Non tutti i palloni da calcio sono uguali: quelli equosolidali hanno qualcosa di più.
maggio 11th, 2010 by Elisa in Commercio Equo e Solidale
Il calcio è uno sport dalla fama planetaria e ognuno di noi, perlomeno nell’infanzia, ha giocato con un bel pallone di cuoio: ma da dove proveniva quell’oggetto? Beh, è molto probabile che venisse da Sialkot, in Pakistan, e fosse stato cucito da un bambino. Adesso le cose sono molto migliorate, e addirittura oggi è possibile acquistare un pallone del commercio equo e solidale.
La città di Sialkot, nel nord est del Pakistan (letteralmente la “Terra dei puri di spirito”), è una città di circa mezzo milione di abitanti nei dintorni della quale si sono sviluppati veri e propri distretti produttivi manifatturieri semi-industriali: i più importanti sono quello dei palloni per sport e quello degli strumenti chirurgici.
Si stima che nel distretto di Sialkot venga prodotto circa il 70% dei palloni da calcio di tutto il mondo: la città è infatti soprannominata la “Capitale del pallone”.
In seguito alla dominazione coloniale inglese, vista la mancanza di opportunità di reddito per le famiglie e la scarsa tutela dei diritti umani, nella produzione dei palloni vennero impiegati anche molti bambini, soprattutto per le operazioni di cucitura dei palloni: i bambini erano spesso giovanissimi, malpagati, ed a causa del lavoro non ricevevano educazione.
Per rimediare a questa situazione nel 1997 l’UNICEF e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, riuniti con i rappresentanti delle maggiori industrie produttrici locali, hanno firmato l’”accordo di Atlanta“. Attraverso tale accordo il lavoro minorile a Sialkot nel settore della produzione di palloni è stato praticamente eliminato nelle maggiori imprese.
Ma non finisce qui: un passo avanti recentemente è stato fatto anche grazie all’introduzione di progetti di commercio equo e solidale. Fra le tante, alcune aziende hanno infatti intrapreso un percorso di miglioramento delle condizioni di lavoro dei loro dipendenti, iniziando un percorso di maggiore coinvolgimento del Sindacato Locale PWF (Pakistan Workers Federation) nelle relazioni con i lavoratori.
Le stesse aziende si sono impegnate al rispetto di criteri di produzione e commercializzazione secondo i rinnovati criteri di commercio equo stabiliti da FLO (Fairtrade Labeling Organization) di parte della loro produzione.
E’ così nato il progetto DIRITTI IN GIOCO, lanciato in Italia da ASSOBOTTEGHE, l’Associazione delle Botteghe del Commercio Equo Solidale italiane, e da Commercio Alternativo. I palloni di Commercio Alternativo sono il risultato di una partnership con Fairtrade-Transfair Italia (ente di certificazione equosolidale) e Iscos (organizzazione di cooperazione internazionale della Cisl), e sono di straordinaria fattura, sia per la scelta dei materiali che per l’attenzione al processo produttivo e al controllo qualità.
Sono prodotti da Vision Technologies in vari modelli: ci sono palloni da calcio per professionisti, palloni da calcio amatoriale, palloni da calcio giovanile e calcetto, palloni da calcetto a rimbalzo controllato per professionisti, palloni da beach volley amatoriale e palloni da indoor volley amatoriale.
Il Chicco di Senape, bottega del commercio equo di Pisa, da due anni usa per gli allenamenti della omonima squadra di calcetto un pallone equosolidale: noi giocatori, oltre che soddisfatti dalla qualità dell’oggetto, ci sentiamo per questa scelta ancora più solidali!
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