Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta.
maggio 11th, 2010 by Elisa in Curiosità, Ecologia dell'ambiente, Sviluppo sostenibile
Tutti noi abbiamo a che fare quotidianamente con i rifiuti, li creiamo ad una velocità stupefacente come se tutto ciò fosse normale, come se tutto ciò non avesse ripercussioni serie e tangibili sull’ambiente. Eppure, non sempre le cose sono andate così: anzi, fino a un secolo fa i rifiuti erano davvero pochi.
Vediamo allora l’origine dei rifiuti e la breve storia di questi particolari e scomodi oggetti.
In un ecosistema naturale gli organismi viventi fanno parte di una rete molto complessa di relazioni: ci sono i produttori di sostanza organica (piante), i consumatori primari e secondari (animali) e i decompositori (microrganismi) che si nutrono di organismi morti o di materiali biologici espulsi (peli, penne, foglie…), traformandoli in sostanze che vengono utilizzate nuovamente dai produttori per costruire altra materia vivente.
Ciò che un qualsiasi organismo scarta non è un rifiuto, ma materia prima per qualcun altro: in natura esistono solo risorse, in un sistema definito “a ciclo chiuso” che ricicla e non distrugge.
L’uomo, pur facendo parte della natura, ha creato un nuovo “ecosistema artificiale” aperto che non ha molto in comune con i cicli naturali ed in cui non si crea e non si aiuta la vita, ma si producono beni di consumo, oggetti. L’umanità ha così aperto il ciclo chiuso della natura: estrae dalla terra le materie prime e le utilizza per costruire oggetti che poi, terminato il loro scopo, vengono buttati, accumulati e non reimpiegati: i RIFIUTI.
Storicamente i rifiuti hanno cominciato a rappresentare problema quando nacquero le prime città, ossia quando con la pratica dell’agricoltura le popolazioni da nomadi si trasformarono in stanziali. Nei borghi infatti circolavano e venivano usate molte merci ed era problematico lo smaltimento degli escrementi umani.
In generale la prima forma di smaltimento dei rifiuti usata dagli esseri umani è stata la discarica: un modo per tenere pulito il proprio ambiente di vita e allontanare da sé e dalle proprie abitazioni gli scarti prodotti.
I primi ad occuparsi della pulizia delle città furono gli antichi Greci: già Aristotele, nella “Costituzione degli ateniesi”, illustrava i doveri dei sorveglianti della città incaricati di verificare il lavoro degli spazzini, per impedire loro di gettare le immondizie vicino alle zone abitate.
I Romani furono i primi a realizzare un servizio pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti, e il loro modello urbano fu esportato in tutto l’Impero. Nella grande e potente Roma (1.250.000 abitanti ai tempi di Augusto) “munditia” (cioè pulizia) era la parola d’ordine.
Qui sorsero bagni pubblici (latrinae pubblicae), terme, fontane cui attingere l’acqua e, ai margini della città, furono costruite discariche pubbliche, nelle quali non erano gettati solo rifiuti, ma anche carcasse di animali e i cadaveri dei gladiatori vittime dei giochi circensi.
Recenti studi archeologici hanno rivelato che strati di immondizie portarono alla formazione di colli artificiali come Monte Citorio, Monte Savello, Monte dei Cenci e il Monte dei Cocci a Testaccio, realizzato esclusivamente con lo scarico di anfore da derrate giunte a Roma via fiume.
In epoca medievale, con un’economia rurale di sussistenza, di rifiuti praticamente non se ne producevano: tutto veniva usato, riusato e riciclato fino all’estremo. Il problema riguardava piuttosto gli escrementi umani: il contenuto dei vasi da notte veniva gettato dalla finestra, e i gabinetti delle case scaricavano i liquami direttamente nelle strade: questo creava frequenti epidemie. Nel Rinascimento, infine e per fortuna, si affermò definitivamente una struttura urbana organizzata di pulizia e smaltimento dei rifiuti.
Con la RIVOLUZIONE INDUSTRIALE iniziò lo sfruttamento intensivo delle risorse e cominciarono ad accumularsi i rifiuti delle prime fabbriche con conseguente impatto sull’ambiente. Agli inizi del secolo scorso ci fu poi un evento decisivo: la prima catena di montaggio inventata da Henry Ford (1914) per produrre centinaia di migliaia di auto avviò la cosiddetta “PRODUZIONE IN SERIE” che portò alla standardizzazione del prodotto e al CONSUMO DI MASSA.
Tuttavia, fino al boom economico (anni 60-70 del secolo scorso), esisteva ancora una forte cultura del risparmio delle risorse per la quale ogni oggetto veniva riutilizzato il più possibile. Le ceneri industriali venivano usate per lavare i panni, i metalli erano venduti al rottamaio, il vetro non veniva buttato e così pure i tessuti. Carta e legno venivano bruciati, ed era entrata da poco in commercio la plastica. Insomma, ai tempi dei nostri nonni i valori del risparmio, del recupero, della cura degli oggetti e del riciclo erano molto importanti e facevano sì che si creassero pochi rifiuti.
Con l’avvento della società dei consumi, dagli anni ’70 in poi, prese piede il moderno principio “USA E GETTA”: invece di curare gli oggetti, facendoli durare il più possibile, si tendeva a comprarne di nuovi alla prima “ammaccatura” dei vecchi. Fu una vera rivoluzione del costume, che portò alla situazione critica attuale.
Gli oggetti, oggi, vengono difficilmente riparati e sono costruiti per durare poco ed essere rimpiazzati da altri modelli più innovativi, più pubblicizzati e quindi più desiderati.
E’ scomparsa la cenere per lavare i panni e sono sopraggiunti diversi tipi di carta, metallo o vetro, ma soprattutto una grande quantità di materiali sintetici come la plastica.
Il modello economico occidentale attuale implica una grandissima produzione di rifiuti, per cui le discariche, gli inceneritori e gli impianti di riciclaggio non sono più sufficienti. Forse è arrivato il momento di cambiare modo di agire e risolvere il problema a monte. Cerchiamo di comprare meno oggetti, il meno imballati possibile: quelli che usiamo nella nostra vita sono troppi e la maggior parte di essi non è necessaria al nostro benessere e alla nostra felicità.
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boom economico, consumo di massa, discariche, ecosistema artificiale, ecosistema naturale, greci, pianeta, rifiuti, risorse, rivoluzione industriale, romani, storia, usa e getta4 commenti all'articolo “Breve storia dei rifiuti: perché un tempo non esistevano e perché oggi stanno soffocando il nostro Pianeta.”
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