La lavatrice che lava gli uccelli dal petrolio in 7 minuti: una buona invenzione o un tentativo di green-washing?
maggio 19th, 2010 by Elisa in Curiosità, Flora e Fauna
Nei casi di catastrofi petrolifere, i volontari cercano di liberare gli uccelli dal petrolio con lavaggi a mano: una procedura lunga, molto stressante per gli animali e rischiosa per gli uomini in caso di contaminazione da sostanze tossiche.
Il petrolio che galleggia sulla superficie marina uccide lentamente centinaia di specie animali.
Numerosi uccelli migratori che nidificano nelle zone costiere scambiano la macchia scura che galleggia sulla superficie del mare per luoghi di sosta e atterrano direttamente nel petrolio.
Intrappolati nella marea vischiosa, gli adulti annegano mentre i loro piccoli, rimasti nel nido, muoiono di fame.
Il petrolio a contatto con il piumaggio degli uccelli ne disarticola la delicata struttura provocando la perdita di impermeabilità e la perdita della capacità di isolamento termico.
La maggior parte degli uccelli che vengono a contatto con prodotti petroliferi in mare muore semplicemente per annegamento in quanto le loro piume si inzuppano di acqua appesantendosi, mentre per quegli esemplari che riescono ad arrivare sulla terraferma la principale causa di morte è l’ipotermia, ossia il freddo, associata inoltre alla elevata tossicità del prodotto.
La cattura, la manipolazione e il trasporto verso i centri specializzati di decontaminazione e riabilitazione degli esemplari imbrattati di catrame, già spaventati e in pessime condizioni fisiche, presenta difficoltà e pericoli per gli animali, che possono rimanere feriti o subire uno stress tale da comprometterne la possibilità di ripresa.
Il momento del lavaggio in genere è critico: durante le operazioni di pulizia a mano gli uccelli si stressano molto rischiando di morire di infarto e, se ingeriscono petrolio, in seguito muoiono per i danni riportati ai reni e al fegato.
Per far fronte al problema del lavaggio degli uccelli contaminati dal petrolio è stata inventata una specie di lavatrice che li pulisce dalle macchie in soli 7 minuti, con il duplice vantaggio di velocizzare la procedura di lavaggio causando al tempo stesso meno stress all’animale derivato dalla manipolazione prolungata.
L’idea è del 1995 ed è stata progettata e sviluppata dal consorzio Fost (Fast Oil Spill Team): un organismo fondato dalle aziende petrolifere Elf e Total agli inizi degli anni ’90 per fornire un supporto tecnico di primo intervento in caso di disastri ecologici collegati agli sversamenti di petrolio in mare.
La macchina si basa sul funzionamento della canonica lavastoviglie domestica: un cestello serve per ingabbiare il pennuto, mentre un altro cestello più esterno, che include una serie di getti di acqua e solvente, lava le sue piume a 39°C, la temperatura corporea tipica dei volatili. L’animali viene poi asciugato e lasciato riposare in una piscina appositamente costruita per la degenza.
Peccato che, come indica il sito ufficiale dell’invenzione, dopo 15 anni esistano oggi al mondo solo due esemplari di queste rapide lavatrici per uccelli, naturalmente di proprietà della Fost che, in caso di necessità, si prodiga a affittarle con tanto di aiuto tecnico.
Cosa significa questo? Come è possibile che un marchingegno in grado di salvare tante vite animali non sia stato mai usato in occasione dei tanti disastri ecologici che sono avvenuti negli scorsi anni, e che le operazioni di soccorso vengano tutt’oggi portate avanti da gruppi di volontari guidati da associazioni ambientaliste?
Può darsi che sia una questione di soldi: del resto far arrivare da lontano un macchinario che, una volta montato (l’equipaggiamento della lavatrice per uccelli si compone anche di tendoni e altri oggetti) occupa circa 200 mq, deve essere terribilmente costoso, forse troppo costoso per delle associazioni tenute in piedi semplicemente dalle donazioni annuali dei soci (perché certo gli Stati non pagano le operazioni di soccorso alla fauna). Del resto, dal sito della Fost è impossibile accedere a un qualsiasi catalogo prezzi.
Può anche darsi che, agli ambientalisti, dispiaccia un po’, e paia un controsenso, pagare tanti soldi per l’affitto di un macchinario il cui brevetto è di esclusiva proprietà di un consorzio fondato dalle stesse compagnie petrolifere. Forse vedono nella Fost e nelle sue soluzioni tecniche per tamponare gli sversamenti di petrolio in mare una buona trovata per rendere le compagnie petrolifere più “green”, per rendere accettabili degli incidenti che causano disastri ecologici di portata continentale.
E che efficace arma di greenwashing, in concomitanza con il disastro del Golfo del Messico, può rivelarsi far pubblicità a una lavatrice per ripulire proprio loro: i poveri, innocenti uccelli, giustamente gli animali che più hanno presa sull’emotività collettiva!
Guarda il video che mostra il funzionamento della lavatrice per uccelli:
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