Galline ovaiole: nei nostri allevamenti soffrono troppo.
novembre 3rd, 2009 by Elisa in Flora e Fauna, Salute e benessere
Altro che immagini bucoliche di galline che ruspano in un cortile…
Ogni anno sul territorio dell’Unione Europea vengono allevate oltre 400 milioni di galline ovaiole, la maggioranza delle quali è rinchiusa nelle gabbie di batteria degli allevamenti intensivi.
Le galline vivono in uno spazio di soli 550 cm2 (più o meno la superficie di un foglio A4), e presentano spesso gravi patologie fisiche e comportamentali. L’allevamento in batteria delle galline ovaiole è un sistema industriale ed intensivo nel quale le galline vivono la loro breve vita (circa un anno) confinate in una piccola gabbia di rete metallica insieme a molte altre galline. Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a 4 file, all’interno di grandissimi capannoni.
Le galline sono esposte alla luce artificiale per molte ore al giorno (cioè spesso anche di notte), al fine di aumentare la loro produzione di uova. Il pavimento in rete metallica della gabbia provoca gravi lesioni e deformazioni ai piedi e alle unghie degli animali. Fragilità delle ossa e forme di osteoporosi sono condizioni comuni.
L’impossibilità di ricercare il luogo giusto dove costruire il nido per deporre le uova e covarle, e quella di fare bagni di polvere, essenziali per eliminare parassiti e depositi di sporco sulle piume, unite alla condizione di prigionia perenne, portano le galline a provare un forte senso di frustrazione.
A causa della loro frustrazione, della noia e della stretta vicinanza con altri animali, le galline spesso beccano e aggrediscono le proprie compagne di gabbia, fino ad arrivare a mettere in atto fenomeni di cannibalismo. Per arginare questo fenomeno, esse vengono “sbeccate”, rimuovendo loro un terzo del becco per mezzo di un coltello rovente.
La Direttiva Europea del 1999 sulla protezione delle galline ovaiole negli allevamenti ha introdotto il bando delle gabbie di batteria convenzionali a partire dal 1° gennaio 2012. La direttiva rappresenta una storica vittoria per il movimento animalista, ma l’industria avicola chiede di ritardare ulteriormente il bando delle gabbie di batteria, preoccupata che la riconversione verso i sistemi senza gabbie possa essere eccessivamente costosa.
Secondo il Rapporto socio-economico della Commissione Europea, invece, si tratta di una preoccupazione eccessiva: un solo uovo di gallina allevata a terra costerà 1,3 centesimi di euro in più rispetto ad uno di batteria e un uovo all’aperto costerà solo 2,6 centesimi di euro in più rispetto ad uno di batteria.
Cosa possono fare i consumatori sensibili al benessere animale?
Secondo la normativa in vigore le uova in commercio devono essere anche etichettate secondo il metodo di allevamento. I metodi di allevamento sono 4: allevamento biologico (cod. 0), allevamento all’aperto (cod. 1), allevamento a terra (cod. 2), allevamento in gabbia (cod. 3). Sui gusci delle uova, la prima cifra numerica dell’etichetta impressa è appunto quella che si riferisce al tipo di allevamento.
E ora, dopo aver saputo come vivono le nostre “galline dalle uova d’oro”, quali uova sceglieremo?
Per maggiori informazioni, visitare il sito della LAV.
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