Nuovo rapporto sulle migliori (e peggiori) politiche verdi nel mondo.
novembre 11th, 2009 by Elisa in Clima, Curiosità, Energie rinnovabili, Sviluppo sostenibile
Secondo l’ultimo rapporto realizzato da Ecofys e Germanwatch per il WWF e E3G, le politiche a basso impatto ambientale non solo riducono le emissioni di gas serra, ma stimolano e diversificano l’economia.
Il rapporto valuta le politiche climatiche di circa 100 Paesi appartenenti al G20 che sono responsabili per circa tre quarti delle emissioni globali di gas serra, identificando gli esempi migliori, quelli da non imitare e le lezioni da imparare.
La Germania si è affermata prima per due categorie con un potente programma per rinforzare l’efficienza energetica negli edifici attraverso la realizzazione di norme più severe supportate da prestiti e sovvenzioni, e con una “feed-in tariff” con cui ai fornitori di energia rinnovabile sarebbe garantito un valore costante per 20 anni all’energia venduta.
Il Messico si è affermato secondo principalmente con un sistema di trasporto sostenibile di autobus urbani lanciato a Città del Messico nel 2005, il Bus Rapid Transit, che ha iniziato ad eliminare gradualmente gli scricchiolanti vecchi autobus.
Al terzo posto troviamo gli Stati Uniti, che hanno vinto i maggiori applausi per il loro “programma di assistenza weatherization” per isolare le case di famiglie a basso reddito, e per le agevolazioni fiscali elargite, soprattutto per l’energia eolica, solare, geotermica e biomassa.
Seguono il Brasile grazie al suo piano per combattere la deforestazione, la Spagna con i suoi grandi impianti solari termici, il Giappone per la rapida corsa a creare standard di efficienza energetica per i veicoli e per gli elettrodomestici, l’India per gli obblighi sui carburanti, l’Inghilterra per l’efficienza energetica e l’Europa come sistema per le sue politiche di commercio delle emissioni di CO2.
La Cina si è classificata decima per il suo “programma 1.000 Enterprise”, che mira a creare 1.000 aziende specializzate nella produzione di energia rinnovabile per ridurre le emissioni di carbonio di 250 milioni di tonnellate in cinque anni, dal 2006 al 2010.
Il rapporto elenca anche diverse politiche sbagliate, spesso provenienti dagli stessi Paesi che hanno sviluppato quelle lodevoli. Tra le scelte peggiori, misure come le sovvenzioni a miniere locali, il trattamento preferenziale di aziende ad elevato consumo energetico, la mancanza di una gestione idrica appropriata in particolare nelle regioni aride o semiaride, i sussidi alla produzione di energia nucleare.
“Il rapporto mostra che i governi che sviluppano soluzioni “verdi” e a basso impatto ambientale saranno vincenti e avranno una posizione di leadership nel mondo – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – I governi che non investiranno in soluzioni a basso contenuto di carbonio invece perderanno e i sostenitori volteranno loro le spalle. Chiediamo al G20 di proporre una strategia per sostenere gli investimenti nell’economia verde. Non investire nelle soluzioni a basso contenuto di carbonio in questo momento significa non essere in grado di vedere il futuro”.
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