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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Ecologia dell&#8217;ambiente</title>
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		<title>Google Earth Engine: monitoraggio e previsione dell&#8217;evoluzione della Terra.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 10:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari. Google Earth Engine, introdotto durante i colloqui sul clima a Cancun, utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/13/google-earth-engine-monitoraggio-e-previsione-dellevoluzione-della-terra/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13094" title="google_earth_engine" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Google Earth Engine</strong>, introdotto durante i colloqui sul clima a <strong><a title="Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" target="_self">Cancun</a>,</strong> utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della NASA.</p>
<p>Google sta già lavorando su alcune <strong>applicazioni</strong> che consentano il monitoraggio e la mappatura del fenomeno della<strong> deforestazione</strong>, delle sue tendenze, e dello stretto rapporto tra esso e l’utilizzo del territorio da parte dell’uomo, compresa la creazione di una <strong>mappatura</strong> (la più grande mai fatta) delle <strong>foreste del Messico</strong> e delle <strong>risorse idriche</strong> esistenti.</p>
<p>Questo progetto da solo avrebbe richiesto tre anni di processo utilizzando un singolo computer e invece i funzionari di <strong>Google</strong> hanno evidenziato come basti solo un giorno, <span id="more-13083"></span>usando Google Earth Engine.</p>
<p><em>&#8220;Nessuno è mai stato in grado di analizzare la complessiva mole di dati riguardanti ad esempio il Messico, nessuno si è mai avvicinato a riuscirci&#8221;</em> ha dichiarato Rebecca Moore, responsabile tecnico del progetto.</p>
<p>Google afferma di offrire <strong>20 milioni di ore all’anno</strong> di uso delle CPU della piattaforma per i prossimi due anni alle nazioni in via di sviluppo, alle organizzazioni scientifiche, agli scenziati che ne faranno richiesta, tutto col fine di utilizzare la piattaforma, non solo per <em>“pre-processare”</em> le sequenze visive (ottenendo immagini chiare e senza “ostacoli” come le nuvole) ma anche per creare una rete collaborativa tra esperti.</p>
<p>Questa piattaforma potrebbe dunque emergere come uno strumento critico e attendibile per l&#8217;esecuzione di iniziative basilari, quali la <strong>gestione del territorio </strong>(vedasi il programma REDD delle Nazioni Unite, in cui le nazioni più ricche pagano le nazioni in via di sviluppo per preservare le foreste pluviali).</p>
<p>Guarda ilo <strong>video di presentazione</strong> di Google Earth Engine in inglese:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Progressivo sbiancamento della barriera corallina: un&#8217;ecosistema in crisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 12:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/progressivo-sbiancamento-della-barriera-corallina-unecosistema-in-crisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13062" title="sbiancamento-coralli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La National Oceanic and Atmospheric Administration (<strong>NOAA</strong>) stima che le barriere coralline sane generano fino a 375 miliardi di dollari ogni anno in cibo, lavoro e turismo.</p>
<p>Ma sono nel contempo vitali e vulnerabili ai cambiamenti, e la combinazione di <strong>aumento</strong> delle <strong>temperature</strong> oceaniche di superficie e aumento dell’<a title="Appello degli scienziati contro l’acidificazione degli oceani" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/appello-degli-scienziati-contro-lacidificazione-degli-oceani/" target="_self"><strong>acidificazione</strong></a> sta devastando i coralli in tutto il mondo, portando ad uno<strong><em> “sbiancamento” </em></strong>e ad una morìa mai registrati prima.</p>
<p><em>&#8220;In questo momento, le barriere coralline di tutto il mondo sono come la candeggina, il che indica la loro crisi organica&#8221;</em> ha affermato Mark C. Eakin, componente del NOAA.</p>
<p>Questi sbiancamenti si verificano con i cambiamenti nella<strong> salinità</strong> degli oceani, il deflusso di nutrienti e altre sostanze inquinanti, ma alcuni scienziati affermano che questo<span id="more-12965"></span> processo è semplicemente indicativo della enorme sensibilità del corallo nel registrare il <strong>riscaldamento dell&#8217;oceano</strong>.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana su un sito americano, grandi eventi di sbiancamento si ripetono ai <strong>Caraibi </strong>ogni cinque anni o anche meno, e con crescente intensità; probabilmente, il ripetersi di questi eventi ha  via via causato il <strong><em>declino inarrestabile della barriera</em></strong>, che continuerà. Questo processo fa pensare ad un futuro tormentato per gli ecosistemi marini tropicali con un clima sempre più caldo.</p>
<p>La studiosa <strong>Rebecca Albright </strong>della <strong>Miami Universit</strong>y, al termine di alcune ricerche, ha affermato che <em>“la sopravvivenza del corallo nuovo potrebbe diminuire del 73% entro il 2100”.</em></p>
<p>Data la sensibilità dei coralli all&#8217;inquinamento, il riscaldamento degli oceani, e l&#8217;acidificazione, i coralli sono il <em>&#8220;canarino in una miniera di carbone&#8221;</em> per gli oceani del mondo. L’<strong>ecosistema marino</strong> ha la capacità di influenzare fortemente l’intero ambiente globale, con delle fortissime implicazioni nella catena alimentare, nel benessere dell’uomo, e nella vivibilità della Terra.</p>
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		<title>Neonicotinoidi: pesticidi killer degli uccelli.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 08:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie. Gli insetticidi in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli uccelli del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/24/neonicotinoidi-pesticidi-killer-degli-uccelli/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sulla scia del DDT, una nuova classe di insetticidi, definiti “neonicotinoidi” viene considerata la causa principale del drastico declino delle popolazioni di uccelli, di diverse specie.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12869" title="neonicotinoidi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/neonicotinoidi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>insetticidi</strong> in questione dimostrano una tale efficacia nell’uccidere gli insetti, da privare gli <strong>uccelli</strong> del loro cibo di base. Alcuni scienziati ritengono anche che siano alla base del declino delle popolazioni di <strong>api</strong> in Europa e negli Stati Uniti.</p>
<p>Si incollano ai semi della pianta infiltrandosi bene: qualsiasi piccolo<strong> insetto</strong> che mangi la pianta viene immediatamente infettato. La tossina attacca il sistema nervoso centrale e provoca una morte rapida.</p>
<p>E&#8217; molto meno tossico per gli altri animali, perché v’è una composizione chimica in grado di dimostrare più efficacia sui comuni insetti.</p>
<p>Nel libro <em>“The Systemic Insecticides: A Disaster in the Making” </em>(Insetticidi sistemici: un disastro in atto) Henk Tennekes, ricercatore presso i <em>“Servizi di tossicologia sperimentale”</em> a Zutphen, Paesi Bassi, ha legato l&#8217;uso di neonicotinoidi al declino delle<span id="more-12708"></span> popolazioni di uccelli.</p>
<p>Il ricercatore nel libro afferma che:<em> &#8220;I massicci cali numerici di determinate specie di uccelli sin dal 1990 si basano su ciò che mangiano, ossia sulla scarsità progressiva degli insetti a loro disposizione. Inoltre, quelle sostanze chimiche influiscono negativamente sulla capacità di spostamento delle api, il che porta le stesse api a trascurare l&#8217;alimentazione e la cura delle uova e delle larve&#8221;.</em></p>
<p>Tuttavia, tra le cause di questo collasso dobbiamo anche annoverare altri possibili fattori, come gli <strong>acari-varroa</strong>, malattie trasmesse dagli insetti, <strong>malnutrizione</strong>, <strong>colture geneticamente modificate</strong>, e anche le <strong>radiazioni del telefono cellulare</strong>.</p>
<p>Paesi come la Germania e la Francia hanno severamente limitato l&#8217;uso dei neonicotinoidi. L&#8217;efficacia di questo <strong>pesticida</strong> ha sicuramente influito sugli insetti, ma a pagare di più sono evidentemente gli uccelli.</p>
<p>Con i <strong>neonicotinoidi</strong>, usati con intensità inferiore al DDT ma di maggiore potenza, gli agricoltori intendono proteggere le loro <strong>colture</strong>, perché essi rendono le piante più resistenti alla siccità, ai bassi livelli di pH, allo stress da calore, e alle infezioni virali.</p>
<p>Nonostante le ricerche proseguano, l’Europa sta avviando un percorso di vera limitazione dell’uso di queste sostanze. Ma per Henk Tennekes <em>“un divieto globale è l&#8217;unica soluzione, dobbiamo evitare danni catastrofici alla nostra natura, alla nostra salute”.</em></p>
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		<title>Greenwashing: grandi pubblicità&#8230; senza una concreta realtà.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 16:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Greenwashing è la propensione delle aziende ad investire ingenti quantità di denaro in pubblicità, campagne promozionali, azioni di comunicazione, per dimostrare al pubblico di essere sensibili ai temi ambientali. Ma questo non vuol dire che di fatto si concretizzino certi comportamenti. Ossia, si investe nelle pubblicità senza investire nell’“oggetto” delle pubblicità. È sostanzialmente una [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/greenwashing-grandi-pubblicita-senza-una-concreta-realta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Greenwashing è la propensione delle aziende ad investire ingenti quantità di denaro in pubblicità, campagne promozionali, azioni di comunicazione, per dimostrare al pubblico di essere sensibili ai temi ambientali.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12830" title="greenwashing" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ma questo non vuol dire che di fatto si concretizzino certi comportamenti.</p>
<p>Ossia, si investe nelle pubblicità senza investire nell’“oggetto” delle pubblicità. È sostanzialmente una finzione, finzione di essere <em><strong>“verde”</strong></em>.</p>
<p>Ad esempio, si tende ad evidenziare un aspetto positivo del prodotto, trascurando tutto il resto, attraverso l’uso strategico di determinate parole chiave. Precisiamo che il problema riguarda aziende di ogni dimensione, grandi e piccole.</p>
<p>O ancora, v’è <strong><a title="Le “ecobugie” dei prodotti sul mercato e il “greenwashing” delle aziende." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/le-eco-bugie-dei-prodotti-sul-mercato-e-il-greenwashing-delle-aziende/?preview=true&amp;preview_id=8907&amp;preview_nonce=a057378139" target="_self">greenwashing</a></strong> quando si comunicano certe iniziative virtuose, in realtà irrilevanti e non inserite nel contesto sistematico del prodotto: la compensazione<span id="more-12675"></span> di emissioni di <strong>CO2</strong> con un singolo progetto di riforestazione ci porterebbe a considerare “green” la marca (o il prodotto) che ha annunciato la suddetta riforestazione di una zona.</p>
<p>Anche qui si ignora il complesso di <strong>passaggi</strong> che conduce a creare quel prodotto, e quindi la riforestazione nulla ha a che fare con la creazione del prodotto di quell’azienda.</p>
<p>O ancora, il fatto che si parli di <strong>&#8220;prodotti bio&#8221;</strong> conduce il singolo a pensare che, attraverso quel “bio”, il prodotto abbia una composizione e una formazione del tutto sostenibile, ma così non è.</p>
<p>In questa prospettiva svolge un ruolo importante lo <strong>IAP</strong> (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) che agisce, in assoluta indipendenza, per tutelare il <strong>consumatore </strong>(anche attraverso un sistema di giudizio, con appositi organi interni, la cui autorità è ormai riconosciuta da tutti in virtù di un apposito codice da tutti sottoscritto).</p>
<p>Bisogna dunque fare molta attenzione a non cadere nel tranello del <strong><em>“Choose me, I’m green”</em></strong>, perché il verde potrebbe essere, a ben vedere, solo un velo attraverso cui un’azienda copre le magagne delle sue attività tutt&#8217;altro che sostenibili.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F11%2F22%2Fgreenwashing-grandi-pubblicita-senza-una-concreta-realta%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>L&#8217;Argentina tutela i ghiacciai con un&#8217;apposita legge.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. La legge, la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i ghiacciai come &#8220;riserve strategiche di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/largentina-tutela-i-ghiacciai-con-una-apposita-legge/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12624" title="ghiacciai" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>legge,</strong> la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i <strong>ghiacciai </strong>come <em>&#8220;riserve strategiche di acqua per il consumo umano, per l&#8217;agricoltura e come fornitura di acqua, e per la tutela della biodiversità, alla luce del fatto che i ghiacciai sono una fonte di attrazione scientifica e turistica&#8221;</em>.</p>
<p>La normativa stabilisce anche la creazione del cosidetto <em><strong>&#8220;Inventario Nazionale dei Ghiacciai&#8221;</strong></em>: sarà aggiornato ogni cinque anni, per verificare le modifiche dei ghiacciai nei loro diversi aspetti, incluso il cosidetto “ambiente periglaciale”.</p>
<p>L &#8216;<em><strong>&#8220;ambiente periglaciale&#8221; </strong></em>è la zona di alta montagna, con terreno ghiacciato,<span id="more-12347"></span> che agisce come regolatore delle risorse idriche.</p>
<p>La legge <strong><em>vieta</em></strong> la dispersione, il rilascio e lo smaltimento di sostanze o agenti inquinanti, sostanze chimiche o residui di qualsiasi tipo nelle zone dei ghiacciai e degli ambienti periglaciali. Inoltre, è necessaria una valutazione dell&#8217;impatto ambientale (<strong>VIA</strong>) di tutte le attività programmate che, sebbene non siano vietate, potrebbero incidere sull’intero ambiente.</p>
<p>&#8220;La nuova legge sui ghiacciai può essere uno strumento importante nella <strong>protezione</strong> delle fonti di acqua potabile che si trovano nei luoghi più alti della Cordigliera delle Ande&#8221; ha concluso Jorge Rabassa, ricercatore presso il Consiglio Nazionale della Scienza e della Tecnologia e Professore universitario.</p>
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		<title>Raccolta differenziata: l&#8217;importanza di informazioni chiare.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/raccolta-differenziata-limportanza-di-informazioni-chiare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In un momento molto delicato per l’Italia, in cui una delle sue città simbolo, ossia Napoli, versa ancora in condizioni pessime sul versante immondizia, Astra Ricerca ha condotto delle analisi sulla differenziazione e riciclaggio dei rifiuti, da cui emerge un dato inconfutabile: la raccolta differenziata viene fatta male. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-12473" title="raccolta-differenziata" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/raccolta-differenziata.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>Alcuni ritengono sia uno sforzo sovrumano informarsi sulle diverse tipologie dei <strong>rifiuti</strong> per poi procedere ad un corretto smistamento, ma c’è da dire che accanto alla massiccia disinformazione v’è anche una confusione di fondo nelle indicazioni che vengono date.</p>
<p>Dunque, nel <em><strong>vetro</strong></em> va tutto ciò che è vetro, ma non va la ceramica: è necessario, così, identificare il pyrex, detto anche “vetro borosilicato”. Il pyrex non è normale vetro.</p>
<p>Le <strong>lampadine</strong>? No, non vanno nel vetro perché presentano il filamento di tungsteno.</p>
<p>E ancora, sulla plastica: flaconi di detersivo, bottiglie di bibita e di acqua vanno nel contenitore della plastica. Ma le posate, i piatti ed i bicchieri in normale plastica no! Le<span id="more-12379"></span> vaschette dei pranzi al volo? Sì, a patto che non siano “troppo sporche”.</p>
<p>Spesso nella parte dell’<strong>alluminio</strong> vengono erroneamente trovate anche buste di plastica metallizzate e buste di patatine e merendine. Il cartone della pizza non va nel cartone, molti dispongono vada nell’umido; nella carta non vanno fazzoletti e scontrini fiscali (perché non è carta normale bensì carta termica).</p>
<p>Il<strong> sacchetto di plastica</strong> non va nella plastica, non è riciclabile, quindi va nella indifferenziata; il tubetto del dentifricio è difficilmente riciclabile a causa della difficoltosa rimozione dei residui al suo interno.</p>
<p>E potremmo ancora continuare a citarvi degli esempi. Spesso regna la confusione. Si cerca di dare un contributo al pianeta, attraverso un metodo “popolare”, quotidiano, apparentemente semplice, ma si sbaglia spesso. Il primo passo è raccogliere <strong>informazioni chiare</strong>, ma anche fornire le stesse in modo da rendere la differenziazione uno strumento davvero efficiente.</p>
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		<title>Shiro Alga Carta: la carta ecologica fatta con le alghe della Laguna di Venezia.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. Vediamo la sua storia e le sue [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/shiro-alga-carta-la-carta-ecologica-fatta-con-le-alghe-della-laguna-di-venezia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, </strong><strong> fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. </strong><strong>Vediamo la sua storia e le sue caratteristiche peculiari.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12404" title="shiro-alga-carta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Negli anni ’80 le acque della <strong>Laguna di Venezia</strong> hanno iniziato ad essere infestate da una quantità abnorme di <strong><em>alghe</em></strong> a causa dell&#8217;eccesso di nutrienti artificiali e del perdurare delle alte temperature estive: l&#8217;ecosistema acquatico era  minacciato dal fenomeno dell&#8217;<strong>eutrofizzazione</strong> e i vegetali in eccesso andavano raccolti e smaltiti prima della loro decomposizione.</p>
<p>Così nel 1989 il Magistrato alle Acque di Venezia, in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova e l&#8217;ENEA, iniziò la raccolta delle alghe per prevenire la <strong><em>deossigenazione</em></strong> della laguna. Essendo un materiale difficile da smaltire, si iniziarono ad esaminare varie possibilità per <em><strong>riciclarlo</strong></em>.</p>
<p>Una delle soluzioni, sponsorizzata dall’Unione Europea ed inserita nel progetto LIFE, fu quella di utilizzare le alghe nella <em><strong>fabbricazione della carta</strong></em>, in parziale sostituzione della cellulosa (derivata dall&#8217;abbattimento di alberi!) e di altri materiali. Nel 1993 venne creato<span id="more-12342"></span> il primo campione di<strong> Alga Carta </strong>dall&#8217;azienda Favini.</p>
<p>Oggi questa carta unica al mondo, chiamata <strong>Shiro Carta Alga</strong>, contribuisce in modo geniale ed innovativo alla protezione del fragile ecosistema lagunare, ed in più è ottenuta in modo ecologico. E&#8217; infatti prodotta con Energia Pura, l’energia elettrica compensata da certificati <strong>RECS</strong> (Renewable Energy Certificate System) e contiene, oltre alle alghe, fibre riciclate e certificate <strong>FS</strong>C (Forest Steweadship Council).</p>
<p>Ma come è fatta?</p>
<p>E&#8217; una <strong>carta </strong>opaca, liscia, flessibile, gradevole al tatto e dall&#8217;aspetto leggermente &#8220;puntinato&#8221; (le alghe si intravedono). Le sue colorazioni vanno dal bianco all&#8217;avorio, dal celeste all&#8217;azzurro pallido. E&#8217; adatta a qualsiasi metodo di stampa, punzonatura, perforazione, fustellatura e cordonatura. Le<em><strong> applicazioni</strong></em> nel campo della stampa e del design sono quindi varie: editoria, brochure, coordinati aziendali, shopping bag, packaging, cartoleria, etc&#8230;</p>
<p>Curiosamente, il contenuto di alghe permette alla carta di diventare più bianca nel tempo.</p>
<p>Che dire, ecco un bell&#8217;esempio di come un simbolo del degrado ambientale (eutrofizzazione) può trasformarsi in una <strong>materia prima</strong> che salva le foreste.</p>
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		<title>Caffè: una buona abitudine, ma una fucina di rifiuti.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 10:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/caffe-una-buona-abitudine-ma-una-fucina-di-rifiuti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12180" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo è assuefatto alla <strong>caffeina</strong>, le nostre abitudini ad alto consumo di caffeina creano un sacco di<strong><em> rifiut</em><em>i</em></strong>.</p>
<p>Secondo <strong>“Sustainability is Sexy</strong>”, una organizzazione con sede a<strong> Seattle</strong>, vi sono un sacco di problemi con le normali tazze di caffè perché la maggior parte delle tazze di caffè non è fatta con materiali riciclati, bensì “nuovi”, con carta sbiancata.</p>
<p>Durante la sua creazione, il <strong>bicchiere di carta</strong> è coperto con polietilene, una plastica non riciclabile. L&#8217;intero processo, dall&#8217;inizio alla fine, consuma molte risorse, tra alberi e acqua.</p>
<p>Fortunatamente, ci sono diversi modi per ridurre i <em><strong><a title="Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" target="_self">rifiuti</a> </strong></em>derivanti dal consumo di caffè, sebbene il consumo di caffè in sé rimanga invariato.</p>
<p>Ma il marchio<strong> Starbucks </strong>(grande catena internazionale di caffetterie molto in voga oltreoceano e in molti paesi europei) è stato fortemente criticato per essersi<span id="more-12161"></span> dimostrato poco sensibile al <em><strong>tema del riciclaggio</strong></em>.</p>
<p>Starbucks, dal canto suo, afferma <em>“Nel corso degli anni, la nostra tazza bianca è diventata una icona ben riconoscibile del nostro marchio, ma è altresì diventata una delle maggiori preoccupazioni dei nostri clienti a causa di problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><em>Al fine di rispondere ai clienti e accrescere la nostra <strong>impronta ecologica</strong>, puntiamo a garantire la possibilità di riciclare e riutilizzare il 100% dei nostri bicchieri entro il 2015. Stiamo attualmente lavorando su una serie di iniziative complementari per progredire, e ci rendiamo conto non v&#8217;è soluzione rapida a questo problema, abbiamo ancora molto da imparare”.</em></p>
<p>Piccola curiosità, Starbucks non è diffusa in <strong>Italia</strong> perché, come afferma il presidente di Starbucks, Howard Schultz, <em>“l’idea di Starbucks in Italia non funzionerebbe, perché agli italiani non piacciono le tazze di plastica: a loro non piace prendere il caffè fuori dal bar, bevendolo in cammino o alla guida”.</em></p>
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		<title>Greenpeace: Nokia al primo posto nella XVI guida eco-sostenibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 09:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni è uscita la eco-guida dei prodotti elettronici firmata Greenpeace. Una analisi dettagliata di tutte le grandi “case elettroniche”, per stabilire, ancora una volta, quali siano le società più virtuose, e quali invece non facciano cospicui investimenti in produzioni ed elaborazioni sostenibili. Si tratta del sedicesimo appuntamento con questa classifica delle aziende più [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/greenpeace-nokia-al-primo-posto-nella-xvi-guida-eco-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questi giorni è uscita la eco-guida dei prodotti elettronici firmata Greenpeace. Una analisi dettagliata di tutte le grandi “case elettroniche”, per stabilire, ancora una volta, quali siano le società più virtuose, e quali invece non facciano cospicui investimenti in produzioni ed elaborazioni sostenibili. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Guida-tecnologia-verde.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12127" title="Guida-tecnologia-verde" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Guida-tecnologia-verde.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si tratta del sedicesimo appuntamento con questa <strong>classifica</strong> delle aziende più &#8220;verdi&#8221;, ed è interessante capire quali miglioramenti (o peggioramenti) a livello di <strong>sostenibilità ambientale</strong> siano stati fatti dalle diverse case.</p>
<p>Sotto la lente di <strong>Greenpeace</strong> sono passati come sempre i più disparati <strong><em>oggetti tecnologici</em></strong>: cellulari, monitor, computer portatili, televisori, console.</p>
<p>Diciotto le <strong>aziende</strong> coinvolte, tra cui spiccano Toshiba, Sony, Microsoft, Acer, Lg, Nokia, Apple, HP, Samsung.</p>
<p>I <em><strong>criteri valutativi </strong></em>del comportamento delle case sono essenzialmente distinguibili in due sfere: da un lato,<em><strong> “uso di sostanze pericolose”</strong></em>, e dall’altro <em><strong>“responsabilità gravante sul produttore”</strong></em> (<a title="Dal 18 giugno il sistema “uno contro uno” faciliterà i cittadini nello smaltimento di RAEE." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/dal-18-giugno-il-sistema-uno-contro-uno-facilitera-i-cittadini-nello-smaltimento-di-raee/" target="_self">vedi gestione adeguata dei rifiuti elettronici</a>).<span id="more-12085"></span></p>
<p>In testa alla classifica abbiamo <strong>Nokia</strong>, che raggiunge <strong>7,5 punti su 10</strong> (è sì in testa ma come si vede può ancora migliorare), che viene subito seguita da <strong>Sony Ericcson</strong> perchè <em>“ha bandito l’uso di sostanze altamente nocive come PVC e ritardanti di fiamma a base di bromo, antimonio, berillio e ftalati. In particolar modo, Nokia ha agito efficacemente anche sulle procedure, ossia agendo su ogni singolo passaggio del processo produttivo/distributivo”.</em></p>
<p><strong>Nintendo</strong> va invece malissimo, a causa  delle sostanze utilizzate, e ricopre l’ultimo posto assieme a <strong>Microsoft</strong> e <strong>Toshiba</strong>.</p>
<p><strong>Apple </strong>si mantiene stabile come punteggio, ossia <strong>4,9 punti</strong>, ma scivola dal quinto al nono posto perché altre società l’hanno surclassata. Anche<strong> LG</strong> e <strong>Samsung</strong> hanno disatteso gli impegni che avevano preso.</p>
<p>E&#8217; sempre importante tenere d’occhio il comportamento delle società che immettono nel mercato i prodotti che i consumatori usano e apprezzano; soprattutto per aiutare il consumatore ad orientarsi negli acquisti e a fare <strong>scelte consapevoli</strong>. La classifica completa è consultabile sul sito di <a title="Eco-guida XVI. Bene Philips, Nokia e HP. Male Toshiba." rel="nofollow" href="http://www.greenpeace.org/italy/news/eco-guida-xvi-" target="_blank">Greenpeace</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F28%2Fgreenpeace-nokia-al-primo-posto-nella-xvi-guida-eco-sostenibile%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Lo chef Bryan Au sforna ricette eco-sostenibili&#8230; con la App “Eco Chef”.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 10:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il celebre chef Bryan Au ha creato un’applicazione per iPhone e iPad che aiuta gli utenti a creare “eco-green meals”, ossia pasti eco-sostenibili secondo particolari ricette in cui non manca nulla di ciò che serve al nostro organismo. Utilizzando questa applicazione, gli utenti possono seguire le migliori indicazioni sui cibi, ossia sui cibi che tutelino [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/27/lo-chef-bryan-au-sforna-ricette-eco-sostenibili-con-lapp-%e2%80%9ceco-chef%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il celebre chef Bryan Au ha creato un’applicazione per iPhone e iPad che aiuta gli utenti a creare “eco-green meals”, ossia pasti eco-sostenibili secondo particolari ricette in cui non manca nulla di ciò che serve al nostro organismo. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/chef-Bryan-Au-.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12024" title="chef Bryan Au" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/chef-Bryan-Au-.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Utilizzando questa <strong>applicazione</strong>, gli utenti possono seguire le migliori indicazioni sui cibi, ossia sui <em><strong>cibi</strong></em> che tutelino loro e il pianeta, il tutto in pochissimi minuti.</p>
<p>Gli ingredienti raccomandati sono <em><strong>biologici</strong></em>,<strong><em> locali</em></strong> e <strong><em>stagionali</em></strong>.</p>
<p>Sebbene tutte le<strong> ricette </strong>della<strong> App “Eco Chef”</strong> siano <strong><em>vegetariane e vegane</em></strong>, in realtà è stato pensato per tutti, per goderne indipendentemente dal regime alimentare cui si propende, anche se, si sa, è estremamente salutare aggiungere più frutta e verdura alla propria dieta indipendentemente da ciò che si preferisce mangiare.</p>
<p>E’ un&#8217;<strong><em>App</em></strong> anche divertente da usare, con il chiaro supporto di informazioni, foto, video, per bambini, adolescenti, studenti universitari, adulti, famiglie e anziani.<span id="more-11950"></span></p>
<p>Scopriamo così <strong><em>ricette </em></strong>che spalancano le porte ad un mondo gastronomico nuovo, di<strong><em> qualità ecologica</em></strong>. Non c&#8217;è cucina, non ci sono combustibili fossili utilizzati, e quindi ogni ricetta comporta<em><strong> zero o quasi zero emissioni di anidride carbonica</strong></em>.</p>
<p>il programma sta riscuotendo grande successo, e sta ottenendo la lode e le raccomandazioni dei fans: farebbe comodo una <strong>versione italiana</strong>!</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F27%2Flo-chef-bryan-au-sforna-ricette-eco-sostenibili-con-lapp-%25e2%2580%259ceco-chef%25e2%2580%259d%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>PNAS: &#8220;Demografia e urbanizzazione incidono molto su livelli di CO2&#8243;.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. La ricerca, apparsa su Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), è stata condotta da un team internazionale di scienziati. Lo studio ha dimostrato che un rallentamento della crescita demografica, seguendo uno dei [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/27/pnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12014" title="demografia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a> La ricerca, apparsa su <strong>Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS)</strong>, è stata condotta da un team internazionale di scienziati. </p>
<p>Lo studio ha dimostrato che un <strong>rallentamento </strong>della <strong>crescita demografica</strong>, seguendo uno dei percorsi di crescita più lenta considerato plausibile dai demografi delle Nazioni Unite, potrebbe contribuire a <strong>ridurre</strong> significativamente le <strong>emissioni di gas a effetto serra</strong>.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che questa lenta crescita sino al 2050 potrebbe dare una diminuzione dal <strong>16%</strong> al <strong>29%</strong> delle emissioni.</p>
<p>Globalmente, il <strong>tasso di crescita della popolazione umana</strong> è in fortissimo<strong> calo</strong>, sebbene gli ultimi 100 anni abbiano visto un rapido aumento della popolazione grazie ai <span id="more-11944"></span>progressi medici e al massiccio aumento della produttività agricola.</p>
<p>L&#8217;invecchiamento può ridurre le emissioni fino al 20% in alcuni paesi industrializzati, perché le popolazioni di età media superiore comportano un ricorso alla forza lavoro più basso: così, c’è minore produttività e quindi minore crescita economica.</p>
<p>Gli esperti hanno così sviluppato alcune ipotesi di crescita economica, consumi di energia e scenari di emissioni, utilizzando un nuovo modello (<strong><em>Population-Environment-Technology model, o PET</em></strong>), e considerando età, localizzazioni urbane e rurali.</p>
<p><em>&#8220;Le famiglie possono influire sulle emissioni, sia direttamente, attraverso i loro modelli di consumo, sia indirettamente, attraverso i loro effetti sulla crescita economica&#8221;</em>, ha affermato O&#8217;Neill, uno degli esperti.</p>
<p>Quindi, una <strong>popolazione più anziana</strong> consuma meno di una popolazione più giovane a causa di “esigenze di lavoro” più basse, mentre una <strong>nazione in via di sviluppo</strong> (che tende ad essere più giovane) rispetto alle nazioni più avanzate (e più “vecchie”) sviluppa delle esigenze di lavoro (ed ecologiche) maggiori e in tempi più rapidi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F27%2Fpnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Grom: una grande gelateria sostenibile.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Società e aziende considerano sempre di più la questione della sostenibilità, e i prodotti che acquistiamo e consumiamo quotidianamente possono assumere una valenza diversa rispetto al passato. Il supermercato si è trasformato, da tipico luogo di consumo con esposizione di prodotti di ogni tipo per spingere al consumo, in “tempio di consumo”, ossia un centro [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/grom-una-grande-gelateria-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Società e aziende considerano sempre di più la questione della sostenibilità, e i prodotti che acquistiamo e consumiamo quotidianamente possono assumere una valenza diversa rispetto al passato.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/GROM.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11918" title="GROM" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/GROM.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il supermercato si è trasformato, da tipico luogo di consumo con esposizione di prodotti di ogni tipo per spingere al consumo, in <em>“tempio di consumo”</em>, ossia un centro di prodotti che sappiano anche dare una <strong>valenza etica </strong>agli acquisti, che possono così fornire e concretizzare dei valori sociali.</p>
<p>Si vedano imprese che operano scelte finalizzate a offrire esempi veri di questi<strong><em> valori sociali</em></strong>, ad esempio con i prodotti a chilometro zero, i contenitori delle batterie scariche, i depliant sulla raccolta differenziata, etc&#8230;</p>
<p>Quindi la grande distribuzione oggi cerca di offrire non solo prodotti ma anche servizi: così <strong>Torino</strong> diventa grande protagonista del prodotto ecologico <em>“<strong>Grom Loves World”</strong></em>.<span id="more-11782"></span></p>
<p><em><strong>Grom</strong></em> è una <strong><em>gelateria sostenibile</em></strong> dall&#8217;impronta particolare, ben organizzata, di proprietà di due giovani torinesi, che qualche anno fa hanno stabilito i cardini della loro azienda:</p>
<ol>
<li>utilizzare <em><strong>carta certificata</strong></em>, ossia che provenga da foreste correttamente gestite; sostituire la plastica (che deriva dal petrolio) con la <strong><em>bioplastica</em></strong>, che deriva invece dall’amido di mais;</li>
<li>fare la <strong><em>raccolta differenziata</em></strong> di tutti i materiali utilizzati nel consumo di un gelato (coppette e carta da un lato cioè nella carta, coni e cucchiaini dall’altro, cioè nell’organico).</li>
</ol>
<p><em>&#8220;Grom sa che una grande azienda non è tale solo per la qualità di ciò  che produce, ma anche per l’atteggiamento che assume nella società  civile&#8221;</em>. Questo è uno dei punti centrali di questa azienda agricola. Date un’occhiata al loro sito internet: <a title="Grom Loves World" href="http://www.gromlovesworld.it/ita/home.php" target="_blank">GromLovesWorld</a>.</p>
<p>Leggi anche il post: <a title="Intervista esclusiva a Gianfrancesco Cutelli, socio fondatore, amministratore e gelatiere della Gelateria Artigianale Naturale De’ Coltelli di Pisa." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/intervista-esclusiva-a-gianfrancesco-cutelli-socio-fondatore-amministratore-e-gelatiere-della-gelateria-artigianale-naturale-de%E2%80%99-coltelli-di-pisa-1%C2%B0-parte/" target="_self">Gelateria Artigianale Naturale De&#8217; Coltelli</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F21%2Fgrom-una-grande-gelateria-sostenibile%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Legambiente stila il rapporto 2010 sulla vivibilità ambientale delle città italiane: i grandi centri urbani vanno male.</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. Si parla di “città virtuose”: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. Bologna, Livorno, Siena, Bolzano, Parma, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/21/legambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La diciassettesima edizione di “Ecosistema urbano”, generata dalla ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia, ha stilato la classifica delle città italiane più rispettose dell’ambiente. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11905" title="ecosistema_urbano" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ecosistema_urbano.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si parla di <em><strong>“città virtuose”</strong></em>: ebbene, per quanto riguarda la tematica della salute ambientale, queste città virtuose appartengono tutte alla zona settentrionale del nostro paese. <strong>Bologna</strong>, <strong>Livorno</strong>, <strong>Siena</strong>, <strong>Bolzano</strong>, <strong>Parma</strong>, <strong>La Spezia</strong>, <strong>Pordenone</strong>, <strong>Belluno</strong>, <strong>Verbania</strong>.</p>
<p>Concentrandoci sui <strong>PM10</strong> (sostanze inquinanti nell’aria), le città migliori sono <strong>Matera</strong>, <strong>Potenza</strong>, <strong>Siena</strong>, mentre le peggiori sono <strong>Milano</strong> (che raggiunge altissime concentrazioni di ozono), e a seguire <strong>Napoli</strong>, <strong>Torino</strong>, <strong>Frosinone</strong>, <strong>Siracusa</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>acqua potabile</strong>, <strong>Milano</strong> occupa il primo posto della classifica in negativo, seguita da <strong>Lod</strong>i e <strong>Pescara</strong>, mentre <strong>Agrigento</strong>, <strong>Pistoia</strong> e<span id="more-11815"></span> <strong>Caltanissetta</strong> hanno segno “+”.</p>
<p>Veniamo alla <strong>raccolta differenziata</strong>, le cui percentuali sono state calcolate sul totale dei rifiuti: le migliori sono <strong>Pordenone</strong>, <strong>Novara</strong>, <strong>Verbania</strong>. Le peggiori invece sono tre città siciliane, <strong>Palermo,</strong> <strong>Siracusa</strong> e <strong>Messina</strong>, senza dimenticare <strong>Napoli</strong>, come sempre.</p>
<p>Questi pessimi risultati fanno capire che ancora non c’è una piena consapevolezza della centralità della differenziata nella costruzione di un sistema economico-sociale più equilibrato e sostenibile.</p>
<p>Nonostante <strong>Roma </strong>occupi, ad esempio, il primo posto nell’ambito del (solo) trasporto pubblico (rapporto viaggi-abitante-anno), segno che la strutturazione dei trasporti sta conducendo a buoni risultati, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, è stato criticato dal vicepresidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Athos De Luca, il quale trae spunto da questo rapporto annuale di Legambiente per affermare chiaramente che:<em> “Le continue dichiarazioni del sindaco sono inutili, Roma vive una situazione drammatica sulla qualità della vita e dei problemi ambientali”</em>. In effetti, la nostra capitale scivola in fondo alla classifica globale delle città virtuose, passando dal 62esimo al 75esimo posto.</p>
<p>De Luca conclude: “<em>Si parla di grandi e avveniristici progetti a lungo termine, ma di fatto si vede solo degrado e inquinamento, che rendono invivibile la nostra città”.</em></p>
<p>I più grandi centri urbani italiani sono in difficoltà sotto l’aspetto ambientale, non riescono ad organizzarsi in modo efficiente ed ecosostenibile: Palermo, Napoli e Roma sono le città che vivono i maggiori problemi.</p>
<p>Il sito che permette di leggere tutte le classifiche è quello di <a title="Ecosistema urbano" href="http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=10&amp;contenuti_id=1720" target="_blank">Legambiente</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F21%2Flegambiente-stila-il-rapporto-2010-sulla-vivibilita-ambientale-delle-citta-italiane-i-grandi-centri-urbani-vanno-male%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Fanghi rossi: le autorità ungheresi sminuiscono i rischi, ma a quale prezzo?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 15:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un disastro inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché. Il governo ungherese ha deciso alcuni giorni fa di riaprire lo stabilimento produttivo (per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/18/fanghi-rossi-le-autorita-ungheresi-sminuiscono-i-rischi-ma-a-quale-prezzo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a> inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11824" title="Fanghi-rossi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il<strong> governo ungherese </strong>ha deciso alcuni giorni fa di <strong>riaprire</strong> lo stabilimento produttivo<strong> </strong>(per il momento tolto alla <strong>società<em> Mal S.A.</em></strong> e nazionalizzato) da cui si è riversato il fiume di fango corrosivo.</p>
<p>Ed ha deciso anche di procedere al <strong>reinsediamento</strong> delle persone evacuate dall&#8217;area colpita: a ognuna di loro, l&#8217;unità di crisi ha consigliato di indossare in maniera permanente mascherine contro la polvere.</p>
<p>Secondo <strong>Greenpeace</strong>, si tratta di un atto <strong><em>&#8220;assolutamente irresponsabile&#8221;</em></strong> dal momento che non ci sono elementi obiettivi per ritenere la zona sicura e perché non sono state ancora individuate le cause del disastro ambientale. Perché far tornare così presto le persone nell&#8217;area in cui si è verificata la più grande catastrofe<span id="more-11788"></span> ecologica che l&#8217;Ungheria abbia mai vissuto?</p>
<p>I centri di <strong>Kolontar</strong> e <strong>Devecser</strong> sono stati pesantemente devastati e inquinati dal fango tossico; molte abitazioni sono state alluvionate per un&#8217;altezza anche superiore ai due metri e sarà difficile l&#8217;operazione di ripulitura del fango rosso che ha colorato quasi in modo indelebile tutto ciò che ha toccato creando un&#8217;atmosfera surreale; alcune abitazioni sono in parte crollate a causa della violenza dell&#8217;inondazione; decine di automobili e furgoni sono stati spazzati via.</p>
<p>In questa regione, cosa si può prospettare per il <strong>futuro</strong>?</p>
<p>Ecco tre possibilità non troppo remote:</p>
<ol>
<li><em><strong>Agricoltura locale condannata per anni</strong></em><br />
Laddove ora giace uno strato di fanghiglia rossa, un tempo crescevano grano, mais, patate. Anche se a livello nazionale la popolazione non risentirà di questa perdita, a livello regionale l&#8217;impatto è stato catastrofico.<br />
I fanghi contengono <strong><em>cromo, mercurio, piombo</em></strong> ed <em><strong>arsenico</strong></em> a delle concentrazioni ancora sconosciute (in realtà Greenpeace ha fatto delle analisi sui fanghi dai risultati preoccupanti): questi metalli pesanti impediscono lo sviluppo dei vegetali e dei microrganismi che vivono nei suoli, ed hanno una durata di vita molto lunga.<br />
Perciò, l&#8217;agricoltura potrebbe non essere possibile per anni ed anni.</li>
<li><strong><em>Acqua potabile contaminata<br />
</em></strong>Nel <a title="Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" target="_blank">fiume Marcal</a> tutti i pesci sono morti e la vita è scomparsa, afferma Gabor Figeczky del WWF Ungheria.<br />
Anche il fiume Raba è stato contaminato, dopodiché è stata la volta del Danubio, dove si registra un tasso di alcalinità superiore alla media ed una anomale presenza di arsenico.<br />
L&#8217;<strong>arsenico</strong>, pericoloso per piante e animali, puo&#8217; accumularsi in particolare negli invertebrati e danneggiare il sistema nervoso degli uomini.<br />
&#8220;<em>Questa contaminazione</em>- spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di <strong>Greenpeace Italia</strong>- <em>rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Denunciamo il tentativo di occultamento del Governo ungherese, che non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi</em><em>&#8220;.</em><br />
Al momento le <strong>autorità ungheresi</strong> affrontano l&#8217;emergenza senza pensare a lungo termine: in realtà si potrebbe avere un effetto a &#8220;bomba ritardata&#8221; se il sottosuolo fosse a filtrazione lenta. Le sostanze, infatti,  potrebbero impiegare anche 20 anni a migrare e a raggiungere le falde acquifere sottostanti.</li>
<li><em><strong>Nuvole di polvere tossica<br />
</strong></em>Per il momento piove sulla regione, ma quando il fango seccherà potrebbe trasformarsi in <strong>polvere tossica</strong>. Nei fanghi, le sostanze nocive sono nell&#8217;ordine dei micron.<br />
Quando il fango secca e il vento soffia, gli elementi fini prendono il volo. Questo rischia di creare delle <em><strong>nuvole di polveri invisibili</strong></em> ma comunque dannose per la salute.<br />
Le sostanze probabilmente entreranno nei polmoni e nel sangue delle popolazioni locali fatte rientrare nella regione, e il vento potrebbe portare il problema ben al di là dei 40 kmq al momento sinistrati.</li>
</ol>
<p>Insomma, nonostante il governo ungherese faccia di tutto per far scordare al mondo questo disastro ecologico, è evidente che la scelta di sminuire quanto accaduto potrebbe nuocere ancora moltissimo sia alla gente che all&#8217;ambiente.</p>
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		<title>La COOP lancia la campagna &#8220;Acqua di casa mia&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. “Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?” Così esordisce Luciana Littizzetto nello spot della COOP. La campagna si chiama “Acqua di casa mia”, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/la-coop-lancia-la-campagna-acqua-di-casa-mia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. </strong></p>
<p><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11721" title="Acqua-di-casa-mia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?”</em></p>
<p>Così esordisce <strong>Luciana Littizzetto </strong>nello spot della COOP.</p>
<p>La campagna si chiama <em><strong>“Acqua di casa mia”</strong></em>, e si basa sulla sensibilizzazione all’uso dell’acqua del rubinetto, e invita a riflettere su numeri chiari, esposti in bella vista sugli scaffali, insieme alle caraffe filtranti di marchio Coop.</p>
<p>Con <strong>195 litri a testa all’anno</strong>, gli italiani sono i primi consumatori d’acqua in Europa, terzi nel mondo dopo Emirati Arabi e Messico. Dalle fonti alla tavola, il trasporto muove 480mila tir, che, messi uno accanto all’altro formano una fila di 8mila chilometri (Roma-Mosca andata e ritorno).<span id="more-11615"></span></p>
<p>Questa operazione <strong>Coop</strong> non punta al guadagno, allo sfruttamento di una idea generale per trarne profitti, ma è un investimento nel futuro, che può senz’altro condurre, in realtà, a delle flessioni di guadagno sull’acqua da parte dei marchi.</p>
<p>La Coop intercetta un trend preciso, quello della diminuzione del consumo di acqua imbottigliata, ma avrà in futuro un consumatore diverso, più maturo e sensibile.</p>
<p>Dopo l’intro iniziale, la popolare comica prosegue lo spot entrando in cucina e avvicinandosi al rubinetto: <em>“…e pensare che hanno inventato una cosa chiamata &lt;tubi&gt;. Per inquinare meno bevo l’acqua del rubinetto: la Coop si impegna a darci un’acqua minerale che arriva da fonti vicine”.</em></p>
<p>Bisogna insomma rivalutare e utilizzare <strong><em>l’acqua del rubinetto</em></strong>, utilizzare (eventualmente) degli espedienti per depurarla, e preferire sempre le fonti vicine.</p>
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		<title>Premio Ambientalista dell’anno 2010: Legambiente lo dedica a Luisa Minazzi.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista La Nuova Ecologia organizzano il &#8220;Premio Ambientalista dell&#8217;anno&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. Luisa Minazzi, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/premio-ambientalista-dell%e2%80%99anno-2010-legambiente-lo-dedica-a-luisa-minazzi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista <em>La Nuova Ecologia</em> organizzano il &#8220;<em>Premio Ambientalista dell&#8217;anno</em>&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11696" title="Premio-Minazzi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Luisa Minazzi</strong>, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto ha guidato per anni la protesta contro l&#8217;amianto facendo luce su una tematica scottante, volutamente dimenticata dallo Stato per troppo tempo.</p>
<p>Suo padre faceva l&#8217;operaio alla <strong>Eternit</strong> e da piccola varie volte Luisa aveva giocato con la <strong><em>polvere bianca dell&#8217;amianto</em></strong>.</p>
<p>Poi, quando era apparso evidente che questa fibra se inalata provocava gravi malattie quali l&#8217;asbestosi e il mesotelioma pleurico, aveva deciso di combattere contro l&#8217;Eternit partecipando a cortei e manifestazioni e fondando la delegazione di Legambiente a Casale Monferrato.</p>
<p>Nel 1986, l&#8217;Eternit è stata chiusa ma ancora oggi la gente nel casalese muore di <strong>amianto</strong>: circa 1 persona su 3 si ammala di asbestosi o di mesotelioma pleurico. Così,<span id="more-11506"></span> questa sorte è toccata anche a Luisa, che ha dato prova di tenacia e coraggio lottando a lungo per sopravvivere e diffondere il suo messaggio.</p>
<p>Legambiente ha deciso di omaggiarne la memoria dedicando a lei il famoso <strong><em>&#8220;Premio Ambientalista dell’anno&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Le otto nomination del 2010 sono state espresse da una giuria d’esperti presieduta da Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente, e composta da Giuseppe Onufrio (direttore esecutivo di Greenpeace), Tessa Gelisio (conduttrice tv di programmi sull’ambiente), Toni Mira (giornalista ambientale del quotidiano Avvenire), Filippo Solibello (conduttore di Caterpillar, Radiodue), Vittorio Cogliati Dezza (presidente di Legambiente), Marco Fratoddi (direttore di Nuova Ecologia).</p>
<p>Ecco la lista dei <em><strong>candidati </strong></em>al premio 2010:</p>
<ol>
<li><strong><em>Yassouf Amini</em></strong>, un giovane rifugiato politico dell’Afghanistan che fa volontariato</li>
<li><strong><em>Giorgio Crepaldi</em></strong>, il portavoce di un comitato cittadino contro la costruzione di una centrale a carbone</li>
<li><strong><em>Antonio Diana</em></strong>,un imprenditore lungimirante che ha saputo investire, con dieci anni di anticipo, nella green economy</li>
<li><strong><em>Donne contro l’Ilva</em></strong>, le sei donne combattive che hanno deciso di ribellarsi al potere devastante dell’acciaieria più inquinante d’Europa</li>
<li><strong><em>Carla Girasole</em></strong>, il sindaco crotonese che ha fatto della lotta all’abusivismo e la valorizzazione dei terreni confiscati alla ‘ndrangheta una ragione di vita</li>
<li><strong><em>Deborah Lucchetti</em></strong>, un’ex operaia impegnata nella promozione e costruzione di un mercato etico</li>
<li><strong><em>Carlo Ratti</em></strong>, un giovane designer torinese che tra le sue ultime creazioni può vantare la “bicicletta intelligente”</li>
<li><strong><em>Mario Spagnuolo</em></strong>, il procuratore di Vibo Valentia in trincea contro l’ndrangheta.</li>
</ol>
<p>Per votare basta compilare la scheda di partecipazione all’interno della rivista, inviandola in redazione entro e non oltre <strong><em>sabato 13 novembre</em></strong> (farà fede il timbro postale), oppure sul sito <em><a title="La nuova ecologia" href="http://www.lanuovaecologia.it/" target="_blank">La Nuova Ecologia</a> </em>(dove sono disponibili le biografie complete dei candidati) inviando la propria preferenza all’indirizzo <em>ambientalista2010@lanuovaecologia.it</em></p>
<p>L&#8217;obiettivo del concorso è quello di far conoscere ai cittadini italiani le storie, i sogni e la tenacia degli ambientalisti odierni. Ciascuno di noi, se vuole, può fare la differenza e migliorare il mondo.</p>
<p>Come scriveva Goethe:</p>
<p>&#8220;<em>C&#8217;è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute&#8230; Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L&#8217;audacia ha in se&#8217; genio, potere e magia. Incomincia adesso.</em>&#8220;</p>
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		<title>Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 10:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tibor Dobdson, portavoce delle squadre di soccorso ungheresi, ha detto a Reuters che ci sono notizie di morie sporadiche di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio, contaminati dalla fuoriuscita. Le squadre al lavoro sono impegnate nel ridurre l&#8217;alcalinità della fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di contenimento in una fabbrica di alluminio, poi riversatasi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" type="button_count"></fb:share-button><p id="ynw-article-part2"><strong>Tibor Dobdson, portavoce delle squadre di  soccorso ungheresi, ha detto a Reuters che ci sono notizie di morie  sporadiche di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio, contaminati dalla  fuoriuscita.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Disastro-ecologico-Ungheria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11400" title="Disastro-ecologico-Ungheria" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Disastro-ecologico-Ungheria.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le squadre al lavoro sono impegnate nel ridurre  l&#8217;<a title="I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" target="_self">alcalinità</a> della fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di  contenimento in una fabbrica di <em><strong>alluminio</strong></em>, poi riversatasi nel Raba,  affluente del Danubio.<br />
Quattro ore più tardi è arrivata al  Mosoni-Danubio, un ramo meridionale del Danubio.</p>
<p>Quattro sinora i morti  per il <strong>disastro ambientale</strong>, tre i dispersi, mentre i feriti sono 150.</p>
<p>A  Gyor, città nel nordovest dell&#8217;Ungheria dove il <strong>Raba</strong> confluisce nel  Danubio, un giornalista Reuters ha visto schiuma bianca e <em><strong>pesci morti</strong></em> a  galla.<br />
Ieri erano già stati trovati diversi pesci morti dopo che che i fanghi rossi  contaminanti fuoriusciti da una fabbrica di alluminio in Ungheria  avevano raggiunto il secondo<span id="more-11394"></span> fiume più lungo d&#8217;Europa.</p>
<p>Il governo aveva  precisato che il fiume di residui tossici che ha inondato 40 chilometri  quadrati nella parte sud-occidentale del Paese, ha raggiunto il <strong>fiume  Raba</strong>, affluente del Danubio, ma non ancora il Danubio. La precisazione era stata fatta dall&#8217;Ufficio per l&#8217;Emergenze a  Budapest. Il<strong><em> fango tossico</em></strong> ha comunque gia&#8217; distrutto l&#8217;intero  ecosistema nel fiume ungherese <strong>Marcali</strong>, secondo quanto riferito dal capo  del servizio emergenze del paese.</p>
<p>Le squadre delle ambulanze stanno diffondendo volantini che  invitano la popolazione a non pescare e non mangiare pesce del fiume e  di evitare il contatto con l&#8217;acqua.</p>
<p>Gabor Figeczky, direttore del Wwf in Ungheria, ha detto che l&#8217;impatto del <strong><a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a></strong> è più grave del previsto. L&#8217;Ungheria  ha dichiarato lo stato di emergenza in tre contee martedì dopo che  l&#8217;ondata ha colpito Kolontar, Devecser e altri comuni a 160 km a ovest  di Budapest.</p>
<p>Il primo ministro ungherese <strong>Viktor Orban</strong> ha visitato  oggi Kolontar ed ha detto che non ci sono dubbi che saranno da rimuovere  i resti di una parte del paesino, visto che è impossibile viverci. <em>&#8220;E&#8217;  difficile trovare le parole. Se fosse successo di notte, tutti sarebbero  morti&#8221;.</em> Orban ha aggiunto che il disastro non può aver avuto  cause naturali.<em> &#8220;E&#8217; una <strong>catastrofe ecologica</strong> senza precedente in  Ungheria. L&#8217;errore umano è più che probabile&#8221;</em>.</p>
<p>Molte persone hanno  subito ustioni e problemi agli occhi a causa degli effetti caustici e  degli elementi corrosivi nel fango. La fuoriuscita, stimata intorno a  <em><strong>700.000 metri cubi</strong></em>, ha spazzato via le auto dalle strade e ha  danneggiato ponti e case.</p>
<p>Fonte: <a title="Ungheria, onda fanghi rossi raggiunge Danubio " href="http://it.notizie.yahoo.com/4/20101007/tso-oittp-onda-rossa-ungheria-raba-89ec962.html" target="_blank">Yahoo Notizie</a></p>
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		<title>John Holdren attacca i negazionisti dei cambiamenti climatici.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 07:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il consigliere scientifico del Presidente Barack Obama, John Holdren, esperto in Scienza e Tecnologia, nonché presidente del PCAST (Advisors of Science and Technology) ha cercato di &#8220;smontare&#8221; i negazionisti, dopo aver preso la parola al Kavli Forum di Oslo. Gli Stati Uniti hanno ricevuto molte critiche negli ultimi anni per non aver dato un&#8217;impronta convinta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/07/john-holdren-attacca-i-negazionisti-dei-cambiamenti-climatici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il consigliere scientifico del Presidente Barack Obama, John Holdren, esperto in Scienza e Tecnologia, nonché presidente del PCAST (Advisors of Science and Technology) ha cercato di &#8220;smontare&#8221; i negazionisti, dopo aver preso la parola al Kavli Forum di Oslo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11340" title="cambiamenti_climatici" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno ricevuto molte critiche negli ultimi anni per non aver dato un&#8217;impronta convinta alla loro lotta ai cambiamenti climatici. Ma Holdren afferma ora che l&#8217;Amministrazione Obama ha compiuto grandi progressi sulla questione.</p>
<p><em>&#8220;La maggioranza delle persone forse non è sufficientemente consapevole dei molteplici modi in cui il clima influenza il nostro benessere; non solo ci influenza l&#8217;impatto dei modelli climatici, ma anche la disponibilità di acqua, la produttività dell&#8217;agricoltura e delle foreste, la pesca, la diffusione delle malattie, la necessità di fondi da spendere per l&#8217;adattamento e la sopravvivenza delle specie in tutto il mondo”.</em></p>
<p>Gran parte del discorso di Holdren si è concentrato su quelli che lui chiama i <strong><em>&#8220;cinque falsi miti&#8221;</em></strong> del cambiamento climatico, compresa la tesi secondo cui il <strong>riscaldamento<span id="more-11148"></span></strong> è <strong>“naturale</strong>”, che gli impatti del cambiamento climatico andranno alleggerendosi, e che il cambiamento climatico non sarà un male per la società.</p>
<p>Ha quindi obiettato sistematicamente su ciascuna di queste idee, spesso sostenute dai <strong>negazionisti</strong> del cambiamento climatico, aggiungengo che<em> &#8220;si rischiano dei sovvertimenti massicci per la società e  aumenti esponenziali della sofferenza umana”.</em></p>
<p><em>&#8220;L’attuale cambiamento climatico è più rapido rispetto alla capacità di adattamento, alla capacità degli ecosistemi, e alla capacità dei sistemi sociali ed economici quasi sempre impreparati e inadeguati a contrastarne le conseguenze”.</em></p>
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		<title>I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 10:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I fanghi rossi sono i prodotti di scarto derivanti dalla lavorazione della bauxite durante il processo di estrazione dell&#8217;allumina. Se non trattati presentano alte concentrazioni di idrossido di sodio e quindi sono caratterizzati da un elevata basicità (pH simile a quello della candeggina). I fanghi rossi costituiscono lo scarto principale della raffinazione della bauxite: si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I fanghi rossi sono i prodotti di scarto derivanti dalla lavorazione della bauxite durante il processo di estrazione dell&#8217;allumina. Se non trattati presentano alte concentrazioni di idrossido di sodio e quindi sono caratterizzati da un elevata basicità (pH simile a quello della candeggina).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fango_rosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11224" title="fango_rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fango_rosso.jpg" alt="" width="150" height="140" /></a>I<em><strong> fanghi rossi</strong></em> costituiscono lo scarto principale della raffinazione della<strong><em> <a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self">bauxite</a></em></strong>: si tratta di rifiuti pericolosi che vengono spesso stoccati in laghetti artificiali vicini alle raffinerie, minacciando falde acquifere e non solo, come è apparso chiaro nei giorni scorsi in <strong><a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">Ungheria</a></strong>.</p>
<p>Per fortuna la ricerca sta facendo passi avanti nei metodi per recuperarli e ridurne la pericolosità.</p>
<p>Ecco la  composizione approssimativa dei <strong>fanghi rossi</strong>:</p>
<p>30-60% di Fe2O3 (ossido di ferro) che dà il colore rosso al fango<br />
10-20% di Al2O3 (ossido di alluminio)<br />
3-15% di SiO2 (biossido di silicio) è presente come sodio o calcio-allumino silicati<br />
5-10% di CaO (ossido di calcio)<br />
5-10% di TiO2 (biossido di titanio)<br />
2-8% di Na2O (ossido di sodio)</p>
<p>Una volta formati, i fanghi rossi sono pompati lontano dall&#8217;impianto per essere scaricati in laghetti artificiali, depositi superficiali che devono essere costruiti e gestiti con<span id="more-11129"></span> particolari attenzioni per evitare la <strong><em>contaminazione</em></strong> delle falde acquifere sottostanti e dei terreni circostanti e per impedire che materiale pulverulento sia disperso in aria provocando effetti dannosi per la salute (le polveri sono di natura fortemente alcalina e causano effetti irritanti per la pelle, gli occhi e l’apparato respiratorio).</p>
<p>Anche se attualmente i<strong><em> fanghi rossi</em></strong> sono gestiti in modo tale da minimizzare gli impatti, almeno per quanto riguarda il Nord del mondo, tuttavia alcuni siti risentono ancora dell’eredità di una passata gestione non corretta.</p>
<p>Vent’anni fa,  la <strong><em>Tioxide</em></strong> di <strong><em>Scarlino</em></strong> scaricava duemila metri cubi giornalieri di fanghi rossi  al largo dell’isola di Gorgona; nel comune sardo di <strong><em>Portoscuso</em></strong> (Ca), in località <strong><em>Sa Foxi-Portovesme</em></strong>, esiste da tempo un bacino di stoccaggio di fanghi rossi prodotti dalle attività industriali della società Eurallumina che  ha definitivamente compromesso l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p>Forse i più gravi danni sia agli ecosistemi che alle persone (danni fisici e morali) collegati alla lavorazione della bauxite si registrano oggi in India, dove la compagnia indiana <strong><em>Vedanta Resources</em></strong> è disposta a tutto pur di trarre profitto dall&#8217;affare dell&#8217;alluminio.</p>
<p>Il problema dello smaltimento e dell&#8217;utilizzo dei fanghi rossi è oggetto di molte ricerche in quanto non esistono forme di trattamento definitivo. E&#8217; comunque evidente che la loro <strong><em>neutralizzazione</em></strong> (abbattimento dell&#8217;alcalinità) è un passo fondamentale per la soluzione dei problemi di smaltimento.</p>
<p>In alcuni casi in seguito al processo di neutralizzazione attraverso il trattamento con <strong><em>acqua di mare</em></strong> o <strong><em>gesso</em></strong> si è ottenuto un <em><strong>fango inerte</strong></em> utilizzato per ricolmare le miniere esaurite, per scopi agricoli o come materiale di riporto per le zone costiere. E&#8217; stato sperimentato l’utilizzo dei fanghi rossi anche nella produzione di materiali da costruzione.</p>
<p>Una volta trattato tale materiale appare utilizzabile inoltre per <strong><em>processi di recupero ambientale</em></strong>: esso infatti non presenta più le originarie caratteristiche esasperate di basicità pur mantenendo invariata la capacità di neutralizzare matrici a pH acido e di adsorbire gran parte dei metalli presenti in un terreno contaminato che costituiscono, ad elevata concentrazione e mobilità, un potenziale pericolo per l’ambiente.</p>
<p>La <strong>Virotec International Ltd</strong>, in Australia, dove è rilevante l’attività di estrazione di allumina, ha ottimizzato il processo di trattamento dei “fanghi rossi” con acqua di mare, arrivando ad un vero e proprio prodotto secondario, commercializzato con il marchio Bauxsol®, interessante per le sue capacità di neutralizzare (ricondurre a neutralità reflui acidi, suoli e sedimenti) e di intrappolare ed immobilizzare elevate quantità di elementi metallici.</p>
<p>Secondo l’<strong>ENEA</strong>, che nei suoi laboratori ha studiato la compatibilità ambientale di questo prodotto, tale materiale potrebbe essere impiegato come &#8220;ammendante&#8221; su suoli di miniera e sedimenti contaminati da metalli pesanti , come arricchente del compost oppure nella <em><strong>phytoremediation</strong></em>.</p>
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		<title>Dalla bauxite all&#8217;alluminio, passando per i fanghi rossi.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 09:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La bauxite è una roccia sedimentaria con un colore che va dal rosso bruno al giallo e costituisce la principale fonte per la produzione dell&#8217;alluminio. Per ottenere da essa alluminio puro sono necessari sofisticati processi chimici che producono residui pericolosi come i <em>fanghi rossi</em>.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bauxite_jamaica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11158" title="bauxite_jamaica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bauxite_jamaica.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La bauxite deve il suo nome a <strong>&#8220;Le Baux de Provence&#8221;</strong>, la località francese nei Pirenei in cui fu trovata poco più di cento anni fa.<br />
È costituita principalmente da <strong><em>idrossidi di alluminio</em></strong> e presenta <em><strong>impurità </strong></em>date da sostanze amorfe e prodotti argillosi, che le conferiscono varie colorazioni. Infatti, la Bauxite pura è di colore bianco.</p>
<p>Essa è il materiale più importante per la produzione industriale dell&#8217;alluminio e nel quale se ne trova la maggior concentrazione percentuale (da 65 a 85%), se si esclude il corindone (o rubino) da cui, però, non è possibile ricavare il metallo mediante i normali processi produttivi a causa dell&#8217;alta temperatura di fusione richiesta da questo minerale.</p>
<p>I maggiori giacimenti di <strong>bauxite</strong> si trovano nelle aree tropicali e subtropicali come Australia, Guinea, Giamaica, Guyana inglese, India ma anche negli USA, in Russia, in Ungheria e nella ex-Jugoslavia. In Italia si hanno giacimenti di modeste dimensioni nel<span id="more-11123"></span> Gargano e nelle Murge (Puglia), nel Matese (Basilicata) e nella Marsica (Abruzzo).</p>
<p>La bauxite si raccoglie in giacimenti a cielo aperto e nei casi più virtuosi si predispongono piani di reintegrazione del paesaggio prima che comincino i lavori di scavo, così che il territorio venga recuperato per il rimboschimento o per qualsiasi altra forma di reintegrazione appropriata per l&#8217;ambiente. In effetti, l&#8217;<strong><em>estrazione</em></strong> di questa roccia ha un elevato impatto ambientale e può causare la fine di interi ecosistemi perché va ad intaccare fortemente le falde acquifere.</p>
<p>Vediamo adesso come si può ottenere <strong>alluminio</strong> dalla bauxite. Innanzi tutto va specificato che l’alluminio equivale a circa un quarto della bauxite estratta:</p>
<ol>
<li><strong>Processo chimico Bayer, in raffinerie vicine alle miniere di bauxite:<br />
</strong>La bauxite viene ridotta in polvere (<strong>farina di bauxite</strong>) e miscelata con una soluzione concentrata di <strong>soda caustica</strong>. Si ottiene così una specie di pasta densa che viene inserita in un <em>digestore, </em>cioè un&#8217;autoclave ove, a determinate condizioni di temperatura e pressione, la soda caustica forma composti insolubili con le impurità mentre lascia in forma disciolta l&#8217;alluminato sodico.E&#8217; in questa delicata fase che si formano i<strong> <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self"><em>fanghi rossi</em></a></strong>: si tratta di tutte quelle sostanze che essendo insolubili si depositano sul fondo del digestore in una massa fangosa: principalmente <em><strong>ossidi di ferro e di titanio</strong></em>.</p>
<p>Una volta eliminati i <strong><a title="I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" target="_self">fanghi rossi</a></strong> la soluzione di alluminato di sodio è pompata in apposite vasche di precipitazione dove avviene la reazione di idrolisi e l&#8217;alluminato si decompone portando alla formazione di <em><strong>allumina idrata</strong></em>. L’allumina idrata, dopo filtrazione e lavaggio viene calcinata in forni rotativi a 1200°C e si ottiene così <strong><em>allumina</em></strong> (ossido di alluminio) di elevata purezza in forma di polvere bianca molto fine.</li>
<li><strong> Processo elettrolitico Hall-Héroult, in impianti di riduzione (smelters):</strong><br />
L&#8217;ossido di alluminio è posto in un bagno fluorinato attraversato da corrente elettrica ad alta intensità a una temperatura di 950°C . In questo modo esso è liberato dall&#8217;ossigeno e si ottiene finalmente l’<strong><em>alluminio primario</em></strong> fuso, che verrà poi trasformato nei semilavorati ad uso commerciale.</li>
</ol>
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		<title>Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un&#8217;industria dell&#8217;alluminio.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 12:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disastro ecologico in Ungheria: l’avvelenamento è dovuto allo sversamento di fanghi rossi, ossia residui tossici della bauxite utilizzata per la produzione di alluminio. Almeno quattro persone sono morte, e tra loro un bambino di tre mesi, in conseguenza della rottura di una chiusa che conteneva fanghi liquidi rossi (residui tossici di lavorazione residui tossici della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Disastro ecologico in Ungheria: l’avvelenamento è dovuto allo sversamento di fanghi rossi, ossia residui tossici della bauxite utilizzata per la produzione di alluminio.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fanghi_rossi_ungheria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11107" title="fanghi_rossi_ungheria" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fanghi_rossi_ungheria.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Almeno quattro persone sono morte, e tra loro un bambino di tre mesi, in conseguenza della rottura di una chiusa che conteneva <strong><em>fanghi liquidi rossi</em></strong> (residui tossici di lavorazione residui tossici della<a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self"><strong> bauxite</strong></a> utilizzata per la produzione di alluminio) in un villaggio dell’Ungheria occidentale, <strong>Kolontar</strong>, nella località di Ajka, nei pressi del lago Balaton.</p>
<p>Lo <strong>sversamento</strong> ha causato una sorta di alluvione, con i fanghi rossi avvelenati alti più di un metro. L’ha reso noto oggi, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Mti, il sindaco Karoly Tily.</p>
<p>Tutte e quattro le vittime erano residenti del villaggio. I servizi d’emergenza stanno cercando altre sette persone che risultano disperse, ed è stato dichiarato lo <strong>stato d’emergenza</strong> in tre contee nell’ovest del Paese per quello che si configura come un vero disastro<span id="more-11104"></span> ecologico.</p>
<p>I fanghi rossi che hanno invaso il villaggio sono arrivati a coprire una superficie di 40 km quadrati. Molte sono le persone ustionate dalla <em><strong>sostanza corrosiva</strong></em> e altre sono in gravi condizioni. Gyorgy Bakondi, della Protezione civile, ha avvertito anche di un possibile rischio aggiuntivo, perché i fanghi rossi contengono <strong>materiali radioattivi</strong>.</p>
<p>Un portavoce delle autorità di protezione civile ha spiegato che i <strong>fanghi</strong> potrebbero essere arrivati al fiume Marcal ed a rischio è anche il Danubio.</p>
<p>Guarda il video &#8220;Disastro ambientale in Ungheria&#8221;:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cKpDZnZJ_lc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/cKpDZnZJ_lc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F05%2Fdisastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>5 e 6 ottobre: Conferenza islamica sull&#8217;ambiente, in Tunisia.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/5-e-6-ottobre-conferenza-islamica-sullambiente-in-tunisia/</link>
		<comments>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/5-e-6-ottobre-conferenza-islamica-sullambiente-in-tunisia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 10:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Tunisia ospita, oggi e domani, una conferenza dei ministri islamici dell&#8217;ambiente: è la 4^ Conferenza islamica dei ministri dell&#8217;Ambiente, e riceverà partecipanti e ministri provenienti da oltre 30 organizzazioni e paesi. &#8220;Crediamo che l&#8217;ambiente e l&#8217;Islam possano lavorare insieme e sarebbe un passo enorme verso la creazione di una posizione unitaria islamica sulle idee [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/5-e-6-ottobre-conferenza-islamica-sullambiente-in-tunisia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Tunisia ospita, oggi e domani, una conferenza dei ministri islamici dell&#8217;ambiente: è la 4^ Conferenza islamica dei ministri dell&#8217;Ambiente, e riceverà partecipanti e ministri provenienti da oltre 30 organizzazioni e paesi.</strong></p>
<p><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Organizzazione-della-conferenza-islamica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11087" title="Organizzazione-della-conferenza-islamica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Organizzazione-della-conferenza-islamica.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Crediamo che l&#8217;ambiente e l&#8217;Islam possano lavorare insieme e sarebbe un passo enorme verso la creazione di una posizione unitaria islamica sulle idee verdi&#8221;</em> ha affermato <strong>Adnan Binham</strong>, un funzionario indonesiano del ministero dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Egli spera che, attraverso uno sforzo più concertato, i paesi islamici siano in grado di <em>&#8220;formulare una politica che spingerà tutti a fare dell’ambiente un dibattito all’ordine del giorno</em>&#8220;.</p>
<p>Il Congresso si svolge sotto l&#8217;Alto Patronato del Presidente Ben Ali, su iniziativa della <strong>ISESCO</strong> (Islamic Educational Scientific and Cultural Organization), in collaborazione con il <strong>Segretariato generale della Organizzazione della Conferenza Islamica</strong> (OIC).</p>
<p>Il Congresso si tiene inoltre alla vigilia del 3° Congresso della Organizzazione donne arabe (<strong>AWO</strong>) su <em>&#8220;Le donne arabe, partner essenziali per lo sviluppo sostenibile&#8221;</em>, che<span id="more-11078"></span> si terrà proprio nel mese di ottobre 2010.<br />
Il Congresso sarà caratterizzato dalle elezioni dei membri del consiglio di ambiente islamico, e i partecipanti si concentreranno anche sulla possibile creazione di un programma che renda pulita la maggior parte dei meccanismi di sviluppo, in tutti i paesi islamici e in parallelo al <em>“progetto della rete ambientale islamica in Arabia Saudita”</em>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F05%2F5-e-6-ottobre-conferenza-islamica-sullambiente-in-tunisia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Marea nera: la scia del disastro nei lavori dell’OSU.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 13:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo. Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/04/marea-nera-la-scia-del-disastro-nei-lavori-dell%e2%80%99osu/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Marea-nera.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11034" title="Marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Marea-nera.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti cancerogeni) nelle acque al largo della costa della <strong>Louisiana</strong> sono stati rilevati anche negli ultimi campionamenti, effettuati qualche giorno fa.</p>
<p>Ciò significa, purtroppo, che la chiusura del tappo petrolifero da parte di BP non è che il primo piccolo passo verso il ripristino (difficile e complesso) dell’ecosistema.</p>
<p>Vicino a Grand Isle, nella Louisiana, il team ha scoperto che gli <strong>idrocarburi policiclici aromatici</strong> (IPA, che comprendono agenti cancerogeni e chimici causanti vari rischi per la salute umana) si mantengono su livelli 40 volte superiori rispetto al periodo antecedente la <strong>“marea nera”</strong>. I composti possono entrare nella catena alimentare attraverso organismi come il plancton o il pesce e arrivare anche all&#8217;uomo.</p>
<p>Un tossicologo dell’OSU, Kim Anderson, ha affermato che la Lousiana non è l’unica zona interessata e che anche Alabama, Mississippi, Florida e altre zone stanno subendo<span id="more-11016"></span> danni in questo senso, seppur in modo più attenuato.</p>
<p>Il team di questa università continuerà ad effettuare i <strong><em>campionamenti</em></strong> ancora a lungo, anche perché prosegue la catalogazione degli ingenti danni ambientali che la marea nera ha provocato: aver fermato la falla non significa aver eliminato le sostanze nocive.</p>
<p>Gli organi federali americani, le associazioni ambientaliste, e i gruppi di ricerca, proseguono nei loro lavori anche per tenere sott’occhio l’atteggiamento della società BP, che sembra spesso incline all’alterazione ed attenuazione dei dati (in realtà allarmanti) che si continuano a raccogliere.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F04%2Fmarea-nera-la-scia-del-disastro-nei-lavori-dell%25e2%2580%2599osu%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>L&#8217;ENEL punta sulla mobilità elettrica, partendo da Pisa.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 12:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mobilità elettrica è in continua evoluzione e coinvolge moltissime aziende su tutto il territorio italiano. Pisa diventa una città-laboratorio, attraverso l’asse Enel-Comune, per sperimentare nei fatti vizi e virtù della mobilità elettrica cittadina. L’Enel a Pisa ha il suo centro di ricerca, e vuol partire con una grande sperimentazione, perché l’energia è uno dei [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/04/lenel-punta-sulla-mobilita-elettrica-partendo-da-pisa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La mobilità elettrica è in continua evoluzione e coinvolge moltissime aziende su tutto il territorio italiano. Pisa diventa una città-laboratorio, attraverso l’asse Enel-Comune, per sperimentare nei fatti vizi e virtù della mobilità elettrica cittadina.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pisa.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-11025" title="Pisa" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pisa.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>L’Enel a <strong>Pisa</strong> ha il suo centro di ricerca, e vuol partire con una grande sperimentazione, perché l’energia è uno dei grandi temi del nostro futuro, e deve essere “efficiente e intelligente”.</p>
<p>L’uso dei <strong>mezzi elettrici</strong> sostituirebbe così i combustibili, con un forte impatto ambientale positivo specialmente a livello locale, dove ci sono le emissioni più inquinanti e dannose.</p>
<p>Diversi modelli stanno arrivando sul mercato, ed <strong>Enel</strong> vuole appunto prepararsi bene attraverso la predisposizione (di cui Pisa diviene zona-test) delle infrastrutture giuste, sia pubbliche (ossia per strada) che domestiche.</p>
<p>Queste infrastrutture devono poter interagire da una parte col cliente (riconoscendo il suo mezzo e offrendogli anche dei servizi aggiuntivi) sia con l’intera rete elettrica,<span id="more-11023"></span> offrendo i prezzi più bassi (di ricarica) nelle ore giuste.</p>
<p>Enel ha scelto Pisa non solo perché lì ha il suo centro di ricerca, ma anche perché è una città di media dimensione, con un centro storico di valore (architettonico e ambientale). E già per strada iniziano a vedersi i primi punti di ricarica (le cosiddette <strong><em>“colonnine”</em></strong>).</p>
<p>La società installerà circa cento <strong><em>punti di ricaric</em><em>a</em></strong> tra pubblici e privati, selezionati in collaborazione con Mercedes (che metterà a disposizione i primi veicoli elettrici).</p>
<p>Inoltre, l’Enel ha selezionato venticinque clienti, che sperimenteranno con essa questo progetto. Si crea così un “laboratorio di mobilità elettrica” per fare di Pisa una città del futuro su scala cittadina.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F04%2Flenel-punta-sulla-mobilita-elettrica-partendo-da-pisa%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Associazione Low Impact: sarà il baluardo dell&#8217;ambiente?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 09:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’associazione Low Impact (letteralmente “basso impatto”), che possiamo considerare in continua crescita, si propone di diventare un esempio per tutti con una forza di tipo “orizzontale”, ossia che tocca molteplici aspetti e raccorda soggetti privati e pubblici. Propone alle aziende di andare oltre le regole (in senso positivo), per fare business in piena regolarità. L&#8217;associazione [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/30/associazione-low-impact-sara-il-baluardo-dellambiente-perfetto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’associazione Low Impact (letteralmente “basso impatto”), che possiamo considerare in continua crescita, si propone di diventare un esempio per tutti con una forza di tipo “orizzontale”, ossia che tocca molteplici aspetti e raccorda soggetti privati e pubblici.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/LowImpact.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10956" title="LowImpact" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/LowImpact.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Propone alle aziende di andare oltre le <strong><em>regole</em></strong> (in senso positivo), per fare business in piena regolarità.</p>
<p>L&#8217;associazione sta elaborando dei criteri che definiscano dettagliatamente, per ogni settore merceologico, per le istituzioni, e per i privati cittadini, quali siano i comportamenti concreti in grado di testimoniare un significativo impegno rivolto al <em><strong>rispetto ambientale</strong></em>.</p>
<p>Non basta rispettare leggi e regolamenti in materia e l’ammissione all’associazione è subordinata all’esito positivo della verifica del rispetto dei <strong><em>Disciplinari elaborati dal Comitato scientifico</em></strong>. È una sorta di certificazione, di d.o.c., per fare business nel rispetto dell’ambiente.</p>
<p>Certo, una azienda può essere a basso impatto anche senza aderire ad alcunché, ma è a questo punto che evidenziamo la specificità di<strong> Low Impact</strong>: la proposta che essa<span id="more-10257"></span> porta avanti è resettare il business su basi di rispetto ambientale ed energetico; non è una associazione ambientalista, esse già esistono e agiscono con attenzione; vuole parlare alle aziende e ai privati, e molte aziende dei settori merceologici e dei servizi stanno dimostrando di voler aderire.</p>
<p>Abbiamo parlato di <em><strong>&#8220;Comitato scientifico&#8221;</strong></em>, ebbene, questo Comitato è altamente qualificato e compone la stessa associazione: quindi, questa associazione fa anche scienza, e produce<strong><em> linee guida</em></strong>, documenti, relazioni e analisi costi/benefici relativamente agli interventi di varia natura, pubblici e privati, in tema di risparmio ambientale.</p>
<p>Uno dei dirigenti di Renault, A.Barocco, è tra i fondatori di Low Impact, e ha portato un esempio tangibile dell&#8217;evoluzione ambientalista che deve coinvolgere anche le case automobilistiche: la <strong>Renault </strong>aprirà a Tangeri (Marocco) un nuovo sito, con emissioni di CO2 pari a <strong>ZERO</strong>, grazie a una maggiore efficienza energetica nei processi produttivi.</p>
<p><a title="Low Impact" rel="nofollow" href="http://www.lowimpact.it/" target="_blank">Low Impact</a>, quindi, è forza propulsiva e contestualmente &#8220;organo di controllo&#8221; attraverso criteri dettagliati e affidabili.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F30%2Fassociazione-low-impact-sara-il-baluardo-dellambiente-perfetto%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Salviamo Il Paradisino: l&#8217;appello per salvare un parco di alberi secolari dalla cementificazione a San Vincenzo.</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 14:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/27/salviamo-il-paradisino-lappello-per-salvare-un-parco-di-alberi-secolari-dalla-cementificazione-a-san-vincenzo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A San Vincenzo, in provincia di Livorno, vi è un parco di alberi secolari, che prossimamente verranno abbattuti per far posto ad un insediamento edilizio che prevede la costruzione di 25/30 appartamenti.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Il-Paradisino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10639" title="Il-Paradisino" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Il-Paradisino.jpg" alt="" width="160" height="135" /></a>Una nostra utente, Daria Forconi, ci ha inviato questo appello, che noi riproponiamo e sottoponiamo all&#8217;attenzione di tutti i nostri lettori, allo scopo di aiutarla a diffonderlo e con l&#8217;augurio che possa essere di aiuto per salvare questo luogo di importanza non solo paesaggistica, ma anche sociale:</p>
<p>A <strong>San Vincenzo</strong> in provincia di Livorno vi è (forse ancora per poco) <em><strong>“IL  PARADISINO”</strong></em> uno stabilimento balneare che, visto dalla spiaggia è uguale  a tutti gli altri, ma che, addentrandosi al suo interno, è arricchito da un  <strong><em>parco di pini e pioppi secolar</em><em>i</em></strong>, con panchine e tavolini attorno ai  quali si ritrovano i giovani per socializzare  e gli anziani per  giocare a carte, parlare e vincere in questo modo la solitudine.</p>
<p>Inoltre  il parco offre <strong><em>passatempi</em></strong> per tutti: è infatti dotato di un campo da  calcetto, di un canestro per il basket e di una zona interamente  dedicata ai più piccoli con scivoli, altalene e girelli. Verdi e  rigogliosi alberi donano riparo dalla calura estiva, e sono popolati<span id="more-10564"></span> da  scoiattoli.</p>
<p>Non solo, Il Paradisino fa parte della <strong><em>storia</em></strong> di San  Vincenzo e dintorni: infatti  negli anni 1940 Ernesto Solvay costruì il  villaggio di San Carlo ispirandosi agli esperimenti urbanistici di  inizio ‘900 sulle città giardino di Owen (noto industriale scozzese che  già nel 1813 abbracciò la tesi dell’assistenza agli operai anche fuori  dal luogo di lavoro).</p>
<p>San Carlo  aveva tutta una serie di servizi, fra i  quali lo stabilimento balneare “Il Paradisino” che, seppure lontano  dall’abitato,  si inseriva nella logica degli spazi comuni e ricreativi  per gli operai della cava Solvay, ai quali veniva assegnato un  ombrellone  per tutta la stagione estiva praticamente a costo zero.</p>
<p>Abbattere <strong><em>Il Paradisino</em></strong> equivale a snaturare e cancellare l’identità storica di  tre generazioni! Soffocato tra le case, è un importante polmone verde  all’interno del paese. Esso costituisce una ricchezza storica, culturale  e naturale delle generazioni passate, presenti e future.</p>
<p>TUTTO  QUESTO, TRA POCO NON CI SARA’ PIU’ PERCHE’ IL  PARCO, PUNTO D’INCONTRO  DI GIOVANI E ANZIANI, CON I SUOI ALBERI SECOLARI VERRA’ RASO AL SUOLO  PER FAR POSTO AD UN INSEDIAMENTO EDILIZIO CHE PREVEDE LA COSTRUZIONE DI  25/30 APPARTAMENTI.</p>
<p>AIUTATECI A SALVARLO! NON POSSIAMO  PERMETTERE CHE CIò AVVENGA! NON CONSENTIAMO CHE SIA COMMESSO QUESTO  GENOCIDIO CONTRO LA NATURA! VALE LA PENA DISTRUGGERE UN’OASI VERDE PER  FAR POSTO AL VILE CEMENTO?<br />
La vostra adesione contribuirà a salvare  l’incantevole parco del Paradisino, diffondete e inoltrate a tutti i  vostri amici affinchè aderiscano alla nostra causa!</p>
<p>Chiediamo a tutti di aderire e sostenere il <strong><em>Gruppo di Facebook</em></strong>:</p>
<p><a title="Gruppo facebook Salviamo il Paradisino" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=120981534622436" target="_blank"><strong>SALVIAMO IL PARADISINO</strong></a></p>
<p>GRAZIE MILLE A TUTTI</p>
<p>Aiutateci a salvare il parco</p>
<p>Daria Forconi</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F27%2Fsalviamo-il-paradisino-lappello-per-salvare-un-parco-di-alberi-secolari-dalla-cementificazione-a-san-vincenzo%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Giornata per la protezione dello strato d&#8217;ozono: al via oggi la 16° edizione.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 11:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/17/giornata-per-la-protezione-dell-strato-dozono-al-via-la-16%c2%b0-edizione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Pianeta dà oggi il via alla 16° edizione della giornata dedicata alla protezione dello strato di ozono, manifestazione ideata dall&#8217;ONU nel 1992 per commemorare la firma del Protocollo di Montreal (avvenuta nel 1987 da parte di 197 paesi).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ozono.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10270" title="ozono" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ozono-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Dopo la scoperta dell&#8217;impoverimento dello strato di ozono, agli inizi degli anni Settanta, due trattati internazionali per la protezione dell&#8217;ozono sono stati elaborati sotto l&#8217;egida del Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (UNEP).</p>
<p>Si tratta della<em><strong> Convenzione di Vienna</strong></em> e del <strong><em>Protocollo di Montreal</em></strong>, firmati rispettivamente nel 1985 e nel 1987.</p>
<p>Questi trattati sono stati ratificati dalla maggior parte dei Paesi del mondo e hanno permesso di diminuire di oltre il 90% la produzione e il consumo delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono (tra cui azoto e cloro, CFCs, halon e tetracloruro di carbonio), misurate quale potenziale relativo di distruzione dell&#8217;ozono (ODP &#8211; Ozone Depletion Potential).</p>
<p>Obiettivo della Convenzione è la protezione della salute umana e dell&#8217;ambiente dagli effetti nocivi dovuti all&#8217;impoverimento dello strato di ozono. La Convenzione promuove<span id="more-10260"></span> la ricerca, la collaborazione e lo scambio di informazioni tra gli Stati e l&#8217;attività legislativa nazionale, senza tuttavia prescrivere provvedimenti concreti.</p>
<p>Obiettivo del Protocollo è la salvaguardia dello strato di ozono mediante la riduzione e la successiva completa eliminazione a livello mondiale delle emissioni di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono.</p>
<p>Nella giornata odierna il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon,  ha voluto sottolineare l’importanza del ruolo dei Governi nel  perseguimento degli obiettivi ambientali, valorizzando quanto ottenuto  nel tempo grazie all’esistenza del Protocollo di Montreal. A seguito  della ratifica del documento, i firmatari hanno ridotto l’utilizzo di  alcune sostanze nocive del 98%, secondo i dati raccolti nel 2009, a  beneficio anche del rallentamento dell’innalzarsi della temperatura;</p>
<p>Il Segretario generale dell’Onu ha dichiarato a tal proposito:<em> “alcune sostanze chimiche dannose per l’ozono sono  gas ad effetto serra – per questo – il protocollo è utile alla lotta  contro i cambiamenti climatici. E ha già evitato emissioni di gas serra  equivalenti a più di 135 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, e  continuerà a svolgere in questo modo il suo ruolo”.</em></p>
<p>Il Segretario ha infine concluso il suo intervento: <em>“Incoraggio le parti contraenti il  protocollo di Montreal a continuare a seguire questo modello e cercare  le sinergie che potrebbero aiutare ad affrontare le altre sfide  ambientali, in particolare il cambiamento climatico.”</em></p>
<p>La giornata odierna, intitolata <strong>“Ozone Layer Protection: Governance and Compliance at their Best”</strong> (Protezione dello strato di ozono: Governance e Compliance al loro  meglio) sarà quindi dedicata alla promozione delle attività di  preservazione della fascia di ozono che protegge dai dannosi raggi  ultravioletti. In questo modo i paesi aderenti si impegnano nell’organizzare momenti di sensibilizzazione ed  avvicinamento alla problematica a partire dalle scuole elementari fino  alle maggiori organizzazioni impegnate a far propria una così importante  lotta.</p>
<p>Gli insegnanti potranno, ad esempio, servirsi di materiale che  l’Unep, l’United national environment programme, ha fornito a sostegno  dell’educazione dei più giovani accanto a manifesti informativi,  programmi speciali ed eventi esplicativi incentrati sulla salvaguardia  dello strato di gas e la promozione di prodotti amici dell’ozono.</p>
<p>Il 16 settembre 2010 diventa quindi l’occasione per Rajendra M. Shende, a capo del UNEP DTIE (Division of Technology, Industry and Economics) OzonAction Programme, per un discorso di sensibilizzazione affinché le manifestazioni odierne  arrivino al cuore della popolazione e dei governanti, ribadendo la  condotta virtuosa che sta muovendosi verso la totale eliminazione degli HCFC  e degli altri inquinanti lesivi dello strato di gas che ci protegge.</p>
<p>A tal proposito la giornata dovrà, quindi, servire per informare e mettere al corrente della situazione anche i governanti, le amministrazioni e i parlamentari sull’importanza di redigere in fretta i provvedimenti necessari alla preservazione dell’ozono vietando l’utilizzo dei <em><strong>clorofluorocarburi</strong></em> per la produzione soprattutto di elettrodomestici garantendo un’alternativa più sostenibile anche nel settore dell’agricoltura dove viene ancora oggi utilizzato il <strong><em>bromuro di metile</em></strong>, pesticida ad elevato tasso di inquinamento e pericolosità il cui contrabbando mondiale, assieme ad altre sostanze chimiche dannose, è secondo solo a quello della cocaina.</p>
<p>Per maggiori info: <a title="Giornata protezione strato ozono" href="http://www.rinnovabili.it/al-via-la-giornata-internazionale-per-la-preservazione-dello-strato-di-ozono-801296" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p>
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		<title>Inquinamento atmosferico: l&#8217;auto inquina più dell&#8217;aereo.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si cerca sempre di capire quale mezzo inquini meno, e quindi quale mezzo sia da preferire nella vita di tutti i giorni. Una ricerca internazionale, elaborata dalla Enviromental Science &#38; Technology, ha messo in evidenza che l’auto è un mezzo maggiormente inquinante rispetto, ad esempio, all’aereo (rispetto al quale però va detto che i percorsi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/01/inquinamento-atmosferico-lauto-inquina-piu-dellaereo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Si cerca sempre di capire quale mezzo inquini meno, e quindi quale mezzo sia da preferire nella vita di tutti i giorni.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-atmosferico.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10048" title="Inquinamento-auto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-atmosferico-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Una ricerca internazionale, elaborata dalla Enviromental Science &amp; Technology, ha messo in evidenza che<strong> </strong>l’<strong><em>auto</em></strong> è un mezzo maggiormente inquinante rispetto, ad esempio, all’aereo (rispetto al quale però va detto che i percorsi sono numericamente inferiori e si trasportano più passeggeri).</p>
<p>Da molti il mezzo aereo era stato additato come il più dannoso per l’ambiente, ma questa ricerca smentirebbe questo dato.</p>
<p>Motivo di tale       deduzione il fatto       che sarebbe stato provato  come gli spostamenti in macchina       emettano una       quantità di <strong><em> anidride carbonica</em></strong> per passeggero e per km più alta       rispetto a        quella prodotta dai viaggi in aereo e nave.</p>
<p>L’anidride carbonica        infatti rimane       più a lungo nell’atmosfera rispetto ad altri gas  ed è per questo       motivo che le       auto avrebbero un impatto  maggiore sul lungo termine. Gli <strong><em>aerei</em></strong>,       emerge dallo       studio,  causerebbero comunque conseguenze devastanti sul clima,       tuttavia<span id="more-9902"></span> nel       breve termine ed in misura inferiore a quelli causati dalle  auto.</p>
<p>In particolar modo, attraverso questa ricerca, è stato analizzato l’impatto dei trasporti sulla temperatura globale (e il suo conseguente aumento). L’automobile, così piccola, comoda, rapida, alla portata di tutti, non ci fa mai pensare a quanti danni può provocare.</p>
<p>Il pianeta non può che risentire delle sostanze e delle polveri sottili prodotte dalle vetture. Ma c’è un ulteriore dato che questo gruppo di ricerca ha evidenziato: le <strong><em>navi</em></strong> vengono definite le meno inquinanti in quanto, su un tragitto a lunga percorrenza, provocano un surriscaldamento 25 volte inferiore rispetto ad aerei e auto, ed è stato confermato anche un calo delle temperature.</p>
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		<title>Gli indicatori di efficienza come guida per le imprese.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 13:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Pmi (piccole e medie imprese) vengono sottoposte a controlli specifici attraverso i cosiddetti “indicatori di sostenibilità”. Fino a pochi anni fa, la disciplina della “responsabilità sociale” veniva sviluppata quasi esclusivamente dalle grandi imprese, attraverso apposite metodologie, oggi più facilmente estensibili alle Pmi. Le imprese più sono responsabili, più sono forti. Questi indicatori rendono l’idea [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/25/gli-indicatori-di-efficienza-come-guida-per-le-imprese/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le Pmi (piccole e medie imprese) vengono sottoposte a controlli specifici attraverso i cosiddetti “indicatori di sostenibilità”. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Responsabilità-sociale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9975" title="Responsabilità-sociale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Responsabilità-sociale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Fino a pochi anni fa, la disciplina della <strong><em>“responsabilità sociale”</em></strong> veniva sviluppata quasi esclusivamente dalle grandi imprese, attraverso apposite metodologie, oggi più facilmente estensibili alle Pmi.</p>
<p>Le imprese più sono responsabili, più sono forti. Questi indicatori rendono l’idea di un confronto tra i comportamenti che sono considerati sostenibili ed i comportamenti che vengono concretamente mantenuti dalle imprese nella loro normale attività.</p>
<p>Ricerche approfondite sono perennemente in corso e spicca, tra le incognite più grandi, la necessità di quantificare la capacità di “sopportazione” degli ecosistemi, ossia comprendere quanto incida un comportamento anti-ambientale su un determinato ambiente,<span id="more-9453"></span> con le sue specifiche caratteristiche.</p>
<p>Più in generale, possiamo parlare di “indicatori di efficienza”, laddove per efficienza intendiamo il motore fondamentale dell’attività di impresa, un’efficienza che tocca la sfera economica, commerciale, organizzativa, e, appunto, ambientale.</p>
<p>Quelli di tipo ambientale sono gli strumenti che delineano lo stato dei nostri sistemi e cercano di individuare i parametri che servano a rendere efficienti le nostre azioni.</p>
<p>Il primo tipo di indicatori d’efficienza che possiamo considerare è quello degli <em><strong>“indicatori di intensità di risorse”</strong></em> per unità di prodotto (parliamo di intensità energetica, di trasporti, etc&#8230;), accanto ai quali troviamo gli <strong><em>“indicatori di disaccoppiamento”</em></strong> (che monitorano costantemente il rapporto tra parametri di crescita economica e indicatori in evoluzione).</p>
<p>Infine troviamo gli <em><strong>“indicatori di eco-efficienza”</strong></em>, i quali rapportano il prodotto industriale destinato al consumatore alla incisività ambientale e ai flussi di energia o ai rifiuti e sostanze inquinanti rilasciate nell’ambiente.</p>
<p>L’impresa, grande media o piccola che sia, deve insomma optare per un modello di sviluppo chiaro e preciso, adottando metodologie adeguate alle aspirazioni di efficienza prefissate. Sugli indicatori di tipo ambientale è necessario un apposito modello di gestione, che tenga sotto costante controllo il modus con cui l’impresa conduce le sue attività.</p>
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		<title>Riccardo Wilczek, l&#8217;operaio celeste che crea sculture con materiali riciclati.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 11:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riccardo Wilczek è un artista che crea suggestive sculture in legno di mare ed altri materiali riciclati (bucce di arance, limoni e melone, tappi di sughero, ghiande, rondelle, lattine, etc). Il percorso artistico di Wilczek ha inizio con la pittura, attraverso la quale esprime il proprio mondo interiore tramite un linguaggio in continua evoluzione. Emergono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/riccardo-wilczek-loperaio-celeste-che-crea-sculture-con-materiali-riciclati/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Riccardo Wilczek è un artista che crea suggestive sculture in legno di mare ed altri materiali riciclati (bucce di arance, limoni e melone, tappi di sughero, ghiande, rondelle, lattine, etc).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tavolino-con-candele.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9706" title="tavolino-con-candele" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tavolino-con-candele.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il percorso artistico di <strong><em>Wilczek</em></strong> ha inizio con la pittura, attraverso la quale esprime il proprio mondo interiore tramite un linguaggio in continua evoluzione. Emergono con il tempo quegli elementi simbolici che, interiorizzati e assimilati lo porteranno a realizzare creazioni sempre più complesse.</p>
<p>Nella sua opera, la forza espressiva delle forme sostenuta da una gamma di colori accesi si alterna a suggestive immagini poetiche, microcosmi di grande delicatezza. Il suo è un <strong><em>viaggio solitario</em></strong> verso l&#8217;eternità.</p>
<p>E&#8217; sempre presente una tensione verso l&#8217;incommensurabile, verso un mondo puro, incorruttibile e sconfinato. C&#8217;è una dolorosa consapevolezza della condizione umana, temperata da una dolcezza estrema, che non trova consolazione né nella ricorrente<span id="more-9696"></span> figura simbolica della donna &#8211; madre, né nella religiosità della natura, sebbene in alcune opere le tensioni sembrano allentarsi nella creazione di un mondo sospeso, fiabesco, ancora aperto alle illusioni.</p>
<p>Iniziando il lavoro di <strong><em>restauratore</em></strong>, scopre nel legno una materia primigenia ed arcaica dalle grandi potenzialità espressive. L&#8217;uso del legno e di altre materie naturali permette all&#8217;artista di essere partecipe dell&#8217;energia operante nell&#8217;universo e di inserirsi nel ciclo di rinnovamento continuo della materia.</p>
<p>Niente viene perduto: foglie, sassi, legni restituiti dal mare acquistano nuova vita e nuove funzioni in una metamorfosi continua. L&#8217;energia e la vitalità con cui Wilczek lavora si infondono nei <a title="Riciclo artistico" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/il-colorato-e-sorprendente-mondo-del-riciclo-artistico/" target="_blank">materiali usati</a> plasmandoli e facendo nascere opere uniche in cui le qualità artistiche e decorative si coniugano in perfetto equilibrio con quelle funzionali.</p>
<p>I suoi lavori suscitano emozioni e stimoli trasformando i desideri in <strong><em>oggetti di arredo</em></strong> senza tempo che abitano con naturalezza contesti antichi o contemporanei.</p>
<p>I suoi mobili, le sue cornici hanno la parvenza di forme naturali cresciute dalla terra, elementi organici al pari di un albero o di una pianta, cui però la raffinata cromia sapientemente dosata aggiunge alle forme vegetali brandelli di sogno e di memoria che si sovrappongono alle forme naturali quasi unica traccia dell&#8217; intervento dell&#8217;uomo.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libreria-pipe.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9712" title="libreria-pipe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libreria-pipe.jpg" alt="" width="140" height="250" /></a>Una natura &#8220;sognata&#8221; prende forma tra le sue mani e oggetti tangibili e sempre nuovi d&#8217;uso quotidiano traducono in realtà il misterioso legame uomo &#8211; natura, filo conduttore di tutta la sua produzione artistica.</p>
<p>L&#8217;artista si definisce <em><strong>&#8220;operaio celeste&#8221;</strong></em> (<a title="Operaio Celeste" href="http://www.operaioceleste.it/index.htm" target="_blank">www.operaioceleste.it</a>), che usa le mani con lo sguardo rivolto al cielo. Amare la dura materia ed accarezzare l&#8217;impalpabilità delle nuvole è nel quotidiano di chi, senza mai aver fatto questa scelta, si pone tra la rappresentazione terrena e l&#8217;idea astrale.</p>
<p>Strumento nelle mani dell&#8217;universo vive le vicissitudini del quotidiano e dal quotidiano parte per tornare a rappresentare il cielo. Una vita vissuta con i piedi nel pantano e gli occhi che fissano l&#8217;orizzonte. Un vissuto che entra prepotentemente in ogni sua composizione attraverso le materie utilizzate. Tutte hanno una storia che precede l&#8217;opera stessa.</p>
<p>Materie che il vento ha consumato, il mare ha levigato, il corpo ha impregnato di sudore. Non c&#8217;è lavoro che parta dal nulla, da una tela bianca, da una cornice vuota. Non si parte mai da zero e la vita è già prima di ogni rappresentazione. Non si dichiara artista e non usa i materiali dell&#8217;arte. La natura con i suoi scarti è la sua fonte, la vita è il suo palcoscenico.</p>
<p>Sottopone le materie a mille trattamenti ricercandone i punti di forza ed i punti deboli. Lega insieme con lo spago, con il fil di ferro, con la mente, i pezzi come un puzzle, il puzzle della vita. Costruisce la sua esistenza proiettandosela intorno. Circondato da oggetti, opere d&#8217;uso e di pensiero, assemblaggi di scarti tornati a trasmettere energie forti, Riccardo Wilczek, “operaio celeste”, continua a guardare in alto.</p>
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		<title>Panpiatto, il nuovo piatto&#8230; commestibile!</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 10:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova rivoluzionaria invenzione consiste in un piatto ecologico tutto commestibile, da gustare insieme al suo contenuto. E&#8217; stato brevettato da Giovanni ed Elena Canale il nuovo piatto assolutamente eco-compatibile: si chiama Panpiatto, ed è un piatto commestibile, alternativo ai piatti usa e getta, con tutti i vantaggi, non solo organolettici, che ne derivano. Si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/panpiatto-il-nuovo-piatto-commestibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La nuova rivoluzionaria invenzione consiste in un piatto ecologico tutto commestibile, da gustare insieme al suo contenuto.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Panpiatto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9630" title="Panpiatto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Panpiatto.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E&#8217; stato brevettato da Giovanni ed Elena Canale il nuovo piatto assolutamente eco-compatibile: si chiama <strong><em>Panpiatto</em></strong>, ed è un piatto commestibile, alternativo ai piatti usa e getta, con tutti i vantaggi, non solo organolettici, che ne derivano.</p>
<p>Si tratta di piatti, zuppiere e scodelle commestibili, ricavati dalla cottura al forno di una miscela di farine (preferibilmente di cereali), e acqua e sostanze naturali (principalmente Aloe vera).</p>
<p>Per rendere il contenitore impermeabile e per conferirgli una totale stabilità organolettica, sono state sfruttate le proprietà del gel di <strong><em>Aloe</em></strong>, pianta benefica compresa negli Elisir di lunga Vita e nota anche per le sue proprietà anti-tumorali, e di altre sostanze naturali opportunamente miscelate in un composto che viene poi successivamente steso fra alcuni dei vari strati.</p>
<p>Il contenitore, così realizzato, può essere cotto, precotto, ed eventualmente<span id="more-9628"></span> anche surgelato, prodotto a lunga conservazione, eccetera…</p>
<p>Il risultato finale è un contenitore che diventa allo stesso tempo alimento&#8230; Infatti <strong><em>PANPIATTO</em></strong>, oltre ad avere un&#8217;ottimo gusto simile al pane/pizza/focaccia, può contenere cibi solidi o liquidi, dolci o salati, freddi o bollenti, senza interferire con le proprietà organolettiche della sostanza stessa.</p>
<p>I tre vantaggi principali che propone il PANPIATTO sono:</p>
<p><strong>1)</strong> La COMODITA&#8217;, in quanto questi piatti possono essere utilizzati come i piatti di plastica, sono confezionati a livello industriale e sono a lunga conservazione.</p>
<p><strong>2)</strong> La SALUTARIETA&#8217;: infatti gli ingredienti sono naturali come il pane e altamente salutari come l&#8217;aloe vera, nota per le sue proprietà anche anti-tumorali.</p>
<p><strong>3)</strong> La RIDUZIONE dell&#8217;IMPATTO AMBIENTALE: L&#8217;utilizzo di questi piatti contribuisce a ridurre la produzione di rifiuti in quanto il piatto può essere mangiato e, nel caso in cui non venisse del tutto consumato, potrebbe essere riutilizzato per eventuali animali o come compostaggio per la terra.</p>
<p>Oppure, nell&#8217;ipotesi in cui venisse buttato, andrebbe smaltito nell&#8217;umido, in quanto prodotto biodegradabile, creando quindi un impatto zero rispetto al normale ciclo dei rifiuti. Inoltre l&#8217;uso di Panpiatto comporta un minore utilizzo di detergenti, normalmente utilizzati per lavare i piatti tradizionali.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/panpiatto-piatto-ecologico.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9647" title="panpiatto-piatto-ecologico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/panpiatto-piatto-ecologico.jpg" alt="" width="250" height="210" /></a>Gli ideatori affermano a questo proposito:<br />
<em>&#8220;L’idea di fondo era quella di creare un contenitore che potesse nella maniera più salutare possibile divenire alimento, e allo stesso tempo essere anche un prodotto totalmente a impatto zero per l’ambiente. </em></p>
<p><em>Certo, non siamo stati i primi a cui sia venuto il pallino di creare contenitori monouso biodegradabili… Infatti, ad oggi, sono state proposte diverse soluzioni. Le più conosciute sono le cosiddette “bioplastiche”, ricavate da materie prime vegetali rinnovabili (Mater-Bi, Pla Ingeo, Biolice, Biotec eccetera). </em></p>
<p><em>A nostro avviso, però, queste plastiche bio presentano alcuni svantaggi come ad esempio il fatto che il ciclo produttivo industriale degli stessi materiali biodegradabili preveda l’uso di tecnologie industriali a impatto ambientale non-zero, e anche che tali contenitori/imballaggi rientrino comunque nella filiera dello smaltimento dei rifiuti, seppur in maniera ecologica. </em></p>
<p><em>Altre soluzioni sono quelle che propongono di rendere i contenitori riusabili, ma anche questa idea presenta uno svantaggio: a seguito dell’uso è necessaria una pulizia profonda del recipiente, pulizia fatta necessariamente con i detergenti, i quali immessi negli scarichi inquinano non poco l’ambiente.&#8221;</em></p>
<p><strong>Giovanni</strong> ed <strong>Elena Canale</strong> affermano inoltre, a conclusione de loro comunicato:<br />
<em>&#8220;Noi presentiamo Panpiatto al mercato perché siamo convinti che quest’invenzione sia la dimostrazione di come si possano creare prodotti mirati alla conservazione e al risparmio di beni vitali, al guadagno per la salute dell’uomo e del pianeta, ma allo stesso tempo ottimi e comodi per un uso veloce in una società che corre veloce, senza dover necessariamente scendere a compromessi. </em></p>
<p><em>Il prodotto è brevettato sia in Italia che all&#8217;estero. Siamo alla ricerca di partners che abbiano il coraggio e la voglia di scommettere su quest’idea che, siamo convinti, potrebbe davvero cambiare le sorti del Mondo.&#8221;</em></p>
<p>Francesco Canale<br />
Responsabile Relazioni Esterne</p>
<p>Brevetto registrato &#8211; Giovanni e Elena Canale</p>
<p>PHONE: 333 1181040<br />
E-MAIL: animablu@associazionelaquilone.org; giovanni.elena.canale@alice.it</p>
<p><strong><em>Lo Staff di Ok-Ambiente.com augura buona fortuna ad Elena e Francesco Canale per la commecializzazione di questo prodotto rivoluzionario!</em></strong></p>
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		<title>Golfo del Messico: chiusa la falla con una mega-iniezione di fango. Ma il corallo muore.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marea nera: successo operazione &#8220;Static Kill&#8221;: chiuso il pozzo con mega-iniezione di fango. Obama: siamo alla fine della lunga battaglia. L&#8217;operazione &#8221;Static Kill&#8221; ha avuto successo, e il pozzo sottomarino Macondo della BP che, dal 22 aprile riversava greggio nel Golfo del Messico, è stato chiuso ieri, con una iniezione di fango nel giacimento durata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/05/golfo-del-messico-chiusa-la-falla-con-una-mega-iniezione-di-fango-ma-il-corallo-muore/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Marea nera: successo operazione &#8220;Static Kill&#8221;: chiuso il pozzo con mega-iniezione di fango. Obama: siamo alla fine della lunga battaglia.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Static-Kill.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9786" title="Static Kill" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Static-Kill.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;operazione <strong><em>&#8221;Static Kill&#8221;</em></strong> ha avuto successo, e il pozzo sottomarino Macondo della BP che, dal 22 aprile riversava greggio nel Golfo del Messico, è stato chiuso ieri, con una iniezione di <strong><em>fango</em></strong> nel giacimento durata una giornata. Ora verrà iniettato cemento per chiudere definitivamente la <a title="Marea nera, nuovo allarme" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/22/marea-nera-ce-un-nuovo-allarme-si-e-aperta-unaltra-falla/" target="_self">falla</a>, che ha scaricato in mare cinque milioni di barili di petrolio.</p>
<p>Soddisfatto il presidente Obama, che ha commetato: &#8221;Siamo contenti di constatare che dopo mesi la lunga battaglia è alla fine&#8221;. Ancora da quantificare i danni alla fauna marina, alla pesca e al turismo. La BP assicura, &#8221;pagheremo fino all&#8217;ultimo dollaro&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è un nuovo allarme: il liquido disperdente uccice il <strong><em>corallo</em></strong>. Nel Golfo del Messico la popolazione di corallo è in pericolo per colpa del disperdente utilizzato per eliminare le fuoriuscite di petrolio dalla Deepwater Horizon. A darne notizia un nuovo studio,<span id="more-9777"></span> pubblicato sul New Scientist, svolto dai ricercatori del Mote Marine Laboratory in Florida.</p>
<p>I test in laboratorio hanno evidenziato come la soluzione trovata dalla Bp sconvolga inesorabilmente l&#8217;<strong><em>ecosistema del corallo</em></strong>: il liquido per contrastare il greggio blocca lo spostamento delle larve verso la superficie del mare dove finiscono la loro maturazione. La vita di questi piccolissimi organismi, grandi come &#8220;una punta di spillo&#8221;, consiste infatti nel galleggiare nelle acque prima di agganciarsi su superfici solide, come rocce, scogli, pareti rocciose o vecchie piattaforme petrolifere.</p>
<p>La maturazione di una colonia è un processo lungo e delicato, affermano gli studiosi, che richiede centinaia di anni. Il team di ricerca ha osservato le larve del corallo <strong><em>&#8220;Mustard Hill&#8221;</em></strong> per 48 ore, pari al tempo necessario per la maggior parte di queste di stabilizzarsi su una superficie solida: i risultati preliminari hanno dimostrato come gli organismi a contatto con il liquido disperdente non riescano a concludere il processo, mentre paradossalmente non abbiano problemi quelle poste in un mix di acqua e petrolio.</p>
<p>&#8220;Dovremmo testare le conseguenze su tutti i differenti tipi di corallo &#8211; ha affermato Steve Ross, zoologo alla University of North Carolina di Wilmington- non essendo ancora in grado di fare questo passaggio io penso tuttavia che possiamo pensare che se c&#8217;è un impatto negativo su un tipo di corallo, ce ne sarà uno altrettanto dannoso sugli altri&#8221;.</p>
<p>Leggi la fonte: <a title="Chiusa la falla con iniezione fango" href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/08/03/visualizza_new.html_1877925032.html" target="_blank">Ansa.it</a></p>
<p>Guarda il video in cui viene illustrata l&#8217;operazione Static Kill:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Jt_LAJgjBJM?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/Jt_LAJgjBJM?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F08%2F05%2Fgolfo-del-messico-chiusa-la-falla-con-una-mega-iniezione-di-fango-ma-il-corallo-muore%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Marea nera: c&#8217;è un nuovo allarme, si è aperta un&#8217;altra falla.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata qualche giorno prima. Il governo americano chiede un nuovo piano di emergenza alla Bp. Un&#8217;altra fuoriuscita di petrolio sarebbe iniziata nell&#8217;area del pozzo sul fondo dell&#8217;oceano nel Golfo del Messico che era stato appena tappato. Il timore è che la fuga [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/22/marea-nera-ce-un-nuovo-allarme-si-e-aperta-unaltra-falla/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla cupola di contenimento collocata qualche giorno prima. Il governo americano chiede un nuovo piano di emergenza alla Bp.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9429" title="marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera3.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un&#8217;altra <strong><em>fuoriuscita di petrolio</em></strong> sarebbe iniziata nell&#8217;area del pozzo sul fondo dell&#8217;oceano nel Golfo del Messico che era stato appena tappato.</p>
<p>Il timore è che la fuga sia dovuta proprio alla <a title="Top Hat, tappo per arginare la marea nera" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/13/top-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera/" target="_self">cupola di contenimento</a> collocata la scorsa settimana dai tecnici della Bp.</p>
<p>Lo hanno detto, con grande allarme, le stesse autorità statunitensi che ora chiedono all&#8217;azienda britannica di tenersi pronta alla riapertura del pozzo appena sigillato.</p>
<p>In serata il governo ha diffuso una lettera del responsabile statunitense della pulizia, indirizzata a Bob Dudley, capo delle operazioni in loco della Bp, nel quale si fa riferimento a una nuova perdita e ad altre &#8220;anomalie&#8221; di natura sconosciuta.</p>
<p>La Bp ha installato la scorsa settimana un&#8217;enorme <strong><em>campana</em></strong> sull&#8217;orifizio da cui fuoriesce greggio nel mare e che, da giovedì, funziona come una specie di tappo.<span id="more-9428"></span> Da giovedì l&#8217;azienda sta realizzando anche i <strong><em>test di pressione</em></strong> per verificare se il pozzo sia in buono stato.</p>
<p>Allen ha fatto notare che i livelli di pressione sono inferiori al previsto e ha esortato a capire i motivi. Le cause, ha spiegato, potrebbero essere due: o è diminuita la quantità di petrolio nel pozzo o ci sono potenziali fughe dovute a danni nella struttura. Il timore del governo Usa è che il tappo possa spingere il petrolio a defluire da altri punti se la struttura del pozzo è fragile.</p>
<p>Leggi la <a title="Marea nera" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/19/news/marea_nera_nuova_falla-5668253/" target="_blank">fonte</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F22%2Fmarea-nera-ce-un-nuovo-allarme-si-e-aperta-unaltra-falla%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>La mobilità sostenibile come concetto universale.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 09:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concetto di mobilità si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: si è partiti con le auto meno inquinanti, euro 4, euro 5, fino a stabilire zone a traffico limitato, e a rivisitare nel complesso il movimento di persone e merci in modalità privata e pubblica. La ricerca di nuove modalità di mobilità sostenibile è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/22/la-mobilita-sostenibile-come-concetto-universale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il concetto di mobilità si è evoluto moltissimo negli ultimi anni: si è partiti con le auto meno inquinanti, euro 4, euro 5, fino a stabilire zone a traffico limitato, e a rivisitare nel complesso il movimento di persone e merci in modalità privata e pubblica. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobilita-sostenibile.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9417" title="mobilita-sostenibile" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobilita-sostenibile.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La ricerca di nuove modalità di <strong><em>mobilità sostenibile</em></strong> è incessante, e le città di ogni parte approdano, in tempi estremamente variabili, a questa consapevolezza.</p>
<p>I cittadini oggi sanno valorizzare di più il nesso mobilità-ambiente, e così, anche attraverso organizzazioni, esercitano pressioni sulle istituzioni affinché adottino misure adeguate.</p>
<p>A Milano, ad esempio, una delle misure che ha fatto molto discutere è l’<strong><em>Ecopass</em></strong>; è una misura di disincentivo, consistente in un pedaggio che alcune auto devono pagare per poter accedere al centro di Milano.</p>
<p>Ma si sono evoluti i criteri considerati, e la mobilità viene valorizzata anche in Paesi in Via di Sviluppo o, comunque, non particolarmente sviluppati come i nostri.</p>
<p>La città brasiliana di <strong><em>Curitiba</em></strong> è riuscita a pedonalizzare il centro in un solo weekend: questa scelta fu dapprima molto criticata, specialmente dai commercianti e da altre<span id="more-9410"></span> categorie, che temevano una contrazione delle loro attività in corrispondenza ai limiti mobili, ma la scelta si è rivelata vincente, perché ne hanno tratto ampio guadagno; oggi Curitiba viene definita la capitale ecologica del Brasile.</p>
<p>Da menzionare anche la città colombiana di <strong><em>Bogotà</em></strong> che, consapevole dell’eccessivo costo della costruzione di una metropolitana, ha preferito costruire il “Trans Millenium”: autobus che vanno alla stessa velocità delle metro e in corsie riservate.</p>
<p>Anche città europee come Berlino, Amsterdam, Amburgo, hanno qualcosa per cui essere apprezzate, così come l&#8217;<strong><em>Italia</em></strong>, che è costantemente al lavoro, attraverso istituti specializzati e centri di ricerca (come lo IEFE-Università Bocconi di Milano), per individuare forme sempre nuove di mobilità sostenibile.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F22%2Fla-mobilita-sostenibile-come-concetto-universale%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>&#8220;Top hat 10&#8243;, il nuovo tappo per cercare di arginare la marea nera.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/07/13/top-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 14:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ennesimo tentativo per arginare la marea nera nel Golfo del Messico. La Bp è riuscita a posare il nuovo &#8220;tappo&#8221; sul pozzo di petrolio nei fondali. Michelle Obama: &#8220;Importante per il Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli&#8221;. La copertura dovrebbe riuscire a contenere integralmente la fuga dei milioni di litri [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/13/top-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ennesimo tentativo per arginare la marea nera nel Golfo del Messico. La Bp è riuscita a posare il nuovo &#8220;tappo&#8221; sul pozzo di petrolio nei fondali. Michelle Obama: &#8220;Importante per il Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli&#8221;.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tappo-top-hat-10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9357" title="tappo-top-hat-10" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tappo-top-hat-10.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong><em>copertura</em></strong> dovrebbe riuscire a contenere integralmente la fuga dei milioni di litri di greggio che da oltre tre mesi si riversano quotidianamente nell&#8217;oceano.</p>
<p>Le prossime 48 ore saranno cruciali per capire se l&#8217;<em><strong>operazione </strong></em>ha avuto successo: le immagini diffuse sul sito internet del gruppo petrolifero britannico mostrano la posa del tappo a una profondità di 1.500 metri.</p>
<p>Battezzato <strong>&#8220;top hat 10&#8243;</strong>, il nuovo imbuto sostituisce il <a title="Piano-Cup-and-Cut" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/04/marea-nera-piano-%E2%80%9Ccup-and-cut%E2%80%9D-un-tappo-sulla-falla-per-arginare-lo-sversamento/" target="_self">modello precedente</a> che raccoglieva al massimo 25.000 barili di petrolio, contro i 35.000-60.000 che sgorgavano dal pozzo.</p>
<p>Saranno chiuse le valvole del gigantesco coperchio per controllare la pressione interna del pozzo e verificare il flusso del petrolio.</p>
<p>Dalle prime immagini tv il nuovo tappo spesso cinque metri e del peso di 40 tonnellate posato dai robot sottomarini sembra aver fermato completamente la fuoriuscita di<span id="more-9350"></span> greggio e sarebbe la prima volta negli 84 giorni trascorsi dall&#8217;esplosione della piattaforma Deepwater Horizon.</p>
<p>La Bp non ha voluto comunque garantire il successo del <strong><em>nuovo tentativo</em></strong>, sottolineando come questa operazione sia assolutamente eccezionale e senza precedenti &#8220;a questa profondità e in queste condizioni&#8221;. &#8220;La sua efficacia e capacità di contenere il greggio e il gas non possono essere assicurate&#8221;, mette in guardia la compagnia.</p>
<p>Ma se dovesse funzionare, la Bp conta entro inizio agosto di riuscire a mettere in opera i due primi nuovi pozzi di soccorso che dovrebbero bloccare definitivamente la fuga di greggio.</p>
<p>Nel frattempo è giunta in Florida la first lady, <strong><em>Michelle Obama</em></strong>, che ha invitato i turisti a non abbandonare la costa del Golfo: &#8220;E&#8217; importante per il resto del Paese sapere che questi posti continuano ad essere vivi e belli come lo sono sempre stati in precedenza&#8221;.</p>
<p>Sul fronte giuridico, il governo Usa ha annunciato una nuova moratoria sulle perforazioni offshore in profondità, per sostituire quella attualmente sospesa dal tribunale federale, perché &#8220;troppo estesa&#8221;. La nuova moratoria sarà in vigore fino al 30 novembre.</p>
<p>Leggi la<a title="Tappo per fermare il petrolio" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/13/news/bp_un_nuovo_tappo_per_fermare_il_petrolio_michelle_obama_turisti_non_abbandonate_la_florida-5548757/?ref=HREC1-10" target="_self"> fonte</a>.</p>
<p>Guarda il video del posizionamento del nuovo tappo sulla falla:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pkrnMu9IIPs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/pkrnMu9IIPs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F13%2Ftop-hat-10-il-nuovo-tappo-per-cercare-di-arginare-la-marea-nera%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Green Post: Poste Italiane è promotrice di un progetto su scala europea.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 10:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’analisi dell’inquinamento ambientale delle città italiane è importante concentrarsi su diversi aspetti, che comprendono anche il trasporto delle merci (buste, pacchi, prodotti), la mobilità delle persone (mezzi pubblici) e la sicurezza. Per quanto riguarda le merci, Poste Italiane sta pensando di utilizzare, specialmente nei centri storici, solo mezzi elettrici per lo smistamento dei diversi materiali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/green-post-poste-italiane-e-promotrice-di-un-progetto-su-scala-europea/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nell’analisi dell’inquinamento ambientale delle città italiane è importante concentrarsi su diversi aspetti, che comprendono anche il trasporto delle merci (buste, pacchi, prodotti), la mobilità delle persone (mezzi pubblici) e la sicurezza.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Progetto-Green-Post.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9305" title="Progetto-Green-Post" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Progetto-Green-Post.jpg" alt="" width="160" height="140" /></a> Per quanto riguarda le merci,<strong><em> Poste Italiane</em></strong> sta pensando di utilizzare, specialmente nei centri storici, solo <strong><em>mezzi elettrici</em></strong> per lo smistamento dei diversi materiali (buste, plichi, e quant’altro) e tutti gli operatori europei hanno espresso un’ampia convergenza al riguardo.</p>
<p>Si tratta del progetto <strong><em>Green Post</em></strong>: questo progetto ha chiuso la sua presentazione con un evento che si è tenuto pochi giorni fa a Bruxelles.</p>
<p>E&#8217; un progetto che Poste Italiane ha sviluppato con altri 8 partners europei beneficiari del contributo europeo (Poste belghe, bulgare, ungheresi) e con la collaborazione di Legambiente, dell&#8217;Università di Perugia, di PostEurop<span id="more-9196"></span> (associazione europea degli operatori postali pubblici), e di Ducati Energia; il tutto con l&#8217;adesione dell&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;energia.</p>
<p>Il progetto prevede l’uso di un <strong><em>quadriciclo</em><em> elettrico</em></strong> o<strong><em> ibrido</em></strong>, che offre prestazioni variabili a seconda della tipologia: autonomia di 50 km per il veicolo elettrico, autonomia di 300 km per il veicolo ibrido, e l’uso di questo mezzo sarà strettamente correlato alle esigenze organizzative del territorio.</p>
<p>Stiamo parlando di circa <strong><em>43 mila veicoli</em></strong> in mano alle Poste italiane, di cui 27 mila sono motocicli: insomma, se pensiamo che migliaia di mezzi si muovono a impatto zero invece di inquinare, capiamo bene l’importanza del progetto.</p>
<p>In più, Poste italiane sta rivedendo la conformazione delle proprie zone di recapito, orientandosi verso un maggior numero di zone a piedi, e puntando a incrementare l’uso dei <strong><em>mezzi elettrici</em></strong> (che nei prossimi tempi toccheranno addirittura numeri a tre cifre).</p>
<p>Improvvisi problemi di ricarica della batteria per ora non ve ne sono, perché si ritiene che un’unica ricarica riesca a coprire l’intera zona di recapito. Insomma, meno CO2 e più aria pulita.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F12%2Fgreen-post-poste-italiane-e-promotrice-di-un-progetto-su-scala-europea%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Nichi Vendola: No a trivelle per il petrolio in Puglia!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. In Italia le attenzioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/nichi-vendola-no-al-petrolio-in-puglia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9258" title="piattaforme petrolifere" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In Italia le attenzioni delle grandi aziende petrolifere sono rivolte alla Puglia.</p>
<p>A<strong><em> Monopoli </em></strong>(a sud di Bari) si sta tentando di installare <strong><em>trivelle</em></strong> per il greggio; così come si è rischiato accadesse anche per le Isole Tremiti, un paradiso terrestre ricco di turisti e caro a Lucio Dalla.</p>
<p>Altre compagnie, come una società di Houston, vogliono perfino spingersi nell&#8217;entroterra pugliese, nella Murgia, che è anche sede di un favoloso parco nazionale.</p>
<p>Questa colonizzazione avvalora l&#8217;opinione pubblica crescente della popolazione del Sud Italia che si considera la &#8220;pattumiera&#8221; del Paese. Giuseppe<span id="more-9216"></span> Deleonibus, ingegnere ambientale e portavoce del comitato <strong><em>&#8220;No petrolio, Sì energie rinnovabili&#8221;</em></strong>, dice: &#8220;è una vera e propria colonizzazione&#8221;, cominciata da quando il ministero dell&#8217;Ambiente ha dato il via libera per le ricerche in Puglia.</p>
<p>Le autorità delle regioni si ribellano, la gente protesta in piazza, e il Presidente della regione, <strong>Nichi Vendola</strong>, ha imposto il suo Stop alla &#8220;marcia nera&#8221;.</p>
<p>Le coste della Puglia sono per la maggior parte premiate da diverse Bandiere Blu e, come dice il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella: &#8220;è assurdo non capire la forza e la vitalità di questo territorio&#8221;.</p>
<p>Il no emerge ovunque. Alcuni biologi esprimono il rischio per la fauna marina e gli esperti come Maria Rita D&#8217;Orsogna, ricercatrice italoamericana, spiegano che gli effetti dell&#8217; idrogeno solforato sprigionato dalle trivellazioni può provocare disturbi neurologici e respiratori.</p>
<p>Gli abitanti di Monopoli sono increduli: &#8220;ma come, c&#8217;è del petrolio sotto il nostro mare?&#8221;. Oltre al mondo politico della regione, anche quello dello spettacolo insorge: da Al Bano a Lucio Dalla.</p>
<p>La protesta di Nichi Vendola, insieme a quella del <strong>Comitato VIA</strong> (Valutazione Impatto Ambientale), ha ottenuto lo stop nelle costruzioni. Tuttavia c&#8217;è chi pensa che il &#8220;vero stop&#8221; sia stato un evento fortuito, una coincidenza dovuta all&#8217;incidente della piattaforma petrolifera al largo della Lousiana, che ha creato danni irreparabili all&#8217;Oceano e agli USA.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F12%2Fnichi-vendola-no-al-petrolio-in-puglia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Il velivolo Solar Impulse in volo per 24 ore: il successo dell&#8217;energia solare.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/il-velivolo-solar-impulse-in-volo-per-24-ore-il-successo-dellenergia-solare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il sogno è diventato realtà: l’uomo, con il suo ingegno messo a servizio dell’ambiente, ha prevalso sullo scetticismo, realizzando il primo aereo alimentato ad energia solare.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solar-impulse.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9229" title="solar-impulse" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/solar-impulse.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il pilota André Borschberg e il mezzo “Solar Impulse HB-SIA” sono tornati dal cielo notturno, con quell’aria festante di chi prova a tutto il mondo che volare non significa per forza inquinare. E così, ora, media e cittadini restano affascinati da questo successo.</p>
<p>Questo nuovo velivolo è un ultraleggero che non necessita di combustibile perché è alimentato ad energia solare.</p>
<p>Il primo test di volo era stato effettuato nel dicembre dello scorso anno, ma su un breve tratto di 300 metri e a bassa altezza (a meno di 1 metro dal terreno).</p>
<p>Poi un altro test nell’aprile di quest’anno, per circa un’ora e mezzo, a 1200 metri di altitudine. Ma ora la svolta più grande.</p>
<p>La mattina del 7 luglio l’aereo è decollato alle ore 7 circa, dall’aerodromo di Payerne (Svizzera), e si è mantenuto in volo per tutta la notte, in virtù dell’ingente<span id="more-9200"></span> quantitativo di energia accumulato durante il giorno. La velocità media è stata di 23,2 nodi (43 km/h), toccando a volte i 68 nodi (126 km/h).</p>
<p>Ed è atterrato la mattina successiva nello stesso aerodromo. E&#8217; stato in grado di mantenersi in volo per un arco di tempo di 24 ore, e necessita di soli 90 metri per decollare, sfruttando 12mila celle fotovoltaiche (poste sulle ali), che alimentano quattro motori elettrici da 10 cavalli ciascuno.</p>
<p>Gli artefici del progetto hanno così coronato un sogno durato anni: anni di sperimentazioni, prove, ostacoli; i media, con le loro domande e i loro dubbi, hanno contribuito a focalizzare l’attenzione del mondo verso questi test.</p>
<p>Bertand Piccard e André Borschberg sono tra i principali artefici del Solar Impulse, e il loro obiettivo dichiarato è compiere un giro del mondo entro il 2013, attraverso cinque tappe.</p>
<p>Guarda il video del volo di Solar Impulse:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-HIa4XwV4WE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/-HIa4XwV4WE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F12%2Fil-velivolo-solar-impulse-in-volo-per-24-ore-il-successo-dellenergia-solare%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le biomasse forestali per produrre energia.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c&#8217;è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità. La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/05/le-biomasse-forestali-per-produrre-energia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c&#8217;è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biomassa-forestale.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9184" title="biomassa-forestale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biomassa-forestale.png" alt="" width="150" height="150" /></a>La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse legnose per la produzione di energia e di prodotti rinnovabili rappresentano probabilmente il più rilevante contributo degli ecosistemi forestali alla riduzione della concentrazione atmosferica di gas serra, come richiesto dal Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Sul quadro normativo, se ci riferiamo ad impianti alimentati a biomasse legnose per la produzione di energia elettrica o cogenerazione, le soglie da considerare sono molto precise: fino a 200 kw è necessaria semplicemente una DIA (Denuncia di Inizio Attività: è un atto di tipo amministrativo), mentre oltre questa soglia bisogna considerare l’Autorizzazione Unica, nell’ambito della “conferenza di servizi”, il che significa seguire una procedura un po’ più complessa.</p>
<p>Recentemente è stata considerata l’idea di utilizzare la DIA fino ad un 1Mw di produzione elettrica, ma sono stati espressi dei dubbi, perché, se così fosse, un soggetto<span id="more-9109"></span> che sviluppi un impianto, ad esempio, di 800kw, deve fare un lungo giro di interlocutori (Vigili del fuoco, Provincia, Comune, Enel, Usl, etc&#8230;), il che, a questo punto, rientra idealmente nella procedura relativa alla Autorizzazione Unica.</p>
<p>Quindi, perché elevare il livello di kw per l’uso della DIA, se in prossimità di 1MW è comunque necessario seguire una procedura tipica dell’Autorizzazione Unica che vedrebbe l’operato di soggetti appositamente predisposti?</p>
<p>Per quanto concerne la regolamentazione delle emissioni, vige la distinzione tra polveri totali, carbonio organico totale, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, e altre, e sono previsti degli appositi limiti di emissione.</p>
<p>Sull’approvvigionamento, è chiaro che bisogna privilegiare la filiera corta, altrimenti si rischia di creare consumo e costi per condurre il materiale sul posto (ossia presso gli impianti).</p>
<p>La CO2 emessa per produrre energia non incrementa anidride carbonica nell’ambiente, ma è la stessa che le piante usano per crescere; poi, al loro sfiorire, essa torna nell’atmosfera attraverso i normali processi degradativi della sostanza organica.</p>
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		<title>Marea nera: L&#8217;uragano Alex complica le operazioni per arginare il disastro ambientale.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:22:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro nazionale uragani degli Usa rende noto che l&#8217;uragano Alex si è abbattuto nel nordest del Messico. Il suo passaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni in corso per arginare la marea nera. L&#8217;uragano Alex è il primo in giugno da 15 anni. Come se non bastassero per la Bp i guai provocati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/01/marea-nera-uragano-alex-complica-le-operazioni-per-arginare-il-disastro-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Centro nazionale uragani degli Usa rende noto che l&#8217;uragano Alex si è abbattuto nel nordest del Messico. Il suo passaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni in corso per arginare la marea nera. L&#8217;uragano Alex è il primo in giugno da 15 anni.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Uragano-Alex.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9151" title="Uragano-Alex" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Uragano-Alex.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Come se non bastassero per la Bp i guai provocati dalle migliaia di barili di petrolio che da 71 giorni sgorgano dal fondo del mare, nel Golfo del Messico ha fatto la sua comparsa l&#8217;uragano Alex.</p>
<p>L&#8217;occhio dell&#8217;uragano Alex, il primo della stagione ciclonica dell&#8217;Atlantico e e il primo in giugno da 15 anni a questa parte, ha raggiunto la notte scorsa (alle 4 ora italiana) la costa nord-orientale del Messico, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti.</p>
<p>Alex, che viaggia a una velocità media di 165 chilometri orari, ha sollevato sulla superficie del Golfo onde anche di 4 metri che hanno reso vani tutti gli sforzi fatti finora. Alex è accompagnato da piogge torrenziali e venti impetuosi.</p>
<p>Molte attività in corso sono state sospese e le imbarcazioni da giorni in mare per pulire dal petrolio sono rientrate in porto e, dopo l&#8217;uragano, i programmi di lavoro dovranno ricominciare da zero. La Bp ha proposto alle altre compagnie l’istituzione di un fondo di<span id="more-9148"></span> assistenza, per ammortizzare i costi del disastro.</p>
<p>Quando ha toccato terra, Alex ha cominciato a indebolirsi; ma è ancora considerato un uragano di categoria due sulla scala di intensità Saffir-Simpson, che ne ha un massimo di cinque. Alex dovrebbe dissiparsi in un paio di giorni.</p>
<p>Intanto dai villaggi di pescatori in Messico a sud del confine con gli Stati Uniti sono state allertate 23 mila persone e circa 17 mila persone evacuate, mentre il presidente Usa, Barack Obama, ha dichiarato lo stato di emergenza in Texas. Le autorità messicane hanno già riportato una vittima, ma in realtà la situazione è favorita dal fatto che la tempesta si è abbattuta sulle coste in una zona relativamente poco popolata.</p>
<p>Le boe di contenimento piazzate a protezione del litorale dal greggio si sono rivelate totalmente inutili di fronte alla mareggiata. Col risultato che i disastrosi effetti della marea nera da oggi sono visibilissimi sulle coste: decine di chilometri di litorale neri di greggio.</p>
<p>Anche per questo gli Stati Uniti hanno deciso di accettare aiuti dalla comunità internazionale: sono arrivate finora da tutto il mondo 68 offerte di aiuti provenienti da 27 Paesi, soprattutto a livello di personale tecnico esperto in materia.</p>
<p>Quello che preoccupa maggiormente al momento non è il <a title="Allarme marea nera" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/25/allarme-marea-nera-la-falla-si-allarga-un-pescatore-si-suicida/" target="_self">contenimento</a> del petrolio che continua a fuoriuscire dal fondo del mare, ma la bonifica di quello già disperso e che l’uragano purtroppo diffonderà su tutto il Golfo. La Bp aveva annunciato l’arrivo di una nuova unità navale, la Helix Producer, capace di pompare altri 20 mila barili al giorno insieme alle due già operative. Ma l’uragano ha ritardato l’operazione: la nave sarà operativa dal 6 o 7 luglio.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/TYSxEuFAF7k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/TYSxEuFAF7k&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F01%2Fmarea-nera-uragano-alex-complica-le-operazioni-per-arginare-il-disastro-ambientale%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Allarme marea nera: la falla si allarga, un pescatore si suicida.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 13:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un incidente causato da un robot sottomarino ha costretto i tecnici a rimuovere il &#8220;coperchio&#8221; che conteneva il greggio. Il capitano di una nave da pesca si è sparato. &#8220;Anche lui, come tanti altri, aveva perso il lavoro&#8221;. Assume contorni sempre più tragici il disastro provocato dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Bp [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/25/allarme-marea-nera-la-falla-si-allarga-un-pescatore-si-suicida/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Un incidente causato da un robot sottomarino ha costretto i tecnici a rimuovere il &#8220;coperchio&#8221; che conteneva il greggio. Il capitano di una nave da pesca si è sparato. &#8220;Anche lui, come tanti altri, aveva perso il lavoro&#8221;.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/golfo-messico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9123" title="golfo messico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/golfo-messico.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Assume contorni sempre più tragici il disastro provocato dalla fuoriuscita di greggio da una piattaforma della Bp nel Golfo del Messico. </p>
<p>Il capitano di una nave da pesca si è suicidato, con un colpo di pistola. Secondo il medico legale, l&#8217;uomo, William Allen Kruse, 55 anni, non aveva problemi di altro genere se non la disperazione per aver perso il lavoro a seguito del disastro ambientale.</p>
<p>Ci sarebbe anche un&#8217;altra vittima, anche se le autorità della Louisiana spiegano che non si trattarebbe di un decesso direttamente legato alle operazioni di contenimento del greggio. </p>
<p>E l&#8217;emergenza continua: in seguito a un incidente provocato da un robot sottomarino, i tecnici sono stati costretti a rimuovere il &#8220;coperchio&#8221; che conteneva la fuoriuscita di<span id="more-9114"></span> petrolio. E la Bp mostra di non essere in grado di fermare la catastrofe.</p>
<p>Una collisione provocata da un robot sottomarino, con conseguente fuga di gas. Questo l&#8217;incidente in seguito al quale i tecnici che lavorano alla piattaforma sono stati costretti a rimuovere il <a title="La BP sapeva di falle nel sistema di sicurezza" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa/" target="_self">sistema di contenimento</a> che limitava la fuoriuscita di petrolio, lasciando di nuovo libera la falla che sparge greggio in mare, come ha spiegato l&#8217;ammiraglio Thad Allen, coordinatore delle operazioni.</p>
<p>Il container superiore, tuttavia, sarebbe stato controllato e dovrebbe essere rimesso al suo posto nelle prossime ore, anche se la riattivazione del sistema di contenimento potrebbe richiedere &#8220;un tempo considerevolmente più lungo&#8221;. Il sistema era stato installato lo scorso 3 giugno ed era riuscito a catturare fino a oggi 16.600 barili di greggio al giorno.</p>
<p>In questo scenario si è svolta la prima giornata di lavoro il neoresponsabile di Bp America, Bob Dudley. La società ha infatti optato per un cambio della guardia nel Golfo del Messico dopo le pessime figure dall&#8217;ex direttore esecutivo, Tony Hayward, e la responsabilità delle operazioni in America e Asia è stata affidata al 55enne Dudley che da oggi lavorerà fianco a fianco con le autorità Usa.</p>
<p>Leggi la<a title="La falla si allarga" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/06/23/news/tecnici_morti_luisiana-5094235/" target="_blank"> fonte</a>.</p>
<p>Guarda il video del racconto di un pescatore che ha tentato di suicidarsi &#8220;Golfo del Messico: è psicosi petrolio&#8221;:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bvGSpywYzAA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/bvGSpywYzAA&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Disastro ambientale nel Golfo del Messico: la BP sapeva di falle nel sistema di sicurezza della piattaforma esplosa.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:35:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La British Petroleum sapeva che c&#8217;erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest&#8217;ultima esplodesse e causasse uno dei disastri ambientali più ingenti dei nostri tempi. Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all&#8217;esplosione, la BP sapeva dei problemi nel sistema di sicurezza. L&#8217;operaio si chiama Tyrone Benton [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La British Petroleum sapeva che c&#8217;erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest&#8217;ultima esplodesse e causasse uno dei disastri ambientali più ingenti dei nostri tempi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9053" title="esplosione-piattaforma-petrolifera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/esplosione-piattaforma-petrolifera1.jpg" alt="esplosione-piattaforma-petrolifera" width="160" height="150" /> Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all&#8217;esplosione, la BP sapeva dei problemi nel sistema di sicurezza.</p>
<p>L&#8217;operaio si chiama Tyrone Benton e, in una interessante intervista shock, dichiara alla BBC che il sistema di sicurezza difettoso responsabile della falla non fu riparato, ma soltanto chiuso e che ci si affidò ad un secondo sistema di sicurezza.</p>
<p>Benton continua affermando che la responsabilità della manutenzione dei sistemi di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (poi esplosa lo scorso 20 aprile) era della compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, la quale ha affermato, prima dell&#8217;incidente, di aver testato con successo quel sistema di sicurezza.</p>
<p>Il sistema di sicurezza è chiamato <em>&#8220;blowout preventer&#8221;</em> (Bop), e serve proprio a &#8220;prevenire&#8221; le fughe di gas: si tratta del sistema di sicurezza più importante dell&#8217;intera piattaforma, in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale.<span id="more-9041"></span></p>
<p>Il meccanismo che impedisce le fughe di gas è il più critico di tutta la piattaforma. Il <em>Bop</em> è stato progettato per prevenire <a title="Il disastro ambientale nel Golfo del Messico evoca l'11 settembre" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/obama-il-disastro-ambientale-della-marea-nera-evoca-l11-settembre/" target="_self">disastri ambientali</a> proprio come quello del 20 aprile 2010 nel Golfo del Messico.</p>
<p>La parte funzionale alla prevenzione dei disastri del Bop, dice ancora la Bbc, sono delle unità di controllo (<em>control pods</em>), che rilevano se vi sono irregolarità.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo notato</em> &#8211; racconta l&#8217;operaio sopravvissuto Tyrone Benton -<em> una perdita sull&#8217;unità di controllo e abbiamo informato gli uomini della compagnia&#8221;</em>. Questi ultimi <em>&#8220;stanno in una sala di controllo, da dove potevano accendere o spegnere quell&#8217;unità di controllo e accenderne un&#8217;altra, così da non dover interrompere la produzione&#8221;.</em></p>
<p>Intervistato dalla BBC, il professor Tad Patzek, dell&#8217;Università del Texas, ha definito &#8220;inaccettabile&#8221; questo comportamento: <em>&#8220;Se si intuisce che il Bop non sta funzionando a dovere, lo si deve riparare a qualunque costo&#8221;</em>.</p>
<p>Secondo l&#8217;operaio, riparare l&#8217;unità di controllo piuttosto che attivarne un&#8217;altra avrebbe però significato interrompere temporaneamente l&#8217;attività di trivellazione sulla piattaforma Deepwater Horizon, <em>&#8220;che </em>- ha aggiunto &#8211; <em>costava alla BP 500mila dollari (circa 400mila euro) al giorno&#8221;.</em></p>
<p>Per arginare la marea nera nel Golfo del Messico, la British Petroleum ha riferito di aver speso finora circa due miliardi di dollari tra lavori di recupero del petrolio, perforazione del pozzo di soccorso, donazioni agli Stati rivieraschi del Golfo e somme versate alle autorità federali.</p>
<p>Nei giorni scorsi la compagnia, che ha ricevuto 65mila richieste di risarcimento e ne ha soddisfatte 32mila, per un totale di 105 milioni di dollari, ha annunciato la creazione, su richiesta della Casa Bianca, di un fondo di 20 miliardi per garantire il pagamento dei costi.</p>
<p>Secondo gli esperti il pozzo ha una riserva di circa 50 milioni di barili e con un flusso di 60mila giornalieri potrebbe continuare a disperdere oro nero in mare per un periodo dai due ai quattro anni.</p>
<p>Una volta esaurito il gas naturale contenuto nel giacimento &#8211; forza motrice del greggio, che deve vincere una pressione di 150 atmosfere &#8211; il tasso di perdita sarebbe però di gran lunga inferiore.</p>
<p>La BP e l&#8217;amministrazione Obama sperano di poter arginare completamente la fuga entro il prossimo agosto con lo scavo di altri due pozzi collaterali, in modo da far defluire il greggio. In caso di fallimento, le conseguenze ambientali sarebbero incalcolabili.</p>
<p>Guarda il video: &#8220;Louisiana &#8211; Gli  uccelli ricoperti di petrolio&#8221;</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/vTT6WtLwdi4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/vTT6WtLwdi4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F06%2F21%2Fdisastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-la-bp-sapeva-di-falle-nel-sistema-di-sicurezza-della-piattaforma-esplosa%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Colin Beavan pubblica &#8220;Un anno a impatto zero&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2. Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/colin-beavan-pubblica-un-anno-a-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9026" title="impatto-zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto-zero.jpg" alt="impatto-zero" width="150" height="150" />Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.</p>
<p>Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché <em>“l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”</em>.</p>
<p>Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.</p>
<p>A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso<span id="more-8982"></span> a utilizzare una serie di mezzi di cui non abbiamo realmente bisogno.</p>
<p>Però dovremmo capire che ci sono delle cose di cui si può fare a meno, e delle altre invece che vanno utilizzate fino a un certo livello, corrispondente all’idea di sostenibilità ambientale. Ecco, la lavatrice sembra rientrare tra quei mezzi il cui uso è diventato ormai inevitabile e necessario.</p>
<p>La figlia di Beavan aveva 2 anni quando è stato fatto l’esperimento: su di lei, i genitori hanno iniziato ad usare il pannolino non usa e getta, bensì in tessuto. Dopo un po’ di tempo, la bambina si era così abituata a quello in tessuto, da rifiutare il ritorno all’usa e getta. Abitudine, si tratta di abitudine.</p>
<p>Ma lo scrittore dice la sua anche sul problema del carbone e l’uso delle energie rinnovabili: <em>“Dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Dobbiamo smetterla di usare il carbone. Che non durerà per sempre. </em></p>
<p><em>Per far questo, bisogna aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Una soluzione sarebbe tassare gli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo.</em></p>
<p><em>Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, in modo che il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Da qui bisogna partire.”</em></p>
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		<title>Obama: &#8220;il disastro ambientale della marea nera evoca l&#8217;11 settembre&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 11:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente degli Stati Uniti Obama dichiara: il disastro della marea nera evoca l&#8217;11 settembre perché cambierà per gli anni a venire la psicologia dell&#8217;America. Ed ha aggiunto: penso che questo disastro modificherà il modo di pensare l’ambiente e l’energia per molti anni. Queste le parole di Obama, che vogliono sottolineare che, come l’undici settembre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/obama-il-disastro-ambientale-della-marea-nera-evoca-l11-settembre/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente degli Stati Uniti Obama dichiara: il disastro della marea nera evoca l&#8217;11 settembre perché cambierà per gli anni a venire la psicologia dell&#8217;America. Ed ha aggiunto: penso che questo disastro modificherà il modo di pensare l’ambiente e l’energia per molti anni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8989" title="marea nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera2.jpg" alt="marea nera" width="150" height="130" />Queste le parole di Obama, che vogliono sottolineare che, come l’undici settembre ha mostrato la vulnerabilità degli americani, così la marea nera sta mettendo in evidenza che uno dei pilastri dell’economia statunitense, l’industria petrolifera, non è così sostenibile e sicuro a livello ambientale.</p>
<p>La marea nera nel Golfo del Messico avrà conseguenze negative sul futuro degli Stati Uniti in un modo che «ricorda l&#8217;11 settembre». È molto forte il paragone a cui ha scelto di ricorrere Barack Obama per esprimere a pieno la sua preoccupazione, e la sua rabbia, per il disastro ambientale provocato dall&#8217;esplosione della piattaforma della Bp.</p>
<p>Barack Obama, accusato sia a destra che a sinistra di lentezza nella reazione alla catastrofe, ha promesso che prenderà misure «coraggiose» per combatterla e che userà il resto della sua presidenza per guidare gli Stati Uniti verso «un nuovo modo di fare affari in fatto<span id="more-8985"></span> di energia».</p>
<p>Dopo le pesanti critiche rivolte dall&#8217;amministrazione Usa contro la Bp, che la ritiene responsabile del <a title="Marea nera, conseguenze disastrose per anni" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/marea-nera-nel-golfo-del-messico-conseguenze-disastrose-per-anni/" target="_self">disastro ambientale</a> provocato dalla fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma al largo della Louisiana, il presidente Barack Obama si è confrontato con il premier britannico David Cameron, che aveva invece difeso la società petrolifera dopo il crollo in Borsa.</p>
<p>Bp stima che la marea nera provocata dall&#8217;esplosione di una delle sue piattaforme nel Golfo del Messico le è finora costata 1,6 miliardi di dollari. Tale cifra, spiega il gruppo petrolifero, include l&#8217;insieme delle spese che ha affrontato, comprese le misure di pulizia e contenimento dell&#8217;inquinamento, la perforazione del pozzo di emergenza, gli aiuti agli Stati rivieraschi, i danni già rimborsati, e le somme versate alle autorità federali.</p>
<p>La somma, inoltre, include una prima parte dei 60 milioni di dollari che serviranno a finanziare la costruzione di una serie di isole artificiali al largo della Luisiana, per proteggere il suo ecosistema costiero. Bp si è impegnato a versare complessivamente 360 milioni di dollari per la costruzione di questo arcipelago a catena.</p>
<p>La quantità di petrolio finita in mare ogni giorno è, secondo le valutazioni della Guardia costiera, compresa tra i 25 e i 30mila barili e potrebbe arrivare a 40mila: il doppio di quella stimata dalla Bp, il cui sistema di &#8220;cattura&#8221; non riesce a recuperare più di 20 mila barili.</p>
<p>&#8220;Temo che i vostri piani attualmente in atto non rappresentino la massima mobilitazione di risorse necessaria per far fronte alla perdita&#8221; ha scritto il contrammiraglio alla Bp, &#8220;e che non abbiano tenuto conto della possibilità di un&#8217;avaria o un altro imprevisto. Nelle prossime 48 ore la Bp deve individuare un altro modo per contenere la perdita e renderlo operativo al più presto&#8221;.</p>
<p>Guarda il video: &#8220;Un disastro che si poteva evitare. Il commento dell&#8217;oceanografo dell&#8217;ENEA Vincenzo Artale&#8221;:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-8QsnVALC48&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/-8QsnVALC48&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Le &#8220;ecobugie&#8221; dei prodotti sul mercato e il &#8220;greenwashing&#8221; delle aziende.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il greenwashing (letteralmente “lavaggio verde”) è la strategia di comunicazione delle aziende che fanno delle ecobugie il proprio cavallo di battaglia, per &#8220;lavare&#8221; la propria immagine e renderla virtuosa agli occhi dei consumatori. Essere amici dell’ambiente fa tendenza, specialmente per le imprese, che puntano così a dare un’immagine positiva di sé tentando di vendere di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/15/le-eco-bugie-dei-prodotti-sul-mercato-e-il-greenwashing-delle-aziende/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il greenwashing (letteralmente “lavaggio verde”) è la strategia di comunicazione delle aziende che fanno delle ecobugie il proprio cavallo di battaglia, per &#8220;lavare&#8221; la propria immagine e renderla virtuosa agli occhi dei consumatori.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8947" title="greenwashing-ecobugie" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing-ecobugie.jpg" alt="greenwashing-ecobugie" width="150" height="150&quot;" />Essere amici dell’ambiente fa tendenza, specialmente per le<strong><em> imprese</em></strong>, che puntano così a dare un’immagine positiva di sé tentando di vendere di più.</p>
<p>Negli Stati Uniti, 4 consumatori su 10 scelgono prodotti sulla base di parametri<strong><em> “eco”</em></strong>, e la tendenza massiccia a questo “gioco dell’immagine pulita” ha spinto molti a chiedere l’intervento della Federal Trade Commission, che già se ne sta occupando.</p>
<p>Ma in Norvegia si è optato per un intervento davvero drastico: bandire da ogni pubblicità di automobili il riferimento all’ambiente, dato che tutte inquinano.</p>
<p>Il consumatore rischia così di non saper più distinguere chi è davvero <strong><em>“green”</em></strong> da chi non lo è. Infatti, la società di marketing ambientale<strong> <a title="TerraChoice" rel="nofollow" href="http://www.terrachoice.com/" target="_blank">TerraChoice</a></strong> ha analizzato oltre mille<span id="more-8907"></span> prodotti, scoprendo che in 98 casi su 100 le <a title="Greenwashing: grandi pubblicità… senza una concreta realtà." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/greenwashing-grandi-pubblicita-senza-una-concreta-realta/" target="_self"><em><strong>&#8220;ecopretese&#8221;</strong></em></a> erano false!</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-8950" title="greenwashing" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/greenwashing.jpg" alt="greenwashing" width="160" height="140" />Abbiamo quindi delle regole da conoscere, per saper distinguere il prodotto sostenibile dal prodotto falsamente verde.</p>
<p>Ad esempio: un prodotto può esaltare una certa caratteristica ecologica per nasconderne un’altra antiecologica più pesante; oppure viene citata la positività di un test effettuato sul prodotto, ma senza citarne la fonte (trattandosi così di assenza di prove e attendibilità).</p>
<p>Insomma, ecologia e marketing non possono proprio convivere? C’è chi afferma che appena di un prodotto si parla di ecosostenibilità, è sempre bene pensar male! Le imprese devono rendere il concetto di ecologia NON la marchetta per una maggiore vendita, ma un caposaldo della società di oggi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F06%2F15%2Fle-eco-bugie-dei-prodotti-sul-mercato-e-il-greenwashing-delle-aziende%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Auto elettrica: l&#8217;importanza degli strumenti sul territorio e il problema del litio.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 10:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo. Secondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/auto-elettrica-limportanza-degli-strumenti-sul-territorio-e-il-problema-del-litio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Qualche settimana fa la Commissione Europea ha presentato un progetto sul modello di auto del futuro, che si fonda su due pilastri: miglioramento delle prestazioni ambientali e uso di motore a freddo.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8885" title="auto-elettriche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/auto-elettriche1.jpg" alt="auto-elettriche" width="150" height="150" />Secondo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea, il modello che ha più chances di diffondersi in modo cospicuo è quello dell’auto elettrica, e non quello a idrogeno, pur essendo anche quest&#8217;ultimo da considerare come possibilità in sostituzione delle attuali auto a benzina.</p>
<p>Francia, Spagna, Portogallo e Danimarca sono paesi già molto operativi, mentre in Italia i segnali sembrano essere un po’ più timidi.</p>
<p>Ma Tajani assicura che anche qui cresce la volontà di usare l’auto elettrica, con, però, delle difficoltà da non nascondere.</p>
<p>Ad esempio, la FIAT sta già producendo 500 auto elettriche negli Stati Uniti, quindi la tecnologia non manca, ma le questioni spinose sono altre: la risposta del<span id="more-8846"></span> mercato e il rapporto col territorio, il quale deve essere dotato in modo capillare degli adeguati strumenti che permettono alle auto di ricaricarsi. Quindi si pone anche il problema delle infrastrutture, di cui si sta, a quanto pare, tenendo adeguatamente conto.</p>
<p>Insomma, il futuro della mobilità elettrica è legata alla serietà degli impegni che le case automobilistiche e le società del settore prendono, con un lavoro di raccordo che DEVE varcare i confini nazionali e assumere una omogeneità di livello europeo.</p>
<p>Bisogna lavorare sulla questione dell’omologazione, ma anche sulla questione delle materie prime: sappiamo che alla batteria serve anche il litio, che è una materia ad alto rischio, perché si trova solo in alcune parti del mondo.</p>
<p>La Commissione europea, insomma, da un lato lavora secondo un&#8217;idea “a breve termine”, per migliorare l’attività dei motori a caldo (contro inquinamento e CO2) ma dall’altro secondo un&#8217;idea di prospettiva ampia, atta ad introdurre efficacemente nel mercato le auto elettriche.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F06%2F14%2Fauto-elettrica-limportanza-degli-strumenti-sul-territorio-e-il-problema-del-litio%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Thetis, tra i progetti ambientali sostenibili in Cina e l&#8217;aiuto al Mar Morto.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico. Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/thetis-tra-i-progetti-ambientali-sostenibili-in-cina-e-laiuto-al-mar-morto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8873" title="Mar-Rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Mar-Rosso.jpg" alt="Mar-Rosso" width="150" height="150" />Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni di gas serra, ma anche diminuzione della congestione stradale e quindi rapidità degli spostamenti.</p>
<p>A Shangai, in occasione dell’Expo di maggio, Thetis ha studiato le strategie di trasporto pubblico presso i diversi grandi stand dei paesi, vista la marea di gente dall’estero che vi ha partecipato.</p>
<p>Si profila una forte cooperazione tra Cina ed Italia nel settore delle tecnologie ambientali, un fronte in cui la nazione cinese si sta impegnando per conseguire uno sviluppo socio-economico a basso impatto ambientale e nel contempo migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.</p>
<p>Ma Thetis fa di più: si è anche aggiudicata l’appalto per lo studio ambientale<span id="more-8756"></span> integrato che valuterà gli effetti del trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto.</p>
<p>E&#8217; uno studio strategico, specialistico, che approfondisce gli aspetti relativi ai possibili impatti sugli ecosistemi del Mar Rosso, per il possibile trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto, attraverso un’apposita condotta che potrebbe essere realizzata per connettere i due Mari, attraversando il territorio giordano.</p>
<p>Il progetto trova la sua ragion d’essere non solo nella analisi degli ecosistemi in seguito a questo passaggio di acqua, ma anche nella constatazione che il Mar Morto perde ogni anno circa 80 centimetri di profondità e subisce un’evaporazione d’acqua di oltre mille tonnellate all’anno.</p>
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		<title>Al via le &#8220;Cartoniadi della qualità&#8221; proposte da Comieco.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comieco sfida l&#8217;Italia proponendo un&#8217;interessante competizione: le &#8220;Cartoniadi&#8221;. Le città in gara saranno 4 ed avranno 1 mese di tempo per migliorare la qualità della raccolta cittadina di carta e cartone: la città vincitrice si aggiudicherà 30.000 euro. Comieco è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica: raggruppa circa 3.500 aziende della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/11/al-via-le-cartoniadi-della-qualita/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Comieco sfida l&#8217;Italia proponendo un&#8217;interessante competizione: le &#8220;<em>Cartoniadi&#8221;.</em> Le città in gara saranno 4 ed avranno 1 mese di tempo per migliorare la qualità della raccolta cittadina di carta e cartone: la città vincitrice si aggiudicherà 30.000 euro. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8701" title="cartoniadi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cartoniadi1.jpg" alt="cartoniadi" width="150" height="150" />Comieco è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica: raggruppa circa 3.500 aziende della filiera cartaria ed ha come finalità il riciclo e il recupero degli imballaggi di origine cellulosica.</p>
<p>Da vari anni organizza, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della Federazione Italiana Giuoco Calcio, le <em>Cartoniadi, </em>una competizione virtuosa nella quale, per un periodo definito, gli abitanti delle diverse città coinvolte si impegnano collettivamente per incrementare la raccolta di carta, cartone e cartoncino, con l&#8217;obiettivo di vincere gli importanti premi in palio.</p>
<p>L’11 giugno sarà il “Kick off day” dell&#8217;iniziativa del 2010, che vedrà in gara quattro comuni in rappresentanza delle 4 macro-aree italiane: Caserta per il Sud, Livorno per il<span id="more-8647"></span> centro, Monza per il Nord e Sassari per le Isole.</p>
<p>Le 4 città partecipanti avranno tempo fino all’11 luglio per migliorare il più possibile la loro raccolta differenziata di carta e cartone in particolare sotto il profilo della “qualità”, differenziando correttamente e senza errori tutti i materiali a base cellulosica, e vincere così il premio di 30.000 euro messo in palio da Comieco. L’iniziativa ha chiaramente lo scopo di sensibilizzare i cittadini verso la raccolta differenziata coinvolgendoli direttamente nella gara.</p>
<p>Come funzionano le Cartoniadi? Il primo passo sarà l’assegnazione di un punteggio iniziale basato sui livelli qualitativi e quantitativi della raccolta differenziata riscontrati nelle 4 aree prima dell’inizio della manifestazione. Nel corso del mese di gara, si procederà poi ad un doppio monitoraggio della raccolta che terrà conto della percentuale di impurità presenti sia nella raccolta domestica che in quella industriale. Questo indicatore determinerà il punteggio finale.</p>
<p>I cittadini saranno informati sulle regole di base del riciclo dei materiali cellulosici, che purtroppo ancora oggi viene fatto in modo spesso scorretto. Infatti, nonostante 8 italiani su 10 si impegnino giornalmente a separare la carta e il cartone dagli altri rifiuti, sono ancora tanti quelli che non hanno ancora imparato a differenziare correttamente questi materiali.</p>
<p>Ad esempio, un italiano su due dichiara di gettare nella differenziata gli <em>scontrini</em>, un errore ancora molto frequente, nonostante sia stato fatto qualche piccolo passo avanti (a novembre 2009 lo stesso errore lo commetteva il 57% del campione). Il 27% degli intervistati, sbagliando, manda invece alla differenziata la <em>carta sporca di cibo</em> (31% nel 2009), e si confermano frequenti errori come differenziare i <em>giornali ancora avvolti nel cellophane</em> (25%) e i <em>fazzoletti di carta</em> (17%).</p>
<p><em>I consigli principali sono</em>: selezionare correttamente carta e cartone togliendo punti metalli, nastri adesivi e materiali non cellulosici (ad es. il sacchetto di plastica che contiene le riviste); appiattire le scatole prima di buttarle; non mettere nel contenitore i materiali contaminati da cibo e terra; non mettere nel contenitore gli scontrini, la carta oleata e i fazzoletti usati.</p>
<p>“<em>L’obiettivo per queste quattro città</em> – afferma Attoma, presidente di Comieco – <em>è quello di avvicinarsi il più possibile alle percentuali massime di impurità ammesse nella raccolta in forza del nuovo accordo Anci-Conai, che prevede un 3% per la raccolta delle famiglie e un 1,5% per la raccolta commerciale. Nelle precedenti edizioni delle Cartoniadi, abbiamo riscontrato un incremento medio dei volumi di raccolta pari a circa il 30% e un consolidamento di queste buone abitudini del tempo che hanno portato ad almeno un +15%.</em>”</p>
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		<title>La Regione Lombardia introduce la &#8220;mobility card&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[fonti rinnovabili]]></category>
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		<description><![CDATA[In Lombardia, l&#8217;ambiente si lega al numero 3: oltre tre milioni di euro per lanciare il progetto, tremila euro di buoni in cambio della vecchia auto rottamata, e l’impegno a non cambiare auto per tre anni. Si tratta della “mobility card”: dopo tutte le incentivazioni all’acquisto dell’auto, ecco una sorta di disincentivazione. Ma le case [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/11/la-regione-lombardia-introduce-la-mobility-card/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In Lombardia, l&#8217;ambiente si lega al numero 3: oltre tre milioni di euro per lanciare il progetto, tremila euro di buoni in cambio della vecchia auto rottamata, e l’impegno a non cambiare auto per tre anni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8818" title="mobility-card" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mobility-card.jpg" alt="mobility-card" width="170" height="150" />Si tratta della “mobility card”: dopo tutte le incentivazioni all’acquisto dell’auto, ecco una sorta di disincentivazione. Ma le case automobilistiche, vedi la nostra FIAT, possono stare tranquille: nel mirino ci sono le vecchie automobili che puzzano e inquinano le città.</p>
<p>Sono già stati stanziati 3 milioni e 200mila euro, lanciando altresì una proposta davvero impensabile fino a poco tempo fa: 3 mila euro in mobilità sostenibile in cambio della vecchia auto rottamata, a costo zero.</p>
<p>C’è di più: 200 euro di incentivo per l’acquisto di una due ruote a pedali, anche assistiti se necessario. I possessori della carta di credito prepagata dovranno possedere<span id="more-8753"></span> precisi requisiti di reddito e anagrafici, e vivere a Milano.</p>
<p>Ultimo requisito molto chiaro: impegnarsi nel non acquisto di una nuova auto per i successivi 3 anni. La “fortuna verde” sottoforma di buoni si può spendere in corse di autobus, treni, metrò, taxi, e altro ancora. Quindi si nota anche una sensibilizzazione all’uso dei mezzi pubblici, attraverso questi buoni.</p>
<p>La Regione Lombardia per combattere l’inquinamento adotta da tempo importanti misure, come gli incentivi per i cittadini con reddito più basso col fine di acquistare un’auto moderna rottamando la vecchia.</p>
<p>Uno degli obiettivi perseguiti dal presidente della ragione è quello di ridurre al minimo il movimento delle auto nei centri abitati, e migliorare anche i collegamenti tra un paese all’altro (attraverso la creazione di nuove linee ferroviarie per nuovi treni).</p>
<p>Se i cittadini di Milano (e della Lombardia) aderiranno positivamente alla iniziativa, gli incentivi continueranno a crescere. Il sito di riferimento è <a title="Mobility-card" href="http://www.mobilitycard.it/" target="_blank">Mobility-card</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F06%2F11%2Fla-regione-lombardia-introduce-la-mobility-card%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Marea nera nel Golfo del Messico: conseguenze disastrose per anni.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 10:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[BP]]></category>
		<category><![CDATA[conseguenze]]></category>
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		<category><![CDATA[disastro ecologico]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ammiraglio Allen: il petrolio si sta disperdendo. Le operazioni di recupero vanno avanti. Interessati 200 chilometri di coste. Erin Brokovich si schiera con i pescatori. E la Casa Bianca annuncia multe pesantissime alla Bp. La marea nera, dopo le ultime operazioni, è diventata una vasta chiazza di &#8220;centinaia di migliaia di macchie che vanno in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/marea-nera-nel-golfo-del-messico-conseguenze-disastrose-per-anni/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;ammiraglio Allen: il petrolio si sta disperdendo. Le operazioni di recupero vanno avanti. Interessati 200 chilometri di coste. Erin Brokovich si schiera con i pescatori. E la Casa Bianca annuncia multe pesantissime alla Bp.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8741" title="marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera1-150x150.jpg" alt="marea-nera" width="160" height="160" />La marea nera, dopo le ultime operazioni, è diventata una vasta chiazza di &#8220;centinaia di migliaia di macchie che vanno in diverse direzioni&#8221;. Un quadro preoccupante, quello descritto dall&#8217;ammiraglio Thad Allen, coordinatore delle operazioni di contenimento della perdita di greggio nel Golfo del Messico.</p>
<p>Soprattutto se si tiene conto del fatto che la costa della regione risentirà &#8220;per anni&#8221; delle conseguenze del disastro. Tra l&#8217;altro bisogna anche augurarsi che non ci siano uragani in vista, perché in tal caso la Bp sarebbe costretta a fermare le operazioni di contenimento.</p>
<p>Finora la British Petroleum ha speso 1,25 miliardi di dollari per cercare di arginare la marea nera. Una cifra destinata a crescere, soprattutto per via delle multe, ha assicurato Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca: &#8220;Loro sono quelli che hanno colpa e loro si accolleranno i costi che, c&#8217;è da immaginare, saranno ben più alti dei guadagni che potranno<span id="more-8712"></span> ottenere vendendo il petrolio che riusciranno a recuperare. Ci saranno multe che ammonteranno a miliardi di dollari&#8221;.</p>
<p>La Bp ha annunciato di aver raccolto nella sola giornata di sabato 10.500 barili di greggio, grazie alla posa di uno speciale &#8220;<a title="marea nera" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/04/marea-nera-piano-%E2%80%9Ccup-and-cut%E2%80%9D-un-tappo-sulla-falla-per-arginare-lo-sversamento/" target="_blank">imbuto</a>&#8221; sul fondo marino: &#8220;L&#8217;ottimizzazione del dispositivo è in corso e ci attendiamo un miglioramento nei prossimi gironi, ma occorrerà ancora qualche tempo per valutare il successo di questo genere di intervento&#8221;, ha detto un responsabile del colosso petrolifero. L&#8217;obiettivo è quello di arrivare ad aspirare 20.000 barili di petrolio al giorno.</p>
<p>Le conseguenze immediate, ha detto l&#8217;ammiraglio Allen, si faranno sentire per 4-6 settimane dopo che il pozzo che perde nel Golfo del Messico sarà stato sigillato. Al momento sono interessati dal disastro circa 200 chilometri di coste. &#8220;Occuparsi del petrolio in superficie prenderà qualche mese. Per ripristinare l&#8217;ecosistema, l&#8217;habitat della fauna, ci vorranno anni&#8221;, ha detto l&#8217;ammiraglio nella conferenza stampa alla Casa Bianca.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-8721" title="uccello-nel-petrolio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/uccello-nel-petrolio-150x150.jpg" alt="uccello-nel-petrolio" width="150" height="170" /> Tra i protagonisti della vicenda potrebbe entrare anche Erin Brockovich: la paladina dei consumatori e delle vittime delle multinazionali, resa famosa dal film con Julia Roberts, si è messa a disposizione per chiamare la Bp a rispondere non tanto dei danni ambientali, quanto dalle conseguenze che le operazioni di pulizia possono avere sui pescatori.</p>
<p>A lei si sono infatti rivolti circa dieci pescatori che avevano aderito al programma &#8220;Battello delle opportunità&#8221;, lanciato dalla Bp. In un primo tempo era stato detto loro che avrebbero dovuto collaborare a tirar via il greggio dal mare, ma in realtà è stato chiesto di miscelare e riversare in acqua il solvente che avrebbe dovuto diluire il greggio. Ora sostengono che l&#8217;esposizione alle sostanze chimiche e ai vapori li ha fatti ammalare.</p>
<p>Leggi la <a title="Marea nera" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/06/07/news/allen_adesso_ci_sono_migliaia_di_macchie_ma_conseguenze_ambientali_dureranno_anni-4646308/" target="_blank">fonte</a>.</p>
<p>Guarda il video dell&#8217;intervento di Erin Brokovich sulla marea nera:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4GmCTO5VGEc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/4GmCTO5VGEc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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