardante <em>“L’Allevamento dello yak per il recupero delle aree marginali: studi dell’adattamento e valutazione delle caratteristiche dei prodotti”</em>. Il progetto fu affidato al Centro di Ricerca per la Produzione delle Carni e il Miglioramento<span id="more-4113"></span> Genetico (CRA-PCM).</p>
<p>L’esperimento, che ha condotto gli yak in prossimità dei Monti della Laga e nel Parco d’Abruzzo, ha consentito un raddoppiamento del numero degli esemplari introdotti in soli due anni attestando l’alto grado di adattamento di questi animali alle nostre latitudini.</p>
<p>Il comportamento alimentare dell’animale ha inoltre avuto il duplice effetto di favorire il controllo della crescita delle infestanti e consentire la ricrescita delle altre essenze foraggiere, contribuendo a un graduale ripristino delle condizioni normali dei pascoli dell’Appennino.</p>
<p>Sono state effettuate anche delle prove di macellazione, che hanno dimostrato come la carne di yak sia di ottima qualità soprattutto in termini di acidi grassi insaturi e di presenza di quantità notevoli di ferro, rame e zinco.</p>
<p>In base ai positivi risultati di questo esperimento, il ministro alle Politiche agricole Luca Zaia ha in questi giorni importato a Chies d’Alpago, nel Bellunese, degli yak. Questi animali resistenti a tutte le intemperie e dall&#8217;aspetto massiccio ora potranno diventare uno dei nuovi simboli delle Dolomiti patrimonio Unesco.</p>
<p>«Lo scopo dell’iniziativa – spiega Zaia &#8211; è duplice: combattere l’avanzata dei boschi, vista la capacità degli yak di mangiare tutte quelle erbacce che pecore e mucche non gradiscono. Secondo: fungere da attrattiva turistica per il nuovo afflusso sulle Dolomiti &#8211; Unesco».</p>
<p>Prima di concludere, è opportuno fare una considerazione &#8220;scientifica&#8221;, da naturalista. Proprio perché lo yak è un animale non autoctono, si auspica un controllo adeguato delle sue popolazioni messe in stato di semilibertà.</p>
<p>Molti sono stati gli esempi di specie alloctone introdotte in Italia attraverso allevamenti che hanno creato disastri ecologici inaspettati, in virtù del fatto che essendo elementi nuovi ed originali, non hanno praticamente nemici naturali e con l&#8217;andare del tempo tendono ad occupare le nicchie ecologiche delle specie autoctone affini.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F03%2Fsulle-dolomiti-arrivano-gli-yak%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>I pipistrelli, preziosi alleati nella lotta biologica agli insetti.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
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		<description><![CDATA[I pipistrelli sono innocui ed efficienti alleati nella lotta biologica alle zanzare e agli insetti che danneggiano le colture (un pipistrello è in grado di mangiare, in un una sola notte, tra i 50 e i 10.000 insetti). In Italia vivono almeno 35 specie di pipistrelli: ciascuna specie è adattata a vivere in determinati ambienti, si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/24/i-pipistrelli-alleati-nella-lotta-biologica-agli-insetti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I pipistrelli sono innocui ed efficienti alleati nella lotta biologica alle zanzare e agli insetti che danneggiano le colture (un pipistrello è in grado di mangiare, in un una sola notte, tra i 50 e i 10.000 insetti).</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3896" title="pipistrello" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/pipistrello.jpg" alt="pipistrello" width="170" height="140" />In Italia vivono almeno 35 specie di pipistrelli: ciascuna specie è adattata a vivere in determinati ambienti, si ciba di determinati insetti e sceglie particolari rifugi. </p>
<p>Di notte i pipistrelli cacciano grazie ad una vista molto sviluppata e, quando il buio è totale, all’ecolocalizzazione. Di giorno essi si rifugiano in alberi cavi, grotte e anfratti di edifici. </p>
<p>Questi animali sono attivi principalmente in primavera e in estate, mentre in autunno-inverno vanno in letargo.</p>
<p>Negli USA ci sono numerosi esempi di lotta biologica ai parassiti delle coltivazioni dei frutteti con i pipistrelli che colonizzano in gran numero le bat-box (cassette-nido<span id="more-3885"></span> artificiali in legno per pipistrelli) istallate lungo i filari delle colture.</p>
<p>Nelle campagne intorno alla città di Austin in Texas questi animali fanno risparmiare ogni anno circa 750.000 dollari in termini di danni evitati alle coltivazioni e di minor spesa per l’acquisto di pesticidi, infatti oltre 4 milioni di esemplari si rifugiano nella struttura interna di alcuni ponti della città e in alcune grotte della zona.</p>
<p>Purtroppo la presenza dei pipistrelli in Italia è sempre più minacciata dall&#8217;inquinamento e dall&#8217;urbanizzazione. Da un lato i pesticidi contaminano le loro prede e l&#8217;acqua che bevono, dall&#8217;altro lato il paesaggio agricolo e urbano stanno diventando sempre più omogenei, banali, e privi di rifugi adeguati a questi animali.</p>
<p>I ruderi e le vecchie case, che sono ricchi di anfratti, sottotetti e ampie soffitte, stanno scomparendo e le nuove case sono costruite con nuovi metodi che escludono i pertugi in nome, anche, del risparmio energetico.</p>
<p>Dunque, anche nelle città (ambiente che attrae i pipistrelli per il clima più caldo e per i molti insetti che si concentrano attorno alle fonti di luce come i lampioni), una bat-box ben posizionata costituisce una valida alternativa per le specie &#8220;fessuricole&#8221;.</p>
<p>In Europa le bat-box sono conosciute da molti anni e sono state usate finora per attrarre e studiare le specie di pipistrello che si rifugiano negli alberi cavi delle aree boschive. Solo recentemente si sono cominciati ad usare modelli di bat-box anche in ambienti urbani, per offrire un rifugio alle specie sinantropiche che sono in preoccupante rarefazione.</p>
<p>I pipistrelli che abitano le città italiane appartengono a 3 principali specie: il pipistrello albolimbato (che caccia al tramonto insieme alle rondini e la notte vola vicino ai lampioni), il pipistrello di Savi (che rispetto al precedente ha una pelliccia più scura sul dorso e più chiara sul ventre e caccia a quote molto più elevate, per cui è raro vederlo), ed il pipistrello nano (che anche in pieno inverno è capace di uscire dal letargo invernale ed andare a caccia nelle giornate più calde). C&#8217;è poi il più raro orecchione grigio, che troviamo nei parchi e nei giardini e presso edifici storici ed antiche chiese.</p>
<p>Per chi volesse acquistare una bat-box, buoni articoli si trovano presso l&#8217;emporio dell&#8217;associazione LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) sotto la voce &#8220;nidi&#8221;. E&#8217; possibile anche trovare in rete istruzioni per costruirla per conto proprio, ma si raccomanda di possedere reali abilità tecniche: una bat-box ben fatta deve assicurare una stratificazione di temperature e un ricambio d&#8217;aria eccellenti.</p>
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		<title>Il Noce, simbolo di morte e rigenerazione e potente rimedio fitoterapico.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 10:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Noce (Juglans regia L.) è una pianta originaria dell&#8217;Asia occidentale, introdotta in Europa in epoca antichissima per i suoi frutti eduli. Esso è un albero alto da 10 a 20 m, a chioma folta, espansa e tondeggiante. Ha un tronco eretto, dritto, con diametro basale largo fino a 1-2 m. Come pianta dedicata a una [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/24/il-noce-simbolo-di-morte-e-rigenerazione-e-potente-rimedio-fitoterapico/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Noce (<em>Juglans regia</em> L.) è una pianta originaria dell&#8217;Asia occidentale, introdotta in Europa in epoca antichissima per i suoi frutti eduli. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3837" title="Noce" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Noce.jpg" alt="Noce" width="180" height="150" />Esso è un albero alto da 10 a 20 m, a chioma folta, espansa e tondeggiante. Ha un tronco eretto, dritto, con diametro basale largo fino a 1-2 m.</p>
<p>Come pianta dedicata a una Grande Madre, il Noce ha sempre avuto una duplice valenza, di vita e di morte. I latini chiamavano questo albero &#8220;Jovis glans&#8221;, abbreviato in &#8220;Juglans&#8221;, a significare &#8220;ghianda di Giove, re degli dèi&#8221;, perché i frutti erano buoni e nutrienti e quindi potevano essere mangiati.</p>
<p>I greci invece lo chiamavano &#8220;Karya basilica&#8221;, ossia &#8220;noci regali&#8221;, in quanto ritenevano che esso fosse stato portato dai re persiani. Il nome greco delle noci ci rimanda ad un famoso mito. Dioniso, ospite di Dione, re della Laconia, s’invaghì di Caria, figlia minore<span id="more-3785"></span> del sovrano.</p>
<p>Le sorelle maggiori Orfe e Lico, invidiose e gelose, avvertirono il padre. Dioniso, dopo averle ammonite più volte s’infuriò, facendole impazzire e trasformandole in rocce. Caria, per la gran tristezza, morì poco dopo e il dio che l’aveva tanto desiderata la trasformò in un albero di noce dai frutti fecondi.</p>
<p>Artemide annunciò ai Laconi la morte della principessa Caria ed essi eressero in onore della casta dea della Luna (e della caccia) un tempio, nel quale vennero scolpite nel legno di noce delle colonne a sagoma femminile: le cariatidi.</p>
<p>Il legame del Noce con divinità femminili si tramandò anche in epoca medievale, come testimonia la leggenda del Noce di Benevento. Si raccontava che nella notte di San Giovanni le streghe, guidate dalla dea romana Diana (corrispondente alla dea greca Artemide), sciamassero nei cieli per andare al gran sabba che si teneva sotto ad un grande noce millenario presso Benevento.</p>
<p>In epoca recente, sono state scritte favole in cui le noci sono portatrici di tesori, e sono state considerate grandissimi talismani le noci divise in 3 setti. Nel seicento si sosteneva che la noce potesse curare i disturbi del cervello perché ne era la riproduzione vegetale in quanto alla forma e alla struttura.</p>
<p>La noce è uno dei frutti secchi più nutrienti. Contiene glucidi, protidi, sali minerali, le vitamine A, B1, B2, PP, B5. Anche le foglie e il mallo dei frutti hanno proprietà medicinali, come notavano già gli Antichi e come ha confermato la moderna fitoterapia.</p>
<p>In  fitoterapia, al Noce vengono tradizionalmente riconosciute proprietà astringenti, toniche, antisettiche, cicatrizzanti. Ha proprietà amaro-toniche, digestive, decongestionanti e astringenti intestinali, vantaggiose nel trattamento di diarree e dissenterie. Buoni risultati si sono ottenuti nel contrastare parassitosi intestinali.</p>
<p>E’ stato usato anche per curare infiammazioni linfoghiandolari. E’ utile per dermatosi, eczemi, geloni, nelle infiammazioni oculari, e in alcuni disturbi della sfera genitale. Favorisce la diuresi, stimola la funzione pancreatica ed epatica ed è quindi utile per ridurre il senso di pesantezza. L’estratto delle foglie era anche usato in passato nel trattamento del diabete, il noce infatti ha anche azione ipoglicemizzante.</p>
<p>La duplice valenza di vita e di morte ha fatto sì che tra i Fiori di Bach quelli del Noce siano stati indicati per rafforzare l’equilibrio psichico nei momenti di cambiamento e di transizione nelle diverse fasi della vita.</p>
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