Le centrali a biomassa con la “short rotation forestry”.
maggio 14th, 2010 by Diego in Energie rinnovabili, Sviluppo sostenibile
Le centrali a biomassa per produrre energia elettrica e calore rappresentano un segmento che può incidere sul fabbisogno elettrico italiano e costituiscono anche integrazione al reddito di molte realtà agricole, che si trovano ad affrontare spesso periodi di difficoltà a causa della concorrenza dei prodotti provenienti dall’estero.
La professoressa Cinzia Buratti, responsabile del Centro di ricerca sulle biomasse (Università di Perugia), ne ha parlato durante un’intervista ad una Radio.
In riferimento a queste centrali termoelettriche alimentate a biomassa, viene da chiedersi: cos’è la biomassa? Cosa si intende per biomassa?
La professoressa ha fatto subito riferimento ad una informazione di tipo normativo, ossia il Decreto legislativo n. 387/2003 dice “la biomassa è la parte biodegradabile di prodotti, rifiuti e residui provenienti da agricoltura, fildicoltura e industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali urbani”.
Gli studi che il Centro perugino porta avanti riguardano tutte le biomasse di origine vegetale, che possono derivare sia da “short rotation forestry” (ossia “foresta a rotazione rapida”, cioè colture appositamente sviluppate per la produzione di energia), oppure da scarti di lavorazioni agricole.
La short rotation forestry consiste nella coltivazione di una piccola foresta, che viene tagliata abbastanza spesso. Ad esempio il pioppo: viene piantumato, e dopo due o tre anni inizia la raccolta, fino ad uno sfruttamento che arriva a 15-20 anni, a cadenze cicliche. Dopo di che, l’impianto viene dismesso per permettere al terreno di riacquisire sostanze necessarie per il suo equilibrio compositivo.
Il pioppo è un esempio, ma ci sono anche colture di tipo diverso, come quelle con fine alimentare (canna, discanto, ecc.). Sulle dimensioni di questi impianti, la normativa fa una chiara distinzione che incide sulle incentivazioni, cioè la distinzione riguarda la potenza degli impianti: più o meno di 1MW elettrico.
Se di più, vige solo il modello di incentivazione dei certificati verdi (certificato contrattato sul mercato dal produttore, a cui va aggiunto il costo di vendita dell’energia elettrica). Se meno, il produttore può scegliere la tariffa onnicomprensiva (0,28 euro per kw/h prodotto), ed è la scelta più conveniente, perché si risparmia tempo ed energia.
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