Copenhagen: Ban e Obama fiduciosi. E’ partito il countodown.
dicembre 6th, 2009 by Diego in Clima, Sviluppo sostenibile
Domani, finalmente, inizia il vertice. Idea centrale: superare il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012, e realizzare un accordo ambizioso sul clima.
I delegati internazionali sono arrivati o stanno arrivando nella capitale danese per il vertice Onu. Obama ci sarà nella fase finale, ossia al momento dei patti da sancire.
“Sono molto ottimista per Copenhagen”, ha detto Ban Ki Moon, segretario generale Onu, in un’intervista al quotidiano danese Berlingske Tidende.
“Avremo un accordo. E credo che l’accordo sarà firmato da tutti gli Stati membri dell’Onu, e sarà una cosa storica. Abbiamo il giusto spirito politico: tutti i capi di stato e di governo hanno lo stesso obiettivo, prevenire il riscaldamento globale”.
Resta da stabilire come agire per raggiungere questo obiettivo, ha spiegato il segretario generale dell’Onu. I leader mondiali a Copenhagen cercheranno di raggiungere un accordo politico su come combattere i cambiamenti climatici.
Il mese scorso la Danimarca ha rivisto il programma della conferenza invitando i capi di stato e di governo di tutti i 192 Stati membri delle Nazioni Unite, sperando che così ci sia il peso politico per un accordo. Finora hanno accettato l’invito 105 leader, incluso il presidente americano Barack Obama, il leader cinese Wen Jiabao e il primo ministro indiano Manmohan Singh.
Sono solo 10 giorni, ma bastano a fare tutta la differenza. L’improvvisa decisione di Barack Obama di volare a Copenhagen non il 9 ma il 18 dicembre, per essere presente alla fase finale e decisiva della conferenza sul clima, cambia la dinamica del negoziato e rilancia la prospettiva di chiudere la partita danese con un accordo di sostanza sulla riduzione delle emissioni di gas-serra.

A convincere la Casa Bianca che fosse necessario rischiare e impegnarsi direttamente è stato, giovedì scorso, l’annuncio dell’India, che segue di poche settimane quello simile della Cina: per la prima volta infatti, Pechino e New Dehli si sono impegnate formalmente a ridurre la loro «intensità carbonica», cioè la percentuale di emissioni tossiche in rapporto al prodotto interno lordo.
L’India promette di tagliarla del 25% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005, mentre la Cina vuole fare anche di più, con una riduzione del 40%-45%, sempre sul 2005.
Di fatto, le loro emissioni tossiche continueranno ad aumentare, ma lo faranno a ritmi molto più lenti: i due giganti asiatici rifiutano quindi i tagli drastici e i limiti vincolanti fatti propri dai Paesi più industrializzati, ma ora accettano il principio della corresponsabilità.
Di più, secondo Gibbs c’è anche un «consenso emergente » sul fatto che l’accordo di Copenhagen dovrà prevedere, a partire dal 2012, una linea di credito di 10 miliardi di dollari l’anno, per aiutare le nazioni in via di sviluppo ad affrontare i cambiamenti climatici. L’annuncio a sorpresa di Obama è stato salutato positivamente nelle capitali europee.
«Dimostra l’importanza che questa Amministrazione annette al successo della conferenza sul clima», ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Mentre secondo il premier britannico Gordon Brown, la partecipazione di Obama alla fase finale del vertice «darà un grande impulso al negoziato».
Al suo decimo viaggio all’ estero, un record per il primo anno di un presidente, Obama porterà nella capitale danese il suo impegno a ridurre i gas-serra del 17% (sui livelli del 2005) entro il 2020.
Ma il presidente porta anche l’incertezza di un obiettivo il cui conseguimento dipende dall’approvazione da parte del Congresso della nuova legge sull’energia e sul clima, bloccata al Senato, che vorrebbe in realtà fissare obiettivi meno ambiziosi.
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