La Geoingegneria per l’ambiente: pura teoria?
luglio 28th, 2009 by Diego in Clima, Curiosità
I seguenti quesiti potranno ora sembrare paradossali e assurdi: se l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili costano troppo non sarebbe meglio continuare a produrre CO2 e rimediare al riscaldamento globale con fantascientifiche tecniche di geoingegneria?
Perché tagliare subito, come propongono gli ambientalisti, le emissioni di CO2 e puntare sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili se ciò potrebbe non essere sufficiente a fermare il riscaldamento globale? Non sarebbe meglio continuare a produrre CO2?
Molti insomma si dimostrano scettici dinnanzi a tutti gli sforzi che gli stati più sensibili attuano nel finanziare fonti alternative di energia.
Dopo più di un decennio dalla firma del Protocollo di Kyoto, il mondo continua ad immettere nell’atmosfera grandi quantità di biossido di carbonio, e le conseguenze sul clima sono già visibili ora: nel 2007 l’Oceano Artico ha subito uno scioglimento record, e potrebbe essere sgombro da ghiaccio in estate già nel 2013, in anticipo di decenni rispetto alle previsioni dei precedenti modelli.
In questo quadro preoccupante, un numero ristretto di scienziati sta cominciando a sostenere la possibilità di raffreddare la febbre del pianeta direttamente attraverso la geoingegneria.
Il principio alla base è semplice – compensare un intenso effetto serra riducendo la quantità di radiazione solare che raggiunge la Terra – ma le tecniche sembrano pura fantascienza.
Alcuni esempi: utilizzare specchi orbitali per far riflettere nello spazio la luce del sole, concimare gli oceani con il ferro per amplificare la loro capacità di assorbire carbonio o, più semplicemente, pitturare i tetti di bianco per aumentare la riflessione solare.
Data la difficoltà di ridurre le emissioni di gas serra, la geoingegneria col tempo è passata da materia per “puri teorici” a opzione di ultima istanza. Nel 2006 lo scienziato premio Nobel Paul Crutzen ha pubblicato un editoriale che valuta la possibilità di liberare grandi quantità di detriti solforosi in atmosfera per creare una foschia che potrebbe mantenere il pianeta più raffreddato.
“Negli ultimi due anni, da outsider l’idea è sempre più discussa in ambito scientifico”, afferma Ken Caldeira del Carnegie Institution for Science presso la Stanford University. Caldeira ha modellato gli effetti che avrebbe sul clima l’idea di Crutzen e ha scoperto che la geoingegneria potrebbe essere in grado di compensare un raddoppio della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera.
Rispetto al costo non stimabile di decarbonizzare il mondo intero, quello della geoingegneria sarebbe più ridotto: tra poche centinaia di milioni di dollari e un paio di miliardi di dollari l’anno. Ma gli inconvenienti sono gravi, primo fra tutti il rischio di peggiorare l’inquinamento atmosferico. Già oggi l’uomo sta compiendo un esperimento non autorizzato sul nostro clima aggiungendo miliardi di tonnellate di biossido di carbonio nell’atmosfera. Resta il fatto che la geoingegneria, a meno che la geopolitica del riscaldamento globale non cambi rapidamente, potrebbe forse rappresentare in futuro il nostro migliore tentativo per contrastare il riscaldamento globale.
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