Marea nera, piano “Cup and Cut”: un tappo sulla falla per arginare lo sversamento.
giugno 4th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente
Le operazioni per chiudere la falla di greggio nel Golfo del Messico continuano: la Bp dovrebbe posizionare un tappo su un braccio flessibile del pozzo danneggiato dal quale, da sei settimane, fuoriesce petrolio.
Si tratta di un tappo da piazzare sulla valvola e collegato, attraverso un sifone, ad una nave cisterna in superficie, per recuperare il petrolio che potrebbe continuare a fuoriuscire dal pozzo, si prevede, almeno sino ad agosto.
Il piano, denominato “Cup and Cut”, ovvero “taglia e tappa”, è il quarto tentativo di arginare la perdita messo a punto dalla compagnia petrolifera britannica BP, dopo il fallimento di tutti i precedenti tentativi: la speranza, ora, è che questo tappo che gli esperti della BP dovrebbero far scendere a 1600 metri di profondità, riesca ad otturare la falla.
Stando alla società petrolifera, ci vorranno poi tra le 12 e le 24 ore per capire se la misura adottata funziona, anche perché le scorse settimane sono state segnate da ripetuti fallimenti.
Il piano consiste nel recidere il braccio flessibile del pozzo ed inserire un tappo sulla sua valvola per catturare e aspirare il greggio che fuoriesce ormai dal 20 aprile scorso, giorno dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon. Il petrolio verrebbe portato su una nave in superficie grazie ad un tubo lungo oltre 1,5 chilometri.
La tecnica “Cup and Cut” è molto rischiosa e fa discutere soprattutto perché, se non andrà a buon fine, avrà causato solo un aumento della quantità di petrolio disperso in acqua. Per ora, ha già provocato un incremento del 20% nella fuoriuscita di greggio.
Il nuovo tentativo è seguito anche dal presidente Barack Obama, che ha rinviato le visite in Australia e Indonesia previste per la prossima settimana. E la società petrolifera britannica è stata accusata ancora una volta di non aver fornito “la risposta rapida” che si ci attendeva.
“Sono infuriato per questa sistuazione perché è un esempio di persone che non pensano alle conseguenze delle loro azioni – ha affermato Obama nel corso di un’intervista alla Cnn – Tutto ciò mette in pericolo un intero modo di vita e tutta una regione, probabilmente per diversi anni”.
Parallelamente l’amministrazione Usa ha presentato alla Bp un conto da 69 milioni di dollari (circa 56,7 milioni di euro).
A tutto questo nei giorni scorsi si era aggiunta la paura “uragani”: la stagione degli uragani è infatti appena iniziata e vi sono timori di danni aggiuntivi prodotti dalla presenza del petrolio nel Golfo del Messico.
Obama al riguardo ha detto che un potente uragano nell’area inquinata dalla marea nera potrebbe essere “paradossalmente meno pericoloso” di una meno possente tempesta tropicale.
“Gli esperti mi dicono che con ogni probabilità un potente uragano potrebbe essere paradossalmente meno pericoloso, riguardo alla marea, perché potrebbe disperdere ogni cosa, frantumare la chiazza inquinante e disperdere la marea”, ha detto Obama.
Invece una tempesta tropicale meno potente potrebbe “non disperdere il petrolio e riversare quindi a riva la sostanza oleosa e colpire il fragile ambiente naturale della costa della Louisiana”, ha detto Obama.
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