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	<title>Ok Ambiente . com &#187; Clima</title>
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		<title>Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 11:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto &#8220;delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia&#8221;. L&#8217;accordo prevede un “fondo climatico [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nella giornata della conferenza sul cambiamento climatico i governi del mondo hanno concordato decisioni che secondo alcuni rappresentano solo modesti passi nel combattere il cambiamento climatico e nel dare più soldi ai paesi poveri, in quanto &#8220;delle decisioni più pesanti sul taglio dell’inquinamento da gas serra si vede scarsa traccia&#8221;. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cancun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13115" title="cancun" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cancun.jpg" alt="" width="144" height="145" /></a>L&#8217;accordo prevede un <em><strong>“fondo climatico verde” </strong></em>con 100 miliardi di dollari all&#8217;anno di aiuti ai paesi poveri entro il 2020, misure volte a proteggere le foreste tropicali e a sviluppare e condividere nuove tecnologie di energia pulita.</p>
<p>I quasi <strong>200 paesi</strong> riuniti a Cancun chiedono inoltre agli scienziati di verificare se sarà necessario abbassare  l’obiettivo sulle temperature ad <strong>1,5 gradi</strong>, accogliendo gli appelli delle piccole isole che temono di  sparire per l’innalzamento degli Oceani (il presidente delle Maldive, che ha definito l&#8217;accordo <em>&#8220;determinante per la sopravvivenza della mia isola&#8221;</em>, lo ritiene altresì<em> &#8220;equilibrato e condivisibile&#8221;</em>).</p>
<p>Ma non c’è stato alcun progresso importante su come prolungare il protocollo di Kyoto nella parte in cui obbliga quasi 40 nazioni ricche a ridurre le emissioni di gas serra.<span id="more-13107"></span></p>
<p>E i gruppi ambientalisti sono ora sdegnati non solo per questo aspetto, ma anche perché non è chiaro in che modo i 100 miliardi di dollari l&#8217;anno per il <strong><em>“Fondo Verde”</em></strong> per il clima verranno gestiti e distribuiti.</p>
<p>Il principale successo a Cancun, dopo due settimane di colloqui, è stato semplicemente impedire il crollo dei negoziati sul <strong>cambiamento climatico</strong>, la promozione di sostegno per il passaggio alle economie a basso uso di carbonio e il ripristino della fiducia tra Paesi ricchi e poveri sulle sfide del riscaldamento globale.</p>
<p>Inutile nasconderlo: Copenaghen non ha soddisfatto, benché da lì si prenda anche spunto. Il commissario al clima dell’UE Connie Hedegaars ha affermato <em>“ci aspetta un viaggio lungo e impegnativo, ma ancora non so se un vero accordo giuridicamente vincolante sia fattibile in breve periodo”.</em></p>
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		<title>Google Earth Engine: monitoraggio e previsione dell&#8217;evoluzione della Terra.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 10:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari. Google Earth Engine, introdotto durante i colloqui sul clima a Cancun, utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/13/google-earth-engine-monitoraggio-e-previsione-dellevoluzione-della-terra/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Google ha svelato una tecnologia online che permette agli scienziati e ai ricercatori di monitorare e misurare le variazioni ambientali (tanto di terra quanto di mare) sfruttando 25 anni di dati satellitari.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13094" title="google_earth_engine" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/google_earth_engine.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Google Earth Engine</strong>, introdotto durante i colloqui sul clima a <strong><a title="Cancun (Messico): un accordo tra speranze e incertezze." href="http://www.ok-ambiente.com/2010/12/16/cancun-messico-un-accordo-tra-speranze-e-incertezze/" target="_self">Cancun</a>,</strong> utilizza &#8220;migliaia di miliardi di misurazioni scientifiche&#8221; raccolte dal satellite LANDSAT della NASA.</p>
<p>Google sta già lavorando su alcune <strong>applicazioni</strong> che consentano il monitoraggio e la mappatura del fenomeno della<strong> deforestazione</strong>, delle sue tendenze, e dello stretto rapporto tra esso e l’utilizzo del territorio da parte dell’uomo, compresa la creazione di una <strong>mappatura</strong> (la più grande mai fatta) delle <strong>foreste del Messico</strong> e delle <strong>risorse idriche</strong> esistenti.</p>
<p>Questo progetto da solo avrebbe richiesto tre anni di processo utilizzando un singolo computer e invece i funzionari di <strong>Google</strong> hanno evidenziato come basti solo un giorno, <span id="more-13083"></span>usando Google Earth Engine.</p>
<p><em>&#8220;Nessuno è mai stato in grado di analizzare la complessiva mole di dati riguardanti ad esempio il Messico, nessuno si è mai avvicinato a riuscirci&#8221;</em> ha dichiarato Rebecca Moore, responsabile tecnico del progetto.</p>
<p>Google afferma di offrire <strong>20 milioni di ore all’anno</strong> di uso delle CPU della piattaforma per i prossimi due anni alle nazioni in via di sviluppo, alle organizzazioni scientifiche, agli scenziati che ne faranno richiesta, tutto col fine di utilizzare la piattaforma, non solo per <em>“pre-processare”</em> le sequenze visive (ottenendo immagini chiare e senza “ostacoli” come le nuvole) ma anche per creare una rete collaborativa tra esperti.</p>
<p>Questa piattaforma potrebbe dunque emergere come uno strumento critico e attendibile per l&#8217;esecuzione di iniziative basilari, quali la <strong>gestione del territorio </strong>(vedasi il programma REDD delle Nazioni Unite, in cui le nazioni più ricche pagano le nazioni in via di sviluppo per preservare le foreste pluviali).</p>
<p>Guarda ilo <strong>video di presentazione</strong> di Google Earth Engine in inglese:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/MnCf9Gjz720?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F12%2F13%2Fgoogle-earth-engine-monitoraggio-e-previsione-dellevoluzione-della-terra%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>L&#8217;Argentina tutela i ghiacciai con un&#8217;apposita legge.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. La legge, la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i ghiacciai come &#8220;riserve strategiche di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/11/15/largentina-tutela-i-ghiacciai-con-una-apposita-legge/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Argentina ha emanato una nuova legge che protegge i ghiacciai del paese, in un contesto globale in cui i cambiamenti climatici minacciano le grandi masse di ghiaccio e le attività inquinanti si moltiplicano. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12624" title="ghiacciai" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ghiacciai.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>legge,</strong> la cui introduzione era stata già ampiamente prevista fin da settembre, mira a preservare i <strong>ghiacciai </strong>come <em>&#8220;riserve strategiche di acqua per il consumo umano, per l&#8217;agricoltura e come fornitura di acqua, e per la tutela della biodiversità, alla luce del fatto che i ghiacciai sono una fonte di attrazione scientifica e turistica&#8221;</em>.</p>
<p>La normativa stabilisce anche la creazione del cosidetto <em><strong>&#8220;Inventario Nazionale dei Ghiacciai&#8221;</strong></em>: sarà aggiornato ogni cinque anni, per verificare le modifiche dei ghiacciai nei loro diversi aspetti, incluso il cosidetto “ambiente periglaciale”.</p>
<p>L &#8216;<em><strong>&#8220;ambiente periglaciale&#8221; </strong></em>è la zona di alta montagna, con terreno ghiacciato,<span id="more-12347"></span> che agisce come regolatore delle risorse idriche.</p>
<p>La legge <strong><em>vieta</em></strong> la dispersione, il rilascio e lo smaltimento di sostanze o agenti inquinanti, sostanze chimiche o residui di qualsiasi tipo nelle zone dei ghiacciai e degli ambienti periglaciali. Inoltre, è necessaria una valutazione dell&#8217;impatto ambientale (<strong>VIA</strong>) di tutte le attività programmate che, sebbene non siano vietate, potrebbero incidere sull’intero ambiente.</p>
<p>&#8220;La nuova legge sui ghiacciai può essere uno strumento importante nella <strong>protezione</strong> delle fonti di acqua potabile che si trovano nei luoghi più alti della Cordigliera delle Ande&#8221; ha concluso Jorge Rabassa, ricercatore presso il Consiglio Nazionale della Scienza e della Tecnologia e Professore universitario.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F11%2F15%2Flargentina-tutela-i-ghiacciai-con-una-apposita-legge%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>PNAS: &#8220;Demografia e urbanizzazione incidono molto su livelli di CO2&#8243;.</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 09:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. La ricerca, apparsa su Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), è stata condotta da un team internazionale di scienziati. Lo studio ha dimostrato che un rallentamento della crescita demografica, seguendo uno dei [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/27/pnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>I cambiamenti nella crescita della popolazione, l&#8217;invecchiamento e l&#8217;urbanizzazione, potrebbero influenzare significativamente le emissioni globali di anidride carbonica nei prossimi 40 anni. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12014" title="demografia" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/demografia-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a> La ricerca, apparsa su <strong>Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS)</strong>, è stata condotta da un team internazionale di scienziati. </p>
<p>Lo studio ha dimostrato che un <strong>rallentamento </strong>della <strong>crescita demografica</strong>, seguendo uno dei percorsi di crescita più lenta considerato plausibile dai demografi delle Nazioni Unite, potrebbe contribuire a <strong>ridurre</strong> significativamente le <strong>emissioni di gas a effetto serra</strong>.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che questa lenta crescita sino al 2050 potrebbe dare una diminuzione dal <strong>16%</strong> al <strong>29%</strong> delle emissioni.</p>
<p>Globalmente, il <strong>tasso di crescita della popolazione umana</strong> è in fortissimo<strong> calo</strong>, sebbene gli ultimi 100 anni abbiano visto un rapido aumento della popolazione grazie ai <span id="more-11944"></span>progressi medici e al massiccio aumento della produttività agricola.</p>
<p>L&#8217;invecchiamento può ridurre le emissioni fino al 20% in alcuni paesi industrializzati, perché le popolazioni di età media superiore comportano un ricorso alla forza lavoro più basso: così, c’è minore produttività e quindi minore crescita economica.</p>
<p>Gli esperti hanno così sviluppato alcune ipotesi di crescita economica, consumi di energia e scenari di emissioni, utilizzando un nuovo modello (<strong><em>Population-Environment-Technology model, o PET</em></strong>), e considerando età, localizzazioni urbane e rurali.</p>
<p><em>&#8220;Le famiglie possono influire sulle emissioni, sia direttamente, attraverso i loro modelli di consumo, sia indirettamente, attraverso i loro effetti sulla crescita economica&#8221;</em>, ha affermato O&#8217;Neill, uno degli esperti.</p>
<p>Quindi, una <strong>popolazione più anziana</strong> consuma meno di una popolazione più giovane a causa di “esigenze di lavoro” più basse, mentre una <strong>nazione in via di sviluppo</strong> (che tende ad essere più giovane) rispetto alle nazioni più avanzate (e più “vecchie”) sviluppa delle esigenze di lavoro (ed ecologiche) maggiori e in tempi più rapidi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F10%2F27%2Fpnas-demografia-e-urbanizzazione-incidono-molto-su-livelli-di-co2%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>John Holdren attacca i negazionisti dei cambiamenti climatici.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 07:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il consigliere scientifico del Presidente Barack Obama, John Holdren, esperto in Scienza e Tecnologia, nonché presidente del PCAST (Advisors of Science and Technology) ha cercato di &#8220;smontare&#8221; i negazionisti, dopo aver preso la parola al Kavli Forum di Oslo. Gli Stati Uniti hanno ricevuto molte critiche negli ultimi anni per non aver dato un&#8217;impronta convinta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/10/07/john-holdren-attacca-i-negazionisti-dei-cambiamenti-climatici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il consigliere scientifico del Presidente Barack Obama, John Holdren, esperto in Scienza e Tecnologia, nonché presidente del PCAST (Advisors of Science and Technology) ha cercato di &#8220;smontare&#8221; i negazionisti, dopo aver preso la parola al Kavli Forum di Oslo.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11340" title="cambiamenti_climatici" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cambiamenti_climatici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno ricevuto molte critiche negli ultimi anni per non aver dato un&#8217;impronta convinta alla loro lotta ai cambiamenti climatici. Ma Holdren afferma ora che l&#8217;Amministrazione Obama ha compiuto grandi progressi sulla questione.</p>
<p><em>&#8220;La maggioranza delle persone forse non è sufficientemente consapevole dei molteplici modi in cui il clima influenza il nostro benessere; non solo ci influenza l&#8217;impatto dei modelli climatici, ma anche la disponibilità di acqua, la produttività dell&#8217;agricoltura e delle foreste, la pesca, la diffusione delle malattie, la necessità di fondi da spendere per l&#8217;adattamento e la sopravvivenza delle specie in tutto il mondo”.</em></p>
<p>Gran parte del discorso di Holdren si è concentrato su quelli che lui chiama i <strong><em>&#8220;cinque falsi miti&#8221;</em></strong> del cambiamento climatico, compresa la tesi secondo cui il <strong>riscaldamento<span id="more-11148"></span></strong> è <strong>“naturale</strong>”, che gli impatti del cambiamento climatico andranno alleggerendosi, e che il cambiamento climatico non sarà un male per la società.</p>
<p>Ha quindi obiettato sistematicamente su ciascuna di queste idee, spesso sostenute dai <strong>negazionisti</strong> del cambiamento climatico, aggiungengo che<em> &#8220;si rischiano dei sovvertimenti massicci per la società e  aumenti esponenziali della sofferenza umana”.</em></p>
<p><em>&#8220;L’attuale cambiamento climatico è più rapido rispetto alla capacità di adattamento, alla capacità degli ecosistemi, e alla capacità dei sistemi sociali ed economici quasi sempre impreparati e inadeguati a contrastarne le conseguenze”.</em></p>
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		<title>Il roadsharing si fa strada in Italia: l&#8217;autostop ai tempi di internet.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il roadsharing è la nuova frontiera della mobilità sostenibile che in Internet ha trovato un rapido strumento di diffusione e messa a contatto fra utenti. In particolare il portale italiano RoadSharing.com, consultabile in 5 lingue, è diventato ormai un punto di riferimento per chi ama condividere i viaggi in mezza Europa. Una mobilità sostenibile dovrebbe [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/20/il-roadsharing-si-fa-strada-in-italia-lautostop-ai-tempi-di-internet/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il roadsharing è la nuova frontiera della mobilità sostenibile che in Internet ha trovato un rapido strumento di diffusione e messa a contatto fra utenti. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/autostoppista.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10298" title="autostoppista" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/autostoppista-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In particolare il portale italiano <a title="RoadSharing" href="http://www.roadsharing.com/" target="_blank">RoadSharing.com</a>, consultabile in 5 lingue, è diventato ormai un punto di riferimento per chi ama condividere i viaggi in mezza Europa.</p>
<p>Una mobilità sostenibile dovrebbe permettere alle persone di spostarsi in modo sostenibile, cioè non gravando eccessivamente sul traffico, non provocando incidenti, non causando un eccessivo inquinamento acustico e atmosferico.</p>
<p>A livello urbano le amministrazioni tendono a incentivare l’uso dei trasporti pubblici, ad attuare interventi di moderazione del traffico e di limitazione della circolazione veicolare, ad applicare speciali tariffe “inibitorie”, a sviluppare piste ciclabili, ad incentivare il <em><strong>car-sharing</strong></em>: un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio e pagando in base all’utilizzo fatto.</p>
<p>Da qualche anno, fortunatamente, il messaggio è stato recepito dai cittadini più sensibili che si sono inventati delle soluzioni creative e “aggreganti”, prima fra tutti il <em><strong>car-pooling</strong></em>: una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra<span id="more-9919"></span> un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto.</p>
<p>Nel <em><strong>road-sharing</strong></em>, nuova frontiera della mobilità sostenibile su lunga distanza, individui che intendono raggiungere la medesima destinazione – anche perfetti sconosciuti gli uni agli altri – si raggruppano in una sola auto per viaggiare insieme.</p>
<p>Il culmine del servizio si è avuto in particolare la scorsa primavera in concomitanza della nube vulcanica che ha messo K.O. le vie aeree tradizionali. In quell’occasione infatti si è creato un gruppo dedicato ai “naufragi del vulcano” grazie a cui migliaia e migliaia di persone sperse lontano da casa sono potute tornare al loro paese usufruendo di passaggi in auto.</p>
<p><em>“Sabato prossimo vorrei andare ad una fiera a Bologna, poi il giovedì successivo vorrei andare a Genova alla notte bianca, il giorno dopo devo scappare a Milano a salutare mia sorella: come faccio a risparmiare?”</em></p>
<p>Sul sito <em><strong>www.roadsharing.com</strong> </em>chiunque abbia questo tipo di esigenze può cercare soluzioni economiche di viaggio facendo una ricerca per luogo di partenza, luogo di destinazione e per data, e verificando se sia già presente l’annuncio di qualcuno che intende mettere a disposizione la propria vettura per tale viaggio. Se il percorso richiesto non è ancora presente nella lista, può inserire una sorta di annuncio in cui fornisce i dati fondamentali dello spostamento che gli interessa:  se qualcuno aderisce ha risolto il problema.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, ricordiamo che nel 2009 l’Italia si è confermata il primo paese al mondo per densità automobilistica, con 608 vetture ogni mille abitanti. In questo contesto, la pratica del roadsharing appare auspicabile dal punto di vista ecologico. Inoltre permette agli utenti di risparmiare molto, perché vengono divise le spese del viaggio, ad esempio pedaggi autostradali e rifornimento di carburante.</p>
<p>Per concludere, come non pensare all&#8217;aspetto sociale di questa iniziativa? Incontrarsi condividendo l&#8217;esperienza del viaggio è sicuramente una cosa romantica, avventurosa: certo, bisogna avere la fortuna di trovare compagni di viaggio simpatici e in qualche modo affini a noi!</p>
<p>Guarda uno dei servizi sul roadsharing:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="540" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mkrae7JHORI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="540" height="385" src="http://www.youtube.com/v/mkrae7JHORI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Giornata per la protezione dello strato d&#8217;ozono: al via oggi la 16° edizione.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 11:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/17/giornata-per-la-protezione-dell-strato-dozono-al-via-la-16%c2%b0-edizione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il Pianeta dà oggi il via alla 16° edizione della giornata dedicata alla protezione dello strato di ozono, manifestazione ideata dall&#8217;ONU nel 1992 per commemorare la firma del Protocollo di Montreal (avvenuta nel 1987 da parte di 197 paesi).</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ozono.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10270" title="ozono" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/ozono-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Dopo la scoperta dell&#8217;impoverimento dello strato di ozono, agli inizi degli anni Settanta, due trattati internazionali per la protezione dell&#8217;ozono sono stati elaborati sotto l&#8217;egida del Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;Ambiente (UNEP).</p>
<p>Si tratta della<em><strong> Convenzione di Vienna</strong></em> e del <strong><em>Protocollo di Montreal</em></strong>, firmati rispettivamente nel 1985 e nel 1987.</p>
<p>Questi trattati sono stati ratificati dalla maggior parte dei Paesi del mondo e hanno permesso di diminuire di oltre il 90% la produzione e il consumo delle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono (tra cui azoto e cloro, CFCs, halon e tetracloruro di carbonio), misurate quale potenziale relativo di distruzione dell&#8217;ozono (ODP &#8211; Ozone Depletion Potential).</p>
<p>Obiettivo della Convenzione è la protezione della salute umana e dell&#8217;ambiente dagli effetti nocivi dovuti all&#8217;impoverimento dello strato di ozono. La Convenzione promuove<span id="more-10260"></span> la ricerca, la collaborazione e lo scambio di informazioni tra gli Stati e l&#8217;attività legislativa nazionale, senza tuttavia prescrivere provvedimenti concreti.</p>
<p>Obiettivo del Protocollo è la salvaguardia dello strato di ozono mediante la riduzione e la successiva completa eliminazione a livello mondiale delle emissioni di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono.</p>
<p>Nella giornata odierna il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon,  ha voluto sottolineare l’importanza del ruolo dei Governi nel  perseguimento degli obiettivi ambientali, valorizzando quanto ottenuto  nel tempo grazie all’esistenza del Protocollo di Montreal. A seguito  della ratifica del documento, i firmatari hanno ridotto l’utilizzo di  alcune sostanze nocive del 98%, secondo i dati raccolti nel 2009, a  beneficio anche del rallentamento dell’innalzarsi della temperatura;</p>
<p>Il Segretario generale dell’Onu ha dichiarato a tal proposito:<em> “alcune sostanze chimiche dannose per l’ozono sono  gas ad effetto serra – per questo – il protocollo è utile alla lotta  contro i cambiamenti climatici. E ha già evitato emissioni di gas serra  equivalenti a più di 135 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, e  continuerà a svolgere in questo modo il suo ruolo”.</em></p>
<p>Il Segretario ha infine concluso il suo intervento: <em>“Incoraggio le parti contraenti il  protocollo di Montreal a continuare a seguire questo modello e cercare  le sinergie che potrebbero aiutare ad affrontare le altre sfide  ambientali, in particolare il cambiamento climatico.”</em></p>
<p>La giornata odierna, intitolata <strong>“Ozone Layer Protection: Governance and Compliance at their Best”</strong> (Protezione dello strato di ozono: Governance e Compliance al loro  meglio) sarà quindi dedicata alla promozione delle attività di  preservazione della fascia di ozono che protegge dai dannosi raggi  ultravioletti. In questo modo i paesi aderenti si impegnano nell’organizzare momenti di sensibilizzazione ed  avvicinamento alla problematica a partire dalle scuole elementari fino  alle maggiori organizzazioni impegnate a far propria una così importante  lotta.</p>
<p>Gli insegnanti potranno, ad esempio, servirsi di materiale che  l’Unep, l’United national environment programme, ha fornito a sostegno  dell’educazione dei più giovani accanto a manifesti informativi,  programmi speciali ed eventi esplicativi incentrati sulla salvaguardia  dello strato di gas e la promozione di prodotti amici dell’ozono.</p>
<p>Il 16 settembre 2010 diventa quindi l’occasione per Rajendra M. Shende, a capo del UNEP DTIE (Division of Technology, Industry and Economics) OzonAction Programme, per un discorso di sensibilizzazione affinché le manifestazioni odierne  arrivino al cuore della popolazione e dei governanti, ribadendo la  condotta virtuosa che sta muovendosi verso la totale eliminazione degli HCFC  e degli altri inquinanti lesivi dello strato di gas che ci protegge.</p>
<p>A tal proposito la giornata dovrà, quindi, servire per informare e mettere al corrente della situazione anche i governanti, le amministrazioni e i parlamentari sull’importanza di redigere in fretta i provvedimenti necessari alla preservazione dell’ozono vietando l’utilizzo dei <em><strong>clorofluorocarburi</strong></em> per la produzione soprattutto di elettrodomestici garantendo un’alternativa più sostenibile anche nel settore dell’agricoltura dove viene ancora oggi utilizzato il <strong><em>bromuro di metile</em></strong>, pesticida ad elevato tasso di inquinamento e pericolosità il cui contrabbando mondiale, assieme ad altre sostanze chimiche dannose, è secondo solo a quello della cocaina.</p>
<p>Per maggiori info: <a title="Giornata protezione strato ozono" href="http://www.rinnovabili.it/al-via-la-giornata-internazionale-per-la-preservazione-dello-strato-di-ozono-801296" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p>
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		<title>Spagna: primo produttore mondiale di energia termoelettrica solare con &#8220;La Florida&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 11:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mondo avanza verso un’altra forma di produzione di energia più pulita e sostenibile. La Spagna, all’avanguardia di questo cambiamento, anticipa il futuro essendo un leader mondiale nelle energie rinnovabili: prima fra tutte eolica, seguita da energia idroelettrica e solare. Non stupisce quindi la notizia che la patria del celebre Don Quijote sia diventata quest’estate [...]


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</ol>]]></description>
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<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Centrale-solare-La-Florida.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10063" title="Centrale-solare-La-Florida" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Centrale-solare-La-Florida-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Non stupisce quindi la notizia che la patria del celebre Don Quijote sia diventata quest’estate il primo produttore mondiale di energia termoelettrica solare, con una potenza installata di 432 MW, superando così gli Stati Uniti che dominavano il settore con 422 MW termosolari situati sul proprio territorio.</p>
<p>Ciò è potuto accadere grazie all’attivazione, nel comune di Alvarado (Badajoz), dell’impianto solare termodinamico di 50 MW <strong><em>La Florida</em></strong>, nato da un progetto della compagnia <strong><em>Acciona</em></strong> e dall’iniziativa dell’azienda di Saragozza <strong><em>Renovables Samca</em></strong>.</p>
<p>Questo impianto, la cui costruzione è iniziata nel febbraio 2008 ed ha coperto circa 130 Ha di terreno, produrrà ogni anno più di 102 milioni di KW/h, equivalenti al consumo elettrico di 28.000 abitazioni.</p>
<p>Ha comportato un investimento di 236 milioni di euro ed eviterà annualmente l’emissione di 98.000 tonnellate di CO2  prodotte altrimenti in centrali termiche di carbone,<span id="more-9937"></span> equivalenti a circa 5 milioni di alberi nel processo di fotosintesi.</p>
<p>L’<em><strong>energia solare termodinamica</strong></em> consiste nello sfruttamento dell’energia del sole per produrre energia meccanica e, a partire da questa, energia elettrica. Una centrale termodinamica è un impianto industriale in cui, a partire dal riscaldamento di un fluido mediante la radiazione solare e il suo uso in un ciclo termodinamico convenzionale, si produce la potenza necessaria a muovere una turbina o un alternatore per la generazione di energia elettrica come in una classica centrale termoelettrica .</p>
<p>E’ necessario concentrare la radiazione solare per raggiungere temperature elevate, dai 300°C ai 1000°C, e ottenere così un rendimento accettabile nel ciclo termodinamico, che non si potrebbe ottenere con temperature più basse.</p>
<p>La nuova centrale, per questo, si è sviluppata con una tecnologia di collettori cilindrico-parabolici (vi si trovano circa 184.000 specchi ricurvi) ed è provvista di un sistema di stoccaggio dell’energia termica attraverso dei <em><strong>sali fusi</strong></em> (sistema sfruttato anche nella<strong> <a title="Centrale solare termodinamica a Priolo" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/16/enel-inaugura-la-centrale-solare-di-archimede-a-priolo/" target="_self">centrale solare termodinamica italiana di Archimede</a></strong> a Priolo). Ecco come funziona:</p>
<ol>
<li>I raggi solari incidono sugli specchi che concentrano la radiazione solare in un tubo recettore situato nella zona del “fuoco” attraverso il quale circola un fluido, olio sintetico, che si scalda fino a raggiungere alte temperature (in media 400°C).</li>
<li>Il liquido è trasportato dalla rete di tubi dell’impianto fino ad uno scambiatore in cui si trova l’acqua che si converte in vapore per effetto del calore somministrato.</li>
<li>Il vapore raggiunge una turbina collegata ad un generatore per produrre elettricità mentre l’olio che ha ceduto il calore torna al campo solare per iniziare di nuovo il processo.</li>
</ol>
<p>La nuova centrale elettrica di <strong><em>Alvarado</em></strong> è unica per quanto riguarda la grandezza del campo solare che, con i suoi 550.000 metri quadrati di area di captazione (specchi), è la più grande del mondo tra le centrali attive. Con questo nuovo impianto il parco energetico termodinamico totale spagnolo risulta formato da 11 impianti in funzione e da circa altri 20 impianti in costruzione avanzata.</p>
<p><strong><em>Protermosolar</em></strong>, l’associazione che rappresenta il settore energetico solare in Spagna, afferma che in meno di un anno potrebbe contribuire all&#8217;alimentazione della rete elettrica nazionale con una potenza addizionale di 600 MW e anticipa che entro il 2013 la portata degli impianti solari spagnoli raggiungeranno una potenza vicina ai 2.500 MW.</p>
<p>I vantaggi del solare termodinamico sono la sua facilità di gestione e la sua capacità di stoccaggio dell’energia, fondamentali per garantire la stabilità del sistema elettrico.</p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Inquinamento atmosferico: l&#8217;auto inquina più dell&#8217;aereo.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si cerca sempre di capire quale mezzo inquini meno, e quindi quale mezzo sia da preferire nella vita di tutti i giorni. Una ricerca internazionale, elaborata dalla Enviromental Science &#38; Technology, ha messo in evidenza che l’auto è un mezzo maggiormente inquinante rispetto, ad esempio, all’aereo (rispetto al quale però va detto che i percorsi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/09/01/inquinamento-atmosferico-lauto-inquina-piu-dellaereo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Si cerca sempre di capire quale mezzo inquini meno, e quindi quale mezzo sia da preferire nella vita di tutti i giorni.<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-atmosferico.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10048" title="Inquinamento-auto" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/inquinamento-atmosferico-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Una ricerca internazionale, elaborata dalla Enviromental Science &amp; Technology, ha messo in evidenza che<strong> </strong>l’<strong><em>auto</em></strong> è un mezzo maggiormente inquinante rispetto, ad esempio, all’aereo (rispetto al quale però va detto che i percorsi sono numericamente inferiori e si trasportano più passeggeri).</p>
<p>Da molti il mezzo aereo era stato additato come il più dannoso per l’ambiente, ma questa ricerca smentirebbe questo dato.</p>
<p>Motivo di tale       deduzione il fatto       che sarebbe stato provato  come gli spostamenti in macchina       emettano una       quantità di <strong><em> anidride carbonica</em></strong> per passeggero e per km più alta       rispetto a        quella prodotta dai viaggi in aereo e nave.</p>
<p>L’anidride carbonica        infatti rimane       più a lungo nell’atmosfera rispetto ad altri gas  ed è per questo       motivo che le       auto avrebbero un impatto  maggiore sul lungo termine. Gli <strong><em>aerei</em></strong>,       emerge dallo       studio,  causerebbero comunque conseguenze devastanti sul clima,       tuttavia<span id="more-9902"></span> nel       breve termine ed in misura inferiore a quelli causati dalle  auto.</p>
<p>In particolar modo, attraverso questa ricerca, è stato analizzato l’impatto dei trasporti sulla temperatura globale (e il suo conseguente aumento). L’automobile, così piccola, comoda, rapida, alla portata di tutti, non ci fa mai pensare a quanti danni può provocare.</p>
<p>Il pianeta non può che risentire delle sostanze e delle polveri sottili prodotte dalle vetture. Ma c’è un ulteriore dato che questo gruppo di ricerca ha evidenziato: le <strong><em>navi</em></strong> vengono definite le meno inquinanti in quanto, su un tragitto a lunga percorrenza, provocano un surriscaldamento 25 volte inferiore rispetto ad aerei e auto, ed è stato confermato anche un calo delle temperature.</p>
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		<title>Fa sempre più caldo? Oppure è sempre più caldo?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 10:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia non è il mondo, ma soltanto una minutissima parte di esso. Precisamente, l&#8217;Italia rappresenta 300km2 su 150 milioni di km2 di terre emerse. Il paragone serve per esprimere il concetto che la storia di un Paese non fa la storia degli altri. In questo caso, parliamo di &#8220;storia metereologica&#8221;. Nei primi mesi del 2010, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/12/fa-sempre-piu-caldo-oppure-e-sempre-piu-caldo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L&#8217;Italia non è il mondo, ma soltanto una minutissima parte di esso. Precisamente, l&#8217;Italia rappresenta 300km2 su 150 milioni di km2 di terre emerse. Il paragone serve per esprimere il concetto che la storia di un Paese non fa la storia degli altri. In questo caso, parliamo di &#8220;storia metereologica&#8221;. </strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riscaldamento-globale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9336" title="Global Warming" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/riscaldamento-globale.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nei primi mesi del 2010, si è percepita una temperatura più bassa, e le giornate piovose, soprattutto nel Nord Italia, sono state abbondanti in confronto agli anni passati.</p>
<p>L&#8217;opinione comune risulta quindi tendere verso al convinzione che quest&#8217;anno sia caratterizzato da una <strong><em>diminuizione</em></strong> della temperatura atmosferica. Niente di più sbagliato. Anche se è presto per fornire conclusioni scientifiche sul rapporto annuale dell&#8217;andamento metereologico nel 2010, qualcosa di importante è già emerso.</p>
<p>Nel nostro Paese, l&#8217;ignoranza scientifica si esprime massimalmente nel concetto di <strong><em>&#8220;percezione&#8221;</em></strong> di un fenomeno, indipendentemente dalla sua realtà fisica. I media comunicano principalmente in base a questo concetto, provocando un aumento ulteriore del rischio di<span id="more-9211"></span> fraintendibilità dei dati e, nel caso del clima, dei dati metereologici. E&#8217; in questo campo, infatti, che è più suscettibile l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Fortunatamente, questo aspetto del nostro Paese non è seguito in tutto e per tutto dal resto del mondo, in cui la qualità dei dati metereologici evidenziano aspetti fisicamente differenti rispetto a quanto emerge in Italia, tra stampa e telegiornali. Eppure, basta un po&#8217; di <strong><em>informazione autonoma</em></strong> e indipendente per capire meglio in che situazione ci troviamo.</p>
<p>La National Oceanic and Atmosferic Administrator (<strong>NOAA</strong>) ha diffuso dati incontrovertibili: il primo quadrimestre del 2010 è stato il più caldo, a livello globale, da quando si hanno misure dirette della temperatura atmosferica, cioè dal 1881.</p>
<p>In particolare, i ricercatori della Noaa hanno stimato un <strong><em>aumento</em></strong> di 0,69° C rispetto alla media del secolo scorso. I dati si riferiscono, ovviamente, sia all&#8217;aumento della temperatura atmosferica che di quella oceanica.</p>
<p>Quanto emerso cambia radicalmente e nuovamente l&#8217;opinione secondo cui &#8220;si sta facendo di tutto per combattere il riscaldamento globale&#8221;. Non è esattamente così! I dati, inoltre, testimoniano incontrovertibilmente che la battaglia è aperta e sempre più cruenta.</p>
<p>Un altro punto importante su cui porre l&#8217;attenzione è la crescente ignoranza del pubblico sull&#8217;argomento clima. Per fare un esempio, prendo come riferimento il concetto, espresso in parte in precedenza, di <strong><em>&#8220;temperatura percepita&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Chi si prende la briga di spiegare a tutti che la temperatura percepita non esiste? Magari ci possono provare gli stessi che sostengono, ingenuamente, il contrario, senza sapere di cosa stanno parlando o di cosa stanno scrivendo, con lo scopo di riempire quei 5 minuti di servizio o una pagina di giornale.</p>
<p>La temperatura atmosferica è sempre quella, semmai varia il tasso di umidità e dunque la nostra percezione di caldo, che è cosa ben diversa. Possiamo così dire che &#8220;abbia fatto freddo&#8221; unicamente perché il tasso di umidità era alto, laddove comunque i dati indicano che fa SEMPRE più caldo.</p>
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		<title>Le biomasse forestali per produrre energia.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolò</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/07/05/le-biomasse-forestali-per-produrre-energia/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Nella lotta all’alterazione del clima attraverso l’uso delle fonti rinnovabili c&#8217;è la possibilità di usare la “biomassa forestale”. Gli impianti a biomassa si caratterizzano per la capacità di bruciare materiale organico come scarti di segherie o colture dedicate ad uso energetico, per produrre calore e/o elettricità.</strong></p>
<p><a href="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biomassa-forestale.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9184" title="biomassa-forestale" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/biomassa-forestale.png" alt="" width="150" height="150" /></a>La gestione sostenibile delle foreste e l’uso di biomasse legnose per la produzione di energia e di prodotti rinnovabili rappresentano probabilmente il più rilevante contributo degli ecosistemi forestali alla riduzione della concentrazione atmosferica di gas serra, come richiesto dal Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Sul quadro normativo, se ci riferiamo ad impianti alimentati a biomasse legnose per la produzione di energia elettrica o cogenerazione, le soglie da considerare sono molto precise: fino a 200 kw è necessaria semplicemente una DIA (Denuncia di Inizio Attività: è un atto di tipo amministrativo), mentre oltre questa soglia bisogna considerare l’Autorizzazione Unica, nell’ambito della “conferenza di servizi”, il che significa seguire una procedura un po’ più complessa.</p>
<p>Recentemente è stata considerata l’idea di utilizzare la DIA fino ad un 1Mw di produzione elettrica, ma sono stati espressi dei dubbi, perché, se così fosse, un soggetto<span id="more-9109"></span> che sviluppi un impianto, ad esempio, di 800kw, deve fare un lungo giro di interlocutori (Vigili del fuoco, Provincia, Comune, Enel, Usl, etc&#8230;), il che, a questo punto, rientra idealmente nella procedura relativa alla Autorizzazione Unica.</p>
<p>Quindi, perché elevare il livello di kw per l’uso della DIA, se in prossimità di 1MW è comunque necessario seguire una procedura tipica dell’Autorizzazione Unica che vedrebbe l’operato di soggetti appositamente predisposti?</p>
<p>Per quanto concerne la regolamentazione delle emissioni, vige la distinzione tra polveri totali, carbonio organico totale, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, e altre, e sono previsti degli appositi limiti di emissione.</p>
<p>Sull’approvvigionamento, è chiaro che bisogna privilegiare la filiera corta, altrimenti si rischia di creare consumo e costi per condurre il materiale sul posto (ossia presso gli impianti).</p>
<p>La CO2 emessa per produrre energia non incrementa anidride carbonica nell’ambiente, ma è la stessa che le piante usano per crescere; poi, al loro sfiorire, essa torna nell’atmosfera attraverso i normali processi degradativi della sostanza organica.</p>
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		<title>Campagna e città: è solo un luogo comune che la campagna sia meno energivora?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 09:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/31/campagna-e-citta-e-solo-un-luogo-comune-che-la-campagna-sia-meno-energivora/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Parlando di sostenibilità ambientale, c’è un luogo comune secondo cui vivere nelle città rappresenti un grosso problema (per una serie di fattori tra i quali rumori, inquinamento, etc&#8230;), che dovrebbe indurci a diventare tutti più… campagnoli! </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-8448" title="campagna" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/campagna-150x150.jpg" alt="campagna" width="150" height="150" />Secondo questa idea quindi le città sarebbero “energivore”, e contribuirebbero enormemente all’inquinamento. D&#8217;impatto, infatti, viene da dire che in città ci sono traffico e consumi elevati, e che in campagna ci sono meno inquinamento e immissioni nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Ma è proprio così?</p>
<p>Guido Martinotti, docente di sociologia urbana del SUM di Firenze, in un recente convegno, ha sostenuto che questa visione della città come macchina tremendamente energivora rispetto alla campagna è assolutamente errata, frutto di ideologie, “e le ideologie, si sa, sono sempre sbagliate”.</p>
<p>“Siccome il grosso dell’inquinamento e del consumo energetico delle città è dovuto al traffico automobilistico, una città molto densa ha molto meno traffico automobilistico pro capite, il che vuol dire che in una città molto molto densa si possono sfruttare adeguatamente<span id="more-8180"></span> i mezzi pubblici, mentre se si sta nel Vermont (Stato degli Usa, ritenuto tra i più avanzati per qualità dell’ambiente) per andare a comprare quattro uova si devono fare venti miglia e consumare due galloni di benzina.</p>
<p>E se facciamo un confronto tra Vermont e New York, ci sono differenze di consumi di 7/8 volte, ma a favore di New York, perché in essa si consuma molto meno sia come energia elettrica nelle case (riscaldamento e altro), e sia per l’illuminazione, l’acqua e la benzina per quotidiana mobilità”.</p>
<p>A questo punto ci chiediamo: qual è allora la fonte dell’errore?</p>
<p>“Siccome le città sono molto grandi, se consideriamo un consumo totale è chiaro che Manhattan consuma molto più di un villaggio del Vermont. È evidente. Ma il problema è che i consumi devono essere calcolati pro capite, perché è quello che conta!”</p>
<p>E sempre rimanendo nell’ambito delle città, spesso ci chiediamo quanto possa contare, oltre al lato estetico, il fatto di piantare qua e là degli alberi.</p>
<p>Il prof. Martinotti ritiene non sia questo l’aspetto principale per avere un ambiente vivibile, perché l’idea che l’albero riduca l’inquinamento delle città è falso, e spiega che bisogna piuttosto valorizzare spazi verdi estesi, già esistenti. &#8220;Piuttosto &#8211; conclude -  bisognerebbe preoccuparsi dei grandi parchi urbani, che sono davvero importanti”.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F05%2F31%2Fcampagna-e-citta-e-solo-un-luogo-comune-che-la-campagna-sia-meno-energivora%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Ligabue aderisce al progetto Impatto Zero di Lifegate.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 11:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da alcuni giorni disponibile in cd, vinile e download digitale &#8220;Arrivederci, mostro!&#8221;, l’ultimo album del rocker emiliano Ligabue. Anche in questa occasione il cantante ha confermato il proprio impegno per l’ambiente aderendo al progetto Impatto Zero dell&#8217;impresa LifeGate per compensare le emissioni di anidride carbonica generate dalla realizzazione del disco. La collaborazione del cantante [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/14/ligabue-aderisce-al-progetto-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; da alcuni giorni disponibile in cd, vinile e download digitale &#8220;Arrivederci, mostro!&#8221;, l’ultimo album del rocker emiliano Ligabue. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7937" title="impatto_zero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impatto_zero-150x150.jpg" alt="impatto_zero" width="150" height="150" /> Anche in questa occasione il cantante ha confermato il proprio impegno per l’ambiente aderendo al progetto Impatto Zero dell&#8217;impresa <em>LifeGate </em>per compensare le emissioni di anidride carbonica generate dalla realizzazione del disco.</p>
<p>La collaborazione del cantante con <em>LifeGate</em> è iniziata nel 2007: a impatto zero, infatti, sono stati gli ultimi tour italiani di Ligabue ed il disco &#8220;Secondo Tempo&#8221;.</p>
<p>Per la stampa del nuovo disco &#8211; pur prodotto con materiali ecosostenibili come carta e cartoncino certificati Fsc &#8211; verranno generati 76.000 kg di anidride carbonica, che saranno compensati con la creazione e tutela di oltre 11.000 mq di foreste in Madagascar.</p>
<p>Impatto Zero è un innovativo progetto italiano ideato nel 2001 dall&#8217;impresa<em> LifeGate</em> che calcola, riduce e compensa le emissioni di CO2 generate dalle attività di persone, eventi, prodotti e aziende attraverso la tutela di foreste che si trovano in Italia<span id="more-7769"></span> (Parco del Ticino) e nel resto del mondo.</p>
<p>Si tratta di un modello di “<em>green economy</em>” studiato in molte università italiane che può coinvolgere aziende e privati. In particolare, come primo passo si calcolano con un metodo scientifico basato sugli studi di LCA (<em>Life Cycle Assessment</em>) le emissioni di gas-serra generate da un prodotto, un&#8217;attività, un evento.</p>
<p>Il secondo passo è la riduzione di queste emissioni grazie all’utilizzo di nuove tecnologie, materie prime più “eco” o un vero e proprio re-design del prodotto.</p>
<p>L’ultimo passo prevede la compensazione delle emissioni rimanenti con la creazione e tutela di foreste in crescita, il cui ruolo di &#8220;carbon sink&#8221; &#8211; la capacità di assorbire la CO2 &#8211; è riconosciuto dal Protocollo di Kyoto e da ricerche scientifiche indipendenti.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7926" title="Arrivederci, mostro!" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Arrivederci-mostro-300x300.jpg" alt="Arrivederci, mostro!" width="170" height="170" /> <em>LifeGate</em> non possiede né gli alberi né i terreni riforestati, che rimangono di proprietà dei partners ambientali del progetto Impatto Zero (organizzazioni come parchi naturali che per statuto si occupano esclusivamente di conservazione e studi scientifici): attraverso i finanziamenti fa in modo però che sui terreni boscosi esista un vincolo a lungo termine che obbliga le organizzazioni a non destinarli ad usi diversi dalla conservazione e dalla tutela.</p>
<p>L&#8217;intero processo di <a title="Topolino ad impatto zero" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/14/e-in-edicola-topolino-a-impatto-zero/" target="_blank" rel="nofollow">Impatto Zero</a> è garantito da Bios, ente certificatore riconosciuto dalla Unione Europea.</p>
<p>I partner scientifici sono il Politecnico di Losanna, il Politecnico di Torino e l&#8217;Università di Padova. I partner ambientali sono GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) per Italia, Costa Rica e Madagascar; InBio (Istituto nacional de biodiversidad), Asepaleco e Fonafifo (Fondo Nacional De Financiamiento Forestal) solo per la Costa Rica. ImpattoZero, inoltre, interagisce anche con i Ministeri dell’Ambiente di Costa Rica e Madagascar.</p>
<p>Par maggiori info, visitare il sito: <a title="Lifegate" rel="nofollow" href="http://www.lifegate.it/it/home/index.html" target="_blank">Lifegate</a></p>
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		<title>Preoccupa l&#8217;amplificazione artica.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 09:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giornale The Guardian ha pubblicato una notizia davvero preoccupante sull&#8217;Artico, il quale sembra aver innescato un circolo vizioso che accelera la scomparsa della calotta di ghiaccio. Quando il livello del ghiaccio scende, si verifica un aumento termico della regione artica, e ciò permette di affermare che la perdita di copertuta ghiacciata si ripercuote sul [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/10/preoccupa-lamplificazione-artica/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il giornale The Guardian ha pubblicato una notizia davvero preoccupante sull&#8217;Artico, il quale sembra aver innescato un circolo vizioso che accelera la scomparsa della calotta di ghiaccio. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-7354" title="scioglimento_artico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/scioglimento_artico.jpg" alt="scioglimento_artico" width="140" height="160" />Quando il livello del ghiaccio scende, si verifica un aumento termico della regione artica, e ciò permette di affermare che la perdita di copertuta ghiacciata si ripercuote sul riscaldamento della regione artica.</p>
<p>Così l&#8217;aumento della temperatura è causa ma anche conseguenza dello scioglimento. </p>
<p>Alcuni affermano addirittura che l&#8217;Artico abbia raggiunto un punto tale da non permettere più una inversione di marcia per ripristinare la rigidità termica della zona.</p>
<p>Quasi tutte le stime indicano che il ghiaccio estivo nell’Artico non scomparirà prima della metà del secolo, ma qualcuno suggerisce che, entro un decennio, d’estate non godremo<span id="more-7305"></span> più dello spettacolo della distesa del mare ghiacciato.</p>
<p>James Screen, ricercatore dell’università di Melbourne, in Australia, che ha guidato lo studio, sottolinea che <em>&#8220;il concetto secondo cui il ghiaccio del mar Artico ha raggiunto il punto di non ritorno è ancora fonte di intenso dibattito. I nostri risultati non dimostrano se questo punto sia stato superato o meno. Ciò che possiamo dire è che l’emergere di questo forte feedback tra ghiaccio e  temperatura può solo aumentare la probabilità di un ulteriore rapido riscaldamento e perdita di ghiaccio&#8221;.</em></p>
<p>Le temperature dell’Artico sono cresciute a una velocità doppia rispetto al resto del mondo (si è parlato di <strong>&#8220;amplificazione artica&#8221;</strong>). Una parte di questo fenomeno è dovuta all’effetto albedo, poichè il ghiaccio bianco, che riflette la luce, viene sostituito dall’acqua scura, che invece assorbe calore. La scomparsa del ghiaccio ha condotto anche a una maggiore evaporazione estiva dell’acqua, che agisce come un gas serra che, a sua volta, accelera il rialzo termico.</p>
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		<title>Un nuovo El Nino: El Nino Modoki.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 19:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[El Nino è un fenomeno climatico ricorrente nell&#8217;Oceano Pacifico. Avviene in media ogni 5 anni e interessa tutti i Paesi in Via di Sviluppo che basano la propria economia soprattutto sulla pesca e l&#8217;agricoltura. El Nino, infatti, provoca siccità e carestie, inondazioni e perturbazioni che non lasciano scampo alla realizzazione di miglioramenti tangibili per i [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/04/07/un-nuovo-el-nino-el-nino-modoki/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>El Nino è un fenomeno climatico ricorrente nell&#8217;Oceano Pacifico. Avviene in media ogni 5 anni e interessa tutti i Paesi in Via di Sviluppo che basano la propria economia soprattutto sulla pesca e l&#8217;agricoltura. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6470" title="el-nino-la-nina" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/el-nino-la-nina-150x150.jpg" alt="el-nino-la-nina" width="150" height="170" />El Nino, infatti, provoca siccità e carestie, inondazioni e perturbazioni che non lasciano scampo alla realizzazione di miglioramenti tangibili per i Paesi del Pacifico.</p>
<p>Quando i climatologi avevano previsto che nel corso di quest&#8217;anno si sarebbe verificato il fenomeno El Nino, non sapevano che probabilmente si stavano sbagliando. </p>
<p>Le acque di superficie dell&#8217;Oceano Pacifico si riscaldano più del normale in estate e i dati di riferimento della temperatura intorno all&#8217;equatore stabiliscono il sicuro rischio di siccità, alluvioni e uragani. Lo schema seguito dai climatologi era semplice e lineare.</p>
<p>Hye-Mi Kim e un grupppo di scienziati del Georgia Tech ha decifrato un altro schema. L&#8217;El Nino tanto temuto e previsto, che sarebbe dovuto abbattersi nel corso di questo anno, non è il fenomeno climatico che tutti conoscono, ma è leggermente diverso.<span id="more-6398"></span></p>
<p>I dati suggeriscono che il riscaldamento delle acque di superficie interessa soltanto il Pacifico Centrale, rendendo più difficili le previsioni. Il team del Georgia Tech sono sicuri di trovarsi di fronte ad un nuovo fenomeno climatico, El Nino Modoki (&#8220;simile ma diverso&#8221; in giapponese). Un fenomeno che differisce da El Nino e da La Nina (che invece deriva da un raffreddamento delle acque), perché si verifica a scadenza pluriennale.</p>
<p>Hye-Mi Kim spiega che un ciclo di Modoki farebbe abbattere più uragani e tempeste tropicali sulla terraferma. In dettaglio, il fenomeno interesserebbe soprattutto il Golfo del Messico e i Caraibi Occidentali.</p>
<p>Un&#8217;altra differenza riguarda l&#8217;andamento delle precipitazioni: El Nino rendeva l&#8217;Ovest degli USA più umido. Modoki lo rende più secco. Tuttavia già nel 2009 la bassa frequenza delle tempeste  sull&#8217;Atlantico facevano ben presagire che Modoki non sarebbe apparso. Staremo a vedere&#8230;</p>
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		<title>Lombardia: 15 milioni di euro contro lo smog.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evidenziamo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia di due nuovi bandi con uno stanziamento di 15 milioni di euro per l&#8217;acquisto di auto ecologiche in sostituzione di vecchi mezzi inquinanti (10 milioni) e per l&#8217;acquisto di veicoli commerciali, sempre in sostituzione di mezzi obsoleti (5 milioni). Si tratta della prosecuzione, con nuove risorse, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/22/lombardia-15-milioni-di-euro-contro-lo-smog/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Evidenziamo la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia di due nuovi bandi con uno stanziamento di 15 milioni di euro per l&#8217;acquisto di auto ecologiche in sostituzione di vecchi mezzi inquinanti (10 milioni) e per l&#8217;acquisto di veicoli commerciali, sempre in sostituzione di mezzi obsoleti (5 milioni). </strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5918" title="auto-ecologica" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/auto-ecologica1.jpg" alt="auto-ecologica" width="170" height="140" />Si tratta della prosecuzione, con nuove risorse, di due misure già in vigore dallo scorso anno. </p>
<p>&#8220;Andiamo avanti &#8211; spiega il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni &#8211; con la politica degli &#8220;incentivi a ciclo continuo&#8221; inaugurata lo scorso anno. Le nostre azioni concrete per diffondere mezzi meno inquinanti e incentivare comportamenti virtuosi si sono rivelate molto efficaci in termini di riduzione delle emissioni inquinanti, come tutti i dati dimostrano. I cittadini hanno inoltre dimostrato di apprezzare e condividere i nostri provvedimenti, tanto è vero che hanno sfruttato appieno le opportunità dei nostri bandi&#8221;.</p>
<p>Un terzo bando con nuovi fondi per il 2010 (11,7 milioni), dedicato all&#8217;installazione di filtri antiparticolato sugli autobus del Trasporto Pubblico Locale è già stato approvato e <span id="more-5867"></span>sarà pubblicato nelle prossime settimane.</p>
<p>Dieci milioni di euro è la nuova somma stanziata per distribuire contributi a fondo perduto destinati a cittadini con reddito limitato residenti nella zona A1, per l&#8217;acquisto di vetture ecologiche, con contestuale rottamazione dei vecchi mezzi inquinanti o l&#8217;installazione dei filtri antiparticolato e dell&#8217;impianto a metano e gpl.</p>
<p>L&#8217;incentivo è di 3.000 euro per l&#8217;acquisto di auto di nuova immatricolazione di classe Euro 4 o superiore delle tipologie: elettrica, ibrida, metano/gpl, bifuel, benzina (con emissione di CO2 inferiore ai 140 g/km).</p>
<p>Con 5 milioni viene incentivata la sostituzione di veicoli commerciali inquinanti: parliamo di imprese individuali o societarie che abbiano sede legale o operativa sul territorio della Lombardia, su autoveicoli di categoria N1 (destinati al trasporto di merci, con massa massima non superiore a 3,5 tonnellate) Euro 0 benzina o diesel, Euro 1 diesel e Euro 2 diesel.</p>
<p>Queste imprese individuali o societarie devono rientrare nella definizione di micro, piccola e media impresa, occupando meno di 250 persone e con un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni, e non devono trovarsi in condizioni di difficoltà.</p>
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		<title>Il rapper Piotta: &#8220;Sostengo Greenpeace contro il nucleare&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche il rapper Piotta scende in campo al fianco di Greenpeace per dire No al nucleare. Saranno infatti Piotta assieme a 99 Posse, Punkreas, Adriano Bono &#38; Torpedo Sound Machine e Leo Pari, i protagonisti della campagna contro il nucleare che partirà martedì 9 marzo prossimo, con il lancio del singolo &#8220;No Al Nucleare&#8221; a [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/10/il-rapper-piotta-sostengo-greenpeace-contro-il-nucleare/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Anche il rapper Piotta scende in campo al fianco di Greenpeace per dire No al nucleare. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5656" title="Rainbow_Warrior" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Rainbow_Warrior-150x150.jpg" alt="Rainbow_Warrior" width="170" height="150" />Saranno infatti Piotta assieme a 99 Posse, Punkreas, Adriano Bono &amp; Torpedo Sound Machine e Leo Pari, i protagonisti della campagna contro il nucleare che partirà martedì 9 marzo prossimo, con il lancio del singolo &#8220;No Al Nucleare&#8221; a sostegno della campagna Nuclear Lifestyle.</p>
<p>Gli artisti presenteranno per la prima volta dal vivo il brano in diretta streaming dalla nave Rainbow Warrior II, al largo di Citavecchia, on air sul portale <a href="http://www.nuclearlifestyle.it/" target="_blank" rel="nofollow" >www.nuclearlifestyle.it</a>, dal quale si potrà anche scaricare gratuitamente l&#8217;mp3 del singolo.</p>
<p>La nave, già presente nelle attività al Summit della Terra a Rio de Janeiro nel 1992 e nell&#8217;oceano Pacifico per manifestare contro i test nucleari della Francia a Mururoa, sarà allestita per l&#8217;occasione con un vero e proprio sound system tra microfoni, casse,<span id="more-5645"></span> giradischi e amplificatori.</p>
<p>&#8220;Questo nuovo singolo è un work in progress in attesa di sempre maggiori adesioni&#8221; spiega Andrea Lepore, responsabile campagna nucleare di Greenpeace. &#8220;Speriamo presto -aggiunge Lepore- di riuscire a vedere tutti gli artisti contro il nucleare insieme su un unico palco&#8221;.</p>
<p>Molte le ragioni che spingono Greenpeace a contrastare il nucleare, in primis -spiega il gruppo ambientalista-perché le centrali generano scorie che rimangono radioattive per migliaia di anni ma poi anche per tutti i rischi e i costi che sono legati alla sua gestione&#8221;. Insomma, il nucleare per Greenpeace &#8220;e&#8217; solo una pericolosa perdita di tempo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il nucleare in Italia -commenta Tommaso Zanello alias Piotta &#8211; è poco più che una farsa. Mi chiedo solo come potremmo gestire lo smaltimento delle scorie radioattive, quando a mala pena riusciamo a gestire la spazzatura. Tutto il mio sostegno alle istanze di Greenpeace&#8221;.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Xx6WMBovky0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Xx6WMBovky0&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F10%2Fil-rapper-piotta-sostengo-greenpeace-contro-il-nucleare%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Conclusa la 1° conferenza islamica sul clima.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri. Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/03/04/conclusa-la-1%c2%b0-conferenza-islamica-sul-clima/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Se pensate che sia solo il mondo occidentale ad occuparsi e preoccuparsi del problema-clima, vi sbagliate. Lo conferma questo meeting di “impronta islamica”, conclusosi ieri.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5628" title="Bogor" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Bogor-150x150.jpg" alt="Bogor" width="150" height="170" />Si è così svolta a Bogor, Giava occidentale, la prima conferenza islamica sui cambiamenti climatici durante la quale Bogor (Indonesia), Medina (Arabia Saudita), Salleh (Marocco) e Sana&#8217;a (Yemen) sono state individuate come &#8221;le quattro città verdi del mondo islamico&#8221;. </p>
<p>Ovvero, si tratta di esempi da seguire in nome del rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Durante la due giorni di conferenza, i partecipanti hanno inoltre discusso su come i paesi musulmani possono contribuire alla lotta contro i cambiamenti ambientali e sulla necessità di formare una &#8220;Moslem Association for Climate Change Action (MACCA)&#8221;, ovvero un&#8217;organizzazione ombrello incaricata di portare avanti i programmi del gruppo.</p>
<p>La conferenza di Bogor segue l&#8217;agenda del &#8220;Moslem Seven Year Action Plan for Climate Change (M7YAP)&#8221;, dichiarata a Istanbul, Turchia, nel giugno del 2009. Questa prevede, appunto, un coinvolgimento sempre maggiore e graduale dei paesi islamici nei prossimi sette<span id="more-5621"></span> anni.</p>
<p>Organizzata da gruppi islamici indonesiani e sostenuta dal governo di Giakarta, la conferenza ha visto la partecipazione di circa 150 esperti da almeno 30 paesi islamici, inclusi Emirati Arabi, Brunei, Malaysia, India, Arabia Saudita, Iran, Kuwait ed Egitto, oltre all&#8217;Inghilterra.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F03%2F04%2Fconclusa-la-1%25c2%25b0-conferenza-islamica-sul-clima%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>E&#8217; in edicola Topolino ad &#8220;Impatto Zero&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 08:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un Topolino tutto dedicato all&#8217;ambiente e ad “Impatto Zero”. Si presenta così il nuovo numero del settimanale Disney, in edicola dal 13 gennaio. Il celebre magazine Disney, infatti, grazie al ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha aderito (per la seconda volta) al progetto “Impatto Zero” di LifeGate per ridurre e [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/14/e-in-edicola-topolino-a-impatto-zero/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Un Topolino tutto dedicato all&#8217;ambiente e ad “Impatto Zero”. Si presenta così il nuovo numero del settimanale Disney, in edicola dal 13 gennaio.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5348" title="topolinoimpattozero" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/topolinoimpattozero.jpg" alt="topolinoimpattozero" width="140" height="170" /> Il celebre magazine Disney, infatti, grazie al ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha aderito (per la seconda volta) al progetto “Impatto Zero” di LifeGate per ridurre e compensare attraverso la creazione di nuove foreste le emissioni di CO2 generate dalla produzione di ogni copia del settimanale.</p>
<p><a title="Ligabue ad Impatto Zero" href="http://www.ok-ambiente.com/2010/05/14/ligabue-aderisce-al-progetto-impatto-zero/" target="_blank" rel="nofollow">Impatto Zero</a> ha infatti calcolato che tra stampa, carta, trasporti e materiali utilizzati, per realizzare le copie di Topolino sono prodotti oltre 76mila kg di anidride carbonica.</p>
<p>CO2 che, attraverso il progetto e grazie al contributo del ministero dell&#8217;Ambiente, sarà compensata con la creazione e tutela di oltre 20mila mq di nuove foreste in Italia (all&#8217;interno del Parco del Ticino) e in Madagascar.</p>
<p>Un segnale importante di attenzione verso il pianeta destinato, in primis, ai lettori del settimanale. Saranno proprio i ragazzi i protagonisti di questo numero speciale<span id="more-5323"></span> di Topolino:</p>
<p>lo scorso 22 aprile, infatti, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, il magazine di casa Disney ha lanciato l&#8217;iniziativa “Caro ministro, ecco la mia idea per l&#8217;ambiente&#8230;” con l&#8217;obiettivo di raccogliere le idee dei lettori sulle tematiche ambientali e di presentarle direttamente al ministro dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare attraverso una letterina.</p>
<p>Le numerose lettere dei ragazzi, ricche di idee, progetti, osservazioni e suggerimenti su come rendere il nostro pianeta più “green”, sono state consegnate al ministro Prestigiacomo, che ha risposto all&#8217;appello dei lettori rendendo ad &#8220;Impatto Zero&#8221; questo speciale numero del settimanale.</p>
<p>&#8220;Voi, lettori di &#8216;Topolino&#8217;, di impegno ne avete mostrato tanto, partecipando, numerosissimi al concorso &#8216;Idee per la Terra&#8217; provando a immaginare come è possibile migliorare le abitudini di tutti i giorni.</p>
<p>Sono rimasta colpita dalla creatività e dalla fantastica varietà di suggerimenti, disegni, proposte per proteggere la natura, soprattutto la conoscenza dell&#8217;energia dal vento e dal sole&#8221; scrive per Topolino il ministro Prestigiacomo.</p>
<p>&#8220;E quest&#8217;anno faremo ancora di più. Avere amore per la natura e gli animali, essere attenti quando andiamo a fare acquisti a scegliere i prodotti più facili da smaltire, spegnere le luci, compiere in famiglia tanti piccoli gesti. Farlo tutti insieme è la migliore delle idee!&#8221;.</p>
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		<title>Milano: riparte l&#8217;Ecopass dopo la pausa festiva.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 21:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/07/milano-riparte-lecopass-dopo-la-pausa-festiva/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Ufficializzato il successo di questa misura nei primi sei mesi del 2009, ora, dopo la pausa nel periodo delle festività, torna a Milano in vigore l&#8217;Ecopass. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5206" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/135-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Sappiamo che con esso si vuole disincentivare l&#8217;ingresso con autoveicoli privati, per due obiettivi cardine: ridurre il traffico (tempo e vivibilità); ridurre l&#8217;inquinamento (ecologia e salute).</p>
<p>Questa misura dovrebbe servire a rarefare gli ingressi, nel contempo finanziando lo sviluppo dei mezzi pubblici o di mobilità alternativa: car sharing, bike sharing, veicoli elettrici.</p>
<p>Il vicesindaco e assessore al Traffico Riccardo De Corato ha ricordato che nel primo semestre del 2009 c&#8217;è stata &#8220;una riduzione degli accessi delle auto all&#8217;interno dell&#8217;area del 6,8% e una riduzione delle emissioni di C02 dell&#8217;11%. </p>
<p>Quanto alle polemiche sull&#8217;Ecopass, per De Corato &#8220;per la prima volta dal suo avvio è ampiamente condiviso dal Pdl, dalla Lega e anche dall&#8217;Unione del Commercio&#8221;. <span id="more-5205"></span> </p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5209" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/225-150x150.jpg" alt="" width="127" height="127" /> La media delle concentrazioni di PM10 nei primi undici mesi del 2009, pari a 44 microgrammi per metro cubo, precisa il vice sindaco, &#8220;risulta la più bassa rispetto alla media dello stesso periodo relativa agli anni pre Ecopass, dal 2002 al 2007, con 51 microgrammi per metro cubo&#8221;.</p>
<p>E nei primi 18 mesi di applicazione di Ecopass, ricorda ancora De Corato, &#8220;il numero degli accessi in ingresso all&#8217;area si e&#8217; ridotto del 14,4% e anche il traffico fuori dall&#8217;area Ecopass ha subito una riduzione del 6,8%, mentre il numero dei veicoli maggiormente inquinanti in accesso alla Cerchia dei Bastioni ha registrato una riduzione del 65,3%, pari a 24.864 veicoli in meno al giorno&#8221;.</p>
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		<title>Anche quest&#8217;anno Ama promuove la raccolta degli alberi di Natale.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 21:01:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi ha usato un vero abete per allestire l’albero di Natale ha fatto un piacere all’ambiente. Lo ricorda Ama, che per il sesto anno consecutivo promuove, assieme a Corpo forestale dello Stato, Tgr Lazio e assessorato all&#8217;ambientale di Roma, la raccolta straordinaria degli alberi di Natale. Ama, inoltre, sottolinea che l&#8217;abete è da preferire agli [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/07/ama-anche-questanno-promuove-la-raccolta-degli-alberi-di-natale/" type="button_count"></fb:share-button><p style="text-align: left"><strong>Chi ha usato un vero abete per allestire l’albero di Natale ha fatto un piacere all’ambiente. Lo ricorda Ama, che per il sesto anno consecutivo promuove, assieme a Corpo forestale dello Stato, Tgr Lazio e assessorato all&#8217;ambientale di Roma, la raccolta straordinaria degli alberi di Natale.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5192" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/134-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ama, inoltre, sottolinea che l&#8217;abete è da preferire agli alberi in plastica in quanto svolge un ruolo di contenimento della CO2.</p>
<p>Per tutti coloro che vogliono disfarsene, da oggi fino a domenica 10 gennaio Ama mette a disposizione dei cittadini 10 aree, 5 isole ecologiche e 5 centri di raccolta dove portare gli abeti.</p>
<p>Gli orari di conferimento saranno da giovedì a sabato dalle 7 alle 13 e dalle 14 alle 18:30; domenica 10 gennaio dalle 8 alle 13.</p>
<p>I centri di raccolta saranno in via del Campo Boario, via dei Campi Sportivi 100 all&#8217;Acqua Acetosa, via Domenico Morelli ad Acilia, via Mattia Battistini 545 e al km 19,600 di via Cassia all&#8217;Olgiata.<span id="more-5191"></span></p>
<p>Le isole ecologiche invece saranno allestite in via Ateneo Salesiano, presso il parcheggio della stazione Metro B Ponte Mammolo, in via Palmiro Togliatti 59, in via Laurentina all&#8217;altezza del Gra e in piazza Bottero 8.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5193" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/224-150x150.jpg" alt="" width="138" height="138" />Il corpo forestale dello Stato provvederà, insieme agli operatori Ama, a selezionare gli abeti in condizioni tali da poter essere ripiantati.</p>
<p>Gli alberi restanti saranno invece portati a Maccarese, presso l&#8217;impianto Ama di compostaggio, per essere trasformati in fertilizzante naturale di altissima qualità.</p>
<p>Ai cittadini che porteranno il proprio albero, Ama consegnerà un sacchetto di compost e materiale informativo per fare la raccolta differenziata e conferire correttamente i rifiuti. Per informazioni sull&#8217;iniziativa e sui siti coinvolti si può visitare il sito <a title="Ama Roma" href="http://www.amaroma.it/" target="_blank" rel='nofollow'>AmaRoma</a> o contattare il numero verde Ama 800867035.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5196" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/313-150x150.jpg" alt="" width="121" height="132" /> Quanto ai rifiuti in generale, tra il 24 e il 26 dicembre gli operatori Ama hanno raccolto quasi 11.400 tonnellate di rifiuti (+21% rispetto al 2008) con una media giornaliera di circa 3.800 tonnellate.</p>
<p>Nella notte di Capodanno una task force di 300 uomini e 50 mezzi, dalle 3 del mattino, ha raccolto in poche ore circa 185 tonnellate di rifiuti nelle aree del centro storico e delle altre manifestazioni.</p>
<p>Sono stati oltre 1.800 gli operatori Ama che dalle ore 6 del 1 gennaio hanno garantito i servizi di igiene urbana nella città.</p>
<p>Durante il periodo festivo sono stati impiegati per la raccolta dei rifiuti, la pulizia e lo spazzamento delle strade 2.500 dipendenti (2.000 operatori ecologici e 500 autisti), il 30% di lavoratori in più rispetto allo scorso anno.</p>
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		<title>Francia: bocciata la &#8220;carbon tax&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 10:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte costituzionale francese ha bocciato la carbon tax che avrebbe dovuto entrare in vigore il primo gennaio, sferrando così un duro colpo al presidente Nicolas Sarkozy che l&#8217;aveva promossa. &#8220;L&#8217;importanza delle esenzioni è contraria all&#8217;obiettivo di lotta contro il riscaldamento climatico e crea disuguaglianze di trattamento&#8221; ha valutato la corte. &#8220;Meno della metà delle [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2010/01/01/francia-bocciata-la-carbon-tax/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La Corte costituzionale francese ha bocciato la carbon tax che avrebbe dovuto entrare in vigore il primo gennaio, sferrando così un duro colpo al presidente Nicolas Sarkozy che l&#8217;aveva promossa. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5072" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/128-145x150.jpg" alt="" width="138" height="142" />&#8220;L&#8217;importanza delle esenzioni è contraria all&#8217;obiettivo di lotta contro il riscaldamento climatico e crea disuguaglianze di trattamento&#8221; ha valutato la corte.</p>
<p>&#8220;Meno della metà delle emissioni di gas a effetto serra &#8211; continuano le motivazioni del Conseil Constitionnel &#8211; sarebbe stato sottoposto all&#8217;imposizione fiscale&#8221;, rendendo così necessaria la censura dell&#8217;intero testo.</p>
<p>Con la nuova tassa ogni nucleo familiare avrebbe speso all&#8217;incirca 300 euro in più all&#8217;anno (32 euro per ogni tonnellata di CO2 prodotta), inducendo così i cittadini a ridurre i propri consumi.</p>
<p>Ma il governo francese è deciso a presentare una nuova versione della carbon tax. I membri del consiglio si sono quindi pronunciati in senso avverso perché hanno<span id="more-5071"></span> ritenuto che la norma avrebbe introdotto troppe disparità.</p>
<p>Il fatto che il Consiglio costituzionale ritenga la carbon tax contraria al principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e rispetto al pagamento delle imposte significa considerare la carbon tax contraria all’uguaglianza dei cittadini e contraria all’uguaglianza dei contribuenti perché in situazioni simili non tutti pagano lo stesso.</p>
<p>In effetti la legge prevedeva diverse esenzioni totali. Per le centrali termiche, per le industrie chimiche e per il trasporto pubblico.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5073" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/217-150x150.jpg" alt="" width="139" height="139" />E alcune esenzioni parziali: per l’agricoltura e la pesca, per il trasporto delle merci su gomma e per il trasporto marittimo.</p>
<p>In conclusione, il 93% delle fonti di emissioni industriali nocive sarebbe stato esentato dal pagamento, che invece i semplici contribuenti avrebbero integralmente supportato.</p>
<p>Da qui la richiesta, da parte dell’opposizione socialista, di un pronunciamento dei saggi del Consiglio.</p>
<p>La loro decisione è una grave sconfitta per il presidente francese Nicolas Sarkozy che si era personalmente impegnato a sostenere la legge, presentandola come un passo avanti storico, per la Francia, nella lotta al riscaldamento climatico.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2010%2F01%2F01%2Ffrancia-bocciata-la-carbon-tax%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Eurotopten.it: ecco la guida agli elettrodomestici efficienti.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 21:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi deve acquistare un frigorifero nuovo, un televisore, una lavatrice o una stampante e ci tiene a risparmiare energia e a rispettare il più possibile l&#8217;ambiente, è online la nuova versione del sito &#8220;Topten&#8221;. Il sito Topten.info (versione internazionale in tutte le lingue) costituisce una vera e propria guida all&#8217;acquisto consapevole, rivolta ai consumatori, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/29/eurotopten-it-ecco-la-guida-agli-elettrodomestici-efficienti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Per chi deve acquistare un frigorifero nuovo, un televisore, una lavatrice o una stampante e ci tiene a risparmiare energia e a rispettare il più possibile l&#8217;ambiente, è online la nuova versione del sito &#8220;Topten&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5053" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/46-150x120.jpg" alt="" width="139" height="111" />Il sito <a title="Topten" href="http://www.topten.info/" target="_blank" rel="nofollow">Topten.info</a> (versione internazionale in tutte le lingue) costituisce una vera e propria guida all&#8217;acquisto consapevole, rivolta ai consumatori, che con un semplice click possono individuare tra le migliaia di articoli presenti sul mercato, i dieci migliori per ogni categoria, ovvero quelli che a parità di qualità e prestazioni consumano meno energia e hanno un minore impatto sull&#8217;ambiente.</p>
<p>Il sito (in versione italiana <a title="Topten.it" href="http://www.eurotopten.it/" target="_blank"  rel="nofollow">Topten.it</a>) è stato realizzato in 15 paesi europei da un team composto da oltre 20 partner, che riunisce esperti in campo energetico, organizzazioni no profit tra cui il WWF, e associazioni di consumatori.</p>
<p>Il sito ci fornisce una vera e propria “classifica” dei prodotti più efficienti redatta secondo criteri neutrali e trasparenti indicati nel sito stesso, e fornisce specifici “eco-consigli” su come e perché sceglierli, come utilizzarli al meglio e come smaltirli nella maniera<span id="more-5040"></span> corretta.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5043" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/125-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Di ciascuno dei “migliori prodotti” per categoria (frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, televisori, lampadine, automobili e apparecchi per ufficio come monitor, stampanti e multifunzione), vengono indicate le funzioni principali, il costo, la marca, ma anche la classe di efficienza energetica, i consumi di energia, quanto ci costeranno in bolletta nell&#8217;intero ciclo di vita del prodotto, e altri parametri ambientali come il consumo di acqua o la rumorosità.</p>
<p>E per avere chiari i vantaggi ambientali, funzionali ed economici della nostra scelta, il sito confronta gli articoli “topten” anche con un ipotetico prodotto inefficiente che garantisce gli stessi servizi ma con consumi maggiori.</p>
<p>Per esempio, un frigorifero in classe A+ fa risparmiare fino al 30% dell&#8217;energia rispetto a uno in classe A, mentre un apparecchio A++ consuma fino al 50% di energia in meno sempre rispetto a un prodotto in classe A.</p>
<p>Una lavatrice efficiente consuma quasi la metà rispetto a un modello inefficiente, e in un anno può quindi evitare il consumo di circa 125 kwh e le emissioni di oltre 55 kg di CO2. Un televisore al plasma utilizza mediamente il doppio dell&#8217;elettricità rispetto a un Lcd di pari dimensioni.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5052" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/215-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> La versione aggiornata di Topten, online in questi giorni, prevede anche una sezione rivolta al delicato settore dell’automobile, sottolineando tuttavia come l’acquisto di un mezzo privato debba sempre essere preceduto da una valutazione delle proprie esigenze di mobilità, che spesso possono essere soddisfatte da alternative sostenibili come la bicicletta, il trasporto pubblico o il car sharing.</p>
<p>In Italia, infatti, il settore dei trasporti è responsabile del 28% delle emissioni di CO2, di cui il 92% attribuibile al trasporto su gomma, ed è italiano il primato europeo per numero di veicoli circolanti a persona, con 58 auto ogni 100 persone.</p>
<p>Nel caso l&#8217;acquisto fosse indispensabile, scegliere un modello Topten, che comprende anche veicoli ibridi, in categorie che vanno dalle citycar a van e station wagon, rappresenta comunque il modo meno impattante sull&#8217;ambiente di avere un&#8217;auto, nell’attesa che il mercato si orienti sempre più verso modelli a trazione elettrica, la cui energia sia prodotta sempre meno dai combustibili fossili e sempre più da un mix energetico basato sulle fonti rinnovabili.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F29%2Feurotopten-it-ecco-la-guida-agli-elettrodomestici-efficienti%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Roma: stop alle “Euro Zero” nelle aree Ztl.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 09:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire da venerdì 1 gennaio 2010 sarà vietato l&#8217;ingresso e la circolazione all&#8217;interno della Ztl dell&#8217;Anello Ferroviario di Roma ai ciclomotori e ai motoveicoli, a due, tre e quattro ruote, con motore &#8220;euro zero&#8221; non conformi alla direttiva 97/24/Ce. Il provvedimento rientra nel quadro generale degli interventi che il Comune di Roma promuove in [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/27/roma-stop-alle-%e2%80%9ceuro-zero%e2%80%9d-nelle-aree-ztl/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A partire da venerdì 1 gennaio 2010 sarà vietato l&#8217;ingresso e la circolazione all&#8217;interno della Ztl dell&#8217;Anello Ferroviario di Roma ai ciclomotori e ai motoveicoli, a due, tre e quattro ruote, con motore &#8220;euro zero&#8221; non conformi alla direttiva 97/24/Ce.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5017" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/124-150x150.jpg" alt="" width="134" height="134" />Il provvedimento rientra nel quadro generale degli interventi che il Comune di Roma promuove in favore dell&#8217;ambiente e a salvaguardia della salute dei cittadini.</p>
<p>I ciclomotori e i motoveicoli di vecchia generazione, infatti, emettono una significativa quantità di polveri sottili che incidono sull&#8217;inquinamento atmosferico, spiega il Campidoglio.</p>
<p>Questo nuovo provvedimento dà seguito al processo di contenimento degli agenti inquinanti prodotti dal traffico veicolare, già avviato per ciclomotori e motoveicoli nel 2007 con la restrizione alla circolazione di quelli dotati di motore a 2 tempi euro 0.</p>
<p>Il rispetto della misura adottata e la progressiva sostituzione dei vecchi veicoli contribuirà a ridurre sensibilmente la produzione di polveri sottili e di ossidi di azoto.<span id="more-5016"></span></p>
<p>Potranno circolare all&#8217;interno della Ztl dell&#8217;Anello Ferroviario i motoveicoli classificati di interesse storico-collezionistico iscritti ai Registri riconosciuti dal nuovo codice della strada e ciclomotori e motoveicoli adibiti al trasporto di persone diversamente abili.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5018" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/213-150x150.jpg" alt="" width="131" height="131" />Ai residenti all&#8217;interno della Ztl dell&#8217;Anello Ferroviario sarà consentita la circolazione fino al 30 giugno 2010.</p>
<p>Per facilitare e incoraggiare la sostituzione dei vecchi veicoli sono anche disponibili incentivi economici messi a disposizione dal Ministero dell&#8217;Ambiente.</p>
<p>Per riconoscere la classe ambientale di omologazione è sufficiente controllare la direttiva di riferimento riportata sulla carta di circolazione o sul certificato di idoneità tecnica.</p>
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		<title>&#8220;Foresta Atlantica si salva ma deforestazione continua&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires. Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;. Per il Wwf, la foresta Atlantica [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/24/foresta-atlantica-si-salva-ma-deforestazione-continua/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; il Wwf a lanciare questo allarme, commentando il XIII Congresso Mondiale sulle Foreste tenutosi nei giorni scorsi a Buenos Aires.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4998" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/212-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" />Molti Stati &#8220;hanno dichiarato il proprio impegno&#8221; per contrastare il fenomeno della &#8220;deforestazione selvaggia&#8221; e del &#8220;commercio di legname illegale&#8221;, &#8220;ma pochi passano poi dalle parole ai fatti&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf, la foresta Atlantica ha possibilità di salvarsi perché, nel corso del summit di Buenos Aires, &#8220;l&#8217;Argentina, il Paraguay e il Brasile, in particolare, si sono impegnati a tutelare quel che resta di una delle foreste subtropicali più minacciate al mondo, la Mata Atlantica, lavorando per azzerare il processo di deforestazione e implementando un pacchetto di misure che includa legislazioni nazionali a supporto di quest&#8217;obiettivo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La foresta atlantica -ricorda il Wwf- circonda città come Rio de Janeiro, San Paolo e Asunçion fornendo acqua a milioni di persone e ospita più di 20.000 piante, 1000 specie di uccelli, 372 di anfibi, 350 di pesci, 197 di rettili e 270 di mammiferi&#8221;.<span id="more-4997"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4999" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/37-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />&#8220;Ma -sottolineano gli ambientalisti- l&#8217;espansione delle attività agricole, dell&#8217;edilizia e delle città e lo sfruttamento non sostenibile delle sue risorse ne hanno comportato</p>
<p>la quasi totale distruzione, tanto che oggi si estende per soli 35.000 km2, ovvero appena il 7,4% dei 500.000 km2 originari&#8221;.</p>
<p>&#8220;Prendendo questo importante impegno, Argentina, Paraguay e Brasile hanno dimostrato di essere consapevoli delle loro responsabilità e di aver compreso che</p>
<p>solo politiche coordinate tra Paesi diversi possono affrontare problemi globali come la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici&#8221; afferma Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Timber Trade del Wwf Italia.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5000" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/122-150x150.jpg" alt="" width="113" height="113" />Ma non tutti affrontato strutturalmente il problema della deforestazione, con gravi danni, spiega il Wwf, per l&#8217;uomo ed il pianeta terra.</p>
<p>Infatti oltre alla perdita di habitat, biodiversità e degli indispensabili servizi che gli ecosistemi sanno offrire alla vita sulla Terra, la deforestazione e i processi di degradazione delle foreste sono responsabili di almeno il 20% delle emissioni globali di gas serra,</p>
<p>tanto che bloccare la perdita di copertura forestale è considerato uno dei modi più efficaci per tutelare il pianeta dalle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Un&#8217;urgenza confermata dall&#8217;obiettivo <em>&#8216;zero deforestazione entro il 2020&#8242;</em> lanciato dal Wwf come sfida planetaria per preservare il nostro pianeta&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5001" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/42-150x150.jpg" alt="" width="126" height="126" />Nonostante le azioni di conservazione, la deforestazione ha raggiunto livelli allarmanti. Ogni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foreste, ovvero 36 campi da calcio al minuto.</p>
<p>Solo negli ultimi 25 anni è scomparso il 10% delle foreste, principalmente a causa dell&#8217;attività umana e ogni anno viene degradato o distrutto circa l&#8217;1,2% delle foreste tropicali, con perdite maggiori nel centro e sud-America, e poi in Asia e Africa.</p>
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		<title>Carlgren: &#8220;Il Vertice di Copenhagen è stato un disastro&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:38:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La conferenza internazionale sul clima di Copenhagen è stata &#8220;un disastro&#8221;, l&#8217;Ue deve ora decidere come procedere. A dirlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente svedese Andreas Carlgren, che oggi a Bruxelles presiede il Consiglio dei ministri del settore dei Ventisette. I titolari europei dell&#8217;Ambiente discutono di Copenhagen durante il pranzo. &#8220;Dobbiamo vedere come procedere dopo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/22/carlgren-il-vertice-di-copenaghen-e-stato-un-disastro/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La conferenza internazionale sul clima di Copenhagen è stata &#8220;un disastro&#8221;, l&#8217;Ue deve ora decidere come procedere. </strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-4977  alignleft" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/121.jpg" alt="Andreas Carlgren" width="150" height="150" /> A dirlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente svedese Andreas Carlgren, che oggi a Bruxelles presiede il Consiglio dei ministri del settore dei Ventisette. </p>
<p>I titolari europei dell&#8217;Ambiente discutono di Copenhagen durante il pranzo.</p>
<p>&#8220;Dobbiamo vedere come procedere dopo il disastro di Copenhagen&#8221; ha detto Carlgren arrivando a Bruxelles.</p>
<p>Le critiche sul sistema decisionale Onu è tra i temi del pranzo, già ieri fonti comunitarie hanno sostenuto la necessità di migliorarlo, ipotizzando anche possibilità di decisioni a livello regionale anziché subito globale.</p>
<p>Del resto, c&#8217;è chi torna a sostenere la necessità di una &#8216;carbon tax&#8217; sulle importazioni da paesi che rifiutano di tagliare le emissioni. E&#8217; il caso del ministro belga incaricato<span id="more-4972"></span> dell&#8217;Ambiente, Paul Magnette.</p>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-4973   alignright" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Paul-Magnette-150x134.jpg" alt="Paul Magnette" width="110" height="90" /></p>
<p>&#8220;Se alcuni paesi &#8211; ha dichiarato Magnette al quotidiano belga francofono &#8216;Le Soir&#8217; &#8211; che sono tra i più grandi produttori di gas serra) al mondo continuano a fare da ostacolo all&#8217;adozione di obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, l&#8217;Unione Europea deve considerare, come lo consente il rapporto del Wto del 26 giugno scorso, una &#8216;carbon tax&#8217; sui prodotti importanti da questi paesi, che fanno concorrenza selare alle nostre imprese&#8221;.</p>
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		<title>E&#8217; in funzione la rete &#8220;Share&#8221; per monitorare clima e ambiente.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 10:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente del Comitato Evk2Cnr, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese &#8220;rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, Stations at high altitude for research on Environment, realizzata dal Comitato Evk2Cnr&#8221;. &#8220;La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/22/e-in-funzione-la-rete-share-per-monitorare-clima-e-ambiente/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il presidente del <span style="font-weight: bold">Comitato Evk2Cnr</span>, Agostino Da Polenza, annuncia che il nostro Paese &#8220;rafforzerà il suo impegno nello studio dei cambiamenti climatici, attraverso il monitoraggio atmosferico in alta quota denominato Share, <span style="font-weight: bold">Stations at high altitude for research on Environment</span>, realizzata dal Comitato Evk2Cnr&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4955" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/118-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;La rete Share raccoglie e fornisce dati unici e preziosi su clima e ambiente. Anche in base a questi dati, gli<strong> </strong>scienziati di tutto il mondo che lavorano per i programmi dell&#8217;Unep (Programma per l&#8217;Ambiente delle Nazioni Unite) o del Wmo (Agenzia Meteorologica Mondiale) elaborano modelli previsionali sul cambiamento climatico in atto&#8221;.</p>
<p>Gli scienziati del Comitato EvK2Cnr, così come auspicato anche dalla Commissione Europea, hanno quindi previsto anche un ampliamento delle reti di monitoraggio atmosferico in Italia per controllare i mutamenti climatici in atto nel nostro paese.</p>
<p>&#8220;L&#8217;obiettivo è quello di creare una rete nazionale di stazioni ad alta quota in grado di fornire in modo integrato una corretta valutazione dei dati di fondo dell&#8217;inquinamento e un supporto importante allo studio dei mutamenti climatici nell&#8217;area Mediterranea<span id="more-4953"></span> e continentale alpina&#8221;. </p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4956" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/211-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Share-Italia sarà così<em> la &#8220;sentinella&#8221; dei cambiamenti climatici posta sugli alti monti del nostro paese.<span style="font-weight: bold"> </span></em></p>
<p>&#8220;La rete -spiega ancora il Comitato- permetterà di ottenere indicazioni essenziali per la salvaguardia e lo sviluppo dell&#8217;ambiente montano e non solo&#8221;.</p>
<p>Sul fronte mondiale, &#8220;la rete Share -continua ancora il Comitato Evk2Cnr- è già diffusa su 3 continenti, Asia, Africa e Europa.</p>
<p>Le osservazioni sull&#8217;inquinamento atmosferico e sul cambiamento climatico forniscono dati e informazioni fondamentali per gli studi scientifici che, a loro volta, -sottolinea il Comitato- hanno importanti implicazioni nella definizione delle politiche decisionali&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4959" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/31-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Ed il rafforzamento della raccolta dati della rete Share riguarderà anche l&#8217;Italia con Share-Italia. &#8220;In uno studio dal titolo &#8220;L&#8217;atmosfera e le montagne italiane dalle Alpi al Mediterraneo: ruolo delle stazioni di monitoraggio in alta quota&#8221;,</p>
<p>condotto dall&#8217;Isac-Cnr, sono stati individuati -riferisce il Comitato- un certo numero di possibili siti, ubicati in aree considerate rappresentative delle condizioni di fondo dell&#8217;atmosfera&#8221;.</p>
<p>&#8220;La rete Share-Italia rappresenta una risorsa volta a fornire un insieme coerente d&#8217;informazioni inerenti l&#8217;ambiente, il clima e l&#8217;atmosfera e si pone come valido supporto nell&#8217;adozione delle appropriate politiche ambientali che devono essere previste nei prossimi anni&#8221;.</p>
<p><!-- Methode uuid: "d289e970-ee1b-11de-bd73-00144fd495f4" --> <!-- ### INIZIO ANNUNCI GOOGLE ### --></p>
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		<title>The Guardian: documento segreto ONU rivela dati sconcertanti.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 14:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;. Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/21/incredibile-documento-segreto-dell%e2%80%99onu-rivela-dati-sconcertanti/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Al COP15, l&#8217;&#8221;accordino&#8221; tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica è poca cosa rispetto alle aspettative di un grande vertice che avrebbe dovuto migliorare le intese di Kyoto. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4911" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/onu-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Ma veniamo ora a conoscenza di un documento di importanza straordinaria, pubblicato dal giornale &#8220;The Guardian&#8221;.</p>
<p>Chi sostiene che il riscaldamento globale è una bufala dovrebbe leggere il <em>documento ultra confidenziale dell&#8217;Onu</em>, con indicato &#8220;do not distribute&#8221;, ma che il <em>Guardian</em><strong> </strong>ha scannerizzato sul proprio sito.</p>
<p>Il documento dimostra un divario di almeno 4,2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 tra gli impegni presentati ed i livelli necessari perché le temperature globali rimangano al di sotto dell&#8217;aumento di due gradi, limite pesantemente contestato al vertice dai paesi insulari a rischio inondazioni. In realtà, però, l&#8217;aumento della temperatura della Terra sarebbe addirittura di <em>tre gradi. </em></p>
<p>Joss Garman di Greenpeace ha detto al <em>Guardian</em> che tre gradi in più potrebbero portare &#8220;al <em>collasso della foresta pluviale amazzonica</em>, ad una penuria d&#8217;acqua che paralizzerebbe il Sud America e l&#8217;Australia ed alla quasi estinzione delle barriere coralline tropicali&#8221;. <span id="more-4910"></span></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4912" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/3-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" />Come se non bastasse, ciò porterebbe gravi <em>inondazioni</em><strong> </strong>nei paesi già soggetti a tsunami, <em>innalzamento delle acque</em> in grandi città vicine al mare come New York e Tokyo, estinzione di quasi il 50% delle specie animali, brusca riduzione delle coltivazioni.</p>
<p>Ma anche il chiuso Mediterraneo non se la passerebbe meglio. La prima analisi di Greenpeace a valle del vertice di Copenaghen, anticipata a <em>Repubblica</em>, prevede che con tre gradi in più molte coste della nostra penisola saranno a rischio.</p>
<p>Il <em>mare</em> potrebbe arrivare fino a Ferrara e, sul versante tirrenico, a Pisa. Senza contare le infiltrazioni saline nelle falde acquifere. Con la Terra più calda di tre gradi si potrebbe tranquillamente nuotare nelle acque del Polo Nord.</p>
<p>Ma ha senso che l&#8217;Alaska diventi una nuova Venezia con le gondole al posto delle slitte? Secondo molti esperti del settore, <em>i dati nel documento Onu non sono per nulla così segreti</em> ed è grave che le Nazioni Unite lo ammettano in privato. Che cosa accadrà?</p>
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		<title>Campofranco: il più grande impianto fotovoltaico italiano.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Campofranco, proprio oggi, è stata inaugurata la prima e più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici in &#8220;thin film di silicio&#8221;. E&#8217; la terza fabbrica in Europa, realizzata senza contributi pubblici dal gruppo &#8220;Moncada Energy&#8221; di Agrigento. All’appuntamento ha anche partecipato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha affermato: &#8220;Oggi è certo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/21/campofranco-il-piu-grande-impianto-fotovoltaico-italiano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Campofranco, proprio oggi, è stata inaugurata la prima e più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici in &#8220;thin film di silicio&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4901" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/thumb.php-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E&#8217; la terza fabbrica in Europa, realizzata senza contributi pubblici dal gruppo &#8220;Moncada Energy&#8221; di Agrigento. </p>
<p>All’appuntamento ha anche partecipato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha affermato: &#8220;Oggi è certo importante che siano presenti le istituzioni all&#8217;inaugurazione di questa grande fabbrica di impianti fotovoltaici, però noi istituzioni non possiamo limitarci a venire qui e a dire quanto è stato bravo l&#8217;imprenditore Moncada. </p>
<p>C&#8217;è un dovere della politica, una responsabilità. E la sfida può essere vinta con la collaborazione di cittadini che scommettono su loro stessi&#8221;.<span id="more-4898"></span></p>
<p>E poi ha proseguito: &#8220;Oggi è un bel giorno per Campofranco e per tutta la Sicilia perché con l&#8217;inaugurazione di questo stabilimento si ha la riprova della possibilità di vincere anche la sfida che sembra più difficile; è tangibile la possibilità di fare l&#8217;interesse di una comunità intera, e l&#8217;unico vero artefice è stato l&#8217;imprenditore Moncada&#8221;.</p>
<p>Sotto gli impianti saranno ospitati allevamenti biologici di polli, dal cui concime sarà ricavata altra energia.</p>
<p>La fabbrica di Campofranco, che è grande 25 mila metri quadri, è costata 85 milioni di euro. L’iniziativa genera l’occupazione diretta di 130 fra ingegneri e tecnici e di 70 addetti dell’indotto, oltre a 40 di una ditta che produce le strutture di supporto dei pannelli: si aggiungono ai 220 dipendenti delle altre linee della Moncada.</p>
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		<title>Legambiente risponde alla Prestigiacomo.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 16:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/legambiente-risponde-alla-prestigiacomo/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Le parole del Ministro italiano per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, secondo cui, se gli Usa e la Cina non assumono un ruolo chiaro e vincolante nella lotta alle emissioni, l’Unione Europea dovrebbe mantenersi passiva in tale contesto, hanno scatenato la reazione di Legambiente.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4891" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/36-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />“Senza Usa e Cina la Ue non passi al 30% sulle riduzione di emissioni di CO2” ha affermato la  Prestigiacomo. Ma secondo Legambiente il ministro sbaglia: &#8220;E’ ora il momento di scommettere sull’accordo”</p>
<p>“E’ proprio ora, invece, il momento per l’Unione Europea di scommettere sull’accordo e di lanciare la carta della riduzione delle sue emissioni di gas serra del 30% al 2020”.</p>
<p>Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, commenta così la dichiarazione odierna del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo a Copenhagen, secondo cui senza impegni di Usa e Cina, per l&#8217;Europa passare dal 20% al 30% non avrebbe effetti sul negoziato, né<span id="more-4892"></span> sul clima.</p>
<p>“Dopo l’impegno sulle risorse annunciato dagli Stati Uniti &#8211; prosegue Zanchini &#8211; è necessario che la Ue dia un segnale forte e chiaro per far uscire i negoziati dalla situazione di stallo in cui si trovano. Con queste parole il ministro<!--more--> Prestigiacomo traduce in maniera evidente il tentativo del governo italiano di puntare sul fallimento del vertice sul clima, <img class="alignright size-thumbnail wp-image-4895" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/h7-150x132.jpg" alt="" width="150" height="132" />per continuare a portare avanti vecchie politiche già responsabili dell’attuale crisi climatica e finanziaria”.</p>
<p>Come dimostra il tentativo, svelato da Legambiente, di approvare proprio oggi la centrale a carbone di Saline Joniche:</p>
<p>una decisione che la denuncia dell’associazione ambientalista ha portato a rinviare a gennaio, con la banale motivazione di ragioni procedurali.</p>
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		<title>COP15: la Prestigiacomo accusa. La Confeuro si allinea.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 11:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Copenhagen è stato un fallimento e la colpa è di Stati Uniti e Cina. Questa, in sintesi, l&#8217;opinione espressa da Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, rappresentante inviato dall&#8217;Italia alla Conferenza sul Clima. &#8220;E’ stato un fallimento, un&#8217;esperienza fortemente deludente &#8211; ha detto Prestigiacomo in un&#8217;intervista sulla Stampa &#8211; Il mondo si attendeva una ricetta per affrontare [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/20/cop15-la-prestigiacomo-accusa-la-confeuro-si-allinea/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Copenhagen è stato un fallimento e la colpa è di Stati Uniti e Cina. Questa, in sintesi, l&#8217;opinione espressa da Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, rappresentante inviato dall&#8217;Italia alla Conferenza sul Clima.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4883" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/29-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;E’ stato un fallimento, un&#8217;esperienza fortemente deludente &#8211; ha detto Prestigiacomo in un&#8217;intervista sulla Stampa &#8211; Il mondo si attendeva una ricetta per affrontare l’emergenza climatica e si ritrova sostanzialmente niente&#8221;.</p>
<p>Mesi e mesi di trattative &#8220;sono stati vanificati dal G2, dall’accordo tra Usa e Cina i cui presidenti, a un certo punto, si sono visti cinque minuti in albergo e hanno mandato a monte tutto.</p>
<p>Hanno fatto saltare il banco&#8221;, rivela il ministro dell&#8217;Ambiente, precisando che questi due paesi &#8220;non accettano impegni vincolanti e verificabili.</p>
<p>Non vogliono, insomma, che ci siano accordi internazionali che impongano loro alcunché e non vogliono, soprattutto, che ci possano essere dei controlli su quello che stanno facendo in materia di riduzione effettiva delle emissioni <span id="more-4881"></span>inquinanti&#8221;.</p>
<p>Stati uniti e Cina che, insieme, sono responsabili del 50% delle emissioni di CO2, si sono in sostanza &#8220;chiamate fuori dalla partita affossando la conferenza sul clima&#8221;.</p>
<p>Prestigiacomo rivendica invece la validità del gioco europeo: l&#8217;Europa &#8220;è stata, una volta tanto, compatta su una linea comune e condivisa, presentandosi alla conferenza con un unico dossier.</p>
<p>E poi è il soggetto politico che ha fatto di più, mettendo a disposizione 10 miliardi di dollari quando gli Usa non sono andati oltre i 3,5, una cifra assolutamente inadeguata&#8221;.</p>
<p>Infine una critica per la mancata leadership della Conferenza, &#8220;da parte dei due soggetti che avrebbero dovuto esercitarla, e cioè l’Onu e il paese ospitante, cioè la Danimarca. Tutto questo non c’è stato&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4884" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/35-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Intanto la Confeuro si unisce al coro di critiche agli accordi raggiunti. &#8220;E&#8217; fondamentale capire &#8211; dichiara il presidente Rocco Tiso &#8211; che finché gli interessi di parte domineranno i rapporti internazionali non sarà possibile nessun accordo in grado di risolvere definitivamente il problema del surriscaldamento globale del pianeta&#8221;.</p>
<p>&#8220;La salvaguardia della Terra &#8211; continua Tiso &#8211; si sta già rivelando come la problematica centrale del secolo appena iniziato e per quello che ci compete più strettamente dobbiamo assicurarci che l&#8217;industria agricola resti al passo con i tempi, qualificandosi non più soltanto come produttrice di alimenti, ma anche come fondamentale custode del territorio.</p>
<p>Se questo nuovo ruolo di tutela ambientale verrà riconosciuto &#8211; conclude Tiso &#8211; l&#8217;agricoltura potrà porre le basi per una nuova economia più dinamica e vincente, eco-sostenibile e fonte di energia rinnovabile, attraverso lo sfruttamento del fotovoltaico, delle agroenergie, delle biomasse vegetali, e con la costituzione di una filiera degli scarti&#8221;.</p>
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		<title>Vertice di Copenhagen: il “no” dei piccoli pesa come un macigno.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 11:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni Paesi in Via di Sviluppo minacciavano di far saltare l&#8217;intesa raggiunta stanotte; i delegati alla Conferenza dell&#8217;Onu sul clima a Copenhagen hanno così approvato una mozione con cui accettano l&#8217;accordo mediato dagli Stati Uniti con Cina, India, Brasile e Sudafrica. &#8220;La conferenza decide di prendere nota dell&#8217;Accordo di Copenhagen del 18 dicembre del 2009&#8243;, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/19/cop15-il-%e2%80%9cno%e2%80%9d-dei-piccoli-pesa-come-un-macigno/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Alcuni Paesi in Via di Sviluppo minacciavano di far saltare l&#8217;intesa raggiunta stanotte; i delegati alla Conferenza dell&#8217;Onu sul clima a Copenhagen hanno così approvato una mozione con cui accettano l&#8217;accordo mediato dagli Stati Uniti con Cina, India, Brasile e Sudafrica.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4873" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/d.jpg" alt="" width="160" height="140" />&#8220;La conferenza decide di prendere nota dell&#8217;Accordo di Copenhagen del 18 dicembre del 2009&#8243;, ha dichiarato il presidente della sessione plenaria della Conferenza che si era aperta nella capitale danese il 7 dicembre scorso.</p>
<p>Dopo la forte opposizione al testo da parte di alcuni Paesi in Via di Sviluppo &#8211; tra cui Venezuela, Sudan, Nicaragua e Cuba &#8211; i delegati hanno rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento, optando per la formula più soft e meno impegnativa del &#8216;prendere nota&#8217; dell&#8217;accordo.</p>
<p>A un drappello di Paesi tra cui Venezuela, Sudan e Tuvalu non è piaciuto l&#8217;accordo al ribasso, che prevede solo un impegno a limitare entro un massimo di due gradi l&#8217;aumento delle temperature, non fissa cifre sui tagli alle emissioni di gas serra<span id="more-4872"></span> e prevede aiuti per 100 miliardi di dollari da qui al 2020 per i Paesi in via di sviluppo.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4874" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; un&#8217;intesa &#8216;debole&#8217;, sostiene il &#8216;fronte del no&#8217;, mentre un delegato sudanese è arrivato a paragonare il piano per l&#8217;Africa all&#8217;Olocausto, perché causerà altre inondazioni, siccità, tempeste di sabbia e non bloccherà il livello di innalzamento dei mari.</p>
<p>Il documento, ha denunciato Lumumba Stanislaus Di-aping, &#8220;è una soluzione basata sugli stessi valori che, secondo la nostra opinione, hanno portato sei milioni di persone in Europa nelle camere a gas&#8221;.</p>
<p>&#8220;Usando un&#8217;espressione biblica, è come se ci fossero stati offerti trenta denari per vendere il nostro futuro &#8211; ha fatto eco il capo negoziatore di Tuvalu, Ian Fry &#8211; Il nostro futuro non è in vendita&#8221;.</p>
<p>Duro anche il commento della delegata venezuelana Claudia Salerno Caldera, mentre il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso non ha nascosto la sua &#8220;delusione per la natura non vincolante&#8221; dell&#8217;intesa raggiunta ieri sera.</p>
<p>Perché sia adottato come accordo ufficiale delle Nazioni Unite, il testo deve essere approvato da tutti i 192 Paesi presenti a Copenhagen.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F19%2Fcop15-il-%25e2%2580%259cno%25e2%2580%259d-dei-piccoli-pesa-come-un-macigno%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>COP15: finalmente c&#8217;è l&#8217;accordo, tra soddisfazione e critiche.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 10:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul limite di 2°C da porre [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/19/cop15-finalmente-ce-laccordo-tra-soddisfazione-e-critiche/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>L’accordo è arrivato in serata, in extremis, dopo una intensa giornata di colloqui, tra Usa, Cina, India e Sudafrica, ma quest&#8217;intesa sembra stia lasciando insoddisfatti molti Paesi. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4854" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Finalmente, il presidente Obama ha trovato un&#8217;intesa con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Sing e il leader sudafricano Zuma, sul <strong>limite di 2°C</strong> da porre all&#8217;innalzamento della temperatura, e su un meccanismo di finanziamento per la riduzione delle emissioni.</p>
<p>Lo stesso funzionario americano ammette che l&#8217;intesa non è sufficiente a combattere i mutamenti climatici, anche se si tratta di &#8220;un primo capitolo importante&#8221;: nessun Paese è completamente soddisfatto, ma questo è &#8220;uno storico passo&#8221; su cui costruire in seguito.</p>
<p>“Il tempo delle parole è scaduto. Non c&#8217;è tempo da perdere”, aveva detto in mattinata il leader della Casa Bianca. L’intesa arriva dopo un&#8217;intensa giornata di colloqui.</p>
<p>Dalla riunione è emersa una nuova bozza che utilizza l&#8217;espressione &#8220;accordo di Copenhagen&#8221; e prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 50% entro il<span id="more-4850"></span> 2050 rispetto ai livelli del 1990 per tutti e dell&#8217;80% per i Paesi industrializzati.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4855" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/116-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Quanto ai Paesi industrializzati (i cosiddetti Paesi Annex 1), &#8220;si impegnano a ridurre individualmente o congiuntamente le proprie emissioni dell&#8217;80% entro il 2050&#8243;. Mancano, invece, obiettivi precisi per i Paesi ricchi a medio termine, cioè entro il 2020.</p>
<p>Nel testo si indica, inoltre, l&#8217;obiettivo di &#8220;mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto dei due gradi centigradi&#8221;. Si tratta di una decisione che va oltre quella di &#8220;non eccedere i due gradi&#8221;, come già previsto al G8 dell&#8217;Aquila e contenuto in una prima bozza apparsa questa mattina.</p>
<p>Sul fronte dei finanziamenti resta indiscusso &#8220;l&#8217;impegno collettivo dei Paesi sviluppati a fornire risorse nuove e aggiuntive per 30 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012&#8243;.</p>
<p>Inoltre, &#8220;nel contesto di azioni appropriate per la mitigazione (degli effetti dei cambiamenti climatici, ndr.) e la trasparenza nell&#8217;applicazione, i Paesi sviluppati sostengono l&#8217;obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l&#8217;anno intorno al 2020 per affrontare le necessità dei Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4857" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/41.jpg" alt="" width="214" height="113" />Nella bozza si esorta &#8220;a una revisione di questo accordo e della sua attuazione da completare entro il 2016&#8243;. Tale revisione &#8220;includerebbe la valutazione del rafforzamento dell&#8217;obiettivo di lungo termine di limitare l&#8217;aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi&#8221;.</p>
<p>Nel documento si parla, inoltre, di un &#8220;Copenhagen Climate Fund&#8221;, che sarà &#8220;un&#8217;entità di meccanismo finanziario per sostenere i progetti, i programmi e le politiche nei Paesi in via di sviluppo della Convenzione&#8221;. Prevista, infine, la creazione di un &#8220;Meccanismo tecnologico per il trasferimento di tecnologia ai Paesi in via di sviluppo&#8221;.</p>
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		<title>COP15, Obama: &#8221;Il tempo delle parole è scaduto. Bisogna agire&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 12:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni. &#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/18/cop15-obama-il-tempo-delle-parole-e-scaduto-bisogna-agire/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Così il Presidente americano, a Copenhagen, esprime scelte chiare per aiutare l&#8217;ambiente e il clima. Intanto il presidente francese Sarkozy &#8220;punta il dito&#8221; contro Cina e India. Ma il premier cinese Jiabao spiega le sue ragioni.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4829" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/32-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8221;La nostra capacità di adottare azioni collettive è in forse, mentre il mondo ci guarda&#8221;, ha aggiunto Obama, parlando di fronte a 120 capi di stato e di governo.</p>
<p>&#8221;La sfida che ci troviamo di fronte consiste nella nostra capacità di affrontarla&#8221; ha affermato, ribadendo gli impegni che gli Stati Uniti sono disposti a prendere, &#8221;nel quadro di un accordo generale&#8221; annunciati ieri dal segretario di stato, Hillary Clinton. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, ridurranno le emissioni dei gas a effetto serra &#8221;indipendentemente da ciò che accade a Copenhagen&#8221;.</p>
<p>Dopo trattative durate tutte la notte a Copenhagen questa mattina si respirava un&#8217;aria di ottimismo in vista dell&#8217;accordo. Ma il presidente Nicolas Sarkozy <span id="more-4828"></span> spiega i motivi dell&#8217;attuale stallo:</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4830" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/114-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;Uno dei problemi principali è che la Cina è riluttante all&#8217;idea di accettare controlli esterni, ma anche l&#8217;India sta sollevando obiezioni&#8221;. Finora ci sono stati solo minimi progressi&#8221; ha ammesso Sarkozy.</p>
<p>A questo punto si spera che il pressing di Obama abbia qualche effetto sulla Cina. Un&#8217;intesa fra Washington e Pechino è fondamentale per il raggiungimento di un accordo globale sul clima.</p>
<p>Ma il premier cinese, Wen Jiabao, nel suo intervento ha subito messo in chiaro che le responsabilità storiche per i cambiamenti climatici sono tutte dei Paesi ricchi e spetta a loro dunque occuparsene.</p>
<p>Wen ha promesso di far onore ai suoi impegni, spiegando che il suo governo punta a tagliare &#8220;l&#8217;intensità carbonica&#8221; (ovvero il livello di emissioni di CO2 necessari alla produzione di beni) del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.</p>
<p>&#8220;Ridurre le emissioni di CO2 su una scala così ampia su questo periodo necessiterà di un enorme sforzo da parte nostra&#8221;, ha detto Wen, ricordando le necessità dello sviluppo economico del suo Paese.</p>
<p>&#8220;La Cina -ha detto- ha una popolazione di 1,3 miliardi di dollari e un reddito medio pro capite di soli 300 dollari. Abbiamo 150 milioni di persone sotto la linea della povertà, per questo dobbiamo pensare anche allo  sviluppo dell&#8217;economia&#8221;.</p>
<p>Wen ha sottolineato che le emissioni di CO2 sono già calate in Cina del 46% rispetto ai livelli del 1990. E si è rivolto ai paesi ricchi perchè &#8220;rispettino i loro impegni&#8221; e aiutino &#8220;i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4831" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/27-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Con il leader del Cremlino è possibile sia affrontata anche la questione del rinnovo del trattato sulla riduzione delle armi nucleari.</p>
<p>Ancora una volta il presidente arriva a Copenhagen in una sorta di attesa messianica per un suo intervento che si spera possa salvare i negoziati e portare ad un accordo sul clima che ieri ad un certo punto sembrava spacciato.</p>
<p>Nella bozza di accordo è stato introdotto un sistema progressivo, con una disponibilità immediata di 10 miliardi di dollari annui, sia pubblici che privati, per poi salire a 50 miliardi entro il 2015 ed a 100 entro il 2020. L&#8217;aumento della temperatura globale del pianeta non dovrà superare i 2 gradi centigradi.</p>
<p>Rimangono sul tavolo però le domande che la stessa segretario di Stato aveva sollevato, cioè come inserire i principali paesi emergenti &#8211; vedi Cina secondo inquinatore mondiale dopo l&#8217;India &#8211; nello schema dei tagli delle emissioni in un futuro trattato internazionale e la verificabilità di queste riduzioni.</p>
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		<title>COP15: rischi reali di fallimento. Atteso l&#8217;arrivo di Obama.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 12:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;. Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/17/cop15-rischi-reali-di-fallimento-ma-obama-e-merkel-sperano/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il negoziatore capo cinese si oppone alla bozza di accordo danese: &#8220;Questo è un processo a guida multipla, quindi una bozza danese senza consultazioni preliminari mette in pericolo un successo del vertice, che può concludersi con un buon risultato solo con la partecipazione di tutte le parti&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4814" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/113-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il testo danese è definito dall&#8217;agenzia stampa Xinhua &#8220;senza valore e distruttiva&#8221;. La posizione cinese, viene sottolineato, è sostenuta da Brasile, India, Sudafrica e altri Paesi in Via di Sviluppo.</p>
<p>Oggi arriverà a Copenhagen anche il primo ministro Wen Jiabao, che assumerà la guida della delegazione di Pechino.</p>
<p>Intanto fonti della delegazione danese hanno riferito ai media locali che tutti i tentativi di raggiungere un compromesso sono falliti.</p>
<p style="text-align: left">La Danimarca, paese organizzatore della conferenza internazionale sul clima di Copenhagen, avrebbe infatti rinunciato alla possibilità di raggiungere un accordo finale.<span id="more-4811"></span></p>
<p style="text-align: left">Lo riferiscono oggi il quotidiano &#8216;Berlingske Tidende&#8217; e il canale d&#8217;informazione Dr, citando fonti governative. A quanto si apprende l&#8217;esito considerato più probabile è una dichiarazione finale non vincolante.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4815" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/26-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Dal canto suo, alla vigilia del suo arrivo a Copenhagen, il presidente americano Barack Obama ha telefonato al collega brasiliano Lula da Silva per favorire un&#8217;intesa.</p>
<p>Il presidente americano partirà in serata per partecipare alla conclusione del vertice nella capitale danese, e ha sottolineato la necessità di un trasparente processo di verifica dei tagli alle emissioni inquinanti.</p>
<p>Negativo il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha messo in guardia contro una conclusione fallimentare del vertice che provocherebbe &#8220;danni drammatici&#8221; al pianeta ed ha chiesto a Stati Uniti e Cina un impegno maggiore nella lotta contro il surriscaldamento globale.</p>
<p>&#8220;Le notizie che arrivano da Copenhagen non sono buone. Se non prendiamo le decisioni necessarie, corriamo il rischio di danni drammatici nel mondo&#8221; ha aggiunto sottolineando come i paesi più colpiti &#8220;saranno quelli più poveri, anche se a nessuno verranno risparmiati i problemi&#8221;.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F17%2Fcop15-rischi-reali-di-fallimento-ma-obama-e-merkel-sperano%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>COP15: ora presiederà il premier danese. Alcuni paesi: “Noi ignorati, e poca organizzazione”.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 16:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro dell&#8217;ambiente danese, Connie Hedegaard, si è dimessa da presidente della conferenza Onu sul clima in corso a Copenhagen. Il suo ruolo sarà assunto dal premier danese Lokke Rasmussen. Intanto alcuni paesi lamentano uno scarso coinvolgimento nelle trattative e un&#8217;organizzazione poco consona. La Hedegaard parla di ragioni di protocollo, ma era stata pesantemente criticata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/16/cop15-ora-presidera-il-premier-danese-intanto-brasile-india-ed-ecuador-tuonano-%e2%80%9cnoi-ignorati-e-poca-organizzazione%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il ministro dell&#8217;ambiente danese, Connie Hedegaard, si è dimessa da presidente della conferenza Onu sul clima in corso a Copenhagen.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4809" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/112-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Il suo ruolo sarà assunto dal premier danese Lokke Rasmussen. Intanto alcuni paesi lamentano uno scarso coinvolgimento nelle trattative e un&#8217;organizzazione poco consona. </p>
<p>La Hedegaard parla di ragioni di protocollo, ma era stata pesantemente criticata dalle nazioni africane perché avrebbe favorito nei negoziati i Paesi ricchi. </p>
<p>&#8220;Con tanti delegati e capi di Stato e di governo in arrivo per rilasciare le loro dichiarazioni è giusto che sia il primo ministro danese a presiedere&#8221; ha spiegato.</p>
<p>Ma al summit i delegati di Brasile, India ed Ecuador, insieme a numerosi altri Paesi in via di sviluppo, si sono lamentati che il vertice sul clima &#8220;non prende in considerazione&#8221; le loro esigenze. Per i delegati il problema è con i Paesi ricchi che, secondo loro, li<span id="more-4789"></span> &#8220;ignorano&#8221;.</p>
<p>&#8220;Stiamo vedendo mancanza di trasparenza, errori di procedura e molte lacune in questa conferenza &#8211; ha dichiarato un delegato dell&#8217;Ecuador &#8211; tutti vogliamo essere consultati&#8221;. I delegati brasiliani hanno espresso il loro fastidio per la mancanza di progressi del vertice, mentre alcuni di loro non sono nemmeno riusciti ad entrare nella sala riunioni per il caos organizzativo in cui versa la conferenza.</p>
<p>I Paesi poveri si lamentano che i più ricchi pretendano da loro sforzi economici eccessivi per la lotta ai cambiamenti climatici.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4793" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/343-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Intanto questa mattina numerosi ambientalisti si sono riuniti nei pressi della conferenza, e Tom Bruce, uno dei leader della manifestazione presente a Copenhagen in rappresentanza degli indiani d&#8217;America, ha spiegato con grande chiarezza:</p>
<p>&#8220;Siamo qui per dire al mondo che quello in corso è un negoziato per le multinazionali. Siamo qui per dire basta a un sistema di mercato che non ha fatto altro che espandere la produzione, quando è chiaro che la madre terra non è più in grado di sostenere un livello di emissioni di gas serra come quello attuale&#8221;.</p>
<p>Intanto, dopo una nottata di negoziati prevale il pessimismo tra i delegati della conferenza di Copenhagen.</p>
<p>Per il ministro Frattini “se il vertice non si chiuderà con un accordo vincolante sarà una “disillusione per tutto il mondo”. E&#8217; l&#8217;Ue non è certa che alla conferenza si riesca a raggiungere l&#8217;obiettivo di una riduzione del riscaldamento globale di due gradi.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F16%2Fcop15-ora-presidera-il-premier-danese-intanto-brasile-india-ed-ecuador-tuonano-%25e2%2580%259cnoi-ignorati-e-poca-organizzazione%25e2%2580%259d%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>Al Gore: &#8220;Rischio che Artico sparica in 5-7 anni&#8221;. Maslowski nega.</title>
		<link>http://www.ok-ambiente.com/2009/12/16/gore-rischio-che-artico-sparica-in-5-7-anni-ma-maslowki-nega/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Al Gore]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Copenhagen Al Gore ha lanciato l&#8217;allarme sulla possibilità che l&#8217;intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7 anni, ma lo scienziato da lui citato ora lo smentisce. &#8220;Non mi è chiaro come sia arrivato a questa cifra, io non farei mai una stima di probabilità così precisa&#8221;, ha dichiarato al &#8220;Times&#8221; Wieslav Maslowski. &#8220;Questi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/16/gore-rischio-che-artico-sparica-in-5-7-anni-ma-maslowki-nega/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Da Copenhagen Al Gore ha lanciato l&#8217;allarme sulla possibilità che l&#8217;intera calotta polare artica sparisca nei prossimi 5-7 anni, ma lo scienziato da lui citato ora lo smentisce. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4765" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/19-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> &#8220;Non mi è chiaro come sia arrivato a questa cifra, io non farei mai una stima di probabilità così precisa&#8221;, ha dichiarato al &#8220;Times&#8221; Wieslav Maslowski.</p>
<p>&#8220;Questi dati sono recenti, alcuni dei modelli del dottor Maslowski suggeriscono che vi sia il 75% di possibilità che l&#8217;intera calotta polare artica, durante i mesi estivi, si sciolga completamente tra 5-7 anni&#8221;, ha detto ieri Al Gore, intervenendo ad una riunione a margine del vertice nella capitale danese.</p>
<p>L&#8217;ufficio di Al Gore ha ammesso che il dato del 75% era stato usato da Maslowski come una &#8220;cifra approssimativa&#8221; alcuni anni fa durante una conversazione con il futuro Nobel per la pace.</p>
<p>Ma la polemica del &#8220;Climagate&#8221; si riaccende, per lo scandalo delle e-mail &#8216;rubate&#8217; dagli hacker dagli archivi degli scienziati dell&#8217;unità di ricerca sul clima dell&#8217;University of East Anglia, che proverebbero come alcuni dati siano stati manipolati per poter rafforzare<span id="more-4766"></span> le tesi del riscaldamento globale e dei mutamenti climatici.</p>
<p>Anche altri esperti hanno criticato il discorso ed il tono allarmista del premio Nobel, diventato dopo il successo globale del suo tour, e film vincitore di Oscar, &#8220;The inconvenienth truth&#8221;, un guru del movimento ambientalista.</p>
<p>&#8220;E&#8217; un&#8217;esagerazione che espone la scienza alle critiche da parte degli scettici&#8221; è il preoccupato commento di Jim Overland, oceanografo dell&#8217;Us National Oceanic and atmospheric administration, sottolineando come questo errore sulle cifre possa essere alla fine controproducente. &#8220;Non c&#8217;è bisogno di esagerare sull&#8217;Artico&#8221; ha aggiunto.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4767" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/25-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E, nella comunità scientifica degli esperti sul clima, non manca chi sottolinea come le ricerche di Maslowski, che lavora alla Us Naval Postgraduate school in California, siano le più allarmiste riguardo al Polo nord, anche quando vengono citate correttamente.</p>
<p>Mentre la maggior parte degli scienziati si attestano su una scala temporale che va dai 20 ai 30 anni per quanto riguarda l&#8217;ipotesi del quasi totale disgelo della calotta polare artica.</p>
<p>Ma parlare di un arco più ampio di tempo, invece delle previsioni di Al Gore sulla “imminenza” del problema, significa che l’impegno e la sensibilizzazione devono essere più moderati? Solo perché non avviene “oggi” bensì “domani”? Questi scontri rischiano di essere futili e controproducenti.</p>
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		<title>Torino: dal 25 gennaio stop alle auto non ecologiche.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[automobili elettriche]]></category>
		<category><![CDATA[blocco]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Entreranno in vigore lunedì 25 gennaio a Torino le ordinanze per il blocco dei veicoli non ecologici. E&#8217; quanto ha stabilito il tavolo dei Comuni coordinato dalla Provincia di Torino, dopo aver approvato la bozza di ordinanza tipo che introduce alcune novità scaturite dal confronto che la Provincia ha condotto con le associazioni di categoria. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/14/torino-dal-25-gennaio-stop-alle-auto-non-ecologiche/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Entreranno in vigore lunedì 25 gennaio a Torino le ordinanze per il blocco dei veicoli non ecologici.<br />
</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4689" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/auto_ecologica-400x300-150x150.jpg" alt="" width="140" height="130" /> E&#8217; quanto ha stabilito il tavolo dei Comuni coordinato dalla Provincia di Torino, dopo aver approvato la bozza di ordinanza tipo che introduce alcune novità scaturite dal confronto che la Provincia ha condotto con le associazioni di categoria.</p>
<p>La nuova ordinanza contemplerà l&#8217;esenzione dal blocco del traffico per i veicoli diesel con omologazione Euro 2 già dotati o che si doteranno di filtro antiparticolato (Fap), necessario per abbattere le polveri sottili.</p>
<p>Fino al 31 luglio 2010 potranno valersi dell&#8217;esenzione anche i titolari di veicoli Euro 2 diesel che, pur non avendo ancora montato il Fap, esibiscano la documentazione<span id="more-4688"></span> che ne attesti l&#8217;avvenuto ordine di acquisto (su carta intestata dell&#8217;officina autorizzata all&#8217;installazione e con l&#8217;indicazione della targa del veicolo), o che certifichi l&#8217;avvenuto ordine di acquisto di un nuovo veicolo in sostituzione di quello circolante.</p>
<p>&#8221;La legge della Regione Piemonte e i recenti provvedimenti della magistratura che hanno coinvolto gli amministratori lombardi &#8211; commenta l&#8217;assessore all&#8217;Ambiente della Provincia di Torino Roberto Ronco &#8211; ci convincono dell&#8217;assoluta necessità dei provvedimenti di limitazione del traffico.</p>
<p>Nel nuovo schema di ordinanza, frutto della condivisione fortemente cercata dalla Provincia, abbiamo inserito tutte le possibili soluzioni di buon senso per facilitarne l&#8217;osservanza ai cittadini e alle imprese&#8221;.</p>
<p>appare ancora incerto l&#8217;effettivo ingresso sul mercato italiano dei filtri anti-particolato post-produzione per i veicoli privati di piccole dimensioni. I produttori sono infatti in attesa del regolamento attuativo da parte ministeriale con i parametri richiesti per l&#8217;omologazione.</p>
<p>Il vuoto normativo potrebbe però essere colmato proprio ad inizio anno ma, in ogni caso, la tendenza da parte dei costruttori è quella di realizzare i filtri solo per i modelli d&#8217;auto più diffusi sul mercato e non quella di realizzare un filro universalmente applicabile.</p>
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		<title>Low carbon: forte intesa Italia-Usa.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[A Copenhagen, sempre nell’ambito del “Cop 15”, il ministro italiano per l&#8217;Ambiente parteciperà, assieme al Segretario di Stato Usa all&#8217;Energia, al lancio della Global Partnership del MEF (Major Economies Forum), organizzato dalla delegazione americana. E&#8217; quanto comunica una nota del ministero. Nel corso dell&#8217;iniziativa verranno illustrati gli esiti del lavoro svolto dal Mef sullo sviluppo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/14/low-carbon-forte-intesa-italia-usa/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>A Copenhagen, sempre nell’ambito del “Cop 15”, il ministro italiano per l&#8217;Ambiente parteciperà, assieme al Segretario di Stato Usa all&#8217;Energia, al lancio della Global Partnership del MEF (Major Economies Forum), organizzato dalla delegazione americana. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4684" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/18-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; quanto comunica una nota del ministero. Nel corso dell&#8217;iniziativa verranno illustrati gli esiti del lavoro svolto dal Mef sullo sviluppo e la diffusione delle tecnologie a basso contenuto di carbonio, nel corso delle cinque riunioni tenutesi nel 2009.</p>
<p>In particolare, verrà annunciata la collaborazione italo-americana, aperta anche ad altri paesi, sul Climate Redi.</p>
<p>Il Climate Redi  è un&#8217;iniziativa volta ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei Paesi in Via di Sviluppo, sfruttare il potenziale energetico nel mercato mondiale degli elettrodomestici, facilitare il coordinamento sulla sostenibilità energetica attraverso una piattaforma per lo scambio delle informazioni.</p>
<p>Il ministero dell&#8217;Ambiente finanzierà l&#8217;iniziativa, per un periodo di 5 anni,<span id="more-4683"></span> con un contributo di 30 milioni di dollari.</p>
<p>&#8221;Le nuove tecnologie rappresentano la strada privilegiata per consentire ai paesi in via di sviluppo una crescita socio-economica sostenibile &#8211; ha dichiarato il ministro Prestigiacomo &#8211; in particolare con Climate Redi vogliano sostenere concretamente quei paesi poveri che oggi non hanno ancora accesso all&#8217;energia, attraverso sistemi solari domestici (fotovoltaico), anche combinati con luci al Led, e altre forme di energia pulita&#8221;.</p>
<p>Nel pomeriggio, alle ore 19, presso la sede della Denmark&#8217;s Radio Concert Hall, il ministro consegnerà il premio &#8221;Mtv Positive Chang Award&#8221;, organizzato dalla Banca Mondiale, assegnato ai giornalisti che si sono distinti per i loro reportage in materia di cambiamenti climatici.</p>
<p>L&#8217;assegnazione del premio è stata decisa in occasione della tavola rotonda organizzata da Ministero dell&#8217;Ambiente, Banca Mondiale e Internews (Ong che si occupa della diffusione del giornalismo specializzato in materia ambientale, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo) in occasione del G8 Ambiente di Siracusa.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F14%2Flow-carbon-forte-intesa-italia-usa%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>&#8220;Con spesa responsabile ogni famiglia può tagliare fino a 1000 kg di CO2 .&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 17:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>

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		<description><![CDATA[Facciamo un po&#8217; di attenzione alla nostra spesa quotidiana e al consumo degli alimenti, perchè così &#8220;ogni famiglia italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre mille chilogrammi (CO2 equivalenti) all&#8217;anno per contribuire personalmente a contrastare i cambiamenti climatici&#8221;. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/12/con-spesa-responsabile-ogni-famiglia-puo-tagliare-fino-a-1000-kg-di-co2/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Facciamo un po&#8217; di attenzione alla nostra spesa quotidiana e al consumo degli alimenti, perchè così &#8220;ogni famiglia italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre mille chilogrammi (CO2 equivalenti) all&#8217;anno per contribuire personalmente a contrastare i cambiamenti climatici&#8221;.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4462" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/alimenti-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /> E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi di Coldiretti, svolta in occasione della Conferenza dell&#8217;Onu di Copenhagen.</p>
<p>In questa occasione è stato presentato dal Presidente della confederazione degli imprenditori agricoli, Sergio Marini, il primo decalogo per la spesa sostenibile dal punto di vista climatico ed ambientale.</p>
<p>&#8220;Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, recarsi alla spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi, evitare di apparecchiare con piatti e bicchieri di plastica sono, insieme alla raccolta differenziata&#8221;, alcuni dei comportamenti suggeriti dal decalogo della Coldiretti per assumere &#8220;responsabilità nei confronti delle generazioni future&#8221;.<span id="more-4461"></span></p>
<p>&#8220;Infatti -sottolinea la Coldiretti- acquistando prodotti locali e di stagione ogni famiglia può ridurre di mille chili le emissioni di gas ad effetto serra, ma ulteriori risparmi possono essere ottenuti con l&#8217;utilizzo di sportine riciclabili e attraverso altri semplici accorgimenti in cucina con pentole e frigoriferi a basso impatto energetico&#8221;.</p>
<p>Secondo l&#8217;analisi della Coldiretti, &#8220;ogni pasto percorre mediamente quasi duemila chilometri prima di giungere sulle tavole e la distribuzione commerciale dei prodotti alimentari, con i lunghi trasporti e le inefficienze di natura logistica&#8221;.</p>
<p>Questa situazione &#8220;è -continua la  Coldiretti- tra le principali responsabili su scala globale dell&#8217;emissione di gas a effetto serra&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4463" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/r-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> &#8220;In Italia -continua- la possibilità di fare acquisti <em>&#8220;a chilometri zero&#8221;</em> è offerta dall&#8217;esistenza di 60.700 frantoi, cantine, malghe e cascine dove è possibile comperare direttamente, ai quali si aggiungono circa i 500 mercati degli agricoltori (farmers market) di Campagna Amica aperti dalla Coldiretti nell&#8217;ambito del progetto per &#8216;una filiera agricola tutta italiana&#8217; nelle piccole e grandi città&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sul sito <a href="http://www.campagnamica.it/" target="_blank" rel="nofollow">www.campagnamica.it</a> -ricorda Coldiretti- è disponibile una mappa delle imprese agricole che vendono direttamente i prodotti distinti per provincia, ma anche un elenco dei mercati dei produttori attivi nelle diverse città&#8221;. E la confederazione degli imprenditori agricoli detta, punto per punto, il decalogo della spesa &#8216;salva-clima&#8217;.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F12%2Fcon-spesa-responsabile-ogni-famiglia-puo-tagliare-fino-a-1000-kg-di-co2%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<title>“Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre”.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 11:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[anno più caldo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>

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		<description><![CDATA[La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell&#8217;oceano Pacifico. &#8220;Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre&#8221;. Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/12/%e2%80%9cil-2010-sara-l-anno-piu-caldo-di-sempre%e2%80%9d/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>La causa di questa previsione poco invitante è dovuta alla combinazione del surriscaldamento globale e alla ricomparsa dal 2008 del fenomeno conosciuto dai climatologi come Enso (El Niño-Southern Oscillation), che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell&#8217;oceano Pacifico.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4457" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/17-150x140.jpg" alt="" width="140" height="140" /> &#8220;Il 2010 sarà l&#8217;anno più caldo di sempre&#8221;. </p>
<p>Lo sostengono gli scienziati inglesi del Met Office, che hanno presentato uno studio al vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di Copenhagen.</p>
<p>Per gli esperti britannici, ci sono il 90% delle possibilità che il 2010 abbia una temperatura media di 14,58°C, presentando un aumento di 0,06°C sulla temperatura media dell&#8217;anno anno più caldo fino ad oggi, il 1998.</p>
<p>La ragione di questo incremento di temperatura è da ricercarsi nella combinazione del surriscaldamento globale e del riproporsi del fenomeno climatico conosciuto come El Niño, che provoca periodicamente un innalzamento della temperatura delle acque<span id="more-4458"></span> dell&#8217;Oceano Pacifico.</p>
<p>Secondo Vicky Pope, direttrice del Centro per il cambiamento climatico del Met Office, il rapido esaurirsi di El Niño o una grande eruzione vulcanica sono le uniche possibilità per evitare che il 2010 si trasformi nell&#8217;anno più caldo della storia.</p>
<p>Per gli scienziati del Met Office, la temperatura del pianeta non dovrà aumentare di oltre 2°C e dovrà iniziare a diminuire a partire dal 2020, altrimenti assisteremo ad una serie di eventi climatici potenzialmente catastrofici.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.ok-ambiente.com%2F2009%2F12%2F12%2F%25e2%2580%259cil-2010-sara-l-anno-piu-caldo-di-sempre%25e2%2580%259d%2F&amp;layout=button_count&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=65&amp;font=lucida+grande' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:450px; height:65px'></iframe></p>

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		<item>
		<title>La Cina, ambiziosa, preme sugli Usa. Paesi emergenti divisi.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Più tagli alle emissioni di gas serra dai paesi industrializzati: è la richiesta contenuta in una proposta negoziale che circola in queste ore nella conferenza di Copenhagen, attribuita al governo cinese, e che mira a fare pressione su Stati Uniti e Unione Europea. La bozza chiede a 37 paesi industrializzati di ridurre le emissioni del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/cina-ambiziosa-preme-sugli-usa-paesi-emergenti-divisi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Più tagli alle emissioni di gas serra dai paesi industrializzati: è la richiesta contenuta in una proposta negoziale che circola in queste ore nella conferenza di Copenhagen, attribuita al governo cinese, e che mira a fare pressione su Stati Uniti e Unione Europea. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4453" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/clima-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> La bozza chiede a 37 paesi industrializzati di ridurre le emissioni del 5% in media entro il 2012 (anno in cui scade l&#8217;attuale protocollo di Kyoto) rispetto ai livelli del 1990. Il testo inoltre prevede ulteriori specifici tagli per i paesi sviluppati nei successivi cinque-otto anni.</p>
<p>Nel testo presentato da Pechino, invece, ai paesi emergenti e in via di sviluppo sarebbero chiesti altri interventi e azioni per ridurre le emissioni globali, ma non vincolanti giuridicamente come quelle chieste ai paesi più sviluppati.</p>
<p>Ma anche tra i Paesi in Via di Sviluppo il fronte non è compatto. Al terzo giorno dei negoziati sul clima di Copenhagen si profila un&#8217;inedita spaccatura nella compagine, finora<span id="more-4452"></span> piuttosto unita, dei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>I piccoli paesi insulari e le nazioni africane, più poveri e più vulnerabili al cambiamento climatico, hanno avanzato la proposta di un trattato legalmente vincolante, più severo del protocollo di Kyoto. Proposta che vede l&#8217;opposizione dei grandi paesi emergenti, come la Cina, che temono un freno alla crescita.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4454" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/16.jpg" alt="" width="130" height="130" /> In prima linea Tuvalu, arcipelago polinesiano a mezza strada fra Hawaii e Australia, che ha chiesto e ottenuto una sospensione dei negoziati fino alla soluzione del problema. L&#8217;appello è stato raccolto da altri membri dell&#8217;Aosis, l&#8217;Associazione dei piccoli stati insulari, come le Isole Cook, le Barbados e Fiji, e da vari paesi poveri africani, Sierra Leone, Senegal e Capo Verde.</p>
<p>Diversi hanno ripetuto la richiesta di Tuvalu di fermare la crescita delle temperature globali a 1,5 gradi centigradi, e la concentrazione di gas serra in atmosfera a 350 parti per milione, invece delle 450 preferite dai paesi industrializzati e da qualche grande emergente. I paesi a forte crescita come Cina, India e Sudafrica si oppongono ai target più ambiziosi, perchè temono che possano rallentare la crescita economica.</p>
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		<title>Clima: i leader UE non sanno accordarsi sugli aiuti ai paesi poveri.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 19:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l&#8217;UE dimostri coesione! E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/clima-i-leaders-ue-non-sanno-accordarsi-sugli-aiuti-ai-paesi-poveri/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l&#8217;UE dimostri coesione!</strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4449" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/15-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell&#8217;Unione europea, sono i paesi &#8220;grandi&#8221; a non tirare ancora fuori le cifre per il fondo &#8220;Fast Start&#8221; &#8211; destinato agli aiuti per i Paesi in Via di Sviluppo &#8211; che l&#8217;Ue vorrebbe portare trionfalmente sul tavolo della Conferenza sul clima di Copenhagen.</p>
<p>Il fondo dovrebbe servire per gli aiuti immediati (periodo 2010-2012) per il trasferimento di tecnologie pulite, la riduzione delle emissioni di gas serra e l&#8217;adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico.</p>
<p>Secondo le stime della Commissione europea, sarebbero necessari dai 5 ai 7 miliardi di euro nel triennio. Ma secondo fonti diplomatiche, Italia, Germania e Francia<span id="more-4447"></span> non hanno voluto per ora dare cifre precise. I negoziati fra gli sherpa sono continuati durante la notte.</p>
<p>Il successo dell&#8217;iniziativa del &#8220;Fast Start&#8217;&#8221;, in realtà, serve anche come diversivo: per sviare l&#8217;attenzione dal fatto che, a questo vertice, i Ventisette hanno riunciato a indicare le cifre dei ben più ingenti finanziamenti di medio e lungo termine (2013-2020) ai Paesi in Via di Sviluppo .</p>
<p>Sarà questo uno dei nodi più difficili da sciogliere a Copenhagen. Intanto nella capitale danese la parola d&#8217;ordine dei Pvs è &#8220;Kyoto non si tocca&#8221;, almeno per ora. Capeggiati da Cina e India, i Paesi in Via di Sviluppo non intendono sottostare al diktat dei più ricchi.</p>
<p>Un testo confidenziale elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan insiste sulla validità del protocollo di Kyoto, chiede ai Paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990, e chiede agli Usa di adeguarsi &#8220;agli sforzi degli altri&#8221;, con tagli &#8220;a livello nazionale&#8221; e non compensazioni oltre le frontiere americane. Quanto ai più poveri, si mette in chiaro, &#8220;la priorità assoluta resta lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà&#8221;.</p>
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		<title>La sfiducia verso i dirigenti politici.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo qui alcuni punti salienti della parte introduttiva del lungo articolo di M. Lowy (noto filosofo brasiliano la cui visione è condivisa da migliaia di attivisti ambientalisti in tutto il mondo), intitolato così: &#8221;Cambiamento climatico: scenari del peggio ed alternativa ecosocialista&#8221;. In esso viene data una visione sintetica ed arguta dell&#8217;approccio delle élite dirigenti rispetto al dramma dei [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/la-sfiducia-verso-i-dirigenti-politici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Riportiamo qui alcuni punti salienti della parte introduttiva del lungo articolo di M. Lowy (noto filosofo brasiliano la cui visione è condivisa da migliaia di attivisti ambientalisti in tutto il mondo), intitolato così: &#8221;Cambiamento climatico: scenari del peggio ed alternativa ecosocialista&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4415" title="Greenhouse-Gases-680" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Greenhouse-Gases-680-300x207.jpg" alt="Greenhouse-Gases-680" width="180" height="180" />In esso viene data una visione sintetica ed arguta dell&#8217;approccio delle élite dirigenti rispetto al dramma dei cambiamenti climatici e si spiega come mai tante persone abbiano sempre meno fiducia nella capacità decisionale e governativa dei &#8220;grandi&#8221; della politica e dell&#8217;economia.</p>
<p>Alcuni processi iniziano in modo molto graduale, ma a partire da un certo momento, possono svilupparsi con salti di qualità. La minaccia più preoccupante, sempre più temuta dai ricercatori, è quindi quella di un runaway climate change, di uno slittamento veloce e incontrollabile del riscaldamento globale.</p>
<p>Esistono pochi scenari del peggio, cioè nel caso l’aumento della temperatura superasse i 2-3 gradi: gli scienziati evitano di compilare tabelle catastrofiche, ma si conoscono già i rischi incorsi. C’è però ancora tempo di agire per invertire il corso degli eventi, ma ci vuole il pessimismo della ragione prima di lasciare tutto il posto all’ottimismo<span id="more-4384"></span> della volontà.</p>
<p>Chi è responsabile di questa situazione, inedita nella storia dell’umanità?</p>
<p>La responsabilità, secondo il filosofo, grava sul sistema capitalista, infatti tutto l’apparato produttivo capitalista è basato sull’uso delle energie fossili &#8211; petrolio, carbonio &#8211; che emettono il gas serra.</p>
<p>E quali sono le soluzioni proposte dalle élite dirigenti?</p>
<p>Lowy divide le loro posizioni in tre grandi gruppi:</p>
<p>1) <em><strong>Gli struzzi</strong></em>: coloro che pretendono che il cambiamento climatico non abbia una fonte &#8220;antropica&#8221;, non dipenda dalle attività umane. Poco tempo fa era la posizione dell’amministrazione Bush. E’ stata sostenuta da un certo numero &#8211; in calo &#8211; di scienziati, alcuni pesantemente sovvenzionati dall’industria petrolifera.</p>
<p>2) <em><strong>I favorevoli al &#8220;business as usual&#8221;</strong></em>: sicuramente il problema esiste, ma può essere risolto con l’impegno volontario delle imprese, e con misure tecniche, senza che sia necessario prendere decisioni vincolanti quantificate.</p>
<p>Questa posizione può combinarsi con una sorta di &#8220;opportunismo&#8221; affarista: ad esempio i governi limitrofi della regione artica (USA, Russia e Canada) mentre la banchisa si scioglie si contendono il tracciato delle rispettive zone di sovranità, in vista del futuro sfruttamento del petrolio che giace attualmente sotto i ghiacciai.</p>
<p>Quali sono le misure tecniche che possono fare fronte alla minaccia? Alcune rientrano nel campo della &#8220;geoingegneria&#8221; più demenziale: seminare fertilizzanti sugli oceani per favorire lo sviluppo del plancton; diffondere nella stratosfera miriadi di frammenti di specchi, per riflettere il calore solare&#8230;</p>
<p>Un’altra via, più classica, consiste nel proporre l’alternativa dell’energia nucleare, che si suppone non produca emissioni. Senonché, per sostituire l’insieme delle energie fossili, bisognerebbe costruire centinaia di centrali nucleari, con un numero inevitabile d’incidenti e un’infinità di rifiuti radioattivi  dei quali nessuno sa che fare. Senza parlare del rischio maggiore di proliferazione militare delle armi atomiche.</p>
<p>Ricordiamo anche l’ultimo rimedio miracoloso, sponsorizzato dagli USA e dal Brasile, ma che interessa anche l’Europa: sostituire il petrolio con i biocarburanti. I cereali o il granturco, anziché nutrire i popoli affamati del Terzo Mondo, riempiranno i serbatoi delle auto dei paesi ricchi. Secondo la FAO, i prezzi dei cereali sono già considerevolmente aumentati, in parte per colpa della forte richiesta di biocarburanti, il che destina alla fame milioni di persone dei paesi poveri.</p>
<p>3) <em><strong>I promotori di accordi internazionali vincolanti</strong></em>: Kyoto rappresenta, da un certo punto di vista, un reale miglioramento, con il principio stesso di accordi internazionali che includono obiettivi quantificati e penalità.</p>
<p>Detto ciò, il suo dispositivo centrale, il &#8220;Mercato dei Diritti di Emissione&#8221; si è dimostrato molto deludente: l’Europa, cioè il gruppo di nazioni più impegnato durante dieci anni è riuscito a ridurre le emissioni soltanto del 2%.</p>
<p>Questo fallimento non è dovuto al caso: le quote di emissione distribuite erano tanto generose che tutti i paesi hanno finito l’anno 2006 con grandi eccedenti di &#8220;diritti di emissione&#8221;. Risultato: il prezzo della tonnellata di CO2 è crollato da 20 € nel 2006 a meno di un euro nel 2007.</p>
<p>L’altro dispositivo di Kyoto, i &#8220;Meccanismi di Sviluppo Durevole&#8221; &#8211; scambi fra diritti di emissione al Nord e investimenti &#8220;puliti&#8221; nei paesi del Sud &#8211; ha, secondo il parere generale, soltanto un impatto limitato, perché non si può accertare e serve a coprire ogni tipo di trucchi ed abusi.</p>
<p><em>Alla fine del summit di Copenhagen, riusciranno finamente i &#8220;grandi&#8221; che tanto dispiacciono a Lowy a raggiungere accordi ragionevoli e attuabili, con unico beneficiario la Natura? Spero davvero di si: nel frattempo, per scrupolo, porto avanti anch&#8217;io piccole</em> <em>azioni quotidiane per salvare il nostro bel Pianeta.</em></p>
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		<title>Copenhagen: i forum alternativi.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Bella Center di Copenhagen la conferenza internazionale delle parti sta delinenando un nuovo trattato sul clima, ma la capitale danese accoglie anche altri forum alternativi organizzati dalla società civile coordinati da network internazionali di attivisti e associazioni ambientaliste (ad esempio Climate Collective, Climate Justice Action, Permakultur International, Attac). A Christiania, rifugio di punk, spacciatori ed [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/copenhagen-i-forum-alternativi/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Al Bella Center di Copenhagen la conferenza internazionale delle parti sta delinenando un nuovo trattato sul clima, ma la capitale danese accoglie anche altri forum alternativi organizzati dalla società civile coordinati da network internazionali di attivisti e associazioni ambientaliste (ad esempio Climate Collective, Climate Justice Action, Permakultur International, Attac).</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4398" title="Clima_pianeta" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/Clima_pianeta1-224x300.jpg" alt="Clima_pianeta" width="140" height="160" />A Christiania, rifugio di punk, spacciatori ed hippies, si stanno preparando delle manifestazioni per questo week-end ed è attivo il Bottom meeting.  </p>
<p>Con i suoi 34 ettari abitati da circa 1000 persone, Christiania è un quartiere autogovernato che alcuni giovani hippies nel 1971 dichiararono Città libera. </p>
<p>Una città questa ancora oggi, come quarant&#8217;anni fa, decisamente sui generis, che le autorità danesi vorrebbero rimuovere il prima possibile.</p>
<p>Christiania è un punto di riferimento importantissimo dal punto di vista strategico e logistico per molti manifestanti che stanno convergendo in Danimarca da tutto il mondo: per le cure mediche in strada, per avere luoghi in cui rilassarsi e sciogliere lo stress e la tensione, per dormire e mangiare spendendo pochissimo, per partecipare alle riunioni preparatorie delle manifestazioni civili e per parlare di principi di eco-villaggi, diritti dei<span id="more-4291"></span> popoli indigeni, spiritualità ed altro ancora.</p>
<p>Sempre a Copenhagen, troviamo il Klima forum. Esso è il summit della società civile &#8220;ufficiale&#8221; e si svolge vicino alla stazione centrale della città, offrendo un programma molto ricco: 190 dibattiti, 50 mostre, 30 tra film e documentari sul clima, musica &#8216;globale&#8217;, teatro, conferenzieri e altro. </p>
<p>Il risultato più importante del Klimaforum09 sarà una Dichiarazione globale sul clima che esprimerà le speranze, le idee e la visione di cittadini e movimenti della società civile provenienti da ogni angolo del pianeta.</p>
<p>Al Bottom meeting come al Klimaforum si teme che la prospettiva che uscirà dalla Conferenza ufficiale possa essere focalizzata soprattutto sugli aspetti tecnici e e andare nella direzione degli interssi delle lobby corporative e delle nazioni più ricche e potenti. </p>
<p>I partecipanti ai forum alternativi auspicano invece  cambiamenti sostanziali nelle strutture economiche della società, per affrontare le sfide del riscaldamento globale e della sovranità alimentare.</p>
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		<title>Dalla Coop il più grande impianto fotovoltaico su singola copertura.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo polo logistico di Coop Italia non food di Prato ospita un impianto fotovoltaico della potenza di 2895 kW per una produzione di 3.200.000 kWh di energia elettrica. E&#8217; grande quanto 5 campi di calcio (primo per dimensione in Italia tra gli impianti montati su singola copertura) e ha una serie di accorgimenti eco-compatibili: [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/11/dalla-coop-il-piu-grande-impianto-fotovoltaico-su-singola-copertura/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>Il nuovo polo logistico di Coop Italia non food di Prato ospita un impianto fotovoltaico della potenza di 2895 kW per una produzione di 3.200.000 kWh di energia elettrica. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4366" title="impianto-fotovoltaico" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/impianto-fotovoltaico1-300x142.jpg" alt="impianto-fotovoltaico" width="180" height="140" />E&#8217; grande quanto 5 campi di calcio (primo per dimensione in Italia tra gli impianti montati su singola copertura) e ha una serie di accorgimenti eco-compatibili: caldaie a condensazione, riscaldamento a pavimento, sonde di luminosità per il controllo delle lampade fluorescenti con alimentatori elettronici di classe A.</p>
<p>Questo magazzino, frutto di un investimento di circa 100 milioni di euro, entrerà a pieno regime a gennaio 2010 quando sarà completato l&#8217;utilizzo delle scaffalature e saranno trasferite lì le sedi del consorzio logistico e per gli acquisti non alimentari. Da qui si movimenteranno 730.000 metri cubi di merci destinate a rifornire i reparti non food di oltre 1400 punti vendita Coop in tutta Italia.</p>
<p>L&#8217;edificio occupa un&#8217;area di 100.000 mq circa ed è costituito da un fabbricato ad uso magazzino di 50.000 mq di superficie, da una palazzina uffici di 7.700 mq, da 35.000 mq fra piazzali di manovra e aree di sosta. L&#8217;acciaio e l&#8217;uso di ampie vetrate<span id="more-4262"></span> caratterizzano architettonicamente l&#8217;intera struttura.</p>
<p>Progettato da Inres, è dotato di 15.650 pannelli di silicio policristallino forniti da Mitsubishi Electric. La produzione, pari al consumo medio annuale di 1185 famiglie (o di 14.200 frigoriferi in classe A+) consentirà di non immettere in atmosfera 1.860.000 kg di anidride carbonica all&#8217;anno, quantità equivalente a quella assorbita da 2650 alberi nella loro intera vita.</p>
<p>In termini energetici complessivi, l&#8217;impianto non solo sarà in grado di soddisfare al completo fabbisogno di energia del nuovo polo logistico, ma produrrà un quantitativo di energia eccedente; il surplus, stimato in 500.000 Kw, sarà immesso e ceduto sulla rete di distribuzione nazionale.</p>
<p>L&#8217;impianto sul tetto è integrato da 5 inseguitori solari,costituiti da 60 pannelli fotovoltaici Mitsubishi Electric, della potenza complessiva di 11,4 kW posizionati all&#8217;entrata del parcheggio che si orienteranno per massimizzare la produzione.</p>
<p><a title="Coop fotovoltaico" href="http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Coop-inaugura-a-Prato-un-magazzino-tutto-verde_4009414364.html#" target="_blank" rel="nofollow" >Guarda il video</a></p>
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		<title>Il supercomputer tedesco per prevedere i cambiamenti climatici.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 19:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia dell'ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; una grande novità che testimonia i continui progressi dell&#8217;informatica, che ora si mette al servizio dell&#8217;ambiente. Scienziati tedeschi hanno inaugurato il più potente computer al mondo per la previsione dei cambiamenti climatici. Il calcolatore, costruito nel Centro informatico tedesco per il clima (Dkrz) di Amburgo, può produrre qualsiasi previsione sul cambiamento climatico in tutte [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/10/supercomputer-tedesco-per-prevedere-i-cambiamenti-climatici/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>E&#8217; una grande novità che testimonia i continui progressi dell&#8217;informatica, che ora si mette al servizio dell&#8217;ambiente. Scienziati tedeschi hanno inaugurato il più potente computer al mondo per la previsione dei cambiamenti climatici. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4282" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Il calcolatore, costruito nel Centro informatico tedesco per il clima (Dkrz) di Amburgo, può produrre qualsiasi previsione sul cambiamento climatico in tutte le aree del pianeta.</p>
<p>Secondo gli scienziati, l&#8217;eco-calcolatore può elaborare molte più informazioni dettagliate sul clima rispetto a quanto fosse possibile fare fino ad oggi.</p>
<p>&#8220;E&#8217; il più grande computer del mondo dedicato esclusivamente alla ricerca sul cambiamento climatico&#8221;, ha dichiarato durante l&#8217;inaugurazione il ministro per la Scienza, Annette Schavan.</p>
<p>Il supercomputer, costato 35 milioni di euro, sarà operativo da aprile, ma la sua inaugurazione è stata volutamente anticipata perchè coincidesse con il vertice sul clima di Copenaghen in corso in questi giorni. Il computer ha una potenza di 160 teraflops ed è 60 volte più veloce rispetto agli attuali calcolatori, riuscendo a calcolare 10 volte più dati<span id="more-4281"></span> e salvando 10.000 terabytes ogni anno. </p>
<p>Il supercomputer avrà bisogno di una grande quantità di energia per funzionare, ma gli esperti del centro assicurano che per alimentarlo verrà usata soltanto energia &#8220;verde&#8221;, prodotta dal vento o da altre fonti rinnovabili.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4284" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/31-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E a proposito del vertice di Copenhagen, Confagricoltura rimarca il ruolo determinante del settore agricolo nella questione del cambiamento climatico, proprio mentre si entra nel vivo dei lavori del Vertice COP15 di Copenaghen.</p>
<p>&#8221;Presentando il 15 ottobre scorso le nostre &#8216;tesi&#8217; sull&#8217;ambiente &#8211; ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Vecchioni- abbiamo già richiesto ai nostri rappresentanti al Vertice maggiore attenzione al settore agricolo&#8221;.</p>
<p>&#8221;Lo rimarchiamo oggi, per ricordare che le campagne &#8211; responsabili per meno del 10% del totale dei gas serra in Europa e per meno del 7% in Italia &#8211; hanno già contribuito notevolmente a contenere le emissioni all&#8217;origine del cambiamento climatico, anche attraverso la Pac&#8221;.</p>
<p>Negli anni scorsi, mentre in Italia le emissioni di gas serra sono aumentate di oltre il 7%, quelle dovute all&#8217;agricoltura sono scese oltre l&#8217;8%. Ed in Europa il calo è stato anche superiore.</p>
<p>&#8221;Confidiamo che in questo summit si prenda consapevolezza di queste cifre &#8211; ha concluso Vecchioni &#8211; e siamo certi che si vorrà puntare ancora di più sull&#8217;agricoltura e sulle sue imprese che a vario titolo, dall&#8217;adozione di pratiche eco compatibili alla produzione di energia rinnovabile, già sono protagoniste a pieno titolo della sfida al cambiamento climatico&#8221;.</p>
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		<title>Paul McCartney e Rajendra K.Pachauri promuovono i &#8220;Lunedì senza carne&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 15:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-4293" title="paulmccartney" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/paulmccartney.jpg" alt="paulmccartney" width="170" height="160" />L&#8217;iniziativa proposta dal cantante al Parlamento Europeo a Bruxelles si chiama &#8221;Lunedì senza carne&#8221;: essa è stata firmata anche da Rajendra K. Pachauri, presidente del Panel internazionale sui cambiamenti climatici dell&#8217;ONU.</p>
<p>Secondo McCartney e Pachauri, il problema dell&#8217;eccessiva produzione di carne deve essere affrontato a livello individale ed istituzionale. </p>
<p>Ma quali sono i principali problemi ambientali legati all&#8217;allevamento animale?</p>
<p>- Consumo di acqua &#8211; La zootecnia è un&#8217;industria particolarmente avida d&#8217;acqua: sia quella che bevono quotidianamente gli animali, sia quella usata per far crescere le piante di cui si nutrono (ben un terzo della produzione globale di cereali è destinata al<span id="more-4247"></span> mangime per bestiame).</p>
<p>- Deforestazione, desertificazione &#8211; Dal 1960, più del 25% delle foreste pluviali centroamericane sono state convertite a pascolo destinato alla produzione di carne bovina da esportare in Europa e negli Stati Uniti. Dopo pochi anni, questo suolo calpestato dagli zoccoli di milioni di bovini ed esposto a sole, piogge e vento, si avvia verso la desertificazione ed è necessario ricorrere a nuovi territori vergini.</p>
<p>- Riscaldamento globale &#8211; Studi autorevoli dimostrano che l&#8217;allevamento di bestiame è responsabile del 18% delle emissioni complessive di gas serra (si tratta di metano, un gas che intrappola le radiazioni di calore della Terra circa 20 volte in più di quanto non faccia l&#8217;anidride carbonica), molto più del settore trasporti cui è attribuito il 13%. Praticamente se ogni automobilista diventasse vegetariano si otterrebbe una diminuzione dei gas serra paragonabile a quella che si avrebbe se decidesse di usare solo la bicicletta!!!!</p>
<p>In Italia, secondo fonti ISTAT, dalla metà dell&#8217;800 alla metà del secolo scorso il consumo pro capite di carne era stabile tra i 15 e i 25 chili l&#8217;anno. Oggi siamo quasi a 150. Invece il consumo di farinacei, nel nostro Paese, è rimasto identico nell&#8217;ultimo secolo e mezzo<strong>. </strong></p>
<p>La proposta di eliminare la carne dalla nostra dieta settimanale almeno per un giorno si rivela quindi ragionevole e più che attuabile. Mangiare poca carne, oltre a giovare alla salute, potrebbe dare un importante contributo al problema del cibo e dell&#8217;acqua. I raccolti agricoli potrebbero sfamare milioni di persone anziché provvedere all&#8217;alimentazione di miliardi di animali.</p>
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		<title>Coldiretti: agricoltura fondamentale ma serve un mercato di assorbimento CO2.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 20:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4226" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/12-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ad affermarlo è Stefano Masini, responsabile Ambiente della Coldiretti. </p>
<p>Così come esiste &#8220;un mercato delle emissioni di CO2, manca ancora un mercato dell&#8217;assorbimento delle emissioni che invece servirebbe, proprio in virtù del riconoscimento di un valore economico da assegnare al contributo dell&#8217;agricoltura che esercita un ruolo fondamentale&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;attenzione già esistente negli Stati Uniti, dove vengono rilasciati certificati per prodotti a emissioni zero ma &#8220;l&#8217;agricoltura americana è sostanzialmente intensiva, mentre in Italia è il settore che inquina meno.</p>
<p>Intanto, il responsabile della Coldiretti suggerisce un consiglio utile per tutti coloro che volessero contribuire a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici: <em>&#8220;Mangiare a chilometri zero&#8221;</em>, un motto preso in prestito da Al Gore. <span id="more-4225"></span></p>
<p>Al Gore fu vice presidente degli Stati Uniti durante la presidenza Clinton, dal 1993 al 2001, e premio Nobel per la Pace nel 2007 insieme all&#8217;Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) &#8220;per i loro sforzi atti a diffondere una conoscenza maggiore dei cambiamenti climatici provocati dall&#8217;uomo e per porre le basi giuste per contrastarli&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4227" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/23-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Da un punto di vista climatico infatti per Stefano Masini &#8220;è inammissibile acquistare a Cerignola, in Puglia, pomodori che arrivano dall&#8217;Olanda&#8221;.</p>
<p>&#8220;Occorre abbattere non solo le distorsioni della filiera ma anche abbassare le emissioni climalteranti di anidride carbonica &#8211; spiega l&#8217;esperto &#8211; con indicazioni che dovrebbero essere riportate in etichetta&#8221;.</p>
<p>&#8220;L&#8217;agricoltura &#8211; sottolinea il responsabile Ambiente della Coldiretti &#8211; è sensibile al clima, è il settore potenzialmente più vulnerabile, basti pensare alla siccità che ha colpito l&#8217;Australia o alle alluvioni di certe aree del Sudest asiatico.</p>
<p>Infine, sul vertice dell&#8217;Onu di Copenaghen (tuttora in corso), già diversi giorni fa Masini aveva espresso alcune perplessità, che a ben guardare riflettono l&#8217;umore generale di questo summit: &#8220;Il dilemma sarà &#8211; aveva detto &#8211; se utilizzare Copenaghen per ridifenire il trattato normativo con impegni vincolanti per gli Stati, e quindi una Kyoto 2, oppure individuare linee guida politicamente rilevanti che creino buone aspettative&#8221;.</p>
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		<title>Clima, The Guardian afferma: &#8220;E&#8217; in gioco un&#8217;intera generazione&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Quattordici giorni per mettere il sigillo al giudizio della Storia di questa generazione&#8221;. Questo il titolo dell&#8217;editoriale che il quotidiano britannico The Guardian pubblica insieme ad altri 56 quotidiani di 45 Paesi (fra cui La Repubblica) in occasione dell&#8217;apertura di oggi della Conferenza Internazionale sul clima di Copenhagen. Pochi credono che da Copenhagen possa uscire [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<fb:share-button href="http://www.ok-ambiente.com/2009/12/07/clima-the-guardian-e-in-gioco-unintera-generazione/" type="button_count"></fb:share-button><p><strong>&#8220;Quattordici giorni per mettere il sigillo al giudizio della Storia di questa generazione&#8221;. </strong></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4176" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/crisi-alimentare-cambiamenti-climatici-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Questo il titolo dell&#8217;editoriale che il quotidiano britannico The Guardian pubblica insieme ad altri 56 quotidiani di 45 Paesi (fra cui La Repubblica) in occasione dell&#8217;apertura di oggi della Conferenza Internazionale sul clima di Copenhagen.</p>
<p>Pochi credono che da Copenhagen possa uscire un vero e proprio Trattato definitivo. </p>
<p>I progressi sono stati possibili solo grazie all&#8217;arrivo di Barack Obama e alla fine dell&#8217;ostruzionismo statunitense, e anche adesso il mondo è alla mercè della politica interna americana, dato che il Presidente non si può pienamente impegnare fino a che il Congresso non avrà fatto altrettanto&#8221;, prosegue l&#8217;editoriale, che avverte:</p>
<p>&#8220;I politici però possono e devono mettersi d&#8217;accordo sugli elementi essenziali di un accordo efficace ed equo, e soprattutto su una precisa scadenza per trasformarlo<span id="more-4174"></span> in un Trattato&#8221;.</p>
<p>Il prezzo del cambiamento sarà alto, ma molto meno di quanto è costato il salvataggio della finanza globale &#8211; e sarà immensamente minore delle conseguenze del non fare nulla&#8221;, conclude l&#8217;editoriale: </p>
<p>&#8220;I politici riuniti a Copenhagen hanno il potere di formare il giudizio della Storia su questa generazione: una che di fronte a una sfida ha avuto il coraggio di affrontarla, oppure così stupida da aver visto arrivare il disastro e non avere fatto nulla per evitarlo&#8221;.</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4177" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/cp11-150x145.jpg" alt="" width="150" height="145" />L&#8217;editoriale &#8216;globale&#8217; arriva in coincidenza con l&#8217;importante appuntamento nella capitale danese. </p>
<p>L&#8217;ora della verità per la lotta al cambiamento climatico: dopo mesi e mesi di dichiarazioni, promesse, rivendicazioni e negoziati a rilento, migliaia di rappresentanti di 192 paesi da oggi per dodici giorni sono riuniti a Copenhagen per il vertice sotto l&#8217;egida Onu da cui dovrebbe emergere la strategia globale per fermare il riscaldamento del pianeta.</p>
<p>Alla kermesse che si terrà al Bella Center della capitale danese, dove sono stati già accreditati 5mila giornalisti, è atteso un centinaio di capi di Stato, un evento senza precedenti da tempi del Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992. </p>
<p>Il presidente Usa Barack Obama sarà al vertice il 18 dicembre, insieme agli altri capi di Stato che arriveranno per partecipare alla chiusura delle riunioni, tra il 17 e il 18.</p>
<p>La 15esima Conferenza dei partecipanti alla Convenzione Onu sul cambiamento climatico ha l&#8217;obiettivo dichiarato di dare un seguito al Protocollo di Kyoto, il primo trattato giuridicamente vincolante sul clima in scadenza a fine 2012.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4178" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/35505-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />L&#8217;obiettivo largamente condiviso del summit è limitare la crescita della temperatura del mondo a due gradi centigradi, attraverso una drastica riduzione della emissioni di gas a effetto serra. </p>
<p>Per sperare di restare sotto quota due gradi gli scienziati affermano che le emissioni globali di gas serra, dovute in larghissima parte alle combustione di carburanti fossili, vanno senz&#8217;altro dimezzate entro il 2050.</p>
<p>Il MET Office, cioè il servizio meteorologico britannico, traccia un quadro assolutamente negativo: il mondo avrà 4 gradi in più, meno foreste e risorse d&#8217;acqua dolce, siccità, terreni meno fertili senza accordi a Copenhagen. </p>
<p>La temperatura mondiale salirà in media di 4 gradi rispetto al XIX secolo, ma il surriscaldamento non sarà uniforme in tutto il pianeta. Tra le aree maggiormente colpite c&#8217;e&#8217; l&#8217;Europa mediterranea.</p>
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