Fotovoltaico, il futuro è nel silicio su vetro.
ottobre 4th, 2009 by Diego in Energie rinnovabili
Il futuro del fotovoltaico è nel silicio sul vetro. Ne è convinto Martin Green, professore della University of New South Wales di Sydney, considerato uno dei pionieri mondiali della tecnologia che permette di produrre corrente elettrica con l’energia del sole.
«Siamo riusciti a superare il momento più difficile, tra gli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, dove sul fotovoltaico c’era poca attenzione e scarsissimi investimenti» spiega Green a margine del «Chemistry and physics of materials for energetics», la prima scuola interamente dedicata ai materiali per le applicazioni energetiche che ha radunato all’Università di Milano-Bicocca diversi esperti del settore a livello mondiale.
E’ così che è diventato uno riferimento mondiale in materia. Dai suoi laboratori sono passati studenti come Zhengrong Shi, il fondatore di Suntech, leader mondiale nella manifattura di pannelli al silicio, che continua a collaborare con l’università australiana.
Pochi giorni fa ha fatto il giro del mondo la notizia del nuovo primato mondiale di efficienza delle celle raggiunto a livello sperimentale con una percentuale del 43%.
Risultato raggiunto da Green e i suoi collaboratori mettendo a punto un sistema a multi-celle in silicio, capace di catturare una porzione più ampia dello spettro della luce solare. Una tecnologia di cui si parla da tempo, con crescente attesa per i vantaggi che potrà avere soprattutto in termine di costi.
Secondo diverse stime potrebbe arrivare al 20% del mercato entro il 2020. Il materiale attualmente più utilizzato è il tellururo di cadmio, seguito dal diseleniuro di indio rame e il silicio amorfo.
“Il tellururo di cadmio è certamente il miglior materiale al momento, solo che si tratta di un elemento scarso in natura. La First solar, leader mondiale nel segmento, se dovesse aumentare di dieci volte la produzione andrebbe oltre la disponibilità. Guardando sul lungo periodo siamo convinti che la migliore soluzione sia integrare il silicio policristallino sul vetro».
Il fotovoltaico rappresenta però a livello mondiale una fetta piccolissima del fabbisogno energetico complessivo. Cosa ci si può aspettare per i prossimi anni?
«È molto difficile dirlo – risponde Green – Ci sono diversi passi da fare. Il primo è il raggiungimento della “grid parity”, ovvero la competitività dei prezzi con le fonti tradizionali. L’Italia potrebbe essere uno dei primi paesi al mondo a tagliare il traguardo. Poi bisogna fare dei passi avanti per lo stoccaggio dell’energia, in modo da utilizzarla anche quando non c’è il sole. Quanto alle quote di mercato «l’Epia (l’associazione europea del settore) stima il raggiungimento del 12% entro il 2020».
C’è chi ritiene che l’obiettivo potrà essere agguantato solo puntando su grosse centrali, chi invece crede che la natura del fotovoltaico sia l’integrazione sugli edifici e sui capannoni industriali, e quindi la microgenerazione.
«Con le grosse centrali si ottengono grandezze di scala che permettono di spendere meno - ammette Green – però il grande tratto distintivo del fotovoltaico è che si può mettere sui tetti delle case e collegarlo alla rete elettrica».
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