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Clima: i leader UE non sanno accordarsi sugli aiuti ai paesi poveri.

dicembre 11th, 2009 by Diego in Clima, Sviluppo sostenibile

Occupiamoci ancora del vertice di Copenhagen. Tra proposte e pretese di finanziamento, non si riesce mai a raggiungere un accordo pieno, certo, intoccabile, che raccolga il consenso di tutti i Capi di Stato. Certo, non è semplice, ma almeno l’UE dimostri coesione!

E ancora le trattative sono in corso: al vertice dell’Unione europea, sono i paesi “grandi” a non tirare ancora fuori le cifre per il fondo “Fast Start” – destinato agli aiuti per i Paesi in Via di Sviluppo – che l’Ue vorrebbe portare trionfalmente sul tavolo della Conferenza sul clima di Copenhagen.

Il fondo dovrebbe servire per gli aiuti immediati (periodo 2010-2012) per il trasferimento di tecnologie pulite, la riduzione delle emissioni di gas serra e l’adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico.

Secondo le stime della Commissione europea, sarebbero necessari dai 5 ai 7 miliardi di euro nel triennio. Ma secondo fonti diplomatiche, Italia, Germania e Francia non hanno voluto per ora dare cifre precise. I negoziati fra gli sherpa sono continuati durante la notte.

Il successo dell’iniziativa del “Fast Start’”, in realtà, serve anche come diversivo: per sviare l’attenzione dal fatto che, a questo vertice, i Ventisette hanno riunciato a indicare le cifre dei ben più ingenti finanziamenti di medio e lungo termine (2013-2020) ai Paesi in Via di Sviluppo .

Sarà questo uno dei nodi più difficili da sciogliere a Copenhagen. Intanto nella capitale danese la parola d’ordine dei Pvs è “Kyoto non si tocca”, almeno per ora. Capeggiati da Cina e India, i Paesi in Via di Sviluppo non intendono sottostare al diktat dei più ricchi.

Un testo confidenziale elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan insiste sulla validità del protocollo di Kyoto, chiede ai Paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990, e chiede agli Usa di adeguarsi “agli sforzi degli altri”, con tagli “a livello nazionale” e non compensazioni oltre le frontiere americane. Quanto ai più poveri, si mette in chiaro, “la priorità assoluta resta lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà”.

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