Sulle Dolomiti arrivano gli yak.
dicembre 3rd, 2009 by Elisa in Aree naturali protette, Curiosità, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
Lo yak, un bovide autoctono del nord del Tibet e delle regioni montagnose della Cina, è allevato soprattutto in Asia centrale in aree di montagna, a quote che vanno dai 2.000 ai 5.500 di altezza.
È un animale che viene sfruttato in vari modi: per il lavoro nei campi, per la produzione di carne e latte e per il lungo e folto pelo, col quale si producono tende, coperte ed abiti. Il letame viene utilizzato come isolante per i tetti delle case e per il riscaldamento.
In Europa è presente in piccoli allevamenti in Germania, Svezia, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e in Italia, limitatamente al Trentino Alto Adige, dove è attualmente allevato in aree di montagna molto fredde, sfruttando in particolare l’attitudine a produrre carne.
Nel 2005 il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali finanziò un progetto di ricerca triennale riguardante “L’Allevamento dello yak per il recupero delle aree marginali: studi dell’adattamento e valutazione delle caratteristiche dei prodotti”. Il progetto fu affidato al Centro di Ricerca per la Produzione delle Carni e il Miglioramento Genetico (CRA-PCM).
L’esperimento, che ha condotto gli yak in prossimità dei Monti della Laga e nel Parco d’Abruzzo, ha consentito un raddoppiamento del numero degli esemplari introdotti in soli due anni attestando l’alto grado di adattamento di questi animali alle nostre latitudini.
Il comportamento alimentare dell’animale ha inoltre avuto il duplice effetto di favorire il controllo della crescita delle infestanti e consentire la ricrescita delle altre essenze foraggiere, contribuendo a un graduale ripristino delle condizioni normali dei pascoli dell’Appennino.
Sono state effettuate anche delle prove di macellazione, che hanno dimostrato come la carne di yak sia di ottima qualità soprattutto in termini di acidi grassi insaturi e di presenza di quantità notevoli di ferro, rame e zinco.
In base ai positivi risultati di questo esperimento, il ministro alle Politiche agricole Luca Zaia ha in questi giorni importato a Chies d’Alpago, nel Bellunese, degli yak. Questi animali resistenti a tutte le intemperie e dall’aspetto massiccio ora potranno diventare uno dei nuovi simboli delle Dolomiti patrimonio Unesco.
«Lo scopo dell’iniziativa – spiega Zaia – è duplice: combattere l’avanzata dei boschi, vista la capacità degli yak di mangiare tutte quelle erbacce che pecore e mucche non gradiscono. Secondo: fungere da attrattiva turistica per il nuovo afflusso sulle Dolomiti – Unesco».
Prima di concludere, è opportuno fare una considerazione “scientifica”, da naturalista. Proprio perché lo yak è un animale non autoctono, si auspica un controllo adeguato delle sue popolazioni messe in stato di semilibertà.
Molti sono stati gli esempi di specie alloctone introdotte in Italia attraverso allevamenti che hanno creato disastri ecologici inaspettati, in virtù del fatto che essendo elementi nuovi ed originali, non hanno praticamente nemici naturali e con l’andare del tempo tendono ad occupare le nicchie ecologiche delle specie autoctone affini.
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