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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Acqua</title>
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	<description>Il blog attento alla natura</description>
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		<title>Progressivo sbiancamento della barriera corallina: un&#8217;ecosistema in crisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 12:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/progressivo-sbiancamento-della-barriera-corallina-unecosistema-in-crisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le barriere coralline rappresentano l’indubbio fondamento di un sano ecosistema marino, che funge da habitat per una grande varietà di vegetali e animali. Svolgono un ruolo fondamentale in tutta la catena alimentare, dalla più piccola creatura fino agli esseri umani. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13062" title="sbiancamento-coralli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/sbiancamento-coralli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La National Oceanic and Atmospheric Administration (<strong>NOAA</strong>) stima che le barriere coralline sane generano fino a 375 miliardi di dollari ogni anno in cibo, lavoro e turismo.</p>
<p>Ma sono nel contempo vitali e vulnerabili ai cambiamenti, e la combinazione di <strong>aumento</strong> delle <strong>temperature</strong> oceaniche di superficie e aumento dell’<a title="Appello degli scienziati contro l’acidificazione degli oceani" href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/appello-degli-scienziati-contro-lacidificazione-degli-oceani/" target="_self"><strong>acidificazione</strong></a> sta devastando i coralli in tutto il mondo, portando ad uno<strong><em> “sbiancamento” </em></strong>e ad una morìa mai registrati prima.</p>
<p><em>&#8220;In questo momento, le barriere coralline di tutto il mondo sono come la candeggina, il che indica la loro crisi organica&#8221;</em> ha affermato Mark C. Eakin, componente del NOAA.</p>
<p>Questi sbiancamenti si verificano con i cambiamenti nella<strong> salinità</strong> degli oceani, il deflusso di nutrienti e altre sostanze inquinanti, ma alcuni scienziati affermano che questo<span id="more-12965"></span> processo è semplicemente indicativo della enorme sensibilità del corallo nel registrare il <strong>riscaldamento dell&#8217;oceano</strong>.</p>
<p>Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana su un sito americano, grandi eventi di sbiancamento si ripetono ai <strong>Caraibi </strong>ogni cinque anni o anche meno, e con crescente intensità; probabilmente, il ripetersi di questi eventi ha  via via causato il <strong><em>declino inarrestabile della barriera</em></strong>, che continuerà. Questo processo fa pensare ad un futuro tormentato per gli ecosistemi marini tropicali con un clima sempre più caldo.</p>
<p>La studiosa <strong>Rebecca Albright </strong>della <strong>Miami Universit</strong>y, al termine di alcune ricerche, ha affermato che <em>“la sopravvivenza del corallo nuovo potrebbe diminuire del 73% entro il 2100”.</em></p>
<p>Data la sensibilità dei coralli all&#8217;inquinamento, il riscaldamento degli oceani, e l&#8217;acidificazione, i coralli sono il <em>&#8220;canarino in una miniera di carbone&#8221;</em> per gli oceani del mondo. L’<strong>ecosistema marino</strong> ha la capacità di influenzare fortemente l’intero ambiente globale, con delle fortissime implicazioni nella catena alimentare, nel benessere dell’uomo, e nella vivibilità della Terra.</p>
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		<title>Shiro Alga Carta: la carta ecologica fatta con le alghe della Laguna di Venezia.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. Vediamo la sua storia e le sue [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/shiro-alga-carta-la-carta-ecologica-fatta-con-le-alghe-della-laguna-di-venezia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Oggi si fa un uso sempre più grande della carta. Per produrla servono energia e cellulosa, e questo spesso ai danni dell&#8217;ambiente e degli ecosistemi forestali. Per fortuna esistono in commercio carte ecologiche come &#8220;Shiro Alga Carta&#8221;, </strong><strong> fatta con le alghe della laguna di Venezia e fibre FSC. </strong><strong>Vediamo la sua storia e le sue caratteristiche peculiari.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12404" title="shiro-alga-carta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/shiro-alga-carta.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Negli anni ’80 le acque della <strong>Laguna di Venezia</strong> hanno iniziato ad essere infestate da una quantità abnorme di <strong><em>alghe</em></strong> a causa dell&#8217;eccesso di nutrienti artificiali e del perdurare delle alte temperature estive: l&#8217;ecosistema acquatico era  minacciato dal fenomeno dell&#8217;<strong>eutrofizzazione</strong> e i vegetali in eccesso andavano raccolti e smaltiti prima della loro decomposizione.</p>
<p>Così nel 1989 il Magistrato alle Acque di Venezia, in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova e l&#8217;ENEA, iniziò la raccolta delle alghe per prevenire la <strong><em>deossigenazione</em></strong> della laguna. Essendo un materiale difficile da smaltire, si iniziarono ad esaminare varie possibilità per <em><strong>riciclarlo</strong></em>.</p>
<p>Una delle soluzioni, sponsorizzata dall’Unione Europea ed inserita nel progetto LIFE, fu quella di utilizzare le alghe nella <em><strong>fabbricazione della carta</strong></em>, in parziale sostituzione della cellulosa (derivata dall&#8217;abbattimento di alberi!) e di altri materiali. Nel 1993 venne creato<span id="more-12342"></span> il primo campione di<strong> Alga Carta </strong>dall&#8217;azienda Favini.</p>
<p>Oggi questa carta unica al mondo, chiamata <strong>Shiro Carta Alga</strong>, contribuisce in modo geniale ed innovativo alla protezione del fragile ecosistema lagunare, ed in più è ottenuta in modo ecologico. E&#8217; infatti prodotta con Energia Pura, l’energia elettrica compensata da certificati <strong>RECS</strong> (Renewable Energy Certificate System) e contiene, oltre alle alghe, fibre riciclate e certificate <strong>FS</strong>C (Forest Steweadship Council).</p>
<p>Ma come è fatta?</p>
<p>E&#8217; una <strong>carta </strong>opaca, liscia, flessibile, gradevole al tatto e dall&#8217;aspetto leggermente &#8220;puntinato&#8221; (le alghe si intravedono). Le sue colorazioni vanno dal bianco all&#8217;avorio, dal celeste all&#8217;azzurro pallido. E&#8217; adatta a qualsiasi metodo di stampa, punzonatura, perforazione, fustellatura e cordonatura. Le<em><strong> applicazioni</strong></em> nel campo della stampa e del design sono quindi varie: editoria, brochure, coordinati aziendali, shopping bag, packaging, cartoleria, etc&#8230;</p>
<p>Curiosamente, il contenuto di alghe permette alla carta di diventare più bianca nel tempo.</p>
<p>Che dire, ecco un bell&#8217;esempio di come un simbolo del degrado ambientale (eutrofizzazione) può trasformarsi in una <strong>materia prima</strong> che salva le foreste.</p>
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		<title>La COOP lancia la campagna &#8220;Acqua di casa mia&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/la-coop-lancia-la-campagna-acqua-di-casa-mia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Acqua del rubinetto o in bottiglia? Disputa molto importante, ravvivata dagli interventi degli ambientalisti a più riprese. Ma scende ora in campo un colosso della grande distribuzione. </strong></p>
<p><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11721" title="Acqua-di-casa-mia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua-di-casa-mia.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>“Sapete quanta strada deve fare l’acqua per arrivare a casa nostra?”</em></p>
<p>Così esordisce <strong>Luciana Littizzetto </strong>nello spot della COOP.</p>
<p>La campagna si chiama <em><strong>“Acqua di casa mia”</strong></em>, e si basa sulla sensibilizzazione all’uso dell’acqua del rubinetto, e invita a riflettere su numeri chiari, esposti in bella vista sugli scaffali, insieme alle caraffe filtranti di marchio Coop.</p>
<p>Con <strong>195 litri a testa all’anno</strong>, gli italiani sono i primi consumatori d’acqua in Europa, terzi nel mondo dopo Emirati Arabi e Messico. Dalle fonti alla tavola, il trasporto muove 480mila tir, che, messi uno accanto all’altro formano una fila di 8mila chilometri (Roma-Mosca andata e ritorno).<span id="more-11615"></span></p>
<p>Questa operazione <strong>Coop</strong> non punta al guadagno, allo sfruttamento di una idea generale per trarne profitti, ma è un investimento nel futuro, che può senz’altro condurre, in realtà, a delle flessioni di guadagno sull’acqua da parte dei marchi.</p>
<p>La Coop intercetta un trend preciso, quello della diminuzione del consumo di acqua imbottigliata, ma avrà in futuro un consumatore diverso, più maturo e sensibile.</p>
<p>Dopo l’intro iniziale, la popolare comica prosegue lo spot entrando in cucina e avvicinandosi al rubinetto: <em>“…e pensare che hanno inventato una cosa chiamata &lt;tubi&gt;. Per inquinare meno bevo l’acqua del rubinetto: la Coop si impegna a darci un’acqua minerale che arriva da fonti vicine”.</em></p>
<p>Bisogna insomma rivalutare e utilizzare <strong><em>l’acqua del rubinetto</em></strong>, utilizzare (eventualmente) degli espedienti per depurarla, e preferire sempre le fonti vicine.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F15%2Fla-coop-lancia-la-campagna-acqua-di-casa-mia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio.</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 10:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tibor Dobdson, portavoce delle squadre di soccorso ungheresi, ha detto a Reuters che ci sono notizie di morie sporadiche di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio, contaminati dalla fuoriuscita. Le squadre al lavoro sono impegnate nel ridurre l&#8217;alcalinità della fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di contenimento in una fabbrica di alluminio, poi riversatasi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" type="button_count"></fb:share-button><p id="ynw-article-part2"><strong>Tibor Dobdson, portavoce delle squadre di  soccorso ungheresi, ha detto a Reuters che ci sono notizie di morie  sporadiche di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio, contaminati dalla  fuoriuscita.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Disastro-ecologico-Ungheria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11400" title="Disastro-ecologico-Ungheria" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Disastro-ecologico-Ungheria.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le squadre al lavoro sono impegnate nel ridurre  l&#8217;<a title="I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" target="_self">alcalinità</a> della fuoriuscita, avvenuta lunedì scorso da un bacino di  contenimento in una fabbrica di <em><strong>alluminio</strong></em>, poi riversatasi nel Raba,  affluente del Danubio.<br />
Quattro ore più tardi è arrivata al  Mosoni-Danubio, un ramo meridionale del Danubio.</p>
<p>Quattro sinora i morti  per il <strong>disastro ambientale</strong>, tre i dispersi, mentre i feriti sono 150.</p>
<p>A  Gyor, città nel nordovest dell&#8217;Ungheria dove il <strong>Raba</strong> confluisce nel  Danubio, un giornalista Reuters ha visto schiuma bianca e <em><strong>pesci morti</strong></em> a  galla.<br />
Ieri erano già stati trovati diversi pesci morti dopo che che i fanghi rossi  contaminanti fuoriusciti da una fabbrica di alluminio in Ungheria  avevano raggiunto il secondo<span id="more-11394"></span> fiume più lungo d&#8217;Europa.</p>
<p>Il governo aveva  precisato che il fiume di residui tossici che ha inondato 40 chilometri  quadrati nella parte sud-occidentale del Paese, ha raggiunto il <strong>fiume  Raba</strong>, affluente del Danubio, ma non ancora il Danubio. La precisazione era stata fatta dall&#8217;Ufficio per l&#8217;Emergenze a  Budapest. Il<strong><em> fango tossico</em></strong> ha comunque gia&#8217; distrutto l&#8217;intero  ecosistema nel fiume ungherese <strong>Marcali</strong>, secondo quanto riferito dal capo  del servizio emergenze del paese.</p>
<p>Le squadre delle ambulanze stanno diffondendo volantini che  invitano la popolazione a non pescare e non mangiare pesce del fiume e  di evitare il contatto con l&#8217;acqua.</p>
<p>Gabor Figeczky, direttore del Wwf in Ungheria, ha detto che l&#8217;impatto del <strong><a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a></strong> è più grave del previsto. L&#8217;Ungheria  ha dichiarato lo stato di emergenza in tre contee martedì dopo che  l&#8217;ondata ha colpito Kolontar, Devecser e altri comuni a 160 km a ovest  di Budapest.</p>
<p>Il primo ministro ungherese <strong>Viktor Orban</strong> ha visitato  oggi Kolontar ed ha detto che non ci sono dubbi che saranno da rimuovere  i resti di una parte del paesino, visto che è impossibile viverci. <em>&#8220;E&#8217;  difficile trovare le parole. Se fosse successo di notte, tutti sarebbero  morti&#8221;.</em> Orban ha aggiunto che il disastro non può aver avuto  cause naturali.<em> &#8220;E&#8217; una <strong>catastrofe ecologica</strong> senza precedente in  Ungheria. L&#8217;errore umano è più che probabile&#8221;</em>.</p>
<p>Molte persone hanno  subito ustioni e problemi agli occhi a causa degli effetti caustici e  degli elementi corrosivi nel fango. La fuoriuscita, stimata intorno a  <em><strong>700.000 metri cubi</strong></em>, ha spazzato via le auto dalle strade e ha  danneggiato ponti e case.</p>
<p>Fonte: <a title="Ungheria, onda fanghi rossi raggiunge Danubio " href="http://it.notizie.yahoo.com/4/20101007/tso-oittp-onda-rossa-ungheria-raba-89ec962.html" target="_blank">Yahoo Notizie</a></p>
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		<title>Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un&#8217;industria dell&#8217;alluminio.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 12:54:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Disastro ecologico in Ungheria: l’avvelenamento è dovuto allo sversamento di fanghi rossi, ossia residui tossici della bauxite utilizzata per la produzione di alluminio. Almeno quattro persone sono morte, e tra loro un bambino di tre mesi, in conseguenza della rottura di una chiusa che conteneva fanghi liquidi rossi (residui tossici di lavorazione residui tossici della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Disastro ecologico in Ungheria: l’avvelenamento è dovuto allo sversamento di fanghi rossi, ossia residui tossici della bauxite utilizzata per la produzione di alluminio.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fanghi_rossi_ungheria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11107" title="fanghi_rossi_ungheria" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fanghi_rossi_ungheria.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Almeno quattro persone sono morte, e tra loro un bambino di tre mesi, in conseguenza della rottura di una chiusa che conteneva <strong><em>fanghi liquidi rossi</em></strong> (residui tossici di lavorazione residui tossici della<a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self"><strong> bauxite</strong></a> utilizzata per la produzione di alluminio) in un villaggio dell’Ungheria occidentale, <strong>Kolontar</strong>, nella località di Ajka, nei pressi del lago Balaton.</p>
<p>Lo <strong>sversamento</strong> ha causato una sorta di alluvione, con i fanghi rossi avvelenati alti più di un metro. L’ha reso noto oggi, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Mti, il sindaco Karoly Tily.</p>
<p>Tutte e quattro le vittime erano residenti del villaggio. I servizi d’emergenza stanno cercando altre sette persone che risultano disperse, ed è stato dichiarato lo <strong>stato d’emergenza</strong> in tre contee nell’ovest del Paese per quello che si configura come un vero disastro<span id="more-11104"></span> ecologico.</p>
<p>I fanghi rossi che hanno invaso il villaggio sono arrivati a coprire una superficie di 40 km quadrati. Molte sono le persone ustionate dalla <em><strong>sostanza corrosiva</strong></em> e altre sono in gravi condizioni. Gyorgy Bakondi, della Protezione civile, ha avvertito anche di un possibile rischio aggiuntivo, perché i fanghi rossi contengono <strong>materiali radioattivi</strong>.</p>
<p>Un portavoce delle autorità di protezione civile ha spiegato che i <strong>fanghi</strong> potrebbero essere arrivati al fiume Marcal ed a rischio è anche il Danubio.</p>
<p>Guarda il video &#8220;Disastro ambientale in Ungheria&#8221;:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cKpDZnZJ_lc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/cKpDZnZJ_lc?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F05%2Fdisastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Marea nera: la scia del disastro nei lavori dell’OSU.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 13:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo. Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/04/marea-nera-la-scia-del-disastro-nei-lavori-dell%e2%80%99osu/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I ricercatori universitari della Oregon State University (OSU) hanno comunicato di avere recentemente individuato livelli allarmanti di tossine nella zona del Golfo del Messico colpita dalla fuoriuscita di petrolio BP, sollevando così lo spettro di seri problemi per la salute dei cittadini nel lungo periodo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Marea-nera.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11034" title="Marea-nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Marea-nera.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alti livelli di sostanze chimiche pericolose (tra cui numerosi agenti cancerogeni) nelle acque al largo della costa della <strong>Louisiana</strong> sono stati rilevati anche negli ultimi campionamenti, effettuati qualche giorno fa.</p>
<p>Ciò significa, purtroppo, che la chiusura del tappo petrolifero da parte di BP non è che il primo piccolo passo verso il ripristino (difficile e complesso) dell’ecosistema.</p>
<p>Vicino a Grand Isle, nella Louisiana, il team ha scoperto che gli <strong>idrocarburi policiclici aromatici</strong> (IPA, che comprendono agenti cancerogeni e chimici causanti vari rischi per la salute umana) si mantengono su livelli 40 volte superiori rispetto al periodo antecedente la <strong>“marea nera”</strong>. I composti possono entrare nella catena alimentare attraverso organismi come il plancton o il pesce e arrivare anche all&#8217;uomo.</p>
<p>Un tossicologo dell’OSU, Kim Anderson, ha affermato che la Lousiana non è l’unica zona interessata e che anche Alabama, Mississippi, Florida e altre zone stanno subendo<span id="more-11016"></span> danni in questo senso, seppur in modo più attenuato.</p>
<p>Il team di questa università continuerà ad effettuare i <strong><em>campionamenti</em></strong> ancora a lungo, anche perché prosegue la catalogazione degli ingenti danni ambientali che la marea nera ha provocato: aver fermato la falla non significa aver eliminato le sostanze nocive.</p>
<p>Gli organi federali americani, le associazioni ambientaliste, e i gruppi di ricerca, proseguono nei loro lavori anche per tenere sott’occhio l’atteggiamento della società BP, che sembra spesso incline all’alterazione ed attenuazione dei dati (in realtà allarmanti) che si continuano a raccogliere.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F04%2Fmarea-nera-la-scia-del-disastro-nei-lavori-dell%25e2%2580%2599osu%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Golfo del Messico: chiusa la falla con una mega-iniezione di fango. Ma il corallo muore.</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marea nera: successo operazione &#8220;Static Kill&#8221;: chiuso il pozzo con mega-iniezione di fango. Obama: siamo alla fine della lunga battaglia. L&#8217;operazione &#8221;Static Kill&#8221; ha avuto successo, e il pozzo sottomarino Macondo della BP che, dal 22 aprile riversava greggio nel Golfo del Messico, è stato chiuso ieri, con una iniezione di fango nel giacimento durata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/05/golfo-del-messico-chiusa-la-falla-con-una-mega-iniezione-di-fango-ma-il-corallo-muore/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Marea nera: successo operazione &#8220;Static Kill&#8221;: chiuso il pozzo con mega-iniezione di fango. Obama: siamo alla fine della lunga battaglia.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Static-Kill.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9786" title="Static Kill" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Static-Kill.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;operazione <strong><em>&#8221;Static Kill&#8221;</em></strong> ha avuto successo, e il pozzo sottomarino Macondo della BP che, dal 22 aprile riversava greggio nel Golfo del Messico, è stato chiuso ieri, con una iniezione di <strong><em>fango</em></strong> nel giacimento durata una giornata. Ora verrà iniettato cemento per chiudere definitivamente la <a title="Marea nera, nuovo allarme" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/22/marea-nera-ce-un-nuovo-allarme-si-e-aperta-unaltra-falla/" target="_self">falla</a>, che ha scaricato in mare cinque milioni di barili di petrolio.</p>
<p>Soddisfatto il presidente Obama, che ha commetato: &#8221;Siamo contenti di constatare che dopo mesi la lunga battaglia è alla fine&#8221;. Ancora da quantificare i danni alla fauna marina, alla pesca e al turismo. La BP assicura, &#8221;pagheremo fino all&#8217;ultimo dollaro&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è un nuovo allarme: il liquido disperdente uccice il <strong><em>corallo</em></strong>. Nel Golfo del Messico la popolazione di corallo è in pericolo per colpa del disperdente utilizzato per eliminare le fuoriuscite di petrolio dalla Deepwater Horizon. A darne notizia un nuovo studio,<span id="more-9777"></span> pubblicato sul New Scientist, svolto dai ricercatori del Mote Marine Laboratory in Florida.</p>
<p>I test in laboratorio hanno evidenziato come la soluzione trovata dalla Bp sconvolga inesorabilmente l&#8217;<strong><em>ecosistema del corallo</em></strong>: il liquido per contrastare il greggio blocca lo spostamento delle larve verso la superficie del mare dove finiscono la loro maturazione. La vita di questi piccolissimi organismi, grandi come &#8220;una punta di spillo&#8221;, consiste infatti nel galleggiare nelle acque prima di agganciarsi su superfici solide, come rocce, scogli, pareti rocciose o vecchie piattaforme petrolifere.</p>
<p>La maturazione di una colonia è un processo lungo e delicato, affermano gli studiosi, che richiede centinaia di anni. Il team di ricerca ha osservato le larve del corallo <strong><em>&#8220;Mustard Hill&#8221;</em></strong> per 48 ore, pari al tempo necessario per la maggior parte di queste di stabilizzarsi su una superficie solida: i risultati preliminari hanno dimostrato come gli organismi a contatto con il liquido disperdente non riescano a concludere il processo, mentre paradossalmente non abbiano problemi quelle poste in un mix di acqua e petrolio.</p>
<p>&#8220;Dovremmo testare le conseguenze su tutti i differenti tipi di corallo &#8211; ha affermato Steve Ross, zoologo alla University of North Carolina di Wilmington- non essendo ancora in grado di fare questo passaggio io penso tuttavia che possiamo pensare che se c&#8217;è un impatto negativo su un tipo di corallo, ce ne sarà uno altrettanto dannoso sugli altri&#8221;.</p>
<p>Leggi la fonte: <a title="Chiusa la falla con iniezione fango" href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/08/03/visualizza_new.html_1877925032.html" target="_blank">Ansa.it</a></p>
<p>Guarda il video in cui viene illustrata l&#8217;operazione Static Kill:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Jt_LAJgjBJM?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/Jt_LAJgjBJM?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F08%2F05%2Fgolfo-del-messico-chiusa-la-falla-con-una-mega-iniezione-di-fango-ma-il-corallo-muore%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Nichi Vendola: No a trivelle per il petrolio in Puglia!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 09:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. In Italia le attenzioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/nichi-vendola-no-al-petrolio-in-puglia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La ricerca di nuove fonti di petrolio è l&#8217;ossessione delle grandi compagnie petrolifere, in seguito all&#8217;imperversante pericolo di esaurimento delle scorte petrolifere da qui a pochi anni. A fermare la loro sfrenata ricerca non bastano neppure gli ultimi, tristissimi, avvenimenti ad elevato impatto ambientale, che hanno come protagonista proprio il petrolio. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9258" title="piattaforme petrolifere" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforme-petrolifere.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In Italia le attenzioni delle grandi aziende petrolifere sono rivolte alla Puglia.</p>
<p>A<strong><em> Monopoli </em></strong>(a sud di Bari) si sta tentando di installare <strong><em>trivelle</em></strong> per il greggio; così come si è rischiato accadesse anche per le Isole Tremiti, un paradiso terrestre ricco di turisti e caro a Lucio Dalla.</p>
<p>Altre compagnie, come una società di Houston, vogliono perfino spingersi nell&#8217;entroterra pugliese, nella Murgia, che è anche sede di un favoloso parco nazionale.</p>
<p>Questa colonizzazione avvalora l&#8217;opinione pubblica crescente della popolazione del Sud Italia che si considera la &#8220;pattumiera&#8221; del Paese. Giuseppe<span id="more-9216"></span> Deleonibus, ingegnere ambientale e portavoce del comitato <strong><em>&#8220;No petrolio, Sì energie rinnovabili&#8221;</em></strong>, dice: &#8220;è una vera e propria colonizzazione&#8221;, cominciata da quando il ministero dell&#8217;Ambiente ha dato il via libera per le ricerche in Puglia.</p>
<p>Le autorità delle regioni si ribellano, la gente protesta in piazza, e il Presidente della regione, <strong>Nichi Vendola</strong>, ha imposto il suo Stop alla &#8220;marcia nera&#8221;.</p>
<p>Le coste della Puglia sono per la maggior parte premiate da diverse Bandiere Blu e, come dice il sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella: &#8220;è assurdo non capire la forza e la vitalità di questo territorio&#8221;.</p>
<p>Il no emerge ovunque. Alcuni biologi esprimono il rischio per la fauna marina e gli esperti come Maria Rita D&#8217;Orsogna, ricercatrice italoamericana, spiegano che gli effetti dell&#8217; idrogeno solforato sprigionato dalle trivellazioni può provocare disturbi neurologici e respiratori.</p>
<p>Gli abitanti di Monopoli sono increduli: &#8220;ma come, c&#8217;è del petrolio sotto il nostro mare?&#8221;. Oltre al mondo politico della regione, anche quello dello spettacolo insorge: da Al Bano a Lucio Dalla.</p>
<p>La protesta di Nichi Vendola, insieme a quella del <strong>Comitato VIA</strong> (Valutazione Impatto Ambientale), ha ottenuto lo stop nelle costruzioni. Tuttavia c&#8217;è chi pensa che il &#8220;vero stop&#8221; sia stato un evento fortuito, una coincidenza dovuta all&#8217;incidente della piattaforma petrolifera al largo della Lousiana, che ha creato danni irreparabili all&#8217;Oceano e agli USA.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F07%2F12%2Fnichi-vendola-no-al-petrolio-in-puglia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Thetis, tra i progetti ambientali sostenibili in Cina e l&#8217;aiuto al Mar Morto.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/thetis-tra-i-progetti-ambientali-sostenibili-in-cina-e-laiuto-al-mar-morto/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico. Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/14/thetis-tra-i-progetti-ambientali-sostenibili-in-cina-e-laiuto-al-mar-morto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La società veneziana Thetis si conferma come una discreta forza a livello internazionale nello sviluppo di progetti ambientali e sostenibili. La mobilità sostenibile non è solo una mobilità che non inquina, bensì uno dei punti vitali del nuovo sistema economico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8873" title="Mar-Rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Mar-Rosso.jpg" alt="Mar-Rosso" width="150" height="150" />Si punta ad un minore consumo di energia, minore inquinamento atmosferico e acustico, minori emissioni di gas serra, ma anche diminuzione della congestione stradale e quindi rapidità degli spostamenti.</p>
<p>A Shangai, in occasione dell’Expo di maggio, Thetis ha studiato le strategie di trasporto pubblico presso i diversi grandi stand dei paesi, vista la marea di gente dall’estero che vi ha partecipato.</p>
<p>Si profila una forte cooperazione tra Cina ed Italia nel settore delle tecnologie ambientali, un fronte in cui la nazione cinese si sta impegnando per conseguire uno sviluppo socio-economico a basso impatto ambientale e nel contempo migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.</p>
<p>Ma Thetis fa di più: si è anche aggiudicata l’appalto per lo studio ambientale<span id="more-8756"></span> integrato che valuterà gli effetti del trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto.</p>
<p>E&#8217; uno studio strategico, specialistico, che approfondisce gli aspetti relativi ai possibili impatti sugli ecosistemi del Mar Rosso, per il possibile trasferimento di acqua dal Mar Rosso al Mar Morto, attraverso un’apposita condotta che potrebbe essere realizzata per connettere i due Mari, attraversando il territorio giordano.</p>
<p>Il progetto trova la sua ragion d’essere non solo nella analisi degli ecosistemi in seguito a questo passaggio di acqua, ma anche nella constatazione che il Mar Morto perde ogni anno circa 80 centimetri di profondità e subisce un’evaporazione d’acqua di oltre mille tonnellate all’anno.</p>
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		<title>Marea nera, piano “Cup and Cut”: un tappo sulla falla per arginare lo sversamento.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le operazioni per chiudere la falla di greggio nel Golfo del Messico continuano: la Bp dovrebbe posizionare un tappo su un braccio flessibile del pozzo danneggiato dal quale, da sei settimane, fuoriesce petrolio. Si tratta di un tappo da piazzare sulla valvola e collegato, attraverso un sifone, ad una nave cisterna in superficie, per recuperare [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/04/marea-nera-piano-%e2%80%9ccup-and-cut%e2%80%9d-un-tappo-sulla-falla-per-arginare-lo-sversamento/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le operazioni per chiudere la falla di greggio nel Golfo del Messico continuano: la Bp dovrebbe posizionare un tappo su un braccio flessibile del pozzo danneggiato dal quale, da sei settimane, fuoriesce petrolio.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8592" title="marea nera" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/marea-nera-150x150.jpg" alt="marea nera" width="150" height="150" />Si tratta di un tappo da piazzare sulla valvola e collegato, attraverso un sifone, ad una nave cisterna in superficie, per recuperare il petrolio che potrebbe continuare a fuoriuscire dal pozzo, si prevede, almeno sino ad agosto.</p>
<p>Il piano, denominato “Cup and Cut”, ovvero &#8220;taglia e tappa&#8221;, è il quarto tentativo di arginare la perdita messo a punto dalla compagnia petrolifera britannica BP, dopo il fallimento di tutti i <a title="Tentativi precedenti falliti" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/" target="_self">precedenti tentativi</a>: la speranza, ora, è che questo tappo che gli esperti della BP dovrebbero far scendere a 1600 metri di profondità, riesca ad otturare la falla.</p>
<p>Stando alla società petrolifera, ci vorranno poi tra le 12 e le 24 ore per capire se la misura adottata funziona, anche perché le scorse settimane sono state segnate da ripetuti fallimenti.</p>
<p>Il piano consiste nel recidere il braccio flessibile del pozzo ed inserire un tappo sulla sua valvola per catturare e aspirare il greggio che fuoriesce ormai dal 20 aprile scorso, giorno dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Il petrolio verrebbe portato<span id="more-8584"></span> su una nave in superficie grazie ad un tubo lungo oltre 1,5 chilometri.</p>
<p>La tecnica “Cup and Cut” è molto rischiosa e fa discutere soprattutto perché, se non andrà a buon fine, avrà causato solo un aumento della quantità di petrolio disperso in acqua. Per ora, ha già provocato un incremento del 20% nella fuoriuscita di greggio.</p>
<p>Il nuovo tentativo è seguito anche dal presidente Barack Obama, che ha rinviato le visite in Australia e Indonesia previste per la prossima settimana. E la società petrolifera britannica è stata accusata ancora una volta di non aver fornito &#8220;la risposta rapida&#8221; che si ci attendeva.</p>
<p>&#8220;Sono infuriato per questa sistuazione perché è un esempio di persone che non pensano alle conseguenze delle loro azioni &#8211; ha affermato Obama nel corso di un&#8217;intervista alla Cnn &#8211; Tutto ciò mette in pericolo un intero modo di vita e tutta una regione, probabilmente per diversi anni&#8221;.</p>
<p>Parallelamente l&#8217;amministrazione Usa ha presentato alla Bp un conto da 69 milioni di dollari (circa 56,7 milioni di euro).</p>
<p>A tutto questo nei giorni scorsi si era aggiunta la paura &#8220;uragani&#8221;: la stagione degli uragani è infatti appena iniziata e vi sono timori di danni aggiuntivi prodotti dalla presenza del petrolio nel Golfo del Messico.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-8608" title="petrolio sulle coste" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/petrolio-sulle-coste1.jpg" alt="petrolio sulle coste" width="190" height="150" />Obama al riguardo ha detto che un potente uragano nell&#8217;area inquinata dalla marea nera potrebbe essere &#8220;paradossalmente meno pericoloso&#8221; di una meno possente tempesta tropicale.</p>
<p>&#8220;Gli esperti mi dicono che con ogni probabilità un potente uragano potrebbe essere paradossalmente meno pericoloso, riguardo alla marea, perché potrebbe disperdere ogni cosa, frantumare la chiazza inquinante e disperdere la marea&#8221;, ha detto Obama.</p>
<p>Invece una tempesta tropicale meno potente potrebbe &#8220;non disperdere il petrolio e riversare quindi a riva la sostanza oleosa e colpire il fragile ambiente naturale della costa della Louisiana&#8221;, ha detto Obama.</p>
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		<title>L&#8217;UE richiama l&#8217;attenzione di tutti sull&#8217;emergenza idrica.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 10:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l&#8217;acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani. E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l&#8217;acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/lue-richiama-lattenzione-di-tutti-sullemergenza-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Unione Europea ci chiede ciò che per qualcuno è uno sforzo insostenibile, un sacrificio assurdo: razionalizzare l&#8217;acqua sin dai nostri comportamenti quotidiani.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8398" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua2-150x150.jpg" alt="acqua" width="140" height="140" />E non è certo un richiamo alla sporcizia, bensì un monito da cogliere: l&#8217;acqua scarseggia, e continuerà a scarseggiare se non iniziamo ad accorciare le nostre rilassanti e piacevoli docce, i nostri bagni a suon di musica di sottofondo.</p>
<p>Negli ultimi mesi si sono verificate piogge molto abbondanti, che a tratti hanno fatto sembrare i mesi primaverili come un inverno dai torrenti in piena.</p>
<p>Ma non basta.</p>
<p>La carenza idrica prende piede in zone sempre più estese dell&#8217;Europa, e a dirlo è la stessa Commissione Europea, che ha approntato un apposito dossier, dal quale si deduce che attaverso sforzi considerevoli si può risparmiare sino al 30% del nostro patrimonio idrico: la parola chiave è &#8220;abitudine&#8221;. Abituarsi a star meno sotto la doccia, o, prima<span id="more-8210"></span> ancora, abituarsi a fare una doccia e non un bagno.</p>
<p>Da diversi anni, la Commissione pretende che ogni singolo Stato membro intensifichi i progressi da un punto di vista della gestione idrica, con fini di efficienza ma anche di risparmio. E attraverso una riduzione del consumo idrico dei prodotti connessi al consumo di energia, come  rubinetti, docce e vasche, potrebbe diminuire anche il  fabbisogno di energia necessaria per riscaldare l&#8217;acqua.</p>
<p>Sembra però che gli Stati stiano sottovalutando l&#8217;emergenza idrica e i continui richiami che la Commissione, e in generale l&#8217;Unione Europea, formula con chiarezza, anche nell&#8217;ambito di quei provvedimenti e quelle direttive (che gli Stati devono adeguatamente recepire) che riguardano l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>BP e marea nera: l&#8217;operazione &#8220;Top Kill&#8221; riuscirà a porre fine al gravissimo disastro ambientale?</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 09:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
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		<category><![CDATA[pozzo petrolifero]]></category>
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		<description><![CDATA[Via libera all&#8217;operazione &#8220;Top kill&#8221;. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico. La notizia arriva dopo l&#8217;ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Via libera all&#8217;operazione &#8220;Top kill&#8221;. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico.</strong></p>
<p><img title="Bp, via all'operazione Top kill un tappo di cemento sulla falla" src="http://www.repubblica.it/images/2010/05/26/192929211-103274c1-ab88-4c13-81ff-7e27fba85b1c.jpg" alt="Bp, via all'operazione Top kill un tappo di cemento sulla falla" width="170" height="150" align="left" /> La notizia arriva dopo l&#8217;ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori urlando: &#8220;Tappate quel maledetto buco&#8221;.</p>
<p>Obama attacca le compagnie petrolifere: &#8220;Rischi e costi non più sostenibili. Cercare fonti  alternative&#8221;. Iniziata la procedura per sigillare la fuoriuscita di greggio. Se dovesse fallire la marea sarebbe peggio di prima.</p>
<p>Nei prossimi giorni Obama visiterà per la seconda volta in meno di un mese la Louisiana per valutare ancora una volta i danni i danni e seguire le operazioni per bloccare la falla.</p>
<p>La Bp intanto ha avuto l&#8217;autorizzazione dalle autorità Usa per l&#8217;operazione denominata &#8220;Top kill&#8221; per chiudere definitivamente la fuoriuscita di greggio che sta provocando il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.</p>
<p>La procedura prevede che la <a title="Fallisce la prova della cupola" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-fallisce-la-prova-della-cupola/" target="_self">falla</a> sia coperta con un getto di fango ad alta pressione e poi sigillata con un tappo in cemento a 1.500 metri di profondità. Per<span id="more-8354"></span> l&#8217;amministratore delegato del gruppo petrolifero, Tony Hayward, le possibilità di successo sono &#8220;intorno al 60-70%&#8221; anche se c&#8217;è l&#8217;incognita di un&#8217;operazione mai tentata prima a simili profondità.</p>
<p>In caso contrario, se la valvola dovesse venire danneggiata (un fatto che non si può escludere vista la pressione), le quantità di petrolio che uscirebbero potrebbero essere superiori a quelle attuali, aggravando la marea nera.</p>
<p>L&#8217;annuncio della Bp è arrivato con un messaggio Twitter dal quartier generale delle operazioni di contenimento della marea nera. Secondo il sito ufficiale della Deepwater Horizon Response, l&#8217;ammiraglio Mary Laundry, il coordinatore federale Usa, dopo avere consultato l&#8217;ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni, ha dato il via libera ufficiale alla Bp per la procedura.</p>
<p>L&#8217;operazione, sorvegliata da robot, si svolge in due tempi e ha una durata prevista minima di una decina di ore.</p>
<p>La prima fase comincia iniettando nella falla 22 tonnellate di fango e liquidi ultradensi. Se non ci saranno intoppi e il flusso di greggio e gas sarà davvero contenuto, i fanghi verranno sostituiti con cemento, con l&#8217;obiettivo di sigillare definitivamente il pozzo petrolifero.</p>
<p>&#8220;Se l&#8217;operazione Top kill riesce, e non ci sono garanzie, dovrebbe ridurre notevolmente o eliminare la perdita di petrolio&#8221;, ha detto Barack Obama visitando un impianto di pannelli solari a Fremont, in California. Ma se dovesse fallire, ha aggiunto, &#8220;ci sono altri approcci possibili&#8221;.</p>
<p>Il presidente Usa ha quindi attaccato le società petrolifere e suggerito l&#8217;importanza di pensare a fonti di energia alternative. &#8220;Il problema è che trivellano a 1.500 metri sotto il mare poi altri 1.500 metri prima di trovare il petrolio, con rischi e costi sempre maggiori. Non possiamo continuare a sostenere questo tipo di uso di combustibili fossili. Il pianeta non lo può sostenere&#8221;.</p>
<p>A breve la Casa Bianca annuncerà requisiti di sicurezza più stringenti per le trivellazioni petrolifere off-shore. Le misure includeranno con tutta probabilità un rafforzamento delle ispezioni sugli impianti di perforazione e garanzie per la sicurezza degli impianti di contenimento.</p>
<p>L&#8217;ad di Bp, Tony Hayward, ha dichiarato in un&#8217;intervista alla Cnn che nel rapporto che sta per consegnare alle autorità Usa si afferma che l&#8217;incidente &#8220;fu dovuto a tutta una serie di problemi tecnici&#8221; tra cui un guasto che per tre volte bloccò il &#8220;blowout preventer&#8221;, il meccanismo per la messa in sicurezza dei pozzi in caso di emergenza.</p>
<p>Intanto un oleodotto della Bp in Alaska è stato chiuso in seguito a una perdita di greggio dovuta ad alcuni inconvenienti tecnici. La decisione è stata presa dopo che migliaia di barili di petrolio si sono riversati in un contenitore di emergenza durante un test dei comandi anti-incendio alla stazione di pompaggio numero 9, 160 chilometri a sud di Fairbanks. Un problema tecnico ha fatto aprire le valvole di scarico. Non ci sono stati feriti, ma i 40 tecnici che lavorano nella stazione sono stati evacuati.</p>
<p>Per la Bp c&#8217;è anche un&#8217;altra grana: alcuni pescatori reclutati in Louisiana per collaborare all&#8217;operazione di contenimento della marea nera hanno lamentato problemi respiratori e nausea per la prolungata esposizione a petrolio e solventi.</p>
<p>Intanto si è appreso che l&#8217;agenzia federale che regola e controlla le trivellazioni off-shore negli Usa ignorò a più riprese gli avvertimenti sui rischi ambientali nel Golfo del Messico lanciati dai consulenti scientifici dell&#8217;Amministrazione. Unico segnale positivo per la compagnia inglese al momento viene dai mercati: le borse sembrano credere a quest&#8217;ultima operazione e il titolo Bp guadagna il 2,4%.</p>
<p>Per leggere l&#8217;articolo originale clicca <a title="disastro ambientale BP" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/05/26/news/marea_top_kill-4356918/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Guarda il video sulla marea nera, le spiegazioni scientifiche dei danni provocati e l&#8217;operazione Top Kill:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xQYRFFhnQW4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/xQYRFFhnQW4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Un <a title="I disastri ambientali (...ed io?)" href="http://www.okracconti.com/2010/05/27/i-disastri-ambientali-ed-io/" target="_blank">commento personale</a> è che ritengo vergognoso che l&#8217;uomo, per i propri interessi economici e per i giochi di potere internazionali, possa essere così egoista da continuare ad indirizzare le proprie scelte verso soluzioni che possono provocare morti e catastrofi ambientali senza precedenti; e che non abbia come pensiero primario il preservare un ambiente nel quale dovranno vivere le generazioni future e dal quale <strong>tutti</strong>, compresi i potenti, attingiamo <strong>tutte</strong> le risorse che ci permettono di sopravvivere.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F27%2Fbp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Preoccupa l&#8217;amplificazione artica.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/preoccupa-lamplificazione-artica/</link>
		<comments>http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/preoccupa-lamplificazione-artica/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amplificazione artica]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[scioglimento ghiacci]]></category>
		<category><![CDATA[temperatura]]></category>
		<category><![CDATA[The Guardian]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giornale The Guardian ha pubblicato una notizia davvero preoccupante sull&#8217;Artico, il quale sembra aver innescato un circolo vizioso che accelera la scomparsa della calotta di ghiaccio. Quando il livello del ghiaccio scende, si verifica un aumento termico della regione artica, e ciò permette di affermare che la perdita di copertuta ghiacciata si ripercuote sul [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/preoccupa-lamplificazione-artica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il giornale The Guardian ha pubblicato una notizia davvero preoccupante sull&#8217;Artico, il quale sembra aver innescato un circolo vizioso che accelera la scomparsa della calotta di ghiaccio. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7354" title="scioglimento_artico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/scioglimento_artico.jpg" alt="scioglimento_artico" width="140" height="160" />Quando il livello del ghiaccio scende, si verifica un aumento termico della regione artica, e ciò permette di affermare che la perdita di copertuta ghiacciata si ripercuote sul riscaldamento della regione artica.</p>
<p>Così l&#8217;aumento della temperatura è causa ma anche conseguenza dello scioglimento. </p>
<p>Alcuni affermano addirittura che l&#8217;Artico abbia raggiunto un punto tale da non permettere più una inversione di marcia per ripristinare la rigidità termica della zona.</p>
<p>Quasi tutte le stime indicano che il ghiaccio estivo nell’Artico non scomparirà prima della metà del secolo, ma qualcuno suggerisce che, entro un decennio, d’estate non godremo<span id="more-7305"></span> più dello spettacolo della distesa del mare ghiacciato.</p>
<p>James Screen, ricercatore dell’università di Melbourne, in Australia, che ha guidato lo studio, sottolinea che <em>&#8220;il concetto secondo cui il ghiaccio del mar Artico ha raggiunto il punto di non ritorno è ancora fonte di intenso dibattito. I nostri risultati non dimostrano se questo punto sia stato superato o meno. Ciò che possiamo dire è che l’emergere di questo forte feedback tra ghiaccio e  temperatura può solo aumentare la probabilità di un ulteriore rapido riscaldamento e perdita di ghiaccio&#8221;.</em></p>
<p>Le temperature dell’Artico sono cresciute a una velocità doppia rispetto al resto del mondo (si è parlato di <strong>&#8220;amplificazione artica&#8221;</strong>). Una parte di questo fenomeno è dovuta all’effetto albedo, poichè il ghiaccio bianco, che riflette la luce, viene sostituito dall’acqua scura, che invece assorbe calore. La scomparsa del ghiaccio ha condotto anche a una maggiore evaporazione estiva dell’acqua, che agisce come un gas serra che, a sua volta, accelera il rialzo termico.</p>
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		<title>Disastro ambientale nel Golfo del Messico: fallisce la prova della cupola.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inquinamento da petrolio non può essere considerato un incidente occasionale ma una malattia che investe l’intero pianeta: si perdono in media 4 milioni di tonnellate all&#8217;anno in tutto il globo (600.000 tonnellate nel solo Mediterraneo). La piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/disastro-ambientale-nel-golfo-del-messico-fallisce-la-prova-della-cupola/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;inquinamento da petrolio non può essere considerato un incidente occasionale ma una malattia che investe l’intero pianeta: si perdono in media 4 milioni di tonnellate all&#8217;anno in tutto il globo (600.000 tonnellate nel solo Mediterraneo). </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7322" title="disastro BP" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/disastro-BP-150x150.jpg" alt="disastro BP" width="150" height="140" />La piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum), esplosa il 20 aprile e affondata il 22, oltre a uccidere undici persone ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio.</p>
<p>Pochi giorni fa sono state eseguite, davanti alle coste della Louisiana, in USA, le complicate operazioni di posa di un&#8217;enorme cupola d&#8217;acciaio da cento tonnellate sul fondo del mare nel tentativo di bloccare la fuoriuscita di greggio dal pozzo, sotto la piattaforma esplosa, che sta causando danni ambientali enormi.</p>
<p>La struttura, alta 12 metri in cemento e acciaio da 100 tonnellate, è stata installata a 1.525 metri di profondità. Ma la compagnia BP, responsabile dei danni, ha fallito il suo obiettivo di arginare le enormi perdite.</p>
<p>BP sperava così di arginare i danni e riuscire a raccogliere il petrolio disperso. Al momento, dalle falle fuoriescono circa 757 mila litri di petrolio al giorno.<span id="more-7309"></span></p>
<p>Le acque hanno assunto un aspetto nero-grigio e macchiano i moli, gli scafi e gli scogli; grandi masse di catrame raggiungono le spiagge soffocando la vita animale e vegetale. Flora e fauna sono gravemente colpiti: delfini, balene e tartarughe muoiono ogni giorno inesorabilmente.</p>
<p>I casi come quello di cui si sta parlando in questi giorni contribuiscono mediamente solo al 12% dell&#8217;inquinamento globale, ma con danni più visibili e localmente più gravi. Si aggiunga un 33 % legato a operazioni relative alle navi: perdite in fase di carico e scarico, lavaggi illegali delle cisterne in mare aperto (pratica assolutamente vietata ma che non si riesce a impedire), e perdite varie accidentali.</p>
<p>Ma la fetta più importante per quanto riguarda il disastro ambientale è provocata da scarichi urbani e industriali lungo le coste, perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Il vento e le correnti superficiali conducono le sostanze inquinanti lungo le zone costiere.</p>
<p>La BP aveva avvertito che non c&#8217;era garanzia di successo, nell&#8217;impiego della cupola. Ora, tra le possibili soluzioni, ci sarebbe quella di riscaldare l&#8217;area inquinata oppure di aggiungere metanolo per spezzare chimicamente gli idrati. E&#8217; la perdita di petrolio peggiore della storia USA, una minaccia per l&#8217;economia dell&#8217;area e un disastro ecologico senza precedenti. Al vaglio anche <a title="Operazione Top Kill" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/27/bp-e-marea-nera-loperazione-top-kill-riuscira-a-porre-fine-al-gravissimo-disastro-ambientale/" target="_self">altre soluzioni</a>.</p>
<p>Guarda il video dell&#8217;esplosione della piattaforma:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ZlrQRmi5kUw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/ZlrQRmi5kUw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Sette buoni motivi per creare uno stagno nel proprio giardino.</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 09:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;immaginario collettivo uno stagno è una pozza d&#8217;acqua &#8220;sporca&#8221; brulicante di larve di zanzara ed altri animali disgustosi, viscidi e melmosi. In realtà le cose non stanno proprio così: una piccola zona umida d&#8217;acqua dolce può riservare mille piacevoli sorprese e contribuire alla tutela della natura e della salute umana. Gli stagni hanno da sempre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/20/sette-buoni-motivi-per-creare-uno-stagno-nel-proprio-giardino/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nell&#8217;immaginario collettivo uno stagno è una pozza d&#8217;acqua &#8220;sporca&#8221; brulicante di larve di zanzara ed altri animali disgustosi, viscidi e melmosi. In realtà le cose non stanno proprio così: una piccola zona umida d&#8217;acqua dolce può riservare mille piacevoli sorprese e contribuire alla tutela della natura e della salute umana.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6788" title="stagno" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/stagno-300x225.jpg" alt="stagno" width="160" height="150" />Gli stagni hanno da sempre accompagnato la vita degli uomini: un tempo venivano usati per abbeverare il bestiame domestico, come &#8220;lavanderie&#8221;, per produrre ghiaccio, per avere acqua potabile di emergenza, come serbatoi anti-incendio, come luoghi presso cui fare gite e rilassarsi.</p>
<p>L’uomo, nei secoli passati, ha bonificato il terreno per coltivare e per costruire, così molte piccole zone umide d&#8217;acqua dolce, brulicanti di biodiversità, sono ormai purtroppo scomparse.</p>
<p>Recentemente però si sta diffondendo la moda di creare laghetti artificiali nel proprio giardino (o nel proprio appezzamento di terreno): se questo viene fatto tenendo di conto di alcuni importanti principi ecologici, come ad esempio quello di non introdurre animali o piante esotiche favorendo la colonizzazione da parte di specie autoctone, notevoli saranno i vantaggi sia per l&#8217;uomo che per la natura.</p>
<p>Vediamo alcuni motivi per cui vale la pena costruire uno stagno nel proprio giardino:</p>
<p><strong>1. </strong>Gli stagni sono oasi di pace che invitano alla calma e alla contemplazione. Possono essere esteticamente molto belli, impreziositi dal bianco delle ninfee o dal giallo<span id="more-6757"></span> degli iris, e sfoggiare acque trasparenti in cui fluttuano miriofilli e ceratofilli. La foto più pagata nella storia, non per nulla, è &#8220;Chiaro di luna sullo stagno&#8221; (<em>The pond-moonlight</em>), scattata nel 1904 da Edward Steichen a New York.</p>
<p><strong>2.</strong> Anche gli stagni piccoli come una pozzanghera possono brulicare di vita. Sono facili da costruire (la fantasia  può suggerirci  di sfruttare vecchie vasche, lavandini, parabole come fondale per raccogliere l&#8217;acqua) e non richiedono particolari sforzi di manutenzione. Spesso, una volta creata la pozza, anfibi e invertebrati arrivano da soli.</p>
<p><strong>3.</strong> Gli stagni avvicinano l&#8217;uomo al mondo naturale. Le zone umide possiedono un enorme valore storico, culturale, distensivo e ricreativo per gli uomini, che da secoli vi praticano la pesca, la caccia, il birdwatching ed altre forme di &#8220;biowatching&#8221;. In particolare per educare all&#8217;ambiente i bambini risulta efficacissimo permettere loro di toccare ed osservare da vicino gli anfibi.</p>
<p><strong>4. </strong>Gli stagni contribuiscono a eliminare i parassiti e gli insetti nocivi all&#8217;agricoltura. Le zone umide attirano infatti svariati animali insettivori: libellule, tritoni, salamandre, rospi, ululoni, raganelle, rondini, rondoni, pipistrelli. Se nello stagno lasciamo vivere libellule e anfibi, in più, il numero di zanzare rimarrà contenuto.<img class="alignright size-medium wp-image-6801" title="Tritone" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Tritone-300x225.jpg" alt="Tritone" width="160" height="150" /></p>
<p><strong>5.</strong> Gli stagni costituiscono una riserva d&#8217;acqua per gli animali domestici e selvatici e per le piante dell&#8217;orto e del giardino.</p>
<p><strong>6.</strong> Gli stagni contribuiscono a mitigare il clima. Le zone umide che esistono nel mondo trattengono oltre il 30% del carbonio della terra, impedendo il suo rilascio sottoforma di CO2. Mitigano inoltre il clima locale grazie all&#8217;inerzia termica dell&#8217;acqua.</p>
<p><strong>7.</strong> Gli stagni contribuiscono a preservare la biodiversità. Le zone umide sono l&#8217;habitat di moltissime specie di esseri viventi: gli ecosistemi d&#8217;acqua dolce ospitano il 40% di tutte le specie animali e vegetali.</p>
<p>Insomma, creare una piccola zona umida aiuta la natura e gli uomini al tempo stesso&#8230; Attenzione però: prima di mettersi all&#8217;opera è importante documentarsi bene, il rischio infatti è quello di ottenere stagni che perdono acqua, o di fare gravi danni ecologici.</p>
<p>A Trieste da ormai più di dieci anni si svolge un corso di formazione curato da Nicola Bressi del Museo Civico di Storia Naturale, dal titolo <strong>&#8220;Gestione e Conservazione della Biodiversità nelle Piccole Zone Umide d&#8217;Acqua Dolce&#8221;</strong>: un corso sicuramente da consigliare a tutti coloro che vogliono comprendere i principi tecnici di base per creare questi ambienti nel modo più semplice ed eco-compatibile possibile.</p>
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		<title>USA, Obama: “Aumentare lo sfruttamento petrolifero e via all&#8217;estrazione di petrolio offshore&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 15:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente Obama sembra stia per annunciare un piano che consenta la prospezione (ossia l&#8217;esplorazione di petrolio e gas naturale) al largo della costa della Virginia, zona finora considerata tabù. Si tratta di un disegno di legge contro cui sono state mosse molte critiche, ma nonostante ciò Obama ha cercato di raggiungere un punto di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/13/usa-obama-%e2%80%9caumentare-lo-sfruttamento-petrolifero-e-via-allestrazione-di-petrolio-offshore/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente Obama sembra stia per annunciare un piano che consenta la prospezione (ossia l&#8217;esplorazione di petrolio e gas naturale) al largo della costa della Virginia, zona finora considerata tabù.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6623" title="piattaforma-petrolifera-offshore" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/piattaforma-petrolifera-offshore-150x150.jpg" alt="piattaforma-petrolifera-offshore" width="150" height="150" />Si tratta di un disegno di legge contro cui sono state mosse molte critiche, ma nonostante ciò Obama ha cercato di raggiungere un punto di incontro con i repubblicani, segnalando che l’idea della trivellazione offshore non conduce alla distruzione del suolo, poiché “le coste sono protette”.</p>
<p>I due obiettivi fondamentali del disegno sono la creazione di nuovi posti di lavoro e soprattutto la riduzione della dipendenza americana dal petrolio estero.</p>
<p>Addirittura per più di 20 anni è stato mantenuto il divieto di perforazione in queste zone, a causa delle preoccupazioni inerenti ai danni ambientali. A quanto pare però l&#8217;amministrazione americana sta valutando i pro e i contro della perforazione in mare aperto.</p>
<p>Questa svolta potrebbe portare a delle importanti conseguenze non solo per lo sfruttamento petrolifero, ma anche per la incisività sul settore economico.<span id="more-6366"></span></p>
<p>La spinta alla autonomia petrolifero degli USA appare, potremmo dire, logica e plausibile, dal momento che i livelli di importazione americana hanno negli ultimi anni raggiunto dei livelli enormi. Interessi economici ma anche questioni strategiche di taglio politico, come sempre.</p>
<p>Si pensi ad un dato, che pur risalendo al 2006, indica comunque la posizione degli USA rispetto all’uso del petrolio: gli Stati Uniti sono arrivati ad importare il 66% del loro fabbisogno petrolifero, che è pari, tanto per chiarire, ad oltre 20 milioni di barili al giorno!</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F04%2F13%2Fusa-obama-%25e2%2580%259caumentare-lo-sfruttamento-petrolifero-e-via-allestrazione-di-petrolio-offshore%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Acqua imbottigliata: altro che salute e paesaggi incontaminati!</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 23:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione &#8220;The Story of Stuff&#8221; in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata. Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l&#8217;impatto ambientale conseguente sia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/29/acqua-imbottigliata-altro-che-salute-e-paesaggi-incontaminati/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Annie Leonard, l’attivista americana famosa per aver prodotto il video animazione &#8220;The Story of Stuff&#8221; in cui vengono svelati i meccanismi perversi del modello di consumo occidentale, lancia una nuova campagna contro l’utilizzo dell’acqua imbottigliata. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-6101" title="Acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Acqua.jpg" alt="Acqua" width="140" height="140" />Nel suo nuovo video-animazione inizialmente Annie mostra come il consumo di acqua imbottigliata sia enorme e come l&#8217;impatto ambientale conseguente sia assolutamente esagerato. </p>
<p>Solo negli USA si comprano mezzo miliardo di bottiglie d’acqua alla settimana: mettendole in fila si può tracciare cinque volte la circonferenza della Terra&#8230;</p>
<p>Come è possibile che le persone comprino l’acqua confezionata quando è praticamente gratis quella che esce dal rubinetto? </p>
<p>I principali mezzi di cui le aziende si servono sono: spaventare circa l&#8217;uso dell&#8217;acqua pubblica, sedurre con immagini di paesaggi naturali incontaminati stampati sulla confezione, indurre bisogni irreali con campagne pubblicitarie disoneste, facendo ad esempio leva<span id="more-6030"></span> su ragioni di salute e bellezza.</p>
<p>Un terzo delle marche di acqua in bottiglia negli USA sono banalissima acqua di rubinetto filtrata. Dai test effettuati su un campione di consumatori americani risulta, inoltre, che l’acqua “del sindaco” ha un sapore migliore, oltre ad essere, in generale, più controllata di quella in bottiglia nonostante il costo 2.000 volte superiore!</p>
<p>In una rivista che tratta di alimentazione una grossa multinazionale americana ha dichiarato che l’acqua in bottiglia è il prodotto di consumo più sostenbile dal punto di vista ambientale al mondo. </p>
<p>Questa affermazione è chiaramente falsa (e nel video simpaticamente al magnate della multinazionale vediamo allungarsi il naso): ogni anno negli USA per la produzione delle bottiglie di plastica vengono impiegati tanta energia e petrolio da poter alimentare un milione di automobili, ed altrettanta energia è poi utilizzata per trasportarla in tutto il mondo.</p>
<p>Se poi consideriamo lo smaltimento di tutte le bottiglie usate, c&#8217;è da mettersi le mani nei capelli: ben l’80% è destinato alla discarica dove giacerà per migliaia di anni, una parte viene bruciata negli inceneritori, producendo inquinamento e sostanze tossiche, e solo una minima parte viene di fatto riciclata.</p>
<p>Annie ha seguito le navi cariche di bottiglie schiacciate dirette in India per essere riciclate e ha visto con i suoi occhi un desolato paesaggio di montagne e montagne di bottiglie provenienti dalla California. </p>
<p>Purtroppo solo in piccola percentuale le bottiglie godranno di una seconda vita, per il resto in parte vengono semplicemente sminuzzate, per ridimensionarne il volume, e destinate nuovamente alla discarica.</p>
<p>Secondo Annie dove non ci sono problemi sanitari ed igienici è importante usare acqua di rubinetto e fare pressione perché maggiori investimenti vengano destinati alla rete di distribuzione pubblica.</p>
<p>Al mondo c’è un miliardo di persone che non ha accesso all’acqua potabile perché una gran quantità di risorse è destinata alla produzione di bottiglie in plastica che poi gettiamo via in pochi minuti. E se invece destinassimo quei soldi al miglioramento della rete di distribuzione o alla prevenzione dell’inquinamento?</p>
<p>Guarda il video di Annie Leonard &#8220;The Story of Bottled Water&#8221; (2010):</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Se12y9hSOM0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Se12y9hSOM0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F29%2Facqua-imbottigliata-altro-che-salute-e-paesaggi-incontaminati%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Contro il rigassificatore offshore di Livorno/Pisa: Greenpeace passa all&#8217;azione.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa. Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all&#8217;interno della zona tutelata dall&#8217;Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/17/contro-il-rigassificatore-offshore-di-livornopisa-greenpeace-passa-allazione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In queste settimane, nonostante la forte mobilitazione cittadina che da anni si oppone al progetto, sono iniziati i lavori per la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno/Pisa. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5859" title="rigassificatore" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/rigassificatore-pisa1-150x150.jpg" alt="rigassificatore" width="160" height="150" />Questo rigassificatore sarà la prima Area Marina Industriale collocata proprio all&#8217;interno della zona tutelata dall&#8217;Accordo sul Santuario dei Cetacei. Forte è stato lo sconcerto tra le associazioni ambientaliste: Greenpeace ha deciso quindi di passare all&#8217;azione.</p>
<p>I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL. Il gas naturale viene liquefatto nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad una temperatura di circa – 161°C, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei paesi consumatori.</p>
<p>I rigassificatori sono impianti dal forte impatto ambientale; quelli offshore (in mare aperto) inquinano il mare perché utilizzano, per il processo di riscaldamento del gas, masse<span id="more-5844"></span> enormi di acqua marina che poi rilasciano raffreddata e clorata.</p>
<p>Il progetto di rigassificatore offshore di Livorno/Pisa è unico nel suo genere: sarebbe infatti il primo rigassificatore in mare e su nave (onboard) realizzato in tutto il mondo.</p>
<p>L&#8217;operazione di travaso di gas liquido tra navi oscillanti è molto pericolosa, che può causare sversamenti di GNL e conseguenti incendi dalla potenza inaudita: per questo per molti anni essa è stata proibita dalla legge. </p>
<p>La zona in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto offshore è inoltre a ridosso di una faglia sismica che ha causato ripetute scosse (almeno quattro negli ultimi 20 anni). Per questi motivi, e per molti altri ancora, molti cittadini di Pisa e Livorno da anni intraprendono una battaglia per opporsi al progetto, preoccupati dal fatto che gli esiti di un incidente potrebbero essere catastrofici.</p>
<p>Le preoccupazioni riguardano però anche l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;impianto stesso, al di là di possibili incidenti. La situazione del Santuario dei Cetacei è, secondo Greenpeace, critica: durante il censimento condotto nel 2008, Greenpeace ha trovato solo un quarto delle balenottere &#8221;attese&#8221;, mentre la popolazione di stenelle sembra dimezzata rispetto ai valori registrati agli inizi degli anni &#8217;90.</p>
<p>Secondo l&#8217;associazione ambientalista lo stato di degrado dell&#8217;area, già acuito dal traffico navale e dall&#8217;inquinamento, aumenterà drammaticamente con l&#8217;accensione dell&#8217;impianto offshore: per questo alcuni attivisti il 16 marzo hanno realizzato un&#8217;azione di protesta incatenandosi alla nave che sta lavorando alla sua costruzione.</p>
<p>La nave di Greenpeace &#8220;Rainbow warrior&#8221; si è accostata alla nave che sta posizionando i cavi dei gasdotti in mare. Tre gommoni si sono avvicinati, da due sono partiti i climbers che si sono arrampicati fin sulla cima delle gru buttando giù striscioni di protesta &#8220;Fine del Santuario&#8221; e &#8220;Ministro salva il Santuario&#8221;.</p>
<p>Il terzo gommone si è affiancato alla nave per scrivere sulla fiancata &#8220;Balene finite&#8221;.  Dopo dodici ore passate aspettando una risposta dal Ministro Prestigiacomo, i climbers sono scesi, delusi, dalle gru, profondamente rammaricati dall&#8217;indifferenza del Governo.</p>
<p>Quello che viene da chiedersi è chi, in alto, sia ancora interessato a proteggere in maniera concreta l&#8217;ecosistema marino&#8230;</p>
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		<title>Bere l&#8217;acqua del mare? Forse si può!</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/31/bere-il-mare-forse-si-puo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;argomento è sempre più all&#8217;ordine del giorno: dato che il mondo si incammina sempre più verso l&#8217;emergenza idrica, perché non sfruttare l&#8217;acqua del mare?</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5061" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/127-150x150.jpg" alt="" width="138" height="138" />Alcuni numeri: Le Nazioni Unite calcolano che, entro il 2025, ben 1 miliardo e 800 milioni di persone al mondo vivranno in aree afflitte da scarsità d&#8217;acqua (a oggi sono poco più di un milardo).</p>
<p>A fronte di questa emergenza, il 97% dell&#8217;acqua presente sul pianeta è troppo salata per essere consumata dall&#8217;uomo.</p>
<p>Attualmente secondo la <em>International Desalination Association </em>ci sono 13.080 impianti di desalinizzazione  in tutto il mondo, in grado di produrre ogni giorno 55,6 milioni di metri cubi di acqua potabile. </p>
<p>Sembra un numero  enorme, ma corrisponde solo allo 0,5%  del fabbisogno quotidiano del pianeta. Circa la metà di questa capacità produttiva si trova in Medio<span id="more-5060"></span> Oriente. </p>
<p>Il perché è semplice: gli impianti consumano molta energia e quell&#8217;area del globo è l&#8217;unica in cui petrolio a poco prezzo e necessità di procacciarsi acqua sono inversamente proporzionali in termini geometrici.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5062" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/216-150x150.jpg" alt="" width="136" height="104" />Il resto del mondo comincia però a prendere seriamente in considerazione la faccenda e un impianto è in costruzione perfino a Londra.</p>
<p>Le previsioni di Global Water Intelligence ci dicono che la capacità di desalinizzazione del pianeta dovrebbe raddoppiare entro il 2015.</p>
<p>Ma, come si diceva, queste centrali consumano: si calcola che una di quelle più grandi può bruciare in un anno la stessa quantità di energia necessaria per 30 mila case.</p>
<p>Insomma, ciò che entra dalla porta (l&#8217;acqua) poi scappa dalla finestra (consumo energetico <a href="http://notizie.virgilio.it/economia/ordine_energetico.html" target="_blank"></a>ed emissioni di co2).</p>
<p>C&#8217;è un vero e proprio &#8220;mare&#8221; di possibilità sotto gli occhi di tutti che però ad oggi non sono sfruttabili per la loro intrinseca antieconomicità e per la solita vecchia faccenda della coperta troppo corta.</p>
<p>Forse però la coperta si può oggi allungare. L&#8217;evoluzione tecnologica ha di fatto ridotto i costi di produzione.</p>
<p><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5063" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/310-150x150.jpg" alt="" width="124" height="124" />La tecnologia dell&#8217;osmosi inversa ha ormai quasi del tutto soppiantato la distillazione.</em></p>
<p>Il principio è semplice: se si affianca un recipiente che contiene acqua salata a uno che ne contiene di dolce e li si separa con un filtro, l&#8217;acqua salata tenderà a &#8220;risucchiare&#8221; l&#8217;altra dalla sua parte per equilibrare il grado di salinità delle due soluzioni.</p>
<p>Per invertire il processo &#8211; da qui il nome di osmosi inversa &#8211; bisognerà esercitare una forte pressione sull&#8217;acqua salata, in modo da farla passare dall&#8217;altra parte, lasciando il sale sul filtro.</p>
<p>Fin dai primi anni Sessanta, le ricerche si sono dedicate a creare filtri sempre migliori, membrane che nel corso del tempo si sono fatte ipertecnologiche per ottimizzare la resa del processo di osmosi.</p>
<p>Un altro problema è l&#8217;energia richiesta per &#8220;premere&#8221; l&#8217;acqua salata verso il filtro: più l&#8217;acqua è salata e più energia è necessaria. Fino a pochi anni fa, il processo ne richiedeva troppa rispetto alla resa finale.</p>
<p>Infine, l&#8217;acqua sottoposta a osmosi inversa non è &#8220;pura&#8221;, nel senso che necessita di additivi che la preparino al processo. Un altro filone di ricerca si è dedicato a ottimizzare queste componenti aggiuntive.</p>
<p>Sta di fatto che il primo impianto pubblico di desalinizzazione dell&#8217;acqua marina &#8211; che cominciò ad operare nel 1980 a Jedda, in Arabia Saudita &#8211; aveva bisogno di più di 8 kilowatt/ora (Kwh) per produrre un metro cubo di acqua potabile.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5067" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/52-150x150.jpg" alt="" width="122" height="122" />Oggi, esistono sistemi di riciclo energetico che sfruttano il 96% degli scarichi salati del processo di osmosi inversa per produrre nuova energia.</p>
<p>Grazie a questo meccanismo di riciclo e all&#8217;economia di scala, nel 2003 un metro cubo d&#8217;acqua costava già mezzo dollaro, contro il dollaro e mezzo degli anni Novanta.</p>
<p>Tuttavia i costi sono ancora alti e gli esperti concordano nel ritenere molto marginali ulteriori risparmi sul fronte dell&#8217;energia. Per migliorare l&#8217;efficienza si punta quindi a ottimizzare ultriormente filtri e membrane.</p>
<p>L&#8217;ultimo passo avanti è stato compiuto grazie ai nanotubi di carbonio che permettono un maggiore filtro di sale a fronte di un aumentato flusso d&#8217;acqua.</p>
<p>Si è poi scoperto che questa tecnologia può essere utilizzata per creare acqua potabile dagli scarichi reflui.</p>
<p>Qui ci sono da superare notevoli barriere culturali, perché non è facile spiegare all&#8217;utenza che un giorno si potrà bere acqua proveniente dal nostro water o, peggio, da quello di chissà chi.</p>
<p>Tuttavia è per il bene del pianeta: cominciamo ad abituarci.</p>
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		<title>&#8220;Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires. Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. Per il Wwf, la foresta Atlantica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/24/foresta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/212-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" />Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest&#8217;obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;.<span id="more-4997"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/37-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />&#8220;Ma -sottolineano gli ambientalisti- l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato</p>
<p>la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che</p>
<p>solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5000" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/122-150x150.jpg" alt="" width="113" height="113" />Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,</p>
<p>tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo <em>&#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242;</em> lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5001" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/42-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F24%2Fforesta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>The Guardian: documento segreto ONU rivela dati sconcertanti.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 14:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;. Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/21/incredibile-documento-segreto-dell%e2%80%99onu-rivela-dati-sconcertanti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4911" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/onu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;.</p>
<p>Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere il <em>documento ultra confidenziale dell&#8217;Onu</em>, con indicato &#8220;do not distribute&#8221;, ma che il <em>Guardian</em><strong> </strong>ha scannerizzato sul proprio sito.</p>
<p>Il documento dimostra un divario di almeno 4,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli necessari perché le temperature globali rimangano al di sotto dell&#8217;aumento di due gradi, limite pesantemente contestato al vertice dai paesi insulari a rischio inondazioni. In realtà, però, l&#8217;aumento della temperatura della Terra sarebbe addirittura di <em>tre gradi. </em></p>
<p>Joss Garman di Greenpeace ha detto al <em>Guardian</em> che tre gradi in più potrebbero portare &#8220;al <em>collasso della foresta pluviale amazzonica</em>, ad una penuria d&#8217;acqua che paralizzerebbe il Sud America e l&#8217;Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali&#8221;. <span id="more-4910"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4912" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/3-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" />Come se non bastasse, ciò porterebbe gravi <em>inondazioni</em><strong> </strong>nei paesi già soggetti a tsunami, <em>innalzamento delle acque</em> in grandi città vicine al mare come New York e Tokyo, estinzione di quasi il 50% delle specie animali, brusca riduzione delle coltivazioni.</p>
<p>Ma anche il chiuso Mediterraneo non se la passerebbe meglio. La prima analisi di Greenpeace a valle del vertice di Copenaghen, anticipata a <em>Repubblica</em>, prevede che con tre gradi in più molte coste della nostra penisola saranno a rischio.</p>
<p>Il <em>mare</em> potrebbe arrivare fino a Ferrara e, sul versante tirrenico, a Pisa. Senza contare le infiltrazioni saline nelle falde acquifere. Con la Terra più calda di tre gradi si potrebbe tranquillamente nuotare nelle acque del Polo Nord.</p>
<p>Ma ha senso che l&#8217;Alaska diventi una nuova Venezia con le gondole al posto delle slitte? Secondo molti esperti del settore, <em>i dati nel documento Onu non sono per nulla così segreti</em> ed è grave che le Nazioni Unite lo ammettano in privato. Che cosa accadrà?</p>
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		<title>Parigi ritorna alla gestione pubblica della risorsa idrica.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 20:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. Dal 1° gennaio 2010 il servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni fase, dalla captazione delle fonti alla fatturazione. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/29/parigi-ritorna-alla-gestione-pubblica-della-risorsa-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4090" title="acqua" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acqua1.jpg" alt="acqua" width="180" height="130" />Dal 1° gennaio 2010 il servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni fase, dalla captazione delle fonti alla fatturazione. </p>
<p>E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune risparmierà 30 milioni di euro l’anno, che serviranno a migliorare la rete idrica ed a stabilizzare il prezzo di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014.</p>
<p>Il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque di Parigi venne deciso nel 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi). La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP, di cui facevano parte il Comune<span id="more-4055"></span> di Parigi e le due multinazionali Veolia e Suez.</p>
<p>Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. Il servizio di distribuzione delle acque fu affidato al GIE, una società privata costituita ancora una volta da Veolia e Suez. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.</p>
<p>La  gestione privata delle acque parigine ha generato in questi 25 anni un aumento sistematico dei prezzi ed una lunga serie di abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione e servizi obsoleti (una modernizzazione avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti).</p>
<p>Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir” la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con un tasso di margine del 58,7%, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Anche altre importanti città francesi come Grenoble, Cherbourg, Tolosa e Lione e l’Ile de France – insieme a più di 40 comunità – stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica.</p>
<p>Questa tendenza si osserva anche a livello planetario e dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.</p>
<p>In Italia, come ben sappiamo, si sta invece andando in senso inverso: è infatti stato approvato il &#8220;decreto Ronchi&#8221;, il cui cuore è la liberalizzazione dei servizi  pubblici locali, compresa l&#8217;acqua.</p>
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		<title>Il ruolo delle Regioni nell’emergenza idrica.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 18:35:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appuntamento a Copenhagen sui cambiamenti climatici è ormai vicino. Ma se il riscaldamento globale preoccupa l&#8217;intero pianeta, spesso si dimentica che le risorse idriche sono minacciate da una serie di fattori, come la popolazione in crescita e lo sviluppo industriale. &#8220;Con il cambiamento climatico la posta in gioco per la gestione di una delle risorse [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/11/09/il-ruolo-delle-regioni-nell%e2%80%99emergenza-idrica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;appuntamento a Copenhagen sui cambiamenti climatici è ormai vicino. Ma se il riscaldamento globale preoccupa l&#8217;intero pianeta, spesso si dimentica che le risorse idriche sono minacciate da una serie di fattori, come la popolazione in crescita e lo sviluppo industriale. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3413" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/emergenza_idrica-150x150.jpg" alt="emergenza idrica" width="150" height="180" />&#8220;Con il cambiamento climatico la posta in gioco per la gestione di una delle risorse più preziose del mondo è alta&#8221; commenta Michele Sabban, presidente dell&#8217;Assemblea delle regioni Europee (Aer).</p>
<p>Per Michele Sabban &#8220;mentre è chiaro che il riscaldamento globale presenterà diverse problematiche per le diverse parti del mondo, la gestione dell&#8217;acqua è una sfida globale che richiede la solidarietà e un approccio coordinato dal basso verso l&#8217;alto&#8221;. Il presidente Aer ha quindi invitato l&#8217;Unione Europea a fare di più per affrontare la crisi e ha proposto un bilancio chiaramente impostato sui problemi dell&#8217;acqua.</p>
<p>Secondo Sabban, le regioni hanno un ruolo centrale nello sviluppo della politica delle acque e di sensibilizzazione, perché &#8220;a livello regionale si è vicini ai cittadini&#8221;. &#8220;Pensiamo che le regioni potrebbero portare una risoluzione o una disposizione che potrebbe<span id="more-3412"></span> essere attuata per tutti i cittadini&#8221;, ha detto.</p>
<p>Per Susanne Brandstetter, funzionario di pubbliche relazioni presso il dipartimento di acqua del governo federale austriaco, &#8220;è importante aumentare la consapevolezza tra i giovani&#8221;. In Austria, infatti, è stata avviata da cinque anni l&#8217;iniziativa &#8220;Generation Blue&#8221; che ha l&#8217;obiettivo di entrare in contatto con le generazioni più giovani, coinvolgendole nella gestione responsabile delle risorse idriche. Brandstetter ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza per giovani, politici ed esperti di lavorare insieme. &#8220;Bisogna parlare il linguaggio dei giovani&#8221;, ha detto. &#8220;Dobbiamo tradurre, semplificare e ridurre&#8221;.</p>
<p>In generale, in Europa ma anche negli Stati Uniti, gli investimenti &#8220;verdi&#8221; sono visti come un&#8217;opportunità per superare la crisi economica. Ma in proposito è stato detto poco di come l&#8217;industria dell&#8217;acqua può aiutare a superare la recessione. Per Danuta Hubner, presidente della commissione del Parlamento europeo per lo sviluppo regionale, ci sono molte opportunità di business nel settore dei &#8220;blu&#8221;.</p>
<p>Con la crisi economica dobbiamo così cambiare il nostro atteggiamento verso l&#8217;ambiente, ha detto. Attraverso lo sviluppo di elettrodomestici efficienti e di innovativi sistemi tecnologici, inoltre, si creerebbero ulteriori posti di lavoro: &#8220;Dobbiamo guardare la crisi anche come una opportunità di business&#8221;.</p>
<p>E conclude Hubner: “L&#8217;unico modo per proteggere le risorse è quello di &#8220;creare una cultura del risparmio idrico, e se non riusciremo a farlo non saremo in grado di trovare soluzioni; abbiamo bisogno di sforzi, abbiamo bisogno di un impegno più generale, da parte di politici, industria e consumatori. Ma senza l&#8217;educazione non sarà possibile affrontare il problema&#8221;.</p>
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		<title>Alle Maldive la prima riunione dell&#8217;esecutivo sottomarina.</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 07:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente delle Maldive Mohamed Nasheed, il vice presidente Dr Mohamed Waheed e 11 ministri hanno indossato la muta da sub e si sono immersi a 4 metri di profondità per tenere la prima riunione di un esecutivo sottomarina. Tutto ciò, per sensibilizzare il mondo sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale che minacciano l&#8217;esistenza delle [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/10/18/alle-maldive-la-prima-riunione-dellesecutivo-sottomarina/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Presidente delle Maldive Mohamed Nasheed, il vice presidente Dr Mohamed Waheed e 11 ministri hanno indossato la muta da sub e si sono immersi a 4 metri di profondità per tenere la prima riunione di un esecutivo sottomarina.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2903" title="Maldive" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Maldive-300x233.jpg" alt="Maldive" width="230" height="170" />Tutto ciò, per sensibilizzare il mondo sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale che minacciano l&#8217;esistenza delle Maldive, specialmente in vista del prossimo summit sul clima che si svolgerà a Copenhagen.</p>
<p>&#8220;Stiamo cercando di far conoscere al mondo cosa sta succedendo e cosa succederà alle Maldive se i cambiamenti climatici non saranno tenuti sotto controllo&#8221; ha affermato il Presidente Nasheed, una volta riemerso.</p>
<p>&#8220;Vogliamo far capire alla gente che le Maldive sono uno stato in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Non è solo un problema delle Maldive, ma per <span id="more-2879"></span>il mondo intero. Se non possiamo salvare le Maldive oggi, non potremo salvare il resto del mondo domani.&#8221;</p>
<p>Durante la riunione tenuta nella laguna presso Girifushi, con uno sfondo di bei coralli, il Presidente, il Vice Presidente e i ministri hanno sottoscritto una dichiarazione (&#8220;SOS from the frontline&#8221;), che invoca dei tagli nelle emissioni di anidride carbonica a livello globale e che sarà poi inviata a Copenaghen dove si riunirà la conferenza Onu sul clima a dicembre.</p>
<p>Le Maldive auspicano una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2020. Per contribuire a ciò, sarebbe il primo Stato a adottare ogni tipo di accordo proposto a Copenhagen.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F10%2F18%2Falle-maldive-la-prima-riunione-dellesecutivo-sottomarina%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Biowashball: Il sistema ecologico per fare il bucato.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 09:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Biowashball è una sfera lavante scientificamente ideata per pulire la biancheria senza l’utilizzo di detersivi. Biowashball è una pallina di ceramica naturale: le sfere di microceramica contenute al suo interno riescono ad ionizzare le molecole dell&#8217;acqua, donando loro una grande capacità di penetrazione nei tessuti. L&#8217;emissione di ioni negativi diminuisce l&#8217;aderenza dello sporco, rendendone facile [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/10/06/biowashball-il-sistema-ecologico-per-fare-il-bucato/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Biowashball è una sfera lavante scientificamente ideata per pulire la biancheria senza l’utilizzo di detersivi.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2745" title="biowashball" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biowashball-300x299.png" alt="biowashball" width="180" height="180" />Biowashball è una pallina di ceramica naturale: le sfere di microceramica contenute al suo interno riescono ad ionizzare le molecole dell&#8217;acqua, donando loro una grande capacità di penetrazione nei tessuti. L&#8217;emissione di ioni negativi diminuisce l&#8217;aderenza dello sporco, rendendone facile la rimozione.</p>
<p>Biowashball non contiene prodotti chimici, non rilascia alcuna sostanza nell&#8217;acqua, né saponi o additivi di alcun genere. </p>
<p>Con Biowashballl nel cestello della lavatrice non si usano: Detersivi, prodotti chimici, ammorbidenti.</p>
<p>E questo aiuta molto l&#8217;ambiente, poiché non vengono rilasciati detersivi e residui inquinanti nell&#8217;acqua di scarico della lavatrice.</p>
<p>La pallina si mette nel cestello della lavatrice in mezzo alla biancheria. Durante il<span id="more-2739"></span> lavaggio si forma una carica elettrostatica pari a 10 Volts maggiore rispetto al lavaggio con detersivo. Questa carica generata dissolve le cellule di sporco dai tessuti, lasciandoli morbidi e puliti.</p>
<p>A differenza dei detersivi tradizionali, Biowashball è ipoallergica al 100%, antibatterica, economica: la sfera lavante non provoca alcun effetto secondario dovuto ai residui di detersivo sulla biancheria; elimina i microrganismi patogeni e l’uso dei detersivi (circa 1000 € di risparmio in 3 anni su una base di un lavaggio/giorno); favorisce il risparmio di elettricità (lavaggio a una temperatura massima di 50°C per tutta la biancheria, anche quella bianca); è ecologica (senza fosfati), quindi preserva l’acqua e le falde acquifere.</p>
<p>Biowashball è una sfera di lavaggio che rappresenta un’alternativa all&#8217;uso della palma da sapone indiana, il cui uso sta portando ad una massiccia deforestazione in India e in Nepal.</p>
<p>Per maggiori info: <a title="Biowashball" href="http://www.biowashball.ch/presentationIT.html" target="_blank">Biowashball</a></p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/v00EX89quHM&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/v00EX89quHM&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F10%2F06%2Fbiowashball-il-sistema-ecologico-per-fare-il-bucato%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Foreste nei deserti per fermare il riscaldamento globale.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 17:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo uno studio ora noto, dissalare l&#8217;acqua di mare e usarla per irrigare alberi trapiantati nel Sahara porterebbe alla realizzazione di un grande progetto. Le foreste, assorbendo carbonio, incrementerebbero il benessere della nostra Terra. Ricoprire di foreste un deserto è un vecchio sogno dell&#8217;umanità, che le attuali tecnologie di geoingegneria potrebbero trasformare in realtà. Con [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/22/foreste-nei-deserti-per-fermare-il-riscaldamento-globale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Secondo uno studio ora noto, dissalare l&#8217;acqua di mare e usarla per irrigare alberi trapiantati nel Sahara porterebbe alla realizzazione di un grande progetto. Le foreste, assorbendo carbonio, incrementerebbero il benessere della nostra Terra.</strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-2216" title="Vegetazione" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Vegetazione.jpg" alt="Vegetazione" width="220" height="163" /> Ricoprire di foreste un deserto è un vecchio sogno dell&#8217;umanità, che le attuali tecnologie di geoingegneria potrebbero trasformare in realtà. </p>
<p>Con benefici importanti non solo per le comunità umane, ma anche per le sorti del clima, grazie all&#8217;azione di contrasto che le biomasse vegetali esercitano nei confronti del riscaldamento globale tramite l&#8217;assorbimento di carbonio. </p>
<p>L&#8217;idea di lavorare a questo progetto &#8211; rilanciata sul sito web di &#8220;Science&#8221; &#8211; è di Leonard Ornstein, biologo del Mont Sinai School of Medicine di New York, che l&#8217;ha messa a punto in collaborazione con ricercatori del Goddard Institute for Space Studies della Nasa.</p>
<p>Nelle sue linee essenziali il progetto prevede di realizzare lungo le coste dell&#8217;Australia e del Nord Africa impianti per dissalare acqua di mare e portarla, attraverso condotti, <span id="more-2215"></span>nel cuore del Sahara e dei deserti australiani. </p>
<p>Qui, con impianti di irrigazione a goccia, idonei a ridurre al minimo la quantità di acqua dispersa per evaporazione o infiltrazione nelle formazioni sabbiose, si verrebbero a creare le condizioni di vita per una serie di piante tropicali a rapida crescita e ad elevata resistenza al calore, come l&#8217;Eucalyptus Grandis.</p>
<p>La copertura arborea favorirà a sua volta fenomeni di precipitazioni che i ricercatori stimano possano con il tempo arrivare fino a 700-1.200 millimetri all&#8217;anno. Ma soprattutto, affermano, queste nuove foreste permetteranno di assorbire circa 8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno, contribuendo così in misura davvero significativa a contrastare la progressione del Global Warming. </p>
<p>Resta l&#8217;obiezione dell&#8217;elevato costo complessivo del questo progetto, calcolabile in 2.000 miliardi di dollari. Ma, questa cifra, afferma Ornstein, che comunque non sarebbe superiore a quella necessaria a catturare e a neutralizzare un quantitativo equivalente di anidride carbonica con altre tecnologie, verrebbe impegnata per un progetto che include molti altri vantaggi sul piano ambientale, sociale ed economico. </p>
<p>Le foreste hanno un ruolo fondamentale per l&#8217;umanità, fornendo una larga e inestimabile varietà di servizi, perché ad esempio forniscono legna da opera e combustibile, fibre, alimenti, sostanze medicinali; consentono di rimettere in ciclo i nutrienti minerali; forniscono acqua, ossigeno e quanto serve agli altri organismi viventi; e, appunto, scambiano e accumulano grandi masse di carbonio, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici; il rovescio della medaglia è che quando invece vengono distrutte, o eccessivamente sfruttate o incendiate, le foreste diventano fonte di gas serra, appunto il biossido di carbonio.<br />
Le foreste nel deserto sono un sogno il cui realizzarsi è atteso dalla Terra con grande impazienza.</p>
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		<title>Appello degli scienziati contro l&#8217;acidificazione degli oceani.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 15:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le preoccupazioni per l’aumentata acidificazione degli oceani si sono spesso focalizzate sui potenziali effetti del fenomeno sulla barriera corallina, ma una più ampia interruzione dei processi biologici nei mari e negli oceani può avere ripercussioni ancora più profonde sugli ecosistemi marini. E’ quanto afferma Donald Potts, professore di ecologia e biologia evolutiva presso l’Università di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/appello-degli-scienziati-contro-lacidificazione-degli-oceani/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le preoccupazioni per l’aumentata acidificazione degli oceani si sono spesso focalizzate sui potenziali effetti del fenomeno sulla barriera corallina, ma una più ampia interruzione dei processi biologici nei mari e negli oceani può avere ripercussioni ancora più profonde sugli ecosistemi marini. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1846" title="acidificazione-degli-oceani" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/acidificazione-degli-oceani-300x225.jpg" alt="acidificazione-degli-oceani" width="280" height="235" />E’ quanto afferma <strong>Donald Potts</strong>, professore di ecologia e biologia evolutiva presso l’Università di California Santa Cruz, nonchè profondo conoscitore della <strong>barriera corallina</strong> e della <strong>biodiversità marina</strong>.</p>
<p>Potts ha discusso sul tema “Geobiological Responses to Ocean Acidification” nel corso del Fall Meeting of the American Geophysical Union (AGU) svoltosi a San Francisco il 17 dicembre scorso.</p>
<p>L’<strong>acidificazione </strong>degli oceani è uno degli effetti collaterali della crescente concentrazione di <strong>biossido di carbonio</strong> (CO2) nell’atmosfera terrestre a causa della c<strong>ombustione di combustibili fossili</strong>. Gli oceani possono assorbire enormi quantità di biossido di carbonio dall’atmosfera, ma non appena il gas si scioglie l’acqua si acidifica.</p>
<p>L’aumento di <strong>acidità</strong> può rendere la vita difficile per i <strong>coralli </strong>e per altri organismi marini che costruiscono i loro gusci e scheletri con<span id="more-1839"></span> il <strong>carbonato di calcio</strong>.</p>
<p>Gli scienziati temono che l’acidificazione possa rallentare la crescita di questi organismi e provocare il <strong>dissolvimento</strong> delle <strong>strutture di carbonato di calcio</strong>. Potts concorda sul fatto che questo aspetto del fenomeno sia sicuramente un problema per molti organismi marini, ma ritiene che le ripercussioni dell’acidificazione degli oceani possano sconvolgere la totalità degli ecosistemi marini.</p>
<p>Non è solo una questione di<a title="Progressivo sbiancamento della barriera corallina: un’ecosistema in crisi" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/29/progressivo-sbiancamento-della-barriera-corallina-unecosistema-in-crisi/" target="_self"> barriere coralline</a>, e non è solo una questione di calcificazione. Quello su cui stiamo indagando è la potenziale interruzione dei processi di sviluppo di interi ecosistemi.</p>
<p>Il termine “acidificazione” si riferisce ad un lieve abbassamento del <strong>pH </strong>delle acque oceaniche, che influenza l’equilibrio chimico delle acque di mare, riducendo la disponibilità di ioni di carbonato necessari ad una vasta gamma di organismi per creare e mantenere le strutture di carbonato di calcio.</p>
<p>Molti organismi del <strong>fitoplancton</strong>- alghe microscopiche che costituiscono la base della catena alimentare marina – costruiscono gusci di <strong>carbonato di calcio</strong> per proteggersi da predatori microscopici chiamati protozoi ciliati. Un’alterazione della capacità dei fitoplancton di costruire i loro gusci potrebbe avere effetti su tutta la catena alimentare marina: I protozoi ciliati potrebbero prosperare ai danni del fitoplancton, che è anche la fonte di nutrimento principale di numerose specie marine, sconvolgendo l’intero ecosistema marino.</p>
<p>Più di <strong>150 scienziati</strong> di 26 Paesi di tutto il mondo si sono uniti per chiedere un’azione immediata da parte dei governi per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in modo da evitare danni gravi e diffusi per gli ecosistemi marini derivanti dall’acidificazione degli oceani.<br />
Gli scienziati hanno rilasciato questo avvertimento lo scorso 30 gennaio a Monaco, sulla base della relazione stilata ad ottobre 2008 nel corso del secondo simposio internazionale sul tema The Ocean in a High-CO2 World.</p>
<p>Il professor Andrew Dickson, un chimico marino dello Scripps Institution of Oceanography, UC San Diego e la professoressa Victoria Fabry sono stati tra i primi firmatari della dichiarazione.</p>
<p>Gli scienziati hanno constatato che l’acidificazione degli oceani è già rilevabile e che sta accelerando considerevolmente. I suoi devastanti effetti negativi possono essere evitati solo limitando i futuri livelli di CO2 atmosferica.</p>
<p>Spiega Dickson: <em>&#8220;Gli studi presentati in occasione della riunione di Monaco hanno ulteriormente messo in evidenza i probabili problemi di acidificazione degli oceani. Sono lieto di essere tra i firmatari di questa dichiarazione, e attendo con impazienza di lavorare con i miei colleghi per migliorare la nostra conoscenza di questo importante settore e di comunicare i nostri risultati ad un pubblico più ampio.&#8221;</em></p>
<p>E’ ben noto ai ricercatori che l’immissione nell’atmosfera di una maggiore quantità di <strong>biossido di carbonio</strong> farà diventare sempre più acide le acque oceaniche. La chimica degli oceani sta cambiando 100 volte più rapidamente rispetto al 650000 anni che hanno preceduto l’era industriale moderna e dalla fine del 1980, i ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography e altri hanno registrato una diminuzione del pH degli oceani da 8,16 a 8,05.</p>
<p>Questa maggiore acidità può ostacolare la capacità di una grande varietà di organismi marini, come i coralli a formare le loro strutture protettive e a calcificarsi. I <strong>ricercatori</strong> ritengono che, in fasi cruciali della vita di molti invertebrati marini, l’acidificazione degli oceani inibisce la calcificazione, e inoltre sembra influire sulla riproduzione e la crescita di alcuni organismi.</p>
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		<title>Veleni nel cielo di Taranto.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 14:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sull&#8217;onda crescente del flusso di informazioni riguardo le tematiche ambientali, trova ancora molto spazio il noto problema dell&#8217;inquinamento. Questa volta è dentro casa nostra, in Italia, uno dei  più tristi e pericolosi casi di un cielo oscurato dall&#8217;emanazione di gas industriali e veleni vaporosi. Il centro interessato è Taranto, dove è situato uno dei più [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/veleni-nel-cielo-di-taranto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sull&#8217;onda crescente del flusso di informazioni riguardo le tematiche ambientali, trova ancora molto spazio il noto problema dell&#8217;inquinamento.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1836" title="taranto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/taranto-300x225.jpg" alt="taranto" width="258" height="193" /> Questa volta è dentro casa nostra, in Italia, uno dei  più tristi e pericolosi casi di un cielo oscurato dall&#8217;emanazione di gas industriali e veleni vaporosi. </p>
<p>Il centro interessato è Taranto, dove è situato uno dei più estesi raggruppamenti industriali d&#8217;Italia.  Il problema è serio, 195.000 abitanti respirano ogni giorno aria inquinata e i processi contro i responsabili dell&#8217;inquinamento ambientale della zona sono ancora lontani da una sentenza definitiva. </p>
<p>Intanto il cielo di Taranto diventa la sede della più grande quantità di inquinanti in Italia e forse anche in Europa, suggerendo la necessità di attuare un provvedimento legislativo immediato e efficace. </p>
<p>Ad aggravare la situazione è stata la constatazione, nel corso degli anni, di un notevole <span id="more-1835"></span>aumento dei casi di malattie cronico-degenerative provocate dall&#8217;inquinamento ambientale.</p>
<p>Giorgio Assennato, Arpa Puglia: &#8220;In questo momento la vera emergenza ambientale italiana si chiama Taranto. Rappresenta la città più inquinata d&#8217;Italia, probabilmente d&#8217;Europa. Gli effetti ambientali cominciano negli anni scorsi e continuano ancora oggi ma noi dobbiamo ancora conoscerli. </p>
<p>Soltanto nei prossimi anni gli studi epidemiologici potranno dirci esattamente cosa hanno significato per la salute della gente tutte queste emissioni dannose. Oggi i dati ci segnalano la presenza anomala, rispetto al resto della provincia e della regione, di una serie di malattie neoplastiche riconducibili all&#8217;inquinamento ambientale. Ma è ancora troppo presto per tirare le somme. Per capire a cosa andiamo incontro bisognerà ancora aspettare del tempo&#8221;.(<em>Repubblica 7 settembre 2009)</em></p>
<p>Legambiente: &#8220;Lo stabilimento siderurgico Ilva vince su tutte le altre aziende italiane per aver emesso in atmosfera 32 tonnellate di Ipa (pari al 95% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall&#8217;Ines), 92 grammi di diossine e furani (pari al 92% del totale), 74 tonnellate di piombo (78%), 1,4 tonnellate di mercurio (57%), 231 tonnellate di benzene (42%), 366 kg di cadmio (42%), 4 tonnellate di cromo (31%). </p>
<p>Tre classifiche invece riguardano i macroinquinanti le emissioni da primato nazionale dell&#8217;Ilva sono le 540mila tonnellate di monossido di carbonio (pari all&#8217;80% del totale nazionale delle emissioni industriali censite dall&#8217;Ines), le 43mila tonnellate di SOx (15%) e le 30mila tonnellate di Nox (11%)&#8221;. (<em>Repubblica 7 settembre 2009</em>)</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="372" height="311" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/chtGLlsrVtg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="372" height="311" src="http://www.youtube.com/v/chtGLlsrVtg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Lo scandalo del rigassificatore di Trieste.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 13:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia si ritrova nel mirino di un nuovo scandalo. L&#8217;associazione Alpa Adria Green, infatti, ha rischiesto alla Repubblica di Slovenia la verifica del progetto di costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto di Trieste, al confine con la Slovenia. Secondo Alpa Adria Green sarebbero innumerevoli le scorrettezze e i punti falsificati nei dati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/09/07/lo-scandalo-del-rigassificatore-di-trieste/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Italia si ritrova nel mirino di un nuovo scandalo.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1813" title="show" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/show-300x199.jpg" alt="show" width="230" height="199" />L&#8217;associazione Alpa Adria Green, infatti, ha rischiesto alla Repubblica di Slovenia la verifica del progetto di costruzione di un terminale marittimo di rigassificazione nel porto di Trieste, al confine con la Slovenia. </p>
<p>Secondo Alpa Adria Green sarebbero innumerevoli le scorrettezze e i punti falsificati nei dati del progetto italiano, in particolare riguardo le misure di sicurezza.</p>
<p>In effetti, i progetti di costruzione dei rigassificatori devono obbedire a rigide misure di sicurezza, in mancanza delle quali si potrebbe assistere all&#8217;equivalente di un&#8217;eruzione vulcanica. </p>
<p>La diffusione del materiale interesserebbe un&#8217;area che varia dagli 1 ai 10 km  e un esplosione devasterebbe tutto nell&#8217;area di 4-5 km. Nel caso di un rigassificatore così vicino alla città come quello di Trieste, lo scatenarsi di una situazione catastrofica, come le<span id="more-1791"></span> precedenti, provocherebbe danni irreparabili alla popolazione. </p>
<p>Per questi motivi la costruzione di un rigassificatore viene effettuata in aree deserte, a più di 15km di distanza da qualsiasi centro abitato e con divieto d&#8217;accesso nelle aree concentriche ai serbatoi.</p>
<p>Il rigassificatore di Trieste violerebbe tutte le norme di sicurezza civile e militare, per non parlare delle innate norme del buon senso. Fortunatamente il progetto basato su dati falsificati è ora percuisito dalla Polizia Giudiziaria italiana in seguito alla denuncia dell&#8217;Alpe Adria Green, WWF, Legambiente e Italianostra. Il comunicato ufficiale presentato da queste associazioni allo scopo di denuncia è visualizzabile in formato pdf sul sito di Green Action.</p>
<p>Per ultimo, una triste considerazione: il progetto italiano è stato approvato da IOtalia e dalla spagnola GasNatural, due delle più grandi multinazionali dei servizi energetici al mondo.</p>
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		<title>Un pesce-robot per le nostre acque.</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 13:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua è ogni cambiamento chimico, fisico o biologico nella qualità dell&#8217;acqua che ha un effetto nocivo su chiunque la beve o la usa o vive in essa. Ma possiamo basare analisi e ricerche su come i pesci nuotano? Che risultati potremmo ottenere? È partito da pochissimo un progetto di ricerca di un consorzio di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/15/un-pesce-robot-per-le-nostre-acque/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua è ogni cambiamento chimico, fisico o biologico nella qualità dell&#8217;acqua che ha un effetto nocivo su chiunque la beve o la usa o vive in essa. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1316" title="f" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/f1.jpg" alt="f" width="256" height="171" />Ma possiamo basare analisi e ricerche su come i pesci nuotano? Che risultati potremmo ottenere? </p>
<p>È partito da pochissimo un progetto di ricerca di un consorzio di centri di ricerca europei per la realizzazione di un pesce-robot che permetterà di comprendere e imitare i movimenti dei pesci osservando come reagiscono ai cambiamenti di flusso e di turbolenza dell&#8217;acqua. </p>
<p>Il progetto di ricerca &#8216;Filose&#8217; è finanziato dalla Comunità Europea che ha assegnato 1.800.000 euro al consorzio di centri di ricerca europei guidato dall&#8217;Università di Tecnologia di Tallinn in Estonia, e composto, fra le altre, dall&#8217;Università di Verona e dall&#8217;Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Un progetto dal quale si ricaveranno molteplici applicazioni, dalle ricerche biologiche, allo sminamento, al controllo dell&#8217;inquinamento in generale. </p>
<p>In particolare, il prototipo potrà essere usato per riprendere e studiare l&#8217;habitat marino nelle vicinanze della costa, dove i robot sottomarini tradizionali con propulsione ad elica hanno difficoltà di manovra a causa dei bassi fondali, delle alghe e dei vortici creati dalle onde. </p>
<p>“Il pesce robot che stiamo costruendo &#8211; afferma Paolo Fiorini del laboratorio &#8216;Altair&#8217; di Robotica dell&#8217;Università di Verona, che sta progettando le funzioni del sistema nervoso del pesce &#8211; ci permetterà di studiare come i pesci elaborano i dati di pressione e di flusso dell&#8217;acqua per controllare il movimento del proprio corpo e raggiungere l&#8217;incredibile efficienza del 95% nel nuoto. Questo progetto permette di unire una ricerca scientifica affascinante a delle possibili ricadute economiche molto interessanti”.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F07%2F15%2Fun-pesce-robot-per-le-nostre-acque%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Quando c’è una vecchia tv da sostituire.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 18:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando un soggetto, sia esso di qualsiasi continente, si preoccupa di come riuscire a non arrecare “violenza” all’ambiente in cui vive, evidenzia una sensibilità palesemente costruttiva. E.R., trentacinque anni, cittadino americano, si è appunto chiesto come riuscire ad accantonare definitivamente il suo televisore d’annata per lasciare spazio ad una tv di ultima generazione. &#8220;Credo si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/02/quando-c%e2%80%99e-una-vecchia-tv-da-sostituire/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Quando un soggetto, sia esso di qualsiasi continente, si preoccupa di come riuscire a non <span> </span>arrecare “violenza” all’ambiente in cui vive, evidenzia una sensibilità palesemente costruttiva.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1181" title="pezzielettronici" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/pezzielettronici-300x200.jpg" alt="pezzielettronici" width="243" height="162" /> E.R., trentacinque anni, cittadino americano, si è appunto chiesto come riuscire ad accantonare definitivamente il suo televisore d’annata per lasciare spazio ad una tv di ultima generazione. &#8220;Credo si sappia che se il televisore arriva in discarica, a contatto con le acque sotterranee, le sue sostanze chimiche inquinano&#8221;. </p>
<p>Approfittando di una nuova ondata di leggi americane che prevedono la possibilità di riciclare i vecchi apparecchi, egli ha immediatamente acquisito, come ha affermato, &#8220;la pace della mente&#8221;. E i suoi concittadini si sono aggregati a lui, consapevoli che l’introduzione di queste nuove leggi (sempre in riferimento agli Stati Uniti) rafforza la lotta agli scempi ambientali. </p>
<p>Queste leggi sono intese a prevenire che sostanze tossiche presenti in vecchi mezzi elettronici &#8211; televisori, computer, monitor, stampanti, fax &#8211; finiscano in discariche dove <span id="more-1179"></span>possono proliferare nelle acque sotterranee, creando un grosso danno alla salute pubblica. L&#8217;Environmental Protection Agency ha affermato che più di 99 milioni di televisori rimangono inutilizzati in armadi e cantine di tutti gli USA. Ma ora gli americani si stanno dimostrando davvero aperti a queste novità. </p>
<p>E da qualche mese, nello Stato di Washington, i residenti e le piccole imprese sono stati autorizzati a lasciare i loro televisori, computer e monitor gratuitamente presso uno dei 200 punti di raccolta stabiliti. Pare che la partecipazione dei consumatori al riciclaggio di questi mezzi rimanga forte nel tempo. </p>
<p>Nello stato del Maine, uno dei primi ad approvare una legge siffatta, nel 2004, dice che raccolti quasi quattro chili di rifiuti per persona l&#8217;anno scorso. Se questi non possono essere completamente smontato, il loro vetro e i metalli preziosi interni vengono riciclati. Le leggi variano notevolmente da Stato a Stato, ma le finalità principali sono le stesse. Ci auguriamo che anche il nostro paese prenda esempio.</p>
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		<title>Ecosistemi marini a rischio. La Posidonia sta scomparendo.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 08:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Le aree coperte da queste piante marine, essenziali per il benessere degli ecosistemi costieri, stanno diminuendo a un tasso paragonabile a quelle delle barriere coralline o delle foreste pluviali. Il 58% delle praterie di piante marine è in uno stato di sofferenza: lo attesta uno studio condotto dall&#8217;University of Maryland Center for Environmental Science e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/07/01/ecosistemi-marini-a-rischio-la-posidonia-sta-scomparendo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le aree coperte da queste piante marine, essenziali per il benessere degli ecosistemi costieri, stanno diminuendo a un tasso paragonabile a quelle delle barriere coralline o delle foreste pluviali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1145" title="posidonia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/posidonia-300x225.jpg" alt="posidonia" width="250"  />Il 58% delle praterie di piante marine è in uno stato di sofferenza: lo attesta uno studio condotto dall&#8217;University of Maryland Center for Environmental Science e pubblicato sui &#8220;Proceedings of the National Academy of Sciences&#8221; (PNAS).</p>
<p>E quel che è peggio, la velocità di depauperamento appare in deciso aumento. </p>
<p>I ricercatori sottolineano che questo rappresenta un notevole problema per la sostenibilità degli ecosistemi costieri, sia a breve sia a lunga scadenza.</p>
<p>Le fanerogame marine &#8211; delle quali la più nota è Posidonia oceanica, tanto che si parla comunemente di ecosistema a posidonia per riferirsi a tutto il gruppo &#8211; influenzano fortemente l&#8217;ambiente fisico, chimico e biologico delle acque <span id="more-1143"></span>costiere.</p>
<p>Questo gruppo davvero unico di vere e proprie piante costituisce un habitat essenziale per la vita marina, mitigando gli effetti dell&#8217;inquinamento da eccesso di nutrienti nelle acque e influenzando anche l&#8217;intensità delle correnti marine costiere, ma fornendo innanzitutto una sorta di nursery per gli avannotti delle specie ittiche.</p>
<p>Indirettamente, dunque, queste piante hanno un rilevante interesse anche dal punto di vista del sostentamento delle attività di pesca.</p>
<p>Basandosi su 215 studi e oltre 1800 registrazioni compiute dal 1879 a oggi, i ricercatori americani hanno stimato che la riduzione delle superfici ricoperte da queste praterie, che nel 1940 aveva un ritmo dell&#8217;1% all&#8217;anno, dal 1990 ha raggiunto un tasso del 7%, ossia paragonabile a quello che interessa la perdita delle barriere coralline e delle foreste pluviali.</p>
<p>&#8220;La combinazione della crescita dei centri urbani costieri, il rafforzamento artificiale delle linee di costa e il declino delle risorse naturali hanno squilibrato gli ecosistemi marini. Globalmente, perdiamo una prateria di posidonia delle dimensioni di un campo di calcio ogni 30 minuti&#8221;, ha osservato William Dennison, uno degli autori dello studio.</p>
<p>&#8220;Con il 45% della popolazione mondiale che vive sul 5% delle terre emerse adiacenti alle coste, la pressione sulle restanti praterie di posidonie è estremamente forte&#8221; ha osservato Tim Carruthers, coautore dell&#8217;articolo. &#8220;E quanto più le persone si spostano verso le regioni costiere, tanto più le condizioni possono peggiorare per le praterie che restano.&#8221;</p>
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		<title>Barriere coralline minacciate dai cambiamenti del clima.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 08:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alghe]]></category>
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		<description><![CDATA[La relazione simbiotica tra i coralli e le alghe si basa su delicati processi di comunicazione che, se disturbati, possono portare il corallo a considerare le alghe come un pericoloso parassita, e non come il solito organismo con cui instaurare una proficua simbiosi. Negli ultimi anni la conoscenza della biologia di base dei coralli ha [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/06/02/barriere-coralline-minacciate-da-dai-cambiamenti-del-clima/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La relazione simbiotica tra i coralli e le alghe si basa su delicati processi di comunicazione che, se disturbati, possono portare il corallo a considerare le alghe come un pericoloso parassita, e non come il solito organismo con cui instaurare una proficua simbiosi.</strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-700" title="jpg_1338682" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/jpg_1338682.jpg" alt="jpg_1338682" width="250" height="150" />Negli ultimi anni la conoscenza della biologia di base dei coralli ha consentito di spiegare i meccanismi che stanno alla base del collasso globale di questa particolare forma di vita.</p>
<p>Le variazioni di temperatura, l&#8217;inquinamento, il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, l&#8217;acidificazione, lo stress ossidativo e le malattie: tutti questi fattori agiscono in modo sinergico contro le barriere coralline: si stima che il 20 per cento delle barriere sia già morto e che un ulteriore 24 per cento sia gravemente minacciato.</p>
<p>I coralli (Phylum Cnidaria)  sono formati da piccoli polipi, tra loro geneticamente identici, che si nutrono di plancton.  Nel loro ciclo vitale secernono carbonato di calcio che va a formare lo scheletro esterno in cui vivono. Questi depositi calcificati possono crescere<span id="more-698"></span> fino a dimensioni enormi, formando le barriere coralline che rappresentano alcuni tra i più ricchi ecosistemi del pianeta, dal momento che possono ospitare fino a 4000 specie di pesci e di altre forme di vita marine.</p>
<p>I coralli in realtà non sono organismi autosufficienti, poiché vivono in continuo scambio con alghe molto produttive, che fissano il carbonio e svolgono il processo di fotosintesi.</p>
<p>&#8220;Alcune delle alghe che vivono all&#8217;interno dei coralli sono incredibilmente produttive e in alcuni casi forniscono il 95% degli zuccheri che servono al corallo, che li utilizza come fonte energetica”, ha spiegato Virginia Weis, docente di zoologia dell&#8217;Oregon State University, coautrice dell&#8217;articolo di resoconto apparso sulle pagine di <a title="I coralli" href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/" target="_blank">“Science”</a>. “In cambio, le alghe ottengono azoto: si tratta in definitiva di una relazione simbiotica.”</p>
<p>Ciò che gli studiosi stanno imparando, tuttavia, è che tale relazione è basata anche su delicati processi di comunicazione, che quando vengono disturbati possono portare il corallo a considerare le alghe come un pericoloso parassita.</p>
<p>“Ciò che succede quando le acque si riscaldano o qualcos&#8217;altro stressa il corallo è che la comunicazione tra i due organismi si interrompe e le alghe devono affrontare una sorta di difesa immunitaria del corallo.”</p>
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