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Un aliante sottomarino per scoprire i segreti delle balene.

novembre 20th, 2009 by Elisa in Curiosità, Flora e Fauna

Uno dei presupposti per cercare di salvare le specie a rischio è quello poter attuare un buon censimento in modo da conoscere l’entità delle varie popolazioni e, possibilmente, anche i loro spostamenti nel caso delle specie migratorie.

baleneQuesta impresa si è dimostrata particolarmente ardua nel caso dei cetacei, che emettono suoni sotto la superficie dell’acqua.

Nel 2006 alcuni ricercatori del centro di scienze marine della Oregon State University, grazie a una diffusa rete di idrofoni sottomarini, sono però riusciti a distinguere i suoni emessi dalle diverse specie di balene.

Gli idrofoni, usati inizialmente per scopi militari (ad esempio per rilevare la presenza di sommergibili nemici in avvicinamento) sono strumenti importantissimi che trovano oggi applicazione negli studi oceanografici, nella prevenzione dai terremoti e dagli tsunami e in tutta la marineria commerciale e turistica.

Negli ultimi anni la ricerca ha fatto molti passi avanti, ed oggi si è appena conclusa la missione del primo aliante sottomarino che, grazie a particolari dispositivi acustici, ha ascoltato e registrato per circa 20 giorni il canto delle balene.

Il progetto, finanziato con 1,5 milioni di dollari dall’Ufficio statunitense per la sicurezza navale, è stato condotto ancora una volta dall’università dell’Oregon e ha fornito la più accurata documentazione sul canto delle balene mai raccolta finora.

La grande novità dell’aliante è che, a differenza degli idrofoni che ricevono segnali acustici a partire dalla superficie, esso riceve a partire dalle profondità dell’oceano, potendo così rilevare molti più suoni.

Esso, spingendosi fino a 1.000 metri sotto la superficie marina e spostandosi alla velocità di circa 0,25 metri al secondo, ha effettuato circa 60 immersioni della durata di 6 ore ciascuna, seguendo dei tragitti predefiniti in modo autonomo grazie a un computer di bordo.

La maggior parte dei dati raccolti riguarda probabilmente le balene dal becco, che sembrano essere particolarmente sensibili ai suoni prodotti dall’uomo.

Rilevare i suoni emessi dai cetace per comunicare  e per “ecolocalizzare” altri individui o prede,  è utile a fini conservazionistici, ma soprattutto è interessante perché appaiono realtà affascinanti e impensate.

I mammiferi marini hanno un sofisticato sistema di comunicazione. Si scambiano informazioni precise come “attaccate da destra il banco di aringhe, io lo faccio da sinistra”.

I gruppi di cetacei hanno anche variazioni nel repertorio, come se fosse un dialetto che distingue una famiglia da un’altra.

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