BP e marea nera: l’operazione “Top Kill” riuscirà a porre fine al gravissimo disastro ambientale?
maggio 27th, 2010 by Sara in Acqua, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
Via libera all’operazione “Top kill”. La Bp annuncia di aver iniziato la procedura per sigillare il pozzo petrolifero esploso più di un mese fa e che sta continuando a inquinare il Golfo del Messico.
La notizia arriva dopo l’ennesima pressione del presidente Usa Barack Obama che, sempre più preoccupato, si sarebbe rivolto ai suoi collaboratori urlando: “Tappate quel maledetto buco”.
Obama attacca le compagnie petrolifere: “Rischi e costi non più sostenibili. Cercare fonti alternative”. Iniziata la procedura per sigillare la fuoriuscita di greggio. Se dovesse fallire la marea sarebbe peggio di prima.
Nei prossimi giorni Obama visiterà per la seconda volta in meno di un mese la Louisiana per valutare ancora una volta i danni i danni e seguire le operazioni per bloccare la falla.
La Bp intanto ha avuto l’autorizzazione dalle autorità Usa per l’operazione denominata “Top kill” per chiudere definitivamente la fuoriuscita di greggio che sta provocando il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti.
La procedura prevede che la falla sia coperta con un getto di fango ad alta pressione e poi sigillata con un tappo in cemento a 1.500 metri di profondità. Per l’amministratore delegato del gruppo petrolifero, Tony Hayward, le possibilità di successo sono “intorno al 60-70%” anche se c’è l’incognita di un’operazione mai tentata prima a simili profondità.
In caso contrario, se la valvola dovesse venire danneggiata (un fatto che non si può escludere vista la pressione), le quantità di petrolio che uscirebbero potrebbero essere superiori a quelle attuali, aggravando la marea nera.
L’annuncio della Bp è arrivato con un messaggio Twitter dal quartier generale delle operazioni di contenimento della marea nera. Secondo il sito ufficiale della Deepwater Horizon Response, l’ammiraglio Mary Laundry, il coordinatore federale Usa, dopo avere consultato l’ammiraglio Thad Allen, responsabile per le operazioni, ha dato il via libera ufficiale alla Bp per la procedura.
L’operazione, sorvegliata da robot, si svolge in due tempi e ha una durata prevista minima di una decina di ore.
La prima fase comincia iniettando nella falla 22 tonnellate di fango e liquidi ultradensi. Se non ci saranno intoppi e il flusso di greggio e gas sarà davvero contenuto, i fanghi verranno sostituiti con cemento, con l’obiettivo di sigillare definitivamente il pozzo petrolifero.
“Se l’operazione Top kill riesce, e non ci sono garanzie, dovrebbe ridurre notevolmente o eliminare la perdita di petrolio”, ha detto Barack Obama visitando un impianto di pannelli solari a Fremont, in California. Ma se dovesse fallire, ha aggiunto, “ci sono altri approcci possibili”.
Il presidente Usa ha quindi attaccato le società petrolifere e suggerito l’importanza di pensare a fonti di energia alternative. “Il problema è che trivellano a 1.500 metri sotto il mare poi altri 1.500 metri prima di trovare il petrolio, con rischi e costi sempre maggiori. Non possiamo continuare a sostenere questo tipo di uso di combustibili fossili. Il pianeta non lo può sostenere”.
A breve la Casa Bianca annuncerà requisiti di sicurezza più stringenti per le trivellazioni petrolifere off-shore. Le misure includeranno con tutta probabilità un rafforzamento delle ispezioni sugli impianti di perforazione e garanzie per la sicurezza degli impianti di contenimento.
L’ad di Bp, Tony Hayward, ha dichiarato in un’intervista alla Cnn che nel rapporto che sta per consegnare alle autorità Usa si afferma che l’incidente “fu dovuto a tutta una serie di problemi tecnici” tra cui un guasto che per tre volte bloccò il “blowout preventer”, il meccanismo per la messa in sicurezza dei pozzi in caso di emergenza.
Intanto un oleodotto della Bp in Alaska è stato chiuso in seguito a una perdita di greggio dovuta ad alcuni inconvenienti tecnici. La decisione è stata presa dopo che migliaia di barili di petrolio si sono riversati in un contenitore di emergenza durante un test dei comandi anti-incendio alla stazione di pompaggio numero 9, 160 chilometri a sud di Fairbanks. Un problema tecnico ha fatto aprire le valvole di scarico. Non ci sono stati feriti, ma i 40 tecnici che lavorano nella stazione sono stati evacuati.
Per la Bp c’è anche un’altra grana: alcuni pescatori reclutati in Louisiana per collaborare all’operazione di contenimento della marea nera hanno lamentato problemi respiratori e nausea per la prolungata esposizione a petrolio e solventi.
Intanto si è appreso che l’agenzia federale che regola e controlla le trivellazioni off-shore negli Usa ignorò a più riprese gli avvertimenti sui rischi ambientali nel Golfo del Messico lanciati dai consulenti scientifici dell’Amministrazione. Unico segnale positivo per la compagnia inglese al momento viene dai mercati: le borse sembrano credere a quest’ultima operazione e il titolo Bp guadagna il 2,4%.
Per leggere l’articolo originale clicca qui.
Guarda il video sulla marea nera, le spiegazioni scientifiche dei danni provocati e l’operazione Top Kill:
Un commento personale è che ritengo vergognoso che l’uomo, per i propri interessi economici e per i giochi di potere internazionali, possa essere così egoista da continuare ad indirizzare le proprie scelte verso soluzioni che possono provocare morti e catastrofi ambientali senza precedenti; e che non abbia come pensiero primario il preservare un ambiente nel quale dovranno vivere le generazioni future e dal quale tutti, compresi i potenti, attingiamo tutte le risorse che ci permettono di sopravvivere.
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