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Il Congresso mondiale delle Foreste e il World Rainforest Movement.

ottobre 22nd, 2009 by Elisa in Aree naturali protette, Clima, Flora e Fauna, Sviluppo sostenibile

Hanno avuto inizio il 18 ottobre e proseguiranno fino al 23 i lavori nell’ambito della tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Foreste che si svolge ogni 6 anni.

WRMLo scopo del congresso è di definire lo stato di salute delle foreste dell’intero globo e di proporre nuove metodologie di protezione così come nuove forme sostenibili di sfruttamento della risorsa “albero”.

Nonostante gli accordi finali non siano sottoposti ad alcun vincolo giuridico, resta l’importanza dell’evento, soprattutto a poche settimane dall’incontro di Copenhagen.

Il Congresso è infatti il luogo in cui i rappresentanti dei governi, le università, la società civile e il settore privato possono scambiarsi opinioni ed esperienze e formulare raccomandazioni da applicare a livello regionale, nazionale e mondiale.

Gli interventi sono divisi in 7 differenti aree tematiche: “foreste e biodiversità”; “produrre per lo sviluppo” ; “le foreste al servizio della gente”; “la tutela delle foreste”; “opportunità di sviluppo”; “organizzare opportunità di sviluppo forestale”; “l’uomo e la foresta in armonia”.

Partecipano esponenti di primo livello del mondo scientifico e politico, tra cui Jane Goodall, famosa etologa che ha dedicato la sua vita alla protezione dei grandi primati; Rodney Taylor, presidente del WWF International e William Jackson della IUCN.

Interessante è l’esperienza del Movimento Mondiale per le Foreste Pluviali, una rete internazionale di gruppi di cittadini che lotta per i diritti dei popoli che abitano nelle foreste di tutto il mondo e per la conservazione della biodiversità forestale.

Questo movimento ha individuato, nell’ambito del Congresso, alcuni temi “scottanti”: il grande impatto ambientale delle monocolture di alberi, la modificazione genetica di questi ultimi per avere rese maggiori in tempi minori, i biocombustibili, il mercato dell’anidride carbonica e i diritti delle popolazioni indigene che vivono nelle (e delle) foreste.

Un tema molto sentito è la pericolosità del dilagare delle monocolture di alberi (eucalipto, pino, olio di palma, albero dela gomma etc..): queste monocolture, dedicate per lo più alla produzione di carta o di biocombustibili, richiedono molta acqua, tolgono terra all’agricoltura di sussistenza e minacciano la biodiversità.

”Queste piantagioni di alberi, questi deserti di verde monocromatico, distruggono l’arcobaleno della diversità biologica e omologano e distruggono le nostre culture. Questo sacrificio è imposto a noi popoli dell’America per produrre la cellulosa con cui si fabbricano i fazzolettini, i giornali privi di vera informazione, gli imballaggi di prodotti insulsi; queste piantagioni si fanno con il pretesto di accumulare il carbonio che ha inondato l’atmosfera per il consumo eccessivo di petrolio, senza che si faccia nulla per arrestare questo consumo.” Dalla “Dichiarazione di Quito”, luglio 2004

”La terra arabile che è fondamentale per la sicurezza alimentare delle comunità locali, è convertita in piantagioni di alberi che producono beni per l’esportazione. Le risorse idriche sono inquinate e impoverite da parte delle piantagioni, mentre i terreni sono degradati. Violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, e vanno dalla perdita di mezzi di sussistenza allo sfollamento forzato per la repressione e si presentano persino casi di tortura e di morte. Sebbene le comunità soffrano nel loro complesso, le piantagioni hanno diversi impatti rispetto al genere: le donne sono le più colpite.” Dalla “Dichiarazione Internazionale: arrestare l’espansione delle piantagioni di alberi”, settembre 2009.

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