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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Curiosità</title>
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		<title>Caffè: leggende di dervisci &#8220;indiavolati&#8221; e capre ballerine.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 15:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul caffè, una delle bevande più consumate dal mondo occidentale, esistono molte leggende. Chi fu il primo a bere l&#8217;infuso dei suoi chicchi tostati, e perché lo fece? Ecco una spiegazioni tra le più celebri e curiose, che ha a che fare con capre e dervisci instancabili. Il caffè è un arbusto tropicale che prospera [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/22/caffe-dervisci-indiavolati-e-capre-ballerine/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Sul caffè, una delle bevande più consumate dal mondo occidentale, esistono molte leggende. Chi fu il primo a bere l&#8217;infuso dei suoi chicchi tostati, e perché lo fece? Ecco una spiegazioni tra le più celebri e curiose, che ha a che fare con capre e dervisci instancabili. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12734" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il caffè è un <a title="Il caffé" href="http://www.equonline.com/il-caffe/" target="_blank"><strong>arbusto tropicale</strong> </a>che prospera nelle regioni dal clima caldo e umido, preferibilmente  fra i 600 e i 1200 m di altitudine. Attualmente è coltivato in circa <strong>80 paesi</strong> situati nella fascia inclusa fra il tropico del Cancro e quello del Capricorno: primi fra tutti Brasile, Messico, Etiopia, Nigeria, Cina e India.</p>
<p>L’<em><strong>arbusto del caffè</strong></em> è sempreverde ed ha foglie ovate, lucide, di colore scuro, fiori bianchi e profumati ed un frutto carnoso contenente due semi ovoidali (frutto a drupa). I frutti, dapprima verdi, nel corso della maturazione diventano gialli, quindi di color rosso chiaro e infine di un luminoso rosso porpora.</p>
<p>Fino al XIX secolo non era certo quale fosse il <strong>luogo di origine</strong> della pianta del caffè: Etiopia, Persia o Yemen? Esistono molte <strong><em>leggende</em></strong> su questo: la più conosciuta parla di<span id="more-12580"></span> un pastore yemenita chiamato<strong> Kaldi</strong>, ed è raccontata nel testo &#8220;<strong><em>De saluberrima potione</em></strong>&#8221; del frate maronita <strong>Antonio Fausto Naironi</strong>, risalente al 1671.</p>
<p>Un pastore abissino di nome Kaldi stava pascolando il suo gregge intorno a <strong><em>Mokka</em></strong>, città yemenita. A un certo punto, vide ballare come matte le sue <strong>capre</strong> che avevano appena mangiato delle bacche rosse da un grosso cespuglio.</p>
<p>Il pastore, sorpreso, informò della cosa il priore del monastero di Cheodet, l&#8217;abate Yahia, a cui apparteneva il gregge. Il monaco, non credendo alle parole del pastore, gettò nel fuoco le bacche.</p>
<p>Dalle bacche abbrustolite iniziò ad emanare un intenso e piacevole aroma che induceva ad indagare sul loro mistero. Nel tentativo di recuperarli, i chicchi ormai anneriti vennero messi in acqua in infusione, e così si scoprì che se ne poteva ricavare una bevanda gradevole al palato.</p>
<p>Questa bevanda poteva essere somministrata ai <strong>dervisci</strong> del convento in modo che ne fossero rinvigoriti e potessero pregare tutta la notte senza addormentarsi. La bevanda ottenuta fu perciò chiamata <strong><em>&#8220;Kah wah&#8221;</em></strong> (forza) in arabo e <strong><em>&#8220;Kahvè&#8221;</em></strong> (lo stimolante) in turco.</p>
<p>Il caffè restò per lunghi secoli una delle bevande più gradite al mondo islamico: era anche apprezzato per le sue qualità medicamentose e digestive e per questo la pianta del caffè fu descritta e studiata dal grande medico arabo <strong>Avicenna</strong>.</p>
<p>Fece poi la sua comparsa in Europa nel seicento. Anche su come questo accadde, esistono numerose versioni dei fatti: ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;</p>
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		<title>Sette curiosità sulle mucche: molto più di macchine da latte.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 14:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mucca non è solo la fonte del latte che beviamo e dei formaggi che mangiamo; non è neanche solamente una simpatica mascotte di pelouche da regalare ai nostri bambini. Una mucca è un animale sensibile e stupefacente. 1. DA CHI DISCENDONO LE MUCCHE ? Fatta eccezione per i bovini del sud-est asiatico, i bovini [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/sette-curiosita-sulle-mucche-molto-piu-di-macchine-da-latte/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Una mucca non è solo la fonte del latte che beviamo e dei formaggi che mangiamo; non è neanche solamente una simpatica mascotte di pelouche da regalare ai nostri bambini. Una mucca è un animale sensibile e stupefacente.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13040" title="mucca" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mucca.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>1. DA CHI DISCENDONO LE MUCCHE ?</strong></p>
<p>Fatta eccezione per i bovini del sud-est asiatico, i bovini domestici discendono tutti da un’unica specie selvatica, quella dell’Uro (<strong><em>Bos primigenius</em></strong>), di cui l’ultimo esemplare fu ucciso in Polonia nel 1627. I tori erano enormi, alti fino a 2 metri al garrese, e avevano corna lunghissime.</p>
<p><strong>2. LE MUCCHE AMANO ESSERE COCCOLATE ED ASCOLTARE MOZART</strong></p>
<p>Un recente studio della <em>Newcastle University </em>ha rivelato che “<em>così come la gente reagisce meglio se viene trattata con un tocco personale, le mucche sono più felici e rilassate se ricevono un’attenzione più individuale</em>”. Molti produttori di latte inglesi infatti chiamano <strong>per nome</strong> le mucche nella propria fattoria, ottenendo, in questo<span id="more-12261"></span> modo, molto latte in più.</p>
<p>Altri studi condotti dall&#8217;<em>Università di Madison</em> nel Wisconsin (Usa)  hanno dimostrato che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano <strong>musica sinfonica</strong> aumenta del 7,5%. Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella stalla quando suona della musica.</p>
<p><strong>3. COME RUMINANO LE MUCCHE</strong></p>
<p>Lo stomaco dei ruminanti è formato da quattro sacche: il <em>rumine,</em> il <em>reticolo</em>, l’<em>omaso</em> e l’<em>abomaso</em>. Quando la mucca mangia dell’erba, la ingoia molto velocemente riempiendo il rumine. Poi, grazie ai movimenti di contrazione del<strong> rumine</strong>, una parte del contenuto di questa sacca risale nella bocca a piccoli getti.</p>
<p>L’animale mastica allora tranquillamente ciò che  ha ingoiato ingordamente. Le fibre diventano più sottili e tornano nel rumine: qui la flora batterica degrada la cellulosa, l&#8217;amido, i grassi e le proteine producendo sostanze nutritive assimilabili dall&#8217;animale come le vitamine, ma anche prodotti di scarto come il<em> metano</em>. La <strong>ruminazion</strong>e continua fino a che tutte le fibre non sono state sminuzzate dai denti e ben degradate dai batteri.</p>
<p><strong>4. LA MUCCA E IL VITELLO</strong></p>
<p>Come la donna, in una mucca la gestazione dura <strong>nove mesi</strong>. La mucca gravida, giunto il momento di partorire, si allontana dalla mandria, isolandosi e appartandosi quanto più possibile. Subito dopo il parto nasconde il piccolo che, per i primi giorni di vita, è praticamente inodore per ridurre il rischio di attirare predatori. Lo lecca continuamente e lo segue giorno e notte, senza perderlo mai di vista. Le <strong>mucche da latte</strong>, allevate proprio per l’elevata produzione lattiera, amano il loro vitello ma vengono quasi subito allontanate da lui in modo che il loro latte arrivi a noi umani.</p>
<p><strong>5. MUCCHE FORTUNATE&#8230;</strong></p>
<p>L&#8217;<strong>animale sacro </strong>degli <strong>induisti</strong> è la mucca in quanto simbolo vivente della <strong>dea Madre Terra</strong>: non la possono mai uccidere, ma la possono usare per i lavori agricoli, per il latte e il combustibile (letame essiccato). Gandhi una volta disse: “<em>Per me la vacca è il simbolo dell’intero mondo subumano. L’uomo grazie a essa è costretto a comprendere la propria identità in relazione a tutto ciò che vive</em>”.</p>
<p><strong>6. &#8230;E MUCCHE SFORTUNATE</strong></p>
<p>Nel mondo occidentale le mucche da latte non godono di molti benefici e spesso vengono cresciute in <a title="La mucca da latte: un trattore dal nome Lola" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/17/la-mucca-da-latte-un-trattore-dal-nome-lola/" target="_self"><strong>allevamenti intensivi</strong></a>. Dato che oggi sono geneticamente selezionate per produrre un  quantitativo di latte dieci volte superiore a quello necessario ai loro  vitelli, soffrono sia di <strong>mastite</strong> (il 35% di tutte le mucche) sia di  <strong>patologie degli zoccoli</strong>, perché con le mammelle così piene sono  costrette a camminare in modo del tutto innaturale. Attualmente circa il 60% delle mucche da latte soffre di zoppia.</p>
<p><strong>7. LA MUCCA EMILY</strong></p>
<p>Nel 1995 in una cittadina del Massachusetts, una mucca di cinque anni si trovava in un mattatoio per essere tramortita e poi scuoiata quando, all&#8217;improvviso, superò con un balzo una staccionata di oltre un metro e mezzo e fuggì nel bosco.</p>
<p>Un gruppo di cittadini che rimasero colpiti dalla faccenda decisero di  salvarle la vita comprandola per un dollaro a testa. Due dei nuovi proprietari, Meg Randa e suo marito, la seguirono nel bosco e guadagnarono a poco a poco la fiducia dell&#8217;animale. Alla fine portarono Emily al <em>Peace Abbey</em>, un rifugio per animali. Oggi, <strong>Emily</strong> è una &#8220;portavoce&#8221; contro il consumo di carne bovina.</p>
<p>Che dire, come potremo riuscire a rispettare questo dolce animale pur continuando a cibarci del suo latte e delle sue carni? <em>La risposta forse sta negli <strong>allevamenti bradi tradizionali </strong>e in un <strong>consumo di carne proporzionato</strong> alle nostre <strong>reali necessità biologiche</strong>.</em></p>
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		<title>Vado a fare shopping&#8230; sostenibile!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 14:06:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Volete fare uno shopping sostenibile? Se la risposta è sì, potrete trovare idee accattivanti nel sito &#8220;Green Fvg&#8221;. Sotto la voce &#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;, compaiono infatti varie categorie merceologiche contenenti schede di prodotti innovativi, di eccellente design, creati a partire da materiale riciclato. Il sito greenfvg.it, nato nel novembre 2009, vuol essere portavoce della sostenibilità ambientale [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/10/vado-a-fare-shopping-sostenibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Volete fare uno shopping sostenibile? Se la risposta è sì, potrete trovare idee accattivanti nel sito &#8220;Green Fvg&#8221;. Sotto la voce &#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;, compaiono infatti varie categorie merceologiche contenenti schede di prodotti innovativi, di eccellente design, creati a partire da materiale riciclato.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/green-fvg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12535" title="green-fvg" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/green-fvg.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il sito<a title="Green-fvg" rel="nofollow" href="http://www.greenfvg.it/green/" target="_blank"> <strong><em>greenfvg.it</em></strong></a>, nato nel novembre 2009, vuol essere portavoce della sostenibilità ambientale e del <em><strong>&#8220;buonessere&#8221; </strong></em>per la Regione Friuli Venezia Giulia attraverso la libera informazione del web.</p>
<p>Si tratta di una voce autonoma e indipendente che raccoglie le voci dei protagonisti regionali e nazionali delle buone pratiche ambientali.</p>
<p>Cliccando alla voce <em><strong>&#8220;Shopping, eco-prodotti dall&#8217;Italia&#8221;</strong></em>, si accede ad una lista di categorie merceologiche varie, che vanno dall&#8217;abbigliamento agli arredi, dai casalinghi ai trasporti.</p>
<p>I prodotti presentati, creati da<strong> aziende virtuose</strong> sparse in tutto il paese, sono caratterizzati da un alto valore ambientale e da un design unico.</p>
<p>Vediamo quelli che ci sono piaciuti di più (ma, credete, c&#8217;è davvero l&#8217;imbarazzo<span id="more-12499"></span> della scelta!):</p>
<p>I prodotti in <strong>alluminio riciclato</strong> ci sembrano particolarmente significativi, visto l&#8217;alto impatto ambientale dell&#8217;estrazione della bauxite nelle miniere a cielo aperto, e gli enormi rischi per gli ecosistemi e la salute umana connessi con lo stoccaggio dei famigerati <a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self">fanghi rossi</a>.</p>
<ol>
<li>Caffettiere &#8220;Cuor di Moka&#8221; e &#8220;Mukka Express&#8221; della <strong><em>Bialetti</em></strong>, realizzate per il 70% in alluminio riciclato pre-consumo. Il design è veramente bello, e la qualità è garantita.</li>
<li>Sedie realizzate in alluminio riciclato dall&#8217;azienda<strong><em> Emeco c/o Joint srl</em></strong>: ce ne sono per tutti i gusti.</li>
<li>La &#8220;Ricicletta&#8221; della <strong><em>SpeedCross di Torretta P. &amp; C. snc</em></strong>. E&#8217; molto leggera grazie al telaio in alluminio riciclato; è dotata di cambio a tre velocità Nexus, prodotto da Shimano.</li>
</ol>
<p>Che dire poi degli articoli in<strong> legno</strong>, <strong>carta e cartone riciclati</strong>: è necessario ricorrervi se vogliamo arrestare la distruzione delle foreste tropicali primarie.</p>
<ol>
<li>Articoli per il disegno e scrittura per l&#8217;infanzia della linea &#8220;Il mondo di Nic&#8221; della <strong><em>Arbos</em></strong>, realizzati in carta riciclata. Le copertine sono illustrate da Nicoletta Costa e le pagine interne sono gradevolmente ravvivate da tenui colori pastello.</li>
<li>Culla realizzata in legno riciclato dall&#8217;azienda <strong><em>Camposad</em></strong>, che produce anche cassettiere, tavolini, scrivanie, librerie ecc. Semplice e sobria.</li>
<li>La &#8220;Mensolalbero&#8221;realizzata in carta e cartone riciclati dallo<strong><em> Scatolificio Mengoni Silvio</em></strong>: allegra, ideale per riporre i giochi dei più piccoli. Della stessa linea esistono anche il tavolo e la sedia per bambini.</li>
</ol>
<p>Infine, non scordiamoci della <strong>plastica</strong>: come sappiamo è fatta a partire da composti petrolchimici. Nel mondo ce n&#8217;è già tanta, non produciamone più, ma ricicliamola. Ci sono un&#8217;infinità di possibilità di riciclo.</p>
<ol>
<li>Le penne &#8220;Recycled&#8221; realizzate in plastica riciclata derivata da stampanti per computer. L&#8217;azienda è <strong><em>Ideacharme</em></strong>, e produce un&#8217;ampia gamma di prodotti in plastica riciclata: raccoglitori ad anelli, blocchi notes, cartelline, righelli, mouse pad, astucci, portachiavi, etichette, magneti&#8230;</li>
<li>La &#8220;Baby Synchilla Bunting&#8221;, tutina in pile per bambini composta al 100% da PET riciclato post-consumo. Linea morbida e comoda, è prodotta dall&#8217;azienda <strong><em>Patagonia Italia</em></strong>, che offre anche indumenti in pile per adulti come felpe e cappelli.</li>
</ol>
<p>Insomma, i<strong> prodotti riciclati</strong> portano in sé il valore dell&#8217;impegno per la salvaguardia ambientale e rispettano il lavoro umano attraverso il risparmio ed il riuso dei materiali che altrimenti andrebbero perduti.</p>
<p>L&#8217;impegno del singolo cittadino, coordinato con quello delle istituzioni e delle organizzazioni che operano sul territorio, può offrire risultati che ritornano utili alle stesse persone che hanno iniziato il ciclo: in effetti, anche in tempo di crisi, il <strong><em>mercato del riciclo </em></strong>è fiorente e ricco di novità. Sta a noi aiutarlo a crescere, scegliendo di orientare i consumi verso la sostenibilità.</p>
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		<title>Magistep: le scarpine che si allungano.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 11:21:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Magistep sono delle scarpette &#8220;magiche&#8221; per bambini che si possono allungare fino a due numeri facendo risparmiare denaro e preservando l&#8217;ambiente: si troveranno nei negozi nei prossimi mesi. Il marchio &#8220;Magistep&#8221; è nato nel luglio del 2009 dalla sinergia tra Giacomo Regoli, titolare dell&#8217;omonimo calzaturificio artigianale e ideatore della scarpina allungabile, e la Polistamp System, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/08/magistep-le-scarpine-che-si-allungano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Magistep sono delle scarpette &#8220;magiche&#8221; per bambini che si possono allungare fino a due numeri facendo risparmiare denaro e preservando l&#8217;ambiente: si troveranno nei negozi nei prossimi mesi. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/magistep.png"><img class="alignleft size-full wp-image-12461" title="magistep" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/magistep.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Il marchio <strong>&#8220;Magistep&#8221;</strong> è nato nel luglio del 2009 dalla sinergia tra <strong>Giacomo Regoli</strong>, titolare dell&#8217;omonimo calzaturificio artigianale e ideatore della scarpina allungabile, e la <strong><em>Polistamp System</em></strong>, società che opera nel settore degli isolamenti termici e nello stampaggio di materie plastiche e che ha sviluppato, perfezionato e prodotto le scarpe sino a deciderne l&#8217;industrializzazione.</p>
<p>L’innovazione sta nel fatto che le scarpine si allungano di quasi <em><strong>due numeri</strong></em> grazie ad un meccanismo di spinta inglobato all&#8217;interno della suola: basta infatti inserire una <strong>chiavetta </strong>(in dotazione) in un foro nel tallone della scarpina e attivare la vite a movimento continuo fino alle dimensioni necessarie. Le calzature coprono i numeri dal <strong>20 al 31,5</strong> accompagnando così il bambino dai primi passi sino ai primi anni di scuola.</p>
<p>Dal punto di vista estetico non si nota nessuna differenza dalle altre scarpe in commercio, con il vantaggio però di avere una scarpina sempre su misura che, oltretutto,<span id="more-12353"></span> garantisce al piede di rispettare la giusta postura e previene molte patologie dei bambini come il piede piatto e il valgismo.</p>
<p>La scarpa è stata infatti approvata dall’<strong>Aipo<em> </em></strong>(Associazione italiana pediatri e ortopedici)e testata presso il Centro Ricerche e Studi sulla Posturologia di Siena, Aequocenter. Tutti i materiali sono naturali, anallergici e riciclabili.</p>
<p>Il concetto di scarpa che dura nel tempo permette infine di fare una scelta a <strong>basso impatto ambientale</strong> riducendo ad un terzo il trasporto ed i materiali che normalmente si impiegano per produrre e commercializzare tre paia di scarpine.</p>
<p>«<em>Si tratta</em> – ha affermato Giacomo Regoli – <em>di un prodotto di pubblica utilità accessibile a chiunque, che riesce a coniugare la possibilità di risparmiare per le famiglie, il design, la qualità dei materiali e soprattutto i benefici di un corretto sviluppo del piede, senza dover ricorrere ad una scarpa ortopedica. Siamo davvero orgogliosi di aver ottenuto un risultato di questo tipo dopo cinque anni di grande impegno nella ricerca e sviluppo, ma anche di soddisfazioni.</em>»</p>
<p>Insomma, un&#8217;idea geniale che abbina all&#8217;alta qualità il risparmio ed il rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
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		<title>L’inverno è alle porte: divertiamoci con il feltro.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 13:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[corsi]]></category>
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		<category><![CDATA[inverno]]></category>
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		<description><![CDATA[Il feltro non è un tessuto ma un materiale prodotto con l&#8217;infeltrimento delle fibre del pelo animale. Con esso si producono oggi innumerevoli e variopinti oggetti e capi d&#8217;abbigliamento: lavorarlo è semplice e divertente, e sono molti i corsi che si svolgeranno a novembre. Il feltro, di solito, si fa a partire dalla lana cardata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/l%e2%80%99inverno-e-alle-porte-divertiamoci-con-il-feltro/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il feltro non è un tessuto ma un materiale prodotto con l&#8217;infeltrimento delle fibre del pelo animale. Con esso si producono oggi innumerevoli e variopinti oggetti e capi d&#8217;abbigliamento: lavorarlo è semplice e divertente, e sono molti i corsi che si svolgeranno a novembre.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Feltro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12317" title="Feltro" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Feltro.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <strong>feltro</strong>, di solito, si fa a partire dalla<strong> lana cardata di pecora</strong>, ma si può utilizzare qualsiasi altro tipo di <strong>pelo</strong>: lepre, coniglio, castoro, lontra, capra e cammello. E&#8217; caldo, leggero ed impermeabile e si presta alla creazione di mille oggetti fantasiosi: cappelli, bijoux, pantofole, cinture, panieri etc&#8230;</p>
<p>Tra due mesi, sarà <strong>Natale</strong>. E se provassimo a creare originali <strong><em>regalini artigianali</em></strong> usando il feltro?<br />
Vediamo i corsi più interessanti e curiosi che abbiamo trovato in Italia nel mese di novembre.</p>
<p>Sabato 27 e domenica 28 <strong>&#8220;Le Feltraie&#8221;</strong>, tre signore che ogni anno raccolgono, lavano e cardano lana di pecore autoctone che vivono in Italia e in Svizzera, terranno un<span id="more-12176"></span> laboratorio di feltro a Nonantola (MO).</p>
<p>Dal 19 al 21 novembre il salone dedicato all’hobbistica creativa, belle  arti e fai da te si svolgerà presso la <strong>Fiera di Bologna</strong> e presenterà un ricco programma di novità: &#8220;IL MONDO CREATIVO&#8221; offrirà in particolare l’opportunità di partecipare a numerosi corsi, dimostrazioni e laboratori tematici, tra cui corsi di feltro.</p>
<p>A Roma <strong>Carla Arnò</strong> e <strong>Cecilia Rinaldi</strong>, due creative di successo, terranno dei corsi il 31 ottobre e il 21 novembre. Il loro blog (<a title="Corsi Feltro Roma" href="http://www.corsifeltro.com/" target="_blank">Corsi feltro</a>) è ricco di foto e creazioni bellissime.</p>
<p>Se, invece che frequentare corsi in giornate prestabilite o laboratori e seminari brevi, preferite fare visita a chi il feltro lo lavora quotidianamente, un&#8217;ottima idea potrebbe essere andare in un <strong>ecovillaggio</strong> o fare un salto in territori dove ancora le vecchie tradizioni rimangono vive.</p>
<p>Ad esempio a <strong>Fivizzano</strong>, in Lunigiana, molte persone ancora lavorano il feltro tradizionalmente. Qui, oltretutto, vive anche una importante feltrista: <strong>Ruth Bucci-Baumer</strong>. Lei, di origine Svizzera, è fotografa, terapista occupazionale e formatrice per adulti ed ha aperto nel 2002 un laboratorio di arte creativa offrendo corsi per la lavorazione del feltro, animali di fieno e candele artistiche.</p>
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		<title>Sette curiosità sui piccioni o colombi di città&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 12:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e Fauna]]></category>
		<category><![CDATA[capacità discriminante]]></category>
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		<description><![CDATA[Il piccione, o colombo di città, è un animale conosciuto da tutti e detestato dai più. Ma chi è davvero questo animale, e come mai si trova nelle nostre città? Attraverso sette curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste domande. 1. I piccioni erano un tempo allevati dall&#8217;uomo come cibo e come messaggeri alati. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/sette-curiosita-sui-piccioni-o-colombi-di-citta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il piccione, o colombo di città, è un animale conosciuto da tutti e detestato dai più. Ma chi è davvero questo animale, e come mai si trova nelle nostre città? Attraverso sette curiosità, cercheremo di dare una risposta a queste domande.</strong></p>
<p><em><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5293.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12197" title="IMG_5293" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5293.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>1. I piccioni erano un tempo allevati dall&#8217;uomo come cibo e come messaggeri alati. </strong></em></p>
<p>Il colombo è stato, tra gli uccelli, il primo ad essere addomesticato: la carne del piccione selvatico, molto magra e ricca di proteine, era infatti particolarmente amata dai nostri antenati, ad esempio dagli <strong><em>Antichi Egizi</em></strong>, dai <strong><em>Greci </em></strong>e dai <strong><em>Romani</em></strong>. Anche oggi i piccioni vengono mangiati, ma sempre più raramente.</p>
<p>Oltre che venire serviti nei più sontuosi banchetti, per secoli i <strong><em>piccioni viaggiatori</em></strong> hanno costituito il più veloce sistema di telecomunicazione in ambito umano: possono percorrere fino a 800 km volando a 70 km/h per ritornare al nido o alla colombaia dove vengono allevati.</p>
<p>La stessa agenzia<strong><em> Reuters,</em></strong> ai suoi albori, affidava le notizie alle ali dei collaboratori pennuti. Ancora nel 1850, si legge nella storia di questa agenzia, mancando il<span id="more-12157"></span> collegamento telegrafico fra Aquisgrana e Bruxelles, le quotazioni del mercato finanziario erano trasmesse da uno stormo di 40 piccioni.</p>
<p><em><strong>2. Il loro antenato selvatico sopravvive oggi lungo le coste rocciose.</strong></em></p>
<p>Il piccione di città è un animale rinselvatichito derivante dal piccione domestico, che a sua volta deriva dal piccione selvatico. Il piccione selvatico si ciba prevalentemente di granaglie di graminacee e leguminose e nidifica nelle rientranze delle rocce.<br />
Esso purtroppo è sempre più raro perché la specie ancestrale si è ibridata con le molte razze domestiche: le poche popolazioni pure rimaste vivono nelle <strong><em>isole</em></strong> <strong><em>Ebridi</em></strong> e <strong><em>Shetland</em></strong> al largo della Scozia e lungo alcune coste della <strong><em>Sardegna.</em></strong></p>
<p><strong><em>3. </em></strong><em><strong>Hanno una vista &#8220;super&#8221;.</strong></em></p>
<p>I piccioni, come gli umani, possono vedere i colori, ma anche la luce ultravioletta, che invece gli umani non possono percepire. Invece di 3 coni, nel loro occhio ci sono ben 5 tipi di coni! Per la loro vista eccezionale, i piccioni sono stati usati in America in alcuni esperimenti  (<em><strong>Project Sea Hunt</strong></em>) sulle missioni di ricerca e soccorso in mare aperto.</p>
<p><em><strong>4. Hanno un modo &#8220;unico di bere&#8221;.</strong></em></p>
<p>La maggior parte degli uccelli prendono un sorso d&#8217;acqua nel becco, rovesciano all&#8217;indietro la testa e deglutiscono. Invece i piccioni e i loro parenti più stretti succhiano l&#8217;acqua usando i loro becchi come delle cannucce.</p>
<p><em><strong>5. Sono monogami.</strong></em></p>
<p>I piccioni sono e fedeli per tutta la vita. Il piccione maschio impiega parecchio tempo per scegliere la compagna, poi la corteggia a lungo. Di accoppiamento non si parla finché la coppia non si reputa stabile: deve passare almeno una settimana dal momento del &#8220;fidanzamento&#8221;.</p>
<p><strong><em>6. Hanno un&#8217;ottima </em></strong><strong><em>capacità discriminante</em></strong><strong><em> e una formidabile memoria.</em></strong></p>
<p>Sono stati fatti moltissimi esperimenti sulla capacità discriminante dei piccioni: i formidabili pennuti ci hanno stupito imparando a distinguere tra le note di Bach e quelle di Mozart, tra un quadro di Monet e un quadro di Picasso, tra un disegni infantili belli e brutti, tra pitture ad acquerello e pitture fatte con le tempere, e molto altro ancora.</p>
<p>L’abilità dei piccioni viaggiatori di ritrovare la via di casa dai luoghi più remoti ed ignoti ha da sempre affascinato l’umanità e aperto interrogativi.<br />
Sin dai primi anni ’70 è stata formulata da ricercatori italiani appartenenti all’Ateneo Pisano l&#8217;ipotesi, oggi confermata da evidenze sperimentali, basata su un meccanismo di<strong><em> navigazione olfattiva </em></strong>che presuppone che durante i primi mesi di vita i colombi imparino e memorizzino quale è l’odore predominante della zona dove vivono e che inoltre imparino a riconoscere le aree circostanti che sono caratterizzate da odori differenti portati alla voliera dai venti che spirano dalle varie direzioni. <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5297.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12206" title="IMG_5297" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_5297-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong><em>7. Il piccione Cher Ami.</em></strong></p>
<p>Cher Ami era un piccione viaggiatore della prima guerra mondiale &#8211; oggi lo si trova impagliato allo <strong><em>Smithsonian</em></strong> insieme ad altri animali eroi di guerra &#8211; che, mentre la settantasettesima divisione dell&#8217;esercito statunitense era sotto il fuoco amico dei francesi, riuscì a recapitare, malgrado fosse colpito e ferito gravemente, un messaggio che implorava il cessate il fuoco.</p>
<p>Insomma, i piccioni non sono dei fastidiosi &#8220;topi con le ali&#8221; come qualcuno li definisce, ma degli animali estremamente intelligenti e interessanti.<br />
In America esiste un progetto molto bello chiamato &#8220;<strong><em>Pigeon Watch</em></strong>&#8221; che invita tutti a osservare i colombi di città per poter capire meglio questa specie in tutte le sue varietà, colori e razze particolari, nelle sue abitudini etc&#8230;<br />
<em><br />
<strong>I disegni nelle immagini presenti in questo post sono stati realizzati da Elisa Carletti.</strong></em></p>
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		<title>Caffè: una buona abitudine, ma una fucina di rifiuti.</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 10:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[abitudine]]></category>
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		<category><![CDATA[Starbucks]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/29/caffe-una-buona-abitudine-ma-una-fucina-di-rifiuti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni mattina le nostre sveglie ci catapultano nel frenetico mondo del lavoro, e per dare una “spinta” alla nostre energie amiamo prendere il caffè. Secondo il Sierra Club Green Home, ogni giorno in tutto il mondo vengono consumate 2,5 miliardi di tazzine di caffè. L’America è responsabile di quasi un quinto di tutto il caffè bevuto.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12180" title="caffe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/caffe.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo è assuefatto alla <strong>caffeina</strong>, le nostre abitudini ad alto consumo di caffeina creano un sacco di<strong><em> rifiut</em><em>i</em></strong>.</p>
<p>Secondo <strong>“Sustainability is Sexy</strong>”, una organizzazione con sede a<strong> Seattle</strong>, vi sono un sacco di problemi con le normali tazze di caffè perché la maggior parte delle tazze di caffè non è fatta con materiali riciclati, bensì “nuovi”, con carta sbiancata.</p>
<p>Durante la sua creazione, il <strong>bicchiere di carta</strong> è coperto con polietilene, una plastica non riciclabile. L&#8217;intero processo, dall&#8217;inizio alla fine, consuma molte risorse, tra alberi e acqua.</p>
<p>Fortunatamente, ci sono diversi modi per ridurre i <em><strong><a title="Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" target="_self">rifiuti</a> </strong></em>derivanti dal consumo di caffè, sebbene il consumo di caffè in sé rimanga invariato.</p>
<p>Ma il marchio<strong> Starbucks </strong>(grande catena internazionale di caffetterie molto in voga oltreoceano e in molti paesi europei) è stato fortemente criticato per essersi<span id="more-12161"></span> dimostrato poco sensibile al <em><strong>tema del riciclaggio</strong></em>.</p>
<p>Starbucks, dal canto suo, afferma <em>“Nel corso degli anni, la nostra tazza bianca è diventata una icona ben riconoscibile del nostro marchio, ma è altresì diventata una delle maggiori preoccupazioni dei nostri clienti a causa di problemi di riciclaggio.</em></p>
<p><em>Al fine di rispondere ai clienti e accrescere la nostra <strong>impronta ecologica</strong>, puntiamo a garantire la possibilità di riciclare e riutilizzare il 100% dei nostri bicchieri entro il 2015. Stiamo attualmente lavorando su una serie di iniziative complementari per progredire, e ci rendiamo conto non v&#8217;è soluzione rapida a questo problema, abbiamo ancora molto da imparare”.</em></p>
<p>Piccola curiosità, Starbucks non è diffusa in <strong>Italia</strong> perché, come afferma il presidente di Starbucks, Howard Schultz, <em>“l’idea di Starbucks in Italia non funzionerebbe, perché agli italiani non piacciono le tazze di plastica: a loro non piace prendere il caffè fuori dal bar, bevendolo in cammino o alla guida”.</em></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F29%2Fcaffe-una-buona-abitudine-ma-una-fucina-di-rifiuti%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>E&#8217; partito il TrenoNatura per riscoprire la Toscana delle sagre in modo ecologico ed insolito.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/e-partito-il-trenonatura-per-riscoprire-la-toscana-delle-sagre-in-modo-ecologico-ed-insolito/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Asciano-Monte Antico]]></category>
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		<category><![CDATA[sagre]]></category>
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		<category><![CDATA[Val d'Orcia]]></category>

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		<description><![CDATA[La Ferrovia Val d&#8217;Orcia ha fatto ripartire il TrenoNatura per attraversare, in occasione di feste e sagre, vari paesi in tutta la Toscana su speciali automotrici e locomotive d&#8217;epoca. Tappe e appuntamenti fino all&#8217;8 dicembre. La ferrovia Asciano-Monte Antico è stata chiusa al traffico nel settembre 1994, perché considerata un &#8220;ramo secco&#8221;: aveva un traffico viaggiatori [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/28/e-partito-il-trenonatura-per-riscoprire-la-toscana-delle-sagre-in-modo-ecologico-ed-insolito/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Ferrovia Val d&#8217;Orcia ha fatto ripartire il <em>TrenoNatura </em>per attraversare</strong><strong>, in occasione di feste e sagre,</strong><strong> vari paesi in tutta la Toscana</strong><strong> su speciali automotrici e locomotive d&#8217;epoca. Tappe e appuntamenti fino</strong><strong> all&#8217;8 dicembre. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Viaggio_con_il_treno_natura.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12108" title="Viaggio_con_il_treno_natura" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Viaggio_con_il_treno_natura.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La<strong> ferrovia Asciano-Monte Antico</strong> è stata chiusa al traffico nel settembre 1994, perché considerata un &#8220;ramo secco&#8221;: aveva un traffico viaggiatori troppo limitato per mantenere il normale servizio.</p>
<p>La linea si trova tuttavia in un territorio di particolare valore ambientale e paesaggistico, infatti attraversa la zona delle <a title="Viaggio alla scoperta delle Crete senesi" href="http://www.ok-viaggi.net/2010/10/15/viaggio-alla-scoperta-delle-crete-senesi/" target="_blank"><strong>Crete Senesi</strong></a> e la <strong>vallata del fiume Orcia</strong> ai piedi del Monte Amiata, terra di vino (vi si produce il famoso Brunello di Montalcino) e di antiche tradizioni rurali.</p>
<p>Grazie al progetto <strong><em>TrenoNatura</em></strong> finanziato dalla Provincia di Siena, la Asciano-Monte Antico, alla fine degli anni novanta del secolo scorso, è stata quindi riaperta in alcuni<span id="more-12067"></span> giorni festivi come <em><strong>&#8220;ferrovia turistica&#8221;</strong></em>, sul modello dei molti esempi di questo tipo esistenti negli altri paesi europei e nel nord America.</p>
<p>Per contenere i costi, i volontari dell&#8217;<strong>Associazione Ferrovia Val d&#8217;Orcia</strong> si occupano oggi della vendita dei biglietti, dell&#8217;assistenza ai clienti e della valorizzazione delle attrattive esistenti lungo la linea.</p>
<p>L&#8217;<strong>iniziativa</strong> di questi giorni, che da tanti anni ormai si ripete riscuotendo un grande successo, è interessante non solo perché promuove le bellezze naturali e le tipicità locali, ma anche perché contribuisce alla conservazione di un importante patrimonio di <strong><em>&#8220;archeologia industriale&#8221;</em></strong>. Il servizio è infatti garantito da automotrici d&#8217;epoca appositamente ristrutturate e in alcune giornate da locomotive e vapore e carrozze &#8220;centoporte&#8221;.</p>
<p>Ecco le <em><strong>prossime tappe</strong></em> dell&#8217;iniziativa (che è partita il 24 ottobre):</p>
<ol>
<li><strong>31 ottobre</strong>: &#8220;Treno del crastatone&#8221;<br />
Littorine diesel degli anni ’50 da Siena per &#8220;Il Crastatone 2010&#8243;, la festa della castagna tipica di Piancastagnaio (Si).</li>
<li><strong>14 novembre</strong>: &#8220;Mostra mercato del tartufo bianco delle Crete Senesi&#8221;<br />
Treno storico a vapore da Siena per la &#8220;Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi&#8221; a S.Giovanni d’Asso (Si).</li>
<li><strong>21 novembre</strong>: &#8220;Mostra mercato del tartufo bianco delle Crete Senesi&#8221;<br />
Treno storico a vapore da Grosseto e automotrici diesel da Siena per la &#8220;Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi&#8221; a S.Giovanni d’Asso (Si).</li>
<li><strong>5 dicembre</strong>: &#8220;Festa dell’Olio&#8221;<br />
Littorine diesel degli anni ’50 da Siena per la Festa dell’Olio Novello a Montelaterone (Gr).</li>
<li><strong>8 dicembre</strong>: &#8220;Festa dell’Olio&#8221;<br />
Treno storico diesel e a vapore da Firenze SMN e da Siena per la &#8220;Festa dell’Olio&#8221; a San Quirico d’Orcia (Si).</li>
</ol>
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		<title>Il cioccolato: dalle fave di cacao ai benefici per la salute.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 18:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cibo degli Dei, inferno e paradiso dei golosi, il cioccolato si fa a partire dai semi di una pianta tropicale, l&#8217;albero del cacao. Molte sono le tappe della lavorazione delle fave di cacao: ve le descriveremo insieme a tanti aneddoti e curiosità! Theobroma cacao è il nome scientifico, coniato da Linneo, che indica l’albero del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/20/il-cioccolato-dalle-fave-di-cacao-ai-benefici-per-la-salute/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Cibo degli Dei, inferno e paradiso dei golosi, il cioccolato si fa a partire dai semi di una pianta tropicale, l&#8217;albero del cacao. Molte sono le tappe della lavorazione delle fave di cacao: ve le descriveremo insieme a tanti aneddoti e curiosità!</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Albero-cacao.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11970" title="Albero-cacao" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Albero-cacao.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Theobroma cacao </em></strong>è il nome scientifico, coniato da Linneo, che indica l’<a title="Il cacao" href="http://www.equonline.com/il-cacao/" target="_blank">albero del cacao</a>: il primo termine fa  riferimento alla parola greca che significava <strong>“<em>nutrimento degli dei</em>”</strong>; il secondo termine fa riferimento al nome dato alla pianta dagli Aztechi, <strong><em>cacahautl</em></strong>.</p>
<p>Ormai tutti lo sanno, il cacao è stato usato per la prima volta dalla civiltà Maya come moneta di scambio e come base per una preziosa bevanda dalle proprietà stimolanti e magiche.</p>
<p>Quando ai Maya subentrarono gli Aztechi, l&#8217;uso rituale dei semi di cacao continuò: fu proprio il loro imperatore Montezuma, nel XVI secolo, ad offrire al <em>conquistador </em>Hernan Cortés la bevanda detta <strong><em>&#8220;cibo degli dei&#8221;</em></strong>. Da allora il cacao fece la sua comparsa in Europa.</p>
<p>L&#8217;albero del cacao appartiene alla famiglia delle <strong><em>Sterculiaceae</em></strong>: tale famiglia comprende anche la Noce di Cola, il cui frutto è usato per aromatizzare la famosa bibita gassata<span id="more-11747"></span> Coca Cola.</p>
<p>Il cacao è originario delle regioni tropicali dell’<strong>Amazzonia</strong>, e per crescere necessita di caldo, umidità ed ombra. L&#8217;albero può essere alto dai sei ai dieci metri e presenta ampie foglie perenni e piccoli fiori riuniti in infiorescenze che hanno origine direttamente dal tronco (ecco perché i frutti curiosamente spuntano dal tronco e dai rami principali).</p>
<p>Esistono due varietà principali di cacao, <em><strong>criollo</strong></em> e <strong><em>forastero</em></strong>, cui se ne aggiunge una terza, il <em><strong>trinitario</strong></em>:</p>
<p><em><strong>Criollo</strong></em><strong> </strong>è il nome che gli Spagnoli diedero al profumato e pregiato cacao prodotto dagli Aztechi: esso ha dominato il mercato sino alla metà del diciottesimo secolo ma oggi è coltivato in piccole quantità perché poco resistente alle malattie. <em></em></p>
<p><em><strong>Forastero</strong></em> è la robusta pianta del cacao originaria dell’alto bacino del Rio delle Amazzoni: è resistente e molto coltivata, ed i suoi semi hanno un aroma intenso ed un gusto amaro.</p>
<p>Il <strong><em>Trinitario</em></strong> presenta una vasta varietà di ibridi e si chiama così perché si pensa sia il risultato di un uragano che colpì Trinidad verso la fine del XVIII secolo.</p>
<p>Il <em><strong>frutto del cacao</strong></em> è una drupa denominata<strong> <em>cabossa</em></strong> che assomiglia a un melone e presenta colore, forma e dimensioni variabili: può essere sferica o cilindrica, appuntita o smussata, liscia o rugosa, di colore verde, giallo, rosso o viola. Fu la cabossa del <em>Criollo</em> ad ispirare la forma della bottiglia di Coca Cola, allungata e percorsa da solchi longitudinali. Ogni cabossa contiene tra i 25 e i 75 semi a forma di mandorla, disposti in 5 file e avvolti da una polpa mucillaginosa e dolciastra.</p>
<p>La raccolta dei frutti avviene due volte all&#8217;anno ed è eseguita manualmente con coltelli  detti <em>machetes</em>; successivamente i frutti vengono aperti per estrarne i semi umidi, ossia le<strong><em> <a title="Fiori, frutti, semi" href="http://www.equonline.com/il-cacao/1-fiori-frutti-e-semi/" target="_blank">fave di cacao</a></em></strong>. Esse vengono quindi sottoposte ad una serie di operazioni:</p>
<p>-<em><strong> fermentazione</strong></em>: le fave di cacao stanno da 2 a 10 giorni a fermentare in vasche o fosse scavate nel terreno.<br />
- <em><strong>essiccazione</strong></em>: i semi vengono essiccati al sole o in forno  per ottenere un colore più vivo e un sapore meno astringente.<br />
- <em><strong>torrefazione</strong></em>: le fave di cacao sono tostate a 120 &#8211; 140 °C  per eliminare del tutto l&#8217;umidità e l&#8217;acidità, favorendo lo sviluppo delle componenti aromatiche.<br />
- <em><strong>granellatura e macinazione</strong></em>: le fave vengono sminuzzate e la granella ottenuta viene successivamente macinata, in modo da ricavarne la massa di cacao che può essere immagazzinata e rivenduta come semilavorato ai cioccolatieri.<br />
- <em><strong>spremitura</strong></em>: filtrando la massa di cacao in pressione attraverso setacci con trama molto fitta si separa, da un lato, una sostanza grassa dal colore bianco giallastro (il burro di cacao) e, dall&#8217;altro lato, il pannello o cake di granella fine, che viene polverizzato per ottenere cacao in polvere.</p>
<p><em><strong>QUALI SONO GLI EFFETTI POSITIVI DEL CIOCCOLATO SULLA SALUTE?</strong></em></p>
<ol>
<li>Il cioccolato ha un valore <strong>antidepressivo</strong>. Innanzitutto agisce da catalizzatore della produzione di endorfina, stimolando le sensazioni di euforia e attenuando il dolore; contiene inoltre feniletilammina, una sostanza che il nostro cervello produce naturalmente in associazione a sentimenti di desiderio fisico e forse addirittura d&#8217;amore; infine, è associato alla serotonina, di cui sono noti gli effetti tranquillanti.</li>
<li>Il cioccolato ha un effetto protettivo sul <strong>muscolo cardiaco</strong> che è doppio rispetto a quello procurato dal vino rosso e quattro volte superiore a quello procurato dal tè verde.</li>
<li>L&#8217;<strong>acido stearico</strong>, che costituisce dal 40 al 50 per cento dei grassi saturi del cioccolato, non aumenta i livelli del colesterolo nel sangue.</li>
<li>Il cioccolato contiene <strong>antiossidanti</strong> che svolgono una funzione protettiva nei confronti del cancro, dell&#8217;invecchiamento, dell&#8217;Alzheimer, dell&#8217;artrite, dell&#8217;asma e dei processi infiammatori.</li>
</ol>
<p>Forse avevano ragione gli aztechi: una sostanza che oltre a procurare piacere, è anche capace di far bene, deve per forza venire dal Paradiso&#8230;</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cacao.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11973" title="cacao" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cacao.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>&#8220;<em>Chiunque beva qualche sorso di troppo al calice della voluttà; chiunque sia occupato nel lavoro gran parte del tempo destinato al sonno; chiunque, pur essendo uomo di spirito, si senta momentaneamente svanito; chiunque non possa sopportare l&#8217;aria umida, il tempo lungo, l&#8217;atmosfera pesante; chiunque sia tormentato da un&#8217;idea fissa che gli toglie la libertà di pensare: tutti costoro si prendano un buon mezzo litro di cioccolato ambrato ( profumato, cioè, all&#8217;ambra diriga di Debauve ), che io chiamo cioccolato degli afflitti&#8230;</em>&#8221;</p>
<p><em>&#8220;Ci dà una colazione bastante la mattina, ci delizia a pranzo, nelle creme, e ci rallegra ancora, alla fine della serata, nei gelati, nei croccanti e in altre ghiottonerie da salotto, senza contare il piacevole divertimento di pastiglie e confettini, con o senza foglietti dentro</em>&#8221;</p>
<p>A. Brillat-Savarin, avvocato e letterato, autore della &#8220;Fisiologia del gusto&#8221; del 1826, in cui si esalta il cacao.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE IL POST</strong>: <a title="Arrivano l’Eurochocolate e Altrocioccolato: per gustare e conoscere meglio il “cibo degli Dei”." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/arrivano-l%E2%80%99eurochocolate-e-altrocioccolato-per-divertirsi-gustare-e-conoscere-meglio-il-%E2%80%9Ccibo-degli-dei%E2%80%9D/" target="_self">Arrivano l’Eurochocolate e Altrocioccolato: per gustare e conoscere meglio il “cibo degli Dei”.</a></p>
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		<title>Fanghi rossi: le autorità ungheresi sminuiscono i rischi, ma a quale prezzo?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 15:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un disastro inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché. Il governo ungherese ha deciso alcuni giorni fa di riaprire lo stabilimento produttivo (per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/18/fanghi-rossi-le-autorita-ungheresi-sminuiscono-i-rischi-ma-a-quale-prezzo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Lunedi 4 ottobre a Kolontar, in Ungheria, si rompeva una chiusa contenente 700.000 metri cubi di fanghi rossi tossici, causando un <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">disastro</a> inaudito. Il governo ungherese, oggi, sminuisce quanto è accaduto, prendendo provvedimenti che l&#8217;associazione ambientalista Greenpeace ritiene irresponsabili: vediamo perché.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11824" title="Fanghi-rossi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Fanghi-rossi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il<strong> governo ungherese </strong>ha deciso alcuni giorni fa di <strong>riaprire</strong> lo stabilimento produttivo<strong> </strong>(per il momento tolto alla <strong>società<em> Mal S.A.</em></strong> e nazionalizzato) da cui si è riversato il fiume di fango corrosivo.</p>
<p>Ed ha deciso anche di procedere al <strong>reinsediamento</strong> delle persone evacuate dall&#8217;area colpita: a ognuna di loro, l&#8217;unità di crisi ha consigliato di indossare in maniera permanente mascherine contro la polvere.</p>
<p>Secondo <strong>Greenpeace</strong>, si tratta di un atto <strong><em>&#8220;assolutamente irresponsabile&#8221;</em></strong> dal momento che non ci sono elementi obiettivi per ritenere la zona sicura e perché non sono state ancora individuate le cause del disastro ambientale. Perché far tornare così presto le persone nell&#8217;area in cui si è verificata la più grande catastrofe<span id="more-11788"></span> ecologica che l&#8217;Ungheria abbia mai vissuto?</p>
<p>I centri di <strong>Kolontar</strong> e <strong>Devecser</strong> sono stati pesantemente devastati e inquinati dal fango tossico; molte abitazioni sono state alluvionate per un&#8217;altezza anche superiore ai due metri e sarà difficile l&#8217;operazione di ripulitura del fango rosso che ha colorato quasi in modo indelebile tutto ciò che ha toccato creando un&#8217;atmosfera surreale; alcune abitazioni sono in parte crollate a causa della violenza dell&#8217;inondazione; decine di automobili e furgoni sono stati spazzati via.</p>
<p>In questa regione, cosa si può prospettare per il <strong>futuro</strong>?</p>
<p>Ecco tre possibilità non troppo remote:</p>
<ol>
<li><em><strong>Agricoltura locale condannata per anni</strong></em><br />
Laddove ora giace uno strato di fanghiglia rossa, un tempo crescevano grano, mais, patate. Anche se a livello nazionale la popolazione non risentirà di questa perdita, a livello regionale l&#8217;impatto è stato catastrofico.<br />
I fanghi contengono <strong><em>cromo, mercurio, piombo</em></strong> ed <em><strong>arsenico</strong></em> a delle concentrazioni ancora sconosciute (in realtà Greenpeace ha fatto delle analisi sui fanghi dai risultati preoccupanti): questi metalli pesanti impediscono lo sviluppo dei vegetali e dei microrganismi che vivono nei suoli, ed hanno una durata di vita molto lunga.<br />
Perciò, l&#8217;agricoltura potrebbe non essere possibile per anni ed anni.</li>
<li><strong><em>Acqua potabile contaminata<br />
</em></strong>Nel <a title="Fanghi rossi in Ungheria: morie di pesci nei fiumi Raba e Monsoni-Danubio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/08/ungheria-morie-di-pesci-nei-fiumi-raba-e-monsoni-danubio/" target="_blank">fiume Marcal</a> tutti i pesci sono morti e la vita è scomparsa, afferma Gabor Figeczky del WWF Ungheria.<br />
Anche il fiume Raba è stato contaminato, dopodiché è stata la volta del Danubio, dove si registra un tasso di alcalinità superiore alla media ed una anomale presenza di arsenico.<br />
L&#8217;<strong>arsenico</strong>, pericoloso per piante e animali, puo&#8217; accumularsi in particolare negli invertebrati e danneggiare il sistema nervoso degli uomini.<br />
&#8220;<em>Questa contaminazione</em>- spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di <strong>Greenpeace Italia</strong>- <em>rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Denunciamo il tentativo di occultamento del Governo ungherese, che non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi</em><em>&#8220;.</em><br />
Al momento le <strong>autorità ungheresi</strong> affrontano l&#8217;emergenza senza pensare a lungo termine: in realtà si potrebbe avere un effetto a &#8220;bomba ritardata&#8221; se il sottosuolo fosse a filtrazione lenta. Le sostanze, infatti,  potrebbero impiegare anche 20 anni a migrare e a raggiungere le falde acquifere sottostanti.</li>
<li><em><strong>Nuvole di polvere tossica<br />
</strong></em>Per il momento piove sulla regione, ma quando il fango seccherà potrebbe trasformarsi in <strong>polvere tossica</strong>. Nei fanghi, le sostanze nocive sono nell&#8217;ordine dei micron.<br />
Quando il fango secca e il vento soffia, gli elementi fini prendono il volo. Questo rischia di creare delle <em><strong>nuvole di polveri invisibili</strong></em> ma comunque dannose per la salute.<br />
Le sostanze probabilmente entreranno nei polmoni e nel sangue delle popolazioni locali fatte rientrare nella regione, e il vento potrebbe portare il problema ben al di là dei 40 kmq al momento sinistrati.</li>
</ol>
<p>Insomma, nonostante il governo ungherese faccia di tutto per far scordare al mondo questo disastro ecologico, è evidente che la scelta di sminuire quanto accaduto potrebbe nuocere ancora moltissimo sia alla gente che all&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Premio Ambientalista dell’anno 2010: Legambiente lo dedica a Luisa Minazzi.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/premio-ambientalista-dell%e2%80%99anno-2010-legambiente-lo-dedica-a-luisa-minazzi/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista La Nuova Ecologia organizzano il &#8220;Premio Ambientalista dell&#8217;anno&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. Luisa Minazzi, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/premio-ambientalista-dell%e2%80%99anno-2010-legambiente-lo-dedica-a-luisa-minazzi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ogni anno l&#8217;associazione Legambiente e la rivista <em>La Nuova Ecologia</em> organizzano il &#8220;<em>Premio Ambientalista dell&#8217;anno</em>&#8220;, che da quest’anno sarà dedicato a Luisa Minazzi, la donna-simbolo della lotta all’amianto che, nel luglio scorso, è stata purtroppo stroncata dal mesotelioma pleurico. </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11696" title="Premio-Minazzi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Premio-Minazzi.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Luisa Minazzi</strong>, morta poco più che cinquantenne, è stata protagonista di importanti battaglie ambientaliste, e soprattutto ha guidato per anni la protesta contro l&#8217;amianto facendo luce su una tematica scottante, volutamente dimenticata dallo Stato per troppo tempo.</p>
<p>Suo padre faceva l&#8217;operaio alla <strong>Eternit</strong> e da piccola varie volte Luisa aveva giocato con la <strong><em>polvere bianca dell&#8217;amianto</em></strong>.</p>
<p>Poi, quando era apparso evidente che questa fibra se inalata provocava gravi malattie quali l&#8217;asbestosi e il mesotelioma pleurico, aveva deciso di combattere contro l&#8217;Eternit partecipando a cortei e manifestazioni e fondando la delegazione di Legambiente a Casale Monferrato.</p>
<p>Nel 1986, l&#8217;Eternit è stata chiusa ma ancora oggi la gente nel casalese muore di <strong>amianto</strong>: circa 1 persona su 3 si ammala di asbestosi o di mesotelioma pleurico. Così,<span id="more-11506"></span> questa sorte è toccata anche a Luisa, che ha dato prova di tenacia e coraggio lottando a lungo per sopravvivere e diffondere il suo messaggio.</p>
<p>Legambiente ha deciso di omaggiarne la memoria dedicando a lei il famoso <strong><em>&#8220;Premio Ambientalista dell’anno&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Le otto nomination del 2010 sono state espresse da una giuria d’esperti presieduta da Alberto Fiorillo, portavoce nazionale di Legambiente, e composta da Giuseppe Onufrio (direttore esecutivo di Greenpeace), Tessa Gelisio (conduttrice tv di programmi sull’ambiente), Toni Mira (giornalista ambientale del quotidiano Avvenire), Filippo Solibello (conduttore di Caterpillar, Radiodue), Vittorio Cogliati Dezza (presidente di Legambiente), Marco Fratoddi (direttore di Nuova Ecologia).</p>
<p>Ecco la lista dei <em><strong>candidati </strong></em>al premio 2010:</p>
<ol>
<li><strong><em>Yassouf Amini</em></strong>, un giovane rifugiato politico dell’Afghanistan che fa volontariato</li>
<li><strong><em>Giorgio Crepaldi</em></strong>, il portavoce di un comitato cittadino contro la costruzione di una centrale a carbone</li>
<li><strong><em>Antonio Diana</em></strong>,un imprenditore lungimirante che ha saputo investire, con dieci anni di anticipo, nella green economy</li>
<li><strong><em>Donne contro l’Ilva</em></strong>, le sei donne combattive che hanno deciso di ribellarsi al potere devastante dell’acciaieria più inquinante d’Europa</li>
<li><strong><em>Carla Girasole</em></strong>, il sindaco crotonese che ha fatto della lotta all’abusivismo e la valorizzazione dei terreni confiscati alla ‘ndrangheta una ragione di vita</li>
<li><strong><em>Deborah Lucchetti</em></strong>, un’ex operaia impegnata nella promozione e costruzione di un mercato etico</li>
<li><strong><em>Carlo Ratti</em></strong>, un giovane designer torinese che tra le sue ultime creazioni può vantare la “bicicletta intelligente”</li>
<li><strong><em>Mario Spagnuolo</em></strong>, il procuratore di Vibo Valentia in trincea contro l’ndrangheta.</li>
</ol>
<p>Per votare basta compilare la scheda di partecipazione all’interno della rivista, inviandola in redazione entro e non oltre <strong><em>sabato 13 novembre</em></strong> (farà fede il timbro postale), oppure sul sito <em><a title="La nuova ecologia" href="http://www.lanuovaecologia.it/" target="_blank">La Nuova Ecologia</a> </em>(dove sono disponibili le biografie complete dei candidati) inviando la propria preferenza all’indirizzo <em>ambientalista2010@lanuovaecologia.it</em></p>
<p>L&#8217;obiettivo del concorso è quello di far conoscere ai cittadini italiani le storie, i sogni e la tenacia degli ambientalisti odierni. Ciascuno di noi, se vuole, può fare la differenza e migliorare il mondo.</p>
<p>Come scriveva Goethe:</p>
<p>&#8220;<em>C&#8217;è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute&#8230; Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L&#8217;audacia ha in se&#8217; genio, potere e magia. Incomincia adesso.</em>&#8220;</p>
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		<title>Il mega progetto Desertec tra speranze e paure.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 15:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/il-mega-progetto-desertec-tra-speranze-e-paure/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;obiettivo del mega-progetto<em> Desertec</em> è coprire il 15% del fabbisogno energetico europeo usando fonti rinnovabili provenienti da Africa, Medio Oriente e Mare del Nord. Ecco i punti più controversi. </strong></p>
<p><em><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/desertec.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11666" title="desertec" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/desertec.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il network TREC</strong></em> (<strong>T</strong>rans-<strong>M</strong>editerranean <strong>R</strong>enewable <strong>E</strong>nergy<strong> C</strong>ooperation) è stato fondato nel 2003 dal Club di Roma, dalla Fondazione di Amburgo per la Protezione del Clima e dal Centro Nazionale Giordano per la Ricerca sull&#8217;Energia (NERC).</p>
<p>Esso consiste in una rete internazionale di circa <strong>60</strong> tra scienziati (primo fra tutti il nobel <a title="Carlo Rubbia: “Il futuro è nel sole. Il nucleare è un errore”." href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/13/carlo-rubbia-il-futuro-e-nel-sole-il-nucleare-e-un-errore/" target="_self"><strong>Carlo Rubbia</strong></a>), politici ed esperti delle energie rinnovabili. Nel 2009 ha sviluppato il progetto <em><strong>Desertec</strong></em> ed oggi intende metterlo in pratica unitamente ai rappresentanti della politica, dell’industria e del mondo finanziario.</p>
<p>Il concetto su cui si basa il progetto <em><strong>Desertec </strong></em>è che la fonte di energia più abbondante sulla Terra è la <strong><em>radiazione solare</em></strong> che ricevono i <em><strong>deserti</strong></em> delle <strong><em>zone equatoriali:</em></strong> in sole sei ore il deserto del Sahara riceve infatti più energia solare di tutta quella che attualmente<span id="more-11422"></span> l&#8217;umanità consuma in un anno.</p>
<p>Esso presuppone una stretta collaborazione tra tra <strong>Eu</strong>ropa, Medio Oriente (the <strong>M</strong>iddle-<strong>E</strong>ast) e Africa Settentrionale (<strong>N</strong>orth <strong>A</strong>frica): <strong>EU-MENA</strong>.</p>
<p>Una volta completato, si presenterebbe come una rete di cavi a corrente continua ad alta tensione (<strong>HVDC,</strong><strong> H</strong>igh<strong> V</strong>oltage <strong>D</strong>irect <strong>C</strong>urrent) che, a partire da <strong>centrali solari termodinamiche</strong> situate nei deserti e <strong>centrali eoliche </strong>situate sulle coste atlantiche, attraverserebbero tutta l&#8217;Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente.</p>
<p>I vantaggi sarebbero:</p>
<ol>
<li> soddisfare la domanda interna di energia dei Paesi situati nella regione <strong>MENA</strong></li>
<li>fornire energia inesauribile e pulita per desalinizzare l&#8217;acqua del mare</li>
<li>esportare energia pulita all&#8217;Europa.</li>
</ol>
<p>Attualmente al progetto partecipano aziende come le tedesche <em>E.ON, Deutsche Bank, MAN Solar, RWE, Münchener Rück, M+W Zander, Schott Solar y Siemens,</em> la svizzera <em>ABB</em>, la spagnola <em>Abengoa Solar </em>e l&#8217;africana <em>Cevital</em>. Anche la <em><strong>Enel Green Power </strong></em>vi ha aderito, precisando però che lo scopo immediato che si pone è quello di soddisfare innanzi tutto i bisogni locali di energia, pensando all&#8217;Europa solo in un secondo momento.</p>
<p>Tutta la tecnologia necessaria per la realizzazione di<strong><em> Desertec</em></strong> esiste e sta operando già da alcune decine di anni.</p>
<p>Questo progetto riceve però critiche costanti; vediamo i punti più discussi:</p>
<ol>
<li><strong>Modello energetico centralizzato</strong><em><br />
Contrari:</em> sia la produzione di energia che la sua distribuzione potrebbero cadere nelle mani di una sola azienda o consorzio (modello energetico centralizzato).<em>Sostenitori: </em>tutti gli investitori pubblici e privati possono, se vogliono, partecipare alla costruzione e alla gestione di centrali e cavi (modello energetico decentralizzato).</li>
<li><strong>Colonialismo energetico</strong><em><br />
Contrari:</em> potrebbe nascere una nuova forma di colonialismo energetico in cui una risorsa africana sarebbe &#8220;rubata&#8221; per il beneficio dei cittadini e delle imprese dell&#8217;Europa.<em>Sostenitori:</em> gli impianti procurerebbero energia anche per l&#8217;autoconsumo nei paesi non europei coinvolti. Inoltre l&#8217;energia ottenuta si userebbe anche per dissalare l&#8217;acqua del mare, così i paesi della regione MENA potrebbero risolvere uno dei probemi più grandi che arresta il loro sviluppo.<br />
Inoltre i paesi con una propria fonte energetica fossile potrebbero optare per vendere la propria produzione rinnovabile all&#8217;Europa ed usare il combustibile fossile per il consumo interno. E’ l’attuale situazione a costituire uno sfruttamento di gas e petrolio.</li>
<li><strong> Sicurezza energetica</strong><em><br />
Contrari:</em> i paesi MENA sono politicamente instabili, perciò nel caso di un conflitto di qualsiasi tipo salterebbe il rifornimento di energia all&#8217;Europa.<em>Sostenitori:</em> la rete di centrali sarebbe così ampia e distribuita in differenti paesi che, anche qualora uno di essi entrasse in conflitto, la maggior parte della rete non ne sarebbe minacciata e si potrebbero applicare misure compensatorie senza eccessivi problemi.</li>
<li><strong>Dipendenza energetica</strong><em><br />
Contrari:</em> si manterrebbe la dipendenza energetica dell&#8217;Europa nei confronti di stati esteri, passando dall&#8217;importare combustibili fossili all&#8217;importare energie rinnovabili.<em>Sostenitori:</em> l&#8217;energia importata sarebbe solamente del 15-17% di quella necessaria in Europa, mentre una percentuale maggiore proverrebbe dalla produzione rinnovabile interna, magari da altre fonti di energia rinnovabile (biomassa, il biogas&#8230;).</li>
<li><strong> Alto costo del progetto<br />
</strong><em>Contrari: </em>ci vorrebbero ben 400 mila milioni di euro per implementare la rete.<em>Sostenitori: </em> sarebbero sufficienti incentivi statali dell’ordine di grandezza di qualche miliardo di euro per rendere attraente, nella fase iniziale, la costruzione di centrali e linee di trasmissione da parte di investitori pubblici e privati. In questo modo le centrali solari sarebbero competitive senza ulteriori sovvenzioni entro il 2020.</li>
</ol>
<p>Molti paesi dell&#8217;area<strong> MENA</strong> si sono mostrati favorevoli al progetto ed hanno offerto i propri territori per istallarvi le centrali solari ed eoliche. Senza dubbio, Desertec è un progetto che non lascia nessuno indifferente.</p>
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		<title>Gli oli essenziali dagli antichi egizi alla moderna aromaterapia.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 15:15:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arancio, bergamotto, cannella&#8230; eucalipto, frangipani, gelsomino&#8230; lavanda, sandalo, patchouli.&#8230; Gli oli essenziali (OE) sono utilizzati da millenni nella medicina naturale per curare corpo e anima e per inebriare i sensi, ma cosa sono e qual è la loro storia? Gli oli essenziali sono sostanze estremamente concentrate, dal profumo intenso, molto volatili ed infiammabili. Non sono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/15/gli-oli-essenziali-dagli-antichi-egizi-alla-moderna-aromaterapia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong><em>Arancio, bergamotto, cannella&#8230; eucalipto, frangipani, gelsomino&#8230; lavanda, sandalo, patchouli.</em>&#8230; Gli oli essenziali (OE) sono utilizzati da millenni nella medicina naturale per curare corpo e anima e per inebriare i sensi, ma cosa sono e qual è la loro storia?</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11630" title="oli-essenziali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <em><strong>oli essenziali</strong></em> sono sostanze estremamente concentrate, dal profumo intenso, molto volatili ed infiammabili. Non sono veri oli ma liquidi dalla consistenza oleosa e dalla composizione complessa: costituenti tipici sono aldeidi, chetoni, esteri, fenoli, flavonoidi, terpeni, etc&#8230;</p>
<p>Le <strong>piante </strong>producono (e conservano in speciali cellule secretrici) oli essenziali per attirare gli insetti utili all&#8217;impollinazione, per respingere gli insetti dannosi e i parassiti oppure per difendersi da condizioni ambientali sfavorevoli e malattie.</p>
<p>L&#8217;uso degli oli vegetali non distillati per scopo cosmetico, culinario, medico e rituale ha origini antichissime. Le prime testimonianze scritte risalgono addirittura a <strong>4000-5000 anni fa</strong>:<em> </em>i <em>Rig-veda</em> in India, il <em>Libro di Medicina</em> dell&#8217;Imperatore Giallo in Cina ed infine i<span id="more-11439"></span> <em>Papiri </em>in Egitto elencavano molte sostanze aromatiche e ne codificavano l&#8217;impiego a livello terapeutico e religioso.</p>
<p>Gli oli profumati degli antichi erano degli <strong>oleoliti</strong> molto meno concentrati rispetto ai moderni oli essenziali puri: in pratica si estraevano le essenze vegetali tramite macerazione in olio (un po&#8217; come quando si mettono i peperoncini nell&#8217;olio di oliva per ottenere un condimento piccante).</p>
<p>Gli OE puri si estraggono invece principalmente per corrente di vapore dalle foglie e dai fiori con l&#8217;utilizzo di un distillatore, oppure per pressione delle bucce nel caso dei frutti degli agrumi: tutto questo è oggi possibile solo grazie alle scoperte di un alchimista arabo vissuto circa mille anni fa.</p>
<p>Nel X secolo lo scienziato<em><strong> Avicenna</strong></em> scoprì infatti il metodo della <em><strong>distillazione</strong></em>: il primo olio essenziale estratto fu quello di rose<strong> </strong>e l&#8217;<strong>acqua di rose</strong> conobbe poi una grande diffusione in Europa dove fu importata nel periodo delle Crociate.</p>
<p>Nel nostro continente alla fine del XII secolo si consolidò la produzione dei <strong>profumi</strong> elaborati a partire da combinazioni di oli essenziali: la valenza terapeutica rimaneva (ad esempio in tempi di peste e colera ai profumieri si chiedeva di preparare delle pozioni potenti da cospargersi addosso, probabilmente essenze dalle proprietà antisettiche ed antimicrobiche) mentre le dame impazzivano per la violetta, la lavanda ed i fiori d&#8217;arancio.</p>
<p>Nel 1800, con la rivoluzione industriale e l&#8217;avvento della chimica, i <strong>farmaci sintetici</strong> sostituirono quasi completamente i preparati d&#8217;origine vegetale e minerale, interrompendo così una lunghissima tradizione popolare.</p>
<p>Nel frattempo, l&#8217;arte della profumeria fece passi da gigante e fu proprio nel laboratorio di un noto chimico cosmetologo francese che gli oli essenziali manifestarono nuovamente all&#8217;umanità le loro preziose proprietà curative.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11637" title="oli-essenziali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/oli-essenziali2.jpg" alt="" width="250" height="180" /></a><em><strong>Renè Gattefossè</strong></em>, vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nel 1928 lavorava nel suo laboratorio. Per un caso del destino, si ustionò seriamente una mano e la immerse nella bacinella più vicina, che conteneva olio di lavanda puro. Sorprendentemente la mano guarì rapidamente e senza cicatrici. Gattefossè coniò allora il termine &#8220;<em><strong>aromaterapia</strong></em>&#8221; e iniziò a studiare le proprietà curative di altri oli essenziali.</p>
<p><strong><em>Jean Valnet </em></strong>portò avanti le sue ricerche svolgendo l&#8217;attività di chirurgo durante la seconda guerra mondiale. In quel periodo i medicinali scarseggiavano, ma egli scoprì che gli oli essenziali spesso si rilevavano un sostituto molto efficace.</p>
<p>Il lavoro di Valnet, Gattefossè e molti altri ricercatori contribuì insomma notevolmente a fornire una convalida scientifica all&#8217;aromaterapia che ormai fa parte della tradizione della medicina francese. Oggi, gli oli essenziali sono usati in tutto il mondo per curare svariate malattie psichiche e fisiche.</p>
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		<title>Il fall foliage nel biellese: passeggiare in un arcobaleno autunnale.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 21:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In autunno il biellese, una terra di boschi, prati e malghe, si tinge degli accesi colori autunnali, diventando così la meta ideale per una gita alla scoperta del fall foliage. Anche quest&#8217;anno l&#8217;Oasi WWF del Giardino Botanico di Oropa ha organizzato una ricca serie di eventi da gustare in tutto relax e a costo zero. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/13/il-fall-foliage-nel-biellese-passeggiare-in-un-arcobaleno-autunnale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In autunno il biellese, una terra di boschi, prati e malghe, si tinge degli accesi colori autunnali, diventando così la meta ideale per una gita alla scoperta del<em> fall foliage.</em><br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fall-foliage.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11551" title="fall-foliage" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fall-foliage.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a> Anche quest&#8217;anno l&#8217;<strong>Oasi WWF</strong> del <strong>Giardino Botanico di Oropa</strong> ha organizzato una ricca serie di eventi da gustare in tutto relax e a costo zero.</p>
<p>Le montagne del <strong><em>biellese</em></strong> hanno delle caratteristiche particolari che le differenziano da tutte le altre zone delle Alpi. Esse sono poste in una situazione privilegiata che consente di <em><strong>spaziare con lo sguardo</strong></em> sull&#8217;intera pianura Padana da un lato e su tutte le Alpi Occidentali e Centrali dall&#8217; altro lato. Si tratta di montagne selvagge, ma a misura d&#8217;uomo, dove coesistono vie super attrezzate ed itinerari d&#8217;avventura, aree wilderness vergini e ripetutissime vie ferrate.</p>
<p>In <em><strong>ottobre-novembre</strong></em> i boschi che ricoprono questi monti si trasformano in distese luminose di giallo, arancio e rosso.  Da vari anni, in occasione del verificarsi di questo spettacolo naturale, si svolge un&#8217;<em><strong>iniziativa</strong></em> delle Aree Protette e Naturalistiche della Bessa,<span id="more-11502"></span> Baraggia, Brich di Zumaglia, Burcina, Sacro Monte di Oropa e Oasi Zegna, organizzata dall’Oasi WWF del Giardino Botanico di Oropa.</p>
<p>Il <em><strong>programma</strong></em> di quest&#8217;anno è particolarmente ricco e denso di <em><strong>escursioni</strong></em> nelle zone più belle del biellese:</p>
<p><em><strong>Sabato 16 ottobre:</strong></em> Ore 10,30 – Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa<br />
(Ritrovo presso l’ingresso del Giardino Botanico)<br />
L’autunno nel Giardino &#8211; Visita guidata gratuita</p>
<p><strong><em>Domenica 17 ottobre:</em></strong> Ore 10,00 – Oasi Zegna<br />
(Ritrovo presso lo Chalet Bielmonte)<br />
Fotografando l&#8217;autunno &#8211; Uscita didattica ai punti panoramici e colazione sfiziosa (attività su prenotazione: 015 744126)</p>
<p><strong><em>Sabato 23 ottobre:</em></strong> Ore 10,00 &#8211; Riserva Naturale Speciale della Bessa<br />
(Ritrovo Centro Visite della Riserva a Vermogno)<br />
Visita guidata gratuita lungo il sentiero “Ciapei parfundà” con le Guide naturalistiche del Parco</p>
<p><strong><em>Domenica 24 ottobre:</em></strong> Ore 10,00 – Riserva Naturale Speciale Parco Burcina “F. Piacenza”<br />
(Ritrovo area ingresso di Pollone)<br />
Visita guidata gratuita ai colori autunnali della Burcina con Guido Piacenza (Presidente del Parco)</p>
<p><em><strong>Sabato 30 ottobre:</strong></em> Ore 10,00 &#8211; Riserva Naturale Orientata delle Baragge<br />
(Ritrovo parcheggio lungo SP 307 Candelo-Mottalciata)<br />
Visita guidata gratuita alla Baraggia di Candelo e Cossato con le Guide naturalistiche del Parco.</p>
<p>Per maggiori informazioni, visitare il sito: <a title="Giardino Botanico di Oropa" href="http://www.gboropa.it/" target="_blank">Giardino Botanico di Oropa</a>.</p>
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		<title>Torino, 21-25 ottobre: quarta edizione di Terra Madre, per la salvaguardia delle tradizioni locali e della biodiversità.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 20:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Torino dal 21 al 25 ottobre 2010, in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto, avrà luogo la quarta edizione dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre. Questo speciale evento riunirà, per cinque giorni, oltre 5.000 tra rappresentanti di comunità indigene, agricoltori, allevatori, cuochi, docenti e musicisti provenienti da tutto il mondo. Terra Madre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/13/torino-21-25-ottobre-quarta-edizione-di-terra-madre-per-la-salvaguardia-delle-tradizioni-locali-e-della-biodiversita/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Torino dal 21 al 25 ottobre 2010, in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto, avrà luogo la quarta edizione dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/terramadre.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11538" title="terramadre" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/terramadre.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a>Questo <strong><em>speciale evento</em></strong> riunirà, per cinque giorni, oltre 5.000 tra rappresentanti di comunità indigene, agricoltori, allevatori, cuochi, docenti e musicisti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p><strong>Terra Madre</strong> è un progetto concepito da <strong><em>Slow Food</em></strong>, il cui motto è “<em>mangiare è un atto agricolo e produrre è un atto gastronomico</em>”.<br />
Esso è nato per dare voce ai piccoli contadini, ai pescatori e agli allevatori di tutto il mondo e per far capire all&#8217;opinione pubblica che  il loro lavoro  è prezioso sia per conservare le <strong><em>tradizioni locali</em></strong> sia per <strong><em>salvaguardare la biodiversità</em></strong> sul pianeta.</p>
<p>I principali scopi perseguiti in questa ambiziosa iniziativa  sono preservare, incoraggiare e promuovere metodi di produzione alimentare sostenibili, in armonia con la<span id="more-11469"></span> natura, il paesaggio, la tradizione.</p>
<p>I primi nodi di questa rete sono state le <strong><em>comunità del cibo</em></strong>, cui si sono aggiunti in seguito i cuochi e i rappresentanti del mondo accademico. Le comunità del cibo sono gruppi di persone che producono, trasformano e distribuiscono cibo di qualità in maniera sostenibile e sono fortemente legate a un territorio dal punto di vista storico, sociale e culturale.</p>
<p>In genere il loro stile di vita è minacciato dall&#8217;espansione dell’agricoltura intensiva che danneggia le risorse naturali e dall&#8217;industria alimentare di massa che mira all’omologazione dei gusti e mette in pericolo l’esistenza stessa delle piccole produzioni.</p>
<p>La rete di Terra Madre è stata lanciata nel 2004 a Torino: il primo incontro ha radunato 5000 produttori da 130 paesi attirando così l’attenzione dei media sulle loro problematiche. Nel 2006 la seconda edizione dell’incontro internazionale ha coinvolto anche 1000 cuochi consapevoli del loro ruolo di promozione nei confronti dei produttori di qualità, e 400 ricercatori e accademici che hanno discusso per riavvicinare la teoria alle buone pratiche.</p>
<p>La <strong><em>quarta edizione</em></strong> dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre si svolgerà tra pochi giorni a Torino, in concomitanza con il Salone Internazionale del Gusto. Fra le <strong>novità </strong>del 2010 ci sarà il tema della salvaguardia delle etnie, delle lingue autoctone e della valorizzazione dell’oralità e della memoria: nella<strong> <em>giornata di apertura</em></strong> i rappresentanti di alcune tra le più significative comunità indigene del mondo (americane, asiatiche, africane ed europee) pronunceranno i discorsi cerimoniali nella loro lingua madre.</p>
<p>La <strong><em>seconda giornata</em></strong> sarà dedicata in particolare all’approfondimento di otto temi cruciali per il futuro dell’agricoltura e del pianeta (dalla biodiversità alle energie rinnovabili all’educazione, alle conoscenze tradizionali). Nella <strong><em>terza</em></strong>, invece, si svolgeranno gli incontri regionali delle comunità.</p>
<p>In occasione della <strong><em>chiusura</em></strong> ufficiale di Terra Madre sarà presentato il <em><strong>documento sulle politiche alimentari e la sostenibilità,</strong></em> con le proposte della rete per un futuro sostenibile.</p>
<p>Tra la seconda e la quarta giornata dei lavori i delegati potranno seguire più di 70 <em><strong>Laboratori della Terra</strong></em>, in cui  i pescatori, gli allevatori, gli agricoltori, i ricercatori e i cuochi discuteranno di vari temi legati all&#8217;agricoltura sostenibile e al futuro delle risorse, scambieranno esperienze ed avanzeranno proposte.</p>
<p>Durante i giorni dell’evento ci saranno postazioni fisse per ricevere informazioni e presentare i progetti legati all’educazione del gusto (orti, progetti con le mense…), alla biodiversità (Presìdi e Mercati della Terra) e per organizzare, nella propria comunità o nel proprio paese, il <strong>Terra Madre Day</strong>, la cui seconda edizione si terrà il 10 dicembre 2010. Uno spazio importante sarà infine dedicato alla <strong><em>rete dei giovani di Terra Madre</em>.</strong></p>
<p>Anche il pubblico potrà partecipare,  previa iscrizione on-line, a vari momenti dell&#8217;evento: le cerimonie di apertura e chiusura (al Pala Olimpico Isozaki, per tutti), i laboratori della terra e le conferenze (all&#8217;Oval o nella sala Avorio del vicino Lingotto, solo per i visitatori del Salone del Gusto).</p>
<p>Per maggiori info visita il sito <a title="Terra Madre" href="http://www.terramadre.info/" target="_blank">Terra Madre</a>.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F13%2Ftorino-21-25-ottobre-quarta-edizione-di-terra-madre-per-la-salvaguardia-delle-tradizioni-locali-e-della-biodiversita%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>La classifica Wikio dei 30 migliori blog dedicati all’ambiente.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/la-classifica-wikio-di-agosto-dei-30-migliori-blog-dedicati-all%e2%80%99ambiente/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 18:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal blog di Letizia Palmisano Giornalista Ambientale scopriamo con piacere che il nostro Ok-Ambiente.com rientra, in 23° posizione, tra i trenta migliori blog dedicati all&#8217;ambiente, secondo la classifica di Wikio stilata nell&#8217;agosto 2010. Lo Staff di Ok-Ambiente.com ringrazia tutti gli scrittori e gli utenti che ci seguono con interesse. Ecco l&#8217;elenco dei 30 migliori blog [...]


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<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/wikio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11303" title="wikio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/wikio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Lo Staff di<strong> Ok-Ambiente.com</strong> ringrazia tutti gli scrittori e gli utenti che ci seguono con interesse.</p>
<p>Ecco l&#8217;elenco dei 30 migliori blog dedicati all&#8217;ambiente nella classifica di Wikio:</p>
<p>1 <a href="http://www.ecoblog.it/" target="_blank">Ecoblog</a></p>
<p>2 <a href="http://www.ecologiae.com/" target="_blank">Ecologiae</a></p>
<p>3 <a href="http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti" target="_blank">La voce dell’Emergenza – il Blog</a></p>
<p>4 <a href="http://www.greenme.it/" target="_blank">greenMe.it</a></p>
<p>5 <a href="http://sostenibile.blogosfere.it/" target="_blank">Sostenibile</a></p>
<p>6 <a href="http://ecoalfabeta.blogosfere.it/" target="_blank">Eco alfabeta</a></p>
<p>7 <a href="http://www.100ambiente.it/" target="_blank">100ambiente – Ambiente, ecologia</a><span id="more-11293"></span></p>
<p>8 <a href="http://www.letiziapalmisano.it/" target="_blank">LetiziaPalmisano’ s Web Site</a></p>
<p>9 <a href="http://www.ecoo.it/" target="_blank">Ecoo</a></p>
<p>10 <a href="http://www.onegreentech.it/" target="_blank">oneGreenTech</a></p>
<p>11 <a href="http://paroleverdi.blogosfere.it/" target="_blank">Parole Verdi</a></p>
<p>12 <a href="http://minimoimpatto.wordpress.com/" target="_blank">Minimoimpatto.com: le pratiche ecosostenibili</a></p>
<p>13 <a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/" target="_blank">MondoElettrico</a></p>
<p>14 <a href="http://mizcesena.blogspot.com/" target="_blank">Movimento Impatto Zero (MIZ)</a></p>
<p>15 <a href="http://www.politicambiente.it/" target="_blank">Politicambiente</a></p>
<p>16 <a href="http://www.ecozoom.tv/blog/area" target="_blank">Eco Zoom TV</a></p>
<p>17 <a href="http://blog.libero.it/joiyce" target="_blank">Sale del mondo….</a></p>
<p>18 <a href="http://www.greenews.info/" target="_blank">Greenews.info</a></p>
<p>19 <a href="http://ilprofessorechos.blogspot.com/" target="_blank">il professor echos</a></p>
<p>20 <a href="http://natura.forpassion.net/" target="_blank">Pianeta Verde</a></p>
<p>21 <a href="http://forumambientesalute.splinder.com/" target="_blank">Forum Ambiente e Salute</a></p>
<p>22 <a href="http://consumomeno.blogspot.com/" target="_blank">Consumo Meno</a></p>
<p><strong>23 <a href="../" target="_blank">Ok-Ambiente.com</a></strong></p>
<p>24 <a href="http://www.genitronsviluppo.com/" target="_blank">genitronsviluppo.com</a></p>
<p>25 <a href="http://www.mandicau.blog.tiscali.it/" target="_blank">Il Mandingo di Dolceacqua</a></p>
<p>26 <a href="http://www.giann.net/" target="_blank">Giann.net [ Come Salvare il Mondo ]</a></p>
<p>27 <a href="http://www.ecocaronline.it/" target="_blank">Ecocar</a></p>
<p>28 <a href="http://www.pietrodommarco.it/" target="_blank">Pietro Dommarco Network</a></p>
<p>29 <a href="http://www.e-cology.it/" target="_blank">E-cology</a></p>
<p>30 <a href="http://blog.libero.it/rigitans" target="_blank">(RiGiTaN’s)</a></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F06%2Fla-classifica-wikio-di-agosto-dei-30-migliori-blog-dedicati-all%25e2%2580%2599ambiente%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Bandi di concorso dell&#8217;Unione Europea per figure scientifiche. Domande entro il 4 novembre 2010.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai nutrizionisti agli analisti di politiche ambientali. Dagli esperti della sicurezza delle reti agli analisti geospaziali. Oltre 270 posizioni in centri di ricerca in Germania, Spagna, Olanda, Belgio e Italia. Pubblicati sulla gazzetta ufficiale i bandi dell&#8217;Unione europea per figure scientifiche. Domande entro il 4 novembre. Nutrizionisti, tossicologi e microbiologi. Fisici, biologi e analisti di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/bandi-di-concorso-dellunione-europea-per-figure-scientifiche-domande-entro-il-4-novembre-2010/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dai nutrizionisti agli analisti di politiche ambientali. Dagli esperti della sicurezza delle reti agli analisti geospaziali. Oltre 270 posizioni in centri di ricerca in Germania, Spagna, Olanda, Belgio e Italia.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/UE.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11281" title="UE" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/UE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pubblicati sulla gazzetta ufficiale i <strong>bandi</strong> dell&#8217;Unione europea per <em><strong>figure scientifiche</strong></em>. Domande entro il <strong>4 novembre</strong>.</p>
<p>Nutrizionisti, tossicologi e microbiologi. Fisici, biologi e analisti di politiche ambientali. Esperti di econometria e analisti geospaziali. Esperti di energia e professionisti della sicurezza delle reti.</p>
<p>Sono i giovani<strong><em> talenti scientifici </em></strong>a cui l&#8217;Unione Europea darà nei prossimi mesi una chance. I bandi di concorso sono stati pubblicati sull&#8217;<strong>Official Journal</strong> numero <strong>52</strong> del 30 settembre 2010.</p>
<p>I centri scientifici coinvolti dalle nuove selezioni sono quelli del <strong>Joint Research Center</strong>. Centri dislocati in Germania, Spagna, Belgio, Olanda e anche in Italia.<span id="more-11276"></span></p>
<p>Si tratta, in particolare, dell&#8217;Institute of Transuranium Elements a Karlsruhe in Germania, l&#8217;Institute for Reference Materials and Measurements a Geel in Beglio, l&#8217;Institute of Health and Consumer Protection e l&#8217;Institute for Environment and Sustainability a Ispra, in provincia di Varese, in Italia.</p>
<p>Tra i centri ci sono anche l&#8217;<strong>Institute of Perpective Technological Studies</strong> di Siviglia in Spagna e l&#8217;<strong>Institute of Energy</strong> a Petten in Olanda.</p>
<p>Per l&#8217;area chimica, biologia e scienze sociali sono <strong>59</strong> i posti messi a bando e disponibili nei centri. Per l&#8217;area della fisica i posti sono <strong>21</strong>. Per l&#8217;area della meccanica strutturale le posizioni previste sono <strong>12</strong>. Sono invece <strong>64</strong> i ruoli nell&#8217;area delle analisi quantitative politico-economiche.</p>
<p>Nell&#8217;ambito delle scienze dello spazio le posizioni sono <strong>22</strong>, in particolare per analisti geospaziali e analisti di dati spaziali. Nell&#8217;area delle scienze ambientali sono <strong>36</strong>.</p>
<p>Per le scienze dell&#8217;energia i posti, tutti a Petten in Olanda, sono <strong>30</strong>. Nel campo delle comunicazioni e dell&#8217;information technology, tutti posti per l&#8217;IPSC a Ispra in Italia, le posizioni sono <strong>27</strong>. Tra questi ci sono esperti di sicurezza delle reti e esperti di wireless communication technology.</p>
<p>Ai <strong>candidati</strong> viene richiesta, oltre al titolo di <strong>laurea</strong>, anche la conoscenza di una <strong>lingua</strong> tra inglese, francese o tedesco. Le domande, da inviare online, devono essere presentate entro le 12, ora di Bruxelles, del 4 novembre del 2010.</p>
<p>IL DOCUMENTO<br />
<a title="Official Journal" href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2010:265A:FULL:EN:PDF" target="_blank">L&#8217;Official Journal dell&#8217;Unione Europa vol. 52 del 30 settembre 2010</a></p>
<p>CANDIDATURE EUROPEE:<br />
<a title="Manuale" href="http://europa.eu/epso/apply/today/epso_brochure_en.pdf" target="_blank">Il manuale con le info necessarie</a></p>
<p>CONCORSI UE:<br />
<a title="EU Careers" href="http://www.eu-careers.eu/" target="_blank">I bandi aperti presso l&#8217;Unione Europea</a></p>
<p>Fonte: <a title="Repubblica.it" href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/l-europa-cerca-scienziati-giovani-talenti-in-concorso/3849145" target="_blank">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Farsi belle con una tintura sintetica per capelli: quali i rischi?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 16:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pratica di tingersi i capelli ha origini antichissime. In base a recenti ricerche si è scoperto però che l&#8217;uso delle moderne tinture sintetiche può contribuire alla nascita di forme di cancro: per questo la Commissione Europea ha preso provvedimenti. Ma quali rischi rimangono? Già nell’antica nell’antica Roma le donne facevano uso di tinture naturali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/farsi-belle-con-una-tintura-sintetica-quali-i-rischi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La pratica di tingersi i capelli ha origini antichissime. </strong><strong>In base a recenti ricerche si è scoperto però che l&#8217;uso delle moderne tinture sintetiche può contribuire alla nascita di forme di cancro: per questo la Commissione Europea ha preso provvedimenti. Ma quali rischi rimangono?</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tintura-capelli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11573" title="tintura-capelli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tintura-capelli.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Già nell’antica nell’antica Roma le donne facevano uso di tinture naturali per donare riflessi  e colori particolari alle loro chiome.</p>
<p>Oggi questa moda non è certo scomparsa e, complice la fiorente industria cosmetica, centinaia di <strong><em>tinture sintetiche</em></strong> appaiono sui banchi delle profumerie e nei supermercati: si è insomma diffusa la pratica del “fai-da-te” che lascia aperti molti interrogativi nelle menti delle donne attente, oltre che all&#8217;aspetto esteriore, anche alla propria <strong><em>salute</em></strong> (e a quella dei loro bambini, se in fase di allattamento).</p>
<p>In effetti i prodotti convenzionali sintetici in commercio nel mondo possono causare una serie di reazioni sgradite che vanno dal semplice arrossamento della pelle ad un’intossicazione più acuta che coinvolge tutto l’organismo, fino ad arrivare, forse, all&#8217;insorgenza di<span id="more-11255"></span> forme di cancro.</p>
<p>Sotto accusa sono soprattutto le <strong><em>colorazioni permanenti</em></strong>, che modificano la struttura del capello in profondità, possono  penetrare fin dentro il cuoio capelluto (ed essere quindi veicolate nel sistema sanguigno) e resistono agli shampoo, ma non meno pericolose sono ritenute quelle <strong><em>&#8220;tono su tono&#8221;</em></strong>, che pur penetrando meno in profondità, spesso utilizzano gli stessi pigmenti di derivazione sintetica.</p>
<p>Nel 2001, l’<em>International Journal of Cancer </em>ha pubblicato uno studio condotto a Los Angeles dal titolo “<em>Use of Permanent Hair Dyes and Bladder Cancer Risk</em>” che partiva dall’esame di 1514 casi di donne colpite da <strong>tumore alla vescica</strong> per scoprire che ben 897 casi riguardavano donne che avevano fatto uso di tinture coloranti permanenti per i capelli.</p>
<p>Una seconda ricerca è stata pubblicata nel gennaio del 2004 sull<em>’American Journal of Epidemiology</em> (“<em>Hair-coloring Product Use and Risk of Non-Hodgkin&#8217;s Lymphoma: A Population-based Case-Control Study in Connecticut</em>”) a seguito di una indagine compiuta da un gruppo di ricercatori della Università di Yale tra il 1996 e il 2002.</p>
<p>Tale ricerca ha preso in esame un campione di 1300 donne residente nello Stato del Connecticut, mostrando come coloro che avevano cominciato a tingersi i capelli prima del <strong>1980</strong> hanno corso un rischio di contrarre il <strong>linfoma Non-Hodgkin </strong>del 40% superiore alle altre, con un rischio raddoppiato per le donne che hanno usato tinture permanenti a colorazione scura e che si sono colorate i capelli con frequenza superiore alle otto volte l’anno per almeno 25 anni.</p>
<p>In seguito all’allarme diffuso dai due studi, la Commissione Europea ha chiesto una relazione al Comitato Scientifico per i prodotti cosmetici e i prodotti non alimentari destinati ai consumatori (SCCNFP).</p>
<p>Quest&#8217;ultimo ha concluso che <em><strong>i potenziali rischi erano preoccupanti</strong></em> e che  sarebbe stato opportuno adottare una strategia di valutazione della sicurezza generale delle tinture per capelli, comprendente disposizioni per sottoporre a prove la genotossicità/mutagenicità dei singoli ingredienti.</p>
<p>A ciò è seguita la <strong><em>direttiva 2006/65/CE </em></strong>con la quale la Comunità Europea proibisce l’uso di ben 22 sostanze che vengono considerate “a rischio” tra quelle utilizzate per la colorazione dei capelli.</p>
<p>Adesso le tinture per capelli commercializzate in Europa dovrebbero essere <em><strong>più sicure</strong></em> di prima, resta il fatto, però, che  studi epidemiologici futuri potrebbero stupirci in negativo ed evidenziare la cancerogenicità di sostanze sintetiche che adesso sembrano innocue.</p>
<p>Ad esempio, secondo uno studio della Scuola di sanità pubblica di Yale (Usa), pubblicato sull’<em>American Journal of Epidemiology </em>nel 2008<em>,</em> fare la tinta ai capelli più di nove volte in un anno aumenta del 60% i rischi di ammalarsi di <strong>leucemia cronica linfatica</strong>.</p>
<p>E non solo: &#8220;<em>Le donne che hanno cominciato a tingersi i capelli prima degli anni ’80 rischiano anche di più, per via di un ingrediente tossico ora bandito dalle tinte più moderne</em>&#8220;. Lo studio fa emergere anche che &#8220;l<em>e tinte scure sono più pericolose delle altre, ed espongono a rischi ulteriori di ammalarsi di una qualsiasi forma di tumore. Per esempio il <strong>linfoma follicolare</strong></em>&#8220;.</p>
<p>È certo che i rischi di cancerogenicità si riducono pressoché a zero solo in seguito all’uso delle <strong>tinture vegetali pure </strong>(la  più diffusa ed efficace è l&#8217;<a title="Tintura all’henné: consigli e spunti per una chioma dal colore intenso." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/tintura-all%E2%80%99henne-consigli-e-spunti-per-una-chioma-dal-colore-intenso/" target="_blank"><strong><em>henné</em></strong></a>), la cui unica controindicazione può essere rappresentata dall&#8217;intolleranza di chi ne viene a contatto, provocando per questo fenomeni di allergia e dermatiti.</p>
<p>Tali <strong><em>tinture naturali</em></strong>, che coprono il capello senza penetrarvi all&#8217;interno, sono indicate anche per le donne in gravidanza o nel periodo dell’allattamento, ove l’uso delle comuni tinture sintetiche viene vivamente sconsigliato dai ginecologi.</p>
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		<title>Tintura all’henné: consigli e spunti per una chioma dal colore intenso.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 15:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;applicazione di henné, preparazione molto diffusa presso alcune popolazioni da tempi remoti e di recente entrata nella top-list delle tinture vegetali del mondo occidentale, ha un&#8217;ottima azione antiforfora, astringente, rinforzante e colorante. Ecco alcuni consigli per usarla al meglio. L&#8217;henné si ottiene polverizzando le foglie e i rami secchi di un arbusto, la Lawsonia inermis. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/tintura-all%e2%80%99henne-consigli-e-spunti-per-una-chioma-dal-colore-intenso/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;applicazione di henné, preparazione molto diffusa presso alcune popolazioni da tempi remoti e di recente entrata nella top-list delle tinture vegetali del mondo occidentale, ha un&#8217;ottima azione antiforfora, astringente, rinforzante e colorante. Ecco alcuni consigli per usarla al meglio.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Henné1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11364" title="Henné" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Henné1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;<strong>henné</strong> si ottiene polverizzando le foglie e i rami secchi di un arbusto, la<em> <strong>Lawsonia inermis</strong></em>. Originaria dell&#8217;Asia minore, Nordafrica, Iran ed India occidentale, questa pianta è stata coltivata in tutto il bacino del Mediterraneo orientale ed oggi è diffusa nei paesi arabi.</p>
<p>La <strong><em>tintura per i capelli</em></strong> si ottiene preparando un impasto dalla consistenza cremosa con polvere ed acqua tiepida, da applicare sui capelli con indicazioni diverse secondo il risultato che si vuole ottenere e il tipo di capello su cui il prodotto viene applicato.</p>
<p>Questa preparazione può essere completata con l’aggiunta di un cucchiaio di aceto o limone oppure da alcuni cucchiai di yogurt intero all’impasto per fissare meglio il colore.</p>
<p>Un inconveniente dell&#8217;henné è che esso asciuga un po&#8217; il capello, per questo si consiglia di aggiungere anche degli <strong><em>oli specifici</em></strong>, a volte del <strong><em>tuorlo d&#8217;uovo</em></strong>, per contrastare<span id="more-11240"></span> questo effetto sgradito. Il composto oleoso va inserito nella dose di henné aiutandosi con un poco di acqua calda: in questo modo l&#8217;impacco è più cremoso e rende più facile l&#8217;applicazione e il risciacquo finale. Ricordiamo che, quando si inserisce tuorlo d&#8217;uovo nell&#8217;impasto, bisogna creare la &#8220;pastella&#8221; ed effettuare i risciacqui con acqua soltanto tiepida: l&#8217;acqua calda fissa infatti sgradevolmente l&#8217;odore dell&#8217;uovo.</p>
<p>I tempi di applicazione dell&#8217;impacco di henné per colorare i capelli sono individuali, a seconda dell&#8217;effetto desiderato e della consistenza dei capelli: in genere il tempo minimo è <strong>un&#8217;ora</strong>. Bisogna applicare l&#8217;impasto su capelli puliti ed asciutti con un pennello piatto o, se si procede con le mani, indossando un paio di guanti di plastica. Bisogna poi avvolgere il capo in un telo per evitare che gocce di prodotto cadano sugli indumenti. Al termine si procede al risciacquo, molto lungo e utilizzando molta acqua corrente. Per essere certi di aver asportato bene tutto, si può procedere ad uno shampoo delicato.</p>
<p>Vediamo alcuni casi standard:</p>
<p><strong>1. Capelli normali:</strong> polvere di henné, acqua, alcuni cucchiai di yogurt intero (per idratare e fissare il colore), un po&#8217; di olio di argan o di jojoba (per dare vitalità al capello).</p>
<p><strong>2. Capelli molto secchi:</strong> polvere di henné, acqua, alcuni cucchiai di yogurt intero (per idratare e fissare il colore), un po&#8217; di olio di canapa o di ricino e un tuorlo d&#8217;uovo (per dare vitalità al capello).</p>
<p><strong>3. Capelli sottili e opachi:</strong> polvere di henné, acqua, alcuni cucchiai di yogurt intero (per idratare e fissare il colore), un po&#8217; di olio di sesamo o di girasole (per dare vitalità al capello).</p>
<p><strong>4. Capelli sfibrati o &#8220;elettrici&#8221;:</strong> polvere di henné, acqua, alcuni cucchiai di yogurt intero (per idratare e fissare il colore), un po&#8217; di olio di oliva e un tuorlo d&#8217;uovo (per dare vitalità al capello).</p>
<p><strong>5. Capelli grassi:</strong> polvere di henné, acqua, alcuni cucchiai di aceto o di succo di limone (per fissare il colore).</p>
<p>Colorare i capelli con metodi naturali è comunque una bella ambizione, a volte l&#8217;henné dona un bel rosso gradevole e risolutivo, altre volte, specialmente quando si tratta di capelli chiari&#8230; accende in modo eccessivo e dà un risultato sgradevole (capelli color carota!).</p>
<p>Se il problema che si cerca di affrontare è quello dei <strong>capelli bianchi</strong> (e quindi non si ambisce ad una tonalità rossastra) bisogna partire da una considerazione: i capelli di un tempo sono passati, cioè sarà difficile farli apparire come erano prima. Certo qualche miglioramento si può ottenere, vediamo come.</p>
<p>Un tentativo che in genere dà buoni risultati consiste nell&#8217;aggiungere alla polvere di henné una percentuale (dal 20 al 30%) di mallo di noce ben polverizzato: in questo caso il rosso sarà meno acceso. Per smorzare ancora di più la <strong><em>tonalità rossastra</em></strong> dell&#8217;henné, è utile usare nell&#8217;impacco al posto dell&#8217;acqua un decotto fatto con mallo di noce filtrato oppure un thè nero molto forte, tanninico.</p>
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		<title>I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 10:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I fanghi rossi sono i prodotti di scarto derivanti dalla lavorazione della bauxite durante il processo di estrazione dell&#8217;allumina. Se non trattati presentano alte concentrazioni di idrossido di sodio e quindi sono caratterizzati da un elevata basicità (pH simile a quello della candeggina). I fanghi rossi costituiscono lo scarto principale della raffinazione della bauxite: si [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I fanghi rossi sono i prodotti di scarto derivanti dalla lavorazione della bauxite durante il processo di estrazione dell&#8217;allumina. Se non trattati presentano alte concentrazioni di idrossido di sodio e quindi sono caratterizzati da un elevata basicità (pH simile a quello della candeggina).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fango_rosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11224" title="fango_rosso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fango_rosso.jpg" alt="" width="150" height="140" /></a>I<em><strong> fanghi rossi</strong></em> costituiscono lo scarto principale della raffinazione della<strong><em> <a title="Dalla bauxite all’alluminio, passando per i fanghi rossi." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" target="_self">bauxite</a></em></strong>: si tratta di rifiuti pericolosi che vengono spesso stoccati in laghetti artificiali vicini alle raffinerie, minacciando falde acquifere e non solo, come è apparso chiaro nei giorni scorsi in <strong><a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self">Ungheria</a></strong>.</p>
<p>Per fortuna la ricerca sta facendo passi avanti nei metodi per recuperarli e ridurne la pericolosità.</p>
<p>Ecco la  composizione approssimativa dei <strong>fanghi rossi</strong>:</p>
<p>30-60% di Fe2O3 (ossido di ferro) che dà il colore rosso al fango<br />
10-20% di Al2O3 (ossido di alluminio)<br />
3-15% di SiO2 (biossido di silicio) è presente come sodio o calcio-allumino silicati<br />
5-10% di CaO (ossido di calcio)<br />
5-10% di TiO2 (biossido di titanio)<br />
2-8% di Na2O (ossido di sodio)</p>
<p>Una volta formati, i fanghi rossi sono pompati lontano dall&#8217;impianto per essere scaricati in laghetti artificiali, depositi superficiali che devono essere costruiti e gestiti con<span id="more-11129"></span> particolari attenzioni per evitare la <strong><em>contaminazione</em></strong> delle falde acquifere sottostanti e dei terreni circostanti e per impedire che materiale pulverulento sia disperso in aria provocando effetti dannosi per la salute (le polveri sono di natura fortemente alcalina e causano effetti irritanti per la pelle, gli occhi e l’apparato respiratorio).</p>
<p>Anche se attualmente i<strong><em> fanghi rossi</em></strong> sono gestiti in modo tale da minimizzare gli impatti, almeno per quanto riguarda il Nord del mondo, tuttavia alcuni siti risentono ancora dell’eredità di una passata gestione non corretta.</p>
<p>Vent’anni fa,  la <strong><em>Tioxide</em></strong> di <strong><em>Scarlino</em></strong> scaricava duemila metri cubi giornalieri di fanghi rossi  al largo dell’isola di Gorgona; nel comune sardo di <strong><em>Portoscuso</em></strong> (Ca), in località <strong><em>Sa Foxi-Portovesme</em></strong>, esiste da tempo un bacino di stoccaggio di fanghi rossi prodotti dalle attività industriali della società Eurallumina che  ha definitivamente compromesso l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p>Forse i più gravi danni sia agli ecosistemi che alle persone (danni fisici e morali) collegati alla lavorazione della bauxite si registrano oggi in India, dove la compagnia indiana <strong><em>Vedanta Resources</em></strong> è disposta a tutto pur di trarre profitto dall&#8217;affare dell&#8217;alluminio.</p>
<p>Il problema dello smaltimento e dell&#8217;utilizzo dei fanghi rossi è oggetto di molte ricerche in quanto non esistono forme di trattamento definitivo. E&#8217; comunque evidente che la loro <strong><em>neutralizzazione</em></strong> (abbattimento dell&#8217;alcalinità) è un passo fondamentale per la soluzione dei problemi di smaltimento.</p>
<p>In alcuni casi in seguito al processo di neutralizzazione attraverso il trattamento con <strong><em>acqua di mare</em></strong> o <strong><em>gesso</em></strong> si è ottenuto un <em><strong>fango inerte</strong></em> utilizzato per ricolmare le miniere esaurite, per scopi agricoli o come materiale di riporto per le zone costiere. E&#8217; stato sperimentato l’utilizzo dei fanghi rossi anche nella produzione di materiali da costruzione.</p>
<p>Una volta trattato tale materiale appare utilizzabile inoltre per <strong><em>processi di recupero ambientale</em></strong>: esso infatti non presenta più le originarie caratteristiche esasperate di basicità pur mantenendo invariata la capacità di neutralizzare matrici a pH acido e di adsorbire gran parte dei metalli presenti in un terreno contaminato che costituiscono, ad elevata concentrazione e mobilità, un potenziale pericolo per l’ambiente.</p>
<p>La <strong>Virotec International Ltd</strong>, in Australia, dove è rilevante l’attività di estrazione di allumina, ha ottimizzato il processo di trattamento dei “fanghi rossi” con acqua di mare, arrivando ad un vero e proprio prodotto secondario, commercializzato con il marchio Bauxsol®, interessante per le sue capacità di neutralizzare (ricondurre a neutralità reflui acidi, suoli e sedimenti) e di intrappolare ed immobilizzare elevate quantità di elementi metallici.</p>
<p>Secondo l’<strong>ENEA</strong>, che nei suoi laboratori ha studiato la compatibilità ambientale di questo prodotto, tale materiale potrebbe essere impiegato come &#8220;ammendante&#8221; su suoli di miniera e sedimenti contaminati da metalli pesanti , come arricchente del compost oppure nella <em><strong>phytoremediation</strong></em>.</p>
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		<title>Dalla bauxite all&#8217;alluminio, passando per i fanghi rossi.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 09:28:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La bauxite è una roccia sedimentaria con un colore che va dal rosso bruno al giallo e costituisce la principale fonte per la produzione dell&#8217;alluminio. Per ottenere da essa alluminio puro sono necessari sofisticati processi chimici che producono residui pericolosi come i fanghi rossi. La bauxite deve il suo nome a &#8220;Le Baux de Provence&#8221;, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/dalla-bauxite-allalluminio-passando-per-i-fanghi-rossi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La bauxite è una roccia sedimentaria con un colore che va dal rosso bruno al giallo e costituisce la principale fonte per la produzione dell&#8217;alluminio. Per ottenere da essa alluminio puro sono necessari sofisticati processi chimici che producono residui pericolosi come i <em>fanghi rossi</em>.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bauxite_jamaica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11158" title="bauxite_jamaica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bauxite_jamaica.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La bauxite deve il suo nome a <strong>&#8220;Le Baux de Provence&#8221;</strong>, la località francese nei Pirenei in cui fu trovata poco più di cento anni fa.<br />
È costituita principalmente da <strong><em>idrossidi di alluminio</em></strong> e presenta <em><strong>impurità </strong></em>date da sostanze amorfe e prodotti argillosi, che le conferiscono varie colorazioni. Infatti, la Bauxite pura è di colore bianco.</p>
<p>Essa è il materiale più importante per la produzione industriale dell&#8217;alluminio e nel quale se ne trova la maggior concentrazione percentuale (da 65 a 85%), se si esclude il corindone (o rubino) da cui, però, non è possibile ricavare il metallo mediante i normali processi produttivi a causa dell&#8217;alta temperatura di fusione richiesta da questo minerale.</p>
<p>I maggiori giacimenti di <strong>bauxite</strong> si trovano nelle aree tropicali e subtropicali come Australia, Guinea, Giamaica, Guyana inglese, India ma anche negli USA, in Russia, in Ungheria e nella ex-Jugoslavia. In Italia si hanno giacimenti di modeste dimensioni nel<span id="more-11123"></span> Gargano e nelle Murge (Puglia), nel Matese (Basilicata) e nella Marsica (Abruzzo).</p>
<p>La bauxite si raccoglie in giacimenti a cielo aperto e nei casi più virtuosi si predispongono piani di reintegrazione del paesaggio prima che comincino i lavori di scavo, così che il territorio venga recuperato per il rimboschimento o per qualsiasi altra forma di reintegrazione appropriata per l&#8217;ambiente. In effetti, l&#8217;<strong><em>estrazione</em></strong> di questa roccia ha un elevato impatto ambientale e può causare la fine di interi ecosistemi perché va ad intaccare fortemente le falde acquifere.</p>
<p>Vediamo adesso come si può ottenere <strong>alluminio</strong> dalla bauxite. Innanzi tutto va specificato che l’alluminio equivale a circa un quarto della bauxite estratta:</p>
<ol>
<li><strong>Processo chimico Bayer, in raffinerie vicine alle miniere di bauxite:<br />
</strong>La bauxite viene ridotta in polvere (<strong>farina di bauxite</strong>) e miscelata con una soluzione concentrata di <strong>soda caustica</strong>. Si ottiene così una specie di pasta densa che viene inserita in un <em>digestore, </em>cioè un&#8217;autoclave ove, a determinate condizioni di temperatura e pressione, la soda caustica forma composti insolubili con le impurità mentre lascia in forma disciolta l&#8217;alluminato sodico.E&#8217; in questa delicata fase che si formano i<strong> <a title="Disastro ecologico in Ungheria: sversamento di fanghi rossi tossici da un’industria dell’alluminio." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/05/disastro-ecologico-in-ungheria-fanghi-rossi-tossici-per-una-fuga-da-unindustria-dellalluminio/" target="_self"><em>fanghi rossi</em></a></strong>: si tratta di tutte quelle sostanze che essendo insolubili si depositano sul fondo del digestore in una massa fangosa: principalmente <em><strong>ossidi di ferro e di titanio</strong></em>.</p>
<p>Una volta eliminati i <strong><a title="I fanghi rossi: da rifiuti pericolosi a coadiuvanti nel recupero ambientale." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/i-fanghi-rossi-da-rifiuti-pericolosi-a-coadiuvanti-nel-recupero-ambientale/" target="_self">fanghi rossi</a></strong> la soluzione di alluminato di sodio è pompata in apposite vasche di precipitazione dove avviene la reazione di idrolisi e l&#8217;alluminato si decompone portando alla formazione di <em><strong>allumina idrata</strong></em>. L’allumina idrata, dopo filtrazione e lavaggio viene calcinata in forni rotativi a 1200°C e si ottiene così <strong><em>allumina</em></strong> (ossido di alluminio) di elevata purezza in forma di polvere bianca molto fine.</li>
<li><strong> Processo elettrolitico Hall-Héroult, in impianti di riduzione (smelters):</strong><br />
L&#8217;ossido di alluminio è posto in un bagno fluorinato attraversato da corrente elettrica ad alta intensità a una temperatura di 950°C . In questo modo esso è liberato dall&#8217;ossigeno e si ottiene finalmente l’<strong><em>alluminio primario</em></strong> fuso, che verrà poi trasformato nei semilavorati ad uso commerciale.</li>
</ol>
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		<title>RisparmiArte, il laboratorio di educazione ambientale a Pistoia: risparmio energetico e riciclo dei materiali.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 08:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizierà il 6 ottobre il laboratorio di educazione ambientale organizzato dallo SPER (Sportello Pistoiese Energie Rinnovabili) e rivolto ai bambini del Centro Arcobaleno di Pistoia, intitolato &#8220;RisparmiArte. Educazione al risparmio energetico e recupero di materie seconde&#8220;. Lo sportello dedicato alle energie rinnovabili è nato a giugno su iniziativa dell&#8217;assessorato alle politiche energetiche, in collaborazione con [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/06/interessante-laboratorio-di-educazione-ambientale-a-pistoia-risparmio-energetico-e-riciclo-dei-materiali/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Inizierà il 6 ottobre il laboratorio </strong><strong>di educazione ambientale organizzato dallo SPER (Sportello Pistoiese Energie Rinnovabili) </strong><strong>e rivolto ai bambini del Centro Arcobaleno di Pistoia, </strong><strong>intitolato </strong><strong>&#8220;<em>RisparmiArte. Educazione al risparmio energetico e recupero di materie seconde</em>&#8220;. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Risparmiarte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11130" title="Risparmiarte" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Risparmiarte.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo sportello dedicato alle <strong>energie rinnovabili</strong> è nato a giugno su iniziativa dell&#8217;assessorato alle politiche energetiche, in collaborazione con il Centro Nazionale Energie Rinnovabili di Rispescia e con il circolo pistoiese di Legambiente.</p>
<p>Il suo compito principale è la diffusione di una corretta informazione sull&#8217;uso razionale dell&#8217;energia, sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili.</p>
<p>Con il progetto <strong>RisparmiARTE</strong>, un laboratorio creativo indirizzato a piccoli artisti consumatori, lo SPER intende sensibilizzare i cittadini sui temi che gli stanno a cuore: dopo questa prima esperienza con i bambini del Centro Arcobaleno, l&#8217;offerta verrà  infatti ampliata sul territorio.</p>
<p>Ogni laboratorio, strutturato in <strong>10 incontri</strong> aventi cadenza settimanale, prevede una fase iniziale di organizzazione e personalizzazione dello spazio a disposizione per il<span id="more-11085"></span> lavoro ed una fase successiva di realizzazione di piccoli manufatti. A tal fine verrà utilizzato materiale di scarto (portato ad ogni incontro dai bambini stessi) di cui verranno individuati gli usi tradizionali e i possibili usi creativi.</p>
<p>Verranno creati oggetti che sfruttano le energie rinnovabili, non producono rifiuti, dal valore educativo ed utili; saranno analizzate inoltre <strong><em>tematiche cruciali</em></strong> come il risparmio dell&#8217;acqua, lo sfruttamento dell&#8217;energia solare e gli effetti delle attività umane sulla terra: il tutto in una atmosfera divertente e giocosa.</p>
<p>Il percorso culminerà in un incontro finale a cui parteciperanno anche le famiglie ed in cui i giovani partecipanti illustreranno gli argomenti trattati mostrando i lavori prodotti.</p>
<p>L&#8217;<strong>educazione ambientale</strong> è uno strumento sempre più usato per comunicare le buone pratiche di risparmio energetico e di riciclo dei materiali: insegnando ai bambini si avrà in futuro una generazione forse più consapevole dei problemi ambientali e più rispettosa nei confronti della natura. Inoltre, non scordiamoci che educare i bambini significa anche sensibilizzare i genitori.</p>
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		<title>La stupefacente Casa Uovo: Più volume e meno superficie per abbattere i consumi di energia.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 13:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Progetto KasaUovo: quattro architetti e ingegneri pratesi hanno inventato la “Casa Uovo”, una casa prefabbricata fatta veramente a forma di uovo, autosufficiente da un punto di vista energetico e antisismica. Il progetto KasaUovo è nato da un’idea di Roberto Casati sviluppata brillantemente assieme ad un team di giovani professionisti pratesi: Marco Puggelli, Matteo Puggelli e David [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/28/la-stupefacente-casa-uovo-piu-volume-e-meno-superficie-per-abbattere-i-consumi-di-energia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Progetto KasaUovo:</strong> <strong>quattro architetti e ingegneri pratesi hanno inventato la “Casa Uovo”, una casa prefabbricata fatta veramente a forma di uovo, autosufficiente da un punto di vista energetico e antisismica.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/casauovo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10807" title="casauovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/casauovo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il progetto <strong>KasaUovo</strong> è nato da un’idea di Roberto Casati sviluppata brillantemente assieme ad un team di giovani professionisti pratesi: Marco Puggelli, Matteo Puggelli e David Santangelo.</p>
<p>L’idea di fondo non è solo la modularità degli impianti che rendono più semplice l’edificazione: un altro importante obiettivo è l’eco-compatibilità ambientale e l&#8217;autosufficienza da un punto di vista energetico.</p>
<p>Le caratteristiche principali della <strong><em>KasaUovo</em></strong> sono:</p>
<ol>
<li><strong>prefabbricazione e modularità:</strong> questo consente di avere bassi costi di realizzazione e messa in opera, ed al contempo una personalizzazione nella disposizione delle aperture e degli ambienti interni.</li>
<li><strong>risparmio energetico (casa passiva): </strong>ottenuto grazie ad un involucro esterno termoisolante e fonoisolante, ad infissi termoriflettenti, ad una<span id="more-10594"></span> produzione di energia eolica ed energia solare, ad una caldaia a condensazione, al recupero delle acque reflue e meteoriche, ad una parete ventilata per il benessere termoigrometrico.</li>
<li><strong>antisismicità: </strong>la struttura è in regola con le norme antisismiche.</li>
</ol>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Kasauovo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10808" title="Kasauovo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Kasauovo-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Insomma, si tratta di una costruzione di nuovissima concezione che, in determinate condizioni climatiche, puo consumare anche il 70% in meno di una casa normale.</p>
<p>Kasauovo è bioclimatica, biocompatibile, a basso consumo energetico, priva degli impianti di riscaldamento e di condizionamento tradizionali.</p>
<p><em><strong> Perché la forma a uovo? </strong></em></p>
<p>Un edificio a sezione ellittica presenta le migliori caratteristiche per conservare il calore d’inverno e rimanere fresco d’estate, infatti combina il massimo volume utile con la minima superficie esterna (quindi risente meno degli sbalzi di temperatura dell’ambiente esterno) e offre la minima resistenza aerodinamica ai venti.</p>
<p>Per adesso, i padri del progetto stanno aspettando il via istituzionale per procedere alla costruzione dei primi prefabbricati. Chissà se un giorno vedremo queste case antisismiche nei dintorni dell’Aquila…</p>
<p>Guarda il video: <strong><em> PROGETTO KASAUOVO</em></strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Sg3So1OL4uE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/Sg3So1OL4uE?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F28%2Fla-stupefacente-casa-uovo-piu-volume-e-meno-superficie-per-abbattere-i-consumi-di-energia%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>I baobab, gli alberi più maestosi del mondo.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 12:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo articolo parleremo del baobab, uno tra i più magnifici e sontuosi alberi del mondo, sorprendente non solo per le sue dimensioni, ma anche per quello che rappresenta (sia come cibo che come simbolo magico) per le popolazioni che vivono nei luoghi in cui cresce. Baobab è il nome comune dato alle piante del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/28/i-baobab-gli-alberi-piu-maestosi-del-mondo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questo articolo parleremo del baobab, uno tra i più magnifici e sontuosi alberi del mondo, sorprendente non solo per le sue dimensioni, ma anche per quello che rappresenta (sia come cibo che come simbolo magico) per le popolazioni che vivono nei luoghi in cui cresce. </strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/baobab.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10771" title="baobab" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/baobab.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Baobab</em></strong> è il nome comune dato alle piante del genere <em>Adansonia</em>. Esso conta otto specie distribuite nel Madagascar, nel continente africano e nell&#8217;Australia.</p>
<p>I baobab possono innalzarsi fino a 25 metri di altezza, ma senza dubbio ancora più impressionante è la larghezza che può arrivare a misurare il perimetro del loro tronco: in casi eccezionali anche <em><strong>40 metri</strong></em> (normalmente la media è di 10 metri)!</p>
<p>Sono creature longeve, alcuni esemplari hanno addirittura 4000 anni. Producono dei bei <strong><em>fiori </em></strong>bianchi, grossi ed ermafroditi che si schiudono la notte; il <strong><em>frutto</em></strong> assomiglia ad un piccolo melone scuro.</p>
<p>Gli immensi baobab hanno ispirato le più varie storie&#8230; Si racconta che ne esista un esemplare tanto grande che al suo interno si trova una stazione di autobus in cui possono entrare 40 persone. Un altro esemplare a 500 km da Johannesburg sarebbe usato come<span id="more-10702"></span> cantina, e al suo interno potrebbero entrare almeno 50 persone.</p>
<p>Per certo, un baobab molto grande e vuoto a sud di Derby, nell&#8217;Australia Occidentale, fu usato negli anni novanta come camera di sicurezza per i prigionieri aborigeni diretti a Derby per la loro sentenza: questo &#8220;albero-prigione&#8221; esiste ancora ed è una meta turistica.</p>
<p>Molti <strong><em>miti</em></strong> e <strong><em>leggende</em></strong> hanno come protagonista il baobab. Una leggenda dice che un tempo il baobab era il più bell’albero della terra, si pavoneggiava per i suoi profumatissimi fiori e i suoi frutti, deridendo gli altri alberi. Così il dio della foresta decise di infliggergli una severa punizione: lo sradicò dalla terra, lo alzò verso il cielo e poi lo conficcò nel terreno a testa in giù. Dunque i rami che noi oggi vediamo in realtà sarebbero le radici!</p>
<p>Alcune leggende africane narrano che se una persona beve l&#8217;acqua in cui sono stati lasciati in ammollo i semi del baobab, sarà per sempre protetta dall&#8217;attacco dei coccodrilli. L’uomo dunque venera e protegge queste piante, rispettandole a tal punto che in molti luoghi non è possibile per nessuna ragione abbatterle e il tronco, una volta morto l’albero, non viene abbandonato ma diventa un’abitazione per un’intera famiglia.</p>
<p>Di fatto, il <em><strong>baobab</strong></em> è un albero molto utile: i suoi <strong><em>frutti</em></strong> sono nutrienti e ricchi di fibre. Una volta seccati e liberati dai semi e dalle fibre, vengono ridotti in farina e consumati nel latte o nel porridge.<br />
<a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/frutto-baobab.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-10778" title="frutto-baobab" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/frutto-baobab-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Assunta in quantità e modalità differenti, come bibita rinfrescante o liofilizzata, la polpa di Baobab è ottima per le sue proprietà antiinfiammatorie, antipiretiche e analgesiche, nonché come fonte di energia.</p>
<p>I semi servono da addensante nelle zuppe ma possono anche essere fermentati in condimenti, arrostiti per un consumo diretto, o tritati per estrarne olio vegetale.</p>
<p>Con le foglie, grandi e palmate, si fa una zuppa (in Nigeria si chiama <em><strong>zuppa di kuka</strong></em>), e con la corteccia si fabbricano corde.</p>
<p>Un singolo albero può arrivare ad immagazzinare 120.000 litri d&#8217;acqua, particolare preziosissimo nelle zone desertiche in cui di solito cresce: questo perché il baobab è una pianta succulenta.</p>
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		<title>Il compostaggio domestico, una buona pratica per produrre compost in proprio.</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 09:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In natura la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita degli organismi superiori (foglie secche, feci, spoglie di animali) viene decomposta da microrganismi e insetti fino ad ottenere acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. Con il compostaggio si riproduce questo processo in modo più controllato e controllabile e soprattutto con tempi notevolmente [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/24/il-compostaggio-domestico-una-buona-pratica-per-produrre-compost-in-proprio/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In natura la sostanza organica prodotta e non più utile alla vita degli organismi superiori (foglie secche, feci, spoglie di animali) viene decomposta da microrganismi e insetti fino ad ottenere acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/compost-in-cumulo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10436" title="compost-in-cumulo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/compost-in-cumulo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Con il <strong>compostaggio</strong> si riproduce questo processo in modo più controllato e controllabile e soprattutto con tempi notevolmente ridotti. </p>
<p>Perché dedicarsi alla pratica del compostaggio? Esistono almeno due ottimi motivi per farlo.</p>
<p>Innanzitutto il compost è un ottimo fertilizzante naturale che si ottiene praticamente a costo zero; in secondo luogo esso contribuisce a risolvere il problema della gestione dei rifiuti in quanto lo scarto organico è circa un terzo dei rifiuti urbani totali prodotti. Recuperarlo in proprio significa diminuire i costi di smaltimento, rallentare il riempimento delle discariche e ridurre gli odori e il percolato da esse prodotti.</p>
<p>Come già detto, il compostaggio è un processo naturale nel quale si arriva alla produzione di una sorta di concime detto appunto <strong><em>COMPOST</em></strong>. Affinché tale processo si sviluppi in modo controllabile e in tempi ridotti rispetto a quelli naturali occorre mantenere, nel materiale da compostare, le condizioni di vita ideali per i microrganismi che sono il motore<span id="more-10374"></span> principale della trasformazione. Ecco di cosa hanno bisogno:</p>
<p><strong>1-</strong> <strong><em>Ossigeno</em></strong>: se questo viene a mancare, essi muoiono e lasciano il posto ad altri microrganismi detti anaerobi che avviano una sorta di degradazione del materiale che crea sostanze maleodoranti e tossiche per i vegetali.<br />
<strong>2- <em>Umidità</em></strong> compresa tra il 50 e il 70%.<br />
<strong>3-</strong> <strong><em>Temperature</em></strong> comprese tra 5°C e 70°C.</p>
<p>Durante il compostaggio avvengono tre processi fondamentali: la stabilizzazione, l&#8217;igienizzazione e l&#8217;humificazione.</p>
<p><strong>-</strong> <strong><em>Stabilizzazione</em></strong>: all&#8217;inizio della degradazione dello scarto organico si formano dei composti intermedi come acidi organici, ammine, ammoniaca che risultano fitotossici. Via via che la degradazione procede queste sostanze vengono trasformate in altre che non sono nocive: a questo punto il compost si dice stabilizzato.<br />
<strong>-</strong> <strong><em>Igienizzazione</em></strong>: per effetto dell&#8217;innalzamento della temperatura provocato dall&#8217;attività microbica, avviene un processo di pastorizzazione dello scarto.<br />
<strong>-</strong> <strong><em>Umificazione</em></strong>: i batteri aerobi vengono sostituiti da funghi ed attinomiceti che completano il processo di trasformazione della sostanza organica permettendo la formazione delle sostanze umiche.</p>
<p>Le tecniche del compostaggio domestico possono essere di due tipi: in cumulo e tramite l’utilizzo del composter.<br />
<em><br />
<strong>1. Compostaggio domestico in cumulo</strong></em></p>
<p>Questa è la tecnica più vicina al processo naturale e viene adottata da chi possiede un giardino o un orto.  Tra i materiali che si possono utilizzare ve ne sono alcuni, indicati come scarti verdi (scarti freschi dell&#8217;orto, sfalci d&#8217;erba, scarti di cucina&#8230;), che sono molto ricchi in azoto mentre altri, definiti scarti marroni (foglie secche, paglia, segatura, carta e cartone), sono più ricchi in carbonio.</p>
<p>Una regola fondamentale per ottenere un valore di umidità ottimale (50-60 %) è la miscelazione di queste due tipologie di scarti in modo tale che il rapporto carbonio-azoto (C/N) sia circa 30/1. Per garantire infine una buona presenza di ossigeno nel cumulo, è necessario eseguire delle periodiche operazioni di rivoltamento usando un buon forcone.</p>
<p><strong><em>2. Compostaggio domestico in composter</em></strong></p>
<p>Il composter è un contenitore dotato di un coperchio (in alto) utile al caricamento del materiale da compostare e di uno sportellino laterale (in basso) da cui si può prelevare il compost maturo. <a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/composter2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10447" title="composter" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/composter2.jpg" alt="" width="200" height="160" /></a>Le pareti possiedono una serie di fori indispensabili per la circolazione dell’aria al suo interno. Rispetto alla tecnica in cumulo, l’uso del composter ha degli aspetti positivi a altri negativi.</p>
<p>Gli aspetti positivi sono che si possono compostare quantità anche piccole di materiale, il processo risente meno degli abbassamenti di temperatura, il composter è posizionabile anche sul balcone, ed infine la formazione del compost avviene in tempi più brevi.</p>
<p>Gli aspetti negativi sono che esso non è utilizzabile per elevate quantità di materiale, non si riesce a seguire al meglio il processo, i rivoltamenti sono più problematici ed infine può essere maggiormente soggetto ristagni d’acqua sul fondo.<br />
Gli scarti organici devono essere inseriti nel contenitore seguendo le stesse indicazioni di miscelazione validi per la tecnica in cumulo.</p>
<p>Per maggiori informazioni su come fare il compostaggio domestico, è possibile scaricare i seguenti file:</p>
<p><a title="Manuale di compostaggio" rel="nofollow" href="http://www.ermesambiente.it/wcm/ermesambiente/primo_piano/2007/03ott_compost/Manuale_compostaggio_1746.pdf" target="_blank"><em>Ermesambiente- Manuale di compostaggio</em></a></p>
<p><em><a title="Manuale scuole" rel="nofollow" href="http://www.provincia.va.it/ente_data/energecol.nsf/3e0007d10d9d9f7e412568c5003d7ede/29b32e30caa2ea86c1256cd8004930b6/$FILE/manuale%20scuole.pdf" target="_blank">Provincia di Varese- Manuale scuole</a><br />
</em></p>
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		<title>Il roadsharing si fa strada in Italia: l&#8217;autostop ai tempi di internet.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il roadsharing è la nuova frontiera della mobilità sostenibile che in Internet ha trovato un rapido strumento di diffusione e messa a contatto fra utenti. In particolare il portale italiano RoadSharing.com, consultabile in 5 lingue, è diventato ormai un punto di riferimento per chi ama condividere i viaggi in mezza Europa. Una mobilità sostenibile dovrebbe [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/20/il-roadsharing-si-fa-strada-in-italia-lautostop-ai-tempi-di-internet/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il roadsharing è la nuova frontiera della mobilità sostenibile che in Internet ha trovato un rapido strumento di diffusione e messa a contatto fra utenti. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/autostoppista.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10298" title="autostoppista" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/autostoppista-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In particolare il portale italiano <a title="RoadSharing" href="http://www.roadsharing.com/" target="_blank">RoadSharing.com</a>, consultabile in 5 lingue, è diventato ormai un punto di riferimento per chi ama condividere i viaggi in mezza Europa.</p>
<p>Una mobilità sostenibile dovrebbe permettere alle persone di spostarsi in modo sostenibile, cioè non gravando eccessivamente sul traffico, non provocando incidenti, non causando un eccessivo inquinamento acustico e atmosferico.</p>
<p>A livello urbano le amministrazioni tendono a incentivare l’uso dei trasporti pubblici, ad attuare interventi di moderazione del traffico e di limitazione della circolazione veicolare, ad applicare speciali tariffe “inibitorie”, a sviluppare piste ciclabili, ad incentivare il <em><strong>car-sharing</strong></em>: un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio e pagando in base all’utilizzo fatto.</p>
<p>Da qualche anno, fortunatamente, il messaggio è stato recepito dai cittadini più sensibili che si sono inventati delle soluzioni creative e “aggreganti”, prima fra tutti il <em><strong>car-pooling</strong></em>: una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra<span id="more-9919"></span> un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto.</p>
<p>Nel <em><strong>road-sharing</strong></em>, nuova frontiera della mobilità sostenibile su lunga distanza, individui che intendono raggiungere la medesima destinazione – anche perfetti sconosciuti gli uni agli altri – si raggruppano in una sola auto per viaggiare insieme.</p>
<p>Il culmine del servizio si è avuto in particolare la scorsa primavera in concomitanza della nube vulcanica che ha messo K.O. le vie aeree tradizionali. In quell’occasione infatti si è creato un gruppo dedicato ai “naufragi del vulcano” grazie a cui migliaia e migliaia di persone sperse lontano da casa sono potute tornare al loro paese usufruendo di passaggi in auto.</p>
<p><em>“Sabato prossimo vorrei andare ad una fiera a Bologna, poi il giovedì successivo vorrei andare a Genova alla notte bianca, il giorno dopo devo scappare a Milano a salutare mia sorella: come faccio a risparmiare?”</em></p>
<p>Sul sito <em><strong>www.roadsharing.com</strong> </em>chiunque abbia questo tipo di esigenze può cercare soluzioni economiche di viaggio facendo una ricerca per luogo di partenza, luogo di destinazione e per data, e verificando se sia già presente l’annuncio di qualcuno che intende mettere a disposizione la propria vettura per tale viaggio. Se il percorso richiesto non è ancora presente nella lista, può inserire una sorta di annuncio in cui fornisce i dati fondamentali dello spostamento che gli interessa:  se qualcuno aderisce ha risolto il problema.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, ricordiamo che nel 2009 l’Italia si è confermata il primo paese al mondo per densità automobilistica, con 608 vetture ogni mille abitanti. In questo contesto, la pratica del roadsharing appare auspicabile dal punto di vista ecologico. Inoltre permette agli utenti di risparmiare molto, perché vengono divise le spese del viaggio, ad esempio pedaggi autostradali e rifornimento di carburante.</p>
<p>Per concludere, come non pensare all&#8217;aspetto sociale di questa iniziativa? Incontrarsi condividendo l&#8217;esperienza del viaggio è sicuramente una cosa romantica, avventurosa: certo, bisogna avere la fortuna di trovare compagni di viaggio simpatici e in qualche modo affini a noi!</p>
<p>Guarda uno dei servizi sul roadsharing:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mkrae7JHORI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/mkrae7JHORI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F20%2Fil-roadsharing-si-fa-strada-in-italia-lautostop-ai-tempi-di-internet%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Igro-elettricità contenuta nell&#8217;aria: può convertirsi in una nuova fonte di energia rinnovabile?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 14:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;incontro annuale della American Chemical Society, celebrato a Boston a fine agosto, degli scienziati brasiliani hanno mostrato una ricerca preliminare che potrebbe permettere di sfruttare l&#8217;energia che genera i fulmini e convertirla in una fonte di energia pulita. Quando un fulmine parte da una nube temporalesca e si scarica a terra, trasporta milioni di volt di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/14/igro-elettricita-contenuta-nellaria-puo-convertirsi-in-una-nuova-fonte-di-energia-rinnovabile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nell&#8217;incontro annuale della <em>American Chemical Society</em>, celebrato a Boston a fine agosto, degli scienziati brasiliani hanno mostrato una ricerca preliminare che potrebbe permettere di sfruttare l&#8217;energia che genera i fulmini e convertirla in una fonte di energia pulita. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fulmini.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10219" title="fulmini" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/fulmini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quando un fulmine parte da una nube temporalesca e si scarica a terra, trasporta milioni di volt di elettricità, più di quanta potrebbero produrre in quel breve istante tutte le centrali elettriche degli Stati Uniti messe insieme.</p>
<p>La <em><strong>corrente elettrica</strong></em> generata da un fulmine è quindi enorme, con valori che vanno da 10.000 a 200.000 A: basta considerare che un comune pc portatile ha bisogno di circa 5 A per capire il valore che potrebbe assumere l&#8217;invenzione che vi descriveremo.</p>
<p>Il lavoro fatto dall&#8217;equipe di Fernando Galembeck (Universidad Estatal de Campinas) si basa su un concetto energetico innovativo: la <em><strong>igroelettricità</strong></em>, una speciale elettricità statica che si immagazzinerebbe nelle gocce d&#8217;acqua che costituiscono il vapore acqueo atmosferico.</p>
<p>Questa carica elettrica potrebbe essere trasferita dalle gocce a piccole particelle di polvere, perciò causerebbe, in certe condizioni atmosferiche come ad esempio i<span id="more-9950"></span> temporali, le eruzioni vulcaniche o le tormente di polvere, la scarica dei fulmini.</p>
<p>Gli scienziati dell&#8217;equipe hanno svolto simulazioni facendo venire in contatto minuscole particelle comuni nell&#8217;aria fatte di silice e fosfato di alluminio con il vapore acqueo, scoprendo così che all&#8217;aumentare dell&#8217;umidità le particelle di silice hanno acquisito più cariche negative, mentre le particelle di fosfato di alluminio hanno acquisito più cariche positive.</p>
<p>&#8220;<em>Questa è stata una chiara evidenza del fatto che l&#8217;acqua nell&#8217;atmosfera può accumulare cariche elettriche e trasferirle ad altri materiali con i quali entra in contatto</em>&#8221; afferma  Galembeck.</p>
<p>Per questo il suo team adesso sta provando vari <em><strong>metalli</strong></em> per trovare quelli che captano meglio l&#8217;igroelettricità con la previsione di collocare <em><strong>pannelli igroelettrici</strong></em> sopra gli edifici. Questa particolare tecnologia sembra applicabile soprattutto nelle zone con piogge frequenti.</p>
<p>Nel passato si credeva che l&#8217;acqua non potesse acquisire e liberare cariche elettriche però nel 1840, mentre era intento alla riparazione di una caldaia a vapore, un meccanico fu investito da una forte scarica elettrica.</p>
<p>Armstrong, che era presente, ne fu molto incuriosito ed indagando sul fenomeno scoprì che il vapore che fuoriusciva dalla caldaia era caricato positivamente, mentre la caldaia si caricava negativamente. Insieme a Michael Faraday realizzò una macchina che, attraverso un potentissimo getto di vapore, produceva scintille lunghe qualche decina di centimetri. Da quel momento il tema fu più volte studiato.</p>
<p>Il grande inventore ed ingegnere Nikola Tesla all&#8217;inizio del XX secolo immaginò che si potesse sfruttare l&#8217;elettricità dell&#8217;aria, un&#8217;idea che allora non poté applicare ma che recentemente è rinata grazie al lavoro dei ricercatori della Università di Campinas. I risultati ottenuti si sono rivelati sorprendenti e non hanno precedenti; nonostante ciò Galembeck si mostra cauto e afferma che ci vorranno degli anni per avere usi pratici basati su questo fenomeno.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F09%2F14%2Figro-elettricita-contenuta-nellaria-puo-convertirsi-in-una-nuova-fonte-di-energia-rinnovabile%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Le &#8220;Butterfly Houses&#8221; ed i &#8220;Sentieri Natura&#8221; per ammirare da vicino le farfalle.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 09:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per sopperire al sempre più grave degrado ambientale ed alla scomparsa degli habitat, da alcuni anni in molti paesi del mondo sono state create delle vere e proprie piccole riserve naturali al coperto per le farfalle, le &#8220;Butterfly Houses&#8221; (letteralmente: Case delle Farfalle). Si tratta di serre climatizzate arricchite con lussureggianti piante e fiori profumati [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/14/le-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Per sopperire al sempre più grave degrado ambientale ed alla scomparsa degli habitat, da alcuni anni in molti paesi del mondo sono state create delle vere e proprie piccole riserve naturali al coperto per le farfalle, le &#8220;<em>Butterfly Houses</em>&#8221; (letteralmente: Case delle Farfalle).</strong></p>
<div id="attachment_9838" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-tropicale2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9838" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="farfalla tropicale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-tropicale2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Elisa Carletti</p></div>
<p>Si tratta di serre climatizzate arricchite con lussureggianti piante e fiori profumati dove vivono, si riproducono e sono mostrate al pubblico varie farfalle vive, alcune delle quali anche rare, generalmente di origine tropicale.</p>
<p>La prima e più famosa è la <strong><em>London Butterfly House</em></strong>, che ospita la più importante e ricca raccolta mondiale di farfalle vive.</p>
<p>Anche nel nostro paese esistono molte iniziative interessanti e valide: la <em><strong>Butterfly Arc</strong></em> di Montegrotto Terme è stata la prima in Italia.</p>
<p>Essa è oggi al centro di iniziative di portata mondiale ed è stata la sede della progettazione e ideazione delle <em><strong>&#8220;Case delle Farfalle&#8221;</strong></em> italiane più importanti come quella di Milano Marittima in Emilia Romagna, del grande centro museale di Bordano in Friuli Venezia Giulia e l’esperienza di Monteserra in Sicilia. Un altro esempio recente<span id="more-9583"></span> è costituito dalla bellissima <strong><em>Butterfly House</em></strong> di Collodi.</p>
<p>Nelle “<em><strong>Case delle Farfalle</strong></em>” giornalmente si corteggiano, si nutrono sui fiori e si riproducono centinaia tra le più belle farfalle del mondo. Il visitatore può vedere tutti gli stadi di sviluppo di questi splendidi animali: uovo, bruco, crisalide e farfalla.</p>
<p>Può osservare le differenze tra le farfalle diurne e le notturne, dette “falene”, ed incontrare dal vivo alcuni tra gli esempi più significativi di colorazioni aposematiche, terrifiche e mimetiche. Si tratta di luoghi un po&#8217; magici, in cui la leggerezza e l&#8217;armonia avvolgono in un caldo abbraccio i bambini di tutte le età: decisamente da visitare.</p>
<p>Parallelamente, per proteggere e valorizzare la fauna nostrana, sono stati creati anche dei <strong><em>Sentieri Natura</em></strong>, percorsi guidati all&#8217;aperto attraverso ambienti nei quali, con opportune piantumazioni di essenze nutrici, si riesce ad attirare un certo numero di farfalle che sono osservabili da vicino in attività. In Italia ne esistono molti, specialmente nella zona delle Alpi.</p>
<p>Uno in particolare si ammanta anche di un significato affettivo: il <strong><em>&#8220;Santuario delle Farfalle&#8221;</em></strong> dell&#8217;Isola d&#8217;Elba, dedicato ad Ornella Casnati, naturalista recentemente scomparsa che amava più di ogni altra cosa fotografare questi delicati insetti.</p>
<p>Negli ultimi tempi stava coronando un suo sogno attraverso la collaborazione, insieme allo studioso Leonardo Dapporto, ad un lavoro a stampa del Parco sulle farfalle dell’Arcipelago Toscano: proprio la sua passione per i <a title="Breve viaggio nel microscopico universo delle farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/20/breve-viaggio-nel-microscopico-universo-delle-farfalle/" target="_self">lepidotteri</a> le aveva fatto guadagnare l’appellativo di &#8220;Signora delle Farfalle&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Collodi-Butterfly-House.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-10133" title="Collodi-Butterfly-House" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Collodi-Butterfly-House-150x150.jpg" alt="" width="170" height="160" /></a>Il &#8220;suo&#8221; santuario si snoda per circa 2 km intorno al Monte Capanne e offre ai visitatori la possibilità di osservare oltre 50 specie di farfalle, alcune endemiche di quest’area, grazie alla sua favorevole posizione &#8220;a ponte&#8221; tra la Toscana e la Corsica. In quest’area, tra l&#8217;altro, i ricercatori hanno confermato la presenza di due specie (<em>Zerynthia polyxena</em> e <em>Glauchopsyche alexis</em>) riapparse dopo più di 70 anni.</p>
<p>Camminare in percorsi come questo in primavera-estate è un&#8217;esperienza unica da gustare lentamente, magari attrezzandosi di una buona macchina fotografica. Le<a title="Farfalle: ponte spirituale e materiale tra l’Uomo e la Natura" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/19/farfalle-ponte-spirituale-e-materiale-tra-l%E2%80%99uomo-e-la-natura/" target="_self"> farfalle</a> sono esseri timidi e volubili, ma evitando di fare gesti bruschi e avvicinandoci ai fiori da loro più apprezzati e visitati, le vedremo ritornare dopo pochi istanti per cibarsi tranquillamente del loro dolce nettare, regalandoci scatti da sogno e un&#8217;emozione in più.</p>
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		<title>Il fico, compagno ancestrale delle civiltà mediterranee.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 14:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fico (Ficus carica L.) è un albero da frutto originario dell&#8217;Asia occidentale, introdotto da tempo immemorabile nell&#8217;area mediterranea. Appartiene alla famiglia delle Moraceae, e di esso esistono due sottospecie: Ficus carica subsp. sativa (fico domestico) e Ficus carica subsp. caprificus (caprifico o selvatico). Può raggiungere i 7-8 metri di altezza ed è caratterizzato da [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/29/il-fico-compagno-ancestrale-delle-civilta-mediterranee/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il fico (<em>Ficus carica L</em>.) è un albero da frutto originario dell&#8217;Asia occidentale, introdotto da tempo immemorabile nell&#8217;area mediterranea. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Ficus-carica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10017" title="Ficus-carica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Ficus-carica-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Appartiene alla famiglia delle<strong> <em>Moraceae</em></strong>, e di esso esistono due sottospecie: <em>Ficus carica </em>subsp.<em> sativa</em> (fico domestico) e <em>Ficus carica</em> subsp. <em>caprificus </em>(caprifico o selvatico).</p>
<p>Può raggiungere i 7-8 metri di altezza ed è caratterizzato da una chioma espansa e da foglie piuttosto grandi formate da tre o cinque lobi, rugose ed attraversate da venature di colore verde chiaro.</p>
<p>Il <strong><em>fico</em></strong> è una pianta legata all&#8217;uomo per tradizione antichissima. In <strong><em>Grecia</em></strong> i fichi erano alimenti fondamentali (essiccati erano specialmente apprezzati da chi, dovendo affrontare lunghi viaggi per mare e per deserti, necessitava di vitamine e zuccheri che non andassero a male e che si conservassero).</p>
<p>Inoltre si riteneva che avessero origine divina: <strong><em>Demetra</em></strong>, la dea della terra e della fecondità, avrebbe creato il fico per darlo in dono all&#8217;eroe attico Fitalo come ringraziamento per l&#8217;ospitalità ricevuta. I discendenti di Fitalo, il primo fichicoltore, formarono poi<span id="more-9593"></span> un collegio sacerdotale destinato a funzioni purificatrici.</p>
<p>Secondo un altro mito, <strong><em>Dioniso</em></strong> avrebbe donato agli uomini il fico, nel cui legno venivano tradizionalmente intagliati la maschera ed il fallo rituali del dio. Nel frutto del fico la fantasia popolare greca vedeva l&#8217;immagine dello scroto, ma anche il monte di Venere.</p>
<p>Il fico è una pianta molto resistente alla siccità e vegeta nelle regioni della vite, dell&#8217;olivo e degli agrumi. Non resiste al freddo intenso, teme i ristagni idrici e ama i terreni freschi, profondi e ben dotati di sostanza organica.</p>
<p>Esistono varie tecniche per la sua propagazione: la più rapida consiste nell&#8217;estirpare dei polloni radicati da piante adulte o ceppaie. Un&#8217;altra tecnica usata soprattutto dai vivaisti è la talea, che radica molto facilmente interrando pezzetti di ramo lunghi 30-40 cm e lasciando fuori dal terreno solo una gemma.</p>
<p>L’<strong><em>impollinazione</em></strong> dei fiori è necessaria per lo sviluppo dei frutti ed avviene ad opera di un piccolissimo insetto, l’imenottero <em>Blastophaga psenes</em>, il cui ciclo di vita si svolge completamente all’interno del rosso ricettacolo carnoso.</p>
<p>Il fico domestico produce due tipi di <strong><em>frutti</em></strong>: i primaticci, che si formano in autunno e che maturano nella tarda primavera dell&#8217;anno successivo, mentre i fichi veri si raccolgono a fine estate dello stesso anno. In primavera è tra i primi alberi a fruttificare, anticipando le stesse foglie: è infatti dai rami che spuntano i primi frutti, producendone poi senza interruzione.</p>
<p>I <strong><em>fichi </em></strong>sono ricchi di potassio, ma contengono anche calcio, fosforo e vitamine A e C. Sono frutti molto zuccherini. La medicina popolare usa i fichi sugli ascessi facilitandone la maturazione, il decotto è un ottimo emolliente per fare i gargarismi nelle tracheiti, nelle infiammazioni della gola e nelle tossi ostinate. I fichi secchi sono molto nutrienti e leggermente lassativi. Il lattice fresco aiuta ed estirpare i calli e lenisce il dolore causato dalla puntura delle api.</p>
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		<title>Dagli animali all&#8217;uomo: quando le erbe vengono in aiuto.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’interesse per le piante si mostra già nei bambini che imparano rapidamente a distinguere le “erbacce” infestanti dai fiori delle aiuole, le piante foraggere dagli ortaggi, le piante da condimento o medicinali da quelle ornamentali. A poco a poco, se il bambino ha la fortuna di crescere in una famiglia che lo spinge a scoprire [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/28/dagli-animali-alluomo-quando-le-erbe-vengono-in-aiuto/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’interesse per le piante si mostra già nei bambini che imparano rapidamente a distinguere le “erbacce” infestanti dai fiori delle aiuole, le piante foraggere dagli ortaggi, le piante da condimento o medicinali da quelle ornamentali.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/echinacea.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10030" title="echinacea" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/echinacea-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>A poco a poco, se il bambino ha la fortuna di crescere in una famiglia che lo spinge a scoprire il mondo naturale intorno a sé, capirà ciò che il grande medico Paracelso aveva constatato: cioè che pascoli e colline sono delle vere e proprie <em><strong>farmacie naturali</strong></em>!</p>
<p>Noi umani non siamo gli unici a saperlo. Si conoscono diversi casi di <strong><em>animali</em></strong> che usano piante come medicine e le recenti ricerche mostrano che questo comportamento, denominato <strong><em>farmacofagia</em></strong>, è molto più diffuso di quanto si possa immaginare: in particolare sono state fatte scoperte sorprendenti sui primati e sugli insetti (la recente scienza che si occupa di questa branca dell&#8217;etologia prende il nome di<em> <strong>zoofarmacognosia</strong></em>).</p>
<p>Gli autori antichi hanno riportato numerosi casi di animali che si curano e siamo abituati a considerare questo insieme di nozioni come credenze popolari non realistiche. Tuttavia, verificato che stiamo scoprendo ora la realtà scientifica di questi fatti, dovremmo<span id="more-9615"></span> sospettare che in almeno alcuni di essi vi sia qualcosa di vero.</p>
<p>In un libro sulle piante medicinali degli anni settanta del secolo scorso leggiamo: “<em>un camoscio morsicato da un serpente mangia euforbie, che di solito non mangia mai, per purgarsi violentemente e sbarazzarsi della tossina che ha nel corpo. Il lupo, nella stessa situazione, scava per trovare e mangiare la radice della bistorta che gli darà sollievo nello stesso modo. Le cerbiatte sanno che devono mangiare le foglie del giglio martagone per entrare in calore. Cani e gatti, infine, spesso mangiano erba che produce in loro vomito o diarrea</em>“.</p>
<p>E l’<strong><em>uomo</em></strong> d’oggi, come si pone nei confronti della natura? A partire dal secolo scorso, con i successi farmacologici dei medicamenti chimici e con l’abbandono delle campagne, c’è stato un deciso allontanamento dalle <strong><em>erbe</em></strong> e dall’<strong><em>erboristeria</em></strong>. I metodi di sintesi sono ormai alla base di numerose medicine clinicamente sperimentate ed impiegate nel caso di malattie di ogni tipo ed intensità.</p>
<p>Tuttavia negli ultimi anni si è assistito alla riscoperta della terra, dei prati e delle erbe e delle medicine naturali. Le preparazioni basate sulle erbe presentano infatti numerosi vantaggi. Le diverse specie di animali e vegetali si sono evolute in uno stato di dipendenza e di selezione reciproca.</p>
<p>L&#8217;organismo umano è dipeso e dipende tuttora dalle <strong><em>piante</em></strong>, mentre le sostanze chimiche sintetiche gli sono ancora per la maggior parte estranee e gli provocano talvolta effetti secondari indesiderati. Un fatto ancora più notevole è che l&#8217;uso delle erbe attraverso infusi e decotti non sfrutta un&#8217;unica sostanza attiva, ma un vero e proprio cocktail di principi che agiscono come fattori coadiuvanti aumentando l&#8217;effetto benefico per l&#8217;organismo.</p>
<p>Per disturbi lievi, è quindi un bene usare <strong><em>rimedi erboristici</em></strong>: infatti in questi casi le erbe sono utili e attive al pari delle sostanze di sintesi e spesso provano meno l&#8217;organismo. Tra l&#8217;altro, se riusciremo a coltivare o raccogliere noi stessi le piante che utilizzeremo, ne avremo un beneficio doppio: risparmieremo e al tempo stesso saremo un po&#8217; &#8220;medici&#8221; anche noi.</p>
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		<title>A settembre due appuntamenti toscani da non perdere: Murabilia e Pomarium.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 13:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’estate sta finendo e il mese di settembre si preannuncia ricco di eventi e manifestazioni interessanti. Per gli amanti della natura, dell’agricoltura e del giardinaggio, in particolare segnaliamo due appuntamenti toscani davvero interessanti che si terranno rispettivamente durante la prima settimana e durante la seconda settimana del prossimo mese: Murabilia e Pomarium. “Murabilia – Mura [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/25/a-settembre-due-appuntamenti-toscani-da-non-perdere-murabilia-e-pomarium-2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’estate sta finendo e il mese di settembre si preannuncia ricco di eventi e manifestazioni interessanti. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Murabilia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9771" title="Murabilia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Murabilia1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per gli amanti della natura, dell’agricoltura e del giardinaggio, in particolare segnaliamo due <strong><em>appuntament</em></strong>i toscani davvero interessanti che si terranno rispettivamente durante la prima settimana e durante la seconda settimana del prossimo mese: <em>Murabilia</em> e <em>Pomarium</em>.</p>
<p><strong>“<em>Murabilia – Mura in fiore</em>”</strong> è una mostra-mercato dedicata al giardinaggio amatoriale di qualità organizzata dal Comune di Lucca e dall’Opera delle Mura di Lucca in collaborazione con l’A.Di.P.A. (Associazione per la Diffusione Piante per Amatori).</p>
<p>Essa, nel tempo, è riuscita ad acquisire una rilevanza nazionale e quest’anno si svolgerà a dal 3 al 5 settembre sopra le mura cinquecentesche nell’area compresa tra tre<span id="more-9735"></span> bastioni: Baluardo San Regolo, della Libertà e San Salvatore.</p>
<p>I fili conduttori della manifestazione saranno le <strong><em>orchidee</em></strong>, le specie del genere <em>Opuntia</em> e le <strong><em>piante alimentari</em></strong>, che figureranno nelle produzioni e nelle variegate collezioni botaniche di oltre 250 espositori professionali ed amatoriali italiani ed europei (<a title="Murabilia" rel="nofollow" href="http://www.murabilia.com/page.php?page=170" target="_blank">Murabilia</a>).</p>
<p>La mostra inoltre proporrà articoli che riguardano il mondo del verde: oggettistica di pregio per arredo da giardino; lavorazioni artigianali di vasi, saggina, feltro, cesti, paglia e ferro battuto; abbigliamento da campagna in canapa; attrezzature da giardinaggio, etc&#8230;</p>
<p>La principale novità dell’anno riguarda l’allestimento temporaneo di una libreria, chiamata <strong><em>“Piante e Saperi”</em></strong>, che ha l’ambizione di porsi come la più completa in Italia sui temi di botanica, giardini, paesaggistica, arte floreale, manualistica orticola, e che ospiterà vari incontri con prestigiosi autori inglesi e francesi.</p>
<p>Infine l’offerta ai visitatori prevede una articolata mostra pomologica nei sotterranei dell’orto botanico, una mostra di bonsai, un concorso per ortaggi di produzione amatoriale e la consueta gara di pesatura di zucche, tappa d’inizio stagione del campionato nazionale per la zucca italiana più grossa.</p>
<p><strong><em>&#8220;Pomarium</em></strong>&#8221; è una mostra altamente specializzata su tutto ciò che ruota intorno alle<strong><em> piante da frutto</em></strong> e alla <em><strong>frutta</strong></em> che si svolgerà tra il 10 e il 19 settembre presso il Parco Vivai Belfiore vicino a Lastra a Signa (<a title="Pomarium" rel="nofollow" href="http://www.pomarium.net/" target="_blank">Pomarium</a>).</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pomarium.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9765" title="Pomarium" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Pomarium.jpg" alt="" width="260" height="194" /></a>I visitatori vi potranno trovare in vendita un vasto assortimento di piante da frutto antiche, viti, olivi, agrumi e piante da frutto esotiche; libri, stampe antiche sulla frutta, riviste specializzate; concimi naturali e preparati per la difesa biologica; frutta trasformata, tipicità regionali e vini di vitigni autoctoni.</p>
<p>E ancora cesti artigianali, scale tradizionali, ceramiche e fruttiere da tavola, vasi per la coltivazione in terrazzo delle piante da frutto; senza naturalmente dimenticare la <strong><em>frutta fresca</em></strong>, in numerosissime varietà antiche.</p>
<p><em>Pomarium</em> non è solo una ottima occasione per comprare, ma soprattutto un luogo in cui imparare ed osservare. Ricchissima è infatti l’offerta di laboratori didattici e visite guidate: laboratorio sull’arte dell’orto e del frutteto; corso di acquerello botanico; laboratorio di installazione di nidi artificiali nel frutteto come controllo biologico dei parassiti; dimostrazione di mantecazione, etc&#8230;</p>
<p>L’edizione 2010 sarà anche caratterizzata da eventi culturali sul frutteto e sul vigneto, conferenze ed incontri con autorevoli esperti del settore, corsi su impianto, potatura e difesa, degustazioni.</p>
<p>Particolare attenzione sarà dedicata all’<strong><em>impollinazione</em></strong> e al mondo delle api, insetti indispensabili per l’agricoltura e per l’uomo, ma ora a rischio di estinzione. Notevoli, infine, saranno le mostre proposte: mostra di pittura “Frutta erotica”, mostra di riproduzioni di frutti in ceroplastica, mostra di antiche stampe di frutta e molto altro.</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Riccardo Wilczek, l&#8217;operaio celeste che crea sculture con materiali riciclati.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 11:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riccardo Wilczek è un artista che crea suggestive sculture in legno di mare ed altri materiali riciclati (bucce di arance, limoni e melone, tappi di sughero, ghiande, rondelle, lattine, etc). Il percorso artistico di Wilczek ha inizio con la pittura, attraverso la quale esprime il proprio mondo interiore tramite un linguaggio in continua evoluzione. Emergono [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/riccardo-wilczek-loperaio-celeste-che-crea-sculture-con-materiali-riciclati/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Riccardo Wilczek è un artista che crea suggestive sculture in legno di mare ed altri materiali riciclati (bucce di arance, limoni e melone, tappi di sughero, ghiande, rondelle, lattine, etc).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tavolino-con-candele.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9706" title="tavolino-con-candele" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/tavolino-con-candele.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il percorso artistico di <strong><em>Wilczek</em></strong> ha inizio con la pittura, attraverso la quale esprime il proprio mondo interiore tramite un linguaggio in continua evoluzione. Emergono con il tempo quegli elementi simbolici che, interiorizzati e assimilati lo porteranno a realizzare creazioni sempre più complesse.</p>
<p>Nella sua opera, la forza espressiva delle forme sostenuta da una gamma di colori accesi si alterna a suggestive immagini poetiche, microcosmi di grande delicatezza. Il suo è un <strong><em>viaggio solitario</em></strong> verso l&#8217;eternità.</p>
<p>E&#8217; sempre presente una tensione verso l&#8217;incommensurabile, verso un mondo puro, incorruttibile e sconfinato. C&#8217;è una dolorosa consapevolezza della condizione umana, temperata da una dolcezza estrema, che non trova consolazione né nella ricorrente<span id="more-9696"></span> figura simbolica della donna &#8211; madre, né nella religiosità della natura, sebbene in alcune opere le tensioni sembrano allentarsi nella creazione di un mondo sospeso, fiabesco, ancora aperto alle illusioni.</p>
<p>Iniziando il lavoro di <strong><em>restauratore</em></strong>, scopre nel legno una materia primigenia ed arcaica dalle grandi potenzialità espressive. L&#8217;uso del legno e di altre materie naturali permette all&#8217;artista di essere partecipe dell&#8217;energia operante nell&#8217;universo e di inserirsi nel ciclo di rinnovamento continuo della materia.</p>
<p>Niente viene perduto: foglie, sassi, legni restituiti dal mare acquistano nuova vita e nuove funzioni in una metamorfosi continua. L&#8217;energia e la vitalità con cui Wilczek lavora si infondono nei <a title="Riciclo artistico" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/il-colorato-e-sorprendente-mondo-del-riciclo-artistico/" target="_blank">materiali usati</a> plasmandoli e facendo nascere opere uniche in cui le qualità artistiche e decorative si coniugano in perfetto equilibrio con quelle funzionali.</p>
<p>I suoi lavori suscitano emozioni e stimoli trasformando i desideri in <strong><em>oggetti di arredo</em></strong> senza tempo che abitano con naturalezza contesti antichi o contemporanei.</p>
<p>I suoi mobili, le sue cornici hanno la parvenza di forme naturali cresciute dalla terra, elementi organici al pari di un albero o di una pianta, cui però la raffinata cromia sapientemente dosata aggiunge alle forme vegetali brandelli di sogno e di memoria che si sovrappongono alle forme naturali quasi unica traccia dell&#8217; intervento dell&#8217;uomo.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libreria-pipe.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9712" title="libreria-pipe" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/libreria-pipe.jpg" alt="" width="140" height="250" /></a>Una natura &#8220;sognata&#8221; prende forma tra le sue mani e oggetti tangibili e sempre nuovi d&#8217;uso quotidiano traducono in realtà il misterioso legame uomo &#8211; natura, filo conduttore di tutta la sua produzione artistica.</p>
<p>L&#8217;artista si definisce <em><strong>&#8220;operaio celeste&#8221;</strong></em> (<a title="Operaio Celeste" href="http://www.operaioceleste.it/index.htm" target="_blank">www.operaioceleste.it</a>), che usa le mani con lo sguardo rivolto al cielo. Amare la dura materia ed accarezzare l&#8217;impalpabilità delle nuvole è nel quotidiano di chi, senza mai aver fatto questa scelta, si pone tra la rappresentazione terrena e l&#8217;idea astrale.</p>
<p>Strumento nelle mani dell&#8217;universo vive le vicissitudini del quotidiano e dal quotidiano parte per tornare a rappresentare il cielo. Una vita vissuta con i piedi nel pantano e gli occhi che fissano l&#8217;orizzonte. Un vissuto che entra prepotentemente in ogni sua composizione attraverso le materie utilizzate. Tutte hanno una storia che precede l&#8217;opera stessa.</p>
<p>Materie che il vento ha consumato, il mare ha levigato, il corpo ha impregnato di sudore. Non c&#8217;è lavoro che parta dal nulla, da una tela bianca, da una cornice vuota. Non si parte mai da zero e la vita è già prima di ogni rappresentazione. Non si dichiara artista e non usa i materiali dell&#8217;arte. La natura con i suoi scarti è la sua fonte, la vita è il suo palcoscenico.</p>
<p>Sottopone le materie a mille trattamenti ricercandone i punti di forza ed i punti deboli. Lega insieme con lo spago, con il fil di ferro, con la mente, i pezzi come un puzzle, il puzzle della vita. Costruisce la sua esistenza proiettandosela intorno. Circondato da oggetti, opere d&#8217;uso e di pensiero, assemblaggi di scarti tornati a trasmettere energie forti, Riccardo Wilczek, “operaio celeste”, continua a guardare in alto.</p>
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		<title>Sud Italia: record di abbandoni di cani e loschi traffici di randagi.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 11:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;abbandono dei cani, e quindi il randagismo, è purtroppo un fenomeno in crescita ovunque: tra le regioni italiane, quella in cui si hanno più episodi è la Puglia. Qui, ultimamente, sono in preoccupante aumento i casi di cani avvelenati con polpette alla stricnina o uccisi a fucilate: c&#8217;è chi ritiene che questi terribili fatti siano collegati [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/sud-italia-record-di-abbandoni-di-cani-e-loschi-traffici-di-randagi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;abbandono dei cani, e quindi il randagismo, è purtroppo un fenomeno in crescita ovunque: tra le regioni italiane, quella in cui si hanno più episodi è la Puglia.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/abbandono-animali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9680" title="abbandono-animali" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/abbandono-animali.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Qui, ultimamente, sono in preoccupante aumento i casi di <strong><em>cani </em></strong>avvelenati con polpette alla stricnina o uccisi a fucilate: c&#8217;è chi ritiene che questi terribili fatti siano collegati a loschi traffici di animali.</p>
<p>I<strong><em> cani abbandonati</em></strong> diventano randagi: vagano alla ricerca di cibo e la maggior parte delle volte muoiono a causa di incidenti stradali, fame, sete, tristezza.</p>
<p>Alcuni vengono catturati dagli uomini per diventare cavie nei laboratori di vivisezione, oppure per essere addestrati a lottare nei combattimenti clandestini; altri finiscono nei canili dove aspettano di essere adottati in condizioni varie (ci sono canili tenuti bene e canili somiglianti a lager).</p>
<p>In Puglia pare che gli uomini abbiano avuto un&#8217;altra brillante idea su come usare i randagi. Se ne sono accorti i volontari dell&#8217;associazione animalista <strong>AIDAA</strong> (Associazione<span id="more-9600"></span> Italiana per la Difesa degli Animali e dell&#8217;Ambiente) che si sono insospettiti in seguito a gravi fatti.</p>
<p>Nei primi sette mesi del 2010 sono infatti giunte all&#8217;associazione 186 segnalazioni dalla Puglia (in particolare dal Tarantino e dalla provincia di Lecce) riguardanti circa settecento animali avvelenati, molti dei quali sono stati fortunatamente salvati dai volontari e dai veterinari. Nei giorni passati, poi, sono arrivate segnalazioni (verificate) relative a cani raccolti da accalappiacani pubblici che, anziché essere portati in canile, sono stati condotti in zone disabitate o in discariche e uccisi a fucilate.</p>
<p>Tutto ciò va ricondotto, secondo l&#8217;AIDAA, al proliferare di un lucroso <em><strong>traffico di randagi</strong></em> spediti in canili della Germania, dove per adottare un animale è necessario pagare 300 euro. Gli esemplari più malridotti, ritenuti non &#8220;idonei&#8221; dai trafficanti, invece di partire per l&#8217;estero verrebbero fatti fuori a colpi di fucile.</p>
<p>&#8220;Se ad imbracciare l&#8217;arma siano direttamente gli accalappiacani o altri individui &#8211; spiega Croce, presidente dell&#8217;AIDAA &#8211; tocca stabilirlo agli inquirenti; da parte nostra, siamo certi che c&#8217;è la conoscenza diretta della situazione da parte di chi dovrebbe controllare&#8221;.</p>
<p>Per concludere, facciamo notare un particolare molto interessante. In base a indagini svolte dall&#8217;AIDAA, risulta che il 60% dei cani abbandonati sulle autostrade del Sud provengono da persone che vivono al Nord e che abbandonano il cane lontano da casa loro forse sperando che nessuno lo recuperi.</p>
<p>Complessivamente dal 25 luglio a oggi sono  stati individuati e denunciati 201 automobilisti nell&#8217;atto di  abbandonare un cane in autostrada: si tratta del numero più alto di denunce in flagranza di reato in relazione agli abbandoni di animali degli ultimi cinque anni.</p>
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		<title>Panpiatto, il nuovo piatto&#8230; commestibile!</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 10:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/22/panpiatto-il-nuovo-piatto-commestibile/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La nuova rivoluzionaria invenzione consiste in un piatto ecologico tutto commestibile, da gustare insieme al suo contenuto.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Panpiatto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9630" title="Panpiatto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Panpiatto.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E&#8217; stato brevettato da Giovanni ed Elena Canale il nuovo piatto assolutamente eco-compatibile: si chiama <strong><em>Panpiatto</em></strong>, ed è un piatto commestibile, alternativo ai piatti usa e getta, con tutti i vantaggi, non solo organolettici, che ne derivano.</p>
<p>Si tratta di piatti, zuppiere e scodelle commestibili, ricavati dalla cottura al forno di una miscela di farine (preferibilmente di cereali), e acqua e sostanze naturali (principalmente Aloe vera).</p>
<p>Per rendere il contenitore impermeabile e per conferirgli una totale stabilità organolettica, sono state sfruttate le proprietà del gel di <strong><em>Aloe</em></strong>, pianta benefica compresa negli Elisir di lunga Vita e nota anche per le sue proprietà anti-tumorali, e di altre sostanze naturali opportunamente miscelate in un composto che viene poi successivamente steso fra alcuni dei vari strati.</p>
<p>Il contenitore, così realizzato, può essere cotto, precotto, ed eventualmente<span id="more-9628"></span> anche surgelato, prodotto a lunga conservazione, eccetera…</p>
<p>Il risultato finale è un contenitore che diventa allo stesso tempo alimento&#8230; Infatti <strong><em>PANPIATTO</em></strong>, oltre ad avere un&#8217;ottimo gusto simile al pane/pizza/focaccia, può contenere cibi solidi o liquidi, dolci o salati, freddi o bollenti, senza interferire con le proprietà organolettiche della sostanza stessa.</p>
<p>I tre vantaggi principali che propone il PANPIATTO sono:</p>
<p><strong>1)</strong> La COMODITA&#8217;, in quanto questi piatti possono essere utilizzati come i piatti di plastica, sono confezionati a livello industriale e sono a lunga conservazione.</p>
<p><strong>2)</strong> La SALUTARIETA&#8217;: infatti gli ingredienti sono naturali come il pane e altamente salutari come l&#8217;aloe vera, nota per le sue proprietà anche anti-tumorali.</p>
<p><strong>3)</strong> La RIDUZIONE dell&#8217;IMPATTO AMBIENTALE: L&#8217;utilizzo di questi piatti contribuisce a ridurre la produzione di rifiuti in quanto il piatto può essere mangiato e, nel caso in cui non venisse del tutto consumato, potrebbe essere riutilizzato per eventuali animali o come compostaggio per la terra.</p>
<p>Oppure, nell&#8217;ipotesi in cui venisse buttato, andrebbe smaltito nell&#8217;umido, in quanto prodotto biodegradabile, creando quindi un impatto zero rispetto al normale ciclo dei rifiuti. Inoltre l&#8217;uso di Panpiatto comporta un minore utilizzo di detergenti, normalmente utilizzati per lavare i piatti tradizionali.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/panpiatto-piatto-ecologico.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9647" title="panpiatto-piatto-ecologico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/panpiatto-piatto-ecologico.jpg" alt="" width="250" height="210" /></a>Gli ideatori affermano a questo proposito:<br />
<em>&#8220;L’idea di fondo era quella di creare un contenitore che potesse nella maniera più salutare possibile divenire alimento, e allo stesso tempo essere anche un prodotto totalmente a impatto zero per l’ambiente. </em></p>
<p><em>Certo, non siamo stati i primi a cui sia venuto il pallino di creare contenitori monouso biodegradabili… Infatti, ad oggi, sono state proposte diverse soluzioni. Le più conosciute sono le cosiddette “bioplastiche”, ricavate da materie prime vegetali rinnovabili (Mater-Bi, Pla Ingeo, Biolice, Biotec eccetera). </em></p>
<p><em>A nostro avviso, però, queste plastiche bio presentano alcuni svantaggi come ad esempio il fatto che il ciclo produttivo industriale degli stessi materiali biodegradabili preveda l’uso di tecnologie industriali a impatto ambientale non-zero, e anche che tali contenitori/imballaggi rientrino comunque nella filiera dello smaltimento dei rifiuti, seppur in maniera ecologica. </em></p>
<p><em>Altre soluzioni sono quelle che propongono di rendere i contenitori riusabili, ma anche questa idea presenta uno svantaggio: a seguito dell’uso è necessaria una pulizia profonda del recipiente, pulizia fatta necessariamente con i detergenti, i quali immessi negli scarichi inquinano non poco l’ambiente.&#8221;</em></p>
<p><strong>Giovanni</strong> ed <strong>Elena Canale</strong> affermano inoltre, a conclusione de loro comunicato:<br />
<em>&#8220;Noi presentiamo Panpiatto al mercato perché siamo convinti che quest’invenzione sia la dimostrazione di come si possano creare prodotti mirati alla conservazione e al risparmio di beni vitali, al guadagno per la salute dell’uomo e del pianeta, ma allo stesso tempo ottimi e comodi per un uso veloce in una società che corre veloce, senza dover necessariamente scendere a compromessi. </em></p>
<p><em>Il prodotto è brevettato sia in Italia che all&#8217;estero. Siamo alla ricerca di partners che abbiano il coraggio e la voglia di scommettere su quest’idea che, siamo convinti, potrebbe davvero cambiare le sorti del Mondo.&#8221;</em></p>
<p>Francesco Canale<br />
Responsabile Relazioni Esterne</p>
<p>Brevetto registrato &#8211; Giovanni e Elena Canale</p>
<p>PHONE: 333 1181040<br />
E-MAIL: animablu@associazionelaquilone.org; giovanni.elena.canale@alice.it</p>
<p><strong><em>Lo Staff di Ok-Ambiente.com augura buona fortuna ad Elena e Francesco Canale per la commecializzazione di questo prodotto rivoluzionario!</em></strong></p>
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		<title>Breve viaggio nel microscopico universo delle farfalle.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 14:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo articolo descriveremo le caratteristiche generali delle farfalle, soffermandoci in particolare sui dettagli che da sempre hanno incuriosito e affascinato l&#8217;uomo inducendolo a immortalarle nella pittura, nella poesia, nella letteratura e in molte altre forme d&#8217;arte. Le farfalle sono insetti e formano l&#8217;ordine dei Lepidotteri, termine che deriva dal greco e significa letteralmente &#8220;ali [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/20/breve-viaggio-nel-microscopico-universo-delle-farfalle/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In questo articolo descriveremo le caratteristiche generali delle farfalle, soffermandoci in particolare sui dettagli che da sempre hanno incuriosito e affascinato l&#8217;uomo inducendolo a immortalarle nella pittura, nella poesia, nella letteratura e in molte altre forme d&#8217;arte.</strong></p>
<div id="attachment_9838" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9547" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="Farfalla tropicale-3" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-3.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Elisa Carletti</p></div>
<p>Le <em><strong>farfalle</strong></em> sono insetti e formano l&#8217;ordine dei <strong><em>Lepidotteri</em></strong>, termine che deriva dal greco e significa letteralmente &#8220;ali squamose&#8221;. Sono provviste di quattro ali membranose sostenute da un insieme di strutture tubulari (nervature) percorse da emolinfa.</p>
<p>La superficie delle ali è ricoperta da microscopiche <strong><em>squamette</em></strong> dalla forma variabile (triangolari, ovali, filiformi ecc&#8230;) che ci appaiono come una polverina impalpabile che si stacca facilmente non appena viene toccata con le dita.</p>
<p>Grazie a queste squame più o meno pigmentate le ali delle farfalle si possono ornare di bellissimi colori e risultare addirittura cangianti e dai riflessi metallici (questi ultimi due effetti sono ottenuti da fenomeni di interferenza, diffusione e diffrazione luminosa causati dalla struttura<span id="more-9472"></span> e dall&#8217;estrema sottigliezza delle squamette).</p>
<p>Questi colorati insetti si possono raggruppare in farfalle<strong><em> diurne</em></strong> (Ropaloceri) e farfalle <strong><em>notturne</em></strong> (Eteroceri o falene), che si distinguono essenzialmente per la forma delle antenne (le farfalle diurne le hanno a forma di clava, le falene le hanno generalmente filiformi o piumose) e per la posizione di riposo delle ali quando l&#8217;insetto è posato (le farfalle diurne le tengono chiuse ed accostate verticalmente mentre le falene le tengono completamente aperte a libro o ripiegate a forma di tetto).</p>
<p>In genere le farfalle diurne presentano colori sgargianti mentre le falene appaiono più &#8220;anonime&#8221;, in genere marroncine o biancastre, ma ci sono eccezioni importanti a questa regola.</p>
<p>Le farfalle appartengono al gruppo degli olometaboli, cioè degli insetti con una <strong><em>metamorfosi completa</em></strong>. Dall&#8217;uovo, infatti, si passa al bruco o larva, poi alla crisalide o pupa ed infine all&#8217;insetto adulto. L&#8217;uovo è deposto dalla femmina subito dopo l&#8217;accoppiamento sulle foglie, sul tronco e sui rami delle piante che costituiranno il nutrimento della larva.</p>
<p>Le uova possono avere forme e colori assai vari, ed essere deposte da sole o in gruppo. Non appena l&#8217;uovo si schiude ne esce un bruchetto di piccole dimensioni e dall&#8217;aspetto vermiforme. Esso si compone di un capo e di un tronco formato da 13 segmenti.</p>
<p>Oltre alle 3 paia di arti toracici, le vere e proprie zampe, sono presenti un numero variabile di false zampe addominali, appendici molli e carnose provviste di uncini che possono aderire alle più varie superfici. Il corpo del bruco può essere liscio o rivestito da verruche, spine o setole (la processionaria ad esempio ha setole collegate a cellule che secernono sostanze urticanti).</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9557" title="Farfalla tropicale-2" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Farfalla-tropicale-2.jpg" alt="" width="190" height="240" /></a> Quando la <strong><em>larva</em></strong> si accresce, va incontro a varie mute in cui sostituisce la cuticola vecchia con una pelle nuova. Nello stadio vitale successivo, il bruco cessa di nutrirsi e cerca riparo sotto un sasso o una corteccia, nel terreno o dentro una foglia accartocciata.</p>
<p>L&#8217;ultima muta porta alla costituzione della crisalide, libera o protetta da un bozzolo di seta, che pur stando quieta ed immobile ospita dentro sé lo svolgersi delle profonde modificazioni degli organi larvali in quelli dell&#8217;adulto.</p>
<p>Il periodo di tempo trascorso allo stadio di crisalide è variabile e va da pochi giorni o settimane ad uno o più anni a seconda delle specie.</p>
<p>Lo sfarfallamento è una fase molto delicata poiché l&#8217;insetto deve riuscire a rompere l&#8217;involucro pupale senza farsi male o essere attaccato da un predatore: con le ali ancora stropicciate e bagnate la farfalla comincia a pompare l&#8217;emolinfa all&#8217;interno delle venature alari e entro qualche ora spiccherà il suo primo volo.</p>
<p>La farfalla adulta ha una vita molto breve: la passa nutrendosi e riproducendosi. L&#8217;apparato boccale è costituito dalla spirotromba, un organo tubulare atto a succhiare liquidi zuccherini che viene tenuto avvolto a spirale nei momenti di riposo.</p>
<p>Le farfalle sono indubbiamente <a title="Farfalle: ponte spirituale e materiale tra l’Uomo e la Natura." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/19/farfalle-ponte-spirituale-e-materiale-tra-l%E2%80%99uomo-e-la-natura/" target="_self">animali affascinanti</a>, che purtroppo oggi rischiano di scomparire. Molte specie sono minacciate dai recenti cambiamenti avvenuti nei paesaggi agricoli durante il passaggio dall&#8217;agricoltura tradizionale a quella odierna delle monocolture in cui l&#8217;uso dei pesticidi è ormai consolidato.</p>
<p>Per questo molte iniziative vengono messe in atto allo scopo di proteggerle e preservarle, prime tra tutte la creazione delle <em><strong>&#8220;Butterfly Houses&#8221;</strong></em> e dei <strong><em>&#8220;Sentieri Natura&#8221;</em></strong>, che vedremo in un prossimo articolo (<a title="Le “Butterfly Houses” ed i “Sentieri Natura” per ammirare da vicino le farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/31/le-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle/" target="_self">leggi</a>).</p>
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		<title>Farfalle: ponte spirituale e materiale tra l’Uomo e la Natura.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 16:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da secoli le farfalle o Lepidotteri (termine che letteralmente significa &#8220;ali ricoperte di squame&#8221;) hanno interessato in vario modo la cultura, l&#8217;arte, l&#8217;economia, le tradizioni popolari e la vita dell&#8217;uomo. Ancora oggi in molte parole di uso comune si fa riferimento a questi insetti: il papillon da indossare sopra lo smoking, l&#8217;uomo &#8220;farfallone&#8221; che corteggia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/19/farfalle-ponte-spirituale-e-materiale-tra-l%e2%80%99uomo-e-la-natura/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Da secoli le farfalle o Lepidotteri (termine che letteralmente significa &#8220;ali ricoperte di squame&#8221;) hanno interessato in vario modo la cultura, l&#8217;arte, l&#8217;economia, le tradizioni popolari e la vita dell&#8217;uomo. </strong></p>
<div id="attachment_9838" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9505" style="margin-left: 0px; margin-right: 10px;" title="farfalla" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla1.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Elisa Carletti</p></div>
<p>Ancora oggi in molte parole di uso comune si fa riferimento a questi<strong><em> insetti</em></strong>: il papillon da indossare sopra lo smoking, l&#8217;uomo &#8220;farfallone&#8221; che corteggia molte donne, la valvola a farfalla della bicicletta, le farfalle (pasta) condite col sugo, etc&#8230;</p>
<p>La farfalla è uno dei soggetti più tatuati al mondo e nella recente teoria del caos esiste un importante concetto chiamato <strong><em>&#8220;effetto farfalla&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Le farfalle hanno sempre ispirato sentimenti di bellezza, di leggerezza e gioia fino ad arrivare a simboleggiare, presso alcuni popoli, l&#8217;immortalità dell&#8217;anima e la resurrezione.</p>
<p>Presso gli antichi egizi le farfalle rappresentavano lo spirito che lascia il defunto. Anche per i Greci esisteva il collegamento simbolico farfalla-spirito infatti l’antico termine <em>psyche</em> veniva usato per indicare sia l’anima sia le farfalle e la persona morente era<span id="more-9459"></span> rappresentata con una farfalla che gli usciva dalle labbra.</p>
<p>Esaminando i nomi scientifici di molte specie di <a title="Breve viaggio nel microscopico universo delle farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/08/20/breve-viaggio-nel-microscopico-universo-delle-farfalle/" target="_self">Lepidotteri</a> emerge chiaramente l&#8217;impronta classica dei vecchi autori: <em>Melitaea </em>(soprannome di Diana, deriva da Melita, la Malta di oggi); <em>Argynnis</em> (soprannome di Venere, la risplendente); <em>Acherontia</em> (Acheronte, uno dei fiumi che scorrevano nell&#8217;inferno); <em>Satyrus </em>(i Satiri erano gli accompagnatori di Bacco), etc&#8230;</p>
<p>Gli antichi Romani usavano per indicare la farfalla il termine <em><strong>animula</strong> </em>che testimonia, una volta di più, il profondo connubio tra farfalle e spiritualità. Per la religione cristiana la farfalla è il simbolo dell&#8217;anima e rappresenta la leggerezza e l&#8217;incostanza. Nell&#8217;iconografia rappresenta anche la resurrezione, in quanto esce viva e perfetta dalla crisalide.</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Podalirio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9510" title="Podalirio" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Podalirio.jpg" alt="" width="170" height="220" /></a>In certe popolazioni dell&#8217;Africa la vita dell&#8217;uomo viene paragonata al ciclo della farfalla: è simile al piccolo bruco nell&#8217;infanzia, al bruco maturo nell&#8217;età adulta, alla crisalide nella vecchiaia e alla farfalla adulta quando l&#8217;anima si invola dal morto.</p>
<p>In Giappone rappresenta la donna giovane e due farfalle che danzano rappresentano la felicità coniugale. Pittori, orafi, ceramisti ed artisti di ogni genere hanno raffigurato nelle loro opere le forme ed i colori delle farfalle.</p>
<p>Al di là dell&#8217;interesse religioso e artistico che questi straordinari animali suscitano, anche a livello economico troviamo profonde interrelazioni tra loro e noi esseri umani, nel bene e nel male.</p>
<p>Tra i <strong>Lepidotteri</strong> si annoverano moltissime specie dannose. Molte specie di bruco sono in grado di rodere e distruggere parzialmente o totalmente moltissime piante spontanee o coltivate, di attaccare le derrate alimentari rendendole inservibili (semi, farina, mangimi, frutta ecc&#8230;), di danneggiare vestiti, pellicce, tappeti all&#8217;interno delle abitazioni. I bruchi delle processionarie possiedono pericolosi peli urticanti che possono provocare gravi irritazioni se vengono a contatto con la pelle o le mucose.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, però, troviamo un esempio positivo di interazione uomo-farfalla, costituito dal <strong><em>baco da seta</em></strong> (<em>Bombyx mori</em>) che, introdotto in Europa nel 552 d.C. dalla Cina, ha influenzato per secoli l&#8217;economia e la cultura di molti paesi.</p>
<p>Insomma, possiamo tranquillamente dire che le farfalle sono gli insetti più amati e conosciuti dall&#8217;uomo, e per questo varrà la pena approfondire in successivi articoli delle tematiche collegate ad esse (<a title="Le “Butterfly Houses” ed i “Sentieri Natura” per ammirare da vicino le farfalle" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/14/le-butterfly-houses-ed-i-sentieri-natura-per-ammirare-da-vicino-le-farfalle/" target="_self"><strong>Le “Butterfly Houses” ed i “Sentieri Natura” per ammirare da vicino le farfalle</strong></a>).</p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-blu.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9521" title="farfalla-blu" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/farfalla-blu.jpg" alt="" width="170" height="220" /></a> <em>&#8220;Se un essere umano aiuta la farfalla a uscire dal bozzolo, la farfalla non volerà mai. </em></p>
<p><em>Solo trovando la forza di liberarsi dall’ultimo legame, questo delicato essere, con un corpo talmente leggero e fragile che il respiro sembra spezzarlo, può volare bello e libero. </em></p>
<p><em>Allo stesso modo, solo quando ci liberiamo di tutti i legami che conosciamo, compresa la preoccupazione per noi stessi, e quando ci affranchiamo dal bozzolo che abbiamo tessuto intorno a noi per chiuderci al mondo, solo allora possiamo diventare gli esseri veramente stupendi che siamo destinati ad essere.&#8221;</em></p>
<p>Tratto da &#8220;La ragazza sull’albero&#8221; di Julia Butterfly Hill.</p>
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		<title>Colin Beavan pubblica &#8220;Un anno a impatto zero&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 10:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2. Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/21/colin-beavan-pubblica-un-anno-a-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Colin Beavan è un bravo scrittore che, prima di scrivere questo interessante libro, si era cimentato in argomenti che nulla avevano a che vedere con l’ambientalismo. Un giorno, però, si mise in testa di provare a vivere a New York a impatto zero, cioè senza emettere CO2.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-9026" title="impatto-zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto-zero.jpg" alt="impatto-zero" width="150" height="150" />Convinse la famiglia a seguirlo in questo esperimento, e iniziarono subito dalla spazzatura, ridotta quasi a zero, poi proseguirono con la spesa dal contadino, l’uso di prodotti esclusivamente locali, la riduzione dei consumi, e così via.</p>
<p>Beavan ha cercato innanzitutto di coinvolgere la sua piccola figlia, perché <em>“l’educazione dei figli è il futuro della nostra società”</em>.</p>
<p>Non sono mancati chiaramente i momenti di lieve sconforto e difficoltà, vedi la decisione di non utilizzare più l’energia elettrica, il che lo ha portato ad esempio a fare il bucato a mano, come facevano le nostre nonne.</p>
<p>A volte diventava difficile, confessa Beavan, tant’è che in tali casi il desiderio di utilizzare la lavatrice sembrava predominare; ciò perché nella nostra cultura si tende spesso<span id="more-8982"></span> a utilizzare una serie di mezzi di cui non abbiamo realmente bisogno.</p>
<p>Però dovremmo capire che ci sono delle cose di cui si può fare a meno, e delle altre invece che vanno utilizzate fino a un certo livello, corrispondente all’idea di sostenibilità ambientale. Ecco, la lavatrice sembra rientrare tra quei mezzi il cui uso è diventato ormai inevitabile e necessario.</p>
<p>La figlia di Beavan aveva 2 anni quando è stato fatto l’esperimento: su di lei, i genitori hanno iniziato ad usare il pannolino non usa e getta, bensì in tessuto. Dopo un po’ di tempo, la bambina si era così abituata a quello in tessuto, da rifiutare il ritorno all’usa e getta. Abitudine, si tratta di abitudine.</p>
<p>Ma lo scrittore dice la sua anche sul problema del carbone e l’uso delle energie rinnovabili: <em>“Dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone. Dobbiamo smetterla di usare il carbone. Che non durerà per sempre. </em></p>
<p><em>Per far questo, bisogna aumentare il prezzo dei carburanti fossili, e diminuire il prezzo di quelli rinnovabili. Una soluzione sarebbe tassare gli uni per investire negli altri ed abbassarne così il prezzo.</em></p>
<p><em>Il problema dei carburanti rinnovabili e in generale dell’energia rinnovabile, al momento, è infatti l’elevato costo. Bisogna invertire la tendenza, in modo che il mercato scelga carburanti rinnovabili, anziché fossili. Da qui bisogna partire.”</em></p>
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		<title>Il sorprendente oro verde: il bambù che aiuta i poveri e l&#8217;ambiente.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I bambù sono parenti stretti del comune grano ma hanno un aspetto decisamente più imponente. Più della metà dell’umanità fa quotidianamente ricorso al bambù per lavorare, ripararsi, cucinare, difendersi, suonare, ispirarsi: tutto questo evidenzia l’importanza che ha questa pianta sempre più amata anche dagli occidentali. Le Bambusoideae, sottofamiglia delle Graminaceae, sono piante con le foglie [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/11/il-sorprendente-bambu-che-aiuta-i-poveri-e-lambiente/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I bambù sono parenti stretti del comune grano ma hanno un aspetto decisamente più imponente. Più della metà dell’umanità fa quotidianamente ricorso al bambù per lavorare, ripararsi, cucinare, difendersi, suonare, ispirarsi: tutto questo evidenzia l’importanza che ha questa pianta sempre più amata anche dagli occidentali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8864" title="bambù" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bambu-150x150.jpg" alt="bambu" width="150" height="150" />Le <em>Bambusoideae</em>, sottofamiglia delle <em>Graminaceae</em>, sono piante con le foglie allungate e con il fusto (detto culmo) slanciato verso l&#8217;alto, liscio al tatto, scandito da nodi ed internodi cavi e sovente lignificato. Hanno inoltre un grande rizoma sotterraneo.</p>
<p>Mentre i bambù nani possono essere piccoli fino a 10 centimetri in altezza, quelli giganti possono arrivare a 15-20 metri: il più alto conosciuto (<em>Dendrocalamus giganteus)</em> cresce fino a 40 metri.</p>
<p>I bambù costituiscono un gruppo in cui si trovano 75 generi comprendenti più di 1000 specie: sono tutti accomunati da un&#8217;elevata velocità nella crescita (alcuni possono arrivare a innalzarsi fino ad 1 metro al giorno! ) e da lunghi intervalli tra una fioritura e l&#8217;altra (si può arrivare a cicli di 100 anni).<br />
Sono diffusi nelle regioni umide tropicali e subtropicali, ma si possono<span id="more-8747"></span> trovare anche nei climi temperati umidi.<br />
<em><br />
IMPORTANZA ECONOMICA</em></p>
<p>L’utilizzo mondiale del bambù per il commercio è di circa 20 milioni di tonnellate per anno: le nazioni con la maggiore produzione e utilizzazione del bambù sono la Cina, l&#8217;India, il Bangladesh, l’Indonesia e la Thailandia.</p>
<p>Il bambù riveste un ruolo economico cruciale soprattutto per le popolazioni povere delle aree rurali, ma i molteplici usi commerciali a cui si presta (sono state calcolate centinaia di applicazioni possibili) interessano sempre di più anche all&#8217;Europa ed agli Stati Uniti, soprattutto per i vantaggi a livello ambientale ed economico.</p>
<p>Il bambù è un materiale leggero e flessibile, con la parte esterna più dura del legno di quercia (ecco perché è ottimo come parquet).</p>
<p>Gli usi più comuni riguardano l&#8217;edilizia e le opere civili (ponti, ponteggi, case, tetti, pavimenti), l&#8217;arredamento (sedie, tavoli), l&#8217;industria tessile e cartaria, l&#8217;artigianato (strumenti musicali, sandali, pettini, cappelli, frecce, coltelli&#8230;), l&#8217;agricoltura, l&#8217;allevamento e la pesca (attrezzi da lavoro per i campi, foraggio e canne da pesca), l&#8217;alimentazione (germogli), l&#8217;arricchimento di giardini, la combustione ed altre applicazioni bioenergetiche.<br />
<em><br />
VANTAGGI AMBIENTALI DELL&#8217;USO DEL BAMBU&#8217;</em></p>
<p>Per la coltivazione del bambù non sono necessari pesticidi né erbicidi ed anche i fertilizzanti sono poco richiesti. Si hanno dei grandi vantaggi energetici per il basso consumo di energia nella trasformazione del materiale, che non deve essere tagliato (se non alle sue estremità), è molto leggero da trasportare, non deve essere dipinto (ma forse laccato), né profilato, ma spesso soltanto sagomato (con il vapore per dargli forma sotto tensione).</p>
<p>Il pregio principale del bambù è quello della rapida crescita: questa caratteristica comporta come vantaggio ulteriore l&#8217;assorbimento di una grande quantità di anidride carbonica, contribuendo così a diminuire l&#8217;effetto serra.</p>
<p><em>CURIOSITA&#8217;</em></p>
<p>A livello tassonomico, i ricercatori non sempre riescono ad assegnare un nuovo esemplare ad una particolare specie e genere di bambù. La classificazione tassonomica avviene infatti tramite l’analisi dei semi ed i bambù hanno intervalli di fioritura, e quindi di produzione di semi, estremamente variabili: alcune specie fioriscono frequentemente con cadenza regolare, altre con  intervalli di 80-100 anni ed in modo gregario (con fioritura contemporanea di piante della stessa specie in zone differenti del mondo).</p>
<p>Il processo di fioritura dei bambù rimane quindi un fenomeno oggetto di studio a livello mondiale. Tra l&#8217;altro, quando un bambù fiorisce, rischia di morire qualora la totalità delle gemme si sviluppino in fiori e che tutte le foglie cadano.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-8866" title="bambù-foresta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/bambu-foresta-300x231.jpg" alt="bambu-foresta" width="200" height="180" />Legato alle foreste miste di bambù della Cina sud-occidentale, nelle province del Sichuan, Shan-si e Gansu, zone di vegetazione montana comprese tra i 1.800 e i 3.500 metri di altitudine e caratterizzate proprio dalla presenza di diverse specie di bambù, il panda gigante è sempre stato considerato un animale raro, molto localizzato e in pericolo perché la sua alimentazione dipende strettamente dal bambù.</p>
<p>Grazie alla sua sorprendente forza vitale, alla sua versatilità e alla sua affascinante bellezza, il bambù ha raggiunto anche dei significati simbolici specialmente nelle filosofie e nelle religioni orientali: simbolo di nobiltà e rettitudine, di fedeltà coniugale, di umiltà e di tenacia, di immortalità, il bambù ha una storia e una tradizione antica e affascinante.</p>
<p>« <em>La pianta di bambù è l&#8217;oro verde dell&#8217;uomo povero: una persona può sedersi in una casa di bambù sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bambù, nell&#8217;altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù.<br />
Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù.<br />
Al risveglio potrebbe fumare in una pipa di bambù e scrivere con una penna di bambù su carta da bambù, e poi portare in giornale i suoi articoli in cesti di bambù sospesi su di un&#8217;asta di bambù, con un ombrello di bambù sulla sua testa.<br />
Potrebbe attraversare un ponte sospeso costruito esclusivamente col bambù, bere acqua da una tubatura in bambù, ed asciugarsi il viso con un fazzoletto, ottenuto con le fibre di bambù</em>».</p>
<p>(Atal Bihari Vajpayee, ex primo-ministro dell&#8217;India).</p>
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		<title>In Piemonte le luci artificiali di un intero borgo si spegneranno per la Notte Bianca della Natura.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione dell’Anno Internazionale della Biodiversità l’Oasi LIPU di Crava Morozzo realizzerà, il 20 giugno, un&#8217;iniziativa per sensibilizzare i cittadini nei confronti della problematica dell’inquinamento luminoso e della perdita di biodiversità: la Notte Bianca in Natura. Inquinamento luminoso è ogni tipo di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste. Le sorgenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/09/in-piemonte-le-luci-artificiali-di-un-intero-borgo-si-spegneranno-per-la-notte-bianca-della-natura/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In occasione dell’Anno Internazionale della Biodiversità l’Oasi LIPU di Crava Morozzo realizzerà, il 20 giugno, un&#8217;iniziativa per sensibilizzare i cittadini nei confronti della problematica dell’inquinamento luminoso e della perdita di biodiversità: la Notte Bianca in Natura.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8686" title="inquinamento-luminoso" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-luminoso-150x150.jpg" alt="inquinamento-luminoso" width="150" height="150" />Inquinamento luminoso è ogni tipo di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente o indirettamente verso la volta celeste. Le sorgenti principali che possono causare inquinamento luminoso sono gli impianti di illuminazione pubblici e privati; gli impianti di che illuminano strade, monumenti, opere, ecc.; i complessi commerciali, le insegne pubblicitarie e le vetrine.</p>
<p>L&#8217;effetto più noto di questo fenomeno è l&#8217;aumento della brillanza del cielo notturno e la ridotta possibilità di vedere le stelle, i pianeti e le galassie. </p>
<p>Gran parte degli scolari vedono le costellazioni celesti solo sui libri di scuola e gli abitanti delle più grandi città non hanno mai visto una stella dalle loro finestre.</p>
<p>A causa dell&#8217;inquinamento luminoso, gli astronomi sono stati costretti ad inviare un telescopio in orbita attorno alla Terra per scrutare i confini dell&#8217;universo, ed il più grande telescopio italiano (il TNG &#8211; Telescopio Nazionale Galileo) è stato installato all’estero, nelle<span id="more-8651"></span> isole Canarie, non essendovi più nel nostro territorio dei siti sufficientemente bui.</p>
<p>L&#8217;illuminazione notturna ha un effetto negativo anche sulla biodiversità: flora e fauna vedono modificati il loro ciclo naturale &#8220;notte &#8211; giorno&#8221;. Il ciclo della fotosintesi clorofilliana che le piante svolgono nel corso della notte subisce alterazioni dovute proprio ad intense fonti luminose, le migrazioni degli uccelli che seguono rotte astronomiche possono subire tragiche deviazioni. Nel 1998, la luce che illuminava a giorno gli alberghi sulle coste di Creta disorientava i piccoli di tartaruga marina, che invece di tuffarsi in mare, finivano per lasciarsi morire sulla spiaggia.</p>
<p>Per questo, il <em>20 giugno</em>, a partire dalle 21, a Rocca de’ Baldi (in provincia di Cuneo) verranno spente le luci artificiali e verranno accese quelle naturali delle candele. Nel borgo illuminato solo da migliaia di piccole luci sarà possibile quindi osservare le stelle, ascoltare buona musica (ad esempio il coro della Scala del Re) e ballare. Ci saranno una caccia al tesoro della biodiversità ed un laboratorio di pittura notturna per i bambini.</p>
<p>Le strade saranno animate da artisti di strada e verranno realizzate molte mostre. Saranno esposte moto d’epoca, e verrà aperto in via straordinaria il Castello di Rocca de’ Baldi con il Museo Storico Etnografico della Provincia di Cuneo &#8220;Augusto Doro&#8221;, il museo degli Alpini, la torre civica e tanto altro.</p>
<p>Durante la notte si potrà infine assistere ad una liberazione di rapaci notturni: a causa di ferite da arma da fuoco durante la stagione venatoria o dopo traumi, gli animali sono stati curati dai veterinari e dai volontari dei centri LIPU e finalmente potranno essere reinseriti nel loro ambiente naturale.</p>
<p>Grazie alla presenza dei radioamatori di Mondovì questa Notte Bianca diventerà un incontro mondiale, infatti i partecipanti, con l&#8217;uso della radio, potranno mettersi in contatto con altre persone di tutto il mondo.</p>
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		<title>Marciana Marina: nuove norme edilizie per dare un nido a rondini e rondoni.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il comune di Marciana Marina, nell&#8217;Isola d&#8217;Elba, ha recentemente modificato il proprio regolamento edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni, dando un esempio positivo alle amministrazioni di tutta Italia che, con una minima spesa, vorranno proteggere questi delicati e ormai rari animali. Marciana Marina vanta di essere il terzo comune più piccolo d&#8217;Italia [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/06/03/marciana-marina-nuove-norme-edilizie-per-dare-un-nido-a-rondini-e-rondoni/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il comune di Marciana Marina, nell&#8217;Isola d&#8217;Elba, ha recentemente modificato il proprio regolamento edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni, dando un esempio positivo alle amministrazioni di tutta Italia che, con una minima spesa, vorranno proteggere questi delicati e ormai rari animali.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8568" title="nido_rondini" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/nido_rondini-150x150.jpg" alt="nido_rondini" width="150" height="150" /> Marciana Marina vanta di essere il terzo comune più piccolo d&#8217;Italia per estensione territoriale. </p>
<p>E&#8217; un tranquillo paese di pescatori situato nel cuore del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano e caratterizzato da un romantico lungomare ornato da tamerici, boutiques e bancarelle, con una piccola spiaggia in ghiaia situata alle spalle della Torre Saracena.</p>
<p>Qui il 25 maggio 2010 è stata votata da maggioranza ed opposizione una speciale delibera che è già entrata in vigore. La normativa, unica in Italia, è una piccola rivoluzione che guarda al passato perché ripristina sui tetti del comune le vecchie tegole con i coppi aperti nella prima fila: questo servirà a far entrare gli uccelli (rondini e rondoni) nelle cavità che useranno per la riproduzione.</p>
<p>Oltre a definire il tipo di tegole, la delibera comprende anche altre misure facilitatorie per la nidificazione: ad esempio, è consigliato l&#8217;uso di intonaco rugoso per agevolare<span id="more-8547"></span> la costruzione dei nidi sotto i cornicioni delle case.</p>
<p>Sia i rondoni che le rondini sono in costante diminuzione e per questo speciali leggi li proteggono dalla caccia. Tuttavia ciò non risulta sufficiente per la loro effettiva tutela: questi animali, infatti, stanno scomparendo perché non trovano più habitat adatti alla loro sopravvivenza.</p>
<p>Le rondini sono estremamente specializzate nella caccia aerea: hanno un volo leggero e agile ed un becco largo e ampio in modo da catturare facilmente piccoli insetti volatori come mosche e zanzare. Amano vivere e cacciare su campi coltivati, prati e pascoli. Il nido è in genere una piccola coppa aperta, realizzata in fango e posta sopra travi o sporgenze all&#8217;interno di edifici rurali (stalle, cascine, etc&#8230;).</p>
<p>Come molti uccelli legati al paesaggio agricolo tradizionale, le rondini hanno risentito fortemente delle modifiche ambientali seguite alla diffusione della moderna agricoltura intensiva: l&#8217;eliminazione delle siepi, dei fossi e dei prati che fornivano loro i terreni di caccia preferiti; il massiccio uso di pesticidi; la ristrutturazione degli edifici rurali che offrivano loro luoghi adatti alla nidificazione.</p>
<p>I rondoni sono forse i migliori volatori del mondo animale: dotati di lunghe e potenti ali non si posano praticamente mai se non sul nido per deporre e covare le uova e per imbeccare i piccoli. Il resto della vita la passano in volo: perfino mentre dormono e si accoppiano.</p>
<p>Una delle conseguenze di questo adattamento estremo è stata la progressiva perdita di funzionalità delle zampe che sono rimpicciolite e ora sono quasi prive di mobilità: servono soltanto per aggrapparsi al nido ma non permettono al rondone né di camminare né di saltare per alzarsi in volo (per decollare deve infatti lanciarsi da una posizione elevata).</p>
<p>Quando un rondone deve nidificare cerca quindi cavità poste in alto, ad esempio nei muri o sotto le tegole, dove penetra e formare un abbozzo di nido cementato con la saliva. La maggior minaccia ai rondoni è oggi costituita dall&#8217;ammodernamento dei tetti che sostituisce le tradizionali coperture a tegole con solette di cemento (magari coperte da tegole ornamentali) privando così gli uccelli dei loro siti di nidificazione.</p>
<p>Vediamo quindi come la delibera del comune di Marciana Marina sia di enorme importanza conservazionistica: se altri comuni in Italia decidessero di seguire questo esempio, sicuramente sarebbe fatto un enorme passo avanti verso la conservazione della biodiversità. In fondo, bastano piccoli accorgimenti e un po&#8217; di rispetto e sensibilità per riuscire a convivere in modo più armonioso con gli altri figli del nostro Pianeta.</p>
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		<title>Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo lancia la campagna &#8220;Cerca la Rotta&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo è partito uno speciale invito ad aderire a dei gruppi di discussione con lo scopo di trovare insieme soluzioni concrete alla crisi economica, sociale ed ambientale. I gruppi, formati da chiunque vorrà partecipare, si riuniranno periodicamente e si scambieranno informazioni cercando una rotta da seguire nel modo più democratico possibile. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/il-centro-nuovo-modello-di-sviluppo-lancia-la-campagna-cerca-la-rotta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo è partito uno speciale invito ad aderire a dei gruppi di discussione con lo scopo di trovare insieme soluzioni concrete alla crisi economica, sociale ed ambientale. I gruppi, formati da chiunque vorrà partecipare, si riuniranno periodicamente e si scambieranno informazioni cercando una rotta da seguire nel modo più democratico possibile. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8503" title="Cerca-la-rotta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Cerca-la-rotta-150x150.png" alt="Cerca-la-rotta" width="150" height="150" />Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo è un importante centro di documentazione ed informazione creato nel 1985 a Vecchiano (Pisa).</p>
<p>Il Centro, coordinato da Francesco Gesualdi, è nato per analizzare le cause profonde che generano emarginazione ed impoverimento nella società odierna e per definire nuove formule economiche capaci di garantire a tutti gli esseri umani la soddisfazione dei propri bisogni nel rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Molte sono le pubblicazioni divulgate, ad esempio le utilissime guide: <em><a title="Guida al consumo critico - recensione" href="http://www.ok-libri.com/2009/07/10/guida-al-consumo-critico/" target="_blank">Guida al Consumo Critico</a>; Guida al Vestire Critico; Guida al Telefono Critico; Guida al Risparmio Responsabile</em>.</p>
<p>La sfida lanciata di recente da Francesco Gesualdi è dimostrare che sarebbe possibile coniugare sobrietà e stili di vita sostenibili con piena occupazione e sicurezza per tutti semplicemente riorganizzando l&#8217;economia e la società e capovolgendo il nostro modo di concepire il rapporto con la natura, i rapporti sociali, il lavoro, la tecnologia,<span id="more-8456"></span> il mercato, il benessere.</p>
<p>Le proposte di cambiamento, però, devono giungere dal popolo, dai cittadini. Secondo Francesco, infatti, tocca a noi tutti, senza distinzione di professione, titolo di studio, provenienza culturale e politica, trovare una nuova idea di società e tracciare un percorso per farla avanzare. Perché non delegare questo studio agli economisti, gli specialisti del settore?</p>
<p>&#8220;<em>Gli economisti &#8211; </em>precisa Gesualdi<em> &#8211; sono troppo intrisi di cultura mercantile; inoltre, delegare agli economisti è pericoloso perché così facendo si nega la democrazia. Al mondo d&#8217;oggi niente influenza la nostra vita quotidiana più dell’economia e niente è posto fuori dal nostro controllo più dell’economia: difatti il potere oggi non appartiene al popolo, ma ai mercanti e ai finanzieri&#8221;.</em></p>
<p>Ripensare l&#8217;economia e la società è un compito che possiamo assumerci e che richiede solo chiarezza politica. Fortunatamente non si parte da zero: alcuni hanno già riflettuto e scritto in proposito ed altri hanno sperimentato su piccola scala. Ma come rendere possibile tutto questo, come mettere in contatto tante persone e tante realtà diverse sparse in tutta Italia?</p>
<p>Francesco ha avuto l&#8217;idea dei gruppi di studio: aggregazioni di poche persone che individuano le questioni cruciali, le affrontano ed ipotizzano soluzioni applicabili a piccola, media e grande scala. Secondo lui dovrebbero essere centinaia, migliaia, trasversali e diffusi su tutto il territorio e dovrebbero ritrovarsi due o tre volte al mese per discutere una traccia condivisa a livello nazionale. Perciò invita chiunque voglia partecipare al progetto a comunicarlo al Centro, scrivendo un messaggio a <a href="mailto:gruppidistudio@cnms.it">gruppidistudio@cnms.it</a>.</p>
<p>Finora hanno aderito una quarantina di gruppi sparsi in varie parti d&#8217;Italia, e gli argomenti di discussione proposti sono stati vari, ad esempio: &#8220;C&#8217;è ancora spazio per la crescita?&#8221;; &#8220;Le paure sociali che ci tengono legati alla crescita: come superarle?&#8221;; &#8220;Economia pubblica: quali funzioni, quali produzioni, quali livelli organizzativi, quale ruolo della comunità?&#8221;</p>
<p>La strada da fare è ancora lunga, ma se il progetto dovesse avere successo potrebbe rappresentare una rinascita della vera politica in un&#8217;Italia in cui sempre di più le decisioni importanti sono prese da poche persone che raramente hanno a cuore gli interessi dei cittadini e dell&#8217;ambiente.</p>
<p>“<em>La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile</em>” (Alex Langer).</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F31%2Fil-centro-nuovo-modello-di-sviluppo-lancia-la-campagna-cerca-la-rotta%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Gli agricoltori haitiani rifiutano i semi della Monsanto e minacciano di bruciarli.</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La multinazionale Monsanto ha offerto ad Haiti una donazione di 60.000 sacchi (475 tonnellate) di semi di mais ibrido e ortaggi: come risposta, il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste minaccia di bruciare tutto. Il 10 maggio scorso il sacerdote inglese Jean-Yves Urfié in un suo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/gli-agricoltori-haitiani-rifiutano-i-semi-della-monsanto-e-minacciano-di-bruciarli/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La multinazionale Monsanto ha offerto ad Haiti una donazione di 60.000 sacchi (475 tonnellate) di semi di mais ibrido e ortaggi: come risposta, il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste minaccia di bruciare tutto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8522" title="mais-ogm" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/mais-ogm-150x150.jpg" alt="mais-ogm" width="150" height="150" />Il 10 maggio scorso il sacerdote inglese Jean-Yves Urfié in un suo articolo presentava una pesante denuncia: “L’impresa multinazionale Monsanto sta offrendo ad Haiti del mais transgenico con i relativi fertilizzanti e pesticidi. Saranno consegnati gratuitamente dal Progetto Winner con l’appoggio dell’Ambasciata degli Stati Uniti”.</p>
<p>La forte eco di questa denuncia ha obbligato il Ministro dell’Agricoltura di Haiti, Joana Ford, a convocare immediatamente una conferenza stampa a Port au Prince e a precisare che la donazione di semi, assolutamente non transgenici, fa parte di una campagna del Ministero dell’Agricoltura per riattivare il settore agricolo in seguito al terremoto del 12 gennaio. Le sue parole non hanno però rassicurato i cittadini e soprattutto gli agricoltori.</p>
<p>Il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste ha  infatti reagito con indignazione. In uno dei passaggi più significativi della lettera aperta che ha presentato al congresso nazionale <span id="more-8470"></span>dei coltivatori haitiani, egli afferma: </p>
<p>«<em>Si tratta di un pericoloso attacco alla piccola agricoltura, ai contadini, alla biodiversità, alle specie autoctone e a tutto ciò che rimane del nostro ambiente. Il regalo della Monsanto non è assolutamente gradito: il nostro Paese rifiuta le colture ogm. Sappiamo bene che coltivazioni di questo tipo possono danneggiare irreversibilimente la nostra agricoltura, l’unica attività che ci rimane</em>».</p>
<p>I semi offerti in regalo, geneticamente modificati o meno, presentano due problemi principali. Innanzitutto i semi di mais sono ibridi, e potranno rivelarsi produttivi e adattati al clima tropicale haitiano solo se saranno trattati con erbicidi, fertilizzanti e prodotti chimici specifici, che sono prodotti dalla stessa Monsanto.</p>
<p>Inoltre, le famiglie contadine non potranno sfruttare i semi generati da quel mais, poiché una delle caratteristiche delle semenze ibride è che solo la prima generazione è adatta alla semina: se volessero continuare a produrre nella prossima semina, dovrebbero comprare nuovi semi dalla Monsanto.</p>
<p>Il secondo problema è che i semi di mais sono trattati con il fungicida <em>XO Maxim</em>, mentre quelli di pomodoro calypso con <em>tiram</em>, un composto chimico altamente tossico che contiene <em>bisdithiocarbamates etilene</em> (EBDC).</p>
<p>Alcuni studi condotti dall’agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (EPA) hanno dimostrato che le coltivazioni trattate con EBDC contaminano l’ambiente ed espongono gli agricoltori a rischi di patologie gravi, tanto che sono obbligati a proteggersi con speciali indumenti: purtroppo, insieme alle sementi, la Monsanto non propone alcun tipo di formazione per gli agricoltori a riguardo, né indumenti protettivi.</p>
<p>Il Mpp, appoggiato da tutti i movimenti sociali haitiani, ha minacciato quindi di bruciare i semi Monsanto qualora dovessero sbarcare a Haiti e ha indetto una manifestazione di protesta contro la multinazionale per il 4 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente: «<em>Accettare la donazione significa contaminare le nostre colture, esporre i nostri contadini al ricatto dell’agrobusiness e, soprattutto, rinunciare alla nostra sovranità alimentare</em>».</p>
<p>La multinazionale Monsanto possiede il 90% degli organismi geneticamente modificati coltivati nel mondo. E&#8217; conosciuta per le sue pressioni nella vendita di semi, specialmente OGM, sia al nord che al sud del pianeta.</p>
<p>Gli accordi che propone sono molto limitanti sulle tecnologie di utilizzo (gli agricoltori sono ad esempio praticamente obbligati ad utilizzare esclusivamente i pesticidi e i fertilizzanti prodotti dall&#8217;azienda stessa) e vengono stipulati con agricoltori che spesso non sono completamente consapevoli di quello che stanno firmando.</p>
<p>E&#8217; dunque facile capire come, dietro ad una maschera di generosità, l&#8217;azienda Monsanto sia spinta, nel caso di Haiti, esclusivamente dall&#8217;interesse economico all&#8217;apertura di nuovi mercati.</p>
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		<title>Prorogato all&#8217;11 giugno il termine di partecipazione al concorso &#8220;Crazypack&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crazy Pack è concorso a premi per la progettazione di imballaggi alternativi e funzionali, ideato per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica su un tema che troppo spesso viene sottovalutato e ignorato, quello degli imballaggi. Dal punto di vista legislativo per imballaggio si intende “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/20/prorogato-all11-giugno-il-termine-di-partecipazione-al-concorso-crazypack/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Crazy Pack è concorso a premi per la progettazione di imballaggi alternativi e funzionali, ideato per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica su un tema che troppo spesso viene sottovalutato e ignorato, quello degli imballaggi.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8065" title="Crazy-Pack" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Crazy-Pack.jpg" alt="Crazy-Pack" width="150" height="115" /> Dal punto di vista legislativo per imballaggio si intende<em> “il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all&#8217;utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo”</em> (Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, art. 218, comma 1, lett. A).</p>
<p>L’imballaggio serve quindi a contenere, a proteggere, a conservare. E serve anche a comunicare: istruzioni per l’uso, informazioni nutrizionali e funzionali, ma anche messaggi pubblicitari.</p>
<p>L’imballaggio è progettato per essere sicuro nella protezione di alimenti, prodotti cosmetici e farmaci. Le chiusure consentono di impedire l’apertura ai bambini di prodotti <span id="more-7952"></span>potenzialmente pericolosi (es. prodotti per la pulizia della casa). Ma quanto ci costano? E quanto costano all&#8217;ambiente?</p>
<p>Secondo uno studio della Coldiretti del 2009 nella spesa alimentare degli italiani il costo delle confezioni (specialmente quelle mono-dose) è la componente più rilevante e supera quello del prodotto agricolo contenuto.</p>
<p>Ad esempio nei fagioli in barattolo la confezione incide per il 26% sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25%, per il succo di frutta in brick al 20% e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10%.</p>
<p>Inoltre oltre la metà dello spazio della pattumiera nelle case è occupato da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40% della spazzatura che si produce ogni anno in Italia.</p>
<p>In risposta a queste problematiche si pone l&#8217;iniziativa Crazypack. Crazy Pack è un concorso nazionale a premi per la progettazione di imballaggi alternativi e funzionali rispetto ai tradizionali oggi presenti sul mercato, dall&#8217;altissimo impatto ambientale. La partecipazione è libera, aperta a tutti e gratuita.</p>
<p>La finalità del concorso è di: raccogliere idee di imballaggi alternativi e funzionali; favorire la diffusione pubblica di nuove idee e concept di imballaggi innovativi e creativi; ripensare il design degli imballaggi attuali per un utilizzo più funzionale del prodotto, anche attingendo ad altre culture e paesi.</p>
<p>I requisiti essenziali richiesti sono tre: gli imballaggi proposti devono essere coerenti con uno stile di vita eco-sostenibile, e devono rispondere alla necessità di riduzione dei <a title="breve-storia-dei-rifiuti" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" target="_blank">rifiuti </a>e di miglioramento della loro gestione in termini di raccolta, recupero e riciclo; le proposte possono far riferimento a prodotti esistenti sul mercato internazionale senza esplicito rimando a marche o brand; le proposte possono essere sviluppate utilizzando qualsiasi materiale con particolare attenzione all’uso di carta e cartone, alluminio, vetro e bioplastiche (mater-B).</p>
<p>Insomma, un concorso senza dubbio interessante, anche se, volendo risolvere l&#8217;annoso problema ambientale degli imballaggi, sarebbe forse più utile considerare la via dell&#8217;eliminazione a monte degli imballaggi stessi. In molti negozi bio e in alcuni supermercati è infatti già possibile trovare dispenser che consentono di acquistare, sfusi, pasta, riso, legumi, frutta secca, detersivi, saponi etc&#8230;</p>
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		<title>Scoperto un modo per riciclare le cicche di sigaretta.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dei ricercatori cinesi sostengono di aver scoperto un modo per riciclare i mozziconi di sigaretta utilizzandoli come anti-ruggine per un particolare tipo di acciaio spesso utilizzato nella fabbricazione delle trivelle di perforazione dei pozzi petroliferi. In questo modo le compagnie petrolifere risparmierebbero milioni di dollari e dall&#8217;ambiente verrebbe tolta un&#8217;importante fonte di inquinamento. Come si evince da [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/20/scoperto-un-modo-per-riciclare-le-cicche-di-sigaretta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Dei ricercatori cinesi sostengono di aver scoperto un modo per riciclare i mozziconi di sigaretta utilizzandoli come anti-ruggine per un particolare tipo di acciaio spesso utilizzato nella fabbricazione delle trivelle di perforazione dei pozzi petroliferi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8057" title="cicche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cicche-150x150.jpg" alt="cicche" width="150" height="150" />In questo modo le compagnie petrolifere risparmierebbero milioni di dollari e dall&#8217;ambiente verrebbe tolta un&#8217;importante fonte di inquinamento.</p>
<p>Come si evince da un recente studio dell&#8217;ENEA-AUSL di Bologna, accendere una sigaretta significa immettere nell&#8217;ambiente più di 4.000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena.</p>
<p>Tra queste le più dannose sono senz&#8217;altro nicotina, benzene, gas tossici come ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, ossia la materia plastica di cui è costituito il filtro.</p>
<p>Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare la porzione di sigaretta non fumata, la cicca, che secondo i ricercatori dell&#8217;ENEA dovrebbe essere trattata come un vero e proprio rifiuto tossico per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Infatti, se il carico nocivo di ogni cicca è basso, il fattore che aggrava il problema è l’elevato numero di cicche prodotte in tutto il mondo (ad esempio solo in Italia sono<span id="more-7960"></span> prodotte ogni anno 72 miliardi di cicche) e gettate liberamente ovunque capiti. </p>
<p>Mentre una volta i mozziconi abbondavano nei posaceneri di case e locali, oggi, come conseguenza delle norme di limite al fumo e della scarsa cultura sociale, sono al primo posto tra i rifiuti raccolti in strada.</p>
<p>La sorprendente ricerca, che parrebbe prospettare una forma di riciclaggio per questo tipo di rifiuto, è stata pubblicata recentemente sulla rivista americana &#8220;<em>Industrial &amp; Engineering Chemistry Research</em>&#8220;, e sembra particolarmente adatta per la Cina, Paese che ospita circa il 30% dei fumatori del pianeta e che è il più grande produttore mondiale di sigarette.</p>
<p>Jun Zhao, dottorando all&#8217;università Jiaotong di Xian, e altri colleghi cinesi hanno spiegato di aver scoperto che il &#8220;succo&#8221; di mozzicone poteva proteggere dalla corrosione un tipo di acciaio, denominato <strong>N80</strong> ed utilizzato nell&#8217;industria petrolifera, quando veniva immerso nell&#8217;acido cloridrico a 90 gradi.</p>
<p>Questo tipo d&#8217;acciaio è spesso utilizzato per fabbricare le trivelle di perforazione, la cui corrosione costa ogni anno milioni di dollari alle compagnie petrolifere. L&#8217;effetto anti-corrosivo è dovuto ad una sostanza prodotta dalla combustione di nicotina e catrame.</p>
<p>Guy Davis, consulente di materiali di Baltimora, definisce i risultati dello studio &#8220;molto convincenti&#8221;. Egli ha già studiato l&#8217;uso di estratti di tabacco sull&#8217;acciaio e l&#8217;alluminio, scoprendo che il tabacco è uno dei migliori inibitori a base vegetale della corrosione, pur con qualche limite pratico (può favorire la muffa con il tempo e sprigiona un odore nauseabondo).</p>
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		<title>La lavatrice che lava gli uccelli dal petrolio in 7 minuti: una buona invenzione o un tentativo di green-washing?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 13:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei casi di catastrofi petrolifere, i volontari cercano di liberare gli uccelli dal petrolio con lavaggi a mano: una procedura lunga, molto stressante per gli animali e rischiosa per gli uomini in caso di contaminazione da sostanze tossiche. Il petrolio che galleggia sulla superficie marina uccide lentamente centinaia di specie animali. Numerosi uccelli migratori che [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/19/la-lavatrice-che-lava-gli-uccelli-dal-petrolio-in-7-minuti-una-buona-invenzione-o-un-tentativo-di-green-washing/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nei casi di catastrofi petrolifere, i volontari cercano di liberare gli uccelli dal petrolio con lavaggi a mano: una procedura lunga, molto stressante per gli animali e rischiosa per gli uomini in caso di contaminazione da sostanze tossiche. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-8024" title="lavatrice-uccelli" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/lavatrice-uccelli.png" alt="lavatrice-uccelli" width="160" height="140" />Il petrolio che galleggia sulla superficie marina uccide lentamente centinaia di specie animali.</p>
<p>Numerosi uccelli migratori che nidificano nelle zone costiere scambiano la macchia scura che galleggia sulla superficie del mare per luoghi di sosta e atterrano direttamente nel petrolio.</p>
<p>Intrappolati nella marea vischiosa, gli adulti annegano mentre i loro piccoli, rimasti nel nido, muoiono di fame.</p>
<p>Il petrolio a contatto con il piumaggio degli uccelli ne disarticola la delicata struttura provocando la perdita di impermeabilità e la perdita della capacità di isolamento termico.</p>
<p>La maggior parte degli uccelli che vengono a contatto con prodotti petroliferi in mare muore semplicemente per annegamento in quanto le loro piume si inzuppano di acqua appesantendosi, mentre per quegli esemplari che riescono ad arrivare sulla terraferma la principale causa di morte è l’ipotermia, ossia il freddo, associata inoltre alla<span id="more-7967"></span> elevata tossicità del prodotto.</p>
<p>La cattura, la manipolazione e il trasporto verso i centri specializzati di decontaminazione e riabilitazione degli esemplari imbrattati di catrame, già spaventati e in pessime condizioni fisiche, presenta difficoltà e pericoli per gli animali, che possono rimanere feriti o subire uno stress tale da comprometterne la possibilità di ripresa.</p>
<p>Il momento del lavaggio in genere è critico: durante le operazioni di pulizia a mano gli uccelli si stressano molto rischiando di morire di infarto e, se ingeriscono petrolio, in seguito muoiono per i danni riportati ai reni e al fegato.</p>
<p>Per far fronte al problema del lavaggio degli uccelli contaminati dal petrolio è stata inventata una specie di lavatrice che li pulisce dalle macchie in soli 7 minuti, con il duplice vantaggio di velocizzare la procedura di lavaggio causando al tempo stesso meno stress all&#8217;animale derivato dalla  manipolazione prolungata.</p>
<p>L’idea è del 1995 ed è stata progettata e sviluppata dal consorzio Fost (Fast Oil Spill Team): un organismo fondato dalle aziende petrolifere Elf e Total agli inizi degli anni ’90 per fornire un supporto tecnico di primo intervento in caso di disastri ecologici collegati agli sversamenti di petrolio in mare.</p>
<p>La macchina si basa sul funzionamento della canonica lavastoviglie domestica: un cestello serve per ingabbiare il pennuto, mentre un altro cestello più esterno, che include una serie di getti di acqua e solvente, lava le sue piume a 39°C, la temperatura corporea tipica dei volatili. L&#8217;animali viene poi asciugato e lasciato riposare in una piscina appositamente costruita per la degenza.</p>
<p>Peccato che, come indica il sito ufficiale dell’invenzione, dopo 15 anni esistano oggi al mondo solo due esemplari di queste rapide lavatrici per uccelli, naturalmente di proprietà della Fost che, in caso di necessità, si prodiga a affittarle con tanto di aiuto tecnico.</p>
<p>Cosa significa questo? Come è possibile che un marchingegno in grado di salvare tante vite animali non sia stato mai usato in occasione dei tanti disastri ecologici che sono avvenuti negli scorsi anni, e che le operazioni di soccorso vengano tutt&#8217;oggi portate avanti da gruppi di volontari guidati da associazioni ambientaliste?</p>
<p>Può darsi che sia una questione di soldi: del resto far arrivare da lontano un macchinario che, una volta montato (l&#8217;equipaggiamento della lavatrice per uccelli si compone anche di tendoni e altri oggetti) occupa circa 200 mq, deve essere terribilmente costoso, forse troppo costoso per delle associazioni tenute in piedi semplicemente dalle donazioni annuali dei soci (perché certo gli Stati non pagano le operazioni di soccorso alla fauna). Del resto, dal sito della Fost è impossibile accedere a un qualsiasi catalogo prezzi.</p>
<p>Può anche darsi che, agli ambientalisti, dispiaccia un po&#8217;, e paia un controsenso, pagare tanti soldi per l&#8217;affitto di un macchinario il cui brevetto è di esclusiva proprietà di un consorzio fondato dalle stesse compagnie petrolifere. Forse vedono nella Fost e nelle sue soluzioni tecniche per tamponare gli sversamenti di petrolio in mare una buona trovata per rendere le compagnie petrolifere più &#8220;green&#8221;, per rendere accettabili degli incidenti che causano disastri ecologici di portata continentale.</p>
<p>E che efficace arma di greenwashing, in concomitanza con il disastro del Golfo del Messico, può rivelarsi far pubblicità a una lavatrice per ripulire proprio loro: i poveri, innocenti uccelli, giustamente gli animali che più hanno presa sull&#8217;emotività collettiva!</p>
<p>Guarda il video che mostra il funzionamento della lavatrice per uccelli:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0n6i1xao3VA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/0n6i1xao3VA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Ligabue aderisce al progetto Impatto Zero di Lifegate.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 11:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da alcuni giorni disponibile in cd, vinile e download digitale &#8220;Arrivederci, mostro!&#8221;, l’ultimo album del rocker emiliano Ligabue. Anche in questa occasione il cantante ha confermato il proprio impegno per l’ambiente aderendo al progetto Impatto Zero dell&#8217;impresa LifeGate per compensare le emissioni di anidride carbonica generate dalla realizzazione del disco. La collaborazione del cantante [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/14/ligabue-aderisce-al-progetto-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; da alcuni giorni disponibile in cd, vinile e download digitale &#8220;Arrivederci, mostro!&#8221;, l’ultimo album del rocker emiliano Ligabue. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7937" title="impatto_zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto_zero-150x150.jpg" alt="impatto_zero" width="150" height="150" /> Anche in questa occasione il cantante ha confermato il proprio impegno per l’ambiente aderendo al progetto Impatto Zero dell&#8217;impresa <em>LifeGate </em>per compensare le emissioni di anidride carbonica generate dalla realizzazione del disco.</p>
<p>La collaborazione del cantante con <em>LifeGate</em> è iniziata nel 2007: a impatto zero, infatti, sono stati gli ultimi tour italiani di Ligabue ed il disco &#8220;Secondo Tempo&#8221;.</p>
<p>Per la stampa del nuovo disco &#8211; pur prodotto con materiali ecosostenibili come carta e cartoncino certificati Fsc &#8211; verranno generati 76.000 kg di anidride carbonica, che saranno compensati con la creazione e tutela di oltre 11.000 mq di foreste in Madagascar.</p>
<p>Impatto Zero è un innovativo progetto italiano ideato nel 2001 dall&#8217;impresa<em> LifeGate</em> che calcola, riduce e compensa le emissioni di CO2 generate dalle attività di persone, eventi, prodotti e aziende attraverso la tutela di foreste che si trovano in Italia<span id="more-7769"></span> (Parco del Ticino) e nel resto del mondo.</p>
<p>Si tratta di un modello di “<em>green economy</em>” studiato in molte università italiane che può coinvolgere aziende e privati. In particolare, come primo passo si calcolano con un metodo scientifico basato sugli studi di LCA (<em>Life Cycle Assessment</em>) le emissioni di gas-serra generate da un prodotto, un&#8217;attività, un evento.</p>
<p>Il secondo passo è la riduzione di queste emissioni grazie all’utilizzo di nuove tecnologie, materie prime più “eco” o un vero e proprio re-design del prodotto.</p>
<p>L’ultimo passo prevede la compensazione delle emissioni rimanenti con la creazione e tutela di foreste in crescita, il cui ruolo di &#8220;carbon sink&#8221; &#8211; la capacità di assorbire la CO2 &#8211; è riconosciuto dal Protocollo di Kyoto e da ricerche scientifiche indipendenti.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7926" title="Arrivederci, mostro!" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Arrivederci-mostro-300x300.jpg" alt="Arrivederci, mostro!" width="170" height="170" /> <em>LifeGate</em> non possiede né gli alberi né i terreni riforestati, che rimangono di proprietà dei partners ambientali del progetto Impatto Zero (organizzazioni come parchi naturali che per statuto si occupano esclusivamente di conservazione e studi scientifici): attraverso i finanziamenti fa in modo però che sui terreni boscosi esista un vincolo a lungo termine che obbliga le organizzazioni a non destinarli ad usi diversi dalla conservazione e dalla tutela.</p>
<p>L&#8217;intero processo di <a title="Topolino ad impatto zero" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/14/e-in-edicola-topolino-a-impatto-zero/" target="_blank" rel="nofollow">Impatto Zero</a> è garantito da Bios, ente certificatore riconosciuto dalla Unione Europea.</p>
<p>I partner scientifici sono il Politecnico di Losanna, il Politecnico di Torino e l&#8217;Università di Padova. I partner ambientali sono GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) per Italia, Costa Rica e Madagascar; InBio (Istituto nacional de biodiversidad), Asepaleco e Fonafifo (Fondo Nacional De Financiamiento Forestal) solo per la Costa Rica. ImpattoZero, inoltre, interagisce anche con i Ministeri dell’Ambiente di Costa Rica e Madagascar.</p>
<p>Par maggiori info, visitare il sito: <a title="Lifegate" rel="nofollow" href="http://www.lifegate.it/it/home/index.html" target="_blank">Lifegate</a></p>
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		<title>Schneider Electric: colonnine intelligenti per ricaricare veicoli elettrici.</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il gruppo Schneider Electric, francese ma di ampiezza internazionale, propone un importante esperimento nell&#8217;ambito della ricarica dei veicoli elettrici. Il progetto delle colonnine ricaricanti, che dovrebbero ammontare a 135, e che sono state installate nei pressi delle aziende che collaborano con la Schneider e nelle zone residenziali di Strasburgo che partecipano ai test, si pone [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/12/schneider-electric-colonnine-intelligenti-per-ricaricare-veicoli-elettrici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il gruppo Schneider Electric, francese ma di ampiezza internazionale, propone un importante esperimento nell&#8217;ambito della ricarica dei veicoli elettrici. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7652" title="ricariche-auto-elettriche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ricariche-auto-elettriche.jpg" alt="ricariche-auto-elettriche" width="150" height="140" />Il progetto delle colonnine ricaricanti, che dovrebbero ammontare a 135, e che sono state installate nei pressi delle aziende che collaborano con la Schneider e nelle zone residenziali di Strasburgo che partecipano ai test, si pone sulla linea dell&#8217;accordo tra Edf e Toyota per concretizzare il progetto di vetture ibride plug-in.</p>
<p>Queste vetture quindi saranno la cavia principale per mettere alla prova le colonnine Schneider, la loro efficienza e utilità in prospettiva.</p>
<p>Ogni colonnina memorizzerà tutte le informazioni sul proprio utilizzo, e soprattutto fornirà prestazioni adeguate al carico energetico di cui la vettura ha bisogno. La<span id="more-7627"></span> colonnina sa inoltre identificare e selezionare le fonti rinnovabili disponibili nella rete elettrica.</p>
<p>L&#8217;utente potrà essere comodamente informato tramite sms sullo stato di ricarica della vettura. In attesa che i veicoli (ibridi) elettrici a batteria ricaricabile diventino la soluzione alternativa preferita per muoversi in città o in altri contesti urbani, questo progetto è comunque un altro passo avanti verso i trasporti eco-compatibili.</p>
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		<title>La Fattoria della Pace, o Ippoasi: un piccolo tesoro da scoprire lentamente.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 18:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A due passi da Marina di Pisa, immersa nella campagna, sorge la fattoria didattica &#8220;Ippoasi&#8221;, una vera oasi di tranquillità e armonia in cui sono ospitati molti animali da reddito (mucche, asini, cavalli, capre, galline, maiali etc&#8230;) salvati dal macello o da maltrattamenti, in cui si praticano l&#8217;educazione ambientale e l&#8217;agricoltura sociale. E&#8217; tipico della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/la-fattoria-della-pace-o-ippoasi-un-piccolo-tesoro-da-scoprire-lentamente/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A due passi da Marina di Pisa, immersa nella campagna, sorge la fattoria didattica &#8220;Ippoasi&#8221;, una vera oasi di tranquillità e armonia in cui sono ospitati molti animali da reddito (mucche, asini, cavalli, capre, galline, maiali etc&#8230;) salvati dal macello o da maltrattamenti, in cui si praticano l&#8217;educazione ambientale e l&#8217;agricoltura sociale. </strong></p>
<p><img class="alignleft" title="Ippoasi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_2199-300x225.jpg" alt="Ippoasi" width="150" height="150" />E&#8217; tipico della nostra specie sfruttare la vita di altri animali per avere un proprio tornaconto.<br />
Li usiamo per produrre cibo, per trasportare pesi, per condurre carri, per farci divertire.</p>
<p>Poi, nella maggior parte dei casi, quando ormai non sono più in grado di darci quello che vogliamo, o perché sono vecchi, o perché sono malati, vengono destinati al macello, e così anche in questo modo possiamo ricavarne un profitto: la carne per cibare noi o i nostri animali da compagnia.</p>
<p>Gli ideatori dell&#8217;Ippoasi, <em>Gloria</em> e suo marito <em>Cristian</em>, ritenendo tutto ciò un meccanismo perverso, hanno deciso di staccarvisi prima di tutto scegliendo uno stile di vita e di alimentazione alternativo (<em>vegan</em>), ed in secondo luogo creando uno spazio in cui ridare agli animali da reddito quella dignità e quel rispetto che secondo loro si meritano.</p>
<p>Questi animali, come dice Gloria, non hanno la vita per donarla a noi. Gli animali, salvati da situazioni di profonda sofferenza, approdano qui ad un luogo dove ritrovare la<span id="more-7570"></span> propria natura e dignità, liberi di muoversi senza impedimenti e godendo della compagnia l&#8217;uno dell&#8217;altro.</p>
<p>Sono esseri con una propria indipendenza, che una volta rimessi in condizioni di semi-libertà cominciano a mostrare il loro vero carattere e la loro indole più profonda, quasi mai intaccata da secoli di selezione artificiale e di allevamento.</p>
<p>Ad esempio i <em>cavalli</em> ospiti nella fattoria, dopo due anni di permanenza all&#8217;oasi, hanno finalmente iniziato a mostrare tutta una serie di comportamenti tipici dei cavalli selvaggi: la tendenza a vivere in gruppo coordinando le loro azioni quotidiane, il gioco.</p>
<p>Per non parlare delle <em>capre</em>, che preferiscono non farsi toccare e che hanno ricreato un piccolo gregge &#8220;autogestito&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7710" title="Gorgo e Peppa" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/IMG_2194-300x225.jpg" alt="Gorgo e Peppa" width="230" height="190" />Il personaggio più simpatico della fattoria è forse il <em>maialino Gorgo</em>, chiamato così perché nato sull&#8217;isola Gorgona. Questo maialino, dal pelame rado bianco e nero, sempre accompagnato dalla schiva <em>maialina Peppa</em>, è straordinariamente socievole e attaccato a Gloria, tanto che non di rado il cane di famiglia, la simpatica Pulce, si sfoga con scenate di gelosia abbaiandogli contro.</p>
<p>Ultimamente sono stata all&#8217;Ippoasi per una visita guidata con dei bambini: la scena di Gorgo che è saltato sul tavolo per mangiarsi tutta la merenda è stata impagabile!!!</p>
<p>Insomma, la Fattoria didattica <strong>IPPOASI </strong>è sicuramente un piccolo tesoro da scoprire lentamente, in grado di suscitare nell&#8217;animo serenità e empatia verso il resto degli animali non umani che assieme a noi popolano il Pianeta.</p>
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		<title>Il colorato e sorprendente mondo del riciclo artistico&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 09:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tutto il mondo si respira una nuova linea di tendenza: dare una seconda vita agli oggetti realizzando creazioni originali, colorate ed accattivanti, invece che farli diventare banali rifiuti. Su internet sono centinaia i siti ed i blog in cui vengono mostrate idee e istruzioni per creare simpatici oggetti senza spendere molto. Posacenere da lattine [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/il-colorato-e-sorprendente-mondo-del-riciclo-artistico/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>In tutto il mondo si respira una nuova linea di tendenza: dare una seconda vita agli oggetti realizzando creazioni originali, colorate ed accattivanti, invece che farli diventare banali rifiuti. Su internet sono centinaia i siti ed i blog in cui vengono mostrate idee e istruzioni per creare simpatici oggetti senza spendere molto.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7461" title="riciclo creativo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riciclo-creativo1.jpg" alt="riciclo creativo" width="160" height="140" /> Posacenere da lattine di birra, collane da tasti di vecchi pianoforti, portariviste e astucci da bottiglie di plastica, comodini da cassette della frutta, borse e portamonete da contenitori di latte e succhi di frutta, casette per uccellini da vecchi scarponi in cuoio, case da bottiglie di vetro, bed&amp;breakfast da autobus abbandonati: sono solo alcuni degli strabilianti esempi di riciclo creativo di oggetti altrimenti destinati a diventare spazzatura.</p>
<p>Il riciclo creativo è ormai più di una moda: è un nuovo costume che esalta il valore del risparmio, della cura delle cose, del rispetto dell&#8217;ambiente. Una bottiglia di plastica per distruggersi ci mette 450 anni in mare, da 100 a 1000 anni sulla terra; un giornale 6 settimane in acqua, da 4 a 12 mesi sulla terra; un contenitore di polistirolo, invece, ci impiega 50 anni.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, i rifiuti costituiscono isole galleggianti, il cosiddetto Pacific Trash Vortex (2500 Km di lunghezza per 30 metri di profondità, composto per l’80%<span id="more-7410"></span> da plastica), e corrompono interi ecosistemi. Il riciclaggio creativo, forse, non sarà la soluzione, ma una risposta, tra le tante valide, possibile.</p>
<p>Molti sono i siti internet e i blog che si occupano di questo tema. Vediamone alcuni veramente carini ed utili: premetto però che basta navigare un pò per trovare decine di altri indirizzi che offrono idee stimolanti e simpatiche.<a title="IoRicreo" rel="nofollow" href="http://ioricreo.altervista.org/" target="_blank"></a></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-7557" title="riciclo creativo" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riciclo-creativo-150x150.jpg" alt="riciclo creativo" width="150" height="150" /> <strong>- </strong><a title="IoRicreo" rel="nofollow" href="http://ioricreo.altervista.org/" target="_blank">IoRicreo</a> vuole diventare un punto di riferimento per chi desidera costruire in modo creativo oggetti di arredo, strumenti per l&#8217;utilizzo intelligente dell&#8217;energia utilizzando materiali di riciclo. Nelle varie pagine si trovano non solo le idee, ma anche le fotografie degli oggetti e le spiegazioni dei passaggi più difficili per la loro realizzazione. Le idee di riciclo o riuso vengono pubblicate con cadenza settimanale e sono divise nelle categorie di carta, plastica, vetro, lattine, elettronica a seconda della tipologia prevalente di oggetti riciclati.</p>
<p><strong>-</strong> Il blog tenuto da Linda (<a title="Blog riciclo" rel="nofollow" href="http://paneamoreecreativita.it/" target="_blank">PaneAmoreeCreatività</a>) è uno dei più visitati d&#8217;Italia. Lei è una mamma creativa, con mille idee per decorare, divertirsi, creare oggetti specialmente per i propri bambini.</p>
<p><strong>-</strong> <a title="Riciclarte" rel="nofollow" href="http://www.riciclarte.it/" target="_blank">Riciclarte</a> è il punto d’incontro della comunità di artisti italiani che fanno del riciclo la base della propria arte, prediligendo l’utilizzo di materiale di recupero per le proprie creazioni legate al mondo della trash art.</p>
<p><strong>- </strong>Sono due i bellissimi blog spagnoli sull&#8217;arte del riciclaggio creativo, completi di fotografie chiare sugli oggetti da creare e sui vari procedimenti da seguire: <a title="El mundo del reciclaje" rel="nofollow" href="http://elmundodelreciclaje.blogspot.com/" target="_blank">El mundo del reciclaje </a> e<a title="Objectbis blog" rel="nofollow" href="http://19bis.com/objectbis/" target="_blank"> ObjectbiS Blog</a>.</p>
<p>Qui si fondono riciclaggio creativo e trash-art e al taglio indiscriminato di alberi si contrappongono mobili di design ricavati dal cartone, dalla plastica, dalle cassette per la frutta, dai pezzi di vecchi elettrodomestici, dalle lattine delle conserve.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-7472" title="riciclare" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riciclare.jpg" alt="riciclare" width="160" height="150" /><strong>-</strong> C&#8217;è anche un sito francese, <a title="Esprit Recup" rel="nofollow" href="http://espritrecup.fr/" target="_blank">Esprit Recup</a>, più sbarazzino, che insegna a creare chiccosi accessori: dai portamonete ricavati da vecchie musicassette agli orologi da muro ricavati da vecchi vinili.</p>
<p>Allora? perché non provarci, ognuno nel proprio piccolo, ad andare oltre la raccolta differenziata e a dare un senso nuovo agli oggetti &#8220;vecchi&#8221;? Sarebbe bello non chiamarli spazzatura o<a title="Storia dei rifiuti" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" target="_blank"> rifiuti</a>, termini che in sé hanno il senso della cosa inutile, ma considerarli “materia prima secondaria”, da cui si può ancora trarre qualcosa di buono.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F11%2Fil-colorato-e-sorprendente-mondo-del-riciclo-artistico%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 23:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti noi abbiamo a che fare quotidianamente con i rifiuti, li creiamo ad una velocità stupefacente come se tutto ciò fosse normale, come se tutto ciò non avesse ripercussioni serie e tangibili sull&#8217;ambiente. Eppure, non sempre le cose sono andate così: anzi, fino a un secolo fa i rifiuti erano davvero pochi. Vediamo allora l&#8217;origine [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/breve-storia-dei-rifiuti-perche-un-tempo-non-esistevano-e-perche-oggi-stanno-soffocando-il-nostro-pianeta/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Tutti noi abbiamo a che fare quotidianamente con i rifiuti, li creiamo ad una velocità stupefacente come se tutto ciò fosse normale, come se tutto ciò non avesse ripercussioni serie e tangibili sull&#8217;ambiente. Eppure, non sempre le cose sono andate così: anzi, fino a un secolo fa i rifiuti erano davvero pochi.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7428" title="rifiuti" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/rifiuti-150x150.jpg" alt="rifiuti" width="150" height="150" />Vediamo allora l&#8217;<strong><em>origine dei rifiuti</em></strong> e la<strong><em> breve storia</em></strong> di questi particolari e scomodi oggetti.</p>
<p>In un <strong>ecosistema naturale</strong> gli organismi viventi fanno parte di una rete molto complessa di relazioni: ci sono i produttori di sostanza organica (piante), i consumatori primari e secondari (animali) e i decompositori (microrganismi) che si nutrono di organismi morti o di materiali biologici espulsi (peli, penne, foglie&#8230;), traformandoli in sostanze che vengono utilizzate nuovamente dai produttori per costruire altra materia vivente.</p>
<p>Ciò che un qualsiasi organismo scarta non è un rifiuto, ma <strong>materia prima</strong> per qualcun altro: in natura esistono solo risorse, in un sistema definito <strong><em>“a ciclo chiuso”</em></strong> che ricicla e non distrugge.</p>
<p>L&#8217;<strong>uomo</strong>, pur facendo parte della natura, ha creato un nuovo <em><strong>&#8220;ecosistema artificiale&#8221;</strong></em> aperto che non ha molto in comune con i cicli naturali ed in cui non si crea e non si aiuta la vita, ma si producono beni di consumo, oggetti. L&#8217;umanità ha così aperto il ciclo<span id="more-7387"></span> chiuso della natura: estrae dalla terra le materie prime e le utilizza per costruire oggetti che poi, terminato il loro scopo, vengono buttati, accumulati e non reimpiegati: i <strong>RIFIUTI</strong>.</p>
<p>Storicamente i rifiuti hanno cominciato a rappresentare problema quando nacquero le prime città, ossia quando con la pratica dell&#8217;agricoltura le popolazioni da nomadi si trasformarono in stanziali. Nei borghi infatti circolavano e venivano usate molte merci ed era problematico lo smaltimento degli escrementi umani.</p>
<p>In generale la prima forma di smaltimento dei rifiuti usata dagli esseri umani è stata la <strong>discarica</strong>: un modo per tenere pulito il proprio ambiente di vita e allontanare da sé e dalle proprie abitazioni gli scarti prodotti.</p>
<p>I primi ad occuparsi della pulizia delle città furono gli <strong>antichi Greci</strong>: già Aristotele, nella “Costituzione degli ateniesi”, illustrava i doveri dei sorveglianti della città incaricati di verificare il lavoro degli spazzini, per impedire loro di gettare le immondizie vicino alle zone abitate.</p>
<p>I <strong>Romani</strong> furono i primi a realizzare un servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti, e il loro modello urbano fu esportato in tutto l&#8217;Impero. Nella grande e potente Roma (1.250.000 abitanti ai tempi di Augusto) “<em>munditia</em>” (cioè pulizia) era la parola d’ordine.</p>
<p>Qui sorsero bagni pubblici (<em>latrinae pubblicae)</em>, terme, fontane cui attingere l&#8217;acqua e, ai margini della città, furono costruite discariche pubbliche, nelle quali non erano gettati solo rifiuti, ma anche carcasse di animali e i cadaveri dei gladiatori vittime dei giochi circensi.</p>
<p>Recenti studi archeologici hanno rivelato che strati di immondizie portarono alla formazione di colli artificiali come Monte Citorio, Monte Savello, Monte dei Cenci e il Monte dei Cocci a Testaccio, realizzato esclusivamente con lo scarico di anfore da derrate giunte a Roma via fiume.</p>
<p>In <strong>epoca medievale</strong>, con un’economia rurale di sussistenza, di rifiuti praticamente non se ne producevano: tutto veniva usato, riusato e riciclato fino all’estremo. Il problema riguardava piuttosto gli escrementi umani: il contenuto dei vasi da notte veniva gettato dalla finestra, e i gabinetti delle case scaricavano i liquami direttamente nelle strade: questo creava frequenti epidemie. Nel <strong>Rinascimento</strong>, infine e per fortuna, si affermò definitivamente una struttura urbana organizzata di pulizia e smaltimento dei rifiuti.</p>
<p>Con la <strong>RIVOLUZIONE INDUSTRIALE</strong> iniziò lo sfruttamento intensivo delle risorse e cominciarono ad accumularsi i rifiuti delle prime fabbriche con conseguente impatto sull’ambiente. Agli inizi del secolo scorso ci fu poi un evento decisivo: la prima catena di montaggio inventata da Henry Ford (1914) per produrre centinaia di migliaia di auto avviò la cosiddetta <strong>“PRODUZIONE IN SERIE”</strong> che portò alla standardizzazione del prodotto e al <strong>CONSUMO DI MASSA</strong>.</p>
<p>Tuttavia, fino al <strong><em>boom economico</em></strong> (anni 60-70 del secolo scorso), esisteva ancora una forte cultura del risparmio delle risorse per la quale ogni oggetto veniva riutilizzato il più possibile. Le ceneri industriali venivano usate per lavare i panni, i metalli erano venduti al rottamaio, il vetro non veniva buttato e così pure i tessuti. Carta e legno venivano bruciati, ed era entrata da poco in commercio la plastica. Insomma, ai tempi dei nostri nonni i valori del risparmio, del recupero, della cura degli oggetti e del<strong> <a title="Riciclo artistico" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/11/il-colorato-e-sorprendente-mondo-del-riciclo-artistico/" target="_blank">riciclo</a></strong> erano molto importanti e facevano sì che si creassero pochi rifiuti.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7431" title="discariche" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/discariche-300x227.jpg" alt="discariche" width="230" height="200" />Con l’avvento della <strong>società dei consumi</strong>, dagli anni &#8217;70 in poi, prese piede il moderno principio <strong>&#8220;USA E GETTA&#8221;</strong>: invece di curare gli oggetti, facendoli durare il più possibile, si tendeva a comprarne di nuovi alla prima &#8220;ammaccatura&#8221; dei vecchi. Fu una vera rivoluzione del costume, che portò alla situazione critica attuale.</p>
<p>Gli oggetti, oggi, vengono difficilmente riparati e sono costruiti per durare poco ed essere rimpiazzati da altri modelli più innovativi, più pubblicizzati e quindi più desiderati.</p>
<p>E&#8217; scomparsa la cenere per lavare i panni e sono sopraggiunti diversi tipi di carta, metallo o vetro, ma soprattutto una grande quantità di materiali sintetici come la plastica.</p>
<p>Il <strong>modello economico occidentale </strong>attuale implica una grandissima produzione di rifiuti, per cui le discariche, gli inceneritori e gli impianti di riciclaggio non sono più sufficienti. Forse è arrivato il momento di cambiare modo di agire e risolvere il problema a monte. Cerchiamo di comprare meno oggetti, il meno imballati possibile: quelli che usiamo nella nostra vita sono troppi e la maggior parte di essi non è necessaria al nostro benessere e alla nostra felicità.</p>
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