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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Terra</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Neonicotinoidi: pesticidi killer degli uccelli.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 08:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/neonicotinoidi-pesticidi-killer-degli-uccelli/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12869" title="neonicotinoidi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>insetticidi</strong> in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli <strong>uccelli</strong> del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del declino delle popolazioni di <strong>api</strong> in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p>Si incollano ai semi della pianta infiltrandosi bene: qualsiasi piccolo<strong> insetto</strong> che mangi la pianta viene immediatamente infettato. La tossina attacca il sistema nervoso centrale e provoca una morte rapida.</p>
<p>E&#8217; molto meno tossico per gli altri animali, perché v’è una composizione chimica in grado di dimostrare più efficacia sui comuni insetti.</p>
<p>Nel libro <em>“The Systemic Insecticides: A Disaster in the Making” </em>(Insetticidi sistemici: un disastro in atto) Henk Tennekes, ricercatore presso i <em>“Servizi di tossicologia sperimentale”</em> a Zutphen, Paesi Bassi, ha legato l&#8217;uso di neonicotinoidi al declino delle<span id="more-12708"></span> popolazioni di uccelli.</p>
<p>Il ricercatore nel libro afferma che:<em> &#8220;I massicci cali numerici di determinate specie di uccelli sin dal 1990 si basano su ciò che mangiano, ossia sulla scarsità progressiva degli insetti a loro disposizione. Inoltre, quelle sostanze chimiche influiscono negativamente sulla capacità di spostamento delle api, il che porta le stesse api a trascurare l&#8217;alimentazione e la cura delle uova e delle larve&#8221;.</em></p>
<p>Tuttavia, tra le cause di questo collasso dobbiamo anche annoverare altri possibili fattori, come gli <strong>acari-varroa</strong>, malattie trasmesse dagli insetti, <strong>malnutrizione</strong>, <strong>colture geneticamente modificate</strong>, e anche le <strong>radiazioni del telefono cellulare</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania e la Francia hanno severamente limitato l&#8217;uso dei neonicotinoidi. L&#8217;efficacia di questo <strong>pesticida</strong> ha sicuramente influito sugli insetti, ma a pagare di più sono evidentemente gli uccelli.</p>
<p>Con i <strong>neonicotinoidi</strong>, usati con intensità inferiore al DDT ma di maggiore potenza, gli agricoltori intendono proteggere le loro <strong>colture</strong>, perché essi rendono le piante più resistenti alla siccità, ai bassi livelli di pH, allo stress da calore, e alle infezioni virali.</p>
<p>Nonostante le ricerche proseguano, l’Europa sta avviando un percorso di vera limitazione dell’uso di queste sostanze. Ma per Henk Tennekes <em>“un divieto globale è l&#8217;unica soluzione, dobbiamo evitare danni catastrofici alla nostra natura, alla nostra salute”.</em></p>
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		<title>Raccolta differenziata: l&#8217;importanza di informazioni chiare.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/raccolta-differenziata-limportanza-di-informazioni-chiare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-12473" title="raccolta-differenziata" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi sulle diverse tipologie dei <strong>rifiuti</strong> per poi procedere ad un corretto smistamento, ma c’è da dire che accanto alla massiccia disinformazione v’è anche una confusione di fondo nelle indicazioni che vengono date.</p>
<p>Dunque, nel <em><strong>vetro</strong></em> va tutto ciò che è vetro, ma non va la ceramica: è necessario, così, identificare il pyrex, detto anche “vetro borosilicato”. Il pyrex non è normale vetro.</p>
<p>Le <strong>lampadine</strong>? No, non vanno nel vetro perché presentano il filamento di tungsteno.</p>
<p>E ancora, sulla plastica: flaconi di detersivo, bottiglie di bibita e di acqua vanno nel contenitore della plastica. Ma le posate, i piatti ed i bicchieri in normale plastica no! Le<span id="more-12379"></span> vaschette dei pranzi al volo? Sì, a patto che non siano “troppo sporche”.</p>
<p>Spesso nella parte dell’<strong>alluminio</strong> vengono erroneamente trovate anche buste di plastica metallizzate e buste di patatine e merendine. Il cartone della pizza non va nel cartone, molti dispongono vada nell’umido; nella carta non vanno fazzoletti e scontrini fiscali (perché non è carta normale bensì carta termica).</p>
<p>Il<strong> sacchetto di plastica</strong> non va nella plastica, non è riciclabile, quindi va nella indifferenziata; il tubetto del dentifricio è difficilmente riciclabile a causa della difficoltosa rimozione dei residui al suo interno.</p>
<p>E potremmo ancora continuare a citarvi degli esempi. Spesso regna la confusione. Si cerca di dare un contributo al pianeta, attraverso un metodo “popolare”, quotidiano, apparentemente semplice, ma si sbaglia spesso. Il primo passo è raccogliere <strong>informazioni chiare</strong>, ma anche fornire le stesse in modo da rendere la differenziazione uno strumento davvero efficiente.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F11%2F10%2Fraccolta-differenziata-limportanza-di-informazioni-chiare%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>PNAS: &#8220;Demografia e urbanizzazione incidono molto su livelli di CO2&#8243;.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. La ricerca, apparsa su Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), è stata condotta da un team internazionale di scienziati. Lo studio ha dimostrato che un rallentamento della crescita demografica, seguendo uno dei [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/27/pnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12014" title="demografia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a> La ricerca, apparsa su <strong>Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS)</strong>, è stata condotta da un team internazionale di scienziati. </p>
<p>Lo studio ha dimostrato che un <strong>rallentamento </strong>della <strong>crescita demografica</strong>, seguendo uno dei percorsi di crescita più lenta considerato plausibile dai demografi delle Nazioni Unite, potrebbe contribuire a <strong>ridurre</strong> significativamente le <strong>emissioni di gas a effetto serra</strong>.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che questa lenta crescita sino al 2050 potrebbe dare una diminuzione dal <strong>16%</strong> al <strong>29%</strong> delle emissioni.</p>
<p>Globalmente, il <strong>tasso di crescita della popolazione umana</strong> è in fortissimo<strong> calo</strong>, sebbene gli ultimi 100 anni abbiano visto un rapido aumento della popolazione grazie ai <span id="more-11944"></span>progressi medici e al massiccio aumento della produttività agricola.</p>
<p>L&#8217;invecchiamento può ridurre le emissioni fino al 20% in alcuni paesi industrializzati, perché le popolazioni di età media superiore comportano un ricorso alla forza lavoro più basso: così, c’è minore produttività e quindi minore crescita economica.</p>
<p>Gli esperti hanno così sviluppato alcune ipotesi di crescita economica, consumi di energia e scenari di emissioni, utilizzando un nuovo modello (<strong><em>Population-Environment-Technology model, o PET</em></strong>), e considerando età, localizzazioni urbane e rurali.</p>
<p><em>&#8220;Le famiglie possono influire sulle emissioni, sia direttamente, attraverso i loro modelli di consumo, sia indirettamente, attraverso i loro effetti sulla crescita economica&#8221;</em>, ha affermato O&#8217;Neill, uno degli esperti.</p>
<p>Quindi, una <strong>popolazione più anziana</strong> consuma meno di una popolazione più giovane a causa di “esigenze di lavoro” più basse, mentre una <strong>nazione in via di sviluppo</strong> (che tende ad essere più giovane) rispetto alle nazioni più avanzate (e più “vecchie”) sviluppa delle esigenze di lavoro (ed ecologiche) maggiori e in tempi più rapidi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F27%2Fpnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un&#8217;industria dell&#8217;alluminio.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 12:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disastro ecologico in Ungheria: l’avvelenamento è dovuto allo sversamento di fanghi rossi, ossia residui tossici della bauxite utilizzata per la produzione di alluminio. Almeno quattro persone sono morte, e tra loro un bambino di tre mesi, in conseguenza della rottura di una chiusa che conteneva fanghi liquidi rossi (residui tossici di lavorazione residui tossici della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Disastro ecologico in Ungheria: l’avvelenamento è dovuto allo sversamento di fanghi rossi, ossia residui tossici della bauxite utilizzata per la produzione di alluminio.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fanghi_rossi_ungheria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11107" title="fanghi_rossi_ungheria" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fanghi_rossi_ungheria.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Almeno quattro persone sono morte, e tra loro un bambino di tre mesi, in conseguenza della rottura di una chiusa che conteneva <strong><em>fanghi liquidi rossi</em></strong> (residui tossici di lavorazione residui tossici della<a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self"><strong> bauxite</strong></a> utilizzata per la produzione di alluminio) in un villaggio dell’Ungheria occidentale, <strong>Kolontar</strong>, nella località di Ajka, nei pressi del lago Balaton.</p>
<p>Lo <strong>sversamento</strong> ha causato una sorta di alluvione, con i fanghi rossi avvelenati alti più di un metro. L’ha reso noto oggi, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Mti, il sindaco Karoly Tily.</p>
<p>Tutte e quattro le vittime erano residenti del villaggio. I servizi d’emergenza stanno cercando altre sette persone che risultano disperse, ed è stato dichiarato lo <strong>stato d’emergenza</strong> in tre contee nell’ovest del Paese per quello che si configura come un vero disastro<span id="more-11104"></span> ecologico.</p>
<p>I fanghi rossi che hanno invaso il villaggio sono arrivati a coprire una superficie di 40 km quadrati. Molte sono le persone ustionate dalla <em><strong>sostanza corrosiva</strong></em> e altre sono in gravi condizioni. Gyorgy Bakondi, della Protezione civile, ha avvertito anche di un possibile rischio aggiuntivo, perché i fanghi rossi contengono <strong>materiali radioattivi</strong>.</p>
<p>Un portavoce delle autorità di protezione civile ha spiegato che i <strong>fanghi</strong> potrebbero essere arrivati al fiume Marcal ed a rischio è anche il Danubio.</p>
<p>Guarda il video &#8220;Disastro ambientale in Ungheria&#8221;:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cKpDZnZJ_lc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/cKpDZnZJ_lc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F05%2Fdisastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Fao: &#8220;In 10 anni abbiamo perso un&#8217;estensione di foreste pari alla superficie della Costa Rica&#8221;.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/03/26/in-dieci-anni-abbiamo-perso-unestensione-di-foreste-pari-alla-superficie-della-costa-rica/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 14:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai dati di Legambiente e Fao sappiamo che: &#8220;ogni tre secondi se ne va un campo di calcio&#8221; e che &#8220;in dieci anni abbiamo perso foreste di estensione pari alla Costa Rica&#8221;. Diminuiscono le foreste tropicali in America del Sud e in Africa, mentre i paesi dell&#8217;Asia avviano politiche di rimboschimento. Secondo il rapporto della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/26/in-dieci-anni-abbiamo-perso-unestensione-di-foreste-pari-alla-superficie-della-costa-rica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dai dati di Legambiente e Fao sappiamo che: &#8220;ogni tre secondi se ne va un campo di calcio&#8221; e che &#8220;in dieci anni abbiamo perso foreste di estensione pari alla Costa Rica&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5997" title="deforestazione_in_america" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/deforestazione_in_america.jpg" alt="deforestazione_in_america"width="160" height="150" />Diminuiscono le foreste tropicali in America del Sud e in Africa, mentre i paesi dell&#8217;Asia avviano politiche di rimboschimento.</p>
<p>Secondo il rapporto della Fao sulle risorse forestali, presentato oggi, la deforestazione mondiale avanza ad un ritmo più contenuto rispetto agli anni novanta, ma procede ancora ad un ritmo troppo veloce per essere sostenibile. In dieci anni sono state perse foreste tropicali per un&#8217;estensione equivalente alla superficie della Costa Rica (51.100 km²), contro gli 8,3 milioni del decennio precedente.</p>
<p>Il fenomeno del disboscamento interessa soprattutto le aree tropicali, dove viene eseguito con il metodo del &#8220;taglia e brucia&#8221;: dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente. Una volta terminato l&#8217;incendio si sarà depositata sul terreno della<span id="more-5992"></span> cenere, che fertilizza il terreno.</p>
<p>Questo sistema arreca gravi danni all&#8217;equilibrio dell&#8217;ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la eliminazione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l&#8217;habitat della foresta pluviale, accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e diboscare un&#8217;altra area.</p>
<p>Inoltre l&#8217;utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo, causando danni ancora più gravi. Questo fenomeno, ancora molto frequente nella foresta  amazzonica e in crescita in molte altre aree del pianeta, porta via molti alberi al <em>polmone verde della Terra</em>. Le foreste sono un&#8217;importante riserva di carbone, sono fondamentali per il ciclo del carbonio, risanando l&#8217;aria dall&#8217; anidride carbonica e altri agenti inquinanti.</p>
<p>Le piante verdi aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera (attraverso la fotosintesi clorofilliana). L&#8217;utilizzo di combustibili fossili ed il diboscamento stanno causando un aumento di CO2 nell&#8217;atmosfera, che ha diretta influenza in fenomeni come l&#8217;effetto serra ed il riscaldamento globale. </p>
<p>Gli effetti negativi del diboscamento sono numerosi e comprendono: l&#8217;effetto serra, la desertificazione nei territori secchi, l&#8217;erosione, frane e smottamenti nei territori piovosi e collinari, l&#8217;inquinamento degli ecosistemi acquatici (a causa del dilavamento delle acque), la sottrazione di risorse per le popolazioni indigene.</p>
<p>I boschi e le foreste sono inoltre importantissimi ecosistemi con una elevatissima biodiversità in cui vivono numerosissime specie viventi. Sono anche oggetto di bellezza estetica, naturalistica e culturale. Per tutti questi motivi la deforestazione è una pratica da evitare, perché comporta la perdita di questi valori, del rispetto delle foreste e in generale dell&#8217;ambiente.</p>
<p>La causa principale di deforestazione è la corsa alla coltura del mais, utile per fini sia alimentari che bio-energetici. Circa 13 milioni di ettari di foreste sarebbero stati infatti convertiti in altre colture tra il 2000 e il 2010, dato in lieve frenata se confrontato con i 16 milioni di ettari persi nel decennio precedente.</p>
<p>Dal 2005, decine di paesi, soprattutto in Africa ed Europa, hanno introdotto leggi ad hoc sulla tutela delle foreste. I continenti che detengono i record negativi nella deforestazione sono l&#8217;America del sud, l&#8217;Africa e l&#8217;Oceania. L&#8217;Asia segna invece un guadagno netto di oltre due milioni di ettari l&#8217;anno, grazie soprattutto ai rimboschimenti in Cina, India e Vietnam. Nell&#8217;America centro-settentrionale le superfici boschive sono relativamente stabili, mentre crescono lentamente in Europa.</p>
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		<title>&#8220;Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires. Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. Per il Wwf, la foresta Atlantica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/24/foresta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/212-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" />Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest&#8217;obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;.<span id="more-4997"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/37-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />&#8220;Ma -sottolineano gli ambientalisti- l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato</p>
<p>la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che</p>
<p>solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5000" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/122-150x150.jpg" alt="" width="113" height="113" />Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,</p>
<p>tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo <em>&#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242;</em> lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5001" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/42-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.</p>
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		<title>Carlgren: &#8220;Il Vertice di Copenhagen è stato un disastro&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La conferenza internazionale sul clima di Copenhagen è stata &#8220;un disastro&#8221;, l&#8217;Ue deve ora decidere come procedere. A dirlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente svedese Andreas Carlgren, che oggi a Bruxelles presiede il Consiglio dei ministri del settore dei Ventisette. I titolari europei dell&#8217;Ambiente discutono di Copenhagen durante il pranzo. &#8220;Dobbiamo vedere come procedere dopo [...]


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<p><img class="size-full wp-image-4977  alignleft" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/121.jpg" alt="Andreas Carlgren" width="150" height="150" /> A dirlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente svedese Andreas Carlgren, che oggi a Bruxelles presiede il Consiglio dei ministri del settore dei Ventisette. </p>
<p>I titolari europei dell&#8217;Ambiente discutono di Copenhagen durante il pranzo.</p>
<p>&#8220;Dobbiamo vedere come procedere dopo il disastro di Copenhagen&#8221; ha detto Carlgren arrivando a Bruxelles.</p>
<p>Le critiche sul sistema decisionale Onu è tra i temi del pranzo, già ieri fonti comunitarie hanno sostenuto la necessità di migliorarlo, ipotizzando anche possibilità di decisioni a livello regionale anziché subito globale.</p>
<p>Del resto, c&#8217;è chi torna a sostenere la necessità di una &#8216;carbon tax&#8217; sulle importazioni da paesi che rifiutano di tagliare le emissioni. E&#8217; il caso del ministro belga incaricato<span id="more-4972"></span> dell&#8217;Ambiente, Paul Magnette.</p>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-4973   alignright" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Paul-Magnette-150x134.jpg" alt="Paul Magnette" width="110" height="90" /></p>
<p>&#8220;Se alcuni paesi &#8211; ha dichiarato Magnette al quotidiano belga francofono &#8216;Le Soir&#8217; &#8211; che sono tra i più grandi produttori di gas serra) al mondo continuano a fare da ostacolo all&#8217;adozione di obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, l&#8217;Unione Europea deve considerare, come lo consente il rapporto del Wto del 26 giugno scorso, una &#8216;carbon tax&#8217; sui prodotti importanti da questi paesi, che fanno concorrenza selare alle nostre imprese&#8221;.</p>
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		<title>The Guardian: documento segreto ONU rivela dati sconcertanti.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 14:53:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;. Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/21/incredibile-documento-segreto-dell%e2%80%99onu-rivela-dati-sconcertanti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4911" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/onu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;.</p>
<p>Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere il <em>documento ultra confidenziale dell&#8217;Onu</em>, con indicato &#8220;do not distribute&#8221;, ma che il <em>Guardian</em><strong> </strong>ha scannerizzato sul proprio sito.</p>
<p>Il documento dimostra un divario di almeno 4,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli necessari perché le temperature globali rimangano al di sotto dell&#8217;aumento di due gradi, limite pesantemente contestato al vertice dai paesi insulari a rischio inondazioni. In realtà, però, l&#8217;aumento della temperatura della Terra sarebbe addirittura di <em>tre gradi. </em></p>
<p>Joss Garman di Greenpeace ha detto al <em>Guardian</em> che tre gradi in più potrebbero portare &#8220;al <em>collasso della foresta pluviale amazzonica</em>, ad una penuria d&#8217;acqua che paralizzerebbe il Sud America e l&#8217;Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali&#8221;. <span id="more-4910"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4912" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/3-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" />Come se non bastasse, ciò porterebbe gravi <em>inondazioni</em><strong> </strong>nei paesi già soggetti a tsunami, <em>innalzamento delle acque</em> in grandi città vicine al mare come New York e Tokyo, estinzione di quasi il 50% delle specie animali, brusca riduzione delle coltivazioni.</p>
<p>Ma anche il chiuso Mediterraneo non se la passerebbe meglio. La prima analisi di Greenpeace a valle del vertice di Copenaghen, anticipata a <em>Repubblica</em>, prevede che con tre gradi in più molte coste della nostra penisola saranno a rischio.</p>
<p>Il <em>mare</em> potrebbe arrivare fino a Ferrara e, sul versante tirrenico, a Pisa. Senza contare le infiltrazioni saline nelle falde acquifere. Con la Terra più calda di tre gradi si potrebbe tranquillamente nuotare nelle acque del Polo Nord.</p>
<p>Ma ha senso che l&#8217;Alaska diventi una nuova Venezia con le gondole al posto delle slitte? Secondo molti esperti del settore, <em>i dati nel documento Onu non sono per nulla così segreti</em> ed è grave che le Nazioni Unite lo ammettano in privato. Che cosa accadrà?</p>
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		<title>Un &#8220;Green Day&#8221; per illustrare la via toscana verso Copenhagen.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 11:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Porteremo a Copenhagen le nostre proposte per uno sviluppo sostenibile e organizzeremo un Green Day per presentare anche ai toscani i nostri progetti&#8221;. E&#8217; necessario che i Governi coinvolgano le Regioni, che si apra una nuova fase di dialogo, perché è dai territori che può venire una risposta ai problemi che abbiamo di fronte. Le [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/10/08/un-green-day-per-illustrare-la-via-toscana-verso-copenaghen/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>&#8220;Porteremo a Copenhagen le nostre proposte per uno sviluppo sostenibile e organizzeremo un Green Day per presentare anche ai toscani i nostri progetti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="size-medium wp-image-2796 alignleft" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Toscana2-300x225.jpg" alt="Toscana2" width="209" height="156" />E&#8217; necessario che i Governi coinvolgano le Regioni, che si apra una nuova fase di dialogo, perché è dai territori che può venire una risposta ai problemi che abbiamo di fronte. Le Regioni possono svolgere un ruolo fondamentale nel combattere i cambiamenti climatici». E&#8217; stato questo uno dei passaggi chiave del discorso che il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha tenuto oggi a Bruxelles durante la riunione plenaria del Comitato delle Regioni d&#8217;Europa, nella sessione dedicata a &#8221;Risposte regionali e locali e ai cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p>Il Green Day della Toscana si terrà a fine novembre, a pochi giorni dal vertice mondiale sul clima di Copenhagen, in programma dal 7 al 18 dicembre<span id="more-2794"></span> prossimi. La giornata verde sarà l&#8217;occasione per illustrare la via toscana verso il vertice ambientale, con l&#8217;illustrazione del contributo che la Regione sta dando all&#8217;abbattimento dei gas serra, all&#8217;adattamento ai cambiamenti in atto e per lo sviluppo della green economy.</p>
<p>A questo proposito il presidente Martini ha detto che occorre reagire e rilanciare l&#8217;economia verde per un grande new deal dedicato ai temi dell&#8217;ambiente, superando gli approcci e risposte troppo tecnologiche, privilegiando l&#8217;alleanza tra scienza e cultura e legando le politiche ai territori.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2795" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/24387-251x300.jpg" alt="24387" width="181" height="217" />&#8221;Non possiamo fallire l&#8217;appuntamento con Copenhagen &#8211; ha aggiunto Martini &#8211; rispetto al quale c&#8217;è grande aspettativa, ma occorre stare attenti e non illuderci troppo. Stiamo attraversando il momento economico più difficile e lo sbaglio più grosso sarebbe quello di chi dice che non è il tempo dell&#8217;ecologia e dell&#8217;ambiente, ma che potremo riparlarne quando avremmo riavviato la macchina economica. Io credo invece che la risposta alla crisi stia nell&#8217;economia verde. Altrimenti ai tre 20 (meno 20% di consumi ed emissioni, più 20% di energia da fonti rinnovabili) dell&#8217;Unione Europea, che la  Toscana ha recepito in pieno, dovremo aggiungere un altro 20, cioè la consapevolezza che queste stesse cose potevamo farle 20 anni fa&#8221;.</p>
<p>Il presidente Martini ha concluso ricordando come le tante iniziative locali in atto devono unirsi e fare massa critica e che nell&#8217;America del sud, in Asia e anche in Africa stanno nascendo unioni di Regioni impegnate a mettere in atto politiche di sviluppo sostenibile e per contrastare i cambiamenti climatici.</p>
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		<title>Scuole tossiche in provincia di Crotone.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 13:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si tratta dello scandalo ambientale più grave della storia italiana. L&#8217;inchiesta Black Mountains è nata dalla scoperta che alcune costruzioni scolastiche della provincia di Crotone sono state realizzate impastando cemento con materiale tossico. Migliaia di bambini delle elementari “San Francesco”, Pozzoseccagno di Cutro e dell’Istituto tecnico per ragionieri “Lucifero” di Crotone, per dieci anni sono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/29/le-scuole-tossiche-in-provincia-di-crotone/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Si tratta dello scandalo ambientale più grave della storia italiana.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2471" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/902_rifiuti20tossici.jpg" alt="902_rifiuti20tossici" width="190" height="179" /> L&#8217;inchiesta Black Mountains è nata dalla scoperta che alcune costruzioni scolastiche della provincia di Crotone sono state realizzate impastando cemento con materiale tossico.</p>
<p>Migliaia di bambini delle elementari “San Francesco”, Pozzoseccagno di Cutro e dell’Istituto tecnico per ragionieri “Lucifero” di Crotone, per dieci anni sono andati a scuola ogni giorno su una montagna di veleni.</p>
<p>Ad ora le conseguenze della contaminazione con metalli pesanti coinvolgono 290 studenti di scuole elementari e superiori.</p>
<p>Attualmente ci sono sette arrestati con l’accusa di disastro ambientale, 18 siti sotto sequestro preventivo (tra Cutro e Isola di Caporizzuto) tra cui plessi scolastici di primo e secondo grado e 350 mila tonnellate di rifiuti tossici, composti prevalentemente da zinco, piombo, indio, germanio, arsenico e mercurio, provenienti dall’Ilva di Taranto e dalla ex-Pertusola di Crotone, usati come componente per la costruzione di edifici privati e pubblici. Ad essere inquinato <span id="more-2468"></span>dall’arsenico è prevalentemente il mare del crotonese.</p>
<p>Antonino Monteleone, giornalista calabrese che si sta occupando dell&#8217;informazione sull&#8217;inchiesta Black Mountains, ha riportato sul suo blog la seguente intervista:</p>
<p>&#8220;(…) si rilevano indagini attivate dall’autorità giudiziaria che riguardano gli impianti di Pertusola Sud, che meritano una doverosa attenzione. Una prima indagine, tuttora in corso, si riferisce all’irregolare utilizzo di un materiale denominato « conglomerato idraulico catalizzato » prodotto dalla società Pertusola Sud di Crotone, che avrebbe consentito alle ditte «Craton Scavi Costruzioni Generali SpA» e «Ciampà Paolo srl», l’approvvigionamento del predetto materiale da utilizzare come sottofondo e/o rilevato per opere pubbliche.</p>
<p>I rifiuti pericolosi prodotti e illecitamente smaltiti «scorie cubilot» sono il frutto di una miscela denominata «cascoril» e «conglomerato idraulico catalizzato», utilizzato per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali di opere pubbliche (scuole – strade – ponti e viadotti) e private, nonché dalla stessa Pertusola Sud utilizzati per la bonifica in discarica a mare sita in località Armeria di Crotone. Per tale utilizzo la società Pertusola Sud è ricorsa all’applicazione del decreto ministeriale ambiente del 5 febbraio 1998 nella procedura semplificata per lo smaltimento di rifiuti.</p>
<p>Dagli accertamenti effettuati dal consulente tecnico incaricato dall’autorità giudiziaria, tale rifiuto pericoloso non era ammissibile alle procedure semplificate. Per detti reati sono indagati i vertici dello stabilimento ed i titolari delle ditte interessate allo smaltimento illecito.</p>
<p>Dai dati acquisiti risultano smaltiti in cantieri di proprietà «Craton Scavi» «scorie cubilot» per kg 127.890.147 ed in cantieri di proprietà «Ciampà Paolo srl» altri kg 83.387.125. Smaltimento che ha comportato rilevanti utili alle predette società e notevoli danni alle ditte concorrenti, costrette a comprare a costi più alti materiale di cava, mentre per le «scorie cubilot» le ditte venivano addirittura sovvenzionate per il relativo ritiro.</p>
<p>La dirigenza Syndial, ex Pertusola Sud, in merito all’indagine di cui trattasi ha dichiarato di poter documentare l’estraneità della società da comportamenti illegali(…)</p>
<p>Altra indagine che investe lo stabilimento industriale Pertusola Sud trae origine da accertamenti effettuati dal settore ambiente della provincia di Crotone circa la gestione dei rifiuti pericolosi quali «ferriti di zinco». Tali rifiuti sono classificati ai sensi del decreto legislativo 22/97 come rifiuti pericolosi derivanti da processi idrometallurgici dello zinco, con classi di pericolosità identificati come «irritante», «nocivo», «tossico», «corrosivo», «sorgente di sostanze pericolose»&#8221;.</p>
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		<title>Foreste nei deserti per fermare il riscaldamento globale.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 17:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo uno studio ora noto, dissalare l&#8217;acqua di mare e usarla per irrigare alberi trapiantati nel Sahara porterebbe alla realizzazione di un grande progetto. Le foreste, assorbendo carbonio, incrementerebbero il benessere della nostra Terra. Ricoprire di foreste un deserto è un vecchio sogno dell&#8217;umanità, che le attuali tecnologie di geoingegneria potrebbero trasformare in realtà. Con [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/22/foreste-nei-deserti-per-fermare-il-riscaldamento-globale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Secondo uno studio ora noto, dissalare l&#8217;acqua di mare e usarla per irrigare alberi trapiantati nel Sahara porterebbe alla realizzazione di un grande progetto. Le foreste, assorbendo carbonio, incrementerebbero il benessere della nostra Terra.</strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-2216" title="Vegetazione" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Vegetazione.jpg" alt="Vegetazione" width="220" height="163" /> Ricoprire di foreste un deserto è un vecchio sogno dell&#8217;umanità, che le attuali tecnologie di geoingegneria potrebbero trasformare in realtà. </p>
<p>Con benefici importanti non solo per le comunità umane, ma anche per le sorti del clima, grazie all&#8217;azione di contrasto che le biomasse vegetali esercitano nei confronti del riscaldamento globale tramite l&#8217;assorbimento di carbonio. </p>
<p>L&#8217;idea di lavorare a questo progetto &#8211; rilanciata sul sito web di &#8220;Science&#8221; &#8211; è di Leonard Ornstein, biologo del Mont Sinai School of Medicine di New York, che l&#8217;ha messa a punto in collaborazione con ricercatori del Goddard Institute for Space Studies della Nasa.</p>
<p>Nelle sue linee essenziali il progetto prevede di realizzare lungo le coste dell&#8217;Australia e del Nord Africa impianti per dissalare acqua di mare e portarla, attraverso condotti, <span id="more-2215"></span>nel cuore del Sahara e dei deserti australiani. </p>
<p>Qui, con impianti di irrigazione a goccia, idonei a ridurre al minimo la quantità di acqua dispersa per evaporazione o infiltrazione nelle formazioni sabbiose, si verrebbero a creare le condizioni di vita per una serie di piante tropicali a rapida crescita e ad elevata resistenza al calore, come l&#8217;Eucalyptus Grandis.</p>
<p>La copertura arborea favorirà a sua volta fenomeni di precipitazioni che i ricercatori stimano possano con il tempo arrivare fino a 700-1.200 millimetri all&#8217;anno. Ma soprattutto, affermano, queste nuove foreste permetteranno di assorbire circa 8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno, contribuendo così in misura davvero significativa a contrastare la progressione del Global Warming. </p>
<p>Resta l&#8217;obiezione dell&#8217;elevato costo complessivo del questo progetto, calcolabile in 2.000 miliardi di dollari. Ma, questa cifra, afferma Ornstein, che comunque non sarebbe superiore a quella necessaria a catturare e a neutralizzare un quantitativo equivalente di anidride carbonica con altre tecnologie, verrebbe impegnata per un progetto che include molti altri vantaggi sul piano ambientale, sociale ed economico. </p>
<p>Le foreste hanno un ruolo fondamentale per l&#8217;umanità, fornendo una larga e inestimabile varietà di servizi, perché ad esempio forniscono legna da opera e combustibile, fibre, alimenti, sostanze medicinali; consentono di rimettere in ciclo i nutrienti minerali; forniscono acqua, ossigeno e quanto serve agli altri organismi viventi; e, appunto, scambiano e accumulano grandi masse di carbonio, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici; il rovescio della medaglia è che quando invece vengono distrutte, o eccessivamente sfruttate o incendiate, le foreste diventano fonte di gas serra, appunto il biossido di carbonio.<br />
Le foreste nel deserto sono un sogno il cui realizzarsi è atteso dalla Terra con grande impazienza.</p>
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		<title>Maldive: la “Green tax” per i turisti.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 12:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Repubblica delle Maldive è uno stato insulare di circa 350 mila abitanti, composto da un gruppo di atolli situati nell&#8217; Oceano Indiano a sud-sudovest dell&#8217; India. Il turismo è chiaramente la sua più grande risorsa: e questa piccola repubblica è in procinto di introdurre una “green tax” da applicare ai turisti, una “tassa verde” [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/11/maldive-la-%e2%80%9cgreen-tax%e2%80%9d-per-i-turisti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Repubblica delle Maldive è uno stato insulare di circa 350 mila abitanti, composto da un gruppo di atolli situati nell&#8217; Oceano Indiano a sud-sudovest dell&#8217; India. </strong></p>
<p><strong></strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2016" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/1137487989_feb25a7658-300x225.jpg" alt="1137487989_feb25a7658" width="230" height="172" /> Il turismo è chiaramente la sua più grande risorsa: e questa piccola repubblica è in procinto di introdurre una “green tax” da applicare ai turisti, una “tassa verde” insomma.</p>
<p>Su tale meraviglioso arcipelago, minacciato dall&#8217;innalzamento del livello del mare per colpa del cambiamento climatico, si pensa di introdurre una nuova tassa ambientale valevole per tutti i turisti che utilizzano i propri villaggi, creando così un buon sostentamento per l’arcipelago stesso.</p>
<p>Famosa soprattutto per i resort di grande lusso e gli atolli di sabbia bianca, le Maldive sono oggetto di attente analisi, da cui emerge un rischio ormai serio: la maggior parte delle sue isole, entro il 2100, potrebbe essere completamente sommerso.</p>
<p>Ricordiamo che le Maldive ottengono più di un quarto delloro prodotto interno lordo dai turisti, ma non li ha ancora mai tassati per creare un incentivo al contrasto dei cambiamenti <span id="more-2015"></span>climatici.</p>
<p>Il presidente Mohammed Nasheed, che nel marzo scorso aveva illustrato i programmi per rendere le Maldive il primo paese al mondo ad usare il cosidetto “carbonio neutrale” entro un decennio, ha ora delineato la volontà di applicare una tassa ambientale a tutti i turisti.</p>
<p>Proprio perché così minacciate dai cambiamenti climatici, le Maldive hanno deciso di arrivare ad usare solo energie rinnovabili nel giro di 10 anni. Di dare il buon esempio al mondo, insomma. Vogliono impiantare pannelli solari, turbine eoliche, impianti a biomassa, così da eliminare le fonti fossili di energia.</p>
<p>Quelle il cui uso comporta l’emissione in atmosfera dei gas serra, responsabili dell’aumento delle temperature. Il costo del progetto è stimato in 10 milioni di dollari all’anno per 10 anni. Però le casse statali sono così vuote che è in forse perfino la partecipazione alla conferenza sul clima di Copenhagen in programma a dicembre.</p>
<p>&#8220;La tassa verde è in fase di elaborazione. Ora dovrebbe esservi l’approvazione del Parlamento e mi auguro che il Parlamento segua questa linea politico-ambientale giusta e mirata, che prevedrebbe 3 $ per ogni turista al giorno&#8221; ha dichiarato Nasheed ai giornalisti a Male, la capitale dell&#8217;arcipelago dell&#8217;Oceano Indiano .</p>
<p>Basato su una media annua di 700.000 turisti che trascorrono una media di tre giorni sulle isole, questi dati si tradurrebbero in circa 6,3 milioni dollari all&#8217;anno.</p>
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