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Gli agricoltori haitiani rifiutano i semi della Monsanto e minacciano di bruciarli.

maggio 31st, 2010 by Elisa in Curiosità, Sviluppo sostenibile

La multinazionale Monsanto ha offerto ad Haiti una donazione di 60.000 sacchi (475 tonnellate) di semi di mais ibrido e ortaggi: come risposta, il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste minaccia di bruciare tutto.

mais-ogmIl 10 maggio scorso il sacerdote inglese Jean-Yves Urfié in un suo articolo presentava una pesante denuncia: “L’impresa multinazionale Monsanto sta offrendo ad Haiti del mais transgenico con i relativi fertilizzanti e pesticidi. Saranno consegnati gratuitamente dal Progetto Winner con l’appoggio dell’Ambasciata degli Stati Uniti”.

La forte eco di questa denuncia ha obbligato il Ministro dell’Agricoltura di Haiti, Joana Ford, a convocare immediatamente una conferenza stampa a Port au Prince e a precisare che la donazione di semi, assolutamente non transgenici, fa parte di una campagna del Ministero dell’Agricoltura per riattivare il settore agricolo in seguito al terremoto del 12 gennaio. Le sue parole non hanno però rassicurato i cittadini e soprattutto gli agricoltori.

Il leader del Peasant Movement of Papay (Mpp – movimento dei coltivatori della papaia) Chavannes Jean-Baptiste ha  infatti reagito con indignazione. In uno dei passaggi più significativi della lettera aperta che ha presentato al congresso nazionale dei coltivatori haitiani, egli afferma: 

«Si tratta di un pericoloso attacco alla piccola agricoltura, ai contadini, alla biodiversità, alle specie autoctone e a tutto ciò che rimane del nostro ambiente. Il regalo della Monsanto non è assolutamente gradito: il nostro Paese rifiuta le colture ogm. Sappiamo bene che coltivazioni di questo tipo possono danneggiare irreversibilimente la nostra agricoltura, l’unica attività che ci rimane».

I semi offerti in regalo, geneticamente modificati o meno, presentano due problemi principali. Innanzitutto i semi di mais sono ibridi, e potranno rivelarsi produttivi e adattati al clima tropicale haitiano solo se saranno trattati con erbicidi, fertilizzanti e prodotti chimici specifici, che sono prodotti dalla stessa Monsanto.

Inoltre, le famiglie contadine non potranno sfruttare i semi generati da quel mais, poiché una delle caratteristiche delle semenze ibride è che solo la prima generazione è adatta alla semina: se volessero continuare a produrre nella prossima semina, dovrebbero comprare nuovi semi dalla Monsanto.

Il secondo problema è che i semi di mais sono trattati con il fungicida XO Maxim, mentre quelli di pomodoro calypso con tiram, un composto chimico altamente tossico che contiene bisdithiocarbamates etilene (EBDC).

Alcuni studi condotti dall’agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (EPA) hanno dimostrato che le coltivazioni trattate con EBDC contaminano l’ambiente ed espongono gli agricoltori a rischi di patologie gravi, tanto che sono obbligati a proteggersi con speciali indumenti: purtroppo, insieme alle sementi, la Monsanto non propone alcun tipo di formazione per gli agricoltori a riguardo, né indumenti protettivi.

Il Mpp, appoggiato da tutti i movimenti sociali haitiani, ha minacciato quindi di bruciare i semi Monsanto qualora dovessero sbarcare a Haiti e ha indetto una manifestazione di protesta contro la multinazionale per il 4 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente: «Accettare la donazione significa contaminare le nostre colture, esporre i nostri contadini al ricatto dell’agrobusiness e, soprattutto, rinunciare alla nostra sovranità alimentare».

La multinazionale Monsanto possiede il 90% degli organismi geneticamente modificati coltivati nel mondo. E’ conosciuta per le sue pressioni nella vendita di semi, specialmente OGM, sia al nord che al sud del pianeta.

Gli accordi che propone sono molto limitanti sulle tecnologie di utilizzo (gli agricoltori sono ad esempio praticamente obbligati ad utilizzare esclusivamente i pesticidi e i fertilizzanti prodotti dall’azienda stessa) e vengono stipulati con agricoltori che spesso non sono completamente consapevoli di quello che stanno firmando.

E’ dunque facile capire come, dietro ad una maschera di generosità, l’azienda Monsanto sia spinta, nel caso di Haiti, esclusivamente dall’interesse economico all’apertura di nuovi mercati.

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