Appello degli scienziati contro l’acidificazione degli oceani.
settembre 7th, 2009 by Sara in Acqua, Aria, Clima, Ecologia dell'ambiente, Flora e Fauna
Le preoccupazioni per l’aumentata acidificazione degli oceani si sono spesso focalizzate sui potenziali effetti del fenomeno sulla barriera corallina, ma una più ampia interruzione dei processi biologici nei mari e negli oceani può avere ripercussioni ancora più profonde sugli ecosistemi marini.
E’ quanto afferma Donald Potts, professore di ecologia e biologia evolutiva presso l’Università di California Santa Cruz, nonchè profondo conoscitore della barriera corallina e della biodiversità marina.
Potts ha discusso sul tema “Geobiological Responses to Ocean Acidification” nel corso del Fall Meeting of the American Geophysical Union (AGU) svoltosi a San Francisco il 17 dicembre scorso.
L’acidificazione degli oceani è uno degli effetti collaterali della crescente concentrazione di biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera terrestre a causa della combustione di combustibili fossili. Gli oceani possono assorbire enormi quantità di biossido di carbonio dall’atmosfera, ma non appena il gas si scioglie l’acqua si acidifica.
L’aumento di acidità può rendere la vita difficile per i coralli e per altri organismi marini che costruiscono i loro gusci e scheletri con il carbonato di calcio.
Gli scienziati temono che l’acidificazione possa rallentare la crescita di questi organismi e provocare il dissolvimento delle strutture di carbonato di calcio. Potts concorda sul fatto che questo aspetto del fenomeno sia sicuramente un problema per molti organismi marini, ma ritiene che le ripercussioni dell’acidificazione degli oceani possano sconvolgere la totalità degli ecosistemi marini.
Non è solo una questione di barriere coralline, e non è solo una questione di calcificazione. Quello su cui stiamo indagando è la potenziale interruzione dei processi di sviluppo di interi ecosistemi.
Il termine “acidificazione” si riferisce ad un lieve abbassamento del pH delle acque oceaniche, che influenza l’equilibrio chimico delle acque di mare, riducendo la disponibilità di ioni di carbonato necessari ad una vasta gamma di organismi per creare e mantenere le strutture di carbonato di calcio.
Molti organismi del fitoplancton- alghe microscopiche che costituiscono la base della catena alimentare marina – costruiscono gusci di carbonato di calcio per proteggersi da predatori microscopici chiamati protozoi ciliati. Un’alterazione della capacità dei fitoplancton di costruire i loro gusci potrebbe avere effetti su tutta la catena alimentare marina: I protozoi ciliati potrebbero prosperare ai danni del fitoplancton, che è anche la fonte di nutrimento principale di numerose specie marine, sconvolgendo l’intero ecosistema marino.
Più di 150 scienziati di 26 Paesi di tutto il mondo si sono uniti per chiedere un’azione immediata da parte dei governi per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in modo da evitare danni gravi e diffusi per gli ecosistemi marini derivanti dall’acidificazione degli oceani.
Gli scienziati hanno rilasciato questo avvertimento lo scorso 30 gennaio a Monaco, sulla base della relazione stilata ad ottobre 2008 nel corso del secondo simposio internazionale sul tema The Ocean in a High-CO2 World.
Il professor Andrew Dickson, un chimico marino dello Scripps Institution of Oceanography, UC San Diego e la professoressa Victoria Fabry sono stati tra i primi firmatari della dichiarazione.
Gli scienziati hanno constatato che l’acidificazione degli oceani è già rilevabile e che sta accelerando considerevolmente. I suoi devastanti effetti negativi possono essere evitati solo limitando i futuri livelli di CO2 atmosferica.
Spiega Dickson: “Gli studi presentati in occasione della riunione di Monaco hanno ulteriormente messo in evidenza i probabili problemi di acidificazione degli oceani. Sono lieto di essere tra i firmatari di questa dichiarazione, e attendo con impazienza di lavorare con i miei colleghi per migliorare la nostra conoscenza di questo importante settore e di comunicare i nostri risultati ad un pubblico più ampio.”
E’ ben noto ai ricercatori che l’immissione nell’atmosfera di una maggiore quantità di biossido di carbonio farà diventare sempre più acide le acque oceaniche. La chimica degli oceani sta cambiando 100 volte più rapidamente rispetto al 650000 anni che hanno preceduto l’era industriale moderna e dalla fine del 1980, i ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography e altri hanno registrato una diminuzione del pH degli oceani da 8,16 a 8,05.
Questa maggiore acidità può ostacolare la capacità di una grande varietà di organismi marini, come i coralli a formare le loro strutture protettive e a calcificarsi. I ricercatori ritengono che, in fasi cruciali della vita di molti invertebrati marini, l’acidificazione degli oceani inibisce la calcificazione, e inoltre sembra influire sulla riproduzione e la crescita di alcuni organismi.
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luglio 26th, 2010
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vedi anche la relazione introduttiva in : http://www.wbabin.net/science/manzelli85.pdf
Paolo manzelli: lre@unifi.it
novembre 29th, 2010
[...] e la combinazione di aumento delle temperature oceaniche di superficie e aumento dell’acidificazione sta devastando i coralli in tutto il mondo, portando ad uno “sbiancamento” e ad una morìa mai [...]